Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1289)

 

 La Uilm lancia l’allarme sullo stabilimento Leonardo di Grottaglie (Ta) temendo un ridimensionamento nella produzione delle due sezioni di fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787 (la centrale e la posteriore centrale) ma fonti vicine all’azienda smentiscono qualsiasi taglio. Per la Uilm, anche il “rate 12” - si intende per questo il numero di coppie di sezione di fusoliera prodotte ogni mese dal sito industriale tarantino - “potrebbe essere ritenuto non sostenibile tanto da procedere eventualmente ad un suo ulteriore abbassamento. Riteniamo a maggior ragione prioritario, così come esplicitato già nella nota stampa Uil Puglia-rsu Uilm del 18 novembre scorso, affrontare in maniera strutturale e programmatica la discussione con la Regione Puglia per definire i percorsi di investimenti annunciati in passato”.

 

- La Uilm dice che con l'azienda si devono “ottenere risposte in merito alle strategie di sviluppo che sta mettendo in campo, volte a garantire l’espansione della mission delle aerostrutture e del sito di Grottaglie, vincolato dalla monocommittenza industriale”, ovvero con Boeing unico committente. “Abbiamo preso posizione - spiega Antonio Talò, segretario Uilm Taranto - perché c’è una incertezza di fondo che vorremmo fosse chiarita. Lo stabilimento di Grottaglie era attestato sino a qualche tempo fa su un passo produttivo di 14 coppie di sezione di fusoliera del 787 al mese, adesso è sceso a 12 e non vorremmo che per i problemi più generali che stanno interessando la compagnia americana, con la crisi del 737 Max, da 12 si scendesse ancora determinando così problemi occupazionali”. Ma fonti vicine a Leonardo smentiscono che ci siano problemi per Grottaglie. Sul tema della riduzione del rate nessuna comunicazione ufficiale da parte di Boeing, si afferma. Inoltre si mette in evidenza che il sito produttivo di Grottaglie, in poco più di 10 anni di attività, ha quadruplicato l’occupazione portando gli occupati a circa 1300, tutti giovani, con un’età media di 33 anni e con un alto livello di scolarizzazione (diplomati e laureati). Il sito produttivo di Grottaglie viene definito da fonti vicine a Leonardo un esempio di modello produttivo all’avanguardia dell’intero comparto metalmeccanico nazionale, dove si lavora ad un programma che rappresenta il futuro dell’aviazione civile, il Boeing 787 Dreamliner. Proprio di recente - concludono le fonti aziendali - è arrivata a Charleston negli Usa  la sezione numero 1000 prodotta a Grottaglie. E in quanto all’abbassamento del “rate” di produzione, questo c’è sì stato, si osserva, ma fa parte della flessibilità del programma costruttivo che può appunto prevedere fasi più alte, in base alle richieste ed esigenze del committente, e fasi di minore intensità. 

"Il rinnovo dell’integrazione salariare del 10% per i lavoratori in forza ad Ilva in amministrazione straordinaria é già stato presentato dal Ministero del Lavoro come emendamento governativo al decreto Milleprororoghe". Così il ministero del Lavoro rispetto alle preoccupazioni manifestate oggi dai sindacati. 

Viene definito “inaccettabile” da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm  Uil l’atteggiamento assunto da ArcelorMittal Italia “che continua a non affrontare le problematiche dei reparti attualmente fermi dimostrando ancora una volta lo stato di confusione in cui versa l’azienda”. I sindacati contestano ArcelorMittal per il fatto che oggi ArcelorMittal ha rinviato l’incontro programmato per oggi per discutere dei problemi del reparto Produzione lamiere 2 “pochi minuti dopo” l’orario di convocazione della riunione. Le sigle metalmeccaniche chiedono ad ArcelorMittal “di riprogrammare nell’immediato un incontro per affrontare le tante problematiche esistenti nel reparto”.

