THE GOLDEN BACHELOR/ La rosa finale di Max è per la yogichef tarantina Valentina De Palma
Scritto da Redazione1Max ha scelto Tempesta, la yogichef tarantina Valentina De Palma. Gran finale mercoledì sera su Real Time l’ultima puntata di “THE GOLDEN BACHELOR – NON È MAI TROPPO TARDI PER INNAMORARSI”, il dating show che ha esplorato in 8 puntate il trend dell’amore maturo, condotto da AscanioPacelli, “testimonial” di come il vero amore possa nascere anche in televisione.
Su una spiaggia dell’incantevole isola di Rodi, il “golden bachelor”Massimiliano Pace, consulente finanziario romano e affascinante romantico sessantenne, ha quindi scelto Valentina, tarantina 54enne, personal chef e insegnante di yoga, separata con tre figli maschi e orgogliosa della propria libertà conquistata quanto dei suoi capelli silver. Tra loro, un’intesa nata dal primo incontro e che ha superato sette cerimonie delle rose e la concorrenza di altre 15 ladies over 50, fra cui la finalista Tiziana. Una passione che sembra essere più forte della distanza che li separa, 470 km, calcolano ridendo pensando al loro futuro insieme.
“THE GOLDEN BACHELOR – NON È MAI TROPPO TARDI PER INNAMORARSI” (8 episodi x 75’) è realizzato da Fremantle Italia per Warner Bros. Discovery. Dal format originale The Bachelor (Warner Bros. Television) in onda su ABC da oltre 20 anni, vero e proprio fenomeno televisivo che celebra, con taglio audace e ironico, il trend dell’amore maturo.
Tutte le puntate sono disponibili in streaming su discovery+.
REALTÀ TARANTINE/ Spazioporto: un'impresa culturale che nasce da un'ambizione, un sogno realizzato, la risposta alla voglia di riscatto
Scritto da Redazione1di Lucia Pulpo
Concludiamo il nostro giro a Porta Napoli entrando a Spazioporto , dove ci fermiamo con Mimmo Battista il responsabile pianificazione e marketing nonché rappresentante legale di Spazioporto, al quale chiediamo:
Spazioporto, cineporto vicino al porto mercantile ma il nome ha anche un sapore immaginifico che quasi spazia verso altri pianeti… cos’è Spazioporto?
Spazioporto è prima di tutto un’ambizione. A Taranto, non c’è mai stato qualcosa del genere. Un contenitore trasversale per la rigenerazione culturale del territorio. Utile fermento culturale non soltanto di Taranto ma dell'intera regione considerando che raccogliamo spettatori o, pubblico, da Lecce, Bari anche da Matera. Dunque l’ambizione e sogno del miglioramento culturale del territorio su cui interagiamo. Un sogno che stiamo cercando di realizzare.
Dietro questa realtà, ci sono AFO6 e Apulia Film Commision. Come è nata questa collaborazione?
L’idea del Cineporto è nata diversi anni fa. Siamo stati fra i fautori dell’entrata di Apulia film commission nel Comune di Taranto. In altre città c’era già un Cineporto di cui abbiamo sentito mancanza perché è un punto di riferimento per la produzione cinematografica. Ovviamente, in questo rapporto, il Cinema “la fa da padrone”; l’idea viene principalmente da Michele Riondino, grazie a lui si è creata questa connessione, ovvero un posto dove, tutte le produzioni che vengono in zona, trovano accoglienza e si sentono a casa. Spazioporto non è solo l’area eventi, che è al pianoterra, sopra ci sono le stanze: trucco e parrucco, quella delle riunioni, una sala di shooting fotografico; sale attrezzate utili e necessarie alle produzioni cinematografiche per svolgere il proprio lavoro.
Dal 2020, si sono avvicendate presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche con e senza dibattito... Siete aperti a tutte le proposte culturali o seguite dei criteri di scelta?
La scelta è orientata dalla ricerca di qualità delle proposte. C’è la direzione artistica di Michele Riondino che super visiona un po’ tutti i progetti. Le nostre proposte sono e devono essere generalista per soddisfare tutti i gusti artistici e culturali. Siamo aperti a tutte le forme artistiche, possiamo occuparci di libri, film, dalla musica al teatro; la scelta è improntata sulla qualità della produzione artistica.
Oltre a spettacoli più canonici come, per esempio, quelli di musica live, organizzate serate con “open mic”, “make friends and bla bla bla”, la vostra industria culturale quale immaginario vuole creare?
La nostra è un'impresa culturale, per quanto mi riguarda, fare impresa significa avere degli standard qualitativi da rispettare. Questo è un grave limite che ha la nostra città: l’impresa culturale. Un conto è l’associazionismo, noi abbiamo molti costi, oltre quelli strettamemte legali ci sono stipendi e contributi di cui siamo molto fieri. Quando si dice che con la cultura si mangia… abbiamo assunto 15 unità, compreso chi ruota attorno Spazioporto, a dimostrazione del precedente enunciato e, in un quartiere (Porta Napoli) dove la povertà culturale va al passo con il degrado ambientale, abbiamo creato un'impresa di “economia pulita” e di questo siamo molto soddisfatti anche quando i ricavi coprono solo le spese. Per quanto riguarda i progetti collaterali, su cui puntiamo molto, vorrei evidenziare “Comedy Central”, in Italia, gli hub ufficiali sono due: Milano e Taranto. Comedy Central è la più importante catena di stand up comedy, un format prodotto dalla Panamaunt; una grandissima soddisfazione per noi e non escludo che, in futuro, altri format di altissimo livello nazionale possano approdare a Spazioporto.
Perché Porta Napoli? Siete contenti di questa scelta, cosa bisognerebbe migliorare in zona?
La scelta di Porta Napoli è stata influenzata da ciò che abbiamo visto in altre realtà europee, ad esempio Berlino ma anche Roma, dove i quartieri, che sono stati rivitalizzati, sono simili a questo dove siamo ora. Nel nostro immaginario, Porta Napoli sarà il vero attrattore della città di Taranto. Vorrei ricordare che esiste già il progetto DOCS che collega le varie realtà culturali di Porta Napoli in un unico contenitore. Cosa andrebbe migliorato? Nell’ultimo anno la situazione è peggiorata tantissimo, sia in termini di decoro urbano che in sicurezza. Abbiamo già fatto le nostre segnalazioni a chi di dovere e attendiamo le risposte dovute. Io chiamo questo: il “Granducato di Porta Napoli”, perché è un quartiere a sé con grandi potenzialità ma avrebbe bisogno di grandi investimenti dalla amministrazione pubblica per sicurezza, decoro urbano, viabilità. Ci vorrebbero anche nuovi investitori, girano le stesse facce, altri investitori giovani, ci sono le opportunità non soltanto finanziamenti pubblici. Qui c’è un quartiere moderno dove i giovani trovano una loro dimensione.
Fra eventi e artisti che avete ospitato chi o cosa vi ha colpito e sorpreso cosa vi ha deluso e chi vorreste ospitare nuovamente?
