Inaugurazione oggi con la partecipazione di Mattea Fo
Grottaglie sarà la città in cui verrà posata la prima “Pietra Franca”, un presidio simbolico e culturale dedicato alla lotta contro la violenza di genere. L’iniziativa nasce all’interno del progetto “Per non farla Franca”, ideato dalla scenografa e artigiana Roberta Bria e portato avanti insieme alla Compagnia del Teatro Jonico Salentino (CTJS), con il sostegno della Fondazione Dario Fo e Franca Rame e la collaborazione dell'assessorato alle politiche sociali e pari opportunità del Comune di Grottaglie.
Le Pietre Franche si ispirano alle pietre d’inciampo ideate da Gunter Demnig nel 1992, nate per ricordare le vittime del nazifascismo attraverso un “inciampo” di memoria nella quotidianità. Da quella stessa idea di presenza, consapevolezza e richiamo civile prende forma questo nuovo progetto: mattonelle in ceramica, realizzate a mano, che individueranno le “zone franche” - Comune, stazione dei Carabinieri, Commissariato di Polizia e altri luoghi - per chi vive situazioni di violenza e potrà riconoscere, nello spazio pubblico, un segnale di vicinanza concreta. Su ogni Pietra Franca compare il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522, insieme alla frase di Franca Rame che dà senso all’intero percorso: “Abbiamo tutte la stessa storia”.
La prima Pietra Franca sarà inaugurata oggi, 5 dicembre, alle ore 18:00, all’ingresso del Comune di Grottaglie, un luogo scelto per sottolineare il ruolo delle istituzioni nel costruire un territorio capace di riconoscere, accogliere e proteggere. Saranno presenti Mattea Fo, presidente della Fondazione Dario Fo e Franca Rame, le istituzioni comunali e l’Associazione Alzaia Onlus, che gestisce lo sportello antiviolenza “Sostegno Donna”.
A seguire, alle ore 19.30, presso l’Ex Convento dei Cappuccini, si terrà un incontro-dibattito con Mattea Fo, la drammaturga Roxana Pineda, la psicologa Carmen Palazzo, il sindaco Ciro D’Alò e l’assessora alle politiche sociali Ida De Carolis. Un momento di confronto aperto sui temi che attraversano il dibattito nazionale: cultura, responsabilità pubblica, linguaggi, prevenzione e sostegno alle vittime.
Posare una Pietra Franca davanti al Comune significa scegliere di rendere visibile un impegno che deve essere quotidiano. È un invito a fermarsi e a guardare, un modo per ricordare che esiste un numero da chiamare, che c’è una rete pronta ad ascoltare e che chi vive violenza non è sola. Accogliamo questo progetto con grande convinzione, perché parla di responsabilità, di memoria e di coraggio. E perché ogni segnale nello spazio pubblico può diventare un passo verso un cambiamento reale.
Quella di Grottaglie sarà la prima di una serie di installazioni che, nei prossimi mesi, potranno essere replicate in altre città. Un percorso che unisce arte, impegno sociale e partecipazione civica, e che da Grottaglie prende il via con la volontà di lasciare un segno concreto nella vita delle persone e nei luoghi che attraversiamo ogni giorno.
“Ritengo pienamente comprensibile e legittima la linea finora adottata dalle organizzazioni sindacali. Le loro proteste rappresentano un segnale drammatico che le istituzioni non possono ignorare. Condividiamo le loro motivazioni, non si può dividere Nord e Sud, non si può pensare ad uno ‘spezzatino’ e non si può slegare il tavolo dall'ampiezza del ragionamento. Sarò a Roma in primis per dare voce a queste preoccupazioni e per sostenere una soluzione che tuteli lavoratori, ambiente e futuro della città”. Lo dichiara il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, alla vigilia dell’incontro di domani alle 12 con il ministro Adolfo Urso al Mimit. “Domani - annuncia Bitetti - intendo aprire un nuovo capitolo nella complessa vicenda dell’ex Ilva. Chiederò innanzitutto al ministro Urso di fornirci un quadro puntuale e trasparente degli investimenti - o potenziali investimenti - destinati a Taranto. Più volte, anche in sedi ufficiali, si è fatto riferimento a nuove realtà pronte a investire nella nostra città: è arrivato il momento di conoscere nel dettaglio la natura, la consistenza e i tempi di queste opportunità economiche. I posti di lavoro che quasi certamente andranno perduti devono essere compensati con nuove iniziative produttive, calibrate sulle competenze e sulle caratteristiche della forza lavoro in uscita”.