 

 E non c’è ancora una data di convocazione in merito alla richiesta che gli stessi sindacati hanno inoltrato qualche giorno fa ad ArcelorMittal per discutere dell’assetto di marcia del siderurgico di Taranto. Infatti, ora che l’ostacolo dello spegnimento dell’altoforno 2 è stato superato col Tribunale del Riesame di Taranto che ha accolto il ricorso di Ilva  contro un precedente provvedimento negativo del 10 dicembre del giudice Francesco Maccagnano, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil chiedono di incontrare ArcelorMittal - gestore della fabbrica mentre Ilva resta proprietaria -. In particolare, i sindacati metalmeccanici chiedono “un incontro urgente per conoscere nel dettaglio il piano di assetto di marcia dello stabilimento siderurgico”. “Riteniamo fondamentale - hanno scritto le sigle sindacali ad ArcelorMittal - avviare un confronto per conoscere nello specifico le scelte aziendali sia dal punto di vista della capacità produttiva che della conseguente ripartenza attualmente fermi”. Da rilevare che dopo la mancata proroga all’Ilva  per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza da parte del giudice Maccagnano, l’altoforno 2 - uno dei tre attualmente operativi nello stabilimento - è stato messo in regime minimo di marcia, mantenuto con un livello adeguato termico e preparato alla fermata e spegnimento così come previsto dal cronoprogramma predisposto dal custode giudiziario dell’area a caldo, Barbara Valenzano.

 

 Se non fosse arrivato il provvedimento del Riesame il 7 gennaio, dal giorno successivo il piano di fermata e spegnimento dell’impianto sarebbe entrato nella sua fase cruciale. È presumibile che dopo il pronunciamento del Riesame l’altoforno 2 in questi giorni sia stato gradualmente riportato verso un assetto di marcia normale. In pratica quello che aveva prima del 10 dicembre quando è arrivato il no alla proroga da parte del giudice Maccagnano. Da vedere, infine, se ArcelorMittal, ora che l’altoforno 2 è tornato nella disponibilità del gestore, riterrà di programmare la fermata dell’altoforno 4 per manutenzione. Fermata, questa, che era già stata programmata qualche tempo fa ma che è stata di volta in volta rinviata e messa in stand by perché non si sapeva se ArcelorMittal avrebbe potuto contare anche sull’altoforno 2. Quest’ultimo aveva già subito un precedente sequestro già a fine luglio e in estate un piano di fermata e spegnimento era già stato avviato. Poi il 20 settembre intervenne il Tribunale del Riesame, su ricorso di Ilva che impugnò il no alla facoltà d’uso espressa dallo stesso giudice Maccagnano, e l’altoforno torno così nella disponibilità d’uso sia della proprietà che del gestore. Oltre all’incontro chiesto dai sindacati a Taranto, va aggiunto che ArcelorMittal vedrà i sindacati nazionali il 17 gennaio a Roma, alle 10. Quest’inconto allo stato è confermato. All’ordine del giorno, gli istituti contrattuali per i quali, in base all’accordo al Mise di settembre 2018, Fim, Fiom e Uilm nazionali ne rivendicano la piena continuità.

 

 

Intanto l’azienda si era resa disponibile per il 17 a seguito della richiesta partita un paio di giorni fa sull’accordo di settembre 2018

 

 


Ora che l’ostacolo dello spegnimento dell’altoforno 2 è stato superato, i sindacati vogliono incontrare ArcelorMittal per parlare dell'assetto produttivo dell'impianto. In particolare, Fim, Fiom e Uilm chiedono “un incontro urgente per conoscere nel dettaglio il piano di assetto di marcia dello stabilimento siderurgico. Riteniamo fondamentale - scrivono le sigle sindacali ad ArcelorMittal - avviare un confronto per conoscere nello specifico le scelte aziendali sia dal punto di vista della capacità produttiva che della conseguente ripartenza attualmente fermi”.

   È presumibile che dopo il pronunciamento del Riesame l’altoforno 2 sia gradualmente riportato verso un assetto di marcia normale. Ed è da vedere se ArcelorMittal, ora che l’altoforno 2 è tornato nella disponibilità del gestore, riterrà di programmare la fermata dell’altoforno 4 per manutenzione. Stop che era stato programmato qualche tempo fa ma che era stato rinviato in attesa di notizie definitive sul numero 2. 

Intanto l’azienda aveva già dato la propria disponibilità a un incontro da tenersi il 17 a Roma. 

 

L’incontro era stato chiesto un paio di giorni fa da queste ultime facendo presente che gli istituti contrattuali che fanno parte dell’intesa al Mise di settembre 2018 - quella che ha previsto il subentro di ArcelorMittal dal 1 novembre 2018 a Ilva in amministrazione straordinaria con la relativa assunzione del personale - devono “fin da ora” intendersi “senza soluzione di continuità”. 

All'incontro parteciperà per l'azienda Cosimo Liurgo,  responsabile relazioni industriali di ArcelorMittal Italia. Per la delegazione sindacale vi saranno Mirko Rota, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom Cgil, Guglielmo Gambardella, responsabile siderurgia della Uilm e Valerio D'Alò, segretario nazionale Fim. Presenti anche i segretari generali della Uilm e della Fim, Rocco Palombella e Marco Bentivogli.

