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Giornale di Taranto - Giornalista1

Il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, più volte sollecitata da Confindustria a venire a Taranto per discutere delle problematiche legate all’Arsenale, “evita” la piazza jonica. Confindustria Taranto stigmatizza fortemente l’indisponibilità del Ministro proprio alla luce delle molteplici criticità che investono il nostro territorio, prima fra tutte l’assenza di risorse disponibili per la manutenzione del naviglio che mette in grave difficoltà le aziende dell’indotto navalmeccanico.

 

Si è concluso la terza udienza dibattimentale davanti al Tribunale di Trani nei confronti di 5 dirigenti di American Express.

La Procura di Trani aveva chiesto nel 2012 il rinvio a giudizio dei cinque imputati ipotizzando i reati di truffa ed usura bancaria ai danni di alcuni cittadini della provincia di BAT (Barletta, Andria, Trani), in relazione all’elargizione di prestiti in danaro realizzati attraverso il rilascio di carte di credito del tipo “revolving”, sulle quali  venivano applicati tassi di mora usurari.   

All’odierna udienza il Tribunale, sciogliendo la riserva del 27 novembre scorso ha confermato, come già fatto in udienza preliminare dal GUP, la propria competenza territoriale e pertanto ha respinto l’eccezione delle difese degli imputati che volevano trasferire il processo a Roma. Il processo resta a Trani.

A seguire le parti hanno articolato le loro richieste istruttorie ed il Tribunale ha rinviato la causa al prossimo 19 marzo 2015, data in cui si procederà all’esame dei testi e dei consulenti tecnici della Procura, Pm dott. Michele Ruggiero, ed all’acquisizione delle intercettazioni telefoniche.

Analoghe richieste sono state effettuate da Adusbef ed Adusbef Puglia, parti civili nel processo, rappresentate dagli avv.ti Antonio Tanza e Vincenzo Laudadio, uniche associazioni di consumatori ammesse in giudizio in ragione della loro pluriennale e specifica competenza in materia bancaria.


Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Giancarlo Giradi

"Io voglio capire cosa si intende per contemperare il diritto alla vita con il diritto al lavoro e alla libera iniziativa economica. Devono darci una risposta definitiva. Significa che entro certi limiti dobbiamo accettare alcuni effetti collaterali indesiderati, come accade in guerra quando ci sono azioni militari che comportano la morte di civili? Se è così ce lo dicano in maniera chiara".Così il dott. Franco Sebastio, capo della Procura di Taranto, affermò nella fine del 2012 subito dopo il decreto legge 207 del 3 dicembre di quell’anno. C’è un forte contenuto ideale e politico nella sua affermazione, un richiamo forte ai diritti della Costituzione Italiana che non vanno “contemperati” con quello reso fondamentale della vita, della salute e dignità dei cittadini.La Costituzione fu la protagonista assoluta della manifestazione del 15 dicembre del 2012 a Taranto nel corteo di ventimila tarantini che con cartelli, striscioni e slogan ne rievocavano gli articoli fondamentali, i diritti ed i doveri…per   tutti! I nostri Padri costituenti ne sarebbero stati certamente contenti, una grande lezione di educazione civica proprio in una città ricca “solo” di contraddizioni. La Carta si giovò di un linguaggio semplice e chiaro perché pur essendo indirizzata a tutti doveva esserlo, particolarmente, alla stragrande maggioranza dei cittadini, dotati allora di bassa scolarità. Fu un compromesso nobile ed alto tra il meglio della cultura antifascista del tempo, quella comunista e socialista, cattolica, repubblicana e liberale, scritta ed approvata in un parlamento, allora, composto da soli galantuomini. Doveva, quindi, allora, essere compresa sopratutto dal bracciante semianalfabeta e dal comune operaio, le classi soggiogate e sfruttate dal vecchio regime alle quali veniva richiesto il sacrificio, dopo aver liberato con i loro uomini e donne migliori impegnati nella lotta di Liberazione il Paese, della dura ripresa economica. Essa parlava del rispetto della dignità di ognuno, di quello della vita dei cittadini, della loro salute, del lavoro su cui fonda la Repubblica, della legalità non intesa nel semplice rispetto delle leggi esistenti  (queste infatti possono essere anche sbagliate però correggibili) ma dell’essere uguali tutti rispetto alla Legge. Nei primi anni della Costituzione questi articoli furono alla base delle rivendicazioni del mondo del lavoro, era facile vedere un operaio ed un bracciante portare con se il libricino ed esibirlo affermando: “C’è scritto qui che mi devi dare un salario degno per far vivere la mia famiglia e non devi offendere la mia dignità di lavoratore e cittadino!”. Quanta attualità in queste affermazioni il 15 dicembre di due anni fa a Taranto che la ricordò allo stesso modo: “C’è scritto qui il mio diritto alla vita, alla mia salute e quella dei miei figli attraverso l’applicazione dell’art. 32!”  Fu commovente, per chi ci crede ancora, vedere persone semplici esibire il libricino con orgoglio nei sit-in dinanzi alla prefettura e nel fiume di gente che partecipò alla grande manifestazione. Si reclamò il legittimo e garantito diritto al lavoro ed alla salutedei cittadini, ma anche il dovere del fine socialedella proprietà e dell’impresa la quale  “non deve recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”(art. 41).  Nel mondo del lavoro tale diritto viene meglio esplicitato nello Statuto dei diritti dei lavoratori che fu fatto una ventina di anni dopo, che interviene anche sul modo di organizzare il lavoro stesso dandone precise priorità. Come non ricordare che non solo fuori dalla fabbrica ma anche al suo interno l’Ilva della famiglia Riva stracciò la nostra Costituzione! Come non ricordare nella nostra attualità la possibilità da parte dello Stato di confiscare (art. 42) ai privati i loro beni per gli interessi generali, come sembra solo apparentemente guidare l’azione dell’attuale capo del governo che subordina tutto alla legge del mercato globalizzato. Però nel caso della nostra città, circondata da diverse aree industriali, sono le aziende private ad aver confiscato, nei fatti, i beni pubblici sanciti dalla Costituzione rappresentati dall’aria, dall’acqua, dal suolo e dal sottosuolo. Quindi, qui da noi più che altrove, la nostra vita di lavoratori, cittadini, anziani e bambini, legittimi proprietari di quel capitale naturale da cui dipendiamo, in cui viviamo o sopravviviamo come nel nostro caso, ci viene continuamente sottratta. Essa è divenuta sempre più povera e precaria, un rovesciamento di fatto del dettato costituzionale. Questa è la drammatica realtà in cui oggi ancora viviamo, basta guardare dentro di noi stessi, nelle proprie famiglie, tra i nostri conoscenti, nel mondo del lavoro che ci circonda. La stessa Costituzione stabilisce per tutti, inoltre, la libertà d’espressione, associativa e di tutte le formazioni sociali in cui i cittadini si organizzano, il diritto alla formazione ed alla libera informazione. E’ questa la società civile scese finalmente in campo a Taranto e che volle decretare che niente sarebbe stato più come prima. E’ vero che i costituenti non posero la “questione” ambientale direttamente come noi la viviamo oggi, non era possibile allora, ma seppero incrociare diritti e doveri dei cittadini in modo tale da poter affrontare eventuali contraddizioni che sarebbero nate attraverso l’intervento e l’autonomia dei poteri costituzionali al fine di tutelare gli interessi superiori della collettività. Questa posta in gioco è stata affrontata, caso senza precedenti, dalla Procura di Taranto. E’ stato bello vedere sfilare il corteo davanti al tribunale, insolitamente ed inutilmente presidiato quel sabato sera, completamente buio eccetto la finestra di un ufficio illuminato. Udire gli applausi e leggere il cartello portato da alcuni bambini in cui c’era scritto “Grazie zia Patrizia continua a difenderci”. Nell’immaginario collettivo il giudice Todisco era ancora lì, nel suo ufficio, continuava a lavorare per tutti noi. Oggi possiamo ancora, tutelando la nostra vita, la nostra salute e dignità, reclamare diritti sacrosanti e chiedere una trasformazione radicale del rapporto tra fabbriche e città, cambiare quel modello sociale ed economico che è fallito e che sostituisca l’attuale.

                                                                                                          Giancarlo Girardi

La partnership di BNL con Telethon è uno dei più importanti progetti di fund raising in Europa: la Banca affianca da 23 anni la Fondazione Telethon che da anni si occupa di garantire risorse per arrivare alla cura delle malattie genetiche rare grazie a una ricerca scientifica di eccellenza, selezionata secondo le migliori prassi condivise a livello internazionale.

Una proficua collaborazione che ha permesso alla Banca di raccogliere complessivamente dal 1992, 245 milioni di euro. Questa cifra ha contribuito ad aiutare la Fondazione Telethon nel finanziare 2532 progetti con 1547 ricercatori coinvolti e 450 malattie genetiche studiate.

BNL Gruppo BNP Paribas pone la responsabilità sociale e, in particolare, il sostegno alla ricerca scientifica come elementi cardine della propria attività, confermando il ruolo di impresa che opera non solo come attore economico-finanziario ma anche come soggetto attivo nel favorire la diffusione di valori condivisi, vero e proprio patrimonio collettivo.

