Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1656)

La 33enne ha saputo valorizzare il brand dell’azienda vinicola tarantina nel mondo

“Essere notati è gratificante, significa che stiamo lavorando bene” le parole della Responsabile Marketing e Mercati Esteri di Varvaglione1921

 

Nell’Olimpo dei giovani del mondo di una ristorazione italiana sempre più rivoluzionaria, secondo la prestigiosa rivista di lifestyle Vanity Fair, c’è anche Marzia Varvaglione, ambasciatrice dell’azienda vitivinicola tarantina ormai diventata un brand apprezzato e noto nel panorama enoico mondiale.

Una top 15 che vede la 33enne ionica, Responsabile Marketing e Mercati Esteri di Varvaglione1921, in buona compagnia tra cuochi, vincitori di Masterchef, pasticceri, enologi, e altri under che, tramite coraggio e passione, si sono fatti strada in un comparto in forte crescita.

Tra le motivazioni che hanno spinto Vanity Fair a inserire il suo nome nel novero dei magnificent fifteen c’è la realizzazione della “prima etichetta di realtà aumentata”, definita dall’autorevole magazine “un metaverso a forma di bottiglia, un'esplosione floreale dei vigneti di PrimitivoNegroamaro e Aglianico”. Il riferimento naturalmente è al vino Masseria Pizzariello, etichetta celebrativa per i 100 anni di storia di Varvaglione1921, la prima in Italia a combinare immagini e altre percezioni sensoriali, un mondo virtuale che abbraccia il reale grazie al lavoro dell’illustratrice Lucia Emanuela Curzi e del digital storyteller Frankie Caradonna.

Si tratta di un ulteriore riconoscimento per la secolare impresa vitivinicola tarantina, guidata da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione, che è riuscita ad armonizzare nel tempo il suo bagaglio di know-how e tradizione con le più avanzate tecnologie di vinificazione, mantenendo un occhio vigile sui mercati nazionali e internazionali.

“Sicuramente fa piacere essere notati – ha dichiarato Marzia Varvaglione –, è una giusta gratificazione per gli sforzi fatti insieme a tutta la famiglia per portare sempre più sulle tavole mondiali i sapori e gli odori di Taranto e della Puglia. Essere nella top 15 giovani del food&wine di Vanity Fair certamente è motivo d’orgoglio, ma è anche un indicatore della bontà del lavoro che portiamo avanti ogni giorno per la nostra azienda”.

 

 

 

Ecco il link di Vanity Fair: https://www.vanityfair.it/gallery/nomi-nuovi-giovani-chef-ristoratori-vinicultori

“Si evince una chiara difficoltà sull'approvvigionamento delle materie prime che sta causando un rallentamento produttivo con fermate di altoforni  e, a cascata, di altri reparti e sulle manutenzioni. Riteniamo non più rinviabile un confronto con le organizzazioni sindacali in quanto tali scelte potrebbero determinare chiusure di impianti con un ulteriore aumento della cassa integrazione". Lo affermano i coordinatori di fabbrica Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento Acciaierie d'Italia di Taranto in una lettera all'Ad Lucia Morselli, al direttore di stabilimento, Vincenzo Dimastromatteo, al direttore del Personale, Artuto Ferrucci, e al dirigente dell'Ufficio Relazioni Industriali, Pietro Golini. I sindacati evidenziano che l’ex Ilva non ha ancora chiarito “gli assetti di marcia” della fabbrica che, quest’anno, in base alle dichiarazioni aziendali, dovrebbe produrre 5,7 milioni di tonnellate, un livello produttivo rispetto al quale, però, i sindacati manifestano grande scetticismo.

