"La stragrande maggioranza dei cittadini (85,7 di italiani e 68,4% di pugliesi) chiede che lo stabilimento venga rilanciato e che rimanga sotto il controllo e la proprietà italiana”. Otto su dieci a livello Italia si schierano per questa opzione. É uno dei dati più significativi che emerge dalla ricerca sull’ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, realizzata da Federmeccanica e presentata oggi a Taranto, insieme a Confindustria Taranto, nella stessa ex Ilva, dal presidente Federmeccanica, Simone Bettini, dal presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, e dall’autore della ricerca, Daniele Marini (direttore scientifico di Community Research&Analysis). Rilancio industriale e produttivo dell’ex Ilva, quindi, sostiene Federmeccanica, per la quale, in base alla ricerca, solo l’11,8%, una minoranza, “propende per la chiusura gestita a livello nazionale”. E ancor più basse, rivela il report di Federmeccanica, sono le percentuali di chi vede favorevolmente un rilancio ma tramite player internazionali (9,8%, 8,9% dei pugliesi) e di chi (4,5%) vorrebbe la chiusura e la cessione a terzi stranieri. “Una quota del tutto marginale” la definisce Federmeccanica. In sintesi, per oltre 8 italiani su 10 (83,7%), l’unica strada percorribile è quella del rilancio produttivo, con una preferenza schiacciante (85,7%) affinché l'acciaieria resti un asset a proprietà italiana. Per quasi 8 pugliesi su 10 (77,3%), l’unica strada percorribile è quella del rilancio produttivo. Infine, rivela la ricerca Federmeccanica, la percentuale di persone secondo cui l’ex Ilva dovrebbe rimanere di proprietà italiana è pari all’86,1%
“I primi risultati ci dicono che il territorio sta reagendo. Gli avvisi per le imprese hanno mobilitato a oggi 140 milioni di euro”. È il bilancio del Just Transition Fund, Jtf, il fondo per la riconversione messo in campo dalla Ue per la diversificazione e riconversione dell’area di Taranto. Lo ha detto Tommaso Foti, ministro della Coesione, in un messaggio video al Salone Mediterraneo dell’impresa indetto da Confcommercio Taranto.
“Sono emerse - ha affermato il ministro - più di 50 iniziative imprenditoriali e collaborative tra programmi Pia, Mini Pia e reti di impresa con investimenti che coinvolgono innovazione tecnologica, sostenibilità e nuove filiere produttive. Ma il dato più importante é che Taranto può contare su una convergenza di strumenti e risorse pubbliche. Alle risorse Jtf, si affiancano infatti quelle della politica di coesione, del Pnrr, della Zes Unica, del Contratto istituzionale di sviluppo e gli investimenti collegati ai Giochi del Mediterraneo 2026”.
“Taranto - ha detto Foti - è uno dei luoghi dove si manifesta maggiormente questa trasformazione con una intensità sempre più pregnante. É un territorio - ha proseguito il ministro - che negli anni ha conosciuto difficoltà profonde ma che oggi può diventare anche uno dei principali laboratori italiani ed europei di innovazione e di sostenibilità e generazione economica”. Per Foti, “in questo percorso il programma Just Transition Fund rappresenta uno strumento di grande rilievo. Parliamo di oltre 800 milioni di euro destinati all’area di Taranto e ai suoi comuni, una concentrazione di risorse senza precedenti. Una transizione che non può essere solo ambientale ma anche economica e sociale. Quasi il 40 per cento di queste risorse - ha rilevato il ministro - é destinato direttamente alle imprese. Significa puntare con decisione su innovazione tecnologica, diversificazione produttiva, comunità energetiche, ricerca e capacità del sistema economico di attrarre nuovi investimenti. Accanto a questo, il 30 per cento delle risorse è dedicato a energia e ambiente e il 27 per cento alla formazione e alla riqualificazione professionale. La transizione si realizza quando crea lavoro qualificato, rafforza il capitale umano e offre prospettive concrete alle giovani generazioni”.
Sul fronte della politica di coesione nel territorio della provincia di Taranto, ha spiegato Foti nel suo intervento, risultano finanziati 259 progetti per un valore complessivo di circa 165 milioni. Interventi che riguardano infrastrutture sanitarie, digitalizzazione, mobilità sostenibile, scuola, inclusione e rafforzamento amministrativo”. “Per quanto riguarda il Pnrr - ha aggiunto Foti - sono oggi attivi circa 4.400 progetti finanziati con circa un miliardo e 225 milioni di risorse già assegnate. Di questi, 643 milioni riguardano la transizione ecologica e ambientale, 190 milioni istruzione e ricerca, oltre 100 milioni la digitalizzazione e più di 100 milioni alla sanità territoriale. Parliamo di investimenti che stanno interessando mobilità urbana sostenibile, rigenerazione urbana, infrastrutture ferroviarie, edilizia scolastica, innovazione tecnologica e servizi pubblici. Penso agli interventi sulla linea ferroviaria Bari-Taranto, all’investimento per le Brt, Bus rapid transit, a Taranto, al potenziamento della logistica integrata e allo sviluppo degli investimenti per l’idrogeno rinnovabile. In questo quadro - ha aggiunto Foti - la Zes unica è un ulteriore elemento di natura strategica. Taranto può diventare uno dei poli principali poli attrattivi del Mediterraneo per investimenti industriali e logistici. Le semplificazioni amministrative, gli incentivi fiscali, l’integrazione tra porto, retroporto ed energia, costituiscono un vantaggio competitivo che dobbiamo pienamente valorizzare”.
“Dobbiamo trasformare gli investimenti in risultati concreti e duraturi - ha concluso Foti - Penso che il messaggio sia proprio questo: la transizione puó diventare una grande occasione di rilancio se viene governata con equilibrio, pragmatismo e responsabilità. Taranto ha tutte le condizioni per diventare un esempio nazionale di questa trasformazione”.
Nel giorno della presentazione del Rapporto sulla Qualità della Vita per Generazioni, pubblicato dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, Taranto si trova a fare i conti con situazioni contrastanti: da un lato c’è l’impietosa realtà certificata dai numeri, dall’altro un bisogno di riscatto, di rinascita, che non può più aspettare, ma va assolutamente canalizzato e trasformato in un programma con orizzonti chiari e obiettivi certi.
L’attenzione è tutta rivolta a quell’ultimo posto della classifica che riguarda la qualità della vita per la fascia di età che va dai 18 ai 35 anni. Siamo 107, in coda, preceduti da Sud Sardegna, Barletta, Reggio Calabria, Foggia, Napoli. Dietro quell’ultimo posto ci sono i volti dei neo diplomati che vanno a studiare a Bologna, Milano, Torino, Roma, e poi non tornano, e ci fanno brillare gli occhi quando durante le feste inondano il centro cittadino e fanno festa, dandoci la misura di quanto sia tangibile la loro mancanza.
