Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1655)

Protesta, questa mattina, degli autotrasportatori  che hanno stazionato con i loro mezzi alle porte di Taranto sulle statali Appia e Ionica, in prossimità dei grandi impianti industriali della città. Traffico rallentato in entrata e uscita da Taranto per la presenza di parecchi mezzi pesanti.

    “Oggi protesta spontanea contro il caro gasolio, il caro autostrada e il caro tutto - ha dichiarato Giacinto Fallone a nome della categoria -. Non possiamo fare da banca ai clienti, non possiamo lavorare per niente, ci siamo stancati” Un mezzo pesante percorre 2,5 chilometri, i più moderni 3, a litro - ha detto Fallone  I miei colleghi hanno deciso di aderire allo sciopero proclamato in altre province. Siamo veramente arrabbiati. Non si può lavorare col gasolio che si mangia il 60 per cento del fatturato, non dell’utile. Molti di noi - ha concluso - non riescono ad andare avanti, per i mancati pagamenti pregressi di Ilva e di altri privati, hanno avuto anche il pignoramento dei conti correnti per le cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate”. 

Sulla vicenda interviene anche Confartigianato Taranto 

 

“Il caro carburante - si legge in una nota- sta letteralmente strangolando il comparto del trasporto e, in carenza di misure straordinarie, migliaia di aziende e i relativi lavoratori rischiano di finire sul lastrico. Non c’è più tempo: serve aiuto subito o, piuttosto che continuare a lavorare in perdita, i trasportatori non avranno altra scelta che spegnere i motori. Sono questi i commenti degli autotrasportatori, già attanagliati da tantissimi problemi, adesso anche senza risorse per pagare il caro carburante.

Questa grande mazzata si è abbattuta sui trasportatori e che, anche nella nostra regione, sta generando sempre più esasperate iniziative di spontanea protesta da parte degli operatori del settore.

Non occorre guidare un camion, infatti, per rendersi conto che gli aumenti dell’ultimo anno hanno riguardato anche i carburanti. Il gasolio per autotrazione, che è di gran lunga il carburante più diffuso, è cresciuto del 25%; il prezzo del metano è addirittura triplicato. Con il diesel quotato stabilmente oltre 1,7 euro al litro, il costo del pieno per un mezzo pesante è salito in maniera vertiginosa. Considerato che autotrasportatore, specie partendo dalla Puglia, percorre centinaia di migliaia di chilometri l’anno, i conti sono presto fatti: parliamo di aumenti di spesa nell’ordine di migliaia di euro per ciascun mezzo.

Ovviamente, non sono cresciute di pari passo le tariffe praticate dalla committenza, che già in tempi “normali” alimentava spesso e volentieri una concorrenza spietata tra le imprese, costringendole a contendersi le commesse sul filo della sopravvivenza. Il tutto in un contesto economico in cui gli scambi commerciali sono aumentati vertiginosamente e in cui il trasporto su gomma ne movimenta la stragrande maggioranza.

Durante il periodo più duro della pandemia l’autotrasporto ha dato prova di grande responsabilità e spirito di sacrificio, ma sembrano oramai lontani i tempi in cui i trasportatori venivano acclamati come eroi. Confartigianato Trasporti aveva da tempo lanciato l’allarme proponendo alcune misure emergenziali. Purtroppo queste proposte di emendamento non sono state recepite dal Governo in Legge di Bilancio sebbene, ad esito dell’azione delle associazioni di categoria riunite in UNATRAS, qualche apertura ci sia stata, specie sul fronte dell’istituzione di un credito d’imposta sul costo di acquisto di AdBlue e  di GNL (gas naturale liquefatto n.d.r.).

Tuttavia si tratta di una goccia nel mare. Bisognerebbe adottare per il carburante per autotrazione lo stesso approccio utilizzato per le bollette di gas e luce, prevedendo misure per dare immediatamente ossigeno alle imprese. Si potrebbe usare il tesoretto incassato dal Fisco a titolo di extragettito sulle accise, usandolo per estendere il credito d’imposta al diesel.