 

Per le sigle metalmeccaniche, “a distanza di poche settimane dalla conclusione di un accordo tra la multinazionale, Ilva in amministrazione straordinaria  e Invitalia, che ha prolungato il contratto di affitto ad ArcelorMittal per ulteriori due anni rinviando, di fatto, possibili investimenti sul processo di transizione ecologica, non sono mancati annunci roboanti da parte del Governo che continua a rendere nota la risalita produttiva dell'acciaieria di Taranto e la risoluzione delle tante problematiche che attanagliano lo stabilimento siderurgico”. Ad avviso di  Fim, Fiom e Uilm, “tali dichiarazioni non trovano conferme sulla situazione allarmante inerente gli attuali assetti produttivi. Agli annunci di Acciaierie d'Italia e del governo devono corrispondere atti concreti che vadano nella direzione di risolvere questioni inerenti il processo di risanamento ambientale, produttivo e occupazionale”. Qualche giorno fa, in occasione della firma dei progetti bandiera sul Pnrr da parte delle Regioni, tra cui la Puglia, il premier Mario Draghi ha sottolineato la necessità che Ilva torni a produrre come ha fatto in anni passati. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha intanto convocato per il 22 giugno al Mise un incontro sull’ex Ilva tra azienda, Invitalia, partner pubblico di Acciaierie d’Italia, sindacati, ministero del Lavoro e Regioni sedi di impianti Ilva. 

 Il ministero dello Sviluppo economico ha convocato il tavolo ex Ilva per il 22 giugno alle ore 12.  

    All'incontro - riferiscono delle fonti - sono stati invitati l'azienda, i sindacati, le Regioni Puglia, Piemonte, Liguria, Invitalia e il ministero del Lavoro. 

Dopo aver costruito e inaugurato nel Mar Grande di Taranto, con in investimento di 80 milioni, il primo parco eolico offshore del Mediterraneo, la società Renexia mette in campo nuove iniziative legate allo sviluppo della filiera industriale. Lo ha detto a margine di un incontro con Confindustria Taranto il direttore generale di Renexia, Riccardo Toto. “Cominciamo un percorso - ha dichiarato Toto - speriamo che sia pragmatico. È un percorso legato a cinque punti che vanno dalla scuola all’idrogeno, dalla mobilità elettrica alle nuove tecnologie. Un progetto completo che spazia su molti punti speriamo si possa realizzare qui a Taranto”.

 

Per l’idrogeno, ha aggiunto Toto, “abbiamo un progetto, nel senso che ci piacerebbe aiutare i ragazzi ad entrare in questo mondo in maniera diversa rispetto a come stanno facendo adesso. Riteniamo che la produzione dell’idrogeno - e oggi erano presenti aziende che fanno già elettrolizzatori - possa essere il futuro e quindi cominciare con loro un percorso di partnership per poter poi cominciare a vendere idrogeno a terzi”. Per la mobilità elettrica, invece, ha detto il dg di Renexia, “noi ci rivolgiamo in particolari alle pubbliche amministrazioni con progetti a tutto tondo che vanno dall’efficientamento e installazione di colonnine alla fornitura di mezzi elettrici. Ci piacerebbe cominciare con qualche amministrazione della zona per andare avanti con questo tipo di progetto”. 

    Circa il funzionamento del parco eolico in Mar Grande costruito da Renexia e inaugurato lo scorso 21 aprile, parco composto da 10 pale, il dg Toto ha spiegato che le “pale sono tutte accese, quelle che stanno producendo energia sono 4, entro il mese saranno tutte e dieci e siamo assolutamente contenti. Le pale stanno entrando adesso in funzione”. Circa la possibilità di sviluppare a Taranto filiere industriali dell’eolico, il dg di Renexia ha detto che “nella nostra testa, nelle nostre idee, Taranto può diventare assolutamente il centro per una serie di progetti pilota. In particolar modo il primo di cui abbiamo parlato oggi è quello legato al moto ondoso per produrre energia. Faremo adesso i passaggi necessari con le varie autorità e poi ci piacerebbe cominciare a lavorare su questa cosa qui. Taranto può diventare per noi una sorta di centro di ricerca a cielo aperto, noi abbiamo una serie di progetti pilota”.

