Economia, Lavoro & Industria (2166)
TRAGUARDI/ BCC San Marzano, approvato il bilancio e rinnovate le cariche sociali all’unanimità nel segno della crescita
Scritto da Redazione1Al via le celebrazioni per i 70 anni della Banca tra governance,
comunicazione e valori cooperativi.
Il Presidente Emanuele di Palma: “Siamo una banca di comunità che continua a
crescere senza perdere le proprie radici”
Si è svolta questa mattina presso Masseria Li Reni a Manduria
l’Assemblea dei Soci della BCC San Marzano, un appuntamento che quest’anno ha assunto un
significato particolarmente simbolico, aprendo ufficialmente le celebrazioni per i 70 anni di storia della Banca. L’Assemblea ha approvato all’unanimità il bilancio d’esercizio 2025, confermando
il percorso di crescita e consolidamento dell’istituto, e ha rinnovato le cariche sociali per il
triennio 2026-2028. Una partecipazione ampia e sentita dei soci ha accompagnato i lavori
assembleari, confermando il forte legame tra la Banca e il territorio.
BILANCIO 2025: IL MIGLIORE RISULTATO NELLA STORIA DELLA BANCA
Nel suo settantesimo anno di attività, la BCC San Marzano chiude il miglior bilancio dalla
fondazione, con un utile netto pari a 9,5 milioni di euro, in crescita del 27% rispetto al 2024.
La raccolta complessiva supera per la prima volta la soglia del miliardo di euro, attestandosi a
1,03 miliardi di euro con un incremento del 15,5% rispetto al 2024. Il dato resta stabile anche nel
primo trimestre 2026 in cui la raccolta complessiva si attesta a 1,04 miliardi di euro.
Particolarmente significativa è la dinamica della raccolta diretta, che al 31.12.205 cresce di 114,2
milioni di euro (+16,4%) e raggiunge 811,12 milioni di euro, confermando la relazione di fiducia
con soci e clienti e il ruolo della BCC San Marzano come presidio sicuro per la gestione del
risparmio nei territori di riferimento. La raccolta indiretta pari a 221,6 milioni di euro aumenta di
24,2 milioni di euro, registrando un +12,3% rispetto al 2024, trainata dal comparto gestito (+19,7%)
a conferma della qualità della consulenza della Banca e della fiducia crescente della clientela
nella capacità della BCC San Marzano di accompagnare scelte di investimento consapevoli.
Gli impieghi verso clientela crescono dell’8,5%, con finanziamenti a famiglie e imprese che raggiungono 406,3 milioni di euro, in aumento di circa 32 milioni rispetto al 2024. Il dato continua a crescere anche nel primo trimestre 2026 in cui gli impieghi netti raggiungono 416,4 milioni di euro segnando un + 2,5% rispetto al 31.12.2025. Un dato, questo, che conferma la capacità della BCC San Marzano di trasformare la raccolta in credito a sostegno dell’economia reale, accompagnando lo sviluppo del territorio in modo responsabile. Positivi anche gli indicatori relativi alla qualità del credito, con un ulteriore miglioramento dell’NPL Ratio, che scende al 3,47%, e un coverage medio degli NPL pari all’86,5%.
L’andamento positivo del margine di interesse che ammonta a 19,964 mln di euro (+6,2%) e del margine di intermediazione che si attesa a 27,432 milioni di euro (+8,6%) riflette una gestione efficiente degli attivi e una progressiva diversificazione delle fonti di ricavo, coerente con un
modello di redditività sostenibile, segnale di un modello di business solido e capace di creare
valore nel tempo.
Crescono anche il patrimonio netto, che supera i 92 milioni di euro, e gli indicatori patrimoniali,
con un CET1 Ratio al 36,3%, ben oltre i requisiti regolamentari.
La Banca in controtendenza al fenomeno della desertificazione bancaria continua a investire
nel presidio fisico. Dopo l’inaugurazione della filiale a Porto Cesaro nel 2025, che ha rappresentato una scelta strategica chiara, segnando l’ingresso nella provincia di Lecce e aprendo una nuova fase di sviluppo nel Salento, l’apertura della filiale di Nardò, nelle prossime settimane, rappresenterà un ulteriore passo nel percorso di crescita dell’istituto portando a 13 il numero degli sportelli nelle province di Taranto, Brindisi e Lecce. Entro l’anno in corso, sarà inoltre realizzata a San Marzano di San Giuseppe una nuova sede di rappresentanza con spazi aperti
alla comunità, pensati per favorire incontri, iniziative culturali e momenti di condivisione.
