Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1493)

Firmata, nell’ambito del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto, la clausola sociale. È il meccanismo che prevede la possibilità per le stazioni appaltanti delle opere del Cis, finanziate con fondi pubblici, di far assumere dalle imprese appaltatrici una quota di manodopera disoccupata del bacino dell’area di crisi di Taranto. Lo annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mario Turco. “Ringrazio le stazioni appaltanti - dice - che hanno sottoscritto l’atto d’impegno per l’applicazione della clausola sociale premiale a sostegno delle imprese locali e dei lavoratori svantaggiati dell’area di crisi di Taranto". 

 

 "Una proposta - spiega Turco - che avevamo condiviso con le parti sindacali e datoriali per sostenere l’economia del territorio, in considerazione degli ingenti investimenti che il Governo ha destinato al processo di riconversione di Taranto”. Per lui, “ora, però, è necessario istituire a Taranto un Osservatorio per monitorare la sua corretta applicazione, affinché nelle future gare di appalto, nel perimetro del Contratto Istituzionale di Sviluppo, vengano realmente rispettati una serie di criteri introdotti a salvaguardia dell’ambiente, come il principio premiale della filiera corta e delle forniture a Km zero, nonché a sostegno dell’aspetto sociale, come l’assunzione di lavoratori svantaggiati e utilizzo di giovani professionisti e start-up innovative locali”. “La clausola sociale - rammenta Turco - è contemplata dagli articoli 6 e 9 del decreto legge n1/2015, ma non è mai stata applicata in maniera sistematica. Di fatto avrebbe dovuto vincolare le stazioni appaltanti del Cis a introdurre modalità di coinvolgimento delle imprese e dei lavoratori locali in un'area particolarmente interessata da una crisi economica e lavorativa senza precedenti. Ora, con la firma dell’atto d’impegno e l’istituzione di un Osservatorio, intendiamo attivare un percorso virtuoso di sostenibilità circolare-territoriale, con inevitabili ripercussioni positive sulle imprese e sull'occupazione locale”. 

“È stato riavviato ieri sera l’altoforno 2 dello stabilimento siderurgico tarantino, che era stato oggetto di una fermata nel marzo dello scorso anno per consentire l’esecuzione delle attività di adeguamento alle prescrizioni richieste dal Tribunale di Taranto”. Lo annuncia oggi pomeriggio in una nota ArcelorMittal Italia.  “Stamattina - afferma l’azienda - la prima colata. Lo stabilimento di Taranto è tornato così in produzione con un assetto a 3 altiforni (Afo 1, Afo 2 e Afo 4) e le due acciaierie in marcia”. Alla nota ufficiale di ArcelorMittal Italia va comunque aggiunto che nelle prossime settimane l’azienda fermerà comunque l’altoforno 4 per sottoporlo a manutenzione straordinaria tra marzo ed aprile come comunicato anche ai sindacati. Sull’altoforno 2, che era stato fermato 10 mesi fa circa, sono state ultimate e collaudate tutte le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria dopo un incidente mortale di giugno 2015 al fine di aumentare la sicurezza del campo di colata. Le prescrizioni riguardano l’installazione di tre macchine: campionamento automatico della ghisa, massa a tappare e massa a forare. Due delle tre nuove macchine, erano già state ultimate alla fine del 2020, l’ultima, invece, è stata finita e collaudata pochi giorni fa. 

 

