Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1493)

“In data odierna si sono verificate attività di carico e scarico della nave Gunder Nur proveniente dal sito di Genova non rispettando le procedure e i protocolli di sicurezza, esponendo a gravi rischi e pericoli i lavoratori  impegnati nelle attività”. Lo dichiara la Uilm in una comunicazione inviata al presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabé, all’amministratore delegato, Lucia Morselli, e al direttore delle Risorse umane del gruppo, Arturo Ferrucci. “Riteniamo tale fatto di una gravità assoluta” afferma la Uilm a proposito della ex Ilva. Per il sindacato, l’attività di carico e scarico dalla nave “é stata coordinata e autorizzata dal direttore di area del porto e dal responsabile della sicurezza di stabilimento”. La Uilm chiede “un celere intervento al fine di risolvere al più presto la problematica” e paventa l’eventuale ricorso agli enti esterni di vigilanza. “Siamo proprio curiosi adesso di vedere cosa fa l’amministratore delegato Morselli e se ritiene opportuno che un suo dirigente dia il benestare ad operazioni che mettono a rischio la sicurezza del personale addetto” dichiara ad AGI Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm, e firmatario della comunicazione inoltrata ai vertici aziendali. 

 

 

 Ridurre i tempi tra l’esito delle votazioni sui piani di concordato Mediterranea e l’omologazione della procedura. E’ l’appello lanciato dalla Federazione nazionale della Stampa italiana e dalle Associazioni regionali di Puglia e di Basilicata con l’obiettivo di riportare prima possibile in edicola la Gazzetta del Mezzogiorno, le cui pubblicazioni sono sospese dal primo agosto. 

 

“Occorre che il Tribunale fallimentare e le due curatele interessate alle procedure Edisud e Mediterranea possano lavorare serenamente per portare finalmente a compimento, nei prossimi giorni, una vicenda giudiziaria che da tre anni tiene sotto scacco il principale organo di informazione della Puglia e della Basilicata- sostiene il sindacato dei giornalisti - dunque si sgomberi il campo dalle fake news e mistificazioni fatte circolare nei giorni scorsi da alcuni, e purtroppo veicolate anche da ignari parlamentari, per indurre gli organismi preposti a fare presto e male. E si evitino soluzioni ponte pasticciate che rischiano di interferire nel libero e autonomo esercizio di voto dei creditori Edisud e Mediterranea. Il Tribunale ha tutti gli strumenti in mano per consentire un rapido ritorno del giornale che ne agevoli il definitivo rilancio, assicurando dignità e certezze ai giornalisti e poligrafici e salvaguardia di tutti i posti di lavoro”. “Si faccia tutto quello che è possibile per definire, in tempi ragionevoli, l’aggiudicazione della testata al migliore dei due piani di concordato sulla Mediterranea depositati e sottoposti al voto dei creditori. E, nelle more dell’omologa finale, si affidi la guida del giornale all’imprenditore risultato vincitore per consentirne l’uscita in edicola e rimediare, così, al vuoto informativo creato in due regioni del Sud a causa della mancata proroga dell’affitto - concludono Fnsi e Associazioni della Stampa - tale soluzione consentirebbe anche a tutti i lavoratori, e non solo ad alcuni di loro, di uscire quanto prima dalla cassa integrazione a zero ore in cui sono stati collocati a causa dell’improvvisa interruzione delle pubblicazioni. Ci sarà tempo e modo per individuare le responsabilità di quanto accaduto, la cui gravità è testimoniata da 134 anni di storia nei quali la Gazzetta del Mezzogiorno è sempre stata in edicola”

 

 

 

Molti comuni della provincia di Taranto in questi giorni hanno deliberato una riduzione delle tariffe della Tari. Al proposito Confartigianato Imprese Taranto, la cui attenzione sulla questione è sempre stata alta, ha inviato al Sindaco Melucci ed alla Commissione Bilancio del Comune di Taranto una lettera, a firma del Presidente Domenico D’Amico, per conoscere “che posizione ha assunto o intenderà assumere l’Amministrazione rispetto al servizio di smaltimento dei rifiuti urbani e la conseguente applicazione della Tari”.

