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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1736)

“L’indotto ex Ilva è pronto a fermarsi. Presto la quiete sociale potrebbe esplodere a Taranto a causa di una politica miope alle annose problematiche che affliggono la metalmeccanica e navalmeccanica”. Lo dichiarano Antonio Lenoci, presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto, e Fabio Greco, presidente dell’indotto ex Ilva e vicepresidente della sezione metalmeccanica e navalmeccanica di Confindustria Taranto, dopo una riunione svoltasi oggi. “Il gruppo degli imprenditori appartenenti all’indotto ex Ilva, insieme alle sezione metalmeccanica e navalmeccanica di Confindustria Taranto, stanchi degli impegni fin qui disattesi dal Governo sul rilancio di Acciaierie D’Italia, da cui dipendono le sorti delle aziende dell’indotto, in considerazione della grave situazione venutasi a creare conseguente alla mancanza di liquidità da parte della committente, in queste ore stanno vagliando una serie di iniziative per dire basta ad ogni forma di sopruso perpetrata ai danni delle imprese del territorio” annunciano Lenoci e Greco.

 

“Non vediamo alcuna prospettiva - si legge in una nota - mancano le commesse in quanto lo stabilimento va via via spegnendosi. Di questo passo tutte le aziende presto potrebbero fermarsi, con un conseguente danno sociale che si ripercuoterà inesorabilmente su altri settori”.     Per gli imprenditori, “non abbiamo più la possibilità di pagare gli stipendi ai nostri dipendenti. L’assenza di commesse e la mancata prospettiva di futuro sta creando una situazione di instabilità che porta gli imprenditori a non poter confermare ai dipendenti  i contratti a termine attualmente in essere. E non solo, perché rischiamo seriamente di non poter pagare nemmeno i prossimi stipendi. Un problema diffuso che va oltre il perimetro di Acciaierie D’Italia ma che più in generale interessa l’intera filiera della metalmeccanica”. La richiesta avanzata è che “il Governo garantisca la liquidità necessaria ad Acciaierie D’Italia e nello stesso tempo metta dei limiti sulle spese di approvvigionamento energetico all’intera filiera industriale. Occorre rimettere in moto la produzione senza perdere ulteriore tempo”. “L’indotto tarantino, ad oggi, vanta crediti di oltre 100 milioni di euro e queste mancate entrate non ci permettono nemmeno di diversificare, aprendo a nuove opportunità - si conclude - in questo modo siamo condannati a chiudere tutti”. 

 Dei 141 interventi che costituiscono il Contratto istituzionale di sviluppo dell’area di Taranto (Cis, istituito con una legge del 2015), su 1 mld e 200 mnl di dotazione complessiva, tra riprogrammazioni e nuove risorse, attualmente sono stati impegnati circa 700 milioni di euro dei quali 535 già pagati. Il dato è emerso questa mattina nella riunione in video call del Cis Taranto presieduta dal ministro per il Sud, Mara Carfagna, presenti tra gli altri il direttore dell’Agenzia per la coesione territoriale, Paolo Esposito, che è anche responsabile unico del Cis, i rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo economico e della Cultura,  l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Alessandro Delli Noci, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete. Coinvolti anche in questa occasione i sindacati e le associazioni ambientaliste ma era presente solo Legambiente. Il Cis riguarda bonifiche ambientali, infrastrutture, portualità, riqualificazione urbana. Sul totale Cisl, commenta Mino Borraccino, consigliere del presidente della Regione Puglia per l’attuazione del Piano Taranto, “resta soltanto 6% dei progetti “incagliati” sui quali il ministro per il Sud, Mara Carfagna, ha preso l’impegno ad una rapida soluzione”. 

