Il rinvio del consiglio comunale evidenzia l’inadeguatezza della politica locale che scarica le proprie responsabilità sui dirigenti comunali, rei di non aver portato a compimento l’iter procedimentale delle proposte di delibere iscritte nella seduta del consiglio comunale. In realtà l’ordine del giorno dei lavori del consiglio è redatto dalla conferenza dei capigruppo che dovrebbe iscrivervi solo i provvedimenti la cui istruttoria è conclusa e corredata di tutti i pareri previsti. Se, invece, i capigruppo consiliari dopo aver convocato un consiglio comunale si accorgono di aver iscritto ai lavori circa 40 provvedimenti incompleti dovrebbero essere loro a spiegare il proprio operato. In merito, poi, alla decisione di convocare il consiglio comunale in seduta permanente, gli stessi avrebbero dovuto spiegare attraverso quali modalità questa soluzione poteva essere attuata visto che non esistono norme che lo consentono e che, al termine della giornata, ciascun consigliere è andato via non essendo in corso alcun consiglio permanente neanche di natura simbolica come proclamato. Pertanto, è ora di finirla con iniziative prive di significato e ricche di incoerenza. Infatti, a Taranto il Partito Democratico ed il sindaco si dicono contrari al progetto Eni, sicchè dinnanzi all’iniziativa intrapresa dal loro governo dovrebbero avviare le opportune interlocuzioni con i propri rappresentanti romani per far prevalere le proprie ragioni; diversamente, come giusto che sia, assumersi le responsabilità nei confronti dei tarantini anche dell’azione del governo di cui sul territorio sono espressione. La maggioranza al comune di Taranto invita, invece, furbescamente l’intero consiglio comunale a riunirsi a Roma come se non appartenesse a quella stessa parte politica che ha presentato l’emendamento pro Tempa Rossa. Tutto ciò con l’avallo del centro destra che, invece di portare alla luce tali contraddizioni ed esercitare il proprio ruolo di opposizione, sottoscrive in sede di conferenza dei capigruppo tutte le indecenze avanzate dalla maggioranza. Rispetto a ciò non posso che prendere le distanze nella speranza che si avvii immediatamente un nuovo corso per la città di Taranto che, a differenza di quello attuale, veda il centrodestra uscire dall’ambiguità ed essere realmente alternativo al fallimento sotto gli occhi di tutti prodotto dalla sinistra negli ultimi dieci anni.
Giampaolo Vietri – Consigliere Comunale – Forza Italia
Fino a nuova disposizione, in materia di Benefici previsti per i lavoratori esposti all'amianto (art. 13 della legge n.257/1992, come modificato dalla legge n. 271/93), l’INPS farà riferimento al messaggio n.303 del 20 novembre 2001 (periodi di contribuzione figurativa, tra cui quello derivante da aspettativa per motivi politici e sindacali, ex legge n. 300/1970).
È quanto chiarito giovedì 18 dicembre scorso, dal direttore dell’INPS di Taranto Tommaso Chimenti, alle organizzazioni sindacali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, rappresentate rispettivamente da Pietro Berrettini, Fernando Colopi e Cosimo Amatomaggi.
Come è noto, i periodi di contribuzione figurativa, rivalutabili con l'attribuzione dei benefici in parola, sono, allo stato, quelli di cassa integrazione guadagni, malattia e maternità, secondo le istruzioni di cui alla circolare n.255 del 10 novembre 1993, diramata a seguito direttiva ministeriale.
La questione generale riguardante la valutazione dei periodi coperti da contribuzione figurativa, ai fini del conseguimento dei benefici pensionistici previsti per i lavoratori esposti all'amianto, è stata più volte esaminata da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il predetto Dicastero, al quale è stata recentemente risottoposta la questione, con particolare riguardo ai periodi di aspettativa per motivi politici e sindacali, coperti da contribuzione figurativa ai sensi della legge n.300/1970, ha precisato quanto segue:
"Allo stato, la rivalutazione si applica, oltre che al periodo di lavoro effettivamente svolto, anche a quello di cassa integrazione guadagni, malattia e maternità, periodi da ritenere utili sia ai fini del conseguimento del requisito dei dieci anni di esposizione, sia ai fini della moltiplicazione per il coefficiente di 1,5.