Questo, insieme alla previsione di un automatismo di adeguamento tariffario per l’aumento del gasolio e alla ripubblicazione aggiornata da parte del MIMS dei costi di esercizio, potrebbe essere un primo passo per salvare il comparto.

Purtroppo molte delle imprese sono ormai allo stremo. È fondamentale che il Governo collabori con le associazioni di categoria e fornisca risposte tempestive e convincenti: si deve ad ogni costo evitare che la preoccupazione ceda il passo alla disperazione.”

 

“Abbiamo avuto un ulteriore finanziamento del piano Brin, una grossa seconda tranche, parliamo di 60 milioni di euro, che andrà in parte in infrastrutture e in parte in impianti”. Lo ha detto oggi a Taranto, a margine della cerimonia di insediamento, il nuovo direttore dell’Arsenale della Marina Militare, ammiraglio ispettore Pasquale de Candia, che ha preso l’incarico dal contrammiraglio Luigi Schinelli. Il piano Brin ha l’obiettivo del rilancio del sito.

    L’Arsenale è il principale stabilimento industriale del ministero della Difesa addetto alla manutenzione e riparazione delle navi della Marina Militare. Ma è anche il più antico: fu inaugurato alla presenza di Re Umberto I il 21 agosto 1889. Attualmente vi lavorano attualmente mille civili e 150 militari. Tra i più importanti interventi effettuati, con la regia di Fincantieri e di imprese consorziate, la ristrutturazione del ponte di volo della portaerei Cavour per accogliere i nuovi aerei F35-B con una spesa di circa 70 milioni.

    “Il riammodernamento già fatto del bacino navale Ferrari, quello in corso del bacino Brin, tutte le officine già soggette a lavori e che lo saranno nei prossimi anni”, ha evidenziato dal comandante logistico della Marina Militare, ammiraglio ispettore capo Giuseppe Abbamonte: “Il numero delle navi lavorate, a dispetto della pandemia, è elevatissimo”.     All’orizzonte per l’Arsenale di Taranto ci sono anche 315 assunzioni per affrontare il problema del mancato turn over. “La pandemia rischiava di far sedere le attività, abbiamo dato maggiore impulso a tutto, anche perché in Arsenale ci sono dipendenti che rasentano 56-60 anni” ha osservato Schinelli. 

BCC San Marzano punta sulla parità di genere e aderisce alla Carta “Donne in Banca”, promossa dall’Abi  (Associazione Bancaria Italiana) per sostenere il ruolo delle donne nell’industria bancaria riconoscendo le pari opportunità come risorsa chiave per lo sviluppo, la crescita sostenibile e la creazione di valore in azienda.

 

La Carta è aperta all’adesione di tutte le imprese bancarie e finanziarie, anche non associate all’ABI, e impegna a valorizzare le proprie politiche aziendali secondo i seguenti principi delle pari opportunità: 

• promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e aperto ai valori della diversità, anche di genere;

• rafforzare le modalità di selezione e sviluppo idonee a promuovere le pari opportunità di genere, in un ambito aziendale orientato ad ogni livello alle pari opportunità di ruolo e parità di trattamento;

• diffondere la piena ed effettiva partecipazione femminile ad ogni livello aziendale;

• promuovere la parità di genere anche al di fuori della banca, a beneficio delle comunità di riferimento;

• realizzare opportune iniziative per indirizzare e valorizzare le proprie politiche aziendali in materia di parità di genere. 

 “Abbiamo aderito con grande entusiasmo alla Carta sulla parità di genere promossa dall’Abi – ha dichiarato il presidente Emanuele di Palma - in linea con la nostra politica di sviluppo e di creazione di valore in banca e nella comunità in cui operiamo. Non si tratta di un’adesione formale ma di un vero e proprio impegno a realizzare iniziative concrete sul tema. La carta dei valori del credito cooperativo riporta nel suo primo articolo “Il Primato e La centralità della persona”, che si adopera per promuovere e valorizzare stabilmente, senza alcun tipo di discriminazione. È questa la nostra mission da sempre, una leva che intendiamo continuare a potenziare nel nostro percorso di crescita”.

