“In attesa della presentazione del piano industriale, non si escludono iniziative o mobilitazioni con il coinvolgimento dei lavoratori, mantenendo lo stato di agitazione. Riteniamo infatti ci siano interventi immediati che richiedono risposte necessarie sia per i lavoratori che per la salvaguardia impiantistica e ambientale”. Così Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Taranto, dopo la call conference di questa mattina sulla crisi ArcelorMittal, presenti l’azienda, con l’amministratore delegato Morselli, i sindacati nazionali e i ministri Patuanelli, Gualtieri e Catalfo. ArcelorMittal, aggiungono, "ha chiesto al Governo 10 giorni di tempo per la presentazione del nuovo piano industriale con cui saremo chiamati a confrontarci, consapevoli del fatto, così come ricordato dalle segreterie nazionali, che non siamo disponibili a firmare accordi che prevedano esuberi. Infatti, abbiamo ribadito l’importanza dell’accordo del 6 settembre 2018 nel quale è inserita la clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria”. Fim, Fiom e Uilm hanno illustrato le tante problematiche presenti all’interno dello stabilimento siderurgico a partire dall’utilizzo improprio della cassa integrazione con causale Covid 19, con il conseguente fermo di tutta l’area a freddo, la mancanza di interventi manutentivi sugli impianti, con punte del 90% del personale della manutenzione centrale a cui è stata consegnata la lettera dell’ammortizzatore sociale attualmente in uso, e le attività previste per l’attuazione del piano ambientale. 

Dagli oltre 70 pazienti ricoverati tra marzo e aprile nella fase acuta del coronavirus agli appena 7 di questa sera. Si va ormai ridimensionando, ed è prossimo ad essere smantellato, l’hub Covid nell’ospedale Moscati di Taranto. La struttura sta per tornare alle sue destinazioni originarie (a marzo erano stati trasferiti altrove i reparti di Oncologia ed Ematologia), una volta che sarà stata sanificata e gli eventuali nuovi casi di coronavirus, saranno trattati dal reparto Infettivi, ubicato nello stesso ospedale. Dei sette pazienti ricoverati oggi, 2 sono presso il reparto di Rianimazione e  5 presso il reparto Malattie Infettive. Nessuno più in Pneumologia dove sino ad alcune settimane fa ci sono stati molti ricoverati. Asl Taranto sottolinea in una nota  che in quasi tutti i casi, “i pazienti sono stati ricoverati per Covid in fase acuta e risultano tuttora positivi ma clinicamente asintomatici; tuttavia si ritiene necessario trattenerli in ambiente ospedaliero in quanto presentano patologie pregresse oppure presentano postumi da Covid”. 

Sulla rampa di lancio il progetto per fare dell’ex stabilimento tessile Miroglio a Castellaneta (Taranto) la piattaforma di Agromed, che lavorerà i prodotti agricoli. La società Agromed, che ha come socio unico la Camera di Commercio di Taranto, ha chiuso oggi, in una call conference con i sindacati, confederali e di categoria, e con il Comune di Castellaneta, l’accordo quadro finalizzato all’avvio del nuovo investimento. Lo annuncia il presidente di Agromed, Vincenzo Cesareo. “Tassello importante di questo progetto - dichiara Cesareo - è il passaggio dello stabilimento ex Miroglio, nell’area di Castellaneta, dal Comune di Castellaneta alla società Agromed in comodato d’uso per un arco di tempo di tre anni per essere in seguito definitivamente trasferito alla società Agromed che ne diverrà proprietaria”. “Abbiamo raggiunto l’intesa con i sindacati relativamente alla forza lavoro. Entro la fine del prossimo anno saranno impiegate, assorbendole dal bacino ex Miroglio, 20 persone che poi a regime, entro la fine del 2023, diverranno 28” ha detto Cesareo. 