Pertanto, in linea generale, non si ritiene opportuno modificare tale orientamento, non potendosi considerare utili, ai fini della considerazione del periodo di esposizione, altri periodi di contribuzione figurativa, tra cui quello derivante da aspettativa per motivi politici e sindacali, ex legge 300/1970.
Tuttavia, nel singolo caso specifico, ove il lavoratore, che ha goduto dell'aspettativa sindacale, dimostri all'ente competente di essere stato comunque esposto all'amianto, in quanto svolgeva la sua attività in azienda, i periodi di provata esposizione significativa all'amianto possono essere riconosciuti utili ai fini del conseguimento dei benefici previsti dalla normativa in oggetto".
Sulla base della predetta direttiva ministeriale, in presenza di attestazione di esposizione all'amianto rilasciata dall'INAIL, in conformità alle istruzioni diramate in materia, potrà procedersi alla rivalutazione dei periodi di aspettativa per motivi politici e sindacali, coperti da contribuzione figurativa accreditata ai sensi della legge n.300/1970.
Al tavolo il direttore dell’INPS Chimenti ha confermato il tutto, dichiarandosi disponibile nell’eventualità a sollecitare gli uffici del territorio all’applicazione di quanto contenuto nel messaggio INPS 303 del 20/11/2001.
L’INPS di Taranto, infine, per assicurarsi che tutte le pratiche dei lavoratori – in possesso dei requisiti di pensionamento immediato - possano essere evase, entro il 31 gennaio 2015, effettuerà un monitoraggio.
Le notizie trapelate nelle ultime ore circa la ripresa dell’attività degli altiforni Ilva, e quindi sullo stop impresso alle procedure di messa in sicurezza degli impianti, arrivano a rasserenare un clima gravato da ancora molte incognite sul futuro dello stabilimento.
Accogliamo pertanto con estremo favore il tempestivo intervento, in tal senso, di chi ha consentito che non si arrivasse alla vigilia del previsto decreto sull’Ilva con una situazione già irrimediabilmente compromessa, peraltro dopo anni di tentativi, a tutti i livelli e con grandi sforzi, di mantenimento della continuità produttiva ed occupazionale della complessa struttura. Un intervento che, (se la notizia dovesse trovare conferma), vedrebbe direttamente in campo il Prefetto di Taranto.
Allo stesso tempo, prendiamo atto del ruolo assunto da parte dell’Eni, che ha operato in una vicenda così complicata nell’alveo della legittimità rispettando percorsi che imponevano scelte obbligate e scadenze rigorose. Un iter –contemplato nei casi di aziende a rischio di default- perfettamente in linea con quanto avviene nel settore gas in Italia ed in Europa per forniture di questa importanza e a tutela della stessa Eni e dei suoi azionisti.
E fin qui la vicenda di questi giorni, che si avvia ad una decisiva schiarita.
Tutto quello che riguarda la questione Ilva, per il resto, ha potuto finora godere di una corsia privilegiata e del carattere di urgenza e straordinarietà: prova ne è l’imminente decreto – l’ennesimo – che, salvo imprevisti, dovrebbe essere varato alla vigilia di Natale, consentendo di fronteggiare alla presenza di un quadro più chiaro e delineato la forte incognita dei mesi a venire.
Un passaggio, il prossimo, a cui Confindustria Taranto guarda con grande fiducia e con un (dovuto) cauto ottimismo, in considerazione delle -ancora troppe – criticità che compongono lo scenario complessivo del caso Ilva.
Appare ancora lastricato di cocci, infatti, il percorso delle aziende dell’indotto, sulle quali incombono, qualunque siano gli sviluppi della vicenda (e parliamo dell’acquisizione dell’acciaieria, che sia pubblica o privata) ancora grandi dubbi al momento non risolvibili, che alimentano inevitabilmente all’interno di queste realtà un allarme ed una crisi devastante che perdura da oramai troppi mesi.
