Il 61% dei pugliesi parla dei suoi gusti alimentaritutti i giorni, più del resto degli italiani (media nazionale del 51%). Tema sentito qui più che altrove come parte della cultura locale, ma anche come argomento di seduzione.

La ricerca “Italiani che parlano di cibo: un dibattito infinito” di Squadrati e Coca-Cola rivela con quanta frequenza e passione nel nostro Paese si parli di gusti e scelte a tavola.

 

Milano, 19 settembre 2018  Parlare di cibo è una passione che coinvolge tutti i giorni la metà degli Italiani, ma è in Puglia che tocca uno dei suoi picchi: ne discute il del 61delle personeÈquanto emerge dalla ricerca di Squadrati “Italiani che parlano di cibo: un dibattito infinito” commissionata da Coca-Cola, che ha indagato quanto sia vera la percezione che nel nostro Paese parlare di gusti a tavola sia importante quanto lo stesso atto di mangiare.

Sul perché questo tema sia così rilevante, gli italiani non hanno dubbi: è un piacere della vita. Parere condiviso anche dal 38% dei pugliesi, che però, molto più dei connazionali, ne parla perché parte integrante della cultura locale (22% vs. 17% campione nazionale)Ma conversare sul cibo può essere anche uno strumento di seduzione e afferma di metterlo in pratica ben il 34% dei pugliesi (vs. 27% media nazionale).

Dove si discute di più di cibo? Sicuramente a casa, che per il 78% degli intervistati in regione è in cima alle preferenzeAl sesto posto i social network che in Puglia sono utilizzatati per dibattereda una percentuale più alta di persone rispetto al resto del Paese.

 

Quando, dove, con chi si parla di gusti a tavola.[Spaccato per la regione Puglia]

Il 61% degli intervistati della regione Puglia parla di cibo e di gusti in fatto di cibo tutti i giorni. 

È la casa il regno delle conversazioni (78% degli intervistati), seguita a distanza da ristorante (53%), ufficio (43%)supermercati(34%), bar (31%) al sesto posto social network, usati molto più dai pugliesi che dal resto degli italiani (22% vs. 17% campione nazionale). Fra questi la piattaforma preferita per discutere è Facebookusata ben dal 70% vs. 59% della media nazionale.

Nella classifica delle persone con cui capita più spesso di intavolare discussioni sul tema, gli amici conquistano il primo posto (segnalati dal 76% del campione) e battono il partner (al secondo con il 58% delle risposte), seguiti da genitori (41%) e colleghi (40%)

 

 

Parlare di cibo? Piacevole come mangiarlo. [Spaccato per la regione Puglia]

Sul perché il tema del cibo sia così rilevante nelle conversazioni il 38% degli intervistati non ha dubbi: perché è un piacere della vitaMa in Puglia più che altrove è forte la consapevolezza che esso è parte integrante della cultura locale (22% vs. 17% campione nazionale)Parlare di cibo può essere anche uno strumento di seduzione e afferma di utilizzarlo a questo scopo ben il 34% dei pugliesi (vs. 27% media nazionale).

L’edonismo degli italiani (tutti) si rispecchia anche nel loro approccio ai momenti di conversazione su questi temi, che risultano piacevoli per il 50dei pugliesiper il 39creano socializzazione, mentre per il 32% del campione sono tranquilli

 

Di cosa parlano gli italiani nello specifico. [Spaccato per la regione Puglia]

L’82% degli italiani ritiene che quello del cibo sia un argomento serio. Sarà per questo che se ne parla continuamente, prima, dopo e durante i pasti. In Puglia ben il 90% degli intervistati conversa di cibo mentre è seduto a tavola. Di questi, il 72% parla di ciò che sta mangiando (con un picco rispetto alla media nazionale del 67%)mentre il 20% è già proiettato a cosa mangerà durante i pasti successivi.

Ma quali piatti appassionano di più? A differenza di altre regioni in cui la pizza la fa da padrona, in Puglia il tema che coinvolge di più è quello relativo alla cottura della carne: 80% vs. 75% media nazionale. Più sentita che nel resto dell’Italia è anche la scelta fra pasta corta e pasta lungane parla il 64% dei pugliesi vs. 59% del resto d’Italia.

