Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1493)

“Nel momento in cui lo stabilimento di Taranto e buona parte della siderurgia italiana cambiano le insegne, diventando Acciaierie d’Italia, le incognite sul futuro dell'acciaio rimangono ancora in gran parte irrisolte”. Lo dichiara Confindustria Taranto esprimendosi sulla nuova società, frutto dell’alleanza tra ArcelorMittal Italia e Invitalia che rappresenta lo Stato, e prendendo posizione nel giorno in cui l’ad Lucia Morselli nomina un nuovo direttore nel siderurgico di Taranto: Vincenzo Dimastromatteo. Confindustria Taranto chiede che “al cambio di nome corrisponda anche un reale cambiamento nei rapporti fra la fabbrica, la città e le imprese. Un confronto più diretto, chiaro e soprattutto - si sottolinea - portato avanti nel comune interesse di salvaguardare la sicurezza come la produzione, l'occupazione come l'ambiente. Condizioni di cui si dibatte da almeno un decennio  ma che adesso potrebbero trovare riscontro”. Perché il mutamento non sia solo nominale, Confindustria Taranto chiede anzitutto “il coraggio delle scelte”. “Poi, a nostro parere - prosegue l’associazione degli imprenditori -, un più stretto raccordo fra enti locali, associazioni e governo nazionale. Quindi, un pragmatico studio sui costi/benefici e, sicuramente, un drastico snellimento dei procedimenti burocratici e autorizzativi. E questo sul fronte della possibile svolta "green" per ora più slogan che progetto”.

 

Inoltre, per Confindustria Taranto, “l'auspicio è che l'ingresso di Invitalia/Stato nella compagine societaria funga da riequilibratore e porti ad un diverso approccio sia rispetto alle istanze della comunità, sia ad un "avvicinamento" fra la fabbrica e la città che la ospita”. Per Confindustria Taranto, “importante, in questo nuovo approccio, sarà l'atteggiamento di Acciaierie d'Italia nei confronti delle aziende fornitrici, di quell'indotto che da oramai molti lustri regge le sorti dell'industria siderurgica in quanto strategico per il prosieguo della produzione e per garantirne gli standard di sicurezza”. “Aziende - si rileva - che hanno subito ingenti perdite, dovuti a ritardi nei pagamenti e "stop and go" estenuanti che ne hanno compromesso, in molti casi, la solidità economico finanziaria”. Si tratta di aziende, sostiene Confindustria Taranto riferendosi all’indotto, che “vogliono essere parte attiva e dialogante all'interno di una fabbrica che mira ad essere all'avanguardia e competitiva sui mercati”. “Quelle aziende oggi - conclude Confindustria Taranto - non rivendicano solo i - peraltro dovuti - pagamenti, troppo spesso erroneamente ritenuti unico punto di convergenza fra la società siderurgica e il sistema delle imprese, ma ritengono sia giunto il momento del coinvolgimento nelle scelte, di un ruolo da protagoniste all'interno del nuovo corso che sta per aprirsi”

Con un ordine di servizio la cui esecutività è a partire da oggi, il siderurgico di Taranto della nuova società Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha un nuovo direttore. Si tratta di Vincenzo Dimastromatteo, ingegnere, di origine pugliese. Dimastromatteo assume la guida dello stabilimento, risponderà direttamente all’amministratore delegato Lucia Morselli con il coordinamento tecnico di Adolfo Buffo, attuale direttore generale della società. L’ordine di servizio é firmato da Arturo Ferrucci, direttore delle risorse umane. Dimastromatteo subentra a Loris Pascucci, ingegnere, ligure, che, sempre da oggi, diventa direttore degli investimenti speciali a Taranto. Una nuova figura, da mettere probabilmente in relazione al piano di investimenti e al piano industriale 2021-2025 che attende la nuova società. In essa dallo scorso 14 aprile è entrato lo Stato attraverso Invitalia con una partecipazione del 38 per cento nel capitale (sono stati versati 400 milioni) e l’espressione di diritti di voto del 50 per cento in una governance condivisa col soggetto privato ArcelorMittal Italia.

