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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1736)

“Le notizie appaiono incoraggianti sul piano della continuità produttiva dell\'azienda che dovrà procedere di pari passo con i processi di ambientalizzazione. Per altri aspetti, non possiamo ancora esprimere soddisfazione fino a quando non avremo contezza che la nuova iniezione di liquidità sia volta a sanare la situazione - non più sostenibile - delle aziende fornitrici, che vivono da tempo una condizione di sofferenza non giustificabile”. Si esprime così Salvatore Toma, presidente Confindustria Taranto, sul dl per Acciaierie d’Italia, ex Ilva, approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri.

  Riferendosi all’indotto siderurgico, Toma afferma che “si tratta, e continuiamo a ribadirlo da anni, di imprese grazie alle quali si regge la continuità dei processi produttivi. Ferme restando le legittime istanze della platea generale dei creditori, riteniamo che a queste aziende debba essere subito garantito l\'ammontare delle spettanze pregresse,  anche in considerazione di quanto hanno già pesantemente subito a seguito della crisi di sette anni fa, sotto la gestione commissariale. Confidiamo, pertanto, in una risposta in tal senso da parte di AdI. Circa i progetti \"green\" anticipati dal Governo, bene - afferma il presidente di Confindustria Taranto -, ma attendiamo di conoscerne più approfonditamente i singoli aspetti, e anche per questo contiamo di confrontarci al più presto al tavolo programmato per il 19 gennaio prossimo”.

Con una lettera inviata oggi al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, al sindaco e presidente della Provincia di Taranto, Rinaldo Melucci, e a tutti i sindaci del Tarantino, i sindacati Uilm, Fiom Cgil e Usb hanno indetto un’assemblea con le istituzioni per il 28 dicembre alle 9.30, nella sede della Provincia di Taranto, sulla vicenda Acciaierie d’Italia, ex Ilva.

   L’assemblea del 28, spiegano le tre sigle sindacali, rientra in “un percorso di iniziative pubbliche al fine di continuare la mobilitazione con l’obiettivo di cambiare l’attuale governance di Acciaierie d’Italia, condizione assolutamente necessaria a garantire una transizione ecologica e sociale di un territorio che inevitabilmente non può continuare a subire ricatti da parte di Arcelor Mittal”. Per i sindacati, “è inaccettabile che il Governi Meloni ceda alle pressioni della multinazionale e conceda ulteriori risorse pubbliche senza un indirizzo chiaro sul futuro ambientale e occupazionale del sito di Taranto”.

    Annunciando “una giornata di mobilitazione presso la sede di Palazzo Chigi da svolgersi entro il 13 gennaio 2023”, i sindacati scrivono a governatore regionale e sindaci che “gli obiettivi sono comuni e crediamo che sia giunto il momento di mettere insieme le istanze dei lavoratori e quelle dei cittadini per rivendicare una giusta transizione ecologica che può avvenire esclusivamente attraverso il cambio della governance con l\'ingresso in maggioranza dello Stato. E’ giunto il momento che istituzioni locali, regionali e nazionali insieme a tutte le organizzazioni sindacali si assumano le proprie responsabilità scegliendo con i fatti e non con le parole da che parte stare - conclude la lettera -. Deve essere chiaro a tutti che, allo stato attuale, si sta o con i lavoratori e i cittadini o con la multinazionale. Non esistono strade alternative ambigue o vie di mezzo dietro alle quali nascondersi”.

“Apprendiamo che il Governo starebbe pensando a una norma da inserire nel prossimo decreto per l’ex Ilva che prevederebbe, non un aumento di capitale per il passaggio in maggioranza di Invitalia, ma un prestito ponte a 18 mesi di 650-680 milioni di euro per sanare le difficoltà di liquidità finanziaria. Chiediamo al ministro Urso di chiarire la veridicità di questa notizia”. Lo dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm, riguardo all’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. “Se fosse vera - afferma Palombella - si tratterebbe di un atto irresponsabile da parte del Governo, un sottostare a un tentativo di condizionamento da parte dell’azienda, uno sperpero di soldi pubblici senza un minimo di garanzia e straccio di piano industriale”.