Senza entrare, in questa occasione, nel merito delle sorti della grande fabbrica, e senza pertanto esprimere valutazioni affrettate, non possiamo però che auspicare, oltre ad una ottimale risoluzione della vertenza sicuramente più complessa finora passata nelle mani del Governo, la salvaguardia di questa grande platea di piccole e medie imprese, impegnate da sempre a garantire la produzione e la vita stessa della più grande acciaieria europea, e con essa una filiera che ancora oggi alimenta l’economia dell’intero Paese.
di Vito MASSIMANO
Renzi promette di nazionalizzare l’Ilva ma nel frattempo quello che è sicuro è che Tempa Rossa si farà. Renzi promette di valorizzare la storia e la cultura di Taranto in chiave turistica ma intanto le linee di comunicazione da e per la città sono degne del Congo.
Se qualcuno glielo chiedesse, Renzi annuncerebbe anche la presa della Bastiglia pur di compiacere l’uditorio. A volte non resiste a strappare l’applauso mentre altre volte promette qualcosa su un tema per ammorbidire l’interlocutore su un altro argomento (e fotterlo).
Visto il pregresso ed osservando i fatti concludenti, siamo istintivamente portati a non fidarci di lui.
Ma crediamogli per un attimo e proviamo ad immaginare un’Ilva nazionalizzata (o ad azionariato misto pubblico/privato) sulla scorta di una fantomatica Legge Marzano potenziata.
Il primo obiettivo sul quale la nuova proprietà (a proposito e la vecchia?) dovrà concentrarsi è quello legato al risanamento degli impianti.
Ciò dovrebbe servire a rendere ecocompatibili gli impianti riportando nel contempo l’azienda in bonis dal punto di vista finanziario rendendola competitiva sul mercato (non come faceva Riva il quale era competitivo in spregio di tutto e tutti) per poi venderla ai privati.
Ipotesi suggestiva anche se il problema che la città dovrebbe sforzarsi di comprendere, uscendo dalla logica industrialisti/ecologisti, non è tanto legato al futuro dell’azienda.
Quello non dovrebbe essere in discussione perché l’Italia e Taranto, in questo frangente, non possono fare a meno della ferriera per una serie complessa di motivi.
Il vero quesito è cosa si intenda per risanamento.
Il risanamento è l’AIA ed i pannicelli caldi creati da Clini in poi? Per risanamento si intende l’introduzione delle migliori tecnologie in circolazione al momento o significa coprire i parchi minerari buttando l’acquetta sul fossile?
Se risanamento significherà lucidare le ciminiere o mettere i fiorellini nelle aiuole, non lamentiamoci poi se tra dieci anni ci saranno ancora patologie neoplastiche sopra la media mentre il turismo sarà vacuo argomento da salotto . E non dovremo stupirci nell’apprendere tra qualche anno che le falde acquifere ed il sottosuolo continueranno ad essere impregnati di ogni veleno possibile ed immaginabile (adesso se ne parla solo sommessamente). E non dovremo fingere sorpresa nemmeno quando un giorno scopriremo che la discarica di Mater Gratiae è piena di rifiuti che (probabilmente in parte) nulla hanno a che fare con la produzione di acciaio.
Capisco che è cosa complicata, ma in questo momento è più importante mettere le cose in chiaro e chiedere a Renzi come e quando intenda agire più che battergli le mani facendo la figura dei beoti o dargli contro facendo inutili battaglie ambientaliste con annesso dilettantesco salto nel vuoto.
La risposta del Premier è scontata, già la conosciamo: #Tarantostaiserena. E sappiamo in altri casi com’è andata. Almeno non ci saremo fatti prendere per i fondelli. Almeno avremo agito con realismo evitando di passare per burundiani in attesa degli aiuti dal mondo civilizzato. Almeno si saprà con precisione di chi è la responsabilità senza che nessuno la attribuisca all’isterismo di una città senza un progetto. Almeno avremo provato a tirare fuori il sangue da una rapa.
Grande partecipazione alla cerimonia di consegna delle borse di studio della Scuola Secondaria di I grado “Colombo” di Taranto, intitolate alla memoria di Cosimo Palagiano, un alunno della 1^ classe, tragicamente scomparso.