RINNOVATE LE CARICHE SOCIALI
L’Assemblea ha inoltre provveduto al rinnovo degli organi sociali della Banca per il prossimo
triennio.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione è composto da:
• Emanuele di Palma
• Enrico De Rose
• Gaila Maria di Maggio
• Maria Elsa Modeo
• Cosimo Lanzo
Il Consiglio di Amministrazione ha confermato Emanuele di Palma alla Presidenza e nominato
Enrico De Rose Vicepresidente. La Direzione Generale è affidata a Claudio Santoro.
Confermato anche il Collegio Sindacale presieduto da Vincenzo Fasano e composto da Cosimo
Damiano Miccoli e Giuseppina Palasciano, con Liliana Ciniero e Maurizio Maraglino Misciagna
Sindaci Supplenti. Confermato inoltre il Collegio dei Probiviri guidato da Fabrizio Cavallo.
Nel rinnovo degli organi sociali si conferma una significativa presenza femminile nella
governance della Banca, con due componenti donna nel Consiglio di Amministrazione e due
nel Collegio Sindacale, una rappresentanza che supera le previsioni regolamentari previste in
materia di equilibrio di genere.
Un dato che testimonia il percorso strutturato intrapreso dalla BCC San Marzano sui temi della
parità di genere, dell’inclusione e della valorizzazione delle competenze, riconosciuto anche
attraverso il mantenimento della Certificazione per la Parità di Genere.
"Ringrazio le socie e i soci per la grande partecipazione e per la fiducia rinnovata agli organi
sociali della BCC San Marzano. - ha dichiarato il presidente Emanuele Di Palma- L’approvazione del bilancio 2025 e il rinnovo della governance
rappresentano un momento particolarmente significativo e coincidono con l’avvio delle
celebrazioni per i 70 anni della nostra Banca. I risultati approvati dall’Assemblea, i migliori nella
storia dell’istituto, confermano la capacità della BCC San Marzano di coniugare crescita, solidità
patrimoniale e sostegno concreto all’economia reale. Sono risultati che nascono da una
gestione prudente, da una visione di lungo periodo e dalla fiducia che famiglie, imprese e soci
continuano a riconoscere alla nostra Banca. Celebrare i 70 anni della BCC San Marzano significa
anche rendere omaggio a chi, in questi decenni, ha contribuito alla crescita dell’istituto con
competenza, passione e senso di responsabilità. Un ringraziamento in questo senso va anche ai
Presidenti che mi hanno preceduto. Il rinnovo delle cariche sociali rappresenta un ulteriore passodi continuità e responsabilità verso il futuro. In un contesto segnato dalla progressiva chiusura
degli sportelli, continuiamo a investire nella presenza fisica sul territorio, con nuove aperture e
nuovi spazi dedicati alla comunità, perché crediamo che innovazione e relazione umana
debbano procedere insieme”.
AL VIA LE CELEBRAZIONI PER I 70 ANNI DELLA BCC SAN MARZANO
Dopo i lavori assembleari si è aperta ufficialmente la seconda parte dell’evento dedicata alle
celebrazioni dei 70 anni della BCC San Marzano, con un momento di confronto istituzionale sui
temi della governance, della comunicazione e dell’evoluzione del Credito Cooperativo.
L’incontro, dal titolo “Governance e Comunicazione nel Credito Cooperativo: 70 anni di BCC
San Marzano”, ha visto la partecipazione di autorevoli ospiti del mondo accademico e della
comunicazione.
Marco Giorgino, Professore Ordinario al Politecnico di Milano, ha approfondito il ruolo strategico
della governance nei processi di crescita e nella costruzione di modelli di sviluppo sostenibili “Le
banche cooperative che riescono a mantenere equilibrio tra identità territoriale, innovazione e
qualità della governance rappresentano oggi un presidio fondamentale di fiducia e stabilità per
i territori”.
Gianluca Comin, Presidente di Comin & Partners e docente alla Luiss Guido Carli, ha invece
affrontato il tema della comunicazione istituzionale e del valore reputazionale delle
organizzazioni. “La comunicazione non è più soltanto uno strumento di racconto, ma una leva
strategica di leadership. Le istituzioni finanziarie che riescono a trasmettere autenticità, coerenza
e valori costruiscono relazioni durature con le comunità”.
Nel corso dell’evento, il Presidente Emanuele di Palma ha presentato la nuova campagna di
comunicazione dedicata ai 70 anni della BCC San Marzano, pensata per valorizzare la storia
della Banca, il rapporto con i territori e il ruolo sociale del Credito Cooperativo.
A concludere l’incontro è stato il giornalista Bruno Vespa, che ha portato il proprio saluto
istituzionale ai soci e agli ospiti presenti.