 

“Quanto avvenuto oggi con la call conference, ci permette di avviare il progetto Agromed verso l’attesa fase operativa e di avvio delle attività - spiega Cesareo - adesso i prossimi passi che ci attendono, riguardano la redazione del progetto esecutivo di Agromed, che sarà a cura di Invitalia - Investitalia, e la messa a punto del piano formativo del personale che sarà a cura della Regione Puglia”. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, “quando abbiamo iniziato a lavorare sul rilancio del progetto Agromed, la piattaforma agroalimentare sbloccata nel mese di dicembre 2019 con delibera Cipe dopo decenni di abbandono, legandolo alla risoluzione della vertenza ex Miroglio, in pochi ci credevano. Ed invece oggi - dice Turco - possiamo dire che il ruolo di proponente istituzionale del Governo, con la Presidenza del Consiglio, nonché di collante tra sindacati e la società Agromed, è stato decisivo”. “Accolgo con favore - conclude il sottosegretario - la chiusura di un’annosa vertenza, ma posso dirmi anche soddisfatto perché le parti sono riuscite a concludere nei tempi previsti una soluzione condivisa che accontenta le istituzioni governative e le parti sociali”. 

Sono circa una settantina, secondo quanto riferiscono fonti della Questura, i migranti rintracciati dopo lo sbarco di ieri mattina a Palma di Montechiaro che, in giornata, sono stati trasferiti a Taranto con dei pullman. Non sono chiare le cifre esatte dello sbarco, ma quelle che indicavano un numero di 300-400 migranti sono state smentite dalla questura.

    Alcuni testimoni avevano avvisato le forze dell'ordine riferendo di circa 400 migranti approdati dopo il trasbordo da una nave madre su un'imbarcazione più piccola. Il sindaco, che aveva parlato con alcuni dei tunisini, a cui aveva portato acqua e viveri, aveva riferito la loro versione, secondo cui sarebbero stati circa 300 a raggiungere le coste dell'Agrigentino. Numeri che la questura, dopo una notte di ricerche via terra anche con l'ausilio di un drone, smentisce. Nessuna traccia neppure del peschereccio più grande dal quale avrebbero scaricato i migranti. L'imbarcazione di circa 10 metri è stata, invece, trovata. I tunisini, già ieri sera, sono stati portati alla tensostruttura attigua alla banchina di Porto Empedocle dove sono stati identificati e sottoposti alle prime visite sanitarie prima del trasferimento nella struttura di accoglienza palmese.

di Antonio Notarnicola

Da oggi, lunedì 25 maggio e per tutta la settimana, inizia a Palagiano e in altri 10 centri della Provincia di Taranto, l'indagine sierologica per il Covid-19(Coronavirus) indetta da Istat e ministero della Salute. Gli altri centri della nostra provincia interessati all’indagine sono Massafra, Mottola, Ginosa e Taranto per il versante occidentale, Statte Pulsano, Faggiano, Leporano, Manduria, San Giorgio ionico.

A livello Nazionale il supporto all’indagine è affidata alla Croce Rossa Italiana, nel nostro caso saranno gli operatori della sezione CRI di Palagiano a curare gli aspetti preliminari mediante contatto telefonico, ai circa 60 cittadini palagianesi inseriti nel campione casuale dall’Istat, organizzando l’appuntamento nel centro prelievo dall’Asl di via Beato Egidio da Taranto, 19. Il numero delle persone da sottoporre a prelievo però potrebbe subire un aumento.

L’indagine sulla siero-prevalenza dell’infezione da virus Sars-Cov2 di Istat e ministero della Salute ha come scopo di capire quante persone abbiano sviluppato anticorpi al coronavirus, anche in assenza di sintomi.

La Croce Rossa curerà inoltre, il supporto logistico per il trasferimento dei campioni prelevati verso il laboratorio analisi regionale di Lecce. 

Le informazioni raccolte e catalogate sono necessarie per indirizzare politiche a livello regionale o nazionale e per modulare le misure di contenimento del contagio. Partecipare non è obbligatorio ma è fondamentale che i cittadini contattati diano il loro contributo: è un bene per se stessi e per le nostre comunità.

La circostanza è opportuna per far presente l’impegno profuso dalla CRI, sezione di Palagiano, nello straordinario impegno svolto in piena crisi della Fase1 o Lockdown, mettendo a disposizione professionalità e competenze, portando aiuto alla gente bisognosa per superare la peggiore emergenza sociale dal dopoguerra a oggi.

