Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1125)

Cassa Centrale Banca prosegue nella riorganizzazione industriale dei servizi informatici e bancari.Importante passo nella riorganizzazione industriale dei servizi informatici e bancari del Gruppo Cassa Centrale – Credito Cooperativo  ItalianoIn Puglia, sono 8 le banche di credito cooperativo aderenti al Gruppo (che ad oggi ne conta 80 su scala nazionale, di cui 17 nel Mezzogiorno): BCC San Marzano (TA), BCC Cassano (BA), BCC Alta Murgia (BA), BCC Conversano (BA), BCC Alberobello, BCC Locorotondo (BA), BCC Monopoli (BA), BCC San Giovanni Rotondo (FG).  Dalle 8 società informatiche del Gruppo nasce Allitude, che conterà 640 dipendenti in tutta Italia, e offrirà prodotti e servizi a 150 Banche con numeri di elevato standing: 65 mila POS, oltre 3 mila ATM e 18 mila postazioni lavoro in gestione, un milione e mezzo di clienti di internet banking e un fatturato di oltre 160 milioni (dati aggregati, relativi ai bilanci 2018 delle 8 Società Cassa Centrale Banca conferma il rispetto dei tempi nella riorganizzazione industriale che prevede un radicale ridisegno della complessiva architettura societaria. In questi mesi, tutte le Società coinvolte hanno lavorato intensamente insieme a Cassa Centrale Banca per mantenere le tempistiche prefissate. L’integrazione sta procedendo in linea con gli obiettivi e le scadenze stabilite, che prevedono l’avvio della nuova realtà dal 1° gennaio, integrando da subito Phoenix, SBA, SIBT, IBFin, IBT e CSD, e, nel corso del primo semestre 2020, anche BSB e Cesve. La rilevanza strategica dell’operazione ha posto l’esigenza di dare vita ad una nuova identità, che fosse in grado di rappresentare la nuova realtà, legata alle radici storiche di ognuna delle società partecipi, ma proiettata verso il futuro. In questa logica, il nuovo nome e il nuovo marchio Allitude manifestano l’inizio di un nuovo percorso, che rappresenta al contempo l’idea di continuità delle attitudini all’efficienza, all’impegno personale e alla professionalità. Agire come una squadra, forza tecnologica e competenze integrate sono i concetti alla base del nuovo nome AllitudeALL richiama l’agire come una squadra al servizio di tutte le banche, IT fa riferimento all’essere italiani e alla forza tecnologica che contraddistinguerà la nuova società, TU al parlarsi in modo chiaro e diretto. In definitiva, ALLITUDE sintetizza l’atteggiamento o la disposizione che rende possibile affrontare con sicurezza l’evoluzione tecnologica bancaria: l’attitudine di una nuova realtà nata dall’unione di più società specializzate in servizi IT e amministrativi bancari.  “Allitude sarà strutturata in due macro aree” – afferma Manuele Margini, Chief Operation Officer del Gruppo Cassa Centrale – “dedicate ai servizi tecnologici e ai servizi bancari. Attraverso la nuova organizzazione, saremo in grado di migliorare l’efficienza, semplificando la governance, ottimizzando gli investimenti a livello di Gruppo e costituendo poli specialistici, anche territoriali. Obiettivo altrettanto importante è rappresentato dal miglioramento ulteriore della qualità dei servizi alle banche e ai clienti finali.” Le 8 Società del Gruppo Bancario Cassa Centrale Banca nell’ambito dei servizi ICT e back office – Phoenix Informatica Bancaria (“Phoenix”), Centro Servizi Direzionali (“CSD”), CESVE (“CESVE”), Bologna servizi bancari (“BSB”), Informatica bancaria finanziaria (“IBIFIN”), Informatica bancaria Trentina (“IBT”), Servizi Informatici Bancari Trentini (“SIBT”) e Servizi Bancari Associati (“SBA”) – negli ultimi vent’anni hanno fornito sistemi informativi efficienti e servizi all’avanguardia, garantendo sempre qualità ed innovazione, ad oltre 150 tra BCC, Casse Rurali, Raika, Popolari, Casse di Risparmio e banche Spa.

 

Pubblichiamo di seguito il testo della lettera che il segretario della Cgil di Taranto ha inviato al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e al Presidente della Provincia Giovanni Gugliotti 


Pur nella consapevolezza dell’impegno del Governo, assunto in prima persona dal Presidente del Consiglio, a trovare una soluzione per assicurare continuità alla produzione in ex ILVA, riteniamo non più rinviabile l’apertura di un tavolo di crisi a livello locale con tutte le forze sociali.