“Contestualmente - annuncia il sindaco - intendo proporre l’istituzione di un ‘Tavolo Taranto’ stabile, sotto il coordinamento della presidente del Consiglio dei Ministri, non limitato al solo ministero del Made in Italy, ma esteso al ministero dell’Ambiente e al ministero dell’Università e della Ricerca. Solo mettendo insieme, con continuità, queste componenti - sviluppo economico, riconversione ambientale, innovazione, ricerca e formazione - possiamo costruire una visione unitaria e credibile del futuro non solo dell’ex Ilva, ma dell’intera città. La diversificazione economica - conclude il sindaco di Taranto - non può più essere un principio astratto: deve diventare un percorso operativo, con progetti, risorse e tempi certi, capace di trattenere i nostri talenti, formarli e offrire loro opportunità concrete qui, sul territorio”.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha avuto un incontro in videocollegamento con le istituzioni territoriali piemontesi sul futuro dell’ex Ilva, con particolare attenzione al rilancio degli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi. Presenti la vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, e il sindaco di Racconigi, Valerio Oderda. Il ministro Urso ha innanzitutto ribadito quanto espresso sin dall'inizio in merito al piano di manutenzione degli impianti di Taranto avviato dai commissari, finalizzato a ripristinare una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate, compromessa dal sequestro probatorio dell’altoforno 1 disposto dalla Procura di Taranto. La riduzione dei flussi di coils verso gli stabilimenti del Nord è quindi solo temporanea, dovuta alle attività di manutenzione e revamping degli impianti, in vista dell’avvio della fase di crescita produttiva a partire dal mese di marzo.
“Non vi è quindi alcun piano di chiusura” ha affermato Urso, “semmai di rilancio e ripresa produttiva, per la quale sono state assicurate le risorse necessarie nel decreto-legge del 1° dicembre, ora in conversione in Parlamento”. Il ministro ha confermato che “tutto il personale di Novi Ligure resterà al lavoro” e che “non vi è stato alcun incremento della cassa integrazione”, anche a Racconigi, dove durante il rallentamento delle attività “i lavoratori resteranno in servizio, coinvolti in percorsi formativi, con retribuzione pienamente garantita”.Urso ha quindi ribadito che il Governo è in campo per assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti e il processo di decarbonizzazione, anche valutando l’intervento di un soggetto pubblico a supporto del piano industriale. All'incontro odierno seguiranno domani quelli con le istituzioni liguri, alle ore 10.00, e con le istituzioni pugliesi, alle ore 12.00, come concordato con Regioni ed enti locali nella riunione svoltasi al Mimit venerdì scorso.
"lI ministro Urso continua a seguire una strada suicida, quella di convocare le autonomie locali, Regione, Provincia e Comune, per discutere di un piano corto, un piano di morte. Abbiamo deciso di non partecipare a questi incontri perché, dopo la rottura a Palazzo Chigi, Urso tenta di trovare un canale preferenziale con le autonomia locali". Ad affermarlo, il segretario generale della Uilm Rocco Palombella, parlando dell'ex Ilva, oggi a Torino, a margine del consiglio regionale del sindacato piemontese. "Nel frattempo continuano le manifestazioni - ha spiegato - e c'è un cronometro ormai avviato: il primo marzo si spegneranno gli impianti a Taranto e di conseguenza si fermeranno gradualmente anche tutti gli altri impianti, anzi si stanno già fermando. Il governo ha fallito su tutti i fronti: non ha presentato nessun piano vero, anche se ha avuto due anni di tempo". "Noi non abbiamo chiesto la nazionalizzazione - ha proseguito - abbiamo chiesto un piano industriale, e un piano industriale così complicato per essere credibile ha bisogno che lo Stato continui ad essere all'interno di una eventuale società creata ad hoc in cui lo Stato fa da garante, perché nessun investitore estero verrà in Italia per acquistare un'Ilva ormai al lumicino, con una produzione ridotta ai minimi termini. Lo Stato ci deve mettere la faccia, ci deve mettere anche un impegno e un peso politico". "Se lo stesso Stato se ne vuole liberare, ma chi verrà mai in Italia ad acquistarla?" ha concluso.
