Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1655)

Dopo l’audizione, oggi pomeriggio, dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria da parte delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera sul dl Milleproroghe, si profila il ricorso ad emendamenti abrogativi di quanto prevede l’articolo 21 dello stesso dl. Ovvero, il trasferimento dalla bonifica delle aree inquinate nella fabbrica ex Ilva ed esterne ad esse ai nuovi impianti per la decarbonizzazione del siderurgico di Taranto ora gestito dalla società Acciaierie d’Italia. Gli interventi seguiti nelle commissioni alle audizioni dei commissari, hanno infatti esplicitato tale volontà da parte di molti schieramenti. 

 

 Per Gianpaolo Cassese, dell’M5S, “quanto emerso conferma ulteriormente la necessità che venga approvato l’emendamento soppressivo della norma inaccettabile che trasferisce tali risorse alla produzione industriale di Acciaierie d’Italia”. Secondo Cassese, “la norma contenuta nell’art. 21 del decreto Milleproroghe si fonda su equivoci e argomentazioni approssimative che alludono al presunto inutilizzo dei fondi ed a ritardi nella presentazione dei progetti di bonifica. Nel corso della audizione - dichiara Cassese - son intervenuto per sollecitare una illustrazione quanto più dettagliata delle attività fino ad oggi intraprese sui numerosi siti tarantini in modo da avere massima contezza anche delle risorse già impegnate e di quelle necessarie per concludere le opere”. A giudizio di Cassese, “non c’è nessun ritardo né un inutilizzo dei fondi, al contrario abbiamo avuto la positiva notizia del completamento dei lavori per la bonifica della discarica Due Mari”. A giudizio di Giovanni Vianello, di Alternativa, “a differenza di quanto dichiarato dal Governo - che ha affermato che non ci sono ulteriori progetti per le bonifiche e che residuerebbero 575 milioni da spostare ai progetti di cosiddetta decarbonizzazione -, al contrario abbiamo avuto la conferma che sono molti i progetti in corso e non ancora completati visto la complessità dell’inquinamento ambientale”.

    “Di conseguenza - rileva Vianello - si evince che tale spostamento avrebbe inevitabilmente ripercussioni sul seguito dei lavori di bonifica. Al Parlamento - prosegue Vianello - non resta quindi che ripristinare i fondi per le bonifiche. In tale contesto - annuncia il parlamentare - ho già inviato agli uffici l’emendamento che sopprime l’art. 21. Ho colto con piacere la posizione espressa dai deputati pugliesi Cassese (M5S), Pagano (PD) e Labriola (Forza Italia) eletti a Taranto che condividono la volontà di sopprimere l’art.21”. 

 Riprende oggi alle 11, in un incontro nella sede di Unindustria Roma, la trattativa tra Leonardo e sindacati metalmeccanici per affrontare la crisi della divisione Aerostrutture a causa della diminuzione di ordini lavoro. Una conseguenza della pandemia sull’aviazione civile internazionale.

    Già dai primi di dicembre, l’azienda ha proposto 13 settimane di cassa integrazione ordinaria per 3.500 addetti di Aerostrutture che ha quattro stabilimenti, tutti nel Sud: Pomigliano D’Arco, Nola, Foggia e Grottaglie. Quest’ultimo, in provincia di Taranto, è il più colpito dalla riduzione delle commesse tant’è che si profila un ricorso alla cassa per 1.049 addetti su circa 1.300 di organico. 

    Inizialmente la cassa integrazione doveva partire il 3 gennaio. Poi l’azienda, pur senza ritirarla, ha messo in stand by la relativa procedura per avere un approfondimento con i sindacati. Ci sono già stati due incontri il 4 gennaio con una videoconferenza e il 10 gennaio in presenza. Quello di stamattina è il terzo. 

