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I lavoratori del Gruppo Ilva, approvano a larghissima maggioranza, con il 93%, l'ipotesi di accordo sottoscritta lo scorso 6 settembre presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra le organizzazioni sindacali e l'acquirente Arcelor-Mittal" Lo affermano Fim, Fiom e Uilm in una nota congiunta. Nel gruppo i Sì sono stati 8.255 (92,82%) i contrari 596 (6,70%), 43 (0,48%) gli astenuti.
Ma vediamo il dettaglio com’è andata secondo quanto riferisce l’agenzia ANSA.
Come dicevamo Taranto si è espresso a favore dell’accordo il 94% dei votanti.
I lavoratori dello stabilimento di Cornigliano (Genova) del gruppo Ilva hanno approvato l'accordo con Arcelor Mittal con più del 90% . Dei 1.474 aventi diritto, hanno votato in 1123. I voti favorevoli sono stati 1012 (90,1%), i contrari 99 (8,8%), le schede nulle 12. 
I lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure del gruppo Ilva hanno approvato l'accordo con Arcelor Mittal con quasi il 90% dei si. Lo comunicano fonti sindacali. Nello stabilimento più innovativo del gruppo, dei 730 aventi diritto, hanno votato in 510. I voti favorevoli sono stati 456 (89,4%), i contrari 52 (10,2%), le schede nulle 2.
I lavoratori dello stabilimento di Marghera (Venezia) del gruppo Ilva hanno approvato l'accordo con Arcelor Mittal con il 63% di si. Lo comunicano fonti sindacali. Dei 68 aventi diritto, hanno votato 52. I voti favorevoli sono stati 33 (63%), i contrari 18 (35%), le schede nulle 1.
Fiom Genova, intanto fa sapere che senza tavolo il 24 settembre in piazza - "Ora bisogna dare seguito a ciò che si è scritto nell'accordo nazionale su Genova, vale a dire che tutti i firmatari dell'Accordo di Programma devono essere convocati intorno ad un tavolo entro il 30 settembre". Il segretario genovese Bruno Manganaro plaude al risultato del referendum che ha visto il 90% dei lavoratori genovesi dire sì all'accordo tra sindacati ed Arcelor Mittal ma nel contempo avverte il Governo. "Il 30 settembre scade la Cassa integrazione e i lavori di pubblica utilità a essa collegati - ha sottolineato Manganaro - e il rischio che il 1 ottobre i lavoratori dell'Ilva di Genova non abbiano l'ammortizzatore sociale e l'integrazione al reddito è una pericolosa realtà -. Per questo attendiamo fino al 23 settembre per una convocazione ma se non arriverà dal 24 settembre partirà la mobilitazione con la determinazione che ci contraddistingue. Il Governo deve sapere che sta scherzando con il fuoco".
"Esprimiamo grande soddisfazione per il risultato raggiunto, anche i lavoratori approvano l'intesa" affermano i sindacati in una nota. Dopo 6 anni dal sequestro dell'area a caldo, 12 decreti salva Ilva e decine di scioperi, con l'approvazione dell'accordo da parte dei lavoratori, si chiude una delle vertenze più complesse del nostro Paese. L'intesa raggiunta complessivamente porta in dote 4,2 miliardi di investimenti per il rilancio del siderurgico, 1,25 miliardi industriali, 1,15 miliardi ambientali a cui si sommano 1,2 miliardi sequestrati ai Riva per le bonifiche e l'ambiente. "Risorse - affermano Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl, Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Rocco Palombella, segretario generale Uilm-UIl in una nota congiunta - che serviranno a rendere sicuro, sostenibile ambientalmente competitivo il sito tarantino, con un AIA l'autorizzazione integrata ambientale per il sito ionico, tra le più restrittive d'Europa". "Ora compito delle organizzazioni sindacali - aggiungono i tre segretari generali - sarà monitorare l'andamento dei lavori ambientali e di messa in sicurezza dei siti, a partire da Taranto, e il rispetto dei tempi di attuazione del piano per arrivare nel più breve tempo possibile alla piena occupazione. E' necessario, inoltre, dare seguito all'impegno per la convocazione del tavolo sull'accordo di programma di Genova"

