Mercoledì, 21 Gennaio 2015 11:25

Decreto Ilva, nuove proroghe e prescrizioni insufficienti. L'allarme del custode giudiziario Barbara Valenzano In evidenza

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L'ingegnere Barbara Valenzano, custode  giudiziario dell'Ilva di Taranto nei giorni scorsi è stata ascoltata dalle Commissioni Industria e Ambiente riunite in seduta congiunta per la conversione in legge del decreto 1 del 2015, il regalo di Natale ai tarantini del premier Matteo Renzi sul caso Ilva. L'audizione è durata quasi un'ora durante la quale l'ing. Valenzano ha elencato in maniera chiara e documentata i ritardi sugli interventi di risanamento ambientale dello stabilimento, i pericoli ancora presenti legati all'attività del centro siderurgico, le incertezze sui finanziamenti per l'attuazione delle prescrizioni Aia, l'insufficienza delle misure finora adottate.

Barbara Valenzano ha evidenziato un particolare che molti hanno dimenticato. “La Suprema Corte – ha detto - ha restituito la facoltà d’uso degli impianti ad Ilva solo a condizione che fosse rigorosamente rispettato il Cronoprogramma degli Interventi previsti dal Provvedimento di Riesame Aia, programma che oggi ha maturato per legge già tre anni di proroghe”. Questa frase è rivelatrice, svela (e conferma) a cosa sono serviti veramente i provvedimenti legislativi varati dal Governo e dal Parlamento dal 2012 ad oggi: allungare e diluire i tempi di attuazione dell'Aia.

L'ultimo decreto firmato da Napolitano il 5 gennaio scorso prosegue lungo la stessa strada. E' ancora il custode giudiziario nominato dal Gip Todisco a ribadirlo: “Il decreto legge n.1 del 05.01.2015 – ha aggiunto - concede ulteriori proroghe dei termini temporali per l’attuazione degli interventi, già posticipati dal Piano delle Misure Ambientali, rispetto a quanto imposto con Decreto di Riesame Aia. Tali protrazioni dei tempi di esecuzione degli interventi non risultano tuttavia supportate da una valutazione di risk assessment che definisce il livello di accettabilità dei rischi per la salute umana e la tutela dell’ambiente tale da motivare le ulteriori proroghe disposte dal Piano”. In sostanza le proroghe sono state concesse senza alcuna valutazione dei rischi per operai e cittadini.

Tempi lunghi, ma non solo. Il nuovo decreto, infatti, spiega l'ing. Valenzano, non chiarisce come saranno reperite le risorse finanziarie per il risanamento. Il provvedimento, infatti, “non garantisce una copertura finanziaria per la realizzazione degli interventi previsti dal Piano delle Misure Ambientali approvato dal Dpcm 14.03.2014, se non l’indicazione di fondi Cipe ed Europei e di somme derivanti dalle attività svolte dalla Procura di Milano, in relazione a reati finanziari, attualmente solo virtuali, in quanto non nelle disponibilità dello Stato italiano”. Il custode giudiziario dell'Ilva ha fatto notare, inoltre, che il decreto concede il via libera, al buio, per nuove discariche nell’area del siderurgico perché “approva ope legis le modalità di costruzione e di gestione delle discariche per rifiuti non pericolosi e pericolosi, presentate in data 19 dicembre 2014 dal sub-commissario”.

Nella vasta documentazione prodotta in Senato, l'ing. Valenzano ha descritto quanto  siano carenti e insufficienti gli interventi finora attuati.

PARCHI MINERALI: in primo luogo si rileva che la barriera frangivento installata nell’area parchi, non contribuisce alla riduzione delle emissioni di polveri sul rione Tamburi che dista appena 200 metri dai cumuli di minerale. Inoltre, la gestione delle acque di lavaggio e meteoriche e l’assenza di adeguata pavimentazione hanno “comportato, con ogni probabilità, nel tempo, l’immissione, nei sistemi acqua-suolo, di sostanze pericolose. La pavimentazione delle aree di sedime e la realizzazione di un sistema di convogliamento e trattamento delle acque meteoriche è quanto previsto dalle norme dello Stato italiano. I sistemi per il contenimento delle emissione diffuse da polveri sottili dovute alla presenza degli stoccaggi di materie prime, costituito dalla rete di idranti e fog cannon – si legge nella relazione consegnata al Senato - non garantiscono un adeguato contenimento delle emissioni in relazione a condizioni metereologiche in quanto le procedure operative che definiscono le modalità di funzionamento delle stesse non tengono conto delle specifiche condizioni di vento delle aree interessate.