    Circa la fornitura di componenti per l’energia eolica, discorso questo che rientra nella filiera industriale, “abbiamo parlato prima con Leonardo - ha detto infine il dg di Renexia - e riteniamo che lo sfogo naturale di quest’area sia la produzione delle pale vere e proprie”. 

Si firma questa mattina alle 11, a Milano, il contratto che proroga di due anni, sino a maggio 2024, il rapporto tra Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. La prima è la società operativa dalla primavera del 2021 e di cui fanno parte il privato ArcelorMittal e Invitalia per lo Stato, con ruolo, rispettivamente, di maggioranza e minoranza. La seconda, invece, è la proprietaria degli impianti del gruppo siderurgico in tutti gli stabilimenti, da Genova a Taranto. Impianti dati in fitto ad Acciaierie d’Italia dietro versamento di un canone. Ilva in as è gestita da tre commissari straordinari nominati dal Mise.

   La proroga del contratto era già la soluzione individuata nelle scorse settimane, tant’è che le parti hanno avuto diverse riunioni tra Milano e Roma insieme ai propri legali. Ai vertici di Acciaierie d’Italia restano il presidente Franco Bernabé (per la parte pubblica) e l’amministratore delegato Lucia Morselli (in quota Mittal). 

 

Tra Ilva in as e Acciaierie d’Italia viene quindi prorogato a maggio 2024 il contratto in essere e spostata a quella data anche la salita dello Stato, attraverso Invitalia, al 60 per cento del capitale (oggi il pubblico è al 38 per cento ma esprime gli stessi diritti di voto del privato). Lo slittamento di 24 mesi ha le sue motivazioni nel fatto che alla data odierna non si sono realizzate quelle condizioni che, indicate nel contratto del 10 dicembre 2020, avrebbero dovuto portare Invitalia al 60 per cento, con l’esborso di altri 680 milioni - dopo averne già versati 400 nella primavera 2021 - e all’acquisto, da Ilva in amministrazione straordinaria, dei rami di azienda Ilva che attualmente sono dati e gestiti in fitto.

   Tra queste condizioni, definite sospensive, la principale che non si è verificata è il dissequestro degli impianti dell’area a caldo. Sequestro scattato per gravi reati ambientali, su ordine delll’allora gip Patrizia Todisco, a luglio 2012, e vigente tuttora ma con la facoltà d’uso poiché la legge riconosce a Ilva lo status di impresa strategica nazionale. Per il dissequestro, gli avvocati di Ilva in as, Filippo Dinacci e Angelo Loreto, hanno avanzato istanza a fine marzo alla Corte d’Assise di Taranto, che proprio un anno fa, con la sentenza del processo “Ambiente Svenduto”, ha disposto la confisca degli stessi impianti accogliendo la richiesta dei pm.

   I legali hanno chiesto il dissequestro asserendo che dieci anni dopo la situazione dell’ex Ilva è cambiata, che la gestione Riva non c’è più e che le prescrizioni ambientali sono state eseguite al 90 per cento. La Corte non si è ancora espressa sul dissequestro, così come non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza di fine maggio 2021. Tuttavia il parere negativo già dichiarato dalla Procura alla stessa Corte sul dissequestro (gli impianti per la Procura sono ancora pericolosi), la ragionevole ipotesi che anche la Corte si esprima negativamente e soprattutto il fatto che ad oggi e non si è realizzato quanto prefigurato a dicembre 2020, ha portato le parti in campo a virare verso una proroga del contratto. Che oggi viene formalizzata. 

 

 Si sono scelti due anni di proroga anziché un tempo più breve perché le prescrizioni Aia scadono ad agosto 2023 e solo dopo questa data l’Ispra potrà certificare se tutti gli investimenti ambientali indicati, per avere meno emissioni inquinanti ed una produzione di acciaio più sostenibile, sono stati effettuati o meno.

