Artigianato, Commercio & Agricoltura

Artigianato, Commercio & Agricoltura (65)

 “Il mare di Taranto sta diventando il deposito della Grecia”. Lo dicono i mitilicoltori associati a Confcommercio Taranto, segnalando che ogni giorno a Taranto arrivano circa 1000 quintali di cozze greche, “pronte per l’immersione in Mar Grande prima della ‘partenza’ verso i banchi di vendita di pescherie e i mercati della Puglia, Campania, Calabria”.

    I mitilicoltori lamentano che, mentre il mercato è invaso dalle cozze della Grecia, il prodotto locale risulta venduto solo per il 20 per cento.

 

Luciano Carriero, presidente mitilicoltori Confcommercio, dichiara che le cozze greche immerse in Mar Grande hanno determinato “acque torbide per la presenza eccessiva, oltre i limiti consentiti, di mitili immersi”.

    La categoria ha mostrato anche filmati che documentano la torbidità delle acque a seguito del rilascio di sostanze da parte delle cozze di importazione. “È in gioco", prosegue Carriero, "la sicurezza alimentare dei consumatori. Non riusciamo a comprendere come una pratica abusiva così spinta possa andare avanti, quando abbiamo l’80% delle nostre cozze prodotte in Mar Piccolo, invenduto”.

   “È in atto un piano di spartizione del mercato della cozza dal quale la produzione di Taranto resta tagliata fuori", spiega il presidente dei mitilicoltori di Confcommercio. "Di di questo passo la cozza di Taranto del Mar Piccolo rischia l’estinzione”.

    Solo ieri capitaneria di porto e polizia di Stato hanno sgominato una nuova organizzazione abusiva, con 3 denunce e il sequestro di 4 quintali di mitili e di diverse baracche adibite alla lavorazione delle cozze. I mitilicoltori annunciano intanto azioni di sensibilizzazione.

    “Il nostro prodotto locale è in mare, in attesa di essere venduto", sostiene Carriero, "mentre i banchi di vendita sono invasi da cozze greche fatte passare per tarantine. Un abuso che mette in pericolo centinaia di posti di lavoro ”.

E’ boom in Puglia per la coltivazione di grani antichi e il grano Cappelli quintuplica le proprie superfici. Solo in provincia di Taranto sono 10mila gli ettari coltivati a grano duro per 300mila quintali di produzione media. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti, sulla base dei dati di Consorzi Agrari d’Italia e Sis, società leader nel settore sementiero.

Questo trend ha determinato la rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale al 100 per cento del grano impiegato anche grazie all’opera delle cooperative come la Agricoltà di Taranto, che, in questi anni, ha avviato un percorso di filiera con grano 100 per cento italiano con la Sis. Gli agricoltori per una giusta remunerazione sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro per la quale è vietato l’uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada e in altri Paesi. “Per il tessuto economico del territorio – afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Taranto – sarebbero pericolosi percorsi di abbandono e depauperamento dell’attività cerealicola, che deve puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate”.

Le migliori selezionate, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese, che produce più di un quarto di tutto il frumento duro italiano. E l’emergenza Covid che ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza.

“Per quanto riguarda l’industria alimentare – ricorda il presidente Cavallo - dal 1991 è stata importante la crescita della dimensione media in addetti, soprattutto nella lavorazione e conservazione di paste alimentari. Non solo; gli acquisti di pasta fatta al 100 per cento di grano made in Italy – sottolinea Aldo Raffaele De Sario, direttore Coldiretti Taranto -Brindisi - sono cresciuti a un ritmo di quasi due volte e mezzo superiore a quello medio della pasta secca. E questo, anche per anche per effetto dello smart working e del lungo lockdown che ha costretto i cittadini in casa. Il risultato è che già oggi un pacco di pasta su cinque venduto al supermercato – precisa Coldiretti – utilizza grano duro coltivato in Italia, con la Puglia leader nella produzione”.

Si registra, inoltre, uno storico ritorno al passato. Una tendenza confermata dal boom delle pubblicazioni dedicate, dalle chat su internet, dal successo delle trasmissioni televisive e dai corsi di cucina anche nei mercati e negli agriturismi di Campagna Amica, dove i cuochi contadini preparano pasta semplice o ripiena fatta in casa con il matterello: con la riscoperta della genuinità come valore, il fatto in casa torna a valere di più del prodotto acquistato.

