Curiosità, Fatti (misfatti) & Varie

Curiosità, Fatti (misfatti) & Varie (22)

 

Quanti indicatori servono per giudicare la qualità della vita in un territorio? Ne bastano quarantadue, come fa il Sole 24 Ore, o ne servono il doppio, come fa Italia Oggi? E quali indicatori sono necessari per tracciare un quadro della situazione quanto più vicino alla realtà o alla percezione dei cittadini?
Le classifiche pubblicate contemporaneamente dai due quotidiani indicano una situazione jonica impietosa, ma non simile. Mentre il Sole 24 Ore che usa 42 indicatori, spinge Taranto e provincia in basso, al penultimo posto, maglia nera dell’Italia, Italia Oggi mette il nostro territorio alla 84sima posizione, con il doppio degli indicatori. Anche Milano, per fare una comparazione, nella classifica finale del Sole è all’ottavo posto, mentre per Italia Oggi è al 57°, oltre la metà. Eppure se i dati fossero oggettivi le situazioni non potrebbero che essere simili. Chi ha ragione? Dov’è la verità? Ma soprattutto ci interroghiamo sulle ripercussioni (politiche, economiche e sociali) che tali comunicazioni producono.
Come comunità impegnata nello studio dei sistemi di indicatori del Benessere Equo e Sostenibile delle città, vorremmo invitare cittadini e stakeholder a riflettere su alcuni punti per noi fondamentali. Il primo riguarda la valenza scientifica di queste classifiche, che mettono insieme territori che hanno condizioni di partenza molto diverse e raccontano di territori molto diversi, spesso non paragonabili. Da un punto di vista di prodotto interno lordo come è possibile pensare di paragonare la provincia di Varese con la provincia di Matera? O la Valle d’Aosta che ha 12.000 imprese con la provincia di Taranto che ne conta 55.000? O basti considerare l’indice relativo alle librerie per 100.000 abitanti, attraverso il quale Belluno è agli ultimi posti ma non vuol dire che in quel territorio non si legga.
La seconda considerazione riguarda l’effetto della diffusione di tali classifiche in un contesto che non sempre ha gli strumenti giusti per interpretarle. È evidente che il loro primo e principale effetto è quello di indicare la direzione ai decision maker, agli amministratori, agli imprenditori, impedendo, di fatto, una autodeterminazione.
Manca, infine, una dimensione che tenga conto della percezione effettiva del vivere da parte dei cittadini, che i meri numeri non possono esprimere in maniera esauriente. Per questo invitiamo tutti coloro abbiano ruoli strategici di considerare l’opportunità di avere una diversa narrazione del proprio territorio, strumenti che tengano conto della complessità dei territori e delle città.

 

SostenibiliTA è una community di studio, informale e volontaria, sulla qualità della vita e del territorio. Nasce dall’esperienza del corso fatto in Camera di Commercio "Progettazione e gestione di città e territori sostenibili" e ha l’obiettivo di approfondire lo studio sulle esperienze e sulle dinamiche che rendono una città e un territorio “sostenibile” dal punto di vista ambientale, sociale e economico, condividendo le competenze acquisite. Siamo consapevoli di voler operare in un luogo difficile, ma siamo certi che nessuno meglio dei cittadini di Taranto e della sua provincia sentano l’esigenza per un nuovo modello di sviluppo. La nostra community, formata da esperti del settore, ingegneri, amministratori, commercialisti, giornalisti, intende anche offrire supporto ai policy maker. 

 

Il 13 novembre è la giornata mondiale della gentilezza: un appuntamento importante, soprattutto in questi tempi in cui gesti e comportamenti gentili sono diventati sempre più rari e difficili da incontrare!