Contro la domanda di concessione del molo polisettoriale del porto di Taranto da parte dei turchi di Yilport sono arrivate le osservazioni di altre societa'. Come riferisce l’agenzia AGI Sono state inoltrate alla scadenza dei termini per il loro deposito, a conclusione dei 40 giorni - scattati ad inizio luglio e previsti dalla procedura - nei quali la domanda di concessione di Yilport e' stata pubblicata. Si tratta, nello specifico, delle osservazioni di Italcave e delle osservazioni-opposizione da parte di Set. Il primo e' un gruppo di Taranto che gia' altre volte ha cercato di insediarsi sulla banchina e sulle aree del molo polisettoriale e che in passato ha anche prodotto ricorsi al Tar contro l'Autorita' portuale di Taranto. La seconda, invece, e' una societa' alla quale e' interessato Giuseppe Guacci, gia' presidente dell'Autorita' portuale di Taranto negli anni passati, e che ultimamente aveva fatto istanza in cordata per ottenere una parte della banchina del molo. Il porto e' una delle principali attivita' attraverso le quali si vuole rilanciare l'economia di Taranto alle prese con la congiuntura Ilva.
Adesso si apprende da fonti dell’Autorita’ portuale di Taranto "se non ci sono domande concorrenti, si avvia l'istruttoria finale sulla domanda di Yilport con valutazione anche delle osservazioni ed opposizioni. Alla fine, la proposta della commissione dell'Authority va al comitato di gestione, del quale fanno parte anche Capitaneria di porto, Regione Puglia e Comune di Taranto, per la decisione finale. Dovremmo chiudere in 20-30 giorni". Tocca infatti al comitato di gestione dell'Authority deliberare in merito al rilascio della concessione. Yilport, di nazionalita' turca, tredicesimo operatore mondiale, ha infatti chiesto tutta la banchina del molo polisettoriale - sottoposto negli ultimi anni a lavori di ammodernamento - e le aree retrostanti con l'obiettivo di rilanciare e riposizionare sul mercato quella che e' la piu' importante infrastruttura del porto di Taranto. Che, costruita negli anni '70-80, dagli inizi del 2000 e sino a fine 2014 e' stata utilizzata dalla societa' Taranto container terminal partecipata dalla compagnia Evergreen che l'ha soprattutto utilizzata per sbarco e imbarco di container. Yilport ha annunciato di voler ripristinare il traffico container - che dopo l'abbandono di Evergreen si e' difatto azzerato nel porto di Taranto - ed effettuare, inoltre, una serie di altre attivita'. Yilport ricollochera' gradualmente al lavoro i circa 400 addetti ex Tct ora in carico all'Agenzia del lavoro portuale. Il piano dei turchi e' stato giudicato interessante dall'Autorita portuale che per questo motivo, essendosi fatto avanti un operatore dal profilo internazionale che ha chiesto in concessione tutta la banchina e non una parte di essa, ha stoppato le altre domande di concessione che, sempre per il molo polisettoriale, erano giunte nei mesi scorsi. Le osservazioni-opposizioni inoltrate all'Authority sono ammesse dalla procedura in materia. Non e' pero' escluso - il porto di Taranto non e' nuovo a casi del genere - che possano esserci anche successivi ricorsi al Tar contro i successivi provvedimenti dell'Autorita' portuale. Per molti anni a servizio delle principali industrie del territorio a partire da Ilva, il porto di Taranto negli ultimi anni ha accusato un doppio calo: quello derivante dalla minore attivita' della stessa Ilva, a seguito delle vicende giudiziarie e ambientali, e quello generato dalla scomparsa del traffico container essendo stata messa in liquidazione nel 2015 la societa' partecipata da Evergreen. Contestualmente, pero', grazie a finanziamenti pubblici sono stati avviati diversi cantieri relativi ad opere di ammodernamento del porto e questo ne fa ora un insediamento competitivo nel Mediterraneo. L'arrivo dei turchi di Yilport dovrebbe segnare l'avvio dell'atteso rilancio.