Il “podio al contrario” è l’amaro frutto di tre indicatori sui venti presi in esame dall’indagine che sono: tasso di disoccupazione, percentuale di NEET (soggetti che non studiano e non lavorano), soddisfazione per il proprio lavoro.
Ne siamo consapevoli? Sì, lo siamo. Tutto è perduto? No, non lo è.
Il caso ha voluto che, mentre a Trento, la città vivibile per antonomasia, dove tutto sembra funzionare alla perfezione, si svolgeva la presentazione del Rapporto, a Taranto, la città cenerentola, all’altro capo dello stivale, fossero convocati gli Stati generali della Cultura, atto decisivo di un percorso guidato dal consigliere del sindaco, già presidente della Provincia, Gianni Florido.
Una chiamata quella di Florido, fatta anche attraverso una mega e variegata chat, cui hanno risposto in tanti, con il teatro Fusco a fare da palcoscenico e quell’urgenza di trovare risposte affidata a interventi che hanno coinvolto il mondo della scuola, della politica, delle associazioni, delle imprese, dei professionisti, dell’università.
Che a guardare bene, proprio in virtù di uno stato di perenne ricerca, Taranto colleziona associazioni, che rappresento un tentativo dal basso di rispondere ad aspettative, vitali per la sopravvivenza di una comunità.
Nel corso dell'incontro sono state presentate le linee di programmazione culturale dell’Amministrazione Comunale di Taranto nel periodo compreso tra
2026 e il 2030. Questo è il link del documento, consultabile sul sito del Comune di Taranto https://taranto-api.municipiumapp.it/s3/7152/allegati/documento-programmatico-cultura-taranto.pdf
"L’incontro- sottolinea Florido- è l’occasione di restituzione dei contenuti prodotti dal confronto nelle tre giornate di preparazione."
Sul palco anche i giovani, in rappresentanza degli studenti delle scuole superiori e degli universitari. Alle loro istanze ha dato voce Nicolò Gianciotta, studente di Medicina, che riprendendo un’esigenza già espressa dal prof.Pagano, ha sollineato la necessità che, sul modello dell’Unibo, anche Bari si organizzi attraverso Dipartimenti dotati di una propria autonomia sotto il profilo economico e della gestione. E poi giù l’elenco delle cose che mancano e che sono indispensabili per rendere Taranto una sede universitaria attrattiva: una mensa per gli studenti, biblioteca e sala studi in prossimità delle sedi (la biblioteca Acclavio non basta), un servizio di trasporto pubblico che tenga conto delle esigenze della popolazione studentesca, la possibilità di svolgere tutte le attività nella sede di Taranto evitando “pellegrinaggi”. Insomma, tutto molto concreto ed essenziale.
A chiudere la serie di interventi è stato il sindaco. “Dobbiamo galoppare e lavorare per scalare la classifica a livello nazionale” ha detto il primo cittadino. È stato svolto un lavoro egregio, frutto di una collaborazione ampia e partecipata, capace di mettere insieme istituzioni, associazioni, operatori culturali, cittadini e realtà del territorio.
Questo percorso- ha sottolineato Bitetti- ha testimoniato in maniera concreta quanto la cultura sia un patrimonio condiviso e vivo, capace di generare dialogo, partecipazione e visione. È proprio da questa rete che Taranto può ripartire, rafforzando così la propria identità.
La cultura, per noi, è prima di tutto educazione. È uno strumento fondamentale per formare coscienze libere, cittadini consapevoli e comunità più coese. Investire nella cultura significa investire nella crescita civile della nostra città, significa dare valore alla conoscenza, alla memoria e alla capacità critica, soprattutto delle nuove generazioni.
Un pensiero particolare va ai giovani e agli studenti. I loro interventi sono stati preziosi. Loro sono il cuore pulsante del futuro di Taranto, a loro dobbiamo offrire opportunità concrete, spazi di espressione, percorsi formativi e occasioni di sviluppo che consentano di scegliere di restare. Taranto deve diventare una città in cui i talenti possano nascere, crescere e costruire il proprio progetto di vita.
In questo senso, il ruolo dell’Università è strategico e imprescindibile. Rafforzare l’offerta formativa, sviluppare sinergie tra mondo accademico, istituzioni e tessuto produttivo, promuovere ricerca e innovazione sono azioni fondamentali per rendere la nostra città sempre più attrattiva e competitiva.
La cultura, infine, deve abitare in ogni quartiere. Non può e non deve essere confinata a pochi luoghi o a pochi contesti. Ogni parte della città deve avere pari dignità e accesso alle opportunità culturali. Dalle periferie al centro, ogni quartiere deve diventare protagonista di un percorso di valorizzazione, perché una città cresce davvero solo quando nessuno resta indietro.
Il percorso degli Stati Generali della Cultura resterà aperto, è una precisa volontà di questa amministrazione, perché più si alimenta la partecipazione, più l’infrastruttura culturale che vogliamo realizzare sarà corale e basata su basi solide”.
A seguito delle attività di monitoraggio e dei sopralluoghi tecnici effettuati sul posto, sono stati programmati gli interventi per il ripristino della sicurezza stradale nella zona compresa tra Viale Virgilio e Viale Jonio, in prossimità del rondò.
In particolare, Acquedotto Pugliese (AQP) procederà con lavori di manutenzione e riparazione a partire dal 3 giugno 2026, con conclusione prevista entro il 19 giugno.
Il programma degli interventi è stato definito e condiviso con la Polizia Locale e con i tecnici comunali nel corso degli incontri svolti presso il Settore Lavori Pubblici.
Le opere si inseriscono in un più ampio quadro di attività coordinate tra Comune e AQP, finalizzate a garantire la piena funzionalità della rete e la sicurezza della viabilità urbana, anche in considerazione dei fenomeni di cedimento stradale riscontrati nell’area interessata.
Durante lo svolgimento dei lavori potranno verificarsi temporanee modifiche alla circolazione, per le quali saranno fornite tempestive comunicazioni e adottate le necessarie misure di sicurezza.
L’Amministrazione comunale ringrazia i cittadini per la collaborazione e la comprensione, ribadendo il proprio impegno costante nella tutela della sicurezza urbana e nella manutenzione delle infrastrutture cittadine.
Presente, futuro, transizione, sviluppo, lettura dei fenomeni ecomici e sociali, momenti di confronto che partono dai numeri e vanno oltre per indicare una direzioni, scenari, obiettivi.
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa, organizzato da Confcommercio Taranto e in corso al Circolo Ufficiali della Marina Militare, si presenta come uno dei momenti più significativi dell’anno per leggere il presente economico del Mezzogiorno e immaginare il futuro di Taranto dentro le trasformazioni globali. Un luogo di confronto dove istituzioni, imprese, studiosi e rappresentanti del governo provano a ricucire una visione comune, mentre il Mediterraneo torna a essere non solo uno scenario geopolitico, ma un orizzonte strategico per la crescita.
