Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1673)

“Custodiamo le imprese” è la nuova misura straordinaria della Regione Puglia destinata alle micro, piccole e medie imprese del territorio, costrette -nel corso del 2021-  alla chiusura per decreto.

La sovvenzione – si tratta di un ristoro a fondo perduto- compensa i minori ricavi conseguiti durante la pandemia.

Lo strumento di agevolazione è  attivo dal 9 novembre  al 9 dicembre e sarà gestito da Regione Puglia.

 

Potranno partecipare all’avviso le imprese che non abbiano ottenuto ulteriori aiuti specifici o abbiano istruttorie in corso (Fondo Microprestito, Titolo II Capo 3 e Titolo II Capo 6);  leagevolazioni concesse saranno erogate ai destinatari sotto forma di sovvenzioni per un importo massimo di 25 mila euro. L’impresa deve aver conseguito, nel periodo dal 1 luglio 2020 al 30 giugno 2021, un fatturato che non sia superiore al 70% di quello conseguito nel periodo 1 luglio 2019- 30 giugno 2020. In sostanza un decremento del 30%.

 

“E’ una misura che sostiene – commenta il direttore di Confcommercio Taranto, Tullio Mancino- che fronteggia la carenza di liquidità delle aziende danneggiate dalla chiusura prolungata. Sono risorse che vanno a sostenere settori sin ora esclusi dai ristori come la moda, il wedding, gli ambulanti, lo sport e divertimento. 

ConfcommercioTaranto  ha attivato uno sportello di assistenzaalle imprese per supportarle nella fase di istruttoria della domanda. Il servizio sarà erogato avvalendosi del supporto tecnico di professionisti aderenti alla categoria Confcommercio Professioni. Lo sportello di assistenza  rientra tra i servizi  rivolti  alle imprese che Confcommercio eroga alle imprese associate grazie anche al supporto di qualificati consulenti operativi nell’ambito del Lavoro, dell’Innovation, del Credito,  in collaborazione anche con strutture come Confidi Confcommercio Puglia.”

 

Le imprese interessate all’Avviso potranno contattare  (dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 13.00) il numero  telefonico 099 7796334 interno 7.

 

 

 

 

 

Si tiene oggi uno sciopero di 8 ore con manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori dei gruppi siderurgici di Acciaierie D’Italia, ex Ilva, e Acciaierie Piombino-JSW. Coinvolti tutti gli stabilimenti. I lavoratori stanno arrivando a Roma con pullman partiti in nottata dalle varie città, folta la rappresentanza dell’ex Ilva di Taranto. Il raduno generale é intorno alle 10.30 presso piazza dei Cinquecento (Stazione Termini), da lì si raggiungerà il ministero dello Sviluppo Economico, passando per via XX Settembre dove c'è il dicastero dell'Economia. Sotto il Mise ci sarà un presidio.

 

 “Da Taranto alla volta di Roma per urlare la voglia di tornare a lavorare in un’acciaieria ecosostenibile”. Lo dichiarano Biagio Prisciano e Vincenzo La Neve di Fim Cisl Taranto per la rappresentanza dei lavoratori di Acciaieria D’Italia, Ilva in Amministrazione Straordinaria, dell’indotto e delle aziende appaltatrici, appartenenti alle sigle sindacali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, partiti in circa 400 intorno alla mezzanotte dal piazzale antistante lo stabilimento di Taranto diretti a Roma per lo sciopero di 8 ore, con manifestazione, in programma oggi. 

“Stiamo verificando che vi sono continue richieste di interventi da parte dei reparti di produzione che puntualmente vengono destinate a ditte terze o addirittura rinviate in assenza di personale perché collocato in cassa integrazione”. Lo segnalano i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per l’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, in una lettera inviata oggi all’azienda. 

 

“È del tutto evidente - scrivono - che l’attuale direzione delle aree officine non abbia nessuna intenzione di pianificare una programmazione di manutenzione, ma interviene a pronto intervento su delle problematiche scaturite da fermate di impianti e/o di sicurezza”. “Ad oggi - si afferma -, nonostante le richieste delle scriventi organizzazioni sindacali di conoscere un crono programma degli interventi di manutenzione, non abbiamo ricevuto nemmeno uno stralcio di documentazione in merito alle stesse attività manutentive”. I sindacati chiedono ad Acciaierie d’Italia “un incontro urgente per conoscere le modalità con cui l’azienda decide di collocare il personale in cassa integrazione e soprattutto per conoscere il piano di interventi di manutenzione, almeno delle prossime 13 settimane”. “Il confronto - conclude la lettera - non è più rinviabile anche a fronte di problematiche di sicurezza che devono necessariamente essere affrontate”.

