Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1149)

Viene inoltre rammentato che “alla luce di una situazione che già più di un mese fa si era prospettata (con la decisione formalizzata da ArcelorMittal Italia il 4 novembre scorso di recedere dal contratto)” era stato chiesto ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, nonché alla Regione Puglia, di predisporre “ammortizzatori sociali in favore delle aziende dell’indotto, con particolare riferimento alla cassa integrazione per crisi aziendale a favore delle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa. Strumento già esistente per il territorio di Taranto fin dal 2012”. Di recente, fa notare Confindustria Taranto, la Regione Puglia ha previsto, con un protocollo d’intesa, “la proroga della cigs per l’area di crisi complessa di Taranto attraverso un apposito rifinanziamento”. Ora “l’auspicio di Confindustria è che gli sviluppi della trattativa in corso con il governo possano volgere la situazione in senso positivo”. In attesa di “tali condizioni, l’ulteriore auspicio è quello di avere contezza della disponibilità di una congrua dotazione per gli ammortizzatori sociali, unico percorso – si spera temporaneo ma comunque obbligato – possibile e percorribile”.

Ieri si è parlato dell’uso del peridotto per caricare gli altiforni

 

 

“Il confronto tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria si è svolto in un clima tutto sommato sereno, seppure influenzato dalla vicenda dell’altoforno 2 e dalla decisione del giudice di negare la proroga per gli ulteriori lavori, ma quello che è accaduto nel pomeriggio, con l’annuncio di 3500 lavoratori in cassa integrazione straordinaria a Taranto da parte di ArcelorMittal, ha sconvolto tutto. Ha generato un impatto pesante”. Lo dicono ad AGI fonti vicine al dossier Ilva commentando lo stato della trattativa tra i commissari di governo, il negoziatore scelto dall'esecutivo (il presidente di Saipem, Francesco Caio) e ArcelorMittal per giungere ad un accordo sul nuovo piano industriale e quindi sulla continuità della fabbrica.

   Ieri mattina si sarebbe discusso di preridotto di ferro, un materiale che viene caricato negli altiforni riducendo così la carica di minerali prodotta dalle linee di agglomerazione che sono ambientalmente impattanti. Il preridotto insieme ai forni elettrici, una novità per Taranto quest’ultima, dovrebbe consentire di abbattere le emissioni ed avere così una acciaieria più sostenibile. Il preridotto di ferro dovrebbe essere importato a Taranto in attesa di produrlo poi in loco. Il preridotto è già stato sperimentato negli altiforni durante la gestione commissariale di Enrico Bondi ed Edo Ronchi, la prima, da giugno 2013 a giugno 2014, e diede buoni risultati. Ora si tratterebbe di riprendere quella linea. In quanto agli incontri per il futuro dell’Ilva, domani alle 17 i commissari saranno al Mise per incontrare i sindacati insieme al ministro Patuanelli. In seguito ci si dovrebbe rivedere con i rappresentanti di Mittal. 

 

Per i 3.500 di ArcelorMittal di Taranto sarà cassa integrazione straordinaria a seguito della prossima fermata dell'altoforno 2 e non ordinaria. Sinora, da luglio scorso, Mittal aveva solo applicato la cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato. I 3.500 includono anche i 1.273 per i quali l'azienda nei giorni scorsi aveva già chiesto una seconda proroga della cassa ordinaria per fine di mercato a partire dalla fine dell'anno. Lo si apprende da fonti sindacali. Fim, Fiom e Uilm contestano duramente ArcelorMittal per il ricorso a un provvedimento di cassa integrazione così massiccio.

Il presidente di Confindustria Taranto indica le misure da adottare per ottenere un riscatto reale della città 

 

Il presidente di Confindustria Taranto, torna a rivendicare l’importanza di coinvolgere l’intero sistema locale nell’ambito del processo denominato “Cantiere Taranto“ e lo fa attraverso un’articolata lettera al presidente del Consiglio Conte che di seguito pubblichiamo integralmente 


In questi giorni, in cui la questione dell’ex Ilva è ancora una volta costantemente alla ribalta locale e nazionale, un dato emerge, preponderante, su tutti: la città vuole partecipare al progetto di ricostruzione e riconversione della grande fabbrica, o perlomeno valutarne da vicino le fasi di riorganizzazione complessiva.

Per far questo, però, occorre rivisitare lo schema classico del tavolo governativo “sganciato” dalle istanze – e sono numerose – di un tessuto urbano per troppo tempo tenuto fuori dalle scelte che ne avrebbero decretato i destini, sia ambientale sia economico, con le pesanti ripercussioni, anche sociali, che sono oramai sotto gli occhi di tutti: è necessario che il Sistema Taranto sia parte attiva dei processi decisionali che direttamente lo riguardano, attraverso un approccio propositivo alla complessa materia che possa portare a risultati concreti e duraturi nel tempo, e soprattutto reali ricadute positive sul territorio.

