Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1389)

 “ArcelorMittal Italia ci ha annunciato per oggi la ripartenza dell’altoforno 2”. Lo dichiara ad AGI il segretario Uilm, Antonio Talò. L’altoforno 2 è il secondo impianto che viene rimesso in marcia dopo l’acciaieria 1, quest’ultima riattivata la scorsa settimana, seppure ad un passo ridotto, con un solo convertitore sui tre installati. Entrambi gli impianti erano stati fermati lo scorso marzo. Per crisi di domanda di acciaio, a seguito dell’emergenza Covid, e l’altoforno 2 anche per la necessità di adeguarlo alle prescrizioni di sicurezza chiesta dalla magistratura dopo un incidente mortale a giugno 2015. I lavori all’altoforno sono stati fatti da Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto società proprietaria degli impianti (dati per ora in fitto a d ArcelorMittal Italia), con un costo complessivo di circa 10 milioni di euro. La rimessa in marcia di acciaieria 1 e altoforno 2 servono a sostenere la risalita della produzione di acciaio: dai 3,4 milioni di tonnellate del 2020 ai 5 milioni del 2021.

 

- “ArcelorMittal Italia - spiega Talò - ci ha convocato perché volevano parlare di numeri. I numeri della cassa integrazione connessa al nuovo piano industriale e alla ristrutturazione. Non ci hanno riproposto il numero dei 3mila cassintegrati in quest’anno, indicato invece nelle scorse settimane dall’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri”. “All’azienda che voleva parlare di numeri - aggiunge Taló -, noi abbiamo detto: ma di quali numeri dobbiamo parlare se l’orizzonte non è ancora chiaro e se le quantità produttive non sono determinate? Eppoi, i 3mila cassintegrati che ci sono stati indicati, li riteniamo eccessivi, tanto più se c’è, come sta avvenendo, una ripartenza degli impianti”.

    “Abbiamo chiesto inoltre ad ArcelorMittal - prosegue Taló  - di assicurare l’integrazione economica alla cassa integrazione dei dipendenti perché non possiamo ancora tenere le persone, come è accaduto in tutti questi mesi, a 8-900 euro al mese. La risposta di ArcelorMittal è stata: non possiamo dire niente perché manca il nostro socio. Intendendo per questo, l’azionista pubblico Invitalia. E allora, abbiamo risposto noi - conclude Talò -, ne riparliamo quando sarete una società a tutti gli effetti”. 

“È positivo il saldo fra iscrizioni e cessazioni e, di conseguenza, lo è anche il tasso di crescita annuale. Può apparire strano, considerata la drammatica realtà che le nostre imprese vivono ogni giorno”. A spiegarlo è il presidente della Camera di Commercio di Taranto, Luigi Sportelli, commentando i dati 2020 che vedono iscritte 2.415 imprese e cancellate 1.912": "Risulta, dunque, positivo il saldo in valore assoluto con +503 unità”, segnala.

    “Anche a livello di settori - rileva ancora Sportelli - i tassi di crescita annuale hanno tutti il segno +, ad esclusione dell’agricoltura e delle attivita manifatturiere. Tuttavia il territorio ha un 'sentiment' diverso, percepisce un decadimento del sistema delle imprese ed un progressivo impoverimento. Non è sbagliato perché una nuova impresa non vale quanto una che chiude. Con quest’ultima, perdiamo valore aggiunto, occupazione, competenze e, troppo spesso ormai, tradizione. Con una nuova iscritta accendiamo una speranza, ma probabilmente ancora non la necessaria produzione di ricchezza”.

    “Gli effetti statistici delle chiusure di fine anno sono visibili pienamente con i dati al primo trimestre dell’anno successivo - prosegue - quindi oggi leggiamo i numeri di un sistema che non è crollato dal punto di vista numerico. Ad aprile 2021, potremo valutare meglio gli effetti della pandemia sul quadro imprenditoriale e fare una valutazione probabilmente più aderente alla percezione anche rispetto al valore aggiunto e all’occupazione”. In riferimento al Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto e al lavoro di coordinamento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mario Turco, Sportelli si dice però “certo che stiano già intervenendo eventi positivi con riferimento agli ingenti e crescenti investimenti previsti dal Governo per il nostro territorio. Questo farà sì che si attiverà una crescita vera e di lungo termine”. 

