Artigianato, Commercio & Agricoltura

Artigianato, Commercio & Agricoltura (21)

"Da minorenne ho iniziato a lavorare come bracciante. Adesso il settore dell'agricoltura può rappresentare uno sbocco lavorativo per tanti ragazzi e ragazze a cui non chiediamo di tornare alla zappa, ma di entrare in settore fatto di innovazione, agricoltura di precisione, rispetto dell'ambiente". Lo ha detto la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, a 'Green zone' su Rai Radio1, sottolineando che l'agricoltura "non è un settore del passato ma è il futuro se l'impresa agricola è redditizia".

   "Per noi - ha aggiunto poi - vale l'equazione buona agricoltura buon cibo. Abbiamo tantissimi punti di eccellenza e vogliamo riportare questo settore primario ad essere al centro dell'agenda politica ed economica del paese". "Le parole chiave sono trasparenza e 

indennizzi per chi è stato colpito. Servono investimenti per indennizzare non solo chi ha subito il danno ma anche il territorio, per ricostruire il paesaggio. Un Salento senza gli  alberi di ulivo non lo vogliamo conoscere". Lo ha detto Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole, sempre a 'Green zone' su Rai Radio1.

   E poi, ha aggiunto, serve "la ricerca: i fondi sono sempre pochi, ma la ricerca è l'unico strumento per contrastare la xylella e le altre malattie".

L’incontro si svolgerà presso la Camera di Commercio. Insieme Coldiretti, Unioncamere, Camera di Commercio, Punto Impresa Digitale e Progetto Policoro dell’Arcidiocesi

 

 


Marketing digitale a supporto delle aziende agricole, innovazione intesa come chiave di quelle aziende che oggi vogliono essere competitive per reggere la concorrenza, organizzazione della produzione aziendale migliorata da nuovi hardware e software che impattano positivamente sulla filiera produttiva. Questi sono solo alcuni degli argomenti di cui si discuterà domani, martedì 17 dicembre dalle ore 16, presso la sala convegni della Camera di Commercio di Brindisi.

Insieme nell’organizzazione la stessa Camera di Commercio, Coldiretti Brindisi e Coldiretti Giovani Impresa, Eccellenze in digitale - Unioncamere, Punto Impresa Digitale e Progetto Policoro dell’Arcidiocesi Brindisi – Ostuni.

La rivoluzione digitale è in atto e non può essere ignorata. Questo vale per tutti i settori e anche per l’agricoltura, che pur essendo un settore molto antico, può validamente conservare la tradizione e aprirsi all’innovazione. Parlare, quindi, di agricoltura digitale, agricoltura 4.0 non deve spaventare, perché il digitale è una grande opportunità di crescita per un settore fondamentale come quello agricolo.

Quali aziende agricole possono e devono ricorrere al digitale? Tutte: quelle che producono prodotti da lavorare, quelle che trasformano le materie prime in prodotti finiti, quelle che rivendono al dettaglio i prodotti agricoli. In ogni caso, il digitale deve diventare un prolungamento dell’azienda, un ponte di collegamento tra attività agricola reale, negozio e clienti cui vendere i prodotti. Un’azienda che fa agricoltura digitale ha un unico fine: vendere, a prescindere dalla concreta attività di produzione, trasformazione o rivendita del prodotto.

Quali strumenti digitali consigliare a un imprenditore agricolo? Bisognerebbe conoscere il tipo di attività cui applicare il marketing digitale, il target del potenziale cliente da raggiungere e le piattaforme digitali più frequentate dagli agricoltori digitali o da semplici appassionati di alimentare e prodotti sani.

Dal sito web per farsi conoscere e informare all’e-commerce, dalla pagina Google My Business ai social media, vere piazze online molto usate dalle persone di tutte le fasce di età, come Facebook, Instagram, Linkedin e Youtube. Puntare al marketing digitale è molto utile per dare visibilità a un nuovo marchio, che si affaccia sul mercato oppure per far aumentare la notorietà di un brand, presente da tempo sul mercato. Non solo; attraverso gli strumenti del marketing digitale è possibile mantenere costantemente il contatto diretto con i clienti già acquisiti, fare attività di fidelizzazione e promuovere i propri prodotti, oltre che far conoscere il proprio lavoro e raccontare la storia della propria azienda. Anche il futuro delle aziende agricole sta in un mix tra l’online e l’offline.