“Con l' inserimento prima e la mancata proroga poi della normativa nel dL Milleproroghe per la Taranto Port Workers Agency , "agenzia per la somministrazione del lavoro e per la riqualificazione professionale dei lavoratori del Porto di Taranto, entrata in vigore con l’art. 4, co.1, del Decreto Legge 29 dicembre 2016, n.243 convertito con modificazioni dalla legge 27 Febbraio 2017 n18" è quanto si legge in una nota a firma di Piero

Prete del Coordinamento Provinciale Usb Operatori Portuali.

come Coordinamento USB 

“ Ci preme ora sollecitare il Governo - scrive Prete- affinché intervenga confermando la normativa di proroga nell’annunciato decreto "Cantiere Taranto''.

Occorre sottolineare che la bozza di proposte delle normative nel decreto-legge "Cantiere Taranto"

durante la fase di valutazione tecnica ed economica riportava la proroga tra i 21 articoli riportati ovvero come primo degli stessi e precisamente

- Art.1 "Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale transhipment".

L' intervento dell' inserimento della normativa è di notevole importanza in quanto servirà a tutela dei 500 lavoratori iscritti in elenco per continuare a percepire l'IMA (Indennità Mancato Avviamento) erogata da INPS specie ora che ci si trova in prossimità della fase di partenza del molo Polisettoriale con la compagnia turca Yilport Holding.

Auspichiamo quindi che il Governo trovi le risorse in considerazione di questo in tempi brevi calcolando la tempistica che si andrebbe ad aggiungere per l'iter di conversione in legge del decreto da parte del Parlamento”.

La Provincia di Taranto ha indetto 3 concorsi pubblici per la selezione di 10 unità da inquadrare in diversi profili professionali.

Nello specifico:

- n. 7 posti a tempo determinato per

“Istruttore direttivo tecnico” di cui n. 1 posto a tempo parziale (27 ore) e 

n.6 posti a tempo pieno;

- n. 2 posti a tempo pieno e determinato per

“Istruttore direttivo contabile”;

- n. 1 posto in mobilità volontaria, a tempo pieno ed indeterminato, per "Dirigente area tecnica" qualifica unica dirigenziale, ai sensi dell'art. 30 del D. Lgs. n. 165/2001.

Per partecipare alla selezione per istruttori direttivi contabili e tecnici,  la scadenza per la presentazione delle domande, che dovranno essere inviate esclusivamente via pec, è il *30 gennaio 2020*.

Per concorrere alla qualifica di dirigente, le domande vanno presentate non oltre 30 giorni dalla data di pubblicazione in gazzetta ufficiale.

Inoltre, l’ammistrazione provinciale intende procedere alla nomina del “Direttore Generale”, incarico per il quale il  termine ultimo per la presentazione delle candidature è il *15 gennaio 2020*.

Gli interessati potranno approfondire requisiti e modalità di partecipazione, scaricando il testo integrale degli avvisi pubblici nonché gli allegati modelli per la presentazione delle domande, dal sito istituzionale dell’Ente www.provincia.ta.it, nella sezione “Avvisi” in homepage.

 

 

Rizzo : “chiediamo il rifinanziamento dell’integrazione salariale e l’apertura di un tavolo di confronto sul Decreto Taranto”


Mentre si attende la decisione del Tribunale del Riesame su Afo2, il cui destino avrà implicazioni immediate nella complessa vicenda di ex Ilva/ ArcelorMittal e nella piega che prenderà la trattativa in corso con il Governo, oggi alle prime luci del mattino è scattata l’iniziativa di USB che riguarda il futuro dei lavoratori in amministrazione controllata. Una partita aperta che vede coinvolti 1700 operai più altri 1400 che andranno a 13 settimane.

“Il sindacato - come scrive il segretario Francesco Rizzo- è accanto  ai lavoratori Ilva in As oggi davanti ai cancelli dell'Eni, sciopero e presidio per chiedere il rifinanziamento dell'integrazione salariale e l'apertura di un tavolo dindiscussione sul  Decreto Taranto.

900 Milioni per le banche trovati in 5 minuti mentre per Taranto e i lavoratori solo disoccupazione cassaintegrazione e Inquinamento.” I manifestanti hanno bloccato i cancelli della raffineria 

Rinviata ai primi di gennaio la riunione delle imprese dell’indotto-appalto di ArcelorMittal inizialmente prevista per oggi in Confindustria Taranto. All'incontro si sarebbe dovuto discutere dello stato dei pagamenti per i lavori fatturati allo stabilimento siderurgico.

