Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1493)

 

I settori per cui l’emergenza anti-Covid ha disposto la chiusura scendono in piazza. Due le iniziative in programma, la prima oggi, riguarda le imprese del wedding, la seconda domani da parte di parrucchieri, titolari di centri estetici e tatuatori. In entrambi i casi i manifestanti lanceranno il loro grido di aiuto dalla Rotonda del Lungomare di Taranto.

“Oggi- si legge in una nota di Confcommercio- da nord a sud ‘Insieme per il wedding’: l’indotto del settore  manifesta nelle piazze italiane per gridare, con una sola voce ‘Vogliamo certezze per ripartire’. Un tema quello della ripartenza e del riavvio in totale sicurezza dell’intero indotto del wedding che Confcommercio -unitamente ad AssoEventi Confindustria- ha portato da mesi sui tavoli nazionali e regionali .

Gli operatori hanno chiesto un piano ad hoc che permetta la riapertura delle sale e la realizzazione dei matrimoni in sicurezza e che consenta di pianificare con serenità gli eventi. Ora si attende che il CTS , il comitato tecnico scientifico del Ministero della Salute, metta a punto  un protocollo delle direttive da adottare per pianificare i ricevimenti di nozze.

“L’anno scorso l’emergenza sanitaria in Puglia ha fatto saltare l’85% dei matrimoni, non eravamo preparati e abbiamo perso almeno un paio di mesi, dall’ordinanza della  Regione del  15 giugno. Non vorremmo che -spiega il presidente provinciale della categoria Wedding Confcommercio, Enea Fanelli- in assenza di direttive chiare, quando la Puglia uscirà dalla zona rossa e le condizioni sanitarie consentiranno una ripresa delle attività,   si ripetesse l’identica situazione, e perdessimo  mesi preziosi per comprendere  come ripartire.  Un matrimonio non si può organizzare in poche settimane, necessita di una programmazione di almeno un paio di mesi. Ecco perché l’indotto del wedding insiste sui protocolli di sicurezza, sulla definizione di regole chiare e certe che ci consentano di ripartire con serenità.” 

La maggior parte delle  coppie che hanno scelto di sposarsi nel 2021 sono quelle che nel 2020 hanno rinviato il matrimonio, le tipologie di attività e professionalità dell’indotto sono molteplici, il settore del wedding coinvolge il commercio, l’artigianato, il turismo con fatturati ad oggi ridotti al 90%. La Puglia è una regione in forte crescita nella top ten delle mete matrimoniali, una ragione in più – sottolineano le imprese del settore- per rivendicare attenzione e la giusta interlocuzione con il Governo nazionale.

Intanto anche sul fronte Ristori, le aspettative degli operatori sono andate deluse: “I codici Ateco nello scorso decreto – conferma il presidente Fanelli – ci avevano tagliati fuori, in quest’ultimo anche il wedding è rientrato, ma riteniamo che i ristori siano assolutamente inadeguati, a compensare la seppur minima parte delle perdite.”

Domani intanto, il settore scende in piazza alle ore 10.00 alla Rotonda del Lungomare di Taranto.”

Domani, sabato. sarà la volta delle imprese del settore BENESSERE di Confartigianato Taranto scendere in piazza per scandire tutti insieme, con una sola voce "fateci riaprire..NOI SIAMO SICURI!" Sabato 27 marzo alle 10, presso la Rotonda del Lungomare a Taranto, ESTETISTE, PARRUCCHIERI e TATUATORI sono chiamati a manifestare per richiedere la immediata riapertura delle loro attività, maggiore attenzione e sostegno da parte del Governo nazionale e locale, impegno concreto dello Stato contro il dilagare incontrollato dell'abusivismo. 

 Antonio Marinaro si è dimesso oggi da presidente di Confindustria Taranto. Era stato eletto nell’estate del 2019 e le dimissioni sono state presentate al presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana. Marinaro lo ha anche annunciato con una lettera alle istituzioni locali e alla base associativa. Le vicende di Confindustria Taranto hanno interessato anche i probiviri nazionali dell’organizzazione a seguito della frattura creatasi nell’associazione. Una parte degli imprenditori ha infatti contestato l’operato di Marinaro. Prima di diventare presidente di Confindustria Taranto, Marinaro ha guidato l’Ance, l’associazione dei costruttori edili. 