Ripartita oggi nel siderurgico ArcelorMittal Italia di Taranto l’acciaieria 1 dopo una fermata di circa dieci mesi. Lo conferma ad AGI Piero Cantoro della Fim Cisl Taranto. “La ripartenza dell’acciaieria 1 è avvenuta intorno a mezzogiorno con la prima colata - dichiara -. Nelle prossime ore saremo in grado di fare un bilancio di questa giornata”. L’acciaieria 1,riattivata con un solo convertitore sui tre installati, si affianca all’acciaieria 2,mai fermata, ed avrà un passo di marcia di circa 15 colate al giorno. “Oggi però - dichiara Cantoro - è difficile che si centri questo obiettivo perché la ripartenza di fatto è avvenuta nella parte finale del primo turno di lavoro cominciato alle 7. Sono quindi rimasti a disposizione secondo e terzo turno. Da domani, probabilmente, il passo produttivo potrà essere raggiunto”. “Non penso che si vada oltre le 15 colate al giorno - aggiunge Cantoro - perché sull’acciaieria 1,dopo una fermata così prolungata, cominciata a marzo 2020, non é che sono stati fatti interventi strutturali ma solo manutenzioni ordinarie, il minimo indispensabile a riaccenderla”. Cantoro infine aggiunge che ogni colata equivale a circa 400 tonnellate di acciaio liquido, “poi tolta la parte delle scorie, in relazione anche all’affinamento che si vuole fare, arriviamo a circa 370/380 tonnellate”. 

 È tornato al lavoro il primo nucleo di addetti dell’acciaiera 1 del siderurgico ArcelorMittal Italia in vista della ripartenza dell’impianto. Lo conferma ad AGI Antonio Talò, segretario Uilm Taranto. Secondo dati aziendali, in questa prima fase 86 unità riprenderanno il lavoro. La ripartenza dell’impianto dovrebbe avvenire oggi. La prima colata di acciaio è stimata per giorno 20. L’acciaieria 1 era stata fermata a marzo scorso sia per la minore produzione causata dal Covid, sia per i lavori di cui necessitava l’altoforno 2, fermato anch’esso nello stesso periodo. In questi mesi ArcelorMittal è andata avanti con una sola acciaieria, la 2, e due altiforni, 1 e 4. 

 

L’attività dell’acciaieria 1 durerà sino a febbraio, poi a marzo ed aprile sarà di nuovo fermata per i lavori all’altoforno 4. Nel piano presentato dall’azienda ai sindacati metalmeccanici, in quest’anno l’acciaieria 1 marcerà al 40 per cento delle sue potenzialità contro il 100 per cento della 2. Alla ripartenza dell’acciaieria 1, seguirà entro fine mese la riaccensione dell’altoforno 2 essendo finiti i lavori di adeguamento alla sicurezza effettuati da Ilva in amministrazione straordinaria, società proprietaria degli impianti. Per altoforno 2, ArcelorMittal stima nel 2021 una operatività al 90 per cento delle potenzialità contro il 100 per cento dell’altoforno 4 e l’85 per cento dell’1. Con questi impianti in marcia, ArcelorMittal punta a risalire produttivamente nel 2021 arrivando a 5 milioni di tonnellate. “Diversamente dall’acciaieria 1 - aggiunge Talò - per l’altoforno 2 non ci saranno richiami di personale dalla cassa integrazione, se non minimi, perché gli addetti all’altoforno 2 stavano già ruotando sugli altiforni 1 e 4 insieme agli altri lavoratori. Per gli altiforni la situazione è stata gestita diversamente”. Taló infine annuncia che a giorni arriveranno in ArcelorMittal le tute da lavoro e i dispositivi di protezione individuale che scarseggiano fortemente. Appena qualche giorno fa i delegati Uilm hanno denunciato che i lavoratori sono costretti ad usare tute sporche e inadeguate è questo nonostante l’emergenza Covid richieda il massimo di cautele.