La Tari è una voce importante nel bilancio delle aziende. Va da sé che con le imprese ferme per l’emergenza sanitaria vi sia stato minor quantitativo di rifiuti – ricorda Confartigianato. Le riaperture poi sono state rinviate, a singhiozzo, calendarizzate secondo le diverse tipologie di attività. Per questo come Confartigianato abbiamo subito rivolto alle Amministrazioni la richiesta di rinviare o rimodulare anche la Tari. Sull’argomento già l’ARERA, Autorità per la Regolazione Energia Reti e Ambiente, in maggio accolse la nostra richiesta, segnalata a Governo e Parlamento, emanando un’apposita delibera che disciplina la riduzione della Tari 2020 per le utenze non domestiche colpite dall’emergenza.

In riferimento ai Comuni che hanno già deliberato prevedendo riduzioni o agevolazioni per le aziende,  si tratta di un’attenzione che Confartigianato ha avuto modo di apprezzare in più occasioni e vorremmo farlo anche per il Comune di Taranto, visto che oggi ancor di più si rende necessaria, considerato che la situazione di incertezza economica non è cessata e che non mancano fragilità operative con riflessi diretti su fatturato e occupazione con ripercussioni sulla loro stabilità. Le manifeste difficoltà causate dalla pandemia sono sotto gli occhi di tutti, ed è proprio per questo che, in un’ottica di reciproco interesse per il territorio e le imprese, e quindi dei cittadini e dei lavoratori, va posta l’attenzione alle dinamiche economico e sociali del territorio comunale. Il tema è quello della fiscalità locale che unitamente agli altri provvedimenti adottati a sostegno delle imprese, può rappresentare un tassello importante per intercettare al meglio la ripresa economica e stimolare la fiducia dell’intero sistema produttivo.

Infine un suggerimento a quelle Amministrazioni che ancora debbono deliberare sulla Tari: “valutare la possibilità di deliberare agevolazioni in tal senso considerato che lo stesso governo nazionale, all’art. 6 del D.L. 73/2021, ha dato facoltà ai Comuni di concedere riduzioni della Tari in caso di restrizioni subite dall’esercizio delle attività”.

Comprendiamo che per il Comune di Taranto ritoccare la Tari è una scelta non semplice, ma le imprese che vivono nel territorio, alla crescita del territorio stesso contribuiscono in tanti modi diversi. Si tratta ora di sostenere l’economia locale permettendo alle aziende di ripartire in serenità, uno sforzo che non mancherà di essere ripagato.

“In sei mesi ArcelorMittal ha macinato utili per 5,3 miliardi di euro, il miglior risultato dal 2008, e ha distribuito ai propri azionisti 1,3 miliardi di euro. Nel frattempo, in Italia aumentano invece i lavoratori in cassa integrazione con un reddito da fame, oltre 4mila solo diretti, e la produzione fa registrare un record negativo: 3,5 milioni di tonnellate su base annua”. Lo dice Rocco Palombella, commentando i nuovi dati di bilancio di ArcelorMittal, il gruppo cui fanno capo anche gli impianti ex Ilva tra Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi. “Aumentano le fermate degli impianti - dice Palombella -, si sospendono gli investimenti legati al risanamento ambientale e l’Italia continua a importare milioni di tonnellate di coils (4 milioni di tonnellate nel 2020) arricchendo anche ArcelorMittal nel mondo a discapito del nostro Paese. Grande capolavoro industriale”, conclude Palombella, che oggi ha anche scritto al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. 

