Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1168)

“Con la fermata dell’acciaieria 1 che scatterà da giovedì prossimo, nello stabilimento ArcelorMittal,ex Ilva, di Taranto, rimarrà in funzione sino a fine marzo la sola acciaieria 2 che produrrà dalle 45 alle 47 colate al giorno”. Lo spiega all’AGI Francesco Brigati della segreteria Fiom Cgil di Taranto. “Attualmente - dice Brigati - il siderurgico viaggia più o meno sullo stesso numero di colate giornaliere solo che vengono ripartite tra le due acciaierie: la 1 e la 2. Mediamente - aggiunge -, l’acciaieria 1 ne effettua circa 25 al giorno. Adesso, invece, con lo stop dell’acciaieria 1, tutto sarà spostato sulla 2 che funzionerà con tre convertitori".

 

"In realtà, già ora l’acciaieria 2 ha tre convertitori in attività, solo che, concentrandosi solo qui la produzione di acciaio, si avrà un loro utilizzo decisamente più intenso. Questo può determinare vari problemi: dalla sicurezza sul lavoro all’impatto sull’ambiente. Temiamo - rileva Brigati - anche un possibile incremento del fenomeno dello slopping, ovvero quelle nuvole rossastre, cariche di polvere di ferro, che si determinano proprio quando ci sono anomalie e problemi nelle acciaierie e che sono ben visibili anche dalla città”. Crisi di mercato dell’acciaio, problemi di approvvigionamento e motivi commerciali, sono, per Brigati, alla base della scelta comunicata oggi da ArcelorMittal alle sigle sindacali. “Il numero giornaliero delle colate - spiega ancora Brigati - non è rigido, nè predeterminato. Può oscillare se ci sono problemi a monte, ovvero nella produzione della ghisa da parte degli altiforni oppure a valle per quanto riguarda la produzione delle bramme di acciaio. Si sta su 45-47 colate giornaliere - osserva Brigati - con una produzione di 13.500 tonnellate di ghisa al giorno, ma si è andati anche sotto le 40 colate al giorno in momenti in cui c’erano delle criticità. Attualmente nel siderurgico si stanno producendo dalle 12.500 alle 13.000 tonnellate di ghisa al giorno”.

 ArcelorMittal fermerà l’acciaieria 1 a giorni. Pare già da giovedì. Lo ha annunciato l’azienda oggi ai sindacati metalmeccanici nel corso d un incontro. Dei 457 addetti dell’acciaieria 1, 250 andranno in cassa integrazione mentre il resto, spiegano fonti sindacali, sarà impiegato in attività di presidio. Probabilmente potrebbero essere ricollocati anche altrove nel siderurgico. La fermata, che durerà sino a fine marzo, sarebbe stata motivata con esigenze di manutenzione ma, secondo fonti sindacali, ArcelorMittal (ex Ilva) ha dichiarato che con l’attuale assetto di produzione l’acciaieria 2 è sufficiente a coprire le esigenze. Per la cris di mercato, ArcelorMittal lo scorso anno ha prodotto circa 4,5 milioni di tonnellate di acciaio e non i 6 milioni per cui ha l’autorizzazione a produrre. A causa della crisi, infine, dallo scorso luglio poco più di 1200 lavoratori, su 8200 in forza allo stabilimento di Taranto, sono in cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione che a fine dicembre è stata rinnovata per altre 13 settimane anche in assenza di accordo sindacale. Nei giorni scorsi, infine, ArcelorMittal aveva annunciato la ripartenza del reparto Produzione lamiere dal 10 febbraio per quattro settimane, riportando al lavoro 360dipendenti in cassa integrazione, per eseguire un ordine di 30mila tonnellate. 

 

“Riteniamo inaccettabile tale scelta da parte di ArcelorMittal in quanto ad oggi non vi è un piano industriale condiviso con il Governo e le organizzazioni sindacali e pertanto chiediamo l’immediata sospensione della iniziativa unilaterale della multinazionale”. Lo dicono Fim, Fiom e Uilm dopo la decisione, comunicata oggi, di ArcelorMittal di fermare da giovedì e sino a fine marzo l’acciaieria 1, mettendo 250 in cassa integrazione ordinaria r altri 220 ricollocandoli tra acciaieria 2 e attività di presidio nella stessa acciaieria 1.

