Artigianato, Commercio & Agricoltura

Artigianato, Commercio & Agricoltura (16)

 

L’ultimo episodio a Castellaneta, con l’irruzione di una banda armata in una masseria

Carrabba: “Necessario stesso impiego di risorse e attenzione usato contro il caporalato”

 

“Episodi come quello di Castellaneta sono gravissimi: è inaccettabile che la criminalità tenga in ostaggio il presente e il futuro dell’agricoltura”. E’ con queste parole che, Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, commenta il gravissimo episodio accaduto nella notte di ieri, mercoledì 29 novembre 2017, quando una banda criminale, composta da almeno 5 persone armate di pistole e fucili, ha fatto irruzione in una masseria di Castellaneta, terrorizzando e derubando un’intera famiglia di agricoltori in contrada Trio Primo. “Solo grazie ai Carabinieri della Compagnia di Castellaneta, che sono intervenuti tempestivamente mettendo in fuga i malviventi, l’assalto non ha avuto conseguenze tragiche, i militari dell’Arma meritano un plauso”, ha commentato Francesco Passeri, presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani di Taranto.

 

 L’organizzazione agricola, che negli ultimi anni ha organizzato molteplici iniziative e avanzato diverse proposte sul problema sicurezza nelle campagne, torna a chiedere con forza che le imprese del comparto primario non siano lasciate sole. “E’ necessario che la stessa e sacrosanta attenzione posta sul problema caporalato, oggetto proprio in queste ore di un nuovo protocollo d’intesa nel Tarantino, sia investita per garantire agli agricoltori la libertà di fare impresa senza temere per la propria vita e per il futuro delle proprie aziende, un futuro messo a rischio da sempre più frequenti razzie, rapine e assalti”, ha spiegato Vito Rubino, direttore provinciale di CIA Agricoltori Italiani di Taranto. “Se si permette che le aziende agricole falliscano sotto il peso della criminalità, della burocrazia e del rapporto di disequilibrio con industria e grande distribuzione, allora avremo conseguenze disastrose anche sull’occupazione e l’intera economia della Puglia”, ha aggiunto Rubino. L’organizzazione agricola rimarca positivamente il lavoro svolto dai Carabinieri della Compagnia di Castellaneta e dai militari dell’Arma del Comando Provinciale di Taranto. “Alle forze dell’ordine devono essere garantite le risorse necessarie ad affrontare un problema che, nel Tarantino come in tutta la Puglia, sta assumendo dimensioni intollerabili e sempre più preoccupanti”, ha dichiarato Raffaele Carrabba. Sulla questione sicurezza, CIA Agricoltori Italiani di Puglia è intervenuta recentemente per l’emergenza determinatasi nella BAT e, prima ancora, per i ripetuti e gravissimi episodi che si sono verificati a Bari, Brindisi, Foggia e Lecce. Tutto il comparto agricolo, zootecnico e florovivaistico pugliese è sotto attacco da anni. “Alcuni passi in avanti sono stati compiuti ma, evidentemente, non sono sufficienti. Occorre tenere alto il livello di attenzione e ricordare che le imprese agricole sono il primo motore occupazionale e di sviluppo di questa regione”, ha concluso Raffaele Carrabba.

 

la visita e il laboratorio nel frantoio Pruvas

 alla scoperta delle tecniche di produzione e dei sapori

 

 

GROTTAGLIE - Un viaggio alla scoperta dell'olio extravergine d'oliva prodotto a Grottaglie. Il simbolo della dieta mediterranea è stato il protagonista del "laboratorio olio" promosso da Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche. I partecipanti al laboratorio, un gruppo nutrito tra soci ed appassionati di gastronomia, hanno visitato domenica mattina il frantoio Pruvas, in viale Stazione. Un tour alla scoperta delle tecniche di produzione - rigorosamente con spremitura a freddo - e dei sapori dell'olio d'oliva, nelle sue varietà monocultivar più pregiate, dalla coratina alla leccina, tipiche del territorio pugliese. E' questo il periodo della spremitura, in cui si può assaggiare anche "l'olio nuovo", intenso, verde, dal sapore molto deciso; lo stesso che, tra qualche mese, diventerà equilibrato e continuerà ad esprimere i suoi sapori ed i suoi profumi.