L’economista Carlo Cottarelli ha richiamato con nettezza la necessità di affrontare senza ambiguità la transizione energetica, ricordando che «la realtà è che la transizione, in assenza di cambiamenti tecnologici, incontra difficoltà perché ci sono costi che non si vogliono sostenere». Per l’Italia, secondo Cottarelli, la strada più razionale resta «puntare di più sulle rinnovabili e sul nucleare», una combinazione che permetterebbe di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, «che purtroppo non abbiamo e che si trovano nelle parti sbagliate del mondo». Da qui l’appello a un’alleanza tra sostenitori delle rinnovabili e del nucleare, «che oggi si attaccano tra loro facendo un favore ai combustibili fossili». Sul futuro di Taranto, l’economista ha allargato lo sguardo al Paese: «Non è un problema isolato. Senza crescita stabile all’1,5-2% non ridurremo mai il debito pubblico». E sulle semplificazioni della ZES unica ha osservato che «se funzionano al Sud, vanno estese a tutta Italia», pur rilevando che «non c’è ancora conferma» dell’effettiva estensione della parte burocratica.
Sul versante governativo, il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra ha riconosciuto le criticità ma ha invitato a leggere anche i segnali di ripresa: «Il Mezzogiorno negli ultimi quattro anni sta crescendo: lo certificano Istat, Banca d’Italia e Svimez. Cresce il PIL, ripartono gli investimenti, si rafforza l’export e abbiamo raggiunto il massimo storico dell’occupazione». Una dinamica che, secondo Sbarra, va consolidata con una governance più forte e con una rete stabile tra istituzioni, imprese e sindacati: «Iniziative come il Salone Mediterraneo dell’Impresa aiutano a costruire alleanze e progettualità». Per Taranto, la parola chiave è diversificazione: «Per troppo tempo lo sviluppo è stato mono-settoriale. Bisogna puntare su turismo, cultura, agroalimentare, commercio, artigianato e innovazione digitale». Centrale anche il tema delle bonifiche: «Senza aree industriali pronte e infrastrutturate, molte imprese non possono insediarsi. Per questo abbiamo avviato un avviso da 300 milioni per i comuni con aree produttive da riqualificare».
Un messaggio di respiro europeo è arrivato dal vicepresidente della Commissione, Raffaele Fitto, che in un saluto ufficiale ha definito il Salone «un’iniziativa di grande valore strategico per Taranto e per l’intero Mezzogiorno». Fitto ha ricordato che il contesto globale è segnato da «profondi cambiamenti geopolitici, energetici e industriali», e che proprio per questo le risorse europee devono essere utilizzate «in modo efficace, rapido e orientato ai risultati». La revisione della politica di coesione, ha spiegato, punta a renderla «più flessibile, più vicina alle esigenze reali dei territori e più capace di rispondere alle nuove sfide». In questo quadro, il Sud può svolgere un ruolo decisivo, a condizione di trasformare i fondi disponibili in «infrastrutture moderne, innovazione, sostegno alle imprese, formazione e occupazione». Fitto ha indicato Taranto come possibile «modello europeo di riconversione industriale e diversificazione economica», a patto di tenere insieme «sviluppo produttivo, sostenibilità ambientale e coesione sociale».
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa si conferma così un laboratorio di idee e di visioni, dove la città prova a superare la narrazione della crisi e a costruire un nuovo racconto di sé. Un luogo in cui la complessità non viene negata, ma affrontata attraverso il dialogo tra livelli istituzionali, competenze tecniche e mondo produttivo. E dove Taranto, crocevia storico del Mediterraneo, torna a immaginarsi come piattaforma di innovazione, energia e relazioni economiche, con la consapevolezza che la sfida decisiva sarà trasformare le opportunità in risultati concreti.
Taranto alla prova di una nuova economia, tra attrattività, rigenerazione e giovani
Superare la narrazione di un territorio provinciale ancorato a vecchi schemi industriali e delineare le traiettorie di una trasformazione complessa, ricca di potenzialità ma frenata non solo da criticità storiche ma anche da un forte deficit di fiducia.
Nasce da questa esigenza “Taranto alla prova di una nuova economia, tra attrattività, rigenerazione e giovani”, la vasta indagine socio-economica realizzata dall’Università degli Studi di Bari su impulso di Confcommercio Taranto. Lo studio presentato al Salone Mediterraneo dell’ Impresa Taranto(26/27/28 maggio), dal direttore generale di Confcommercio Taranto, Tullio Mancino, incrocia i dati macroeconomici ufficiali dell'ultimo decennio con una capillare attività di ascolto sul campo che ha coinvolto imprese locali ed extra-provinciali, giovani e amministrazioni comunali.
I dati elaborati da UniBa/Confcommercio certificano il progressivo superamento del paradigma tradizionale della mono-cultura industriale a favore del comparto terziario, che nel quinquennio 2020-2025 ha registrato a Taranto una crescita del +5,1%, staccando la media regionale di oltre 4 punti percentuali.
Il vero motore del dinamismo ionico è il turismo. Nel periodo 2015-2025, Taranto ha registrato il maggior incremento in Puglia nel saldo tra iscrizioni e cancellazioni di imprese turistiche (+34,4%),superandoprovince storicamente leader come Lecce e Brindisi. Il trend trova conferma nel balzo dei flussi tra il 2024 e il 2025: gli arrivi sono cresciuti del +13% (445 mila complessivi) e le presenze del +14% (1,6 milioni). A trainare la crescita è soprattutto il segmento internazionale di alta gamma (+30,7% di arrivi stranieri, con picchi del +62% dal mercato USA). Eccellenti anche le performance della blue economy, che nell'ultimo decennio ha visto aumentare il numero di imprese del +95%, e del settore ICT (+17,5%).
Al contrario, il commercio- come denunciato da Confcommercio- accusa una contrazione strutturale: nel quinquennio le imprese del settore sono calate del -6,4%. Un dato comunque migliore rispetto al crollo medio regionale del -13,4%, sintomo di una parziale resilienza delle attività ioniche che resistono allo spettro della desertificazione commerciale nei centri storici.
Nonostante gli oltre 2 miliardi di euro di politiche pubbliche e misure straordinarie stanziate per l'area di Taranto, lo sviluppo non è automatico. Il territorio fa fatica a intercettare i bandi ordinari: con 286 milioni di investimenti attratti tramite le principali misure regionali, la provincia ionica scivola al 5° posto in Puglia. Il divario con Lecce è emblematico: a fronte del 44% di imprese in più, il territorio leccese genera il 142% di investimenti in più, con una spesa media per azienda di 12.500 euro contro i soli 5.500 euro di Taranto.
La tendenza si inverte parzialmente grazie alle risorse straordinarie del Just Transition Fund (JTF), che spingono Taranto al 4° posto regionale. Tuttavia, l'indagine UniBa/Confcommercio fa emergere una profonda asimmetria: mentre la misura PIA (per imprese strutturate) ha attivato 85 milioni su 100 disponibili, il bando MiniPIA(pensato per le micro e piccole imprese) ha generato appena 12 milioni di richieste sui 100 stanziati.
