Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1255)

Sulla rampa di lancio il progetto per fare dell’ex stabilimento tessile Miroglio a Castellaneta (Taranto) la piattaforma di Agromed, che lavorerà i prodotti agricoli. La società Agromed, che ha come socio unico la Camera di Commercio di Taranto, ha chiuso oggi, in una call conference con i sindacati, confederali e di categoria, e con il Comune di Castellaneta, l’accordo quadro finalizzato all’avvio del nuovo investimento. Lo annuncia il presidente di Agromed, Vincenzo Cesareo. “Tassello importante di questo progetto - dichiara Cesareo - è il passaggio dello stabilimento ex Miroglio, nell’area di Castellaneta, dal Comune di Castellaneta alla società Agromed in comodato d’uso per un arco di tempo di tre anni per essere in seguito definitivamente trasferito alla società Agromed che ne diverrà proprietaria”. “Abbiamo raggiunto l’intesa con i sindacati relativamente alla forza lavoro. Entro la fine del prossimo anno saranno impiegate, assorbendole dal bacino ex Miroglio, 20 persone che poi a regime, entro la fine del 2023, diverranno 28” ha detto Cesareo. 

 

“Quanto avvenuto oggi con la call conference, ci permette di avviare il progetto Agromed verso l’attesa fase operativa e di avvio delle attività - spiega Cesareo - adesso i prossimi passi che ci attendono, riguardano la redazione del progetto esecutivo di Agromed, che sarà a cura di Invitalia - Investitalia, e la messa a punto del piano formativo del personale che sarà a cura della Regione Puglia”. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, “quando abbiamo iniziato a lavorare sul rilancio del progetto Agromed, la piattaforma agroalimentare sbloccata nel mese di dicembre 2019 con delibera Cipe dopo decenni di abbandono, legandolo alla risoluzione della vertenza ex Miroglio, in pochi ci credevano. Ed invece oggi - dice Turco - possiamo dire che il ruolo di proponente istituzionale del Governo, con la Presidenza del Consiglio, nonché di collante tra sindacati e la società Agromed, è stato decisivo”. “Accolgo con favore - conclude il sottosegretario - la chiusura di un’annosa vertenza, ma posso dirmi anche soddisfatto perché le parti sono riuscite a concludere nei tempi previsti una soluzione condivisa che accontenta le istituzioni governative e le parti sociali”. 

Noto e seguito in Italia soprattutto per i suoi editoriali a quattro mani con Francesco Giavazzi, Alberto Alesina era stato uno dei primi laureati del Des, quel corso di Discipline Economiche e Sociali nato nel 1974 che ha reso famosa l’Università Bocconi nel mondo intero. Nato a Broni (Pavia) il 29 aprile del 1957, era professore di Economia Politica all’Università di Harvard ma continuava a collaborare anche con l’ateneo milanese di via Sarfatti.         Alesina è morto nelle scorse ore per un attacco di cuore mentre passeggiava in montagna negli Stati Uniti, sua patria adottiva.  Il libro scritto a sei mani con Giavazzi e Carlo Favero,  «Austerità, quando funziona e quando no», pubblicato l’anno scorso da Rizzoli, ha da poco ottenuto il premio Hayek, intitolato all’economista liberale premio Nobel nel 1974, l’austriaco-britannico  Friedrich August von Hayek. 

 

Quello dell’”autorità espansiva” era uno dei cavalli di battaglia dell’economista di Harvard, che già nel 2009 l’aveva teorizzata in uno studio, poi criticato dai nemici dell’austerità come il premio Nobel Paul Krugman.     La teoria espressa negli ultimi lavori, sintetizzata da Favero, uno dei coautori di Alesina nell’ultimo libro, è che “l’austerità può essere capita paragonandola a una medicina necessaria che dà effetti collaterali, che vanno minimizzati. Per l’economia, la malattia è l’alto debito pubblico. Si tratta di un male che viene ereditato dalle generazioni future, su cui manifesta i propri effetti più perniciosi (…) L’austerità basata sulla riduzione della spesa pubblica è meno costosa in termini di crescita ed è più efficace nella stabilizzazione del rapporto debito/Pil rispetto all’austerità basata sull’aumento delle entrate del settore pubblico”. Moltissimi i messaggi di cordoglio e rimpianto diffusi sui social network fin dal momento in cui si è diffusa la notizia della scomparsa dell'economista, molto apprezzato anche per i modi gentili e l'empatia. Lo ricordano colleghi e ex allievi in Italia e Stati Uniti ma anche nel resto del mondo, oltre che le numerosissime istituzioni con le quali ha collaborato nel corso dei decenni della sua attività.

