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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1737)

Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, è all’ex Ilva di Taranto, Acciaierie d’Italia, dove sta incontrando i vertici dell’azienda. In discussione sarebbero le varie questioni che riguardano l’azienda, la cui strategicità in termini di produzione di acciaio e di sostegno alla filiera industriale italiana, specie alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina, è stata più volte sottolineata dal premier Mario Draghi.

   Uno dei problemi principali dell’ex Ilva è la crisi di liquidità dovuta alla scarsezza di moneta circolante. Carenza questa che si ripercuote sul funzionamento degli impianti, sull’approvvigionamento di materie prime e sul pagamento dei fornitori e dell’indotto. Nel vertice del 23 giugno al Mise con azienda e sindacati, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, presente anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha ipotizzato la possibilità di garanzie finanziarie dello Stato verso l’ex Ilva per circa un miliardo di euro per permettere alla società siderurgica di superare lo stato di criticità nel quale si trova. 

Avanza verso l’avvio il progetto del gruppo Ferretti per la costruzione di uno stabilimento che produrrà scafi per yacht nell’area ex Belleli del porto di Taranto. Dopo la firma dell’accordo relativo agli interventi di bonifica, messa in sicurezza e reindustrializzazione dell’area da parte del ministro per il Sud, Mara Carfagna, hanno firmato lo stesso accordo Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, e Comune di Taranto. In precedenza avevano firmato il ministero dello Sviluppo economico, quello della Transizione ecologica e la Regione Puglia. Il giro delle firme dovrà ora essere completato da Invitalia e dallo stesso gruppo Ferretti.

   Lo stabilimento di Taranto, che reindustrializza un sito dismesso dagli anni 2000, quando la Belleli costruiva le grandi piattaforme petrolifere offshore, sarà un investimento pubblico e privato per complessivi 204 milioni. La parte a carico dell’Authority è pari a circa 137 milioni. Il privato, invece, investirà in attivi materiali e ricerca  circa 62,6 milioni di euro. In programma, la costruzione di edifici e capannoni per circa 65.500 mq coperti in un'area di circa 220.000 mq. Duecento i posti di lavoro previsti. Una volta completata la parte delle firme, ministeri dello Sviluppo economico e della Transizione ecologica dovranno convocare la conferenza dei servizi in base al Codice per l’Ambiente per i successivi passaggi. 

 

Fonti dell’Authority spiegano che sullo ex yard Belleli sarà fatto un duplice intervento: di bonifica e di messa in sicurezza perimetralmente per quanto riguarda la falda. Le firme, dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, costituiscono  “l’atto che avvia il complesso iter di realizzazione del progetto”. “Parliamo di un investimento di oltre 204 milioni di euro - dice il sindaco Melucci - che farà crescere la cantieristica navale di qualità nel nostro porto. Poniamo un punto fermo in questo percorso partito durante il Governo Conte II, che ci ha visti partecipi e protagonisti nella prospettiva di offrire alla città un orizzonte economico diverso e indipendente dalla monocultura siderurgica. Ogni istituzione coinvolta ha ora ben chiari compiti e tempi da rispettare affinché, al più presto, quell’area torni a essere produttiva”.

    Per il sindaco, “questo progetto si intreccia con il generale processo di transizione che sta vivendo Taranto poiché comprende anche il completamento delle attività di bonifica che interessano l’area ex yard Belleli”. “La Regione - conclude Melucci - ha destinato risorse specifiche per questa attività segnando la ferma volontà di contribuire alla riqualificazione del territorio e al graduale affrancamento dagli effetti di politiche industriali tutt’altro che improntate alla sostenibilità”. Ferretti ha espresso un fatturato  medio negli ultimi anni di circa  700 milioni di euro ed ha 1.500 dipendenti. Ai primi di dicembre, nell’ambito della riprogrammazione delle risorse del Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto, il ministro Carfagna aveva completato la parte finanziaria pubblica assegnando 14,2 milioni di euro. Ad aprile scorso è infine arrivato il via libera da parte della Corte dei Conti con la registrazione dell’atto. 

“Il piano di decarbonizzazione si sviluppa su un decennio, 2022-2032, e prevede un investimento di oltre 5 miliardi e mezzo di euro circa”. Lo ha detto oggi il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, a proposito della trasformazione del polo siderurgico ex Ilva di Taranto, nell’audizione davanti alle commissioni Bilancio e Attività produttive della Regione Puglia. Degli oltre 5 miliardi, ha detto Bernabè, “800 milioni circa sono destinati alla produzione di energie rinnovabili e idrogeno verde che non necessariamente deve far parte del nostro core business ma nelle circostanze attuali riteniamo che, perlomeno all’avvio, deve essere previsto da noi”.