   “Fondamentalmente l’impianto è più o meno quello”, ha detto qualche giorno fa il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti sul contratto, parlando di modifiche solo per le parti dove si è reso necessario intervenire per le nuove circostanze. Il ministro ha anche confermato (è “irrinunciabile”) il passaggio dello Stato al 60 per cento. Molto critici i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm sulla proroga. Sindacati metalmeccanici che aspettano la convocazione del Governo sull’Ilva dopo gli scioperi del 2 maggio a Genova e del 6 maggio a Taranto e dopo il mancato accordo - a fine marzo al ministero del Lavoro - sulla cassa integrazione straordinaria per un anno, attualmente in corso per 3.000 dipendenti del gruppo come numero massimo. I sindacati temono che la proroga contrattuale mantenga l’ex Ilva in un ulteriore, lungo periodo di incertezza e di stasi. Che coinvolgerà sia il gruppo con i suoi dipendenti ma anche tutto l’indotto, soprattutto a Taranto. 

 Nessuna approvazione del nuovo piano industriale di Yilport per il terminal container di Taranto ma solo presa d’atto. A fronte dei nuovi obiettivi di traffico indicati dal terminalista, si chiede di rispettare quelli che dovevano essere i volumi indicati nella concessione per i primi due anni di esercizio dell’infrastruttura, ovvero 105mila e 245mila teu, l’unità di misura dei container. C’è stato infatti il “mancato rispetto delle previsioni”. Si ritengono poi “parzialmente giustificabili” le motivazioni che Yilport, attraverso la società San Cataldo Container Terminal (SCCT), ha fornito in merito alle contestazioni espresse a febbraio scorso dall’Authority. Ovvero che la pandemia, il suo impatto sul traffico merci e sull’economia internazionale, non ha consentito di effettuare quello che, tra movimento container e investimenti, era stato dichiarato. Infine, si danno al terminalista due anni di tempo, che scatteranno probabilmente a decorrere da febbraio scorso, per ultimare le opere in sospeso. 

 

Ma i due anni di proroga valgono anche per gli interventi a carico della stessa Authority, a partire dal dragaggio dei fondali antistanti il molo polisettoriale per portarli ad una profondità di 16,50 metri e consentire quindi l’attracco di navi più grandi.  Sono queste, in sintesi, le decisioni prese oggi dal comitato di gestione dell’Authority di Taranto chiamato ad esprimersi, dopo un’istruttoria tecnica, sul nuovo piano industriale che Yilport ha trasmesso il 2 maggio. Del comitato di gestione fanno parte l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, la Capitaneria di porto, in quanto autorità marittima, il Comune di Taranto e la Regione Puglia. E domani sarà il presidente dell’Authority, Sergio Prete, a riportare al partenariato del mare le decisioni odierne. Il partenariato é un organo allargato dove siedono i sindacati di categoria, Confindustria Taranto, gli operatori e i diversi soggetti che si occupano di portualità. Nessuna revoca della concessione a Yilport, quindi, ma l’indicazione di un diverso percorso. “Abbiamo ritenuto - spiega il presidente Prete - che il terminalista debba anzitutto impegnarsi per realizzare, nella ripartenza del terminal container, gli obiettivi di traffico che ha largamente mancato nei primi due anni di attività. Obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere indipendentemente dal dragaggio”.

Ancora un cambio al vertice in Acciaierie d’Italia Holding Spa. È la stessa azienda a comunicare che per motivi strettamente personali l’ingegner Carlo Mapelli ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione della Società. L’assemblea ha nominato in sostituzione la dottoressa Tiziana De Luca, dirigente del Dipartimento del Tesoro del MEF.

 Si è parlato di opportunità, crescita, conciliazione tra il tempo da dedicare al lavoro e quello riservato alla vita privata nel convegno organizzato da BCC San Marzano, Camera di commercio Taranto, Sezione Crediti Confindustria Taranto e Focus Consulting per illustrare le agevolazioni previste dal PNRR per le imprese che adottano policy adeguate a ridurre il divario di genere. 

  “La certificazione della parità di genere a sostegno dell’imprenditoria” questo il titolo dell’appuntamento che racchiude lo spirito di una grande occasione per le donne ma soprattutto per le aziende che investono su di loro in un percorso che nella sua visione generale è soprattutto di carattere culturale. 