Oggi la Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 360mila ettari coltivati e valore della filiera della pasta pari a 542milioni di euro.

Un centro abusivo per il confezionamento di cozze è stato scoperto a Taranto, in città vecchia, da Polizia di Stato, Capitaneria di porto e Asl. Sequestrati due quintali di cozze prive di garanzia igienica. Le cozze erano già sgusciate e pronte per essere immesse sul mercato ittico. Scoperti nel locale alcuni ragazzi impegnati nello sgusciare i mitili, poi riversati in grosse vasche di plastica senza la minima precauzione igienico-sanitaria. L’ingente quantità di cozze sgusciate e quelle ancora da lavorare, accatastata nel locale, dopo il sequestro è distrutta con un compattatore di Amiu, l’azienda dell’igiene urbana. Il titolare dell’esercizio, un tarantino di 29 anni, è stato denunciato per commercio e lavorazione di sostanze destinate all'alimentazionema pericolose alla salute pubblica. Nel controllo all’interno del laboratorio abusivo, è emerso anche un allaccio fraudolento alla rete elettrica nazionale, poi ripristinato dai tecnici di Enel Distribuzione. Il 29enne è stato denunciato anche per furto di energia elettrica

Il passa parola è veloce: la notizia dell’avvio dei saldi estivi al primo  sabato di  luglio,  suscita malcontento e nervosismo. Tra i commercianti il coro è unanime: “I saldi a inizio luglio ci danneggiano.”.

Ci si attende che la Regione Puglia, avendone facoltà, modifichi al data di inizio saldi (fissata dalla Commissione attività produttive della Camera), ed invece si ha notizia che l’assessore regionale alle Attività Produttive, Alessandro Degli Noci, avrebbe deciso per il 3 luglio.

 

“Una notizia contestata da nord a sud della Puglia, e non certamente – commenta Mario Raffo, presidente provinciale di Federmoda Taranto- per partito preso, ma perché sino ad oggi le vendite estive di abbigliamento e calzature hanno stentato a prendere il volo. Infatti, è solo da qualche settimana che le città della Puglia sono tornate  alla ‘normalità’, le strade si sono ripopolate di gente più rilassata e propensa a muoversi per lo shopping e non solo per gli acquisti dei beni essenziali. I ristoranti hanno riaperto, la gente ha iniziato a riprogrammare le vacanze e conseguentemente si è riacceso l’interesse per l’abbigliamento, le calzature, gli accessori. E comunque, i nostri negozi sono ancora pieni di merce primaverile oltre che estiva che abbiamo acquistato questo inverno a prezzo pieno e che non vogliamo svendere senza essere passati per le programmate vendite.

 

In queste ore – continua Raffo-sono stato contattato da decine di colleghi che volevano far sentire la loro voce, esprimere il proprio disappunto. Abbiamo infatti raccolto alcune testimonianze che abbiamo riproposto sulla pagina Facebook di Confcommercio Taranto.

 

Non si riesce a comprendere che le attività del commercio al dettaglio del settore moda non solo non hanno beneficiato dei ristori concessi ad altre categorie, ma con queste decisioni capestro, di cui si avvantaggia solo la grande distribuzione, verranno doppiamente penalizzate.

Il 15 giugno ripartono le cerimonie, e stabilire che fra poco più di tre settimane partono i saldi equivale a dare una nuova battuta di arresto alle vendite degli abiti e accessori degli eventi programmati dopo agosto e  settembre.  

Non dimentichiamo infine che la Puglia è ancora in fascia gialla e che la stagione estiva fatta di turismo di prossimità, serate conviviali, appuntamenti dei cartelloni estivi, non è per nulla partita, e che perciò abbiamo ancora un buon 70% delle nuove collezioni estive ferme negli stand.”

 

Insomma, la scelta di far partire i saldi il 3 luglio non risponde affatto alla necessità delle piccole imprese di riposizionarsi sul mercato, di recuperare le marginalità di guadagno, dopo l’ultimo fermo totale di sei settimane, ed una ripartenza a singhiozzi.