 

La nomina di Dimastromatteo era già prevista da alcune settimane ma da oggi è stata ufficializzata. Per Dimastromatteo è un ritorno a Taranto perché negli anni passati, con l’Ilva affidata alla gestione del gruppo Riva, ha diretto l’area degli altiforni. Dimastromatteo arriva dal gruppo siderurgico Arvedi. Pascucci è stato in carica come direttore di stabilimento un anno e quattro mesi. Il 24 gennaio del 2020 l’ad Morselli rinnovò ampiamente, infatti, la prima linea del siderurgico di Taranto, sostituendo tutti i manager stranieri che nella città pugliese erano arrivati a novembre 2018 con l’avvento di ArcelorMittal nella gestione del gruppo dell’acciaio.

    In quell’occasione, Pascucci divenne capo delle operazioni nell’impianto di Taranto unificando sotto di se le funzioni prima attribuite a Stefan Van Campe, direttore dell’area primary (è l’area a caldo che comprende altiforni e acciaierie) e Wim Van Gerven, che sino ad allora era stato chief operating officer. La nuova società Acciaierie d’Italia, frutto dell’alleanza tra ArcelorMitttal Italia e Invitalia (società Mef), nasce dopo l’accordo del 10 dicembre 2020.

    Il suo consiglio di amministrazione è paritetico, con 3 consiglieri al privato e altrettanti al pubblico. Quest’ultimo esprime il presidente, Franco Bernabè, già ad di Eni e di Telecom, il privato, infine, nomina l’amministratore delegato il cui voto in cda vale doppio e questo per evitare eventuali situazioni di stasi decisionale.

Il ministero dello Sviluppo economico ha convocato per l’11 maggio alle 14.30 una riunione in presenza sull’ex Ilva, oggi ArcelorMittal. Alla convocazione diramata stasera dalla segreteria tecnica del ministro Giancarlo Giorgetti sono stati invitati a partecipare il ministero del Lavoro, i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb, Ugl, Cgil, Cisl e Uil. Tra i convocati non figurano  l’azienda, che una volta completato il riassetto con l’ingresso di Invitalia per conto dello Stato e la nomina del nuovo consiglio di amministrazione si chiamerà Acciaierie d’Italia, nè Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti e degli stabilimenti dati in fitto ad ArcelorMittal. 

 

Giorgetti ha già incontrato nelle scorse settimane i sindacati sull’ex Ilva. La convocazione del Mise arriva pochi giorni prima dell’udienza del 13 maggio del Consiglio di Stato chiamato a decidere se confermare o bocciare la sentenza del Tar Lecce dello scorso 13 febbraio che, confermando una ordinanza di febbraio 2020 del sindaco di Taranto, ha ordinato lo spegnimento degli impianti entro 60 giorni. Questa sentenza ora è stata sospesa dal Consiglio di Stato in attesa del giudizio di merito. Contro la sentenza ArcelorMittal, Ilva in amministrazione straordinaria, Invitalia e ministero della Transizione ecologica. A favore del mantenimento della sentenza, invece, Comune di Taranto, Regione Puglia e Codacons. Infine il 22 e il 23 prossimi sotto la sede Mise ci saranno due distinti presidi di protesta su ArcelorMittal indetti rispettivamente da Usb e da Fim, Fiom e Uilm.

E’ morto a causa del Covid Ninni Cannella, fotoreporter molto noto soprattutto in ambito sportivo. collega e amico di sempre. Originario di Francavilla Fontana ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche e le sue fotografie hanno raccontato le competizioni sportive, gli incontri, i personaggi. Aveva collaborato con diverse società calcistiche e ultimamente con il San Severo Calcio.

Risultato positivo al Covid dopo che le sue condizioni si erano aggravate  era stato ricoverato all’ospedale di San Giovanni Rotondo, lottando fino all’ultimo.

Tantissimi i messaggi di cordoglio da parte dei colleghi e degli amici che ricordano la sua mitezza, il suo amore per lo sport, la sua instancabilita’.