 

A guidare il gruppo, il fiduciario Slow Food Vigne e Ceramiche Franco Peluso, Vincenzo Santoro ed Emanuele Rombone, componenti del direttivo, Pio Cavallo, presidente della Pruvas, Francesco Ettorre, direttore della Pruvas, l'esperta Adriana Di Lauro. Dopo la visita, si è svolta una parte di approfondimento, con gli interventi dei relatori e le degustazioni.

 

"Slow Food ha dedicato un presidio all'olio extravergine d'oliva rendendolo protagonista in importanti convegni e laboratori - ha dichiarato il fiduciario di Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche Franco Peluso -. Simbolo di salubrità e sostenibilità ambientale, rappresenta una delle icone dell'Italia nel mondo che oggi abbiamo voluto celebrare con una visita all'interno della Pruvas, per ammirarne il ciclo della produzione che in Puglia avviene proprio in questo periodo dell'anno. 

Poter fare una scelta di gusto e migliorarne l'utilizzo a tavola sono soltanto due aspetti del mondo dell'olio che, per essere compreso appieno, non può prescindere da un opportuno approfondimento che riguardi le tecniche di produzione nel percorso che parte dalla raccolta delle olive sulla pianta sino alla lavorazione nel frantoio e il successivo imbottigliamento. Dopo aver seguito il ciclo di produzione, abbiamo realizzato un'aula didattica in collaborazione con Adriana Di Lauro (tecnico degustatore olio), convinti che valorizzare e diffondere la cultura dell'olio extravergine di qualità sia fondamentale per la salvaguardia dei nostri territori e del lavoro sia delle generazioni passate che attuali. In particolare, ricordiamo che l'olio di qualità rappresenta il pilastro della dieta mediterranea, tanto che Slow Food  ha adottato l'olio extravergine d'oliva quale alimento cardine per la propria missione tesa alla disponibilità di un cibo "buono, pulito e giusto" per tutti".

 

Ha dichiarato Pio Cavallo, presidente di Pruvas: "Aprire le porte dello stabilimento per condividere un progetto: questo il desiderio di Pruvas che ha incontrato la professionalità di Slow Food e l’entusiasmo dei numerosi partecipanti al laboratorio sull’olio extravergine. Il risultato è stato una piacevolissima mattinata, durante la quale è stato possibile approfondire i sessant’anni di storia e conoscere i suggestivi locali della cooperativa grottagliese.
I visitatori, affascinati dalla visita al frantoio in funzione, dove hanno potuto assistere in diretta alla produzione, sono stati, poi, definitivamente conquistati dalla degustazione dell’olio extravergine Pruvas, prodotto di altissimo livello, conosciuto e molto apprezzato dal mercato locale, che, ormai, si sta affacciando anche a scenari internazionali, soprattutto nella versione bio, su cui l’azienda sta puntando molte energie.
Un’esperienza che ha arricchito tutti. Chi ha ospitato ha potuto piacevolmente condividere la propria storia, i progetti, le fasi lavorative, i prodotti; chi vi ha partecipato ha ricevuto stimoli a 360 gradi, innanzitutto sensoriali, conoscendo suoni, profumi, sapori che rimarranno impressi a lungo nella memoria".

 

 

 

 

Articolo 1 MDP interviene sulla questione dei lavori usuranti sottolineando la necessità che fra questi venga inserito quello del bracciante agricolo.  A farsi portavoce di questa istanza è il capogruppo alla Regione Ernesto Abaterusso, nella nota che di seguito pubblichiamo

Il meccanismo automatico di adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita che il Governo si appresta ad approvare deve essere rivisto perché, così come concepito, mostra palesi ingiustizie e incongruenze perché continua ad escludere dall’elenco di chi svolge lavori gravosi i braccianti, costringendoli a mettere da parte il sogno di una pensione anticipata. Riteniamo inammissibile l’attenzione solo sbandierata del Governo verso questi lavoratori che svolgono mansioni logoranti in un settore che registra un alto livello di malattie professionali debilitanti oltre che un tasso elevato di infortuni, molti dei quali purtroppo mortali. Un settore che in Puglia, in particolare nel Salento, sta combattendo una guerra personale contro il batterio della Xylella che negli ultimi anni, per colpa dei ritardi e del disinteresse dei governi nazionale e regionale, ha distrutto l’olivicoltura salentina.