La posizione degli associati di Confcommercio Taranto, simile a Bari, Lecce, Brindisi, è la stessa di altre province di altre regioni, ed infatti da un’indagine di Federmoda Confcommercio fra i propri associati è emerso che il 50% avrebbe preferito far cadere la partenza dei saldi estivi almeno dalla metà di luglio ed ovviamente la motivazione è da rintracciare negli ultimi 14 mesi di frenate, chiusure, scarse occasioni di socialità e nelle  ridotte capacità di spesa dei consumatori.

 

Marzia Varvaglione: con il nostro Primitivo di Manduria dedicato alla storia di 

Papa Benedetto XIII abbiamo portato la Puglia nel mondo.

 

 


Il 2021 ha un significato simbolico molto forte per la famiglia Varvaglione; l’anno del centenario della storica azienda tarantina coincide con il decimo anniversario dalla messa in commercio della prima bottiglia di Papale Oro, il loro Primitivo di Manduria, un vino amato e conosciuto in tutto il mondo.  

 

Papale Oro è emblema del made in Italy; è la storia del mezzogiorno d’italia del vino fatta dalle mani e dalla passione di quattro generazioni di vignaioli che nel 2021 celebrano cento anni di storia.

Papale Oro è l’unico Primitivo di Manduria di cui è possibile ritrovare una selezione sin dal primo imbottigliamento che risale al 2008.

Un vino, apprezzato dai consumatori e dalla critica, che rappresenta i grandi classici di casa Varvaglione. Un’etichetta storica che prende il nome dalla contrada in cui hanno dimora i vigneti già agli inizi del 1700 appartenevano a Papa Benedetto XIII, quel Pierfrancesco Orsini che è stato l’ultimo degli unici tre papi pugliesi e che, prima della sua elezione, coltivava le viti del Primitivo di Manduria. Quando divenne Papa continuò questa tradizione e così quell’appezzamento di terra a lui appartenuto prese il suo nome e chiamato Contrada Papale

Oggi quella terra esiste ancora ed è uno dei vigneti di proprietà della famiglia Varvaglione, da cui nasce la Collezione Papale.

Per omaggiare un momento storico importante per il Sud Italia, sull’etichetta è stato riportato il testo recuperato dal Giornale di Napoli risalente al 1724, anno in cui avvenne l’elezione di Papa Benedetto XIII. Il popolo, come riportato dalla stampa dell’epoca, accolse con gioia quella scelta, e sulla stampa era così celebrato il momento: “È stato tale e tanto il giubilo inteso dalla Cittadinanza per la esaltazione al soglio Pontificio del di loro primo natural padrone, oggi Sommo Pontefice, che per dieci giorni continui quel pubblico lo manifestò con estraordinaria allegrezza… facendo sentire un continuo rimbombo di mortaretti, salve darchibuggi, e di varie sorti di fuochi artificiali.

...col rendere publiche grazie a Dio, col solenne canto del Te Deum, per aver prescelto al governo del suo gregge un così Santo e Zelante Pastore.”

Un vino, dunque, con un forte valore simbolico per la terra in cui viene prodotto e che la famiglia Varvaglione ha reso punto di riferimento per la produzione di Primitivo di Manduria.

 

Il Papale Oro ha il 14,5% di grado alcolico e proviene da vigne dai 50 ai 90 anni raccolte a mano. Invecchia per i primi 10 mesi in botti francese e americano e per un anno in bottiglia.

 

I Premi. 

Papale Oro 2011

Robert Parker: 90 punti 

Concorso enologico Vinitaly 2014: Gran Menzione

CMB Bruxelles del 2013: medaglia d’oro

LITHUANIAN WINE COMPETITION (VILNIUS) 2014: medaglia d’oro

 

Papale 2012

CMB Bruxelles 2014: medaglia d’oro

AWC Vienna 2014: medaglia d’oro

 

Papale 2013

Luca Maroni: 98 PUNTI  

Berliner Wein Trophy 2015 (edizione invernale): medaglia d’oro

CONCORSO ENOLOGICO VINITALY 2015: Gran Menzione

Mundus Vini 2016 – (edizione invernale): Medaglia d’argento

 

 

 

 

Anche Taranto avrà un mercato coperto di Campagna Amica di Coldiretti. Sarà inaugurato questa mattina, alle 10,30 in Viale Virgilio 33 – angolo via Minniti. Un luogo in cui molte aziende dell’entroterra locale, circa una ventina, potranno valorizzare, oltre che promuovere, il consumo di prodotti genuini di stagione e a chilometro zero, quelli che dalla terra arrivano direttamente sulle nostre tavole. Sarà un vero e proprio salone della biodiversità a disposizione del consumatore.