Undici nuovi casi di Covid 19 in Puglia, 9 dei quali a Bari e 2 a Taranto. Nessun caso nelle altre quattro province. È questo il bollettino della Regione Puglia, a fronte di 1.091 test per l'infezione effettuati. Sono stati registrati 4 decessi: 3 nella provincia Bat, 1 in provincia di Foggia. Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 104.670 test e riscontrati 4.467 casi. Sono 2.298 i pazienti guariti, 1.678 i casi attualmente positivi.

C’è stata una fortissima contrazione del mercato e tutti i provvedimenti sono stati assunti per questo motivo. Lo ha detto l’amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, intervenendo brevemente nell’incontro in modalità audiovideo indetto dal Governo sulla crisi dell’azienda siderurgica. Lo riferiscono ad AGI fonti sindacali tra quelle partecipanti alla riunione. Il riferimento della Morselli è alla cassa integrazione e alla fermata degli impianti nei siti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Solo a Taranto più di 3.200 addetti diretti sono in cassa integrazione. Fermati da quasi due mesi un acciaieria su due e un altoforno su tre operativi. Le fonti sindacali dicono ad AGI che ArcelorMittal vuole andare avanti. E il Governo  - è emerso nel vertice - è disponibile a coinvestire insieme a Mittal. Manifestato l’impegno a presentare tra una decina di giorni il piano industriale con aggiornamento dell’incontro odierno. Sono poi intervenuti i sindacati, contestando nel merito e nel metodo i provvedimenti dell’ad dell’azienda.     Per il Governo sinora è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, il quale ha invitato a riprendere “corrette relazioni industriali” dicono ancora le fonti sindacali. Intervenuto anche il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. L’ad Morselli partecipa da Taranto all’incontro insieme ad altri dirigenti dello stabilimento. 

“La movida che abbiamo visto nell'ultimo fine settimana è un fatto certamente preoccupante. Rischiamo  di vanificare tutti gli sforzi fatti”. A dirlo, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, pur riconoscendo che “non possiamo nemmeno pensare di impedire ai cittadini di vivere le proprie libertà e alle attività produttive di ripartire, né di mettere un vigile o un ausiliario al seguito di ciascun bagnante”. “Siamo molto in affanno per la mancanza di attenzione e di risorse da parte del Governo - aggiunge - chiediamo quanto meno che, per il tramite della Prefettura, tutti gli enti che hanno competenza sulle spiagge pubbliche, si rendano disponibili a sburocratizzare pareri e autorizzazioni, o non saremo in grado di assumere alcuna iniziativa concreta nei tempi utili per la stagione estiva”. Melucci stamattina ha partecipato al confronto tra i sindaci e il prefetto  di Taranto per discutere delle misure organizzative per consentire ai cittadini di fruire in sicurezza dei lidi balneari pubblici. Questo, viene precisato, “alla luce dell'ordinanza regionale emessa sul punto nella giornata di domenica scorsa e delle linee guida del Governo sull'impiego dei cosiddetti assistenti civici”. “Occorre ancora richiamare tutti a un grande senso di responsabilità e al rispetto delle buone regole anti Covid-19”, avverte. E annuncia che “anche tra mille difficoltà di tipo operativo e finanziario, i comuni rivieraschi stanno lavorando a uno schema di delibera condiviso, a una cartellonistica omogenea, alla delimitazione degli spazi pubblici e a una convenzione generale con Protezione Civile e associazioni di volontariato”. 

Il sindaco di Pulsano: lidi pubblici chiusi per altri 7 giorni 

 

 

Il sindaco di Pulsano, Francesco Lupoli, ha vietato con ordinanza l’accesso sulle spiagge libere e pubbliche del Comune del Tarantino per altri sette giorni, sino a domenica prossima. Le spiagge in Puglia, come da ordinanza regionale, sono aperte da oggi, ma il sindaco di Pulsano ha messo nel suo territorio altri sette giorni di divieto per due motivi. Anzitutto, ha spiegato, per poter organizzare tutti i servizi e le relative misure di sicurezza, non essendoci stato tempo di farlo in quanto l’ordinanza della Regione Puglia è di venerdì scorso. In secondo luogo, il sindaco è rimasto negativamente colpito dagli assembramenti che ha visto lungo le spiagge libere del suo Comune - uno dei più rinomati e affollati della costa orientale  tarantina - nelle giornate di sabato e di ieri. E perciò vuole evitare che si ripetano.  “Io - ha dichiarato il sindaco Lupoli - le spiagge libere, se non per sport o per pesca, le tengo ancora chiuse. Non le apro. Se qualcuno vuole andarci a fare il bagno, deve sapere che rischia la sanzione. La responsabilità penale da oggi, con l’ordinanza regionale, è la mia. Ecco perché le tengo ancora chiuse”. “C’è gente, purtroppo - ha detto il sindaco di Pulsano -, che non riconosce l’autorità nella Polizia locale, figuriamoci nelle associazioni di volontariato. Io, quindi, prima di aprire, metterò cartelli con le misure da adottare, sia generiche che specifiche”. “Il distanziamento fisico sulle spiagge lo faremo noi - ha annunciato il sindaco di Pulsano -. Picchetteremo tutte le spiagge libere, individueremo corridoi e distanze, individueremo le vie di accesso alla spiaggia”.