 

Ciò trova le sue motivazioni nel mutato contesto politico, oltre che di mercato e giuridico, rispetto ad un solo anno fa, tanto da rendere complicatissima la gestione della crisi e l’individuazione a breve di una soluzione.

IL GOVERNATORE DELLA PUGLIA, a margine della riunione convocata per fare il punto della situazione dello stabilimento siderurgico tarantino ha detto che: "Per la prima volta tutte le componenti della società tarantina, sindacati, rappresentanti delle imprese e delle comunità, hanno la medesima posizione, hanno messo da parte tutte le situazioni di dissenso del passato e stanno costruendo una piattaforma unica da proporre al Governo".  

"La piattaforma unica - ha detto Emiliano - passa innanzitutto dal processo di decarbonizzazione della fabbrica che il Presidente del Consiglio Conte ha ritenuto fondamentale. Senza garanzie per la salute delle persone è impossibile pensare ad un rilancio produttivo, sia che Arcelor Mittal rimanga sia che debba essere sostituito da altri. La decarbonizzazione non è un processo immediato e non interrompe l'attività della fabbrica: è un processo di prospettiva che abbassa le emissioni e che rende gestibile la condizione di tutti i cittadini tarantini. In secondo luogo: Mittal deve comunque pagare per prestazioni che ha già ricevuto 50 milioni di euro agli imprenditori dell'indotto e lo deve fare perché altrimenti può intervenire la Guardia di Finanza che serve ad impedire che qualcuno, dopo avere ricevuto un prezzo, se ne vada via senza far fronte alle proprie obbligazioni". 

"La Regione Puglia - ha proseguito - predisporrà un piano complessivo da presentare all'Unione europea per richiedere il finanziamento della decarbonizzazione della fabbrica e la sua innovazione tecnologica. Questo dovrà essere il modo attraverso il quale i cosiddetti aiuti di Stato, che non sarebbero possibili senza un processo di abbattimento delle emissioni, saranno consentiti e ci permetteranno anche di superare la crisi che in questo momento sta mettendo a rischio la fabbrica stessa. Comunicherò stasera questi tre elementi di riflessione al Presidente del Consiglio Conte in vista del suo incontro di domani con Arcelor Mittal. 

"Se dobbiamo rinegoziare l'accordo del 6 settembre - ha concluso - lo dobbiamo fare garantendo i posti di lavoro ma anche rimodulando il piano ambientale per una effettiva tutela della salute, come diciamo da quattro anni". 

In attesa del più importante incontro a Roma fra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vertici di Arcelor Mittal, che da oggi pare sia stata rinviato a domani martedi 12 novembre, e dal quale scaturiranno decisioni determinanti, si muovono concretamente anche i le Istituzioni e i Partiti regionali con l'obiettivo di lanciare proposte, idee, consigli agli organismi decisionali. Aldilà della riunione a Roma fra il Premier Conte e i Parlamentari pugliesi del M5S, oggi lunedì 11 novembre, alle ore 14.30, nella Presidenza Regionale (Lungomare N. Sauro 33 – I piano sala Di Jeso) il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha convocato un incontro con le parti sociali e istituzionali, Organizzazioni sindacali, Confindustria, Comune e Provincia di Taranto, per discutere della situazione della ex Ilva di Taranto.                              Il Partito Democratico di Puglia ha invece convocato la sua Assemblea regionale per sempre per la giornata odierna alle ore 17.00 presso il Salone degli Specchi di Palazzo di Città a Taranto.La decisione straordinaria del PD fa seguito alle vicende complicate che si stanno abbattendo sulla città Ionica. Su un tema come la vertenza difficile e complessa dell'ex Ilva - si legge in una nota stampa - si riunirà la massima assise pugliese del PD alla presenza, tra gli altri, del Segretario regionale on. Marco Lacarra e del componente della Segreteria nazionale e responsabile per il Mezzogiorno Nicola Oddati. Questo importante appuntamento sarà anche occasione per una sessione di ascolto degli iscritti del PD ionico ed anche di confronto con i corpi intermedi.

