Curiosità, Fatti (misfatti) & Varie

Curiosità, Fatti (misfatti) & Varie (25)

di Antonio Notarnicola
Brutta sorpresa per una famiglia di ritorno dalle vacanze che hanno trovato la loro casa, ubicata all’estrema periferia del paese, coabitata da calabroni. In un cassettone dove solitamente sono sistemate le comunissime tapparelle, che all’occorrenza si abbassano o si alzano, secondo necessità per proteggere la casa dalle ondate di calore e, in parte, anche da malintenzionati. Nemmeno il tempo di aprire l’uscio,come detto, che la loro attenzione è stata subito attratta da continui ronzii provenienti anche da stanze attigue. Una volta liberato l’ambiente dagli indesiderati insetti, i proprietari hanno stranamente continuato a sentire il classico ronzio, tipico delle api, ma molto più vorticoso. Fatto questo che ha indotto i presenti a supporre la presenza in casa di api o di vespe, di questo non c’era certezza. A quel punto vista la situazione, delicata e soprattutto pericolosa per le conseguenze che potevano sorgere per i presenti, sono stati allertati i Vigili del Fuoco. Intervenuti con prontezza i VV.FF. hanno immediatamente individuato l’origine del problema. Con precauzione e con l’ausilio di un nebulizzatore sono riusciti a rimuovere in poco tempo il nido di calabroni che si era insediato nel cassettonedell’abitazione. Senza essere esperti entomologi il nido-alveare di calabrone (in foto) si nota dall’ingegnosa tecnica costruttiva dal ricamo architettonico rispetto a quello di api e vespe. Solitamente le dimensioni delle dimore dell'imenottero più grande in Italia, stabilisce la sua tana nei cassettoni delle tapparelle, nei sottotetti, sottogrondaie.
I calabroni a differenza di api e vespe, sono predatori e come tali sono anche fastidiosi alle coltivazioni, poiché si nutrono di frutti succosi come albicocche, pesche, uva matura e costruisce grossi nidi, che possono arrivare anche al metro di larghezza costruito masticando legno ecco perche si possonoriscontrare anche persiane erose dai calabroni.
La fine del periodo estivo, dopo una estate vissuta con temperature particolarmente torride, può essere l'incubo di chi torna a casa in quanto ci si può ritrovare in un angolo della casa un bel nido di calabroni lasciata vuota per le vacanze. Giusto per sfatare alcune dicerie su questo insetto c’è da dire che il calabrone è una tra le specie più temute e perseguitate nel nostro Paese. In realtà la sua fama è largamente immeritata e, nonostante le dimensioni e il ronzio inquietante, si tratta di un insetto del tutto pacifico che interferisce molto raramente con l’uomo. Di solito non viene attratto dai cibi, e non infastidisce quando si mangia all’aperto, può capitare di imbattersi ma si tratta per lo più delle regine che sono in cerca di un luogo adatto alla costruzione del nido. Quali instancabili predatori, possono contrariamente a quanto si pensa, essere considerati utili per la gran quantità di insetti molesti che eliminano, in particolare, mosche, bruchi, cavallette, vespe ed api. A dirla tutta può accadere che la contemporanea puntura di più insetti può causare un pericoloso choc-anafilattico nel malcapitato, eventualità questa molto rara. 
Si coglie l’occasione per far presente che non bisogna mai schiacciare i calabroni perché ciò determina il rilascio di un ormone che funziona da segnale chimico che stimola l’aggressività degli altri membri della colonia. Tra le curiosità invece che accompagnano il calabrone, c’è da segnalare che in Germania è seriamente tutelato questo insetto, addirittura inserito tra le specie protette. 
Come si riconoscono i vari insetti: foto (1) vespa dal caratteristico corpo affusolato: (2) ape, dai colori noti; (3) calabrone, dalla struttura rossiccia.

Su www.themeditelegraph.it, sezione Shipping del quotidiano Secolo XIX, è riportato un articolo che parla dei Piani organici dei Porti, riportando un cosiddetto “caso Taranto. Di seguito il link dell’articolo ed il suo contenuto integrale.

http://www.themeditelegraph.it/it/shipping/shipowners/2018/10/22/giallo-dei-piani-dell-organico-porto-focus-QqIuO8z6Z40TzwKAD7oOjO/index.html

Testo integrale dell’articolo.