 

“Grazie al contributo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali e della Sezione Lavoro regionale, anche per il 2022 abbiamo firmato l’accordo per la prosecuzione del trattamento di mobilità in deroga per l’area di crisi industriale complessa di Taranto.” Lo annuncia in una nota l’assessore regionale alla Formazione e al Lavoro Sebastiano Leo.

“Con un impegno di risorse pari a 2,5 milioni di euro- prosegue Leo- grazie a questo accordo decine e decine di lavoratori in condizioni di fragilità occupazionale potranno continuare a beneficiare del trattamento di mobilità in deroga, e quindi a non perdere questo fondamentale strumento di sostegno mentre si formano e si riqualificano, anche grazie alle politiche attive del lavoro messe in campo dalla Regione Puglia.

Continua il nostro impegno -conclude l’assessore regionale-per non lasciare indietro nessuno”

 

“La situazione è diventata insistenibile e noi oggi siamo scesi in strada per dare voce ai nostri imprenditori e per spiegare perché

chiediamo che il Governo metta in campo misure più prolungate e strutturali. Serve un piano di azione strutturale comprensivo delle misure per compensare gli effetti negativi dell'aumento dei prezzi dell’energia sulla filiera della logistica.”

È questa la richiesta partita dalla Confcommercio di Taranto che questa mattina davanti alla sede di viale Magna Grecia hanno manifestato attraverso il

flashmob “Caro Energia”

 

“Il caro energia senza precedenti - ha sottolineato il presidente provinciale Confcommercio Taranto Leonardo  Giangrande - è un’emergenza  perché è un costo insostenibile per le imprese del terziario, le più colpite dalla pandemia. Occorre intervenire subito e in modo strutturale: dalla dipendenza estera, agli oneri di sistema, alla compensazione dell’aumento dei prezzi dei carburanti sui settori del trasporto e della logisticaLa sostenibilità oltre che ambientale, deve essere anche economica e sociale"

Il nuovo decreto di sostegno approvato dal Consiglio dei Ministri secondo Confcommercio rappresenta una prima risposta emergenziale alle problematiche delle imprese ma la dotazione degli interventi di sostegno di 1 miliardo di euro non è sufficiente per contrastare gli effetti economici della pandemia e l'impennata dei prezzi dell'energia.

 Gli aumenti previsti per il 2022 incideranno in particolare

su bar (100%), ristoranti (73%),

su negozi alimentari (62%) e alberghi (61%).

 É certamente positiva la riduzione degli oneri di sostegno per il primo trimestre 2022 in favore delle PMI, ribadiscono i commercianti, ma abbiamo bisogno di interventi che vadano oltre l’una tantum.

Ieri mattina, nelle acque antistanti il molo polisettoriale di Taranto, è stata completata l’installazione della prima turbina di Beleolico. Si tratta del primo parco eolico marino offshore in Italia e dell’intero Mediterraneo. Lo annuncia la società Renexia. I tecnici specializzati di Renexia, la società del Gruppo Toto titolare del progetto, hanno infatti ultimato il posizionamento di tutte le componenti del primo aerogeneratore, definito G07.

    “L’operazione appena conclusa - afferma la società - rappresenta il primo passo del nostro Paese in un articolato percorso di transizione energetica, verso gli sfidanti obiettivi del nuovo Piano Nazionale Energetico (Pniec) che prevedono per l’Italia 114Gw di energia da fonti rinnovabili al 2030”. Per Renexia, “la città di Taranto diviene così il centro di partenza dell’energia del futuro, pulita e sostenibile, grazie al vento e al mare”. “Le fasi di assemblaggio, avviate nei giorni scorsi, grazie al supporto della nave cantiere MPI Resolution di Van Oord, inizialmente hanno consentito l’installazione delle torri, suddivise in 4 segmenti - spiega Renexia -. Successivamente la turbina e infine, con un complesso sistema di gru, le tre pale”. “ Beleolico - si puntualizza - sarà composto da dieci turbine per una capacità complessiva di 30 Mw in grado di assicurare una produzione di oltre 58 mila MWh, pari al fabbisogno annuo di 60 mila persone, residenti a Taranto. In termini ambientali vuol dire che, nell’arco dei 25 anni di vita prevista, consentirà un risparmio di circa 730mila tonnellate di Co2”. 