"ll Governo non potrà restare muto con i cittadini ancora a lungo, accordo di programma subito sull'acciaieria di Taranto". Lo dice il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dopo l'ingresso dello Stato con Invitalia in ArcelorMittal che verrà ridenominata con la nuova societá Acciaierie d'Italia. Per Melucci, "oltre a pagare i debiti di ArcelorMittal, lo Stato italiano, che ora sembra formalmente essersi ripreso il timone dello stabilimento siderurgico di Taranto, saldi i suoi debiti con la comunità ionica". "Chiediamo al Governo di mostrare le carte ai cittadini. Vogliamo sapere subito quale modello industriale Invitalia ha il mandato di realizzare - afferma il sindaco di Taranto -. Chiediamo risposte al ministro Cingolani sul tema delle bonifiche straordinarie.Aspettiamo che il ministro Carfagna convochi il tavolo del Cis Taranto. Abbiamo chiesto al ministro Giorgetti di istituire un tavolo per l'accordo di programma sul futuro dello stabilimento e della sua relazione con la città". "Torniamo a segnalare al ministro Speranza - prosegue il sindaco Melucci - che la valutazione del danno sanitario è un obiettivo ancora assente tra le dichiarazioni ufficiali che stanno circolando". Melucci chiede inoltre se "il ministro Franco ha pensato di dare voce al territorio nella nuova governance del sito ionico?" E ancora, sostiene Melucci, "vogliamo capire quali strumenti il Ministro Orlando stia verificando per il bacino di lavoratori diretti e indiretti". Per il sindaco, "Taranto è delusa e stanca, ma i versamenti e le mozioni delle ultime ore non spostano di una virgola la nostra resistenza".

Invitalia ha infatti sottoscritto l’aumento di capitale di Am InvestCo Italy, la società affittuaria dei rami di azienda di Ilva in amministrazione straordinaria. La sottoscrizione del capitale, riferisce una nota, è avvenuta in attuazione dell’accordo di co-investimento tra Arcelor Mittal Holding, Arcelor Mittal Sa e Invitalia, già comunicato al mercato lo scorso dicembre, finalizzato ad avviare una nuova fase di sviluppo ecosostenibile dell’Ilva di Taranto.

 

In particolare, si legge nel comunicato, Invitalia, su incarico del governo italiano, ha sottoscritto, con i contributi in conto capitale assegnati dal ministero dell’Economia e delle Finanze, azioni ordinarie per un importo di 400 milioni di euro e, a seguito dell’adesione all’aumento di capitale, acquisisce il 50% dei diritti di voto di Am InvestCo Italy che assumerà la denominazione “Acciaierie d’Italia Holding Spa”.

   "L’operazione di co-investimento da parte di Invitalia in Am InvestCo Italy, secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, ha una valenza di iniziativa strategica a sostegno delle imprese e dell’occupazione nel Mezzogiorno, al fine di rilanciare e riconvertire, in chiave 'green', il sito siderurgico dell’Ilva, coerente con la strategia, governata dalla Commissione europea, di garantire all’Europa 'zero emissioni' entro il 2050", conclude la nota. 

Sul mancato incidente sul lavoro verificatosi stamattina nell’acciaieria 2 del siderurgico ArcelorMittal a Taranto, i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm - con i propri rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, rls - hanno scritto all’azienda chiedendo un incontro. “Ci risulta che una parte di impianto - dicono i sindacati -, nella fattispecie l’attrezzo trasporto lance, si è staccato ed è caduto da diversi metri di altezza nelle immediate vicinanze di alcuni lavoratori di ditte terze operanti nella zona”. “Tale dinamica, per come si è sviluppata, avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche evitate solo per un puro caso” osservano le sigle metalmeccaniche. “Chiediamo quindi - è l’invito rivolto dalle sigle ad ArcelorMittal - di avere immediate risultanze delle riunioni di coordinamento per le attività svolte, dei permessi di accesso impianti dei lavoratori terzi coinvolti e soprattutto dello stato manutentivo dell’attrezzatura precipita al suolo”. 