Anche il CPO dei commercialisti alla giornata che promuove la parità di genere
L’evento che promuove parità di genere, arte e cittadinanza attivasi terrà domani 5 dicembre 2025 nell’ex Convento di San Francesco, Taranto ed è tra i progetti vincitori del Bando “Futura” – III Edizione della Regione Puglia. “Ricomporre Frammenti. Continuare il Cambiamento”, consiste nell’ evoluzione del percorso avviato con il precedente progetto “Ricomporre Frammenti. Trame e tessuti per la parità di genere”. Alla giornata, che si compone di più attività, con l’obiettivo di ampliare il dialogo sulla parità di genere attraverso arte, formazione e confronto pubblico, partecipa anche il Comitato per le Pari Opportunità dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto, sempre pronto ad offrire un suo contributo alla diffusione della cultura della parità di genere e alla sensibilizzazione sui limiti degli stereotipi femminili.
La giornata, che si svolgerà presso la sede del Dipartimento Jonico, Università degli Studi di Bari, è promossadall’Associazione Io Ci Provo in partenariato con Egg EssentialItems, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” Dipartimento Jonico – Sistemi Giuridici ed Economici del mediterraneo: Società, Culture, con la partecipazione del Comune di Taranto.
Il programma prevede la mattina l’esposizione dei tre arazzi principali simboli di introspezione, complicità e potenza femminili, e l’incontro con Maristella Massari – giornalista specializzata in economia e difesa e responsabile del progetto La Gazzetta delle donne. La sera, dopo il saluto di Paolo Perdolesi – Direttore del Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari, si assisterà alla performance teatrale “un viaggio tra gli stereotipi di genere e identità femminile” di Greta, Linda, Maria Ginevra, Rossella, Sofia e Valentina.
A seguire un talk, moderato da Stefania De Donatis, con gli interventi di: Paola Leone, Martina Dominici, Desiree Petrosillo, Laura Costantino, Giuseppe Losappio, Adriana Schiedi, Bianca Boshnjaku, Marisa Metrangolo, Barbara Lomartire, vice presidente del CPO dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto, che sottolinea come il CPO dei commercialisti sia sempre disposto a dare un contributo, attraverso la collaborazione e l’impegno continuo a continuare a lavorare su progetti e norme tendenti “al superamento di condizioni sfavorevoli alla realizzazione di un’effettiva parità in ambito lavorativo e professionale”.
Alla giornata partecipano scuole del territorio e altre realtà del terzo settore impegnate nella promozione della parità e dell’inclusione. L’iniziativa mira a coinvolgere studentesse, studenti, docenti e la comunità locale, contribuendo alla creazione di una realtà accademica più inclusiva, aperta e capace di tradurre il sapere in cambiamento concreto.
Un incendio é divampato questa mattina intorno alle 7 a Taranto in uno stabile di via Emilia. Le persone residenti sono state evacuate e sei, tra cui anche un bambino, risultano intossicate e sono state portate in ospedale per i controlli. Da quanto appreso, non sarebbero gravi. Le fiamme hanno avuto una progressione rapida destando allarme nella zona. I vigili del fuoco stanno ancora operando sul posto.
Stop momentaneo alla protesta dei lavoratori e dei delegati sindacali dell’ex Ilva e delle imprese dell’appalto-indotto di Taranto. Già dalla tarda serata di ieri sera é stata liberata una delle due statali occupate, la 106 Jonica per Reggio Calabria, e ora anche la statale 100 Appia per Bari e le strade attorno al siderurgico sono libere al transito perché lo sciopero é terminato stamattina alle 7. Era stato proclamato a mezzogiorno di martedì dalle sigle sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb e ha avuto una progressiva estensione interessando prima l’interno della fabbrica di Taranto poi le aree esterne.