 

“Le fasi di assemblaggio, avviate nei giorni scorsi, grazie al supporto della nave cantiere MPI Resolution di Van Oord, inizialmente hanno consentito l’installazione delle torri, suddivise in 4 segmenti - spiega la nota - successivamente la turbina e infine, con un complesso sistema di gru, le tre pale”. Beleolico "sarà composto da dieci turbine per una capacità complessiva di 30 Mw in grado di assicurare una produzione di oltre 58 mila MWh, pari al fabbisogno annuo di 60 mila persone, residenti a Taranto. In termini ambientali vuol dire che, nell’arco dei 25 anni di vita prevista, consentirà un risparmio di circa 730mila tonnellate di Co2”. “Beleolico è un impianto che consentirà la produzione di energia pulita con una tecnologia, quella dell’eolico offshore, che di fatto riduce tutti i tradizionali elementi di inquinamento. Nel periodo di durata della concessione di Beleolico, 25 anni, in cui saremo a Taranto, vogliamo avviare un percorso per diventare parte di questa città che ci sta ospitando, a cui siamo grati e a cui forniremo energia”, aggiunge Riccardo Toto, direttore generale di Renexia. Nelle prossime settimane continueranno le operazioni in mare relative all’installazione delle rimanenti turbine. 

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato nel pomeriggio a palazzo Chigi, Franco Bernabè, Presidente di Acciaierie d'Italia spa, la società che gestisce tra l'altro gli stabilimenti ex Ilva di Taranto. Non si conoscono al momento i dettagli dell’incontro.

Al concorso della Regione Puglia per l'assunzione a tempo pieno e indeterminato di 209 unità per i 27 profili di Categoria D, posizione economica D1, hanno partecipato 47.668 persone. Di queste 42.902, pari al 90%, sono pugliesi; 748 i lucani mentre 646 domande sono arrivate dalla Lombardia, 506 dal Lazio e 384 dall’Emilia Romagna. L'età media dei partecipanti ai 27 profili professionali si attesta attorno ai 36 anni, andando da una media di 37.9 per la Gestione Affari Legali ai 34,7 dell’Istruzione.

    Molte le donne che parteciperanno al concorso: 68,2% per Cultura e Valorizzazione del territorio e del paesaggio; 65,6% per Gestione e Sviluppo risorse umane; 80,6% in materia Socio-assistenziale; 65,8% per le Politiche internazionali. Rappresentano complessivamente il 53,6% delle candidature.

    I settori più gettonati riguardano la Gestione Affari Legali con 5.446 domande per 9 posti; seguono 4.632 domande per Gestione e Sviluppo risorse umane (6 posti disponibili); 3.383 per Auditing e Controllo (6 posti); 3.184 per Specialista risorse economico-finanziarie (18 posti). In ultimo, 371 domande per Tutela, garanzia e vigilanza nel sistema delle comunicazioni dove sono disponibili 2 posti.     “Abbiamo fatto un lavoro certosino e di squadra – dichiara l’assessore regionale al Personale, Gianni Stea - che porterà all’assunzione di nuove figure professionali necessarie per rinnovare e modernizzare la macchina amministrativa anche in ambiti complessi, dando al contempo speranze a tanti giovani in cerca di un’occupazione di valore a tempo indeterminato in un momento difficile per il Paese e offrendo a molti di loro la possibilità di rientrare dall'estero e dalle Regioni del Nord Italia”

“In meno di due settimane un terzo lavoratore ex Ilva in Amministrazione Straordinaria rientra nello stabilimento da dipendente di Acciaierie D'Italia”. Lo afferma il sindacato Usb a proposito del giudice del lavoro del Tribunale di Taranto, Giovanni De Palma. “Torna nel suo reparto di sempre, Laboratorio Ghisa, un addetto di laboratorio 59enne” afferma il sindacato, per il quale “ancora una volta il giudice del lavoro di Taranto dà ragione all'ufficio legale Usb, nella persona dell'avvocato Mario Soggia che ha presentato diversi ricorsi contro la graduatoria stilata nel 2018 da ArcelorMittal”. 