    Secondo fonti Confindustria Taranto, all’appello mancherebbe, riferito al saldo di fine novembre corrisposto a metà dicembre, circa un 40 per cento della somma globale attesa dalle imprese. Dopo quanto accaduto a novembre scorso, tra proteste e presidio davanti ad una delle portinerie della fabbrica, le imprese dell’indotto-appalto hanno infatti deciso di tenere sotto stretto controllo la situazione dei pagamenti per evitare nuovi problemi. 

 

La decisione di rinviare l’appuntamento di oggi è motivata col fatto che prima si vuole attendere la decisione del Tribunale del Riesame di Taranto sull’altoforno 2. Infatti, il preaccordo raggiunto il 20 dicembre da ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria - e col quale le parti hanno ottenuto l’aggiornamento al 7 febbraio dell’udienza al Tribunale di Milano - viene giudicato a Taranto nè più nè meno che una tregua per far proseguire a gennaio la trattativa e vedere se si arriva ad un’intesa piena. La tregua, però, va già incontro ad alcuni immediati momenti di verifica che potranno rafforzarla oppure indebolirla sino a farla saltare. Il primo banco di prova è appunto il Tribunale del Riesame che il 30 dicembre esaminerà il ricorso col quale Ilva ha impugnato la mancata proroga del giudice Francesco Maccagnano (10 dicembre scorso) per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’altoforno 2. Se il Riesame annullerà il no di Maccagnano e riconsegnerà ad Ilva l’uso dell’impianto, oltre a fermare il cronoprogramma di fermata e spegnimento già avviato, si avrà anche un riflesso positivo sul negoziato. Altrimenti, l’altoforno 2 dovrà essere spento - ArcelorMittal ha già dichiarato che non può sottrarsi ad un obbligo imposto dalla Magistratura - e il siderurgico si ritroverà con un altoforno in meno sui tre ora operativi. Inoltre, si correrà anche il rischio di bloccare gli altri due, l’1 e il 4, visto che hanno le stesse caratteristiche del 2. Senza sottovalutare l’impatto pesante che tutto questo avrà sulla trattativa perché, a quel punto, non ci sarebbe più nemmeno la fabbrica del cui riassetto discutere. 

 

“Il preaccordo è servito solo a guadagnare tempo per la trattativa - osserva Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto - e dove questa ci condurrà non lo sappiamo. Anche perché il territorio e le sue istituzioni per ora non sono coinvolti. Quando nel 2018 arrivò ArcelorMittal pensavamo di aver messo un punto fermo con un grande investitore privato; adesso, invece, tutto è rimesso in gioco. Molti i nodi da sciogliere. L’indotto-appalto è in allarme. Non ci interessa solo il pagamento puntuale delle fatture ma la prospettiva”.

     All’obiettivo, dichiarato dalle parti, di riportare il siderurgico ad una produzione di 8 milioni di tonnellate, da Taranto si risponde segnalando che prima va fatta la Valutazione integrata dell’impatto sanitario e ambientale per vedere se l’incremento è compatibile. Lo sottolineano dall’Ordine dei medici a Legambiente e anche il sindaco Rinaldo Melucci giorni fa ha dichiarato che nel memorandum “non c'è una traccia sulla valutazione del danno sanitario”.     Il sindacato da parte sua alza il muro a fronte di possibili esuberi: “Non siamo e non saremo disponibili a trattare esuberi strutturali”. Per il momento, tuttavia, dal sindacato alle istituzioni locali, si è preso atto delle assicurazioni fornite proprio a Taranto dal premier Giuseppe Conte alla vigilia di Natale. “Stiamo lavorando al piano industriale. Abbiamo ormai confermato che ci sarà il coinvolgimento dello Stato” ha detto Conte riferendosi alla partecipazione del pubblico accanto all’investitore privato Mittal. E sul progetto della “nuova” Ilva, il premier ha evidenziato: “Lo vogliamo migliorare, lo vogliamo  rendere sempre più decarbonizzato”. In sostanza, ridurre il peso del carbon coke nel ciclo produttivo per avere un’acciaieria meno impattante e con minori emissioni inquinanti. “Lo Stato - ha assicurato Conte - è una garanzia per tutti”. E così quella parte di città che vuole che l’acciaieria continui a produrre  spera ora in un cambio di passo.