Le buone pratiche devono riguardare le opportunità di crescita in azienda, la parità salariale a parità di mansioni, le politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità.

Dal 1° gennaio 2022 è stata infatti istituita la certificazione della parità di genere che riconosce alle aziende che ne sono in possesso un punteggio premiale ai fini della partecipazione ai progetti

europei nazionali e regionali per la concessione di aiuti di Stato.

Cos’è, a chi si rivolge e quali sono i principali strumenti: questi i contenuti che saranno trattati.

Sono intervenuti Gianfranco Chiarelli, Commissario Straordinario Camera di Commercio Taranto Salvatore Toma, Presidente Confindustria Taranto

Emanuele di Palma, Presidente BCC San Marzano

Giuseppe Li Volti, CEO & Founder Focus Consulting

  Giovanna D’Elia, HR Director Focus Consulting Marco Sprocati, CEO & Founder Formeta.

Nel corso dell’audizione sulle bonifiche davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria hanno riferito di “una percentuale di lavoratori, parliamo dei cassintegrati ex Ilva in As, che si aggira attorno al 50%, che rifiuta il lavoro, nello specifico, appunto, le operazioni di bonifica. Quello che è invece davvero accaduto è che, durante l’emergenza sanitaria legata alla pandemia, è stata data la possibilità ai lavoratori più fragili dal punto di vista della salute, e quindi maggiormente esposti al rischio di contagio, di rimanere a casa”. Lo dichiara il sindacato Usb in merito a quanto dichiarato ieri alla Camera dai commissari Ilva secondo i quali nelle bonifiche sono stati impiegati a rotazione 400 cassintegrati in carico alla stessa società ma che dalla platea degli interpellati hanno ricevuto il 49 per cento di rifiuto al lavoro e quindi ad essere immessi nei piani delle bonifiche che stanno riguardando aree del siderurgico di Taranto. 

 Dopo il mancato dissequestro degli impianti dell’ex Ilva di Taranto, “al Mise, tra tutte le parti, ci sarà un incontro conclusivo e andiamo verso la proroga del contratto”. Lo ha detto uno dei tre commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, Francesco Ardito, intervenuto ieri davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera con gli altri commissari Alessandro Danovi e Antonio Lupo. Il contratto é quello tra Acciaierie d’Italia, società che gestisce gli impianti, e Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli stessi.  “Andiamo alla proroga lasciando inalterata anche la questione dei 1800” ha puntualizzato Ardito in relazione al personale, in cassa integrazione straordinaria, in carico ad Ilva in amministrazione straordinaria. I parlamentari intervenuti hanno posto ai commissari Ilva se è possibile un raccordo fra le loro attività e quelle del commissario di Governo che si occupa invece della bonifica dell’area di Taranto, quella non industriale. Si tratta del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, nei giorni scorsi prorogato nell’incarico dalla presidenza del Consiglio.

 

Sono “attività distinte rispetto alle nostre - ha spiegato Lupo - col precedente commissario alla bonifica, abbiamo cercato di trovare occasioni per coordinare le attività. Non escludo che possano esserci delle altre occasioni. Fare delle analisi insieme, congiunte - ha detto Lupo -, è sempre auspicabile”.

    “Le bonifiche Ilva sono tra quelle su cui c’è massima  attenzione nel Paese” ha poi aggiunto Danovi mentre Ardito ha annunciato che ai Comuni dell’area di crisi ambientale di Taranto, 4 in tutto, Ilva in as ha messo a disposizione 30 milioni per interventi con finalità sociali. “Trenta milioni - ha detto Ardito - che si stanno spendendo e i progetti si stanno realizzando. Ma di questo non di parla, perchè probabilmente parlare di quello che non va - ha detto Ardito riferendosi alle polemiche che hanno investito il lavoro dei commissari - crea consenso. Ne prendiamo atto e continuiamo a lavorare”. 

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