La passione nel dibattere sul cibo è stata confermata anche dalla campagna “De Gustibus” di Coca-Cola che da marzo a giugno ha indagato su Facebook le preferenze degli utenti italianiIlrisultatoSul podio, al primo posto, il post dedicato alla scelta della pizza, alta o bassa, che ha totalizzato oltre 500 commenti, quasi 400 commenti per l’elezione del panino ideale con prosciutto cotto vs prosciutto crudo in un post dedicato 340 per indicare la pasta preferita nella sfida tra quella corta e quella lunga.

Anche nei dibattiti allestiti in alcune pensiline interattive predisposte in 3 città italiane (Milano, Roma e Napoli) la pizza è stata il tema più partecipato con oltre 7.000 voti in sole due settimane di attività. 

 

 

 

 

 Nella chiesa di Sant'Andrea degli Armeni

Porte aperte. Con vista sulla città vecchia 

 

 

estratto della mostra "Eppure... giocano" del 1983, un progetto del Teatro degli Audaci

 

 

 

Gli occhi dei bambini illustrano la città vecchia. Per il progetto “Heroes”, martedì 18 settembre, Oggi martedì 8 settembre alle ore 18.30 nella chiesa di Sant’Andrea degli Armeni, in piazza Monteoliveto a Taranto, vernissage della mostra “Porte aperte” a cura di Aminta Pierri. Fino al 24 settembre (ad ingresso libero), tutti i giorni compresi i festivi, con orario 10-13 e 17-19.30. Info: 099.4725780 - 366.3473430.

Attraverso materiale storico d’archivio e installazioni audio-video torna visitabile, sebbene solo in parte, la mostra “Eppure… giocano”, un progetto promosso nel 1983 dal Teatro degli Audaci nelle scuole elementari dell’antica isola tarantina in collaborazione con gli insegnanti Amelia Di Monaco Pierri e Riccardo Corrado e il sostegno del gruppo fotografico Il Contrasto. A completare il percorso emotivo ed artistico, nella serata di inaugurazione, le voci a confronto del docente universitario Daniele Giancane, poeta, pedagogista, scrittore di letteratura per l’infanzia, e degli operatori culturali Francesco Zigrino, autore, regista, fondatore del Teatro degli Audaci, e Andrea Indellicati, illustratore, grafico, sperimentatore tout court.

“Porte aperte” è una filastrocca ed è o forse era un gioco di passaggi e scambi tra strade libere e ostacoli da superare. In questa giostra gli archi di volta dell'isola immaginata dai bambini di tanti anni fa diventano le chiavi di volta per un'immaginazione attuale, snodi e aperture dei vicoli e delle vie ovvero delle storie e delle vite che qui vi passano e vi passavano. Luoghi reali e desiderati nei quali si giocava nonostante il resto, nei quali si gioca ancora oggi nonostante tutto. Da queste aperture la mostra, piccolo estratto di quella che fu “Eppure... giocano” nel 1983, spera di passare e ricordare le esperienze e i sogni del passato affinché possano farsi punto di nuove partenze. 

Dall’archivio di un’insegnante straordinaria provengono i disegni dei bambini del 1983, alunni della scuola elementare a tempo pieno dell’allora Palazzo Amati, ubicata nell’omonimo palazzosulla “ringhiera” nel cuore della città vecchia, che parteciparono al progetto del Teatro degli Audaci, la compagnia teatrale che aveva sede in pendio La Riccia a palazzo D’Aquino. Primo “presidio” culturale e teatrale a nascere nell’Isola, a rincorrere il sogno di vederla rinascere condividendo con i suoi abitanti esperienze artistiche importanti (ad esempio, il “Carnevale” 1982 e 1983, lo scespiriano “Sogno di una notte di mezz’estate” nei vicoli, il convegno “Animazione non è giocattolo”), che meritano di rimanere nella memoria di questa città smemorata.

L’invito del Crest a partecipare va a quanti - docenti, amministratori, sociologi, architetti, artigiani, inguaribili romantici - vogliano confrontarsi su prospettive e sogni nella consapevolezza che… si ricomincia da tre.

 

Fotografa e curatrice editoriale, Aminta Pierri (1983), laureata in Scienze della Comunicazione all'Università di Bari con una tesi in fotografia e filosofia dell’immaginazione, consegue i master in fotografia alla Scuola Romana di Fotografia (2013) e instorytelling alla Luz Agenzy di Milano (2014). Si dedica in particolare alla ricerca introspettiva ed emozionale. Il progetto "Nessuna elegia", menzione d'onore al Perugia Social Photo Fest (2014), è esposto a Latina, Spazio Comel (2013) e AUS + Gallerie (2014). Il dummy "L'unghia del leone", pubblicato da Witty Kiwi (2014) e in seconda edizione da Witty Kiwi - Balter (2016), è esposto al photobook La Pelanda a Macro Testaccio (2012) e al Bitume PhotoFest a Gallipoli (2015). Inserita nel circuito Nesxt- Independent Art Festival, la mostra "I'd like to go by climbing a birch tree" è ospitata dal Jest di Torino (2017) e pubblicata su Der Greif #8. È fondatrice della Balter, casa editrice fotografica indipendente, ubicata in un trullo della Valle d’Itria, in contrada Finimondo.