Nessun commento è stato rilasciato dal presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana, in merito alle dimissioni di Antonio Marinaro da presidente di Confindustria Taranto formalizzate questa mattina allo stesso Fontana. Il presidente di Confindustria Puglia ha solo annunciato che domani alle 18 avrà un incontro con i probiviri nazionali e i funzionari centrali di Confindustria per definire la situazione dell’associazione di Taranto.

 

Le imprese dell’indotto appalto di ArcelorMittal hanno indetto per lunedì prossimo, dalle 9, sotto la Prefettura di Taranto un sit in di protesta. Lo annuncia Confindustria Taranto. Alle 11 una delegazione incontrerà il prefetto Demetrio Martino. Le imprese sono preoccupate perché non vengono pagate da ArcelorMittal per i lavori fatti e adesso l’azienda annuncia loro che fermerà anche i cantieri per i lavori ambientali nel siderurgico. “Già preoccupate dalla perdurante situazione di incertezza e dal ritardo dei pagamenti, le aziende dell'indotto ex Ilva dello stabilimento di Taranto hanno deciso, dopo le ultime dichiarazioni di ArcelorMittal Italia inerenti la produzione e gli impianti, di chiedere un incontro urgente al prefetto di Taranto che si terrà lunedì 22 marzo alle ore 11” annuncia Confindustria Taranto. Ad incontrare il prefetto “sarà una delegazione di imprenditori della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto. I rappresentanti delle imprese, riunitisi nelle ultime ore in Confindustria, terranno un sit in pacifico e nel rispetto delle norme anti assembramento sotto la sede della Prefettura”. 

ArcelorMittal non ha versato ad Ilva in amministrazione straordinaria la rata del canone di fitto impianti per il trimestre febbraio, marzo, aprile. Il versamento sarebbe dovuto avvenire a febbraio perché il pagamento è anticipato. Lo apprende AGI. Si tratta di circa 25 milioni di euro, un importo dimezzato rispetto alla cifra originaria. Il dimezzamento è stato pattuito tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, nell’accordo del 4 marzo 2020 a chiusura di un contenzioso sul contratto di fitto che Mittal aveva aperto a novembre 2019 al Tribunale di Milano. ArcelorMittal, apprende inoltre AGI, non ha versato nemmeno la rata - anche questa in pagamento a febbraio - relativa ai cosiddetti “beni esclusi”, cioè magazzino e pezzi di ricambio. Si tratta all’incirca di altri 25 milioni di euro.

“Aminvestco è costretta ad annunciare una riduzione dei suoi livelli di produzione ed un rallentamento temporaneo dei suoi piani di investimento. Queste misure saranno in vigore fintanto che Invitalia non adempierà agli impegni presi con l’accordo di Investimento”. Lo annuncia la società di ArcelorMittal che gestisce in fitto gli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi. “Aminvestco - dice la società - fa riferimento all’accordo di investimento di firmato con Invitalia lo scorso 10 dicembre 2020 che prevede l’impegno si Invitalia a sottoscrivere e versare un aumento di capitale di euro 400 milioni entro il 5 febbraio 2021 ed una serie di altre misure per sostenere gli investimenti della società”. Per la società di ArcelorMittal Italia, “nonostante la natura vincolante dell’accordo, ad oggi Invitalia non ha ancora sottoscritto e versato la sua quota di capitale e quindi non ha adempiuto agli obblighi previsti dall’accordo”. “Questo persistente mancato adempimento sta seriamente compromettendo la sostenibilità e le prospettive dell’azienda e dei suoi dipendenti” dichiara ancora la società. 

Sono arrabbiati, per una nuova chiusura che si trasforma in un danno enorme per la categoria. Un danno che, per quel che riguarda la provincia di Taranto, coinvolge circa 1.300 imprese tra parrucchieri, estetiste e tatuatori, che danno lavoro a 3.600 persone.