 

 Leonardo ha spiegato ai sindacati che la crisi di Aerostrutture è transitoria, prevalentemente limitata al 2022 per quasi tutti i siti della divisione, che a fronte di questa transitorietà, la cig diviene quindi una risposta necessaria, e che l’azienda è già molto impegnata per il rilancio della stessa divisione. Per i quattro stabilimenti sono stati infatti messi in campo investimenti per complessivi 300 milioni e per il sito di Grottaglie, essendo anche interessato dalla monocommessa Boeing 787, ci sono nuovi progetti come il drone europeo “Euromale” e il primo drone ad energia solare Skydweller, startup spagnola-americana nella quale Leonardo ha investito. I prototipi del drone ad energia solare potrebbero vedere l’avvio delle attività industriali a Grottaglie già in quest’anno.

    A poche ore dall’incontro a Roma, Leonardo Sperti della Uilm ha dichiarato ad AGI che “proporremo le nostre modifiche alla bozza di testo che ci è stata consegnata perché l’obiettivo è continuare a costruire le condizioni per firmare un accordo per un serio rilancio dei siti della divisione Aerostrutture, integrando e migliorando nel merito il testo di partenza”. Secondo Sperti, “sui numeri di cassa integrazione ordinaria, quelli saranno temi da affrontare negli eventuali esami congiunti che verranno dopo l’accordo quadro e saranno tema di approfondimenti territoriali successivi”.     “Nell’accordo nazionale - prosegue l’esponente Uilm - per noi resta determinante approfondire ulteriormente (anche se passi avanti grazie alle nostre mobilitazioni ci sono stati) gli aspetti industriali in termini di carichi di lavoro aggiuntivi per Grottaglie e contingentare la crisi quanto più possibile. Oggi - conclude Sperti - vedremo se ci saranno le condizioni per arrivare ad una stretta finale”.

(foto di repertorio)

Negozi vuoti, serrande abbassate prima dell’orario di chiusura, passi affrettati di chi si è attardato per un ultimo acquisto.  Il 2022 parte sotto tono: addobbi natalizi non ancora rimossi, attività del commercio ferme, poca gente per strada. Un’ immagine desolante che non incoraggia lo shopping, malgrado i saldi invernali siano partiti appena una settimana fa.

Anche per il Natale, non è andata come sperato. Al di là delle ristrettezze imposte dal Covid, si è vista una città poco attrattiva, se non in poche zone.

 

Spente le luci del Natale, si deve fare i conti con la nuova ondata pandemica che contribuisce non poco a rallentare il passeggio, ma non scoraggia comunque la frequentazione dei centri commerciali. Ciò conferma che il consumatore ricerca confort, facile accesso, servizi.

Mobilità ed accesso alle aree commerciali, parcheggi, qualità ed igiene  delle aree urbane, questi sono solo alcuni dei temi, i principali, sui quali i presidenti le delegazioni cittadine del commercio (Borgo, Montegranaro Salinella, Talsano, Tamburi e Tre Carrare Solito) Salvatore Cafiero, Giuseppe Spadafino, Stanislao Vitiello, Vito Allegretti e Lelio Fanelli,  chiedono un confronto con l’Amministrazione comunale.

 

“Il commercio di vicinato langue– è il parere unanime dei cinque Presidenti di delegazione – e poco o nulla si sta facendo per rilanciare le strade del commercio nel capoluogo jonico. Dopo il fermo del 2020, che ha portato alla chiusura di tante attività, la ripresa non è stata facile, ma abbiamo stretto i denti e siamo ripartiti, seppure tra tante difficoltà. Tuttavia non ci sentiamo supportati

 

Tante le questioni in sospeso: il progetto di riqualificazione di via Cesare Battisti e piazza Ramellini da tempo approvato dall’Amministrazione comunale ed in procinto di essere attuato, ma non si sa ‘come e quando’; la scarsa, se non nulla, attenzione riservata ad un quartiere problematico come Tamburi, dove si sta letteralmente spegnendo l’offerta commerciale e di servizi. Ed ancora, la mai risolta problematica dei parcheggi, fondamentale per il Borgo, per la quale Confcommercio chiede soluzioni permanenti, adeguate a dare risposta ai consumatori e ai residenti senza creare inutili conflittualità. E poi le tante altre questioni che attengono: la qualità dell’ambiente urbano, in merito alla quale si era iniziato un percorso -ora in stand by- in viale Liguria; la viabilità e l’accesso alle aree urbane, come a corso Vittorio Emanuele a Talsano.