 I siderurgici dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, e di JSW Piombino scioperano per 8 ore il 10 novembre, con presidi di protesta sotto vari ministeri a partire dal Mise, per richiamare la grave situazione in cui versano complessivamente 60mila lavoratori dell’acciaio, tra diretti e indiretti. Lo sciopero è stato presentato oggi a Roma in una conferenza stampa dai vertici nazionali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, con Rocco Palombella della Uilm e Gianni Venturi della Fiom in presenza e Roberto Benaglia della Fim collegato da remoto. 

 

“Registriamo un atteggiamento fastidioso quando parliamo di Ilva o di Piombino, come se fossero cose di cui non volesse più parlare, ma per noi la partita non é finita e non possiamo lasciare 60mila lavoratori” ha evidenziato il leader Uilm insieme ai suoi colleghi. 

    “Dal lontano luglio 2019, cioè dopo pochi mesi dell’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal, c’è stato l’inizio della cassa integrazione, da Taranto a Genova, da Novi a Marghera - ha rilevato Palombella entrando nello specifico -. Dalla cassa per crisi di mercato, siamo passati a quella Covid e tutt’oggi Acciaierie d’Italia ha continuato a chiedere cassa integrazione”. Circa l’ex Ilva, Palombella ha affermato che al Governo “abbiamo chiesto un incontro a ottobre, dicendo che se non avessimo avuto l’incontro entro il mese, ci saremmo autoconvocati a fine ottobre. Siamo adesso a metà novembre e non è accaduto nulla”. Relativamente ai numeri, Palombella ha detto che “in cassa a Taranto ci sono ora 2300 lavoratori in cassa, più altri 1600 di Ilva in amministrazione straordinaria. E di questi 1600 di Ilva in as nessuno dice nulla, sembra che siano stati anche derubricati”. 

 

A Taranto, inoltre, ha aggiunto il leader della Uilm, “ci sono 4mila dell’indotto, i più esposti, i più bistrattati. Perchè ricevono il danno di non percepire la retribuzione, ma subiscono anche la beffa di lavoratore in impianti non manutenzionati e per di più sono inquadrati col contratto multiservizi”. Secondo Palombella “a Taranto la situazione è drammatica. Anche se in taluni casi c’é stata una risalita produttiva, non si è tradotta in aumento di occupazione”. Tuttora, “viaggiamo attorno ai livelli più bassi di produzione”. Non ci sono, per il numero 1 Uilm, “interventi impiantistici e investimenti.  C’è mancanza di manutenzione e di sicurezza”.

    Sempre per l’ex Ilva, è stato detto oggi, “a Genova ci sono in cassa altri 200 a rotazione e altri 280 di Ilva in amministrazione straordinaria. A Genova, nonostante la richiesta del mercato, si producono circa 700mila tonnellate contro un milione di tonnellate che si possono produrre”. “A Novi Ligure - è stato esposto oggi - ci sono 100 lavoratori in meno nell’organico rispetto agli accordi e ci sono 200 in cassa. Novi Ligure ha potenzialità produttive per 1,100 milioni di tonnellate, ma ne produce solo 700mila”. A proposito di JSW, Palombella ha detto che “Piombino marcia con 3 treni, ma é una marcia subordinata all’arrivo di materie prime. Più volte è stato annunciato il forno elettrico dopo lo stop dell’altoforno avvenuto ad aprile 2014, si sono avvicendate promesse tra preridotto e forno elettrico, Jindal continua a promettere investimenti, ma non vediamo nulla. L’ultima data per Piombino - ha sottolineato Palombella - é ora quella del 30 di novembre, ma temiamo che sarà come tutte le altre, disattesa”. Si 

