Un carico di dispositivi per la protezione individuale è in arrivo in Puglia su un volo cargo proveniente dalla città di Guangzhou in Cina. Si tratta di un carico per un peso complessivo di 55,7 tonnellate, un volume di 544 metri cubi, suddivisi in 6.228 colli. Nei prossimi giorni sono in programma altri voli della tipologia ‘wide body’ con materiale acquistato dalla Regione Puglia. Il volo, Boeing 777 Freighter arriverà all'aeroporto di Bari dalla Cina alle ore 16.30 circa. Secondo il manifesto di carico, ci sono a bordo: tute di protezione, occhiali protettivi, mascherine DPI, pompe per infusione, pompe per iniezione, attrezzature per barelle per biocontenimento, sterilizzatrici. Il materiale, dopo l’inventario, sarà immediatamente reso disponibile al sistema sanitario e di protezione civile regionale.

 

 I sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Cisal hanno scritto al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, per segnalare che “operatori di esercizio (autisti) sono costretti a trasportare, anche a piccoli gruppi, viaggiatori 'pendolari' che si muovono dentro la città e da e per Taranto con facilità estrema. Rappresentiamo la forte preoccupazione - scrivono le sigle sindacali al prefetto - che invade la vita dei lavoratori e soprattutto delle loro famiglie ogni qualvolta si recano al lavoro responsabilmente, con spirito di abnegazione e rispetto verso chi utilizza il mezzo pubblico per necessità”. In particolare, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Faisa-Cisal chiedono al prefetto “di predisporre controlli mirati e capillari su tutto il territorio della provincia di Taranto per salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’utenza costretta ad utilizzare il trasporto pubblico locale per evidenti e inderogabili esigenze previste dal Dpcm”. 

 I ricarichi applicati dalle tre aziende baresi indagate per manovre speculative sulle merci, in relazione alla commercializzazione di dispositivi di protezione individuale alle aziende sanitarie pugliesi, non erano inferiori al 100% e potevano raggiungere anche il 4.100%. Lo ha ricostruito il gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza, che ha condotto le indagini su disposizione del procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi. Stamattina i finanzieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo nelle aziende 3MC, Penta e Aesse Hospital. Gli investigatori hanno ricostruito i vari passaggi, scoprendo che la 3MC acquistò nell’ottobre 2019 da un fornitore cinese (estraneo alle indagini) oltre 127.000 mascherine filtranti FFP3 al costo di 0,36 euro. Nello scorso mese di marzo le stesse mascherine sono state rivendute alla Penta, al prezzo 6 euro ciascuna e rivendute alla Aesse Hospital a 12 euro. Secondo quanto appurato dagli investigatori, quest’ultima società avrebbe ceduto le mascherine filtranti alle aziende sanitarie a prezzi oscillanti tra i 18 e i 20 euro al pezzo.

Le restrizioni del coronavirus impongono a Taranto di rinunciare a giorni attesi tutto un anno: quelli della Settimana Santa. Con le storiche processioni dell’Addolorata e dei Misteri e con i “perdoni” nelle strade della città, confratelli del Carmine che, scalzi e incappucciati, si recano a pregare agli altari della Reposizione (i Sepolcri) nella serata del Giovedì Santo. Solo negli anni ‘40, durante la seconda guerra mondiale, Taranto ha dovuto rinunciare ai suoi riti che richiamano per alcuni aspetti quelli di Siviglia. Ed eccetto la parentesi della guerra, mai i riti della Settimana Santa sono stati fermati a Taranto. Anche in caso di maltempo - ed è accaduto più volte - è capitato che gli orari di avvio venissero posticipati, anche di qualche ora, ma mai le processioni sono state annullate. Col Coronavirus, però, non si poteva fare diversamente e le confraternite dell’Addolorata e del Carmine ne hanno preso atto già da giorni. 