IL PROGETTO “GIARDINO BCC SAN MARZANO”
Nel corso dell’Assemblea è stato inoltre presentato il progetto “Giardino BCC San Marzano”,
realizzato insieme all’associazione salentina Olivami, come simbolo concreto dell’impegno della
Banca verso sostenibilità, territorio e rigenerazione ambientale. Il progetto consiste nella realizzazione di un giardino aziendale composto da 600 alberi di ulivo a marchio BCC San
Marzano, in risposta ai danni causati dalla Xylella che negli ultimi 10 anni ha contaminato oltre 21 milioni di ulivi causandone la morte nel Salento. Ogni socio ha ricevuto in adozione il proprio ulivo, simbolo autentico della tradizione agricola del territorio e supporto della piantumazione di
nuovi alberi nel Salento, come segno concreto di rinascita. L’iniziativa ha già prodotto risultati
concreti:
• 600 ulivi adottati
• 3 ettari rigenerati
• 6 agricoltori supportati
• circa 200 tonnellate di CO₂ compensate.
EX ILVA/ Flacks costituisce tavolo tecnico per l'acquisto e il rilancio
Scritto da Redazione1Il fondo americano Flacks Group ha costituito per l’acquisizione dell’ex Ilva un tavolo tecnico che coinvolge top players italiani ed internazionali del comparto siderurgico, esperti industriali e ambientali. L'iniziativa - afferma il gruppo Flacks - ha l'obiettivo di costruire un "percorso industriale competitivo per il rilancio dell'ex Ilva, rafforzandone la continuità produttiva, la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali e la sostenibilità ambientale". Flacks da alcuni mesi ha manifestato la sua intenzione di acquisire per intero l’asset industriale dell’ex Ilva dall’amministrazione straordinaria, solo che dai primi di aprile il negoziato con il potenziale investitore statunitense e i commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia non aveva registrato passi avanti poiché i commissari hanno chiesto a Flacks di documentare le proprie capacità finanziarie a sostegno dell’operazione non ricevendo però alcun riscontro. Va intanto avanti il confronto con l’altro gruppo interessato all’ex Ilva e si tratta del produttore siderurgico indiano Jindal Steel International che proprio nei giorni scorsi ha ulteriormente specificato la sua offerta ai commissari di Ilva e di AdI.
IN AGENDA-TARANTO/ Salone Mediterraneo dell’Impresa, tre giorni al centro del domani
Scritto da Redazione1Per 3 giorni la Provincia ionica sarà al centro di un importante evento che nasce con l’ambizione di rappresentare un luogo stabile di confronto tra istituzioni europee, Governo, sistema delle imprese e territori, in una fase storica in cui Taranto assume un valore simbolico e strategico per le politiche di transizione economica, industriale e occupazionale del Mezzogiorno.
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa, che si svilupperà nelle tre giornate del 26, 27 e 28 Maggio, intende porre al centro del dibattito pubblico il ruolo decisivo dei fondi europei come leva di sviluppo reale e duraturo, con particolare riferimento al Just Transition Fund Taranto, che rappresenta il più rilevante intervento europeo mai destinato a un singolo territorio italiano colpito da crisi una industriale complessa che ci chiama alla doppia sfida della riconversione ambientale e della diversificazione economica. A tal proposito interverranno esperti, rappresentanti del Governo e delle Istituzioni nazionali, regionali e locali.
“Il salone Mediterraneo dell’Impresa nasce con l’ambizione- commenta Giuseppe Spadafino, presidente provinciale di Confcommercio Taranto- di accompagnare Taranto verso una nuova stagione di sviluppo, nella quale il territorio possa esprimere pienamente la propria vocazione naturale di ponte economico, culturale e logistico nel cuore del Mediterraneo. Taranto non è soltanto una provincia in transizione economica ma è una comunità che vuole trattenere talenti, attrarre investimenti, valorizzare le proprie eccellenze e potenzialità”
<<Taranto è attualmente fanalino di coda della Puglia per capacità di attrazione e di agevolazione per le imprese. Eppure – afferma Tullio Mancino, direttore generale di Confcommercio Taranto- mai come oggi il territorio dispone di strumenti e risorse straordinarie con una dotazione complessiva superiore ai 2 Mdl di euro. Il Salone nasce proprio per ridurre la distanza tra le opportunità disponibili e il tessuto produttivo locale, creando uno spazio di confronto concreto tra stakeholder pubblici e privati. La sfida della transizione ambientale ed economica può diventare per Taranto la più grande occasione di sempre>>
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa (che si svolgerà il 26 e il 27 il Circolo Ufficiali della Marina militare e il 28 al Castello Aragonese) è una piattaforma di matching tra idee, territori, risorse e opportunità; uno spazio di attivazione per la nuova imprenditorialità e per la riconversione economica del territorio. Non un semplice ciclo di convegni, ma un luogo strutturato di confronto e connessione tra pubblico e privato, per dialogare, condividere visioni, attivare collaborazioni e trasformare le risorse disponibili in progetti reali.Sono programmati autorevoli interventi da parte dei rappresentanti delle Istituzioni e dei responsabili degli Enti gestori delle risorse e dei progetti di sviluppo. Saranno presentati inoltre i risultati di uno studio sul territorio, commissionato alla Università degli studi di Bari. Sono circa 30 gli incontri e i panel in programma, e 120 i relatori ed i professionisti coinvolti.