Abbiamo appreso dalla stampa dell’approvazione del bilancio di previsione 2021-2023 da parte del Consiglio comunale di Taranto

Come Confartigianato siamo rimasti basiti dall’assoluta mancanza di confronto collegiale con le associazioni di categoria e le associazioni dei consumatori, come invece avvenuto negli anni passati. Un clamoroso passo indietro, un metodo sbagliato che non mette in condizione il mondo produttivo che rappresentiamo di interagire con il Comune, proprio in questo momento dove è necessario confrontarsi su misure e detrazioni volte a contenere gli effetti della crisi generata dal coronavirus. Misure e detrazioni dirette, non solo ai cittadini e famiglie, ma a quelle attività produttive che da circa un anno sono costrette a fare i conti con pesanti cali di incassi e fatturato e nei confronti delle quali era assolutamente necessario prevedere riduzioni e abbattimenti  per l’annualità in corso e le prossime.

Confartigianato lo ha scritto e gridato in ogni occasione. E’ urgente lanciare un segnale importante a tutte quelle attività che più di altre stanno stringendo i denti a causa della pandemia, dietro le quali ci sono centinaia di piccoli imprenditori e famiglie.

Eravamo rimasti che quello in corso sarebbe dovuto essere l’anno della revisione al ribasso di tasse e tributi, fra cui Tari, Tasi, IMU ed invece, proprio nel momento peggiore della vita economica e sociale, con le difficoltà che sta attraversando il Paese a causa di una crisi generale aggravata dall’emergenza covid,  l’Amministrazione preferisce, evidentemente, fare la scelta più facile e cioè quella di non chiamare le associazioni al confronto. Peccato, avremmo potuto capire di più e soprattutto portare all’attenzione dell’Amministrazione contributi importanti e determinanti.

No, così non va! In tutta Italia, i comuni hanno proceduto, come di consuetudine, a condividere ed illustrare preventivamente i provvedimenti principali a sostegno delle attività produttive da inserire nel bilancio di previsione, che sono sempre frutto di proficui confronti collegiali con il sistema della rappresentanza delle categorie.

Proprio questa era la fase dove Amministrazione comunale e mondo delle imprese dovevano trovare punti d’incontro sulle tariffe, sulle detrazioni, sulle riduzioni dei tributi, sulle semplificazioni (vedi la storia dei Dehors)  e la concessione gratuita di suolo pubblico, per quelle attività che ripartendo, a breve, avranno necessità di sviluppare al meglio i loro servizi. Se non in questa occasione, il bilancio di previsione, allora quando?

Si rafforza l’ipotesi della nomina di Franco Bernabé, già al vertice di Eni e Telecom, alla presidenza di ArcelorMittal e il Mef sta per sbloccare i 400 milioni per entrare nella società siderurgica. Il Governo accelera su ex Ilva e vuole superare uno stallo che dura ormai da troppo tempo. È l’accordo del 10 dicembre scorso che ha previsto, attraverso Invitalia, il coinvestimento dello Stato con un’operazione sul capitale da 400 milioni. A breve, e molto probabilmente senza aspettare il 13 maggio gli esiti del Consiglio di Stato circa una sentenza del Tar che ha confermato un’ordinanza del sindaco di Taranto sullo spegnimento impianti, il Governo Draghi sbloccherà quindi i 400 milioni. In questo modo lo Stato acquisirà il 50 per cento del controllo della governance aziendale, come previsto dall’intesa di dicembre, e nominerà i suoi rappresentanti nel nuovo cda. Che sarà di 6 consiglieri, 3 di parte pubblica e altrettanti di parte privata. Lo Stato esprimerà il presidente mentre ad ArcelorMittal toccherà l’amministratore delegato. La nomina di Bernabé è accreditata anche in ambienti sindacali nazionali. Nel cda, inoltre, dovrebbe entrare, per la componente pubblica, Stefano Cao, amministratore delegato uscente di Saipem. Lo Stato controllerà il 50 per cento di ArcelorMittal per un anno. Nel 2022, entro maggio, è poi prevista un’ulteriore operazione sul capitale, con altri 680 milioni di intervento pubblico, che porteranno lo Stato a controllare il 60 per cento di ArcelorMittal lasciando al privato il restante 40. Si invertiranno anche i ruoli gestionali nel senso che l’ad passerà allo Stato e non sarà più espresso dall’investitore privato. 