 

“Non posso da oggi dire “liberi tutti” - afferma Lupoli -, no, io imporrò. Individueremo piazzole e aree solarium in questa settimana e vi daremo così le condizioni migliori. Se aprissi già oggi le spiagge libere, sarebbe un delirio perché ci sono stati comportamenti senza dignità”. Per il sindaco di Pulsano, “sabato e domenica sono accadute cose abbastanza gravi che non possono essere taciute, nè nascoste. Molti hanno fatto un giro sulla litoranea e quello che è accaduto credo sia sotto gli occhi di tutti. Polizia locale e Carabinieri sono scesi su diversi spiagge ed hanno elevato delle sanzioni. Lo squallore cui si è assistito, è assurdo”. “Anche mio figlio di otto anni - ha proseguito il sindaco di Pulsano - è rimasto sorpreso ed ha detto: papà, ma si sapeva che dopo il Covid sarebbe accaduto questo. Ma mio figlio ha otto anni e non conosce le differenze di fondo che noi dovremmo invece conoscere. È vero - ha sostenuto ancora il sindaco di Pulsano - che dopo 70 giorni di clausura ci hanno dato la possibilità di uscire, di prendere un caffè, di mangiare una pizza fuori, ma la mancanza di attenzione da parte di tutti noi è scandalosa, con persone che usano la mascherina come se fosse un ornamento, mettendola come una collana. Ma qui  se aumentano anche di poco i contagi, si rischia di richiudere di nuovo tutto”. Il sindaco ha infine annunciato che “anche  il Comune di Pulsano è tra i Comuni dove si farà un’analisi sugli asintomatici per vedere se hanno contratto il virus. Verrà interessato un campione della popolazione di Pulsano, se ne occuperà l’Asl e penso che sia una cosa di fondamentale importanza”.

Il sindaco di Giovinazzo: altro che volontari qui ci vuole l’esercito vero 

 

“Per i controlli anti-assembramento servono le forze dell’ordine, l’idea di creare un esercito di volontari, buttandoli in pasto al caos di questi giorni, è veramente inaccettabile”: lo ha dichiarato il sindaco di Giovinazzo, Tommaso De Palma, commentando la decisione del Governo di mettere in campo 60.000 volontari per affiancare le forze dell’ordine nei controlli, soprattutto sulla movida. De Palma ha scritto una lettera aperta al ministro Francesco Boccia, precisando che quello attualmente in atto tra il Governo e gli enti locali è “un dialogo tra sordi”. Il primo cittadino si è detto “atterrito” di fronte alla recente scelta, ribadendo la necessità di mettere in campo l’Esercito. E, nell’eventualità in cui il Governo volesse proseguire in tale direzione, propone di utilizzare i percettori del reddito di cittadinanza, “un esercito di cittadini che sono in attesa delle proposte di lavoro mai arrivate. Ogni comune da qualche settimana ha finalmente potuto conoscere i fruitori del reddito di cittadinanza sul proprio territorio e quindi potrebbe al limite utilizzarli per "piazzarli" per strada e nei posti di aggregazione”. De Palma si dice però preoccupato del fatto che gli assistenti civici non potranno elargire neanche un verbale”, perché - a suo dire - “senza i verbali e le sanzioni, purtroppo in tanti non capiscono quello che avrebbero il dovere di fare”. “Mi spiace che il presidente Anci, Antonio Decaro, abbia condiviso questa iniziativa, che tra l'altro in tanti Comuni (compreso il nostro) stavamo già ipotizzando senza bisogno di tanto spolvero mediatico - ha aggiunto -  Ma a noi servono le forze dell'ordine, quelle con le stellette per capirsi, quelle con le divise, con i mezzi e soprattutto con il potere di fare qualcosa di concreto”. 

