Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1289)

 

L’assise - fissata per il 18 giugno in prima convocazione e per il 19 giugno in seconda convocazione - si svolgerà a porte chiuse presso il centro direzionale della Banca al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’emergenza sanitaria da Covid-19.  I soci interverranno tramite il Rappresentante Designato come previsto dal Decreto Cura Italia.

È fissata per giovedì 18 giugno in prima convocazione e venerdì 19 giugno in seconda convocazione, l’Assemblea dei soci della BCC San Marzano per discutere e approvare i punti all’ordine del giorno, tra cui il bilancio d’esercizio 2019 e la nuova governance della Banca. 

Al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all'emergenza sanitaria in corso, l’assise si terrà a porte chiuse presso la sede di San Marzano di San Giuseppe. L’intervento dei Soci e l’espressione del voto in Assemblea avverranno esclusivamente tramite il Rappresentante Designato, ai sensi dell'articolo 135-undecies del DLgs n.58/98 (TUF), senza partecipazione fisica degli stessi, in linea con le disposizioni del Decreto Cura Italia sul divieto di assembramento. 
Il Rappresentante Designato è il soggetto incaricato di rappresentare tutti i Soci e di votare secondo le istruzioni ricevute da ciascun Socio al momento del conferimento della delega. BCC San Marzano, al fine di garantire il massimo rispetto delle disposizioni legislative, ha nominato, quale rappresentante designato, Computershare Spa, società leader nel settore dei servizi in outsourcing, software e consulenza per le Segreterie Societarie e gli Uffici Soci delle più importanti società quotate in Borsa
Il socio della Banca può conferire la propria delega con le istruzioni di voto Computershare utilizzando la procedura online o consegnando l’apposito modulo in filiale; inoltre, ha il diritto diporre domande e ricevere risposte sui punti all’ordine del giorno, attraverso la sezione dedicata all’assemblea sul sito della banca. 
Tutte le informazioni sono riportate nell'Avviso disponibile presso la sede sociale e le filiali della BCC San Marzano oltre che sul sito all’indirizzo www.bccsanmarzano.it/soci/assemblea-2020/.

 “L’attuale situazione sta determinando un pesante disagio ai lavoratori sia in termini economici che lavorativi. Segnaliamo che l’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie, sia dei lavoratori diretti che di appalto, sta di fatto procurando problematiche sia dal punto di vista della salvaguardia impiantistica che ambientale”. Lo scrivono oggi i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, a proposito dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal. Al prefetto, già coinvolto sul tema (ha infatti incontrato i sindacati il 22 maggio mentre sotto la Prefettura era in corso un presidio di protesta), le sigle sindacali chiedono un nuovo incontro. La lettera al prefetto è una delle due iniziative prese oggi. L’altra è la lettera con cui i sindacati chiedono al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, di convocare un incontro con i sindaci. 

Pioggia di richieste di cig nell’indotto-appalto

 

 

 “Stanno arrivando richieste di cassa integrazione a go-go da parte delle aziende dell’indotto-appalto siderurgico. Le imprese, che ora hanno quasi tutto il personale in cassa Covid, si stanno prenotando per la cassa integrazione ordinaria”. Lo dichiara all’AGI Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl. “Ieri abbiamo definito 12 settimane di cassa integrazione ordinaria per 146 addetti della Ferplast, azienda che si occupa di manutenzioni nel siderurgico ArcelorMittal, e oggi dovremmo firmare il relativo verbale" aggiunge Castronuovo.

 

 

 "Con la situazione pesante, fortemente incerta -afferma la Fim Cisl- che c’é nello stabilimento ArcelorMittal, delle imprese non sta lavorando praticamente più nessuno. Nel senso che aziende che prima occupavano nei cantieri dell’acciaieria, dalle 30 alle 50 persone, adesso ne impiegano 7-10. Vedi la Ferplast, che aveva ritirato il personale perché ArcelorMittal era inadempiente sul fronte del pagamento delle fatture, ed ora ha ripreso il lavoro ma con 8 dipendenti. Ma la cosa che ci preoccupa - rileva Castronuovo - è che stanno giungendo richieste di cassa ordinaria anche da parte di realtà che nulla hanno a che vedere con l’appalto-indotto siderurgico”. “Non abbiamo fatto un conto esatto di quanti sono i lavoratori in cassa integrazione, certo è che la misura Covid è stata utilizzata massicciamente e altrettanto si sta ora profilando per la cassa ordinaria - sottolinea Castronuovo -. A fronte delle tante richieste che stanno arrivando, faremo un programma, incontreremo le aziende ed espleteremo la procedura prevista”.