"Non pagando lo straordinario con la mensilità di ottobre, Acciaierie d’Italia sta determinando nei fatti un vergognoso abuso oltre che una inaccettabile violazione contrattuale”. Lo dice per ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, la Fim Cisl. Il mancato pagamento del lavoro straordinario riguarda l’area ghisa che comprende gli altiforni, una delle aree più importanti del siderurgico. “In un contesto già di suo estremamente critico - avverte la Fim -, l’azienda soffia sul fuoco delle difficoltà e del malcontento, caricando la dose di ansie e preoccupazioni che destabilizzano ulteriormente il personale, già abbondantemente provato”. La Fim segnala che il mancato pagamento dello straordinario effettuato dai dipendenti “non è un fenomeno isolato” all’area degli altiforni ma è “originariamente partito da altre aree dello stabilimento come Treno nastri, acciaierie ed impianti marittimi”. In fabbrica, denuncia la Fim Cisl, il clima è “ormai eccessivamente ed estremamente esasperato”. La Fim blocca da subito “ogni forma di collaborazione” con Acciaierie d’Italia, promuove lo stato di agitazione e si riserva iniziative sia legali che contrattuali “al fine di rivalere tutti i diritti violati dei lavoratori”.

“La situazione territoriale, oramai divenuta drammatica e insostenibile, vede coinvolti tutti i lavoratori dell’appalto e dell’indotto di Acciaierie d’Italia”. Lo hanno di nuovo evidenziato al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm. A proposito delle maestranze che lavorano nel polo siderurgico ex Ilva con le imprese esterne, nell’incontro col prefetto i sindacati  hanno dichiarato che i lavoratori “da tempo sono costretti a sopportare i continui ritardi ed in molti casi i mancati pagamenti delle retribuzioni maturate. Infatti, parliamo di lavoratori falcidiati a livello economico ed oramai in una tale situazione non più sostenibile”.

 

Al prefetto, rilevano i sindacati, “è stato chiesto un intervento diretto, mediante una sua interlocuzione ai vari livelli istituzionali, al fine di sbloccare la situazione emergenziale, attraverso un percorso immediato e risolutivo, tale da superare ogni situazione di disagio economico e sociale”. Le sigle metalmeccaniche dichiarano che “da parte del prefetto è stato registrato l’impegno ad un celere intervento a farsi carico delle istanze e preoccupazioni rappresentate dai lavoratori, manifestate al Tavolo durante l’incontro da parte di Fim, Fiom e Uilm”. Inoltre, il prefetto di Taranto,  specificano le tre sigle,  “chiederà una reale mappatura dello stato di avanzamento pagamenti/scaduto ad oggi alla committente, nonché a Confindustria Taranto, non solo per avere un quadro chiaro e preciso, ma per dare maggiore celerità al percorso. Il prefetto, infine, si è impegnato a giorni a fornire alle organizzazioni sindacali ulteriori aggiornamenti sullo stato di avanzamento dei pagamenti”. 

“Le segreterie nazionali Fim Fiom Uilm, a fronte dell’ennesimo rinvio e della mancata convocazione da parte del Mise per la presentazione del piano industriale e ambientale di Acciaierie d’Italia e l’incertezza attorno alle prospettive di Jsw Piombino, proclamano insieme alle segreterie territoriali e alle rsu lo sciopero generale dei due gruppi siderurgici con manifestazione nazionale presso il Mise per la giornata di mercoledì 10 novembre”. Lo scrivono in una lettera agli ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, e di Jsw Piombino, Marco Carrai, i segretari nazionali delle tre sigle, responsabili della siderurgia: Valerio D’Alò per Fim, Gianni Venturi per Fiom e Guglielmo Gambardella per Uilm. “Si ricorda - sottolineano i tre segretari - che l’insieme di queste due vertenze che non trovano una soluzione oramai da diversi anni, riguarda una platea di più di 25.000 lavoratori tra diretti e aziende in appalto, rinviare ulteriormente non è più sostenibile per i lavoratori e per il Paese intero”.

