Col sopralluogo di cantiere che avverrà oggi alle 10  si avvia il reimpiego di una quota di personale di Ilva in amministrazione straordinaria, attualmente in cassa integrazione straordinaria, nella bonifica che spetta alla gestione commissariale. Sono 38 le unità su cui Ilva in as, proprietaria degli impianti, e sindacati si sono accordati. L’attività riguarderà prelievo e trasporto delle prime 10mila tonnellate di fanghi di altoforno.

 

Le riammissioni in servizio per la bonifica, con richiamo dalla cigs dei lavoratori,  avranno inizio dal  22 gennaio con questa calendarizzazione: dal 22 gennaio, 2 capiturno, 1 caposquadra, 12 operai; dall’1 febbraio, 5 operai; dall’8 febbraio, 7 operai; dal 24 febbraio, 5 operai; dall’ 1 marzo, 3 operai e infine dall’8 marzo 3 operai. Il prelievo dei fanghi  verrà effettuato con gli escavatori e il materiale raccolto verrà posto  nel cassone dei camion. Le attività si svolgeranno in un unico turno: il primo camion entrerà alle 7.30 e l’ultimo uscirà non oltre le 14.30. Non è escluso che per i futuri lotti di fanghi non si possa operare su due turni.     

    Ilva in amministrazione straordinaria e sindacati hanno deciso che nella prima giornata di attività, i lavoratori richiamati in servizio effettueranno un tampone rapido antigenico. Solo i lavoratori risultati negativi, saranno ammessi al cantiere. Questo, spiegano le parti, “è dettato dalla precisa volontà di adottare ogni iniziativa, insieme a quelle già in atto, per minimizzare il più possibile il rischio contagio e contribuire a salvaguardare, in tal modo, la salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettività.L’iniziativa dei tamponi verrà periodicamente ripetuta”. Le organizzazioni sindacali hanno segnalato all’azienda, causa pandemia Covid 19,  la presenza di lavoratori che potrebbero manifestare l’intenzione di non riprendere l’attività lavorativa per paura della possibile esposizione al contagio. A titolo di esempio, tali casi - secondo i sindacati - potrebbero riguardare lavoratori pendolari (quindi con rischi legati ai trasporti), lavoratori affetti da altre patologie, lavoratori con familiari in situazioni di fragilità etc. Qualora dovessero presentarsi tali casi, le organizzazioni sindacali, unitariamente, hanno chiesto in via eccezionale, ed in virtù dell’attuale “stato di emergenza”(prorogato sino al 30 aprile), “che la volontà del lavoratore di non riprendere l’attività sia accettata dall’azienda senza conseguenze sul piano disciplinare, fermo restando la consapevolezza che gli stessi lavoratori saranno successivamente richiamati secondo la normale rotazione della graduatoria di riferimento”. L’azienda ha dichiarato che valuterà la proposta sindacale e darà riscontro in tempi brevi. Ilva in amministrazione straordinaria ha poi dichiarato alle sigle metalmeccaniche Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl di aver elevato a 43 il numero dei nuovi lavoratori da richiamare in prosecuzione dei precedenti 38 da adibire alle attività di cantiere. Per Ilva in as, l’incremento del numero a 43 unità è stato possibile grazie all’individuazione di ulteriori attività all’interno del cantiere, quali, ad esempio, l’attività di vigilanza. 

Domenica, 17 Gennaio 2021 09:09

LA STRETTA/ Da oggi la Puglia è zona arancione

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 Parte oggi la nuova stretta su gran parte delle regioni italiane, per fronteggiare la risalita della curva epidemica. Se ancora oggi, da Nord a Sud, l'Italia è colorata prevalentemente di giallo (con l'eccezione di Calabria, Emilia Romagna e Veneto che sono già in zona arancione), da domani e per almeno due settimane la mappa della Penisola si tinge di arancione e rosso. L'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza sulla base dei dati del monitoraggio settimanale, che ha fotografato un ulteriore peggioramento con Rt sopra l'1 in quasi tutte le regioni, stabilisce che passano direttamente in zona rossa Sicilia, Lombardia e Provincia di Bolzano. Una decisione accolta con malumore dalle ultime due: la Lombardia ha annunciato ricorso, mentre Bolzano, forte del suo status di Provincia Autonoma, tenta lo strappo e si "autoproclama" in giallo, ma il braccio di ferro è appena iniziato. Nessun problema invece con la Sicilia, il cui presidente Musumeci aveva espressamente chiesto la zona rossa. 