 

In realtà, il 13 novembre è il giorno più importante della Settimana Mondiale della Gentilezza, che in tutto il mondo viene dedicata alla divulgazione di quel che davvero significa essere gentili. E cioè comportarsi in modo da mettere al centro la cura e l’attenzione per gli altri.  Sono stati i giapponesi a promuovere questa iniziativa: la giornata mondiale della gentilezza infatti è nata in Giappone grazie al Japan Small Kindness Movement, fondato nel 1988 a Tokyo, dove due anni prima si era costituito un primo gruppo di organizzazioni riunito nel World Kindness Movement (Movimento mondiale per la Gentilezza). E da lì, si è propagata in tutto il mondo!  Tante le iniziative in programma, anche in Italia, a Ciampino e Fiumicino distribuzione di fiori ai passeggeri per far sbocciare la gentilezza.



Organizzato dall'associazione Nuova Taranto si è tenuto un incontro per raccontare la storia del Campo di Sant’Andrea,  il campo di concentramento di Taranto in cui alla fine del secondo conflitto mondiale furono trattenuti almeno 10.000 uomini in gran proveniente dai combattimenti in Grecia, in Africa Orientale e dalle formazioni della X° MAS. Nel corso dell'iniziativa sul campo di Sant’Andrea, denominato anche campo “S” o campo della fame,  introdotta dal Consigliere Comunale Giampaolo Vietri ha relazionato la dott.ssa Dina Turco la quale, oltre ad aver effettuato studi e ricerche, ha raccolto una gran quantità di materiale documentale esposto durante l’iniziativa. Attraverso giornali e corrispondenza dei comandi militari è stato, dunque, raccontato il campo “S” che,  sotto il controllo britannico, ha visto il prolungamento della prigionia di quanti non avevano accettato il compromesso della cooperazione e che, per questo, subirono a guerra finita una carcerazione abusiva in condizioni di estrema indigenza. La dott.ssa Turco ha soprattutto evidenziato il ruolo della chiesa tarantina che immediatamente si allertò, grazie al diretto impegno del Monsignor Bernardi, all’epoca vescovo di Taranto, e del suo vicario Don Guglielmo Motolese, per realizzare una straordinaria opera caritatevole in favore dei prigionieri. Tutte le parrocchie della diocesi furono, infatti, impegnate nella raccolta di viveri ed indumenti destinati ai detenuti, materiale che veniva gettato all’interno dei reticolati in cui gli stessi erano stivati. I tarantini dimostrarono grande solidarietà anche quando il 10 aprile del 46 all’interno del campo vi fu la rivolta che fece saltare il controllo armato, dando il via all’esodo oltre il filo spinato. In città vecchia, presso le abitazioni private e le parrocchie, gli evasi trovarono accoglienza per essere rifocillati prima di essere aiutati ad uscire incolumi dalla città per tornare alle proprie terre. Alcuni, però, furono catturati e riaccompagnati al campo S per essere giudicati. Definitivamente smantellato un mese più tardi, restano visibili dello stesso, di fronte a quello che oggi è denominato quartiere Paolo VI, i basamenti in cemento delle dieci baracche che contenevano i reduci. La principale ragione per cui questi ex combattenti restarono reclusi fu l’avvicinarsi del referendum del 2 giugno del 1946 e, dunque, la volontà del governo italiano di non rimettere in libertà, prima di quella data, quella massa di uomini determinati, per non compromettere il risultato del referendum. La storia del campo S rappresenta uno scorcio di storia della nostra città sconosciuto alla quasi totalità dei tarantini che l’associazione Nuova Taranto con questa iniziativa ha voluto raccontare..

 

 

