Si accentua la crisi di alcune imprese dell’indotto ex Ilva di Taranto che già sul finire dell’anno scorso hanno annunciato procedure di licenziamento. É il caso della Pitrelli, per 56 addetti, di cui nelle scorse ore, dicono i sindacati, é stato confermato il licenziamento, e della Semat Sud che vuole cessare le attività svolte a Taranto licenziando 218 addetti per i quali a marzo terminerà la cassa integrazione.

Sulla crisi Pitrelli, prende posizione la Uilm dichiarando che “si è concluso con un mancato accordo l’incontro presso Arpal Puglia in merito alla procedura di licenziamento dei 56 lavoratori dell’azienda Pitrelli srl. Non saremo mai complici di chi mette per strada le famiglie - sostiene la Uilm -. È inaccettabile che i lavoratori che hanno svolto attività di manutenzione garantendo per anni la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva grazie al patrimonio di competenze acquisite, siano oggi sacrificati. Inoltre, il fermo delle batterie trascinerà con sé una parte importante delle attività lavorative dei lavoratori dell’ indotto, rischiando di innescare una pioggia di richieste di cassa integrazione e ulteriori licenziamenti collettivi in altre aziende”. 

Secondo la Uilm, “Taranto non può più pagare il prezzo di un'assenza di scelte istituzionali che stanno trasformando sempre più il territorio in un deserto occupazionale dove vige la rassegnazione. Naturalmente - dice la Uilm - non abbiamo firmato nel rispetto della dignità delle persone coinvolte; dignità continuamente calpestata da chi continua a gestire una vertenza così drammatica e complessa a colpi di slogan e promesse disattese mentre si aggrava la condizione di isolamento e disperazione di tutti i lavoratori coinvolti”.

Per la Semat Sud, invece, i sindacati degli edili di Cgil, Cisl e Uil si sono rivolti alla task force Lavoro della Regione Puglia - presidente Leo Caroli - chiedendo un incontro. “Semat Sud srl, controllata da Semat spa, azienda che opera all’interno dell’appalto ex Ilva di Taranto da oltre venti anni e che attualmente occupa 218 dipendenti, ha formalmente avviato in data 15.12.2025 la procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività, motivando tale decisione per il perdurare della situazione di instabilità e incertezza dello stabilimento siderurgico - si dice nella lettera alla task force -. Le organizzazioni sindacali, unitamente alle Rsu - prosegue la lettera delle sigle edili alla Regione Puglia - hanno chiesto alla società di ritirare la procedura e di individuare congiuntamente misure di salvaguardia occupazionale in attesa dell’auspicato rilancio industriale e ambientale dell’ex Ilva di Taranto, senza riscontrare disponibilità da parte di Semat Sud”. Si chiede quindi “la convocazione di un incontro presso il comitato Sepac affinché si scongiuri il licenziamento di 218 lavoratori della Semat Sud”. 

Si sono concluse le elezioni del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto. Con una percentuale di voto del 60% il dott. Francesco Vizzarro, presidente uscente, è stato riconfermato alla guida del Consiglio dell’Ordine tarantino per i prossimi 4 anni, quadriennio 2026-2030. 

Vizzarro nel corso del trascorso mandato, e sempre  unitamente ai suoi colleghi del direttivo, ha lavorato per raggiungere obiettivi specifici, tra i quali: impegno nei confronti  dei giovani commercialisti,  sviluppo della professione, lavoro con gli stakeholders del territorio per la definizione di cammini e protocolli finalizzati allo sviluppo del territorio e molto altro. Quando è arrivato il momento di pensare al cammino futuro dell’ ordine ha proposto una lista unica, compatta, che potesse rappresentare tutti gli iscritti dando un forte segnale di unità, sia all’interno della compagine dei commercialisti che all’esterno, alla Città tutta. E’ nata così “Uniti per la professione”, lista che ha eletto come Presidente: Francesco Vizzarro, e nel Consiglio:Franca Todaro, Martino Semeraro, Barbara Lomartire, Pietro Cagnazzo, Aureliana Acquaviva, Arcangela Vinci, Gennaro Gisonda, Gianmaria Zilio, Ciro Alabrese e Michele Occhinegro. 