La forza di Spazioporto è l’empatia; tutti gli artisti che sono venuti si sono trovati bene e noi con loro. Qui trovano un posto all'altezza degli standard europei. Sono tantissimi gli artisti che hanno calcato la nostra scena, ma vorrei ricordare un episodio che non riguarda direttamente Spaziporto ma “Uno maggio libero e pensante” di due anni fa, quello sella pioggia… una pietra miliare per la nostra organizzazione e per la città di Taranto. Un edizione che ha sollevato molte polemiche ma, chi c’era sa com’è andata. Ci ritrovammo grandi nomi della musica italiana, tutti insieme in un’unica serata a Spazioporto: Samuele Bersani, La Rappresentante di lista, Ron, Vinicio Capossela, Nicolò Fabi, Marlene Kunz, Venerus, Willie Peote, e ne sto sicuramente dimenticando altri, tutti insieme è stata un’esperienza indimenticabile. Una persona a cui sono particolarmente legato è Nicolò Fabi, perché ha realizzato l’opera meritoria del “Parco di Lulù” sui Tamburi, che periodicamente si chiude si apre, ci sono problemi ma lui si prodiga molto perché è legato al quartiere Tamburi e a SpazioPorto.
Sono venuta in diverse occasioni con amici e ho letto numerose recensioni positive di persone passate di qui. Cosa vorreste leggere a proposito di SpazioPorto?
Bisogna dividere gli ambiti, il mio è commerciale. Le cose belle le conosco, vorrei leggere: “dovete migliorare in questo...”. Quello che mi da soddisfazione è che stiamo facendo un percorso culturale che attrae anche da fuori città. Ho una certa età e con la mia famiglia ho sempre creduto nella voglia di riscatto di questa città, leggere che vengono da Bari, Brindisi, Lecce, Matera… per me è una soddisfazione, però sono le critiche a farci crescere e noi vogliamo migliorare sempre.
IN AGENDA- TARANTO/ Rooftops EPO5, scommessa vinta: in centinaia negli ex Cantieri Tosi riaperti dopo 35 anni. Da venerdì si torna in città
Scritto da Redazione1Un’altra scommessa vinta per il collettivo Post Disaster: riuscire a portare centinaia di persone negli storici ex Cantieri Tosi, riaperti per l’occasione, nel primo weekend di Rooftops EP05 – La Palude Siderale. Emozionante vedere lo stupore negli occhi di giovani che questi luoghi non sapevano neanche dove fossero. Tanti i ricordi per i più grandi che hanno ritrovato intatte le gru, i capannoni e i dettagli del quotidiano: le reti, uno scrittoio, le sedie, anche una tazzina di porcellana capovolta e lasciata lì, dov’era tanti anni fa. A 111 anni dalla loro inaugurazione, a 35 da quando quei cancelli fuori definitivamente chiusi, grazie a performance, attraversamenti e talk, per tre giorni questi luoghi hanno ripreso vita. Il collettivo Post Disaster, fondato dagli architetti e designer Peppe Frisino, Gabriele Leo, Gabriella Mastrangelo, Grazia Mappa, è noto per aver trasformato i tetti tra i vicoli della Città Vecchia di Taranto in spazi non convenzionali per l’arte contemporanea e l’architettura. Un’idea innovativa che li ha portati fino alla 18esima Mostra Internazionale di Architettura 2023 della Biennale di Venezia.
“Il nostro impegno – spiegano dal collettivo - è volto a far riappropriare la comunità tarantina di luoghi che attualmente si trovano in un limbo temporale e spaziale. Negli ex Cantieri Tosi sembra che tutto si sia fermato, evocando poesia di un potenziale ancora da esprimere. Il nostro è un intervento concettuale. Lavoriamo su questo limbo consapevoli che a Taranto possa durare decenni. Lo dimostrano intere porzioni di città in cui nulla è mai realmente cambiato in questi anni. Questi cantieri sono uno spazio privato ma fanno parte della cultura, della storia della città e in quanto tali devono essere fruibili, anche per un tempo limitato, perché i tarantini colgano le potenzialità del territorio e nascano visioni differenti, che possano incidere sul futuro della città. Quello che facciamo oggi negli ex Cantieri Tosi non è molto diverso da quello che facemmo nell’edizione 2022, sul tetto della palestra Galilei di Città vecchia. Un luogo chiuso negli anni ’90 con lo sgombero di un Centro Sociale, un luogo chiuso a causa della mancanza di lungimiranza delle amministrazioni. Nel 2022 lo abbiamo riaperto al pubblico, permettendo ai tarantini di riappropriarsene”.
La tre giorni negli ex Cantieri Tosi si è aperta venerdì pomeriggio con “Waterbowls” di Tomoko Sauvage, performance sonora realizzata con acqua, idrofoni, ciotole di porcellana e vetro, pietre, conchiglie ed elettronica.
Sabato un’escursione collettiva lungo la laguna, attraverso luoghi di scarto, foci di fiumi, viadotti e archeologie industriali, dalle estremità del quartiere Tamburi per arrivare negli ex cantieri navali dove la performer Lodovica Guarnieri con la sua “Il Cielo, fa Acqua Dappertutto” ha portato il focus sul tema delle paludi e delle bonifiche, tema cardine di questa edizione, ‘La palude siderale’.
“Quattro capitoli per quattro tappe- racconta la Guarnieri – in un percorso che dagli eucalipti è passato nel capannone con vista mare, dai piloni, all’esterno di una delle navate dello scivolo. Un testo sulla storia ambientale, industriale, delle bonifiche per affrontare in maniera critica la negazione della palude, storicamente un luogo infertile, vuoto, da cancellare, in cui invece occorre reimmaginarci, evocando pratiche di resistenza all’inquinamento industriale, qui come in tanti altri luoghi con un destino simile”.
A seguire “Iride” di Trifoglio (Marta Bellu, Donato Epiro, Andrea Sanson), performance di suono, movimento, luce, che ispirandosi all’osservazione della natura dell’acqua ha indagato, attraverso il concetto di sguardo come strumento compositivo, la relazione liquida tra soggetto e paesaggio.
Domenica mattina spazio al talk con Silvia Gioberti (UdK Berlin, Guerilla Architects) e, ospite d’eccezione, Markus Bader, parte del collettivo Raumlabor – Udk Berlin, Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Architettura 2021. Un riconoscimento alla carriera vinto non come singolo ma come gruppo, secondo quella che è la stessa idea di Post Disaster. “Il nostro collettivo lavora insieme da 25 anni, ed ognuno e ognuna decide individualmente cosa fare, a che progetti voler prender parte, proseguendo anche il proprio percorso personale. Il segreto sta nel fare, nel continuare e i presupposti importanti e imprescindibili per tenere in piedi questa esperienza sono l’amicizia che ci lega e la fiducia reciproca”.
Rooftops Ep05 è stato selezionato, insieme ad altri otto festival in Italia, dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per la promozione e la valorizzazione dell’architettura italiana ed è sponsorizzato da Erredi, Officine Jolly e Confapi Taranto. Partners Fondazione Taranto 25, cooperativa teatrale Crest ed Ets Symbolum.
“Ho subito sposato il progetto del collettivo Post Disaster, perché - afferma Fabio Greco, presidente di Confapi Taranto – a me piace investire in questo genere di iniziative rivolte ai giovani ma non solo. In questi giorni c’era tanta gente nei Cantieri ed era emozionante vederla. Per i tarantini significa ricordare i genitori, i nonni che lavoravano in una grande azienda. Un posto che sicuramente tornerà a breve a svolgere quelle che sono le sue naturali attività. Questi luoghi vanno riqualificati, rimessi a posto e innovati per restituirli agibili alla città”
Da venerdì 11 a domenica 13 aprile si torna in città con performance, escursioni performative e solo per sabato 12, dalle 11.00 alle 13.00, la Mostra estemporanea ambientata negli spazi seminter-rati della Concattedrale Gran Madre di Dio, quasi mai accessibili al pubblico, intitolata “Sotto-sopra / UpsideDown: scorie, tracce, incatenamenti” di Mario Lupano, Gianluca Marinelli e Vincenzo Moschetti. A chiudere, il 13 aprile, un talk su un tetto di via Pentite, in Città vecchia.