La premessa è d’obbligo per ricordare che solo due settimane fa, nella nostra sede di Confindustria Taranto, abbiamo lanciato, in occasione della vertenza portata avanti per il nostro indotto, l’appello a tutti gli attori territoriali a convergere su un’unica istanza, che miri ad un reale riscatto della città. Una città per troppi anni “rimaneggiata” a vario titolo – dai governi, dalla politica, dai management aziendali - con l’unico obiettivo di metterla nelle condizioni di continuare la sua mission, ovvero la produzione di acciaio.

E fin qui nulla da obiettare, considerati i suoi sessant’anni di storia legata alla siderurgia, se non fosse che quelle condizioni non sono mai state, a conti fatti, quelle che la città voleva realmente che fossero.

 

Oggi abbiamo l’opportunità di scrivere un capitolo nuovo con un altro lessico, ribaltando le logiche del paradigma attuale, che non riguarda solo lo stabilimento ma tutto il territorio: quello di “città a ciclo continuo e integrale”, rifocillata di tanto in tanto solo al fine di non dover mai fermare mai la sua folle corsa, come un ciclista in affanno su una eterna salita.

La mobilitazione di oggi di Cgil Cisl Uil per il lavoro ha avuto un grande successo. Tutti gli stabilimenti ArcelorMittal sono fermi". Lo riferisce la segretaria della Fiom francesca Re David, precisando che l'adesione a Taranto è del 90%, a Genova e Novi Ligure dell'80%, a Racconigi del 100%. Adesione al 100% anche a Padova e Marghera.

Basta con le parole, il Paese ha bisogno di fatti. I sindacati scendono in piazza a Roma per richiamare il governo e la politica alle proprie responsabilità. Un richiesta che viene anche da Milano dal presidente di Assolombarda Carlo Bonomi: bene le priorità espresse dal premier Conte ma è importante che sia serio nell'applicarle. "Vorrei che quello che si dichiara fosse poi fatto realmente", afferma Bonomi indicando priorità segnalate anche da Cgil, Cisl e Uil: giovani, donne, lavoro e crescita. 

    I sindacati hanno avviato la mobilitazione, in concomitanza con lo sciopero dei lavoratori di ArcelorMittal in Italia. E l'ex Ilva, insieme ad Alitalia e ai 160 tavoli di crisi al Mise, sono stati i temi centrali di oggi; le altre due manifestazioni che si terranno a Roma giovedì 12 e martedì 17, saranno rispettivamente sul rinnovo dei contratti pubblici e privati e sulla stabilizzazione dei precari, e su pensioni, stato sociale, riforma fiscale, non autosufficienza. Ma i leader confederali avvertono il governo che senza risposte la lotta non si fermerà qui.

    La più dura sul palco di piazza Santi Apostoli è la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan: "Proseguiremo negli scioperi e nelle manifestazioni senza escludere nulla". E non risparmia critiche al governo e alla politica, che non devono più mettere le imprese al centro delle liti interne: "Ci vuole serietà in queste cose, quella che finora è sempre mancata. Non ci bastano - ha insistito Furlan - cambiamenti di modi: non abbiamo bisogno di gentilezza ma di risposte. In un anno non è cambiato nulla". Il popolo rappresentato dai sindacati - fa notare - non vive di "sondaggi elettorali e di tweet ma di lavoro" e "invece di vedere quanto sale un partito e quanti sono i follower, i politici dovrebbero guardare quanti disoccupati ci sono e quante vertenze non sono ancora chiuse". 

 

Richiama alla concretezza anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: "Basta parole, non c'è più tempo da perdere. Ora si facciano le cose, è il momento dei fatti". "Un patto sociale - ha spiegato - significa chiedere a imprese e al governo di mettere al centro il lavoro, la persona, i diritti dei lavoratori" e per questo occorre "un'idea di sistema, una collaborazione di tutti".

    Aggiunge Barbagallo: bene un patto per il lavoro "ma prima dovremmo fare un patto per la pace produttiva di questo Paese perché litigano su tutto". Il governo - ha osservato - ha avuto un atteggiamento di confronto, ha aperto molti tavoli e noi siamo sempre pronti ad andare ma oltre alle chiacchiere vorremmo le soluzioni ai problemi posti".