L’avvocato Egidio Albanese è il nuovo amministratore unico del Consorzio provinciale trasporti di Taranto. È giunta così a conclusione una vicenda assai tormentata caratterizzata da rinvii e contrapposizioni.
A esprimersi in favore dell’avvocato Albanese sono stati i sindaci dei comuni di Carosino, Faggiano, Grottaglie, Laterza, Lizzano, Massafra, Montemesola, Palagianello, Palagiano, San Giorgio Jonico, San Marzano, Torricella. Il Comune di Taranto si è astenuto.
Professionista di alto profilo, Egidio Albanese è entrato in Avvocatura giovanissimo è stato avvocato dell’Ilva e la sua brillante attività di penalista è stata rivolta prevalentemente alla difesa dei cosiddetti “colletti bianchi”. Ha ricoperto diversi incarichi tra cui quello di presidente dell’Ordine degli avvocati confermato più volte, attualmente è presidente della Camera penale di Taranto.

Torna a parlare di ambiente e lo fa usando toni fortemente preoccupati l’arcivescovo di Taranto che si pone al centro della questione con spirito critico, com'è nel suo stile.
“Non lascia sereni il permanere dell'immunita' penale, estesa ora a chi gestira' lo stabilimento".  dice infatti mons.Santoro attraverso un documento della Commissione per la custodia del Creato, messo a punto in occasione della relativa giornata. Commentando l'intesa sull'Ilva raggiunta lo scorso 6 settembre al Mise tra Arcelor Mittal e sindacati metalmeccanici, la commissione dell'Arcidiocesi di Taranto, pur apprezzando che si "libera dalle incertezze" lo scenario, con riferimento alla tutela dei posti di lavoro, sostiene infatti che e' "immutato il timore che nulla possa cambiare sul piano della salvaguardia della salute e dell'ambiente. In particolare, si sottolinea, l'intesa in questione "non offre motivo di tranquillita' l'assenza di sanzioni pecuniarie nel caso di mancata osservazione delle prescrizioni nei termini previsti, come l'assenza di rassicurazioni in merito alle polveri diffuse, pericolose quanto le convogliate. Vorremmo poterci fidare di chi produce - dice la commissione dell'Arcidiocesi - e per questo chiediamo una sorveglianza vigile da parte degli enti preposti. Troppe giovani vite spezzate, troppo dolore inconsolabile ci circonda. Non vorremmo certo continuare a registrare i tristi primati per i quali il nostro territorio e' conosciuto nel mondo".
“Dal punto di vista strettamente sanitario - prosegue la commissione - raccogliamo con preoccupazione le osservazioni di Ordine medici Taranto, Isde Massafra, Fimp Taranto e TarantoRicercaFuturo in merito ai miglioramenti al piano ambientale proposti da Arcelor Mittal" (Isde e' la sigla dell'associazione medici per l'ambiente e Fimp e' la federazione medica di categoria che raggruppa i pediatri).Secondo la commissione dell'Arcidiocesi di Taranto, "la valutazione del danno sanitario secondo i criteri del 24 aprile 2013 non e' motivo di rassicurazione per il fatto che vengono valutati i danni alla vita e alla salute gia' verificatisi a seguito dell'attivita' produttiva. Sarebbe auspicabile, invece, produrre in via preliminare una valutazione di impatto sanitario. Sbarazzare il campo da queste incertezze - si sostiene - significherebbe rasserenare gli animi e riaprire quel dialogo tra istituzioni e cittadini che ha subito negli ultimi giorni una brusca battuta d'arresto". Per la commissione dell'Arcidiocesi di Taranto, "questo e' il tempo prezioso della concretezza e del coraggio". In vista della conferenza internazionale di dicembre in Polonia COP24 si esprime l'auspicio che Taranto, da "simbolo di un obsoleto modello produttivo che sta "ammalando" il pianeta", diventi "il luogo nel quale si gioca la credibilita' di chi ha sottoscritto a Parigi nel 2015 impegni cogenti di salvaguardia ambientale".
“A Katovice - si afferma - potrebbero essere proposte misure ancora piu' restrittive, con l'adozione di pratiche produttive meno impattanti sulla salute delle persone. Quello che auspichiamo per il nostro territorio e' che finalmente il "progresso" giunga anche dalle nostre parti perche' ci pare improbabile poter continuare a "chiudere le finestre" d'estate un po' perche' c'e' vento, un po' perche' un temporale mette in crisi i processi produttivi e non solo del comparto dell'acciaio", si evidenzia in riferimento al fenomeno del Wind Day che colpisce il quartiere Tamburi di Taranto, vicinissimo all'Ilva. Si tratta del fenomeno che vede le polveri minerali stoccate all'aperto nel parco materie prime dell'acciaieria, sollevarsi e inondare strade e case del rione Tamburi ogni qualvolta il vento soffia con intensita'. "Uniti al nostro arcivescovo" Filippo Santoro, conclude la commissione custodia del creato dell'Arcidiocesi di Taranto, vogliamo continuare a lavorare intensamente, insieme a tutte le forze positive del nostro territorio, "poiche' sappiamo che le cose possono cambiare". Dipende solo da noi e dalle nostre scelte".