Chiediamo pertanto a Governo e Regione di fare ognuno la propria parte: al Governo di ripensarci e di considerare gravosi anche i lavori svolti dai braccianti; alla Regione Puglia di stanziare somme adeguate nel bilancio regionale per incentivare il pensionamento degli agricoltori colpiti dalla batteriosi.

Non riconoscere a questi lavoratori il loro status vorrebbe dire dare dimostrazione che la strada che si preferisce intraprendere è quella più comoda ovvero quella che impone di voltarsi dall’altra parte per non vedere le grandi ingiustizie perpetrate ai danni di queste persone.

 

 

 

Città Vecchia non è  un museo a cielo aperto:  le chiese, gli ipogei, le emergenze architettoniche tendono a far dimenticare i bisogni  delle gente che abita e lavora nell’isola. Ciò è quanto è emerso all’Hotel del Sole,  nel corso di un incontro tra gli operatori del commercio e del turismo,  aderenti a Confcommercio. Imprenditori che hanno creduto nelle  potenzialità di sviluppo del centro storico antico e hanno deciso di investire, avviando attività – molte nel settore alberghiero  e della ristorazione e bar- a cui  resta difficile garantire una costante redditività che non sia quella del fine settimana. Imprenditori coraggiosi che hanno aperto nel centro storico, quando ancora non si sentiva parlare del Contratto Istituzionale di Sviluppo per Città Vecchia,  spesso andando a sbattere il muso contro  vincoli burocratici, limiti architettonico- strutturali, ed un  contesto ambientale difficile. Operatori che nella  Città Vecchia ci hanno creduto prima degli Enti locali e del Governo,  ma che   si sentono lasciati soli, malgrado sembri che il futuro di Taranto debba giocarsi tutto in questo fazzoletto di terra. Intanto che si progetta il futuro c’è la  quotidianità –hanno evidenziato, tanto per citare qualche nome tra i presenti,   Angelo Basile, Cinzia Monfardini, Stella Falco, Giacomo Raffaelli, Claudia Lacitignola – di Città Vecchia che  tutti, amministratori e forze dell’ordine,  sembrano incapaci di garantire.

I vicoli e le piazzette del  centro storico antico di Taranto, oggetto come è noto del “Concorso internazionale di idee per la definizione del piano di interventi per il recupero , la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia” offriranno in questi mesi materiale abbondante agli architetti ed intellettuali multidisciplinari  che si cimenteranno nell’arduo compito di immaginare  il futuro dell’Isola, intanto però c’è un oggi che urla ‘AIUTO’ e che richiede interventi immediati.

Interventi che non hanno bisogno di essere supportati da un pensieri forti, da ragionamenti alti, ma più semplicisticamente da azioni tese a ripristinare condizioni ambientali che diano un senso  di normalità alla Città Vecchia.  L’ a,b, c del vivere civile,  che è poi la normalità, e che non può tollerare la presenza  di cumuli di spazzatura, di cassonetti ricolmi di ogni genere di rifiuti, di strade mai lavate, di cani randagi, di vie lasciate nel buio totale, di motorini che sfrecciano tra i passanti, di commerci  abusivi  improvvisati nelle case e nei portoni.

Un  habitat  urbano, per quanto interessante  dal punto di vista  architettonico ed artistico-culturale,  necessita di condizioni ambientali tali da poter  favorire la vita dei residenti,  le relazioni e le attività umane: commercio, artigianato, servizi, turismo. In alcune  città italiane, come Genova e Bari, dove la riqualificazione  dei centri storici antichi ha tenuto conto del tessuto sociale e ha impostato azioni tese a ridare dignità e qualità di vita ai cittadini residenti,  il ritorno per le attività del commercio e del turismo è stato contestuale.

In sintesi,   è questo il pensiero comune degli operatori presenti: non si può attendere che Invitalia selezioni le proposte che saranno elaborate dagli studi dei professionisti che si cimenteranno nell’avventura di Città Vecchia da cui poi scaturirà  la fase progettuale e l’avvio  dei cantieri, è urgente che oggi  il Comune operi per ripristinare le  condizioni di vivibilità all’Isola e che le forze dell’ordine – come anticipato qualche mese fa, allorquando fu annunciata la apertura di un presidio- garantiscano la loro presenza fisica.