Con questo spirito, BNL ha lanciato telethon.bnl.it, uno spazio ideato per dar voce alle passioni di quanti, attraverso i propri hobby ed interessi, possono contribuire, mostrando il proprio talento, alla lotta contro le malattie genetiche. Il sito, inoltre, è continuamente aggiornato con appuntamenti di beneficienza previsti dalla Banca nel campo della cultura, dell’arte, della musica, dello sport, programmati nelle diverse città italiane. La Banca, infatti, organizza durante tutto l’anno eventi e manifestazioni per raccogliere fondi e sensibilizzare le persone sui temi della ricerca, della sostenibilità e della solidarietà.

Tra i progetti BNL per Telethon ricordiamo: EduCare e BNL per Telethon, un ciclo di seminari per far conoscere il progetto Telethon e creare una relazione tra le aziende e la ricerca scientifica; BNL per Telethon a Scuola, per coinvolgere i più giovani; BNL per Telethon all’Opera, una serie di rappresentazioni delle più famose opere liriche organizzate nei maggiori teatri d’Italia; BNL per Telethon in Scena, per le rappresentazioni teatrali e BNL per Telethon in Mostra per le esposizioni d’arte.

Per chi vuole contribuire con una donazione a Telethon sono disponibili - tutto l’anno - le agenzie, i bancomat e i canali on line della Banca: telethon.bnl.it, bnl.it e la fan page “BNL per Telethon” su Facebook e Twitter

 

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PROGRAMMA EVENTI ORGANIZZATI DA

 BNL TARANTO AG 1 DI VIALE M GRECIA 185 TARANTO

 

TELETHON 2014

BNL – FONDAZIONE TELETHON : una collaborazione  che si rinnova anno dopo anno da 23 anni.

La Banca Nazionale del Lavoro  organizza eventi e manifestazioni per raccogliere fondi e sensibilizzare le persone sui temi della ricerca, della sostenibilità e della solidarietà.

In occasione della consueta maratona televisiva, che  andrà in onda sulle reti Rai nei giorni del 12 e 13 Dicembre, gli sforzi organizzativi si intensificano, coinvolgendo Scuole, Associazioni sportive e Organi Istituzionali.

Anche quest’anno il calendario degli eventi è molto fitto

Inauguriamola Maratona il 30 novembre

Con la sfilata di moda intitolata 

 ADOTTA IL FUTURO

finalizzata alla  raccolta Telethon. 

La sfilata avrà luogo il 30 novembre 2014 dalle ore 18,00  alle  ore  20,00   presso   la boutique  Cantiere Fashion in Via Oberdan 68/70 Taranto. 

Aspettiamo il tuo contributo per una Grande Causa, lo sapevi che il primo successo di terapia genetica nel mondo e’ stato registrato da Telethon

Durante la sfilata si esibirà dal vivo la formazione jazz  

 " per..bacco jazz club".

 

IL 7 DICEMBRE   

si rinnova la collaborazione con la CONFCOMMERCIO e il  Comitato di Quartiere Solito Corvisea

Con “NOTTE DI NATALE  PER Telethon”

In Via Cesare Battisti da Piazza Ramellini fino a Viale Magna Grecia esibizione di artisti di strada  e allestimento della Mostra Mercato con 5 punti di raccolta Telethon organizzata dalla  Circoscrizione Tre Carrare Solito

Con Mostra d’auto d’epoca e vendita di prodotti tipici il cui ricavato sarà devoluto a Telethon-

 

 

In data 11 DICEMBRE  ci sono 2 appuntamenti con le scuole

 

-         “VITTORINO SKETCH SHOW”  Manifestazione Teatrale con a seguire Mercatino della solidarietà organizzato dalla Scuola Vittorino da Feltre  in Via Polibio a Taranto

 

-         “PICCOLI PASSI PER VINCERE UNA GRANDE CAUSA”  Festa della Solidarietà che coinvolge genitori, alunni e insegnanti delle Scuole Viola-Rodari in Via Zara e in Via Bergamini  con degustazione di prodotti tipici, lotterie, pettolata  e mercatino.