Gli iscritti e simpatizzanti del PD di Taranto nel frattempo hanno predisposto un documento perchè ritengono fondamentale che il Partito, prima di assumere delle decisioni di carattere nazionale che riguardano questa città e questa popolazione, si sforzi di sentire davvero questa città, venendo qui a parlare con chi convive con la fabbrica inquinante da quasi 60 anni.
Malgrado gli sforzi di tanti di noi per portare all’attenzione dell’Italia il dramma di questa città, il dibattito politico e giornalistico nazionale si è avvitato sterilmente su questioni come lo scudo penale, la strategicità della produzione dell'acciaio primario, la credibilità dell'Italia per gli investitori stranieri, la qualità dell'acciaio prodotto, gli alibi concessi alla multinazionale. Il gesto del Presidente del Consiglio ha portato le luci della ribalta sui quartieri limitrofi alla fabbrica, sulle persone che soffrono, sulla fabbrica e i suoi lavoratori. Ci auguriamo che finalmente il dibattito possa cambiare passo.
La situazione è sostanzialmente cambiata dal sequestro dell’impianto del 2012. E’ sotto gli occhi di tutti che le decisioni prese in passato per realizzare un equilibrio tra i tanti diritti in campo, non hanno funzionato. E’ necessario cambiare visione e politiche sulla vicenda ex Ilva.
Le urla che hanno accolto Conte fuori dai cancelli dello stabilimento venerdì scorso, le parole accorate, ferme, sensate, congruenti, che sono state pronunciate dai rappresentanti dei lavoratori, dai cittadini organizzati, dagli ambientalisti e dalle persone comuni, portano nel dibattito quello che sino a ieri è stato il grande assente: il dolore di questa comunità. Un dolore con cui bisogna fare i conti.
Ora il dibattito politico e giornalistico si arricchisce della posizione e del punto di vista più importante, quello di chi in fabbrica ci lavora e che quella fabbrica subisce.
Oggi tocca al Partito Democratico dare voce alla sofferenza di questa città e provare a delineare un percorso virtuoso che, seppure tra mille difficoltà ed ostacoli, riesca a fornire quelle risposte che sino ad oggi sono mancate, soprattutto con riferimento alla tutela della salute di cittadini e lavoratori.
Ora cerchiamo di remare tutti nella stessa direzione, accantonando la polemica politica e badando al sodo, cioè a come far partire la riconversione di questa area industriale e più in generale di questo territorio dolente, dopo sessanta anni di aggressione alla salute e all'ambiente.
Una sequela di decreti non ha detto l'unica cosa sensata che andava stabilita fin dall'inizio: qual è la quantità di acciaio che si può produrre a Taranto senza creare danni inaccettabili per la salute dei suoi cittadini? Lo si poteva già dire dopo la prima valutazione del danno sanitario effettuata da Arpa Puglia, Ares e ASL di Taranto nel 2013. Lo si doveva dire a maggior ragione al momento dell'approvazione dell'ultimo Piano Ambientale targato Arcelor Mittal.
Occorre prioritariamente – ora come allora - stabilire su basi scientifiche, sulla scorta di una Valutazione preventiva dell'impatto ambientale e sanitario, se e quanto si può produrre nello stato attuale degli impianti e quanto si potrà produrre a Piano ambientale realizzato.
Chiunque sarà il gestore degli impianti. Questa sarebbe la vera e unica immunità accettabile: nessuno che gestisca l'impianto correttamente potrebbe poi essere accusato di creare malattie e morti.
Solo in questo ambito può essere meglio disciplinata la questione delle responsabilità nella conduzione degli impianti. Solo così si può affrontare in maniera seria la questione della produzione di acciaio in una città come Taranto, segnata da un pesante tributo di malattie e morti.
L'Ilva o si risana davvero o si chiude. Il processo in corso innesca la produzione incontrollabile di inquinanti a struttura molecolare complessa come ossidi, benzo(a)pirene, diossine, metalli pesanti (cancerogeni) derivanti da precursori presenti nel carbone. Per non parlare delle immissioni di sostanze cancerogene persistenti nel comparto acqua-suolo. E’ora di cambiare. Le novità tecnologiche sono rappresentate dal processo a riduzione diretta, che consente la trasformazione del minerale di ferro in ferro spugnoso, detto DRI (Direct Reduced Iron), prevedendo l’utilizzo di gas naturale. In tutto il mondo esistono ormai numerosi impianti di questo tipo; la tecnologia consolidata fa capo principalmente a due processi: Energiron (italiano) e Midrex(tedesco). L’ampia disponibilità di gas (TAP e TEMPA ROSSA) offrirebbe una nuova disponibilità di sviluppo per la Puglia, liberandola dalla morsa del carbone.
Quindi, salvaguardare anzitutto il diritto alla vita ed alla salute. E poi cercare nella scienza, nelle nuove tecnologie, la risposta più idonea a consentire una produzione che lasci sicura la popolazione e i lavoratori di non subire ulteriori aggressioni alla propria salute ed a quella dei propri cari.
In questo senso ci siamo fatti promotori di una conferenza straordinaria sulla decarbonizzazione da tenersi proprio qui a Taranto, dove la sfida è più urgente e dove si attendono risposte capaci di portarci in una nuova era industriale.
Nello stesso tempo chiediamo al Governo ed allo Stato Italiano uno sforzo straordinario per il risarcimento di questa città e la sua riconversione verso forme di produzione, anche industriale, non inquinanti, che consentano di salvaguardare l’occupazione e garantiscano una crescita finalmente virtuosa dell’economia del territorio. Occorre approfondire i temi contenuti nel Piano Taranto redatto dalle Associazioni del territorio, anche valutando attentamente quanto proposto da Confindustria per le Bonifiche, tema di primo piano per l’intera comunità ionica. Tale percorso è in linea con le proposte del Green new deal.
Siamo il Partito Democratico. Siamo progressisti. Siamo vicini alle persone. Le ascoltiamo. E cerchiamo soluzioni per aiutare chi rischia di restare indietro. Facciamolo ora per i cittadini di Taranto e per i lavoratori del siderurgico. Non lasciamoci indietro nessuno, perché se resta indietro qualcuno, restiamo indietro tutti.

