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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1898)

 “Per la conferma delle misure protettive, condizione necessaria è l’esistenza di una concreta, attendibile e realistica prospettiva di risanamento dell’impresa, da intendersi quale ragionevole possibilità di superamento degli squilibri finanziari, patrimoniali ed economici dell’impresa stessa, posto che soltanto una prognosi positiva in ordine al buon esito delle iniziative già assunte o individuate per la regolazione della crisi o dell’insolvenza, può giustificare un provvedimento giudiziale di compressione delle azioni cautelari ed esecutive dei creditori sul patrimonio del debitore\". Lo scrive il giudice del Tribunale di Milano, Francesco Pipicelli, nell’ordinanza con cui ha rigettato la richiesta di misure cautelari e protettive che Acciaierie ha avanzato nell’ambito della procedura negoziata della crisi. 

   \"Una prognosi positiva allo stato - prosegue - non pare sussistere, in quanto la situazione finanziaria attuale, l’assenza di disponibilità di soci o di terzi rifinanziare AdI spa, non sembrano consentire all’impresa ricorrente di avere una liquidità di cassa a breve per l’acquisto di materie prime e per la stessa sopravvivenza della continuità aziendale diretta, per un tempo limitato idoneo a condurre le complesse trattative con un ceto creditorio variegato e multiforme”.  

   Lo stesso giudice, nei giorni scorsi, aveva anche rigettato la richiesta di AdI di vietare ad Invitalia, partner pubblico di minoranza di Acciaierie, di chiedere al ministero delle Imprese l’ammissione della società alla procedura di amministrazione straordinaria. E sempre il giudice Pipicelli aveva dichiarato infondata l’obiezione di incostituzionalità mossa da AdI relativamente al decreto legge di gennaio 2023, quello che ha posto le basi per l’amministrazione straordinaria. Nel provvedimento odierno di rigetto delle misure cautelari e protettive, il magistrato scrive che “la concreta possibilità di sviluppare in corso di trattative le linee guida del piano di risanamento presuppone, ai fini della sua attuazione, il raggiungimento di un’intesa tra i soci, improntata alla cooperazione ed al sostegno finanziario di AdI spa (ad esempio, attraverso la deliberazione di condivisi interventi di rafforzamento patrimoniale), allo stato non raggiungibile per le ragioni esposte dall’esperto”. Il giudice quindi ritiene “che non vi sia una effettiva, concreta e ragionevole perseguibilità del risanamento in base alle dichiarazioni dell’esperto”. 

 Già l’esperto incaricato della composizione negoziata della crisi, Cesare Giuseppe Meroni - procedura, questa, che Acciaierie stava cercando di spingere in alternativa all’amministrazione straordinaria messa in cantiere dal Governo -, aveva sollevato molte perplessità al riguardo. E infatti il giudice oggi richiama nell’ordinanza che il 5 febbraio 2024 l’esperto “è netto nel ritenere l’assenza in concreto della sussistenza di concrete e ragionevoli prospettive di risanamento”.

   Il giudice quindi sottolinea: l’esperto “ha già in sostanza espresso una prognosi ‘infausta’”. Di conseguenza, argomenta il magistrato motivando il rigetto di quanto chiesto da AdI, “l’inidoneità del piano a superare la crisi e, dunque, l’assenza delle concrete prospettive di risanamento, non solo non consentono di confermare le misure protettive, ma allo stesso tempo non rendono meritevoli di accoglimento le misure cautelari e di inibitoria richieste verso Ilva e verso gli istituti di credito, come anche delimitate nel loro perimetro applicativo”.

Seconda notte e terza giornata di presidio sotto la Prefettura di Taranto degli imprenditori dell’indotto di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Le imprese che fanno capo ad Aigi non stanno lavorando da settimane in quanto non vengono pagate da Acciaierie. Gli imprenditori hanno tolto i presidi davanti alle portinerie della fabbrica ma continuano a non lavorare, mentre sono già state avanzate richieste di cassa integrazione per circa 2.600 lavoratori, molte delle quali già formalizzate con accordi sindacali.