 

-Per quanto riguarda ArcelorMittal, sono attualmente finiti gli scioperi (stamattina alle 7 si sono concluse le 48 ore di Usb mentre ieri alle 7 sono finite le 24 ore di astensione dal lavoro di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm) e si attende che dal Governo arrivi la nuova convocazione. Stavolta presente anche l’azienda. Questa convocazione sarà fatta dopo che il Governo si sarà confrontato con ArcelorMittal a cui ufficializzerà il suo rifiuto al nuovo piano industriale presentato venerdì scorso. Piano che prevede tra l’altro 3200 esuberi ed una riduzione di occupati, e che il Governo giudica molto distante dagli impegni concordati con ArcelorMittal. Ripresa intanto in ArcelorMittal l’attivita del Treno nastri 2 che era stato fermato. Sono attualmente in produzione tutti i 260 addetti. Prosegue intanto in ArcelorMittal l’ispezione agli impianti e alle aree da parte dei 15 tecnici di Ilva in amministrazione straordinaria, che rappresenta la proprietà mentre ArcelorMittal è gestore in fitto. “L’ispezione, cominciata lunedì scorso, proseguirà anche nella prossima settimana - dicono ad AGI fonti vicine all’amministrazione straordinaria Ilva -. Se terminerà giovedì o venerdì, lo vedremo. Dopodiché, sarà redatto un report finale sugli esiti dell’ispezione”. Interpellate circa i primi riscontri dell’ispezione, le fonti si sono trincerate dietro un “no comment” limitandosi a precisare che “c’è collaborazione da parte di ArcelorMittal”. L’ispezione ha l’obiettivo di accertare le reali condizioni della fabbrica dopo che il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, ha chiesto ai commissari Ilva di verificare la situazione. I commissari hanno anche raccolto la denuncia dei sindacati che hanno parlato di “fabbrica ormai allo sbando con una serie di gravi carenze” e da ieri hanno interrotto le relazioni industriali con ArcelorMittal. 

La IV commissione consiliare presieduta da Donato Pentassuglia ha espresso parere favorevole all’unanimità alla delibera di giunta sulle "Misure urgenti per il sostegno economico alle imprese a seguito dell'emergenza epidemiologica da Covid-19”. Il provvedimento modifica in particolare il Regolamento regionale 1° agosto 2014, n. 15 per la concessione di aiuti di importanza minore (de minimis) alle piccole e medie imprese, anticipando al 30 giugno 2020 la scadenza delle restrizioni previste dal suddetto regolamento. Come spiegato dall’assessore allo Sviluppo economico, Mino Borraccino, che ha illustrato il provvedimento, tale modifica servirà per garantire maggiori possibilità di intervento a favore delle imprese, tra cui forme di micro prestito e sostegni alle politiche giovanili.

 

- “Quello che proponiamo - ha precisato - è accelerare rispetto a misure importanti da mettere in campo e che invece le prescrizioni del regolamento regionale depotenzierebbero. In un momento di difficoltà come quello dettato dall’emergenza da Covid-19, l’obiettivo del governo regionale è aiutare le imprese eliminando temporaneamente le soglie previste per la concessione degli aiuti”. Alla seduta sono poi intervenuti il consigliere regionale Ruggiero che ha proposto alla Giunta di chiedere una modifica dell’articolo 50 del regolamento 651 del 2014 per consentire l’utilizzo delle risorse europee ai fini della concessione di finanziamenti a fondo perduto, e il consigliere Domenico Damascelli che ha ribadito la necessità di aumentare la percentuale di risorse a fondo perduto e di prevedere esenzioni per imprese che continueranno a garantire i posti di lavoro. L’assessore Borraccino ha assicurato un intervento in tal senso da parte degli uffici regionali, e ricordato le misure già messe in campo dalla Regione, tra cui l’implementazione del Titolo II per le aziende che si impegnano a mantenere i livelli occupazionali elevando i finanziamenti al 30%, e le risorse a fondo perduto per i liberi professionisti sia attraverso i 125 milioni di euro della misura Start, che i 45 milioni per i bonus occupazione nel turismo. 