C’era anche la Coldiretti Taranto al completo a Roma in Piazza Montecitorio, alla manifestazione nazionale organizzata da Coldiretti per denunciare le invasioni di cinghiali.

L’obiettivo è stato quello di porre sotto la lente di ingrandimento un’emergenza che sta provocando in tutta la provincia ionica l’abbandono delle aree interne, problemi sociali economici e ambientali con inevitabili riflessi e ricadute negative sul paesaggio e sulle produzioni.

Non è mai stato così alto l’allarme nella nostra provincia, soprattutto nel versante occidentale, per linvasione dei cinghiali, favorita anche dall’habitat naturale”, ha detto Alfonso Cavallo, presidente Coldiretti Taranto. Non a caso, sui cartelloni di protesta ieri mattina si leggeva: Il cinghiale campa, il campo crepa”, Basta danni e paura, fate qualcosa”, “Il cinghiale ci piace, ma solo con la polenta”.

“I cinghiali – continua Cavallo - assediano stalle, causano incidenti stradali nelle campagne, ma rappresentano un pericolo anche per l’incolumità dei cittadini. Solo in Puglia sono 310 gli incidenti stradali causati da animali selvatici nei primi nove mesi del 2019. E nella nostra provincia, l’escalation di danni, aggressioni e incidenti è il risultato dell’incontrollata proliferazione di questi animali selvatici”. “Mettono a rischio non solo le produzioni agroalimentari e l’assetto idrogeologico del territorio, ma anche la vita di agricoltori e automobilisti, con una diffusione che ormai si estende dalle campagne alle città”, ha denunciato Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, a Roma a capo della delegazione di oltre 300 allevatori e agricoltori proveniente dalla campagne di BariFoggia, Taranto eanche dal Salento.

La paura – continua Cavallo - dilaga dalla collina alla pianura, dalle zone vicino ai fiumi e ai canali fino a quelle sul mareFamelici e in branchi, risalgono dalle gravine e cercano acqua e cibo. Fanno razzia nei tendoni, seminativi, campi di frutta, legumi, piantine, ortaggi con inevitabili ripercussioni anche di natura igienico-sanitaria”.

Una vera e propria emergenza che riguarda la provincia di Taranto, la Puglia, ma anche l’intero territorio nazionale, che, secondo l’indagine Coldiretti - Ixè, porta tre italiani su quattro (72,7%) a considerare un pericolo per la circolazione sui quasi 850mila chilometri di strade e autostrade italiane la presenza di animali selvatici e di cinghiali, che possono arrivare a un quintale e mezzo di peso e 150 centimetri dilunghezza.

Non si tratta più solo di una questione di risarcimenti, ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione.Non possono più esserci alibi per intervenire in modo concertato tra Ministeri e Regione – chiede Coldiretti Taranto - per avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci burocratici”.

Agricoltori provenienti da tutta la Puglia hanno protestato stamattina a Bari per evidenziare lo stato di crisi in cui versa il settore che da lavoro a migliaia di persone e famiglie. Una grande giornata di partecipazione - ha sottolineato Luca Lazzaro, Presidente di Confagricoltura Taranto - e di seria discussione della catastrofe economica che sta investendo la nostra amata terra. Ottenuti i primi importanti riscontri dal Governo e ancora molta strada da fare a Roma, ma anche e soprattutto a Bari - ha concluso il suo intervento sui social il rappresentante degli agricoltori ionici.

La chiusura di negozi e centri commerciali nei giorni festivi potrebbe comportare un taglio di 400 milioni e la perdita di circa 40mila posti di lavoro.

La proposta di legge del ministro del lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio sulla chiusura dei negozi nei giorni festivi ha fatto molto discutere. L’opinione pubblica è infatti divisa sulla questione.

Negozi chiusi la domenica? La maggioranza degli italiani si dichiara contraria. Secondo la rilevazione di Noto Sondaggi, il 56 per cento è favorevole infatti all’apertura domenicale dei centri commerciali e dei negozi.