 Il Comune di Martina Franca (Taranto) riavvia le assunzioni. Pubblicati infatti sulla Gazzetta Ufficiale 100 del 20 dicembre le procedure concorsuali per il reclutamento di nuovo personale da inserire nell’organigramma del Comune. Nello specifico i posti messi a concorso sono: 1 posto di istruttore direttivo bibliotecario a tempo determinato e pieno, 6 posti di istruttore direttivo a tempo indeterminato a 30 ore, 7 posti di istruttore amministrativo contabile a tempo indeterminato e pieno. Inoltre è stata attivata la mobilità per un posto di istruttore direttivo contabile a tempo pieno e indeterminato. Gli aspiranti aventi i requisiti richiesti potranno presentare domanda di partecipazione entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dei bandi sulla Gazzetta Ufficiale, quindi entro il 20 gennaio 2020.  “Con queste procedure concorsuali – dichiara il vice sindaco e assessore comunale al Personale, Nunzia Convertini - riparte l’azione dell’Amministrazione comunale finalizzata al reclutamento di nuovo personale a seguito delle pesanti ripercussioni che i pensionamenti ordinari e soprattutto quota 100 hanno provocato, ridimensionando fortemente il numero di dipendenti comunali". "Basti pensare - osserva Convertini - che da 201 dipendenti in organico nel 2016, oggi siamo ad appena 148 unità, con tutte le conseguenze che tale situazione produce sul funzionamento degli uffici comunali in termini di efficacia ed efficienza. Stiamo già lavorando al nuovo piano triennale del fabbisogno del personale – continua il vicesindaco - che ci vedrà impegnati a indire sia nel 2020, che nel 2021, nuove procedure concorsuali grazie anche alle nuove norme che consentono una maggiore flessibilità nell’utilizzo della spesa per l’assunzione del personale e l’utilizzo al 100% del turn over”.

 I lavoratori in cassa integrazione straordinaria di Ilva in amministrazione straordinaria (sono circa 1600 solo a Taranto) chiedono “un incontro urgente rivolto a tutte le sigle sindacali del settore metalmeccanico e un rappresentante del Governo”. I cassintegrati di Ilva in as affermano che “l’incontro si ritiene indispensabile, in quanto, nelle prossime settimane si deciderà il futuro della fabbrica, dopo nemmeno 15 mesi dal precedente accordo. E’ in elaborazione, infatti, un nuovo piano industriale che prospetta esuberi per gli operai. A differenza, del 6 settembre  2018 - sostengono i cassintegrati riferendosi alla trattativa al Mise -, quando l’ accordo fu calato dall’alto senza essere preventivamente discusso e condiviso con operai e impiegati, questa volta i lavoratori in as vogliono anticipare le decisioni e presentare un proprio documento da porre all’attenzione delle parti”. Per i cassintegrati di Ilva in as, “punto cardine” deve essere “la salute del lavoratore, del cittadino, la salvaguardia dell’intero territorio e la tutela dell’occupazione non più, come sempre avvenuto, profitto e produzione, a difesa del Pil Nazionale ma gli interessi economici dei lavoratori e della qualità della vita”

 

“Crediamo fermamente - dicono i cassintegrati di Ilva - che sia arrivato il momento di rompere il ricatto occupazionale garantendo salario, lavoro unitamente alla salvaguardia della salute dei cittadini” e “al futuro dell’intero territorio urbano”. “Quegli impianti vetusti, obsoleti ed impattanti dell’area a caldo - sostengono i cassintegrati a proposito della ex Ilva, ora ArcelorMittal - sono il vero cancro di questo territorio e vanno smantellati. L’effettiva tutela della vita e la dignità di uomo e lavoratore - affermano - richiede che sia attuata immediatamente ogni misura dedita a proteggere i diritti fondamentali dell’essere umano, tra cui il lavoro e la salute. Pretendiamo il blocco immediato della produzione - rivendicano - e un tempestivo avvio di un vero programma di bonifica e tutela dei lavoratori, così come avvenuto con l'accordo di programma di Genova, eliminando ogni tipo di discriminazione fra lavoratori di Genova e Taranto”. In una precedente assemblea, i cassintegrati di Ilva in as hanno anche contestato le misure della bozza di decreto legge sul Cantiere Taranto laddove prevede sgravi contributivi sino al 100 per 100 a chi assume a tempo indeterminato i lavoratori ex Ilva. I cassintegrati ribadiscono che l’accordo al Mise prevede che debba essere ArcelorMittal, e non altri, a fare una proposta di assunzione al personale che a fine attuazione piano, nel 2023, dovesse trovarsi ancora in cassa integrazione straordinaria.

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