 

Esposito ha disposto un aggiornamento di un crono programma entro il 21 settembre degli interventi di bonifiche, mentre “i nuovi interventi proposti dalla Regione Puglia per la stazione Nasisi ammontano ad un totale di 30 milioni dei quali 23 per la stazione e 7 per la viabilità”. Per il nuovo insediamento Ferretti nell’area ex yard Belleli (il gruppo costruirà a Taranto gli scafi per gli yacht), “il Mise - dichiara ad Agi il presidente dell’Authority, Prete - ha annunciato che si è  conclusa la firma dell’accordo a fine luglio, firma che ha coinvolto i diversi soggetti interessati, ed ora si è in fase di registrazione da parte della Corte dei Conti. Subito dopo - afferma Prete - si procederà con la conferenza dei servizi per il via libera al progetto integrato di bonifica e reindustrializzazione del sito prescelto”.

    Tra quota pubblica e privata, l’investimento Ferretti ammonta a 200 mnl di euro. Infine da parte del sindaco di Taranto è stata rilanciata la necessità di procedere con l’istituzione Tecnopolo a Taranto, anch’esso previsto da una legge, e a tal fine sarà convocata una conferenza di servizi per l’accelerazione degli interventi. 

Forti disagi tra i dipendenti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, che sono negli uffici del siderurgico di Taranto dopo la decisione dell’azienda di spegnere i climatizzatori per risparmiare sui costi dell’energia. Protestano i sindacati. Oggi la Fim Cisl ha scritto al direttore dello stabilimento, Alessandro Labile, dove segnalando “l’innalzamento delle temperature negli ultimi giorni e le previsioni per i prossimi”, invita l’azienda “a riattivare da subito gli impianti di condizionamento dei luoghi di lavoro in quanto i lavoratori sono sottoposti a microclima severo senza avere la possibilità di refrigerarsi”. 

 

E anche l’Ugl metalmeccanici scrive all’azienda e chiede “il ripristino immediato degli impianti di condizionamento disalimentati al fine di evitare conseguenze negative alla salute ed al benessere psico-fisico dei lavoratori”. Ugl paventa la possibilità di rivolgersi alle autorità competenti se la situazione rimarrà immutata.

    Ugl metalmeccanici sostiene che le norme prevedono “che la temperatura nei locali di lavoro chiusi, come ad esempio gli uffici, per i quali la direzione aziendale ha predisposto la disattivazione degli impianti di condizionamento aria, debba essere compresa tra 21 e 23 gradi centigradi, temperature ben più basse di quelle che si raggiungono durante le ore lavorative nonché di quelle percepite, in considerazione della elevata umidità”. 

 

 Per il sindaco di Taranto, “il miglioramento di alcuni dati era monitorato e previsto, soprattutto per effetto dell'attuale limitato livello produttivo dello stabilimento siderurgico e di taluni interventi riferibili alla vigente Aia. Ed evidentemente è corretto che venga considerato in sede amministrativa”. Tuttavia, afferma Melucci, “si registrano anche nel corso dell'ultima estate, importanti e continui sforamenti di altre emissioni, decisamente nocive per la salute, che non consentono alcun allentamento della pressione e della sorveglianza delle attività della zona industriale, motivo per il quale non si può che tornare a sollecitare un tavolo per un accordo di programma al Governo”.

    Sulla revisione del dispositivo per il Wind Day, Peacelink, una delle associazioni ambientaliste più attive, ha inviato al sindaco di Taranto un documento in cui evidenzia “la situazione critica in cui ancora oggi versa quest'area della città vicino alla quale è sorto negli anni Sessanta il centro siderurgico”. Dunque Peacelink invita il sindaco “a continuare a prevedere nella prossima ordinanza, oltre a prescrizioni di riduzione della produzione industriale in quei giorni, anche misure efficaci a protezione della salute dei cittadini del quartiere Tamburi di Taranto. Pur non essendoci misure risolutive di fronte all'inquinamento dell'Ilva finché non sarà fermata l'area a caldo, PeaceLink - si afferma - invita tuttavia a valutare misure di prevenzione e di precauzione per la riduzione del danno sanitario che, nei prossimi dieci anni, l'Oms valuta grave (dalle 50 alle 80 morti premature evitabili) anche in caso di attuazione di tutte le prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale”. 