Gli operatori di Confcommercio, in stato di agitazione,  per ora costituiti in un gruppo di lavoro, annunciano la costituzione della Delegazione territoriale, e si impegnano ad avviare un percorso di confronto con le Istituzioni. Nei prossimi giorni, intanto, in merito alla problematica della sicurezza, sarà richiesto un  incontro al Prefetto di Taranto, e per la questione igiene con il dirigente dell’AMIU.  

Il Presidente Giangrande:in cinque anni perse 1300 aziende.

Coin lascia  Taranto. L’ennesimo segnale del  lento decadere del commercio tarantino.

Un impoverimento del tessuto commerciale del capoluogo, confermato peraltro dai numeri,  in cinque anni si sono perse 1300 aziende. Cessazioni confermate dalle tante serrande ormai chiuse da tempo su   interi isolati, soprattutto nel Borgo di Taranto. Quel centro storico mai rilanciato, malgrado i fiumi di inchiostri scritti  in questi ultimi anni da tecnici, politici, amministratori.

<<Analisi, valutazioni, confronti nelle sedi istituzionali e non, accordi … promesse, tante promesse.>> Così commenta  il  presidente provinciale di Confcommercio,  Leonardo Giangrande, che ricorda come la riqualificazione del centro storico umbertino di Taranto sia da anni stata posta al centro dei progetti di rilancio economico della città e come con l’acutizzarsi della crisi dell’industria dell’acciaio,  e a partire dal 2012 dell’ Ilva, sia stata messa in primissimo piano la necessità di puntare sullo sviluppo delle attività terziarie legate al commercio, ai servizi, al turismo.

Tutta la  progettualità  su cui si è lavorato  nell’ultimo decennio ha ruotato attorno al tema del rilancio delle aree urbane a vocazione commerciale, a partire dal distretto del commercio, pensato per promuovere le attività commerciali al dettaglio nella loro funzione non solo economica, ma anche sociale. Così come la battaglia decennale per la acquisizione  delle aree demaniali, in primis Baraccamenti Cattolica e Arena Artiglieria, è stata incentrata su l’obiettivo di far acquisire  al Borgo di Taranto, attraverso la realizzazione di nuovi attrattori,  occasioni di valorizzazione dell’offerta culturale e turistica del territorio e di miglioramento dei servizi. E poi ancora il  tema del recupero dei contenitori di pregio – Palazzo degli Uffici, ex cinema Fusco, ex Banco di Napoli-;  insomma, anni e anni di tavoli tecnici e di incontri politici che non sono approdati a nulla di concreto.

<<L’unica certezza che oggi abbiamo è  il degrado del Borgo di Taranto, la chiusura di tanti negozi, l’abbandono di brand importanti,  ed ora addirittura la fuga di Coin  che certamente rappresentava un notevole attrattore  per via di Palma e le strade limitrofe. Un abbandono su cui occorre riflettere – continua Giangrande- e che non può lasciarci indifferenti e che dovrebbe indurre  l’Amministrazione locale ad attivarsi per impedire che altri competitor decidano di abbandonare la piazza di Taranto. Se è vero che parte del problema è legato alla situazione reddituale delle famiglie tarantine, è d’altra parte vero che poco e male si è fatto per mettere in campo politiche organiche di valorizzazione della rete commerciale finalizzate a promuovere l’insediamento di nuove attività e la riqualificazione delle esistenti. Invano si sono attesi interventi di miglioramento degli spazi pubblici, interventi strutturali per la realizzazione delle aree di sosta e di facilitazione del sistema della viabilità, ammesso che i cordoli,  di cui si sta facendo abbondante uso, non vengano ritenuti la risposta ai problemi della viabilità. Ecco è mancata del tutto una visione di territorio, una cabina di regia che fosse in grado di ottimizzare la funzione economica e  sociale delle aree urbane del commercio.>>

 

Esempio: il 5 giugno, con la prima apertura  domenicale  del mese, piazza Immacolata era in condizioni indecorose.

 

Qualità delle iniziative e gestione del territorio e dei servizi. La differenza tra  un’ offerta di eventi e manifestazioni pubbliche turisticamente attrattive per un territorio ed un’ offerta affidata all’improvvisazione, si basa in buona parte sulla selezione,   programmazione e qualità delle iniziative. Tuttavia, non  meno determinante per il pieno successo  di una manifestazione è la capacità della  pubblica amministrazione   di assicurare i servizi di mobilità e accesso, di  igiene, controllo e sicurezza. Venendo meno tali servizi,  le ricadute di un evento sul territorio è ben difficile che possano essere  positive.