Genova - Ognuno fa come gli pare. In fondo le linee guida comuni non ci sono (le avrebbe dovute diramare il ministero) e così le Authority portuali vanno in ordine sparso. «Io l’ho sempre chiesto, in ogni sede: serve una cabina di regia, anche per rendere omogenei i criteri» spiega Andrea Appetecchia, l’uomo delle ricerche e della analisi di Istituto Superiore di Formazione e Ricerca sui Trasporti. Sul piano dell’organico porto invece il governo sta alzando bandiera bianca. La volontà politica è cambiata, da Delrio a Toninelli, e manca personale negli uffici. Così alcune Authority hanno preferito fare con le risorse interne, altre affidandosi a consulenze e poi c’è il caso Taranto. 

Il piano organico porto è fondamentale per capire lo stato dell’arte del lavoro sulle banchine e la sua evoluzione nel periodo dei prossimi tre anni. A Genova, ad esempio, serve anche per capire il futuro della Culmv. Anche per i presidenti dei porti è un passaggio importante: è inserito negli obiettivi da raggiungere per ottenere i premi sullo “stipendio”. E così adesso molti hanno fretta. I termini erano già stati prorogati, forse arriverà un ulteriore slittamento della presentazione, ma la scadenza al momento è per la fine dell’anno. 

Chi ha scelto di scrivere il piano organico porto con i propri dipendenti (come ha fatto La Spezia, prima Authority a inviare il piano al ministero) lo sta facendo in economia: basta un questionario e una domanda ai terminalisti: «Assumerete da qui a tre anni nuove unità di personale?». Facile, ma non esattamente dettagliato, come spiega Appetecchia. 

Molti si avvalgono di consulenti che per aiutare i propri dipendenti il percorso. In questo caso l’amministrazione pubblica deve sostenere un costo, che spesso non va oltre le poche decine di migliaia di euro. 

E poi c’è il caso Taranto. L’Authority pugliese ha deciso di bandire una gara perchè, come scritto nei documenti pubblicati on line, non esistono le risorse interne in grado di scrivere il documento. Così prima ha individuato 5/6 soggetti che potessero redigere il piano dell’organico del porto all’interna di una lista “certificata” dalla pubblica amministrazione, il Mepa: «Non abbiamo sorteggiato» spiegano dall’ente. 

Tra questi sono stati scelti «con una procedura che ci ha permesso di andare più velocemente, pur rimanendo dentro le disposizioni delle legge» come spiega il segretario generale Fulvio Lino Di Balsio, «i principali consulenti del mercato: Deloitte, Pwc, e Ernst & Young ad esempio». Il valore della gara è di 100 mila euro. Una cifra che non è passata inosservata, visto che gli altri porti hanno speso anche 10 volte meno. Anche la velocità con cui l’Authority ha affidato l’incarico, è sembrata inusuale rispetto ai tempi sempre biblici degli enti pubblic i Il segretario ribadisce di aver scelto il percorso più celere, mentre sulla cifra «bisogna considerare che dentro c’è anche la formazione che partirà all’inizio del 2019». 

C’è poi un ulteriore passaggio che ha fatto parlare radio banchina a lungo negli scorsi giorni: Fulvio Di Blasio ha lavorato sino a maggio dell’anno scorso per Ernst Young, la società che alla fine si è aggiudicata («con uno sconto del 10/15%» spiega il segretario generale) la gara indetta dall’Authority: «Non c’è nessun problema di opportunità: è il mercato - spiega Di Blasio - Ey è una delle principali società di consulenza al mondo. E poi, in quanto responsabile anche dell’Anticorruzione, io non posso nè partecipare nè firmare nulla». Le offerte arrivate sarebbero state «diverse» come spiega il segretario. 

AGGIORNAMENTO

Il segretario generale del porto Taranto «dopo opportuna verifica» segnala che «è in effetti pervenuta una sola offerta, motivo ulteriore di celerità nell’aggiudicazione». 

Non solo. Il numero due dell’Authority spiega che il 12 settembre una gara con 10 società invitate più tutte quelle dell’albo fornitori, andò deserta. Per questo ci siamo orinetati su una procedura ristretta»

tradimenti non hanno una città preferita o un luogo dove succedono maggiormente per via di qualche intreccio astrale particolare. Eppure, secondo una recente indagine condotta da Il Mattino, c’è una città in Italia che, più di altre, vede consumarsi numerosi tradimenti.