Contestualmente, il Salone sarà un punto di incontro reale (articolato sui due livelli del Circolo ufficiali) tra i 26 comuni ed i 27 operatori presenti e le imprese, i professionisti, gli investitori ed i giovani. Attraverso la piattaforma (salonemediterraneodellimpresa.it) sarà possibile visionare il programma completo del Salone, scegliere e prenotare il proprio slot per un incontro B2B con le aziende e gli operatori presenti, nonché prenotate l’ingresso al Salone. L’accesso è gratuito.
RIGASSIFICATORE A TARANTO/ Il Mase riapre l'iter di valutazione: il 16 nuova consultazione pubblica
Scritto da Redazione1Il ministero dell’Ambiente ha riavviato l’iter di valutazione del progetto relativo alla costruzione di un rigassificatore nel porto di Taranto. Il Mase precisa sul proprio sito che in data 2 febbraio 2026 si è svolta una prima consultazione pubblica e che a partire dal 16 maggio comincerà una nuova consultazione pubblica successiva alla sospensione del procedimento che é avvenuta nei mesi scorsi. Il pubblico interessato può presentare le osservazioni entro il 13 luglio prossimo. La riapertura dell’iter fa presupporre che la società interessata al rigassificatore ha presentato al ministero delle controdeduzioni.
Al Mase l’istanza per il rigassificatore è stata presentata lo scorso 10 ottobre. Il successivo 12 dicembre é stata fatta richiesta al proponente di integrare la documentazione e i relativi atti di perfezionamento della documentazione sono stati presentati il 23 gennaio. La procedura di Via era stata aperta lo scorso 2 febbraio e sospesa nel giro di qualche settimana. Adesso sul sito del Mase, alla voce stato della procedura, non si legge più sospesa ma istruttoria tecnica Ctvia. Si tratta di un organo tecnico, commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas.
L’investimento previsto è di circa 600 milioni. A capo c’è una società italiana che si chiama Terminale di rigassificazione Gnl Taranto, con sede a Milano, partecipata al 95% da Denali Gnl di Ginevra e per il restante 5 da Belenergia, che ha realizzato il parco eolico offshore nel Mar Grande di Taranto. Il progetto, si legge nei documenti iniziali del Mase, prevede “la realizzazione di un nuovo terminale di rigassificazione Gnl onshore allocato alla testa del molo polisettoriale della zona portuale della città di Taranto, in un sito distante dalla città di Taranto km 6,5 e dalla linea di costa km 1,5, assumendo quindi una configurazione equipollente ad un offshore.
Il progetto prevede la costruzione di tre serbatoi criogenici in calcestruzzo e acciaio, sette vaporizzatori con annesso sistema di prelevamento e scarico di acqua di mare, la piattaforma di scarico Gnl corredata da quattro bracci criogenici, tutti i sistemi di sicurezza e antincendio, nonché la sala controllo e altri edifici di pertinenza. Il progetto - affermano i proponenti - si sviluppa su una superficie marginale di 20 ettari verso il largo del molo polisettoriale, che ha una superficie totale di 100 ettari. Non sono previste opere a mare in quanto le banchine portuali esistenti sono idonee per l’attracco delle metaniere”.
Quando il Mase a febbraio ha sospeso la procedura, ha farto riferimento ad una comunicazione giunta dall’Autorità portuale di Taranto, la quale “ha rilevato che l’area di localizzazione del progetto fa parte ‘del più ampio compendio assentito in concessione demaniale marittima alla San Cataldo Container Terminal Spa al fine di rendere operativo un terminal multipurpose, promuovendo lo sviluppo dei traffici commerciali e della logistica, con particolare riferimento alla movimentazione dei container, di merci varie e ro-ro’. L’area allo stato non è disponibile per l’insediamento proposto dalla società”.
La società che ha proposto l’investimento a sua volta ha replicato affermando che “il progetto, essendo strategico, è stato inserito nella procedura semplificata del Pniec e segue l’iter autorizzativo secondo la legge specifica per i terminali di rigassificazione che prevede in caso di esito favorevole della conferenza unificata, la sostituibilità di precedenti concessioni, comprese le concessioni demaniali.
La guerra in Ucraina ed Iran - afferma la società nella sua risposta al Mase - certificano la debolezza non solo militare dell’Europa, ma anche in termini di sicurezza energetica. Il rigassificatore di Taranto non è solo necessario alla decarbonizzazione dell’ex Ilva ma anche strategico per la nostra sicurezza energetica”. E in quanto all’area già occupata dal terminal container, la società del rigassificatore fa presente che la stessa area, su proposta dell’Authority, è stata anche scelta dal Mase per l’hub dell’eolico offshore.