 “La conferma di Sergio Prete a presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, è una notizia importante per la continuità dell’attività di gestione dell’ente”. Lo dichiara Mario Turco, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e coordinatore del Tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto. “Nelle scorse settimane - afferma Turco - avevo sostenuto la necessità di riconfermare il presidente Prete affinché non ci fossero ripercussioni sulla prosecuzione delle opere infrastrutturali già avviate all'interno dello scalo jonico. Esprimo quindi grande soddisfazione per la scelta del Ministero dei Trasporti".

 

 Il blocco di interventi che riguarda il porto col Cis Taranto vale 238 milioni di euro. Di questi, 6 milioni sono relativi al laboratorio merceologico a supporto dell’agroalimentare movimentato attraverso lo scalo e dei traffici portuali più in generale, 12 mln vale il trasferimento di risorse all’Authority per il Distripark, 50 milioni l’acquario green (recentemente deliberato dal Cipe) e 170 milioni tutto il progetto Ferretti, gruppo che a Taranto costruirà yacht. In particolare, per l’insediamento Ferretti, risultato aggiudicatario della concessione di una parte dell’area a mare ex Belleli, si tratta di nuovo intervento del Cis con una previsione di investimenti complessivi per oltre 170 milioni, di cui 35 milioni per accordo di sviluppo, circa 60 milioni per il completamento della bonifica dell’area e oltre 80 milioni di investimenti privati.

    Messi già a punto i progetti definitivi e nei primi mesi del  2021 si avvierà la progettazione esecutiva. Infine, per l’acquario green, che sarà anche centro di ricerca e studio della fauna marina, sorgerà nell’area della ex Stazione Torpediniere, sul Mar Piccolo, che nell’ambito del Cis la Marina Militare ha trasferito all’Autorità portuale. Infine, come Zona Franca Doganale, che permette alle imprese di avere agevolazioni doganali e fiscali, quella di Taranto è la seconda ad essere istituita in Italia. Un’altra sta nel porto di Trieste. 

 Da 3,3 milioni di tonnellate di spedizioni del 2020 a 7,2 milioni di tonnellate del 2025, quando il nuovo piano industriale sarà stato completato. È il balzo produttivo che vuole fare ArcelorMittal Italia nella nuova veste di azienda pubblica, con Invitalia, e privata. Il dato è in una delle slide proiettata oggi in avvio di incontro in Confindustria tra azienda e sindacati. Di anno in anno, è prevista una graduale crescita delle spedizioni a fronte della risalita produttiva dell’azienda. Già quest’anno le spedizioni dovrebbero attestarsi a 5 milioni di tonnellate e a 6 milioni nel 2022. Confermato il trend produttivo già annunciato: dai 5 milioni di tonnellate di quest’anno si salirà progressivamente agli 8 milioni del 2025 di cui 2,5 milioni verranno da forno elettrico. Una novità impiantistica assoluta per lo stabilimento di Taranto, sinora alimentato solo da altiforni a ciclo integrale. La produzione sarà di 6 milioni il prossimo anno e nel 2023 e salirà a 7 milioni di tonnellate nel 2024 prima della tappa finale posta a 8 milioni di tonnellate nel 2025. 

Si ferma Afo2 riparte Afo4

 

 L’altoforno 4, uno dei due, insieme al numero 1, attualmente in marcia a Taranto, sarà fermato a marzo ed aprile per una manutenzione straordinaria. La fermata dell'altoforno 4 verrà compensata dalla ripartenza a fine gennaio dell’altoforno 2, a conclusione dei lavori di ammodernamento e sicurezza fatti fare da Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti.

   Presentato anche il quadro produttivo di quest’anno: a fronte di una produzione di 5 milioni di tonnellate di acciaio, i laminati a caldo costituiranno 4,82 milioni di tonnellate. La componente dei prodotti verticalizzati sarà pari a 2,60 milioni di tonnellate. Ad illustrare il contenuto delle slide è l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli. 