 

 L’intesa di dicembre scorso prevede, inoltre, che ArcelorMittal, oggi in fitto da Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, formalizzi definitivamente l’acquisto dei rami di azienda. A condizione che non vi siano più - ha preteso il privato - condizioni ostative (definite nell’intesa “sospensive”) tra cui i sequestri. 

L’ingresso dello Stato in ArcelorMittal, approvato in gennaio anche dall’Unione europea, doveva già avvenire da qualche mese, ma si è impattato con la crisi del Conte II. Il precedente Governo si è anche interrogato se versare i 400 milioni ad ArcelorMittal fosse, a crisi aperta, un atto di ordinaria amministrazione oppure no e per questo da passare al nuovo esecutivo. Alla fine, il dossier è stato girato al Governo Draghi e ai ministri Franco (Mef) e Giorgetti (Mise). L’attuale Governo non ha mai messo in discussione l’operazione dei 400 milioni. Anzi, ha rassicurato ArcelorMittal, che ai primi di marzo ha paventato il ricorso ad un arbitrato internazionale chiedendo gli interessi sulla somma e attribuendo a Invitalia il mancato adempimento. E ora il Governo si appresta a dar corso al versamento dei 400 milioni. Che non è una operazione finanziaria, ha detto più volte Giorgetti, ma deve invece costituire l’inizio di una vera svolta dell’azienda siderurgica: industriale, gestionale e ambientale. Tenendo insieme sia gli obiettivi della transizione ecologica, sia una visione d’insieme del settore siderurgico che ha altri poli, seppur più piccoli, oltre a Taranto.

 Nei colloqui che Giorgetti ha avuto con i sindacati e con le aziende dell’indotto, il titolare del Mise é stato chiaro: lo Stato deve entrare nella governance di ArcelorMittal perché solo così può controllarla dal di dentro, vedere in diretta la situazione e correggere la rotta della società. Coloro che hanno partecipato ai colloqui con Giorgetti, dicono ad AGI che è molto evidente dalle sue parole come il ministro dello Sviluppo economico non sia affatto soddisfatto di come vanno le cose e di come l’azienda venga gestita. Di qui la decisione di mettere manager di peso nel cda per avere sia un controllo “forte” da parte dello Stato, sia per controbilanciare il ruolo dell’ad Lucia Morselli la cui gestione, in meno di due anni dal suo arrivo, ha provocato (e provoca tuttora) strappi a catena. Non è un mistero che il conflitto tra ArcelorMittal e i sindacati abbia raggiunto punte esasperate. E non va assolutamente meglio col Comune di Taranto che da tempo ha messo all’indice l’azienda. 

 

 Domani a Taranto c’è uno sciopero, con presidio davanti alla direzione, del sindacato Usb, che giovedi sarà a Roma per manifestare sotto il ministero del Lavoro. Il 23 aprile, invece, toccherà ai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm andare a Roma per manifestare sotto il Mise. 

Ampio lo spettro delle proteste sindacali: si va dal caso dell’operaio licenziato per il post sulla fiction “Svegliati amore mio” (diventato un caso nazionale con l’azienda che dichiara che il dipendente è stato licenziato non per la condivisione del post ma per i commenti denigratori e offensivi) all’assenza di interventi per la manutenzione e la sicurezza. Eppoi, si protesta per la cassa integrazione, che a Taranto resta elevata. Appena pochi giorni fa è scattata un’ennesima tranche di cassa Covid per un numero massimo di 8100 unità. Durerà 13 settimane. A Taranto, ArcelorMittal sta usando ininterrottamente la cassa integrazione da luglio 2019. Prima quella ordinaria per crisi di mercato, poi quella Covid. Quest’ultima ha avuto punte alte, anche con 4mila unità in cig, mentre attualmente si è intorno alle 3mila. “L’uso enorme della cig, il mancato versamento a Ilva dei canoni di fitto, i mancati o ritardati pagamenti all’indotto, hanno consentito all’ad Morselli di risparmiare, di migliorare i conti aziendali, di portare a Mittal un risultato economico positivo, ma hanno precipitato la fabbrica, le imprese esterne, il territorio e la sua economia, e questo lo abbiamo chiaramente detto al Governo” spiegano ad AGI i sindacati. A ciò si aggiunge il crollo produttivo: l’anno scorso poco più di 3 milioni di tonnellate di acciaio. Infine, alle insoddisfazioni palesate da Giorgetti, si aggiunge  il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che, a proposito dell’operaio licenziato, ha detto senza mezzi termini che i chiarimenti forniti dall’azienda sul perché del licenziamento non possono ritenersi esaustivi. In definitiva, un conflitto che cresce a dismisura e che investe vari ambiti. Adesso, con le nomine di Bernabé e Cao, lo Stato vuole far sentire la sua voce e non essere “spettatore” o, peggio, assente. Anche perché, sino a quando ArcelorMittal non li acquisterà, gli impianti siderurgici sono dello Stato attraverso Ilva in amministrazione straordinaria.