 

 

“Heroes” è un progetto triennale 2017/19 di Crest e associazione culturale “Tra il dire il fare” (Ruvo di Puglia, BA) in ATS, in ordine all’avviso pubblico per iniziative progettuali riguardanti lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche - Patto per la Puglia - FSC 2014/2020 - Area di intervento “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali”.

La sedicesima edizione della manifestazione intitolata al compositore tarantino e organizzata, con la direzione artistica di Lorenzo Mattei, dagli Amici della Musica «Arcangelo Speranza».

 

 

L’annuncio e la consegna del riconoscimento ad Andrea Bongiovanni, titolare dell’etichetta, è avvenuta venerdì 14 settembr prima della prima de Le gare generose, l’opera di Paisiello andata in scena nel Chiostro di Sant’Antonio di Taranto, dove sabato 15 settembre è stata replicata. Dal 2007 il Premio Giovanni Paisiello Festival viene assegnato a una personalità o istituzione impegnata a valorizzare e riscoprire il patrimonio musicale del musicista pugliese. E l’etichetta discografica Bongiovanni di Bologna, con oltre 700 titoli nel suo catalogo, ha regolarmente proposto incisioni di opere del grande compositore, molte delle quali registrate dal vivo proprio durante il Giovanni Paisiello Festival. Le stesse Gare generose, nell’esecuzione proposta durante questa edizione del festival, saranno oggetto di una prossima pubblicazione discografica di Bongiovanni.Il Festival proseguirà mercoledì 19 settembre (ore 18), all’Istituto musicale Paisiello, dove si aprirà una finestra sul Paisiello sacro. All’incontro prenderanno parte i musicologi Paologiovanni Maione, Alessandro Lattanzi e Pierpaolo Russo. Sarà il prologo al concerto nel Duomo di San Cataldo del 23 settembre (ore 21), quando l’ensemble vocale Choraliter diretto da Pierluigi Lippolis eseguirà il graduale Christus Factus Est e il Miserere di Paisiello.La manifestazione si chiuderà il 25 settembre (ore 21), nel chiostro dell’ex Convento di Sant’Antonio, con la messa in scena, nel 150° anniversario della morte di Rossini, de La cambiale di matrimonio, prima opera di un autore diverso dal compositore tarantino ad essere allestita al festival a lui dedicato, che quest’anno pone al centro il duello tra gli autori di uno stesso Barbiere di Siviglia.La cambiale di matrimonio, una coproduzione con il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, verrà rappresentata a Taranto dopo le recite in programma all’Auditorium Nino Rota di Bari del 21 e 22 settembre. Se ne faranno interpreti Francesco Masilla (basso), Donatella De Luca (soprano), Luigi Antonio de Lorenz (tenore), Cao Peiyun (basso), Angelo Congedo (basso) e Erika Mezzina (soprano). Giovanni Pelliccia dirigerà l’Orchestra del Conservatorio Piccinni. Regia di Domenico Colaianni, scene e costumi a cura del corso di scenotecnica e costume per lo spettacolo dell’Accademia delle Belle Arti di Bari.Il Giovanni Paisiello Festival è sostenuto da Mibact, Regione Puglia, Comune di Taranto, con il patrocinio della Provincia di Taranto e il supporto degli sponsor Conad, Caffè Ninfole, Basile Petroli e BCC di San Marzano di San Giuseppe.

C’è sempre più bisogno del coraggio delle donne, a Taranto come altrove. E di donne che abbiano appunto il coraggio di raccontare questo tempo incerto e confuso, senza fare sconti, senza piegarsi. Con onestà. Di questo e di molto altro si parlerà domani sera, domenica 16 settembre, a partire dalle 18 presso la Lega Navale di Taranto, in occasione del primo appuntamento del Festival delle culture al Femminile del Mediterraneo, organizzato da Donna A Sud quest’anno, come sottolinea il direttore artistico e ideatore del Festival Tiziana Magrì dedicato alla memoria di Paola Clemente, la bracciante agricola morta di fatica nei campi pugliesi nell’estate del 2015, come al ricordo di tante donne.