Napoli: la città favorita dai traditori online

Napoli: la perla del Mar Mediterraneo, con la sua gente così verace e calorosa sarebbe in testa alla classifica delle città con il maggior numero di tradimenti online. A svelarvlo è Barbara Costa nel suo libro “Pornage. Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo” i cui risultati sono stati ripresi dai giornalisti de Il Mattino che hanno svolto un’inchiesta proprio sulla base di ciò che è stato scoperto da Barbara Costa. Quanto emerge è preoccupante: le interazioni tra profili a Napoli sono rapidissime anche se il profilo femminile è caratterizzato da una foto brutta e un profilo vuoto. Basta questo per ottenere circa 250 interazioni se la ricerca è impostata su Napoli. I cittadini partenopei sarebbero rapidissmi nel cercare contatti con nuove donne o uomini che sbucano sui social. I messaggi cadono a pioggia, le richieste di incontro sono svariate…

Tradimenti online: un “business” in aumento

Del resto, anche nel mondo dei viaggi, sono sempre di più le agenzie che propongono tour in sicurezza, anonimato e libertà per acchiappare tutta quella fetta di infedeli che navigano nel web alla ricerca di una scappatella. Ora però, dopo questa indagine, le coppie di Napoli si guarderanno con sospetto e monitoreranno, ne siamo certi, i profili Facebook, Instagram e Whatsapp del proprio partner per evitare di finire…cornuti e mazziati, davanti a tutto il mondo del www. Questa ricerca, anche se ha preso in analisi diverse città e ha scoperto come Napoli sia molto “fast” nel tentativo di approccio online, desta però preoccupazione in tutta Italia dove, il rischio di ritrovare il proprio compagno o compagna nelle braccia di un amante non è poi così impossibile. L’epoca dei social network, se da una parte ha facilitato i contatti con amici e parenti lontani, dall’altra ha trasformato anche i metodi di approccio. Oggi è tutto più improntato al consumismo, alla società delle relazioni liquide come descriveva l’antropologo Bauman, dove tutto è rapido. Proprio come un click.

( fonte viagginews)

 

 

Quanti indicatori servono per giudicare la qualità della vita in un territorio? Ne bastano quarantadue, come fa il Sole 24 Ore, o ne servono il doppio, come fa Italia Oggi? E quali indicatori sono necessari per tracciare un quadro della situazione quanto più vicino alla realtà o alla percezione dei cittadini?
Le classifiche pubblicate contemporaneamente dai due quotidiani indicano una situazione jonica impietosa, ma non simile. Mentre il Sole 24 Ore che usa 42 indicatori, spinge Taranto e provincia in basso, al penultimo posto, maglia nera dell’Italia, Italia Oggi mette il nostro territorio alla 84sima posizione, con il doppio degli indicatori. Anche Milano, per fare una comparazione, nella classifica finale del Sole è all’ottavo posto, mentre per Italia Oggi è al 57°, oltre la metà. Eppure se i dati fossero oggettivi le situazioni non potrebbero che essere simili. Chi ha ragione? Dov’è la verità? Ma soprattutto ci interroghiamo sulle ripercussioni (politiche, economiche e sociali) che tali comunicazioni producono.
Come comunità impegnata nello studio dei sistemi di indicatori del Benessere Equo e Sostenibile delle città, vorremmo invitare cittadini e stakeholder a riflettere su alcuni punti per noi fondamentali. Il primo riguarda la valenza scientifica di queste classifiche, che mettono insieme territori che hanno condizioni di partenza molto diverse e raccontano di territori molto diversi, spesso non paragonabili. Da un punto di vista di prodotto interno lordo come è possibile pensare di paragonare la provincia di Varese con la provincia di Matera? O la Valle d’Aosta che ha 12.000 imprese con la provincia di Taranto che ne conta 55.000? O basti considerare l’indice relativo alle librerie per 100.000 abitanti, attraverso il quale Belluno è agli ultimi posti ma non vuol dire che in quel territorio non si legga.
La seconda considerazione riguarda l’effetto della diffusione di tali classifiche in un contesto che non sempre ha gli strumenti giusti per interpretarle. È evidente che il loro primo e principale effetto è quello di indicare la direzione ai decision maker, agli amministratori, agli imprenditori, impedendo, di fatto, una autodeterminazione.
Manca, infine, una dimensione che tenga conto della percezione effettiva del vivere da parte dei cittadini, che i meri numeri non possono esprimere in maniera esauriente. Per questo invitiamo tutti coloro abbiano ruoli strategici di considerare l’opportunità di avere una diversa narrazione del proprio territorio, strumenti che tengano conto della complessità dei territori e delle città.