Rispetto alla data comunicata inizialmente da ArcelorMittal, cioè fine gennaio 2021, l’altoforno 2 è stato riavviato con qualche giorno di ritardo perché è stato necessario effettuare ulteriori test tecnici prima del definitivo via libera. L’intervento relativo alle nuove prescrizioni è stato totalmente fatto da Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, con un investimento complessivo di circa 10 milioni. Nei mesi scorsi, a causa del Covid, Ilva in as aveva ottenuto dalla Magistratura di Taranto una dilazione rispetto alle scadenze temporali previste per l’ultimazione degli interventi sull’altoforno 2. In base alla nuova tabella di marcia, i lavori sull’altoforno 2, come ultima opera da installare, si sarebbero dovuti concludere a marzo 2021 ma Ilva in as gli ha ultimati in anticipo, cioè a gennaio. Va inoltre detto che l’altoforno 2 è stato tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 di uno scontro tra il giudice che aveva allora il caso (Francesco Maccagnano) e Ilva in as. Il magistrato per due volte negò la facoltà d’uso dell’altoforno 2 a Ilva in as e questa dovette ricorrere al Tribunale del Riesame che accolse il ricorso della società proprietaria dell’impianto. I tre altiforni e le due acciaierie (l’acciaieria 1, quest’ultima rimessa in marcia nei giorni scorsi anch’essa dopo uno stop di circa 10 mesi, dovrebbero consentire quest’anno ad ArcelorMittal Italia di affrontare la risalita produttiva passando dai circa 3,3 milioni di tonnellate di acciaio dell’anno scorso, il livello più basso della storia della fabbrica, a 5 milioni di tonnellate. Questi 5 milioni sono il primo step del nuovo piano industriale ArcelorMittal Italia-Invitalia (nuova società per la quale giorni fa è giunto il via libera dell’Unione Europea) che a regime, cioè nel 2025, vedrà la fabbrica produrre 8 milioni di tonnellate, con un parco impianti che contempla sia l’altoforno 5 (inattivo dal 2015 e da rifare),sia il nuovo forno elettrico. Quest’ultimo assicurerà 2,5 milioni di tonnellate sul totale di produzione a regime. 

 L’ok di Bruxelles, Commissione Europea, giunto oggi all’accordo tra ArcelorMittal Italia e Invitalia raggiunto lo scorso 10 dicembre, ha due effetti immediati: mette in pista la nuova società pubblico-privata dell’acciaio, consentendole di operare, e permette ad Invitalia di effettuare il primo investimento nel capitale della società dell’acciaio. Il sì di Bruxelles era atteso entro il 10 febbraio e sia il Governo che ArcelorMittal e Invitalia hanno dichiarato che non c’erano problemi per ottenerlo. 

 

Lo scorso 10 dicembre, a valle di una trattativa durata alcuni mesi e dopo un primo accordo raggiunto lo scorso 4 marzo, le due società hanno stabilito che il primo investimento di 400 milioni di euro sarà effettuato da Invitalia entro il 31 gennaio 2021 subordinatamente all'autorizzazione antitrust dell'Unione Europea, che appunto è arrivata, attribuendo a Invitalia il controllo congiunto su AM InvestCo. Quest’ultima è la società di ArcelorMittal. Il secondo investimento fino a 680 milioni di euro sarà invece dovuto al closing dell'acquisto da parte di AM InvestCo dei rami d'azienda Ilva, che è soggetto al soddisfacimento di varie condizioni sospensive, entro maggio 2022, tra cui il dissequestro degli impianti siderurgici di Taranto. A quel punto, la partecipazione di Invitalia in AM InvestCo raggiungerà il 60% mentre ArcelorMittal investirà fino a 70 milioni di euro per mantenere una partecipazione del 40% e il controllo congiunto della società. Il fatto che la nuova società possa adesso operare, consente anche di riprendere il confronto che ArcelorMittal Italia, Invitalia e sindacati avevano avviato nelle scorse settimane, con due incontri, senza però entrare nel merito dei vari punti proprio perché si attendeva il semaforo verde di Bruxelles. “Dopo aver esaminato la notifica, la Commissione europea ha concluso che l'operazione notificata rientra nell'ambito di applicazione del regolamento sulle concentrazioni” e quindi “la Commissione europea ha deciso di non opporsi all'operazione notificata e di dichiararla compatibile con il mercato interno e con l'accordo SEE. 

 

La decisione è adottata in applicazione dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sulle concentrazioni e dell'articolo 57 dell'accordo SEE”. Lo scrive in una una lettera per la Commissione Europea, Olivier Guersent, direttore generale, autorizzando così  la nuova società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia. Nella lettera, la Commissione Ue afferma di aver ricevuto il 6 gennaio 2021 “la notifica di una proposta di concentrazione ai sensi dell'articolo 4 del regolamento sulle concentrazioni con cui le imprese Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa SpA ("Invitalia", Italia) e ArcelorMittal SA ("ArcelorMittal", Lussemburgo) acquisisce il controllo congiunto dell'intera AM InvestCo Italy SpA ("AM InvestCo", Italia), controllata da ArcelorMittal”. “La concentrazione - spiega Bruxelles - viene realizzata mediante acquisto di azioni”. Il piano industriale che ArcelorMittal Italia e Invitalia hanno annunciato (e sul quale c’è il via libera del Governo) prevede a regime, nel 2025, una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio, di cui 2,5 col nuovo forno elettrico da costruirsi, la tutela dei 10.700 dipendenti (prima, tuttavia, ci saranno quattro anni di transizione con la cassa integrazione a scalare) e investimenti per 1,8 miliardi. Quest’anno la società dovrebbe produrre 5 milioni di tonnellate ed effettuare investimenti per 310 milioni di euro. 

