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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1712)

Nuova seduta, oggi, dell’assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia. ArcelorMittal, socio privato di maggioranza, e Invitalia, socio pubblico di minoranza, si ritrovano a distanza di pochissimi giorni - l’ultima assemblea è stata il 6 dicembre - per tentare un accordo o quantomeno impostare le basi per raggiungerlo. Tuttavia, nemmeno oggi ci dovrebbe essere la \'fumata bianca\'. Questo perchè la trattativa ha un grado di difficoltà e complessità che non è facile appianare in qualche settimana. Ci vorrà ancora un po\' di tempo. Un’eventuale intesa potrebbe essere raggiunta prima di Natale o comunque prima della fine dell’anno stante l’urgenza di dare una svolta al problema dell’ex Ilva.

In questi giorni il Governo è intervenuto attraverso i ministri delle Imprese, Adolfo Urso, e dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Urso ha dichiarato che “siamo pronti a ricapitalizzare l’impresa e ci auguriamo che lo faccia anche il partner privato. Ció significa anticipare ad oggi quanto si sarebbe verificato a maggio 2024”. 

 

Resta intanto difficile la crisi dell’indotto dopo la sospensione sino a metà gennaio di 145 imprese appaltatrici decisa da Acciaierie d’Italia. Non c’è stato giorno che ai sindacati non siano arrivate richieste di cassa integrazione ordinaria da parte delle imprese per tutti i loro dipendenti. La richiesta viene inoltrata al massimo, poi le imprese decidono, in relazione ai lavori disponibili, quanti addetti sospendere effettivamente. I sindacati affermano che sinora sono arrivate almeno una trentina di richieste di cassa. A questo si aggiunge la preoccupazione per gli stipendi di novembre e le tredicesime che dovrebbero essere erogati a giorni. Già con le retribuzioni di ottobre in pagamento a novembre, molte aziende hanno dato solo acconti. Cosa che si potrebbe ripetere adesso. Mentre si ritiene fondato il rischio che la tredicesima venga fatta slittare.

Per la prima volta in Puglia – a Taranto e a Sava – l’allestimento artistico dedicato alla sicurezza sui luoghi di lavoro

 

 

Un Albero di Natale speciale per far riflettere sulla sicurezza sui luoghi di lavoro: le morti bianche, gli incidenti sul lavoro e le malattie professionali.

Arriva anche in Puglia l’iniziativa “Sosteniamoli subito” che, grazie alla sensibilità dello scultore Francesco Sbolzani che ha donato alla Fondazione Anmil la sua idea progettuale, ha già visto realizzare in molti comuni italiani questa installazione artistica dal forte significato simbolico.

L’opera del Maestro Francesco Sbolzani, infatti, è composta da una figura di albero di Natale formata da tanti caschi antinfortunistici montati su una tipica intelaiatura da cantiere: la maggior parte sono nel tradizionale colore giallo, mentre tre sono di colore nero – il numero di coloro che ogni giorno muoiono sul lavoro in Italia – e tanti altri sono rossi, a simboleggiare i numerosi infortuni sul lavoro e le troppe malattie professionali.

Grazie all’impegno della Sezione territoriale ANMIL Taranto, l’Albero di Natale di “Sosteniamoli subito” sarà realizzato per la prima volta anche in due location pugliesi: a Taranto presso la Galleria del Centro Commerciale Porte dello Jonio di Nhood in collaborazione con Formedil CPT Taranto, l’inaugurazione è prevista alle ore 10.30 di mercoledì 7 dicembre, e presso il Municipio di Sava dove sarà inaugurato alle ore 10.00 di giovedì 8 dicembre, con il supporto di M.D. Service Srl.

 

Annunciando l’evento il Cav. Giovanni Destratis, Presidente territoriale ANMIL Taranto, ha spiegato che «con questa originale campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, l’Anmil intende richiamare l’attenzione soprattutto sulle condizioni in cui si ritrovano le famiglie che perdono un congiunto a causa del lavoro».

Alle due inaugurazioni sarà presente anche il tarantino Emidio Deandri, Vicepresidente nazionale Anmil e Componente CIV Inail: «purtroppo – ha commentato Emidio Deandri – le morti sul lavoro e gli infortuni non conoscono feste e tutti i giorni si continuano a contare tre morti e oltre 2.000 infortuni, ma questi numeri purtroppo nascondono dolore e rabbia per incidenti che non dovrebbero mai accadere e non si riesce ad accettare che il lavoro possa essere un luogo di morte».