Protagonista della prima giornata sarà il giornalismo al femminile attraverso le voci di Ritanna Armeni (giornalista di Huffington Post, autrice di “Una donna può tutto. 1941: volano le Streghe della notte”) e Emma Barbaro (Giornalista, caporedattrice del periodico Terre di frontiera) verranno intervistate da Rossella Matarrese giornalista e conduttrice Tg3 PUGLIA. Maria Cuffaro (in foto, inviata e conduttrice del Tg3 e autrice del libro “Kajal. Le vite degli altri e la mia”), e Cristina Mastrandrea (fotoreporter, giornalista e videomaker) saranno intervistate da Angelo Di Leo direttore de La Ringhiera;

Il giornalista Mimmo Mazza (capo redazione de La Gazzetta del Mezzogiorno- Taranto) intervisterà Marilena Natale (collaboratrice dell’emittente televisiva locale ‘Più N News’ giornalista anticamorra sotto scorta) e Maristella Bagiolini (giornalista free lance per testate giornalistiche nazionali e locali). Durante l’incontro sarà proiettato il cortometraggio “La Giornata” diretto dal regista Pippo Mezzapesa, che racconta il dramma della bracciante Paola Clemente (voluto da Cgil Puglia e Flai Cgil Puglia ).

Il 19 settembre sempre a partire dalle ore 18 ma questa volta a Palazzo Pantaleo si terrà il secondo incontro dal titolo “Immagini e Storie del Mediterraneo” L’immigrazione raccontata dalle donne”. Saranno presenti l’attrice Nadia Kibout regista e produttrice di “Le Ali Velate”; Adelaide De Fino, regista del corto “La pace Dannata”; Stefano Amatucci regista del film “Caina”; Antonella Ferraiolo, ginecologa e autrice del libro Antikka, Maryam Rahimi regista del corto “Mare Nostrum”.

Il Festival gode del con il patrocinio di Comune di Taranto, Ordine dei Giornalisti di Puglia, Presidenza della Regione Puglia, Assessorato regionale al Mediterraneo Cultura e Turismo, Consigliera Regionale Pari Opportunità e del sostegno di Cgil Taranto, Coop. sociale Indaco, Conf Associazioni Puglia, Indaco. Tra gli sponsor FORMARE Puglia, SAMM, Obiettivo Puglia.

Si preannuncia un fine settimana in grande stile quello del Museo MarTA. Come si legge in una nota Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTA, in collaborazione con il Concessionario Nova Apulia, prosegue la

sua programmazione culturale con un fitto calendario di eventi nel week-end. Qui di seguito il dettaglio del programma:

DIVERTIMARTA – Laboratorio per bambini

Sabato 15 settembre alle h. 17:00 il Concessionario Nova Apulia organizza per i più piccoli il percorso didattico “La casa in Magna Grecia. Pavimenti preziosi” e a seguire laboratorio finalizzato alla creazione di un mosaico. Età: 6/12 anni. Durata 2h30min. Tariffa: € 8,00 a bambino. Prenotazione obbligatoria.

WEEKEND AL MArTA – visite guidate tematiche

Sabato 15 settembre alle ore 17:30, il Concessionario Nova Apulia propone una visita guidata sul tema “Taras e la

Magna Grecia”. Tariffa € 6,50 + biglietto d'ingresso. Prenotazione obbligatoria.

Domenica 16 settembre, alle ore 11:30 sarà possibile partecipare a un approfondimento a cura di un archeologo sul

tema “Taras e l’economia in Magna Grecia”. Tariffa € 6,50 + biglietto d'ingresso. Prenotazione obbligatoria.

 

L'artista si esibirà live anche OGGI venerdì 24 Agosto presso il Whisky a Go Go. Start alle ore 22.00 con ingresso libero.