 

Problematiche importanti collegate al commercio, ai servizi, alla offerta ed alla qualità dei luoghi, sulle quali Confcommercio sollecita ancora una volta il commissario del Comune, il prefetto Vincenzo  Cardellicchio, ad avviare velocemente un percorso di confronto, peraltro già richiesto da Confcommercio nei primi giorni del suo insediamento.      

 

 “Continuano a vivere nel limbo i circa cento dipendenti della Iris, azienda metalmeccanica. Si tratta di una delle realtà imprenditoriali monocommittenti, la cui attività è dunque inevitabilmente legata allo stabilimento siderurgico”. Lo dichiara il sindacato Usb a proposito dei problemi che riguardano l’indotto metalmeccanico di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. “I lavoratori - afferma l'Usb - attendono ancora il pagamento di 4/5 mensilità maturate fino ad ottobre 2021 più la tredicesima. La Iris, come altre aziende dell’appalto Acciaierie d’Italia, già da tempo soffre per i mancati pagamenti di fatture scadute e riferisce di conseguenza la grande difficoltà a remunerare regolarmente i dipendenti”. L'Usb aggiunge che Iris “ha parlato della possibilità di avviare le procedure per il licenziamento collettivo, ipotesi immediatamente rifiutata dalle organizzazioni sindacali che hanno chiesto invece l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Al momento la pratica è ferma al Ministero del Lavoro - rileva l'Usb - e non abbiamo ancora la possibilità di sapere se i dipendenti, tenuti a casa da ottobre, sono da considerare in cassa integrazione.  Precarietà ed incertezza per i mesi passati e per il presente, ancor più per il futuro”, conclude il sindacato. 

Acciaierie d'Italia, ex Ilva, oggi ha incontrato i sindacati metalmeccanici e comunicato loro che dal 13 gennaio rientreranno 34 lavoratori per il riavvio della batteria coke numero 12 che andrà in piena attività intorno al 17 gennaio. Lo dichiara la Fim Cisl dopo la riunione. Inoltre dal 17 gennaio rientreranno 76 lavoratori di acciaieria 1 "per svolgere attività di manutenzione propedeutica alla ripartenza che avverrà nel momento in cui ripartirà l'altoforno 4". Sullo stesso altoforno - dice la Fim - "le attività di pulizia interna stanno normalmente proseguendo per poi procedere con la sostituzione del crogiuolo". "La data di ripartenza di altoforno 4 prevista per il 20 gennaio" afferma la Fim aggiungendo che "tali aumenti di attività comporteranno il rientro di 20 lavoratori delle officine". "La settimana prossima le organizzazioni sindacali verranno convocate per fare il punto sugli assetti impianti e per avere qualche dettaglio in merito" conclude la Fim Cisl.

La società Acciaierie d’Italia (ex Ilva), attraverso il direttore delle Risorse umane, Arturo Ferrucci, ha scritto all’Inps e all’Ordine dei medici di Taranto per segnalare la posizione, che ritiene anomala, di 8 dipendenti su 12 dello stabilimento siderurgico di Taranto che, chiamati dall’azienda a rientrare al lavoro a Natale, non si sono presentati presentando certificato medico. 

 

 Nella lettera, l’azienda dopo aver fatto un cenno alla fermata dell’altoforno 4, alla conseguente riduzione produttiva e al ricorso alla cassa integrazione, fa presente che il 23 dicembre scorso ha inviato una nota a 12 dipendenti, già sospesi dal lavoro e messi in cig, manifestando loro “la necessità di riprendere l’attività lavorativa con decorrenza 24.12.2021, ovvero in alcuni casi a far data dal 25.12.2021”. 