 

Il  12 Dicembre alle ore  18,00

INAUGURAZIONE UFFICIALE DELLA MARATONA TELETHON presso i locali  della  BNL AGENZIA  1 In Viale Magna Grecia n185 a  TARANTO

Al taglio della torta TelethonInterverranno personalità pubbliche e politiche

-         La Delegazione della  Confcommercio nella persona del Presidente  Lelio Fanelli

-         Il Consigliere Comunale Adriano Tribbia

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-         Durante la serata

-          Esibizione  della scuola di danza “Studio Danza di Venere Turi”  con coreografie di danza moderna

-         Visita della Delegazione dei lupetti  del Gruppo Scout Taranto 18 che organizzerà giochi per intrattenere i bambini che interverranno alla manifestazione

Sabato   13 Dicembre

 la Filiale della Banca apre eccezionalmente per Telethon i suoi sportelli dalle 10,00 di mattina fino alle 22,00

dalle ore 10,00 fino alle 12,30

-         CERIMONIA DI ROTTURA DEI SALVADANI CON LA VISITA DELLE SCOLARESCA DELLA ZONA CHE PORTERANNO LA LORO RACCOLTA PRO-TELETHON

-         CORO DELLE VOCI BIANCHE

Con la partecipazione dei cori delle Scuole “Europa” e “Dante Alighieri”

 

 

Alle ore 18,00

 

-         ESIBIZIONE MUSICALE DEL GRUPPO “QUELLI DELLA TERZA ETA’”     Musiche e canzoni  del repertorio classico  Napoletano.

 

-         Esibizione di cabaret del Fantasista Antonino Staiti

 

 

di Vito Massimano

 

 

 

Dove va Taranto? Nessuno lo sa ma, a sentire gli umori in città, ognuno ha la sua opinione.

 

Opinione che rimane tale se non è supportata da elementi concreti venendo così degradata a mera speranza cui aggrapparsi per organizzare convegni, tavole rotonde, conferenze stampa o incontri con autorità che sbarcano in riva allo Jonio a fottere il popolo a ridosso di qualche tornata elettorale.

 

E’ il caso di Dario Franceschini, giunto a Taranto giusto in tempo per fare complimenti a tutti, mostrare entusiasmo per le grandi potenzialità della città e recitare due pensierini utili a strappare l’applauso dei lusingati Tarantini.

 

Molto si è fatto e molto resta da fare; è questo il senso delle affermazioni di Franceschini.

 

La prova? Basta riavvolgere il nastro delle sue dichiarazioni per apprendere che «Il museo di Taranto è uno dei venti grandi musei nazionali, tra i 400 dello Stato, che hanno ottenuto un riconoscimento dalla Riforma del Ministero. Godranno infatti di una propria autonomia contabile e amministrativa. Si tratta di un importante investimento per il futuro che consentirà al Marta di riutilizzare i propri incassi (miseri e lui lo sa ndr)». Come a dire, vedetevela da soli, vi abbiamo dato autonomia contabile e, al massimo, il 1° aprile proveremo ad inaugurare l’ultimo piano del Museo se avremo tempo per arrivare a Taranto. Già, caro Franceschini, visto quant’è difficile arrivare a Taranto?

 

Però in compenso i Tarantini sono apparsi orgogliosi, lusingati e compiaciuti per le belle parole del Ministro. Poi al Marta ci vanno in pochi? Che importa, Franceschini ha parlato ed i tarantini si sono sentiti il futuro già in tasca.

 

Ma ecco che esce fuori l’animo del vero democristiano: il giovane vecchio Dario ha capito chi ha di fronte e quindi rincara la dose dicendo «come successo a Torino, che da città industriale condannata ad un declino ha invece saputo investire su se stessa diventando una delle mete turistiche più importanti del Paese, penso che lo stesso percorso si possa fare a Taranto. Bisogna investire sul proprio patrimonio». Ha detto “bisogna” e giustamente non ha detto “dobbiamo” , il che non è cosa di poco conto; non ha invece ricordato quanti investimenti pubblici siano piovuti su Torino in occasione delle Olimpiadi invernali o dei Mondiali di Calcio del ’90.

 

Ma ai tarantini era già scappato il fragoroso battimano e questo passaggio non lo hanno colto e mica si può cogliere ogni cosa!

 

E’ a quel punto che Franceschini ha deciso di superarsi blandendo il sogno di una città Spartana ed affermando che . «è un progetto molto bello. Taranto davvero può investire sulla propria storia, non solo sul Museo ma anche sul suo centro storico e sugli altri monumenti che possiede. Taras è l'unica città spartana del mondo e quello di Sparta è effettivamente un brand con un successo incredibile. Quindi credo che puntare su questo deposito di memoria sarebbe una grande carta da giocare nella competitività del turismo mondiale; credo che Taranto abbia tutte le potenzialità per sviluppare questo straordinario tema».

 

Quindi è Taranto che deve investire sulla propria storia, nessuna delle foche plaudenti si sogni finanziamenti a pioggia, Casse del Mezzogiorno, infrastrutture o aiuti di alcun genere da un Governo che, se da un lato incoraggia il turismo, dall’altro tratta per la prosecuzione delle attività dell’Ilva, nicchia sul Porto e non si occupa dell’aeroporto. Quelli di Franceschini erano, diciamo così, consigli ed incoraggiamenti un po’ di facciata visto che le trattative per la vendita del siderurgico le sta portando avanti il Governo di cui l’esimio Ministro è parte attiva.