Si è svolto mercoledì sera l'atteso live di Alessandro Loiacono, in arte Ale Loy presso la città vecchia nella splendida location del Palazzo Pantaleo. Le note dell' Elecrtro- swing britannico hanno risuonato davanti a fans e visitatori che per l'occasione hanno affollato i vicoli del borgo antico. I brani eseguiti fanno parte dell'ultimo progetto musicale del cantante tarantino " Wake up Early". Alessandro Loiacono pubblica due CD e si esibisce svariate volte negli anni in Italia con il nome d'arte " Zero Cinque". Nel 2014 si sposta nel Regno Unito per iniziare un progetta solista più ambizioso e internazionale chiamato " Ale Loy". Quì firma un contratto con l'etichetta "Jack of All Records" che pubblica il suo primo album in inglese " Wake up Early". Sempre in Gran Bretagna inizia il sodalizio con l'agenzia " Connect Entertainment di Glasgow, con la quale supera il tetto delle 200 performance musicali in due anni ( 2016-2017). Il suo stile musicale è contaminato da suoni musicali come il pop moderno , l'elecrtro swing e l'hip-hop. Ale Loy è accompagnato in questa avventura dai i suoi strumentisti Joe Miskimmins ( synth/ chitarra) e William La Rocca (basso).

Questa la scaletta dei brani eseguiti:

1) ill' be There for you

2)Wake up early

3) Always For

4)Over There

5) The Pickle

6) All Will Change

7)We are just dust whithout the breath of God

8) Soap

Ricordiamo che Ale Loy si esibirà live anche OGGI venerdì 24 Agosto presso il Whisky a Go Go. Start alle ore 22.00 con ingresso libero.

LETTERA AL PRESIDENTE EMILIANO: la mancata concessione del finanziamento rappresenta uno "schiaffo che cancella tutte le  promesse fatte in un recente passato".

 

Dottor Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia,

l’intera penisola italiota deve la sua cultura e il suo sapere in ogni campo della scienza, dell’ingegno umano, della politica e delle arti alla Magna Grecia.

La nostra immensa fortuna, purtroppo non pienamente apprezzata, è stata l’avere come maestri gli antichi Greci.

Taranto, da 58 anni, (ndr.nella foto una immagine dell'ultima edizione svolta nel 2017) offre loro la possibilità di essere ricordati, presentandosi come sede naturale per il Convegno di Studi sulla Magna Grecia, un appuntamento planetario di massimo interesse che vede, ad ogni edizione, la partecipazione di studiosi di varie nazionalità.

Con non poche difficoltà, l’ “Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia” di Taranto offre ogni anno la possibilità di disquisire su temi importantissimi che riguardano il nostro passato.

Culturalmente parlando, si può ben classificare questo appuntamento tra i più nobili che la Puglia possa presentare al mondo intero.

Ci fa specie e ci indigna, quindi, apprendere che la richiesta di finanziamento di 21.000 euro, presentata alla Regione Puglia, non sia stata da questa recepita o, peggio ancora, bocciata.

Le vogliamo ricordare che, ancora Sindaco di Bari, lei si pronunciò a favore della città di Taranto come unica candidata pugliese possibile quale “Capitale italiana della Cultura 2019”. Già questo basterebbe per rivedere la posizione a livello di decisioni politiche regionali.

Riteniamo la mancata concessione del finanziamento richiesto un insopportabile schiaffo che cancella tutte le ventilate promesse (tra le quali una particolare attenzione verso la provincia tarantina) fatte in un recente passato.

La vetrina internazionale che Taranto merita passa anche per questo convegno che la Regione sembra voler snobbare.

Se si vuole davvero restituire dignità ad un territorio condannato alla sofferenza, bisogna non trattarlo più come un supermercato continuamente visitato da rapinatori.

Come Genitori tarantini chiediamo che la Regione Puglia, della quale anche Taranto fa parte, rivaluti la posizione già espressa che offende un’intera comunità.

Genitori tarantini



 

 

 

E' STATO INFATTI PRESENTATO IL QUADERNO MEDICO – Sherlock Holmes al letto del malato.  

 

E’ stato presentato dal dott.Vincenzo Morrone (Dirigente cardiologo Ospedale SS. Annunziata di Taranto) un interessante argomento, facente parte della cartella “Quaderno Medico”, dal titolo “Sherlock Holmes al letto del malato: Analogia tra metodo investigativo poliziesco e metodo clinico”. Il dott. Nicola Baldi (Già Primario cardiologo presso l’Ospedale SS. Annunziata di Taranto) ha introdotto l’argomento, analizzando il titolo che l’autore ha dato al suo studio.

Come si realizza il procedimento diagnostico e quali analogie esso ha con un’attività d’indagine che è formulata per giungere a un’ipotesi per l’accertamento di un delitto. Per questo i due metodi proposti dal relatore, nel titolo, hanno delle analogie interessanti.