Gli stoccaggi di materie prime in aree non pavimentate rappresentano una sorgente di contaminazione di suolo, sottosuolo e della falda superficiale che sversa direttamente nel mar Piccolo. Pertanto, i lavori di copertura dei Parchi non possono prescindere dalla preliminare bonifica ed impermeabilizzazione dei suoli interessati dagli stessi”.

COKERIA: nel corso degli accessi notturni si è riscontrato che “le fasi di spegnimento del coke comportano il rilascio in atmosfera di cospicue emissioni di sostanze pericolose quali ad esempio benzo(a)pirene, idrocarburi policiclici aromatici IPA, cancerogeni ed ulteriori altre, ad oggi, non specificatamente caratterizzate dal punto di vista quali-quantitativo”.

AREA GESTIONE ROTTAMI FERROSI: “si evidenzia – scrive l’ing. Valenzano - che la misura transitoria a cappe mobili, che sostituiva l’intervento di copertura dell’area GRF prevista dal primo Decreto AIA, è diventata una misura definitiva. Questo comporta che pur essendo diventata tale nuova misura a norma di legge, pur tuttavia non garantisce il contenimento di emissioni pericolose dall’Area GRF in aria ambiente”.

Inoltre, “il funzionamento dei fog-cannon non risulta efficace alla nebulizzazione di acqua per l’abbattimento delle particelle di polveri sospese generate delle emissioni diffuse derivanti dal versamento delle paiole e nelle attività di ripresa della scoria raffreddata.Allo stato attuale, risultano installati 3 fog-cannon.

Non sono previsti interventi per la bonifica dei suoli e della falda superficiale”. A tal proposito, il custode giudiziario ricorda che “un mese fa, durante i lavori di scavo per cantieri AIA, nell’Area tra l’Acciaieria 1 e GRF, è stata riscontrata la presenza di rifiuti nei primi strati del suolo”.

Non sono corrette l’ubicazione e il raggio d’azione dei tre fog cannon che “non consentono – si legge nella relazione - l’abbattimento delle emissioni diffuse prodotte dalle attività di sversamento delle scorie”.

AREA ALTIFORNI: l’altoforno AFO5 è stato interessato da “eventi anomali con conseguenti emissioni diffuse di elevata entità. Le analisi effettuate da Ilva per valutare la vulnerabilità al collasso in seguito ad un evento sismico per l’Altoforno 5 hanno evidenziato la necessità di interventi strutturali”.

Il continuo verificarsi di fenomeni di accensione delle torce manifesta, comunque, “una gestione non ottimale dei processi interni di impianto. Infatti, l’attivazione di tali sistemi di emergenza (torce) avviene tutt’oggi durante la fase iniziale e la fase finale del processo di affinazione della ghisa”.

Il sistema di video-monitoraggio non è completo “di un sistema automatico di gestione ed elaborazione video delle immagini finalizzato alla analisi qualitativa delle stesse mediante un sistema di riconoscimento software delle accensioni per il controllo in continuo delle emissioni convogliate e delle torce tramite videocamere ed il pronto intervento degli operatori in caso di rilasci emissivi incontrollati. Ad oggi, non risulta ancora collaudato”.

GALLERIE SOTTERRANEE E DISCARICHE: ricordate la voragine apertasi qualche anno fa sul piazzale del mercato di merci varie al rione Tamburi? Una delle cause dell’evento, si ipotizzò che potesse essere legata alla presenza delle gallerie sotterranee dell’Ilva. L’ing. Valenzano, in Senato ha parlato anche di questo evidenziando “la criticità connessa all’approvvigionamento delle acque di mare per il raffreddamento dei processi in relazione alle problematiche di staticità delle gallerie sotterranee”.

Infine il capitolo discariche. Il decreto di Natale approva tra le altre cose, le modalità di costruzione e di gestione delle discariche per rifiuti non pericolosi e pericolosi, presentate in data 19 dicembre 2014 dal sub-commissario di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89. “Tutte le discariche – rileva il custode giudiziario - ad eccezione della Mater Gratiae autorizzata per legge, non risultano autorizzate, come anche la gestione dei rifiuti”.

La relazione dell’ing. Valenzano è prima di tutto un atto di responsabilità rispetto ad un compito difficile ed impegnativo affidatele dal Gip Todisco. In seconda battuta è un atto di denuncia nei confronti di tutto quello chenon è stato fatto in questi anni e degli ulteriori ritardi e guasti contenuti nel decreto legge n. 1/2015. Ci auguriamo che tutti gli esponenti della classe politica e amministrativa locale, regionale e nazionale, leggano con attenzione questa relazione prima di intonare cori festanti e di giubilo.

 

 

Letto 2353 volte Ultima modifica il Mercoledì, 21 Gennaio 2015 12:16