 

Oltre al divieto di manifestazioni pubbliche, va detto che i Riti di Taranto si svolgono in una cornice di folla, con migliaia e migliaia di persone - tra cui tantissimi turisti - che ininterrottamente dalle 15 del Giovedì Santo sino alle 9 del Sabato Santo, notti comprese, affollano prima le strade della città vecchia e poi quelle del centro. Le stesse processioni dell’Addolorata la notte del Giovedi Santo e dei Misteri del Venerdì Santo (quest’ultima nel 2015 ha compiuto 250 anni) vedono una importante partecipazione di confratelli dell’Addolorata e del Carmine vestiti con l’abito di rito, con i simulacri portati a spalla con una lentissima andatura. Ciascuna delle due processioni dura infatti più di 15 ore. Quest’anno, nelle ore in cui i riti avrebbero dovuto svolgersi, le due confraternite tarantine ricorreranno a varie dirette streaming e sui canali social dalle chiese di San Domenico e del Carmine - che resteranno a porte chiuse - dove si recherà l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro. Sarà egualmente assicurata - ma senza alcuna presenza in chiesa - la celebrazione della liturgia del Giovedi e Venerdì Santo. In una lettera ai confratelli del Carmine - più di 2 mila -, il priore Antonello Papalia scrive che “i perdoni della Settimana Santa 2020 indosseranno i paramenti liturgici dei sacerdoti, i camici dei medici, le tute degli infermieri e degli operatori ospedalieri, le divise delle forze dell’ordine, dei supermercati, le tute degli operatori ecologici”. “Non pregheranno le loro intenzioni - prosegue Papalia - ma si prenderanno cura dei malati, degli anziani. Quest’anno vestiranno abiti diversi ma vivranno, come sempre, nella certezza della Resurrezione e della nostra rinascita”.La Settimana Santa, oltre ad essere tradizione sentitissima a Taranto, è anche un momento identitario della città. Il Comune di Taranto, con l’assessore alla cultura, Fabiano Marti, d’accordo con le due confraternite, ha deciso che “manderà in filodiffusione, sia nei pressi del Carmine che nella città vecchia, le marce funebri che da sempre accompagnano le processioni. Un modo - si afferma - per far vivere l’atmosfera ai tarantini anche in questo periodo difficile per tutti”. “Non poter vivere come ogni anno i riti della Settimana Santa è una grave perdita per Taranto sia dal punto di vista religioso e della tradizione che da quello economico”, ha dichiarato l’assessore Marti. 

 

 
“Un’altra bella testimonianza di solidarietà ci arriva dal nostro Sprar Siproimi”, a raccontarcelo è l’Assessore ai Servizi Sociali Gabriella Ficocelli. 
In questi giorni di grande sofferenza nazionale, siamo tutti chiamati a stare a casa o ad impegnarci per arginare le tragiche risultanze causate dalla diffusione del virus COVID19. La Cooperativa Sociale Giovanni Paolo II di Taranto unitamente e grazie alla volontà delle famiglie beneficiarie inserite nel progetto HOME SPRAR SIPROIMI TARANTO, sotto la gestione dei Servizi Sociali, hanno realizzato manualmente 120 visiere protettive D.P.I. destinate al personale medico ed infermieristico dell'Ospedale S.G. MOSCATI di Taranto.  
Le famiglie di profughi e rifugiati, presenti sul nostro territorio all'interno del progetto SPRAR, hanno inteso così ringraziare medici ed infermieri per lo sforzo profuso a favore dell'intera comunità. Le 120 visiere sono state consegnate nei giorni scorsi al Prof. Giancarlo D'Alagni  primario del Reparto di Pneumologia dell'Osp. Moscati di Taranto  direttamente da Marcello Caracciolo, Direttore di Progetto dello Sprar. L’Amminstrazione Melucci ringrazia la Cooperativa Giovanni Paolo II e gli ospiti dello Sprar per questo bell’esempio di collaborazione”, conclude l’Assessore Ficocelli.

di Ingrid Iaci

Largamente anticipato nei giorni scorsi, il Dl Scuola ha incassato il via libera in seno al Consiglio dei Ministri. Due sono gli scenari possibili, tutto dipenderà dal rientro o meno a scuola entro il 18 maggio. Ipotesi, quella del rientro a maggio,  che la stessa Azzolina ritiene poco probabile, come ha fatto sapere intervenendo a che  “Che tempo che fa”, d’altronde la ministra ben conosce la realtà delle classi-pollaio nelle scuole italiane dove sarà davvero difficile mantenere il distanziamento sociale tra gli alunni e tra alunni e insegnanti. 