E’ ampio il consenso della base per l'iniziativa di protesta di Confartigianato Benessere Taranto volta alla riapertura delle attività di estetica e acconciatura.

Il fallimento della politica delle chiusure è davanti agli occhi di tutti, è inaudito che i primi a dover chiudere e gli ultimi a riaprire siano sempre estetiste e parrucchieri. Ad oggi non ci sono certezze sulla riapertura, non si sa nulla di eventuali ristori, mentre si assiste impotenti al dilagare dell’abusivismo nelle abitazioni private e non solo; un fatto gravissimo che rischia di mettere in serio pericolo migliaia di persone, senza considerare l’escalation incontrollata dell’evasione fiscale, e lo sgretolamento della fidelizzazione della clientela.

E’ forte e determinata la posizione degli operatori del benessere di Confartigianato, la preoccupazione è tanta, e con la manifestazione di  domani alle ore 10:00 davanti la Prefettura di Taranto in Via Anfiteatro, la categoria ritorna in piazza e si rivolgerà direttamente al Presidente del Consiglio ed al Governo tutto, per il tramite del suo rappresentante sul territorio,  il   Prefetto, ed alle istituzioni di ogni livello, per chiedere la riapertura immediata delle attività, lo stralcio completo della tassazione per gli anni 2020-2021,  l’abbassamento dell’Iva e lo stop al pagamento degli arretrati fiscali. Inoltre servono nuove regole di accesso al credito, quelle attuali sono pensate per un mondo ‘normale’, ma adesso la situazione è totalmente cambiata. Queste azioni, oltre ai ristori, ad oggi sono le uniche che possono tenere a galla il settore. Tantissime aziende si trovano già alla canna del gas: è il momento che il Governo risponda con forza a questo grido di dolore o sarà un vero e proprio disastro economico.

La prolungata chiusura in zona rossa di parrucchieri, barbieri, centri estetici e tatuatori sta mettendo davvero in ginocchio un settore che invece aveva risposto con prontezza e ottimi livelli di sicurezza alla precedente possibilità di apertura degli esercizi in caso di rosso. Per questo Confartigianato chiede alle Istituzioni locali e nazionali di intervenire per una reale, immediata, politica di ristori che al momento è assolutamente insufficiente. Nei giorni scorsi l’Associazione tarantina ha scritto direttamente a tutti i parlamentari eletti nel territorio, ha interloquito con il Presidente della Regione Puglia, ha smosso il mondo della politica locale, ma non si è visto alcun risultato.

Desolante, ma non ci fermiamo -  dicono gli operatori -, sappiamo di avere ragione da vendere, di avere le carte in regola e per questo pretendiamo rispetto, perché la nostra gente è allo stremo. Non si deve lasciare indietro nessuno. Serve quindi con estrema urgenza lo stanziamento ed il pronto invio alle imprese, di ristori realmente adeguati a compensare le perdite subite in questo periodo, sia dal punto di vista della quantità delle risorse messe in campo, sia della commisurazione reale ai cali di fatturato: le imprese hanno bisogno prima di tutto di certezze, di chiarezza e di sostegni che consentano non solo di mantenere in vita le proprie attività in attesa della fine di questa drammatica crisi ma anche alle famiglie degli imprenditori ed a quelle dei loro collaboratori di “poter campare” dignitosamente.