Il Comune di Taranto mesi addietro aveva avviato l’esame del progetto ed osservato: “Dall’analisi preliminare sono emersi rilevanti elementi di criticità legati ai profili di sicurezza ambientale, alla sicurezza dell’impianto, alla tutela della fauna, nonché alla compatibilità con la destinazione dell’area e con il contesto paesaggistico anche in relazione ai residenti delle zone limitrofe”.
EX ILVA/ USB: 60 lavoratori messi in cassa senza termine con un whatsapp
Scritto da Redazione1Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha inviato ai dipendenti addetti al treno lamiere del siderurgico di Taranto una comunicazione, con un messaggio whatsapp, con cui annuncia il ricorso alla cassa integrazione a ore zero senza termine finale. Circa 60, annuncia il sindacato Usb, sono i destinatari del reparto Treno Lamiere, di cui 25 addetti alla manutenzione e 15 preposti alla sicurezza dell’impianto. “Oltre il danno, la beffa, perché questo accade proprio nel momento in cui ci si aspettava dall’azienda un intervento efficace a tutela della sicurezza dei lavoratori su impianti e strutture, soprattutto nei reparti che presentano, con evidenza, grandissime criticità” commenta il sindacato. Per il quale “questo accade a pochi giorni dal grave episodio avvenuto proprio al reparto Pla/2 (Treno Lamiere), dove un cappellone industriale installato a oltre 20 metri di altezza - dice Usb riferendosi al crollo di una lampada per l’illuminazione del reparto - è precipitato all’interno del capannone, sfiorando quella che avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesima tragedia sul lavoro all’interno dell’ex Ilva”. Per Usb, “difronte ad un evento gravissimo che solo per puro caso non ha provocato vittime, la risposta aziendale sembra quindi essere non quella di investire sul ripristino delle condizioni minime di sicurezza sul lavoro, ma quella di mandare a casa i lavoratori in cassa integrazione. Una scelta che appare ancora più incomprensibile, considerando che gli obblighi di sicurezza e manutenzione sono previsti dalla normativa anche con riferimento agli impianti fermi o non marcianti”. “Come Usb - dice il sindacato - denunciamo da tempo le condizioni critiche del reparto Treno Lamiere: strutture deteriorate dall’usura e dagli agenti chimici, coperture ormai ridotte a un colabrodo e infiltrazioni continue che, nelle giornate di pioggia, come è accaduto nelle ultime ore, riversano enormi quantità d’acqua all’interno del capannone e direttamente sugli impianti”.
EX ILVA/ Riavvio cokerie posticipato di almeno 2 mesi e scoppia il caso delle ferie trasformate in cassa
Scritto da Redazione1“Le cokerie non ripartono”. Lo dice anche Ugl metalmeccanici dopo l’incontro con l’ex Ilva a Taranto in un comunicato ai lavoratori di Acciaierie d’Italia. “Contrariamente a quanto comunicato in data 15 gennaio circa la ripartenza delle cokerie entro la fine di aprile, fermate per effettuare attività di manutenzione straordinaria legate alla sostituzione del reattore catalitico dell'impianto di desolforazione, questo pomeriggio - dice Ugl - Acciaierie d'Italia ci ha comunicato che, a seguito di ulteriori verifiche impiantistiche, la ripartenza sarà posticipata di almeno 2 mesi”. “Come Ugl Metalmeccanici - afferma il sindacato - lo avevamo preannunciato durante l'ultimo incontro al ministero del Lavoro esternando la proprie perplessità circa la ripartenza delle stesse e dell'altoforno 4”.
Le ferie dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, trasformate a Taranto in cassa integrazione. A distanza di qualche anno da quanto già avvenuto con la gestione ArcelorMittal, scoppia un nuovo caso e a denunciarlo sono i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb.
In una comunicazione inviata all'azienda e agli uffici competenti, la Rsu segnala "diversi casi in cui giornate di ferie da programmare o regolarmente richieste, autorizzate e inserite nei piani ferie vengono trasformate dall'azienda in giornate di cassa integrazione".
Secondo i sindacati, la situazione "incide sulla retribuzione dei lavoratori coinvolti e rischia di generare incomprensioni nelle relazioni industriali”. Per le sigle metalmeccaniche, le ferie rappresentano "un diritto irrinunciabile garantito dall'articolo 36 della Costituzione e dall'articolo 10 del decreto legislativo 66/2003", finalizzato al recupero psicofisico del lavoratore.