Da fonte di vita e culla di civiltà il Mediterraneo si sta trasformando, sempre più in teatro di morte. Dal mese di gennaio, infatti, più di 3.020 migranti sono deceduti nelle acque del Mare Nostrum, oltre il doppio che al culmine del 2011, anno della primavera araba, come rilevato ieri l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Fin dall'inizio dell'anno, l'OIM ha registrato la morte di 4.027 immigrati irregolari nel mondo, con tre quarti - 3.120 - nel Mediterraneo. Il numero, ha aggiunto, rappresenta un aumento del 26% rispetto ai primi sette mesi del 2015. In particolare, quest'anno le morti nel Mediterraneo hanno raggiunto quota 3'120 dopo il ritrovamento di oltre cento cadaveri sulla spiaggia libica di Sabratha domenica 31 luglio. Il sindaco della città libica riferì che le vittime provenivano da Paesi africani sub-sahariani e dalla Tunisia.. La maggior parte dei migranti che sono morti alle porte dell'Europa - di annegamento, soffocamento, fame o freddo - sono nati in Africa e Medio Oriente, secondo le statistiche pubblicate dall'OIM. Da qualche anno a questa parte l'aumento del numero di morti è dipeso principalmente dalla progressione dei morti nel Mediterraneo", ha detto l'OIM. Tra i popoli che maggiormente sono giunti in Italia quest'anno si registrano i siriani, il cui paese è stato devastato da una guerra civile per più di cinque anni e mezzo, e gli eritrei, che fuggono dal loro paese per scappare dalla brutale repressione del potere, servizio militare e dai lavori forzati, non retribuiti e di durata illimitata. Statistiche impietose che non si possono più tollerare, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che ribadisce la convinzione della necessità di un intervento internazionale più deciso. L'Europa e l'ONU non possono più tacere ed aspettare che questi tragici numeri, dietro cui si celano le vite e le speranze di persone in carne ed ossa, non s'incrementino più.

Se il Comune non aveva approvato il piano particolareggiato e la stima è effettuata su ipotetici parametri dell'Agenzia del Territorio.

 

Una dei più odiosi atti di accertamento dell'Agenzia delle Entrate riguarda senz'altro gli avvisi di rettifica delle compravendite di immobili, che comportano troppo spesso richieste di esborsi non giustificati dal reale valore di vendita dei beni da parte del contribuente, perchè effettuati solo sulla base di ricalcoli ipotetici e non fondati su elementi obiettivi.Un caso molto importante è stato risolto positivamente per due contribuenti salentini da parte della Commissione Tributaria Regionale di Bari - Sezione staccata di Lecce, che con la recentissima sentenza 1992/2016 depositata in cancelleria il 26 luglio scorso, in accoglimento delle eccezioni formulate dall'avvocato Maurizio Villani che difendeva l'acquirente, ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate di Lecce in merito alla valutazione di un immobile. In particolare, i giudici leccesi hanno chiarito che nella valutazione di un immobile si deve tenere conto del fatto che il Comune non aveva ancora approvato il piano particolareggiato, sicché, in assenza dei necessari parametri, non era possibile elaborare, su basi realistiche, l’ipotetico valore di trasformazione dell’area da cui ricavare poi il relativo valore di mercato. In conclusione sostiene, infatti, la Corte territoriale "nessun concreto riscontro probatorio supporta la stima effettuata sulla base di ipotetici parametri dell'Agenzia del Territorio e recepita nell'impugnato avviso di rettifica".Questo principio, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è importante non solo per le imposte erariali ma anche per le imposte locali ai fini dell’IMU.                                                                                                                                                                                         

Giovanni D’AGATA

RICORRERA’ ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL'UOMO SE GLI ABITANTI DI TARANTO SARANNO ESCLUSI DAL PROCESSO

 

Nel corso del processo per il disastro ambientale Ilva, gli avvocati degli imputati hanno chiesto alla Corte di Assise di escludere il Codacons e i cittadini di Taranto dal processo. Una vera e propria barricata quella degli avvocati, che appare ancor più vergognosa se si considera che molti utenti che si vorrebbero fuori dal processo sono proprio gli abitanti della città che hanno sviluppato gravissime patologie a causa dell’inquinamento dell’aria.

“Il Codacons, che per statuto tutela l’ambiente e la salute della collettività, attende con fiducia la decisione dei giudici – spiega il presidente Carlo Rienzi – Siamo certi che la Corte d’Assise riconoscerà i diritti dei residenti ma, nel caso in cui i cittadini vittime dell’Ilva dovessero essere esclusi dal processo, ricorreremo alla Corte europea per i diritti dell'uomo, al fine di ottenere piena tutela della salute umana”.