 Il governo boccia il piano presentato da ArcelorMittal giudicandolo "inaccettabile", mentre negli stabilimenti dell'ex Ilva scoppiano le proteste contro i 5.000 esuberi. Dal canto loro, i sindacati escono dall'incontro con l'esecutivo "molto delusi". Questa la fotografia della giornata che ha visto dalle 7 di questa mattina a Taranto lo sciopero di 24 ore dei lavoratori dell'acciaieria e in tutto il gruppo ArcelorMittal indetto da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per protestare contro il nuovo piano industriale 2020-2025 che la società venerdì scorso ha presentato al Governo. 

   I sindacati hanno evidenziato che "l'unica cosa certa sono gli esuberi del personale". Complessivamente, si spiega, sono 5.000, tra i 1.800 di Ilva in amministrazione straordinariache non saranno più riassunti e ricollocati da ArcelorMittal, e i 3.200 di quest'ultima società, che vuole ridurre a 7.500 gli occupati nel gruppo. 

   Durante la mattinata ci sono stati anche momenti di tensione: alcuni lavoratori hanno strappatole bandiere sindacali e si è acceso uno scontro verbale tra gli operai in cig da novembre 2018 (con Ilva in amministrazione straordinaria), perché non assunti da ArcelorMittal e adesso, col nuovo piano industriale, senza prosepettive di rientrare al lavoro, e chi, invece, dipendente ArcelorMittal, è finito in cassa integrazione da marzo.

   Nel corso dell'incontro, tenuto in videoconferenza, i ministri Roberto Gualtieri (Economia), Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) e Nunzia Catalfo (Lavoro) hanno rispedito al mittente il piano della multinazionale. "L'azienda si deve assumere le sue responsabilità perché c'è un contratto", ha sottolineato Gualtieri.

 

 "Per noi bisogna partire dal piano di marzo. Siamo consapevoli che è necessario introdurre l'impatto Covid in questa traiettoria e siamo pronti a lavorarci e mettere sul tavolo una nostra idea ma e' molto distate da quella dell'azienda", ha osservato il ministro dell'Economia. Patuanelli dal canto suo ha confermato l'intenzione di coinvestimento da parte dello Stato. 

   "I contratti valgono, valgono gli accordi e vanno rispettati. L'accordo del 6 settembre 2018 prevedeva 10.700 occupati, più la clausola di salvaguardia per i lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria", ha evidenziato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, che ha giudicato l'incontro "deludente" e auspicato "una svolta radicale".

   Per Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, tutto è iniziato dall'abolizione dello scudo penale. "La cronistoria spiega che tutto è cambiato dopo le elezioni europee", ha osservato. "In tanti altri settori il management ha ottenuto lo scudo penale e invece in questa vicenda diventa tabù per cui si è accettato anche di sacrificare gli investimenti".

   ArcelorMittal, ha rilevatoRocco Palombella, segretario generale Uilm, "ha presentato un piano di liquidazione e non di rilancio degli stabilimenti, che comporta un disastro occupazionale e uno scempio ambientale". Appuntamento alla prossima settimana quando al tavolo virtuale con governo e sindacati ci sarà anche l'azienda.

Melucci “bisogna voltare pagina anche facendo sacrifici”

 

“Bisogna voltare pagina, il Green Deal esige coraggio, e questo significa anche sacrifici dal punto di vista industriale, occupazionale e del Pil. Lo Stato deve entrare in campo per farsi carico degli investimenti tecnologici che devono esserci e degli esuberi, altrimenti non saremo credibili con l’Europa, col Paese, con i lavoratori e con i cittadini”. Lo ha detto il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in collegamento col programma di Radio1, “Cento città”, durante lo sciopero dei lavoratori ArcelorMittal contro il nuovo piano industriale.

 

“L’accordo del 4 marzo era molto conservativo - ha detto il sindaco riferendosi alla precedente intesa e sottolineando di non condividerla -. Noi, invece, vogliamo che si faccia un discorso a 360 gradi. Abbiamo speso 300 milioni per a copertura dei parchi minerali. Non sono ancora completi, ma si vede già questa copertura ricoperta della polvere rossastra che arriva dalla fabbrica”. “Ilva più piccola e più moderna - ha rivendicato il sindaco di Taranto -. Meno occupati? Noi per questo proponiamo l’accordo di programma e pensiamo che i fondi europei di cui ha parlato il commissario UE Timmermans possano servire a questa riconversione”.