E’ stato un significativo momento di condivisione tra studenti, famiglie e insegnanti, un modo per affermare l’importanza della “buona scuola”, quella che forma, educa, accoglie. Obiettivo pienamente raggiunto, quindi, per il preside Massimo Romandini e il suo validissimo staff di insegnanti e collaboratori. In particolare, il dirigente scolastico ha voluto ringraziare la prof.ssa Vincenza Mantovani e la prof.ssa Angela Picciarelli che lo hanno affiancato nelle fasi di organizzazione e svolgimento dell’evento. Anche quest’anno all’appuntamento non ha voluto mancare la consigliera regionale Annarita Lemma che, come ha tenuto a sottolineare, ha partecipato nelle vesti di professoressa. Tra una premiazione e l’altra ci sono stati piacevoli intermezzi musicali a cura della prof.ssa Francesca Boccuni Boccuni. In sottofondo, la contagiosa allegria dei ragazzi, felici di riabbracciare i prof lasciati un anno fa e nello stesso tempo desiderosi di far sentire tutto il loro affetto alla famiglia di Cosimo Palagiano.
Per il quinto anno consecutivo le borse di studio sono state assegnate a cinque studenti che, nel passato anno scolastico, hanno conseguito il voto massimo all’esame conclusivo del 1° ciclo di istruzione.
Quest’anno le borse di studio hanno premiato l’impegno di Cerabona Claudia, Cofano Luca, Gentile Eleonora, Palumbo Annarita e Squillino Alessandro; nell’occasione, inoltre, sono stati consegnati anche attestati di merito a tutti gli ex studenti della “Colombo” che nell’anno scolastico 2013-2014, nello stesso esame di giugno, hanno riportato la votazione di “Dieci” o “Dieci e lode”.
È stata quindi l’occasione per attribuire il giusto riconoscimento agli studenti che hanno dimostrato tutto il loro impegno e valore negli studi, e che continuano a segnalarsi per i brillanti risultati nelle scuole di secondo grado, ma anche per ricordare la bella figura di Cosimo Palagiano, uno studente, strappato tragicamente alla vita, che tutti alla “Colombo” hanno ancora nel loro cuore per la sua semplicità e la sua correttezza.
Ecco l'elenco completo degli studenti premiati.
Gli alunni 10/10 lode destinatari delle borse di studio risultano:
· Cerabona Claudia
· Cofano Luca
· Gentile Eleonora
· Palumbo Annarita
· Squillino Alessandro
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classe |
10/10 lode |
classe |
10/10 |
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3^A |
Chiochia Alessandra |
3^A |
Maggi Carlotta |
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3^A |
Gentile Eleonora |
3^A |
Prenna Anna |
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3^A |
Melucci Matteo |
3^B |
Di Noi Antonio |
|
3^B |
Carone Francesco Mattia |
3^C |
Barnaba Valeria |
|
3^B |
Mastromarino Paola |
3^C |
Bleve Alessio |
|
3^B |
Mazzuto Franco Matteo |
3^C |
Dalessandro Roberto |
|
3^B |
Schiavone Pierfrancesco |
3^C |
Danese Giovanni |
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3^B |
Sette Gabriele |
3^C |
di Castri Gloria |
|
3^C |
Cerabona Claudia |
3^D |
Battista Niccolò |
|
3^C |
Ramirez Giulia |
3^D |
Cagnazzo Lucia |
|
3^C |
Vecchi Valeria |
3^D |
Solito Sarah |
|
3^C |
Vella Lucilla |
3^E |
Lecce Federica |
|
3^E |
Caramia Antonio |
3^E |
Pupino Barbara |
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3^E |
Mistretta Giulia |
3^H |
Mazzone Martina |
|
3^E |
Palumbo Annarita |
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3^F |
Tommasi Rebecca |
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3^H |
Cofano Luca |
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3^H |
Squillino Alessandro |
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3^I |
Otomo Kioko |
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La labioschisi, comunemente detta labbro leporino è una malformazione facciale congenita che va ad alterare la conformazione del labbro superiore e talvolta può interessare anche l'alveolo gengivale.
Comunemente chiamato labbro leporino tale malformazione provoca un'incisura sul labbro che può essere minima fino ad arrivare alla completa separazione del labbro.
La palatoschisi invece è una malformazione che interessa la struttura del palato e che si traduce nei casi più gravi in un vero e proprio buco nel palato.