 

Previsti investimenti per 310 milioni di euro 

 

Dopo i 270 milioni di investimenti fatti lo scorso anno da ArcelorMittal Italia, quest’anno la società di cui è partner paritetico Invitalia prevede di investire 310 milioni di euro. Nel 2022 i milioni investiti saranno 412, 433 nel 2023, 427 nel 2024 e 300 milioni nel 2025. Tra i principali investimenti che ArcelorMittal Italia e Invitalia metteranno in cantiere quest’anno, c’è l’avvio del rifacimento del grande altoforno 5, il più grande d’Europa, spento dal 2015 sotto la gestione dei commissari straordinari. Per l’altoforno 5,il piano industriale prevede il completamento di tutte le specifiche tecniche e la progettazione dell’intervento con i fornitori principali. Ci sarà anche l’assegnazione degli ordini. Saranno poi effettuati più di 50 interventi di manutenzione straordinaria negli stabilimenti principali del gruppo per il miglioramento dell’affidabilità tecnica degli impianti. Annunciato anche un piano di investimenti integrato, dall’acciaieria alla latta, per il raggiungimento delle migliori performance qualitative e realizzare così gli obiettivi commerciali che ci si è prefissati. 

 

 Il piano industriale contempla anche la sostituzione della gru del quarto sporgente portuale, semicrollata dopo la tragedia di luglio 2019 quando a causa di una tromba d’aria morì un gruista. Il quarto sporgente è quello dove avviene lo sbarco delle materie prime. La sostituzione della gru serve al siderurgico di Taranto per riportare alla normalità l’approvvigionamento via mare delle materie prime necessarie alla produzione. Approvvigionamento che nei mesi scorsi ha utilizzato in alternativa al quarto sporgente il molo polisettoriale del porto di Taranto ed una banchina del porto di Brindisi.

   Saranno anche sostituite 3 delle 4 macchine bivalenti del parco minerali. Sono le macchine che scaricano e prelevano le materie prime a seconda che arrivino dallo sbarco o che debbano essere indirizzate alla produzione. Le 3 macchine sono giunte ormai a fine vita tecnica. Per il nuovo forno elettrico il progetto è stato già avviato ma dovrà essere sottoposto al ministero dell’Ambiente perché serve una nuova Autorizzazione integrata ambientale. 

 

Non tutti e tre gli altiforni marceranno a pieno regime 

 

Non tutti e tre gli altiforni operativi di cui dispone lo stabilimento di Taranto, 1, 2 e 4, marceranno a pieno regime quest’anno. Solo l’altoforno 1, infatti, marcerà al 100 per 100 delle sue possibilità, l’altoforno 2, che riparte a fine mese, andrà al 90 per cento, mentre l’altoforno 4 all’85 per cento perché avrà due mesi di fermata per lavori a marzo ed aprile. Anche l’acciaieria 1, che riparte a fine mese seppure parzialmente, subirà poi uno stop di due mesi per la fermata dell’altoforno 4.

“ArcelorMittal è un’azienda che va avanti a strappi. Un giorno si mostra in un modo, un altro giorno nel modo opposto. Per esempio, cominciamo l’anno con la mancanza dei dispositivi di protezione individuale, i dpi, per i lavoratori della fabbrica. Può sembrare una piccola cosa, ma non lo è affatto, specie in questa situazione di emergenza pandemica. Eppoi, anche le piccole cose servono a misurare nel concreto i comportamenti e quindi se il buongiorno si vede dal mattino, allora c’è da restare perplessi su questo nuovo inizio di ArcelorMittal che ora ha come socio lo Stato attraverso Invitalia”. Lo dichiara ad AGI il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, che rilancia la protesta che oggi i rappresentanti sindacali Uilm hanno espresso nei confronti di ArcelorMittal.

 