Il vice premier nonché ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha proprio deciso di indisporre i tarantini. Indossando i panni molto poco credibili del “ salvatore” e nella speranza di riconquistare la fiducia di quella consistente parte di cittadini che alle politiche ha votato Cinque Stelle e ora considera l’accordo per la vendita dell’Ilva ad Arcelor Mittal un atto di alto tradimento nei confronti degli elettori, il vice premier pentastellato si esibisce in dichiarazioni che sono tutto un “Taranto ha bisogno di questo, per Taranto farò quest’altro, Taranto merita di qua, Taranto merita di la’” ....
Dichiarazioni quelle rilasciate ad ogni pie’ sospinto da Di Maio che non solo appaiono tardivi e scomposti tentativi di riparazione nonché malcelata espressione di una certa coda di paglia, ma sono costellate da gaffe di fronte alle quali viene proprio da chiedersi se il leader grillino “ci è o ci fa”.
L’ultimo scivolone mediatico è avvenuto in diretta televisiva, martedì sera, durante la trasmissione condotta da Bianca Berlinguer “Carta bianca” su Raitre.
Partendo dalla sua bellezza e dai reperti archeologici e bla, bla,bla Di Maio ha dichiarato testualmente che “Taranto non ha musei degni della Magna Grecia”.
Immediata è arrivata la replica della direttrice del MarTa Eva Degl’Innocenti che in un tweet scrive “Egregio Ministro, sarei onorata di poterLa accogliere nel museo archeologico più importante della Magna Grecia con sede a
Taranto, uno dei musei archeologici più importanti mondo”.

Il primo contraccolpo arriva in Consiglio comunale, L’ avamposto operativo di chi governa, il luogo d’incontro più vicino tra eletti ed elettori, quello in cui il cittadino può mettere il naso con più facilità e dire a chi lo rappresenta quello che pensa del suo operato guardandolo dritto negli occhi. Ecco perché Massimo Battista, operaio Ilva, già portavoce del Movimento Liberi e Pensanti ha deciso di lasciare i Cinque Stelle e di proclamarsi Indipendente. Restando nel Movimento, quello sguardo, lo sguardo dei suoi elettori, non sarebbe riuscito a sostenerlo. Quella che racconta è la storia di un Movimento in cui le decisioni vengono prese dall’alto senza coinvolgere la base che, come in questo caso, è stata messa al corrente della chiusura dell’accordo con Arcelor Mittal per la vendita dell’Ilva solo a fatto compiuto.
Di tenore opposto è la posizione assunta dall’altro consigliere grillino, Francesco Nevoli che dopo aver letto e riflettuto sul parere dell’Avvocatura dello Stato circa la legittimità della gara si è convinto del fatto che Di Maio non avesse altra strada se non quella di firmare, e ha quindi deciso di rimanere al suo posto "Andiamo avanti!".
Sono come si vede posizioni diametralmente diverse quelle assunte dai due consiglieri che rappresentano un po’ la sintesi di come il Movimento si presenta oggi, non più quel blocco granitico determinato e allergico a qualsiasi tipo di compromesso che era in origine ma frammentario e confuso. E come è accaduto ai tanti che su questo caso ci hanno lasciato le penne anche per i Cinque Stelle quello dell’Ilva rischia di trasformarsi in un insuperabile banco di prova.