IL PROGRAMMA DEL PROSSIMO WEEKEND
Secondo Movimento > CITTÀ
il sogno infranto della modernità
Venerdì 11 aprile, h. 18:30
Piazza Fontana, Taranto
“Paludofobia” di Giulia Crispiani
Reading in due atti, che racconta la separazione sentimentale tra mare e terra. “Il mare rinfresca il corpo delle persone nei giorni più caldi dell’anno. Eppure, il mare piange ancora la palude. Quella palude è stata una storia d’amore tra la terra e il mare. I fascisti pensavano che questo amore non fosse adatto alla causa riproduttiva. Ai fascisti interessavano solo i numeri, ma non perché gli piacesse contare”.
“Waterfront” di Gaspare Sammartano
A partire dal fallimento del progetto Waterfront - intervento sociale, architettonico e paesaggistico pianificato per anni come riqualificazione del tratto costiero e nuovo collegamento tra il porto e la città, la sound performance è il canto inaugurale di una nuova era esotica e oscura, in cui si immagina le possibilità di questi luoghi e dei loro abitanti, umani e non, di riorganizzarsi per riconquistare la propria indipendenza e autonomia. “Tra i ponti crollati e le rovine dell’Arsenale Militare, le ultime bande si spingono ad ammirare la luce fluorescente dell'area verde infetta, i colori delle nuove piante e le voci di uccelli e cetacei. È emerso una sorta di inconscio culturale che appartiene a nuove, strane ed eccentriche manifestazioni della Natura”.
Sabato 12 aprile, h 11:00 – 13:00
Concattedrale Gran Madre di Dio
“Sottosopra / Upside Down: scorie, tracce, incatenamenti” di Mario Lupano, Gianluca Marinelli e Vincenzo Moschetti
Mostra estemporanea ambientata negli spazi seminterrati della Concattedrale Gran Madre di Dio: una serie di accadimenti e installazioni si snodano in questo ambiente e mostrano scorie, tracce e incantamenti, riferiti a episodi rimossi della storia novecentesca di Taranto. Si esplora il rapporto tra arte e industria, non solo quello del modernismo virtuoso ma quello più drammatico e oscuro che coinvolge la figura dell’artista-operaio e che si pone in dialogo con il transito del movimento della poesia visiva e ci si confronta con una teoria dell’architettura che ha improntato la tensione al fuoriscala di alcune significative architetture novecentesche della città.
Sabato 12 aprile, h 16:00
Rotonda del Lungomare Vittorio Emanuele III
“Cometario” di Extragarbo (Cosimo Ferrigolo, Gaia Ginevra Giorgi, Edoardo Lazzari)
Escursione performativa (3 ore per un percorso di 4,5 km – gratuito, numero limitato prenotazione su Eventbrite)
Un sogno a occhi aperti, un’affabulazione collettiva intorno alla città e le sue apparizioni oniriche. Un catalogo di sogni raccolti attraverso incontri accidentali, appuntamenti e affinità elettive, che intercettano le visioni più intime del rapporto tra la città e i suoi abitanti, e si trasformano in stazioni di una costellazione immaginaria. Il percorso si snoda per le vie della Città Nuova, conducendo i partecipanti attraverso la lettura di una mappa celeste. Ogni tappa convoca un luogo-racconto sognato dagli abitanti e così il cammino si compone come una costellazione terrestre. “Come può un pensiero diurno essere sognante—non sognatore, ma sognante?”
Domenica 13 aprile, h 11:30
Tetto su via Pentite, Città Vecchia
Conversazione con Nina Bassoli (Triennale Milano) Mario Lupano, Michele Galluzzo
Pranzo e assemblea aperta con pratiche territoriali
IN AGENDA- TARANTO/ Torna Rooftops EP05, il Festival di Architettura del Collettivo Post Disaster: appuntamenti dal 3 al 13
Scritto da Redazione1Si parte con un talk, sostenuto dall’Ambasciata dei Paesi Bassi, che sancisce il gemellaggio tra i tetti di Taranto e quelli di Rotterdam
Hanno trasformato i tetti tra i vicoli dell’Isola in spazi urbani non convenzionali e performativi, un’idea innovativa che li ha portati fino alla 18esima Mostra Internazionale di Architettura 2023 della Biennale di Venezia ma anche al Maxxi, alla Triennale di Milano, alla Biennale di Arte di Malta.
Il collettivo Post Disaster, fondato dagli architetti e designer Peppe Frisino, Gabriele Leo, Grazia Mappa, Gabriella Mastrangelo, dopo un anno di stop, torna con Rooftops EP05.
Selezionato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per la promozione e la valorizzazione dell’architettura italiana, insieme ad altri otto festival in Italia, Rooftops EP05 quest’anno ha per tema “La palude siderale”, metafora di uno spazio mostruoso eppure generativo, contro-antropocentrico, in cui le gerarchie tra l’umano e l’altro si rovesciano e si sovvertono.
È il suggello di un percorso iniziato nel 2018 e che stavolta si estende anche nello spazio, spostandosi dai tetti ad altri luoghi simbolo della città, come gli ex Cantieri Tosi e mar Piccolo, la Concattedrale, il Mudit-Casa Viola, la Rotonda, piazza Fontana, slabbrandosi fino ad annettere nuovi margini.
Un’estensione che è anche temporale, dal 3 al 13 aprile. Dieci giorni di incontri, performance teatrali e sonore ad ingresso gratuito, attraversamenti critici, escursioni e conferenze con ospiti nazionali e internazionali tra cui Markus Bader, parte del collettivo Raumlabor – Udk Berlin, Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Architettura 2021, Mario Lupano, direttore della didattica dell’Università IUAV di Venezia e Nina Bassoli, curatrice della sezione Architettura e rigenerazione urbana della Triennale di Milano.
“Nasciamo in Città vecchia, dove il possibile si manifesta – spiega il collettivo Post Disaster – ma abbiamo avvertito l’esigenza di espanderci per capire quali sono gli altri luoghi in cui la città rivela le sue urgenze, emergenze e possibilità. Se prima il punto di vista era legato ai tetti della Città Vecchia, ora vi invitiamo a co-immaginare Taranto partendo dall’isola e andando oltre l’isola, verso gli spazi negletti della città modernista, verso le infrastrutture portuali e le ecologie lagunari”.
Un programma diviso in due sezioni.
Si parte da Casa Viola - Mudit il 3 aprile alle 19.00 con un talk sostenuto dall’Ambasciata dei Paesi Bassi, che sancisce ufficialmente il gemellaggio tra i tetti di Città vecchia e quelli di Rotterdam, e che vede la partecipazione di Léon van Geest - Direttore Rotterdam Rooftops Day / Rotterdamse Daken Dagen per European Creative Rooftop Network.
All’incontro prenderà parte anche Rita Orlando, responsabile della progettazione culturale e networking della Fondazione Matera 2019.
A parlare delle buone pratiche tarantine durante l’incontro i partners di Rooftops EP05: cooperativa teatrale Crest, l’Ets Symbolum, Fondazione Taranto 25.