A pesare sono la complessità delle procedure, la carenza di assistenza tecnica e un disallineamento strategico: il 78% dei codici ATECO finanziabili è sbilanciato sul settore secondario, lasciando al terziario (reale motore della transizione) appena il 20% dei codici ammissibili.
Il clima che si respira nel tessuto produttivo locale è dominato dalla prudenza. Solo il 10,9% degli imprenditori esprime un giudizio positivo sull'andamento dell'economia provinciale, il 52,8% si dice scettico e ben il 62,2% ritiene che il territorio non offra opportunità adeguate. I freni principali restano gli alti costi di gestione, le carenze infrastrutturali e l'interminabile vicenda ex Ilva, percepita come un fattore limitante da un'impresa su due sul territorio e dal 70% delle imprese intervistate fuori provincia. L'attrattività esterna risente fortemente di questo danno reputazionale: il 55% delle aziende extra-provinciali considera Taranto poco competitiva e il 57% dichiara di non conoscere le agevolazioni regionali dedicate all'area ionica.
Sul fronte del lavoro, il 20,6% delle imprese prevede assunzioni nei prossimi dodici mesi, ma si scontra con un drammatico mismatch tra domanda e offerta: il 55,2% fatica a trovare personale qualificato,specialmente operai tecnici e profili con competenze digitali avanzate.
L'analisi demografica lancia l'allarme più preoccupante: tra il 2015 e il 2025 la provincia ha perso oltre il 5% della popolazione. Taranto detiene l'incidenza più alta d'Italia per tasso di NEET (oltre un giovane su tre tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavorano) ed è la seconda provincia italiana per disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni (48,7%).
Il dato più sorprendente emerso dal campione di 350 studenti delle scuole superiori riguarda però la voglia di riscatto: sebbene solo il 7% immagini oggi il proprio futuro a Taranto e il 62% ritenga indispensabile trasferirsi , ben il 68,3% dichiara che resterebbe volentieri in provincia se vi fossero condizioni lavorative e salariali adeguate. Non manca lo spirito imprenditoriale: il 50% si dice interessato ad avviare un’attività in proprio.
L'ultimo anello della ricerca evidenzia le difficoltà strutturali dei Comuni. Gli amministratori condividono la prudenza sul futuro (solo il 29,2% è ottimista) e indicano nelle infrastrutture (83%) e nello spopolamento (75%) le emergenze prioritarie. Nonostante una fortissima propensione a partecipare ai bandi (il 91% partecipa a bandi nazionali e il 63% a quelli UE), gli enti locali sono frenati dalla carenza di capitale umano: il 58,3% denuncia la mancanza di personale qualificato e l'80% indica nella formazione dei dipendenti il principale punto di debolezza. Inoltre, ben due terzi dei Comuni ammettono di non aver ancora attivato misure fiscali o economiche contro la desertificazione commerciale.
«L'indagine di UniB/Confcommercio – ha commentato infine Tullio Mancino- dimostra che Taranto non ha un problema di risorse, ma di governance e di visione strategica condivisa. È necessario fare rete tra istituzioni, università e imprese per allineare gli strumenti pubblici alle reali e moderne vocazioni dell'economia ionica. Il Salone Mediterraneo dell’Impresa nasce proprio per trasformare questi dati in una leva concreta di crescita, invertendo la rotta e ridando fiducia al territorio».
Voci che si incrociano, si cercano, provano a riconoscersi
C’è un’immagine che resta impressa entrando nel Salone Mediterraneo dell’Impresa: non è quella dei pannelli espositivi o dei desk istituzionali, ma il brusio fitto di voci che si incrociano, si cercano, provano a riconoscersi. È il suono di un territorio che tenta di rialzarsi, di immaginarsi diverso da ciò che è stato per decenni. Taranto e la sua provincia arrivano a questo appuntamento con una storia pesante sulle spalle, fatta di monocultura industriale, di crisi cicliche, di occasioni mancate. Eppure, in questi giorni, sembra di respirare un’aria diversa, quasi un’urgenza collettiva di cambiare rotta prima che sia troppo tardi.
Il Salone non è soltanto una piattaforma di matching tra idee, territori, risorse e opportunità. È un luogo fisico, concreto, dove pubblico e privato si siedono allo stesso tavolo per provare a fare ciò che per anni è mancato: dialogare, collaborare, trasformare le risorse disponibili in progetti reali. Perché le risorse, questa volta, ci sono davvero. La dotazione straordinaria che interessa l’area ionica – tra JTF Taranto, CIS, ZES Jonica, fondi FESR e FSE – supera i due miliardi di euro. Una cifra che potrebbe cambiare il destino di un’intera provincia, se solo il sistema economico locale riuscisse a intercettarla e spenderla con efficacia. Ma i numeri, oggi, raccontano altro: Taranto è in fondo alla classifica pugliese per capacità di spesa, segno di un tessuto produttivo che fatica a tradurre le opportunità in cantieri, imprese, lavoro.
È proprio da questa fragilità che il Salone prova a ripartire, trasformandola in un motore di cambiamento. L’idea è quella di un ecosistema temporaneo, un laboratorio aperto che mette in rete istituzioni, imprese e giovani, creando connessioni, facilitando l’integrazione, promuovendo il confronto. Un luogo dove la diversificazione economica non è più uno slogan, ma un percorso da costruire passo dopo passo, puntando su asset strategici come il turismo, la blue economy, l’innovazione, la rigenerazione urbana.
La prima giornata ha portato sul palco voci di peso, chiamate a misurarsi con gli scenari delineati dal presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino, e dal direttore Tullio Mancino. Il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, il sottosegretario con delega alle Politiche del Sud, Luigi Sbarra, l’economista Carlo Cottarelli. E con loro anche il sindaco di Taranto Piero Bitetti.
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa, in fondo, nasce proprio per questo: per provare a colmare il divario tra ciò che Taranto potrebbe essere e ciò che ancora non riesce a diventare. Perché la provincia ionica è a un bivio storico. Da una parte c’è il passato, con il peso della grande industria e delle sue crisi; dall’altra c’è un futuro che chiede coraggio, competenze, capacità di fare rete. In mezzo, ci sono due miliardi di euro che possono restare numeri su un documento o diventare strade, imprese, porti, servizi, lavoro.
Il Salone non promette miracoli. Promette qualcosa di più difficile e più necessario: un metodo. Un luogo dove le idee non restano sospese, ma trovano interlocutori, strumenti, percorsi. Un luogo dove Taranto prova a guardarsi allo specchio e a riconoscere, finalmente, che il cambiamento non è un destino scritto altrove, ma una scelta che si costruisce insieme.
