Più di 60 volte sul podio. Questo lo straordinario risultato della Scuola di Taekwondo della città di Mottola che ha preso parte ai Campionati Interregionali Forme e Freestyle organizzati dal Comitato Regionale Basilicata e disputati in questo weekend al PalaErcole di Policoro.
La società mottolese ha saputo distinguersi in tutte le categorie, conquistando medaglie e piazzamenti di prestigio e confermando la qualità del lavoro tecnico svolto quotidianamente in palestra. Risultati che hanno permesso alla Scuola Taekwondo Yom Chi di classificarsi prima società in tutte le specialità, con un bottino complessivo di: 48 medaglie nelle forme (21 ori, 12 argenti e 15 bronzi) e 20 medaglie nel freestyle (6 ori, 6 argenti e 8 bronzi).
Enorme soddisfazione è stata espressa dai maestri Piepoli e De Leonardis che salutano con entusiasmo la giornata agonistica appena trascorsa, orgogliosi di tutti i 66 allievi in gara. Risultato magnifico frutto di grande impegno, sacrificio e spirito di squadra. Oggi la Yom Chi è una realtà importante a Mottola e dobbiamo questo successo al lavoro quotidiano di ormai quindici anni sul rispetto, sull’inclusione e sulla voglia di migliorarsi.
FORME
Medaglie d’oro: Mauro Sibilla, Pierpaolo Laterza, Andrea Ventrella, Antonio Ferrara, Vito D’Eredità, Vincenzo Antonacci, Aurora Bianco, Martina Ventrella, Francesca Sarro, Flavio Bardicchio, Carmine Didonna, Andrea Aloisio, Ilaria Lattarulo, Sabrina Scarano, Emanuela Prencipe, Sofia De Leonardis, Ciro Tartarelli, M° Vito Piepoli, M^ Marica De Leonardis, Chiara Totaro e Giuseppe Sergio.
Medaglie d’argento: Raffaele Lentini, Iris Notaristefano, Sofia Agrusti, Gaia Soli, Emanuela Pezzolla, Pietro Sibilla, Desiree Lentini, Alessandro Mongelli, Josè Scarano, Thomas Colucci, Mariapia Chiarelli e Agostino Sergio.
Medaglie di bronzo: Miriam Sanarico, Laura D’Auria, Fabiano Legrottaglie, Vito Didonna, Cristian D’Aprile, Gabriella Losito, Elettra Lamarra, Sara Laterza, Mattia Colucci, Christian Scarano, Giovanni Simonetti, Gioia Pia Caragnano, Claudia Guagnano, Marta Isi e Domenico Didonna.
FREESTYLE
Medaglie d’oro: Andrea Aloisio, Martina Ventrella, Francesca Sarro, Ciro Tartarelli, Vincenzo Quarto e Marta Isi.
Medaglie d’argento: Vincenzo Antonacci, Mattia Colucci, Giacomo Lupoli, Emanuela Prencipe, Mariapia Chiarelli e Domenico Didonna.
Medaglie di bronzo: Mattia Pastore, Carmine Didonna, Alessandro Mongelli, Mattia Colaninno, Josè Scarano, Sabrina Scarano, Sofia De Leonardis e Gianluca Soli.
Si è svolto, nella sala conferenze del Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, l’incontro dedicato a “Interventi e proposte operative per il Mar Piccolo”, nell’ambito del percorso partecipativo promosso dalla Regione Puglia con il programma Puglia Partecipa.
L’appuntamento ha rappresentato una tappa di approfondimento tecnico-istituzionale finalizzata a ricostruire il quadro degli interventi in corso e in programmazione per la tutela, la bonifica e la rigenerazione del Mar Piccolo, con particolare riferimento all’Arco Nord del secondo seno.
I lavori sono stati aperti dalla prof.ssa Maria Casola, responsabile scientifica del progetto, che ha illustrato il quadro metodologico del percorso e la funzione dell’incontro.
«Il lavoro svolto fino a oggi mira a costruire un quadro conoscitivo organico e qualificato, a partire dalla presentazione degli interventi in corso o in programmazione, sia di competenza del Comune sia, in questa fase, del Commissario per le bonifiche», ha dichiarato la prof.ssa Casola.
La responsabile scientifica ha ricordato che il percorso ha già previsto momenti dedicati alla ricostruzione del quadro tecnico-scientifico, all’ascolto degli interventi istituzionali e all’approfondimento del tema della comunità patrimoniale secondo la Convenzione di Faro.