"Sosteniamo economicamente e moralmente questi progetti perché crediamo fermamente nella loro capacità di riscrivere il rapporto tra la città, la sua storia e il suo futuro, aprendo nuove prospettive di coesistenza tra ambiente, infrastrutture e comunità”- è il commento del presidente di.Fondazione Taranto 25 Fabio Tagarelli
Il festival, sponsorizzato da Erredi, Officine Jolly e Confapi Taranto, poi entrerà nel vivo. Diviso in due sezioni per altrettanti weekend, dal 4 al 6 aprile si svolgerà negli ex Cantieri Tosi, con un’esplorazione del mar Piccolo di Taranto tra performance sonore, letture, escursioni (tutte ad ingresso libero) e una conferenza domenicale con Markus Bader (UdK Berlin, Raumlabor, FloatingUniversity) e Silvia Gioberti (UdK Berlin, Guerilla Architects)
“Confapi Taranto sostiene tutte le iniziative che risultano utili ed efficaci all’obiettivo dichiarato ormai da anni per la diversificazione produttiva. Il caso dei cantieri navali Tosi è emblematico in quest’ottica e l’iniziativa in programma - dichiara l’ing. Fabio Greco presidente di Confapi Taranto - rappresenta un importante spunto di diversificazione culturale”.
Un progetto sposato anche da Officine Jolly. “Con l’ottenimento, finalmente, delle autorizzazioni di valutazione di impatto ambientale – spiega Antonio Petaro Presidente del Gruppo Jolly - puntiamo a rilanciare Taranto anche nell’ambito della cantieristica navale, settore un tempo fiore all’occhiello dell’economia territoriale”.
Da venerdì 11 a domenica 13 aprile si torna in città con performance, escursioni performative e solo per sabato 12, dalle 11.00 alle 13.00, la Mostra estemporanea ambientata negli spazi seminterrati della Concattedrale Gran Madre di Dio, quasi mai accessibili al pubblico,intitolata “Sottosopra / Upside Down: scorie, tracce, incatenamenti” di Mario Lupano, Gianluca Marinelli e Vincenzo Moschetti.
"Siamo orgogliosi di sostenere Rooftops EP05 – commenta Rosanna D’Andria di Erredi - un evento che porta avanti una riflessione profonda sull’identità di Taranto e sulle sue trasformazioni. Crediamo nell'importanza di investire in progetti culturali capaci di stimolare un confronto aperto su temi cruciali come il rapporto tra spazio urbano, paesaggio e comunità”.
A chiudere, il 13 aprile, un talk su un tetto di via Pentite, in Città vecchia.La conversazione con Nina Bassoli (Triennale Milano), Mario Lupano, Michele Galluzzo si concluderà con il pranzo e un’assemblea aperta, per interrogarsi su come il dis-astro, letteralmente “il dis-allineamento dagli astri”, una condizione infausta, contraria alle rotte favorevoli, possa condurre ad una deriva felice.
PROGRAMMA COMPLETO di ROOFTOPS EP05 “La Palude Siderale” Taranto 3–13 Aprile 2025
Giovedì 3 aprile, h 19:00
Casa Viola – Mudit, via Plateja n.51, Taranto
Talk inaugurale – gemellaggio Taranto/Rotterdam
Con: Post Disaster, Cooperativa Crest , ETS Symbolum, Fondazione Taranto 25, Comune di Taranto, Rita Orlando - Responsabile Progettazione culturale e Networking Fondazione Matera 2019, Léon van Geest - Direttore Rotterdam Rooftops Day / Rotterdamse Daken Dagen per European Creative Rooftop Network
Primo Movimento > LAGUNA
co-esistenza anfibia, eredità tossiche, relazioni umide
Venerdì 4 aprile, h 18:00
Ex Cantieri Navali Tosi
“Waterbowls” di Tomoko Sauvage (ingresso gratuito con prenotazione)
performance sonora realizzata con acqua, idrofoni, ciotole di porcellana e vetro, pietre, conchiglie ed elettronica. Sauvage ha sviluppato il suo originale strumento musicale, Waterbowls, ispirandosi inizialmente allo strumento tradizionale dell’India meridionale, il Jaltarang. La sua sperimentazione a lungo termine, animata da una ricerca tattile sulle proprietà dei materiali, ha trasformato le ciotole di porcellana riempite d’acqua in uno strumento elettroacustico acquoso.
Sabato 5 aprile, h 15:30
punto di ritrovo per percorso a piedi: Parcheggio scuola G.B Vico
Escursione collettiva di circa 45 minuti lungo la laguna, attraverso luoghi di scarto, foci di fiumi, viadotti e archeologie industriali, dalle estremità del quartiere Tamburi per arrivare negli spazi degli ex Cantieri Navali Tosi.
Sabato 5 aprile h 16.30
Ex Cantieri Navali Tosi
Lecture performance “Il Cielo, Fa Acqua Dappertutto” di Lodovica Guarnieri
Lecture performance che rivendica la possibilità di fiorire collettivamente nelle eredità tossiche del capitalismo. Partendo dai Cantieri Navali Tosi di Taranto, si districano le connessioni tra l’inquinamento del Mar Piccolo e la creazione di geografie neocoloniali nel Mediterraneo. Attraverso questa mappatura, la performance tenta di re-incantare i mondi umidi, evocando pratiche di resistenza che emergono dal doloroso e, al tempo stesso, ineluttabile intreccio di corpi, acqua e infrastrutture.
“Iride” di Trifoglio (Marta Bellu, Donato Epiro, Andrea Sanson)
Performance di suono, movimento, luce, che riflette specificatamente il luogo che abita e da cui viene guardata. Ispirandosi all’osservazione della natura dell’acqua indaga, attraverso il concetto di sguardo come strumento compositivo, la relazione liquida tra soggetto e paesaggio: svuotare chi guarda in ciò che è guardato. L’ìride è una sfera attraversata dalla luce che permette la visione, ma è anche un fiore, un minerale iridescente, alcune specie di animali cangianti, un genere di insetti dell’ordine mantoidei. L’ìride è una generatrice di mondi.
Domenica 6 aprile, h 11:30
Ex Cantieri Navali Tosi
Conversazione
con Markus Bader (UdK Berlin, Raumlabor, FloatingUniversity) e Silvia Gioberti (UdK Berlin, Guerilla Architects)
Pranzo e assemblea aperta con pratiche territoriali
Dal 7-10 aprile iniziative dedicate alle scuole, con Post Disaster Tour (7 e 10 aprile) un laboratorio (8 aprile) e una mostra (9 aprile) a Palazzo Galeone in Via Pentite (Città Vecchia) con l’Istituto Comprensivo Salvemini di Taranto.
Secondo Movimento > CITTÀ
il sogno infranto della modernità
Venerdì 11 aprile, h. 18:30
Piazza Fontana, Taranto
“Paludofobia” di Giulia Crispiani
Reading in due atti, che racconta la separazione sentimentale tra mare e terra. “Il mare rinfresca il corpo delle persone nei giorni più caldi dell’anno. Eppure, il mare piange ancora la palude. Quella palude è stata una storia d’amore tra la terra e il mare. I fascisti pensavano che questo amore non fosse adatto alla causa riproduttiva. Ai fascisti interessavano solo i numeri, ma non perché gli piacesse contare”.