Lo sciopero è stato indetto per rivendicare un nuovo incontro con il governo a Palazzo Chigi e il ritiro del piano sull’ex Ilva presentato dallo stesso esecutivo e dai commissari dell’azienda, bocciato dai sindacati che lo ritengono un piano di chiusura. In una nota, Fim, Fiom, Uilm e Usb dicono che “le due giornate di mobilitazione con sciopero, hanno segnato un primo momento di conflitto nei confronti del governo, che ha deciso, attraverso la presentazione del piano corto, di chiudere gli stabilimenti dell'ex Ilva. Riteniamo inaccettabile il silenzio del Governo che a oggi si è mostrato totalmente indifferente al grido di sofferenza di migliaia di lavoratori che hanno scioperato in questi giorni. Tuttavia - si sostiene - siamo consapevoli che le azioni messe in campo da Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno creato disagio a un città già fortemente provata da anni di mancanza di risposte da parte tutti i Governi che si sono susseguiti negli anni, consapevoli che non è certo la maggioranza della città a essere contro i lavoratori. Per tali ragioni - si annuncia - sospendiamo momentaneamente lo sciopero, a partire dalle ore 7 del 4 dicembre e riportiamo al consiglio fabbrica, convocato in maniera permanente, le prossime iniziative di lotta. Continueremo a mobilitarci fino a quando non arriverà la convocazione di un tavolo unico a Palazzo Chigi che porti al ritiro del piano di chiusura”.
Oltre all’ex Ilva e alla realtà strettamente collegate, sospesi anche gli scioperi di otto ore indetti per oggi in altri complessi industriali im segno di solidarietà e appoggio verso la protesta dei lavoratori siderurgici. Va comunque detto che a causa del maltempo abbattutosi stamattina su Taranto, tra pioggia battente e forti raffiche di vento - c’è l’allerta meteo ed é stata disposta la chiusura delle scuole - sarebbe stato anche problematico proseguire oggi la protesta sulle strade. Già ieri sera, infatti, a fronte della pioggia, per ripararsi i manifestanti si erano rifugiati all’interno delle proprie auto poste di traverso sulle strade per mantenere comunque i blocchi.
Scuole chiuse domani a Taranto causa maltempo. A disporlo è il sindaco di Taranto Piero Bitetti alla luce dell'alleata meteo prevista per le prossime ore . L'ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per giovedì 4 dicembre a causa dell’allerta meteo che colpirà la regione Puglia nelle prossime ore. L’ordinanza dispone: il blocco delle attività didattiche di formazione di qualsiasi ordine e grado, pubblici e privati, degli asili nido, pubblici e privati, nonché della frequenza delle attività didattiche e di formazione superiore, presenti sull’intero territorio comunale. I Plessi scolastici possono restare aperti per l’espletamento delle procedure concorsuali. La chiusura di parchi e giardini pubblici recintati; Il divieto di accesso a parchi, giardini ed aree verdi non recintati; La chiusura al pubblico di tutti i cimiteri cittadini, ferme restando le regolari attività di accoglienza dei funerali e di operatività interna improrogabile, che dovranno comunque essere svolte con particolare attenzione e cautela da parte degli operatori per tutta la durata della validità della presente Ordinanza. (foto di repertorio)
“Nessuna chiusura. Anzi esattamente il contrario”. Lo ha detto sull’ex Ilva, in queste ore al centro di forti proteste sindacali a Taranto e a Genova, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, nel question time alla Camera. “I commissari hanno avviato un programma di manutenzione straordinaria per consegnare al futuro acquirente entro marzo - ha detto - impianti funzionanti e sicuri con almeno 4 milioni di capacita produttiva per consentire di realizzare il piano di decarbonizzazione nella continuità occupazionale. La manutenzione straordinaria è assolutamente necessaria ed è conseguente allo stato di totale abbandono e decadimento in cui gli impianti sono stati lasciati da ArcelorMittal. Per questo i commissari avvieranno nei prossimi giorni un’azione risarcitoria per circa 5 miliardi di euro”.
“I commissari hanno trovato uno stabilimento in condizioni disastrose”, ha osservato Urso sottolineando che quello di ArcelorMittal, precedente gestore prima dell’amministrazione straordinaria, é stato “un lascito drammatico”. “Solo un altoforno era ancora attivo con un approvvigionamento di quattro giorni e senza un futuro produttivo a causa della mancanza di una autorizzazione ambientale in linea con le previsioni europee. In pratica - ha detto il ministro - non aveva titolo a produrre. I danni quantificati in 5 miliardi sono tra mancata manutenzione e vendita di quote Ets. Avevano venduto le quote Ets. I commissari hanno ripreso la gestione, avviato urgenti manutenzioni, messi in sicurezza gli impianti, chiesto e ottenuto l’Aia integrata con le valutazioni di incidenza sanitaria. Prima e unica acciaieria in Europa a ottenerla. Il Governo - ha concluso - ha sostenuto l’impresa con prestiti ingenti sfruttando tutti i margini consentiti dalla normativa europea per garantire il rilancio e la salvaguardia dell’occupazione”.