«L’obiettivo è creare una sinergia effettiva tra conoscenza scientifica, istituzioni, decisori pubblici e società civile. Questa fase è stata dedicata all’ascolto e alla costruzione di una base conoscitiva condivisa; i successivi tavoli di co-creazione saranno invece orientati alla elaborazione di raccomandazioni da trasmettere al Comune e al Commissario. Il punto centrale è garantire non solo il coinvolgimento dei partecipanti, ma l’effettività della partecipazione, anche attraverso un riscontro da parte dei decisori pubblici sulle indicazioni che emergeranno dal percorso».
Al centro dell’incontro l’intervento del prof. Vito Felice Uricchio, Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, che ha richiamato il ruolo della progettazione nei processi di rigenerazione.
«La progettazione è un elemento centrale per mettere in campo le azioni previste dal JTF, dai fondi FSC e dal Programma Regionale. Oggi siamo qui per condividere i percorsi relativi al quarto cluster, la riconfigurazione dell’Arco Nord del secondo seno del Mar Piccolo», ha dichiarato.
Il Commissario ha evidenziato la complessità degli interventi di bonifica, distinguendo tra l’area maggiormente impattata, la cosiddetta “area 170”, e le zone più ampie interessate da contaminazioni diffuse.
«Ho scritto oggi alla Provincia per attivare la procedura del principio “chi inquina paga”, necessaria per dare seguito alle bonifiche. Parallelamente, il progetto Filiere Verdi è in fase di decollo: puntiamo a creare nuove filiere produttive e nuove occasioni di lavoro, immaginando un’economia verde in cui vincono salute, ambiente, occupazione ed economia».
È seguito l’intervento dell’arch. Valeria Mammone, architetto paesaggista, che ha illustrato le linee progettuali dedicate all’Arco Nord del secondo seno del Mar Piccolo, nell’ambito del programma Sea Hub.
«Il progetto relativo all’Arco Nord del secondo seno del Mar Piccolo, inserito nel programma Sea Hub, prevede azioni di riqualificazione e rigenerazione finalizzate a valorizzare e migliorare lo stato attuale di un’area oggi segnata da degrado e criticità ambientali», ha spiegato.
Mammone ha poi illustrato alcuni degli interventi previsti: «Si partirà dalla rimozione e demolizione dei ruderi diroccati e dalla pulizia dei rifiuti. Successivamente si procederà con interventi di rinaturalizzazione, finalizzati a incrementare e salvaguardare la biodiversità. È prevista anche la realizzazione di una passerella lungomare con piazzole di sosta, per migliorare la fruibilità dell’area da parte della comunità locale».
L’incontro ha costituito un momento di confronto operativo e di approfondimento condiviso, nel quale competenze scientifiche, responsabilità istituzionali e contributi della cittadinanza hanno contribuito a consolidare la base conoscitiva del percorso.
La fase successiva sarà dedicata ai tavoli di co-creazione territoriale, nei quali i partecipanti saranno chiamati a elaborare raccomandazioni da trasmettere al Comune di Taranto e al Commissario straordinario.
Il percorso proseguirà con l’obiettivo di contribuire alla definizione di proposte concrete per la rigenerazione ambientale, paesaggistica e sociale del Mar Piccolo, rafforzando il ruolo della comunità nei processi di tutela e valorizzazione di uno dei luoghi simbolo del territorio ionico.
Il 20 maggio nel pomeriggio visita delle istituzioni, dei relatori e dei giornalisti allo stabilimento di Unità di Misura a Taranto scelta come impresa virtuosa da visitare durante l’evento TEF
All’ombra dei giganti di ferro dell’ex Ilva, dove per decenni il binomio industria-ambiente è stato vissuto come un conflitto insanabile, sta germogliando un nuovo paradigma produttivo. La società Unità di Misura, che ha coraggiosamente scelto di insediare il proprio stabilimento proprio a ridosso dei confini di Acciaierie d’Italia, si prepara a diventare protagonista del TEF – Taranto Eco Forum 2026, in programma il 21 e 22 maggio a Taranto.
L’evento, bussola per la sostenibilità e l’innovazione nel Mezzogiorno, quest’anno accende i riflettori su un paradosso della mobilità moderna: l’auto elettrica non è “pulita” se il suo scheletro nasce dal carbone.