Federmanager “va ripristinato lo scudo penale”

 

"Se i contenuti del piano industriale proposto per l’ex Ilva sono quelli riferiti oggi, si tratta di un piano inaccettabile perché destinato a fallire l’obiettivo del rilancio produttivo dell’azienda e, se questa è la posizione di ArcelorMittal, il Governo fa bene ad affrontare con determinazione il definitivo disimpegno del Gruppo franco-indiano dell’acciaio". Lo afferma il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla.

     Il commento del presidente dei manager industriali giunge a seguito della riunione in videconferenza tenutasi oggi con le organizzazioni sindacali e i ministri competenti, in cui sono stati finalmente annunciati i veri propositi di ArcelorMittal per il futuro dell’ex Ilva, a seguito della crisi del mercato dell’acciaio e dell’emergenza legata al virus Covid-19. 

 

 "Non è pensabile riaprire adesso una trattativa sul futuro del più grande sito siderurgico d’Europa e non è accettabile che i manager siano esclusi dalle delicate decisioni che devono essere assunte in questa fase", dichiara Cuzzilla con fermezza, ricordando che "Federmanager ha già offerto il proprio contributo al Governo, inviando a Palazzo Chigi e ai dicasteri competenti un documento di proposte di soluzione tecnica per la competitività dello stabilimento tarantino che ci aspettiamo di approfondire con il Governo".      Federmanager sottolinea che riprogettare l’area a caldo di un impianto a ciclo integrato, avendo come obiettivo una produzione inferiore (6 Mt/a) rispetto al suo target produttivo di circa 8 Mt/a di acciaio liquido, significherebbe ottenere un’unità produttiva fortemente squilibrata e, di conseguenza, non in grado di ottimizzare i costi di produzione e conseguire in pieno le economie di scala che da sempre sono state un punto di forza dello stabilimento di Taranto, oltre naturalmente a ridurre drasticamente il fabbisogno di mano d’opera.      "Noi proponiamo un piano in cui occorrerà certamente un corposo intervento pubblico, a livello italiano ed europeo, anche utilizzando le possibilità offerte dal 'green deal', a sostegno di un progetto industriale sano e a supporto di parti di ciclo produttivo più pulite e tecnologicamente innovative, con costi di esercizio inizialmente non in equilibrio anche in termini di coperture occupazionali", prosegue Cuzzilla, delineando i tratti di un progetto che, in un orizzonte di medio-lungo periodo, persegua gli obiettivi di salvaguardia ambientale, implementazione di nuove tecnologie e massimizzazione per quanto possibile dei livelli occupazionali.      "Per un progetto così complesso e articolato servono risorse ingegneristiche e di project management; questo fatto, che nessuno per ora ha preso in considerazione, potrebbe rivelarsi drammaticamente grave. Stimiamo infatti, che per la gestione di questo progetto vada creata una struttura multidisciplinare composta da non meno di 100/150 specialisti, in parte provenienti dallo stabilimento e in parte di comprovata esperienza impiantistica», conclude il presidente Cuzzilla, specificando che «occorrerà ripristinare anche retroattivamente lo 'scudo penale' a protezione di chi si assume le immani responsabilità del risanamento ambientale e industriale del centro siderurgico di Taranto". 

 

CHIUDIAMO CON #ARCELORMITTAL E AVVIAMO FINALMENTE IL PIANO PER L’#AMBIENTALIZZAZIONE DELL’#EXILVA DI #TARANTO. I TEMPI SONO MATURI

 Dura presa di posizione dell’assessore regionale allo Sviluppo Economico sul Piano industriale presentato da ArcelorMittal che a suo avviso va respinto in toto. Ecco la nota in cui l’assessore illustra e spiega la sua posizione.

 

Arcelor Mittal utilizza strumentalmente la questione Covid per tenere la fabbrica al minimo, con la richiesta abnorme di migliaia di lavoratori in cassa integrazione. 

Condividiamo la posizione dei Sindacati che affermano unitariamente l’inaffidabilità di Arcelor Mittal che in questi mesi ha continuato a disattendere tutti gli impegni assunti. A questo si aggiunge la questione dei ritardi nei pagamenti alle aziende territoriali dell’indotto che aspettano le liquidazioni di lavori effettuati da molto tempo e non ce la fanno più a sopportare rinvii che mettono seriamente a rischio la loro stessa sopravvivenza.

E’ ora che il #Governo intervenga direttamente! 

