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Giornale di Taranto - MISSIONE COMPIUTA/ Al Forum in Masseria di Vespa i sindacati consegnano alla Meloni il documento sull’ex Ilva di Taranto
Venerdì, 09 Giugno 2023 14:01

MISSIONE COMPIUTA/ Al Forum in Masseria di Vespa i sindacati consegnano alla Meloni il documento sull’ex Ilva di Taranto In evidenza

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Oggi, in occasione della quarta edizione di “Forum in Masseria” - la rassegna organizzata da Bruno Vespa nella Masseria Li Reni di Manduria che ha visto come ospite il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni - i segretari generali di Fim Cisl Biagio Prisciano, Fiom Cgil Francesco Brigati, Uilm Uil Davide Spertie Usb Francesco Rizzo, a firma delle Rappresentanze sindacali unitarie di Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria e Appalto, hanno consegnato alla premier un documento unitario, condiviso da tutte le sigle sindacali, in cui vengono manifestate le preoccupazioni inerenti la vertenza ultradecennale relativa allo stabilimento ex Ilva (ora Acciaierie d’Italia) di Taranto.

 

Sull’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, “lo Stato sta lavorando su delle soluzioni alternative sugli assetti, perchè così senza dubbio non si può andare avanti, questo l’ha detto, ma sul passaggio dello Stato in maggioranza nella società ci sono delle perplessità e sono relative anche all’erogazione pubblica e alla calendarizzazione degli investimenti pubblici”, dice  all’AGI il segretario della Uilm, Davide Sperti, riferendo gli esiti del breve incontro avuto in mattinata col premier. “Abbiamo posto i problemi del documento” dice Sperti, che ha incontrato il premier insieme ai segretari delle altre sigle metalmeccaniche. “Il premier ha fatto capire che così non continuerà” aggiunge Sperti. “È stato incontro ancora interlocutorio, perchè si sta ancora ragionando - osserva Sperti -, ma bisogna avere il coraggio e la determinazione di decidere. Le soluzioni alternative le dobbiamo ancora capire. Bisogna invece decidere”. “Cosa cambia, ho chiesto al premier, perchè ora lo Stato è minoranza in Acciaierie d’Italia ma mette i soldi per decreto e mette la cassa integrazione, che è a pioggia”, conclude Sperti. 

 

“Dopo più di dieci anni dal sequestro preventivo degli impianti dell’area a caldo, tutti i Governi che si sono susseguiti hanno semplicemente deciso di non decidere, intervenendo esclusivamente attraverso decreti d’urgenza”, scrivono i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb nel documento sulla crisi dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, consegnato al premier. “Nel rappresentarle la disperazione di più di quindicimila famiglie, le chiediamo di intervenire direttamente affinché una vertenza così complessa veda l’interessamento diretto di Palazzo Chigi - è scritto nel documento dato al premier -. È assolutamente necessario voltare una pagina così drammatica, modificando gli assetti societari per poi condividere tra tutti i portatori di interesse obiettivi concreti e realizzabili, che vedano i lavoratori protagonisti e non vittime di cambiamento”. Nel documento si fa un ampio excursus dei passaggi principali della lunga crisi ex Ilva e si afferma che “ogni giorno la situazione della fabbrica si complica sempre di più. Non è assolutamente possibile continuare ad attendere”. Per i sindacati, “la richiesta di proroga di alcune prescrizioni ambientali che non saranno ultimate entro il 23 agosto 2023 a partire dai ritardi sulla rimozione amianto, la mancanza di un piano di investimenti e di un progetto concreto, l’assenza di una mancanza di programmazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’aumento inspiegabile dei lavoratori collocati in cassa integrazione, nonostante la ripartenza di impianti fermi da tempo (esempio altoforno 2) e in un momento più che positivo per i produttori di acciaio, segnalano una chiara intenzione da parte di ArcelorMittal di non voler investire sul futuro industriale, ambientale ed occupazionale del sito di Taranto”. Nel documento dato oggi al presidente del Consiglio si legge infine che “l’annunciato processo di transizione ecologica, in assenza di un piano di investimenti finalizzati a garantire un concreto rilancio del sito attraverso interventi mirati sugli impianti, di una concreta verticalizzazione produttiva e di un piano industriale condiviso con le fonti di finanziamento necessarie a traguardare gli obiettivi di progressiva decarbonizzazione, diventa un puro esercizio retorico”.