“Il piano industriale alla base della procedura di gara é quello iniziale”. ha detto il ministro.
"Esso - ha evidenziato il ministro sul bando - recepisce in vincolo alla decarbonizzazione previsto dal bando da conseguire nei tempi più brevi possibili. La gara internazionale è in atto, i negoziati sono difficili perché l’obiettivo é sfidante. Il Governo sta intanto lavorando - ha annunciato Urso - alle condizioni abilitanti nella consapevolezza che la fornitura e il costo dell’energia è il fattore più critico, anche nell’ottica dei fabbisogni connessi alla programmata decarbonizzazione. La tecnologia green ha bisogno del gas. In un contesto in cui non risulta praticabile la soluzione della nave rigassificatrice, in ragione delle posizioni espresse dagli enti locali, stiamo lavorando - ha proseguito - alle condizioni per un rifornimento terrestre di gas che possa risultare sostenibile economicamente. Allo stesso tempo stiamo predisponendo le condizioni per interventi di nuova industrializzazione delle aree libere dall’attività siderurgica sia a Taranto che a Genova al fine di favorire nuovi, aggiuntivi insediamenti produttivi. Abbiamo già concordato una serie di incontri con gli enti locali per lavorare insieme”.
“Ove richiesto dagli operatori che stanno partecipando alla gara internazionale e ove necessario, il Governo é pronto a valutare l’intervento di un soggetto pubblico a supporto del piano industriale”. Questo “nel pieno rispetto della normativa europea e secondo le procedure di gara per assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti e il processo di decarbonizzazione”. ha detto il ministro.
È proseguita nella notte appena trascorsa la protesta di lavoratori e delegati sindacali dell’ex Ilva contro il piano presentato da azienda e Governo, ritenuto piano di chiusura. Protesta cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza dalle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb sin quando non arriverà una nuova convocazione del Governo a Palazzo Chigi e il piano sarà ritirato. Anche se non sono molte le persone che stanno manifestando, rimangono tuttavia i presidi di protesta sulle strade attorno al siderurgico e resta bloccata la statale 100 da Taranto a Bari. La notte è passata tra capannelli di lavoratori e fuochi accesi sulla strada per proteggersi in qualche modo dal freddo. Montate anche delle piccole tende sotto le quali sostare e ripararsi dall’umidità notturna. È da molto tempo che a Taranto per l’ex Ilva non veniva organizzata una manifestazione di diverse ore. Da considerare che rispetto a Genova - altra città dove è in atto la protesta per l’ex Ilva - Taranto sconta già 13 anni di crisi, a partire dal sequestro degli impianti avvenuto a luglio 2012. Un tempo lungo, segnato anche da un massiccio ricorso alla cassa integrazione e da molte difficoltà.
Intorno alla mezzanotte di ieri il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il vice sindaco, Mattia Giorno, sono stati al presidio dei lavoratori e delegati sindacali dell’ex Ilva sulla statale Appia per Bari. “Abbiamo detto al sindaco e al vice sindaco - dichiara ad AGI Davide Sperti, segretario nazionale e provinciale Taranto della Uilm - di non andare all’incontro del 5 dicembre convocato dal ministro Adolfo Urso al Mimit. Gli amministratori comunali ci hanno detto che quest’incontro è sui nuovi investimenti, ma quali investimenti, abbiamo ribattuto noi, se non c’é assolutamente nulla al riguardo. Se il Comune di Taranto andrà al confronto del 5, rischia di dare un assist a un ministro che non solo sta avallando un piano di dismissione produttiva e di chiusura della fabbrica, ma anche di rafforzare la spaccatura tra i territori, visto che il Mimit sta portando avanti tavoli separati tra Nord e Sud, mentre per noi deve esserci un tavolo unico per tutta l’ex Ilva”.