Queste due malformazioni possono presentarsi in maniera separata o congiuntamente quando la fessurazione labiale presegue oltre il labbro e la gengiva fino a coinvolgere il palato duro e molle tanto da estendersi fino alle fosse nasali e a deformare cartilagine, ossa del naso e dentatura. In questi casi si parla di labiopalatoschisi.
Queste malformazioni sono congenite e si presentano probabilmente intorno al 4 mese di vita del feto e colpiscono circa un bambino su mille.
La labioschisi, la palatoschisi e la labiopalatoschisi non provocano soltanto un difetto estetico evidente, ma comportano delle vere e proprie complicazioni sul piano della salute.
I bambini affetti da tali malformazioni facciali hanno spesso gravissime difficoltà a parlare, deglutire e nei casi più gravi anche nella respirazione.
Fortunatamente si possono correggere tali malattie congenite attraverso un intervento maxillo-facciale della durata di circa un'ora.
L'intervento solitamente si effettua nel terzo mese di vita del bambino e sono diverse le tecniche chirurgiche utilizzate.
L'operazione è mirata a suturare i tessuti della fessura (del labbro del palato o di entrambi) in modo da ricongiungere non solo gli strati cutanei superficiali, ma anche tutti i tessuti sottostanti.
Tale ha altissima probabilità di risultati sia dal punto di vista funzionale che estetico dove permarrà una piccola cicatrice.
Tuttavia nei paesi più poveri del mondo sono tantissimi i bambini a non avere accesso a questo tipo di operazione.
Qui molti bambini affetti dal labbro leporino e da altre malformazioni maxillo-facciali non riescono a sopravvivere al primo anno di vita. Gli altri, invece, soffrono di pesantissime ripercussioni dovute all'impossibilità di parlare.
L'organizzazione Operation Smile dal 1982 opera per garantire tale intervento anche ai bambini nati nel sud del mondo. Dalla sua fondazione l'organizzazione ha effettuato oltre 220.000 operazioni che hanno permesso di restituire il sorriso e la speranza di un futuro migliore ad altrettanti bambini.
Sono più di 5400 i volontari medici ed infermieri che sono stati coinvolti nelle missioni mediche in oltre 60 mesi del mondo e che ogni anno cambiano la vita di migliaia di bambini.
Operation smile è inoltre impegnata da diversi anni nello sviluppo delle strutture medico-sanitarie dei paesi più poveri per garantire l'autosufficienza medica a livello locale attraverso il miglioramento delle infrastrutture sanitarie e la formazione del personale medico.
Ad oggi Operation Smile ha creato oltre 37 centri di cura permanenti in oltre 20 paesi, e sono ogni anno altrettanto numerose le missioni temporanee ed itineranti che raggiungono tutti gli angoli del mondo.
“In forte aumento le richieste d’aiuto presso il nostro Ufficio di chi perde denaro al gioco ed entra in un giro di prestiti forniti da usurai mettendo in pericolo tutta la famiglia del giocatore”.