Abbiamo colto con soddisfazione l’annuncio che il Ministro #Patuanelli ha fatto pochi giorni fa, di essere pronto a un intervento diretto dello #Stato per risolvere il problema dell’#acciaio italiano, nell’ambito del Piano per supportare la #siderurgia #ecosostenibile.

Non è più rinviabile il tema del rilancio di #Taranto attraverso un investimento forte per affermare un nuovo modello di sviluppo, che sappia coniugare lavoro e ambiente superando la monocultura dell’acciaio e sottraendo la città dal ricatto occupazionale che la soffoca.

Del resto, nell’intervista del 6 giugno al #CorrieredellaSera, @FransTimmermans, il vicepresidente della #Commissioneeuropea, con la delega al #GreenDeal, ha spiegato che il #JustTransitionFund (il Fondo europeo per la transizione energetica e la decarbonizzazione) è passato da 7,5 a #40miliardi e che questo offre la possibilità di investire sulla #transizioneecologica. Egli sostiene, in particolare, che l’Italia potrà usare i fondi europei per l’ex Ilva di Taranto. 

Bisogna dare atto al Presidente #Emiliano e al sottoscritto, che da anni affermiamo – dati alla mano - che la #riconversione #ambientale dell’ex ILVA è possibile. Il Governo faccia tesoro, quindi, dell’autorevole invito di #Timmermans e avvii questo grande progetto utilizzando lo sforzo finanziario europeo per innovare una volta per tutte gli impianti di Taranto.

E’ opinione diffusa che non ci sono più le condizioni per trattare con Arcelor Mittal. 

Occorre #nazionalizzare almeno per il medio periodo la fabbrica e individuare successivamente i produttori italiani e/o stranieri in grado di gestirla seriamente.  

I primi giorni di questa settimana sono fondamentali: ci sarà l’ispezione dei #CommissariILVA per accertare il reale stato della fabbrica, ci sarà un importante #Consigliodifabbrica, e ci sarà l’incontro in #videoconferenza fra il Ministro @Patuanelli, i #Sindacati e i #CommissariILVA, per fare il punto della situazione.

Tutti appuntamenti rilevanti e noi come #RegionePuglia, assieme al Presidente #Emiliano, non faremo mancare il nostro apporto. 

#Taranto è afflitta da tanti, troppi, anni,da queste problematiche, serve ambientalizzare la fabbrica. Questa volta l’#Europa ci viene incontro, approfittiamone.

 

“Deludente”. È il primo giudizio che in merito al nuovo piano industriale 2020-2025 presentato ieri pomeriggio al Governo da ArcelorMittal, è stato formulato stamattina in una call conference che ha visto partecipare Mise, Mef (a livello di dirigenti e tecnici), il consulente del Governo sul dossier ArcelorMittal, Francesco Caio, e i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Lo apprende AGI. 

 

 Ogni settimana, il lunedì di solito, c’è una call finalizzata a fare il punto della situazione, ma stavolta, apprende AGI, si è deciso di effettuarla di sabato (programmandola appositamente), cioè a poche ore dal recapito del nuovo piano industriale di ArcelorMittal che gestisce in fitto gli impianti siderurgici di Taranto, Genova e Novi Ligure (la proprietà degli impianti è invece di Ilva in amministrazione straordinaria).

    Giudizio “deludente” perché l’insieme delle proposte avanzate da ArcelorMittal viene ritenuto lontano dall’accordo dello scorso marzo, tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal. Quel piano, infatti, prefigurava a regime, nel 2025, una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio e il mantenimento dell’attuale forza lavoro, pari a 10.700 occupati nel gruppo. Nel nuovo piano, invece, la produzione è di 6 milioni e gli occupati 7.500. 

 

Fonti qualificate dicono ad AGI “che non c’è un aspetto su cui il piano presentato viene incontro a quanto convenuto a marzo”. Più di una perplessità sarebbe poi stata sollevata in merito al sostegno economico chiesto da ArcelorMittal: 200 milioni a fondo perduto a titolo di indennizzo Covid e un prestito di 600 milioni con garanzia Sace. Su quest’ultimo, in particolare, sarebbero state espresse perplessità circa la sua reale fattibilità.

    Lunedì  i partecipanti alla call conference odierna dovrebbero tornare a riunirsi per esprimere a stretto giro, forse lunedì stesso o anche il giorno dopo, una valutazione più compiuta da trasmettere poi ad ArcelorMittal. A metà settimana, invece, dal Mise potrebbe partire la convocazione dei sindacati metalmeccanici che già ieri sera, appena si sono diffuse le notizie relative al nuovo piano, hanno chiesto al Governo di essere convocati sia per conoscere in dettaglio il piano ma soprattutto quale sarà, a questo punto, l’orientamento del Governo. 