Collegio dei revisori: Fabio Rizzo, Carla Macripò e Fabrizia Coda. Comitato Pari Opportunità: Stefania Talò, Veronica Cuscela, Fabio Boccuni, Immacolata Grassi, Francesco Trani e Enrico Enriquez.

I commercialisti di Taranto propongono un percorso che li pone in una posizione adatta ad affrontare sia il contesto attuale sia le sfide del prossimo futuro, valorizzando l’esperienza, la competenza, la capacità di innovazione e lo spirito di servizio che li contraddistinguono.

“Ringrazio tutti i colleghi che hanno nuovamente riposto fiducia nella mia persona ed in particolare tutti i membri del Consiglio uscente, con il quale ho condiviso battaglie, speranze, progetti, sacrifici. A loro dico  grazie per essere stati presenti, attenti, partecipi, per aver operato nel rispetto delle competenze e della qualità dei rapporti personali. Sono felice di aver contribuito a questo nuovo cammino, condiviso anche dalle OO.SS.: AIDC, ANC e UGDCEC, e auguro alla mia nuova squadra buon lavoro; saremo certamente in grado di affrontare, come abbiamo sempre fatto in qualità di professionisti certificati, le sfide del contesto, sia nazionale che locale”.

 

 "Le liste d'attesa sono un grande tema, ma sono anche molto pericolose nella trattazione se non si ha contezza di tutto quello che avviene nel territorio, di quanto personale c'è, di quante prestazioni si fanno, come sono codificate e c'è tutta una serie di cose che con voi svilupperò dopo aver parlato col partenariato ed essere partiti da una relazione molto puntuale. Nei miei primi due tre mesi, lavorerò tutti i giorni, ma approfondirò i temi perché la sanità è complessa è una macchina infernale che impatta sulla vita dei cittadini". Lo ha detto Donato Pentassuglia, assessore alla Sanità, a margine della presentazione della Giunta regionale pugliese.

Presentata nell'Agorà del Consiglio regionale pugliese la giunta del governatore Antonio Decaro che tiene per sé la delega alla programmazione economico finaziaria ed enti locali, comunicazione istituzinale e contenzione. Questi i nomi: Cristian Casili (M5s) vicepresidente e assessore al Welfare Donato Pentassuglia (Pd) alla Salute e al Benessere; Debora Ciliento (Pd) all'Ambiente; Eugenio Di Sciascio allo Sviluppo Economico e Lavoro; Sebastiano Leo (Per la Puglia) al Bilancio e Personale; Marina Leuzzi (AVS) all'Urbanistica e casa; Silvia Miglietta (Decaro presidente) Cultura e Conoscenza; Francesco Paolicelli (Pd) all'Agrcoltura e Sviluppo rurale; Raffaele Piemontese (Pd) alle Infrastrutture e mobilità e Graziamaria Starace (Decaro presidente) al Turismo.  "Oggi comincia un viaggio di cinque anni, insieme alla nuova Giunta regionale della Puglia- ha dichiarato ipresidente".

Ai miei compagni di viaggio ho chiesto due cose: impegno ogni giorno dell’anno e attenzione a tutto il territorio regionale. Perché da oggi non esistono collegi elettorali, né campanili. C’è solo la Puglia, dal capoluogo di regione fino al più piccolo dei comuni.

La Puglia non ha colori né bandiere. È una sola.

E ci chiede una sanità che si prenda cura delle persone, opportunità per far tornare i nostri ragazzi, un mare democratico,  servizi pubblici migliori, trasporti puntuali e accessibili.

Noi politici abbiamo tanti privilegi. E qualcuno di questi lo taglieremo, anche molto presto. Ma uno voglio conservarlo, perché ne vado fiero: il privilegio di prenderci cura di questa terra meravigliosa e dei suoi cittadini.

Buon viaggio a noi e a tutta la Puglia.