 

“Basta incertezze e solo cassa integrazione”. È una delle motivazioni con cui Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm oggi hanno lanciato la manifestazione davanti al Mise in concomitanza con lo sciopero  del 10 novembre.“Subito il piano industriale” e “certezze per i lavoratori in amministrazione straordinaria” chiedono ancora le tre sigle metalmeccaniche per l’ex Ilva. Completano il pacchetto di richieste, la creazione di un “fondo sociale per dare garanzie occupazionali alla decarbonizzazione che vedrà su Taranto il primo banco di prova in Italia” e l’individuazione di “tutele per i lavoratori dell’indotto”. Per la vicenda delle acciaierie di Piombino, invece, Fim, Fiom e Uilm chiedono quattro cose: “accelerare con la due diligence, ingresso tramite Invitalia del soggetto pubblico, revamping immediato degli impianti, certezze su piano industriale e realizzazione forno elettrico”. Comune denominatore ai casi ex Ilva e acciaierie di Piombino è infine, per Fim, Fiom e Uilm,  la “definizione del piano nazionale della siderurgia” che faccia leva su “investimenti, sviluppo, occupazione, prevenzione, sicurezza, manutenzione”. 

A tre anni dall’avvento di ArcelorMittal nella gestione del gruppo siderurgico ex Ilva (è avvenuto l’1 novembre del 2018 e la multinazionale dell’acciaio subentrò alla gestione dell’amministrazione straordinaria), i dipendenti di quella che ora si chiama Acciaierie d’Italia, con la società pubblica Invitalia partner del privato ArcelorMittal, si preparano ad un nuovo sciopero. Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno infatti programmato 8 ore di sciopero con manifestazione nazionale a Roma al Ministero dello Sviluppo Economico per il 10 novembre. Le tre federazioni metalmeccaniche ufficializzeranno domani le motivazioni dello sciopero.

 

 La protesta non riguarderà solo i lavoratori del gruppo Acciaierie d’Italia ma anche quelli di JSW Piombino. Due realtà accomunate dall’assenza di piani di rilancio. Per l’ex Ilva, in particolare, le  sigle metalmeccaniche nelle scorse settimane avevano scritto al Mise chiedendo un incontro entro ottobre annunciando che se non ci fosse stato, si sarebbero autoconvocati a Roma. La convocazione da parte del ministero non c’é ancora stata anche se il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha confermato nei giorni scorsi, in audizione alla commissione Attività produttive della Camera, che il cda di Acciaierie d’Italia sta lavorando al nuovo piano industriale per l’ex Ilva. “I capisaldi del nuovo piano industriale di Acciaierie d’Italia - ha spiegato il ministro - sono quelli definiti nell’accordo dello scorso anno e prevedono il completamento degli investimenti ambientali, importanti interventi tecnici e l’elettrificazione di una quota rilevante della produzione di acciaio”. Per Piombino, invece, dove è impegnato il gruppo Jindal, nella stessa occasione Giorgetti ha dichiarato che “Invitalia è assolutamente disponibile a investire su Piombino ma l’interlocutore deve presentare un piano industriale serio”. Infine, il vice presidente dell’M5s, Mario Turco, senatore eletto a Taranto, per i dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria (sono coloro che ArcelorMittal tre anni fa non ha assunto e da allora sono in cassa integrazione straordinaria, attualmente circa 1.600) “ha presentato al Governo un emendamento relativo alla proroga dell'integrazione salariale e allo sblocco  del Tfr insinuato nello stato passivo”. Lo afferma il sindacato Usb. “Si tratta di questioni più volte sollevate dalla nostra organizzazione sindacale al fine di dare ai cassintegrati ex Ilva una possibilità per irrobustire il reddito mensile di ciascuno che al momento non supera le 900 euro”, commenta Usb. 

È il quarto cambio di insegna in più di 60 anni di vita del siderurgico di Taranto, la raffigurazione esterna, e più immediatamente visibile, delle varie gestioni e società che si sono avvicendate in questi anni alla guida del colosso di acciaio. Il cambio da ArcelorMittal ad Acciaierie d’Italia da oggi è osservabile anche all’esterno dello stabilimento, il più grande del gruppo. È stata infatti montata stamattina sulla facciata del palazzo di direzione, sulla strada statale Appia, la nuova insegna col logo tricolore di Acciaierie d’Italia. Logo che rappresenta, stilizzato, un coils di acciaio, il prodotto di punta della fabbrica. Si tratta del rotolo di acciaio che viene poi trasformato e usato tanto dall’automotive quanto dall’industria degli elettrodomestici. 