Per i sindacati, la sovrapposizione tra ferie già programmate e cassa integrazione nell’ex Ilva “pone profili di criticità anche alla luce della giurisprudenza e della prassi Inps”. Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono ad Acciaierie d’Italia di calendarizzare "a breve" un confronto per individuare soluzioni condivise e "garantire il corretto godimento delle ferie programmate e il ripristino di eventuali anomalie".
EX ILVA/ Urso: altri soggetti si mostrano interessati oltre Flacks e Jindal
Scritto da Redazione1Non solo l’americano Flacks e l’indiano Jindal sono interessati all’acquisizione dell’ex Ilva poiché “altri soggetti, oltre ai due proponenti, stanno mostrando interesse, come è normale che sia, e possono in ogni momento presentare un’offerta - purché migliorativa rispetto a quelle già pervenute - trattandosi di una procedura ‘aperta’ come previsto dal bando, comparativa e realmente competitiva”. A farlo sapere, durante il question time alla Camera sull’ex Ilva, il ministro Adolfo Urso. Il titolare del Mimit non ha però fatto alcun riferimento ad un possibile interesse del gruppo Arvedi e di Quatar Steel di cui si è parlato negli ultimi giorni.
Quanto a Jindal, Urso ha detto che “i commissari stanno ora valutando la portata e i tempi degli investimenti che il gruppo intende mettere in campo, nonché le relative ricadute in termini di manutenzione e ammodernamento degli impianti, di tutela dell’ambiente e di decarbonizzazione, soprattutto alla luce della devastazione avvenuta durante la gestione di Mittal, 7 miliardi di danni accertati agli impianti e all’azienda. Nel piano di Jindal - ha sostenuto Urso - è prevista anche una produzione complessiva di 4 milioni di tonnellate nella fase transitoria e di 6 milioni a completamento della transizione verde”.
Infine sulla cassa integrazione nel gruppo Acciaierie d’Italia, Urso ha detto che “l’ultimo incontro, svoltosi presso il ministero competente, il Lavoro, aveva per oggetto la concessione della cassa integrazione per 4.450 dipendenti, in continuità. È stato formalizzato il verbale dell’incontro senza la firma delle organizzazioni sindacali, come già accaduto nel precedente piano di cassa integrazione. Attualmente i dipendenti in cassa integrazione sono 3.850”. La procedura è invece autorizzata per un numero massimo di 4.450 addetti nel gruppo AdI.
LAVORO/ Dopo 50 anni i sindacati lanciano nuova Vertenza Taranto
Scritto da Redazione1Trentasettemila persone andate via negli ultimi 15 anni da Taranto, città da cui in 1.000 vanno via ogni anno. Inoltre, la disoccupazione è all’11 per cento, il tasso di inattività al 54 per cento, i giovani che non studiano e lavorano sono uno su tre e le ore di cassa integrazione sono 10 milioni. L’insieme di questi dati ha spinto i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil di Taranto a lanciare - presenti le istituzioni locali Comune e Provincia - una nuova “Vertenza Taranto” a distanza di più di 50 anno dalla precedente. Negli anni ‘70 l’obiettivo era arginare, con investimenti e opere pubbliche, la disoccupazione di ritorno generata dalla conclusione del raddoppio dell’allora Italsider, ma i risultati non furono positivi. Adesso, invece, l’obiettivo è realizzare una coesione sociale e istituzionale che faccia pressioni sul Governo in favore di una città che è in forte sofferenza a partire dall’irrisolta questione ex Ilva. “Una nuova Vertenza Taranto perché non è cambiato niente e la situazione è peggiorata - afferma Gennaro Oliva della Uil -. Delle questioni nate, alcune da decenni, non una è giunta a conclusione. Anzi, ogni giorno che passa, nasce un problema nuovo. Su Ilva ribadiamo: per la Uil lo stabilimento é chiuso e non ha futuro. Sono passati tanti anni e nulla è stato fatto. I soldi arrivati sono stati investiti in modo sbagliato e oggi abbiamo uno stabilimento che non è sicuro, come provano i due infortuni mortali, e che con 4mila tonnellate di ghisa al giorno, quando l’altoforno 2 riesce a produrle, è davvero ridotto ai minimi termini”.
Per Giovanni D’Arcangelo della Cgil, “ormai si è capito che da soli non si va da nessuna parte. E se le attuali risorse tra incentivi nazionali e regionali, Just Transition Fund e Contratto istituzionale di sviluppo, non sono accompagnate da un’idea di sviluppo sul futuro, non se ne esce. Vedi il porto e l’hub sull’energia: il decreto interministeriale è di un anno fa, ci sono 28 milioni, ma abbiamo bisogno di capire cosa fa l’Autorità portuale”. “Guardiamo alle prospettive ma anche alle vertenze che abbiamo e che richiedono un’assunzione di responsabilità da parte nostra - rileva Antonio Baldassarre della Cisl -. Chiediamo di partecipare ai tavoli che si stanno aprendo per tracciare le linee future in relazione ai finanziamenti che stanno arrivando e che hanno bisogno di una programmazione che punti a nuovi posti di lavoro. Questo per recuperare i lavoratori che oggi sono in cassa integrazione o saranno espulsi dall’attività lavorativa, ma anche per consentire che i giovani restino”.