Soltanto il 33 per cento degli italiani si trova d’accordo con la proposta di Di Maio.

Il vicepremier però va avanti con la sua idea e, parlando in una diretta Facebook alla Fiera del Levante di Bari, ha annunciato che ha intenzione di approvare la legge entro la fine del 2019.

La proposta di legge vuole imporre lo stop delle aperture dei negozi e centri commerciali nei weekend e nei festivi “con delle turnazioni” in base alle quali, in ogni giornata festiva, resta aperto il 25 per cento degli esercizi commerciali.

Una proposta più morbida rispetto a quella lanciata dagli alleati di governo leghisti, che vuole invece consentire l’apertura dei negozi solo le domeniche di dicembre e altre quattro domeniche o giorni festivi negli altri mesi dell’anno.

Negozi chiusi la domenica: chi ci perde e chi ci guadagna? 

Secondo Federdistribuzione, l’associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati, la chiusura di negozi e centri commerciali nei giorni festivi produce un taglio di 400 milioni che vengono spesi ogni anno per pagare il lavoro straordinario di domenica.

E nel lungo termine questa proposta di legge, se dovesse essere attuata, comporterebbe la perdita di circa 40mila posti di lavoro.

Inoltre, secondo quanto dichiara Federdistribuzione, le domeniche sono i giorni della settimana in cui si spende di più nei supermercati e centri commerciali. Gli italiani che sfruttano le aperture festive per fare shopping sono infatti circa 12 milioni.

La chiusura di negozi e centri commerciali nei giorni festivi potrebbe comportare un taglio di 400 milioni e la perdita di circa 40mila posti di lavoro.

La proposta di legge del ministro del lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio sulla chiusura dei negozi nei giorni festivi ha fatto molto discutere. L’opinione pubblica è infatti divisa sulla questione.

Negozi chiusi la domenica? La maggioranza degli italiani si dichiara contraria. Secondo la rilevazione di Noto Sondaggi, il 56 per cento è favorevole infatti all’apertura domenicale dei centri commerciali e dei negozi.

Soltanto il 33 per cento degli italiani si trova d’accordo con la proposta di Di Maio.

Il vicepremier però va avanti con la sua idea e, parlando in una diretta Facebook alla Fiera del Levante di Bari, ha annunciato che ha intenzione di approvare la legge entro la fine del 2019.

La proposta di legge vuole imporre lo stop delle aperture dei negozi e centri commerciali nei weekend e nei festivi “con delle turnazioni” in base alle quali, in ogni giornata festiva, resta aperto il 25 per cento degli esercizi commerciali.

Una proposta più morbida rispetto a quella lanciata dagli alleati di governo leghisti, che vuole invece consentire l’apertura dei negozi solo le domeniche di dicembre e altre quattro domeniche o giorni festivi negli altri mesi dell’anno.

Negozi chiusi la domenica: chi ci perde e chi ci guadagna? 

Secondo Federdistribuzione, l’associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati, la chiusura di negozi e centri commerciali nei giorni festivi produce un taglio di 400 milioni che vengono spesi ogni anno per pagare il lavoro straordinario di domenica.

E nel lungo termine questa proposta di legge, se dovesse essere attuata, comporterebbe la perdita di circa 40mila posti di lavoro.

Inoltre, secondo quanto dichiara Federdistribuzione, le domeniche sono i giorni della settimana in cui si spende di più nei supermercati e centri commerciali. Gli italiani che sfruttano le aperture festive per fare shopping sono infatti circa 12 milioni.

Queste categorie continueranno a lavorare anche nelle festività.

Il presidente delle associazioni dei consumatori Codacons ha spiegato: “12 milioni di italiani fanno acquisti la domenica, e i giorni festivi rappresentano per loro l’unica occasione per dedicarsi allo shopping e alle compere. Privarli di tale possibilità attraverso misure che bloccano le aperture domenicali, equivale a dirottare gli acquisti dei consumatori verso l’e-commerce che, a differenza dei negozi tradizionali, non subisce alcun vincolo o limitazione”.

Il Codacons sostiene infatti che il settore delle vendite online sarà l’unico a guadagnarci dalle chiusure domenicali dei negozi, con un incremento del giro d’affari pari a più 2,7 miliardi di euro solo nel primo anno.