 

Adamo Annalisa
Azzaro Gianni
Battafarano Claudia
Battafarano Giovanni
Blè Gaetano
Cascarano Maria Grazia
Cerino Fabio
Cinieri Ilaria
Cipulli Vito
Cito Giovanni
Danucci Michela
De Gregorio Luciano
De Marco Antonella
Falcone Francesco
Fiorino Emanuele
Fontana Giuseppe
Fretta Gabriella
Galeone Franco
Gregucci Domenico
Lasigna Domenico
Lucarella Tommy
Massaro Vito
Matarrelli Deborah
Mazzarano Michele
Moretti Massimo
Nisi Angelo
Nisi Rosa
Orlando Aldo
Pascarella Ennio
Pensa Alessandro
Poggi Patrick
Poggi Walter
Pompigna Lucia
Rogante Dino
Rossi Lanfranco
Santoro Luciano
Scarcella Angelo
Serafini Giovanni
Serafini Peppino
Solfrizzi Egidio
Tristani Paolo
Vallone Raffaella
Villani Luigi

 

 

Gli operai “la sensazione in fabbrica è che sia stato tutto deciso”. Scontro Landini-Boccia sugli esuberi 


“Scarsa adesione allo sciopero da parte degli interni, nessun presidio alle portinerie. Mi auguro di sbagliare ma la sensazione che c’è qui è che sia stato già tutto deciso : dimezzamento della rata di affitto, ripristino dello scudo penale, proroga sullo spegnimento di Afo2, 3000 operai in cassa su 5000...Faranno di tutto per trattenere Mittal. Questo è quello che si percepisce in fabbrica. Quando abbiamo saputo dell’arrivo inaspettato di Conte per un attimo abbiamo pensato che veniva per dirci che lo Stato  avrebbe preso tutto il pacchetto ex Ilva, poi abbiamo capito che non era così”

Gli operai la vedono così(questa è una dichiarazione che abbiamo raccolto da un lavoratore del reparto Officine).

Dopo la grande sbornia emozionale data dalla visita del premier Giuseppe Conte il tema della trattativa torna ad essere in primo piano. Non c’è ancora nulla di ufficiale ma sembra che Conte e Mittal torneranno a incontrarsi domani. Stando a quanto si è appreso ripristino dello scudo,   riduzione del canone di affitto e un intervento a tempo dello Stato attraverso Cassa depositi sarebbe la posta che Conte è disposto a mettere sul tavolo della trattativa. C’è più la questione degli esuberi che secondo Mittal non potendo superare i 4 milioni di tonnellate causa crisi ammonterebbero a 5mila unità.

Un aspetto cruciale questo che è stato oggetto di un acceso scontro tra il presidente nazionale di Confindustria Boccia il quale ha detto che si deve smettere di considerare la riduzione di personale un tabù e il segretario nazionale della Fiom Landini secondo  il quale nessun posto di lavoro deve essere sacrificato.

Lu.Ca.

 

 

Il Sottosegretario Mario Turco: «il mese prossimo dal CIPE l’autorizzazione alla infrastruttura di Agromed a Castellaneta!»

 


In una giornata che ha mostrato al Paese tutta la fragilità di un obsoleto modello economico locale basato sulla monocultura industriale, ecco da un’altra Taranto arrivare un concreto messaggio di speranza per un diverso modello di sviluppo economico.

Arriva dalla Puglia agricola capace di innovare la tradizione senza tradirla, che investe nella qualità e, non svendendo le proprie produzioni, riesce a conquistare importanti quote di mercato e redditività.

Come il Consorzio Global Fresh Fruit che da cinque anni produce, con un contratto di filiera che garantisce redditività certa fin da prima della semina, il top quality “Grano Aureo” per il Gruppo Barilla che lo utilizza nella pasta Voiello.