Giuseppe Spadafino, presidente Confcommercio Taranto: “Confcommercio ha evidenziato da tempo il problema della desertificazione di Taranto, una criticità che incide soprattutto sulle prospettive dei giovani. I dati confermano la gravità della situazione: solo il 7% immagina il proprio futuro qui, mentre il 60% sarebbe disposto a tornare dopo gli studi se il territorio offrisse opportunità reali. È un segnale che impone un impegno comune per costruire condizioni che permettano ai ragazzi di restare.
Il Salone nasce con questo obiettivo: riunire istituzioni, imprese e amministrazioni per avviare una riconversione coerente e concreta. Commercio, turismo e servizi sono i settori su cui puntare, anche alla luce dei fondi disponibili che oggi non vengono utilizzati. Se le risorse restano ferme, significa che i modelli vanno ripensati, aggiornando i codici Ateco e orientando la programmazione verso l’Europa.
Per rendere possibile questo percorso servono competenze tecniche. Confcommercio, insieme alla Camera di Commercio, sta affiancando i giovani con figure specializzate capaci di aiutarli a utilizzare gli strumenti disponibili e trasformare le loro idee in progetti concreti. Perché il futuro di Taranto dipende dalla capacità di offrire ai suoi ragazzi opportunità vere e non solo promesse”.
Tullio Mancino, direttore Confcommercio Taranto:“Nelcorso della tre giorni proveremo a creare connessioni reali attraverso momenti di confronto dedicati a rigenerazione urbana, marketing territoriale, lavoro, politiche energetiche e innovazione, temi legati alla più grande occasione di sempre: oltre due miliardi di euro destinati all’area ionica, risorse che devono essere monitorate e, quando necessario, riallineate alle reali aspirazioni del territorio e ai cambiamenti del tessuto produttivo.
Molti fondi non riescono a essere spesi adeguatamente. Il MiniPIA JTF Taranto, rivolto proprio alle micro e piccole imprese, è fermo al 12% di spesa, contro l’85% del PIA ordinario: su 100 milioni disponibili ne sono stati utilizzati solo 12. Questo indica difficoltà maggiori per le imprese più piccole, ma anche codici Ateco non più coerenti con la direzione verso cui si sta muovendo il territorio, sempre più orientato a servizi, turismo e blue economy.
La questione dei giovani resta una delle più critiche. Il Sole 24 Ore conferma ciò che avevamo già rilevato: Taranto è ultima in Italia per qualità della vita percepita dai ragazzi. Solo il 7% immagina di restare, ma il 68% rimarrebbe volentieri se ci fossero condizioni dignitose e opportunità concrete. Stiamo lavorando per offrirle, perché i giovani non rappresentano solo il futuro, ma il presente del territorio”.
Piero Bitetti, sindaco di Taranto: “Vivere le città significa garantire sicurezza, illuminazione, vitalità e socialità, restituendo ai cittadini spazi urbani capaci di generare fiducia. Occasioni come questa dimostrano che è possibile scommettere su una Taranto con una narrazione diversa da quella legata all’industria pesante, e siamo qui per farlo. Dobbiamo valorizzare gli asset che possono offrire risposte concrete e abbiamo già percorsi pronti a partire, pur ereditando una situazione complessa, confermata dai dati del Sole 24 Ore che collocano Taranto all’ultimo posto. Proprio per questo è necessario lavorare con determinazione per risalire la classifica nazionale e costruire un modello di sviluppo che dia finalmente slancio alla città”.
Annagrazia Angolano, consigliera regionale in rappresentanza del presidente Decaro: “La comunicazione ricorda che per Taranto il mare è un ponte, non un confine, e la Regione Puglia crede in questa visione. Il claim dedicato allo sviluppo economico diventa un patto da costruire insieme. Nei tre giorni del Salone la città torna luogo di scambi locali e internazionali, in linea con la sua storia. La Regione sostiene questa rinascita, consapevole delle sfide e delle vertenze che gravano sul territorio, e promuove un’imprenditoria competitiva e sostenibile. L’obiettivo è costruire insieme un nuovo modello di sviluppo, facendo del Salone una leva di cambiamento. Confcommercio riparte con uno sguardo nuovo e la Regione è al fianco degli imprenditori, che con coraggio e resilienza incarnano lo spirito dell’iniziativa”.
Luigi Liguori, prefetto di Taranto: “Questa iniziativa, fondata sul confronto tra istituzioni, imprese, sindacati e associazioni, rappresenta un approccio positivo e necessario per una città complessa come Taranto, che ha bisogno di azioni di sistema. Lo sviluppo economico si costruisce insieme, così come la sicurezza, che non può più essere affidata solo alle forze di polizia ma richiede il coinvolgimento di più attori, come la Prefettura sta già facendo.
Il Mediterraneo è l’orizzonte naturale di Taranto per storia, cultura e posizione, un’area oggi segnata da conflitti ma che tutti auspichiamo possa tornare a essere spazio di pace, crescita e attività economiche”.
Vitorocco Peragine, prorettore Università di Bari:“L’università è un’infrastruttura decisiva per lo sviluppo di un territorio: può accelerarlo o rallentarlo, e il sistema universitario è pienamente consapevole di questa responsabilità. Taranto vive un passaggio storico delicato e lo sviluppo economico dipende anche dal clima culturale, dalle aspettative, dall’ottimismo e dalla capacità di assumersi rischi. Lo sviluppo non nasce per caso, si progetta, e il titolo di questa tre giorni lo ricorda chiaramente.
La Puglia è cresciuta negli ultimi vent’anni, ma con una produttività debole, e la provincia di Taranto presenta fragilità più marcate: ha perso quasi metà del PIL industriale, soffre una crisi demografica profonda e ha un tessuto produttivo composto soprattutto da micro e piccole imprese poco innovative. Allo stesso tempo possiede potenzialità enormi legate alla posizione geografica e oggi può contare su opportunità di investimento rare nella sua storia, accompagnate da un clima di fiducia e voglia di cambiamento”.
Vincenzo Cesareo, presidente Camera di commercio Brindisi-Taranto: “Il Mediterraneo non è solo uno spazio geografico, ma un’area economica e geopolitica decisiva, dove si giocano sfide legate a energia, logistica, sostenibilità e mobilità. Per Taranto rappresenta una grande opportunità di crescita e un possibile laboratorio di pace in un contesto internazionale instabile. Serve cooperazione tra istituzioni, università, imprese e territori, anche per aggiornare la narrazione sulla città e valorizzarne i segnali positivi.
La Camera di Commercio lavora su orientamento, autoimprenditorialità, cultura d’impresa, sostenibilità, transizione digitale ed ecologica, internazionalizzazione e innovazione, anche attraverso il Tecnopolo. Taranto è ora area strategica per l’eolico offshore e cogliere queste opportunità richiede un’alleanza forte tra tutti gli attori. Il Salone Mediterraneo dell’Impresa diventa così uno spazio utile di confronto e costruzione del futuro”.