 

Fanno male a cercare di salvare la ferriera? Non è questo il tema oggetto di trattazione ma almeno non ce la vengano a raccontare la menata del turismo e della cultura “con i soldi falsi”.

 

L’espressione “i tecnici del Ministero hanno preso in esame i progetti di rinascita della città basati sulla cultura, sulla storia e sul turismo” significa che, per ora, questi progetti sono finiti su una scrivania ministeriale polverosa e piena di altri progetti simili. Questi non mollano un euro, altro che modello Bilbao ove la Regione Autonoma Basca ha investito circa 200 milioni di euro in infrastrutture finalizzate alla bonifica ed al turismo mentre l’Unione Europea ha insediato l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Qui si tratta di modello italiano e di faciloneria tarantina con tutti gli annessi e connessi che conosciamo. Ovunque ci siano boom turistici nel mondo (Lisbona, Genova, Barcellona, Amsterdam, Dubai) ci sono investimenti in infrastrutture e non si fanno le nozze coi fichi secchi o con le pacche sulle spalle date da Franceschini. E soprattutto si punta dritti all’obiettivo senza essere un po’ industrialisti e un po’ naturalisti. Ma, d’altronde, da uno come Franceschini, che è stato un po’renziano ed un po’ anti renziano, cosa ci si poteva aspettare?

 

Dove va Taranto quindi? Non lo sappiamo ma sappiamo che, subito dopo, Franceschini è andato a Matera per i festeggiamenti  in occasione della proclamazione della città Lucana a capitale europea di cultura per il 2019. Riconoscimento che, se qualcuno avesse voluto veramente valorizzare Taranto, avrebbe spinto per concedere.

A mente fredda, la speranza è che i tarantini lo abbiano capito.

 

  

 

Una lettera che suona come l'ennesimo accorato SOS lanciato da una città ormai sul punto di naufragare e in cui il livello di tensione sociale ha raggiunto livelli che rischiano di diventare incontrollabili. E' quella che il presidente di Confindustria Taranto ha scritto al premier Matteo Renzi, ricordandogli tra l'altro l'impegno preso durante la visita-lampo ("tornerò a Taranto prima di Natale").  Al centro del dramma la vicenda Ilva, sabato al centro di un lungo incontro svoltosi in Confindustria, con parlamentari, sindacati, associazioni, assessori e consiglieri regionali, provinciali, comunali.

Al termine della riunione,  durata tre ore, è stato deciso che se non dovessero arrivare segnali nel giro di una settimana, massimo dieci giorni, si adotteranno azioni clamorose di protesta.

 

Ecco il testo integrale della lettera

Egregio Presidente,

 

non sono abituato, per scelta personale e propensione caratteriale, a drammatizzare le situazioni con cui mi rapporto nei miei percorsi di vita.

Le condizioni che riguardano Taranto in questo momento particolarissimo della sua storia sociale ed industriale, tuttavia, non mi consentono di utilizzare inutili giri di parole: ci troviamo di fronte ad un dramma che, pur annunciato, avevamo sperato di evitare.

 

Così non è stato.

 

Pur ostinandomi a credere che non sia così, la parabola Ilva sembra essere arrivata al capolinea e con essa tutte le – già nel tempo ridotte – certezze ancora in piedi.

Come lei sicuramente saprà, al momento sono in discussione gli stipendi di dicembre dei dipendenti dello stabilimento, che è poi il “polso” reale dell’attuale stato di salute del sistema siderurgico jonico. 

 

Alla luce di questo, potrà intuire la situazione-limite che vivono le aziende dell’indotto: fra crediti pregressi non riscossi dalla prima tranche del cosiddetto prestito ponte e quelli maturati successivamente, la stima complessiva dei fondi ancora da esigere arriva a quasi 50 milioni di euro.

Alcune di queste aziende hanno già deciso di fermarsi perché non ce la fanno più. E non parliamo, purtroppo, di una resa incondizionata alla situazione Ilva, che le induce a sospendere le attività ancora in essere, ma ad una resa più complessiva rispetto ai mercati ed all’immediato futuro, che non riescono più ad affrontare perché travolte da un indebitamento senza ritorno.

 

 

 

 

 

Abbiamo apprezzato l’impegno che il management Ilva ha profuso affinché quella prima tranche di risorse arrivasse in tempi certi alle aziende del nostro indotto, sfiancate da mesi di attesa, così come abbiamo apprezzato, ancor prima, l’impegno del Governo affinché si producesse il prestito; tutto questo, tuttavia, non è bastato perché inficiato da una situazione che man mano si è fatta sempre più paralizzante; da un flusso positivo che sembra aver improvvisamente interrotto la sua continuità aprendo inevitabilmente a scenari di grande incertezza e di fortissima apprensione per tutto il complesso sistema che da sempre ruota attorno all’acciaio: persone, aziende, forniture, commesse, sopravvivenze.