    Spiegando poi nel dettaglio il piano di decarbonizzazione del polo siderurgico di Taranto, Bernabè ha dichiarato che “il primo step, che è l’ottimizzazione della sostenibilità ambientale dell’area a caldo, riguarda il periodo 22-24 con la trasformazione del processo produttivo tradizionale verso la sostenibilità ambientale che consenta di attraversare questa fase verso lo sviluppo dell’introduzione del DRI senza soluzione di continuità. Per questo - ha detto Bernabè - è previsto un investimento molto importante in questa prima fase 22-24 di un miliardo e 42 milioni di euro”. “Il secondo step - ha aggiunto Bernabè - è l’elettrificazione dell’area a caldo e l’utilizzo di idrogeno come vettore energetico. Questa fase copre il periodo 24-27, prevede già la minimizzazione della CO2 attraverso il processo della cattura e soprattutto prevede l’introduzione del primo forno elettrico. L’investimento qui é molto rilevante - ha affermato Bernabé -, si tratta di 2 miliardi e 338 milioni di euro”. 

 

“Il terzo step - ha poi sottolineato il presidente di Acciaierie d’Italia - è l’estensione dell’elettrificazione dell’area a caldo nel periodo 27-29 e qui verrà realizzato il secondo forno elettrico con un investimento previsto non solo per il forno elettrico ma per tutto il contesto delle utilities e del DRI, di oltre un miliardo e 220 milioni”.

    “Il quarto step - ha aggiunto Bernabé - è il completamento dell’elettrificazione dell’area a caldo che copre il periodo 29-32 col passaggio alla fine del 2023 a soli forni elettrici alimentati in una prima fase a gas naturale e in prospettiva a idrogeno”. “Ovviamente - ha specificato Bernabè - dipenderà delle condizioni di economicità dell’utilizzo dell’idrogeno ma l’Unione Europea è molto determinata nel proseguire sulla strada dell’idrogeno e quindi fra dieci anni è verosimile che la competitività dell’idrogeno sia tale da poter essere utilizzata. Oggi non è così - ha rilevato Bernabè -, oggi abbiamo costi dell’idrogeno che sono dieci volte quelli del gas, che nell’ultimo anno é quintuplicato”. Il presidente di Acciaierie d’Italia ha poi affermato che “con una crescita della cultura dell’acciaio importante non solo nell’area di Taranto ma in Puglia, si possono costruire le basi per una verticalizzazione delle produzioni che consenta di aggiungere valore alla produzione di acciaio primario”. “ L’obiettivo che ci diamo - ha affermato Bernabè - è quello dell’occupazione ma anche della sostenibilità economica perche un’impresa che non produce utili é un’impresa che non ci sarà, perché non c’è nessuna possibilità che qualcuno surroghi, lo Stato surroghi, un’impresa in difficoltà economica”. “È importante che la base industriale della Puglia, che é importante, venga sostenuta” ha infine detto Bernabè. 

 

“Lo stabilimento deve rimanere in vita, deve continuare a produrre - ha detto Bernabè a proposito del polo siderurgico di Taranto -. L’idea che si possa chiudere lo stabilimento e lavorare sulla parte nuova, é una idea che non ha fondamento. Lo stabilimento deve vivere, produrre, generare cassa, perché con la cassa generata dallo stabilimento si finanzia una parte importante degli investimenti”. “Se si vogliono risolvere i problemi di Taranto anche dal punto di vista ambientale, Taranto deve rimanere in vita - ha rilevato Bernabè -, deve rimanere attivo, producendo acciaio ambientalmente compatibile. Lo stabilimento morto è una bomba ecologica che nessuno mai più recupererà”. “Il secondo obiettivo - ha detto Bernabè - è l’occupazione perché il potenziale di uno  stabilimento che recupera la sua competitività anche in termini occupazionali e di verticalizzazione delle produzioni, è importante”.