 

Esprimiamo anche noi piena soddisfazione in merito agli ultimi sviluppi dei lavori del Tavolo Istituzionale Permanente, che vede incrementare le opere finanziate per Taranto attraverso il CIS. Siamo contenti, – commenta Fabio Paolillo, Segretario provinciale di Confartigianato - quando la “politica” funziona è un bene per tutti, e la sinergia creatasi e l’impegno profuso tra i vari livelli istituzionali e cioè Amministrazioni comunali, Regione Puglia e Governo nazionale sta producendo questi ottimi risultati annunciati.

Un lavoro che purtroppo non ha visto sinora tra i protagonisti le parti sociali, o quanto meno tutte, in particolare le rappresentanze di importanti spaccati di settori  economici del territorio, come le piccole imprese, gli artigiani ed i commercianti. Ora però si dovranno avviare le fasi successive, quelle che immaginiamo essere le più importanti per la comunità, cioè le procedure dell’appalto e della realizzazione delle opere. Assisteremo alla traduzione della programmazione in realizzazione.

Bene, l’opera risarcitoria e di ricostruzione di una economica diversa che il Governo, in collaborazione con Regione e Amministrazioni locali, sta realizzando per il nostro territorio, così tanto offeso e lacerato da una profonda crisi ambientale, sanitaria, economica derivante dai danni prodotti dalla monocultura industriale, deve trovare in fase realizzativa concreto riscontro e beneficio per l’economia locale.

Andando come al solito al sodo, come nostra abitudine – afferma Fabio Paolillo - tutte queste ingenti risorse che vengono riversate su Taranto devono vedere protagoniste, nella fase realizzativa, il mondo delle imprese esistenti sul territorio. Sarebbe inconcepibile ed imperdonabile per la classe politica  e per le espressioni del mondo economico locale se ciò non avvenisse.

Per questo, ci rivolgiamo direttamente al Sottosegretario On. Mario Turco, al quale riconosciamo il massimo impegno che sta profondendo, nell’ambito del proprio ruolo istituzionale, per sostenere il rilancio di Taranto, la sua città. Siccome in una sua intervista, nei mesi scorsi, abbiamo avuto modo di riscontrare un analogo  auspicio, ora serve tutto l’impegno per fare in modo che questo avvenga. Conosciamo le norme, quelle europee e quelle nazionali, ma sappiamo anche che quando si è voluto, governo e parlamento hanno superato gli ostacoli creando condizioni normative specifiche e mirate, come è stato fatto nel recente passato con i decreti Ilva. Allora crediamo sia giunto il momento di incontrarci, troviamo il modo per tradurre queste grandi risorse per il territorio in opportunità di lavoro per le imprese locali. Medesimo invito lo rivolgiamo anche al Sindaco Melucci, che in questi mesi, con coraggio e capacità ha saputo rimettere in moto la macchina progettuale ed organizzativa del Comune. Ora l’Amministrazione comunale diventa una grande stazione appaltante, quale migliore occasione per dare alla nostra Taranto un nuovo modello economico e sociale.

Forse alcuni dati rendono meglio il discorso. Analizzando solo alcuni comparti attinenti gli interventi previsti, oggi la provincia di Taranto esprime, 3446  imprese appartenenti al vasto comparto dell’edilizia, di cui 1573 in forma societaria; 1602 imprese operanti nell’intero settore dell’impiantistica di cui 398 in forma societaria e 1091 imprese nella galassia della meccanica di produzione di cui 720 in forma societaria.

