Mentre impazza la campagna elettorale per le politiche del 25 settembre è partita anche la corsa alla presidenza della Provincia di Taranto. Durante l’incontro congiunto tra l’assemblea dei sindaci e i consiglieri provinciali sul Piano degli investimenti 2023/2025  il sindaco di Maruggio e vicepresidente della Provincia Alfredo Longo dopo aver annunciato la data delle prossime elezioni del Presidente della Provincia previste per il 18 settembre prossimo ha anche annunciato pubblicamente la propria candidatura.

A ruota, il sindaco di Statte Franco Andrioli ha informato i presenti che anche lui sarà candidato alla presidenza della Provincia.

In seno al nuovo Consiglio provinciale, insediatosi lo scorso 12 gennaio, Franco Andrioli è un rappresentante del gruppo "Terra Ionica" area centro sinistra mentre Longo è stato eletto nel gruppo "Progetto Comune" di area centrodestra e successivamente nominato  vicepresidente dal presidente Gugliotti. 

Il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma esprime profondo cordoglio alla famiglia  del 53enne Guido Prudenzano, dipendente di  una azienda metalmeccanica dell'area industriale di Taranto, che ha perso la vita stamani mentre effettuava il taglio di una lamiera. "Un episodio - dichiara Toma- che ripropone in tutta la sua importanza la sicurezza sul lavoro quale valore essenziale e fondante della vita aziendale, di qualunque settore e in qualsiasi circostanza. Un valore che continueremo a proporre assieme alla sempre più impellente necessità di incentivare  la formazione quale strumento fondamentale per diffondere la cultura della sicurezza".

Nuove proteste a Taranto dopo che il Consiglio dei ministri ieri sera, nell’ambito del Dl Aiuti Bis, è intervenuto per sostenere finanziariamente l’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, autorizzando Invitalia a intervenire sino ad un miliardo di euro “per sottoscrivere aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale”. Invitalia è infatti partner di minoranza nella società Acciaierie d’Italia del privato ArcelorMittal. Per il sindacato Usb, “un miliardo di euro, risorse pubbliche, si aggiunge alle già consistenti somme investite nello stabilimento per sostenere il privato alle prese con problemi di liquidità”, mentre “neanche un euro viene stanziato per i lavoratori diretti, dell’appalto e per i cassintegrati  ex Ilva in amministrazione straordinaria”.

 

 “Consapevoli dell’estrema gravità della situazione, auspichiamo che parte di questo finanziamento - aggiunge il sindacato autonomo - serva per sostenere l’appalto dell’acciaieria, in grandissima crisi economica, dove l’effetto a catena è inevitabile”. Usb evidenzia infatti che “Acciaierie d’Italia non paga le aziende e le aziende non pagano i dipendenti, facendo precipitare i lavoratori e le loro famiglie in una situazione di pesante difficoltà”. Per il sindacato, “a fronte di miliardi di euro buttati in una fabbrica che da dieci anni continua a perdere produzione e occupati, facendo crescere il numero delle unità in cassa integrazione, l’unica cosa seria da fare è aprire un tavolo di discussione per mettere in campo misure atte a risolvere il danno che tutti i lavoratori (dipendenti diretti, dell’appalto ed ex Ilva in AS) stanno subendo”. Mentre per l’associazione Genitori Tarantini, cui fanno capo famiglie che hanno perso i propri figli o hanno i propri figli ammalati per malattie che si ritiene correlate all’inquinamento, quel denaro “con tutta probabilità sarebbe stato meglio veicolarlo verso altre destinazioni, verso altre vere urgenze. Un miliardo dirottato verso una produzione fallimentare che ancora ci si ostina a definire ‘strategica per la nazione’ “. 

Riceviamo e pubblichiamo dott.Giancarlo Argese Consigliere Comunale Gruppo GenerAzione di Crispiano

 

 

A chi giova approvare un documento come il DPP “Documento Programmatico Preliminare” con il solo voto della maggioranza? Perché si ritiene “già fatto” (solo 3 riunioni on line) e una mera perdita di tempo il continuare a confrontarsi con la collettività? C’entra il fatto che l’Amministrazione Lopomo, tenti disperatamente di portare a casa provvedimenti da sbandierare nella ormai sempre più prossima campagna elettorale? Si poteva fare diversamente a vantaggio di tutti?