Amm. Andrea Petroni, comandante Comando Marittimo Sud: “Nel mare viaggiano energia, gas, petrolio, corrente elettrica e soprattutto dati: il 99% del traffico internet mondiale passa sotto la superficie. Interrompere questi flussi significherebbe colpire la sicurezza e la stabilità delle nostre società. Per questo il mare torna al centro dell’attenzione ed è pienamente connesso alle attività del commercio, dell’industria e dell’economia, diventando elemento chiave anche in questo convegno”.
On. Dario Iaia, responsabile unico Cis: “La presenza del governo a Taranto è concreta e si traduce in investimenti significativi, a partire dai Giochi del Mediterraneo che porteranno delegazioni, sportivi e impianti completamente riqualificati, dallo stadio Iacovone alle piscine. Attraverso il CIS sono disponibili circa 800 milioni di euro e negli ultimi mesi sono state aggiudicate gare importanti per la città vecchia, dagli ipogei alle mura aragonesi fino a Piazza Fontana. In una fase segnata da difficoltà economiche e da dati preoccupanti sulle politiche giovanili, è indispensabile fare squadra, superare divisioni e seguire obiettivi condivisi insieme a Confcommercio, Camera di Commercio, Marina Militare e amministrazioni locali. Anche il nuovo ponte girevole previsto per il 2028 rientra in questo percorso. Solo unendo le forze si può affrontare la crisi e costruire il futuro della città”.
Laura Cimaglia, Autorità di sistema portuale Mar Ionio: “Taranto e il Mediterraneo sono da sempre crocevia di popoli, innovazione e cultura. In questa prospettiva l’Autorità Portuale, attraverso il proprio Piano Triennale, intende proseguire il ruolo di collante tra istituzioni e imprese, rafforzando il lavoro avviato in ambito portuale insieme alla Capitaneria di Porto e alle realtà presenti nell’Organismo di Partenariato. Crediamo molto in questa iniziativa e auspichiamo che diventi un appuntamento annuale capace di favorire un confronto stabile e proattivo tra istituzioni e mondo produttivo”.
Col. Antonio Marinucci, comandante provinciale Carabinieri: “Come rappresentante dell’Arma presente in tutti i comuni del territorio, ritengo prioritario rafforzare sia la percezione sia la realtà della sicurezza, attraverso un impegno quotidiano e costante. Quando questo sforzo raggiungerà il massimo livello, potremo valorizzare appieno il ruolo del mare come ponte, anche in vista dei prossimi Giochi del Mediterraneo. Tutti gli attori coinvolti stanno lavorando nella stessa direzione e la collaborazione tra istituzioni è fondamentale per far crescere la città. Alla luce degli episodi recenti e dei dati che penalizzano Taranto nelle politiche giovanili, è indispensabile continuare a fare rete per migliorare la posizione della città e offrire nuove prospettive ai giovani”.
Il Tar di Lecce ha accolto con prescrizioni il ricorso di Acciaierie d’Italia Energia, società del gruppo AdI, e dunque ha confermato la sospensione dell’ordinanza del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, sullo stop alla centrale termoelettrica. Lo apprende Agi. Il Tar, parallelamente, ha però assegnato un termine all’azienda per adempiere al disposto del sindaco, ovvero presentare un piano di riduzione delle emissioni. L’udienza si è tenuta il 19 maggio. L’ordinanza del sindaco sulla centrale che alimenta il siderurgico di Taranto attraverso la gestione dei gas del ciclo dell’acciaio, è del 13 aprile scorso e con essa è stato intimato ad Acciaierie d’Italia Energia di “sospendere entro 30 giorni” l’esercizio della centrale termoelettrica del siderurgico”. Questo perché l’azienda, a detta del sindaco, era “inadempiente in merito alla presentazione del piano di riduzione per quanto concerne il rischio non cancerogeno, relativamente ai parametri emissivi arsenico, cobalto, nichel”.
L’ordinanza del sindaco è stata poi sospesa dal Tar il 28 aprile, che ha rinviato l’udienza al 19 maggio, in quanto “le questioni proposte necessitano di adeguato approfondimento in sede collegiale” e nel frattempo “appare opportuno salvaguardare lo stato di fatto a oggi esistente”. Acciaierie d’Italia si riserva di valutare le decisioni odierne del Tar di Lecce.
“Entro 60 giorni dalla comunicazione-notificazione della presente ordinanza", AdI Energia dovrà riscontrare “le richieste della Regione Puglia provvedendo alla trasmissione del piano di riduzione disciplinato dalla l.r. 21/2012, se del caso valorizzando le soluzioni tecniche già in essere, che le consentirebbero, secondo le prospettazioni contenute nel ricorso, il sostanziale abbattimento delle emissioni”. scrive il Tar di Lecce.
“Entro i successivi 30 giorni - scrive il Tar nell’ordinanza di 9 pagine - il Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità urbana, Arpa Puglia, AreSS Puglia ed ASL Taranto dovranno pronunciarsi sul predetto Piano, tenuto conto delle rispettive competenze”. Il Tar ha inoltre fissato “la trattazione del ricorso per l’udienza pubblica del giorno 11.11.2026”.
Il Comune di Taranto aveva contestato all’azienda una serie di inadempienze ambientali e ora il Tar nell’ordinanza dice che “AdI Energia ha eccepito, sulla base di dati non contestati dalle Amministrazioni resistenti, che, in concreto, le proprie emissioni si attestano significativamente al di sotto dei limiti previsti dall’AIA (che hanno costituito il punto di riferimento della VDS del 2024)”. Questo, per i giudici amministrativi, porta “a ritenere prevalente in sede cautelare, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, l’interesse pubblico allo smaltimento, in senso produttivo, dei gas dello stabilimento ex Ilva mediante la prosecuzione dell’esercizio dell’impianto di AdI Energia”. Per il Tar di Lecce, “ai fini della migliore tutela degli interessi di riferimento, non vi è alcun motivo per cui, nelle more della trattazione del merito del giudizio, la ricorrente, che ha sostenuto di operare, già a oggi, secondo modalità particolarmente evolute ed efficienti, tali da consentirle di produrre emissioni molto inferiori ai limiti massimi (teorici) imposti dall’Aia, ometta di confrontarsi con le criticità ravvisate nella Vds del 2024, al fine di riscontrare le relative richieste”. E quindi il Tar ha “ritenuto di accogliere la domanda cautelare ai fini della sospensione dell’efficacia dell’ordinanza 18 del 13.4.2026” ma, appunto, a una serie di “condizioni”.
Mister Danucci: "Nel secondo tempo siamo saliti di livello. Contenti di aver regalato questa vittoria ai nostri tifosi."