 

(fonte TPI News)

 

L’ultimo episodio a Castellaneta, con l’irruzione di una banda armata in una masseria

Carrabba: “Necessario stesso impiego di risorse e attenzione usato contro il caporalato”

 

“Episodi come quello di Castellaneta sono gravissimi: è inaccettabile che la criminalità tenga in ostaggio il presente e il futuro dell’agricoltura”. E’ con queste parole che, Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, commenta il gravissimo episodio accaduto nella notte di ieri, mercoledì 29 novembre 2017, quando una banda criminale, composta da almeno 5 persone armate di pistole e fucili, ha fatto irruzione in una masseria di Castellaneta, terrorizzando e derubando un’intera famiglia di agricoltori in contrada Trio Primo. “Solo grazie ai Carabinieri della Compagnia di Castellaneta, che sono intervenuti tempestivamente mettendo in fuga i malviventi, l’assalto non ha avuto conseguenze tragiche, i militari dell’Arma meritano un plauso”, ha commentato Francesco Passeri, presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani di Taranto.

 

 L’organizzazione agricola, che negli ultimi anni ha organizzato molteplici iniziative e avanzato diverse proposte sul problema sicurezza nelle campagne, torna a chiedere con forza che le imprese del comparto primario non siano lasciate sole. “E’ necessario che la stessa e sacrosanta attenzione posta sul problema caporalato, oggetto proprio in queste ore di un nuovo protocollo d’intesa nel Tarantino, sia investita per garantire agli agricoltori la libertà di fare impresa senza temere per la propria vita e per il futuro delle proprie aziende, un futuro messo a rischio da sempre più frequenti razzie, rapine e assalti”, ha spiegato Vito Rubino, direttore provinciale di CIA Agricoltori Italiani di Taranto. “Se si permette che le aziende agricole falliscano sotto il peso della criminalità, della burocrazia e del rapporto di disequilibrio con industria e grande distribuzione, allora avremo conseguenze disastrose anche sull’occupazione e l’intera economia della Puglia”, ha aggiunto Rubino. L’organizzazione agricola rimarca positivamente il lavoro svolto dai Carabinieri della Compagnia di Castellaneta e dai militari dell’Arma del Comando Provinciale di Taranto. “Alle forze dell’ordine devono essere garantite le risorse necessarie ad affrontare un problema che, nel Tarantino come in tutta la Puglia, sta assumendo dimensioni intollerabili e sempre più preoccupanti”, ha dichiarato Raffaele Carrabba. Sulla questione sicurezza, CIA Agricoltori Italiani di Puglia è intervenuta recentemente per l’emergenza determinatasi nella BAT e, prima ancora, per i ripetuti e gravissimi episodi che si sono verificati a Bari, Brindisi, Foggia e Lecce. Tutto il comparto agricolo, zootecnico e florovivaistico pugliese è sotto attacco da anni. “Alcuni passi in avanti sono stati compiuti ma, evidentemente, non sono sufficienti. Occorre tenere alto il livello di attenzione e ricordare che le imprese agricole sono il primo motore occupazionale e di sviluppo di questa regione”, ha concluso Raffaele Carrabba.

 

la visita e il laboratorio nel frantoio Pruvas

 alla scoperta delle tecniche di produzione e dei sapori

 

 

GROTTAGLIE - Un viaggio alla scoperta dell'olio extravergine d'oliva prodotto a Grottaglie. Il simbolo della dieta mediterranea è stato il protagonista del "laboratorio olio" promosso da Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche. I partecipanti al laboratorio, un gruppo nutrito tra soci ed appassionati di gastronomia, hanno visitato domenica mattina il frantoio Pruvas, in viale Stazione. Un tour alla scoperta delle tecniche di produzione - rigorosamente con spremitura a freddo - e dei sapori dell'olio d'oliva, nelle sue varietà monocultivar più pregiate, dalla coratina alla leccina, tipiche del territorio pugliese. E' questo il periodo della spremitura, in cui si può assaggiare anche "l'olio nuovo", intenso, verde, dal sapore molto deciso; lo stesso che, tra qualche mese, diventerà equilibrato e continuerà ad esprimere i suoi sapori ed i suoi profumi.