 

Franco Rizzo, coordinatore Usb, esprime soddisfazione “per questo ennesimo ritorno in fabbrica grazie all'azione legale avviata dalla nostra organizzazione sindacale. Al tempo stesso, però, va detto che sono mesi che presentiamo esposti agli organi competenti su atti discriminatori messi in atto nei confronti di tanti lavoratori, che semplicemente chiedono il rispetto delle norme di sicurezza o contro dipendenti che, dopo aver agito legalmente contro la graduatoria. Rientrano in fabbrica, ma vengono subito dopo posti in cassa integrazione. Sappiamo che sono in corso indagini in merito”, conclude Usb. 

 Importante passo avanti per l’Eurodrone (noto anche come Euromale), il nuovo progetto finalizzato al rilancio degli stabilimenti di Foggia e Grottaglie (Taranto) di Leonardo. Il Governo spagnolo ha dato l’ok  al drone europeo con un budget di un miliardo e 730 milioni di euro. Il sì spagnolo era l’ultima tappa da superare prima del lancio ufficiale del programma. Che in Puglia prevede l’implementazione di tutti i processi relativi alla tecnologia dell’ala, con fabbricazione a Foggia e montaggio a Grottaglie. Si tratta di due stabilimenti che fanno parte insieme a Nola e Pomigliano D’Arco della divisione Aerostrutture di Leonardo. “L'approvazione da parte della Spagna per l’Eurodrone, che segue quella di Germania, Francia e Italia, apre la strada alla firma del contratto su un programma di collaborazione chiave che rafforza l'autonomia strategica e la sovranità dell'Europa”. Lo ha dichiarato ha sottolineato Lucio Valerio Cioffi, direttore generale di Leonardo.

 

“Si tratta - ha aggiunto Cioffi - di un’opportunità unica per promuovere la crescita di capacità tecnologiche, competenze e posti di lavoro qualificati, di fondamentale importanza per consolidare il processo di cooperazione europea nell’ambito della difesa”. Gli impegni attuali richiedono che le quattro Nazioni partner di lancio acquisiscano un combinato di 20 sistemi Eurodrone. Ciascuno comprende 3 velivoli e un'infrastruttura di supporto a terra. Il programma di acquisizione per un totale di 60 velivoli, prevede che la Germania ne prenda 21, l’Italia 15, mentre la Francia e la Spagna 12 ciascuno. L’Italia, già da tempo, ha dato il via libera al programma con un impegno finanziario complessivo pari a un miliardo e 900 milioni di euro compresa la progettazione e lo sviluppo. Nell’accordo del 18 gennaio scorso tra Leonardo e sindacati, quello relativo a un ciclo di cassa integrazione ordinaria per i quattro stabilimenti di Aerostrutture, si conferma “l’implementazione a Grottaglie (montaggi/assemblaggi) dei processi industriali relativi al programma del drone militare Euromale”. “L’ingegneria di produzione del sito di Grottaglie - si evidenzia nell’intesa - svilupperà l’industrializzazione delle parti di montaggio, quella di Foggia delle parti di fabbricazione in composito. La produzione del sito di Grottaglie sarà rivolta al montaggio di sotto-assiemi strutturali e di sezioni dell’ala completa”. C’è anche un coinvolgimento del sito campano di Nola (industrializzazione delle parti di fabbricazione metallica) ma l’impegno dei due stabilimenti pugliesi all’eurodrone costituisce “circa il 75% dell’impegno complessivo di Leonardo”. 

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