Di Andrea Loiacono
Un Taranto di cuore grinta e personalità vince 3-1 la semifinale di andata dei play-off nazionali per la serie D contro l'Apice e fa esplodere i colori, la passione e la gioia dei quasi tremila supporters ionici accorsi allo stadio "Italia" di Massafra. Mister Danucci conferma l' undici di partenza paventato alla vigilia schierando I suoi con il consueto 4-3-3 con Derosa al posto di Hadziosmanovic squalificato e Sanso' dirottato sull'out destro. In avanti il trio delle meraviglie composto da Loiodice Losavio e Aguilera. Il Mister dell'Apice Cioffi schiera I suoi con il 3-5-2. Il Taranto vuoi per l'importanza dell'incontro e vuoi per la sagacia tattica della formazione campana avverte la pressione e nei primi venti minuti porge il fianco alle ripartenze avversarie. È proprio su una di queste ripartenza che gli ospiti passano in vantaggio un po a sorpresa con un tiro di Pesce deviato che spiazza Mastrangelo. Oltre al danno arriva la beffa per il Taranto che deve rinunciare a Sanso' per un infortunio al ginocchio. Al venticinquesimo il Taranto reagisce ma Loiodice da due passi calcia incredibilmente alto. Ma è solo il preludio al gol per il capitano del Taranto che al 43' prima si procura un rigore e poi lo trasforma con freddezza riportando la contesa sul risultato di parità con cui si va negli spogliatoi.
La seconda frazione comincia senza cambi da ambo le parti ma fa subito registrare un Taranto con un piglio più deciso trascinato da un super Loiodice e un onnipresente Dipaolantonio. Al cinquantasettesimo proprio Loiodice ci prova di destro ma Fusco respinge. Al sessantaseiesimo il Taranto mette la freccia con una rete di opportunismo di Pablo Aguilera abile a ribadire in rete di schiena una respinta del portiere. Sugli spalti è tripudio rossoblu ma le emozioni non sono ancora finite perché Marino, da poco entrato imbuca un passaggio al bacio per Losavio che a tu per tu con Fusco lo supera con un pregevole colpo sotto. È la rete della sicurezza che mette in cascina la vittoria e che consentirà al Taranto di andare ad Apice fra sette giorni consapevole di poter contare su un doppio vantaggio.
Nel post gara mister Ciro Danucci tesse le lodi della sua squadra: "Nel primo tempo eravamo contratti per i primi venti minuti, abbiamo perso qualche palla di troppo e prendendo gol in circostanze rocambolesche con una deviazione. Dopo aver accusato il colpo abbiamo alzato il livello della pressione e delle giocate trovando il pari meritatamente su rigore. Questo ci ha dato la spinta per un secondo tempo da grande squadra che a mio avviso ha meritato la vittoria. Il nostro è un gruppo unito che però alla volte quando va in svantaggio si fa prendere dalla foga, dobbiamo gestire meglio questi momenti. Per il resto devo fare I complimenti a tutti i ragazzi ma soprattutto a Delvino e Rizzo che si sono fatti trovare pronti sfoderando una grande prestazione. Oggi Loiodice è stato eccezionale così come tutta la squadra. Dispiace per gli infortuni di Sanso' e Konate, adesso prepariamo la sfida di ritorno consapevoli che l'obiettivo deve ancora essere raggiunto"
Stato d'animo diametralmente opposto per il tecnico dell' Apice Mister Cioffi: "Abbiamo iniziato la partita nel modo migliore mettendo in campo le nostre qualità, poi sono emerse le qualità del Taranto anche se devo dire che soprattutto nel primo tempo non ci ha impensierito più di tanto. Paghiamo a caro prezzo delle ingenuità sui primi due gol. Senza voler polemizzare devo dire che non mi ha convinto la direzione di gara. Sul gol del 2-1 di Aguilera penso ci fosse un fallo dello stesso Aguilera sul nostro difensore. A prescindere da questo faccio comunque i complimenti al Taranto per la qualità dei giocatori, una squadra che gioca bene a calcio e che ci ha fatto spesso inseguire il pallone. Siamo consapevoli che al ritorno servirà una mezza impresa da parte nostra ma non ci tireremo indietro. Vorrei ringraziare i nostri tifosi che ci hanno seguito fino a Massafra, la nostra è una piccola realtà che sta onorando al massimo gli sforzi della società e della cittadinanza."
Con quella siglata oggi all'Apice in occasione del 3-1 sono ventidue le reti messe a segno tra campionato e play-off da parte di bomber Francesco Losavio che non nasconde la propria gioia ai microfoni di "Antennasud": "In occasione del gol è stato bravo Roberto Marino che mi ha servito un grande assist in profondità; ho visto il portiere venirmi incontro e chiudermi lo specchio, potevo fare solo una specie di pallonetto. Ci ho provato ed è andata bene. Sono contento perché la mia rete è valsa uno scarto maggiore da gestire al ritorno. Personalmente non voglio pormi limiti di marcature, voglio segnare il più possibile per ripagare i sacrifici che la squadra fa per me. La partita di ritorno dobbiamo affrontarla con lo stesso atteggiamento di oggi, dobbiamo andare ad Apice per vincere."
È già sulla “Gazzetta Ufficiale” del 22 maggio il decreto legge, varato ieri sera dal Consiglio dei ministri, dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi e di sostegno alle attività economiche per il protrarsi della crisi dei mercati internazionali” e che prevede anche una misura per l’ex Ilva. Il decreto, che porta la firma del premier Meloni e dei ministri Giorgetti, Urso, Pichetto Fratin, Foti, Salvini e Lollobrigida intervenendo su più aspetti tra cui il taglio delle accise sui carburanti, è composto da 8 articoli e all’articolo 1 c’è la questione ex Ilva - oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria - con l’erogazione di altri 100 milioni per consentire la continuità operativa dell’azienda in attesa di concluderne la cessione ad un nuovo soggetto privato. L’articolo 1 del decreto è intitolato “Proroga del finanziamento in favore della società Ilva S.p.A. in amministrazione straordinaria nell’ambito della procedura di cessione del compendio aziendale”.
“All’articolo 3-bis del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 2026, n. 8, dopo il comma 3 - si legge nella norma approvata ieri - è inserito il seguente: 3-bis. Al fine di corrispondere alle indifferibili ed urgenti esigenze di preservare la funzionalità degli impianti siderurgici di proprietà della società Ilva S.p.A. in amministrazione straordinaria, nelle more della procedura di vendita in corso, il Ministero delle imprese e del Made in Italy è autorizzato a trasferire direttamente alla società Acciaierie d’Italia S.p.A. in amministrazione straordinaria, su richiesta dell’organo commissariale della medesima società, in una soluzione, sino a ulteriori 100 milioni di euro per l’anno 2026, a titolo di finanziamento oneroso, conformemente alla disciplina europea in materia di aiuti di Stato, sulla base di quanto già previsto dalla decisione della Commissione europea del 9 febbraio 2026”.
L’articolo 3 del dl di dicembre 2025 richiamato nel nuovo provvedimento è quello che ha disposto “Misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva” e che dopo la conversione in legge ha permesso di far affluire all’azienda 149 milioni di euro, soldi arrivati a metà aprile. Su questi 149 milioni di euro la Commissione Europea ha dato il suo assenso a febbraio scorso, elevando altresì il plafond utilizzabile sino a 390 milioni di euro ed è in questo ulteriore spazio che si inseriscono i nuovi 100 milioni autorizzati ieri per Acciaierie d’Italia.