Questi numeri, se paragonati ad altri analoghi territori, addirittura non a vocazione industriale come il nostro, denotano un impoverimento del nostro sistema imprenditoriale, tenuto conto che, nel nostro caso, tolte alcune note realtà, trattasi per la quasi totalità di piccole imprese e microimprese e solo qualche pmi,  se seguiamo l’accezione comunitaria della classificazione dimensionali delle imprese.

Anche questo – continua Paolillo – è un problema del territorio, che così come sono le leggi vigenti non riesce e non riuscirà ad intercettare quelle risorse, ne in prima battuta ma nemmeno attraverso qualche eventuale briciola riveniente dal subappalto. E questo non va bene. Perché, nonostante tutto lo sforzo profuso dallo Stato italiano, le nostre imprese resteranno fuori da questo volano economico e quindi non potranno crescere, svilupparsi, aumentare di numero, diventare protagoniste dei mercati. E’ anche vero che, restando queste le regole, nemmeno mettendosi insieme riuscirebbero a prendere qualcosa, lo dimostrano i risultati degli ultimi anni dove, da notizie di stampa, abbiamo potuto apprendere i risultati delle gare effettuate in tema di ambientalizzazione e bonifiche.    

Ora sembra che Taranto sia alla svolta decisiva, con un potenziale di opportunità senza precedenti. CIS, Cantiere Taranto, Bonifiche, Porto, riconversione industriale e poi Piano per il Sud. Taranto cambierà il suo volto come città, come economia, anche strutturalmente, avrà una sua nuova collocazione in tutti i sensi, in ambito regionale, nazionale ed internazionale. Porto, sanità, università, ricerca, innovazione, cultura, turismo, ambiente, tutte direttive di sviluppo di prim’ordine. Ripetiamo: bene e finalmente. Taranto avrà quindi una sua nuova identità che andrà sicuramente ben oltre la storica monocultura dell’acciaio.

Il messaggio che vogliamo dare alla politica, al Governo ed agli amministratori  è chiaro: avremo di fronte una stagione ricca di cantieri, si faccia in modo di farci lavorare dentro le imprese  locali, quelle della nostra terra, ce ne sono tante e molto capaci. Saranno nomi e facce nuove per molti, ma vi garantiamo che ci sono tante imprese professionali e molto capaci che meritano di crescere e non siano i soliti cavilli normativi ad impedirne l’opportunità.    

Per questo richiediamo un importante impegno da parte del Governo, forse quello più difficile o magari più semplice, non sappiamo. Si faccia in modo, ripetiamo, che questa pioggia di centinaia di milioni possano essere “lavorati” anche e soprattutto dalla “pluralità” delle imprese di Taranto e la sua provincia; da quelle imprese che sino ad oggi, per motivi dimensionali etc.,  hanno avuto in qualche modo precluso l’accesso alle grandi e storiche committenze locali, pubbliche e private, come ad esempio Arsenale, Porto, Grande industria.  

Visita dell’amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, oggi al siderurgico di Taranto. Lo apprende AGI da fonti sindacali. La manager è tornata per la prima volta dopo le settimane di lockdown per il Conavirus, periodo nel quale ha tuttavia partecipato ad alcune call conference che hanno riguardato i problemi dell’azienda. Morselli avrebbe fatto un punto di situazione con i rappresentanti della prima linea aziendale alla luce delle diverse criticità che investono ArcelorMittal. L’azienda ha dichiarato ai sindacati una condizione di “sofferenza finanziaria” e  lo stop ordini da parte dei clienti - ordini per i quali era stato inizialmente predisposto il riavvio di alcuni impianti -. Inoltre, ha fatto  ricorso ad ulteriore cassa integrazione. 

