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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1736)

 Peyrani Sud, un’azienda appaltatrice di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, a Taranto, potrebbe fermare nelle prossime ore al quarto sporgente portuale la sua attività di scarico e movimentazione delle materie prime destinate al siderurgico perché Acciaierie d’Italia non sta pagando ed ha accumulato verso l’impresa uno scaduto rilevante. Si tratterebbe di circa 10 milioni. Lo dichiarano fonti sindacali. L’azienda ha convocato i sindacati per questa mattina alle 9.30 per un punto di situazione. Sul quarto sporgente lato Ilva, Peyrani Sud - da molti anni a Taranto - opera con delle gru di proprietà adibite allo scarico delle materie prime. I quantitativi maggiori sono movimentati proprio da Peyrani Sud. Sono occupati circa 65 diretti ma l’azienda ricorre anche a personale esterno della compagnia portuale e in questo caso si arriva ad un centinaio di unità.

 

 Secondo fonti sindacali, a Peyrani è stata anche proposta, in sede di rinnovo contrattuale, una riduzione del 7/8 per cento del costo economico dell’attività di fornitura, nonché la disponibilità di Acciaierie d’Italia all’acquisto delle gru. Peyrani Sud non avrebbe ancora deciso quando fermarsi. La possibilità di uno stop sarebbe stata vagliata. Da rilevare, infine, che un taglio del 7/8 per cento sarebbe stato chiesto dall’ex Ilva anche agli altri fornitori e che la mancanza di liquidità ha portato l’azienda ad allungare i tempi di pagamento. Adesso si va sui 180 giorni ed anche oltre. Antonio Lenoci, responsabile della metalmeccanica di Confindustria Taranto, ha dichiarato che “l’indotto ha concordato con l’amministratore delegato di AdI di allungare i termini di pagamento delle prestazioni in cambio di bonifici puntuali. I pagamenti sono sì più lunghi ma regolari”. La mancanza di liquidità in cassa è un problema che interessa l’ex Ilva da tempo. Molte le aziende che attendono i pagamenti per lavori e forniture fatte e questo determina una serie di problemi a cascata come la ritardata o rinviata corresponsione degli stipendi al personale dipendente. Ci sono anche imprese come Lacaita e Iris, che, entrate in crisi, adesso prospettano il taglio del personale per oltre cento addetti complessivi. Per sciogliere il nodo liquidità di recente Acciaierie d’Italia ha cartolarizzato crediti per 1,5 miliardi con Morgan Stanley mentre il governo, nel Dl Ucraina già approvato dal Senato qualche giorno fa e ora al vaglio della Camera per il voto finale, oltre a prevedere per l’ex Ilva l’arrivo di 150 milioni spostandoli dalle bonifiche delle aree inquinate, ha anche previsto una garanzia Sace al 90 per cento per le linee di credito che l’azienda dovesse attualmente attivare. 

Sulla questione è intervenuta l’azienda.

Con una nota, la società Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha comunicato che l’impresa Peyrani Sud ha annunciato di voler interrompere lo sbarco e la movimentazione, dal quarto sporgente portuale, delle materie prime necessarie alla produzione. “Acciaierie d’Italia - spiega azienda - prende atto dell’annuncio da parte di Peyrani Sud della sua illegittima decisione di interrompere il servizio ed agirà nelle opportune sedi per tutelare i propri interessi”. L’azienda appaltatrice - che questa mattina  incontrerà i sindacati - ha motivato lo stop col mancato pagamento da parte dell’ex Ilva dei lavori svolti e di essere in credito di circa 10 milioni. “Acciaierie d’Italia - afferma l’azienda committente - comunica che i gravissimi incidenti occorsi recentemente in attività svolte dalla Peyrani Sud hanno costretto AdI a valutare con cautela l’estensione del relativo contratto, in scadenza a giugno 2022”. Per l’ex Ilva, “Peyrani Sud ha registrato infatti ben due incidenti fatali - anche se non in attività svolte per conto di Acciaierie d’Italia - e, da ultimo, un gravissimo incendio proprio ad una delle gru in servizio per Acciaierie d’Italia al quarto sporgente, che ha messo a rischio la sicurezza di tutti gli operatori e causato ingenti danni economici, ben superiori al valore dei servizi erogati in favore di AdI”.