Mauro Tatulli, Shopping Center Manager del Centro Commerciale Porte dello Jonio, ha invece sottolineato come «non potevamo non accogliere la richiesta dell’Anmil di ospitare questa installazione artistica: Porte dello Jonio è un luogo non solo ludico, ma che si dedica al territorio a 360° valorizzandolo sotto ogni aspetto da quello culturale, sociale a quello sportivo».

 

 

In una prossima riunione dell’Osservatorio Ilva per il monitoraggio delle misure ambientali, il ministero della Salute presenterà un documento sulla Valutazione del danno sanitario (Vds) rispondendo così alle richieste del ministero dell’Ambiente. Quest’ultimo chiede infatti di sapere se, a valle dell’attuazione delle prescrizioni ambientali e con una produzione di 6 milioni di tonnellate, il rischio sanitario sia stato ridimensionato e quindi possa essere ritenuto accettabile. Il documento del ministero sarà presentato a breve. AGI ha appreso da fonti partecipanti alla riunione odierna dell’Osservatorio Ilva che da una prima valutazione, già fatta in sede di Osservatorio, le percentuali emissive post operam corrisponderebbero a quelle che auspicava nello scenario ante operam lo stesso ministero della Salute nella Vds definita a gennaio 2021. 

 In particolare, ha appreso AGI, la riduzione delle emissioni di PM10 e PM 2,5 sarebbe stata valutata dopo l’esecuzione dei lavori di messa a norma intorno al 40 per cento. Ispra, per conto del ministero dell’Ambiente, ha già stimato lo scenario emissivo post operam e relativo a una produzione annua di 6 milioni di tonnellate di acciaio. Emerge una riduzione ritenuta significativa delle emissioni di polveri rispetto allo scenario ante operam. Tale scenario è stato trasmesso dal ministero dell’Ambiente a quello della salute per le valutazioni che consentiranno di verificare se dopo la realizzazione dei programmati interventi ambientali, sono ancora presenti eventuali situazioni di rischio sanitario e di che tipo. 

Nuova seduta oggi dell’assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Segue quella del 2 dicembre. L’assemblea era stata già convocata in prima battuta il 25 novembre ma in quella sede i soci, di comune accordo, decisero per un aggiornamento al 2 dicembre. Venerdì scorso il confronto c’è stato ma non è stato conclusivo. Di qui la prosecuzione odierna, ma non è detto che oggi su questo punto Mittal e Invitalia riescano a trovare un’intesa perchè la trattativa è complessa.

    L’assemblea odierna potrebbe quindi costituire un altro nulla di fatto e restare aperta. I tre distinti passaggi - 25 novembre e 2 e 6 dicembre - stanno a significare che si sta trattando in modo serrato per giungere ad un punto chiaro. Che è quello, come ha detto il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, di trovare un accordo tra il privato ArcelorMittal e la società pubblica Invitalia (fa capo al ministero dell’Economia) sulla prosecuzione o meno dell’alleanza in Acciaierie d’Italia. 

 

Adesso il tema sul tavolo è il riequilibrio della governance aziendale che attualmente vede Mittal in maggioranza, con l’espressione dell’amministratore delegato Lucia Morselli, e Invitalia, per conto dello Stato, in minoranza cui è toccata la presidenza della società con Franco Bernabè.

    É quasi un mese che il Governo, col ministro delle Imprese, Adolfo Urso, batte insistentemente il tasto del riequilibrio. La strada passerebbe da un ribaltamento degli attuali ruoli, portando lo Stato al 60 per cento del capitale di Acciaierie d’Italia e Mittal al 40. Sempre oggi, inoltre, si riunisce l’Osservatorio ambientale chiamato a fare il punto sullo stato di attuazione delle misure di risanamento dell’ex Ilva a otto mesi dal termine ultimo (agosto 2023) per l’adempimento delle prescrizioni Aia (Autorizzazione integrata ambientale).

    L’Ispra ha di recente stabilito che gli interventi previsti per l\'adeguamento degli impianti sono stati quasi tutti completati e certificati e che l’esecuzione degli interventi rimanenti è in linea con i tempi previsti. Gli ultimi dati, aggiornati a giugno scorso, di Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, segnalano che è di quasi di un miliardo il totale speso. In particolare, si tratta di 936,533 milioni, divisi in 844,010 milioni per la parte ambientale e 92,523 per quella dei rifiuti.