    I lavoratori destinatari della comunicazione aziendale sono dell’acciaieria. “Si segnala come a fronte della comunicazione ricevuta - scrive Ferrucci a Inps e Ordine medici - nella quasi totalità dei casi i dipendenti abbiano omesso di riprendere le attività lavorative facendo ricorso alla malattia documentata da relativa certificazione medica consegnata alla società”. 

 

In specie, dei 12 dipendenti richiamati al lavoro, 8 hanno presentato certificato e l’azienda nella lettera a Inps e Ordine fa anche i nomi dei lavoratori, i tempi della prognosi (breve, 2-3 giorni) e i nomi dei medici che hanno redatto il certificato, alcuni dei quali di Guardia Medica.     “Siffatta circostanza appare alquanto singolare” scrive Acciaierie d’Italia, che chiede a Inps e Ordine medici di fare delle verifiche, “opere di sensibilizzazione” e gli “approfondimenti di competenza”.

    Acciaierie d’Italia annuncia che si rivolgerà all’autorità giudiziaria chiedendo “opportuni accertamenti” se “tale anomala situazione dovesse verificarsi nuovamente”. 

Nei primi dieci mesi del 2021, confrontati con l’analogo periodo del 2020, “il dato regionale della Puglia degli incidenti sul lavoro mortali è in crescita passando dai 55 del 2020 agli 82 del 2021”. Lo dichiara Emidio Deandri, vice presidente nazionale Anmil (Associazione mutilati e invalidi del lavoro) su elaborazione di dati Inail.     Per Deandri, “ancora peggio” è il dato relativo a Taranto “quasi raddoppiato (da 6 a 11), in linea con quasi tutte le altre provincie pugliesi (Bari da 18 a 24, Brindisi da 3 a 7, Lecce da 8 a 21), mentre Foggia rimane invariata a 15 morti bianche, e solo la Bat diminuisce da 5 a 4. Anche i dati Inail - continua Deandri - relativi agli infortuni totali denunciati nei primi dieci mesi del 2021, confrontati a quelli dello stesso periodo dell’anno precedente, mostrano un aumento in Puglia del 4,4% (da 19.076 a 19.909), e anche in questo caso Taranto mostra un +11,3% (da 2.510 a 2.794), peraltro in linea con Lecce +22,3% e Brindisi +13,4%, mentre diminuiscono Bari -0,2%, Foggia -3,0% e la Bat -12,1%”. 

 

“Da anni noi dell’Anmil - prosegue il vice presidente nazionale Deandri - evidenziamo l’aumento esponenziale delle malattie professionali denunciate all’Inail, un fenomeno che, per il lungo periodo di latenza tra l’esposizione del lavoratore e lo sviluppo della patologia, come per l’asbestosi, è difficile prevedere esattamente, ma che anche questi ultimi dati ci confermano in netta crescita”.

    Per Anmil, “anche  in questo caso  purtroppo la Puglia si segnala negativamente: se in Italia l’aumento è 'solo' del 24%, in Puglia è il doppio con il 48,3%. Ulteriore conferma - aggiunge Anmil -  è che tutte le provincie pugliesi, nessuna esclusa, vedono aumentare le denunce di malattie professionali: Taranto +37,7%, Lecce +48,3%, Foggia +76,2%, Brindisi +55,7%, Bat +61% e Bari +60,6%”.

    Per Deandri, “dietro ognuno di questi numeri c’è un dramma umano, esistenze e famiglie sconvolte che molto raramente riacquistano la serenità, per non parlare di chi esce la mattina da casa per andare a lavorare e non vi fa più ritorno”. 

"Acciaierie d’Italia taglia gli organici e vende la sicurezza dei lavoratori per risparmiare. Gestione al collasso in Produzione lamiere 2, Agglomerato 2, Produzione calcare e Magazzini". Lo dichiara il sindacato Usb a proposito dell’ex Ilva. Il sindacato parla di accorpamenti e ridimensionamenti, di massiccio utilizzo della cassa integrazione e di ricorso per i lavoratori a mansioni polifunzionali. Secondo Usb, "chiara l'intenzione di ridisegnare gli organici, riducendo al minimo il numero dei lavoratori presenti in azienda e rendendo polifunzionali coloro che restano". 