L’ombra ecologica dell’auto elettrica
L’Europa ha tracciato la rotta: entro il 2030 le strade saranno dominate da veicoli elettrici e ibridi. Tuttavia, la sfida della transizione ecologica non si esaurisce allo scarico. Secondo stime allarmanti, le emissioni legate alla sola fase di produzione di un veicolo potrebbero arrivare a rappresentare circa il 60% dell’impronta carbonica totale del ciclo di vita di un’auto elettrica.
In questo scenario, l’acciaio è il convitato di pietra. Senza una svolta radicale nei processi siderurgici, il passaggio all’elettrico rischia di essere un’operazione di puro greenwashing industriale. Ecco perché l’acciaio verde non è più un’opzione, ma una necessità vitale.
La “via delle plastiche” per un acciaio green
Unità di Misura porterà al Forum di Taranto una visione pragmatica e rivoluzionaria. Se l’Europa ha stabilito che l’acciaio green per le vetture del futuro deve essere prodotto nel Vecchio Continente, l’ex ILVA di Taranto non può e non deve restare fuori da questo mercato.
La soluzione per una decarbonizzazione rapida ed efficace potrebbe risiedere in un paradosso dell’economia circolare: l’uso delle plastiche non riciclabili meccanicamente. Il riciclaggio di polimeri misti, nei processi produttivi siderurgici, opportunamente preparati e controllati come prevede la norma UNI 10667-17 può diventare la chiave di volta per produrre acciaio green in tempi brevi, riducendo drasticamente l’uso di combustibili fossili e abbattendo le emissioni. La plastica viene utilizzata al posto del coke nel processo di riduzione del minerale di ferro e contenendo idrogeno riduce le emissioni di CO2 del 35 %, non rilascia polveri o inquinanti nell’aria. Molte acciaierie in Europa e nel Mondo hanno scelto questa soluzione.
Nell’ottica di raggiungere elevati livelli di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, un ulteriore elemento di novità che contraddistingue l’AIA si fondano sull’adozione delle Migliori Tecniche Disponibili (MTD) o Best Available Techniques (BAT) l’utilizzo delle plastiche in siderurgia è inserito da anni nelle BAT. Trasformare un rifiuto in una risorsa:: è questa la missione che Unità di Misura intende promuovere nel cuore produttivo della Puglia.
Taranto come Hub Europeo della Sostenibilità
Il TEF 2026 non sarà solo una vetrina, ma un laboratorio politico e industriale. La presenza di realtà come Unità di Misura dimostra che la rinascita di Taranto passa dalla capacità di coniugare lo sviluppo economico con il rispetto del territorio. La sfida è lanciata: l’acciaio del futuro deve parlare la lingua dell’ambiente, e Taranto ha tutte le carte in regola per smettere di essere un problema e diventare la soluzione per l’industria europea.
L’applauso della folla e l’urlo “Non si muore per il lavoro” hanno accompagnato, all'evento del 1 Maggio a Taranto, la testimonianza di Maria Teresa D’Aprile, vedova dell’operaio di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, Claudio Salamida morto in fabbrica lo scorso 12 gennaio dopo un volo di sette metri in acciaieria 2 a causa del cedimento di un camminamento dell’impianto. D’Aprile era sul palco insieme al suo avvocato Ornella Tripaldi che ha letto una lettera della stessa D’Aprile. “Claudio non era un eroe, non si è mai definito tale - ha scritto D’Aprile nel testo preparato per l’1 Maggio Taranto -. Era un lavoratore, un uomo semplice con le mani segnate dal lavoro e il cuore pieno di responsabilità. Era un padre, un marito, un collega su cui tutti potevano contare. Il 12 gennaio è uscito di casa per andare a lavorare come aveva fatto centinaia, migliaia di volte. Non é più tornato. Due giorni dopo nostro figlio ha compiuto tre anni senza suo padre. Claudio lavorava nell’acciaieria 2, uno dei reparti più duri e pericolosi, perché credeva nel lavoro. Nonostante fosse in cassa integrazione, aveva chiesto di essere reinserito, non per ambizione, non per carriera, ma per dignità. Claudio non si tirava indietro mai. Faceva straordinari su straordinari, turni che arrivavano anche a 16 ore al giorno. Non lo faceva solo per la famiglia ma anche per gli altri. Claudio c’era sempre senza chiedere nulla in cambio. Claudio pensava che il lavoro fosse anche rispetto verso gli altri, verso i colleghi - ha scritto la vedova dell’operaio nella lettera -, ma oggi mi chiedo chi ha rispettato lui, chi ha rispettato la sua vita. Claudio é morto perché un camminatoio ha ceduto sotto i suoi piedi. È precipitato da sette metri di altezza. Non é stata una fatalità, non é stata sfortuna. É stato il risultato di una gestione che per troppo tempo ha ignorato la manutenzione e che ha chiesto sempre di più ai lavoratori dando sempre di meno in cambio. Claudio non doveva morire così. Nessun lavoratore dovrebbe morire così. Oggi in questa festa del lavoro io - ha detto D’Aprile - non ho parole di celebrazione. Ho parole di verità perché il lavoro dovrebbe dare dignità, non togliere la vita. Se oggi sono qui, e perché la sua storia non diventi il nome in una lista. Merita giustizia non solo lui, tutti. Perché nessuno debba più scegliere tra lavorare e vivere” .