 Ilva in amministrazione straordinaria ha posto il problema dei circa 1800 dipendenti che ha attualmente in carico, di cui 1600 sono a Taranto. Il problema é stato segnalato al Mise, “ma a livello di discussione più che con un esame di merito”, secondo quanto risulta ad AGI. Tra le ipotesi che circolano, c’è un rilancio dell’incentivo per l’esodo volontario e agevolato (con aumento dell’offerta economica per chiudere il rapporto di lavoro), la stabilizzazione dell’offerta attuale che è di 85mila euro lordi, ma anche il travaso del personale in nuove attività. I 1800 sono tutti in cassa integrazione straordinaria da più di due anni non essendo stati selezionati per l’assunzione da ArcelorMittal Italia. Alcuni di loro, attraverso i sindacati metalmeccanici, hanno però impugnato l’esclusione ed hanno vinto i ricorsi con il giudice del lavoro che ha ordinato ad ArcelorMittal Italia la loro assunzione. Il sindacato Usb, per esempio, ha annunciato tra ieri e l’altro ieri di aver ottenuto l’assunzione di 3 operai inizialmente non selezionati. Il tema sarà anche al centro del confronto sugli organici che ArcelorMittal Italia, Invitalia, in qualità di nuovo socio pubblico, e sindacati devono chiudere entro fine marzo”.

 

 L’accordo di settembre 2018 tra ArcelorMittal e sindacati, a fronte di 10700 assunti da Ilva in as contro i 13mila in organico, prevedeva che dopo alcuni anni - nel 2023 - ArcelorMittal avrebbe fatto una proposta di lavoro a chi nel frattempo era ancora rimasto in cassa integrazione con Ilva in as. I sindacati ricordano che questo aspetto resta tuttora valido e fuori discussione, ma sta di fatto che nè l’accordo del 4 marzo 2020 tra Ilva in as e ArcelorMittal e rispettivi legali, nè quello del 10 dicembre 2020 tra ArcelorMittal e Invitalia, fanno riferimento al personale in carico a Ilva in amministrazione straordinaria. L’ultimo accordo di dicembre, relativo all’ingresso dello Stato nell’azienda siderurgica, prevede solo che nel 2025, quando il nuovo piano industriale sarà andato a regime, l’occupazione torni nei numeri iniziali, cioè 10700 persone nel gruppo di cui 8200 a Taranto. Dal 2021 al 2024 l’occupazione effettiva sarà invece inferiore perché ci sarà un lungo periodo di transizione con la cassa integrazione. Se ne prevedono 3mila già quest’anno. E la possibilità che la nuova società pubblico-privata possa accollarsi, oltre ai 10.700, anche i 1800 viene ritenuta difficile.  A fronte di questo scenario, ci sono dunque le ipotesi di aumentare l’incentivo per l’esodo rendendolo più appetibile economicamente  (in modo da scremare ancora la platea di Ilva in as),oppure di fermarlo a 85mila euro lordi senza farlo scendere ulteriormente. L’incentivo è infatti partito a fine 2018 con 100mila euro lordi a scalare e con la prima offerta circa un migliaio di dipendenti di Ilva in as hanno chiuso il rapporto di lavoro. “La soluzione su che fare per il personale di Ilva in as - andrà ricercata nel tavolo in corso. Una parte del personale potrà anche essere ricollocata nella società che produrrà il preridotto per l’acciaieria e che sarà esterna ad ArcelorMittal”. Intanto, una piccola quota dei cassintegrati sta lavorando alla bonifica dei fanghi di altoforno per conto di Ilva in as mentre i sindacati hanno di nuovo chiesto al Governo per tutta questa platea certezze sulla corresponsione dell’integrazione economica alla cassa integrazione che dovrebbe avvenire col nuovo decreto “Ristori”. 