Così, sul modello di quello brindisino di via Appia 226, che è stato il primo mercato coperto a essere inaugurato nel dicembre 2018 in Puglia, anche il food hub di Coldiretti e Campagna Amica a Taranto, nel cuore della città, diventa il luogo ideale per trovare cibo sano, frutta e verdura a km 0, verso i quali si orientano sempre di più le scelte dei consumatori, che ne apprezzano le proprietà salutistiche. Una tendenza, questa, che nella provincia tarantina, come in gran parte della Puglia, sta cambiando anche i criteri di scelta degli acquisti: per i consumatori la freschezza è l’elemento principale da prediligere, seguito dalla stagionalità e dal prezzo conveniente.

L’inaugurazione del mercato coperto di Campagna Amica sarà l’occasione per ufficializzare l’entrata in vigore, da meno di tre mesi, dell’etichetta d’origine Made in Italy su salami e prosciutti: sulle nostre tavole arrivano i primi würstel e mortadelle rigorosamente agricoli a chilometro zero. A presentare i ‘neonati’ dell'arte salumiera agricola, questa mattina ci saranno, assieme al presidente di Coldiretti Puglia Savino Muraglia e al presidente della Coldiretti di Taranto Alfonso Cavallo, anche l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e l’assessore all’Agricoltura del Comune di Taranto Fabrizio Manzulli. Interverranno anche l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, il direttore nazionale della Fondazione Campagna Amica Carmelo Troccoli, con il direttore regionale di Coldiretti Pietro Piccioni e il direttore provinciale di Taranto Aldo Raffaele De Sario.

“In un momento difficile per la nostra economia – anticipa Alfonso Cavallo - gli imprenditori agricoli non si sono mai fermati, portando sul mercato prodotti agroalimentari nuovi e di eccellenza, con il valore aggiunto della trasparenza e dell’origine Made in Italy in etichetta, per combattere la concorrenza sleale. La Murgia tarantina e l'intera provincia jonica, con il patrimonio zootecnico che vanta, hanno la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista grazie alla qualità e alla sicurezza alimentare del cibo che solo i nostri contadini sanno produrre”.

 Selfie davanti allo specchio dei saloni dei parrucchieri, di nuovo a lavoro con spazzola e phon: i pugliesi ieri, dopo 6 settimane consecutive passate in zona rossa, sono tornati nei centri estetici costretti alla chiusura a causa del Covid.

    “Finalmente abbiamo riaperto e abbiamo avuto un boom di prenotazioni, tanto che abbiamo lavorato anche di lunedì", dice Giancarlo, parrucchiere per donna. "Abbiamo recuperato il nostro rapporto con le clienti che, in queste lunghe settimane, abbiamo seguito con il ‘fai da te’ (con storie su Instagram e TikTok) per effettuare persino la tinta a casa”.  

 

 “Le nostre misure di precauzione sono sempre state alte e continueranno ad esserlo", assicura Renzo, barbiere. "Abbiamo speso tanto per visiere, igienizzanti, purificatori d'aria, ecco perché non ci siamo dati pace durante il periodo di chiusura”.

    Riaperti anche i negozi di abbigliamento: “Abbiamo seguito le nostre clienti, sfoggiando tutti gli outfit di primavera-estate sui nostri social e attivandoci con consegne a domicilio e spedizioni gratuite", raccontano i commercianti. "In alcuni casi abbiamo raggiunto anche clienti fuori dalle nostre città e, quindi, attirato nuovi consumatori. Ma non basta: ora l'unica speranza, per recuperare questo periodo nerissimo, è che ci sia un segnale di fiducia sia da parte del governo, che da parte delle persone. Ci auguriamo tornino a trovarci e si comportino con coscienza”.

    Sono tornati con i loro banchi, in strada, anche i mercatali che hanno lanciato un appello ai sindaci pugliesi: “Ci auguriamo che ci consentano di svolgere i mercati all'aperto per tutti i settori merceologici revocando, laddove ancora presenti e in vigore, ordinanze sindacali o provvedimenti che abbiano determinato la sospensione dei mercati in violazione delle norme vigenti e determinando profili di illegittimità”.