“Dobbiamo essere qui - ha detto l’avvocato Tripaldi prima di leggere la lettera di Maria Teresa D’Aprile - anche se non vogliamo, anche se non abbiamo mai pensato che la mia professione e la vita di Maria Teresa ci avrebbero portato sul palco l’1 Maggio a parlare di una persona che é morta sul lavoro. Claudio non é un caso isolato, é uno dei tanti. Abbiamo letto 12 nomi, Claudio é uno dei 12 morti all’Ilva. Uno dei tanti che si trovano schiacciati in un sistema più grande di loro. Claudio sapeva che quel lavoro sicuro, in realtà non era sicuro. Ma come tanti ha creduto, ha dovuto credere che nonostante tutto, fosse meglio avere un posto fisso, uno stipendio, una prospettiva per la famiglia piuttosto che restare senza niente”. Mentre veniva letta la lettera e sul palco c'erano sia D’Aprile che il suo avvocato, alle loro spalle si vedeva una grande immagine con i volti di tutti coloro - 12 appunto - che negli ultimi anni sono morti per infortuni sul lavoro nell’ex Ilva di Taranto.
Il tema dell’ex Ilva, la lotta all’inquinamento industriale, la difesa della salute, i casi dei bambini colpiti da tumore, sono stati temi centrali sul palco dell’1 Maggio Taranto, alla presenza di diverse migliaia di persone. Il nodo della fabbrica e del suo impatto é stato affrontato negli interventi dei direttori artistici dell’1 Maggio Taranto, l’attore Michele Riondino e la giornalista Valentina Petrini che hanno introdotto la testimonianza di due ragazze. “Noi forse non vinceremo mai contro il siderurgico - ha detto Riondino -, non saremo noi a chiuderlo, anche perchè il mercato ha già chiuso quella fabbrica che da anni non produce acciaio ma cassa integrazione, voti, campagna elettorale e tessere sindacali, ma abbiamo la generazione di giovani che rappresentano il futuro di questa città, che sanno che Taranto non dipende dall’acciaieria, Taranto ospita quell'acciaieria”. E a tal proposito Riondino ha letto la lettera di una 18enne tarantina, Margherita Piemontese, che, una volta finito il liceo, proseguirà altrove gli studi, ma che ha la speranza di “tornare migliore per restituire un pò di futuro alla città”. Valentina Petrini ha invece letto cosa scriveva molti anni addietro di Taranto Pier Paolo Pasolini per dire: “Chissà che avrebbe scritto oggi Pasolini che nel 2012 quella città perfetta che aveva conosciuta sarebbe sprofondata negli abissi”. Il 2012 é infatti l’anno del sequestro degli impianti del siderurgico ex Ilva da parte della Magistratura a causa dell’inquinamento. “Chissà cosa avrebbe scritto del processo ‘Ambiente Svenduto’ - ha proseguito Petrini - che ha squarciato l’ipocrisia di un potere economico fondato solo sul profitto. Quel processo doveva restituire almeno giustizia e invece é finito in stallo”
E dopo aver citato gli “eccessi di mortalità e di ospedalizzazione per alcune patologie croniche” e “l’incidenza di tumori nei residenti di Taranto rispetto alla media regionale”, Petrini ha dato la parola sul palco a Carlotta, una quindicenne in cura nel reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Taranto. “Affronto questa battaglia da agosto 2025 ma adesso sono qui con questa grinta e con questa forza non solo psicologica ma a che fisica grazie ai dottori che mi hanno seguito sin dal primo giorno con dedizione e costanza” ha detto Carlotta, che era accompagnata dal primario del reparto, Valerio Cecinati. “Io, insieme ai miei figli, insieme a tutti i bambini e i ragazzi del reparto di oncoematologia pediatrica, insieme a tutti i dottori e gli infermieri, vogliamo dirvi - ha poi affermato Cecinati - che noi non siamo effetti collaterali di questa città. Siamo persone che dobbiamo vivere e per questi ragazzi faremo di tutto per guarirli. Voi avete in mano la possibilità di cambiare - ha detto Cecinati rivolgendosi alle migliaia di giovani che affollano l’area antistante il palco di 1 Maggio Taranto -. Cambiatela questa città, rendetela più bella per tutti voi. Questa città ha bisogno di gente come voi. Voi avete la possibilità di cambiarla. Questa città la cambieremo insieme. Insieme lo faremo. Perché se anche solo un bambino, un ragazzo, si ammala di tumore a causa dell’inquinamento, non deve mai succedere mai più”.