Qualunque sia la data della ripresa questa è una questione che andrà in ogni caso risolta entro settembre, per l’inizio del nuovo anno scolastico, che coinciderà con l’approssimarsi della stagione autunnale quando, come è noto, cominciano a manifestarsi i virus influenzali, soprattutto se per quella data come pare non sarà ancora disponibile alcun vaccino per il cironavirus.

Ad ogni modo, per quest’anno gli studenti saranno tutti promossi ma “non vi sarà alcun 6 politico”, ha precisato la ministra alla Pubblica Istruzione, né l’ammissione all’esame sarà garanzia di conseguimento della maturità.

Lo svolgimento degli esami di terza media e di maturità, resteranno una “cosa seria”, anche se saranno notevolmente semplificati. Parola di ministro! 

Se si dovesse tornare a scuola il 18 maggio, il 17 giugno i maturandi sosterrebbero la prova di italiano, a carattere nazionale e cioè uguale per tutti, mentre per loro la seconda prova verrebbe confezionata dalla commissione composta da docenti interni con un presidente esterno, in base alle attività svolte durante l’anno scolastico. A fine giugno, inizierebbero gli esami orali.

Per gli esami di terza media - si legge nella bozza "è prevista l'eliminazione di una o più prove rimodulando le modalità di attribuzione del voto finale". 

Quindi avremo una versione “light” dell’esame conclusivo, con molta probabilità ridotto al solo colloquio.

Ma considerando più probabile l’ipotesi del non rientro in aula, per la maturità è previsto il solo colloquio in modalità da remoto e salteranno gli esami di terza media che saranno sostituiti dalla presentazione da parte di ciascun candidato di una tesina interdisciplinare.

In entrambi i casi, rimane un grosso nodo da sciogliere, e cioè in che modo far partecipare agli esami in modalità streaming anche quegli studenti che già dall’inizio del lockdown sono rimasti esclusi dalla Didattica A Distanza (DAD) per mancanza di computer propri o di connessione ad internet e che a fine anno avrebbero ancora il problema di come accedere a queste forme alternative di esame.

Il ministro Lucia Azzolina, a questo proposito, nel corso della diretta andata in onda sulle reti nazionali, a fine Consiglio dei Ministri, ha annunciato lo stanziamento di circa 85 milioni di euro per l’acquisto di tablet e supporti tecnologici al fine di superare il cosiddetto “digital divide”: il divario, cioè, esistente tra studenti privilegiati perché in possesso e capaci di maneggiare tutti i nuovi sistemi tecnologici e quelli meno fortunati, per i quali, in questa situazione di emergenza estrema risulta davvero difficile stare al passo dei compagni nello svolgimento dei programmi didattici.

Ragazzi ai quali, di fatto, viene negato il diritto costituzionale all’istruzione. Si tenga presente che stiamo parlando di circa un terzo della totalità degli studenti.

 Il dibattito tra addetti ai lavori, insegnanti e genitori, è più che mai aperto. 

 

 ArcelorMittal ha convocato per domani alle 12 i sindacati. La convocazione nasce dalla richiesta che le stesse sigle metalmeccaniche hanno fatto oggi all’azienda, al responsabile del personale, Arturo Ferrucci. L’incontro di domani verterà su sull’approvvigionamento di mascherine FFP2, FFP3 e Abek FFP3, nonche “sul numero di personale diretto e di appalto presente in stabilimento”, sui dispositivi di protezione individuale e sulle ”sanificazioni necessarie”. Le sigle metalmeccaniche chiedono anche un approfondimento “sugli attuali assetti impiantistici”. Non si parlerà del ricorso alla cassa integrazione Covid 19 che l’azienda ha chiesto per nove settimane per 8173 addetti dello stabilimento di Taranto come tetto massimo. Fonti sindacali spiegano che questa cassa integrazione può anche essere attivata unilateralmente dall’azienda senza accordo sindacale e poiché sono già passati i tre giorni successivi alla comunicazione, nei quali non c’è stato incontro tra le parti, la cassa per Covid 19 è di fatto cominciata in ArcelorMittal. A fine marzo l’incontro non si è più svolto perché sindacati e azienda si sono ritrovati in disaccordo su una questione preliminare, ovvero i numeri di forza lavoro da prevedere per l’ingresso in stabilimento. Questione su cui è poi intervenuto il prefetto di Taranto con un proprio decreto. 

