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Giornale di Taranto - Cultura, Spettacoli & Società

di Ingrid Iaci

 

Sacro e Profano nella vita degli uomini: qual è la linea di demarcazione?

\"Viviamo in un\'epoca in cui tutto è stato desacralizzato, come se tutto venisse suonato un ottava sotto\", questo uno degli assunti dai quali Stefano Massini, ieri sera al teatro Fusco di Taranto, è partito per rappresentare il processo di \"desacralizzazione\" della vita umana ai tempi dei social. 

Ma se vogliamo capire a fondo l\'attrattività dei social sugli esseri umani, il potere che essi esercitano sugli uomini, occorre proprio partire dalle definizioni di \"sacro\" e di \"profano\". 

Pro- fanum nell\'antica Roma era tutto ciò che stava davanti al tempio, tutto ciò che veniva esibito e che poteva essere visto. Sacro, invece, era ciò che era custodito nel \"sacellum\" un luogo nascosto del tempio non accessibile a tutti. Va da sè che ciò che è sacro risulta riservato e quindi non visibile se non dopo aver fatto un percorso faticoso,  mentre ciò che è profano è immediato, gratuito e non comporta alcuno sforzo. 

Se quindi mostrare è meno faticoso di nascondere, o per meglio dire \"preservare\" le proprie emozioni, si capisce bene come una certa bulimia dell\'ostentazione diventa  una condizione dell\'esistenza, che porta, nella maggior parte dei casi, a far coincidere il vivere virtuale con quello reale.  

 

Un discorso perfetto per indurre a riflettere sull\'uso/abuso eccessivo dei social e al volersi mostrare a tutti i costi, ma soprattutto sul processo che ha portato al declassamento di tutte le attività umane a causa di questa incapacità di conservare ciò che di sacro, di nascosto, di assolutamente segreto vi è in ciascuno di noi.

Il confine del conservare la propria dimensione sacra, ossia quella più intima, sta proprio nella scelta personale di ciascuno di noi di rendere \"visibile\" o meno a tutti tutto ciò che di più intimo è presente nella nostra persona nella consapevolezza che mostrare equivale a svilire le nostre azioni e le nostre emozioni.

Inoltre ,\"la scelta di aprire o non aprire quella porta del nostro io\" ha spiegato Massini parafrasando Freud - al di là della quale si possono nascondere mostri terribili o grandi talenti, è una scelta continua del nostro vivere quotidiano.\"

E, inevitabilmente, ciascuna delle persone presenti in sala si sarà chiesta se abbia veramente aperto quella porta dell\'io e, nel caso lo avessero fatto, se avesse scoperto più demoni o talenti.

Per rappresentare al meglio questa sottile linea che divide il

Sacro dal Profano, Massini si avvale di grandi autori come Dostojevski, Wilde, Pasolini per compiere un viaggio che include anche episodi di cronaca dei nostri tempi, proprio nel tentativo di rendere accessibili concetti astratti e lontani come quelli del sacro e del profano ma che sono, invece, profondamente presenti nella nostra vita quotidiana, più di quanto si possa immaginare. 

Da cultore delle \"humanae litterae\" quale egli è, il drammaturgo fiorentino non poteva sottrarsi all\'elogio della \"parola\" e al potere evocativo intrinseco ad essa. \"Le cose esistono - ha spiegato - proprio perché attribuiamo ad esse un nome.\" Infatti una parola, nel solo atto di essere detta, rende una cosa immediatamente visualizzabile nella nostra mente. E far precedere un \"non\" non è sufficiente per negarne l\'esistenza in quanto la visualizzazione scatta già nel momento in cui essa viene pronunciata.

\"Il perimetro del sacro che sta dentro di te è, quindi, un confine fatto di parole” ha concluso lo scrittore che al termine del monologo, dopo aver ricevuto un lungo applauso dal pubblico, ha ricambiato  la generosità della platea con una lunga declamazione del passo finale del Paradiso di Dante.

Con \"L\'amor che move il sole e l\'altre stelle\" Stefano Massini ha quindi chiosato la serata, una scelta azzeccatissima per un festival che ha come mission proprio quella di preparare lo spirito al mistero pasquale.

Gli incassi dello spettacolo di Stefano Massini che fa parte del nutrito cartellone del Mysterium Festival, come ha spiegato il maestro Piero Romano, ideatore, fondatore e direttore artistico dell\'Orchestra della Magna Grecia, saranno devoluti in beneficenza in favore delle associazioni \"Abfo\" e \"Ali per volare\", entrambe impegnate ad aiutare bambini e i soggetti fragili nei momenti di particolare difficoltà.