Intanto la protesta si intensifica. Oltre al blocco della statale 100 da Taranto a Bari, blocco in atto da ieri sera, da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. L’area dell’indotto-appalto esprime altri 4mila lavoratori circa in aggiunta ai circa 8mila che sono invece l’organico diretto del siderurgico di Taranto. Proprio ieri una delle più grosse aziende di appalto dell’Ilva, la Semat Sud, attiva nel campo dei rifacimenti e dei lavori edili, ha annunciato la cessazione dell’attività e 220 licenziamenti. Intanto Estamattina la Uilm di Taranto ha lanciato un appello attraverso i social: “La città stia con i lavoratori, non con l’Ilva, perché noi facciamo parte di questa città. I nostri lavoratori sono in sciopero a oltranza e in blocco h24 per difendere non solo il loro stipendio, ma l'anima produttiva di questa città. L'ombra del piano di spegnimento e chiusura incombe su tutti: commercianti, indotto, servizi. Se noi affondiamo - conclude la Uilm -, affondiamo tutti”.
Bloccata all’altezza dell’area industriale anche una seconda strada statale da e per Taranto: è la 106 Jonica per Reggio Calabria. i. Attorno all’area dell’ex Ilva ci sono importanti rallentamenti del traffico. Chiuso dalla Polizia locale lo svincolo per Bari dal ponte Punta Penna, tutto il traffico é stato incolonnato per lo svincolo d’uscita della statale 106, quella ora bloccata dai manifestanti.
Si chiama T.R.A.C.C.E., acronimo di Taranto Rigenerata Attraverso Cultura, Comunità ed Ecologia, il nuovo progetto civico e scientifico che, come spiegano i suoi fondatori, è nato nei mesi più delicati
per la città, mentre la transizione industriale e le incertezze
istituzionali imponevano la necessità di una visione nuova, solida e
credibile.
T.R.A.C.C.E. non nasce come un evento né come un manifesto, ma come un programma di lavoro permanente, costituito da un gruppo
interdisciplinare di giovani professionisti tarantini e non –
archeologi, economisti, urbanisti, designer, ricercatori – con l’obiettivo di proporre alla città un modello alternativo fondato su cultura, comunità ed ecologia.
Di seguito la nota di presentazione
Un progetto civico e scientifico per una nuova visione di città
Negli ultimi mesi, mentre Taranto attraversava uno dei passaggi più delicati della sua storia recente, un gruppo di giovani professionisti, ricercatori, archeologi, economisti, urbanisti e cittadini ha dato vita a T.R.A.C.C.E. – Taranto Rigenerata Attraverso Cultura, Comunità ed Ecologia.
Che cos’è T.R.A.C.C.E.?
Non un evento né un manifesto, ma un progetto civico e scientifico che propone alla città una direzione alternativa, solida e fondata, capace di superare il modello industriale che l’ha segnata per decenni.
Qual è lo scopo principale del progetto?
TRACCE nasce attorno a tre direttrici – Cultura, Comunità ed Ecologia – che definiscono un approccio integrato alla rigenerazione urbana e territoriale.
Da queste direttrici derivano cinque ambiti di lavoro che orientano l’intero percorso:
• la manifattura sostenibile e l’economia circolare,
• l’innovazione tecnologica applicata ai processi rigenerativi,
• la formazione come infrastruttura di nuove competenze,
• la cultura come patrimonio da reinterpretare,
• i servizi ecosistemici come criterio regolativo delle trasformazioni.
Accanto a questi ambiti, TRACCE lavora allo sviluppo di buone pratiche di rigenerazione che possano essere osservate, valutate e trasferite nel tempo.
TRACCE sta già lavorando con altre realtà?
Sì.
La partecipazione all’Hackathon nazionale della rete OIKOSMediterraneo - centro di ecologia integrale del Mediterraneo - ha offerto un primo banco di prova del framework in un contesto di co-progettazione multidisciplinare.
TRACCE prenderà parte anche ai lavori della XIV Giornata Internazionale di Studio dell’INU, intervenendo nel tavolo tematico dedicato alla visione ecosistemica delle trasformazioni urbane: un’occasione per presentare l’impianto del progetto all’interno del dibattito nazionale sulle transizioni.
Attorno a TRACCE si sta formando una rete autorevole e in espansione.
Tra i contributi più significativi figura quello del prof. Stefan Berger, direttore dell’ILEA e tra i principali studiosi europei dei processi di deindustrializzazione e delle memorie del lavoro. La sua esperienza nella Ruhr e a Bochum rappresenta un riferimento importante per interpretare la transizione tarantina in una prospettiva comparativa.