 La commissione parlamentare sulla sicurezza sul lavoro, oggi in visita nello stabilimento di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, di Taranto, “è stata informata delle criticità inerenti la salute e la sicurezza che riguardano lo stabilimento siderurgico”. Lo dichiarano i segretari della Fiom Cgil, Giuseppe Romano e Francesco Brigati, dopo l’incontro che i parlamentari della commissione, presieduta dal senatore Gianclaudio Bressa, hanno avuto con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. La Fiom Cgil, che aveva chiesto alla commissione di essere ascoltata, afferma che sono state evidenziate al presidente Bressa e ai parlamentari “le ricadute del dumping contrattuale nel mondo dell’appalto che continua ad essere un problema anche dal punto di vista della sicurezza, la mancanza della macchina a granulare come misura di sicurezza per i lavoratori, per gli impianti e di un possibile impatto ambientale necessario inoltre a poter superare le comandate allargate”. Evidenziata inoltre “la mancata consegna del materiale dei documenti di valutazione dei rischi agli rls, i tanti licenziamenti discriminatori scaturiti da incidenti impiantistici successivamente annullati dal giudice del lavoro”. Romano e Brigati sostengono che “l’incontro con la commissione parlamentare, che ringraziamo per avere ascoltato le nostre istanze, è stato molto proficuo e si darà seguito attraverso una dettagliata memoria corredata da documentazione a supporto”. 

La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati - presieduta da Gianclaudio Bressa - è in visita, questa mattina,  nello stabilimento Acciaierie d’Italia, ex Ilva, di Taranto.

    Alla visita sarà presente l’ad Morselli, “è pianificata da tempo e rientra nell’ambito dell’ordinaria attività condotta dalla commissione” comunica Acciaierie d’Italia.

I lavori, spiega l’azienda, avranno inizio con un incontro nella sala conferenze “cui seguirà la visita all’interno dello stabilimento con particolare focalizzazione sul ciclo produttivo attraverso gli altiforni, l’acciaieria e il treno nastri, nonché un momento finale di approfondimento”. 

    Al presidente Bressa si è rivolta la Fiom Cgil con i segretari Giuseppe Romano e Francesco Brigati. “In considerazione della grande complessità che investe da ogni punto di vista lo stabilimento siderurgico, compresi gli aspetti di salute e sicurezza”, la Fiom chiede a Bressa di trovare oggi “un momento per ascoltare le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza, anche e soprattutto rispetto ad alcune criticità riscontrate, in modo da poter addivenire ad un quadro della situazione quanto più ampio possibile, sicuramente utile al lavoro della commissione”. Ieri la Commissione parlamentare ha svolto delle audizioni nella Prefettura di Taranto. 

 I segretari generali di Fim Fiom Uilm hanno inviato ieri una lettera al Presidente del Consiglio, Draghi, e ai ministri Giorgetti, Orlando e Franco per richiedere un incontro urgente riguardo il futuro di Acciaierie d’Italia ex Ilva. I vertici dei metalmeccanici dicono al Governo che dopo l'accordo di settembre 2018 non hanno più potuto affrontare le questioni industriali, occupazionali e ambientali dell'ex Ilva e ricordano gli scioperi dei lavoratori nei giorni scorsi a Genova e Taranto. 

 “Sull’ex Ilva il voto nelle commissioni Finanze e Attività produttive del Senato ha registrato 14 voti a favore e altrettanti contrari. Anche Italia Viva ha votato col centrodestra. Per le regole del Senato, in caso di parità resta il parere del Governo, contrario all’emendamento, e quindi l’emendamento è stato bocciato. Non sarà ripresentato in aula sia perché non abbiamo i numeri, sia perché probabilmente il Governo metterà la fiducia”. Lo dichiara ad AGI Mario Turco, senatore e vice presidente M5S, dopo il voto delle commissioni Attività produttive e Industria del Senato che, nell’ambito del Dl Energia, ha dato il via libera al trasferimento di 150 milioni dalla bonifica delle aree inquinate, a cura dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, alla decarbonizzazione degli impianti siderurgici di  Taranto. 

    A favore del trasferimento delle risorse, si sono espressi Lega, Italia Viva e Forza Italia insieme a FdI, contrari, invece, Pd, M5S e Leu. Giá col Dl Milleproroghe, ad inizio d’anno, si era cercato di trasferire i fondi, 575 milioni in questo caso, dalle bonifiche delle aree inquinate alla decarbonizzazione. Ma prima le proteste a Taranto e poi  l’opposizione di larga parte della maggioranza, Pd, M5S, Forza Italia e Italia Viva - a cui si aggiunge anche FdI -, bloccarono l’articolo 21 del Milleproroghe.