 

All’indomani della presentazione del nuovo Piano industriale da parte di ArcelorMittal la tensione a Taranto è altissima. Di seguito pubblichiamo l’intervento che il consigliere comunale Massimo Battista ha fatto sulla sua pagina facebook.

 

 

 

Nonostante l'emergenza covid a Taranto continua lo spettacolo squallido  offerto dai soliti attori, Governo, Mittal e parti sociali. 

Qualcuno lo definiva "Il miglior accordo possibile nelle peggiori condizioni", altri invece definivano  Mittal un imprenditore serio e chi invece affermava che l'Ilva fosse un gioiello.  Dagli ex  Ministri dello Sviluppo Economico Di Maio e Calenda passando per i vari sindacalisti si sono sprecati fiumi di encomi per i nuovi "padroni". 

Nessuno resterà senza lavoro, con i lavori A.I.A che dovevano essere conclusi nel 2015 prima e  con il nuovo Dpcm, del 29 Settembre, nel 2023.

Oggi Arcelor Mittal annuncia  il nuovo piano industriale, queste le richieste del colosso francoindiano: un miliardo di euro per far entrare lo Stato nel capitale sociale,  200 milioni di euro a fondo perduto come bonus Covid, 600 milioni di euro come prestito garantito dalla Sace. Questo garantendo la costruzione di un  solo forno elettrico  tra 4 anni. 

Sul piano occupazionale vorrebbero  passare entro il 2020 da 10.700 dipendenti a 7.500 con 3200 esuberi a cui vanno  aggiunti i 1600 in forza a Ilva in As,  sbattendo  fuori subito 3300 persone.

Se si considera che la situazione ambientale non è per niente migliorata e che ora ci saranno altre famiglie che dovranno fare i conti con la retribuzione ridotta e che i malati continuano ad aumentare nel nostro territorio, possiamo affermare che questo l'accordo del 6 settembre 2018 è stato un fallimento totale. Lo abbiamo detto in tutte le salse, ma una politica sorda coadiuvata da sindacati che hanno pensato solo a non perdere tessere hanno preferito far finta di niente. 

L'unica strada possibile è l' Accordo di programma cosi come é  avvenuto a Genova e Trieste, nessun tavolo deve più esistere se le parole chiave non saranno  chiusura immediata, smantellamento,  bonifiche, decontaminazione dei terreni inquinanti con le maestranze adeguatamente formate, incentivo all'esodo e beneficio amianto per i lavoratori. Un futuro diverso per  Taranto sarà possibile solo con l'unione di tutti, cittadini e lavoratori sotto un unica bandiera, TARANTO LIBERA.

Mittal con un Governo serio sarebbe stato cacciato a calci in culo, una Procura seria avrebbe già arrestato questi peraonaggi per truffa, ma sicome siamo nel paese dei balocchi, Taranto continua a pagare un prezzo altissimo per le nefandezze di una politica scellerata e inadeguata.

Fumata nera dalla call conference di oggi pomeriggio tra ArcelorMittal e Confindustria Taranto in merito allo stato dei pagamenti alle imprese dell’indotto-appalto per i lavori svolti nel siderurgico. Se nelle precedenti occasioni, l’azienda aveva dato notizia di pagamenti in corso (l’ultima volta, il 22 maggio, sono stati dichiarati pagamenti per 5 milioni di euro circa, anche se dal fronte industriale contestano che questi pagamenti siano effettivamente avvenuti), oggi, invece, nessuna notizia di pagamenti è stata fornita. Stando a quanto apprende AGI, ArcelorMittal ha ammesso di non aver dato corso ad ulteriori pagamenti a causa del momento particolare, che vede l’azienda, a partire dal suo amministratore delegato, concentrata sulla definizione del nuovo piano industriale che entro stasera dovrebbe essere presentato al Governo. Fonti partecipanti alla call spiegano infatti ad AGI che introducendo l’incontro, Arturo Ferrucci, direttore delle risorse umane del gruppo, ha detto: “Mi dispiace dirvelo, ma non ho alcuna novità da darvi. La dottoressa Morselli”, è l’ad di ArcelorMittal Italia, “non ha firmato alcun bonifico perché molto impegnata, spero che possa farlo lunedì”. Confindustria Taranto e ArcelorMittal si sono quindi aggiornati in call ai prossimi giorni. 