 

Marinaro (Confindustria): l’azienda continua a non pagare le imprese

 Malgrado insistenti sollecitazioni, ArcelorMittal a Taranto continua a non pagare le imprese dell’indotto-appalto siderururgico che stanno comunque continuando a lavorare per le necessità della fabbrica. Lo denuncia Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto. "Pagare fornitori e clienti mostrando per primi senso di responsabilità: è stata questa - afferma Marinaro - l'esortazione del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a tutto il sistema industriale italiano”.

 

 Ma “contestualmente - rileva Confindustria Taranto - l'indotto ex Ilva di Taranto continua ad essere da mesi, malgrado continui ad assicurare correttamente lo svolgimento dei lavori per Ami, in sofferenza a causa di commesse non pagate”. Per Confindustria Taranto, quella del presidente Boccia è “un’esortazione che trova fondamento nella responsabilità sociale che ogni realtà produttiva deve dimostrare di assumere per continuare a far girare un'economia bruscamente sospesa e che rilancia fortemente il concetto di dignità delle imprese e contestualmente di fiducia da continuare ad infondere, anche nelle congiunture difficili, ai propri stakeholders”.  “Nel momento più critico della nostra storia - afferma Confindustria Taranto - non possiamo che far nostra questa esortazione, ed auspicare che, con l'impegno di tutti e con le misure messe in campo dal Governo centrale, questo circolo virtuoso non si interrompa. Mai come in questa fase - dice Confindustria Taranto - riteniamo infatti che il dialogo fra committente e fornitore debba rispondere ai criteri di correttezza e puntualità imposti da un rapporto contrattuale e non essere condizionato, come purtroppo spesso accade, da eventi esogeni. Il nostro riferimento ad Arcelor Mittal Italia, in questo senso, è tutt'altro che casuale”. 

 Intervento salvavita di Chirurgia toracica all’ospedale di Taranto, Santissima Annunziata, nonostante strutture e personale siano in gran parte focalizzati sull’emergenza Coronavirus. Asl Taranto annuncia che una giovane donna di Brindisi è stata trasportata a Taranto presso la Rianimazione e Terapia Intensiva “in seguito all’insorgenza di febbre ed insufficienza respiratoria grave”. Le indagini preliminari eseguite dall’equipe, spiega Asl, “documentavano la presenza di abbondante pus che dal collo scendeva completamente nel torace, un quadro clinico drammatico - si sottolinea - tale da causare frequentemente il decesso del paziente (85% dei casi)”. Immediatamente la giovane paziente “veniva sottoposta ad un delicatissimo intervento chirurgico d’urgenza” spiega Asl.

    In particolare, i chirurghi toracici Rocco Leggieri (responsabile di Chirurgia toracica) e Domenico Caporale, coadiuvati dagli otorinolaringoiatri Fabio Carducci ed Emanuele Carrozza, dall’anestesista Paola Perniola e dal gruppo infermieristico di sala operatoria, “hanno sottoposto la ragazza ad intervento chirurgico di “esposizione totale del mediastinico anteriore e posteriore con drenaggio del diffuso ascesso, empiemectomia con decorticazione pleurica sinistra, drenaggio del voluminoso ascesso faringeo”. Inoltre - spiega Asl Taranto - si è reso necessario l’ausilio del dottor  Delio Monaco di Radiologia Interventistica e del monitoraggio seriato mediante Tc torace “low-dose” presso Radiologia”. L’intervento è riuscito, conclude Asl Taranto, e “la paziente è stata dimessa a domicilio con il completo ritorno alle normali attività”.