Il sindaco di Polignano: pronto ad assumere misure severe 

 

 -“Se non ci saranno cambiamenti e se le attività non collaboreranno nel far rispettare il Decreto del presidente del Consiglio, mi vedrò costretto ad adottare misure di contrasto più severe”: lo annuncia il sindaco di Polignano (e coordinatore di Anci Puglia), Domenico Vitto, al termine di un week end caratterizzato dalla presenza di migliaia di persone nella cittadina turistica del barese, molte delle quali non hanno rispettato i divieti di assembramento. Nel primo week end di vera libertà sono state tante le persone che non hanno voluto rinunciare alla tradizionale passeggiata nei vicoli del centro storico. Tante le persone segnalate senza mascherine e anche i capannelli di gente che non rispettava la distanza di sicurezza. “Quello che sta succedendo a Polignano in queste ore è di una gravità inaudita - ha detto domenica sera Vitto, commentando le segnalazioni inoltrate dai cittadini - Le forze dell'ordine fanno il possibile, ma senza la collaborazione dei cittadini non è facile. Nelle prossime ore sentirò il prefetto e il questore per chiedere maggiori risorse per poter controllare il territorio. Se in questo momento commettiamo errori, ce ne accorgeremo tra diverse settimane e forse sarà troppo tardi. L'appello al senso civico evidentemente non è servito e questo mi addolora”. Il sindaco ha annunciato che potrebbero essere emesse misure più restrittive di quelle del Governo, per limitare gli assembramenti. 

 

 

 

 

 

 

 

  "È certamente utile, per i Comuni, l'iniziativa di arruolamento volontario di 60.000 assistenti civici per aiutare nella gestione dell'emergenza epidemiologica". Lo riferisce all'Agi il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, commentando l'iniziativa che riguarda l'impiego della Guardia civica per far rispettare le prescrizioni della Fase 2.

Il sindaci di Lecce e di Bari :utile l’impiego della guardia civica 

 

"Come ha giustamente ricordato Antonio Decaro a nome di Anci, il corpo della Protezione civile - sostiene ancora Salvemini - si è rivelato fondamentale per fare fronte ai tanti servizi attivati in questi mesi. Quindi ben vengano quindi i circa nuovi 100 volontari che potrebbero decidere di impegnarsi a Lecce per darci una mano: ne abbiamo comunque tanto bisogno. È bene però precisare, per evitare incomprensioni future, che i controlli sull'osservanza del divieto di assembramenti di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico - sottolinea il sindaco di Lecce - non può essere delegata a questi nostri concittadini volontari. Perché trasferiremmo loro una responsabilità che realisticamente non possono assumersi. Sul punto c'è da essere chiari: nel momento in cui si è deciso di correre il rischio della ripresa delle attività economiche, produttive e sociali non è immaginabile controllare i movimenti, tutti autorizzati, di 60 milioni di italiani nelle rispettive città. Le nostre forze di polizia non sono nelle condizioni di essere ovunque nello stesso momento. Stiamo vivendo una fase dell'emergenza - osserva ancora Salvemini -, al pari di tanti altri Paesi, che fa leva da una parte su informazione, sensibilizzazione, raccomandazione alla cittadinanza e dall'altra sulla responsabilità individuale. Che potrà durare fino a quando la curva epidemiologica ce lo consentirà, speriamo a lungo. Chiamare agenti in divisa o volontari in pettorina a fare rispettare il divieto di assembramenti è come voler svuotare il mare con un cucchiaio. Del resto, come istituzioni, abbiamo anche la responsabilità di dover dare un messaggio chiaro al Paese. Se stabiliamo sostegni alle attività economiche e produttive e incentivi al turismo, se programmiamo riapertura mobilità regionale e frontiere nazionali, se promuoviamo il messaggio di venire in vacanza in Italia, non possiamo mostrarci impauriti - ravvisa infine il sindaco Carlo Salvemini - che piazze, strade, spiagge si riempiano di vita. Pensiamo forse che i turisti verrebbero in Italia per rimanere chiusi in albergo?" 