Nato a Chiatona grazie all’intuizione di sei imprenditori, oggi ha contrattualizzato 85 aziende agricole che, su 1.200 ettari da Ginosa a Capo di Leuca, l’anno scorso hanno conferito a Barilla 28.000 quintali di Grano Aureo per un fatturato di quasi un milione di euro!

 

Per fare il punto dei rapporti con il Gruppo Barilla e per annunciare alcune importanti novità, il Consorzio Global Fresh Fruit ha organizzato il convegno regionale “La ricerca del profitto in agricoltura attraverso la salvaguardia dell'ambiente” che si è tenuto (venerdì 8 novembre) presso la Camera di Commercio di Taranto.

I lavori, moderati dal giornalista professionista Vincenzo Rutigliano di Agrisole – Il Sole24 Ore, sono stati aperti dai saluti del Cav. Luigi Sportelli, Presidente Camera di Commercio Taranto, che ha definito quella del Consorzio «una best practice di quell’indispensabile cambiamento basato sulla naturale vocazione economica del territorio, della quale il comparto agricolo è l’esempio perfetto».

In seguito è intervenuto il Dott. Luca Lazzàro, presidente Confagricoltura Puglia, che ha avuto parole di elogio per il Consorzio Global Fresh Fruit che ha dimostrato come sia possibile innovare antiche produzioni agricole aumentandone la redditività e, soprattutto, che quando le aziende agricole pugliesi superano antiche diffidenze e sterili divisioni, riescono a realizzate nuove sinergie e alleanze in grado di garantire sostenibilità economica e ambientale delle produzioni. 

Tra gli interventi più attesi del convegno sicuramente quello del Dott. Paolo La Cava, Responsabile acquisti Gruppo Barilla Mulino Altamura e Sud Italia, su “Nuove prospettive per i grani di qualità secondo Barilla”.

Paolo La Cava non ha né smentito né confermato la recente notizia secondo la quale l’anno prossimo il Gruppo Barilla lancerà sul mercato domestico soltanto pasta da grano duro della filiera italiana al 100%, anche se è sembrato solo un esercizio del tradizionale riserbo che caratterizza i player di livello globale, e infatti una conferma indiretta è poi giunta dall’annuncio che il Gruppo Barilla intende sviluppare ulteriormente il contratto di filiera con il Consorzio Global Fresh Fruit, fino a raddoppiare la produzione già da quest’anno, che così raggiungerebbe un volume d’affari di quasi due milioni di euro!

L’annuncio è stato accolto con viva soddisfazione dal numeroso pubblico, composto da imprenditori agricoli, e dal Dott. Francesco De Filippis, Presidente Consorzio Global Fresh Fruit, che nel suo intervento ha confermato la disponibilità del Consorzio a fare scouting sul territorio per proporre il contratto di filiera con Barilla a nuove aziende agricole.

In seguito Francesco De Filippis ha annunciato una importante novità: il Consorzio Global Fresh Fruit ha stipulato due innovativi Contratti di filiera per la produzione di leguminose con due importanti aziende pugliesi del “quality foods”: “Lofrese Legumi” specializzata nella commercializzazione di legumi e cereali italiani in tutto il mondo, e l’Andriani SpA che produce paste gluten free con ingredienti vari.

Con questi contratti di filiera il Consorzio garantirà alle aziende agricole una redditività certa con queste produzioni, ma soprattutto la “rotazione agronomica” sui loro terreni, una pratica che, arricchendoli a favore delle future coltivazioni, salvaguardia l’ambiente, tanto da essere considerata una pratica greening dall’Unione Europea che la premia in termini di contribuzione PAC 2014-2020.

In ultimo Francesco De Filippis ha annunciato che, grazie all’importante numero delle aziende contrattualizzate, offrirà loro una vantaggiosa polizza assicurativa “grandine, vento forte, incendio” per una ottimale protezione passiva delle colture, passando così da una cultura della gestione dell’emergenza a quella della prevenzione del danno economico.

I vantaggi della “rotazione agronomica” per la difesa del suolo e del reddito dell’agricoltore, sono stati illustrati al convegno dal Prof. Giuseppe De Mastro, Dipartimento di Scienze agro-ambientali e territoriali Università degli Studi di Bari, che ha confermato come si tratti di una pratica ben conosciuta dai nostri agricoltori da sempre, ma che negli ultimi quarant’anni era stata abbandonata per la scarsa redditività della produzione di leguminose.