I dati ufficiali sui giocatori patologici a Taranto, che sono presi in cura dai Sert aumentano del 50% ogni anno. Nel 2013 erano circa 80, ma – spiega il Responsabile dell’Ufficio Antiusura della Confesercenti-Confartigianato, il Criminalista Michele Cagnazzo - si tratta di cifre che rappresentano una sottostima del fenomeno. Dal 2013 al 2014 – sottolinea Cagnazzo – “sono aumentate le persone che hanno fatto richiesta di sostegno ai Servizi Sert del Dipartimento di salute mentale e Dipendenze, passando da 80 a 137, di cui il 22% donne, con una età media che va dai 40 ai 54 anni. Un fenomeno in crescita frutto anche della crisi economica, che spinge tante persone a cercare “fortuna”. Purtroppo dietro al fenomeno conosciuto si annida un’ampia fascia di persone sommerse che giocano ma di cui nessuna sa nulla”. Si perde denaro, si entra in un giro di prestiti forniti da usurai che mettono in pericolo tutta la famiglia del giocatore. Spiega Cagnazzo – “esiste una proposta di legge nazionale sul gioco d’azzardo, che in Italia è legalizzato nonostante in realtà sarebbe vietato dal codice penale. La facilità di accesso fa aumentare il numero delle persone a rischio, dati nazionali alla mano sono 17 milioni le persone che hanno giocato una volta nella vita, 2 milioni quelle considerate a rischio minimo, un milione a rischio altissimo, 300 mila i giocatori patologici.” Quello che si mette in gioco in realtà è la vita stessa, le relazioni e gli affetti. Chi soffre di questa patologia di solito si rivolge al Sert quando tutto è già compromesso. Continua Cagnazzo – “credo che l’amministrazione comunale in qualche modo dovrebbe cercare di evitare l’apertura di nuove sale gioco. Il comparto dell’azzardo è organizzato inizialmente con norme, procedure e controlli che partono da atti di evidenza pubblica, ma poi subentrano i rapporti tra privati e le difficoltà di capire la composizione azionaria dei veri attori ha reso il sistema brodo di coltura per comportamenti scorretti e disonesti.” Il Responsabile dell’Ufficio Antiracket, conclude – “negli ultimi mesi abbiamo affrontato diversi casi e che la crescita del gioco online è il nuovo pericolo, perché elimina uno dei “blocchi” del giocatore: la vergogna di farsi vedere attaccato alle macchinette da gioco o di entrare in un centro scommesse”.
Visita didattica nella sede di Viale Virgilio della Camera di Commercio per le allieve del corso di Responsabile della pianificazione e valorizzazione dell’attività agrituristica organizzato da Formare Puglia (ente formativo accreditato dalla Regione Puglia) e finanziato dalla Provincia di Taranto nell’ambito del POR PUGLIA 2007-2013.
Ha accolto le corsiste, guidate dalla docente la dott.ssa Adriana Venuti, la dirigente della CCIAA di Taranto dott.ssa Barbara Saltalamacchia che ha illustrato tutti i servizi offerti dalla Camera di Commercio, soffermandosi anche sulla storia dell’Ente Camerale e sull’importante ruolo che ricopre nell’ambito della politica di programmazione economica del territorio. Ha anche ricordato le sfide che lo stesso Ente dovrà affrontare nell’immediato futuro per favorire la crescita delle imprese e dell’area provinciale soprattutto in un momento di grave crisi dell’apparato industriale e commerciale e quindi dell’occupazione che caratterizza ormai da anni Taranto.
Sono poi stati presentati i principali finanziamenti nazionali e regionali a sostegno dell’occupazione femminile ed in particolare nel settore dell’agriturismo e del turismo intorno ai quali si è sviluppato un ampio ed approfondito dibattito sulle opportunità da cogliere e sulle quali le corsiste hanno potuto accrescere le singole peculiarità per valutare anche tutte le strade possibili per poter avviare attività di autoimprenditorialità .
La lezione out door è stata la vera dimostrazione e testimonianza che la sinergia tra il sistema istituzionale, produttivo e i centri di formazione professionale è indispensabile per promuovere l’occupazione e fornire un servizio attento ai bisogni di chi vuole inserirsi nel mondo del lavoro.
Il 17 dicembre 2014 nella sede del Provveditorato agli studi, alla presenza del Dottor Giuseppe Silipo (Provveditore agli studi), del Dottor Nardoni (Assessore regionale alle attività Agroalimentari), della Prof.ssa Anna Rita Lemma (Consigliere regionale) e del Prof. Piero Massafra (Editore della Scorpione editrice), si è svolta una cerimonia semplice e nello stesso tempo molto profonda: grazie alla volontà dell’Assessore Nardoni, è stato fatto dono a tutte le scuole di Taranto (ben 45 direzioni scolastiche) di 5 libri dal titolo “Mange e bbive tarandine” (storia, sapori e saperi della cucina tradizionale tarantina e pugliese). Si è voluto, così, testimoniare l’attenzione della istituzione regionale nei confronti del mondo della scuola. Il nobile gesto è stato condiviso dalla Consigliere regionale, Prof.ssa Lemma e dal Provveditore, Dottor Silipo. Il testo potrà essere studiato nelle scuole, affinché le nuove generazioni possano essere fieri del loro antico mangiare quotidiano. Erano presenti alla cerimonia di consegna dei libri gli autori, Enzo e Rosa Risolvo che, con emozione, hanno aderito all’iniziativa. Il libro, che consta di 17 capitoli, parla della cucina greca, romana e medievale, approfondisce tematiche riguardanti la storia del pane, della pasta, dell’olio, delle cozze e delle tradizioni relativi alle conserve fatte in casa (salsa, acciughe, melanzane, ecc.), ai liquori (rosolio soprattutto) e ai dolci tradizionali. Vi sono circa 300 ricette (antiche e antichissime), tutte rigorosamente locali. Insomma, un vero e proprio elogio alla cucina nostrana e dei nostri avi: si vuole, così, rappresentare l’ottimo e salutare mangiare mediterraneo.