Da non dimenticare poi, aggiunge Confartigianato, che le chiusure purtroppo favoriscono gli abusivi, che si recano presso le abitazioni e il rischio di contagio aumenta. Nelle attività regolari invece si seguono i protocolli e si tracciano i clienti. Mentre molte attività commerciali restano aperte con palesi situazioni di assembramento, non si comprende perché quelle del benessere, che osservano rigidi protocolli sanitari e che  ricevono esclusivamente per appuntamento, debbano invece rimanere chiuse.

Ed infine il paradosso sottolineato dagli operatori di Confartigianato:  caro Governo,  se ad aprile stiamo ancora in zona rossa e le nostre attività sono chiuse da settimane,  è evidente che sono state chiuse le attività sbagliate.

Inoltre, anche quest’anno la categoria soffrirà della mancanza di eventi e cerimonie che rappresentano una grossa fetta di fatturato per le imprese del settore: il settore è dentro un tunnel e non si vede la fine. Quello che accadrà alla riapertura è un’incognita, ancora non è chiaro quante aziende saranno in grado di reggere, il rischio di chiusure è concreto.

Questo blocco, poi, penalizza soprattutto l’imprenditoria femminile, le donne impegnate nel settore che sfiorano l’ 80% degli addetti, sulle quali già gravano molte conseguenze della pandemia come la cura dei familiari anziani o malati e dei figli.

Non si perda quindi altro tempo prezioso, le bollette arrivano, i fitti da pagare e gli sfratti pure.

La chiusura delle attività regolari, proprio in considerazione della particolare situazione emergenziale che vede un aumento costante dei contagi dovuti alla maggiore virulenza delle varianti del covid va, ad avviso di Confartigianato, nella direzione opposta a quella auspicata dal Governo, andando ad amplificare il rischio piuttosto che contenerlo.

Si deve riaprire.

 Cedere a Cassa Depositi e Prestiti i crediti che le imprese dell’indotto-appalto siderurgico avanzano nei confronti di ArcelorMittal relativi a lavori eseguiti e non pagati e fatture scadute. È la proposta che Confindustria Puglia e Confindustria Taranto hanno lanciato oggi pomeriggio nella video call col ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Lo riferisce all'AGI Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia. “Giorgetti - dichiara Fontana - ha confermato che lo Stato metterà, attraverso Invitalia, i 400 milioni nel capitale di ArcelorMittal acquisendo così il 50 per cento della governance aziendale. Lo Stato, ci ha assicurato il ministro - prosegue Fontana -, sarà  molto attento al rispetto delle regole, della tutela dell’ambiente e della continuità operativa dell’indotto”. “Per quanto ci riguarda - spiega Fontana - abbiamo avanzato al ministro la proposta di far intervenire Cassa Depositi e Prestiti per cedergli i nostri crediti verso l’ex Ilva. Sarebbe una cessione anche in modo oneroso, come una operazione bancaria”. “Al ministro - afferma Fontana - non abbiamo indicato percentuali ma in riunioni al nostro interno di è parlato di un possibile 5 per cento. Teniamo conto che quelli che vanta l’indotto appalto sono crediti certi”.

 