Più volte capita di raccogliere una serie di esami, di metterli sul tavolo, e vedere, poi, quali analogie ci sono per effettuare una diagnosi. E’ questo un’inversione del processo diagnostico cui si va incontro con maggiore frequenza. E’, certamente, un problema molto grave cui occorre porre un rimedio, nel breve tempo. In tutte gli ambiti lavorativi c’è una tendenza a sostituire l’uomo con la macchina.

Dato l’enorme costo del lavoro, si mira a una migliore razionalizzazione delle risorse umane. Questo sta avvenendo anche nelle discipline scientifiche e in particolare nel campo medico con la presunzione che anche il medico possa essere sostituito dalla macchina. Nell’era moderna, infatti, c’è una corsa verso la tecnologia diagnostica che, certamente, è un valido aiuto alla professione medica, ma il cervello umano è un computer inimitabile e insostituibile. Nell’era della tecnologia, infatti, non sono pochi gli errori diagnostici se si sottopone il paziente a una serie d’indagini diagnostiche a tappeto senza favorire quelle fasi dell’indagine conoscitiva che si chiamano anamnesi ed esame obiettivo ed elaborazione dati. La diagnosi è, infatti, il risultato di un processo logico deduttivo mutuato dalle scienze investigative usate nelle conoscenze criminologiche. Sono comparabili le tecniche investigative del detective con quelle diagnostiche del clinico? Si

L’investigazione, di qualsiasi tipo, è un processo cognitivo atto a scegliere in base ad indizi, prove ed evidenziare la migliore strategia per ottenere la soluzione del caso. La classe medica e, in particolare, i giovani medici, in questo modo, possono riappropriarsi del piacere dell’indagine diagnostica per svolgere il lavoro con passione e migliorare la prestazione sanitaria. Il ragionamento logico della deduzione, induzione e abduzione non sono una scoperta recente ma è noto fin dai tempi di    Aristotele (384/322) e Seneca (470 a.C. / 399 a.C.) Il detective e il medico  hanno la stessa finalità: identificazione di un colpevole che può essere l’assassino per il detective e la malattia per il medico. Per fare questo, ambedue hanno bisogno di recuperare, archiviare e gestire una massa di dati e informazioni.

Diventa allora importante

1) saper interrogare e raccogliere dati passati e recenti,

2) saper cogliere i segni derivanti dall’osservazione di una persona (semeiotica medica) o della scena del crimine,

3) utilizzare nella giusta maniera esami strumentali e linee guida

A conferma di quest’analogia si trovano testimonianze nella letteratura, nel cinema e nella televisione. Nel campo della letteratura ricordiamo il romanzo poliziesco nato con Edgar Allan Poe e poi sviluppato da Arthur Conan Doyle (1859-1930), un medico che imparò da un altro clinico, Joseph Bell, la tecnica della investigazione in medicina. Quest’abilità fu trasformata, poi, in arte dell’investigazione poliziesca con l’invenzione del detective Sherlock Holmes, protagonista costante del suo filone letterario del giallo classico. Si tratta di un abile detective, investigatore raffinato e benestante, capace di dare una svolta ai casi criminali per la sua capacità à di attenzione ai dettagli sulla scena del crimine. Nel giallo classico lo scrittore lancia una sfida al lettore per l’individuazione del colpevole di un reato. Nello stesso tempo, la costante scoperta del colpevole, con il trionfo della giustizia, rappresenta il messaggio morale.

Sherlock Holmes diventa poi l’ispiratore per Nero Wolfe (1934) di Rex Stout (1886-1975) e per Hercule Poirot di Agatha Christie (1890-1976) scrittrice britannica autrice del famoso giallo “ Assassinio sull’Orient Express “. Negli anni trenta poi si assiste al superamento del giallo classico sia in USA e sia in Europa. In America lo scrittore Raymond Chandler inventa Philip Marlow, un detective non più aristocratico ma duro bevitore che opera in uno sfondo ambientale degradato e non più in un ambiente aristocratico come nel giallo classico. In Europa Georges Simenon (1903-1989) porta alla ribalta il Commissario Maigret che lavora sullo sfondo dei quartieri popolari di Parigi. L’elenco può continuare nel campo della letteratura con il Commissario Montalbano di Andrea Camilleri (1994) interpretato nella serie televisiva da Luca Zingaretti la cui caratteristica è intuita e razionalità alla base della sua abilità investigativa. Sempre nel campo televisivo ricordiamo il tenente Colombo (di Levinson e Link), tenente di polizia italo-americano, interpretato da Peter Falk. (sugli schermi televisivi dagli anni ’70 al 2004. In questo caso è ribaltata l’impostazione classica del giallo inglese; infatti, lo spettatore conosce l’assassino fin dalle prime battute mentre il meccanismo sta nel capire come il detective riuscirà a smascherarlo. La serie televisiva che più esprime l’analogia tra investigazione medica e poliziesca è quella che ha occupato gli schermi televisivi negli anni 2004-2012: Dr. House interpretato dall’attore Hugh Laurie. Tratta di un medico dotato di capacità deduttive notevoli; ogni episodio è un giallo medico scientifico ispirato ai gialli di Sherlock Holmes.