Ciò è quanto sempre più spesso si verifica a Taranto ed in particolare nel suo centro storico, teatro di eventi e manifestazioni di livello qualitativo non sempre eccelso e spesso non supportate da una macchina organizzativa che assicuri il rispetto degli spazi utilizzati e la  efficienza dei servizi.

Lo scorso 5 giugno, ad esempio,  in occasione della prima apertura  domenicale  del mese,  i commercianti del Borgo di Taranto, hanno trovato la centralissima piazza Immacolata in condizioni indecorose; il sabato sera si era infatti svolta una manifestazione al termine della quale non sono state ripristinate le condizioni igieniche, non essendo stato predisposto il servizio dell’Amiu.  Ecco un esempio di inefficienza organizzativa.

La non pianificazione dei servizi, cui gli eventi devono necessariamente essere collegati, provoca un danno di immagine alla città, disagi ai cittadini e penalizza il tessuto commerciale ed artigianale. Ciò è quanto i tre presidenti delle delegazioni Borgo, Tre Carrare Solito e Italia Montegranaro - Salvatore Cafiero, Lelio Fanelli e Giuseppe Spadafino- denunciano in una lettera all’indirizzo del sindaco,  Ippazio Stefano.

Confcommercio ha più volte sollecitato l’Amministrazione comunale del capoluogo jonico a pianificare  un calendario di massima degli eventi e ad adottare un modello organizzativo dei servizi collettivi che coinvolta tutte le componenti della macchina pubblica (assessorati, polizia municipale, aziende municipalizzate di igiene dei trasporti). Inoltre sarebbe opportuno che per le attività pubbliche ludiche, sportive, culturali e di spettacolo organizzate fossero coinvolti i vari quartieri della città e che non fossero utilizzate sempre e soltanto le due piazze centrali del Borgo, talvolta sovraccaricate da più manifestazioni in contemporanea, mercatini vari compresi . 

Un discorso a parte andrebbe poi fatto sulla qualità ed il livello delle manifestazioni non sempre in grado di assicurare  reale attrattività turistica e commerciale alla città. La scelta della location andrebbe infatti effettuata in base al  carattere  delle manifestazione che in taluni casi può essere più adatta ad essere realizzata in un’area periferica.

Insomma valutazioni che richiederebbero, per le attività culturali e sociali organizzate sulle aree pubbliche, l’adozione di un modello  di gestione orientato al marketing turistico, oltre che una gestione dei servizi efficiente.

 

Ambulanti abusivi, mercanzie di ogni genere esposte su banchetti improvvisati,  spazi pubblici occupati no limit da mezzi mobili – autorizzati e non- per la vendita di alcool e cibo,   marciapiedi e strade invasi da carte, bottiglie e quant’altro.  Ovunque rifiuti abbandonati.

E’ questa l’immagine desolante di Taranto, una città che sembra andare avanti senza regole ed alcuna forma di controllo e di governo del territorio. Le organizzazioni provinciali di Casartigiani e Confcommercio chiedono un icontro urgente con il Prefetto di Taranto, Umberto Guidato.

Le strade della città, sono quotidianamente prese d’assalto da venditori improvvisati – e non solo extra comunitari- che occupano con i loro negozi all’aperto ampi tratti di angoli stradali e di marciapiedi. Dalla frutta e verdura  alle scarpe taroccate, il grande mercato  all’aperto della città  offre di tutto. 

Al Borgo  -tra   via d’Aquino e via di Palma-  prevale soprattutto la moda a marchio contraffatto; l’esposizione di merci trova infatti ampi  e comodi spazi  sul piano strada dell’isola pedonale che   sembra fatto apposta per ospitare il mercato del fake: scarpe, borse, cinture, occhiali, bioux.

Fatto lo shopping nelle vie del commercio, basta spostarsi di qualche centinaio  di metri e si può comodamente raggiungere al Lungomare, quella che sembra essere una improvvisata  promenade dei bar e dei chioschetti: cicchetti a un euro, ragazzini mezzi brilli, braci  all’aperto, bottiglie e carte ovunque.