In un incontro avuto con i sindacati metalmeccanici a Taranto, Acciaierie d’Italia, ex Ilva, attraverso Francesco Zimbaro, della direzione Risorse Umane, “ha comunicato l’avvio di nuova cassa integrazione causale Covid per 13 settimane per 3.500 unità con una previsione di produzione di ghisa che si aggira sulle 16.000 tonnellate al giorno”. Lo dichiara il sindacato Usb dopo l’incontro. Per Usb, “a fronte delle ultime dichiarazioni dell’ad di Arcelor Mittal che parla di un’azienda in salute e di un mercato dell’acciaio vivace, ci aspettavamo dall’incontro odierno un segnale distensivo, quasi un azzeramento dei numeri di cassa integrazione. Ci ritroviamo invece di fronte agli stessi atteggiamenti e la stessa mancanza di prospettiva”. Inoltre, afferma il sindacato, “si riparte, tranne qualche reparto ancora fermo, con una attività all’interno dello stabilimento quasi a regime” ma “senza che siano stati fatti interventi di manutenzione mirati a ristabilire condizione di sicurezza tali da garantire un ambiente di lavoro meno precario”. Usb dichiara di aver respinto la richiesta di cassa integrazione Usb chiedendo al Governo, ora che la società Acciaierie d’Italia vede partecipe lo Stato attraverso Invitalia, “un incontro urgente al fine di sbloccare una situazione che va avanti da troppo tempo e che scarica sui lavoratori le responsabilità di una gestione priva di alcuna logica condivisibile”. 

“Signor prefetto, il documento che oggi vi stiamo consegnando ha un peso molto importante, ha il peso delle famiglie, dei cittadini, dei lavoratori. Date peso a questo documento, fate capire ai ministri quello che serve per Taranto. Signor prefetto non si disimpegni, faccia il suo”. È l’appello che un delegato sindacale della Fim Cisl ha lanciato ad alta voce dalla strada verso il rappresentante territoriale del Governo, il prefetto Demetrio Martino, mentre una folta rappresentanza di lavoratori, delegati di fabbrica e sindacalisti delle sigle metalmeccaniche sta manifestando da circa un’ora sotto la Prefettura di Taranto. Il presidio rientra nello sciopero in corso oggi, per l’intera giornata, in tutto il gruppo Acciaierie d’Italia, ex Ilva, per chiedere al Governo una vera svolta gestionale e societaria ora che lo Stato, attraverso Invitalia, è partner di ArcelorMittal Italia ed esprime il 50 per cento dei voti e detiene il 38 per cento dei delegati.

 

 Sotto il palazzo del governo a Taranto ci sono striscioni e bandiere delle tre sigle, bianco verdi quelle della Fim Cisl, rosse Fiom Cgil e azzurre per la Uilm. I manifestanti occupano in parte via Anfiteatro e in parte il marciapiede difronte alla Prefettura. Molti portano la mascherina sul volto. Per Pietro Cantoro, delegato Fim Cisl, “parte da questa mattina la mobilitazione che stavamo aspettando da tempo perchè il tempo è scaduto. Ormai questo stabilimento non si regge più in piedi. Non ci sono più investimenti, non ci sono più prospettive, il piano industriale latita. Ovviamente anche le responsabilità di chi ci rappresenta, oltre che della multinazionale. Si sono insediati nel consiglio di amministrazione - ha detto Cantoro riferendosi all’ingresso di Invitalia in Acciaierie d’Italia - spendendo 400 milioni di cui non si sanno come sono stati impiegati, come sono stati gestiti”. “Stanno gestendo una cassa integrazione al 52 per cento vergognosa che sta portando alla fame i lavoratori. La gente è ormai arrabbiata e incontenibile. La rabbia sta per esplodere. Che diano soluzioni immediate a quelle che sono le problematiche che da molti anni si sono riversate su questo stabilimento e su questa città”, ha concluso Cantoro. 