Le qualità insite in un detective o un medico sono, capacità di:

·        osservazione,

·        ricostruzione ambientale e psicologica,

·        ragionamento logico,

·        cogliere le incongruenze,

·        cultura, ostinazione, tenacia.

La medicina è anche arte che significa illuminazione razionale conseguenza di una competenza tecnica, attenzione, precisione. I giovani medici di oggi devono quindi riappropriarsi del ragionamento diagnostico proprio nell’era in cui questo è in crisi per via della notevole azione tecnologica. Sarà salutare  per il paziente, per il professionista e per l’economia. Senza contare l’influenza positiva sul rapporto umano medico paziente.

Al dibattito finale hanno preso parte il dott. Angelo Albano e Michele Lonoce.

 

Come ogni settimana, all’inizio della conferenza, nell’ambito del rapporto Scuola Liceo Musicale Archita e Associazione Presenza Lucana il Maestro Paolo Battista ha accompagnato due allievi, al primo anno di violino, nella presentazione di due brani Duetto per violino N°3 e 4 di Charles Dancla. E’ stata ricordata nella presentazione: La Giornata della memoria”.

«Io la notte non dormo e vorrei che stanotte non dormissi nemmeno tu». Per la rassegna “DeclinAzioneDonna”,sabato 27 gennaio, alle ore 21 al TaTÀ di Taranto, in via Deledda al quartiere Tamburi, va in scena “The Black’s Tales Tour” di e con Licia Lanera e con Qzerty, regia Licia Lanera, sound design Tommaso Qzerty Danisi, luci Martin Palma, scene Giorgio Calabrese, costumi Sara Cantarone, consulenza artistica Roberta Nicolai, produzione Fibre Parallele, coproduzione CO&MA Soc. Coop. Costing & Management. Durata 60 minuti. Biglietto 10 euro (promozione: i primi 100 biglietti a soli 7 euro). Info: 099.4725780 - 366.3473430.

Uno spettacolo in cui le icone delle fiabe piano piano si sgretolano, fino a diventare la realtà stessa, la più feroce, la più fallimentare. Una sorta di horror che vuole far paura per esorcizzare la paura stessa: quella di chi scrive, quella di chi vive. Partendo da cinque fiabe classiche - la Sirenetta, Scarpette rosse, Biancaneve, La regina delle nevi e Cenerentola - spogliate della loro parte edulcorata e consolatoria tipica del mondo dei bambini e presentate in tutta la verità della loro versione autentica, Licia Lanera firma una scrittura originale che racconta incubi notturni e storie di insonnia, per parlare di alcune donne, delle loro ossessioni, delle loro manie, delle loro paure. La presenza della musica originale, realizzata grazie alla collaborazione con il musicista pugliese Tommaso Qzerty Danisi, ipnotizza lo spettatore accompagnandolo, per tutta la durata della performance, in una dimensione a metà tra l’onirico e il reale.

Il progetto “The Black’s Tales Tour” è nato dalla necessità di sperimentare il rapporto che si instaura tra voce, musica e gesto e del processo evolutivo che naturalmente ne consegue. Infatti, lo spettacolo rappresenta un continuo work-in-progress attraverso cui si ha la possibilità di allontanarsi dall’idea originale, per poi farvi ritorno. Le fiabe sono l’archetipo, il pre-visto, il pre-detto. Sono la letteratura genuina dei più profondi sentimenti umani. Sono sempre vive e parlano dell’uomo di ieri, di oggi e di tutti i domani possibili.

 

parliamone| nel foyer, dopo lo spettacolo, incontro con l'attrice, autrice e regista Licia Lanera e con il musicista Tommaso Qzerty Danisi. Modera la giornalista Marina Luzzi. 

 

La rassegna “DeclinAzioneDonna”, nona stagione di “Periferie”, è parte di “Heroes”, progetto artistico triennale 2017/19 di Crest e l’associazione culturale “Tra il dire e il fare” (Ruvo di Puglia, Bari) in ATS.