Come le è noto, la seconda tranche di risorse è infatti fortemente condizionata alla definizione di un acquirente, che al momento – salvo notizie dell’ultimora – rimane ancora tutta da definire; altrettanto indefinito e complesso appare l’utilizzo – se mai dovesse realizzarsi –derivante dallo sblocco disposto dalla magistratura degli 1,2 miliardi sequestrati alla famiglia Riva.

 

Ci troviamo, insomma, davanti alla cosiddetta coperta troppo corta e soprattutto a tempi oramai ridotti al lumicino, che ci impongono scelte né facili né indolori.

 

La situazione di impasse coinvolge oramai tutti: non sarebbero solo gli operai, a breve, a poter scendere in piazza, ma – come è già successo ad agosto con il nostro corteo nelle vie della città, in cui a manifestare erano gli imprenditori  - potrebbero mobilitarsi da un momento all’altro le aziende e le loro famiglie, portando le loro recriminazioni a Palazzo Chigi e dando inevitabilmente la stura ad una protesta pesante e  senza soluzione di continuità.

Certo non potremo essere noi, Confindustria, a poter gestire e controllare il corso di tali eventi, laddove dovessero manifestarsi. Potremmo, però, come già accaduto in passato, evitare che la logica del confronto salti a favore di approcci più aggressivi ed esasperati.

 

Contiamo, per far questo, anche – e soprattutto – nel suo sostegno.

Nella sua ultima visita a Taranto, in Prefettura, dove ho avuto il piacere di conoscerla, ha promesso che nella città dell’acciaio, paradigma di un’Italia produttiva capace di rialzarsi a testa alta, ci sarebbe tornato, prima di Natale.

 

 

 

 

 

Ebbene, io – noi - crediamo che quel momento sia arrivato, e per questo contiamo su un suo autorevole intervento, che accoglieremo con grande ed estremo favore.

Le risposte che questo territorio attende investono il presente ma guardano soprattutto al futuro: oggi Taranto continua ancora a chiedersi se il suo stabilimento siderurgico è realmente determinante per il Paese e – se lo è – quali saranno le azioni da porre in essere in un orizzonte temporale di medio-lungo termine, quali  le strategie da adottare affinché esca dalle secche di un passato difficile, complesso e ancora fortemente vincolante.

In attesa di una sua risposta, che auspico vivamente possa essere di segno positivo, le auguro buon lavoro e la saluto cordialmente.

 

 

 

 

                                                                             Vincenzo Cesareo

 

All'esordio assoluto battuto il Cus Catania 66-32
La prima stagione nel campionato di serie B per i Boys Taranto Basket
targati Inail si apre con un successo. Battuto per 66-32 il Cus Catania
nella prima giornata del girone di andata che ha visto anche il successo,
nella stracittadina di Reggio Calabria, della Kleos sulla Viola Reggio per
46-23. Hanno riposato Lecce, Bari e Palermo.
La partita, preceduta dal saluto dell’assessore allo Sport di Taranto
Francesco Cosa, ha visto i Boys, sostenuti da un buon pubblico, partire
subito forte trovando la retina nele prime 10 conclusioni dall’area e da
fuori area, con alte percentuali sotto il tabellone di Sansolino (4/4) nel
primo quarto, le veloci incursioni di Donvito e Todaro e la mano sempre
calda di Latagliata a suggellare un parziale di 23-9.
Il Cus Catania si è affidato a Pappalardo (16 punti totali), ma i padroni di
casa hanno fatto perdere presto le speranze della squadra etnea
chiudendo i conti già nel secondo periodo, chiuso col punteggio di 43-11.
La restante partita è stata per i Boys una girandola di cambi combinata
dall’allenatore Toty Fella per consentire a tutto il roster di battezzare la
prima in assoluto del campionato; la partita si è conclusa con una
standing ovation al canestro dell’evergreen Salvatore Labellarte negli
ultimi minuti.
Prossimo turno domenica 30 novembre contro la Lupiae Lecce Inail,
ancora in casa sul parquet del I.I.S. “Maria Pia” in via Galilei alle ore 11.
Boys Taranto – Cus Catania 62-32
(parziali 23-9; 20-2; 9-10; 14-11)
TARANTO: Todaro 12, Labellarte 2, Latagliata 7, Eletto 7, Gallipoli n.e.,
Sansolino 14, Donvito 16, D’ambra, Marangiolo, Pastore 4, Linoci, Resce 4.
CATANIA: Bulla, Pappalardo 16, Seminara, Garraffo, Florio, Messina 3, Chilleni
7, Fonte 6.
ARBITRI: Desposati di Casamassima e Matarazzo di Taranto
A.