 

 

É in tournée questa settimana in diversi teatri pugliesi, l’attore tarantino Brian Boccuni, in “Stanno sparando sulla nostra canzone”, una black story musicale di Giovanna Gra, con Veronica Pivetti e Cristian Ruiz. Ieri sera sold out a Nardò e applausi a scena aperta per il trio di performers che si esibiranno questa sera al Teatro Vignola di Polignano a Mare e giovedì 23 marzo al Politeama Italia di Bisceglie. Uno scoppiettante show ambientato nell’America degli anni Venti, che lega quel periodo ai giorni nostri attraverso una trascinante colonna sonora che va da David Bowie a Renato Zero. Uno spettacolo nel quale Brian Boccuni riesce ad esprimere le sue doti di artista eclettico e intenso, interpretando brani classici della musica internazionale con assoluta padronanza della scena.

Lu.Lo.

I viaggi più estremi, gli incontri più particolari, la bellezza di luoghi incantevoli in simbiosi con la natura. Tutto nell’incontro di sabato 25 marzo a “Porte dello Jonio”

 

Continua il percorso di diffusione della lettura e della cultura dell’associazione “Pablo Neruda” che sabato 25 marzo 2023 presenterà il pluripremiato scrittore tarantino Gaetano Appeso, autore di libri che, nella forma di diari, raccontano i suoi viaggi estremi, fatti quasi sempre in solitudine, in Paesi lontanissimi e bellissimi. Sabato prossimo  alle ore 18.30 nel Cortile del Pescatore presso Porte dello Jonio la giornalista Gabriella Ressa, vice Presidente di Neruda Associazione, dialogherà  con lo scrittore.  Ad organizzare l’incontro letterario l’Associazione “Pablo NERUDA” con il presidente  Saverio Sinopoli d’intesa con il direttore del Centro, Mauro Tatulli.

Sul mega schermo scorreranno  foto, video e ricordi di viaggi   nei vari continenti, dal  Sud America all’Asia, dalla Cina  all’Amazzonia. Le tematiche tante: dal cibo ai pericoli in luoghi così “estremi”, dai compagni di viaggio alle persone e comunità indigene.

Valentina Esposito e Sergio Tersigni leggeranno alcuni brani tratti dai libri di Appeso. La direzione artistica è come sempre di Francesco Marinaro.  

Gaetano Appeso, esploratore, è autore di quattro libri già best seller, editi dalla Casa editrice Antonio Dellisanti: “Mesoamerica”, “Tianchao”, “Email dall’Amazzonia”. Il suo ultimo libro “Asia Estrema” sta per essere pubblicato anche in lingua inglese.

I viaggi di Appeso sono molto particolari, un inno alla libertà e alla voglia di conoscere l’altro senza alcuna sovrastruttura. Il primo viaggio in solitario con sacco a pelo a zaino in spalla lo portò tra i monoliti di Stonehenge. Poi dall’Europa è passato alla foresta amazzonica, ritrovandosi a dormire all’interno di capanne di paglia accolto dalle tribù locali, a mangiare ratti per onorare la loro tavola e a soffrire per la mancanza di tutte le comodità a cui era abituato. Ma ormai lo spirito libero aveva impostato un nuovo modo di viaggiare. Zaino sempre pronto, c’è una cosa alla quale Appeso non rinuncia: è il suo  taccuino, il diario sul quale  segna ogni cosa, per poi riportarle nei suoi appunti di viaggio. Scritti senza giudizi e  preconcetti.

Premio Libro dell’Anno 2018, oggi l’Ufficiale della Marina Militare si divide tra Taranto, sua città d’origine e Roma. “ I miei viaggi sono poveri per scelta. Non metto piede in alberghi o ristoranti, preferisco il sacco a pelo e la cucina locale, per vivere la quotidianità e lo spirito del luogo visitato condividendo cibo, acqua e aria con gli abitanti del luogo”. Quando viaggia Appeso cerca di essere un viaggiatore leggero, rispettoso dell’ambiente, utilizzando mezzi pubblici o a emissioni zero (la bicicletta) per gli spostamenti locali, la borraccia invece delle bottiglie di plastica, un coltellino multifunzione che è anche forchetta. “Sono piccoli accorgimenti, ma mi regalano tanto: la sensazione di essere un tassello che compone il mosaico naturale che avvolge il nostro meraviglioso pianeta”.