“Waterfront” di Gaspare Sammartano
A partire dal fallimento del progetto Waterfront - intervento sociale, architettonico e paesaggistico pianificato per anni come riqualificazione del tratto costiero e nuovo collegamento tra il porto e la città, la sound performance è il canto inaugurale di una nuova era esotica e oscura, in cui si immagina le possibilità di questi luoghi e dei loro abitanti, umani e non, di riorganizzarsi per riconquistare la propria indipendenza e autonomia. “Tra i ponti crollati e le rovine dell’Arsenale Militare, le ultime bande si spingono ad ammirare la luce fluorescente dell'area verde infetta, i colori delle nuove piante e le voci di uccelli e cetacei. È emerso una sorta di inconscio culturale che appartiene a nuove, strane ed eccentriche manifestazioni della Natura”.
Sabato 12 aprile, h 11:00 – 13:00
Concattedrale Gran Madre di Dio
“Sottosopra / Upside Down: scorie, tracce, incatenamenti” di Mario Lupano, Gianluca Marinelli e Vincenzo Moschetti
Mostra estemporanea ambientata negli spazi seminterrati della Concattedrale Gran Madre di Dio: una serie di accadimenti e installazioni si snodano in questo ambiente e mostrano scorie, tracce e incantamenti, riferiti a episodi rimossi della storia novecentesca di Taranto. Si esplora il rapporto tra arte e industria, non solo quello del modernismo virtuoso ma quello più drammatico e oscuro che coinvolge la figura dell’artista-operaio e che si pone in dialogo con il transito del movimento della poesia visiva e ci si confronta con una teoria dell’architettura che ha improntato la tensione al fuoriscala di alcune significative architetture novecentesche della città.
Sabato 12 aprile, h 16:00
Rotonda del Lungomare Vittorio Emanuele III
“Cometario” di Extragarbo (Cosimo Ferrigolo, Gaia Ginevra Giorgi, Edoardo Lazzari)
Escursione performativa (3 ore per un percorso di 4,5 km – gratuito, numero limitato prenotazione su Eventbrite)
Un sogno a occhi aperti, un’affabulazione collettiva intorno alla città e le sue apparizioni oniriche. Un catalogo di sogni raccolti attraverso incontri accidentali, appuntamenti e affinità elettive, che intercettano le visioni più intime del rapporto tra la città e i suoi abitanti, e si trasformano in stazioni di una costellazione immaginaria. Il percorso si snoda per le vie della Città Nuova, conducendo i partecipanti attraverso la lettura di una mappa celeste. Ogni tappa convoca un luogo-racconto sognato dagli abitanti e così il cammino si compone come una costellazione terrestre. “Come può un pensiero diurno essere sognante—non sognatore, ma sognante?”
Domenica 13 aprile, h 11:30
Tetto su via Pentite, Città Vecchia
Conversazione con Nina Bassoli (Triennale Milano) Mario Lupano, Michele Galluzzo
Pranzo e assemblea aperta con pratiche territoriali
L'INTERVISTA/ Patrizia Saccà: lo yoga insegna a oltrepassare i limiti verso l'equilibrio corpo-spirito-mente
Scritto da Redazione1di Lucia Pulpo
Lo scorso 27 marzo, ho partecipato alla presentazione del libro “Il saluto alla Luna” di Patrizia Saccà Toshini, organizzata dall’associazione “Naturalmente al Sud” in collaborazione coll’associazione “Dis-Education”. Un “corpo spezzato” (come lei stessa si definisce) che porta lo yoga a tutti “bipedi” e non. Oltre a partecipare a qualche esercizio ho chiesto alla “dea dormiente” (la posizione preferita dai bambini):
Prima del “Saluto alla Luna”, ha pubblicato il “Saluto al Sole”. Quali sono le differenze fra i due testi?
Sì, saluto tutti! Sono esercizi diversi. Il primo è stato pubblicato nel 2017, è la mia tesi di laurea per divenire insegnante di Yoga. Non è stato facile perché ero disabile e, in 5000 anni di filosofia Yoga, non è mai successo che l’insegnante fosse una persona disabile che spieghi ai “bipedi” cosa sentire e come muoversi. Studiando e praticando lo yoga col mio corpo, ho elaborato un mio metodo ”Yoga a raggi liberi” per praticare yoga da seduti. L’importante è praticarlo col corpo che si abita; è lo yoga a doversi adeguare, non il praticante. “Il saluto alla Luna” sono esercizi più avanzati, 16 asana. Credo siamo in due: io e un ragazzo americano, ad insegnare yoga da praticare da seduti. Insegno agli insegnanti, soltanto a loro perché hanno già la competenza ZEN. Ne avrò formati circa 50. Questo libro non è esclusivamente per loro, è facilitato dalle figure, gli schemi, ci sono molti contributi di cui sono molto contenta.
Prima di essere insegnante, lei è stata atleta paralimpica per la specialità del tennis da tavolo. Sport e Yoga sono due cuori nella sua capanna?
Sono rimasta sulla sedia, paraplegica, a 13 anni e lo sport è stato il primo percorso dove incanalare la mia rabbia. Poi nel ‘92 mi sono avvicinata allo yoga ma il mio obbiettivo era sempre quello di vincere una medaglia. Si trattava di competitività, invece è importante cercare il benessere del corpo fisico, mentale e spirituale. Noi siamo l’uno composto da corpo e mente e spirito. Non sono induista o buddhista ma credo nella divinità che è in ognuno di noi.
Il suo è uno “yoga senza barriere. Per lei, cos’è il limite?
“Yoga per tutti i corpi”. Se consideriamo un gradone alto… quello è oggettivamente un limite fisico; spesso però i limiti sono quelli che noi stessi ci poniamo. Invece dovremmo cercare d’oltrepassare quei limiti mirando sempre all’equilibrio corpo-spirito-mente.
Lei ha collaborato con le unità spinali degli ospedali di Torino, Milano, Ancona… come reagiscono gli ospedali allo yoga in corsia?
Sì, in ospedali a lunga degenza per patologie gravi, oppure, per accompagnare alla morte. Mi hanno aperto le porte, lo yoga aiuta non soltanto i degenti ma, anche, i famigliari. Il cambiamento, traumatico o meno che sia, lascia sempre dei segni; li vediamo negli occhi anche a distanza di tempo, però si deve andare avanti e riprendere a sorridere. Negli ultimi tempi, a Torino dove risiedo, i bambini praticano yoga a scuola.
Si inizia sempre dal respiro fino al silenzio della pace interiore.
Qui, al Sud, la situazione è diversa. Oltre ai libri, tiene corsi online?
Sì, ma accetto esclusivamente allievi già diplomati presso il centro nazionale, ZEN. Comunque è meglio iniziare seguendo un insegnante in un percorso individuale e, successivamente, lezioni di gruppo quando il giudizio ha allentato l’attenzione e non ci distrae più. Non è importante il rumore di fuori, lo sguardo non deve distogliere la nostra attenzione dalla nostra interiorità.
A Taranto non è venuta soltanto per presentare il libro…
Qui, in Puglia, sono venuta diverse volte perché mi piace molto viaggiare, a me e a mio marito. Sono venuta su invito dell’associazione “Naturalmente al Sud” per fare un cammino sulla via Jonica. Il tempo non ci ha accompagnato, a parte la presentazione del libro, il cammino è stato rinviato a Maggio. Sarà l’occasione per tornare e magari tenere una lezione di gruppo.