 “In coerenza e a conferma della gestione nefasta di ArcelorMittal, iniziamo l’anno come l’abbiamo finito risegnalandovi i soliti problemi”: comincia così la lettera dei delegati al direttore delle Risorse umane, Arturo Ferrucci, e al dirigente dello stesso settore, Francesco Zimbaro. “Mentre la direzione parla di aumento di produzione, in fabbrica l’incuria peggiora - aggiungono -. Ad aumentare la situazione di malessere e disagio, segnaliamo l’ormai insopportabile irreperibilità delle tute da lavoro (dpi) presso i magazzini di stabilimento. Il personale é costretto ad utilizzare tute sporche e inadeguate alle normative in un periodo in cui per le questioni legate al Covid l’utilizzo di tute pulite dovrebbe aumentare”. Per i delegati Uilm,”tale condizione espone maggiormente i lavoratori ai rischi legati alla sicurezza nell’utilizzo di dpi non più conformi e in condizioni igieniche non adeguate”. I delegati Uilm prospettano poi altri problemi ad ArcelorMittal: dalle sedie che mancano nella sala controllo dell’impianto PGT alla “trascuratezza” del parcheggio della portineria D, dove viene anche segnalata la mancanza di illuminazione con “chiari ed evidenti rischi e pregiudizi per la collettività in termini di pubblica incolumità e sicurezza stradale”. Altre carenze denunciate: lo stato degli spogliatoi, il riscaldamento “che funziona troppo o troppo poco”, furti e atti vandalici, ascensori guasti. Anche i mezzi di trasporto all’interno della fabbrica sono inadeguati, protesta la Uilm. “La mancanza di mezzi - si denuncia - causa l’accorpamento delle corse con conseguente sovraffollamento dei bus”. I delegati Uilm chiedono ad ArcelorMittal di porre rimedio alle carenze di nuovo denunciate e aspettano una convocazione da parte dell’azienda “per programmare e pianificare attività risolutive, diversamente - annunciano in conclusione della lettera all’azienda - ci rivolgeremo agli enti esterni”.

“Chieste ulteriori 12 settimane di cassa integrazione per Covid tutti i dipendenti, 8.157 unità, a partire da lunedì 4 gennaio fino al 27 marzo”. Lo comunica per il siderurgico di Taranto, ArcelorMittal Italia, ex Ilva, il sindacato Usb. 

 

 “Annunciata anche la ripartenza di alcuni impianti e dunque l’incremento della produzione da 10.000 tonnellate giornaliere di acciaio a 14.000”specifica Usb. Per il sindacato, “ArcelorMittal ha comunicato entro fine mese: il riavvio parziale di Acciaieria 1 con un convertitore ed una colata continua, la ripartenza di Afo 2 e, entro la metà di gennaio, quella del Treno Lamiere”. “La posizione di Usb - si precisa -continua ad essere sempre la stessa. La nostra organizzazione sindacale ritiene falso l’annuncio dell’aumento produttivo e si attende piuttosto che i numeri relativi alla produzione presto tornino a calare. A dimostrazione di questo - afferma Usb - la totale assenza di chiarezza nell’illustrare quello che accadrà nelle prossime settimane; un quadro tutt’altro che preciso, ma solo indicazioni approssimative”. 

 

 Per Usb si è difronte ad una “comunicazione priva di qualunque fondamento perché, a fronte della ripartenza di Afo 2, Usb prevede la fermata di Afo 4 che presenta condizioni strutturali assolutamente precarie. Si tratta dunque di cambiamenti che si svilupperanno lungo un arco temporale di soli 20/25 giorni per poi tornare alla situazione precedente. Nessun intervento manutentivo - rileva il sindacato - su impianti centrali fa facilmente intuire che questi annunci non saranno seguiti da fatti concreti e protratti nel tempo”. “Ci ritroviamo inoltre di fronte all’ennesima dimostrazione della assenza di relazioni industriali, dal momento che anche il nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali non è oggetto di confronto con i sindacati. Usb torna a sottolineare che non vi è al momento prospettiva di rilancio, come invece sbandierato nell’accordo di recente siglato con il Governo”sottolinea il sindacato. “Usb Taranto - si conclude - ripropone l’accordo di programma mirato a riconvertire economicamente il territorio e rimane in attesa di risposte in merito alle diverse proposte presentate dallo stesso sindacato, ora al vaglio del Governo”. 

Col decreto 'Milleproroghe'  arrivano due provvedimenti che mettono in sicurezza economica e di reddito quasi 2 mila lavoratori di Taranto: sono i 1600 di Ilva in amministrazione straordinaria e gli oltre 400 ex Taranto Container Terminal nel porto di Taranto. Lo annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco. I due provvedimenti hanno un valore economico di circa 24 milioni di euro. In particolare, spiega Turco, il Consiglio dei ministri “ha approvato il riconoscimento dell’integrità salariale relativa al trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria per i dipendenti ex Ilva. Il provvedimento del Governo, inserito nel decreto Milleproroghe, proroga per l’intero anno 2021 - afferma Turco -  l’integrazione salariale, associandola anche alla formazione professionale per la gestione delle bonifiche, con un impegno finanziario di 19 milioni di euro, a valere sul Fondo sociale per l’occupazione e formazione”.