Il Gruppo Ferretti, leader mondiale nella progettazione, costruzione e vendita di yacht a motore e da diporto di lusso, con un portafoglio di otto marchi prestigiosi ed esclusivi e un fatturato medio negli ultimi anni pari a 700 milioni di euro e con circa 1.500 dipendenti, investe a Taranto per la creazione di un cantiere navale anche grazie all’intervento della Regione Puglia. Oggi in Regione Puglia è stata infatti formalizzata la domanda di accesso al contratto di sviluppo nazionale da parte di Ferretti Tech, interamente controllata da Ferretti spa, per un investimento in attivi materiali e ricerca di circa 62,6 milioni di euro. L’investimento complessivo che si realizzerà a Taranto, nell’ex yard Belleli sul Mar Grande, prevede un intervento pubblico aggiuntivo di 137,6 milioni di euro necessari ad assicurare il pieno recupero ambientale dell’area, con una partecipazione diretta della Regione Puglia pari a 41,5 milioni di euro destinati alla bonifica dell’area ex yard Belleli. Prevista la costruzione di edifici e capannoni per circa 65.500 mq coperti su un’estensione totale dell’area di circa 220.000 mq. in grado di assicurare un impatto occupazionale diretto di oltre 200 addetti cui si aggiungeranno le positive ricadute sull’indotto. 

 

Per la Regione, “tale iniziativa si inserisce all’interno delle strategie del Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto che vede la Regione Puglia attivamente impegnata per promuovere lo sviluppo dell’area, come confermato dall’ulteriore sostegno finanziario messo a disposizione dalla Regione per i servizi ambientali nel Comune di Taranto che vedranno positivamente coinvolti per oltre un biennio i lavoratori dell’ex Isola Verde". Con la firma odierna dell’istanza da parte dell’ad del Gruppo Ferretti, Alberto Galassi, presente il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è stata attivata la procedura per la sottoscrizione dell’accordo di programma. Emiliano sottolinea che “la nautica ritorna a Taranto per la volontà di una grande impresa, Ferretti Tech, che è una delle più grandi aziende italiane del settore, e grazie alla Regione Puglia, che bonificherà con 41 milioni di euro l’area industriale ex Belleli, area che verrà utilizzato dalla Ferretti Tech per dare vita ad un investimento di grandissime proporzioni”. Per Emiliano, Ferretti “ha previsioni di utili molto rilevanti e soprattutto un indotto che potrà supplire alle tante necessità  economiche che l’area ha, ma soprattutto che potrà dare  la possibilità a tanti lavoratori, a tanti manager tarantini, che hanno fatto esperienze importanti in altre aziende, di non andar via e di rimanere nella propria terra, a lavorare per l’emancipazione di Taranto dalle tante piaghe che la affliggono”. “La salute prima di tutto - rimarca Emiliano - una fabbrica green, verde, che consentirà di allentare la pressione occupazionale, ma che contemporaneamente dimostrerà che Taranto è anche una città industriale nella quale non è necessario inquinare per produrre utili e per far lavorare la gente. Una grande giornata e ringrazio davvero l’azienda per lo sforzo che sta facendo. Questo è solo l’inizio. È solo il calcio di inizio di una grande partita per Taranto”. “Oggi Ferretti Tech - aggiunge l’ad dell'azienda, Galassi - che è una società controllata al 100% da Ferretti Group, secondo gruppo nautico mondiale, 1500 dipendenti, 2500 di indotto, 700 milioni di euro fatturato e aspettiamo il 2021, inizia un percorso di investimenti i portante a Taranto per sviluppare carbonio, vetroresina, centro di ricerca e tecnologia avanzata sui materiali e una divisione di ingegneria”. “Siamo qui perché vogliamo essere in Puglia e siamo qui per la Puglia - dice ancora - una realtà dove ci sono industrie, dove c’è imprenditoria, dove c’è un territorio sano di gente operosa. Con il sostegno del governo centrale, ci sarà un investimento di quasi 100 milioni di euro che darà lavoro a decine e decine di famiglie”. 