    Ieri Cgil, Cisl e Uil hanno bocciato come insufficienti i 100 milioni aggiuntivi messi sul tavolo dall'esecutivo per il rinnovo del contratto degli statali. Oggi torneranno a Palazzo Chigi per discutere di investimenti e Mezzogiorno, ma hanno già criticato la scarsità di risorse messa nella manovra e il mancato avvio dei cantieri. Giovedì sarà la volta del tavolo su ArcelorMittal, occasione per ribadire che l'accordo di un anno fa va rispettato e non possono esserci esuberi. Stop liti e balletti sulla ex Ilva - hanno detto difronte al migliaio di lavoratori giunti da Taranto - l'azienda ha sbagliato ad andare in tribunale e i licenziamenti non passeranno. Bene la partecipazione pubblica, ma occorre un piano industriale serio. Nessun esubero sarà consentito anche in Alitalia, che ha bisogno di un piano industriale di rilancio e deve evitare qualsiasi spacchettamento.”

 A darne notizia Faila Ebat, l’Ente Bilaterale Agricolo della Provincia di Taranto.

 

Con un avviso pubblico dirigenziale, la Provincia di Taranto ha comunicato termini, procedure e modalità circa il trasporto di lavoratori agricoli, come azione di contrasto al fenomeno del caporalato.

Lo ha fatto in esecuzione della determinazione dirigenziale 1134 del 22 novembre scorso e della convenzione circa il “piano d’azione per la tutela dello sviluppo agricolo ed il contrasto al caporalato”, sottoscritto con la Regione Puglia.

Un piano d’azione che, in estrema sintesi, prevede lo stanziamento di 250mila euro per realizzare un progetto sperimentale di trasporto dei lavoratori agricoli, con le finalità di promuovere la legalità e la sicurezza nei rapporti di lavoro, diffondere le buone pratiche anche ai fini dell’inserimento delle aziende agricole in reti di qualità, prevenire e contrastare le attività illecite in danno del sistema produttivo agricolo ed attivare nuove iniziative finalizzate all’introduzione sperimentale del servizio di trasporto gratuito per i lavoratori agricoli per l’itinerario casa/lavoro.

Faila Ebat informa che con l’attuazione di questo avviso pubblico, le imprese agricole otterranno un contributo quantificato in un buono del valore unitario di 5 euro per giornata di lavoro, per la copertura del trasporto degli operai agricoli dalla loro abitazione al posto di lavoro. 

Le aziende interessate potranno presentare apposita domanda, compilando specifici allegati messi a disposizione nella sezione “Bandi” del sito internet www.failaebat.it; sezione utile per reperire ogni altro tipo di informazione circa modalità di compilazione ed invio della modulistica e requisiti da rispettare.

Ciascuna impresa potrà richiedere sino ad un massimo di 60 buoni giornalieri dal valore di 5 euro per un massimo di 26 giornate lavorative, per un importo massimo per azienda di 7800 euro. Le imprese interessate possono prenotare buoni di trasporto per tutti i lavoratori agricoli stagionali che siano da impiegare, in regola con la normativa lavoristica e di legislazione sociale, nell’ambito del territorio provinciale.

L’impegno delle somme da parte della Amministrazione Provinciale, spiega ancora Faila Ebat, determinerà la prenotazione al pagamento dei singoli buoni giornalieri. Le aziende provvederanno a rendicontare le singole giornate lavoro attraverso la trasmissione, entro la data di scadenza del bando, dell’elenco nominativo dei lavoratori agricoli impegnati nel bando pubblico.Le risorse saranno assegnate sino ad esaurimento, non oltre il 31 dicembre 2020

“Non riusciamo a capire come l’azienda si possa continuare a inquinare con questi assetti. Basta leggere la tabella di marcia degli impianti che ArcelorMittal ha comunicato ai lavoratori per avere chiara la percezione che l’attività è’ decisamente ridotta”

Sono questi i commenti arrivati dalla fabbrica all’indomani delle immagini sulle emissioni che venerdì sera hanno fatto il giro del web allarmando non poco la popolazione. Ecco di seguito la comunicazione fatta ai lavoratori sulla tabella di marcia degli impianti.

Afo2 marcerà fino al 2023 poi forno “ibrido”

 


ArcelorMittal perde nel 2019 un miliardo di euro e prevede così 2.900 esuberi nel 2020, che arriveranno a 4.700 nel 2023. Secondo il piano industriale 2020-2024 presentato dall'azienda al tavolo al Mise, la produzione passa da 4,5 milioni di tonnellate nel 2019 a 6 milioni di tonnellate nel 2021.