 

“In data odierna - dicono i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil - la direzione aziendale ha convocato le organizzazioni sindacali per comunicare i nuovi assetti di marcia dell’Acciaieria. Secondo quanto comunicato da ArcelorMittal  - annunciano i sindacati -,i nuovi assetti produttivi dell’area acciaieria sono determinati da una scarso approviggionamento di materie prime e dall’attuale capacità produttiva legata alle commesse. Pertanto - si afferma - l’azienda ha conseguentemente determinato la fermata di Acc/1, spostando parte della stessa produzione in Acc/2 che passerebbe dall’attuale regime di due convertitori a 3 in marcia. Tale situazione genera di fatto - dicono le sigle metalmeccaniche - una riduzione di personale da 477 a 227 unità determinando la collocazione di 250 lavoratori in cassa integrazione ordinaria”.

 

“L’azienda - spiegano i sindacati - ha ribadito la necessità di mantenere i presidi per la quasi totalità della manutenzione e del personale necessario di esercizio per garantire, in entrambi i casi, la salvaguardia impiantistica propedeutica alla ripartenza dell’impianto.  Inoltre, una parte del personale di esercizio di Acc/1, formato e informato, verrà impiegato in Acc/2 a saturazione organico”. I sindacati specificano che “ i lavoratori coinvolti al momentaneo trasferimento in Acc/2 saranno i seguenti: Gruisti, Addetti Muraria, Addetto Siviere, Piattaformisti, Addetto Affinazione. I nuovi assetti produttivi, comunicati da ArcelorMittal, partiranno dal prossimo giovedì 23 gennaio con l’Acc/2 a pieno regime e con una previsione di fermata di circa 2 mesi fino al 31 marzo 2020”.  Fim, Fiom e Uilm - si conclude - hanno ribadito “la propria contrarietà a tale decisione aziendale” in quanto ritengono che il momentaneo trasferimento della produzione su Acc/2, rispetto all’attuale assetto di marcia, “possa creare possibili ripercussioni dal punto di vista della sicurezza e dell’ambiente”.

ArcelorMittal ha comunicato ieri sera ai sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil che manterrà in vigore gli attuali istituti contrattuali (contratto aziendale di secondo livello). Ricevuta la comunicazione, i sindacati metalmeccanici hanno annullato l’incontro in programma per venerdì prossimo a Roma nella sede dei sindacati in corso Trieste. Fonti vicine ad ArcelorMittal rendono noto che l’azienda ha confermato l’applicazione dei trattamenti economici e normativi derivanti dalla contrattazione collettiva aziendale in vigore presso la società Ilva sin quando non saranno ridefiniti in un nuovo accordo.

 

 Da fonti sindacali si apprende che la questione stava rischiando di innescare una protesta dura e che c’è voluto l’intervento dei commissari straordinari Ilva, del negoziatore incaricato dal Governo, Francesco Caio, presidente Saipem, e del ministro Stefano Patuanelli (Mise) affinchè ArcelorMittal recedesse dalla sua posizione e confermasse gli istituti. Secondo fonti sindacali, l’azienda non voleva pagare tra l’altro la maggiorazione dei turnisti. Tale mancato pagamento sarebbe avvenuto a partire  da febbraio riferito alla busta paga di gennaio e ArcelorMittal lo avrebbe comunicato formalmente venerdì prossimo alle organizzazioni metalmeccaniche. A fronte di questa eventualità, i sindacati avevano quindi  paventato il blocco immediato della fabbrica con lo sciopero già a partire da lunedì prossimo. Di qui il pressing scattato da più parti su ArcelorMittal per farla recedere. Pare, secondo fonti sindacali, che i commissari Ilva e Caio abbiano paventato anche l’interruzione del confronto in atto se l’azienda avesse mantenuto la sua posizione. Giorni fa, chiedendo l’incontro, i vertici di Fim, Fiom e Uilm avevano detto ad ArcelorMittal che per loro gli istituti contrattuali andavano confermati in modo continuativo. A Genova, infine, a fronte della ventilata disdetta degli istituti contrattuali, erano già scattate le prime prese di posizione molto critiche delle sigle sindacali. 