 

Usb afferma che il direttore dell’area Acciaierie, ingegner Ancona, è stato “allontanato nel momento in cui si è rifiutato di assecondare le richieste di questo tipo dell’azienda”. “Le istituzioni - dice Usb - dovrebbero intervenire immediatamente dal momento che questo voler tagliare al massimo le unità lavorative, puntando su pochi e mettendoli sotto pressione, significa esporre ancora una volta i dipendenti al rischio di infortuni, anche mortali. La sicurezza in primis, ma anche lo stato psico-fisico dei lavoratori devono essere tutelati, organizzando finalmente in maniera razionale il lavoro all’interno della grande industria”. 

Sono 154 le aziende in provincia di Taranto controllate nell’ultimo mese dai Carabinieri, comando provinciale e nucleo Ispettorato del lavoro, nell’ambito di un’azione specifica coordinata dalla prefettura che ha riguardato anche l’illegale percezione del reddito di cittadinanza. Su 320 lavoratori verificati, più di 250 sono risultati irregolari o in nero. Definiti i controlli verso le aziende, sono stati segnalati all’autorità giudiziaria 101 datori di lavoro, di cui 14 stranieri non comunitari. Rispondono di violazioni della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, di valutazione dei rischi e fornitura dei dispositivi di protezione individuale.

    L’intera attività dei Carabinieri ha consentito di accertare e comminare sanzioni amministrative e penali per complessivi euro 780.000 euro.

    A proposito del reddito di cittadinanza, le somme delle quali è stata accertata l’indebita percezione sono state pari a 178.000 euro. In tal senso gli accertamenti si sono conclusi con il deferimento alla magistratura di 16 persone, per le quali è stata avviata la procedura di revoca del beneficio. Sono state inoltre sospese in via cautelare 28 realtà imprenditoriali per l’occupazione di manodopera in nero e per gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

    I Carabinieri affermano infine che “sono state rilevate violazioni al “protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, peraltro anche "oggetto di segnalazione alla prefettura per i provvedimenti di competenza. Numerose - concludono i Carabinieri - sono stati anche gli illeciti di carattere penale rilevati e contestati in relazione alle disposizioni normative del Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. 

Omicron spegne i veglioni di San Silvestro e le feste nelle piazze d’Italia. La variante del   nuovo Coranavirus fa  tremare i polsi agli operatori della ristorazione, sale ricevimenti, organizzazione di eventi, per non parlare di quell’indotto che ruota attorno al mondo delle discoteche, le più colpite dalle ultime misure  per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e  sociali del Decreto Legge n. 221/2021.

Discoteche chiuse sino al 31 gennaio. Un provvedimento, dopo venti mesi di chiusura tra il 2020 e il 2021, mal digerito dai titolari di discoteche, dj, addetti alla sicurezza e tutto quel vasto mondo che ruota attorno alle attività di intrattenimento. “Un provvedimento di immagine ingiusto ed ingiustificato” secondo Gianluca Piotti, commissario provinciale di FIPE/SILB – il sindacato Locali da Ballo aderente a  Confcommercio-che pur condividendo la necessità di dover tenere sotto controllo la diffusione dei contagi, non è convinto che la chiusura di discoteche e locali di intrattenimento  sia la strada giusta. “La gente, i giovani soprattutto, non rinunceranno alla serata del 31 gennaio: a parte tutti quelli che dopo la mezzanotte si riverseranno in massa per strada e nelle piazze e che affolleranno i locali aperti,  si stanno  organizzando  feste private in  situazioni abusive che sfuggiranno ai controlli.” Un provvedimento che se potrebbe non essere utile per contenere il contagio, sicuramente lascerà il segno alle imprese per le quali la serata dell’ultimo dell’ anno rappresenta tra il 15 ed il 20 % del fatturato di un intero anno, senza tenere conto dei contratti già chiusi e degli acquisti già effettuati.