Sono tanti coloro i quali usufruiscono del comodo servizio di consegna di cibo caldo, o food delivery, sia a casa che in ufficio.

Il segmento principale che fa uso del servizio è composto da terza età e persone con ridotta capacità motoria o chi, più semplicemente, non possiede un mezzo proprio ed è costretto a muoversi con i mezzi pubblici. In seconda battuta, ci sono le persone impegnate col lavoro, specie le famiglie in cui lavorano tutti i componenti, e l’utenza business: uffici, bar, ristoranti e asili che scelgono il punto vendita proprio in funzione della presenza del servizio di consegna della spesa. Infine, abbiamo il segmento dei “comodosi”, ovvero coloro i quali amano la comodità e preferiscono dedicare due ore della loro giornata ai propri hobby, interessi o commissioni, piuttosto che impiegarle in un supermercato fra stress, file inutili e pesanti buste da trasportare

Nel Mezzogiorno,tra i supermercati che forniscono il servizio, in prima fila troviamoMegamark, del cui gruppo ricordiamo gli ipermercati Iperfamila, i superstore Famila e i Supermercati Dok. La realtà leader del Sud Italianella distribuzione organizzataha da poco intrapreso, nella regione Puglia, una politica di fidelizzazione al servizio con cui gli utenti possono usufruire della spesa a domicilio gratis a fronte di uno scontrino del valore di 40 euro. Come tutte le aziende all’avanguardia, Megamark ha deciso di esternalizzareil servizio che, infatti, viene fornito da aziende terze specializzate nelle consegne a domicilio, comela Quikly, partner logistico dellaMultiservizi SMS – acronimo di Sportelli Multi Servizi – realtà romana specializzata inservizi alla persona e home delivery, nonché l’ideatrice del GDO Corner, sportello multiservizi situato all’interno dei supermercati con cui i clienti possono effettuare operazioni postali presso il punto vendita stesso nonché ordinare la consegna di spesa e farmaci a casa o in ufficio.

Le modalità con cui avviene la spesa a domicilio sono tre: alla pari,troviamo il segmento che preferisce, con volantino a portata di mano,telefonare direttamente il punto vendita ed elencare ciò di cui ha bisogno, e chi, invece, ama fare gli acquisti presso il punto venditaper poi farseli consegnare in un secondo momento. Infine, vi è l’opzione smartphonecon cui è possibile accedere all’applicazione della spesa a domicilioe selezionare i prodotti in offerta.

Inoltre, riuscire a diffondere il servizio a domicilio nel Sud, e in tutta Italia,portando la spesa nelle case degli italiani prima che lo facciano “gli altri”, diventa una missione ancor più importante. Basti pensare all’incombente minaccia del colosso Amazon che, con l’omonimo servizio di spesa a domicilio AmazonFresh,ha già lanciato, nel Regno Unito, la più grande competizione di prezzi alimentari, regalando il servizio a domicilio e ribassando i prezzi di più di mille prodotti,facendo tremare le principali catene della Gdo inglese e facendo sentire già le prime ripercussioni da parte dei convenience store, ovvero i nostri minimarket.

 

In discussione alla Camera dei Deputati le proposte di Fabio Bergamo

 

 

Dallo STOP AVANZATO, all’ INDICE di PERICOLOSITA’ STRADALE per arrivare al DOVERE di ANTECEDENZA, queste sono solo alcune delle proposte utili ed istruttive lanciate da Fabio Bergamo per fermare la mortalità stradale.

 

Gli incidenti stradali continuano a causare vittime sulle nostre strade: accanto alla patente a punti, entrata in vigore nel lontano 2003, ci vorrebbero nuovi interventi e provvedimenti di modifica del CdS per correggere quei comportamenti che alla guida determinano le condizioni che portano a tali gravi e letali eventi.