Il ministro per il Sud, Mara Carfagna, ha rimesso in moto oggi - dopo l’interruzione dovuta al cambio di Governo - la 'macchina' del Contratto istituzionale di sviluppo dell’area di Taranto. Sono collegati in remoto tra Prefettura Taranto, ministeri e sedi istituzionali, i vari soggetti che formano il Tavolo istituzionale permanente (Tip) che sovrintende alla gestione del Cis Taranto. Istituito da una legge del 2015 e portato avanti dai Governi Renzi, Gentiloni, Conte I e Conte II, il Cis ha l’obiettivo di favorire interventi e investimenti nell’area di Taranto in settori e ambiti diversi da quelli della siderurgia ex Ilva. Ciò al fine di favorire un nuovo sviluppo economico. In collegamento sono oggi - col coordinamento del ministro Carfagna, investita della competenza del Cis Taranto su delega del premier Mario Draghi - diversi ministeri, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, Prefettura di Taranto, Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto. Tra i punti all’ordine del giorno, figura l’accordo tra le amministrazioni pubbliche per rendere operativa la cessione della Marina Militare alla città di Taranto - e per essa all’Autorità portuale - della banchina della base navale militare del Mar Piccolo (stazione torpediniere). Questa cessione è stata definita con un accordo firmato lo scorso 12 ottobre a Taranto dall’allora premier Giuseppe Conte, dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, dalla Marina e dall’Authority, ma per essere efficace ai fini del trasferimento - apprende l'AGI - è necessario che la Marina Militare acquisisca la certezza del completamento del finanziamento chiesto al Cipe per l’ampliamento della base navale del Mar Grande attualmente usata dalla forza armata. Tutto, infatti, si basa su uno scambio: la Marina cede a Taranto la banchina torpediniere Mar Piccolo e ottiene le risorse pubbliche per potenziare l’infrastruttura di Mar Grande.  A luglio  2020 il Cipe ha approvato, nell’ambito del Cis Taranto, una delibera per l’ampliamento della base di Mar Grande assegnando una prima tranche di risorse, a valere sul Fondo sviluppo e coesione 2014/20, di 79 milioni di euro. Tutto l’intervento, però, ha un costo complessivo stimabile in 203 milioni di euro e sono queste le altre risorse su cui ora la Marina chiede certezza. 

 

 Una volta liberata dalla Marina, l’area del Mar Piccolo potrà essere riqualificata e destinata a usi turistici, commerciali e culturali, assumendo un ruolo importante anche in previsione della ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo che si svolgeranno a Taranto nel 2026 (e oggi all’esame del Tavolo c’è l’esame del master plan relativo ai Giochi del Mediterraneo). La cessione del Mar Piccolo, infine, renderà possibile la realizzazione del progetto “Acquario green” già approvato dal Tavolo istituzionale permanente e dotato di un finanziamento Cipe di circa 50 milioni.  Oggi è anche previsto un punto di situazione  sull’accordo relativo all’insediamento a Taranto, nell’area ex yard Belleli, del gruppo Ferretti che realizzerà un’attività per la costruzione di yacht. AGI ha appreso che a breve dovrebbe essere firmato l’accordo in base al Codice per l’ambiente che sblocca il progetto Ferretti. Progetto che consta di due parti: la bonifica del sito e la successiva reindustrializzazione. Per Ferretti a Taranto, l’investimento globale è pari a 170 mln di cui 35 per il contratto di sviluppo, 60 per la bonifica e circa 80 privati. Infine, per quanto riguarda la bonifica dell’area di Taranto, è atteso da parte del ministro Carfagna l’annuncio che per la prosecuzione delle attività affidate ai 130 ex dipendenti Infrataras è stato individuato un nuovo finanziamento di circa 6 milioni di euro. I 130, finito il progetto biennale nel quale sono stati occupati, progetto avviato dall’ex commissario alla bonifica Vera Corbelli, sono ora soggetti al trattamento Naspi che termina questo mese. Le nuove risorse che Carfagna ha anticipato giorni fa in una video call con sindacati Cgil, Cisl e Uil, che non fanno parte del Tavolo Cis, serviranno appunto ad aprire una nuova fase di lavoro per i 130 addetti. Prima del ministro Carfagna, il coordinamento del Cis Taranto è stato affidato all’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mario Turco, per il quale il bilancio 2020 del Contratto istituzionale Taranto nell’anno 2020 è stato “particolarmente positivo” con 400 milioni d'investimenti pubblici “movimentati” che si aggiungono a un miliardo di dote iniziale del Cis (fondi di anni precedenti, non spesi, e riprogrammati e riassegnati a Taranto).