 

 In queste tre regioni, ricorsi permettendo, sarà di nuovo una sorta di lockdown: chiusi i negozi (salvo quelli alimentari, oltre a edicole, tabaccherie, farmacie e parrucchieri), chiusi bar e ristoranti, vietato ogni spostamento all'interno del proprio Comune, salvo per comprovati motivi di lavoro o di necessità (serve l'autocertificazione). E' consentito però spostarsi una sola volta al giorno verso un’altra abitazione privata, a un massimo di due persone (proprio come avveniva durante le feste natalizie).

    Le regioni in arancione invece da 3 diventano 12: Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta, Calabria, Emilia-Romagna e Veneto. Qui le misure saranno più blande: rimane ovviamente il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino ma durante il giorno ci si può spostare liberamente all'interno del proprio Comune. Per sconfinare servono sempre "comprovati motivi". Sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Chi fino a oggi è rimasto in giallo troverà bar e ristoranti chiusi anche a pranzo: consentito solo l'asporto. Ma rimangono aperti i negozi, con la sola eccezione dei centri commerciali nei festivi e prefestivi.

    Restano in area gialla Campania, Sardegna, Basilicata, Toscana, provincia autonoma di Trento e Molise. Qui la circolazione è libera all'interno della propria Regione, anche qui ovviamente negozi aperti eccetto i centri commerciali sabato e domenica, e si può andare a pranzo fuori (tutti i giorni eccetto il weekend) o consumare un caffè al bar fino alle 18. 

Didattica digitale integrata al 100% nelle scuole di secondo grado e su richiesta delle famiglie per le scuole dell'infanzia e primarie dal 18 gennaio e fino al 23: è quanto dispone la nuova ordinanza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Nel provvedimento si precisa che la scelta per gli alunni afferenti al primo ciclo di istruzione può essere esercitata una sola volta e per l'intero periodo di vigenza della presente ordinanza, salvo deroga rimessa alle valutazioni del Dirigente scolastico. 

 

Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, nonché i Cpia, invece, "adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica,in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata. Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali". Secondo quanto stabilito dalla Regione, " e Istituzione Scolastiche devono comunicare, ogni lunedì della settimana, all’Ufficio Scolastico Regionale e al Dipartimento della Salute, attraverso la procedura predisposta sulla piattaforma www.studioinpuglia.regione.puglia.it, il numero degli studenti e il numero del personale scolastico positivi al covid-19 o in quarantena, nonché tutti i provvedimenti di sospensione dell’attività didattica adottati a causa dell’emergenza Covid". 

Testi originali e autentici dello scrittore Premio Nobel Salvatore Quasimodo sono stati trovati all’interno della biblioteca civica Acclavio a Taranto. Lo annuncia il Comune, precisando che nel corso delle  “consuete operazioni di cura del patrimonio della biblioteca Acclavio, sono stati ritrovati gli scritti originali che Quasimodo lasciò alla biblioteca quando nel lontano 1967 venne a Taranto, impegnato nella traduzione degli epigrammi del grande poeta greco Leonida da Taranto”. Per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, “l’emozione di vedere quei testi vergati a mano, l’emozione di vedere l’impronta di quella stessa mano, impressa sulla carta a garanzia dell’autenticità di quel lavoro intellettuale, è stata forte quanto il legame che ci unisce alla nostra storia”. “Taranto - osserva il sindaco -  è luogo di cultura da 28 secoli, respiriamo la bellezza che altrove non possono nemmeno immaginare. Nei giorni d’attesa per il titolo di Capitale Italiana della Cultura, questo tesoro ritrovato conferma che la nostra ambizione è legittima”. Infine il Comune di Taranto dichiara che “insieme con i funzionari della biblioteca Acclavio e con gli operatori di Museion, cui è affidata la cura del patrimonio bibliotecario comunale, è già al lavoro per rendere queste meravigliose trascrizioni un patrimonio condiviso dell’intera comunità”. 