“Sta producendo” ma “non venite a lavorare”. Così ha dichiarato l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, a proposito del siderurgico di Taranto e della protesta degli operai dell’indotto, fermandosi l\\\'altra mattina a parlare, all’esterno della portineria imprese della fabbrica, con un gruppo di lavoratori. Le imprese appaltatrici, infatti, non essendo pagate dall’ex Ilva per i lavori svolti, sono ferme da diversi giorni. “Lo stabilimento va avanti? Deve andare avanti? O dobbiamo fermarlo?”. Sono alcune delle domande avanzate all’ad Morselli dagli operai. E alla risposta dell’ad che la fabbrica sta producendo, un operaio ha replicato: “Al minimo storico. Io lavoro qui da tanti anni”. E un altro dipendente delle imprese ha aggiunto rivolgendosi alla Morselli: “Dottoressa, le aziende le vogliamo salvare?” “Lo stabilimento é al minimo storico anche perché ci manca il vostro lavoro. Non è al minimo storico perchè vogliamo chiudere. Non vogliamo chiudere” ha dichiarato l’ad. “Ma siamo stati costretti, se non ci pagano, cosa andiamo a fare?” ha ribattuto un lavoratore a proposito delle attività ferme. E ancora: “Con questa produzione non andiamo da nessuna parte”. “Non lo vogliamo chiudere, ma per non chiuderlo dobbiamo essere tutti dalla stessa parte” ha rilevato ancora Morselli. E agli operai che chiedevano insistentemente se si vogliono salvare le imprese dell’indotto, Morselli ha risposto di sì, altrimenti, ha sottolineato, “non salviamo nemmeno la fabbrica. Nessuno si salva da solo”. “Non possiamo stare nel limbo” hanno detto gli operai e l’amministratore delegato ha replicato: “Credo che avete portato a casa un sacco di cose mai avute prima”. “Possiamo diventare disoccupati a 60 anni” ha ribattuto quindi un lavoratore, “ma io non vorrei” gli ha risposto l’ad. “Io sono sicura che questo non accadrà, ma soprattutto bisogna riflettere sulle cose che avete ottenuto. Non avete fatto male - ha proseguito l’ad a proposito dell’indotto -, ci sono però delle questioni che stanno sopra voi e anche sopra noi. Queste questioni stanno su dei tavolo molto importanti. Dobbiamo aspettare che questi tavoli trovino una via d’uscita. Se il problema fosse fra tutte le vostre aziende e l’acciaieria, l’avremmo risolto. In un qualche modo ma l’avremmo risolto. Il problema sta sopra le nostre teste. É un problema molto importante, molto grande. E abbiamo persone che devono darci loro la soluzione. Anche noi come acciaieria speriamo che si trovi una strada comune. L’acciaieria non ce l’ha con voi e voi non ce l’avete con noi. Siamo la stessa cosa. Non c’è una contrapposizione”. 

\"Paghiamo noi della Regione Puglia i debiti di Acciaierie d’Italia verso le imprese tarantine dell’indotto. Per non far fallire queste imprese, che non vengono pagate dalla società franco-indiana affittuaria dal Governo italiano del ramo di azienda che gestisce l’acciaieria di Taranto, siamo disposti a mettere a disposizione la nostra liquidità derivante dagli avanzi vincolati, come abbiamo fatto durante la pandemia e per la crisi ucraina”. Lo propone il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a proposito dell’indotto dell’ex Ilva, in una lettera inviata oggi al premier Giorgia Meloni e al ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Emiliano sollecita l’adozione, da parte del Governo Meloni, “di misure capaci di rispondere pienamente alle gravi difficoltà in cui versano le imprese dell’indotto, ribadendo la disponibilità della Regione Puglia a mettere in campo misure ad hoc per consentire a queste imprese di non fallire, previa concessione da parte del Governo di apposita deroga alla disciplina degli aiuti di Stato e dell’autorizzazione con legge dello Stato all’utilizzo dell’avanzo derivante dal risultato di amministrazione della Regione Puglia”.

    “Investiamo miliardi di euro di fondi nazionali ed europei per far nascere nuove realtà produttive - prosegue Emiliano - e non si comprende perché il Governo dovrebbe far fallire, senza far nulla, le imprese dell’indotto alle quali non vengono pagati i crediti da parte di un’azienda della quale è socio il Governo stesso. Se così fosse - rileva il governatore di Puglia - si tratterebbe della seconda volta in pochi anni in cui il Governo sottrae alle imprese tarantine centinaia di milioni di euro dichiarando l’amministrazione straordinaria delle aziende che hanno gestito l’acciaieria per conto dello Stato italiano. Sarebbe una situazione inaccettabile”.