Eppure, è evidente, che la distanza tra i cittadini e la politica sta aumentando, come ampiamente dimostrato dal netto calo di affluenza di cittadini alle ultime elezioni amministrative (es. Taranto), mi chiedo, non interroga i politici della Maggioranza Lopomo sul perché di tutto questo?

Queste sono solo alcune delle domande che dopo l’esito del Consiglio Comunale del 21 luglio scorso, mi vengono in mente...

Il DPP è arrivato in Consiglio Comunale mentre la condivisione e partecipazione è mancata totalmente! Solamente 3 riunioni on line e nient’altro, mi fano pensare, che il senso di responsabilità della Maggioranza Lopomo sembra ormai smarrito. La buona prassi della condivisione sembra far parte di un’altra era politica. Oggi, fra un post sui social e l’altro, il Sindaco e i suoi consiglieri marciano a tappe forzate, predicando la partecipazione come principio fondamentale e irrinunciabile e razzolando male, anzi, malissimo visti i risultati.

La partecipazione dei cittadini non si attiva con un semplice click sul mouse; va invece riguadagnata sul campo, con la pratica, con la credibilità degli attori politici che la vogliono perseguire concretamente, e di certo non può essere apparecchiata a proprio uso e consumo magari affidandosi a una diretta Facebook, oppure ai post di propaganda di alcuni Consiglieri Comunali di maggioranza. È tutta qui la partecipazione?

In Consiglio Comunale, più volte ho chiesto all’Amministrazione, di farsi carico di organizzare altri incontri pubblici per discutere e valutare alcune integrazioni al DPP che a mio avviso avrebbero reso più partecipativo e specifico il documento da approvare.

Pur essendo pienamente consapevole, che il nostro paese ha bisogno di dotarsi al più presto possibile di un piano urbanistico generale all’altezza delle problematiche complesse che presenta il nostro territorio, penso, che già da queste battute il piano debba avere un’anima quanto più possibile caratterizzata e improntata alla “partecipazione e condivisione” con la cittadinanza. Per questi motivi, il mio voto in Consiglio Comunale è stato CONTRARIO.

Nel frattempo, insieme agli amici del Gruppo GenerAzione Crispiano stiamo preparando un documento con le nostre osservazioni al DPP, che partono dal rispetto e la conoscenza del nostro territorio. Aspetti fondamentali per una pianificazione equa e giusta.

Il documento sarà reso pubblico alla cittadinanza.

Dott. Giancarlo Argese Consigliere Comunale

Gruppo GenerAzione Crispiano

Incidente mortale sul lavoro oggi a Taranto in un’azienda dell’area industriale, in via D'Annunzio. Ha perdere la vita, un operaio di 53 anni. L’uomo stava tagliando una lamiera usando un flex, quando avrebbe perso il controllo dell’attrezzo che gli ha reciso l’arteria femorale. Scattato l’allarme in azienda, il 53enne è stato soccorso e trasportato in ospedale, ma è morto durante il trasporto per la gravità della lesione subita. Carabinieri e Spesal sono intervenuti sul posto. 

 

Si chiamava Guido Prudenzano ed era nato a Sava, comune della provincia di Taranto, l’operaio morto questa mattina mentre era al lavoro con un flex. Prudenzano, spiegano fonti sindacali, era dipendente della Gse, una delle aziende che fa capo a Group Service Energy che opera nell’area industriale di Taranto nelle vicinanze dello stabilimento Vestas. Group Service, dicono le fonti, ha un’occupazione variabile in relazione ai lavori da svolgere ed è presente da diversi anni a Taranto. Ha cantieri nel siderurgico ex Ilva ma è presente anche altrove. Si occupa di costruzioni e montaggio di impianti industriali e di carpenteria metallica. “Ancora un incidente mortale sul lavoro - commenta Cosimo Amatomaggi della Uilm - che purtroppo dimostra come la sicurezza, la formazione, la corretta applicazione di pratiche operative e antinfortunistiche restano non solo una priorità indiscussa ma un qualcosa su cui vigilare costantemente". 