Parlo a nome delle tantissime imprese di acconciatura ed estetica – dichiara il Segretario di Confartigianato Fabio Paolillo - che in questi giorni ci stanno contattando per lamentare il disappunto  sulle ragioni di questa improvvisa decisione di chiusura delle attività,  del tutto ingiustificata nei confronti di imprese che, in questi mesi, hanno applicato con la massima diligenza le linee guida dettate dalle autorità sanitarie e dal Governo. Imprese che hanno intensificato le già rigide misure previste dal settore sul piano igienico-sanitario, e si sono riorganizzate per garantire la massima tutela della salute degli imprenditori, dei loro collaboratori e dei clienti, e solo per questo meriterebbero di essere citate una ad una. E, come se non bastasse, la rabbia si acuisce per l’effetto provocato dalle serrande abbassate, ossia quel lavoro nero che dilaga ovunque, soprattutto sui social network e su whatsapp, creando una rete parallela senza alcun rispetto per la categoria, la legge e la salute, agevolata anche dal fatto che il provvedimento arrivato all’improvviso non ha consentito agli operatori di pianificare le agende, non consentendo, quindi, ai clienti di servirsi dei propri parrucchieri ed estetiste prima della lunga chiusura. Sarebbe stato quindi opportuno avvisare per tempo la categoria sull’imminente lockdown, in una regione, la Puglia, che è passata nel giro di 48 ore (domenica compresa) da gialla a rossa.  

Basta fare una veloce ricerca sul web per rendersi conto di come l’abusivismo ha già eluso il fermo imposto  dalle regole sanitarie, con proposte di servizi a domicilio in barba a chi rispetta le regole e tiene chiuso. E’ assurdo e, per la verità, ci siamo anche stancati di urlare al vento. I controlli non ci sono. La categoria merita rispetto ed attenzione ora, anche per tutto l’impegno che gli imprenditori hanno profuso per garantire la sicurezza all’interno dei locali, luoghi per definizione dediti alla cura igienica. E’ una categoria da sempre attenta alla salute, nei saloni di parrucchiere e nei centri estetici tutto è tracciato, devono essere per forza posti belli, accoglienti, puliti, sicuri  altrimenti la clientela non entra a cercare  bellezza in un ambiente brutto e malsano.   Allora chiediamo ancora una volta alle autorità competenti, al Prefetto, ai sindaci dei nostri comuni, di sollecitare e disporre l’intervento di chi deve vigilare, perché se vengono chiuse per legge le attività regolari, è inaccettabile la contestuale presenza di un fruttuoso e pericoloso mercato irregolare così facilmente a portata di mouse e smartphone. Siamo ormai al colmo, molti operatori in sofferenza, delusi, stanno pensando di chiudere l’impresa per proseguire in nero, diversi lo avranno già fatto, una grave sconfitta per tutti, in primis per lo Stato, ma le spese e le tasse sono tante ed il lavoro viene sempre più drenato dalla concorrenza sleale degli abusivi.

Senza considerare che, a fronte di ulteriori misure restrittive, gli imprenditori non possono attualmente contare su alcuna certezza per quanto riguarda gli interventi di ristoro.

Tra le prime iniziative promosse dalla categoria di Confartigianato – afferma Paolillo -  abbiamo il lancio della campagna “Qui dentro sareste stati più sicuri! – No agli abusivi!”, invitando tutte le attività del settore Benessere ad affiggere in vetrina, in maniera visibile, una apposita locandina che stiamo inviando  a tutte le imprese associate.

“Un messaggio che vogliamo far arrivare ai clienti, a tutti i cittadini e in generale all’opinione pubblica – conclude Paolillo – che contiene anche una spiegazione: ‘Se inviti a casa tua un operatore di acconciatura od estetica abusivo, oppure se vai a casa sua, non hai alcuna certezza sul suo stato di salute e sull’applicazione dei protocolli e delle precauzioni di prevenzione anti-Covid’. Per questo lo ripetiamo: nei nostri saloni e centri i clienti sarebbero stati decisamente più sicuri”.

Il Protocollo anti Covid nei luoghi di lavoro ha mostrato di funzionare bene anche durante le fasi peggiori della pandemia, è ancora valido e secondo noi non va modificato. Ma serve ora una norma chiara sui comportamenti da adottare nei confronti dei lavoratori che, non vaccinandosi, mettono a rischio la salute e la sicurezza degli altri lavoratori. Questa è la posizione di Confartigianato espressa nel corso del confronto tra il Ministro del lavoro Andrea Orlando, i rappresentanti del Governo e le parti sociali sul funzionamento dei protocolli di sicurezza e sui vaccini nei luoghi di lavoro.