 

BIOGRAFIA

 

Licia Lanera

Regista e attrice barese, si forma al Centro Universitario Teatrale e in seguito con Carlo Formigoni, ricci/forte, Massimo Verdastro, Marco Sgrosso, Eimuntas Nekrosius. Nel 2006 fonda a Bari (con Riccardo Spagnulo) la compagnia Fibre Parallele - scioltasi proprio in questi giorni -  firmando, come regista e attrice - le produzioni "Mangiami l'anima e poi sputala" (2007), "2.(DUE)" (2008, premio Fringe/L'Altrofestival - Lugano), "Furie de Sanghe - Emorragia cerebrale" (2009, vincitore bando Nuove Creatività - ETI), "Duramadre" (2011), "Lo splendore dei supplizi" (2013), "La beatitudine" (2015), “Orgia” (2016). Nel 2012 studia alla Biennale Teatro Venezia con Luca Ronconi, regista per il quale nel 2014 recita nella "Celestina" di De Rojas. Nel luglio dello stesso anno è invitata dal MiBACT al Festival di Avignone per un masterclass europeo sulla regia teatrale e ad ottobre dirige “Blue Bird Bukowski” per il Teatro Abeliano di Bari. Nel 2011 vince il premio Landieri come miglior attrice italiana giovane e nel 2014 i premi Eleonora Duse, Virginia Reiter e Ubu come migliore attrice italiana under 35. Nel 2017 firma la sua prima drammaturgia "The Black’s Tales Tour", che interpreta e dirige (prima nazionale il 22 giugno 2017 al Festival delle Colline Torinesi).

 

 

Tante novità' per l'edizione di quest'anno che si terrà come sempre nell’antica cornice dell’ex Convento San Francesco nel borgo di Irsina (Matera).

Pubblicato il bando della nuova edizione del Premio Letterario il Borgo Italiano che si propone di promuovere e divulgare la letteratura italiana che fa riferimento ai piccoli centri italiani definiti comunemente “borghi” e vuole proporsi come uno strumento per far conoscere i diversi autori e i singoli territori, creando un ponte tra le diverse realtà locali. Anche in questa edizione verrà proposta, come nella precedente, la formula di una giuria composta in parte da studenti di scuole medie e superiori italiane, coordinati dai professori, e da personalità del mondo dell’editoria, dell’arte, del giornalismo, della cultura e dell’imprenditoria. Tante le novità che caratterizzeranno l’edizione 2018 e che verranno rese note nei prossimi mesi. In questa nuova edizione il Premio durerà tre giorni (dal 19 al 21 luglio), con una serie di eventi e iniziative e di attività culturali e gastronomiche nella cornice dell’antico borgo di Irsina: giochi tradizionali locali, incontri con scrittori e personaggi del mondo culturale italiano, workshop fotografici ed eventi teatrali. L’edizione 2018 sarà caratterizzata da un ampliamento delle sezioni: Romanzo Inedito, Romanzo Edito, Racconto Breve Inedito, Poesia (con il premio speciale “Margherita Nugent” della Città di Irsina), Fotografia, Video.

La scorsa edizione ha visto la partecipazione di sessantatré autori e dei relativi borghi, con centinaia di presenze alla cerimonia di premiazione nell’antica cornice dell’ex Convento di San Francesco nel borgo di Irsina (Matera). “Non è di qua” di Maria Loreta Chieffo è il romanzo che si è aggiudicato il primo posto nella sezione “Romanzo Inedito” dell’edizione 2017 del Premio Letterario il Borgo Italiano. L’opera, ambientata nel borgo di Zungoli (Avellino), è stata recentemente pubblicata da Antonio Tombolini Editore in edizione cartacea e digitale nella collana “I Borghi”. Tra gli altri autori e borghi risultati vincitori nell’edizione 2018 anche Piana degli Albanesi (Palermo) per sezione Romanzo Edito grazie all’autrice Francesca Buzzotta con l’opera “La certezza dell’immortalità”, Roccalumera (Messina) per la sezione Fotografia grazie al fotografo Mario Pollino con lo scatto "Sopravvissute" e Fabbriche di Careggine (Lucca) per la sezione Romanzo Breve grazie all’autore Lucio Magherini con l’opera "Le acque dell’Edron". 

Le iscrizioni sono aperte fino al 31 maggio 2018.

Tutte le informazioni utili per la partecipazione e l’iscrizione sono disponibili sul sito www.premioilborgoitaliano.it

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