L'INTERVISTA/ Patrizia Saccà: lo yoga insegna a oltrepassare i limiti verso l'equilibrio corpo-spirito-mente
Scritto da Redazione1di Lucia Pulpo
Lo scorso 27 marzo, ho partecipato alla presentazione del libro “Il saluto alla Luna” di Patrizia Saccà Toshini, organizzata dall’associazione “Naturalmente al Sud” in collaborazione coll’associazione “Dis-Education”. Un “corpo spezzato” (come lei stessa si definisce) che porta lo yoga a tutti “bipedi” e non. Oltre a partecipare a qualche esercizio ho chiesto alla “dea dormiente” (la posizione preferita dai bambini):
Prima del “Saluto alla Luna”, ha pubblicato il “Saluto al Sole”. Quali sono le differenze fra i due testi?
Sì, saluto tutti! Sono esercizi diversi. Il primo è stato pubblicato nel 2017, è la mia tesi di laurea per divenire insegnante di Yoga. Non è stato facile perché ero disabile e, in 5000 anni di filosofia Yoga, non è mai successo che l’insegnante fosse una persona disabile che spieghi ai “bipedi” cosa sentire e come muoversi. Studiando e praticando lo yoga col mio corpo, ho elaborato un mio metodo ”Yoga a raggi liberi” per praticare yoga da seduti. L’importante è praticarlo col corpo che si abita; è lo yoga a doversi adeguare, non il praticante. “Il saluto alla Luna” sono esercizi più avanzati, 16 asana. Credo siamo in due: io e un ragazzo americano, ad insegnare yoga da praticare da seduti. Insegno agli insegnanti, soltanto a loro perché hanno già la competenza ZEN. Ne avrò formati circa 50. Questo libro non è esclusivamente per loro, è facilitato dalle figure, gli schemi, ci sono molti contributi di cui sono molto contenta.
Prima di essere insegnante, lei è stata atleta paralimpica per la specialità del tennis da tavolo. Sport e Yoga sono due cuori nella sua capanna?
Sono rimasta sulla sedia, paraplegica, a 13 anni e lo sport è stato il primo percorso dove incanalare la mia rabbia. Poi nel ‘92 mi sono avvicinata allo yoga ma il mio obbiettivo era sempre quello di vincere una medaglia. Si trattava di competitività, invece è importante cercare il benessere del corpo fisico, mentale e spirituale. Noi siamo l’uno composto da corpo e mente e spirito. Non sono induista o buddhista ma credo nella divinità che è in ognuno di noi.
Il suo è uno “yoga senza barriere. Per lei, cos’è il limite?
“Yoga per tutti i corpi”. Se consideriamo un gradone alto… quello è oggettivamente un limite fisico; spesso però i limiti sono quelli che noi stessi ci poniamo. Invece dovremmo cercare d’oltrepassare quei limiti mirando sempre all’equilibrio corpo-spirito-mente.
Lei ha collaborato con le unità spinali degli ospedali di Torino, Milano, Ancona… come reagiscono gli ospedali allo yoga in corsia?
Sì, in ospedali a lunga degenza per patologie gravi, oppure, per accompagnare alla morte. Mi hanno aperto le porte, lo yoga aiuta non soltanto i degenti ma, anche, i famigliari. Il cambiamento, traumatico o meno che sia, lascia sempre dei segni; li vediamo negli occhi anche a distanza di tempo, però si deve andare avanti e riprendere a sorridere. Negli ultimi tempi, a Torino dove risiedo, i bambini praticano yoga a scuola.
Si inizia sempre dal respiro fino al silenzio della pace interiore.
Qui, al Sud, la situazione è diversa. Oltre ai libri, tiene corsi online?
Sì, ma accetto esclusivamente allievi già diplomati presso il centro nazionale, ZEN. Comunque è meglio iniziare seguendo un insegnante in un percorso individuale e, successivamente, lezioni di gruppo quando il giudizio ha allentato l’attenzione e non ci distrae più. Non è importante il rumore di fuori, lo sguardo non deve distogliere la nostra attenzione dalla nostra interiorità.
A Taranto non è venuta soltanto per presentare il libro…
Qui, in Puglia, sono venuta diverse volte perché mi piace molto viaggiare, a me e a mio marito. Sono venuta su invito dell’associazione “Naturalmente al Sud” per fare un cammino sulla via Jonica. Il tempo non ci ha accompagnato, a parte la presentazione del libro, il cammino è stato rinviato a Maggio. Sarà l’occasione per tornare e magari tenere una lezione di gruppo.
LA MOSTRA- TARANTO/ In Frattempo, Arena racconta il tempo del possibile
Scritto da Redazione1Approda a Taranto la mostra personale di Francesco Arena, Frattempo, Sono la tua casa e t’amo e tu la tua casa riama, curata da Minuta Contemporanea, in collaborazione con studio Francesco Marrone di Taranto e Liuzzi Fine Art di Parma. L’esposizione, che inaugura su invito il 30 marzo 2025, rappresenta un vero e proprio plongeon nella poetica di Arena, considerato uno dei protagonisti della scena artistica italiana contemporanea.
Francesco Arena
Nato nel 1978 a Torre Santa Susanna (Brindisi), attualmente vive e lavora a Cassano delle Murge (Bari).
La sua formazione artistica èavvenuta presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel corso della sua
carriera ha esposto in numerose mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, e le sue opere sono
presenti in prestigiose collezioni museali internazionali – tra cui il Walker Art Center di Minneapolis, il
Philadelphia Art Museum, il Magazzino Italian Art di Cold Spring (NY), il Castello di Rivoli, il MAXXI di Roma, il Museion di Bolzano, il Museo Madre e il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli. Nel 2019 Skira ha pubblicato il catalogo monografico “Francesco Arena, 5468 giorni” che raccoglie circa 60 opere realizzate tra il 2004 e il 2019, mentre nel 2024 ha conquistato il prestigioso Premio Pino Pascali con il progetto “30 altalene”
.
La Mostra e il Suo Spazio
L’arte di Arena indaga eventi storici, politici e sociali del passato recente, spesso trascurati, e li reinterpreta
attraverso sculture e installazioni caratterizzate da forme sintetiche e metaforiche. Un elemento distintivo
della sua pratica è l’uso di dati antropometrici personali – come peso, altezza e distanza degli occhi dal suolo– che rendono tangibile la narrazione della storia.
L’esposizione si sviluppa all’interno di un appartamento situato nel cuore del centro storico di Taranto, nel
Palazzo Magnini in viale Virgilio 1, un ambiente destinato a trasformarsi, per prossima ristrutturazione, da
spazio privato a luogo pubblico. Il titolo Frattempo richiama quell’intervallo di tempo che esprime l’idea di qualcosa che accadrà mentre si sta verificando qualcos’altro. Il tempo che normalmente resta ai margini e
che viene riscattato e riconosciuto nella sua importanza, liberato dall’oblio e dalla categoria dell’inciso. Un segmento solitamente imbrigliato nella dimensione parentetica, restituito a dignità di accadimento e di prefigurazione del possibile. In questo contesto, l’epigrafe “Sono la tua casa e t’amo. E tu la tua casa riama”, presente all’interno del cortile d’ingresso di Palazzo Magnini, è tratta dal libro Signorilità, della contessa Elena Morozzo Della Rocca (1933) e sottolinea come la casa non sia solo un luogo in cui vivere, ma un’entità viva, capace di riflettere l’anima e l’identità di chi la abita, un rifugio prezioso da amare, curare e rispettare.