 

Nella prima riunione sul Contratto istituzionale di sviluppo dell’area di Taranto presieduta oggi in video call dal ministro per il Sud, Mara Carfagna, è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori in corso ma sono state anche delineate ulteriori possibilità di lavoro da condurre. È quanto si apprende da alcuni partecipanti al vertice coordinato dal ministro. Presenti le istituzioni locali, la Regione Puglia, col governatore Michele Emiliano, i diversi ministeri coinvolti nel Cis Taranto, l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto. Ci si è focalizzati su altri tavoli da istituire, di taglio più specialistico rispetto alla dimensione plenaria del tavolo Cis. Questi tavoli riguarderanno gli ambiti d'intervento ambientale, connessi con la funzione del prefetto di Taranto che è commissario di Governo per la bonifica dell’area di Taranto, le progettualità collegate alla economia del mare e all’avvio del Tecnopolo. Questi tavoli specializzati

vedranno protagonisti i soggetti direttamente coinvolti.

    È stata oggi ufficializzata la nomina di Paolo Esposito quale nuovo responsabile unico del Contratto istituzionale.

 

La nomina di Paolo Esposito, direttore generale dell’Agenzia per la Coesione territoriale, a responsabile unico del Contratto istituzionale di sviluppo dell’area di Taranto “ consentirà uno scatto in avanti del Cis”. ha dichiarato il ministro per il Sud, Mara Carfagna. Il Cis, ha detto Carfagna, “per me rappresenta la volontà di mantenere un’attenzione costante su Taranto e sull’attuazione di questo Contratto istituzionale di sviluppo”. “Il nuovo Ruc - ha rilevato il ministro - procederà già entro questa settimana all’individuazione dei componenti del nucleo tecnico che lo affiancherà nell’opera di due diligence, allo scopo di arrivare in breve tempo ad aggiornare lo stato di attuazione dei programmi e individuare quindi eventuali criticità sulle quali intervenire, per accelerare la realizzazione dei lavori”. In particolare, il ministro “ha espresso la propria preoccupazione per gli interventi di bonifica del territorio previsti dal Cis” rilevando che “lo stato di attuazione è ancora insoddisfacente. Per questo chiedo al nuovo Ruc - ha detto Carfagna -  di effettuare una ricognizione per individuare gli ostacoli e consentirmi così di arrivare a una proposta che acceleri la realizzazione di queste opere così importanti”. 

 

 In particolare, annuncia il ministero per il Sud, “il Tavolo si è soffermato sull’opportunità di valutare la nomina di una struttura tecnica che affianchi il  commissario nel suo lavoro”. Il commissario alla bonifica di Taranto è attualmente il prefetto di Taranto, Demetrio Martino.  Tra gli interventi approvati nella riunione odierna del Tavolo, il ministro, comunica il ministero per il Sud, “ha concentrato l’attenzione in particolare sull’accordo con il ministero della Difesa e la Marina Militare, che consentirà di ‘liberare’ il Mar Piccolo grazie alla valorizzazione culturale e turistica della Stazione Torpediniere, e sul progetto di recupero di aree a verde e relitti stradali promosso dal Comune di Taranto e finanziato dalla Regione Puglia con risorse anticipate dal ministro per il Sud a valere sul Fondo di Sviluppo e Coesione”. “Esprimo la mia soddisfazione - ha affermato Carfagna - per questo risultato, che consentirà di reimpiegare a breve termine circa 130 lavoratori. A questi si aggiungono i 200 circa, più l’indotto, che il Gruppo Ferretti stima di assumere all’interno dell’insediamento industriale, che nascerà grazie proprio all’inserimento di questo intervento nel Cis”. “Si tratta - rileva Carfagna -  di segnali importanti per i cittadini di Taranto, costretti finora a subire una delle contraddizioni più inaccettabili, quella che contrappone i diritti fondamentali alla salute e al lavoro”. “Con questi interventi - conclude il ministro -, che si sommano agli investimenti già inseriti nel Pnrr per il porto e la Zona economica speciale ionica, possiamo accompagnare le famiglie tarantine nel loro desiderio di riscatto, verso uno sviluppo sostenibile sul piano sociale e ambientale”. 