 

“Il Governo - afferma il sottosegretario - ha altresì approvato la proroga per il 2021 della Cassa integrazione per i lavoratori portuali dell’Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale per un importo complessivo ulteriore di 5,1 milioni di euro a valere sul Fondo per le politiche attive sul lavoro”.

    “Anche tale provvedimento - dice Turco - è stato inserito nel Milleproroghe. L’esecutivo conferma così l’attenzione verso il territorio di Taranto, e in particolare verso quei lavoratori fragili che vivono in evidenti contesti di crisi industriale”.

    I dipendenti dell'Ilva in amministrazione straordinaria,  sono in cassa integrazione straordinaria a zero ore dal primo novembre 2018, data di subentro in fitto di ArcelorMittal Italia. Quest’ultima non ha assunto questo personale che così è rimasto in cassa. Ai circa 1600 di Taranto, vanno aggiunti altri 200 per gli altri siti del gruppo dell’acciaio. Sinora i dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria hanno sempre ottenuto questa integrazione che permette di rafforzare economicamente la stessa cig. Per questi lavoratori e i sindacati metalmeccanici chiedono che siano ricompresi nelle trattative da poco cominciate tra Governo, Invitalia, ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria per la loro ricollocazione occupazionale, così come prevede l’accordo di settembre 2018. Confermato l’utilizzo nelle bonifiche di competenza dei commissari Ilva, per le quali hanno già frequentato corsi di formazione. Gli ex Taranto Container terminal - la società attraverso la quale Evergreen ha gestito l’infrastruttura del porto di Taranto sino ai primi del 2015 -, rimasti senza lavoro, sono invece in carico all’Agenzia per il lavoro portuale. Questa è nata con un decreto legge di fine 2016, eroga una indennità di mancato avvio al lavoro ed ha avuto una copertura fondi per un triennio che scade a giugno 2021. Il nuovo stanziamento copre un anno ulteriore. Gli addetti ex Tct saranno gradualmente riassorbiti dalla nuova società terminalista, San Cataldo Container Terminal, del gruppo Yilport, man mano che i volumi di traffico cresceranno. La nuova società ha già assunto 81 del bacino ex Tct. 

 

Si è svolto oggi l’incontro sulla trattativa su ArcelorMittal dopo la firma del contratto con Invitalia che segna l’ingresso dello Stato nella società dell’acciaio. È il primo incontro dopo la firma dell’accordo il 10 dicembre e vede a confronto i sindacati metalmeccanici, ArcelorMittal Italia, Invitalia e una rappresentanza del Governo con i ministri Patuanelli (Mise), Gualtieri (Mef) e Catalfo (Lavoro). Presenti anche l’ad di ArcelorMittal Italia, Morselli, e l’ad di Invitalia, Arcuri. Erano  infine presenti i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, che rappresenta la proprietà degli impianti essendo ArcelorMittal gestore in fitto, Ardito, Lupo e Danovi. L’incontro si è svolto in modalità video call.

L’incontro  è stato aperto da una introduzione del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Il quale ha illustrato brevemente il piano in base all'accordo tra Am Investco Italia e Invitalia del 10 dicembre e ha ribadito importanza della trattativa sindacale che inizia oggi un percorso. È poi intervenuto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, anche qui un intervento breve, che si è detto a disposizione come Governo. Anche Gualtieri ha evidenziato la necessità di dialogo e confronto con la parte sindacale. I ministri per il Lavoro, Nunzia Catalfo, e Del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, si sono associati agli interventi di Patuanelli e Gualtieri. 