Fabio Bergamo (TORINO, 1972) è uno scrittore, impegnato sulla sicurezza stradale, ha proposto un pacchetto di provvedimenti che saranno oggetto di una interrogazione parlamentare con l’interessamento dell’ On. Paolo Russo (Forza Italia) e l’On. Andrea Colletti (Movimento 5stelle) dopo essere state apprezzate dal Ministero dei Trasporti, l’ASAPS Polizia Stradale, Comando Arma dei Carabinieri. Tra le innovazioni ci sono: lo Stop Avanzato che perfeziona la disciplina dello stop mettendo in comunicazione i veicoli che hanno la precedenza con quelli che intendono impegnare l’incrocio; l’indicatore di tenuta del margine destro per ricordare ai conducenti di guidare in prossimità del margine destro della corsia occupata, tale segnale non solo garantisce il mantenimento della distanza di sicurezza ma permette altresì ai conducenti di osservare visivamente la segnaletica; l’indice di pericolosità stradale che con due livelli informa del pericolo nella sua gravità (col primo livello si guiderà nel rispetto delle norme del CdS, col secondo si guiderà adottando la massima prudenza, ecco pensiamo le curve, le gallerie, i viadotti, le confluenze; il DAS che con due delineatori posti a diverse distanze del semaforo facilita l’attraversamento all’incrocio evitando di passare col rosso; il Privia Stop che, con una luce inserita nella parte frontale del veicolo segnala il suo rallentamento ai pedoni che attraversano la strada. Ha proposto il limite di velocità di 40 Km/h sulle strade a doppio senso, lasciando quello di 50 km/h solo sulle strade a senso unico ed ha coniato il nuovo termine di “limite di transito” nei confronti dei pedoni, più che di limite di velocità destinato esclusivamente ai veicoli, e quello del “dovere di antecedenza” per i conducenti che hanno appunto il dovere di dare ai pedoni la precedenza, quando essi, avendolo segnalato per tempo, attraversano, nei centri abitati, fuori delle strisce pedonali; la dimostrazione della validità giuridica del sorpasso a destra in autostrada per l’uso corretto delle tre corsie definendole per il loro utilizzo; il logo della sua attività costituito da un casco e una cintura uniti insieme con cui spiega la differenza tra la “razionalità scientifica” basata sui dati (ossia tutti i sistemi di sicurezza di cui le auto sono dotate, che in verità possono solo definirsi “sistemi di precauzione”, simboleggiati dalla cintura) e la “razionalità umana” fondata sui Valori Umani tra i quali il più importante è proprio quello della Fede in Dio (la vera sicurezza che scaturisce dalla coscienza del conducente consapevole dei propri limiti e delle proprie responsabilità, simboleggiata dalla testa protetta dal casco); ha proposto nelle rotatorie il limite generale di 40 Km/h e di 30 km/h quando in esse sono presenti dei ciclisti. Per la RC Auto ha pensato alla clausola relativa al “beneficio delle piccole riparazioni” per la revisione della carrozzeria destinata ai conducenti virtuosi ogni 8-10 anni di esperienza di guida in più. Molto istruttivo è per i bambini delle scuole primarie, l’album “Guido anch’io”, di prossima pubblicazione, composto di un percorso dove gli alunni imparano a conoscere i segnali stradali rispondendo ai miniquiz da lui ideati e completando la segnaletica con gli adesivi corrispondenti. Per le autoscuole ha scritto il libretto “Fenomenologia del pedone”. Ha proposto a Federauto, la federazione dei concessionari di auto in Italia, di includere di serie nell’acquisto delle auto nuove, il seggiolino per la ritenuta dei bambini per le famiglie che hanno un bambino piccolo per il quale vige l’obbligo del suo utilizzo, come prevede il CdS all’art. 172, e per le mamme che sono in dolce attesa. Per gli studenti ha anche scritto anche una poesia sulla Legge dal titolo “L’Abbraccio materno della Legge”. Il suo sito per chi volesse visitarlo è  www.fabiobergamo.it .

 

Martedì, 21 Giugno 2016 07:02

FISMIC: SALVIAMO L'INDOTTO ALENIA.