“1 Maggio Taranto è una manifestazione totalmente autogestita, totalmente autoprodotta. Chi decide di venirci a trovare qui, aderisce a un progetto, aderisce a un’iniziativa che resta popolare. Gli artisti che decidono di venire qui, vengono per sostenere la causa. Non hanno alcun motivo promozionale, nessuno degli artisti viene qui per promuovere un disco”. Così l’attore e regista Michele Riondino spiega le finalità di 1 Maggio Taranto, l’evento in corso al parco archeologico delle mura greche promosso dal comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”. Finalità che nella città dell’ex Ilva riguardano i diritti, lavoro, sicurezza sul lavoro e tutela ambientale, ma anche temi più ampi come la pace o questioni internazionali come quelle che riguardano Cuba, Iran e Palestina. Riondino é uno dei direttori artistici della manifestazione insieme al cantautore Diodato, al musicista Roy Paci e alla giornalista Valentina Petrini. “1 Maggio Taranto - ha affermato Riondino - é diventato di dominio pubblico a livello nazionale. É una manifestazione che viene osservata e ammirata anche perché nascendo da una vertenza locale, ha poi preso spazio nell’opinione pubblica. È inevitabile che notizie di realtà contemporanee come la guerra, le diverse guerre, gli autoritarismi, siano oggetto di attenzione e se ne parli. Bisogna partire dal piccolo per poi vedere gli effetti delle azioni che avvengono nel piccolo, in tutto il mondo. Le guerre sono determinate anche dall’abuso del potere di chi pensa di far tutto e anche sulle spalle della gente”. “Questo - ha proseguito Riondino - è un evento che é nato dal basso e resta ancorato al suolo senza nessuna velleità”. Brunori Sas, Subsonica, Gemitaiz, Giorgio Poi, Margherita Vicario, sono alcune delle voci del mondo della musica ospiti oggi a Taranto. Per la società civile sono invece presenti Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione nei territori palestinesi occupati, Emergency, Amnesty International, e Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena. I temi del lavoro, diritti e sicurezza saranno trattati sul palco dal comitato “Liberi e Pensanti” che annuncia anche la presenza di Maria Teresa Daprile, vedova dell'operaio Ilva Claudio Salamida, morto in un incidente sul lavoro avvenuto in fabbrica lo scorso 12 gennaio. La vedova sarà accompagnata dall’avvocato Ornella Tripaldi, legale che l’assiste nella vicenda. Il concerto-evento di Taranto ha avuto lo start nel primo pomeriggio, dal 2013 unisce musica, impegno civile e partecipazione attiva sui temi del lavoro, della salute e dei diritti, é nato all’indomani del sequestro, da parte della Magistratura, a luglio 2012 dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per reati ambientali e su questi temi si è via via sempre più caratterizzato. La manifestazione di Taranto, che richiama diverse migliaia di persone, vede la direzione artistica del cantautore Antonio Diodato, del musicista Roy Paci, della giornalista Valentina Petrini e dell’attore e regista Michele Riondino. “Nato dal basso, l’evento - si afferma - rappresenta oggi uno dei momenti culturali e sociali più significativi del Paese, capace di coniugare performance artistiche e riflessione collettiva, mantenendo al centro le istanze del territorio tarantino e creando un ponte con le principali ferite internazionali che stanno tenendo il mondo con il fiato sospeso: da Cuba all'Iran e alla Palestina, nell'anno del quindicesimo anniversario della morte dell'attivista Vittorio Arrigoni, ucciso brutalmente nella Striscia di Gaza. Non è infatti casuale la scelta del cuore pulsante del documento politico 2026: ‘Restiamo umani’. Un messaggio - concludono i promotori dell’iniziativa di Taranto - che richiama l’urgenza di resistere alle disuguaglianze e alle tensioni del presente, promuovendo diritti, solidarietà e dignità”.