Dopo le introduzioni dei ministri Patuanelli e Gualtieri, è toccato all’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, riprendere le fila del negoziato che ha portato all’accordo del 10 dicembre scorso relativo all’ingresso dello Stato in ArcelorMittal. La risalita produttiva dell’acciaieria comincia già dal prossimo anno, è stato annunciato al tavolo. “Con l'accordo del 10 dicembre - ha dichiarato l’ad Arcuri - è stata designata Invitalia come soggetto pubblico. Abbiamo anche dato la possibilità all'azienda di implementare il piano di marzo”. Obiettivi di Invitalia, ha spiegato Arcuri ai sindacati metalmeccanici nell’avvio della trattativa, sono quelli di “mettere a punto un piano di rilancio dell'impianto di Taranto per ottenere la piena occupazione con un livello di sostenibilità ambientale compatibile” ma anche “recuperare profili di competitività che l'azienda aveva perso”.

A Taranto, ha detto Arcuri, si farà un impianto europeo di acciaio “verde” (forno elettrico e dri,cioè preridotto) e “l'Italia - ha aggiunto - vuole essere leader di produzione di acciaio verde”. L’ad di Invitalia ha poi detto che “l’accordo  sottoscritto il 10 scorso è condizionato dall'autorizzazione Antitrust e attendiamo questa autorizzazione che dovrebbe essere ottenuta senza particolari difficoltà. Inizialmente - ha proseguito - Invitalia acquisisce il 38% delle quote ma acquisisce il diritto di voto del 50%. Tra maggio e giugno 2022, al dissequestro dell'impianto, con accordo sindacale e l’approvazione del piano ambientale, Invitalia verserà 680 mln e Am Investco  70 mln e Invitalia avrà il 60% del capitale”.

    “La governance sarà quindi condivisa” ,ha ribadito Arcuri. Circa poi il piano industriale, Arcuri ha delineato la road map che attende ArcelorMittal nel nuovo assetto pubblico-privato: aumento della produzione con livelli minimi annuali per arrivare a regime di piano, nel 2025, a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Il prossimo anno ci sarà una produzione di 5 milioni di tonnellate, il 2022 e 2023 si andrà a 6 milioni, nel 2024 a 7 milioni per poi toccare nel 2025 gli 8 milioni di piano. Un terzo della produzione a regime verrà da forno elettrico, ha detto Arcuri, ed ha aggiunto: “Alla fine è prevista la piena occupazione”. Ci saranno, ha spiegato ancora l’ad di Invitalia, 3,1 miliardi investimenti, 900 mln sul preridotto, investimenti produttivi per 1,3 mld, ambientali per 400 mln, altri 260 mln altri sul preridotto e altri 350 mln ambientali. Ci sarà la “sostanziale riduzione delle emissioni”, ha infine assicurato Arcuri.

Nello stabilimento siderurgico di Taranto “chiuderemo l’anno a 3,4 milioni di tonnellate ma nel 2021 prevediamo un aumento di produzione a circa 5 milioni, +50% rispetto alla situazione attuale”. Lo ha detto l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli. 

“Apprezziamo lo sforzo compiuto da tutte le parti per dare futuro al sito di Taranto e allo sviluppo dell’ acciaio italiano. Da parte nostra manterremo responsabilità previste dagli accordi rispetto all’affittuario”. È quanto ha detto Alessandro Danovi, uno dei tre commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Ilva in amministrazione straordinaria è la società proprietaria di stabilimenti e impianti che dall’1 novembre 2018 li ha affittati, con opzione di acquisto, ad Am Investco, società di ArcelorMittal Italia. Per il fitto, ArcelorMittal paga un fitto in canoni trimestrali anticipati che l’accordo di marzo scorso, che poi è sfociato nell’accordo finale del 10 dicembre relativo all’ingresso dello Stato nel capitale dell’azienda dell’acciaio, ha dimezzato rispetto ai 45 milioni della iniziale decorrenza. La parte non versata ora, sarà comunque saldata da ArcelorMittal nel momento in cui formalizzerà l’acquisto. Dopo l’accordo di marzo, per alcuni trimestri, ArcelorMittal non ha versato il fitto all’amministrazione straordinaria. La questione si è poi chiusa con un'intesa tra gli avvocati delle parti, il versamento di una parte dell’arretrato nel frattempo maturato da Ilva in amministrazione straordinaria e l’impegno di ArcelorMittal Italia a rimettersi in regola con i pagamenti. Nella discussione che ha portato all’accordo del 10 dicembre, Ilva in amministrazione straordinaria non è stata coinvolta in quanto il confronto ha interessato solo Invitalia per la parte pubblica e la stessa ArcelorMittal Italia.