 

SostenibiliTA è una community di studio, informale e volontaria, sulla qualità della vita e del territorio. Nasce dall’esperienza del corso fatto in Camera di Commercio "Progettazione e gestione di città e territori sostenibili" e ha l’obiettivo di approfondire lo studio sulle esperienze e sulle dinamiche che rendono una città e un territorio “sostenibile” dal punto di vista ambientale, sociale e economico, condividendo le competenze acquisite. Siamo consapevoli di voler operare in un luogo difficile, ma siamo certi che nessuno meglio dei cittadini di Taranto e della sua provincia sentano l’esigenza per un nuovo modello di sviluppo. La nostra community, formata da esperti del settore, ingegneri, amministratori, commercialisti, giornalisti, intende anche offrire supporto ai policy maker. 

 

Il 13 novembre è la giornata mondiale della gentilezza: un appuntamento importante, soprattutto in questi tempi in cui gesti e comportamenti gentili sono diventati sempre più rari e difficili da incontrare!

 

In realtà, il 13 novembre è il giorno più importante della Settimana Mondiale della Gentilezza, che in tutto il mondo viene dedicata alla divulgazione di quel che davvero significa essere gentili. E cioè comportarsi in modo da mettere al centro la cura e l’attenzione per gli altri.  Sono stati i giapponesi a promuovere questa iniziativa: la giornata mondiale della gentilezza infatti è nata in Giappone grazie al Japan Small Kindness Movement, fondato nel 1988 a Tokyo, dove due anni prima si era costituito un primo gruppo di organizzazioni riunito nel World Kindness Movement (Movimento mondiale per la Gentilezza). E da lì, si è propagata in tutto il mondo!  Tante le iniziative in programma, anche in Italia, a Ciampino e Fiumicino distribuzione di fiori ai passeggeri per far sbocciare la gentilezza.



Organizzato dall'associazione Nuova Taranto si è tenuto un incontro per raccontare la storia del Campo di Sant’Andrea,  il campo di concentramento di Taranto in cui alla fine del secondo conflitto mondiale furono trattenuti almeno 10.000 uomini in gran proveniente dai combattimenti in Grecia, in Africa Orientale e dalle formazioni della X° MAS. Nel corso dell'iniziativa sul campo di Sant’Andrea, denominato anche campo “S” o campo della fame,  introdotta dal Consigliere Comunale Giampaolo Vietri ha relazionato la dott.ssa Dina Turco la quale, oltre ad aver effettuato studi e ricerche, ha raccolto una gran quantità di materiale documentale esposto durante l’iniziativa. Attraverso giornali e corrispondenza dei comandi militari è stato, dunque, raccontato il campo “S” che,  sotto il controllo britannico, ha visto il prolungamento della prigionia di quanti non avevano accettato il compromesso della cooperazione e che, per questo, subirono a guerra finita una carcerazione abusiva in condizioni di estrema indigenza. La dott.ssa Turco ha soprattutto evidenziato il ruolo della chiesa tarantina che immediatamente si allertò, grazie al diretto impegno del Monsignor Bernardi, all’epoca vescovo di Taranto, e del suo vicario Don Guglielmo Motolese, per realizzare una straordinaria opera caritatevole in favore dei prigionieri. Tutte le parrocchie della diocesi furono, infatti, impegnate nella raccolta di viveri ed indumenti destinati ai detenuti, materiale che veniva gettato all’interno dei reticolati in cui gli stessi erano stivati. I tarantini dimostrarono grande solidarietà anche quando il 10 aprile del 46 all’interno del campo vi fu la rivolta che fece saltare il controllo armato, dando il via all’esodo oltre il filo spinato. In città vecchia, presso le abitazioni private e le parrocchie, gli evasi trovarono accoglienza per essere rifocillati prima di essere aiutati ad uscire incolumi dalla città per tornare alle proprie terre. Alcuni, però, furono catturati e riaccompagnati al campo S per essere giudicati. Definitivamente smantellato un mese più tardi, restano visibili dello stesso, di fronte a quello che oggi è denominato quartiere Paolo VI, i basamenti in cemento delle dieci baracche che contenevano i reduci. La principale ragione per cui questi ex combattenti restarono reclusi fu l’avvicinarsi del referendum del 2 giugno del 1946 e, dunque, la volontà del governo italiano di non rimettere in libertà, prima di quella data, quella massa di uomini determinati, per non compromettere il risultato del referendum. La storia del campo S rappresenta uno scorcio di storia della nostra città sconosciuto alla quasi totalità dei tarantini che l’associazione Nuova Taranto con questa iniziativa ha voluto raccontare..