"Questa mattina il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha adottato il provvedimento di nomina di consigliere giuridico della Presidenza di Michele Emiliano". Lo si legge in una nota. Le materie di specifica competenza dell'ex governatore saranno "l'analisi, studio e interpretazione delle norme nazionali ed europee che hanno riflessi sulle competenze regionali, con particolare riguardo alla legislazione in materia di crisi industriali, politiche del lavoro, politiche sociali e sicurezza urbana; le funzioni di impulso per la predisposizione degli schemi di disegni di legge regionale, anche a garanzia della coerenza e dell'unitarietà dell'indirizzo normativo regionale; le definizioni delle basi di intesa e di accordo sui quali la Regione deve esprimersi in sede di Conferenza delle Regioni e/o ai tavoli di altri organismi centrali dello Stato e delle istituzioni comunitarie; l'attuazione degli obiettivi di semplificazione dell'ordinamento giuridico regionale, proponendo al medesimo iniziative concernenti l'abrogazione di norme regionali desuete o disapplicate, il riassetto della normativa vigente, le materie e i settori da disciplinare mediante l'adozione di testi unici e i rapporti con il Consiglio regionale e le Commissioni permanenti concernenti la trattazione degli affari legislativi e durante l’iter di approvazione delle leggi regionali".

 "Ho chiesto a Michele, in estate, di fare un passo di lato – dice il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro -, che mi consentisse maggiore libertà d'azione e serenità nel ruolo di presidente. E lo ringrazio ancora una volta per aver accolto il mio appello. Ma ho sempre detto che il bagaglio di conoscenze e di esperienza che Michele Emiliano rappresenta per la Puglia, non sarebbe andato disperso. Per questo ho chiesto a Michele di ricoprire il ruolo di consigliere giuridico della Presidenza su questioni sulle quali la sua competenza, da giurista, prima ancora che da politico, sarà preziosa per tutti: l'interpretazione di norme, la predisposizione di disegni di legge, la preparazione dei dossier per la Conferenza delle Regioni e per la transizione industriale, la semplificazione dell’ordinamento giuridico regionale". "Stiamo già lavorando insieme, da settimane, su alcuni dei dossier più delicati, in totale sintonia, così come abbiamo fatto in questi anni, per il bene delle nostre comunità. Ringrazio Michele per la sua disponibilità e auguro buon viaggio a noi e a tutta la Puglia", conclude. 

Con il parere istruttorio favorevole e una lettera del direttore generale delle Valutazioni ambientali, Gianluigi Nocco, trasmessa,  il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) ha dato il via libera ad Acciaierie d’Italia perché fermi, come ha richiesto, tre batterie delle cokerie - 7, 8 e 12 - e intervenga con i lavori sull’impianto di trattamento del gas. Sino ad aprile, dunque, in fabbrica non si produrrà più coke, uno dei materiali caricati negli altiforni per la produzione della ghisa. In alternativa alla produzione diretta, il coke sarà acquistato dall’estero. “Dalla modifica proposta dal gestore, che determina un assetto temporaneo di esercizio per il periodo dal 20 gennaio 2026 al 30 aprile 2026, non si attendono effetti negativi significativi sull’ambiente e, pertanto, la modifica è accoglibile”, scrive il Mase. Il parere istruttorio é accompagnato da una serie di prescrizioni ambientali e di monitoraggio che l’azienda è ora tenuta ad osservare. Una volta fermate le tre batterie attive, l’ex Ilva le metterà in preriscaldo insieme alla batteria 9, che non è attiva, attraverso la centralina di miscelazione azoto-metano. I lavori consisteranno nella sostituzione del reattore catalitico dell’impianto di desolforazione per il trattamento del gas della cokeria. Si demolirà l’attuale reattore e se ne installerà uno nuovo. Il reattore è simile ad un serbatoio cilindrico con un diametro di 3,6 metri ed un’altezza di 12,1 metri. Infine, l’intera operazione non é considerata modifica sostanziale della nuova Aia rilasciata a luglio. 

di Lucia Pulpo

 

Enrico Criacci è l’autore del libro “Le ali di Enrico”. Sei racconti i cui protagonisti sono bambini di scuola primaria. Ogni racconto ha colori ed emozioni proprie legate a esperienze con forme diverse di disabilità. L’autore stesso è disabile ed è stato Garante delle persone con disabilità, nel Comune di Massafra dove vive. Il libro particolarmente scorrevole è pubblicato da Graus Edizioni.