di Ingrid Iaci
Il presente ci ha colto di sorpresa e il futuro ci sembra un’incognita.
Tanti di noi stanno aspettando la fine del lockdown, quasi un interruttore che non si vede l’ora di spegnere per lasciarsi alle spalle questo brutto momento; ma temo che il futuro che ci aspetta non somiglierà neanche lontanamente al passato che abbiamo appena interrotto.
I più sognano viaggi, cene nei ristoranti o una semplice colazione al bar; per non parlare dei professori e degli studenti che non vedono l’ora di tornare nelle loro aule.
In questo contesto, guardare l’Oriente che ci anticipa di un mese e mezzo, significa guardare al nostro futuro.
Stando a quanto riportato dai corrispondenti esteri delle tv nazionali, il dopo non sarà un ritorno alla vita di prima, le mascherine, tanto per fare un esempio, diventeranno un’abitudine, come indossare un foulard o una sciarpa. 
Cina, Hong Kong, Shangai, Singapore e Corea del Sud, è stato fondamentale per questi paesi l’utilizzo della tecnologia nella lotta al coronavirus. 
Le app QR code sono utili esempi da prendere in considerazione, l’Italia lo sta già facendo tanto è vero che sono già al vaglio del Governo tutte le probabili metodologie.
In parole semplici si tratterà di applicazioni (in gergo app) da scaricare sui telefonini per:
  1. Controllare la popolazione per obbligare i positivi a restare a casa (con geolocalizzazione via app) e impedire agli altri di violare le misure (con droni ad esempio, che cominciano a essere sperimentati anche in Italia)
  2. Tracciare gli spostamenti dei positivi (con app ad hoc, dati di rete cellulare…) in modo da identificare le persone con cui sono entrati in contatto e isolarle a loro volta
  3. Fare una mappa dei positivi utile alla popolazione e alla protezione civile.
 
Nei Paesi orientali , però, l’approccio è stato sicuramente coerente con la propria storia, cultura ed infrastruttura e il fattore “tempo” ha avuto una valenza strategica anche nella scelta delle giuste tecnologie di controllo da applicare. 
 
Singapore, ad esempio, a seguito di altre epidemie come l’ultima da aviaria, ha istituito il National Centre for Infectious Diseases NCID: un’istituzione che negli anni non ha perso forza e capacità ma ha saputo fare tesoro dell’esperienza utilizzando le più avanzate tecnologie e mantenere vigile il controllo ed i sistemi di allerta.
La rapida mobilitazione di Singapore è stata in netto contrasto con la Corea del Sud e il Giappone, anch’essi vicini alla Cina e dotati di sistemi sanitari avanzati.
 
Il governo della Corea del Sud si è, invece, concentrato su test di un gran numero di persone nel tentativo di identificare gli “hotspot” delle infezioni, oltre a incoraggiare il distanziamento sociale. 
Ma questo Paese, nonostante la cultura digitale e le tecnologie avanzate, rimane un paese dalle forti contraddizioni: la famiglia, l’approvazione della comunità sono al contempo un limite e in questo caso “l’utilizzo più o meno volontario del governo ha dato una spinta all’osservanza del confinamento”, come ha scritto Ogan Gurel, medico e scienziato coreano, illustre esponente della comunità scientifica internazionale.
Il governo sta inoltre ancora utilizzando un’app per smartphone per garantire che le persone restino a casa quando gli è stato ordinato di mettersi in quarantena.
Le autorità hanno, quindi, attivato una serie di messaggi che descrivono dettagliatamente i movimenti di persone infettate da Covid-19, suscitando vergogna pubblica e “chiacchiericcio”.
Sebbene intesi come un servizio sanitario pubblico – i risultati stanno alimentando lo stigma sociale e in alcuni casi, portando alla speculazione sugli affari extraconiugali.
Chi infrange questo confinamento viene messo nelle condizioni di vergogna davanti alle proprie famiglie e ai datori di lavoro molto severi sull’onorabilità dei propri componenti e dipendenti.
Non vengono diffusi nomi o altro, ma brevi messaggi di testo dove viene descritto l’affaire (una scappatella o un comportamento anomalo) in così minuziosi dettagli che le persone si riconoscono, o si vedono nella stessa situazione e per la paura riducono o si autolimitano sentendosi “osservati”.
Una gigantesca telenovela che sta inorridendo e appassionando il popolo coreano; a questo punto c’è da chiedersi se la vergogna e lo sdegno sapranno produrre più risultati del controllo coercitivo. Staremo a vedere.
 