 

“Non sono ronde, ma distributori di buona educazione. Serviranno nei parchi o nei mercati per contare gli ingressi, e sapere quante persone ci sono all’interno. Li useremo per distribuire generi alimentari e farmaci”. In un intervista a la Repubblica il sindaco di Bari nonché presidente dell’Anci Antonio Decaro spiega come intende utilizzare l’esercito dei volontari (60mila) che il governo ha arruolato e messo a disposizione dei Comuni italiani e da reclutare in qualità di assistenti civici tra i tanti disoccupati, cassintegrati e tra chi dispone del reddito di cittadinanza.

Troppa gente in giro malgrado i divieti, e spiagge prese d’assalto nella giornata di domenica e così, prima dello scoccare della mezzanotte, alla vigilia del giorno di riapertura, il Sindaco di Pulsano Francesco Lupoli ha emanato un'ordinanza la n.49 del 24-05-2020  con decorrenza immediata e sino al 31-05-2020 con cui dispone la chiusura di accessi pubblici agli arenili,spiagge e scogliere.

Intanto in Puglia, solo una modesta percentuale di stabilimenti balneari apre oggi i battenti, secondo quanto riferisce all'Agi la Cna Balneatori. L'ordinanza balneare approvata la scorsa settimana entra in vigore oggi, giorno fissato per la riapertura dei lidi dopo le restrizioni imposte con il lockdown. La corsa contro il tempo avviata per superare tutte le difficoltà di ordine burocratico e organizzativo non è servita a mettere nelle condizioni di ripartire da oggi circa il 90 per cento delle strutture, secondo quanto riferiscono sindacati e associazioni degli operatori balneari. 

 

"Stiamo facendo tutto il possibile, ma l'allestimento delle spiagge non è cosa facile, dopo un lungo periodo di emergenza sanitaria - spiega Giuseppe Mancarella, della Cna Balneatori pugliese -  durante il quale non abbiamo potuto neppure accostarci alle spiagge per le opere di manutenzione primarie. Pertanto il 90 per cento dei lidi non ce la faranno ad aprire nella giornata di oggi". Tra le principali difficoltà incontrate dai concessionari vi è l'assoggettamento a Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) dei lavori di manutenzione (livellamento e sistemazione degli arenili). L'articolo 15 delle nuove linee guida regionali stabilisce che tali interventi, qualora ricadano, anche parzialmente, in aree protette (Rete Natura 2000), sono assoggettati a Vinca, una procedura che, secondo i concessionari, complica di molto il percorso verso la riapertura delle strutture balneari. Specie nel Salento, gran parte della costa è tutelata, quindi, il problema riguarda numerosi stabilimenti.  "Fino allo scorso anno era sufficiente una semplice dichiarazione al Comune e alla Capitaneria di porto - evidenzia Giuseppe Mancarella - per poter riaprire un lido, ma dal 2020 è arrivata una nuova incombenza a complicarci la vita, come se non bastassero le misure anti Covid. Anche per questo non credo che tutti ce la faranno ad aprire prima della metà di giugno".

 

È oggi il giorno dello sciopero e dell’incontro col Governo per ArcelorMittal. I ministri Patuanelli (Sviluppo economico), Gualtieri (Economia) e Catalfo (Lavoro) incontreranno dalle 11 di oggi, in audio video conferenza, l’azienda, Ilva in amministrazione straordinaria, che è proprietaria degli impianti, e i sindacati metalmeccanici. L’incontro è stato chiesto da questi ultimi a fronte di una situazione fortemente deteriorata. Lo sciopero sarà di quattro ore in tutto il gruppo ma a Taranto diverranno otto. Quattro nella parte finale del primo turno e altrettante in quella finale del secondo. In pratica quando a Taranto si comincerà a scioperare, l’incontro tra Governo, ArcelorMittal, Ilva in amministrazione straordinaria e sindacati, sarà nel vivo.