Il primo protocollo di misure per contrastare la diffusione del virus, firmato dalle parti sociali il 14 marzo 2020 e integrato il 24 aprile – spiega Fabio Paolillo, Segretario provinciale di Confartigianato – ha contribuito in maniera decisiva a mantenere aperte le attività fondamentali, costituite da imprese manifatturiere e dei servizi, consentendo ai lavoratori di continuare a lavorare in sicurezza. Possiamo dire, con soddisfazione, che anche sul territorio tarantino è stato profuso questo sforzo da parte di larga parte delle imprese, che hanno recepito ed investito per la salvaguardia del patrimonio principale dell’azienda e cioè i collaboratori. Certo, bisogna tenere sempre alta la guardia e Confartigianato resta al fianco delle imprese anche per questi aspetti. Ora, però, deve essere garantito agli imprenditori che il Covid contratto dai propri dipendenti, quando è considerato infortunio sul lavoro, non comporti per il datore di lavoro il rischio di defatiganti contenziosi in sede penale e civile, oltre all’azione di regresso da parte dell’Inail. Su questo aspetto, la normativa attuale è assolutamente insufficiente.

Confartigianato ha offerto al Governo la propria disponibilità per contribuire alla diffusione della campagna vaccinale anche tra i lavoratori e gli imprenditori delle micro e piccole imprese utilizzando in particolare la rete della bilateralità artigiana.

E’ altresì importante chiarire che, per quanto riguarda le attività produttive  e quelle artigianali, anche la recente normativa precisa chiaramente che per poter continuare ad operare occorre rispettare il Protocollo anti Covid-19 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Come ribadito dall’articolo 4 del DPCM 2 marzo 2021, sull’intero territorio nazionale, tutte le attività produttive industriali, artigianali e commerciali, sono tenute a rispettare i contenuti del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto da Governo e parti sociali il 24 aprile 2020 (nel DPCM 2 marzo è nell’Allegato 12).

Allo stesso modo per le attività in cantiere, le attività del comparto costruzioni, devono rispettare il Protocollo anti Covid-19 sottoscritto da governo e parti sociali dell’edilizia (nel DPCM 2 marzo è nell’Allegato 13).

E così anche le attività di trasporto e logistica devono rispettare il Protocollo sottoscritto il 20 marzo 2020 (nel DPCM 2 marzo è nell’Allegato 14).

Alla luce di quanto specificato sopra, e a patto che i Protocolli sulla sicurezza anti Covid-19 siano rispettati rigorosamente, la maggior parte delle attività produttive e commerciali possono continuare ad operare.

 

 I lavoratori in mobilità in deroga della provincia di Taranto, riconosciuta con decreto legge n. 129 del 2012 "area di crisi industriale complessa", si vedranno riconosciuta la mobilità in deroga anche per il 2021. Lo comunica l'assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo, al termine della riunione di giunta che ha ratificato l'accordo tra Regione Puglia e le parti sociali. "È un impegno che avevo preso con i lavoratori e i sindacati- spiega l'assessore Leo -. Già nel corso dell'audizione in commissione consiliare, la scorsa settimana, avevo sottolineato quanto il mio assessorato ritenesse importante e urgente la ratifica di questo accordo che mette al riparo dall'assenza totale di reddito diverse centinaia di lavoratori coinvolti in vertenze ancora aperte”. “Ora quei lavoratori e le loro famiglie - rileva Leo - possono tirare un sospiro di sollievo. C'è un'emergenza economica e sociale da affrontare e la pandemia ha aggravato situazioni già critiche. Il rinnovo della mobilità in deroga per il 2021 tampona, seppure in parte, il rischio che la situazione precipiti del tutto”. “Il provvedimento - specifica Leo - riguarda solo Taranto in applicazione di una norma nazionale che limita questa opzione alle sole zone riconosciute aree di crisi industriale complessa". Nel dettaglio, potranno usufruire della mobilità in deroga per altri 12 mesi i lavoratori licenziati da imprese ubicate nei comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. 

Si è svolto questa mattina sotto la prefettura di Taranto un sit in di protesta dei dipendenti dell’impresa Tundo adibita per conto di Asl Taranto al trasporto dei disabili. Il sit in è promosso dai sindacati di categoria della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil nonchè dalle sigle dei trasporti di Cgil e Cisl. Per le organizzazioni dei lavoratori, l’azienda non corrisponde le retribuzioni al personale. Al presidio partecipano i lavoratori ed una rappresentanza delle famiglie dei disabili che usufruiscono del trasporto. 