Un contesto insomma da cui emerge il forte  degrado sociale e culturale che caratterizza la città. Una situazione che sembra ormai incancrenita ed accettata dalle stesse istituzioni, non in grado di contenere il dilagante fenomeno dell’abusivismo, se non addirittura avvallata da ‘regolari autorizzazioni’, rilasciate non si comprende a quale titolo.

Se l’Amministrazione comunale non sembra in grado di dare risposte alle reiterate segnalazioni delle Associazioni dei commercianti e dell’artigianato, oltre che degli stessi cittadini, non diversamente si può dire delle altre Forze dell’ordine. Qualche sequestro, qualche intervento nel fine settimana non basta infatti  per riportare nell’alveo della normalità e delle regole,  una città che accetta  il commercio illegale come fosse una  forma alternativa di vendita.

La situazione è ormai intollerabile: i commercianti e gli artigiani sono pronti ad intraprendere azioni collettive di protesta. Di qui la richiesta di incontro al prefetto di Taranto, Umberto Guidato, al fine di verificare possibili percorsi atti a far fronte all’emergenza.

 

 

 

“Ci si adoperi, nel più breve tempo possibile, sia in ambito comunitario che in quello nazionale, per eliminare l'obbligo della procedura straordinaria di trattamento in acqua calda delle barbatelle. Gli ulteriori studi confermano la non trasmissibilità della Xylella fastidiosa alla vitis vinifera. Occorre consentire di superare questo ulteriore, dispendioso e inutile aggravio nel processo produttivo”. È la richiesta del senatore Dario Stefàno in una interrogazione al Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina.

“Dopo la decisione Ue del 2015 sulle misure per impedire l'introduzione e la diffusione della Xylella fastidiosa – ricorda il senatore – il settore del vivaismo viticolo salentino ha subito il severo e stringente blocco di qualsiasi attività. A settembre 2015 le risultanze scientifiche dei test di patogenicità condotti dal CNR di Bari riferivano della non trasmissibilità del patogeno alla vitis vinifera. L’UE ha conseguentemente rimosso il blocco al commercio delle barbatelle provenienti dalle zone colpite, ma, per il principio della precauzionalità, ha imposto il trattamento in acqua calda di tutto il materiale vivaistico salentino”.

“Un processo – sottolinea Stefàno - che vessa, sotto molteplici e gravi profili, l'attività degli operatori, costretti ad attivare ulteriori procedure straordinarie, dispendiose economicamente e che producono una dilatazione dei tempi di lavorazione delle piante”.

 

“Lo scorso 29 marzo, l'EFSA ha pubblicato lo studio delle indagini condotte per suo conto dal Centro Nazionale delle Ricerche in base alle quali la causa dell'epidemia fitosanitaria che sta causando il disseccamento degli olivi salentini è attribuita al batterio della Xylella fastidiosa. Lo studio riporta che gli agrumi, la vite e il leccio non soccombono al ceppo pugliese del batterio. Gli esperimenti condotti su campo hanno dimostrato, infatti, che nessuna pianta di agrumi, vite o leccio è risultata positiva per X. Fastidiosa dopo esposizione alla sputacchina infetta. Analogamente le stesse piante non si sono infettate in modo sistemico né hanno sviluppato sintomi sospetti, se inoculate sperimentalmente”.

 

“Non c’è ragione scientifica quindi - conclude Stefàno – per proseguire con il trattamento in acqua calda. Ridiamo fiato al settore, colpito sin qui ingiustamente”.


 

Favorita dal Regolamento regionale sullo sviluppo e presenza delle grandi strutture di vendita ( n.198 del 22/12/2011) che prevede ampliamenti nel limite del 20% della superficie di vendita per le strutture autorizzate da almeno tre anni, Auchan - sostiene Confcommercio Taranto - va,  purtroppo,  avanti nei suoi  progetti di ampliamento.

Oggi in Regione si terrà la Conferenza dei Servizi  per discutere la regolarità della  domanda di ampliamento del centro commerciale già esistente. Confcommercio e valuterà attentamente se al di là del diritto amministrativo,  vi siano le condizioni  di rispetto della normativa edilizia ed urbanistica.    Un ampliamento che,  al di là del diritto,  se consentito – va comunque detto- sarebbe di non  poco danno per il tessuto commerciale della città,  ed in particolare per le attività di vicinato delle aree urbane del commercio,   già penalizzate dalla difficile situazione economica dell’area jonica.