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L'organizzazione sindacale denuncia: grave rischio occupazione e impoverimento dell'indotto Leonardo/Finmeccanica di Grottaglie

                                                                                             

La FISMIC Confsal di Taranto, sindacato autonomo dei metalmeccanici, interviene con una nota sulla situazione delle aziende dell'indotto dell'Alenia di Grottaglie. Per la FISMIC, infatti, ci troviamo di fronte a un grave rischio occupazionale e ad un generale impoverimento per quanto riguarda l'indotto dello stabilimento di Grottaglie, .

È giunto il momento di denunciare ciò che accade nella realtà di Finmeccanica Grottaglie, sotto gli occhi di tutti e nell'assoluta indifferenza di chi il territorio dovrebbe tutelarlo e difenderlo”: spiegano dalla Segreteria FISMIC di Taranto.

Per la FISMIC, infatti, la causa principale delle continue inefficienze aziendali in Alenia si troverebbe nella mancanza di un modello organizzativo e industriale adeguato, pronto a rispondere alle necessità di sviluppo del prodotto, riduzione degli sprechi e ottimizzazione dello stesso sistema industriale.

La FISMIC, ormai importante realtà all'interno del territorio tarantino, negli ultimi anni ha denunciato più volte una conduzione industriale poco attenta ai modelli organizzativi che più si addicono ad una azienda leader nel settore aeronautico.

Più di un anno fa, tuttavia, la direzione aziendale dichiarò che l'unica soluzione attuabile che potesse risolvere i problemi e risollevare le sorti dello stabilimento fosse quella di affidare attività ad aziende terze, senza però una logica industriale condivisa, capace di rendere efficiente l'intero processo produttivo. Già allora la FISMIC ritenne tale risposta inadeguata, in quanto non offriva soluzioni definitive alle problematiche aziendali e le aziende coinvolte non erano in grado di proporre risposte, sia in termini di efficienza sia di qualità, e considerò questa decisione errata nel modo e nella forma.

Oggi, a causa delle gravi responsabilità aziendali, lo stabilimento di Grottaglie assiste inerme alla decisione di liberarsi, secondo le volontà manageriali, definitivamente di tutte le aziende dell'indotto. Secondo la FISMIC, questa decisione non può essere la giusta risposta alle esigenze del mercato, né in termini industriali, né in termini economici, in quanto Finmeccanica a Grottaglie è un grosso presidio industriale ma mono-prodotto e mono-cliente, che dovrà necessariamente rispondere alla flessione o ai picchi di carico di lavoro che il cliente Boeing possa richiedere in futuro.

Ma stavolta non ci sarà nessun polmone esterno a garantire il giusto apporto ad una realtà industriale dai complessi processi industriali. Ciò potrebbe creare evidentemente esuberi o aumento dei costi e “tale decisione - conclude la FISMIC - metterà in ginocchio centinaia di famiglie, personale già formato sulle attività lavorative, che sarà gettato via,così come verrà gettata via la dignità del lavoro e non vogliamo che tutto ciò impoverisca ulteriormente il nostro territorio”.

L'appello, quindi, non è soltanto alle altre Organizzazioni Sindacali che assistono in silenzio a questo abuso nei confronti del territorio locale, anche se la loro assenza può essere sintomo di un futuro già scritto da più autori, ma risulta difficile interpretare le gravi mancanze dei rappresentanti politici e della stessa Confindustria, sapendo quante risorse ha investito la comunità pugliese in questo sito.

La FISMIC auspica, quindi, di giungere almeno a una discussione su queste fondate preoccupazioni, con la condivisione di tutti i soggetti politici, istituzioni e parti sociali che abbiano a cuore il territorio tarantino. Liberarsi in modo definitivo dell'indotto sarebbe un grosso irreparabile errore, non privo di drammatiche conseguenze.

Larghissima ed accalorata partecipazione dei risparmiatori pugliesi all’incontro organizzato a Bari dalle Associazioni di consumatori Adusbef, Codici e Confconsumatori.