Il Percorso Espositivo
Attraverso una selezione accurata di opere, il percorso espositivo mette in relazione il processo creativo di
Arena con lo spazio stesso. Le opere, da lui descritte come “corpi silenti”, trovano vita e movimento nella
storia che portano in sé e nell’interazione con l’ambiente che le ospita. L’appartamento, con il suo atrio, le scale, con i ricordi di momenti vissuti – bambini che giocano, adulti che vivono, generano e, infine, lasciano il segno del tempo – diventa un palcoscenico in cui memoria e identità si fondono. Ogni opera si adatta ai volumi e alle atmosfere del luogo, lì dove il materiale fisico incontra la bellezza dell’imperfezione:
l’annerimento dei muri, la profondità delle ombre, l’opacità dei vetri. Una storia fatta di nostalgia e di
continua trasformazione, un invito a guardarsi dentro per poter vedere il mondo esterno, un’esperienza che
unisce il corpo, lo spazio e la memoria collettiva.
Questa mostra diventa quindi spazio di riflessione. Le peculiarità della vita di Francesco Arena si intrecciano
con la storia del luogo, trasformando l’appartamento in un racconto vivo e pulsante di memoria, ogni
dettaglio diventa voce, ogni traccia si fa eco di un passato che riaffiora. L’ambiente si carica di significati,
accogliendo frammenti di vite trascorse, di presenze che ancora abitano l’aria. Nulla viene cancellato, ma tutto viene ascoltato e restituito a testimonianza di ciò che è stato e di ciò che ancora può essere.
Ascoltare i luoghi, lasciarsi guidare dai loro silenzi, dai segmenti che custodiscono. Cercare un segno lieve,
quasi impercettibile, che non imponga la propria presenza con la forza, ma si insinui con discrezione,
rispettando ciò che è stato. Come chi tenta di sostenere un muro fragile con assi di legno, non per stravolgerlo, ma per preservarne l’essenza. Proteggere, non cancellare. Accogliere, senza sovrastare. Perché
ciò che resta possa ancora preservare il racconto.
Tra le opere più significative in esposizione:
Altalena, 2024. Un’altalena con la seduta in bronzo, posta all’ingresso richiama un elemento dell’infanzia e
simbolizza il movimento oscillatorio del tempo e l’instabilità di un equilibrio in continuo divenire. “L’altalena non è un oggetto, ma un’idea. Si spegnerà nella mente del tempo” è la rielaborazione di una citazione di Fëdor Dostoevskij, incisa sull’asse.
Kurt, 2024. La targa in bronzo “Kurt Schwitters 1877-1948 Artist lived here”, posizionata in prossimità della
porta di ingresso, ricorda l’omonima targa affissa sulla facciata di una casa londinese, edificio nel quale per
un certo tempo ha vissuto il dadaista Kurt Schwitters.
Corner (Marianna, Anna, Francesco), 2013. Tre barre in bronzo, corrispondenti alle altezze dell’artista, di sua moglie e di sua figlia (misurate nell’estate del 2013), configurano un intimo ritratto familiare.
Testa di Lenin nella fodera di un cappotto, 2009. L’immagine del leader politico è nascosta tra le pieghe di un vecchio cappotto dell’artista, evocando il connubio tra storia personale e identità condivisa.
Positivo di impronta destra con biglietti da visita, 2017. L’impronta della scarpa destra dell’artista è
riprodotta in bronzo lucidato a specchio e reca al suo interno un mazzetto di biglietti raccolti nei suoi viaggi,
simbolo di incontri e percorsi.
Cucina democristiana, 2012. Otto libri posizionati a terra, sistemati con l’ausilio di blocchi di marmo a
riprodurre le porte della cucina di casa del nonno dell’artista.
Cumulo (scarpe e macerie), 2016. Un paio di scarpe dell’artista, sospese a circa 120 cm da terra con un cavo
d’acciaio che scende dal soffitto, sono installate in modo che le suole guardino verso l’alto, una visione
opposta rispetto a quella che avevano quando, originariamente, l’artista le calzava per calpestarne il suolo.La superficie delle suole diventa un piano di appoggio per un cumulo di macerie provenienti dal pavimento in cemento del suo vecchio studio, ormai sgretolato sotto il peso del tempo.
Info pubblico
Frattempo
30 marzo – 2 giugno 2025
Viale Virgilio, 1 A – Taranto
Opening – 30 marzo ore 17.30 solo su invito ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )
Orario e giorni di esposizione – sabato e domenica ore 10.00 – 12.00
tutti i giorni solo su prenotazione( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. o messaggio
direct instagram al profilo @frattempo)
IN AGENDA- TARANTO/ "Il saluto alla luna", la campionessa paralimpica Patrizia Saccà racconta la magia dello yoga
Scritto da Redazione1Una serata dedicata alla bellezza del movimento, all’ascolto del corpo e al potere trasformativo dello yoga.
Questa sera 27 marzo, alle 18:30, nella Sala Conferenze del Dipartimento di Salute Mentale (Via SS Annunziata, TARANTO) si svolgerà la presentazione del libro:
Il Saluto alla Luna – Yoga a Raggi Liberi” di Patrizia Saccà Toshini
Una serata speciale con una donna straordinaria: Patrizia Saccà, per 28 anni campionessa paralimpica, oggi guida sensibile e competente di “Yoga a Raggi Liberi”. Patrizia, con il suo metodo, attraverso libri e lezioni guidate, accompagna le persone in un percorso profondo di riconnessione con sé stesse.
L’autrice, Patrizia Saccà Toshini, dialogherà con Alessandra Mastrorosa, in un incontro che intreccia parole, esperienze e consapevolezza.
Un’occasione per riscoprire lo yoga come pratica accessibile e universale, capace di adattarsi a ogni corpo ed ogni storia. “Praticare yoga con il corpo che abiti” proprio come ci ricorda sempre Patrizia.
L’incontro si inserisce nel programma del progetto La Via Jonica – Land For All, promosso da Naturalmente a Sud in collaborazione con Associazione Dis-Education.
Lu.Lo.
IN AGENDA-TARANTO/ Mario Desiati presenta "Malbianco"
Scritto da Redazione1Il premio Strega Mario Desiati sarà a Taranto, domani, venerdì 28 marzo, alle ore 18, nella Biblioteca Civica «Pietro Acclavio», per presentare il suo ultimo romanzo «Malbianco» (Einaudi). L’autore dialogherà con Giulia Galli e Miriam Putignano, rispettivamente referenti dei Presìdi del Libro di Taranto «Dickens» e «Rosa Pristina» cui si deve l’organizzazione dell’iniziativa. Si tratta di un appuntamento davvero speciale perché «Malbianco» è ambientato proprio nel capoluogo ionico con una storia che muove dai boschi di Taranto per approdare al gelo dei campi di prigionia tedeschi. Una storia con la quale Mario Desiati è tornato con un grande romanzo che indaga il rapporto tra l’individuo e le sue radici, il trauma e la vergogna, interrogando con coraggio il rimosso collettivo del nostro Paese attraverso i segreti e i silenzi che avvolgono i protagonisti della vicenda, come il malbianco infesta il tronco degli alberi.