Interrotta dopo poco più di un’ora l’arrivo in fabbrica dei commissari e dei loro tecnici, l’ispezione odierna dell’amministrazione straordinaria di Ilva sugli impianti di Acciaierie d’Italia a Taranto. Fonti vicine ai commissari di Governo fanno sapere che da parte del management di stabilimento è stata manifestata totale indisponibilità a rispondere sui quesiti formulati. “Vi faremo sapere“ è stata infatti la risposta che i dirigenti di stabilimento hanno ripetutamente dato ai rappresentanti dell’amministrazione straordinaria, che è proprietaria degli impianti dati in fitto ad Acciaierie d’Italia, in ordine ai vari chiarimenti chiesti. Fonti vicine ai commissari fanno presente che il quesito posto dal ministro Adolfo Urso a monte dell’ispezione riguardava lo stato degli impianti e se essi fossero prossimi alla fermata totale come ripetutamente segnalato dai sindacati. La conoscenza di questi dati, aggiungono le fonti, è preliminare alla visita diretta sugli impianti. Ma questi elementi conoscitivi - affermano ancora le fonti interpellate da AGI - non sono stati forniti oggi dai manager del siderurgico. Infine da fonti sindacali AGI apprende che oggi è in corso anche una ispezione dell’Asl per verificare se il mancato intervento delle imprese di appalto, ferme da giorni per i mancati pagamenti, sta impattando negativamente sulla sicurezza e sulle emissioni degli impianti in assenza di manutenzione. 

Tra pochi giorni i lavoratori e i disoccupati tarantini festeggeranno un anno esatto dalla chiusura, per inagibilità e assenza d’igiene, del Centro per l’Impiego di Taranto.

A ricordarlo in una nota congiunta che annuncia anche il sit-in di protesta che si terrà il prossimo 1° febbraio (9.30-12.00) sotto Palazzo di Città a Taranto, sono i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL di Taranto.

“La struttura che per anni ha accolto le istanze di lavoro, formazione e ricerca di occupazione di migliaia di cittadini e cittadine del territorio, dall’aprile 2023 è chiuso nella completa indifferenza delle istituzioni che se ne dovrebbero occupare – dicono Giovanni D’Arcangelo, Gianfranco Solazzo e Pietro Pallini, rispettivamente segretari territoriali di CGIL, CISL e UIL - All’utenza, già in condizioni di precarietà o bisogno, viene di fatto chiesto di arrangiarsi: o si è capaci di orientarsi nel ginepraio delle pratiche on line o si raggiunge un’altra sede periferica a Castellaneta, Grottaglie, Manduria, Martina Franca o Massafra”.

“Siamo in una delle fasi più critiche per il lavoro in città eppure uno dei luoghi simbolo del collocamento e della ricerca di occupazione risulta non essere una priorità né per Regione Puglia, né per il Comune di Taranto, che sollecitati a più riprese, continuano a non affrontare il problema” – dicono i sindacalisti.

E da aprile 2023 ad oggi numerose le istanze che CGIL, CISL e UIL e i relativi sindacati di categoria, hanno presentato denunciando l’irragionevole vuoto in un territorio che nel solo 2023 ha registrato 21.759 nuovi disoccupati (fonte ISTAT).

Ad essere interessati del problema che riguarda, inoltre, 45 dipendenti e 12 unità di coordinamento, sono stati la Prefettura, il Comune di Taranto e la Regione Puglia, e tutte le volte non si è riusciti mai andare oltre i buoni propositi.

“Persino la lettera dello scorso 19 gennaio, indirizzata a Prefettura, Regione, Comune e ARPAL Puglia, in cui annunciamo la manifestazione di protesta che si svolgerà il prossimo 1 febbraio sotto la sede del Municipio di Taranto, non ha smosso l’attenzione dei destinatari - dicono D’Arcangelo, Solazzo e Pallini - restituendo a tutti noi la frustrante sensazione che il lavoro non sia assolutamente percepito come una emergenza da affrontare con la dovuta solerzia”.