“In una scuola…" tutti i racconti iniziano così. Perché hai scelto d’ambientarli tutti fra le mura scolastiche?

Ho scritto questo libro basandomi sulle esperienze personali di alunno prima e, poi, di Garante delle persone con disabilità. Mi rendo conto d’essere stato fortunato, perché non ho mai avuto problemi legati alla mia disabilità, sono stato ben accolto e perfettamente integrato sia alla scuola materna sia a quella Elementare. Accolto dalle maestre e in sintonia con i compagni di classe; purtroppo però il mio è stato un caso eccezionale, spesso le barriere mentali ostacolano e deviano bruscamente il corso della vita, molti lamentano brutti rapporti fra i banchi di scuola. L’altra esperienza positiva è stata tornare a scuola come “Garante delle persone con disabilità”. Ho portato, ai bambini, la mia esperienza per sensibilizzarli perché ho imparato che la disabilità più grave è negli occhi di chi guarda e non nel corpo di chi la vive, ed ho anche imparato che l’inclusione non si studia e non s’insegna  con la circolare ministeriale ma, arriva tramite esperienza diretta, così sono entrato nelle classi.

Perché ti rivolgi proprio ai bambini?

I bambini sono protagonisti, li ho voluti mettere al centro delle storie perché apprendono facilmente, sono privi di rancore e privi di qualsiasi pregiudizio. Mi sono ispirato a loro che non hanno sentimenti negativi, il linguaggio del libro è semplice e trasversale per arrivare a tutti: piccoli lettori e adulti. Ricordando due grandi autori come Antoine de Saint-Exupéry (“L’essenziale è invisibile agli occhi” da Il piccolo principe) e Giovanni Pascoli col suo fanciullino; vorrei rivolgermi al bambino che è dentro tutti noi, ingenuo e ben disposto verso tutti. Inoltre, queste pagine sono lo strumento per veicolare il mio messaggio: la disabilità non è la negazione di normalità, indica  una diversa abilità. Siamo tutti diversi e insieme compensiamo le singole mancanze, un equilibrio paragonabile alla sinfonia di una grande orchestra dove gli strumenti suonano ad unisono e l’insieme supera i limiti di ognuno.

Cosa hai fatto come “garante delle persone con disabilità” e cosa avresti voluto ulteriormente realizzare?

Oltre ad essere andato personalmente nelle scuole, ho promosso campagne di sensibilizzazione come “Il mio handicap sei tu”, finalizzato non soltanto a rimuovere l’abitudine di parcheggiare davanti agli scivoli, ma anche rivolto alle istituzioni che devono impegnarsi maggiormente a far rispettare le leggi sui parcheggi per disabili e impegnarsi a pubblicizzare gli sgravi, per esempio quello agli esercenti commerciali (sgravi sulla Tari) se rendono accessibile la propria struttura. Con l’Orchestra Tebaide di Cosimo Maraglino abbiamo portato la musica delle colonne sonore di Ennio Morricone a Massafra e il ricavato è stato finalizzato alla realizzazione della casa vacanza per bambini oncologici. Purtroppo il mio mandato è finito perché è cambiata la giunta comunale; progettavo di agganciare Massafra al piano governativo della Disability card, cosicché le persone con disabilità potessero usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici.

Ci sono disegni da colorare e storie piene di colori… Ami il mondo a colori oppure sono dettagli effettivi di Giulia, Marco, Emma?

I colori mi piacciono molto ma dovrebbero essere una caratteristica del mondo dei bambini. I personaggi del libro sono immaginari; soltanto il primo racconto “Le ali di Enrico” è autobiografico e il migliore amico del protagonista ha il nome del mio nipotino nato durante l’elaborazione del testo.

Cosa vorresti rimanesse di questo libro e del tuo impegno come garante?