Provincia di Taranto al voto per l’elezione del nuovo Presidente. L’appuntamento con le urne è per il 31 ottobre prossimo. Il successore di Martino Tamburrano, che lascia la guida dell’Ente dopo un mandato, dal 2014 al 2018, sarà scelto tra i sindaci in carica. Salvo sorprese sembra profilarsi una partita a due. In pole position ci sono il primo cittadino di Taranto Rinaldo Melucci, del Partito Democratico che potrebbe però essere penalizzato sia dalle fratture interne al centrosinistra che stando alle voci da alleanze trasversali non gradite a tutto lo schieramento, e quello di San Marzano Giuseppe Tarantino già parlamentare di Forza Italia nonché figlio di Paolo Tarantino che ricopri’ la carica di Presidente dal 1972 al 1986 in quota alla Democrazia Cristiana. Tamburrano, che non potrà concorrere per il secondo mandato in quanto non più sindaco di Massafra. In questa partita va anche considerata l’incognita delle Amministrazioni targate Cinque Stelle e di quelle che non rientrano in partiti o coalizioni.

Con il Decreto del Presidente n. 77, oggi, sono stati indetti i comizi elettorali.

Le operazioni di voto si svolgeranno nell’unica giornata del 31 ottobre 2018, dalle ore 8 alle ore 20 nel seggio costituito presso il Palazzo della Provincia di Taranto, in Via Anfiteatro 4.
Come dicevamo saranno eleggibili alla carica di Presidente della Provincia unicamente i Sindaci dei comuni compresi nel territorio della provincia di Taranto, in carica alla data corrispondente al termine finale fissato per la presentazione delle candidature ed il cui mandato scada non prima di diciotto mesi dalla data di svolgimento delle elezioni o nel termine più breve previsto dalla Legge di conversione del Decreto Milleproroghe attualmente in discussione.

Dobbiamo prendere atto di una cosa, una volta per tutte, Taranto è una città arrabbiata e che non si ama. O comunque non abbastanza. Non come dovrebbe. I sentimenti di contrasto hanno sempre prevalso su quelli di armonia e di equilibrio inficiando azioni che in un clima diverso avrebbero prodotto risultati importanti. La lacerazione adesso è ancora più evidente. La vicenda Ilva ne è simbolo. Ma non solo. C’è come un istinto distruttivo che punta a distruggere nel vero senso della parola anche ciò che arriva di buono. Prendiamo ad esempio la passeggiata del Lungomare, luogo di straordinaria bellezza che giaceva abbandonato alla mercé di chi lo aveva trasformato in dormitorio a cielo aperto e ricettacolo di rifiuti. È stato rimesso a nuovo e ripulito. Insomma, una cosa oggettivamente bella e positiva per la città ... E cosa succede? Succede che a percorrerlo si scopre che l’animo vandalico ha colpito a tempo di record, lasciando segni tangibili (recinzione di legno spaccata, piante strappate). Si potrebbe dire che dietro questi danneggiamenti si nasconde una minoranza di persone, che questa è una banalità, un episodio estemporaneo, che non è da queste cose che si misurano l’amore e l’attenzione dei cittadini nei confronti di Taranto. A no? E da cosa allora? Da cosa si misurano?
Dalle grandi cose forse? Dalla coesione che ha permesso alla città di perseguire obiettivi comuni azzerando divisioni di bandiera, personalismi e polemiche inutili? Dalla forza rappresentativa di sindaci e amministratori capaci di dialogare e di combattere (sì sì proprio di combattere) per il bene della propria terra? Be’ passato e presente ci dicono che non è andata proprio così...
Tant’è che oggi un ministro della Repubblica eletto in un Movimento che aveva fatto dello slogan “Stop alle fonti inquinanti!” il proprio portabandiera può permettersi di firmare un accordo con il colosso Arcelor Mittal per la vendita dell’Ilva che fa gongolare gli industrialisti, resuscita un Pd dato per morto e tradisce completamente le aspettative degli elettori tarantini.
E può, lo stesso ministro, parliamo ovviamente del pentastellato Luigi Di Maio, permettersi di intervenire alla Fiera del Levante con un discorso stile “campagna elettorale de noantri” e come se nulla fosse accaduto dire con tono enfatico cose tipo “Taranto è un deserto, è stata espropriata di tutto e non deve dipendere più da una sola azienda (l’Ilva che lui, il ministro, sta contribuendo a rendere centrale e più forte di prima visto che ai nuovi proprietari è anche garantita l’impunita’ penale n.d.r.)”. Questo si può dire di Taranto, la città che non si ama ...