“La Regione Puglia e il Comune di Taranto, quest’ultimo secondo i propri obblighi normativi sanciti dall’art. 3 della Legge 56/87 – termina la nota dei sindacati – hanno il dovere di trovare una soluzione tempestiva percorribile nell’immediato”.

Quella che, giusto per intenderci, manca da quasi un anno.

 

 “Questa gestione continua a danneggiare in maniera irreversibile gli impianti dello stabilimento di Taranto, non ultimo la non ripartenza di altoforno 2”. Lo dicono, riferendosi ad ArcelorMittal, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb dopo la protesta comune, con corteo attorno al perimetro dello stabilimento siderurgico, di lavoratori e imprenditori dell’indotto. “Adesso lo stesso management vorrebbe scaricare la responsabilità sulle aziende e sui lavoratori degli appalti che, al contrario, pagano più di altri le conseguenze di una gestione disastrosa pur garantendo la sicurezza e le attività di pronto intervento in totale assenza di pagamenti e con fatture scadute che si aggirerebbero intorno ai 170 milioni di euro” sostengono le sigle metalmeccaniche. Per le quali, “se dovesse essere confermata, la nuova amministrazione straordinaria dovrà prevedere un percorso che metta in sicurezza i lavoratori diretti, i lavoratori degli appalti, i lavoratori di amministrazione straordinaria e le imprese”. “Durante il ciclo di audizioni, unitamente alle confederazioni, alla Commissione attività produttive del Senato, ribadiremo che è necessario, prima della conversione in legge del decreto legge n.4 del 18/01/2024, inserire provvedimenti ad hoc a tutela dei lavoratori e dei crediti delle imprese” affermano i sindacati in merito alle audizioni di domani. “Crediti - rilevano - che non è sufficiente riconoscere come prededucibili ma che vanno onorati. Questa situazione sta generando gravi ritardi nelle retribuzioni e ogni scadenza paga è ormai diventata un patema d’animo. Chiederemo altresì la garanzia sul rispetto dell’accordo sindacale del 6/9/2018 a tutela di tutti i lavoratori, compresi quelli rimasti in carica all’amministrazione straordinaria con la relativa clausola di salvaguardia occupazionale”.

Prosegue anche oggi il blocco delle prestazioni di lavoro dell’indotto di Taranto (imprese e trasportatori) allo stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. L’indotto è fermo da diversi giorni in quanto non pagato da Acciaierie e Aigi, associazione di imprese, ha quantificato su 72 aziende un credito verso Acciaierie di 134 milioni. Sono assicurate solo le emergenze e la messa in sicurezza degli impianti. Di questi è in funzione solo un altoforno (il 4) su tre e un’acciaieria (la 2) su due. Non ci sono da giorni nemmeno i pasti caldi in mensa. Ai dipendenti viene servito il cestino freddo che consta di due panini, un succo di frutta, una confezione di wafer e una bottiglietta di acqua. Oggi, intanto, alle 13 cominciano le audizioni alla commissione Industria del Senato sul nuovo decreto legge del 18 gennaio. È quello che prevede tra l’altro il rafforzamento della possibilità di applicare l’amministrazione straordinaria ad Acciaierie e un prestito di 320 milioni per il mantenimento dell’azienda. 

Nelle audizioni di oggi intervengono tra gli altri Aigi, Confindustria Taranto, le confederazioni Cgil, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, i commissari dell’amministrazione straordinaria di Ilva, la proprietà degli impianti, il presidente della regione Puglia e il sindaco di Taranto. Per l’indotto, Confindustria Taranto proporrà al Senato “la possibile cartolarizzazione dei crediti delle ditte fornitrici, attraverso un Ente di Stato, che consentirebbe alle stesse imprese di poter beneficiare di una boccata d’ossigeno utile a traguardare la difficilissima congiuntura e tornare subito al lavoro”. Aigi, invece, chiederà la “perimetrazione dei soggetti a cui attribuire la qualità di pmi e grandi imprese appaltatrici ricomprese nel cosiddetto indotto; immediata erogazione del prestito già dichiarato disponibile ad Acciaierie con vicolo di destinazione al pagamento dei debiti nei confronti dei fornitori dell’indotto, o, alternativamente, designazione di un soggetto che si renda cessionario (pro soluto) dei crediti”, nonché “costituzione di un fondo destinato all’indotto costituito dalle pmi e grandi imprese del territorio, destinato al pagamento dei crediti”. Infine Casartigiani, che rappresenta i trasportatori, proporrà un “intervento normativo atto a concedere al commissario straordinario nominato la possibilità di liquidare i crediti alle imprese di autotrasporto in maniera prioritaria in quanto aziende indispensabili per il funzionamento dello stabilimento