 

A guidare il gruppo, il fiduciario Slow Food Vigne e Ceramiche Franco Peluso, Vincenzo Santoro ed Emanuele Rombone, componenti del direttivo, Pio Cavallo, presidente della Pruvas, Francesco Ettorre, direttore della Pruvas, l'esperta Adriana Di Lauro. Dopo la visita, si è svolta una parte di approfondimento, con gli interventi dei relatori e le degustazioni.

 

"Slow Food ha dedicato un presidio all'olio extravergine d'oliva rendendolo protagonista in importanti convegni e laboratori - ha dichiarato il fiduciario di Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche Franco Peluso -. Simbolo di salubrità e sostenibilità ambientale, rappresenta una delle icone dell'Italia nel mondo che oggi abbiamo voluto celebrare con una visita all'interno della Pruvas, per ammirarne il ciclo della produzione che in Puglia avviene proprio in questo periodo dell'anno. 

Poter fare una scelta di gusto e migliorarne l'utilizzo a tavola sono soltanto due aspetti del mondo dell'olio che, per essere compreso appieno, non può prescindere da un opportuno approfondimento che riguardi le tecniche di produzione nel percorso che parte dalla raccolta delle olive sulla pianta sino alla lavorazione nel frantoio e il successivo imbottigliamento. Dopo aver seguito il ciclo di produzione, abbiamo realizzato un'aula didattica in collaborazione con Adriana Di Lauro (tecnico degustatore olio), convinti che valorizzare e diffondere la cultura dell'olio extravergine di qualità sia fondamentale per la salvaguardia dei nostri territori e del lavoro sia delle generazioni passate che attuali. In particolare, ricordiamo che l'olio di qualità rappresenta il pilastro della dieta mediterranea, tanto che Slow Food  ha adottato l'olio extravergine d'oliva quale alimento cardine per la propria missione tesa alla disponibilità di un cibo "buono, pulito e giusto" per tutti".

 

Ha dichiarato Pio Cavallo, presidente di Pruvas: "Aprire le porte dello stabilimento per condividere un progetto: questo il desiderio di Pruvas che ha incontrato la professionalità di Slow Food e l’entusiasmo dei numerosi partecipanti al laboratorio sull’olio extravergine. Il risultato è stato una piacevolissima mattinata, durante la quale è stato possibile approfondire i sessant’anni di storia e conoscere i suggestivi locali della cooperativa grottagliese.
I visitatori, affascinati dalla visita al frantoio in funzione, dove hanno potuto assistere in diretta alla produzione, sono stati, poi, definitivamente conquistati dalla degustazione dell’olio extravergine Pruvas, prodotto di altissimo livello, conosciuto e molto apprezzato dal mercato locale, che, ormai, si sta affacciando anche a scenari internazionali, soprattutto nella versione bio, su cui l’azienda sta puntando molte energie.
Un’esperienza che ha arricchito tutti. Chi ha ospitato ha potuto piacevolmente condividere la propria storia, i progetti, le fasi lavorative, i prodotti; chi vi ha partecipato ha ricevuto stimoli a 360 gradi, innanzitutto sensoriali, conoscendo suoni, profumi, sapori che rimarranno impressi a lungo nella memoria".

 

 

 

 

Articolo 1 MDP interviene sulla questione dei lavori usuranti sottolineando la necessità che fra questi venga inserito quello del bracciante agricolo.  A farsi portavoce di questa istanza è il capogruppo alla Regione Ernesto Abaterusso, nella nota che di seguito pubblichiamo

Il meccanismo automatico di adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita che il Governo si appresta ad approvare deve essere rivisto perché, così come concepito, mostra palesi ingiustizie e incongruenze perché continua ad escludere dall’elenco di chi svolge lavori gravosi i braccianti, costringendoli a mettere da parte il sogno di una pensione anticipata. Riteniamo inammissibile l’attenzione solo sbandierata del Governo verso questi lavoratori che svolgono mansioni logoranti in un settore che registra un alto livello di malattie professionali debilitanti oltre che un tasso elevato di infortuni, molti dei quali purtroppo mortali. Un settore che in Puglia, in particolare nel Salento, sta combattendo una guerra personale contro il batterio della Xylella che negli ultimi anni, per colpa dei ritardi e del disinteresse dei governi nazionale e regionale, ha distrutto l’olivicoltura salentina.