 

 

Da fonte di vita e culla di civiltà il Mediterraneo si sta trasformando, sempre più in teatro di morte. Dal mese di gennaio, infatti, più di 3.020 migranti sono deceduti nelle acque del Mare Nostrum, oltre il doppio che al culmine del 2011, anno della primavera araba, come rilevato ieri l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Fin dall'inizio dell'anno, l'OIM ha registrato la morte di 4.027 immigrati irregolari nel mondo, con tre quarti - 3.120 - nel Mediterraneo. Il numero, ha aggiunto, rappresenta un aumento del 26% rispetto ai primi sette mesi del 2015. In particolare, quest'anno le morti nel Mediterraneo hanno raggiunto quota 3'120 dopo il ritrovamento di oltre cento cadaveri sulla spiaggia libica di Sabratha domenica 31 luglio. Il sindaco della città libica riferì che le vittime provenivano da Paesi africani sub-sahariani e dalla Tunisia.. La maggior parte dei migranti che sono morti alle porte dell'Europa - di annegamento, soffocamento, fame o freddo - sono nati in Africa e Medio Oriente, secondo le statistiche pubblicate dall'OIM. Da qualche anno a questa parte l'aumento del numero di morti è dipeso principalmente dalla progressione dei morti nel Mediterraneo", ha detto l'OIM. Tra i popoli che maggiormente sono giunti in Italia quest'anno si registrano i siriani, il cui paese è stato devastato da una guerra civile per più di cinque anni e mezzo, e gli eritrei, che fuggono dal loro paese per scappare dalla brutale repressione del potere, servizio militare e dai lavori forzati, non retribuiti e di durata illimitata. Statistiche impietose che non si possono più tollerare, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che ribadisce la convinzione della necessità di un intervento internazionale più deciso. L'Europa e l'ONU non possono più tacere ed aspettare che questi tragici numeri, dietro cui si celano le vite e le speranze di persone in carne ed ossa, non s'incrementino più.

Se il Comune non aveva approvato il piano particolareggiato e la stima è effettuata su ipotetici parametri dell'Agenzia del Territorio.

 

Una dei più odiosi atti di accertamento dell'Agenzia delle Entrate riguarda senz'altro gli avvisi di rettifica delle compravendite di immobili, che comportano troppo spesso richieste di esborsi non giustificati dal reale valore di vendita dei beni da parte del contribuente, perchè effettuati solo sulla base di ricalcoli ipotetici e non fondati su elementi obiettivi.Un caso molto importante è stato risolto positivamente per due contribuenti salentini da parte della Commissione Tributaria Regionale di Bari - Sezione staccata di Lecce, che con la recentissima sentenza 1992/2016 depositata in cancelleria il 26 luglio scorso, in accoglimento delle eccezioni formulate dall'avvocato Maurizio Villani che difendeva l'acquirente, ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate di Lecce in merito alla valutazione di un immobile. In particolare, i giudici leccesi hanno chiarito che nella valutazione di un immobile si deve tenere conto del fatto che il Comune non aveva ancora approvato il piano particolareggiato, sicché, in assenza dei necessari parametri, non era possibile elaborare, su basi realistiche, l’ipotetico valore di trasformazione dell’area da cui ricavare poi il relativo valore di mercato. In conclusione sostiene, infatti, la Corte territoriale "nessun concreto riscontro probatorio supporta la stima effettuata sulla base di ipotetici parametri dell'Agenzia del Territorio e recepita nell'impugnato avviso di rettifica".Questo principio, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è importante non solo per le imposte erariali ma anche per le imposte locali ai fini dell’IMU.                                                                                                                                                                                         