 

prima regata nella rada di Mar Grande

Per la classe J24 in testa “Marbea”, circolo velico di Giovinazzo, Bari

Per la classe Sb20 “Flockino”, circolo velico Ondabuena, Taranto

E' partito domenica mattina il Campionato Invernale Città di Taranto, delle classi J24 e SB20, organizzato dal circolo velico Ondabuena Academy sotto l’egida della Federazione Italiana Vela, e con il supporto a mare della sezione Velica della Marina Militare e a terra del Molo Sant’Eligio.

 

Star alle 11.30 nella rada di Mar Grande. Buona la prima con due prove concluse alle 15.00 nonostante un vento schivo e capriccioso. Prima prova, poco il vento, inizialmente da 180°, d'intensità 5 nodi e non sempre stabile di direzione ma oscillante con dei salti a sinistra. Ha messo a dura prova i tattici degli equipaggi anche quelli più esperti. La seconda prova è partita con vento debole ed anche instabile di direzione ma la boa di bolina sempre a 180°.

 

Le classifiche sono provvisorie e riguardano la regata di domenica mattina. Per la classe J24 prima classificata l’imbarcazione “Marbea” dell’armatore Marcello Bellacicca, (Circolo velico Giovinazzo, Bari), a seguire “Piccolo Diavolo”, di Ferdinando Capobianco, (Lega Navale Italiana-Bari), terzo “Canarino Feroce”, Massimo Ruggiero, (Circolo della vela-Marina di Lecce). Per la classe Sb20 invece guida la classifica provvisoria “Flockino” armatore Matteo Scaglioso, (Circolo Velico Ondabuena), segue “Slippery”, di Giovanni Cavallo, (Lega Navale Italiana-Brindisi), terzo “Fishbone” di Raffaello Perrini, (Circolo Velico Ondabuena). Per le altre posizioni e tutti i dettagli sulle gare è possibile consultare il sito  www.ondabuenaacademy.it

Il Campionato Invernale si disputerà in otto giornate, da Novembre a Marzo. Le prossime date: 30 Novembre, 21 Dicembre, 18 Gennaio, 1-15 Febbraio, 1-15 Marzo. Partecipano 15 imbarcazioni J24, 4 imbarcazioni SB20, in tutto 87 velisti. Il Monotipo della classe Sb20 è una vera e propria “libellula del mare”. Sb20 è un’imbarcazione a chiglia, estremamente veloce e facile da portare, è equipaggiata da un bompresso in carbonio, grande gennaker e pala del timone in carbonio bilanciata. L'equipaggio sarà formato da 3 o al massimo 4 persone con un peso massimo di 270 kg.

 

E ieri mattina c’è stata anche la premiazione del Campionato Regionale (VIII Zona) della classe J24 che si è appena concluso. Ad aggiudicarsi il primo posto del Campionato Regionale (VIII Zona) della classe J24, è stata la Sezione Vela Marina Militare di Taranto che, con un solo punto di vantaggio sul secondo, è riuscita a sbaragliare la concorrenza. PresentiAlberto La Tegola, presidente VIII zona, FIV, Stefano Antoncecchi, capo sezione ufficiali di regata VIII zona, Salvatore Serra, presidente Ondabuena Academy, Vito D’Elia, presidente sezione velica Marina Militare, Taranto, Jerry Capozza, vice presidente Ondabuena Academy.

“Sono contento che il campionato zonale sia andato molto bene – ha detto La Tegola – Qui a Taranto vedo volti giovani e questo mi fa ben sperare: il movimento vela continua a crescere nonostante la crisi. Vuol dire che la scuola a Taranto sta facendo un buon lavoro”. Ed in effetti l’impegno di Ondabuena Academy è indirizzato anche verso la formazione di giovani talenti. “Abbiamo due equipaggi giovanili in gamba – ha aggiunto Jerry Capozza– Ci piace l’idea di avvicinare i ragazzi ai campi di regata più importanti. E’ così che portano in alto i colori pugliesi”. 

L’Amministrazione comunale di Ginosa ha diffuso il seguente comunicato stampa.

Nella prima mattinata di mercoledì 12 novembre, intorno alle prime ore del mattino, il territorio di Ginosa e Marina di Ginosa è stato interessato da una violenta tromba d’aria che ha procurato danni alle cose ed ad alcuni immobili comunali.

A causa dell’evento l’Amministrazione comunale a scopo precauzionale ha operato una serie di verifiche per stabilire l’agibilità di tutti gli edifici scolastici comunali, verifiche che sono risultate positive.