 

 Il nuovo piano industriale 2020-2024 di ArcelorMittal Italia prevede nel 2023 la fermata del forno Afo2 e la marcia della sola linea D di agglomerato e la massa di produzione del forno elettrico ad Arco Eaf. La realizzazione del nuovo Eaf sarà con una soluzione ‘’ibrida’ con caricamento di rottame e ghisa liquida dovrebbe permettere, nelle previsioni dell’azienda, una produzione di acciaio di alta qualità. A seguito della fermata dell’Afo2, la copertura dei parchi è prevista solo per 500 metri, invece di 700 metri; indicata anche la riduzione degli investimenti sulle aree dismesse (cokerie, Afo2 e acciaieria)  “Non ci sono le condizioni per aprire il confronto per un accordo. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e di investimenti indicati dal piano del 2018”. Lo ha dichiarato la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan a nome delle tre sigle sindacali che giudicano "irricevibili" le previsioni di migliaia di esuberi. Secondo i sindacati calcolando anche i lavoratori in amministrazione straordinaria , rimarrebbero senza lavoro 6.300 persone

L’inaffidabilità di Mittal è sotto gli occhi di tutti e il Governo non può, ancora una volta, lasciare nelle mani di una multinazionale il futuro ambientale, occupazionale e industriale di Taranto e del Paese tutto. È per queste ragioni che si rende necessario l’intervento pubblico. È giunto il momento di fare chiarezza e di non rinviare ancora un problema che, se non affrontato nella giusta maniera, rischia di ripresentarsi nuovamente tra qualche mese”. Lo dichiara Francesco Brigati, della Fiom Cgil Taranto, a poche ore dal vertice di oggi pomeriggio al Mise presieduto dal ministro Stefano Patuanelli.

 

“Ancora una volta a Roma - dichiara Brigati - per una vertenza che sembra non aver mai fine. L’inaffidabilità di Arcelor Mittal - rileva - è sempre stata sotto gli occhi di tutti, come l'inadeguatezza di un Governo che, di fatto, ha affidato uno stabilimento d’interesse strategico per il Paese ad una multinazionale”. Secondo la Fiom Cgil, “la vertenza Ilva, sin dall’inizio, non ha mai brillato per trasparenza e anche in questo momento al sindacato mancano dei passaggi fondamentali che stiamo provando a ricostruire. Infatti il ministro Di Maio, così come il suo predecessore Calenda, ha tenuto nascosto importanti modifiche al contratto di aggiudicazione del giugno 2017. Qualche mese fa, inoltre - prosegue Brigati - Am InvestCo ha cambiato la ragione sociale da srl a spa e lo ha fatto con un chiaro intento: chiedere il conto allo Stati italiano con la retrocessione dei rami d’ azienda”. Inoltre, aggiunge, “sul piano ambientale siamo rimasti inascoltati e abbiamo, pertanto, perso un’altra occasione per introdurre innovazioni tecnologiche attraverso l’utilizzo della preriduzione e dei forni elettrici”. Brigati infine rammenta che nel 2018 “il  6 settembre fu firmato un accordo sindacale che, indubbiamente, migliorava le condizioni di partenza e soprattutto stabiliva un aspetto fondamentale quale la clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in as”. 

Attesa per domani la relazione del custode giudiziario Barbara Valenzano su Afo2

 

 

 

I sindacati confederali e metalmeccanici vanno oggi pomeriggio al Mise per incontrare il ministro Stefano Patuanelli, ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria. L’obiettivo e sapere, visto che il negoziato è partito (lunedì c’è stato un incontro e oggi se ne tiene un altro), a quale nuovo assetto di azienda si pensa. Perché un punto evidente è che se ArcelorMittal resterà della partita, abbandonando definitivamente il recesso annunciato esattamente un mese fa, il gruppo siderurgico non avrà più la stessa conformazione che Mittal ha ereditato da Ilva in amministrazione straordinaria - in quanto proprietaria - l’1 novembre del 2018. E  cioè 10.700 dipendenti, di cui 8.200 a Taranto, una serie di stabilimenti con tre altiforni installati a Taranto, ciclo integrale basato sulla trasformazione del minerale, canone di fitto di 45 milioni a trimestre, prezzo di acquisto finale di 1,8 miliardi.

   Cambieranno molte cose: dalla governance dell’azienda, visto che si prospetta un intervento del pubblico, alla modalità produttiva con tecnologie non dipendenti dal carbone per ridurre le emissioni inquinanti. E si parla di ricorso a fondi pubblici, non escluso europei, per finanziare la decarbonizzazione. Ci sarà presumibilmente anche uno sconto sul canone di fitto e non è ancora chiaro dove verrà fissata la nuova asticella di produzione, se a 4 o 6 milioni di tonnellate, che sono il livello produttivo attualmente consentito dall’Autorizzazione integrata ambientale. 

Pagina 1 di 83