 

“I miei delegati sindacali - dice ad AGI il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò - l’hanno vista intorno a mezzogiorno quando è arrivata in fabbrica. Morselli non ci ha chiamato, nè noi abbiamo avuto contatti o scambi di vedute con lei. Se domani è ancora a Taranto, proveremo a sentirla”. “Per ArcelorMittal non ci sono purtroppo novità, si va avanti lungo la solita linea di galleggiamento” afferma ancora Taló, che conferma l’incontro del 25 maggio indetto dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e precisa “che il ministro ha convocato tutti: ArcelorMittal, in quanto gestore dell’impianto, commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, che rappresentano la proprietà, e sindacati”. La convocazione del ministro arriva dopo il pressing dei sindacati che si sono rivolti sia a Patuanelli che al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Sindacati che dopo le proteste di Genova e Novi Ligure, venerdì coinvolgeranno anche gli operai di Taranto. Due le manifestazioni a Taranto: di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm sotto la Prefettura di Taranto e di Usb davanti alla direzione dello stabilimento. A Taranto, ArcelorMittal viaggia al minimo storico d8 produzione: 7mila circa tonnellate di ghisa al giorno con due soli altiforni accesi, l’1 e il 4. Su una forza organica di 8200 addetti, sono in questo momento fuori dallo stabilimento tra cassa integrazione, ferie, malattie, permessi della legge 104, circa 4900 persone come specificato dall’azienda ai sindacati. Di questi, 3200 sono in cassa integrazione chiesta per un massimo di 8175 unità.

L’USB “in fabbrica cominciano a scarseggiare anche acqua e carburante”

Non solo pezzi di ricambio, carenza denunciata da tempo dai sindacati, ma “in tutto lo stabilimento cominciano seriamente a scarseggiare le scorte di acqua e carburanti”. Lo evidenzia, a proposito del siderurgico ArcelorMittal, l’Usb in una lettera inviata al direttore delle  relazioni industriali Arturo Ferrucci.

 

 

Per Usb, “tale situazione se dovesse perdurare e confermarsi nei prossimi giorni, potrebbe creare disagi sociali e di sicurezza molto seri, aggravati dalla già compromessa situazione generale che vive lo stabilimento”. Usb chiede quindi ad ArcelorMittal “di ripristinare tale precaria situazione”,riservandosi, “in caso contrario”, di “interessare gli enti preposti in materia”. L’Usb, per evidenziare la grave crisi di ArcelorMittal e protestare contro quello che il sindacato ritiene essere massiccio ricorso alla cassa integrazione da parte dell’azienda, effettuerà un presidio davanti alla direzione della fabbrica nella mattinata del 22 maggio. 

 

Prosegue la protesta dei lavoratori ArcelorMittal a Genova: giovedì riprende lo sciopero, andato in scena anche questa mattina. Lo ha deciso l'Rsu dopo l'assemblea che si è svolta stamane davanti al cancello dello stabilimento di Cornigliano. Lo sciopero di giovedì scatterà alle 8 e riguarderà "a singhiozzo" diversi reparti produttivi, ciascuno interessato dallo stop per un'ora. La protesta comporterà anche il blocco delle merci in uscita dallo stabilimento. I lavoratori sono infatti invitati all'ingresso dello stabilimento lato aeroporto, per "chiudere" l'unico passaggio dedicato ai mezzi pesanti, impedendo così l'uscita della merce. (foto Primocanale.it)

Anche Taranto, come già Genova e Novi Ligure, si muove per la protesta in città contro ArcelorMittal. Per Taranto fissata già la data: 22 maggio. “Arcelor Mittal non è un interlocutore inaffidabile e lo ha dimostrato in molteplici occasioni. Pertanto, in assenza di risposte immediate le organizzazioni sindacali, osservando tutte le restrizioni in atto previste dal Dpcm ultimo, metteranno in campo azioni di lotta, a partire dalla mobilitazione del 22 maggio con una presidio presso la Prefettura”.