Lunedì prossimo ci sará la riapertura a Taranto di asili nido e scuole dell’infanzia. Lo annuncia  il Comune affermando che “non saranno prorogate le ordinanze sindacale 1 e 2 dello scorso 7 gennaio con le quali è stata disposta la sospensione delle attività degli asili nido e delle scuole dell’infanzia”. La sospensione valeva dal 7 al 15 gennaio. “Una ricognizione puntuale sull’andamento dei contagi e la disponibilità di Asl ad avviare martedì 19 gennaio un primo screening del personale docente e non docente e dei collaboratori esterni attivi negli asili nido, consentirà il riavvio del servizio”, precisa il Comune. “Grazie all’intesa con il direttore generale Asl, Stefano Rossi, e il direttore del dipartimento di prevenzione, Michele Conversano - dice il sindaco Rinaldo Melucci -, a partire da martedì prossimo saranno effettuati i test antigenici a tutto il personale pubblico e privato impegnato negli asili nido”. “È il primo passo - aggiunge il sindaco - di una più ampia campagna che abbiamo concordato con Asl per tutte le scuole cittadine, mirata ad avere un quadro ancora più dettagliato dell’andamento del contagio”. “Non adotteremo ulteriori misure per il momento, allineandoci alle decisioni del Governo, ma il livello di attenzione resta alto e dobbiamo continuare a rispettare tutte le prescrizioni necessarie a limitare l’avanzata del contagio”, conclude il sindaco di Taranto. 

Lunedì prossimo ci sará la riapertura a Taranto di asili nido e scuole dell’infanzia. Lo annuncia il Comune affermando che “non saranno prorogate le ordinanze sindacale 1 e 2 dello scorso 7 gennaio con le quali è stata disposta la sospensione delle attività degli asili nido e delle scuole dell’infanzia”. La sospensione valeva dal 7 al 15 gennaio. “Una ricognizione puntuale sull’andamento dei contagi e la disponibilità di Asl ad avviare martedì 19 gennaio un primo screening del personale docente e non docente e dei collaboratori esterni attivi negli asili nido, consentirà il riavvio del servizio”, precisa il Comune. “Grazie all’intesa con il direttore generale Asl, Stefano Rossi, e il direttore del dipartimento di prevenzione, Michele Conversano - dice il sindaco Rinaldo Melucci -, a partire da martedì prossimo saranno effettuati i test antigenici a tutto il personale pubblico e privato impegnato negli asili nido”. “È il primo passo - aggiunge il sindaco - di una più ampia campagna che abbiamo concordato con Asl per tutte le scuole cittadine, mirata ad avere un quadro ancora più dettagliato dell’andamento del contagio”. “Non adotteremo ulteriori misure per il momento, allineandoci alle decisioni del Governo, ma il livello di attenzione resta alto e dobbiamo continuare a rispettare tutte le prescrizioni necessarie a limitare l’avanzata del contagio”, conclude il sindaco di Taranto. 

Per la procura di Taranto, sono state le emissioni velenose dell’ex Ilva a causare la morte del piccolo Lorenzo Zaratta avvenuta il 30 luglio 2014 per un tumore al cervello. Gli inquirenti hanno chiuso l’inchiesta sulle cause della malattia di Lorenzo, e hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini, iscrivendo nel registro degli indagati 9 dirigenti che guidavano la fabbrica negli anni della gestione del gruppo industriale Riva. L’accusa nei loro confronti è di omicidio colposo. I pubblici ministeri, Remo Epifani e Mariano Buccoliero, sostengono che  i dirigenti del siderurgico ”consentivano la dispersione di polveri e sostanze nocive provenienti dalle lavorazioni delle aree Parchi Minerali, Cokerie, Agglomerato, Acciaierie e Gestione Rottami Ferrosi dello stabilimento siderurgico, omettendo l’adozione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali”. Si tratta delle aree della fabbrica più impattanti ambientalmente e fonte di diverse emissioni. 