Pierfrancesco Favino incontrerà il pubblico presente in sala in occasione del tour di presentazione del film L’ULTIMA NOTTE DI AMORE che toccherà moltissime città italiane.

Appuntamento Venerdì 17 Marzo, alle ore 20.40, al Savoia Cityplex Taranto.

 

Di Franco Amore si dice che è Amore di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.

 

Nel cast anche Linda Caridi, Antonio Gerardi, Francesco Di Leva.

 

Prodotto da Francesco Melzi D’eril, Gabriele Moratti, Marco Colombo

Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli,

L’ultima Notte Di Amore è una produzione Indiana Production, Memo Films, Adler Entertainment e Vision Distribution, in collaborazione con SKY.

 

Con Smettere di Fumare Baciando”, dopo il tutto esaurito di Milano, Torino, Modena, Guido Catalanotocca Taranto nel suo live tour e scopre e spiega 107 poesie senza filtro sull’amore. Siamo tutti in trincea, ma l’amore può salvarci. 

 

Domenica 2 aprile a Stazione 37 alle 19

 

 

Guido Catalano torna alle origini, ai versi che l’hanno reso famoso e hanno fatto ridere e innamorare lettrici e lettori di tutta Italia. In uno spettacolo per voce sola, alterna poesie inedite a vecchi cavalli di battaglia e soprattutto, mette in scena moltissimi baci. Perché baciare – oltre alla voglia di fumare – riduce anche quella di parlare a sproposito. “S’ascolterebbero meno minchiate” dichiara il poeta “se i cialtroni in giro / chiacchierassero di meno / limonassero di più.” E ancora, scrive il poeta: “Quanto pesa un bacio? Che quando penso alle tue labbra mi appare chiaro per nulla assurdo/quasi scontato/l’inammissibile concetto d’infinito”.

Esagerazioni? Può darsi, ma per scoprirlo c’è un modo soltanto: incontrare Guido Catalano, armato di microfono, ospite della mini rassegna teatrale di Stazione 37 domenica 2 aprile alle 19. 

 

Smettere di Fumare Baciando un reading in solitaria senza filtro, una fusione tra stand up poetry, comicità, surrealismo spinto e poesia d’amore declinata in tutti i modi possibili e anche qualcuno impossibile.

 

Guido Catalano nato a Torino nel 1971, è poeta e scrittore. Da anni porta i suoi libri (e la sua barba) in giro per l’Italia. Con Rizzoli ha pubblicato D’amore si muore ma io no (2016), Ogni volta che mi baci muore un nazista (2017), Tu che non sei romantica, Poesie al megafono (2019), Fiabe per adulti consenzienti (2021) e Amare male (2022).

 

Smettere di Fumare Baciando

Domenica 2 aprile ore 19

Stazione 37

Via duca d’Aosta 37 – Taranto

biglietto 20 euro

(oltre allo show e al firmacopie è compreso un primo e un calice di vino)

Biglietti al botteghino di Stazione 37 ogni mattina dalle 10 alle 13 

oppure al link 

https://www.eventbrite.it/.../biglietti-guido-catalano...

 

Per maggiori info 347.128.7833

 

Torna in scena al Teatro Fusco di Taranto, il prossimo 17 marzo alle ore 21, la compagnia teatrale “Voci nella Notte” con il nuovo spettacolo “Dieci anni dopo” di Pio Segni per la regia di Chicco Passaro, anche questa volta con il prezioso sostegno di Radio Cittadella che è compagna di viaggio in ogni spettacolo insieme alla Scm Impianti, partner importanti e preziosi senza i quali diventa più difficile intraprendere progetti significativi.

 

Sei amici si ritrovano “Dieci anni dopo” i loro fallimenti artistici e sentimentali... sei amici persi per le strade delle loro vite che si ritrovano per festeggiare l’arrivo del nuovo anno nella magione dell’aristocratico amico Peter.