"Temo una morìa di aziende dell’indotto-appalto siderurgico". Lo dichiara ad AGI il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, dopo la richiesta di ieri di ArcelorMittal di ricorrere a Taranto, dal 6 luglio, ad ulteriori nove settimane di cassa integrazione ordinaria per 8.157 dipendenti dopo la cassa integrazione Covid tuttora in corso.

   A proposito della cassa integrazione, Marinaro osserva: “Penso che vada anzitutto chiarito se lo strumento della cassa ordinaria possa applicarsi a quasi tutta la forza lavoro e non invece solo ad una parte. Si tratta di una questione che attiene il sindacato - prosegue - ma non è, purtroppo, l’unico segnale negativo ricevuto. Ne abbiamo ricevuti tanti”.

   “La mia preoccupazione, però - aggiunge il presidente di Confindustria Taranto - riguarda le aziende. La grave preoccupazione che sta serpeggiando è che Am Investco”, società quest’ultima espressione di ArcelorMittal Italia, “possa ricorrere a qualche procedura concordataria. Rivedremmo lo stesso film del 2015, quando il passaggio di Ilva dalla gestione commissariale all’amministrazione straordinaria, lasciò sul terreno circa 150 milioni di crediti vantati dalle aziende dell’indotto-appalto per lavori effettuati e non pagati dalla committenza. Crediti che sono ora rifluiti nella procedura in capo al Tribunale di Milano e che non so se, quando e come rivedremo. Se si dovesse ripercorrere una strada analoga, sarebbe la fine" avverte Marinaro.

   “Oggi alle 14.30 abbiamo una nuova call conference con ArcelorMittal sui pagamenti arretrati, ci partecipiamo perché siamo sempre per il confronto, ma in questo momento, da quel che mi risulta, gli ultimi 5 milioni di pagamento che ci sono stati promessi da ArcelorMittal sono arrivati solo in parte alle aziende" conclude Marinaro riferendosi agli esiti dell’ultima call con l’azienda nella mattinata del 22 maggio scorso. 

 

Ferplast ha già ritirato i lavoratori 

 

Un’azienda dell’indotto-appalto ArcelorMittal di Taranto, la Ferplast, ha ritirato i propri lavoratori dal siderurgico. Lo annuncia ad AGI Vincenzo Castronuovo, coordinatore Fim Cisl per l’indotto-appalto. “La situazione  nell’indotto-appalto sta diventando una catastrofe economica, imprenditoriale e occupazionale - rileva Castronuovo -. Le imprese hanno già fatto ricorso alla cassa integrazione Covid 19 e poi proseguiranno con quella ordinaria. Abbiamo una montagna di richieste di cassa, l’hanno fatta tutte”. “Le aziende terze, che avanzano molti soldi da ArcelorMittal,  sono in ginocchio - aggiunge Castronuovo -. Hanno mandato lettere al committente annunciando che saranno costrette a ritirare i lavoratori dallo stabilimento siderurgico. Solo che quando si profilava la data dell’uscita dalla fabbrica, ArcelorMittal ha contattato le imprese promettendo loro un acconto. Che però non si è visto e dalla fabbrica adesso non risponde nessuno”. “Vista la insostenibilità della situazione, la Ferplast ha quindi ritirato i lavoratori dal siderurgico - dice Castronuovo -. Si tratta di un’azienda presente da tempo, con oltre 200 addetti tra contratto a termine e a tempo indeterminato. Ora è accaduto che i lavoratori a termine, man mano che scadevano i contratti, non sono stati più rinnovati e sono rimasti a casa, mentre gli altri sono finiti in cassa integrazione. Una ventina quelli rimasti al lavoro. Sono gli addetti connessi al ciclo produttivo”. “Di questa situazione non se ne può più - afferma ancora ad AGI Castronuovo -. La cassa integrazione non arriva, gli stipendi non vengono pagati, c’è chi si barcamena con gli acconti. Ma così le imprese accumulano altri debiti. Le aziende, poi, devono pagare anche i fornitori, ma non hanno i soldi e quindi i fornitori non mandano i materiali. Anzi, quando sanno che un’azienda lavora con ArcelorMittal, stanno alla larga” conclude Castronuovo. 

 

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