Reazioni 

 L’incontro di oggi “ha permesso finalmente di conoscere i contenuti concreti dell’accordo con cui Invitalia entrerà prossimamente nel capitale di ArcelorMittal per gestire e rilanciare il polo siderurgico di Taranto. È un accordo che permette di creare molti investimenti”. Lo ha detto il segretario generale Fim Cisl, Roberto Benaglia, dopo il primo confronto di oggi. Presenti Governo, con quattro ministri (Patuanelli, Gualtieri, Catalfo e Provenzano), Invitalia, ArcelorMittal Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Investimenti, ha aggiunto Benaglia, “per la sostenibilità ambientale, soprattutto per cambiare completamente la produzione, rendendola molto più green, e per noi, molto importante, per rilanciare una produzione che oggi è al minimo storico”. 

 

“Abbiamo posto ai ministri - ha proseguito Benaglia - la necessità di fare un accordo sindacale che non sia in maniera notarile solamente una applicazione di questo accordo, ma permetta di dare più garanzie all’occupazione, di evitare che ogni lavoratore rimanga per cinque anni da solo in cassa integrazione, di accelerare gli investimenti e di coinvolgere i lavoratori. Come Fim Cisl, crediamo molto nel cronoprogramma che deve gestire il rilancio. Rilancio che non è scontato ma ha bisogno fortemente di una capacità delle parti sociali di poterlo governare”. Circa i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, circa 1800 tra Taranto e Genova, Benaglia ha sostenuto che “non li dimentichiamo, vogliamo rimetterli nel perimetro, una importante chance, ma adesso c’è bisogno di fare concretamente e da gennaio per noi molto importante è che il confronto, tecnicamente, vada nel merito per dare tutti i chiarimenti che permettano di rendere tutti gli investimenti concreti e soprattutto la capacità di recupero dell’occupazione”. Che, conclude la Fim Cisl, deve essere “molto più immediata” rispetto “ai programmi che oggi Invitalia ci ha illustrato”.

 

“C’è una differenza sostanziale riguardo al tema dell’occupazione rispetto all’accordo del 2018 e preoccupa l’allungamento dei tempi. Ci troviamo di fronte ad un piano che prevede un allungamento di due anni, arriviamo al 2025”. Invece “l’accordo del 2018 stabiliva il riassorbimento da subito di 10.700 lavoratori e il vincolo occupazionale per i 1700 lavoratori in amministrazione straordinaria, presenti nel sito di Genova dopo l’accordo di programma che ha portato alla chiusura dell’area a caldo”. Lo dicono, in una dichiarazione congiunta, Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil, e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom Cgil, dopo l’incontro di stamattina con Governo, ArcelorMittal Italia, Investitalia e Ilva in amministrazione straordinaria. “I temi dell’innovazione, degli investimenti, della sostenibilità ambientale e delle ricadute occupazionali sono per noi tutti aperti e devono essere affrontati in un negoziato di cui nelle prossime ore si definirà l’agenda degli incontri di gennaio” aggiungono Re David e Venturi.

 

 Per i rappresentanti nazionali Fiom, “nell’incontro è stato presentato l’esito del confronto tra Governo, ArcelorMittal e Invitalia in questi mesi per quanto riguarda l’accordo di coinvestimento ed i relativi assetti societari, che peraltro confermano le anticipazioni di queste settimane, e la necessità che su di esso si esprima l’Antitrust Europeo”. Secondo la Fiom Cgil, “il piano industriale è stato presentato nelle sue linee fondamentali con qualche elemento di dettaglio in più. Si conferma, anche sul piano industriale, la sostanza delle anticipazioni con un progetto di ridefinizione degli assetti del sito di Taranto, con un ciclo di produzione misto tra altoforni e forno elettrico, oltre alla realizzazione di due impianti di produzione Dri”, concludono Re David e Venturi.

 

 

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