Nello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, ex Ilva, la produzione del Treno lamiere ripartirà dal 10 febbraio. Lo ha annunciato ieri l’azienda ai sindacati metalmeccanici. E sono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil a rendere nota la ripresa. La ripartenza durerà quattro settimane per la produzione di circa 30 mila tonnellate destinare al mercato nazionale ed estero di lamiere e piastroni. Dal 16 gennaio sarà richiamato il personale di manutenzione, formato da 60 addetti, successivamente rientrerà tutta la forza lavoro del reparto, pari a 360 addetti, attualmente in cassa integrazione ordinaria, più i lavoratori dello stesso Treno lamiere che erano stati trasferiti in altri settori del siderurgico come Laminazione a freddo, Finitura nastri ed altri ancora. I rientri avverranno ad eccezione del personale trasferito alle batterie. ArcelorMittal ha fornito anche il quadro di dettaglio del riavvio del reparto. I sindacati hanno chiesto all’azienda di essere informati circa eventuali trattative finalizzate all’acquisizione di nuovi ordini di lavoro per il Treno lamiere. Giorni fa le sigle metalmeccaniche avevano protestato con ArcelorMittal perché l’incontro convocato, era stato annullato pochi minuti dopo che era trascorso l’orario fissato per la riunione mentre la Fim Cisl aveva protestato per il fatto che ArcelorMittal, dopo aver inizialmente preallertato i manutentori per il riavvio del Treno lamiere, li aveva poi fermati.

  Ilva in amministrazione straordinaria reinserisce al lavoro nelle bonifiche i primi cassintegrati. Si è infatti  svolto ieri mattina, a Taranto, il previsto incontro tra la struttura Commissariale di Ilva in Aa e le organizzazioni sindacali Fin, Fiom, Uilm, Usb e Ugl sul tema delle bonifiche. Nel confronto, si annuncia, è stato comunicato alle parti sociali il completamento, da parte di Ilva, delle attività preliminari necessarie per l’avvio dei primi cantieri dedicati alle aree cosiddette “escluse” dal perimetro di ArcelorMittal e in particolare all’area delle collinette ecologiche, alle ex discariche Cementir e Cava due mari, e all’area dei fanghi. Tali iniziative, si specifica, consentiranno, entro il prossimo bimestre, un primo inserimento in Ilva in as di 40 risorse individuate all’interno del bacino dei cassintegrati. Parallelamente Ilva ha informato i rappresentanti sindacali della disponibilità delle aziende di appalto ad assorbire sino a un massimo di ulteriori 25 lavoratori in cassa integrazione.Tali attività rappresentano l’avvio dei progetti di bonifica ambientale che si svilupperanno nell’apertura di nuovi cantieri e di conseguenza in ulteriori possibilità di utilizzo delle risorse di Ilva in al momento in cassa integrazione straordinaria. Ilva, su richiesta sindacale, "ha dato disponibilità a sviluppare continui e specifici momenti di confronto". 

 

 La Uilm lancia l’allarme sullo stabilimento Leonardo di Grottaglie (Ta) temendo un ridimensionamento nella produzione delle due sezioni di fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787 (la centrale e la posteriore centrale) ma fonti vicine all’azienda smentiscono qualsiasi taglio. Per la Uilm, anche il “rate 12” - si intende per questo il numero di coppie di sezione di fusoliera prodotte ogni mese dal sito industriale tarantino - “potrebbe essere ritenuto non sostenibile tanto da procedere eventualmente ad un suo ulteriore abbassamento. Riteniamo a maggior ragione prioritario, così come esplicitato già nella nota stampa Uil Puglia-rsu Uilm del 18 novembre scorso, affrontare in maniera strutturale e programmatica la discussione con la Regione Puglia per definire i percorsi di investimenti annunciati in passato”.

 

- La Uilm dice che con l'azienda si devono “ottenere risposte in merito alle strategie di sviluppo che sta mettendo in campo, volte a garantire l’espansione della mission delle aerostrutture e del sito di Grottaglie, vincolato dalla monocommittenza industriale”, ovvero con Boeing unico committente. “Abbiamo preso posizione - spiega Antonio Talò, segretario Uilm Taranto - perché c’è una incertezza di fondo che vorremmo fosse chiarita. Lo stabilimento di Grottaglie era attestato sino a qualche tempo fa su un passo produttivo di 14 coppie di sezione di fusoliera del 787 al mese, adesso è sceso a 12 e non vorremmo che per i problemi più generali che stanno interessando la compagnia americana, con la crisi del 737 Max, da 12 si scendesse ancora determinando così problemi occupazionali”. Ma fonti vicine a Leonardo smentiscono che ci siano problemi per Grottaglie. Sul tema della riduzione del rate nessuna comunicazione ufficiale da parte di Boeing, si afferma. Inoltre si mette in evidenza che il sito produttivo di Grottaglie, in poco più di 10 anni di attività, ha quadruplicato l’occupazione portando gli occupati a circa 1300, tutti giovani, con un’età media di 33 anni e con un alto livello di scolarizzazione (diplomati e laureati). Il sito produttivo di Grottaglie viene definito da fonti vicine a Leonardo un esempio di modello produttivo all’avanguardia dell’intero comparto metalmeccanico nazionale, dove si lavora ad un programma che rappresenta il futuro dell’aviazione civile, il Boeing 787 Dreamliner. Proprio di recente - concludono le fonti aziendali - è arrivata a Charleston negli Usa  la sezione numero 1000 prodotta a Grottaglie. E in quanto all’abbassamento del “rate” di produzione, questo c’è sì stato, si osserva, ma fa parte della flessibilità del programma costruttivo che può appunto prevedere fasi più alte, in base alle richieste ed esigenze del committente, e fasi di minore intensità. 