“La causa del popolo palestinese è una lotta universale. La Palestina oggi è la ferita del mondo”. Lo ha detto a margine di un dibattito del 1 maggio promosso dal comitato “Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Ma anche Taranto, con le vicende ambientali connesse all’inquinamento industriale, per Albanese dimostra di “essere oltre che simbolicamente e fisicamente, una delle ferite peggiori dell’Italia. Non la sola. Io vengo dalla Campania e vicino a me c’é la Terra dei Fuochi. Ci sono queste piaghe ovunque in Italia. È bello stare in questa assemblea di Taranto - ha aggiunto Albanese - in cui si riflette sull’unione dei popoli, come dicono i palestinesi, che é l’unione delle lotte. Non é uno slogan, é proprio un manifesto di libertà e di speranza”.
Licenziati alla vigilia dell’1 Maggio. È accaduto a Taranto nell’azienda Vestas Italia che si occupa di assistenza e service per gli impianti dell’energia eolica e che fa parte del gruppo danese Vestas tra i leader nel settore e attivo nella costruzione di pale e turbine. I licenziati sono 4, si apprende da fonti Uilm, di cui tre ingegneri e l’azienda avrebbe motivato il licenziamento con la soppressione della postazione di lavoro. In Vestas Italia, afferma la Uilm, le “persone trattate come codici a barre. Apprendiamo, ancora una volta e nostro malgrado, di come Vestas Italia continui ad agire con una disinvoltura inaccettabile sul piano umano e sindacale, procedendo a licenziamenti come se le persone fossero semplici numeri, codici a barre da spuntare e archiviare. Un atteggiamento che non condividiamo, non giustifichiamo e non condivideremo mai. Parliamo di un’azienda - dice la Uilm - che vende, produce, genera profitti e si presenta come leader globale del settore. Eppure, quando si tratta di relazioni umane prima e sindacali poi, sembra non conoscere confini né limiti: decisioni unilaterali, comunicazioni improvvise, totale assenza di confronto preventivo con la rappresentanza dei lavoratori. È un modo di operare che calpesta la dignità delle persone e svuota di significato il ruolo delle relazioni industriali”.
Per la Uilm, “non è accettabile che in un’azienda di queste dimensioni e con questi risultati economici si continui a trattare i lavoratori come elementi sacrificabili, anziché come professionisti che contribuiscono ogni giorno alla crescita dell’impresa”. Il sindacato metalmeccanici della Uil chiede il “rispetto delle persone” e “prima di ogni altra cosa, trasparenza e confronto preventivo su ogni procedura che impatta sulla vita dei lavoratori relazioni industriali vere, non formali né occasionali fine immediata delle decisioni unilaterali che ignorano ruolo e prerogative sindacali. Vestas Italia deve comprendere che non può continuare a muoversi come se il sindacato fosse un ostacolo o un optional”. Vestas Italia nei mesi scorsi é stata al centro di uno scontro con i sindacati metalmeccanici a seguito della decisione aziendale di chiudere una parte delle attività a Taranto, quelle relative al magazzino, trasferendole in Basilicata a San Nicola di Melfi (Potenza). Ci sono state diverse ore di sciopero, i lavoratori hanno anche manifestato sul tetto del capannone dell’azienda, e poi, attraverso una serie di incontri e anche la mediazione della Regione Puglia, si e arrivati ad una soluzione che ha visto gli addetti a rischio di trasferimento (una trentina circa), transitare via via in Vestas Blades, altra società dello stesso gruppo Vestas. Quest’ultima azienda, più grande, è in espansione, si occupa, sempre a Taranto, della costruzione di pale eoliche e da più di un anno é impegnata nella realizzazione della pala eolica più grande del mondo per dimensioni. Il passaggio da Vestas Italia a Vestas Blades è avvenuto per step progressivi e coloro che non sono stati assorbiti da Vestas Blades, sono stati ricollocati diversamente nei service che Vestas Italia ha in Puglia. Adesso, però, scoppia un altro caso a Vestas Italia con i licenziamenti. “Ancora una volta - commenta Vincenzo Maranò della Uilm -, quando si pensa di aver costruito le basi per relazioni industriali corrette e trasparenti tra organizzazioni sindacali e azienda, gli eventi dimostrano purtroppo un passo indietro. L’azienda ha proceduto al licenziamento di quattro lavoratori, attribuendo la decisione