I protagonisti sono i componenti della famiglia Petrovici, tra i quali ci sono da sempre più fili nascosti che verità condivise. Ma le domande del figlio che si è smarrito, e per questo si volta a guardare le proprie orme, diradano via via le nebbie di una memoria famigliare lacunosa e riluttante. Ma se «di certi fantasmi ci si libera soltanto raccontandoli», prima di tutto bisogna conoscere il passato da cui proveniamo. Per questo, Marco Petrovici, che ha quarant’anni e vive a Berlino, decide di tornare in Puglia dai genitori ormai anziani, i quali vivono immersi in un bosco di querce e lecci nella campagna tarantina. Marco vuole scoprire l’origine dei disturbi dai quali è affetto e ritrovare un po’ di pace. E schiacciato dai sensi di colpa per non essere il figlio che Use e Tonia speravano, si ferma nella casa di famiglia per occuparsi di loro, ma allo stesso tempo si convince che le cause del suo malessere vadano cercate nella memoria sepolta di quel loro cognome così strano.
A partire da un ricordo d’infanzia dai contorni fumosi - un balordo un po’ troppo famigliare che suona il violino sotto la neve di Taranto - con l’aiuto di zia Ada, della letteratura e della storiografia, della psicoterapia e di un diario ritrovato non per caso, Marco cura il «malbianco» che opprime la sua famiglia. Facendosi largo tra reticenza e continue omissioni, scopre la vita segreta della bisnonna Addolorata, trovatella e asinaia, e ricostruisce le vicende di nonno Demetrio e di suo fratello Vladimiro, entrambi reduci di guerra, una guerra combattuta e patita in modi molto diversi. Chi sono davvero i Petrovici? Da dove arrivano? E cosa c’entra con loro un’antica ninna nanna yiddish che inconsapevolmente si tramandano da quasi cent’anni? Questa è la parabola di chi rivolge lo sguardo dietro di sé, alle proprie origini più profonde, per vivere il presente e immaginare un futuro libero da quel malbianco che nasconde la vera essenza delle persone. Raccontando la frenesia e i turbamenti di un protagonista consumato dalla storia che si porta addosso, Mario Desiati ci consegna il suo romanzo più lirico, inquieto, ambizioso e maturo.
REALTÀ TARANTINE/ Se cercate i giovani li trovate qui. Mercato Nuovo, avamposto culturale e artistico di una città dove la normalità è fantascienza
Scritto da Redazione1di Lucia Pulpo
Mercato Nuovo è una bella realtà, una sede di sperimentazione culturale poco conosciuta dai tarantini. Dopo le “incursioni tramite intervista” ad Ammostro e alla Factory, abbiamo circuito Cosimo Gemmano, uno dei soci fondatori, che ci ha incantato con la sua disinvolta professionalità:
Cos’è Mercato Nuovo? Qual’è l’idea su cui è stato costruito?
Mercato Nuovo nasce nel 2019 come progetto per la promozione della musica dal vivo, con l’obiettivo di farsi motore di rigenerazione urbana. Un luogo d’incontro indipendente e non convenzionale dove condividere cultura e rinnovate forme di socialità a Porta Napoli, un quartiere periferico della città di Taranto. Partendo dalla riqualificazione di un ex magazzino per il deposito merci, lo spazio oggi accoglie un grande palcoscenico e un'area living con una proposta che si lega alle arti visive e performative attraverso concerti, dj set, spettacoli teatrali, mostre di fotografia e di arte contemporanea, cinema, presentazione di libri, laboratori creativi e tantissime altre attività.
Musica, fotografia, cinema… un “salotto elettronico” a Porta Napoli, dove già ci sono altre realtà “artistiche”. L’unione fa la forza ma qual’è la caratteristica che vi distingue?
Sinceramente credo che quello che sta succedendo a Porta Napoli negli ultimi anni abbia dell’incredibile. Una proposta artistica così varia ma dalla qualità elevatissima, concentrata in così pochi metri quadrati con appuntamenti praticamente settimanali che ormai non ha nulla da invidiare a città come Bologna o Roma. Gente che arriva a Porta Napoli nel weekend da ogni parte della regione ed anche oltre per assistere agli eventi, portando inoltre benefici diretti e indiretti all’economia locale e creando un impatto positivo su ristoranti, alberghi e b&b. Forse quelli che se ne sono accorti meno sono proprio i tarantini che, almeno per Mercato Nuovo, non sono la fetta più grande della torta. Tantomeno le amministrazioni succedutesi che non hanno mai tutelato decoro, mobilità e sicurezza di una zona che, in ogni altra città sarebbe considerata una risorsa da salvaguardare.
Con gli anni poi, ogni realtà di Porta Napoli ha assunto una propria identità ed un proprio target. Credo che quello di Mercato nuovo sia composto da un pubblico comunque più alternativo e meno generalista per effetto di una programmazione che spazia dall’elettronica al punk, prediligendo spesso la nicchia al mainstream. Il M.E.I. di Faenza ci ha inserito nella Top 20 tra i locali con la migliore programmazione musicale indipendente ed emergente in Italia. Quanto risalto è stato dato a questo in città?
Da anni, date spazio e voce ad artisti di vario genere, chi o cosa vi ha colpito maggiormente?
In 5 anni abbiamo ospitato un’infinità di artisti, italiani e stranieri. Come comportamento in generale, quello che ci colpisce sempre è la percezione distorta che hanno della città prima di arrivarci. Si aspettano problemi e situazioni da terzo mondo per poi scoprire invece una città bellissima, un cibo fantastico e un’organizzazione degli eventi professionale e puntuale. E infatti poi sono loro a farci contattare dai loro promoter per riorganizzare a Taranto le tappe dei loro nuovi tour.
Spesso sento dire che uno dei problemi di Taranto è la mancanza di spazi aggregazione per i giovani. Voi siete una nuova Agorà per chi è messo ai margini dell’interesse sociale come, purtroppo, sta succedendo ai giovani?
Credo che il problema sia esattamente l’opposto. Ci sono negli ultimi anni gli spazi di aggregazione ma mancano i giovani tarantini, quanto meno i giovani che possano apprezzare delle proposte artistiche di livello e in un periodo che non sia l’estate, durante la quale, essendo uno spazio al chiuso, siamo inattivi. Le iscrizioni universitarie nella nostra città sono al minimo storico e la tendenza resta sempre quella di andare a studiare fuori. Nel nostro piccolo cerchiamo comunque di dare una casa ai giovani che restano grazie a serate format dedicate a loro come il Salotto Elettronico, la Club Teraphy per gli amanti dell’hip-hop, il cineforum del giovedì e vari laboratori artistici molto divertenti. Sono emblematici i periodi di Natale e Pasqua quando, con il ritorno temporaneo dei fuorisede, ogni sera è un sold-out. Quello che potremmo essere come città e che invece non siamo. E che forse mai saremo perché manca ogni tipo di politica per trattenere i giovani sul territorio.
Se stessimo scrivendo un libro di fantascienza, cosa vorreste scrivere del vostro futuro?
Che qualcuno venga a svuotare regolarmente i bidoni dell’immondizia, che la strada non sia completamente allagata dopo un po’ di pioggia tanto da precludere l’accesso al locale, trasporti che almeno nel weekend permettano ai ragazzi di raggiungere Porta Napoli e andare via senza prendere l’auto, un clima notturno di maggiore sicurezza, una zona costantemente pulita in quanto, tra l’altro, spesso biglietto da visita della città. Per noi al momento è questa la fantascienza.
Per le fotografie, ringraziamo Antonio Causi