Edison e Saipem acquisiscono, facendo seguito agli accordi sottoscritti a settembre 2021, rispettivamente il 50% e il 10% della società Alboran Hydrogen Brindisi strumentale alla realizzazione del progetto Puglia Green Hydrogen Valley. Saipem, inoltre, detiene anche un’esclusiva per la realizzazione del progetto.

    Il progetto Puglia Green Hydrogen Valley, spiega una nota, prevede la realizzazione di tre impianti di produzione di idrogeno verde a Brindisi, Taranto e Cerignola (Fg), per una capacità di elettrolisi complessiva pari a 220 MW, alimentati da circa 400 MW di energia solare fotovoltaica. Una volta a regime, i tre impianti saranno in grado di produrre complessivamente fino a circa 300 milioni di normal metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno, destinati ad alimentare le industrie presenti sul territorio e la mobilità sostenibile, anche attraverso l’immissione nella rete gas locale.

    L’impianto di Brindisi, che si trova in una fase avanzata di sviluppo, prevede la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori con una capacità di 60 MW alimentati da un campo fotovoltaico dedicato. Il progetto è stato proposto, tra gli altri, per il bando di finanziamento europeo Ipcei (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo).

 

 L’intero progetto, coinvolgendo importanti realtà regionali tra cui l’Acquedotto Pugliese, le Ferrovie Apulo Lucane, i Distretti tecnologici e produttivi pugliesi, il Politecnico di Bari, le Università di Bari, di Foggia e del Salento, consentirà di massimizzare le sinergie con il territorio e favorire lo sviluppo di competenze per la creazione di una filiera locale.

    L’idrogeno è uno dei vettori energetici di riferimento per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalla strategia nazionale ed europea al 2030 e al 2050 e il Progetto Puglia Green Hydrogen Valley si pone l’obiettivo di accelerare la diffusione dell’idrogeno verde nel mix energetico nazionale. Il progetto, ricorda Saipem, ha una forte rilevanza a livello locale, considerando che la Puglia assorbe per il suo settore industriale più energia della media e rappresenta circa il 6% dei consumi energetici nazionali del comparto.

     “Con questo progetto - sottolinea Giovanni Brianza, ceo di Edison Next, società del Gruppo Edison - Edison conferma il suo impegno nello sviluppo di tutta la filiera dell’idrogeno verde, una tecnologia sinergica al core business dell’azienda e un elemento chiave nell’ambito del suo piano di sviluppo strategico. In particolare la società punta ad utilizzare l’idrogeno verde per sostituire i combustibili fossili nei processi industriali energivori e per rendere sostenibili i trasporti pesanti”.

     “Per Alboran questo progetto - dichiara Mattia D’Amato, director Strategy Development and Innovation di Alboran - evidenzia la perfetta sintonia tra le proprie scelte in ambito di idrogeno verde e le strategie nazionali ed europee che vanno in questa direzione. Il coinvolgimento di altri partner così rilevanti nell’iniziativa consente di sviluppare al meglio le potenzialità del modello di progetto proposto per la Puglia”. 

     “L’iniziaitva è strategica nel quadro del nostro Piano tecnologico, che prevede lo sviluppo di soluzioni 'Low Carbon' abilitanti modelli di business innovativi, e ci conferma, quindi, come partner ideale per supportare i nostri clienti nella transizione energetica e verso il Net Zero”, spiega Fabrizio Botta, chief commercial officer di Saipem. 

Questo pomeriggio alle ore 17:30 al Castello Aragonese ci sarà la presentazione del libro di Antonio Mantua, “Handbook on Maritime Shipping" ispirato agli appunti e agli studi condotti da Ruggero Giorgi, indimenticabile direttore della storica Agenzia Marittima Gennarini. Introdurrà Debora Giorgi,  a seguire Pierangelo Putzolu, direttore editoriale di Antenna Sud e direttore dei settimanali Lo Jonio e l'Adriatico, modererà l'incontro insieme ad Antonio Mantua, il Comandante del Comando Marittimo Sud, l'Ammiraglio di squadra, Salvatore Vitiello, il presidente dell'Autorità di Sistema del Mar Ionio Porto di Taranto, Sergio Prete, al Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, al Presidente di Raccomar Taranto, Giuseppe Melucci. 