Vorrei rimanesse il messaggio che la disabilità è normalità, rientra nella normalità, non è una sua negazione, bisogna cambiare prospettiva. Il problema è l’approccio mentale comune nella maggioranza della gente, istituzioni comprese. Come garante ho cercato di abbattere le barriere mentali. Massafra, dal punto di vista urbanistico, è più accessibile di altri comuni perché è stata rivoltata come un calzino da un sindaco precedente, purtroppo permangono ancora troppe barriere mentali. Bisogna abbattere prima quelle affinché la disabilità non sia più considerata contraria o esterna alla vita normale.

"La buona politica protegge la salute, salva il lavoro e non rinvia mai le scelte che contano."

Così esordisce la nota a firma di Associazione Genitori tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, LMO - sindacato di base

Terra Jonica, in cui si annuncia la manifestazione organizzata davanti a Palazzo di Città il 30 gennaio prossimo. 

"La gestione dell’ex siderurgico di Taranto- si legge nella nota-è la prova che la politica italiana è incapace, corta di vista e spietata.
A Taranto l’omissione non è silenzio. È potere. È morte. È vergogna."

Gli organizzatori chiamano a raccolta la cittadinanza puntando l'indice contro la politica e indicando tutte le ragioni che, a loro avviso, rendono l'Ex Ilva una realtà inaccettabile per gli effetti che ha prodotto e produrrà sulla vita e sulla salute.  


"A Taranto, invece, la politica che tutto sa e nulla fa, ha avvelenato la città. 
Ha sacrificato lavoro, salute e verità. 
Promette la rinascita della fabbrica mentre i corpi dei nostri morti sono ancora caldi.
Tanta inconsistenza non è un errore. Non è vigliaccheria.È un metodo. Arrogante. Preciso. Utile solo a proteggere il profitto.
Questa politica, a tutti i livelli, continua a girarsi dall’altra parte. Si ostina a millantare illusioni di decarbonizzazione impossibili mentre impianti obsoleti crollano sotto i piedi dei lavoratori e li uccidono.

Sindacati confederali e USB non sono da meno, insistono: vogliono risanamento e decarbonizzazione. 
Sanno tutti che non succederà mai eppure continuano ad arrogarsi il diritto di parlare in nome di un'intera città sfinita, stanca di tutto.
Stanca di promesse vane. Stanca di ammalarsi e di perdere persone come cartacce da gettare.
Salute e ambiente restano sotto costante minaccia. 
La produzione è ai minimi storici, eppure gli impianti senza manutenzione vanno avanti, diventando bombe a orologeria. 
Cittadine, cittadini e lavoratori sono in pericolo costante.
I dati parlano chiaro: percentuali di tumori sopra la media regionale, effetti devastanti su cuore, polmoni, reni. Le patologie neuro degenerative negli anziani, a causa delle lunghe esposizioni alle sostanze neurotossiche da inquinamento industriale, sono in pauroso aumento come ha confermato, in un’intervista dello scorso novembre, il Prof. Roberto Lucchini che a lungo si è occupato di studiare gli effetti degli inquinanti a Taranto come a Brescia. 
Lo stesso Lucchini ha ribadito, rispetto al campione di 600 bambini dai 6 ai 15 anni, oggetto di studio rispetto ai metalli pesanti, i cui risultati sono stati presentati nel 2023 che le lunghe esposizioni nell’età dello sviluppo, a partire dai mesi di gravidanza, lasciano un segno nei bambini che se ne porteranno gli effetti in tutti gli anni a seguire. 
Dati già acclarati da far rabbrividire, di pura discriminazione razziale. Disturbi dell’apprendimento? Deficit cognitivi fino a 16 punti in meno nei quartieri Paolo VI, Tamburi e Città Vecchia-Borgo. Bambini meno attenti, più scontrosi, più irascibili. 
Dovremmo sussultare constatando i numeri incredibili di bambini con disabilità nei quartieri più vicini all’acciaieria. 
Alla scuola Giusti (quartiere Tamburi) 120 alunni su 800. Un’emergenza vera e propria che non possiamo più ignorare.
Disturbi dello spettro autistico? Percentuali inaccettabili,fino al 50% in più rispetto alla provincia. 
Tutto causato dall’inquinamento. Tutto documentato dalle più importanti riviste scientifiche mondiali.
E ancora: infertilità maschile e femminile, depressione grave, per non parlare delle malattie professionali. 
L’INAIL ci dice che tra il 2005 e il 2024 ci sono stati 2.035 casi riconosciuti di malattie professionali tra i lavoratori dell’ex ILVA. Di questi, 934 sono tumori; tra questi, si contano 691 morti. 
13.728 infortuni denunciati, 12.341 riconosciuti.
Dal sequestro del 2012 ci sono stati 10 morti sul lavoro. 
Dagli anni 2000 se ne contano una quarantina.
Quasi due infortuni al giorno per vent’anni.
Il 2026 si apre con un altro morto, il decimo: un dipendente diretto di Acciaierie d’Italia, di 47 anni, sposato, padre di un bambino di soli 3 anni. 
Ancora una volta la politica non fa nulla se non propinare parole di cordoglio di rito. 
Le condizioni di lavoro più volte hanno evidenziato la mancanza di norme di sicurezza indegne di un Paese civile. 
La gestione dell’ex siderurgico di Taranto è la prova che la politica italiana è incapace, corta di vista e spietata.
A Taranto l’omissione non è silenzio. È potere. È morte. È vergogna.