Non c’è quiete dopo la tempesta. Al contrario, sui cieli dell’Ilva continua a tuonare. La parola di oggi è “dimissioni”che arriva da voci diverse e lontane tra loro. Sono quelle che dovrebbe dare il ministro Di Maio secondo il suo predecessore Carlo Calenda alla luce  del parere dell’Avvocatura dello Stato sulla gara per l'aggiudicazione dell'Ilva (“ha distorto un parere istituzionale”).
Da Venezia, dove questa sera condurrà la serata conclusiva della Mostra del Cinema, l’attore tarantino Michele Riondino da elettore dei Cinque Stelle in un’intervista pubblicata da La Repubblica attacca “i parlamentari che abbiamo eletto a Taranto devono andarsene, hanno rubato i nostri voti, hanno tradito le promesse fatte in campagna elettorali. Avendo promesso mari e monti, la chiusura delle fonti inquinanti, le bonifiche dell’area, la riconversione economica, noi adesso ci aspettiamo le dimissioni in tronco di tutti i consiglieri e dei parlamentari di Camera e Senato del Movimento”.
Tornando alla gara va detto che oggi Di Maio nel chiudere definitivamente e formalmente il procedimento per l’aggiudicazione disponendo  "il non annullamento" ha pubblicato il parere dell’Avvocatura ("La mancata valutazione della nuova offerta in rilancio formulata da Acciai Italia (l'altra cordata in gara per Ilva) - si legge tra l’altro- può assumere rilievo di quell'eccesso di potere che sarebbe uno dei due presupposti per annullare la gara. Ma la possibilità di annullare deve ancorarsi ad un interesse pubblico concreto ed attuale, particolarmente corroborato". )
Ed è proprio quello  dell’interesse pubblico uno dei punti sucui si è giocata la partita in favore di Arcelor-Mittal anche perché come ha sottolineato la stessa Avvocatura” in caso di eventuale azzeramento delle procedure e ripartenza della gara, Acciai Italia non sarebbe stata in partita perchè nel frattempo la cordata era stata sciolta.”
Ed ecco che Calenda tornato prepotentemente in partita coglie la palla al balzo e commenta “Chiaro ora perchè Di Maio ha tenuto segreto il parere. L'Avvocatura conferma in pieno il parere precedente sui rilanci. Eccesso di potere ci sarebbe stato se non si fosse tenuto in conto l'interesse pubblico. In un Paese serio un ministro che distorce un parere istituzionale si dimette".