Le dichiarazioni del ministro Giancarlo Giorgetti dimostrano “di non essere al passo con la traiettoria dei lavori di tutte le istituzioni in relazione alla decarbonizzazione dell'ex Ilva ed alla transizione ecologica ed economica di Taranto”.  Lo dice il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dopo il question time di ieri pomeriggio alla Camera nel quale il ministro dello Sviluppo economico ha detto che “Acciaierie d’Italia deve compiere uno sforzo ulteriore per garantire idonei livelli di produzione”.     Per il sindaco di Taranto, che interviene a poche ore dal vertice di oggi alle 14 al Mise sull’ex Ilva, “ci sono sono almeno tre assunti in quelle dichiarazioni che preoccupano molto il Comune di Taranto. Innanzitutto - afferma Melucci - si chiede di spingere la produzione all'interno di un quadro di norme che, a più riprese, si sono ritenute insufficienti anche da parte degli organismi scientifici a garantire la salute di lavoratori e residenti (la vigente Aia è sotto riesame formale)”.

    “In secondo luogo - afferma Melucci - si evidenzia il fatto emergenziale legato al mercato, senza mai fornire spunti concreti su di un vero piano industriale di prospettiva e le risorse necessarie, a significare che si vuol tirare a campare e non si è interessati a risolvere seriamente le questioni della cassa integrazione, della sicurezza degli impianti, dell'indotto e ovviamente dell'ambiente (basti ricordare le manovre per sottrarre fondi alle bonifiche del territorio ionico)”. Infine, dice il sindaco di Taranto, “il ministro Giorgetti utilizza in maniera impropria l'argomento del Regolamento UE della Transizione Giusta, che può valere più di 800 milioni per Taranto, ma non per l'ex Ilva”. Per il sindaco, “quel dispositivo comunitario serve per sviluppare progetti alternativi, decarbonizzare l'area e il nostro modello economico, riqualificare la forza lavoro. In sintesi, non si può adoperare per alcun intervento sullo stabilimento siderurgico e gli enti locali vigileranno su questo”. 

Rinviata di un giorno la riunione al Mise per discutere di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Non si terrà più domani come inizialmente previsto ma il 23 giugno alle 14. Ci saranno sindacati, azienda, ministero del Lavoro, regioni sedi degli stabilimenti ex Ilva. Si dovrebbe riprendere la discussione sul nuovo piano industriale dell’azienda dell’acciaio. Presiederà l’incontro il ministro Giancarlo Giorgetti.

La nuova data - spiega il ministero - è stata chiesta espressamente dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti per poter partecipare all’incontro.

  • La richiesta è unanime e si traduce in un semplice, ma accorato appello: “Città Vecchia va aiutata. Occorre una struttura tecnica che dia supporto al processo di rigenerazione urbana e sociale del centro storico”.

 

  • Il centro storico di Taranto è un’altra storia rispetto agli altri quartieri della città, ha necessità di politiche ad hoc studiate su misura per un sistema urbano di alto valore culturale, ma purtroppo fragile, con peculiarità sociali, economiche oltre che strutturali sue proprie, non riscontrabili in nessun altro luogo della Città.

 

  • Città Vecchia affascina e seduce ed è tappa obbligata di ogni tour turistico, ma è nel contempo oggetto di critiche e osservazioni non sempre lusinghiere per lo stato di degrado e di trascuratezza che caratterizza gran parte del quartiere. Ed è questa la ragione per la quale la delegazione Confcommercio dell’Isola a distanza di qualche settimana, torna a sollecitare un maggiore livello di attenzione, lanciando l’ennesimo appello alle istituzione cittadine, dall’Amministrazione comunale e alle Forze dell’Ordine.

 

  • ‘Sicurezza e Decoro’’ rappresentano  le priorità, afferma decisa Claudia Lacitignola, presidente della delegazione Confcommercio, ed incalza: “Non possiamo attendere i tempi lunghi della politica, siamo nel pieno della stagione turistica estiva e via Duomo viene  ogni giorno attraversata da decine e decine di gruppi e di turisti, che guardano, osservano, commentano e non sempre benevolmente. E’ mortificante dover ascoltare quel refrain ‘Bella, ma peccato che … Non possiamo attendere i grandi progetti di riqualificazione che la rieletta Amministrazione Melucci senz’altro porterà avanti, si deve fare qualcosa subito, perché abbiamo pesantissimi problemi di viabilità e sicurezza. Come abbiamo già più e più volte denunciato, le moto e le auto attraversano l’isola pedonale di via Duomo senza che nessuno le fermi, manca totalmente ogni forma di controllo.”
  • Lo stesso dicasi  per la questione igiene, le vie sono maleodoranti ed  i rifiuti abbandonati ogni dove.  “Andrebbe fatta – sottolinea Lacitignola- una programmazione diversa e più puntuale del servizio di pulizia delle strade e di raccolta dei rifiuti ed effettuati  i controlli ed eventualmente elevate le sanzioni. Le alte temperature estive accentuano gli odori e rendono particolarmente critica questa situazione.” 