 

    Nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera si creó infatti uno schieramento molto ampio contro l’articolo 21, relativo al trasferimento dei fondi, che fu quindi soppresso dal testo del Milleproroghe. Col dl Energia (o Taglia Prezzi) si è  arrivati adesso a 150 milioni per due motivi. Sia perché, prima del varo del Dl Energia, il premier Mario Draghi, parlando di acciaio, ha  ribadito la centralità dell’Ilva e dichiarato che l’azienda andava messa nelle condizioni di produrre di più anche a fronte della crisi innescata dalla guerra in Ucraina, sia perché in un’audizione sul Milleproroghe fatta a gennaio, davanti alle commissioni della Camera, i commissari di Ilva hanno indicato  i 150 milioni come possibile mediazione tra le esigenze della bonifica e quelle sulla decarbonizzazione, visto che si trattava di una somma non ancora postata, né impegnata, su specifici interventi  (la bonifica in questione riguarda le aree interne ed esterne allo stabilimento non oggetto di cessione ad ArcelorMittal). Al contrario, invece, dissero sempre alla Camera i commissari di Ilva, trasferire 575 milioni (che derivano dal miliardo fatto rientrare in Italia anni addietro dai Riva, precedenti proprietari e gestori dell’Ilva) avrebbe determinato l’interruzione delle attività di bonifica tra quelle in corso e quelle progettate.

    Contro il nuovo spostamento di fondi, anche se in misura ridotta, hanno preso preso posizione contraria sia il sindacato Usb che la coalizione del centrosinistra, tra cui Pd e M5S, per le elezioni comunali di giugno a Taranto. Coalizione che in giornata tornerà a marcare il suo dissenso. “Le forze di centrosinistra e progressiste - dichiara ad AGI il sindaco uscente di Taranto, Rinaldo Melucci - avevano dato un’indicazione chiara al Governo. Noi non siamo contrari alla decarbonizzazione dell’acciaio. Lo riteniamo un passaggio fondamentale solo che deve avvenire in un quadro di chiarezza. È la chiarezza sul futuro dell’ex Ilva non c’è”. “Torniamo dunque a chiedere con urgenza un tavolo per l'accordo di programma, che non solo chiarisca che ne sará dell’ex Ilva ma riporti anche le relazioni con l'azienda in un quadro di civiltà e rispetto” conclude Melucci.

Dopo l'imponente mobilitazione di oggi, pretendiamo la convocazione di un tavolo di confronto sindacale permanente presso il ministero dello Sviluppo Economico per raggiungere una soluzione definitiva attraverso strumenti adeguati ad una situazione totalmente straordinaria come quella tarantina”. Lo dicono Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb a proposito dello sciopero di 24 ore all’ex Ilva di Taranto che è in corso e che si concluderà domattina alle 7. “Occorre serietà e trasparenza da parte del ministro Giorgetti e dell’intero Governo Draghi - dicono le sigle metalmeccaniche - Ci confronteremo nuovamente con i lavoratori attraverso un nuovo programma di assemblee che divulgheremo nei prossimi giorni, in modo da condividere con i dipendenti data e modalità di una grande mobilitazione da organizzare direttamente a Roma”.

 

“Ci fermeremo - aggiungono i sindacati - solo quando saranno chiare le sorti della fabbrica e quando sarà cessata l’estenuante incertezza che attanaglia le migliaia di lavoratori sociali, dell'appalto e dei 1.700 di Ilva Amministrazione Straordinaria”.

    In quanto allo sciopero, i sindacati affermano che c’é stata “grandissima partecipazione dei lavoratori, come non se ne vedeva da tempo e paralisi della produzione a Taranto”.     Infine, sulla presenza dell’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, alla protesta davanti alle portinerie della fabbrica, le sigle metalmeccaniche parlano di “vergognosa provocazione” con Morselli “che è stata fortemente contestata dai tantissimi lavoratori in protesta, logorati da una situazione di totale incertezza aggravata dalla cassa integrazione e da continui rinvii rispetto al processo di risanamento ambientale”. 

“Sono state completate tutte le operazioni per la messa in funzione delle turbine e il parco è in procinto di essere allacciato alla rete elettrica nazionale tramite la sottostazione realizzata a pochi chilometri dall’area portuale”. Lo afferma oggi Renexia, la società della holding Toto, che lo scorso 21 aprile ha inaugurato a Taranto in Mar Grande, davanti al terminal container di Yilport, il primo parco eolico offshore del Mediterraneo. Un investimento di circa 80 milioni di euro. L’inaugurazione non coincise con l’accensione del parco eolico perchè difficoltà meteo avevano impedito il completamento di alcuni lavori alla decima ed ultima turbina. 