Inviato da iPhone

 

Torna a parlare di immigrazione, di lavoro e di ambiente l’arcivescovo di Taranto mons.Filippo Santoro nell’omelia pronunciata oggi a San Giovanni Rotondo in occasione dell’inaugurazione dell’anno pastorale.
Ecco il passaggio in cui vengono trattati questi attualissimi temi
“In questi giorni anche io ho manifestato la volontà di accogliere nell’arcidiocesi di Taranto parte dei migranti ospitati a Rocca Di Papa. Ciò che rimane un semplice gesto di carità per tanti fratelli e sorelle, le cui storie dovrebbero toccarci il cuore, ha scatenato una serie di attacchi violenti verso la mia persona tant’è che da più parti, in primis dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e poi da tanti altri che ringrazio, mi sono arrivate attestazioni di solidarietà. Sono sereno perché rispondo alla mia coscienza e alla comunione col Santo Padre. Non mi affliggono tante cattiverie e cose false dette sul mio conto, ma sono fonte di tanta amarezza per la scoperta di un mondo carico d’odio, di mancanza di responsabilità, di gente nascosta nella rete, con così poca umanità. D’altronde il primo ad essere bersaglio di tanta violenza dei social network è Papa Francesco e con lui, in questi giorni la Conferenza Episcopale Italiana.
Il Vangelo non ci da margini di interpretazione sul piano dell’amore, non ci sono vie alternative o riduzioni. Il Vangelo nella sua semplicità ed inequivocabile affermazione ci comanda di amare Dio e il prossimo come Do ci ha amato senza distinzione di razza e di appartenenza sociale; omettere ciò vuol dire non amare il Signore. 
Però devo dire «coraggio» insieme con il profeta perché Taranto non è quella che è apparsa in quei post dei social, che evidentemente non raccontano la realtà. Non siamo un popolo razzista e cinico, perché nelle nostre numerose difficoltà siamo stati in prima fila, Chiesa, istituzioni e mondo delle associazioni per aiutare i migranti, dando esempio di accoglienza e di generosità. Tanto si fa per i migranti e in questi anni non si sono registrati problemi di ordine pubblico o altri disagi. Sappiamo anche molto bene che non risponde al vero il continuo luogo comune che tra noi ci sia, come Chiesa, interesse per gli stranieri e disinteresse per gli indigenti italiani; per questi infatti la diocesi ha ristrutturato un palazzo nobiliare in pieno centro storico. Palazzo Santacroce, ora “Centro San Cataldo Vescovo”, dove diamo la possibilità di dormire e di mangiare ai senzatetto della città. È un progetto che abbiamo visto crescere insieme di pellegrinaggio in pellegrinaggio, che sosteniamo insieme ed ora è lì a testimonianza dell’amore di Gesù per i più poveri, opera segno del Giubileo della Misericordia, il Giubileo del cuore infinito di Dio.
Fratelli e sorelle, il profeta ci annuncia «coraggio» perché l’arrivo del Signore ci aiuterà a vincere con fiducia la brutta stagione di razzismo e di odio che mai si confà al nostro spirito dei popoli del  Mediterraneo. Impegniamoci perché questa fase nel nostro Paese conosca presto il suo termine per cedere il passo alla generosità e alla pace di cui siamo sempre stati capaci.
La carità deve unirci e mai dividerci, l’amore per i poveri che, come promesso da Gesù negli ultimi giorni della sua vita terrena, saranno sempre con noi, è il segno distintivo della fraternità cristiana che accoglie senza discriminazione i poveri italiani e i poveri migranti.
Specie in questo momento dobbiamo ancora una volta dare prova di unità, mentre la situazione delle problematiche ambientali e del lavoro nella nostra città sembrano essere ad una svolta dopo una stagione di temporeggiamenti e di indecisioni. Continuo a manifestare la mia vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie perché ci sia dignità e sicurezza sul lavoro, difesa della salute e dell’occupazione, senza licenziamenti e mantenendo i diritti acquisiti sia per dipendenti diretti come per quelli dell’indotto. Continua, però, a preoccuparci una crisi lavorativa senza precedenti.  Molti dei nostri giovani sono costretti ad emigrare e così perdiamo un grande capitale umano e sociale prima ancora che economico.”



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