 

Nel 1982, Peter ed i suoi cinque amici Andrew, Sarah, Maggie, Roger e Mary si esibiscono davanti agli amici aristocratici del padre di Peter. Nessuno di loro è contento e convinto della serata, ma almeno guadagneranno 500 sterline. Convinti da Mary, si lasciano fotografare da Vera, la governante di casa Morton. Trascorsi oltre dieci anni, alla vigilia di San Silvestro 1993, Peter invita tutti nella tenuta che ora, dopo la morte del padre, diventerà di sua proprietà. Andrew giunge da Los Angeles con la moglie Carol, attrice protagonista di una sitcom americana e accanita salutista. Roger e Mary si sono innamorati e sposati, compongono musiche pubblicitarie e condividono una tragedia: la morte nel sonno di Simon, uno dei loro due figli gemelli. Sarah giunge in compagnia di Brian, un giovane partner occasionale, e per i suoi atteggiamenti viene etichettata come una ninfomane affamata di sesso. Maggie è scialba, lavora nel campo dell\'editoria ed arriva sola.

 

Interessante la colonna sonora che spazia dai Talking Head ai Led zeppelin, per spaziare fino a Bryan Ferri & Todd Terje, Lou Reed per finire con Andy Wiliams.

 

Storie di coppie, di conflitti, di amicizia, di sesso e d’amore. Un invito per il capodanno del  si trasforma in una seduta di terapia di gruppo tra amori che si ritrovano ed altri che si dividono. Commedia dall’English Humor che vede in scena Mariangela Lincesso, Chicco Passaro, Federico Passariello, Antonella Chiloiro, Roberto Grande, Marina Lupo, Amelia Quaranta, Annamaria Passaro e Costantino Schiavone. Il disegno luci è di Mimmo Nacca.

 

Biglietti: Platea € 15,00; Galleria € 10,00 – Prevendita presso gli Amici della Musica di Taranto in via Abruzzo n. 61, 099.7303972 - Info: 329.0

L’attesa è finita. A tre anni dall’uscita dell’album Che vita meravigliosa che tante soddisfazioni ha riservato al cantautore che con Fai Rumore, cantata ovunque, ha vinto il Festival di Sanremo, Antonio Diodato torna con singolo e album. 

Il singolo “Così Speciale” riflette la vena profonda e sensibile dell’artista, racconta, di un amore, con l’intensità che lo contraddistingue.

L’album Così speciale si compone di 10 tracce inedite, disponibile in formato CD, vinile e, in esclusiva su Amazon, vinile autografato. Ci sarà inoltre una speciale box deluxe in tiratura limitata e numerata contenente CD con artwork bianco, vinile con artwork bianco, 2 fogli di sticker che richiamano i fiori della cover in diverse dimensioni e due stampe in alta qualità.

Taranto non poteva mancare all’appuntamento con la sua amata Taranto e infatti il

29 marzo arriva a SPAZIOPORTO Taranto il FIRMACOPIE di “Così speciale”,  in una location, per lui, da sempre come casa e che ora si prepara ad accogliere la sua seconda famiglia: fan e supporter.

L’incontro con l’artista si svolgerà a partire dalle 20.

 

Giovedì 16 marzo al teatro Padre Turoldo va in scena “Una cosa bella”, ispirato agli ultimi giorni di vita del poeta John Keats.

Un lavoro diretto da Davide De Togni e Claudio Perossini. Aiuto regista è la tarantina Virginia Cimmino. Lo spettacolo, che nasce da un testo di Benedetta Carrara, vedrà in scena Giorgia Fasce, Matteo Dagnino, Alberto Camanni, Davide De Togni. Le musiche sono di Alberto Baraldi.

“Una cosa bella” ci racconta degli ultimi giorni del poeta romantico Keats e della lotta con i suoi demoni interiori come artista ed essere umano. Nel delirio della malattia, John ripensa spesso all’amore incompiuto per la signorina Fanny Brawne, al suo amico e fedele compagno Severn, ma soprattutto al suo desiderio di voler lasciare qualcosa di valido ai posteri ed essere ricordato.

Appuntamento quindi giovedì alle 21, al teatro Padre Turlodo.

Per info e prenotazioni 3497012839

Lu.Lo. 

Taranto si conferma set cinematografico ideale, per caratteristiche, qualità della luce, particolarità che spingono registi e produzioni a sceglierla. È accaduto anche con la fiction tv tratta dai libri di Maurizio De Giovanni, “Il commissario Ricciardi”. La seconda stagione, fresca di debutto su Raiuno, ha fatto registrare ascolti da record.