 

  • Ed infine l’invito al neo rieletto Sindaco Melucci, a voler prendere a cuore la situazione di Città Vecchia, e a voler riservare un  ascolto speciale alle voci di chi ogni giorno, come i commercianti ed i titolari dei bar, dei ristoranti, degli hotel e dei B&B dell’Isola, la strada con tutto il suo carico di problematiche la vivono con amore e rabbia. “Proponiamo al sindaco  Melucci, ben conoscendo l’importanza che Città Vecchia può rappresentare per la strategia di transizione ecologica ed economica dell’ecosistema  Taranto, alla base del suo programma di candidatura al governo cittadino   – conclude Claudia Lacitignola- un assessorato della Città Vecchia, perché riteniamo che Città Vecchia abbia le caratteristiche per divenire un luogo dove sperimentare con successo un nuovo modello di sviluppo socio-economico. La sua vulnerabilità può essere il suo punto di forza per innescare nuovi processi di ripartenza e di collaborazione tra pubblico e privato. Occorre però un forte impegno, supportato da una governance dedicata”

 

 

 

L’occupazione in Puglia è “fortemente caratterizzata da precariato e povertà salariale. E dove donne e giovani sono le figure più svantaggiate”. È quanto emerge dalla lettura dei dati elaborati dalla Direzione Studi e Ricerche – Applicazione di Data Science di Anpal Servizi, utilizzati dalla Cgil per restituire la condizione del lavoro oltre un approccio meramente quantitativo. Dell’oltre un milione di rapporti di lavoro attivati nel 2021, oltre l’82% è a tempo determinato a cui si somma un 10% di altre forme ultra flessibili, come apprendistato o collaborazione. Anche le cessazioni superano il milione. Con un saldo attivo di 49.423 unità dovuto al rimbalzo prodotto dalla crescita successiva all’anno della crisi pandemica. Inoltre, la durata media dei rapporti di lavoro cessati nel 2021 è stata per il 60% dei casi inferiore ai 3 mesi e addirittura inferiore ai 30 giorni per il 33%.

   Quanto ai settori, quasi il 40% dei rapporti attivati è relativo all’agricoltura, il 13% ad alberghi e ristoranti, attività prettamente stagionali, caratterizzate da bassi salari e una spiccata propensione – secondo i dati degli organismi di vigilanza – a forme di violazione contrattuale relative e salari, orari, diritti. Solo il 7% delle assunzioni riguarda l’industria, e l’attivazione di rapporti con high skill riguarda il 10% degli assunti, a fronte di una media nazionale del 25,4.

 

 In Puglia hanno più opportunità a trovare un lavoro gli over che non gli under 35, interessati da attivazioni di rapporti nella misura del 38% del totale, a fronte di un dato nazionale del 42%. Va peggio per le donne, interessate solo dal 39,2% delle assunzioni totali nell’anno 2021, dato che si abbassa al 36% per le under 35, e per le quali prevalgono profili professionali non qualificati. I dipendenti con bassa paganella regione  sono il 14,5% del totale (al 22,5% per le donne) e si può essere   poveri pur lavorando: il 22,9% (oltre 81mila persone) degli individui poveri in Puglia è occupato. Gli occupati a termine da oltre 5 anni sono oltre il 25%, al punto da trasformare la condizione di precarietà come permanente; gli occupati sovraistruiti rispetto alle mansioni svolte sono il 14,2% (con una differenza tra maschi, 9,3%, e femmine, 22,9%). La condizione complessiva, dunque, spiega la Cgil, “spinge alla sfiducia, testimoniata dalla mancata partecipazione al lavoro che supera di poco il 30% (37,5% per le donne) e dal numero di Neet che sono il 30,6%”. 

Sull’ex Ilva, il 22 giugno “Governo e proprietà decidano cosa vogliono fare, perché è stata raggiunta un’intesa di cui noi non siamo a conoscenza. Ormai siamo ai segreti di Stato negli accordi tra ArcelorMittal e il Governo”. Lo ha detto oggi a Taranto il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, dopo la riunione del coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm, in relazione all’accordo di fine maggio scorso che ha prorogato di due anni l’attuale contratto tra Ilva in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia, ArcelorMittal e a Invitalia (questi ultimi due partner privato e pubblico nella stessa Acciaierie d’Italia).