“Mio padre era un uomo di mare- scrive Simona Giorgi- Genova, l'Accademia di Livorno, la Marina Militare, le compagnie passeggeri, Sidney, e infine Taranto... La sua vita è sempre stata sul mare e per il mare. Studiava, metteva a punto, migliorava... Era il suo modo di concepire il lavoro. Lui scriveva, prendeva appunti, tendeva a sistematizzare le prassi adottate. E proprio da questo suo lavoro di schematizzazione è nato, su imput del prof. Antonio Mantua, ai tempi suo affezionato collaboratore, il manuale dello shipping che noi figlie, con orgoglio, abbiamo con grande piacere voluto editare, attraverso Sirio. Si tratta di un' opera moderna e pratica che nasce per essere un utile strumento di lavoro soprattutto per i giovani che vogliano intraprendere le attività marittime, possibilmente nel porto di Taranto; un porto ci auguriamo sempre più e meglio proiettato in un futuro di crescita e di scambi di merci e di uomini, e sempre meno di tubi e minerali. Proprio come lo sognava lui. “

 

Ingresso gratuito, presentazione su Eventbrite. https://handbook_on_maritime_shipping.eventbrite.it/

“Abbiamo incontrato i dirigenti di Acciaierie d’Italia ma non ci hanno comunicato nulla sulla ripartenza degli impianti siderurgici attualmente fermi. A Taranto l’ex Ilva continua a restare per una buona parte ferma tra acciaieria 1, altoforno 2, treno lamiere e altri reparti”. Lo dichiara all’AGI Vincenzo La Neve, coordinatore di fabbrica Fim Cisl, dopo la riunione che le sigle metalmeccaniche hanno avuto col responsabile delle relazioni industriali, Pietro Golini, e il nuovo responsabile delle acciaierie, Giuseppe D’Antuono. “Abbiamo parlato solo di rotazioni del personale attualmente in cassa integrazione - rileva La Neve -. Ma l’azienda su questo punto ci ha fatto solo una timida apertura. Ha detto che verificherà quali unità dell’acciaieria 1, che oggi sono sospese dal lavoro e in cassa, possono lavorare sull’acciaieria 2, che è invece in marcia. Ma si tratta di una rotazione che interesserebbe poche unità. L’ex Ilva ha detto che devono essere formate e corrispondere alle necessità dell’impianto”. 

 

 “Su acciaieria 1 e altoforno 2, fermi da settimane e che sarebbero dovuti ripartire ai primi di settembre, Acciaierie d’Italia non ha fornito alcuna indicazione - prosegue La Neve -. I dirigenti aziendali hanno detto che stanno valutando, vedendo, ma non c’è alcuna schiarita. Anche le manutenzioni sono state ridimensionate. Forse sull’assetto di marcia del siderurgico l’ex Ilva potrebbe convocarci in settimana”.

    A Taranto la cassa integrazione è in corso da marzo scorso. Rispetto però ai cicli precedenti, che sono stati di cassa ordinaria e Covid, questa è straordinaria e durerà sino a marzo 2023. Tremila addetti è il numero massimo autorizzato per l’ex Ilva. E a Taranto, per i sindacati, sono  attualmente in cigs 2.500 addetti. Alla cassa straordinaria potrebbe però subentrare quella per il caro energia, per due mesi e scontata come oneri, che è alla base del nuovo provvedimento allo studio da parte del Governo. La siderurgia, in quanto energivora, è tra i settori ammessi.

Si associa senza indugio la Raccomar Taranto alla protesta e alle rivendicazioni poste in essere dalla Categoria degli  Autotrasportatori di Taranto a proposito della serrata  che si è tenuta alle portinerie Eni, rispetto ai contratti di affidamento, in cui  i vincitori della gara dei trasporti risultano essere ancora aziende non tarantine e in cui vige la regola del subappalto a prezzi stracciati, pur nella cosiddetta “garanzia”  territoriale.