 

Dr. Canio Trione, Presidente di Codici Puglia ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ):

Ormai, la sfiducia verso il sistema del credito, ha prodotto la totale diffusa disaffezione verso le banche ed i prodotti finanziari. Non è accettabile che si azzerino o riducano i valori delle azioni e delle obbligazioni (convertibili o subordinate), senza un contraddittorio, nel momento della valutazione dei bilanci di quelle banche divenute illiquide. Se vogliono evitare i contenziosi le Banche devono rinegoziare il loro debito, salvando così i loro creditori, gli obbligazionisti di ogni tipo e, indirettamente, anche gli azionisti: uno strumento possibile è che emettano e cedano agli obbligazionisti attuali ed a chiunque aderisca, obbligazioni a 20 anni, pari all’importo del debito maturato, con interessi pari al tasso legale, garantiti dal Fondo interbancario. Con tale operazione finanziaria, si rifinanzierebbero le banche, con un giusto lungo respiro, utile a recuperare redditività e si ridarebbe credibilità al sistema creditizio, di fronte ai cittadini.

Riteniamo indispensabile ed urgente che i parlamentari pugliesi di qualsiasi schieramento, propongano al più presto una legge che sancisca almeno questi punti: 1) Imporre sanzioni penali e risarcitorie chiare, rapide ed effettive per i dirigenti e i “controllori” che contribuiscono a questi crack; 2)Semaforo del rischio: Stop ai prospetti informativi incomprensibili e di 200 pagine: all’inizio del prospetto serve una distinzione chiara e semplice fra titoli rischiosi e titoli che lo sono meno (una scala da 1 a 10, oppure un semaforo con i tre colori); 3) Educazione finanziaria: per guidare un’auto la formazione è obbligatoria e ci vuole la patente, ma anche comprando prodotti finanziari ci si può “schiantare”. Alle Associazioni dei consumatori devono essere affidati corsi di educazione finanziaria per coloro che vogliono investire (in prodotti non a basso rischio). 4) Ridefinire ruolo e funzioni di Banca d’Italia e Consob. Dopo la nascita della BCE, il ruolo deve esser ripensato, perché possa svolgere: a) controllo PREVENTIVO della corretta gestione delle banche italiane; b) stimolo dello sviluppo; c) difesa dei cittadini dallo strapotere delle grandi concentrazioni bancarie. Non vogliamo una Banca d’Italia ridotta solo a Ufficio Studi, deputato a redigere statistiche o ad elaborare per il Governo, leggi richieste dalle banche; 5) attribuire  anche alle Associazioni di Consumatori il compito di procedere alla profilazione dei clienti; 6) distinguere, specie alla luce del bail in, la figura del risparmiatore da quella dell’investitore.

 

Avv. Antonio Pinto, Presidente Confconsumatori Puglia ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ):

Per i clienti di Veneto Banca e BancApulia, ieri abbiamo depositato  le prime dieci domande di mediazione obbligatoria, passaggio necessario per avviare le cause civili, ove la Banca non transiga. Oggi è stato lanciato l’aumento di capitale e il prospetto pubblicato conferma tutte le accuse alle condotte della Banca. I risultati delle ispezioni condotte dalla BCE, da Banca d’Italia e dalla Consob, conclusesi con censure e multe a carico di Veneto Banca, comprovano che sono state commesse varie irregolarità, sia nella vendita delle azioni, sia nella rappresentazione pubblica della solidità finanziaria della banca. Inoltre, dallo studio del bilancio al 31.12.2015, si evincono una serie di dati che sembrano confermare l’ipotesi della Procura e di Banca d’Italia che i bilanci non fossero veritieri. Infatti, ad esempio a pag. 88 del bilancio 2015, si legge che i crediti di dubbia esigibilità sono un totale di 7.555.000.000 di euro, mentre nel bilancio 2014 erano 6.068.000.000: quindi vi è stato un aumento di circa un miliardo e mezzo che, ovviamente, non è frutto del 2015 ma di una rettifica di valori non considerati in precedenza. Per queste ragioni, con specifico riferimento alle azioni Veneto Banca si potrà chiedere la nullità del contratto di acquisto per violazione di norme imperative, come ad es. false comunicazioni sociali ex art. 2621 c.c.. Sarà anche possibile chiedere al Tribunale di accertare e verificare che, con dolo, la banca ha indotto in errore i clienti su elementi essenziali del contratto (solidità patrimoniale che appariva dai bilanci), che quindi è annullabile. Invalidando i contratti di acquisto si potrà ottenere la restituzione delle somme investite.