 

- “Beleolico, con una potenza installata di 30 MW - dice la società - sarà in grado di generare energia pulita pari a circa 58 mila Mwh, il fabbisogno di 60 mila persone. Il 10% dell’energia prodotta, a seguito dell’accordo siglato tra Renexia e l’Autorità portuale del Mar Jonio, consentirà la totale elettrificazione del porto di Taranto”. “Un quantitativo non inferiore ai 220 Mwh - si puntualizza - che garantirà una significativa riduzione di emissioni di Co2”. E proprio il parco di Renexia è stato visitato dall’ambasciatore di Norvegia in Italia, Johan Vibe, che si è recato anche al porto. L’ambasciatore, che era accompagnato dal ministro consigliere Knut Are Okstade e dal console di Norvegia per Puglia e Basilicata,  Carlo Capone, ha incontrato il presidente dell’Authority, Sergio Prete, e il segretario generale Roberto Settembrini. “Dopo una presentazione generale dello scalo - spiega l’Authority - la conversazione si è focalizzata sui temi dello sviluppo energetico da fonti rinnovabili nell’ambito della quale sono emersi numerosi ambiti di interesse comune che saranno oggetto di ulteriore approfondimento”. 

Qual è la situazione attuale della Cassa dei dottori commercialisti e soprattutto quali sono i possibili sviluppo futuri alla luce della continua evoluzione del quadro normativo, del welfare e della sostenibilità patrimoniale e prospettica? A queste domande risponderà l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto che, in collaborazione con la Cassa dei Dottori Commercialisti, ha organizzato il convengo: “La Cassa incontra gli iscritti: evoluzione del quadro normativo, welfare e sostenibilità patrimoniale e prospettica”, che si terrà venerdì 6 maggio 2022 dalle ore 15.30 alle ore 18.30 presso l’Hotel Mercure in Viale Virgilio 66, Taranto.  

Il programma prevede i saluti del presidente dell’Ordine tarantino dott. Francesco Vizzarro. A seguire relazioneranno il Presidente della Cassa dottori commercialisti dott. Stefano Distilli  e il Consigliere dott. Ferdinando Boccia; poi sarà la volta del Delegato di Taranto dott. Domenico De Bellis.

Il convegno fornirà 3 crediti formativi. Info a :  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  o allo 099/7324078.

“La formazione continua ci offre la possibilità di aggiornarci con relatori di altissimo livello – afferma il presidente dell’Ordine tarantino Vizzarro – su argomenti diversificati che compongono il vasto caleidoscopio di competenze alle quali è chiamato a rispondere il commercialista, professionista certificato. Ringrazio il Presidente ed il Consigliere della Cassa, figure apicali che verranno ad aggiornarci su questioni rilevanti quali l’evoluzione del quadro normativo   e l’assistenza della Cassa”.

“Approfondirò l’aspetto delle incompatibilità professionali – afferma il delegato di Taranto De Bellis – ed i loro riflessi previdenziali per fugare eventuali dubbi nei colleghi che ogni giorno si confrontano con situazioni lavorative diverse, ma penso anche ai tanti giovani colleghi che si affacciano a questo mondo. Il nostro obiettivo è quello di essere di supporto, sempre, nello spirito di squadra che caratterizzano un ordine e una Cassa professionale come quello dei dottori commercialisti ed esperti

Confindustria Taranto non condivide lo sciopero di 24 ore all’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, per il 6 maggio e invita le organizzazioni sindacali a fare quadrato. “Mai come in questo momento la produzione del nostro centro siderurgico va tutelata perché i venti di guerra non consentono di tracciare prospettive di alcun genere” dice Confindustria Taranto che oggi interviene col vice presidente Wladimiro Pulpo e col presidente della sezione metalmeccanica, Antonio Lenoci. “Attualmente, sul fronte acciaio, sia la Russia (con 2,4 milioni di tonnellate) sia l’Ucraina (2,8 milioni di tonnellate) sono responsabili, ciascuna, di poco più del 20% dei prodotti di base destinati all'industria siderurgica e meccanica italiana” rileva Confindustria Taranto. Per la quale “una parte del settore siderurgico italiano, a sua volta alla testa dell’intera filiera della meccanica del secondo Paese manifatturiero d’Europa, si potrebbe trovare a breve di fronte ad un complesso percorso di diversificazione dell’import”.