    Tra le maggiori voci di spesa si segnalano 281,802 milioni per i parchi di stoccaggio delle materie prime, 130,710 per nastri trasportatori, torri di collegamento ed edifici, 186,258 per le cokerie, 32,351 per l’area gestione rottami ferrosi. Nel dettaglio, rispetto al totale, nel periodo 1 novembre 2018-30 giugno 2022 e quindi alla gestione AM InvestCo Italy (Mittal) e Acciaierie d’Italia, c’é stata una spesa di 732,593 milioni per le prescrizioni ambientali a Taranto. 

“Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha sospeso nelle scorse ore la pulizia di spogliatoi, refettori e mense del siderurgico di Taranto in coincidenza col secondo e terzo turno di lavoro”. Lo dice all’AGI Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm.

   “I lavoratori si sono trovati davanti ad ambienti sporchi, ci sono state situazioni di disagio nei refettori che sono sugli impianti, come l’acciaieria, dove è fondamentale assicurare la pulizia visto che si va con gli indumenti da lavoro” aggiunge Oliva. “Questa è un’ulteriore dimostrazione di come ArcelorMittal, gestore di fatto di Acciaierie d’Italia, non sia più affidabile e vada allontanato subito dallo Stato che deve riprendere il pieno controllo del gruppo siderurgico - afferma Oliva - altro che nuova trattativa con Mittal”.

   “Per la sospensione delle pulizie - prosegue - siamo stati subissati di telefonate di protesta. È avvenuta un’assurdità, considerato anche le necessità di rispettare le norme di prevenzione sul Covid, ma è soprattutto, da parte dell’azienda, una chiara mancanza di rispetto verso i lavoratori”.

   “Lunedì andrò allo Spesal dell’Asl Taranto a denunciare l’accaduto” segnala infine l’esponente Uilm. 

 Il progetto pilota per la riqualificazione professionale dei dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria che sono in cassa integrazione, partirà nel primo trimestre 2023. Previsto l’impiego di 10 milioni di euro. I cassintegrati sono circa 1600. L’iniziativa tende a fornire nuovi profili professionali agli interessati. È quanto emerso oggi pomeriggio nel vertice in Regione Puglia presieduto dall’assessore al Lavoro, Sebastiano Leo, presenti il capo della task force lavoro della Regione, Leo Caroli, il consigliere regionale Michele Mazzarano, e i sindacalisti di Fim, Fiom, Uilm e Usb. Accanto alla riqualificazione professionale, c’è anche la possibilità di utilizzare questi lavoratori nei lavori di pubblica utilità. “La Regione - spiega Mazzarano - ha già  predisposto un importo di 500.000 euro in assestamento di bilancio, il cui stanziamento verrà portato lunedì 28 in Consiglio regionale. Una seconda parte di risorse - aggiunge Mazzarano - andrà poi programmata all’approvazione del Bilancio di previsione a fine dicembre”. “L’idea di dare impulso all\'avvio dei Lpu passa esclusivamente attraverso la proposta di emendare la legge nazionale di bilancio 2023, prevedendo l\'opportunità per le amministrazioni pubbliche di utilizzare, per lavori di pubblica utilità, lavoratori che percepiscono sostegno al reddito nell\'ambito delle Aree di crisi complessa, con copertura dei costi a carico  delle Regioni e delle Province autonome” rileva infine il consigliere regionale pugliese. 

 

Dopo l’incontro di oggi pomeriggio in Regione Puglia, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno commentato che “il tempo non è una variabile da non considerare e chesi registrano comunque gravi ritardi rispetto alla garanzia della partenza dei corsi”. Le sigle metalmeccaniche “hanno chiesto alla Regione una accelerazione fattiva sui tempi di partenza, il monitoraggio costante del progetto attraverso incontri periodici tra le parti, nonché la di calendarizzare un nuovo incontro prima delle festività natalizie utile a discutere circa l’aggiornamento dei cataloghi formativi, coerentemente con la riprogrammazione comunitaria che dovranno prevedere argomenti inerenti le competenze maturate dai lavoratori nelle mansioni svolte”. Questo, si afferma, “in ottica di aggiornamento delle stesse coerentemente agli indirizzi di produzione di acciaio green nel sito di Taranto”. Poichè era previsto che i cassintegrati di Ilva in amministrazione straordinaria tornassero in attività in fabbrica, cosa sinora non avvenuta, i sindacati dicono che “fermo restando il reinserimento a fine piano dei lavoratori, dapprima in Arcelor Mittal ora Acciaierie D’Italia, come previsto dall’accordo del 6 settembre 2018, tutte le dichiarazioni d’intenti si devono tramutare, dopo anni, almeno in qualcosa di concreto per i lavoratori (garantendone il diritto a tutti su base volontaria e non una parte) e per la loro prospettiva personale e professionale, evitando di continuare a discutere di tutto senza finalizzare mai niente”. 