 

Per le tre sigle metalmeccaniche, viene denunciato “da tempo uno stato di abbandono degli impianti, oltre che il fermo delle attività previste dalle prescrizioni del piano ambientale. Inoltre, all’interno della fabbrica - proseguono -, si vive un clima di paura creata ad arte per intimorire i lavoratori, basti pensare al proliferare di contestazioni disciplinari e licenziamenti. Una situazione divenuta ormai insostenibile e che deve necessariamente essere affrontata dal governo con chiarezza e determinazione”. Per Fim, Fiom e Uilm, si è davanti “all’inspiegabile scelta da parte di ArcelorMittal di chiudere tutta l’area a freddo e aumentare il numero di lavoratori in cassa integrazione determinando, di fatto, un rischio per la sicurezza dei lavoratori e degli stessi impianti. Una scelta incomprensibile - sostengono i sindacati - e con il solito fine ricattatorio nonostante ci siano commesse già in ordine e mai interrotte”. “È del tutto evidente - dicono ancora i sindacati - che l’azienda provi a ritagliarsi uno spazio con il governo per provare a trattare miglior condizioni di favore sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini”. 

Contro ArcelorMittal, protesta anche l’Usb che il 22 maggio effettuerà una manifestazione autonoma rispetto a quella indetta nello stesso giorno da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm. Mentre come già detto queste ultime organizzazioni effettueranno un presidio sotto la Prefettura, l’Usb, con i lavoratori di ArcelorMittal, indotto-appalto e Ilva in amministrazione straordinaria, manifesterà dalle 7 davanti alla direzione dello stabilimento siderurgico. Per l’Usb, ArcelorMittal “non ha rispettato i criteri di selezione per scegliere il personale ed è stata condannata per comportamento antisindacale, non ha assunto il numero dei lavoratori previsto nell’accordo (10.700), ha azzerato le relazioni sindacali”.

 

I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Marco Bentivogli, Francesca Re David e Rocco Palombella hanno inviato una lettera ai ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo, (e per conoscenza all'ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli) per chiedere un "incontro urgentissimo" sulla situazione dell'ex Ilva.     "Le tensioni di queste ore in merito alla drammatica situazione industriale ed alla gestione della Cassa integrazione per Covid-19, in tutti gli stabilimenti di Arcelor Mittal Italia, la perdita salariale per i lavoratori in Cig, la riduzione al minimo della produzione di acciaio e la quasi totalità degli impianti fermi a valle del ciclo produttivo in tutti i siti italiani, il blocco degli investimenti per l’ambientalizzazione, lo stato di abbandono degli impianti, la mancanza di interlocuzione con ArcelorMittal - sottolineano i sindacati - rendono necessario la convocazione di un incontro urgente. Tanto più in ragione del fatto che l’accordo intervenuto tra Governo e AmIil 4 marzo prevede la scadenza del 31 maggio per la definizione dell’accordo sul piano industriale la conseguente attivazione della Cassa straordinaria (quella ordinaria scade il 30 giugno)".     "Riteniamo quindi indispensabile - concludono - la convocazione di un incontro con la presenza dei vertici di ArcelorMittal per conoscere e valutare l’effettivo stato della trattativa sugli assetti societari, sul piano industriale, occupazionale e ambientale, sulle strategie, sulle prospettive tecnologiche e industriali del gruppo". 

Oggi incontro con l’azienda “pensiamo a una manifestazione a Taranto”

 

“Oggi, nell’incontro con ArcelorMittal a Taranto, abbiamo scoperto che il ricorso alla cassa integrazione  Covid è strutturato con cinque settimane a giugno e quattro a settembre, luglio e agosto sono invece scoperti e quindi l’azienda per questi due mesi aprirà di nuovo il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, quella che ha applicato in stabilimento da luglio 2019 a marzo scorso”. Lo dichiara ad AGI il coordinatore di fabbrica Uilm Taranto, Gennaro Oliva. 