Temi ripresi da Antonio Lofrese, CEO “Lofrese Lugumi”, azienda di Gravina di Puglia che da dieci anni è vicina agli agricoltori assistendoli nella produzione di leguminose, colture che se innovate con nuove pratiche agronomiche possono tornare ad essere redditive: oggi l’azienda è un brand affermato nella commercializzazione di legumi di qualità in tutto il mondo che « esportiamo in tutto il mondo sempre con il nostro brand “Made in Puglia”, perché è importante non svendere mai il proprio prodotto, ma aumentandone il valore aggiunto anche utilizzando l’immagine della Puglia che in tutto il mondo è sinonimo di qualità degli alimentazione!»

Le conclusioni sono state del senatore Mario Turco, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con Delega alla Programmazione Economica e agli Investimenti, che ha esordito con una serie di dati negativi sull’andamento dell’agricoltura pugliese, eccetto quelli di alcuni comparti come quello vitivinicolo, un trend causato dalla storica mancanza di infrastrutture con collegamenti efficienti con i mercati, un gap allargatosi negli ultimi decenni con la globalizzazione.

Per questo Mario Turco ha annunciato di voler rivoluzionare a livello centrale i criteri di valutazione di “sostenibilità” di un collegamento infrastrutturale, che devono comprendere soprattutto i benefici per lo sviluppo economico di un territorio, in una logica di economia circolare integrata: «basta cattedrali nel deserto!»

In ultimo Mario Turco ha fatto un importante annuncio per il territorio: «da dieci anni l’investimento Agromed era fermo con dieci milioni disponibili per creare questa piattaforma agroalimentare. Dal DIPE è partita una lettera per convocare l’attuale governance a Roma nella prossima settimana, un incontro nel corso del quale sarà comunicato che, nell’Ordine del Giorno della riunione del CIPE del mese di dicembre, ci sarà l’autorizzazione all’insediamento produttivo a Castellaneta di Agromed con l’avvio della realizzazione di questa infrastruttura!» 

 

 

 “Condizioni di lavoro inaccettabili, condizione socio-ambientale compromessa, sistema sanitario inadeguato”


Sul Caso ex Ilva interviene il segretario generale della Cgil di Taranto Paolo Peluso


Il difficile equilibrio tra dimensione nazionale e territoriale, che è condizione imprescindibile
per uno sviluppo sostenibile e cioè  capace di coniugare le es produttive, sociali e ambientali senza che uno di questi fattori prevalga sugli altri, è la grande questione che in questi lunghi anni non si è saputo e/o  voluto affrontare a proposito dell’ILVA.

Come lo SVIMEZ ha osservato alcuni giorni fa, in modo puntuale (Rapporto su effetti macro-economici relativi alla chiusura ex ILVA – esportazioni -2,2 mld e consumi delle famiglie  1,4 mld – ndr), la produzione di acciaio in Italia è fondamentale per l’economia del sistema produttivo e manifatturiero nazionale (e ovviamente territoriale per le migliaia di posti di lavoro che essa ha prodotto).    D’altro canto, la concentrazione in modo prevalente di tale produzione in un territorio come quello di Taranto, che ha dovuto subire e subisce da lunghi decenni i devastanti effetti di quel modello produttivo, che tutti ben conosciamo, sull’ambiente e sulla salute di lavoratori e cittadini, rende evidente la contraddizione che l’abbandono dei Mittal, ad un solo anno dal loro ingresso nella gestione dell’acciaieria, si è resa plasticamente insanabile, nonostante si fosse riposto proprio nella cessione al più grande gruppo di produzione dell’acciaio del mondo  la possibilità di raggiungere un equilibrio tra ambiente, salute e lavoro.

Forse è proprio di questo che si è voluto rendere conto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con la visita nello stabilimento e nella città di Taranto di ieri, incontrando non solo cittadini ma anche gli operai dagli interventi dei quali è emersa, più che la rabbia per il rischio della perdita del posto di lavoro, la  denuncia disperata di una condizione di lavoro dei diretti e degli indiretti ormai inaccettabile, anche sul piano della sicurezza, di una condizione socio ambientale fortemente compromessa, di un sistema sanitario non adeguato a dare risposte ai bisogni non solo di prevenzione ma anche di cura di tantissimi cittadini.

Il Presidente Conte non ha offerto soluzioni pronte, ma è stato comunque acclamato dai lavoratori, perché finalmente un politico, peraltro del più alto rango della compagine governativa, è venuto a confrontarsi direttamente con loro, a dargli voce, a promettere di tornare per condividere anche con loro le eventuali soluzioni alla crisi che stiamo attraversando.