Infine c’è la Cina la cui risposta al virus ha incluso l’allontanamento sociale, oltre un mese di blocchi in tutta la città di Wuhan e delle aree circostanti, un ampio monitoraggio pubblico dei cittadini, nonché vari metodi di punizione e premi per incoraggiare l’adesione a tali misure.
Gli esperti affermano che per contenere il contagio, la Cina ha sfruttato e al tempo stesso perfezionato, un sistema di sorveglianza di massa già fortemente basato su tecnologia, big data, intelligenza artificiale. 
 
Certamente l’Italia nel considerare quale applicazione potrà essere la migliore per contrastare e contenere il contagio nel post-lockdown, nel rispetto della sua natura garantista, dovrà primariamente tenere conto della privacy dei suoi cittadini. 
Come ha giustamente fatto notare Marco Cappato, leader dell'associazione Luca Coscioni: "le centinaia di app candidate al tracciamento COVID 19 saranno valutate senza che il Governo abbia definito quali criteri saranno seguiti per il trattamento dei dati. 
Come il carro davanti ai buoi, le app davanti alle regole. Non deve funzionare così!".
Quindi, questo del trattamento dei dati personali sta assumendo carattere prioritario, un aspetto non trascurabile, non fosse altro per non incorrere in un guazzabuglio di contenziosi che rischierebbe di far lievitare il costo già esorbitante di questa pandemia.
Un prezzo che, neanche a dirlo, ricadrebbe come sempre sui portafogli già pesantemente impoveriti dei cittadini.

 

 Asl Taranto sospende da dopodomani, 8 aprile, l’attività dell’ospedale San Pio di Castellaneta (Taranto). È il sindaco Giovanni Gugliotti ad annunciarlo protestando fortemente. Nella comunicazione Asl si afferma che in considerazione del “fisiologico rallentamento dell’attività ospedaliera” sotto Pasqua, la stessa Asl intende procedere “ad un più capillare monitoraggio di tutto il personale a vario titolo coinvolto da episodi di contagio Covid 19 (con le relative quarantene) e ad una contestuale sanificazione del San Pio”.

    Un paio di settimane fa, infatti, all’ospedale di Castellaneta, l’unico nell’area occidentale del Tarantino, si era verificato un caso di Coronavirus, che ha colpito un medico, e da qui si sono poi innestati altri casi, circa una trentina, risultati dall’esame dei tamponi effettuati (circa 500 quelli svolti per avere una mappa del possibile contagio). Asl ora precisa che da domani l’attività dell’ospedale di Castellaneta “deve intendersi sospesa”, i degenti dimessi oppure trasferiti in altri ospedali. SanitaService si occuperà della sanificazione della struttura mentre il personale ospedaliero, con la sospensione dell’attività, sarà posto in congedo ordinario se ha ancora ferie 2019 non godute e in congedo straordinario da rischio radiologico “per coloro che ne sono beneficiari”. Asl Taranto infine non esclude l’ipotesi che il personale “possa essere più utilmente integrato nei percorsi Covid presso l’hub Moscati” oppure presso il presidio post acuzie di Mottola (Taranto).

    Ha subito protestato il sindaco di Castellaneta, che è anche presidente della Provincia di Taranto. “Con dieci righe scarne - afferma il sindaco Gugliotti - mi hanno comunicato poco fa la chiusura dell'Ospedale San Pio di Castellaneta, senza indicare una data di riapertura. La nota è firmata dai vertici dell'Asl Taranto, gli stessi che non abbiamo mai visto nelle scorse settimane qui a Castellaneta, quando eravamo in piena emergenza”. “Se qualcuno - conclude il sindaco - pensa di speculare sull'unico ospedale di versante, da Massafra a Ginosa, a servizio di 150.000 cittadini, sbaglia di grosso e farà i conti con l'intero territorio”. Proprio un paio di giorni fa sette sindaci dell’area interessata al San Pio avevano scritto al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, chiedendo un potenziamento della struttura. 

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