 

Tali sostanze, per i pm, avrebbero causato “una grave malattia neurologica al piccolo Lorenzo Zaratta che assumeva le sostanze velenose durante il periodo in cui era allo stato fetale” e questo ha fatto sì che il piccolo sviluppasse una “malattia neoplastica che lo conduceva a morte”. Nella perizia dei consulenti della famiglia Zaratta si legge tra l’altro che "numerosi corpi estranei” sono stati trovati nel cervello del bambino, tra cui ferro, acciaio, zinco e persino silicio e alluminio. Il caso del bambino, una delle vittime dell’inquinamento dell’acciaieria, è divenuto uno dei simboli della questione ambientale Taranto. Il padre Mauro ha partecipato a numerose manifestazioni di protesta contro l’inquinamento. Secondo il movimento Giustizia per Taranto, “le mamme possono trasmettere i veleni dello stabilimento siderurgico ai propri figli, che ben possono ammalarsi e morire per colpa dell’Ilva. Per la prima volta abbiamo un nome: per la prima volta nella storia della nostra città, i responsabili (all’epoca dei fatti) di alcuni reparti dello stabilimento siderurgico dovranno rispondere della morte di un bambino. Di un bambino come tanti altri, di un bambino che sarebbe potuto essere il nostro, di un bambino che avrebbe avuto tutto il diritto di nascere sano, di giocare, di crescere e poi vivere la sua vita. Ma a Taranto questo non sempre è possibile”. “A Taranto - conclude il movimento - si può nascere con una grave malattia legata all’inquinamento e, poi, morire per questo”. 

“È un giorno di festa perché Taranto non era abituata a questi palcoscenici. A Taranto avevano insegnato che non doveva aveva niente a che fare con la bellezza. Avevano insegnato che la bellezza era superflua, che qui si doveva badare ad altro, che bisognava  produrre e che la bellezza era per altri”. Lo ha deto il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, presentando oggi alla commissione esaminatrice del ministero dei Beni culturali la candidatura della città pugliese insieme ai comuni della Grecìa Salentina per il titolo di Capitale Italiana della Cultura per il 2022. Il sindaco, insieme ad alcuni assessori e a Roberto Casaluce per la Grecìa Salentina, si è collegato in audio/video col Mibact. Nelle parole del sindaco, un evidente riferimento alla situazione ambientale ed economica di Taranto e agli sforzi in campo per superare la stretta dipendenza dall’acciaio. 

 

“Siamo consapevoli che ciò che abbiamo sacrificato sull’altare del Pil, del mercato, del sistema Paese non lo recuperiamo - agiunge - siamo consapevoli che anche oggi dovessimo girare una chiavetta di un altoforno, ancora molti di noi, per i prossimi anni, dovrebbero confrontarsi con il tema della patologia e di ciò che ne consegue”. “Ciò che però vogliamo fare con il laboratorio del green deal - rileva Melucci, riferendosi all’inserimento di Taranto nel Recovery Plan - è dare una possibilità ai bambini, a quelli che non magati sono nati, e che meritano un futuro di pari diritto come quello dei bambini di qualunque altro territorio. Vogliamo togliere quell’ipoteca sul loro futuro. Io vi invito a cambiare la parola 'clima' con destino e vedrete che la cultura cambia il destino”. Il sindaco sottolinea che si è dovuto lavorare e lo si sta ancora facendo “per rimarginare le tante, troppe ferite della città” e che l’obiettivo è quello di “riportare il sorriso sui volti delle persone”. Citando lo scrittore Alessandro Leogrande, il sindaco dice: “Noi abbiamo 28 secoli di storia, di esperienze, siamo passati per il deserto del ‘900, abbiamo seminato per fare in modo che in quel deserto ci fossero frutti maturi per i bimbi che verranno e li stiamo intersecando con le cose nuove grazie alla cultura”. “Ecco perché - ha concluso - per noi è un giorno di festa e già essere di qui, discutere di questa storia, di quello che questa città ha attraversato e la direzione verso la quale sta andando, è già un grande motivo di orgoglio”. Il programma di Taranto e Grecìa Salentina comprende piu di 100 giornate dedicate al mare, oltre 20 tra festival, opere, mostre e stagioni per raccontare l’arte del passato, del presente e del futuro, 50 giorni dedicati alla cultura di impresa, 15 eventi di storia, focus tutti i giorni per riti, tradizioni ed enogastronomia, ma soprattutto un anno, il 2022, dedicato all’ambiente con due grandi eventi internazionali, uno dei qual sarà la tappa centrale del Festival italiano della sostenibilità promosso da Asvis, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile. 