Sappiamo, e dobbiamo esserne ben consapevoli, che se davvero la grande fabbrica dovesse chiudere, senza che siano stati previsti gli ingenti finanziamenti per opere di bonifica e di riconversione produttiva del territorio, si avrebbe comunque una ricaduta pesantissima in termini sociali specie a livello territoriale. In tutta la provincia di Taranto si aprirebbe una crisi  di enormi dimensioni che investirebbe tutti i settori economico-produttivi, molti dei quali già fortemente provati, come il commercio o il mondo delle professioni e delle piccole e medie imprese. Tutto contribuirebbe inoltre ad accentuare il  degrado sociale, la fuga dei giovani della nostra realtà, l’aumento della criminalità e dei fenomeni di usura.

Ma non possiamo più pensare che un agonizzante prolungamento della vita della fabbrica a Taranto, magari con un ulteriore riaffidamento alla gestione commissariale per anni, possa essere una soluzione credibile e accettabile, sapendo che per far questo occorrerebbe ripristinare condizioni quali l’immunità penale, decreti governativi che minimizzino gli effetti dell’intervento della magistratura, magari in assenza di risorse per ottemperare a prescrizioni ambientali, progetti industriali e così via.

Le poche settimane che abbiamo di fronte, prima dell’abbandono definitivo dei Mittal, devono servire a trovare dunque soluzioni che non si basino più sul braccio di ferro tra interesse nazionale e territoriale.  Taranto è disponibile ancora ad essere “utile” alla Nazione, ma non al prezzo che ha dovuto pagare sinora.

 

 

Paolo Peluso

Segretario Generale CGIL Taranto

 

 

 

Espressi preoccupazione per il rischio di perdere un pezzo importante del sistema industriale e necessità di proseguire nell’ambientalizzazione


Confindustria ha chiamato all'appello tutti i sindaci della provincia di Taranto ed i primi cittadini hanno risposto in modo corale. Presenti con sindaci, vicesindaci e assessori, stamattina hanno preso parte all'incontro con il Presidente Antonio Marinaro, presente anche il Presidente della Camera di Commercio Luigi Sportelli e molte aziende dell'indotto, i Comuni di Avetrana, Carosino, Crispiano, Faggiano, Lizzano, Martina Franca, Maruggio, Massafra, Monteiasi, Montemesola, Palagianello, Palagiano, Pulsano, Torricella, San Giorgio, Statte. Per Taranto ha partecipato il vicesindaco Castronovi (assente il Sindaco Melucci a causa dell'incontro romano). Le parti hanno convenuto sulla necessità, in un momento così delicato non solo per Taranto ma per l'intera comunità jonica, di fare fronte comune rispetto a tutte le azioni da mettere in campo per far sentire al Governo la voce del territorio. I referenti dei Comuni hanno espresso, tutti, con competenza e senso di responsabilità, la loro fortissima preoccupazione per il rischio incombente di perdita di un pezzo importante del sistema industriale del Paese, vitale per le ricadute sociali, economiche e produttive dell'intera comunità jonica. Allo stesso tempo, è stata sottolineata a viva voce l'esigenza di proseguire negli interventi di ambientalizzazione dello stabilimento, aspetto fondamentale per poter continuare ad affermarne la continuità produttiva. I sindaci e i rappresentanti dei Comuni hanno confermato la piena disponibilità a sostenere congiuntamente ogni azione dovesse essere portata avanti da Confindustria e da Camera di Commercio di Taranto, anche in vista degli esiti del tavolo convocato dal Premier Conte sulla complessa vertenza, a cui l'associazione degli industriali è stata invitata a partecipare.

 

 A Palazzo Chigi l’incontro con Enti locali, sindacati, rappresentanti di categoria.
L’assessore regionale allo Sviluppo economico Borraccino “Se non ci sono  garanzie per la salute è meglio che la fabbrica torni allo Stato”

 

Si entra nella fase calda della vertenza Ilva/ArcelorMittal. Domani sciopero generale con adesione di Fim, Fiom, Uilm, non aderisce Usb . A scendere in piazza sara’ anche il fronte ambientalista. Questo pomeriggio a Palazzo Chigi il Governo sta incontrando  il presidente della Regione Emiliano, il sindaco Melucci, il presidente della Provincia Gugliotti, i sindacati, i rappresentanti di categoria. In mattinata il premier Conte si è recato al Quirinale per fare il punto della situazione con il presidente Mattarella.

Intanto sia da Roma che da Taranto è un susseguirsi di appelli all‘unità. La difficoltà è però capire su quali basi. Sembra infatti abbastanza ipocrita oltre che utopistico pensare che si possa convergere sugli stessi obiettivi e indicare una scala di priorità condivisa. 

Tra chi per esempio ritiene che la fabbrica debba tornare allo Stato c’è l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Mino Borraccino.