I licenziamenti di una piccola azienda subappaltatrice dell’indotto di Acciaierie d’Italia sono stati annunciati in diretta nel corso della protesta di oggi a Taranto dello stesso indotto. Era infatti in corso il corteo promosso dai sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb, al quale hanno aderito anche le associazioni di impresa Aigi, Casartigiani e Confapi, quando con i manifestanti poco distanti dalla direzione di stabilimento sulla statale per Bari, un delegato della Uilm ha impugnato il megafono e letto la comunicazione di licenziamento giunta oggi ad uno dei lavoratori interessati. Il licenziamento decorre dal 31 gennaio. L’impresa in questione comunica che Acciaierie ha “interrotto drasticamente tutti i lavori di manutenzione al proprio interno”. Pertanto dice il subappaltatore ai dipendenti,“il suo rapporto di lavoro viene risolto per giustificato motivo oggettivo e pertanto dovrà ritenersi licenziato in data 31 gennaio 2024. Le sue spettanze, unitamente ai suoi documenti di lavoro, saranno a disposizione presso i nostri uffici”. La comunicazione di licenziamento è stata trasmessa via mail e questo ha provocato ulteriori proteste da parte dei manifestanti in corteo. “I licenziamenti dovrebbero essere 7-8 - dichiara ad AGI Mimmo Amatomaggi della Uilm -. È una delle tante aziende in sofferenza, che prende il lavoro da altre imprese che hanno l’avuto in appalto. Sono realtà per le quali abbiamo già usato tutto il plafond della cassa integrazione ordinaria pari a 52 settimane, tant’è che abbiamo chiesto ai parlamentari di prevedere attraverso un emendamento alle misure legislative in discussione, un intervento per salvare anche la manodopera di queste piccole imprese”. 

Un nuovo evento organizzato dalla Fondazione dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto si terrà domani, martedì 30 gennaio, con inizio alle ore 15,30 nella sala conferenze della sede tarantina della Banca di Bari e Taranto Credito Cooperativo  in Via Angelo Berardi n.31 dal titolo “LE VENDITE IMMOBILIARI NEL FALLIMENTO E NELLA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE”. A pochi giorni dal precedente incontro tenutosi lo scorso 20 gennaio presso la stessa sede dal titolo «Perché una holding?», la Fondazione dedica un pomeriggio di studi ai professionisti, dottori commercialisti, esperti contabili ed avvocati, nominati curatori e commissari liquidatori nelle procedure concorsuali. Gli argomenti che saranno trattati focalizzeranno l\\\'attenzione non solo sulle procedure previste dalla normativa vigente ma anche sui compiti e le responsabilità del soggetto specializzato incaricato delle stesse; la parte conclusiva del convegno sarà dedicata ad un laboratorio pratico che fornirà gli strumenti operativi.  Dopo i saluti istituzionali del Presidente della Fondazione dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto Laura Baccaro,del Presidente dell\\\'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto Francesco Vizzarro e del Consigliere delegato FDCEC per la Commissione “ Composizione della crisi, Procedure Concorsuali e attività ausiliarie” Alfredo Cerabino, interverranno in qualità di relatori all’evento, accreditato ai fini della formazione professionale: Giuseppe De Francesca (Giudice Delegato della seconda Sezione Civile – Ufficio delle Procedure Concorsuali del Tribunale di Taranto), Antonio Sgrò (Responsabile Regionale di EDICOM srl),  Cosimo Damiano Latorre (Consigliere della Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti), Dario Lupo(Avvocato del Foro di Taranto) e Gaetano Di Gregorio (Dottore Commercialista ODCEC Taranto). I lavori saranno coordinati da Roberta Zaccaria (Presidente della Commissione “ Composizione della crisi, Procedure Concorsuali e attività ausiliarie” FDCEC Taranto).

 

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