A livello nazionale Fipe, assieme altre organizzazioni, ha già formulato le richieste: indennizzi immediati e rimodulazione delle tasse, ma anche in questo caso non c’è da stare molto allegri considerato che i ristori dello scorso anno non sono ancora stati pagati.

Intanto, nelle direzioni delle sale ricevimenti e delle strutture che organizzano veglioni, ci si prepara al cenone  di  Capodanno  senza ballo, con la sola musica d’ambiente. Ospiti seduti e dotati di super green pass, insomma situazioni ben gestite e sotto controllo;  ciò malgrado non mancano le disdette da parte di gruppi che avevano prenotato settimane fa  -come  conferma anche Enea Fanelli, presidente provinciale del Wedding ConfcommercioTaranto- e pertanto   vi sono attività che avrebbero addirittura  valutato  di annullare gli eventi già programmati.

Indubbiamente rispetto alla settimana scorsa, il sentiment  tra la gente è cambiato, la cautela ha preso il sopravvento, ed anche tra gli avventori di ristoranti e bar si avverte maggiore consapevolezza ed attenzione alle nuove misure di sicurezza di contenimento del Covid.

Anche per i ristoranti si conferma  il  quadro di incertezza per la serata del 31, anche se la ristorazione ad oggi, durante le festività di Natale non ha subito particolari scossoni. “Noi ristoratori - fa sapere il presidente provinciale di Fipe Ristoranti, Antonio Salamina, siamo i primi a dovere e voler garantire il rispetto delle misure di sicurezza, e la clientela  ci dimostra di condividere ed apprezzare questa modalità operativa. Malgrado le notizie di questi ultimi giorni, e nonostante le restrizioni del Decreto Natale, la gente ha voglia di uscire, di concedersi una cena, un pranzo fuori casa. Sino a Natale abbiamo lavorato molto bene, abbiamo avuto i controlli da parte delle forze dell’ordine e non ci risulta che siano emerse gravi situazioni di irregolarità. Da qualche giorno si avverte una leggera flessione delle prenotazioni, ma   nel complesso i ristoranti e le pizzerie continuano a lavorare, resta tuttavia l’incognita di Capodanno. Per ora le prenotazioni restano in linea di massima confermate, e se  ci sarà qualche disdetta, dipenderà dalle notizie sull’andamento dei contagi. Saranno giorni di transizione, dobbiamo essere pronti, tutto passa purché vi siano comportamenti responsabili da parte di tutti, giovani compresi.”

Regole nuove anche per i bar e i locali dove ci si ferma a bere o  a stuzzicare qualcosa. Regole più facili da far osservare quando la consumazione è  al tavolo, più complicate quando il cliente entra per un caffè da prendere al banco.

“C’è chi reagisce male, solo perché è un avventore abituale e sino al giorno precedente non gli avevi chiesto il green pass- spiega il presidente provinciale di Fipe Bar, Paolo Barivelo- ma per fortuna sono i meno, la maggior parte della gente capisce ed anzi apprezza.  E’ solo un 20% della clientela che, perché no vax o semplicemente  non collaborativa, rifiuta il controllo del green pass, gli altri capiscono ed anzi addirittura ci ringraziano perché comprendono che per un bar  è un grosso impegno in termini  organizzativi  e di costi. Siamo infatti costretti a destinare un collaboratore ai controlli sapendo che una parte della clientela per vari motivi verrà meno. Ovviamente la gestione del controllo  del green pass può risultare complicata per una attività meno strutturata, e può rappresentare un ulteriore aggravio economico. Per ora i controlli da parte delle forze dell’ordine non stanno segnalando situazioni particolarmente critiche. ”

Concludendo, tutti d’accordo sulla necessità dei controlli purché  non investano  solo i pubblici esercizi: le feste private e le mega riunioni di famiglia possono infatti essere molto pericolose. Ci si  augura che prevalga il buon senso e che si comprenda che le riunioni allargate sono situazioni a rischio forse anche più di una cena seduti a tavola dopo il rigoroso controllo del green pass.

 

 

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