Nel contempo, tuttavia, la Scuola Lombardo Radice veniva chiusa per la realizzazione di alcuni lavori di ripristino resisi necessari a seguito dei canni causati all’immobile dalla tromba d’aria.

L’Amministrazione comunale comunica che i lavori di ripristino sono stati tempestivamente ultimati e che domani, lunedì 17 novembre, la Scuola Lombardo Radice sarà riaperta per il regolare svolgimento delle attività didattiche.

Agli studenti ed alle loro famiglie, al Dirigente scolastico, agli insegnati ed al personale ATA l’Amministrazione comunale, nella persona del Sindaco, il dott. Vito De Palma e dell'assessore alla Pubblica Istruzione prof. Marilisa Mongelli  augurano una serena ripresa di tutte le attività scolastiche.

Andria-Taranto 1-0

 

ANDRIA: Cilli, La Vopa, Saras, Matera, Bova, Allegrini, Strambelli, D'Agostino (Piccinni, 22' st) Olcese, Lattanzio, Moscelli (Aprile 28' St) All.Favarin.

In panchina: Masserano, Di Santo, Cifarelli, Olà, Lorusso, Giallonardo, Grumo.

 

TARANTO: Mirarco, Colantoni,Porcino, Marsili, Panbianchi, Ibojo, Oretti (Gabrielloni, 22' st) Conti (Mignogna 46 pt) Genchi, Pia', Carbone (Russo 35' St)  All. Favo In panchina: Maraglino, Tarallo, Prosperi, Cimino, Fonzino, Di Pietro

 

Arbitro: Volpi di Arezzo (Magri e Mantino)

 

Marcatori: Matera (A) 46' pt.

 

Ammoniti: Matera (A) Panbianchi (T) Lattanzio (A) Strambelli (A)

 

Angoli: Andria  7   Taranto 2

 

 

di ANGELO DI LEO

Vince l'Andria e si guadagna il merito nella prima frazione giocata ad altissima velocità, sprecando tanto e segnando su palla errore banale della difesa rossoblu (come domenica scorsa).

Il Taranto buca l'appuntamento con la capolista e rinvia l'intenzione di accorciare la classifica. Sarà impresa ardua, continuando così.

I rossoblu ne escono ridimensionati dal confronto, denunciando limiti tecnici a confronto di una compagine, quella andriese, forse più anziana ma certamente più qualitativa. Eccezionale il primo tempo della capolista, una frazione  nettamente di marca biancazzurra.

 Moscelli sulla sinistra è imprendibile, D'Agostino, seppur appesantito, ha i piedi che un tempo facevano gola anche al Real Madrid, Olcese è punta di qualità e Matera si conferma under tra i migliori della categoria.

Andria attacca in forcing e sa pure ripartire, contro un Taranto timoroso fatte eccezione per un paio di occasioni comunque improvvisate  e sterili.

Carbone non funziona a destra, Pia' si distingue solo per un triangolo elegante chiesto e ottenuto da Genchi, il resto è paura di prenderle e corsa affannosa.

Oretti e Marsili sono gemelli della corsa (lenta) Conti non trova spazio sulla mediana.

Andria in gol con Matera, infine, al primo minuto di recupero con un tiro da fermo diritto all'angolo su una palla persa ingenuamente dai rossoblu. Vantaggio meritato anche se fortuito.

 

Nel secondo tempo Favo inserisce Mignogna ma è sempre l'Andria a fare la gara. Moscelli spreca il raddoppio alle prime battute, Pia' non sorprende il portiere con un tocco velenoso al volo, su cross di Mignogna.

Il Taranto ci prova ma non fa male. L'Andria sostituisce D'Agostino (non ha i novanta minuti) che si merita la standing ovation del caldissimo pubblico di casa.

I rossoblu intanto guadagnano metri e con Pia' sfiora (si fa per dire) il gol:  tiro troppo debole in area.

Favarin rinuncia anche ai colpi di Moscelli, chiedendo ad Aprile più corsa.

Il mister andriese teme evidentemente un calo fisico dei suoi che, in verità, hanno sciupato davvero tanto specialmente nel primo tempo.

Il trio d'attacco rossoblu non riceve palloni giocabili, tantomeno si mostra capace di crearne. Genchi è l'ombra di se stesso. Pia' non classificabile. La voglia di Mignogna non può bastare, Russo rileva Carbone, Andria abbassa i metri e il Taranto guadagna qualche spazio.

Niente da fare.

Il Taranto non c'è e non approfitta del l'evidente calo fisico degli andriesi, praticamente imprendibili per 60 minuti.

Vince la capolista. Ed è giusto così.

 

 

 

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