Non si tratta dunque del famoso Piano particolareggiato Cimino (ex Sircom) per il quale come è noto Confcommercio Puglia e Confcommercio Taranto  dodici anni fa hanno iniziato  nelle sedi istituzionali e non, una serrata battaglia  approdata poi nelle sedi giudiziarie.  Come si ricorderà nel 2004 la società barese di investimenti immobiliari Sircom Srl fece  richiesta di autorizzazione - al comune di Taranto- per la realizzazione  di un importante intervento edilizio in area Cimino, e già in quella occasione Confcommercio assunse una posizione netta di   opposizione al mega investimento immobiliare, richiesta che fu bocciata dalla Giunta Di Bello. Nel 2008 fu la volta della Due Mari Srl con una proposta di piano di lottizzazione per la realizzazione di un complesso commerciale da destinare alla grande distribuzione, nonché ad opere di urbanizzazione.  Il Piano non è mai stato approvato, anche perché nel 2010 l’Amministrazione avvia i lavori per la redazione di un Piano Particolareggiato del comparto n. 32. Nel 2014 arriva il  ricorso al TAR di Lecce   e la presentazione di richiesta di nomina di un commissario ad acta, ed anche in questa nuova tornata, Confcommercio Taranto è ancora in campo  accanto alla Amministrazione Comunale  per fare opposizione al nuovo ricorso in appello promosso dalla S.p.A. Gallerie e dalla S.r.l. Duemari,. Ricorso contro il quale, come è noto, a marzo 2015  si è espresso il TAR di Lecce. Sentenza contro la quale  le società appellanti, adducendo a varie  motivazioni, hanno inoltrato un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. Confcommercio anche in questa occasione è  accanto alla Amministrazione Comunale in una battaglia che è innanzi tutto civile prima ancora che sindacale.

Oggi intanto su un altro fronte si esaminerà ancora una volta un progetto di  ampliamento, che per quanto ‘contenuto’ non porterà certo beneficio al tessuto commerciale cittadino. Il progetto come è noto prevede l’ampliamento della galleria commerciale e l’apertura  di nuovi negozi e forse di punti vendita di grandi marchi della distribuzione.

Auchan è  un importante attrattore, ed un ulteriore  ampliamento della sua offerta commerciale e di servizi è innegabile che contribuirebbe  a spostare in periferia nuovi flussi di consumatori e ad acuire la desertificazione delle vie del commercio della città. Le prospettive per Taranto sono tutt’altro che rosee se non si metteranno in campo seri progetti di riqualificazione del tessuto urbano e delle aree del commercio. Non si tratta di voler ostacolare il futuro,  come sostengono con non poco populismo i ‘difensori’ del diritto dei  cittadini ad avere luoghi di incontro alternativi, ma di voler capire che così i primi ad essere danneggiati saranno proprio i cittadini che avranno città sempre più deserte, buie ed insicure.

 



 
"In Italia da tempo abbiamo scelto di scommettere sull'innovazione, su elevati standard qualitativi e sui tratti identitari dei territori. Mi fa rabbia pensare che l'Europa, ancora una volta, non si accorga di questo importante lavoro e stia dando l'ennesimo colpo basso alla qualità delle nostre produzioni". E' il commento del Senatore Dario Stefàno, componente della Commissione Agricoltura in Senato sul via libera a  settanta mila tonnellate di olio tunisino a dazio zero che entreranno in Europa.

"Da tempo - continua Stefàno - ribadisco come questa agevolazione sia una misura totalmente inadeguata per tradurre in pratica il nobile tentativo di sostenere l'economia Tunisina, messa a dura prova dal terrorismo. E' uno strumento che droga il mercato e che danneggerà le nostre aziende agricole oneste e i consumatori".
 
"Non è vero che le ricadute negative - conclude Stefàno - saranno equamente distribuite tra tutti i Paesi membri ma è vero invece che graveranno insopportabilmente su quei territori a forte vocazione agricola, come la Puglia, che oggi riescono a vincere la sfida della globalizzazione puntando sulla qualità. Sono sempre più convinto della necessità di modificare gli indirizzi e i provvedimenti europei che continuano a penalizzarci".

 

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