   “In questo clima di estrema incertezza - dice Confindustria Taranto - rischiamo noi imprenditori del settore ma non solo (quella della siderurgia e della meccanica è una lunga filiera) di fermare parte delle nostre attività per mancanza di prodotti indispensabili alla nostra produzione”. “E’ per questo - rileva Confindustria Taranto - che non condividiamo, al di là delle motivazioni, lo sciopero proclamato dai sindacati per il prossimo 6 maggio, e che riteniamo invece che in un momento come l’attuale sarebbe opportuno fare massa critica e rivendicare risposte alle tante istanze ancora in piedi richiedendo un tavolo di discussione al Mise senza compromettere ulteriormente la produzione e creare ulteriori fratture”.  “Un tavolo dal quale emergano chiaramente risposte sui piani industriale e ambientale, sui processi di decarbonizzazione, sulle risorse da mettere in campo e quindi sul futuro dello stabilimento” rileva infine Confindustria Taranto.

Intanto il clima di tensione è palpabile.

 

“L’incontro su Acciaierie d’Italia, ex Ilva, nella prefettura di Genova è andato malissimo. Il problema è che in questo momento non abbiamo interlocutori perché l’azienda si é presentata con figure di secondo piano, senza nessun mandato a poter discutere, trattare e decidere. Anche questo voltare le spalle, da parte dell’azienda che è partecipata dallo Stato, in una sede istituzionale come la Prefettura è un comportamento inaccettabile dal nostro punto di vista”. Lo ha detto all’AGI Michele De Palma, segretario generale Fiom Cgil, a margine di una iniziativa sindacale a Taranto. “Non soltanto sul piano del rispetto delle relazioni industriali - ha aggiunto De Palma - ma anche sul piano del rispetto delle istituzioni del Paese, perchè la Prefettura è l’istituzione del Governo su quel territorio”.

    “Rischiamo che la situazione diventi sempre più complessa - ha sostenuto De Palma - anche perché noi sulla salute e sulla sicurezza non facciamo sconti a nessuno. Lo deve sapere l’azienda, lo deve sapere il Governo”. 

 

Nell’ex Ilva “il pericolo che c’è, si è determinato negli anni con la mancanza di investimenti sullo stabilimento. Noi siamo il presidio per verificare che quegli investimenti nello stabilimento si facciano” ha sottolineato all’AGI il segretario generale Fiom Cgil. “La cosa che contestiamo nettamente - ha detto Di Palma - é che al posto di esserci una partecipazione, una chiamata a corresponsabilità da parte di tutti, c’é invece qualcuno che sta minando anche gli spazi di confronto necessari ad una situazione così difficile. L’azienda si sta assumendo una grande responsabilità nel non discutere col sindacato e penso che una grande responsabilità se la stia assumendo anche il Governo che fa finta che la questione Taranto non ci sia”. Per il numero 1 della Fiom Cgil, “ci vogliono i lavoratori per fare la transizione ecologica. E per ridurre l’impatto ambientale al minimo possibile, é evidente che ci vuole un protagonismo delle persone che dentro la fabbrica ci sono. E in questo momento nella fabbrica le persone non ci sono perché messe unilateralmente in cassa integrazione da parte dell’azienda. Noi abbiamo bisogno del lavoro per produrre l’acciaio - ha concluso De Palma - ma anche per determinare l’ambientalizzazione e ridurre l’impatto dal punto di vista sanitario”. 

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha incontrato a Taranto i presidenti di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, e di Confindustria Puglia Sergio Fontana, e i rappresentanti istituzionali della città e delle forze di polizia. Lo riferisce Confindustria Taranto. Successivamente il presidente Bonomi, accompagnato dal dg di Confindustria, Francesca Mariotti, ha incontrato gli imprenditori del consiglio generale di Confindustria Taranto “per un confronto a tutto campo sui temi prioritari che riguardano l’economia del Paese del territorio jonico in particolare. Dal rincaro delle materie prime alla crisi energetica, resa ancora più pesante a causa del conflitto in Ucraina, agli investimenti in itinere sul territorio rivenienti dal Pnrr, alla situazione ancora complessa in cui versa il centro siderurgico”. Queste, dichiara Confindustria Taranto, “solo alcune delle numerose questioni poste al centro del dialogo tra gli imprenditori allo scopo di individuare possibili soluzioni e risposte comuni alle priorità condivise”. 

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