“Alla restituzione del finanziamento - prosegue l’articolo del dl licenziato ieri dal Governo - la società Acciaierie d’Italia S.p.A. in amministrazione straordinaria provvede entro 6 mesi dalla data di scadenza del contratto di affitto stipulato con ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria o se più breve, entro 6 mesi dalla vendita dei compendi aziendali”.
Circa la copertura finanziaria degli oneri dell’articolo 1 per l’ex Ilva, ma anche per l’articolo 2 del decreto, relativo alla proroga del credito di imposta in favore dell’autotrasporto e dell’agricoltura - in totale 480 milioni per il 2026 e 80 milioni annui a decorrere dal 2027 scansionati in più tranche sino al 2030 -, c’è il rimando all’articolo 7 dello stesso dl che interviene su più voci: dalla riduzione “in termini di sola cassa” del fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027 alla riduzione di altri fondi, tra cui quello unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa.
Architettura detentiva-metri quadri di futuro” :Con la Danubio Challenge si conclude il laboratoriodi cucina per persone sottoposte a limitazioni della libertà personale promosso dall’associazione “Noi e Voi” con la ‘pasticiottica’ Eleonora Occhinegro
Attendere che l’impasto lieviti e che il forno faccia la sua parte. Prima ancora scegliere gli ingredienti giusti escoprire come metterli insieme, senza che un sapore prevalga su un altro. E poi impastare, infornare, decoraretante e tante volte, finché non si impara. Così è la vita, come i fornelli. E i partecipanti al corso di cucina e pasticceria promosso dall’associazione ‘Noi e Voi’, con la ‘pasticiottica’ Eleonora Occhinegro, vicepresidente di Abfo a fare da insegnante, sembrano averlo capito molto bene. Dieci lezioni nel centro socio-rieducativo ‘Fieri Potest’ di Paolo VI rivolte ad una quindicina di persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. Gli incontri per imparare le basi della cucina e della pasticceria si sono conclusi con una gara in stile talent show culinario. Due ore di tempo per creare una propria rivisitazione del Danubio, lievitato in versione dolce o salata. Nella giuria che ha decretato il vincitore c’erano anche gli chef Palma D’Onofrio e Antonio Capoccello. La challenge si è svolta qualche giorno fa a Fragagnano, nella sede di “Progetto Frag”. Ha vinto Vincenzo, con un Danubio salato preparato con gorgonzola, speck, crema di funghi e granella di noci «sapori che mi ricordano casa» - ha commentato stupito del primo posto. «Questa è la terza tappa di ‘Architettura detentiva, metri quadrati di futuro’. Un percorso culturale – spiega don Francesco Mitidieri, presidente dell’associazione ‘Noi e Voi’ - chestiamo facendo con persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. Dopo la mostra di ceramica e fotografia e la presentazione della canzone rap oggi la fine del laboratorio di cucina. Abbiamo scelto il Danubio, chiamandolo “il dolce del colloquio” perché le sue palline di pasta lievitata si spezzano con le mani e rappresentano un segno di condivisione che richiama all’esperienza della visita dei propri cari all’interno del carcere. In quell’occasione chi è detenuto ha il piacere di offrire qualcosa a chi viene in visita. Nello scegliere gli ingredienti ognuno ha portato qualcosa di sé, un ricordo di famiglia, qualcosa che piace ai figli o che lo riporta al proprio Paese d’origine». Per la maggior parte del gruppo si è tratta di una prima volta tra i fornelli. «Confesso che è stata dura. Il primo giorno mi sono sentita sola – spiega a margine Eleonora Occhinegro -perché ho sentito un gruppo un po’ ostile e temevo che non saremmo arrivati alla fine. Poi poco alla volta siamo diventati una famiglia, e la cucina ha fatto la sua reale magia che è quella di incontrarsi, di condividere. Il percorso si è concluso con questa gara in cui si preparava il Danubio. Proposte spettacolari, colorate, gustose, dal lievitato tarantino con patate cozze e crema di pecorino a quello con cannella e mela di un partecipante del Bangladesh. Un momento di grandissima gratificazione per il lavoro svolto». Felice di aver contribuito anche Antonella Alfonso fondatrice di ‘Progetto Frag’. «La nostra è un’impresa sociale che ogni giorno lavora per creare percorsi di inclusione crescita e rinascita attraverso la cucina e la formazione. Crediamo profondamente nella collaborazione tra realtà del territorio e nel costruire occasioni concrete di incontro e partecipazione. La Danubio Challenge è stata un’esperienza speciale perché ha racchiuso molti dei valori che portiamo avanti quotidianamente: condivisione, inclusione, impegno e valorizzazione del territorio».
La cultura come leva di rinascita, dialogo e sviluppo per il territorio. Con questo obiettivo, lunedì 25 maggio, alle 9.00, il Teatro Fusco ospiterà l’evento conclusivo degli “Stati Generali della Cultura”, il percorso partecipativo avviato nelle scorse settimane dal Tavolo della Cultura del Comune di Taranto, coordinato da Gianni Florido, che ha coinvolto scuole, associazioni culturali e sociali, artisti, operatori del settore, enti, fondazioni, giovani e cittadini. L’appuntamento sarà l’occasione per presentare il Documento Programmatico della Cultura, uno strumento fondamentale che guiderà le politiche culturali nei prossimi anni.
In un territorio che vive anche criticità complesse, la cultura rappresenta un presidio fondamentale di crescita civile, inclusione sociale e sviluppo sostenibile. Investire nella cultura significa rafforzare l’identità collettiva, valorizzare i talenti locali e creare nuove opportunità, ma anche rilanciare il turismo, e di conseguenza l’immagine della città, attrarre visitatori e generare economia.
Gli Stati Generali della Cultura sono stati e resteranno uno spazio aperto in cui tutte le energie del territorio possano esprimersi, condividere idee e costruire insieme strategie concrete. La partecipazione della comunità può fare la differenza, nella convinzione che solo attraverso un coinvolgimento ampio e partecipato sia possibile immaginare un futuro culturale solido e inclusivo.
“Desidero ringraziare sinceramente tutte le persone che hanno lavorato con impegno e passione alla realizzazione di questo importante appuntamento – dichiara il Sindaco, Piero Bitetti –. Gli Stati Generali della Cultura rappresentano un segnale forte di comunità: istituzioni, operatori, associazioni e cittadini che si uniscono per costruire una visione condivisa. In un territorio che affronta sfide significative, la cultura è uno strumento decisivo di riscatto e crescita, capace di generare opportunità anche sul piano turistico ed economico. Il contributo di ciascuno sarà fondamentale per scrivere insieme una nuova pagina per la nostra città.”