“Apprezziamo la concretezza della ministra per il Sud, Mara Carfagna e l’essersi posta in continuità con il lavoro delle precedenti gestioni del Cis, per Taranto, ma la riunione di oggi ha espresso zone d’ombra su cui sarà importante chiarire da subito alcuni aspetti”. Lo dice, dopo il vertice di oggi sul Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto, il segretario della Cgil Taranto, Paolo Peluso. Che sostiene che “il punto che ha maggiormente soddisfatto il sindacato tarantino, è quello relativo allo sblocco della vertenza ex Isola Verde”. La Cgil, infatti, manifesta “massima  soddisfazione per la soluzione individuata per i 130 lavoratori dell’ex progetto “Verde Amico”. Tale soluzione, già illustrata ai sindacati  confederali alcuni giorni fa dalla ministra  Carfagna, prevede il finanziamento da parte di Regione di 6 mln di euro dal Fsc, anticipati dal ministero alla stessa Regione per un progetto con una nuova denominazione: Recupero delle aree a verde e dei relitti stradali”. 

 “È inaccettabile che si continui a prendere tempo a discapito dei lavoratori e del territorio che attendono, ormai da tempo, un serio piano di investimenti che ponga finalmente fine a questa inutile e dannosa contrapposizione tra lavoro e salute che favorisce soltanto la multinazionale”. Lo dicono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm su ex Ilva, Acciaierie d’Italia, dopo il consiglio di fabbrica di oggi. Indette assemblee per il 16 luglio dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria e imprese appaltatrici in vista dello sciopero proclamato dalle tre sigle in tutto il gruppo ex Ilva per il 20 luglio. “Noi continueremo a schierarci  per la salute e per il lavoro” dicono Fim, Fiom e Uilm.

 

E aggiungono: “Dal consiglio di fabbrica dei rsu di Fim, Fiom e Uilm di questa mattina, è emersa la volontà di programmare delle iniziative di mobilitazione,  a partire dallo sciopero del 20 luglio  per tutto il gruppo ex Ilva  per rivendicare un futuro ambientale sostenibile e dove il lavoro torni protagonista nell’agenda politica del governo”. Si annuncia che “per il prossimo venerdì 16 luglio, Fim, Fiom e Uilm hanno programmato un’assemblea con tutti i lavoratori attualmente in cassa integrazione di Acciaierie d’Italia, di Ilva in as e appalto per illustrare i contenuti dell’incontro ministeriale e soprattutto per organizzare lo sciopero che avrà luogo presso la Prefettura di Taranto”. “In occasione dello sciopero - è stato deciso oggi - consegneremo un documento al prefetto di Taranto con cui chiederemo un maggiore coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori e soprattutto risposte per il futuro di migliaia di lavoratori del gruppo ex Ilva e dell’appalto dello stabilimento siderurgico”. Infine le sigle metalmeccaniche annunciano che “nelle prossime ore chiederemo un incontro al presidente della Regione Puglia per illustrare le istanze rivendicative di Fim, Fiom e Uilm”. 

“Anche noi non evitiamo di parlare di Taranto ma ne parliamo con le persone che ci propongono un futuro per Taranto, non con chi ci propone allevamenti di cozze”. Così su Taranto e sull’ex Ilva, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, all’assemblea di Confindustria Bari-Bat.

 Bonomi ha ripreso il tema dell’acciaieria e di Taranto perché il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenuto poco prima, lo aveva posto alla sua attenzione sottolineando la necessità di una svolta ambientale nella produzione siderurgica e ricordando che a Genova gli impianti dell’area a caldo ex Ilva sono stati spenti da anni. 

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