al ‘reset globale’. Ancora una volta apprendiamo tali notizie non preventivamente dall’azienda, ma successivamente per vie indirette o direttamente dai lavoratori coinvolti. Riteniamo questo atteggiamento inaccettabile - prosegue Maranò -, soprattutto considerando che appena un’ora prima dell’attuazione dei licenziamenti, eravamo riuniti con l’azienda in un incontro nel quale era stato affrontato anche il tema del ‘reset globale’, senza che venisse fornita alcuna informazione in merito a decisioni già evidentemente assunte. Proprio in quella stessa riunione, nella quale abbiamo discusso del ‘reset globale’ e nella quale abbiamo rifiutato di sottoscrivere l’accordo relativo all’installazione di impianti di videosorveglianza nei cantieri Construction, l’azienda ci accusava di nutrire scarsa fiducia nei suoi confronti. I fatti dimostrano invece, in modo evidente, quanto le nostre perplessità e la nostra prudenza fossero pienamente fondate”. (foto di repertorio)
Il Parco Archeologico delle Mura Greche di Taranto è pronto ad accogliere l'edizione 2026 di Uno Maggio Taranto Libero e Pensante: anche quest'anno ci aspetta una lineup di artisti e artiste che hanno risposto alla chiamata dei nostri direttori artistici Diodato Roy Paci Michele Riondino.
Valentina Petrini e del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Sul palco com'è nella natura dell'evento che si fa megafono di temi sociali, civili e politici, si alterneranno nomi che di questo hanno fatto il loro impegno e la loro essenza come Francesca Albanese a Tommaso Montanari, Simonetta Gola, Valerio Cecinati, Francesca Corbo, Omar Barghouti.
Si parlerà di Sicurezza sul Lavoro
anche attraverso la testimonianza Maria Teresa Daprile, vedova dell'operaio Ilva Claudio Salamida.
"Restiamo umani", queste le parole che risuoneranno più e più volte, nel ricordo di Vittorio Arrigoni, a quindici anni dalla morte. Arrigoni era un attivista, giornalista e scrittore italiano, noto per il suo impegno umanitario e i reportage dalla Striscia di Gaza. Conosciuto come "Vik" e famoso per il suo blog Guerrilla Radio e la frase "Restiamo umani", ha documentato le violazioni dei diritti umani palestinesi, venendo ucciso a Gaza il 15 aprile 2011 da un gruppo estremista.
"Tutti sotto il palco a partire dalle 14" è l'invito di Simona Fersini, presidente del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, che organizza l'iniziativa dal basso.
Visita guidata e viaggio tra arti e mestieri della società tarantina
Sulle sponde del Mar Piccolo i tarantini estraevano dai murici una ghiandola che permetteva di ottenere il pregiato colorante per i tessuti,nella tonalità del rosso intenso, che simboleggiava il lusso e il potere. Nelle botteghe dei tessitori artigiani, insieme a maestri in oreficeria, realizzavano fili in oro che poi avrebbero abbellito le trame degli abiti di nobili e ceti facoltosi.
Si può dire che l’alta moda è sempre stata di casa in riva allo Ionio, ma anche la maestria artigianale, come dimostrano i reperti custoditi all’interno del Museo archeologico nazionale di Taranto e che nel giorno del primo maggio, festa dei lavoratori, costituiranno, insieme alla mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTA”, l’architrave di una visita guidata ispirata al lavoro passato e presente che ha reso celebre nel mondo anche il Made in Italy.
Tutto concentrato nelle sale espositive dell’ex Convento degli Alcantarini con abiti di alta sartoria, disegni, schizzi, foto d’epoca nell’area delle esposizioni temporanee incastonata tra tutto ciò che ha ispirato il grande stilista e architetto della moda, Roberto Capucci.
La visita guidata non a caso si intitola “Intrecci preziosi” e mostra il legame profondo tra artigianalità antica e moderna haute couture.
“C’è un museo intero che parla di lavoro e operosità – spiega la direttrice del MArTA, Stella Falzone – ed è singolare attraversarlo passando dai tessuti moderni di Capucci, fino alle statuette fittili, ai diademi in oro, o ai vetri e le ceramiche di epoca ellenistica e romana realizzati da mani esperte che facevano del loro lavoro anche la cifra del loro valore all’interno della società”.
Non è raro, infatti, all’interno del Museo archeologico nazionale di Taranto, imbattersi in stele funerarie che raccontano la vita e il lavoro dei defunti.