"Il rinnovo dell’integrazione salariare del 10% per i lavoratori in forza ad Ilva in amministrazione straordinaria é già stato presentato dal Ministero del Lavoro come emendamento governativo al decreto Milleprororoghe". Così il ministero del Lavoro rispetto alle preoccupazioni manifestate oggi dai sindacati. 

Viene definito “inaccettabile” da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm  Uil l’atteggiamento assunto da ArcelorMittal Italia “che continua a non affrontare le problematiche dei reparti attualmente fermi dimostrando ancora una volta lo stato di confusione in cui versa l’azienda”. I sindacati contestano ArcelorMittal per il fatto che oggi ArcelorMittal ha rinviato l’incontro programmato per oggi per discutere dei problemi del reparto Produzione lamiere 2 “pochi minuti dopo” l’orario di convocazione della riunione. Le sigle metalmeccaniche chiedono ad ArcelorMittal “di riprogrammare nell’immediato un incontro per affrontare le tante problematiche esistenti nel reparto”.

 

 E non c’è ancora una data di convocazione in merito alla richiesta che gli stessi sindacati hanno inoltrato qualche giorno fa ad ArcelorMittal per discutere dell’assetto di marcia del siderurgico di Taranto. Infatti, ora che l’ostacolo dello spegnimento dell’altoforno 2 è stato superato col Tribunale del Riesame di Taranto che ha accolto il ricorso di Ilva  contro un precedente provvedimento negativo del 10 dicembre del giudice Francesco Maccagnano, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil chiedono di incontrare ArcelorMittal - gestore della fabbrica mentre Ilva resta proprietaria -. In particolare, i sindacati metalmeccanici chiedono “un incontro urgente per conoscere nel dettaglio il piano di assetto di marcia dello stabilimento siderurgico”. “Riteniamo fondamentale - hanno scritto le sigle sindacali ad ArcelorMittal - avviare un confronto per conoscere nello specifico le scelte aziendali sia dal punto di vista della capacità produttiva che della conseguente ripartenza attualmente fermi”. Da rilevare che dopo la mancata proroga all’Ilva  per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza da parte del giudice Maccagnano, l’altoforno 2 - uno dei tre attualmente operativi nello stabilimento - è stato messo in regime minimo di marcia, mantenuto con un livello adeguato termico e preparato alla fermata e spegnimento così come previsto dal cronoprogramma predisposto dal custode giudiziario dell’area a caldo, Barbara Valenzano.

 

 Se non fosse arrivato il provvedimento del Riesame il 7 gennaio, dal giorno successivo il piano di fermata e spegnimento dell’impianto sarebbe entrato nella sua fase cruciale. È presumibile che dopo il pronunciamento del Riesame l’altoforno 2 in questi giorni sia stato gradualmente riportato verso un assetto di marcia normale. In pratica quello che aveva prima del 10 dicembre quando è arrivato il no alla proroga da parte del giudice Maccagnano. Da vedere, infine, se ArcelorMittal, ora che l’altoforno 2 è tornato nella disponibilità del gestore, riterrà di programmare la fermata dell’altoforno 4 per manutenzione. Fermata, questa, che era già stata programmata qualche tempo fa ma che è stata di volta in volta rinviata e messa in stand by perché non si sapeva se ArcelorMittal avrebbe potuto contare anche sull’altoforno 2. Quest’ultimo aveva già subito un precedente sequestro già a fine luglio e in estate un piano di fermata e spegnimento era già stato avviato. Poi il 20 settembre intervenne il Tribunale del Riesame, su ricorso di Ilva che impugnò il no alla facoltà d’uso espressa dallo stesso giudice Maccagnano, e l’altoforno torno così nella disponibilità d’uso sia della proprietà che del gestore. Oltre all’incontro chiesto dai sindacati a Taranto, va aggiunto che ArcelorMittal vedrà i sindacati nazionali il 17 gennaio a Roma, alle 10. Quest’inconto allo stato è confermato. All’ordine del giorno, gli istituti contrattuali per i quali, in base all’accordo al Mise di settembre 2018, Fim, Fiom e Uilm nazionali ne rivendicano la piena continuità.