“Facendo una operazione bancaria - rileva il presidente di Confindustria Puglia -, Cdp sarebbe creditrice verso ArcelorMittal e nel frattempo sarebbe la stessa Cdp a  pagarci. Noi, una volta incassate queste risorse, ci siamo impegnati a non distribuire dividendi, ma a pagare fornitori, a saldare i debiti verso lo Stato, in definitiva a rimettere in bonis le nostre imprese, oggi in sofferenza finanziaria”. Per il presidente Fontana, “il ministro dello Sviluppo economico ha valutato con molto interesse la proposta sui crediti che gli abbiamo avanzato”. “Giorgetti - aggiunge Fontana - ci ha detto che come Governo vogliono andare avanti e onorare gli impegni. Come Governo, inoltre, guarderanno anche le decisioni della Magistratura, visto che per metà maggio è atteso un giudizio del Consiglio di Stato, ma manterranno la scelta di entrare nella compagine societaria di ArcelorMittal”. Fontana dice ad AGI che il ministro “non ha indicato date in proposito, ma credo che sia ormai ad horas da quello che è emerso oggi”. “Ho fatto presente al ministro - rileva ancora Fontana - che ArcelorMittal, l’ex Ilva, non è solo un problema di Taranto o della Puglia ma è un problema nazionale perchè in Italia c’è una grande componente manifatturiera che lavora e trasforma acciaio. Io stesso che sono imprenditore del farmaceutico - aggiunge Fontana - ho bisogno dell’acciaio. Si tratta quindi di una produzione fondamentale e l’Italia certo non può dipendere da altri. Serve una politica economica e industriale. Serve una politica dell’acciaio. Giorgetti è su questa linea, ha ben presente l’importanza strategica dell’acciaio, ed ha annunciato un piano nazionale dell’acciaio”. “Il ministro Giorgetti - conclude il numero 1 di Confindustria Puglia - oggi ha manifestato grande competenza e conoscenza. Avevamo chiesto noi come Confindustria quest’incontro, ma il ministro ha voluto aprirlo anche a Confapi e Confartigianato per avere così un confronto ampio con tutte le categorie dell’indotto-appalto siderurgico”. Oltre a Fontana, per Confindustria erano presenti alla video call diversi imprenditori di Taranto, col rappresentante di Confindustria Taranto, Piero Chirulli, e il presidente della sezione metalmeccanica, Antonio Lenoci. 

La cessione a Cdp dei crediti maturati dall’indotto appalto di ArcelorMittal verso quest’ultima in qualità di committente lavori e forniture, costituisce “una proposta condivisa in grado di poter supportare le imprese della filiera operante sul territorio nazionale sul piano della carenza delle liquidità”. ha sottolineato Confindustria Taranto dopo la video call di oggi pomeriggio col ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, presenti anche Confapi e Confartigianato. Spiegando la proposta avanzata al ministro, Confindustria Taranto dichiara che “si tratta della cessione, a titolo oneroso, dei crediti non riscossi ad una società indicata dallo Stato, in modo tale da far ottenere alle aziende interessate la liquidità necessaria per il pagamento esclusivo di dipendenti, fornitori, imposte e contributi, (rinunciando pertanto ad altri usi, fra cui la distribuzione dei dividendi), in attesa che il gestore dello stabilimento possa risolvere i problemi causa dei ritardi dei pagamenti”. Per Confindustria Taranto, questa è “una proposta che il ministro Giorgetti, dopo una panoramica sui principali aspetti attinenti al mercato dell’acciaio e le criticità circa l’attuale situazione dello stabilimento tarantino, si è impegnato a valutare sulla scorta dell’ammontare degli stessi crediti (che attualmente si attestano intorno ai 30 milioni di euro) e dei requisiti che gli stessi presentano per poter essere factorizzati”. “Il ministro - specifica Confindustria Taranto - ha inoltre comunicato ai presenti - rileva Confindustria Taranto - che a breve i previsti 400 milioni che Invitalia verserà in vista dell’ingresso come azionista al 50% potrebbero servire, come è auspicabile, per un possibile anche se parziale ristoro della platea dei fornitori”. Per Confindustria Taranto, “il ministro ha poi ribadito l’importanza dell’acciaio italiano “con il cuore a Taranto” “ definendolo altresí “un punto strategico della nostra economia che merita di essere affrontato “ a tutto tondo” sia per gli aspetti industriali sia ambientali”. Giorgetti, aggiunge Confindustria Taranto, “si è detto disponibile a proseguire, attraverso l’interlocuzione già avviata con i presenti, il monitoraggio costante della questione inerente all’indotto e a tutte le ripercussioni che la vicenda assume sul territorio jonico e più in generale sull’economia nazionale”. Piero Chirulli, rappresentante di Confindustria Taranto, così infine commenta: “Confidiamo nell’impegno del ministro Giorgetti a prendere in esame la nostra proposta relativa alla cessione dei crediti. Allo stesso tempo - conclude Chirulli - accogliamo con favore la sua disponibilità a confrontarsi per fare piena luce sugli aspetti, industriali e ambientali, che attengono al delicato momento che vive la siderurgia a Taranto e a livello nazionale”. 

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