 

“Come sindacati, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, vogliamo lanciare la proposta di una manifestazione di protesta a Taranto entro la settimana, ovviamente se ce la fanno fare, stante gli attuali divieti, perché ho i miei dubbi su questo - prosegue Oliva -. A Genova oggi la manifestazione oggi c’è stata? Si, ma il sito di Genova ha dimensioni notevolmente inferiori rispetto a Taranto. Tutta la forza lavoro di Genova è, per fare un esempio, l’equivalente di una grande officina del siderurgico di Taranto. Sul piano dei numeri e dell’eventuale partecipazione, una manifestazione a Taranto sarebbe tutt’altra cosa se ci mettiamo anche i lavoratori dell’indotto-appalto siderurgico”. Oliva spiega ancora che l’incontro di oggi è cominciato intorno alle 12, è stato interrotto due ore dopo, ed è ripreso nel primo pomeriggio per concludersi poco fa. “Il bilancio? Certo non si può dire che è andato bene, perché dire bene con ArcelorMittal è una parola grossa. Hanno preso l’impegno di migliorare su alcuni aspetti, come ferie e rotazione della cassa integrazione,vedremo quello che ci proporranno”conclude Oliva. 

La Fiom Cgil chiede con un esposto ad Inps e Ispettorato del Lavoro di intervenire su ArcelorMittal perchè ritiene che l'azienda stia commettendo "soprusi" nella gestione della cassa integrazione Covid 19 che nel siderurgico di Taranto coinvolge più di 3000 addetti. La Fiom riferisce che, "in data 14 maggio, ArcelorMittal, a distanza di pochi giorni dalla ripartenza di alcuni impianti, ha comunicato alle organizzazioni sindacali il fermo degli stessi impianti senza una giusta causa e utilizzando impropriamente la cassa integrazione scaricando il costo del lavoro verso l’istituto previdenziale".

 

Per la Fiom, "la sospensione delle attività con la conseguente collocazione in cassa integrazione per ulteriori 1000 lavoratori non è avvenuta per motivi di ritiro degli ordini già esistenti, bensì per una volontà aziendale non ben precisata. Secondo una parziale ricostruzione da parte dell’azienda - spiega il sindacato -, si tratta di una condizione momentanea legata ad un rallentamento delle stesse aziende che, a tutt’oggi, non hanno ritirato gli ordinativi precedentemente assunti". Per la Fiom, ArcelorMittal avrebbe potuto continuare con le attività previste, con gli impianti da poco avviati, stoccando il prodotto richiesto per poi commerciarlo". Inoltre, "a seguito della comunicazione della fermata dei reparti, nello specifico il laminatoio a freddo e il treno lamiere, abbiamo riscontrato una serie di criticità nell’utilizzo dell’ammortizzatore sociale". Ovvero, spiega il sindacato, sulla rotazione del personale l'azienda "ha selezionato il personale a cui inviare la lettera di collocazione in cassa integrazione a data da destinarsi, nonostante ci fosse la possibilità di una rotazione equa tra i lavoratori. Infatti  - dice la Fiom -, in molti reparti di manutenzione e non solo, a parità di mansione, il personale può effettuare una rotazione così come avvenuto precedentemente".

Confermato lo sciopero di lunedì nello stabilimento ArcelorMittal di Genova Cornigliano contro la decisione dell'azienda di proseguire con la cassa integrazione. Lo rende noto la Fiom Cgil. I lavoratori sono chiamati a partecipare anche all'assemblea, in programma dalle 7 davanti ai cancelli dell’azienda, nel corso della quale saranno decise le iniziative di mobilitazione.

 

 Per la Fiom Cgil l’azienda sta utilizzando impropriamente e illegittimamente l'ammortizzatore sociale previsto per l'emergenza Covid 19: "i clienti non hanno ritirato i prodotti a causa dell’emergenza coronavirus, ma nessun ordine è stato annullato per cui il lavoro può proseguire - dice il sindacato - Crediamo che questa posizione del Gruppo, non solo per Genova, ma per tutti i siti produttivi a livello nazionale, sia quello di risparmiare sul costo del lavoro utilizzando illegittimamente una cassa, quella per Covid-19, che costa meno". La preoccupazione che il prolungamento della cassa sia "preludio per un disimpegno del gruppo in Italia" è stata condivisa in un incontro in Prefettura a Genova a cui, oltre i sindacati, hanno preso parte il governatore Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci. La Prefettura di Genova si farà promotrice di un incontro lunedì con i partecipanti alla riunione di oggi, più i rappresentati dell’azienda. 

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