   “Il paventato prestito - rileva Palombella - non consentirebbe di traguardare la prima metà del prossimo anno, altro che i prossimi 18 mesi, per di più senza alcun progetto strutturale di ripartenza produttiva e salvaguardia occupazionale. Sarebbe l’ennesimo schiaffo alle migliaia di lavoratori che sono in cassa integrazione da anni e a chi chiede un vero futuro occupazionale e produttivo”.

   Per la Uilm, “lo Stato, anziché concedere finanziamenti senza vincoli a gestioni aziendali fallimentari, deve riprendere il controllo dell’ex Ilva per evitare la chiusura definitiva, il dramma occupazionale per 20 mila lavoratori, per garantire il risanamento ambientale e il futuro di intere comunità. È ora che il ministro Urso risponda una volta per tutte, dicendo cosa vuole fare realmente il Governo per il futuro di un asset strategico per il nostro Paese. Ci stiamo avvicinando a una situazione di non ritorno, non staremo a guardare. Il Governo - conclude Palombella - si fermi prima che sia troppo tardi”. 

 

Intanto ci sono due appuntamenti, oggi, per Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Si riuniscono sia l’assemblea dei soci, ArcelorMittal per il privato (maggioranza) che Invitalia per il pubblico (minoranza), che il consiglio di fabbrica del siderurgico di Taranto. L’assemblea  odierna dei soci è un aggiornamento rispetto alla seduta del 20, che a sua volta era l’aggiornamento di quella del 16 dicembre. Dall’assemblea si dubita che possa venir fuori qualcosa di concreto, ma probabilmente un ennesimo aggiornamento. Anche perché i due partner di Acciaierie d’Italia, che pure stanno discutendo tra loro, così come il Governo sta trattando con Mittal, sembrano essere in attesa delle mosse dell’esecutivo. Orientato, in una delle prossime sedute del Cdm, a varare un prestito ad Acciaierie d’Italia, forse attingendo al miliardo di euro del dl Aiuti Bis, per consentire all’azienda siderurgica di ridurre la sua importante posizione debitoria verso i grandi fornitori.

   Alla riunione del consiglio di fabbrica di Acciaierie d’Italia saranno presenti anche i delegati sindacali dell’appalto. L’iniziativa della convocazione è di Uilm, Fiom Cgil e Usb. La Fim Cisl non ha ritenuto di aderirvi. “Un mese fa abbiamo effettuato 24 ore di sciopero e il Governo, col ministro delle Imprese, Adolfo Urso, consapevole della gravità della crisi produttiva, industriale e finanziaria dell’ex Ilva, sembrava che fosse sul punto di agire - Davide Sperti, segretario Uilm -. Trenta giorni dopo siamo allo stesso punto, non si è mosso nulla, e la situazione si é ulteriormente complicata. Il Governo, che sembrava volesse anticipare la ricapitalizzazione di Acciaierie d’Italia per acquisire la maggioranza e attestarsi al 60 per cento, pare che abbia messo da parte quest’intervento”.

    “Eppure - commenta Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil - l’intervento dello Stato è e resta quantomai necessario. Sia sul piano immediato che della prospettiva. Sull’immediato, per correggere una gestione che si è dimostrata disastrosa sotto ogni punto di vista”. 

Anche oggi nulla di fatto all’assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia tra il privato Mittal, che è maggioranza, e la società pubblica (controllata dal Mef), Invitalia, che è minoranza. L’assemblea odierna è stata aggiornata al 23 dicembre. Nel frattempo potrebbe arrivare - è atteso a breve - un intervento del Governo sotto forma di decreto o di norma specifica per l’ex Ilva. Da quello che si apprende il Governo sta continuando a trattare col partner privato. L’aggiornamento di oggi è l’ultimo di una serie. L’assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia era stata convocata già il 25 novembre e poi aggiornata al 2 dicembre. Nuovo aggiornamento poi al 9 dicembre, quindi al 16 dicembre, per finire ad oggi, chiusosi peró, come tutti gli altri, senza una decisione sulle sorti dell’azienda siderurgica i cui impianti principali sono a Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi. 