Nello stabilimento Leonardo di Grottaglie (Taranto) si riprende l’attivita a marzo. Quest’ultima, che consiste nella costruzione di due sezioni di fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787, dopo un mese di chiusura collettiva con fermata della produzione, era inizialmente prevista come ripartenza dall’1 febbraio. Il rinvio lo ha ufficializzato l’azienda che ieri pomeriggio ha incontrato i sindacati. 

 

Lo slittamento della ripresa lavorativa è effetto dell’impatto che il Covid sta avendo su tutta la filiera industriale aeronautica come la stessa Boeing ha dichiarato. Il nuovo piano produttivo  di Boeing, denominato z50, ha annunciato oggi Leonardo ai sindacati, prevede 55 serie di fusoliera nel 2021 con una media di 5 al mese. Prima che scoppiasse la crisi Covid, Grottaglie produceva 12 coppie al mese ed aveva toccato anche un picco di 14. Di conseguenza, dicono le rsu aziendali dopo l’incontro con Leonardo, “il montaggio e gli enti di staff impattati dallo scarico di lavoro (ad eccezione delle ingegnerie) riprenderanno le attività il 22 marzo. Dall'8 marzo - ai aggiunge - inizia il rientro graduale in fabbricazione in base al reparto di appartenenza. Tutti i reparti verranno divisi in tre gruppi A B C”. L’azienda ha annunciato, dicono ancora le rsu, che “per quanto riguarda i 30 giorni di formazione procapite, nelle prossime settimane si concluderà il bando nazionale e si avranno i dettagli sulle modalità e tempi che verranno illustrati nelle prossime settimane in un incontro dedicato alla presenza delle segreterie territoriali”. Emerse intanto alcune criticità nel montaggio degli aerei 787. “L’azienda - annunciano i sindacati - ha comunicato  che nei siti Boeing è in corso da settimane l'ispezione sui Boeing 787 da parte dell' FAA. L’organo ispettivo sta individuando problemi nell'accoppiamento delle sezioni. Per far ciò a Charleston stanno smontando alcune parti sugli aerei finiti per effettuare questi controlli”. Le rsu concludono affermando che “servirannosettimanalmente alcuni lavoratori nel sito di Grottaglie, per fornire ricambi urgenti a Boeing e per le ispezioni delle sezioni nel sito”. A Grottaglie, Leonardo occupa circa 1300 unità. La costruzione delle due sezioni di fusoliera, cominciata più di 10 anni fa, è allo stato l’unica commessa di lavoro dello stabilimento che per la spedizione dei manufatti negli Usa (dove poi il 787 viene assemblato e ultimato) si serve dell’attiguo aeroporto. 

“Ci sarebbe un problema sul funzionamento dell’altoforno 4. Potenzialmente, da lunedì prossimo l’altoforno 4 potrebbe entrare nelle mire del custode giudiziario del siderurgico, e quindi potrebbe anche essere eventualmente fermato, perché non c’è la proroga del ministro dell’Ambiente circa l’osservanza della prescrizione ambientale”. Lo spiegano all'AGI fonti sindacali dopo l’incontro che l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha avuto questa mattina a Taranto con gli stessi sindacati.

   Il riferimento di Morselli, spiegano le fonti, è all’adeguamento dei nastri trasportatori che servono l’altoforno 4 per quanto riguarda la carica dei materiali necessari alla produzione. Adeguamento stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale alfine di contenere la diffusione delle polveri. L’azienda ha dichiarato ai sindacati di aver ottenuto la proroga circa il completamento della misura di intervento, ma, a distanza di circa un mese dalla relativa conferenza dei servizi, e nonostante le sollecitazioni, non é ancora arrivato il decreto del ministero dell’Ambiente. Di qui, dunque, per ArcelorMittal Italia, secondo quanto riferiscono le fonti sindacali, i potenziali rischi di stop cui potrebbe incorrere l’altoforno 4, uno dei due attualmente operativi a Taranto sui tre disponibili. 