Per questi e altri motivi, il 30 gennaio prossimo dalle ore 9, manifesteremo davanti al Palazzo  di Città, in piazza Castello, invitando già da ora tutti i cittadini consapevoli a partecipare".

 

Assemblea dei firmatari della Carta della Pace: avviato il percorso verso la “Carta del Noi” e quattro gruppi di lavoro per la comunità cittadina

 

Si è svolta ieri  presso la Sala degli Specchi del Comune di Taranto, l’assemblea dei firmatari della Carta della Pace di Taranto, convocata dal Presidente del Consiglio Comunale Gianni Liviano.

 

All’incontro erano presenti il prof. Tartaglia, Presidente della Commissione Servizi, e il Segretario Generale del Comune di Taranto, dott. Eugenio De Carlo.

 

L’assemblea ha visto una partecipazione ampia e qualificata di enti, istituzioni, realtà del mondo ecclesiale, scolastico, universitario, produttivo, sindacale, culturale e associativo, a conferma del valore e della vitalità del percorso avviato negli anni con la Carta della Pace.

Tra i partecipanti:

Arcidiocesi di Taranto; Università degli Studi di Bari; Università LUMSA; Conservatorio Statale “G. Paisiello”, Arpa e numerosi istituti scolastici cittadini; ordini professionali; associazioni di categoria; organizzazioni sindacali; realtà ecclesiali e del terzo settore; comitati civici; associazioni culturali e ambientali; enti di formazione  e organismi pubblici.

 

Nel suo intervento, il Presidente Gianni Liviano ha sottolineato la necessità di ricostruire a Taranto una comunità viva, coesa e resistente, capace di superare frammentazioni e solitudini, valorizzando le energie già presenti in città. In questo quadro ha proposto l’avvio di un nuovo percorso condiviso, fondato sulla continuità con la Carta della Pace, ma orientato a rendere i valori già affermati vivi, quotidiani e praticati. Il Presidente della Commissione Servizi Gianni Tartaglia ha ribadito la sua convinta adesione al percorso e la disponibilità a farne parte da protagonista.

 

Dalla Carta della Pace alla Carta del Noi

 

È stata presentata la proposta di avviare la costruzione della Carta del Noi, intesa non come un nuovo documento formale, ma come un processo pubblico di ascolto diffuso, capace di rispondere a una domanda semplice e profonda:

“Che cosa significa oggi dire ‘noi’ a Taranto?”

La Carta del Noi non sostituisce né modifica la Carta della Pace, ma ne rappresenta un’evoluzione naturale:

se la Carta della Pace afferma i valori, la Carta del Noi prova a dire come stare insieme nella città, riconoscendosi parte della stessa comunità anche nelle differenze.

Il percorso sarà costruito attraverso l’ascolto nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni e negli spazi informali della città, raccogliendo non opinioni astratte ma storie, esperienze e parole vissute.