Invece con riferimento alle altre Banche Popolari, rispetto alle quali ad oggi, non vi sono state censure gravi nelle ispezioni delle Autorità, altre possono essere le ipotesi di invalidità dei contratti di acquisto. Su circa 500 posizioni esaminate, abbiamo verificato vari casi di violazione delle norme del Testo Unico della Finanza in cui: A) le azioni sono state vendute insieme a mutui e fidi e ciò viola il principio che una banca non può finanziare l’acquisto di azioni proprie, come anche la Banca d’Italia ha sancito. B) sono state vendute azioni che, essendo titoli illiquidi, per giurisprudenza consolidata richiedono un profilo di rischio medio-alto, a clienti che, in realtà, non avevano sostanzialmente tale profilo, anche se (formalmente) talvolta sono stati indotti a firmare dichiarazioni di propensione al rischio alto.

 

Avv. Vincenzo Laudadio (NELLA FOTO), Responsabile Adusbef Puglia( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ):

Le Associazioni perseguiranno, contemporaneamente alla strada civile (contro le banche e gli organi di vigilanza), quella penale, come infatti abbiamo già iniziato a fare depositando esposti nelle diverse Procure d’Italia interessate dai crac bancari, in Toscana, Veneto, Lazio e Puglia, per l‘accertamento delle eventuali responsabilità e per il recupero delle somme perse. Proprio la costituzione di parte civile nel processo penale, è una delle strade percorribili. I nostri sportelli sono a disposizione di tutti i risparmiatori per offrire una prima consulenza e verificare se, nella condotta della banca, sussistano eventuali profili di responsabilità anche di natura penale, ad esempio con riguardo alla truffa.

Un altro aspetto che le Procure iniziano a monitorare attiene alla valutazione dei NPL (not performing loans – crediti deteriorati) che sono in pancia alle banche e che, con valutazioni riservate e non aperte a nessuno, men che meno ai soci, agli azionisti, agli obbligazionisti o alle associazioni di consumatori, vengono inseriti in bilancio senza che su di essi sia possibile fare un riscontro oggettivo. Proprio per questo, riteniamo che tutti i risparmiatori potrebbero chiedere, in un esposto penale, di valutare anche questo aspetto. Tanto per evitare che si ripetano casi come quelli del San Paolo di Napoli degli anni 90, in cui dopo il default dell’istituto, assorbito da BNL/INA e poi dal gruppo SanPaolo Imi, si scoprì che la “bad bank” era riuscita a recuperare il 94% circa dei debiti, mentre azionisti ed obbligazionisti avevano perso tutto in seguito all’azzeramento del capitale sociale.

Da ultimo, vi è un altro problema che in questo momento pesa sulla serenità dei risparmiatori: la sostanziale abolizione del diritto di recesso a danno dei proprietari di azioni delle Banche Popolari disposto dal D.L. 3/2015. convertito dalla legge n.33/2015.Infatti, privare di fatto un cittadino italiano di una proprietà (le azioni della banca) è atto contrario alla legge; persino nell’esproprio, che rappresenta l’ipotesi legale più estrema di privazione della proprietà, il legislatore prevede che vi sia una “causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata” e “il pagamento di giusta indennità”. Secondo noi, pertanto, deve esser dichiarata nulla per la sua evidente incostituzionalità, la norma del 2015 che ha permesso ai CDA delle banche di rinviare in tutto e senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni. Anche il Tribunale di Napoli, in una recentissima sentenza del 24.3.16, ha dichiarato illegittimo il blocco del rimborso del socio che recede da una Banca Popolare.

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