   “Il Governo deve poi decidere - ha aggiunto Di Palma - se nel nostro Paese siamo difronte ad una transizione che riguarda la siderurgia, e di cui il punto centrale è questo gruppo, oppure se siamo ad una dismissione della siderurgia in Italia. Quello che sta succedendo negli impianti - ha sostenuto De Palma -, lo hanno detto i delegati di tutti gli stabilimenti, di qualsiasi organizzazione sindacale, è che la gestione, dal punto di vista degli impianti, della salute e sicurezza, della produzione, presenta condizioni inaccettabili”. 

 

 “Il punto - ha sostenuto De Palma - è non perdere tempo perché la scelta che sta facendo il ministro dello Sviluppo economico è quella di sfuggire al confronto. Noi chiediamo, essendo ArcelorMittal e Taranto centrali per tutto il futuro industriale del nostro Paese visto quello che sta succedendo per l’acciaio, che questo tavolo, anche per tutti i ministeri coinvolti, trovi un incontro diretto col presidente del Consiglio - ha rilevato il leader della Fiom Cgil -. È necessario che tutti i ministri, quello della Transizione, del Lavoro, dello Sviluppo economico, ma in particolare la presidenza del Consiglio, siano coinvolti e si assumano una responsabilità. Noi , quando firmiamo gli accordi, le nostre responsabilità, ce le assumiamo. Invece quelli che dall’altro lato firmano gli accordi, poi non li rispettano. La riunione di oggi a Taranto - ha affermato Di Palma - è stata importante, unitaria, con tutti gli stabilimenti del gruppo e non succedeva da tanto tempo, ed è anche un grande segnale di unita che diamo verso proprietà e governo. Non ci sono divisioni, anzi c’é un piano comune anche di iniziative e di richieste”. 

Venerdì 17 giugno 2022, alle ore 10,30, presso la Cittadella delle Imprese di Taranto - sala Monfredi, l’ODCEC di Taranto incontrerà l’Onorevole Anna Macina, Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia.

L’On. Macina illustrerà l’attuale stato dell’iter parlamentare dello “Schema di decreto legislativo recante modifiche al codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14”, la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo 15 luglio.

“Si tratta di un intervento normativo rilevante per il ruolo del dottore commercialista - afferma il presidente dell’Ordine tarantino Francesco Vizzarro - che sarà chiamato a supportare l’imprenditore nelle scelte migliori da adottare, anche in considerazione dell’attuale momento storico. Infatti, nell’ambito della riforma è previsto l’istituto della composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, in realtà già in vigore da qualche mese, che consentirà agli imprenditori di superare la situazione di squilibrio dell'impresa prima che si arrivi all'insolvenza”.

Il provvedimento risponde alle indicazioni del PNRR che colloca, tra gli ambiti di intervento prioritari, anche i provvedimenti di modifica del Codice della crisi d’impresa e dell'insolvenza.

In questo contesto i commercialisti tarantini cercheranno di evidenziare alcune criticità della nuova normativa.

 

La Fondazione Con il Sud lancia il Bando per le comunità energetiche e sociali al Sud mettendo a disposizione 1,5 milioni di euro per favorire la nascita di comunità energetiche nelle regioni meridionali, con l’obiettivo di favorire processi partecipati di transizione ecologica dal basso e ridurre la povertà energetica in cui vivono le famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà economica e sociale. L’iniziativa scade il 21 settembre 2022.

Le comunità energetiche rinnovabili sono enti giuridici composti da soggetti che, su base volontaria, si riuniscono per produrre e consumare energia elettrica pulita. Le comunità energetiche si fondano su un modello decentrato e diffuso in cui i cittadini diventano prosumers, cioè utenti che non si limitano al ruolo passivo di consumatori (consumer), ma partecipano attivamente alle diverse fasi del processo di produzione (producer) e gestione dell’energia e delle risorse garantite dal sistema di incentivi e remunerazioni previsto per la parte di energia condivisa.

"Le comunità energetiche rinnovabili sono uno straordinario strumento di democrazia partecipativa - sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione - la transizione energetica e il contrasto della povertà passano infatti per il protagonismo delle comunità locali che, in un’ottica di condivisione e collaborazione, propongono soluzioni innovative e sostenibili". 

 

 

 

 

 

 

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