 

I quattro gruppi di lavoro

 

Per rendere operativo il cammino, l’assemblea ha condiviso la suddivisione in quattro gruppi di lavoro, con il compito di custodire il metodo, attivare reti e garantire un coinvolgimento reale e diffuso della città:

 

1) Costruire la Carta del Noi

Avvio del processo di ascolto e partecipazione, cura del metodo e delle relazioni, senza scrivere il testo né rappresentare interessi particolari.

 

2) Formazione al Bene Comune

Investire nelle nuove generazioni, educandole al senso di appartenenza alla comunità e all’impegno per la costruzione del bene comune.

 

3) Patto di Civiltà

Definizione del ruolo dei firmatari della Carta della Pace nella realizzazione di un Patto di Civiltà per Taranto, fondato su responsabilità condivise, maggiore rispetto del decoro urbano e rispetto delle regole, tutela degli spazi comuni, collaborazione tra cittadini, imprese, condomini e istituzioni, con un sistema di monitoraggio permanente e sanzioni proporzionate in caso di violazioni.

 

4) Costruire Memoria Positiva

Trasformare la memoria di Taranto da archivio di sofferenza a memoria di resilienza, valorizzando i momenti in cui la città ha saputo reagire, reinventarsi e unirsi, attraverso uno spazio vivo di testimonianza, narrazione ed eventi condivisi.

 

L’assemblea ha ribadito che la forza di questo percorso risiede nel camminare insieme, nella corresponsabilità e nella scelta di prendersi tempo per costruire un processo autentico, capace di rafforzare il tessuto civico e la fiducia tra cittadini e istituzioni.

 

La carta del Noi nasce perché a Taranto esiste già una comunità che ha scelto di non arrendersi e di continuare a costruire futuro insieme.

 

 

Il pm Mariano Buccoliero ha convalidato il sequestro probatorio della parte del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto, dove lunedì scorso é accaduto un incidente mortale sul lavoro, vittima il 47enne Claudio Salamida, dipendente di Acciaierie d’Italia. Quest’ultimo è precipitato dal quinto piano al quarto piano rialzato del convertitore mentre effettuava la regolazione delle valvole per il flusso dell’ossigeno (il convertitore, attraverso l’ossigeno, trasforma la ghisa liquida che arriva dagli altiforni in acciaio liquido). Il sequestro é senza facoltà d’uso e attualmente sono due nell’ex Ilva gli impianti soggetti a sequestro probatorio senza facoltà d’uso: la parte del convertitore teatro dell’incidente mortale avvenuto lunedì e l’altoforno 1, per l’incendio, senza feriti, avvenuto a maggio scorso ad una delle tubiere esterne.

Per quest’ultimo impianto, Acciaierie nei giorni scorsi ha avanzato al gip istanza contro il mancato dissequestro da parte della Procura, la quale ha rigettato per la seconda volta - la prima ad agosto, la seconda a dicembre - la richiesta dell’azienda sostenendo che é necessario fare ulteriori approfondimenti tecnici sull’impianto. Ai due impianti sequestrati senza facoltà d’uso, si aggiunge poi l’intera area a caldo della fabbrica (cokerie, altiforni, acciaierie etc.), per la quale vige il sequestro con facoltà d’uso. Quest’ultimo, a sua volta, discende, modificato, dal sequestro iniziale di luglio 2012 per gravi reati ambientali. Ieri, intanto, il pm Buccoliero ha iscritto per la morte di Salamida nel registro degli indagati 17 persone con l’accusa, si legge nell’atto del magistrato, di “avere cagionato per imprudenza, negligenza, imperizia ed inosservanza dela nonnativa sulla prevenzione degli infortuni, la morte di Salamida Claudio”. L’ipotesi di reato su cui si indaga è quella di omicidio colposo. I 17 sono così divisi: 16 appartengono ad Acciaierie d’Italia ed uno a Peyrani spa. Tra i 16 di Acciaierie, il dg Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento di Taranto, Benedetto Valli, i capi dell’acciaieria, il responsabile Luigi Boero e il capo area Vincenzo Sardelli. A loro si affiancano come indagati capiturno, capireparto e capisquadra di AdI. Nell’atto del pm, citati, infine, come parti offese la moglie di Salamida e il figlio piccolo, i genitori e un fratello dell’operaio. 

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