Chiediamo pertanto a Governo e Regione di fare ognuno la propria parte: al Governo di ripensarci e di considerare gravosi anche i lavori svolti dai braccianti; alla Regione Puglia di stanziare somme adeguate nel bilancio regionale per incentivare il pensionamento degli agricoltori colpiti dalla batteriosi.

Non riconoscere a questi lavoratori il loro status vorrebbe dire dare dimostrazione che la strada che si preferisce intraprendere è quella più comoda ovvero quella che impone di voltarsi dall’altra parte per non vedere le grandi ingiustizie perpetrate ai danni di queste persone.

 

 

 

Città Vecchia non è  un museo a cielo aperto:  le chiese, gli ipogei, le emergenze architettoniche tendono a far dimenticare i bisogni  delle gente che abita e lavora nell’isola. Ciò è quanto è emerso all’Hotel del Sole,  nel corso di un incontro tra gli operatori del commercio e del turismo,  aderenti a Confcommercio. Imprenditori che hanno creduto nelle  potenzialità di sviluppo del centro storico antico e hanno deciso di investire, avviando attività – molte nel settore alberghiero  e della ristorazione e bar- a cui  resta difficile garantire una costante redditività che non sia quella del fine settimana. Imprenditori coraggiosi che hanno aperto nel centro storico, quando ancora non si sentiva parlare del Contratto Istituzionale di Sviluppo per Città Vecchia,  spesso andando a sbattere il muso contro  vincoli burocratici, limiti architettonico- strutturali, ed un  contesto ambientale difficile. Operatori che nella  Città Vecchia ci hanno creduto prima degli Enti locali e del Governo,  ma che   si sentono lasciati soli, malgrado sembri che il futuro di Taranto debba giocarsi tutto in questo fazzoletto di terra. Intanto che si progetta il futuro c’è la  quotidianità –hanno evidenziato, tanto per citare qualche nome tra i presenti,   Angelo Basile, Cinzia Monfardini, Stella Falco, Giacomo Raffaelli, Claudia Lacitignola – di Città Vecchia che  tutti, amministratori e forze dell’ordine,  sembrano incapaci di garantire.

I vicoli e le piazzette del  centro storico antico di Taranto, oggetto come è noto del “Concorso internazionale di idee per la definizione del piano di interventi per il recupero , la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia” offriranno in questi mesi materiale abbondante agli architetti ed intellettuali multidisciplinari  che si cimenteranno nell’arduo compito di immaginare  il futuro dell’Isola, intanto però c’è un oggi che urla ‘AIUTO’ e che richiede interventi immediati.

Interventi che non hanno bisogno di essere supportati da un pensieri forti, da ragionamenti alti, ma più semplicisticamente da azioni tese a ripristinare condizioni ambientali che diano un senso  di normalità alla Città Vecchia.  L’ a,b, c del vivere civile,  che è poi la normalità, e che non può tollerare la presenza  di cumuli di spazzatura, di cassonetti ricolmi di ogni genere di rifiuti, di strade mai lavate, di cani randagi, di vie lasciate nel buio totale, di motorini che sfrecciano tra i passanti, di commerci  abusivi  improvvisati nelle case e nei portoni.

Un  habitat  urbano, per quanto interessante  dal punto di vista  architettonico ed artistico-culturale,  necessita di condizioni ambientali tali da poter  favorire la vita dei residenti,  le relazioni e le attività umane: commercio, artigianato, servizi, turismo. In alcune  città italiane, come Genova e Bari, dove la riqualificazione  dei centri storici antichi ha tenuto conto del tessuto sociale e ha impostato azioni tese a ridare dignità e qualità di vita ai cittadini residenti,  il ritorno per le attività del commercio e del turismo è stato contestuale.