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha disdetto la convocazione del vertice sull’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, previsto per domani alle 11 nella sede della presidenza a Bari. L’incontro era stato convocato ieri sera, a poche ore dalla conclusione del vertice al Mise con l’azienda e i sindacati, presenti i ministri Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando. A portare il governatore Emiliano verso la disdetta dell’incontro è stata la presa di posizione della Fim Cisl nazionale che questa mattina aveva contestato l’iniziativa affermando che l’unico tavolo su cui si discute dell’ex Ilva è quello ministeriale nazionale. E oggi pomeriggio, nella lettera che Emiliano ha inviato all’azienda e ai sindacati, afferma che la presa di posizione di una sigla sindacale (Emiliano non cita la Cisl) “non prelude alla migliore discussione”. L’incontro, sostiene il governatore di Puglia, “mirava a chiarire le posizioni reciproche finora tenute dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto nel confronto col Governo sulla assoluta necessità di rendere concreto il processo di decarbonizzazione della fabbrica così  come proposto dall’azienda e dallo stesso Governo Draghi con l’impiego dei finanziamenti europei del JFT” (Just Fund Transition). Emiliano non fissa una nuova data ma manifesta “la disponibilità della Regione Puglia a riconvocare la riunione non appena sussisteranno le migliori condizioni per la migliore riuscita della stessa”. 

Arrivano gli aiuti per l'ex Ilva. Secondo una bozza che l'AGI ha potuto visionare del decreto Aiuti bis, che sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di oggi, è previsto un articolo su 'misure urgenti per il sostegno alla siderurgia': Invitalia è autorizzata a sottoscrivere aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque

idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di

finanziamento soci in conto aumento di capitale, ulteriori

rispetto a quelli previsti ai precedenti periodi e sino all'importo complessivamente non superiore a 1 miliardo di euro.

«Vogliamo che la città ci guardi. Non per metterci in mostra ma perché quello sguardo diventi un movimento, un’azione, un passo». Maria Anna Carelli è la responsabile della struttura in cui rientra il Centro a bassa soglia Comunità Emmanuel, in via Pupino 1. L’ex carcere militare, dal 1996 è diventato un luogo in cui ci si occupa di prima accoglienza a persone ai margini a causa di dipendenze da droghe, alcol, gioco, persone non integrate nella società, fragili nella salute, spesso incapaci di chiedere aiuto nel modo o nei luoghi giusti, in difficoltà economiche gravi. Persone che la città la vivono più di tutti, perché è la loro casa di giorno e di notte, quando un posto per dormire non c’è e resta solo la compagnia del proprio cane. Dal 2005 la Comunità Emmanuel, partecipando ai bandi dei Piani Sociali di zona del Comune di Taranto, svolge attività di servizio ai più fragili: docce aperte tutte le mattine, indumenti puliti e stirati grazie al servizio di lavanderia sociale, colazioni o snack per chi lo chiede e poi servizi di sostegno psicologico, orientamento verso altri servizi della rete socio-sanitaria, gruppi di auto aiuto per singoli e famiglie, laboratori artigianali, ludici, legati anche all’attualità e alla cultura.  