 

 

Intanto l’azienda si era resa disponibile per il 17 a seguito della richiesta partita un paio di giorni fa sull’accordo di settembre 2018

 

 


Ora che l’ostacolo dello spegnimento dell’altoforno 2 è stato superato, i sindacati vogliono incontrare ArcelorMittal per parlare dell'assetto produttivo dell'impianto. In particolare, Fim, Fiom e Uilm chiedono “un incontro urgente per conoscere nel dettaglio il piano di assetto di marcia dello stabilimento siderurgico. Riteniamo fondamentale - scrivono le sigle sindacali ad ArcelorMittal - avviare un confronto per conoscere nello specifico le scelte aziendali sia dal punto di vista della capacità produttiva che della conseguente ripartenza attualmente fermi”.

   È presumibile che dopo il pronunciamento del Riesame l’altoforno 2 sia gradualmente riportato verso un assetto di marcia normale. Ed è da vedere se ArcelorMittal, ora che l’altoforno 2 è tornato nella disponibilità del gestore, riterrà di programmare la fermata dell’altoforno 4 per manutenzione. Stop che era stato programmato qualche tempo fa ma che era stato rinviato in attesa di notizie definitive sul numero 2. 

Intanto l’azienda aveva già dato la propria disponibilità a un incontro da tenersi il 17 a Roma. 

 

L’incontro era stato chiesto un paio di giorni fa da queste ultime facendo presente che gli istituti contrattuali che fanno parte dell’intesa al Mise di settembre 2018 - quella che ha previsto il subentro di ArcelorMittal dal 1 novembre 2018 a Ilva in amministrazione straordinaria con la relativa assunzione del personale - devono “fin da ora” intendersi “senza soluzione di continuità”. 

All'incontro parteciperà per l'azienda Cosimo Liurgo,  responsabile relazioni industriali di ArcelorMittal Italia. Per la delegazione sindacale vi saranno Mirko Rota, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom Cgil, Guglielmo Gambardella, responsabile siderurgia della Uilm e Valerio D'Alò, segretario nazionale Fim. Presenti anche i segretari generali della Uilm e della Fim, Rocco Palombella e Marco Bentivogli.

“Con l' inserimento prima e la mancata proroga poi della normativa nel dL Milleproroghe per la Taranto Port Workers Agency , "agenzia per la somministrazione del lavoro e per la riqualificazione professionale dei lavoratori del Porto di Taranto, entrata in vigore con l’art. 4, co.1, del Decreto Legge 29 dicembre 2016, n.243 convertito con modificazioni dalla legge 27 Febbraio 2017 n18" è quanto si legge in una nota a firma di Piero

Prete del Coordinamento Provinciale Usb Operatori Portuali.

come Coordinamento USB 

“ Ci preme ora sollecitare il Governo - scrive Prete- affinché intervenga confermando la normativa di proroga nell’annunciato decreto "Cantiere Taranto''.

Occorre sottolineare che la bozza di proposte delle normative nel decreto-legge "Cantiere Taranto"

durante la fase di valutazione tecnica ed economica riportava la proroga tra i 21 articoli riportati ovvero come primo degli stessi e precisamente

- Art.1 "Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale transhipment".

L' intervento dell' inserimento della normativa è di notevole importanza in quanto servirà a tutela dei 500 lavoratori iscritti in elenco per continuare a percepire l'IMA (Indennità Mancato Avviamento) erogata da INPS specie ora che ci si trova in prossimità della fase di partenza del molo Polisettoriale con la compagnia turca Yilport Holding.

Auspichiamo quindi che il Governo trovi le risorse in considerazione di questo in tempi brevi calcolando la tempistica che si andrebbe ad aggiungere per l'iter di conversione in legge del decreto da parte del Parlamento”.

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