“Questa volta il Governo non può ripetere gli errori del passato. Si faccia la valutazione del rischio e dell`impatto sanitario e si garantisca la messa in atto di quanto Š necessario per garantire salute e lavoro. Se Arcelor Mittal o qualunque altra nuova cordata pronta a subentrare non sono in grado di dare garanzie in tal senso, lo Stato italiano deve riprendere l`azienda sotto il controllo pubblico per mettere in atto la riconversione della fabbrica, anche sostituendo l`utilizzo del carbone con il gas, e il risanamento del territorio". 

“Questo - evidenzia - Š quello che chiediamo al Governo per mettere fine ai balletti che da anni vanno in scena a discapito di ambiente, lavoro e salute". L`appello a non rimanere inerti che l`arcivescovo di Taranto ha fatto in queste ore al Governo - conclude Borraccino - non deve rimanere inascoltato".

Il governo non accetterà mai i 5mila esuberi richiesti

Sull'ex Ilva "è scattato l'allarme rosso. Per il governo il rilancio è una priorità e le richieste di ArcelorMittal sono inaccettabili". In una conferenza stampa notturna, convocata dopo dodici ore di riunioni e vertici dai toni anche drammatici, il premier Giuseppe Conte riassume quella che è una vera e propria guerra tra il governo e la multinazionale dell'acciaio. Ma sull'immunità restano intatte le tensioni nella maggioranza e nel Movimento Cinque stelle. "Lo scudo penale è stato offerto ed è stato rifiutato. Il problema è industriale", sottolinea il premier riferendo che dall'azienda è arrivata una richiesta di "cinquemila esuberi" e chiamando "tutto il Paese e le forze di opposizione alla compattezza".

Saranno 48 ore sul filo della suspense. Perché la trattativa con ArcelorMittal non è ancora definitivamente chiusa. "Al momento la via concreta è il richiamo alla loro responsabilità", spiega Conte che ha chiesto a Lakshmi Mittal e a suo figlio di aggiornarsi tra massimo due giorni per una nuova proposta. E' una delle poche volte, da quando è a Palazzo Chigi, che Conte pone il suo accento sulla serietà del problema. E sono parole che danno il tono della fumata nerissima registrata dopo l'incontro con i vertici di A.Mittal. "Vogliono il disimpegno o un taglio di 5mila lavoratori" ma "nessuna responsabilità sulla decisione dell'azienda può essere attribuita al governo", spiega Conte sentenziando un concetto che sa di protesta di un intero sistema: "l'Italia è un Paese serio, non ci facciamo prendere in giro". Già perché, per il governo, semplicemente A.Mittal non rispetta un contratto aggiudicatasi dopo una gara pubblica. Tanto che fonti di governo descrivono lo scontro con l'azienda in questi termini: "praticamente siamo già in causa". E, nell'esecutivo, emerge anche un'altra considerazione: quanto conviene che l'azienda resti? Per questo, parallelamente, si stanno cercando "strade alternative".

Un piano B, insomma, che non includerebbe la partecipazione di Cdp ma che potrebbe concretizzarsi con una nuova cordata. E' un'ipotesi che emerge a tarda notte e che non riguarderebbe necessariamente Jindal o AcciaItalia. Allo stesso tempo nel M5S filtra già una certa irritazione per la scelta di ArcelorMittal - che ha azzerato la concorrenza - e nei confronti di chi ha gestito il dossier, l'ex ministro Carlo Calenda. Sospetti che il titolare del Mise Stefano Patuanelli così sintetizza: "è evidente che ArcelorMittal voleva solo un'acquisizione". Il governo, insomma, passa al contrattacco ma le armi rischiano di essere spuntate. "Il nostro strumento al momento è la pressione nel nostro sistema Paese", sottolinea Conte convocando, per domani pomeriggio i sindacati, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci.

"Chiameremo tutto il Paese a raccolta", insiste Conte ribadendo il suo messaggio alla politica: è il momento della compattezza. Una compattezza che, sul decreto offerto a ArcelorMittal sullo scudo penale rischiava di mancare vista la ferma contrarietà di una parte del M5S. Tanto che, dopo tre ore e mezza di Consiglio dei ministri quel decreto non salta fuori. Ma per Conte, ora il problema non è questo. La norma sullo scudo penale, raccontano fonti di governo, è stata di fatto messa sul tavolo nell'incontro con A.Mittal, così altre rassicurazioni, come il pieno sostegno a un piano che renda l'ex Ilva un "hub della transizione energetica". Tutto inutile. L'azienda vuole l'addio o un taglio draconiano della forza lavoro, che costringerebbe il governo ad intervenire sulla cassa integrazione. Con un'appendice: il governo non accetterà mai i 5mila esuberi richiesti. (ANSA)

 

Questo il video della conferenza stampa pubblicato sul sito del Consiglio dei Ministri
https://youtu.be/I-QrS8cPjs4

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