In sintesi,   è questo il pensiero comune degli operatori presenti: non si può attendere che Invitalia selezioni le proposte che saranno elaborate dagli studi dei professionisti che si cimenteranno nell’avventura di Città Vecchia da cui poi scaturirà  la fase progettuale e l’avvio  dei cantieri, è urgente che oggi  il Comune operi per ripristinare le  condizioni di vivibilità all’Isola e che le forze dell’ordine – come anticipato qualche mese fa, allorquando fu annunciata la apertura di un presidio- garantiscano la loro presenza fisica.

Gli operatori di Confcommercio, in stato di agitazione,  per ora costituiti in un gruppo di lavoro, annunciano la costituzione della Delegazione territoriale, e si impegnano ad avviare un percorso di confronto con le Istituzioni. Nei prossimi giorni, intanto, in merito alla problematica della sicurezza, sarà richiesto un  incontro al Prefetto di Taranto, e per la questione igiene con il dirigente dell’AMIU.  

Il Presidente Giangrande:in cinque anni perse 1300 aziende.

Coin lascia  Taranto. L’ennesimo segnale del  lento decadere del commercio tarantino.

Un impoverimento del tessuto commerciale del capoluogo, confermato peraltro dai numeri,  in cinque anni si sono perse 1300 aziende. Cessazioni confermate dalle tante serrande ormai chiuse da tempo su   interi isolati, soprattutto nel Borgo di Taranto. Quel centro storico mai rilanciato, malgrado i fiumi di inchiostri scritti  in questi ultimi anni da tecnici, politici, amministratori.

<<Analisi, valutazioni, confronti nelle sedi istituzionali e non, accordi … promesse, tante promesse.>> Così commenta  il  presidente provinciale di Confcommercio,  Leonardo Giangrande, che ricorda come la riqualificazione del centro storico umbertino di Taranto sia da anni stata posta al centro dei progetti di rilancio economico della città e come con l’acutizzarsi della crisi dell’industria dell’acciaio,  e a partire dal 2012 dell’ Ilva, sia stata messa in primissimo piano la necessità di puntare sullo sviluppo delle attività terziarie legate al commercio, ai servizi, al turismo.

Tutta la  progettualità  su cui si è lavorato  nell’ultimo decennio ha ruotato attorno al tema del rilancio delle aree urbane a vocazione commerciale, a partire dal distretto del commercio, pensato per promuovere le attività commerciali al dettaglio nella loro funzione non solo economica, ma anche sociale. Così come la battaglia decennale per la acquisizione  delle aree demaniali, in primis Baraccamenti Cattolica e Arena Artiglieria, è stata incentrata su l’obiettivo di far acquisire  al Borgo di Taranto, attraverso la realizzazione di nuovi attrattori,  occasioni di valorizzazione dell’offerta culturale e turistica del territorio e di miglioramento dei servizi. E poi ancora il  tema del recupero dei contenitori di pregio – Palazzo degli Uffici, ex cinema Fusco, ex Banco di Napoli-;  insomma, anni e anni di tavoli tecnici e di incontri politici che non sono approdati a nulla di concreto.

<<L’unica certezza che oggi abbiamo è  il degrado del Borgo di Taranto, la chiusura di tanti negozi, l’abbandono di brand importanti,  ed ora addirittura la fuga di Coin  che certamente rappresentava un notevole attrattore  per via di Palma e le strade limitrofe. Un abbandono su cui occorre riflettere – continua Giangrande- e che non può lasciarci indifferenti e che dovrebbe indurre  l’Amministrazione locale ad attivarsi per impedire che altri competitor decidano di abbandonare la piazza di Taranto. Se è vero che parte del problema è legato alla situazione reddituale delle famiglie tarantine, è d’altra parte vero che poco e male si è fatto per mettere in campo politiche organiche di valorizzazione della rete commerciale finalizzate a promuovere l’insediamento di nuove attività e la riqualificazione delle esistenti. Invano si sono attesi interventi di miglioramento degli spazi pubblici, interventi strutturali per la realizzazione delle aree di sosta e di facilitazione del sistema della viabilità, ammesso che i cordoli,  di cui si sta facendo abbondante uso, non vengano ritenuti la risposta ai problemi della viabilità. Ecco è mancata del tutto una visione di territorio, una cabina di regia che fosse in grado di ottimizzare la funzione economica e  sociale delle aree urbane del commercio.>>

 

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