“Fa bene il sindacato a ripartire con la Vertenza Taranto perché dal Governo non riceviamo risposte - dichiara il vice sindaco di Taranto, Mattia Giorno, ieri presente con l’assessore allo Sviluppo, Francesco Cosa -. E quando non le si ottengono, dal territorio bisogna muoversi e dare dei segnali”. Infine, per Gianfranco Palmisano, presidente della Provincia di Taranto, “fondamentale è la collaborazione tra sindacati e istituzioni, ma lo Stato deve riprendere il confronto con le realtà locali perché le vertenze ci sono e si amplificano”.
SVILUPPO/ Taranto 2026: La sfida dell’Acciaio Verde. Unità di Misura e la nuova frontiera della decarbonizzazione al TEF
Scritto da Redazione1
Il 20 maggio nel pomeriggio visita delle istituzioni, dei relatori e dei giornalisti allo stabilimento di Unità di Misura a Taranto scelta come impresa virtuosa da visitare durante l’evento TEF
All’ombra dei giganti di ferro dell’ex Ilva, dove per decenni il binomio industria-ambiente è stato vissuto come un conflitto insanabile, sta germogliando un nuovo paradigma produttivo. La società Unità di Misura, che ha coraggiosamente scelto di insediare il proprio stabilimento proprio a ridosso dei confini di Acciaierie d’Italia, si prepara a diventare protagonista del TEF – Taranto Eco Forum 2026, in programma il 21 e 22 maggio a Taranto.
L’evento, bussola per la sostenibilità e l’innovazione nel Mezzogiorno, quest’anno accende i riflettori su un paradosso della mobilità moderna: l’auto elettrica non è “pulita” se il suo scheletro nasce dal carbone.
L’ombra ecologica dell’auto elettrica
L’Europa ha tracciato la rotta: entro il 2030 le strade saranno dominate da veicoli elettrici e ibridi. Tuttavia, la sfida della transizione ecologica non si esaurisce allo scarico. Secondo stime allarmanti, le emissioni legate alla sola fase di produzione di un veicolo potrebbero arrivare a rappresentare circa il 60% dell’impronta carbonica totale del ciclo di vita di un’auto elettrica.
In questo scenario, l’acciaio è il convitato di pietra. Senza una svolta radicale nei processi siderurgici, il passaggio all’elettrico rischia di essere un’operazione di puro greenwashing industriale. Ecco perché l’acciaio verde non è più un’opzione, ma una necessità vitale.
La “via delle plastiche” per un acciaio green
Unità di Misura porterà al Forum di Taranto una visione pragmatica e rivoluzionaria. Se l’Europa ha stabilito che l’acciaio green per le vetture del futuro deve essere prodotto nel Vecchio Continente, l’ex ILVA di Taranto non può e non deve restare fuori da questo mercato.
La soluzione per una decarbonizzazione rapida ed efficace potrebbe risiedere in un paradosso dell’economia circolare: l’uso delle plastiche non riciclabili meccanicamente. Il riciclaggio di polimeri misti, nei processi produttivi siderurgici, opportunamente preparati e controllati come prevede la norma UNI 10667-17 può diventare la chiave di volta per produrre acciaio green in tempi brevi, riducendo drasticamente l’uso di combustibili fossili e abbattendo le emissioni. La plastica viene utilizzata al posto del coke nel processo di riduzione del minerale di ferro e contenendo idrogeno riduce le emissioni di CO2 del 35 %, non rilascia polveri o inquinanti nell’aria. Molte acciaierie in Europa e nel Mondo hanno scelto questa soluzione.
Nell’ottica di raggiungere elevati livelli di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, un ulteriore elemento di novità che contraddistingue l’AIA si fondano sull’adozione delle Migliori Tecniche Disponibili (MTD) o Best Available Techniques (BAT) l’utilizzo delle plastiche in siderurgia è inserito da anni nelle BAT. Trasformare un rifiuto in una risorsa:: è questa la missione che Unità di Misura intende promuovere nel cuore produttivo della Puglia.
Taranto come Hub Europeo della Sostenibilità
Il TEF 2026 non sarà solo una vetrina, ma un laboratorio politico e industriale. La presenza di realtà come Unità di Misura dimostra che la rinascita di Taranto passa dalla capacità di coniugare lo sviluppo economico con il rispetto del territorio. La sfida è lanciata: l’acciaio del futuro deve parlare la lingua dell’ambiente, e Taranto ha tutte le carte in regola per smettere di essere un problema e diventare la soluzione per l’industria europea.