“Oggi abbiamo rilasciato la prima autorizzazione unica che prevede un investimento di circa 10 milioni di euro ed un piano occupazionale di circa 35 unità. La prima  autorizzazione è in area di Tito, in Basilicata. Ce ne sono altre 10 in pentola che usciranno entro i primi di gennaio. Il settore prevalente dell’area di Tito è la meccanica e la logistica”. Lo ha detto a Taranto, tracciando un primo bilancio dell’attività, il commissario della Zona economica speciale (Zes), Floriana Gallucci. Il commissario ha anche fatto il punto sulle risorse del Pnrr. I fondi assegnati complessivamente alla Zes Ionica, che è interregionale, Puglia-Basilicata, sono 108. Per 50 milioni, col Distripark, la competenza di soggetto attuatore è dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, ha detto Gallucci. 

 

\"Le procedure sono semplificate e ridotte di un terzo - ha spiegato Gallucci - e la chiave vincente della nostra Zes è rappresentata da tre s: sostenibilità, sistema e semplificazione”. Circa la proposta del presidente dell’Autorità portuale del Mar Ionio, Sergio Prete, che ha chiesto che si esamini il nesso economico-funzionale delle proposte di investimento per verificare se sono coerenti con la mission delle stesse Zes e con obiettivi di logistica, import-export e uso della retroportualità, il commissario ha evidenziato che “questo vuol dire fare sistema, fare rete. Non c’è qui chi viene prima, prende e accaparra. Qui bisogna fare sistema, creare occupazione e fare l’indotto. E la mission del commissario Zes è anche quella di monitorare la reale portata e la durata degli investimenti”. Secondo il commissario Gallucci, “la Zes va animata. Il commissario è il collante, ma non è che con i superpoteri espropria i sindaci. Devo sentire quello che il territorio vuole. Non posso attivare procedure scavallando i territori, ma serve creare delle relazioni in una logica sistema, capire quale è la domanda, l’offerta e cominciare ad orientare il mercato”. “La Zes esiste per dare risposte, anche interlocutorie” ha concluso il commissario evidenziando che “la parte normativa ha sì bisogno di correttivi  ed emendamenti ma per migliorarla”. 

“Noi siamo molto preoccupati. Abbiamo continuato a protestare in queste settimane, dicendo le cose che abbiamo sempre detto. Cioé, dopo tre anni di gestione di questo gruppo industriale privato, prima da solo, poi con all’interno Invitalia, e quindi lo Stato, non si può continuare a fare operazioni che ormai sono sotto gli occhi di tutti. Il rischio evidente è di una chiusura e di un fallimento”. Lo ha detto oggi a Taranto su ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, il segretario generale Uilm, Rocco Palombella, a margine del consiglio territoriale Uilm. Palombella ha commentato la nuova assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia in programma per domani dopo l’aggiornamento del 16 dicembre. “Noi siamo preoccupati proprio per queste ragioni e continueremo a fare in queste ore tutto quello che é necessario - ha aggiunto Palombella - e cioè che il Governo prenda atto che questa esperienza di governance, di stabilimento e di assetto proprietario, ha fallito. Non c’è possibilità che possa avere risultati positivi”.

Il Raggruppamento temporaneo di progettazione (RTP) costituito da ADR Aeroporti di Roma Ingegneria, Rina Spa, Proger Spa e architetto Benedetto Camerana ha vinto il bando di gara lanciato da Aeroporti di Puglia (AdP, società della Regione che gestisce gli scali pugliesi) per la progettazione delle opere del primo lotto dello spazioporto di Grottaglie-Taranto in Puglia. Si tratta dell’infrastruttura nazionale adibita ai voli spaziali e suborbitali. Il bando, lanciato da AdP il 29 agosto e chiuso il 7 ottobre, aveva come base 1,6 milioni di euro. Il RTP vincitore se lo è aggiudicato con un ribasso di circa il 30 per cento. L’annuncio della chiusura della gara è stato dato in una conferenza stampa nella sede dell’aeroporto di Grottaglie-Taranto dell’Enac tenuta dai presidenti di Enac, Pierluigi Di Palma, e AdP, Antonio Maria Vasile, presenti anche il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti, Galeazzo Bignami (in collegamento audio video) e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Al bando di AdP hanno partecipato cinque raggruppamenti provenienti da Francia, Usa e Canada. 