 “Sicuramente andiamo verso l’arancione, anche perché questa decisione è stata presa di concerto con il Governo”. Lo ha detto Pier Luigi Lopalco, assessore regione alla Salute, parlando con i giornalisti a Barletta della possibile classificazione della Puglia in fatto di contenimento del Covid a partire da lunedì prossimo, dopo il giallo di questi ultimi cinque giorni. “Molte Regioni chiedevano un inasprimento delle misure”, ha ricordato. “Un’Italia gialla in questo momento sarebbe stata pericolosa. Quindi il Ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità hanno cambiato i parametri per l’assegnazione di questi famosi colori, per cui da oggi è più semplice passare in zona arancione e in zona rossa. Ecco perché da lunedì molto probabilmente l’Italia si colorerà un po’ più di arancione e credo che la Puglia sarà tra queste”. 

 È tornato al lavoro il primo nucleo di addetti dell’acciaiera 1 del siderurgico ArcelorMittal Italia in vista della ripartenza dell’impianto. Lo conferma ad AGI Antonio Talò, segretario Uilm Taranto. Secondo dati aziendali, in questa prima fase 86 unità riprenderanno il lavoro. La ripartenza dell’impianto dovrebbe avvenire oggi. La prima colata di acciaio è stimata per giorno 20. L’acciaieria 1 era stata fermata a marzo scorso sia per la minore produzione causata dal Covid, sia per i lavori di cui necessitava l’altoforno 2, fermato anch’esso nello stesso periodo. In questi mesi ArcelorMittal è andata avanti con una sola acciaieria, la 2, e due altiforni, 1 e 4. 

 

L’attività dell’acciaieria 1 durerà sino a febbraio, poi a marzo ed aprile sarà di nuovo fermata per i lavori all’altoforno 4. Nel piano presentato dall’azienda ai sindacati metalmeccanici, in quest’anno l’acciaieria 1 marcerà al 40 per cento delle sue potenzialità contro il 100 per cento della 2. Alla ripartenza dell’acciaieria 1, seguirà entro fine mese la riaccensione dell’altoforno 2 essendo finiti i lavori di adeguamento alla sicurezza effettuati da Ilva in amministrazione straordinaria, società proprietaria degli impianti. Per altoforno 2, ArcelorMittal stima nel 2021 una operatività al 90 per cento delle potenzialità contro il 100 per cento dell’altoforno 4 e l’85 per cento dell’1. Con questi impianti in marcia, ArcelorMittal punta a risalire produttivamente nel 2021 arrivando a 5 milioni di tonnellate. “Diversamente dall’acciaieria 1 - aggiunge Talò - per l’altoforno 2 non ci saranno richiami di personale dalla cassa integrazione, se non minimi, perché gli addetti all’altoforno 2 stavano già ruotando sugli altiforni 1 e 4 insieme agli altri lavoratori. Per gli altiforni la situazione è stata gestita diversamente”. Taló infine annuncia che a giorni arriveranno in ArcelorMittal le tute da lavoro e i dispositivi di protezione individuale che scarseggiano fortemente. Appena qualche giorno fa i delegati Uilm hanno denunciato che i lavoratori sono costretti ad usare tute sporche e inadeguate è questo nonostante l’emergenza Covid richieda il massimo di cautele.

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