Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator
Preferenze sui cookie
Giornale di Taranto - EX ILVA-TARANTO/ SOS benzene: il sindaco e Legambiente incalzano il ministro dell Ambiente Pichetto Fratin
Martedì, 26 Marzo 2024 07:31

EX ILVA-TARANTO/ SOS benzene: il sindaco e Legambiente incalzano il ministro dell Ambiente Pichetto Fratin In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

 

Una richiesta di chiarimenti ed informazioni al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulle azioni che sono state intraprese allo scopo di affrontare e risolvere il preoccupante aumento dei livelli di benzene nell’aria.

È l’ultima iniziativa, in ordine di tempo, adottata dal Comune di Taranto alla luce di quanto emerso dal Report di ARPA Puglia, relativo al 2023, sul rilevamento delle concentrazioni, soprattutto nel quartiere “Tamburi”, a ridosso dello stabilimento siderurgico, di quella che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato come sostanza cancerogena. Ad aver alzato la soglia di allarme sono dati che segnano un peggioramento della qualità dell’aria rispetto ai (già negativi) risultati del 2022. Un peggioramento a cui è più che mai necessario porre rimedi immediati.

 

La città di Taranto ed i suoi abitanti - ha dichiarato il sindaco Rinaldo Melucci- continuano ad essere gravati da una pressione ambientale non più sopportabile. I risultati del Report che fa riferimento a controlli operati lo scorso anno e gli esiti dei monitoraggi riguardanti i primi mesi del 2024 non devono rappresentare solo un’inquietante statistica, ma il chiaro segnale di come per l’intero territorio ionico la situazione stia precipitando. Come è noto, un anno ho firmato un’ordinanza con cui si imponeva alla Società Acciaierie d’Italia S.p.A., nonché all’ILVA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, sia di individuare entro 30 giorni gli impianti interessati dai fenomeni emissivi legati al benzene, sia di trovare una soluzione tale da permettere un’immediata ed efficace inversione del trend relativo alla diffusione nell’aria della pericolosissima sostanza venefica. È altrettanto noto che questo provvedimento è stato impugnato dalle stesse ADI ed ILVA con la conseguenza che tutto è stato aggiornato alla prossima udienza fissata a maggio, quando potrebbero esserci delle prime risposte. A questo pronunciamento si andrà ad aggiungere la sentenza della Corte di Giustizia Europea sempre sugli effetti che la produzione industriale provoca sulla salute degli abitanti del capoluogo ionico. In ogni caso, la comunità tarantina non può soltanto continuare ad attendere che il suo destino venga deciso in aule giudiziarie. È necessario che le Autorità competenti agiscano subito alla luce dell’altissimo rischio sanitario che si sta correndo. Ed è per questo motivo che chiediamo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica informazioni precise e tempestive su quali iniziative abbia inteso intraprendere per risolvere il fenomeno dei picchi di benzene nell’aria ed eliminare al più presto gli effetti dell’inquinamento causato dalla produzione industriale dello stabilimento siderurgico.”

 


La progressiva crescita delle emissioni di benzene dall’ex Ilva di Taranto (ora Acciaierie d’Italia) è stata anche segnalata in una lettera che i vertici nazionali e locali di Legambiente hanno inviato al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, primo firmatario Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente. Il benzene proviene dalle cokerie del siderurgico ed è un inquinante cancerogeno. Sulla vicenda la Procura di Taranto ha in corso un’inchiesta e tra gli indagati per inquinamento ambientale c’è l’ex ad Lucia Morselli. Legambiente chiede al ministro “l\\\'abbattimento delle emissioni di benzene rivenienti dagli impianti della ex Ilva di Taranto e la Valutazione dell’Impatto Sanitario delle emissioni complessive dello stabilimento connesse all’attuale produzione, pari a circa 3 milioni di tonnellate annue, oltre che sulla quantità massima autorizzata, pari a 6 milioni di tonnellate”. Esaminando il rapporto del 2023 da poco reso noto da Arpa Puglia, Legambiente parla di dati e rilievi che “destano grande preoccupazione in considerazione dell’ulteriore incremento dei valori rilevati, sia dalle centraline interne allo stabilimento che da quelle situate nel quartiere Tamburi, prossimo alla fabbrica. Dati preoccupanti soprattutto se si considera la produzione ridotta ai minimi storici”. “Dal rapporto di Arpa Puglia, con riferimento alle medie annue di benzene, emerge che la centralina di via Orsini nel quartiere Tamburi (rete Acciaierie d’Italia) ha misurato un valore medio annuo di 3,6 microgrammi per metro cubo (sempre più prossimo al limite di 5 microgrammi per metro cubo) previsto dalla normativa italiana), superiore alle medie annue del 2022 (3,2), 2021 (2,8), 2020 (2.8) e 2019 (1.3). Inoltre - evidenzia Legambiente - la media annua per la stazione cokeria (rete Acciaierie d’Italia, centralina interna) è stata pari a 36,8 microgrammi per metro cubo, superiore alle medie annue del 2022 pari a 32,9, 2021 (22.8), 2020 (28.4) e 2019 (18.4)”. Infine, osserva Legambiente a proposito del rapporto di Arpa Puglia, “la media annua del 2023 per la stazione meteo parchi (rete Acciaierie d’Italia, centralina perimetrale, a ridosso del quartiere Tamburi) è stata pari a 5.3 microgrammi per metro cubo, superiore alle medie annue del 2022 (5.0), 2021 (3.9), 2020 (3.9) e 2019 (1.4)”. 

Letto 272 volte Ultima modifica il Martedì, 26 Marzo 2024 15:40