 

E' il quarto cambio in più di mezzo secolo. In principio fu Italsider con lo Stato attraverso l’Iri e le Partecipazioni statali, poi Nuova Italsider sempre pubblica (ma l’insegna non fu cambiata), quindi Ilva, per un periodo pubblica e per un altro periodo privata con i Riva. La nuova insegna Acciaierie d’Italia sostituisce la vecchia insegna ArcelorMittal che era stata montata il 7 novembre 2018, pochi giorni dopo il subentro della multinazionale dell’acciaio alla gestione commissariale di Ilva in amministrazione straordinaria. L’insegna ArcelorMittal aveva sostituito quella Ilva che stava lì dai tempi della gestione Riva, entrata in campo nel 1995 - dopo il lungo periodo Iri - e poi finita col commissariamento societario del 2013 deciso dal Governo con un decreto legge. 

   L’insegna ArcelorMittal è stata rimossa nei giorni scorsi perché dallo scorso aprile è operativa a tutti gli effetti la nuova società Acciaierie d’Italia, formata da ArcelorMittal e da Invitalia che rappresenta lo Stato. Quest’ultima ha il 38 per cento delle azioni e il 50 per cento dei diritti di voto. L’insegna sul palazzo di direzione è anche la più visibile all’esterno perché l’edificio sorge su una strada di grande traffico che collega Taranto a Bari. La sede di direzione è anche sede di portineria. Le altre portinerie del siderurgico sono invece collocate in aree non di grande transito e generalmente non hanno insegne esterne. 

I dipendenti dello stabilimento aeronautico Leonardo di Grottaglie (Taranto) scioperano oggi “su tutti i turni al termine delle assemblee alla fine del turno di lavoro”. Lo sciopero immediato è stato deciso oggi stesso dai sindacati Uilm e Fiom Cgil al termine delle prime assemblee. Il sito ha 1300 dipendenti diretti, addetti alla produzione di due sezioni della fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787. Si sciopera, spiegano Uilm e Fiom, perchè lo stabilimento “è interessato da un vuoto lavoro, una parte del quale di carattere strutturale, decretato da scenari di mercato antecedenti la grave crisi del trasporto aereo che ha solo successivamente aggravato notevolmente la riduzione della produzione (già annunciata da Boeing verso la fine del 2019) a causa degli effetti delle normative anti Covid”.

 

Per Uilm e Fiom, nello stabilimento Leonardo di Grottaglie, che con Pomigliano D’Arco, Nola e Foggia appartiene alla divisione Aerostrutture, “la pandemia globale ha solo acuito gli effetti preesistenti e reso fortemente precaria la visione futura della divisione Aerostrutture e in particolare modo dello stabilimento di Grottaglie, vincolato alla mono commessa produttiva del Boeing 787”. Confermando che Leonardo ha dichiarato ai sindacati che per il 2022 vuole ricorrere alla cassa integrazione per gestire lo scarico di lavoro e che lo stabilimento del Tarantino, dei quattro della divisione, sarà quello maggiormente impattato, Uilm e Fiom sostengono che “non vi è volontà alcuna da parte dei lavoratori interessati di aderire a programmi di ammortizzatori sociali in ragione del fatto che non esistono percorsi chiari, definiti, programmatici e specifici di reindustrializzazione, che mirino alla reale tenuta dell’intera filiera produttiva”.

 

I dipendenti di Leonardo di Grottaglie, a causa della mancanza di lavoro e della riduzione produttiva del programma Boeing, sono tornati al lavoro lo scorso 20 ottobre anzichè a settembre come inizialmente previsto. I lavoratori - eccetto quelli di Ingegnerie, non interessati dallo scarico lavoro - erano a casa dallo scorso 9 luglio ma non in cassa integrazione. Un accordo azienda-sindacati ha utilizzato un mix di soluzioni alternative tra formazione professionale, ferie pregresse e correnti, messa a disposizione di ore da parte dei lavoratori di tutto il gruppo Leonardo, smonetizzazione delle giornate festive ricadenti, nel 2021, nell’arco della settimana. Mix di soluzioni che Leonardo il prossimo anno non intenderebbe applicare puntando invece sulla cassa integrazione che riguarderà, con intensità diversa, i quattro stabilimenti del Sud. Leonardo, tuttavia, anche nell’ultimo incontro con i sindacati a Roma, ha ribadito che su Grottaglie verrà lavorato parte del programma del nuovo drone europeo “Euromale” proprio per renderlo meno vincolato e dipendente dall’unica commessa con Boeing per il 787. 

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