Protagonista Lino Guanciale, con Antonio Milo, Enrico Ianniello, Serena Iansiti, Maria Vera Ratti fra gli altri, e con la partecipazione di Peppe Servillo, descrive le vicende investigativr ed esistenziali di un nobile, commissario di polizia, nel periodo fascista, un regime non particolarmente apprezzato quando non apertamente criticato (con le conseguenze del caso). Ambientato a Napoli, per le riprese è stata scelta anche la città vecchia di Taranto.

In occasione delle riprese Guanciale, incantato dalla bellezza di Taranto scrisse su fb “Ultimo giorno di riprese a Taranto... il Commissario Ricciardi mi ha fatto scoprire una città incredibile, bella, piena di energie giovani e positive. Una città che non si arrende alle difficoltà che ha e che è in possesso di un potenziale enorme per superarle. L\\\'entusiasmo delle persone che ho incontrato è palpabile, la determinazione nei loro sguardi riflette cieli di speranza... Grazie, Taras, per avermi fatto sentire a casa!”

Lu.Lo. 

di Ingrid Iaci

Una storia realmente accaduta nell\'anno 1939 sull\'isola di San Domino, tra le isole Tremiti: Domenico, un pescatore barese, viene deportato dagli squadristi del regime su questa isola  scelta del 

 quale luogo dove confinare gli omosessuali di allora. 

Un affresco puntuale e minuziosamente descrittivo di alcune storie di uomini gay, provenienti dal sud, dal centro e dal nord della penisola, durante l\'epoca fascista, che si ritrovano a vivere questa esperienza di \"esilio\" vista attraverso gli occhi di Domenico e raccontata da Michele, amico etero di Domenico, io narrante del libro e dell\'opera teatrale.

Al di là delle vicende personali di ciascuno, l\'opera tratta le storie di uomini che conducono una vita assolutamente normale ma il cui orientamento sessuale secondo l\'ideologia fascista rappresentava una minaccia all\'immagine virile del maschio italiano e per questo, quindi, dovevano essere confinati. 

In quel mondo intollerante verso ogni tipo di alterità, un mondo che mirava al dominio della razza ariana, cancellando le diversità sessuali, religiose, ideologiche e soprattutto  etniche, Alfredo Traversa, l\'autore del libro da cui è tratta l\'opera teatrale rappresentata ieri a Stazione 37, narra le vicende di uomini \"diversi\" finemente descritti ciascuno con il proprio idioma dialettale: tra di essi un ragioniere milanese, un sarto lucano, Peppinela il

napoletano, Romolo, il romano, detto barcaccia, e persino un mafioso siciliano, dom Mimì, “un omaggio alla mafia era dovuto\" dirà simpaticamente Alfredo Traversa alla fine dell\'opera. 

Ai momenti drammatici, interpretati fino allo stremo dall\'autore/attore, si alternano battute comiche che allentano la tensione nel corso della rappresentazione di situazioni orribili, ma ancora tremendamente attuali, in un momento storico già di per sè orribile. Non è mancato l’omaggio ad altri autori ed altre opere come Pasolini, ricordato nella triste sorte toccata ad Antonio, e “Sogno di una notte di mezza estate\" E anche i gabbiani, presenti all\'inizio ed alla fine della rappresentazione teatrale, ci ricordano l\'albatros di Coleridge e di Baudelaire, metafora del poeta/ artista che \"vola\" alto al di sopra delle miserie umane.

Il Domino (dal latino dominus =padrone) parola presente nel titolo, nel nome dell\'isola e nel gioco richiamato nello spettacolo teatrale, è, dunque, l\'invito dell\'autore ad essere padroni della propria vita e a non piegarsi di fronte alle avversità, nell\'eterno scorrere di situazioni che mettono l\'essere umano continuamente di fronte alla scelta tra bene e male. 

In tutta l\'opera teatrale la parola \" domino\" evoca quindi la capacità di cambiare direzione quando la vita pone degli ostacoli, il male appunto, esattamente come accade nel gioco fatto di tessere di legno con puntini e parti lisce. 

D\'altronde anche il destino di San Domino non si è sottratto al \"cambio di direzione\": l\'isola infatti da sede di atrocità, è oggi luogo ameno dove trascorrere le vacanze. A ricordare il passato, però, è stata deposta una targa in memoria di quella terribile parentesi.

Grande successo di pubblico per questo intenso lavoro di Alfredo Traversa che si inserisce nella bella rassegna di REC- Recitazione E Cinema curata da Debora Boccuni e Tiziana Risolo. 

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