 

“È stata una bella competizione - è stato detto nella conferenza stampa  - e il fatto che sia risultato vincitore AdR garantirà qualità della progettazione”. Le opere del primo lotto valgono circa 40 milioni che saranno coperte da uno stanziamento di 50 milioni messo già a bilancio 2023 dall’Enac. L’intera opera dello spazioporto è valutata in circa 120 milioni, per la cui individuazione si vedrà nel prosieguo tra intervento della Regione Puglia e fondi europei. Nel primo lotto sono compresi i piazzali dell’infrastruttura, Piazzali infrasyttura più impprtanti, un hangar di 16mila metri quadrati per l’aeromobile più grande, un terminal dedicato, un deposito carburante e i servizi complementari. Quella avvenuta oggi, é stato spiegato, è un’aggiudicazione provvisoria, cui seguirà nei prossimi due-tre mesi quella definitiva. Sono previsti 60 giorni per progettare l’infrastruttura e si conta, nel prossimo anno, anche di lanciare l’appalto integrato con la progettazione esecutiva. Il 2024 è previsto che sia l’anno dei lavori. Per i successivi lotti si opererà in seguito e al momento non é ancora stabilito quanti essi saranno. Le cubature delle opere previste per lo spazioporto di Taranto-Grottaglie, é stato detto oggi, sono quelle già previste dal piano di sviluppo aeroportuale ma sono state ripensate in una chiave di maggiore sostenibilità.

E’ stata siglata fra Arpal  – Agenzia Regionale Politiche Attive del Lavoro – e Confindustria Taranto, una convenzione mirata a sostenere concretamente sia chi è alla ricerca di un posto di lavoro sia le imprese in cerca di figure specifiche per le proprie aziende. Alla presenza della dott.ssa Claudia Claudi, dirigente Arpal

 per l’ambito territoriale di Taranto e Brindisi, del dott. Michele Coviello, coordinatore dei Centri per l’Impiego di Taranto e provincia, e di Salvatore Toma, Presidente di Confindustria Taranto, sono stati illustrati i principali aspetti dell’accordo, finalizzato principalmente a favorire l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro e promuovere le politiche attive di inserimento lavorativo. Si tratta, per i Centri per l’Impiego, di un approccio assolutamente innovativo. “Vogliamo inaugurare – ha dichiarato la dott.ssa Claudi - un nuovo corso dei Centri per l’Impiego - già oggetto di un piano di un potenziamento varato da tempo con assunzioni su tutto il territorio regionale - che miri a fare dei Cpi dei veri e propri punti di riferimento importanti per il tessuto economico e produttivo delle città e naturalmente per chi è alla ricerca di un posto di lavoro”. Per Confindustria Taranto l’intesa mira a qualificare sempre più l’offerta di servizi in una fase in cui, alla luce degli scenari futuri di transizione e diversificazione economica, diventerà sempre più importante intercettare tempestivamente ed efficacemente i fabbisogni professionali delle imprese. “Il territorio deve farsi trovare pronto ad ogni fase di transizione – ha dichiarato il Presidente Salvatore Toma -  e per far questo le imprese devono essere informate circa opportunità come quelle presentate in questa occasione dall’Arpal. Avviamo da questo momento e con la sottoscrizione del protocollo un rapporto di collaborazione che privilegia il rapporto tra i servizi pubblici per l’impiego e le aziende associate a Confindustria Taranto”.

 “Io mi auguro che i piani di decarbonizzazione possano proseguire, che il polo dell’idrogeno venga realizzato e che si chiudano gli altiforni a carbone e a ciclo integrale perchè uccidono la gente”. Lo ha  detto ieri a Taranto su Acciaierie d’Italia, ex Ilva, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, partecipando ad un’assemblea sui problemi dei cassintegrati di Ilva in amministrazione straordinaria. Si tratta dei lavoratori non assunti da ArcelorMittal, nè da Acciaierie d’Italia. “Mi auguro che questo disastro industriale e del lavoro, oltre che per la salute, trovi la sensibilità dei governi. I governi cambiano, le politiche sono sempre le stesse, questa è la vergogna di questa storia” ha affermato Emiliano. Per il governatore di Puglia, “sono cambiati tanti governi e nessuno di questi è riuscito a venirne a capo nonostante il sostegno che abbiano sempre dato a tutti”. 