VESTAS -TARANTO/ Uilm: lavoratori licenziati alla vigilia 1 Maggio
Scritto da Redazione1Licenziati alla vigilia dell’1 Maggio. È accaduto a Taranto nell’azienda Vestas Italia che si occupa di assistenza e service per gli impianti dell’energia eolica e che fa parte del gruppo danese Vestas tra i leader nel settore e attivo nella costruzione di pale e turbine. I licenziati sono 4, si apprende da fonti Uilm, di cui tre ingegneri e l’azienda avrebbe motivato il licenziamento con la soppressione della postazione di lavoro. In Vestas Italia, afferma la Uilm, le “persone trattate come codici a barre. Apprendiamo, ancora una volta e nostro malgrado, di come Vestas Italia continui ad agire con una disinvoltura inaccettabile sul piano umano e sindacale, procedendo a licenziamenti come se le persone fossero semplici numeri, codici a barre da spuntare e archiviare. Un atteggiamento che non condividiamo, non giustifichiamo e non condivideremo mai. Parliamo di un’azienda - dice la Uilm - che vende, produce, genera profitti e si presenta come leader globale del settore. Eppure, quando si tratta di relazioni umane prima e sindacali poi, sembra non conoscere confini né limiti: decisioni unilaterali, comunicazioni improvvise, totale assenza di confronto preventivo con la rappresentanza dei lavoratori. È un modo di operare che calpesta la dignità delle persone e svuota di significato il ruolo delle relazioni industriali”.
Per la Uilm, “non è accettabile che in un’azienda di queste dimensioni e con questi risultati economici si continui a trattare i lavoratori come elementi sacrificabili, anziché come professionisti che contribuiscono ogni giorno alla crescita dell’impresa”. Il sindacato metalmeccanici della Uil chiede il “rispetto delle persone” e “prima di ogni altra cosa, trasparenza e confronto preventivo su ogni procedura che impatta sulla vita dei lavoratori relazioni industriali vere, non formali né occasionali fine immediata delle decisioni unilaterali che ignorano ruolo e prerogative sindacali. Vestas Italia deve comprendere che non può continuare a muoversi come se il sindacato fosse un ostacolo o un optional”. Vestas Italia nei mesi scorsi é stata al centro di uno scontro con i sindacati metalmeccanici a seguito della decisione aziendale di chiudere una parte delle attività a Taranto, quelle relative al magazzino, trasferendole in Basilicata a San Nicola di Melfi (Potenza). Ci sono state diverse ore di sciopero, i lavoratori hanno anche manifestato sul tetto del capannone dell’azienda, e poi, attraverso una serie di incontri e anche la mediazione della Regione Puglia, si e arrivati ad una soluzione che ha visto gli addetti a rischio di trasferimento (una trentina circa), transitare via via in Vestas Blades, altra società dello stesso gruppo Vestas. Quest’ultima azienda, più grande, è in espansione, si occupa, sempre a Taranto, della costruzione di pale eoliche e da più di un anno é impegnata nella realizzazione della pala eolica più grande del mondo per dimensioni. Il passaggio da Vestas Italia a Vestas Blades è avvenuto per step progressivi e coloro che non sono stati assorbiti da Vestas Blades, sono stati ricollocati diversamente nei service che Vestas Italia ha in Puglia. Adesso, però, scoppia un altro caso a Vestas Italia con i licenziamenti. “Ancora una volta - commenta Vincenzo Maranò della Uilm -, quando si pensa di aver costruito le basi per relazioni industriali corrette e trasparenti tra organizzazioni sindacali e azienda, gli eventi dimostrano purtroppo un passo indietro. L’azienda ha proceduto al licenziamento di quattro lavoratori, attribuendo la decisione al ‘reset globale’. Ancora una volta apprendiamo tali notizie non preventivamente dall’azienda, ma successivamente per vie indirette o direttamente dai lavoratori coinvolti. Riteniamo questo atteggiamento inaccettabile - prosegue Maranò -, soprattutto considerando che appena un’ora prima dell’attuazione dei licenziamenti, eravamo riuniti con l’azienda in un incontro nel quale era stato affrontato anche il tema del ‘reset globale’, senza che venisse fornita alcuna informazione in merito a decisioni già evidentemente assunte. Proprio in quella stessa riunione, nella quale abbiamo discusso del ‘reset globale’ e nella quale abbiamo rifiutato di sottoscrivere l’accordo relativo all’installazione di impianti di videosorveglianza nei cantieri Construction, l’azienda ci accusava di nutrire scarsa fiducia nei suoi confronti. I fatti dimostrano invece, in modo evidente, quanto le nostre perplessità e la nostra prudenza fossero pienamente fondate”. (foto di repertorio)