Un altro ruolo strategico è ricoperto dall’Università di Padova, con cui TRACCE sta avviando una collaborazione strutturata attraverso il gruppo che si occupa di azioni di sviluppo locale per generare sostenibilità nei territori. Si tratta di un gruppo di ricerca che lavora da anni sul rapporto tra innovazione, comunità e transizioni, e che sviluppa strumenti per attivare processi collaborativi, facilitare il dialogo nei territori, e trasferire conoscenze tecnologiche e metodi avanzati capaci di produrre impatti concreti.
A questa rete si aggiungono inoltre realtà associative e politiche di Bilbao, insieme a diversi ambiti accademici nazionali, contribuendo a costruire un ecosistema di confronto essenziale per affrontare la complessità della città.
Cosa succederà nei prossimi mesi?
Il progetto sta definendo una serie di prototipi che verranno sperimentati in contesti reali.
Si tratta di dispositivi innovativi che consentiranno di testare funzioni, percorsi e strumenti della rigenerazione, contribuendo alla costruzione progressiva di un modello economico e territoriale alternativo basato su servizi ecosistemici, collaborazione e processi collettivi.
All’interno di questa architettura prenderà forma anche il Taranto ESG Watch, un indice civico concepito per rendere trasparente l’evoluzione ambientale, sociale e di governance della città.
Quando sarà possibile conoscere meglio il progetto?
Nelle prossime settimane TRACCE entrerà in una fase pubblica:
il 27 dicembre si terrà la prima presentazione aperta del framework, un momento pensato per incontrare la città in un periodo in cui molti tarantini rientrano e la comunità si ricompone, così da condividere con un pubblico più ampio la visione e la traiettoria del progetto.
(Dettagli su luogo e orario saranno comunicati nei prossimi giorni.)
Nel 2026 verrà avviata la fase dei tavoli tecnici con scuole, università, imprese, associazioni, lavoratori e cittadini: la costruzione progressiva di una comunità di community holders, fondamentale per una transizione equa e condivisa.
Chi fa parte del team e quali competenze porta?
Il progetto è guidato da un team interdisciplinare di professionisti tarantini e non:
• Giuseppe Barbalinardo, Archeologo. Attualmente frequenta la scuola di Specializzazione presso l'Unisalento. Esperto della storia e dell'archeologia di Taranto, ha all'attivo una pubblicazione sulla polis magnogreca;
• Matteo Falcone, graphic designer e fotografo, specializzato in processi di ricerca e progettazione per l’utilizzo e comunicazione di dati ed informazioni;
• Walter Giacovelli, pioniere dell’innovazione sociale in Italia, che contribuisce con una riflessione metodologica sui processi complessi e sulla costruzione di ecosistemi collaborativi;
• Niccolò Giambruno, ricercatore specializzato in Sviluppo Locale Sostenibile all’Università di Padova, esperto in governance territoriale, sostenibilità e project design, cura gli aspetti partecipativi e di comunità;
• Giada Marossi, Architetta specializzata in sostenibilità e reversible design. Direttrice dei lavori con esperienza in grandi progetti internazionali, si occupa della riabilitazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico in un’ottica di rigenerazione sostenibile;
• Gladys Spiliopoulos, economista per l’ambiente e la sostenibilità e ESG specialist. È attiva in diverse iniziative civiche a tutela del territorio e ha partecipato alla redazione di osservazioni tecniche su progetti ad alto impatto, tra cui il dissalatore sul fiume Tara, il flottante nel Mar Piccolo, gli impianti di trattamento fanghi e altre procedure autorizzative complesse. Porta nel progetto competenze sulla valutazione dei beni non di mercato, sui servizi ecosistemici e sui modelli di sviluppo sostenibile.
La rete è chiusa o può partecipare chiunque?
La rete è aperta, in continua evoluzione, e accoglie ricercatori, professionisti e cittadini che vogliono contribuire con competenze e responsabilità al percorso di rigenerazione.
T.R.A.C.C.E. è un processo in evoluzione, fondato sul metodo, sul confronto e sulla responsabilità collettiva.
La rigenerazione per noi non è uno slogan: è un lavoro che si costruisce giorno dopo giorno, insieme alla città, con la forza della determinazione e l’amore per la questa terra.