 

 Per quanto riguarda, invece, l’altoforno 2, la cui ripartenza era stata annunciata per ieri dopo una fermata durata circa 10 mesi, l’ad Morselli ha comunicato oggi ai sindacati che c’è un rinvio di 24-48 ore nella rimessa in esercizio a causa di alcuni problemi tecnici verificatisi sulla macchina della “massa a tappare”. Si tratta di una delle tre nuove macchine fatte installare da Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria di tutti gli stabilimenti essendo ArcelorMittal Italia gestore in fitto, per adeguare l’altoforno 2 alle prescrizioni di sicurezza stabilite dalla Magistratura dopo un incidente mortale di giugno 2015. 

 “ArcelorMittal Italia ci ha annunciato per oggi la ripartenza dell’altoforno 2”. Lo dichiara ad AGI il segretario Uilm, Antonio Talò. L’altoforno 2 è il secondo impianto che viene rimesso in marcia dopo l’acciaieria 1, quest’ultima riattivata la scorsa settimana, seppure ad un passo ridotto, con un solo convertitore sui tre installati. Entrambi gli impianti erano stati fermati lo scorso marzo. Per crisi di domanda di acciaio, a seguito dell’emergenza Covid, e l’altoforno 2 anche per la necessità di adeguarlo alle prescrizioni di sicurezza chiesta dalla magistratura dopo un incidente mortale a giugno 2015. I lavori all’altoforno sono stati fatti da Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto società proprietaria degli impianti (dati per ora in fitto a d ArcelorMittal Italia), con un costo complessivo di circa 10 milioni di euro. La rimessa in marcia di acciaieria 1 e altoforno 2 servono a sostenere la risalita della produzione di acciaio: dai 3,4 milioni di tonnellate del 2020 ai 5 milioni del 2021.

 

- “ArcelorMittal Italia - spiega Talò - ci ha convocato perché volevano parlare di numeri. I numeri della cassa integrazione connessa al nuovo piano industriale e alla ristrutturazione. Non ci hanno riproposto il numero dei 3mila cassintegrati in quest’anno, indicato invece nelle scorse settimane dall’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri”. “All’azienda che voleva parlare di numeri - aggiunge Taló -, noi abbiamo detto: ma di quali numeri dobbiamo parlare se l’orizzonte non è ancora chiaro e se le quantità produttive non sono determinate? Eppoi, i 3mila cassintegrati che ci sono stati indicati, li riteniamo eccessivi, tanto più se c’è, come sta avvenendo, una ripartenza degli impianti”.

    “Abbiamo chiesto inoltre ad ArcelorMittal - prosegue Taló  - di assicurare l’integrazione economica alla cassa integrazione dei dipendenti perché non possiamo ancora tenere le persone, come è accaduto in tutti questi mesi, a 8-900 euro al mese. La risposta di ArcelorMittal è stata: non possiamo dire niente perché manca il nostro socio. Intendendo per questo, l’azionista pubblico Invitalia. E allora, abbiamo risposto noi - conclude Talò -, ne riparliamo quando sarete una società a tutti gli effetti”. 

“È positivo il saldo fra iscrizioni e cessazioni e, di conseguenza, lo è anche il tasso di crescita annuale. Può apparire strano, considerata la drammatica realtà che le nostre imprese vivono ogni giorno”. A spiegarlo è il presidente della Camera di Commercio di Taranto, Luigi Sportelli, commentando i dati 2020 che vedono iscritte 2.415 imprese e cancellate 1.912": "Risulta, dunque, positivo il saldo in valore assoluto con +503 unità”, segnala.

    “Anche a livello di settori - rileva ancora Sportelli - i tassi di crescita annuale hanno tutti il segno +, ad esclusione dell’agricoltura e delle attivita manifatturiere. Tuttavia il territorio ha un 'sentiment' diverso, percepisce un decadimento del sistema delle imprese ed un progressivo impoverimento. Non è sbagliato perché una nuova impresa non vale quanto una che chiude. Con quest’ultima, perdiamo valore aggiunto, occupazione, competenze e, troppo spesso ormai, tradizione. Con una nuova iscritta accendiamo una speranza, ma probabilmente ancora non la necessaria produzione di ricchezza”.

    “Gli effetti statistici delle chiusure di fine anno sono visibili pienamente con i dati al primo trimestre dell’anno successivo - prosegue - quindi oggi leggiamo i numeri di un sistema che non è crollato dal punto di vista numerico. Ad aprile 2021, potremo valutare meglio gli effetti della pandemia sul quadro imprenditoriale e fare una valutazione probabilmente più aderente alla percezione anche rispetto al valore aggiunto e all’occupazione”. In riferimento al Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto e al lavoro di coordinamento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mario Turco, Sportelli si dice però “certo che stiano già intervenendo eventi positivi con riferimento agli ingenti e crescenti investimenti previsti dal Governo per il nostro territorio. Questo farà sì che si attiverà una crescita vera e di lungo termine”. 