“Acciaierie d’Italia si è accorta solo all’ultimo che mancava il refrattario dell’acciaieria 1, data in ripartenza nelle prossime ore, e così i lavoratori, che da mesi stanno in cassa integrazione e che erano stati richiamati per tornare in fabbrica, sono stati invitati a restare ancora a casa proseguendo la cassa integrazione. Assurdo”. Lo dichiara ad AGI Davide Sperti, segretario Uilm Taranto. “Tra manutenzione ed esercizio di quest’impianto, sono interessate fra le 350 e le 400 persone”.

    “La ripartenza dell’acciaieria 1 ci era stata annunciata dall’azienda ed ora è annullata", lamenta il sindacalista. "Questo è uno dei tanti motivi per i quali torniamo a chiedere che ArcelorMittal sia allontanata definitivamente dalla gestione dell’ex Ilva. Ci troviamo ormai di fronte ad una palese inaffidabilità e incapacità, con uno stabilimento, quello di Taranto, lasciato andare alla deriva mentre altrove la multinazionale Mittal investe”.

    “L’acciaieria 1 sarebbe dovuta ripartire tenendo per ora in funzione anche l’acciaieria 2. In un secondo momento si sarebbe visto se fermare l’acciaieria 2, dove un convertitore è a fine campagna e su un altro, per problemi tecnici, si sta intervenendo”, ricorda Sperti. “Fatto sta che l’acciaieria 1 resta ancora ferma. Stessa cosa per tanti altri impianti del siderurgico di Taranto. E la cassa integrazione straordinaria continua”. 

“Siamo solidali con i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto che rischiano di perdere l'occupazione” ma “la siderurgia di Taranto è un cavallo morente che non potrà essere cavalcato per molto altro tempo. Sta stramazzando rovinosamente, facendo cadere nella disperazione i lavoratori e le loro famiglie, che hanno bisogno in questo momento di un sostegno”. Lo dice sulla vicenda Acciaierie d’Italia, ex Ilva, Alessandro Marescotti di Peacelink, una delle associazioni ambientaliste più attive. “L'intervento dello Stato - rileva Peacelink - deve servire a sostenere i lavoratori e le loro famiglie, non l'azienda. Le due prospettive non sono tra loro compatibili perché con un sostegno all'azienda si rischia di bruciare miliardi di euro per colmare i buchi di bilancio invece di aiutare i lavoratori a costruire un nuovo futuro occupazionale”. Secondo Peacelink, “occorre un piano B per le aree di crisi, fra cui Taranto, basato sulle bonifiche e su una riconversione economica finalizzata alla transizione ecologica. Lo stabilimento Ilva di Taranto non ha un futuro né.economico né ecologico”. 

La sospensione delle 145 imprese appaltatrici di Acciaierie d’Italia è “l’epilogo di un atteggiamento che l’azionista di maggioranza della società (ovvero ArcelorMittal) continua a avere dal suo arrivo a Taranto”. Si legge sull’ex Ilva nel documento congiunto di sindaco e presidente della Provincia di Taranto, presidente Regione,Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb e le rispettive federazioni dei metalmeccanici, dei trasporti, degli edili e dei servizi. “Da anni infatti - si legge nel documento - denunciamo, in ogni sede e a tutti i livelli istituzionali, i continui ricatti e pretesti adottati dal soggetto privato nei confronti del governo italiano, che continua ad utilizzare migliaia di lavoratori della nostra comunità come scudo umano per i propri interessi”.

 

Per istituzioni e sindacati, le “priorità” sono che “lo Stato deve acquisire il controllo e la gestione degli impianti nazionalizzando o diventando socio di maggioranza, rinegoziando l’accordo che prevede la transizione dei nuovi assetti societari al 2024, anticipandola da subito, stabilendo e vincolando l’utilizzo dei fondi pubblici e la loro destinazione”. Si afferma poi che “Acciaierie d’Italia deve ritirare il provvedimento di taglio degli ordini e delle commesse delle imprese dell’indotto”. Altra richiesta è che “il governo deve costituire un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati per subordinare i finanziamenti ad un indirizzo chiaro da un punto di vista ambientale, sanitario, industriale e occupazionale prevedendo un monitoraggio costante a tutela del rispetto delle condizioni di salute e sicurezza all’interno del sito produttivo di Taranto”. Infine, si afferma nel documento sindaco e presidente della Provincia di Taranto e sindacati, “il Governo deve garantire la prospettiva occupazionale  dei lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria, emettendo, nel frattempo, il decreto apposito in legge di bilancio riguardante il rifinanziamento dell’integrazione salariale alla cassa integrazione straordinaria così come previsto da due accordi ministeriali in essere”. 