 

“Il braccio di ferro tra i dipendenti addetti al trasporto e assistenza di persone disabili e l’impresa Tundo, aggiudicataria dell’appalto per l’Asl di Taranto, continua - spiegano i sindacati -. Già a novembre - proseguono -, il sit in sotto la sede dell’Azienda Sanitaria Locale da parte dei 47 lavoratori impiegati nel servizio aveva messo in luce le condizioni di lavoro e le inadempienze dell’impresa. In quello stesso frangente vennero assunti impegni sia sulla fornitura dei dispositivi di protezione individuale, sia sul pagamento degli stipendi”. Ma per i sindacati “a quell’impegno assunto in sede istituzionale, l’azienda ha sempre risposto con contentini. Pannicelli caldi - si evidenzia - su una condizione che coinvolge anche circa 200 fruitori del servizio che per le loro condizioni di fragilità meriterebbero invece più rispetto”. “Ho rilevato le pesanti inadempienze e violazioni nei confronti degli operatori al punto da chiedere che venisse riconsiderato l'affidamento dell'appalto - dichiara, a proposito dell’impresa Tundo, Michele Mazzarano, consigliere regionale Puglia del Pd -. Retribuzioni non corrisposte e attivazione degli ammortizzatori sociali senza il doveroso confronto con le organizzazioni sindacali”. “È necessario - conclude Mazzarano - un tempestivo intervento del prefetto di Taranto al fine di ristabilire gli equilibri e riportare serenità nello svolgimento di un servizio molto importante e delicato". Appena qualche giorno fa la Cisl aveva chiesto ad  “un intervento deciso e risolutivo da parte delle istituzioni con la revoca dell’appalto alla Tundo spa e invocando il potere sostitutivo da parte della Asl  Taranto”. La Tundo svolge il servizio di trasporto di pazienti oncologici, trapiantati e disabili anche per conto di Asl Lecce. 

ArcelorMittal Italia conferma il numero massimo del nuovo ricorso alla cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato per lo stabilimento siderurgico di Taranto: 8.128 dipendenti. È giunta poco fa la lettera dell’azienda ai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb, Ugl e alla rsu aziendale con la firma del direttore del personale, Arturo Ferrucci. La nuova cassa integrazione decorrerà dal 29 marzo per un periodo “presumibile”, dice l’azienda, di 12 settimane. La motivazione: “A causa dell’emergenza epidemiologica Covid 19 - scrive il direttore del personale - ancora in atto in tutto il territorio nazionale e internazionale, i cui effetti continuano ad avere riflessi in termini di calo di commesse e ritiro degli ordini prodotti, considerato altresì il parziale blocco di parte delle attività produttive, distributive, manifatturiere e commerciali”.       Ferrucci parla di un contesto “difficilissimo” anche per “la chiusura degli ordini e delle fatturazioni visto il drastico calo registrato in questi mesi dei volumi e di conseguenza delle attività produttive”.

   Tutto questo, afferma ArcelorMittal, fa sì che l’azienda si trovi “nella condizione di dover procedere ad una riduzione della propria attività produttiva”. ArcelorMittal ha avviato la cassa integrazione per crisi di mercato a Taranto già da luglio 2019, cioè pochi mesi dopo (novembre 2018) il suo arrivo come gestore in fitto rispetto a Ilva in amministrazione straordinaria. La cassa ordinaria da luglio sino a fine febbraio-primi di marzo 2020, è stata sempre chiesta per un numero massimo di 1.200 dipendenti, poi col ricorso alla cassa integrazione Covid e adesso con la ordinaria, i numeri sono significativamente aumentati coinvolgendo quasi tutta la forza lavoro di stabilimento. 

“ArcelorMittal Italia dichiara che non si è verificato alcun cedimento della 'struttura refrattaria' dell’altoforno 2 e smentisce quanto riportato dalle fonti sindacali, del tutto privo di fondamento”. Così l’azienda siderurgica replica in una breve nota a proposito di quanto dichiarato, in una comunicazione ad ArcelorMittal Italia e ad Ilva in amministrazione straordinaria, da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. Per ArcelorMittal, “il refrattario interno dell’altoforno, tra l’altro oggetto di un recente intervento di ripristino da parte di ArcelorMittal Italia tramite la tecnica di best practice nota come shotcrete, è nelle normali condizioni di esercizio”.

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