A parlare sono pure i numeri dei registri delle presenze: in quattordici mesi, da metà aprile 2021, quando è partito il Piano di zona 2018-2020, a fine giugno 2022, gli operatori del centro Emmanuel hanno incontrato 256 singoli utenti o famiglie, sono stati distribuiti 5396 snack, 647 le docce offerte, con a corredo indumenti puliti. Il gruppo di sostegno per famiglie ha raccolto 222 persone, la consulenza psicologica 163. Il centro è aperto tutti i giorni, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato dalle 8.00 alle 14.00. Gli operatori in servizio sono: due psicoterapeuti, tre educatori, un assistente sociale ed un operatore alla pari, «cioè – spiega Mari Anna Carelli - una persona che ha avuto problemi di dipendenza e, superatele, supporta chi ancora combatte. All’inizio è un pronto intervento sociale: si ascolta la domanda che emerge, a volte reiterata, malespressa, perché la storia di vita di ogni persona non si affronta in pochi minuti; serve stabilità, conoscersi, fidarsi, ci vuole tempo. Poi c’è chi chiede un aiuto piscologico, chi invece ha bisogno di disbrigo pratiche, che vengano presi contatti con i patronati, con i servizi pubblici, con gli assistenti sociali, cercando di affrontare i problemi in sinergia per risolverli. Penso ad esempio ad ottenere la carta d’identità o un duplicato di un codice fiscale. Più difficile risolvere il problema della casa. Molte di queste persone vivono per strada e purtroppo non avendo, come comunità, appartamenti a disposizione, non riusciamo ad occuparci di questo tipo di esigenza, se non segnalando agli enti preposti. Comunque chi si sente a suo agio decide di partecipare anche alle attività che proponiamo, con operatori che utilizzano strumenti di animazione differenziata, dalla lettura di un giornale, al cineforum, alla musica, per aiutare i partecipanti anche a guardare oltre le loro difficoltà». In questo tracciato si inserisce il progetto “Cabs- Estate 2022” che ha visto gli utenti del Centro, visitare gratuitamente Palazzo Amati, oggi Ketos, museo del mare, il Castello Aragonese e presto anche il Marta e il museo dell’arsenale. E poi aperitivi sociali, tornei di calcio balilla e ping pong, serate karaoke.

Martedì scorso, 2 agosto, la Comunità Emmanuel ha chiuso questo mese di attività estive con uno spettacolo teatrale gratuito offerto dell’attore Giovanni Guarino, dal titolo “Il Ludo Mannaro”. Ieri, sempre nella sede di via Pupino 1, la Messa è stata presieduta da uno degli storici fondatori delle Comunità Emmanuel sparse per il mondo e di quella tarantina, che avviò il suo percorso nel 1990 nel consultorio Il Focolare: padre Mario Marafioti, gesuita come Papa Francesco, «ecco perché quando sentiamo il Papa dire di uscire fuori dalle parrocchie, sporcarsi le mani, non ci sorprendiamo. Siamo cresciuti con questi insegnamenti – dice Maria Anna Carelli – e l’importanza del servizio è quella che vorremmo trasmettere. Tarantini, abbiamo bisogno di donatori e volontari».

Serve un maestro falegname che possa donare qualche ora al laboratorio attrezzato e al momento non utilizzato; serve qualche giovane o pensionato che decida di impiegare qualche ora per fare il volontario; servono indumenti in buono stato per la lavanderia sociale, serve chi può fare una donazione di qualunque tipo; serve provare a mettersi in discussione, per scoprire cosa c’è fuori dalla frenesia della vita di ogni giorno, proprio accanto a sé.

«Serve anche il supporto degli enti pubblici – chiosa Maria Anna Carelli - nella manutenzione della struttura, che risale ai primi del Novecento. Noi facciamo quello che possiamo, anche la cura dei luoghi è parte del percorso di aiuto ma in questo momento in cui c’è particolare attenzione alla rigenerazione urbana, chiediamo un intervento importante».

 

E’ Anna de Florio il “Garante dei diritti della persona disabile” della Provincia di Taranto, nominata con disposizione presidenziale n. 23 dello scorso 29 luglio a firma del vicepresidente Alfredo Longo.

“Con questa nomina” – ha affermato il sindaco di Maruggio – “ampliamo la famiglia delle Pari Opportunità. Siamo tra le prime Province italiane a istituire questa figura che, tra le altre cose, vigilerà la funzionalità dei servizi di assistenza e di informazione resi alle persone con disabilità, l'assenza di barriere architettoniche e della comunicazione indirizzata a persone portatrici di disabilità sensoriale nonché intellettivo-relazionale, potendo segnalare anche alle altre competenti autorità eventuali violazioni dei servizi.

Anna de Florio” – ha aggiunto l’attuale capo dell’amministrazione di via anfiteatro – “è stata scelta per il suo rilevante impegno nel campo dell’associazionismo e del volontariato e soprattutto per rappresentare le difficoltà dei soggetti fragili e di tutte le associazioni che tutelano i diritti dei disabili della provincia jonica”.