l’Ilva spegne gli altiforni nel pressoché totale silenzio, e a causa di una situazione che ha del paradossale.
Confindustria: occorre scongiurare un punto di
“non ritorno” che complicherebbe ulteriormente una situazione
già abbastanza complessa
La notizia dello spegnimento degli altiforni dell’Ilva, arrivata alle cronache come se si trattasse di un evento atteso e quindi ineluttabile, è in realtà un fatto gravissimo e allarmante che pone le basi per un punto di “non ritorno” che oramai da anni si cerca invece di scongiurare, come testimoniano i molteplici provvedimenti governativi mirati, oltre che all’ambientalizzazione della fabbrica, a garantirne la imprescindibile continuità produttiva.
Malgrado questo, si continua ad assistere a situazioni paradossali, e quest’ultima lo è davvero per diversi aspetti.
In primis, Taranto sembra ancora una volta subire passivamente, senza alcuna presa di posizione da parte di chicchessia, (e parliamo ovviamente di chi si dovrebbe istituzionalmente pronunciare in tal senso) un provvedimento molto pesante nella sua evidente gravità: mai si era verificato, prima d’ora, che l’azienda operasse la messa in sicurezza degli impianti così come sta accadendo in questi giorni, preannunciando di fatto un fermo complessivo. E tutto questo, nel silenzio più generale e assoluto.
Il secondo aspetto è per certi versi ancora più controverso: la condizione attuale nasce infatti dall’annunciata messa in mora dello stabilimento da parte dell’Eni –uno dei principali e più grandi fornitori dell’Ilva- per i pagamenti futuri, come se si trattasse –come già qualcuno ha avuto modo di osservare - di un condomino a rischio di morosità di un qualsiasi edificio privato, e non della più grande acciaieria europea.
Accade così che L’Eni, partecipata dal Ministero dell’Economia e Finanze, chiuda i rubinetti ad una grande azienda che è già da tempo commissariata dal Governo (con un apposito decreto convertito in legge): appare, a tutti gli effetti, come il gatto che si morde la coda, e da questo paradosso nasce il rischio che si produca, a meno di interventi tempestivi proprio da parte del Governo, una situazione di grave irreversibilità, che si aggiungerebbe a quella già fortemente critica che investe altri comparti e altre situazioni da troppo tempo in sofferenza.
E’ il caso di ricordare, infatti, che mentre un grande fornitore – le cui sorti economiche non sono certo legate all’Ilva – paventi il taglio delle forniture di metano per i crediti 2015, l’esercito dei piccoli fornitori – l’indotto tanto per intenderci – stia letteralmente dissolvendosi a causa dei reiterati ritardi del pagamento dei crediti ampiamente scaduti, nonostante le rassicurazioni in tal senso giunte nei giorni scorsi circa lo sblocco della seconda tranche del cosiddetto prestito ponte, che avrebbe dovuto garantire una boccata d’ossigeno di fatto solo annunciata.
Il timore in sostanza è che, in attesa dell’imminente decreto attraverso il quale dovrebbero essere definite le sorti dell’azienda (con una probabile soluzione pubblico-privata), si corra seriamente il rischio di risolvere la questione attraverso le vie di fatto dello spegnimento pressoché coatto, che è quello che si sta paventando in queste ore.
A meno, lo ripetiamo e lo auspichiamo, di un intervento risolutore e imminente da parte del Governo che imprima un brusco e dovuto stop ad una situazione in pericolosa ed evidente discesa libera.