 

Alla luce della complessa  situazione, la Raccomar Taranto - afferma Giuseppe Melucci, presidente della Sezione di Taranto, Agenti Marittimi Raccomandatari - condividendo le preoccupazioni dei trasportatori sottolinea il  grave momento di crisi che lo shipping e le stesse agenzie marittime stanno attraversando per effetto  del drastico calo dei traffici. Una crisi che mette a repentaglio le aziende e i posti di lavoro dei dipendenti con  rischio di licenziamenti a catena”.

 

Un’eventualità che purtroppo a Taranto non è più solo una probabilità, ma piuttosto una vera crisi del settore che si allarga a tutta la catena  coinvolgendo ogni categoria collegata.

Nello stabilimento  siderurgico di Taranto di Acciaierie d'Italia, ex Ilva, Ex Ilva, l'amministratore  delegato Lucia Morselli "ha dato disposizione di spegnere gli impianti di condizionamento in tutte le palazzine della fabbrica, tranne che in quelle degli impianti di produzione (pochissimi quelli ancora in marcia)". Lo dichiara il sindacato Usb che annuncia iniziative di protesta.  "L’ordine è stato dato questa mattina - si spiega -  La notizia circolava dalle prime ore della giornata di oggi  e ha trovato  nel corso della giornata conferma. Decisione questa presa per ridurre il costo dell’energia elettrica, nella totale indifferenza nei confronti di tutti coloro che sono comunque presenti all’interno degli edifici (cosiddetto personale di presidio)". "Al problema atavico del mancato cambio dei filtri dei condizionatori, oggi - afferma Usb - si sostituisce quello dello spegnimento degli impianti di condizionamento dell’aria. I lavoratori quindi o aprono le finestre e respirano le polveri inquinanti o le  tengono chiuse ma soffrono il caldo, in ambienti nei quali certamente le temperature superano i limiti raggiunti in altri luoghi". Usb parla di "inaccettabile comportamento che dà chiaramente l’idea di quanto poco sia importante per questa gestione la salute ed il rispetto delle buone condizioni di lavoro dei dipendenti". 

“Il permanere di una distanza nella posizione delle parti in merito a importanti aspetti” ma anche il “quadro economico mondiale che sta coinvolgendo anche il nostro Paese che determina una serie di incertezze previsionali già a partire dai prossimi mesi”. Queste le motivazioni che hanno portato il gruppo Motion ad accantonare il progetto di riconversione industriale dello stabilimento (da tempo fermo) del gruppo Albini a Mottola, nel Tarantino. Stabilimento che sarebbe passato dalla produzione di tessuto per camiceria di alta gamma alla realizzazione di dispositivi elettrici e meccanici per la regolazione della seduta di poltrone e divani. Le motivazioni della Motion sono spiegate dall’amministratore unico della società, Elio Ravaioli, in una lettera inviata al Mise, alla Regione Puglia e alla stessa Albini. 

 

“Dall’inizio delle nostre trattative - spiega l’azienda - lo stesso importo degli investimenti è aumentato di circa il 10 per cento per via dell’aumento delle materie prime, anche relative all’ampliamento immobiliare necessario per la finalizzazione dell’investimento”. “Ciò ci costringe a cautela nel dar seguito (allo stato) ad una iniziativa industriale in cui crediamo ancora fermamente ma che ci vediamo costretti a sospendere almeno sino alla fine del corrente anno, in attesa di poter misurare gli sviluppi e gli effetti del deterioramento del quadro macro-economico” rileva Ravaioli per Motion. L’ultimo incontro con le parti la Motion l’aveva avuto lo scorso 11 agosto e in quella sede aveva confermato il suo progetto a Mottola e il subentro ad Albini. Dati fondamentali del progetto erano circa 30 milioni di investimento, con l’utilizzo dei contratti di sviluppo finanziati dal Mise, il riassorbimento di tutto il personale, più un’ulteriore fase che avrebbe successivamente previsto la costruzione di un nuovo capannone da 5mila metri quadrati e l’assunzione di altro personale sino ad arrivare a 282 addetti.