Durante l’incontro avvenuto questa mattina nella Presidenza della Provincia, la neonominata garante dei diritti della persona disabile ha potuto conoscere la Consigliera di Parità Gina Lupo, Stefano Semeraro, dirigente provinciale e Sabrina Pontrelli quale componente di supporto all’ufficio Pari Opportunità.

“Ho trovato un bel clima di collaborazione” – ha dichiarato Anna de Florio – “sono contenta di lavorare in sinergia con la Consigliera di Parità con la quale ci siamo scambiate già delle buone idee su qualcosa che potremo realizzare insieme a breve.

Sono onorata di questa scelta e volevo ringraziare – ha concluso la garante - il vicepresidente Longo e il consiglio provinciale tutto per aver espresso all’unanimità parere favorevole alla mia nomina.”

 

Ha sollevato reazioni fortemente critiche la frase pronunciata ieri al vertice al Mise, sull’ex Ilva, con i ministri Giancarlo Giorgetti e  Andrea Orlando, dall’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, circa la continuità dell’area a caldo del siderurgico che comprende cokerie, altiforni e acciaierie. Ha detto l’ad Morselli: “Noi non siamo per la chiusura dell'area a caldo. È il cuore del sistema azienda e vitale per Genova, Novi e diversi altri siti produttivi di Acciaierie d'Italia. Stiamo cercando risorse finanziarie perché l'area a caldo vada al massimo, ovviamente nel rispetto dei vincoli ambientali”. Per Vincenzo Di Gregorio, consigliere regionale Puglia del Pd e vice presidente della commissione Sanità, “c’è una sola cosa che dovrebbe andare al massimo ed è la difesa della salute dei lavoratori del centro siderurgico e dei tarantini. Lo chiese dieci anni fa la Procura di Taranto con l’inchiesta Ambiente Svenduro, lo hanno ribadito i giudici della Corte d’Assise e della Corte Europea dei diritti dell’uomo con i loro pronunciamenti”. “Ricordo che due mesi fa - prosegue Di Gregorio - la Corte d’Assise di Taranto ha sonoramente bocciato la richiesta di dissequestro degli impianti dell’area a caldo avanzata da Ilva in amministrazione straordinaria perché lo stato degli impianti e gli interventi riguardanti il Piano ambientale Aia 2012, non consente di ritenere in alcun modo superato il presupposto legittimante il sequestro preventivo”. 

 

Per Michele Mazzarano, consigliere regionale Puglia del Pd, “ascoltando  l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, sembra quasi di avere di fronte una fabbrica diversa da quella tarantina”. “Si parla di fabbrica sana che invece continua a manifestare problemi di liquidità tanto da richiedere un sostegno pubblico - evidenzia Mazzarano -. Si parla di investimenti tecnici per un totale di 1 miliardo e 200mila euro e la volontà di riportare la produzione ai livelli massimi, cioè agli 8 mln di tonnellate annui senza fare alcun riferimento agli equilibri ambientali che invece vanno assolutamente ripristinati". Molto critici anche i Verdi che sono nella maggioranza del Comune di Taranto. I Verdi, in riferimento all’ad Morselli, sostengono che “le dichiarazioni si abbattono come enormi macigni sulla città di Taranto e sui suoi cittadini”. “Aumentare ancora la produzione fino a portarla ai massimi livelli quando attualmente, a circa 4 milioni di tonnellate annue, si verificano periodicamente picchi di benzene, cancerogeno certo, vuol dire ignorare gli studi scientifici e ritenere di nessun rilievo la vita di chi abita nell'area di crisi ambientale e di chi lavora all'Ilva” affermano i Verdi. Da rilevare infine che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il 27 luglio, nel discorso programmatico pronunciato per l’insediamento del Consiglio comunale, ha confermato che il Comune è per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva attraverso “un radicale cambio di prospettiva ecologica, alternativo alla monocultura dell’acciaio, con tutte le iniziative politico-amministrative proprie dell’amministrazione comunale”.

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