 

Circa la vicenda di Acciaierie d’Italia, dove è in atto un confronto molto serrato sulla ricapitalizzazione societaria tra il partner privato Mittal (maggioranza) e quello pubblico Invitalia (minoranza), Emiliano ha sostenuto che “è improprio parlare di eventuale nazionalizzazione perchè tecnicamente la nazionalizzazione è un’altra cosa. Peró che  il governo utilizzi il miliardo messo da parte dal governo Draghi per aumentare la propria quota nel capitale della società sarà inevitabile”. 

    Intanto per concretizzare la possibilità che i cassintegrati di Ilva in as siano utilizzati nei lavori di pubblica utilità oltre che nei corsi di riqualificazione professionale (già previsti e stimati come avvio nel primo trimestre 2023), la Regione Puglia propone un emendamento per chiedere la modifica del dl 150 del 2015 da presentare in Parlamento per poter ritoccare la legge di bilancio, visto attualmente la norma non prevede alcuna possibilità di erogazione indennità aggiuntiva per i lavoratori in cassa integrazione straordinaria utilizzati nei lavori di pubblica utilità. Senza un’indennità aggiuntiva, è stato detto oggi, a questi lavori di pubblica utilità non aderisce nessuno in tutt’Italia tra i cassintegrati. All’iniziativa di ieri hanno partecipato anche i parlamentari Dario Iaia di FdI e Ubaldo Pagano del Pd.

Tra diretti e indiretti, includendo il personale dell’indotto e delle filiere agricole, Agromed, il centro agroalimentare previsto nell’ex stabilimento tessile Miroglio di Castellaneta (Taranto), punta a creare 300 posti di lavoro. Il dato occupazionale è stato annunciato oggi nella conferenza stampa tenuta dal commissario della Camera di Commercio, Gianfranco Chiarelli, e dal presidente del cda di Agromed, Vincenzo Cesareo. Agromed è una società benefit della CdC di Taranto. Dopo la definizione del piano industriale, oggi é stato annunciato il lancio del bando di progettazione per la ristrutturazione del complesso. Valore economico dell’incarico, 102mila euro, presentazione delle offerte entro le 11.30 del 14 gennaio. La road map che la società Agromed ha stabilito prevede, dopo la chiusura del bando che rimarrà aperto 35 giorni, altri 65 giorni per la messa a punto del progetto da parte dell’aggiudicatario dell’incarico. Previsto che il 2023 sia dedicato ad appalti e lavori di ristrutturazione dello stabilimento. Si useranno i fondi, 11 milioni, di una vecchia delibera Cipe che qualche anno fa è stata riprogrammata.

 

L’attività di Agromed è data in partenza nel 2024. Saranno  assunte tra le altre 28 unità del bacino ex Miroglio. Agromed non punta a lavorare solo a Castellaneta ma anche nel porto di Taranto e per la precisione sulla piattaforma logistica che dalla società “Taranto Logistica”, che l’aveva costruita con un project financing insieme all’Autorità portuale, adesso è tornata nella proprietà di quest’ultima. L’Authority ha infatti chiuso il rapporto col socio privato. Attraverso un protocollo d’intesa con Mercitalia, società del gruppo Ferrovie dello Stato, Agromed vuole fare della piattaforma un hub logistico del Mezzogiorno. Agromed opererebbe in due direzioni, tra loro complementari: produzione e stoccaggio a Castellaneta, import ed export nel porto di Taranto. Legumi, limoni e mandorle sgusciate, sono le tre filiere “attenzionate” da Agromed che ha già l’adesione di una sessantina di imprese. Dare valore aggiunto a produttori, questa la finalità di Agromed ha dichiarato il presidente Cesareo.  “La missione di Agromed - ha affermato Cesareo - è quella di polo logistico dell’ortofrutta che vuole allungare la vita di scaffale dei prodotti, puntare sulla quarta e quinta gamma ed effettuare l’essiccazione di frutta e verdura”. 

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