 

Allo sciopero di oggi parteciperanno anche i lavoratori dell’indotto-appalto siderurgico. La nuova protesta arriva dopo il sit in di venerdì scorso sotto la Prefettura di Taranto e le manifestazioni che ci sono state  giorni fa a Genova e a Novi Ligure, tutte all’insegna delle nuove regole anti Covid 19. Dopo il preaccordo di marzo, al Tribunale di Milano, tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria -  preaccordo che disinnescò il conflitto aperto da ArcelorMittal col recesso dal contratto di fitto dichiarato a novembre -, in questo mese sarebbe dovuta entrare nel vivo la trattativa per ridisegnare la compagine societaria. Tappa finale, sarebbe stata novembre 2020, con un nuovo piano industriale, la partecipazione dello Stato, una produzione di 8 milioni di tonnellate, un diverso schema produttivo e la tutela dell’occupazione col nuovo piano a regime nel 2025. Di quel preaccordo di marzo, invece, sembra essere rimasto pochissimo quanto nulla. Il ministro Patuanelli parla ormai di segnali sempre più evidenti di disimpegno da parte di ArcelorMittal. Quest’ultima, che doveva presentare a maggio il nuovo piano industriale, non lo ha presentato. Inoltre, non ha pagato alla proprietà Ilva l’ultima rata trimestrale del canone di fitto degli impianti, benché temporaneamente dimezzata rispetto ai 45 milioni iniziali. A ciò si aggiunga che l’emergenza Covid ha aggravato una situazione che, dal punto di vista del mercato, era già critica. Negli ultimi due mesi, ArcelorMittal ha aumentato massicciamente la cassa integrazione: a Taranto più di 3200 sono in cassa su 8200. 

 

 Altri 1000 in cassa sono stati messi giorni fa a Taranto, Genova e Novi Ligure. La produzione è scesa al minimo storico, 7500 tonnellate al giorno, e gli impianti fermi superano quelli in marcia. Sono  spenti un’acciaieria su due e un altoforno su tre. Fermati anche i cantieri per i lavori di messa a norma ambientale. E tra fine anno e inizio anno, le perdite di ArcelorMittal Italia sarebbero volate a 100 milioni di euro al mese. Giorni fa, inoltre, in fabbrica a Taranto erano finite persino le bottigliette di acqua minerale sugli impianti e scarseggiavano i carburanti. L’azienda viene vista con evidente ostilità dalla gran parte dei dipendenti. È ormai messa all’indice dalle istituzioni locali a Taranto e a Genova, nonchè dai sindacati, i quali chiedono che si volti definitivamente pagina: via ArcelorMittal, dicono, e via anche l’attuale amministratore delegato Lucia Morselli.  E anche se ArcelorMittal a Taranto sta provando a dare qualche segnale - con le call conference settimanali con Confindustria - sul fronte dei pagamenti arretrati all’indotto, la situazione è così compromessa che questo non basta a risalire la china. Perché è il rapporto nell’insieme che è saltato a meno di due anni dall’arrivo della società. Oggi questo declino potrebbe ricevere un’ulteriore accelerazione se,come pare, ArcelorMittal confermerà il suo disimpegno, affermerà che l’ipotesi di rilancio prefigurata a marzo scorso è ora irrealizzabile, causa l’aggravarsi della congiuntura, e chiederà 5mila esuberi, taglio che già il Governo bocciò a dicembre. In questo contesto prende così corpo l’ipotesi di una compagine societaria alternativa: fuori Mittal e un ruolo più forte dello Stato. Col Governo che negozierebbe con ArcelorMittal un indennizzo per l’uscita anticipata. Indennizzo  che dovrebbe essere superiore ai 500 milioni di euro che, col preaccordo di marzo, la società si era impegnata a versare, andando definitivamente via, qualora il contratto di investimento non fosse stato realizzato. 

L’ad Morselli partecipa alla riunione da Taranto 

 

L’amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, parteciperà da Taranto all’audio video conferenza col Governo, Ilva in amministrazione straordinaria e sindacati metalmeccanici in programma questa mattina. La riunione è stata convocata dal Governo sulla crisi dell’azienda siderurgica su richiesta dei sindacati. Morselli è da poco arrivata nella direzione del siderurgico di Taranto. Lo si apprende da delegati sindacali che l’hanno vista arrivare. La scorsa settimana l’ad Morselli è stata a Taranto per una serie di riunioni con i dirigenti della prima linea della fabbrica. Probabilmente anche per acquisire elementi utili in vista della riunione di oggi. 

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