Giovanni D’AGATA

RICORRERA’ ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL'UOMO SE GLI ABITANTI DI TARANTO SARANNO ESCLUSI DAL PROCESSO

 

Nel corso del processo per il disastro ambientale Ilva, gli avvocati degli imputati hanno chiesto alla Corte di Assise di escludere il Codacons e i cittadini di Taranto dal processo. Una vera e propria barricata quella degli avvocati, che appare ancor più vergognosa se si considera che molti utenti che si vorrebbero fuori dal processo sono proprio gli abitanti della città che hanno sviluppato gravissime patologie a causa dell’inquinamento dell’aria.

“Il Codacons, che per statuto tutela l’ambiente e la salute della collettività, attende con fiducia la decisione dei giudici – spiega il presidente Carlo Rienzi – Siamo certi che la Corte d’Assise riconoscerà i diritti dei residenti ma, nel caso in cui i cittadini vittime dell’Ilva dovessero essere esclusi dal processo, ricorreremo alla Corte europea per i diritti dell'uomo, al fine di ottenere piena tutela della salute umana”.

Sono tanti coloro i quali usufruiscono del comodo servizio di consegna di cibo caldo, o food delivery, sia a casa che in ufficio.

Il segmento principale che fa uso del servizio è composto da terza età e persone con ridotta capacità motoria o chi, più semplicemente, non possiede un mezzo proprio ed è costretto a muoversi con i mezzi pubblici. In seconda battuta, ci sono le persone impegnate col lavoro, specie le famiglie in cui lavorano tutti i componenti, e l’utenza business: uffici, bar, ristoranti e asili che scelgono il punto vendita proprio in funzione della presenza del servizio di consegna della spesa. Infine, abbiamo il segmento dei “comodosi”, ovvero coloro i quali amano la comodità e preferiscono dedicare due ore della loro giornata ai propri hobby, interessi o commissioni, piuttosto che impiegarle in un supermercato fra stress, file inutili e pesanti buste da trasportare

Nel Mezzogiorno,tra i supermercati che forniscono il servizio, in prima fila troviamoMegamark, del cui gruppo ricordiamo gli ipermercati Iperfamila, i superstore Famila e i Supermercati Dok. La realtà leader del Sud Italianella distribuzione organizzataha da poco intrapreso, nella regione Puglia, una politica di fidelizzazione al servizio con cui gli utenti possono usufruire della spesa a domicilio gratis a fronte di uno scontrino del valore di 40 euro. Come tutte le aziende all’avanguardia, Megamark ha deciso di esternalizzareil servizio che, infatti, viene fornito da aziende terze specializzate nelle consegne a domicilio, comela Quikly, partner logistico dellaMultiservizi SMS – acronimo di Sportelli Multi Servizi – realtà romana specializzata inservizi alla persona e home delivery, nonché l’ideatrice del GDO Corner, sportello multiservizi situato all’interno dei supermercati con cui i clienti possono effettuare operazioni postali presso il punto vendita stesso nonché ordinare la consegna di spesa e farmaci a casa o in ufficio.

Le modalità con cui avviene la spesa a domicilio sono tre: alla pari,troviamo il segmento che preferisce, con volantino a portata di mano,telefonare direttamente il punto vendita ed elencare ciò di cui ha bisogno, e chi, invece, ama fare gli acquisti presso il punto venditaper poi farseli consegnare in un secondo momento. Infine, vi è l’opzione smartphonecon cui è possibile accedere all’applicazione della spesa a domicilioe selezionare i prodotti in offerta.

Inoltre, riuscire a diffondere il servizio a domicilio nel Sud, e in tutta Italia,portando la spesa nelle case degli italiani prima che lo facciano “gli altri”, diventa una missione ancor più importante. Basti pensare all’incombente minaccia del colosso Amazon che, con l’omonimo servizio di spesa a domicilio AmazonFresh,ha già lanciato, nel Regno Unito, la più grande competizione di prezzi alimentari, regalando il servizio a domicilio e ribassando i prezzi di più di mille prodotti,facendo tremare le principali catene della Gdo inglese e facendo sentire già le prime ripercussioni da parte dei convenience store, ovvero i nostri minimarket.

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