E’ il caso di Campatius Secundus, potatore, che la moglie volle seppellire, appena 50enne con una lapide in carparo recante in bassoriliero una falce e un martello e insieme ai suoi attrezzi da lavoro: un piccone in ferro, scalpelli, un falcetto e una lama di cesoia (I sec. d.C).
Un linguaggio iconico e simbolico che ci informa sul mestiere svolto dal defunto.
“Nel museo di Taranto riemerge dall’oblio parte della società locale della prima età imperiale – sottolinea Stella Falzone – variegata ed operosa. Un sarcinator (sarto-rammendatore), un gregarius (pastore), un faber (artigiano), un navicularius (operatore addetto al commercio marittimo) che in qualche maniera nel giorno della festa dei lavoratori il MArTA intende onorare”.
A parlare di loro, in alcuni casi, anche i resti delle loro preziose lavorazioni: utensili, ma anche vetri preziosi, ori e stampi per ceramiche che si potranno ammirare dopo la visita guidata all’interno dell’area espositiva permanente del museo.
La visita guidata alla mostra “Forme senza tempo: Roberto Capucci dialoga con il MArTA” (durata circa 30 minuti), inizierà alle 17.00 del primo maggio. La visita è inclusa nel costo del biglietto di ingresso al MArTA di 10 euro. Prenotazione obbligatoria allo 099 4532112 fino a esaurimento posti.
È stata una Giornata caratterizzata da tanti spunti di riflessione, dati, informazioni, quella dedicata alla Sicurezza su lavoro tenutasi nell'aula magna di Del
Dipartimento Jonico Uniba, a Taranto, in occasione della Giornata mondiale sulla Sicurezza sul Lavoro. Si è parlato del valore della vita, della salute, beni inviolabili e non negoziabili.
L'evento si è svolto davanti a una platea di studenti, "perché - hanno spiegato gli organizzatori - è da loro che bisogna partire se vogliamo veramente cambiare le cose, toccando temi non facili ma di cui è doveroso parlare perché i numeri raccontano di un'emergenza che non arretra. Soprattutto a Taranto dove nei primi mesi dell’anno si sono registrati 5 morti e con le malattie professionali che nei primi due del 2026 registrano un aumento vertiginoso rispetto al
2025."
A promuovere un appuntamento che quest'anno giunge alla sua terza edizione Formare Puglia Aps, Istituto Liside-Cabrini e Uniba.
Ad aprire la Giornata l’intervento del comandante provinciale dei Carabinieri col.Antonio Marinucci che ha tenuto una vera e propria lezione sulla prevenzione sulla
Sicurezza sul Lavoro ma anche sulla sicurezza stradale. Sono quindi seguiti i saluti introduttivi della dirigente scolastica del Cabrini-Liside Anna Maria Strazzullo e del presidente di Formare Puglia Aps Angelo Lorusso.
Lo spettacolo teatrale “La Gru”, scritto da Luisa Campatelli, interpretato da Tiziana Risolo con la regia di Alfredo Traversa, ha emozionato e commosso, ancor di più perché in prima fila c'era Amedeo Zaccaria, padre di Francesco, il gruista morto all'età di 29 anni, a causa di un infortunio, il 28 novembre del 2012, nell'ex Ilva di Taranto. Sette anni dopo, con le stesse modalità, toccò a Cosimo Massaro. Vincenzo aveva con sé il casco di Francesco, la testimonianza più forte e dolorosa.
È seguita una tavola rotonda, moderata dalla giornalista e docente del Liside-Cabtini Pamela Giufrè, importante occasione di approfondimento, cui hanno partecipato Annagrazia Angolano Consigliera Regionale Puglia presidente VI che, non potendo essere presente, ha fatto pervenire un suo messaggio Biagio Francesco Petillo Direttore INAIL Taranto,
Remo Pezzuto Libera Taranto,
Sabrina Pontrelli Consigliera Provinciale di Parità, Giovanni Prudenzano Presidente Consulenti del Lavoro Taranto, Angelica Riccardi Professoressa di Diritto del LavoroUniba, Alessandro Rollo vice direttore dei Vigili del Fuoco, Cosimo Scarnera già Direttore Spesal Consulente ASL,
Federica Stamerra Assessore alle Politiche del Lavoro del Comune di Taranto. Un'occasione preziosa per parlare di prevenzione e responsabilizzare i cittadini di domani preparandoli ad affrontare il loro futuro lavorativo in modo consapevole.