Ripartita oggi nel siderurgico ArcelorMittal Italia di Taranto l’acciaieria 1 dopo una fermata di circa dieci mesi. Lo conferma ad AGI Piero Cantoro della Fim Cisl Taranto. “La ripartenza dell’acciaieria 1 è avvenuta intorno a mezzogiorno con la prima colata - dichiara -. Nelle prossime ore saremo in grado di fare un bilancio di questa giornata”. L’acciaieria 1,riattivata con un solo convertitore sui tre installati, si affianca all’acciaieria 2,mai fermata, ed avrà un passo di marcia di circa 15 colate al giorno. “Oggi però - dichiara Cantoro - è difficile che si centri questo obiettivo perché la ripartenza di fatto è avvenuta nella parte finale del primo turno di lavoro cominciato alle 7. Sono quindi rimasti a disposizione secondo e terzo turno. Da domani, probabilmente, il passo produttivo potrà essere raggiunto”. “Non penso che si vada oltre le 15 colate al giorno - aggiunge Cantoro - perché sull’acciaieria 1,dopo una fermata così prolungata, cominciata a marzo 2020, non é che sono stati fatti interventi strutturali ma solo manutenzioni ordinarie, il minimo indispensabile a riaccenderla”. Cantoro infine aggiunge che ogni colata equivale a circa 400 tonnellate di acciaio liquido, “poi tolta la parte delle scorie, in relazione anche all’affinamento che si vuole fare, arriviamo a circa 370/380 tonnellate”. 

 È tornato al lavoro il primo nucleo di addetti dell’acciaiera 1 del siderurgico ArcelorMittal Italia in vista della ripartenza dell’impianto. Lo conferma ad AGI Antonio Talò, segretario Uilm Taranto. Secondo dati aziendali, in questa prima fase 86 unità riprenderanno il lavoro. La ripartenza dell’impianto dovrebbe avvenire oggi. La prima colata di acciaio è stimata per giorno 20. L’acciaieria 1 era stata fermata a marzo scorso sia per la minore produzione causata dal Covid, sia per i lavori di cui necessitava l’altoforno 2, fermato anch’esso nello stesso periodo. In questi mesi ArcelorMittal è andata avanti con una sola acciaieria, la 2, e due altiforni, 1 e 4. 

 

L’attività dell’acciaieria 1 durerà sino a febbraio, poi a marzo ed aprile sarà di nuovo fermata per i lavori all’altoforno 4. Nel piano presentato dall’azienda ai sindacati metalmeccanici, in quest’anno l’acciaieria 1 marcerà al 40 per cento delle sue potenzialità contro il 100 per cento della 2. Alla ripartenza dell’acciaieria 1, seguirà entro fine mese la riaccensione dell’altoforno 2 essendo finiti i lavori di adeguamento alla sicurezza effettuati da Ilva in amministrazione straordinaria, società proprietaria degli impianti. Per altoforno 2, ArcelorMittal stima nel 2021 una operatività al 90 per cento delle potenzialità contro il 100 per cento dell’altoforno 4 e l’85 per cento dell’1. Con questi impianti in marcia, ArcelorMittal punta a risalire produttivamente nel 2021 arrivando a 5 milioni di tonnellate. “Diversamente dall’acciaieria 1 - aggiunge Talò - per l’altoforno 2 non ci saranno richiami di personale dalla cassa integrazione, se non minimi, perché gli addetti all’altoforno 2 stavano già ruotando sugli altiforni 1 e 4 insieme agli altri lavoratori. Per gli altiforni la situazione è stata gestita diversamente”. Taló infine annuncia che a giorni arriveranno in ArcelorMittal le tute da lavoro e i dispositivi di protezione individuale che scarseggiano fortemente. Appena qualche giorno fa i delegati Uilm hanno denunciato che i lavoratori sono costretti ad usare tute sporche e inadeguate è questo nonostante l’emergenza Covid richieda il massimo di cautele.

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