    Il 5 settembre era in programma un incontro alla task force lavoro della Regione Puglia per un approfondimento ulteriore, ora saltato. La Regione, però, col capo della task force lavoro, Leo Caroli, ha già convocato un incontro su Albini per il 27 settembre alle 12 invitando a parteciparvi la stessa Albini, la Vertus, la società che nell’attività di scouting ha trovato Motion, i sindacati sia confederali che di categoria e il sindaco di Mottola. La convocazione del 27 è stata anche trasmessa per conoscenza al Mise. 

Allarme sulle sorti di ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, da parte di Confindustria Taranto. In una dichiarazione congiunta il presidente Salvatore Toma, uno dei vice, Vladimiro Pulpo, e il presidente della sezione metalmeccanica degli imprenditori, sottolineano che “senza risorse immediatamente spendibili non si va avanti, sia sul fronte degli investimenti ambientali e industriali, sia per i pagamenti dell’indotto e del circolante in generale”. “L’intervento del Governo contemplato all’interno del decreto Aiuti bis, che prevede lo stanziamento di un miliardo per la ricapitalizzazione, non va in questa direzione - spiega Confindustria Taranto - lasciando di fatto una situazione drammatica e su tutti i fronti, cui si aggiunge la crisi delle aziende energivore a causa degli altissimi costi del gas. Si dia attuazione, pertanto, agli stanziamenti previsti dall’accordo del 2021”. Confindustria Taranto rammenta che “la norma varata dal Governo e contenuta nel decreto Aiuti bis, annunciata i primi di agosto dai ministri Giorgetti e Orlando per il sostegno alla siderurgia e quindi per ovviare alla crisi di liquidità di Acciaierie d’Italia, che prevedeva la possibilità di sottoscrivere aumenti di capitale fino a un miliardo, continua a non convincere i vertici di Confindustria Taranto, che chiedono invece ad Invitalia, per sbloccare la situazione altamente critica, di onorare i termini previsti dall’accordo del 2021”.

 

Già in occasione della riunione convocata al Mise il 3 agosto scorso, il presidente Salvatore Toma aveva pubblicamente espresso la sua perplessità in merito ad eventuali aiuti, da parte dello Stato, che non fossero di carattere immediatamente spendibile. All’indomani dello stesso incontro, tale perplessità ha trovato purtroppo riscontro nella norma contenuta nel decreto Aiuti bis. “Mi rincresce dover dire - dice - di aver avuto ragione nel palesare i miei dubbi, in merito ai sostegni promessi dal Governo per far fronte alla drammatica situazione in cui versa lo stabilimento siderurgico di Taranto e che, pur costituendo tentativi apprezzabili di porre attenzione al problema, non risolvono la crisi in atto, ovvero non fronteggiano la situazione critica relativa al circolante, quindi anche ai pagamenti dell’indotto, e tantomeno sostengono gli investimenti, industriali e ambientali, di cui lo stabilimento necessita”. “La ricapitalizzazione – prosegue Toma  – non sblocca alcun tipo di risorse in ordina a quello di cui la fabbrica necessita in questo momento. Né servono le garanzie Sace su risorse che di fatto non vengono concesse dalle banche. E se si va avanti così tutti i propositi relativi ai processi di decarbonizzazione dello stabilimento verranno meno, perché le condizioni per produrre si fanno sempre più critiche, e a peggiorare il tutto c’è il costo dell’energia, che in tutti i casi, sia che si tratti di violenta speculazione o rialzo strutturale, porrà le aziende energivore in crisi”. Il vice presidente Pulpo aggiunge: “Non si può immaginare di poter fare andare avanti una realtà industriale complessa come l’ex Ilva se non si ottempera, come prima condizione indispensabile, all’impegno assunto in fase di contrattazione. Lo Stato avrebbe dovuto versare 800 milioni che di fatto non sono stati ancora corrisposti”. 

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