 

 Per istituzioni e sindacati, le “priorità” sono che “lo Stato deve acquisire il controllo e la gestione degli impianti nazionalizzando o diventando socio di maggioranza, rinegoziando l’accordo che prevede la transizione dei nuovi assetti societari al 2024, anticipandola da subito, stabilendo e vincolando l’utilizzo dei fondi pubblici e la loro destinazione”. Si afferma poi che “Acciaierie d’Italia deve ritirare il provvedimento di taglio degli ordini e delle commesse delle imprese dell’indotto”. Altra richiesta è che “il governo deve costituire un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati per subordinare i finanziamenti ad un indirizzo chiaro da un punto di vista ambientale, sanitario, industriale e occupazionale prevedendo un monitoraggio costante a tutela del rispetto delle condizioni di salute e sicurezza all’interno del sito produttivo di Taranto”. Infine, si afferma nel documento sindaco e presidente della Provincia di Taranto e sindacati, “il Governo deve garantire la prospettiva occupazionale  dei lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria, emettendo, nel frattempo, il decreto apposito in legge di bilancio riguardante il rifinanziamento dell’integrazione salariale alla cassa integrazione straordinaria così come previsto da due accordi ministeriali in essere”. 

Cgil, Cisl e Uil di Taranto e le rispettive categorie dei metalmeccanici, edili, trasporti e servizi inaspriscono la protesta nei confronti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Mentre in tutti i siti del gruppo lunedì prossimo si effettueranno 4 ore di sciopero, a Taranto saranno invece 48 di cui le prime 24 lunedì. Lo hanno deciso oggi i sindacati. Il pacchetto di 48 ore di sciopero punta, si spiega, a “impedire un processo di desertificazione ambientale ed industriale del territorio. La prima mobilitazione del 21 novembre sarà articolata su 24 ore su tre turni con presidi e un corteo che partirà dalla portineria tubificio per raggiungere i lavoratori dell’appalto, e proseguirà verso le altre portinerie D ed A per giungere davanti alla portineria Direzione”. Per confederazioni e categorie, “è del tutto evidente che l'assenza della multinazionale alla riunione presso il ministero dello Sviluppo Economico ha mostrato, ancora una volta,  tutto il disinteresse della stessa multinazionale e la volontà di determinare negativamente lo sviluppo di un territorio, dei lavoratori e della sua comunità, i quali non possono ulteriormente attendere dei tempi che rischiano di far implodere una situazione di criticità irreversibile”. 

 

Cgil, Cisl e Uil insieme alle categorie avanzano poi una serie di richieste sono anche alla base delle 48 ore di sciopero. Si chiede in primo luogo che “lo Stato acquisisca il controllo e la gestione degli impianti nazionalizzando o diventando socio di maggioranza, rinegoziando l'accordo che prevede la transizione dei nuovi assetti societari al 2024, stabilendo e vincolando l’utilizzo dei fondi e la loro destinazione”.

    Si chiede poi che “Acciaierie D'Italia ritiri il provvedimento di taglio degli ordini e delle commesse delle imprese dell'indotto” e che “il Governo sia garante di un riequilibrio delle relazioni sindacali all’interno del Gruppo ADI oggi assenti”. “Il Governo - chiedono ancora Cgil, Cisl e Uil e categorie - costituisca un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati per garantire la risalita produttiva e la rinegoziazione del mancato accordo sulla cassa integrazione straordinaria”. Inoltre “sia confermata da parte del ministero del Lavoro l’integrazione al reddito per i lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria” e infine “siano garantire le condizioni di salute e sicurezza in tutti gli stabilimenti”.     “Le ulteriori 24 ore di sciopero - spiegano i sindacati - saranno programmate in assenza di risposte certe che possano finalmente traguardare obiettivi a tutela del lavoro, della salute e del tessuto produttivo ionico e del Mezzogiorno e che inevitabilmente non possono passare dalle mani dell’attuale amministratore delegato”. 

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