    Per le strade delle città, intanto, è leggermente aumentato il numero di persone che si sono ritrovate anche solo per una passeggiata nel primo lunedì che consentiva di uscire all'interno del proprio comune. Qualche sanzione è stata elevata dalle forze dell'ordine ad alcuni pregiudicati, nel Barese, in giro oltre l'orario consentito dal Dpcm.

In Puglia le attività commerciali, comprese quelle addette alla vendita di alimentari, siano chiuse con ordinanza regionale sia il 25 aprile che l’1 maggio. È la richiesta che al governatore della Puglia, Michele Emiliano, hanno fatto i vertici regionali Cgil, Cisl e Uil insieme alle rispettive federazioni di categoria.

   I sindacati temono che “l’apertura possa costituire un ulteriore momento di criticità ed innescare un ulteriore aumento dei contagi, rallentando significativamente le condizioni per la riapertura complessiva di tutte le attività e, con essa, la tanto agognata ripresa economica”. I sindacati fanno presente a Emiliano “il perdurare dell’emergenza sanitaria nella nostra Regione e l’alto rischio di contagio”. Questo, rilevano, “nonostante le restrizioni disposte dal Governo e l’impegno delle istituzioni locali sul contingentamento e sul piano vaccinale”.

   “Le attività commerciali - sostengono ancora le sei sigle sindacali tra confederali e di settore - sono luoghi di possibili assembramenti, in alcuni casi a causa del mancato rispetto dei protocolli di sicurezza, e rappresentano molto spesso opportunità di elusione dei provvedimenti limitativi alla mobilità posti in atto”. La lettera a Emiliano si conclude evidenziando come “in questi mesi di pandemia, il contributo dei lavoratori e delle lavoratrici della distribuzione organizzata e della grande distribuzione sia stato indispensabile e lodevole sia per impegno che per senso di responsabilità nei confronti di tutta la comunità”. 

 Gli ambulanti hanno manifestato in tutta la Puglia, a partire da Bari, con un sit-in di protesta. Sono 16 mila le imprese commerciale interessate, che si considerano "vessate e umiliate dalle politiche scellerate” e trattate come "capro espiatorio del contagio”.

    Gli ambulanti denunciano di essere stati "messi da parte sia dal governo centrale che da quello regionale". Entrambi sono accusati di ostacolare, "illegittimamente" - sostiene  il coordinatore di CasAmbulanti Italia, Savino Montaruli - le riaperture dei mercati e delle attività ferme in maniera discriminante, e dalle politiche locali che hanno completamente ignorato e dimenticato un'intera categoria”. 

 

Gli imprenditori ritengono “non determinante, ai fini dell'incidenza del Covid-19, la chiusura forzata delle loro attività: ristoratori, abbigliamento, estetiste, parrucchieri, orafi, palestre, piscine, attività di commercio ambulante del settore merci carie nei mercati".

    Per questo chiedono che “venga concessa dal 7 aprile, la possibilità di riapertura di tutte le attività artigianali, commerciali, di servizi, sportive e di quelle svolte all'interno dei mercati per tutti i Settori, affinché le innumerevoli partite Iva, straordinariamente provate sia economicamente sia moralmente dai dpcm di chiusura, non esalino l'ultimo respiro, creando un danno al sistema Paese irrimediabile sia sotto il profilo economico che occupazionale”.

    In ultimo, gli ambulanti hanno chiesto ai sindaci “lo stanziamento di un fondo comunale dedicato, a titolo di ristoro”. Ad Andria (Bt) è intervenuta anche la consigliera regionale andriese Grazia di Bari(M5S), che si è impegnata a far da tramite per un incontro in videoconferenza che dovrebbe svolgersi oggi pomeriggio alle 16 alla presenza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Bene la richiesta di stato di calamità per i comuni della Provincia di Taranto colpiti dalla Xylella fastidiosa relativamente alle annualità 2018 e 2019, che hanno ricompreso anche Manduria, Avetrana, Sava e Maruggio. E’ quanto afferma Coldiretti Taranto, che plaude alla richiesta di calamità avanzata dall’assessore regionale all’Agricoltura Pentassuglia per la provincia di Taranto, dove si assiste a un nuovo ritocco del fronte della batteriosi, che è attualmente spostato più a ovest rispetto ai precedenti aggiornamenti con 314 ulteriori ulivi infetti in un anno di monitoraggio.

“Le nuove infezioni accertate confermano che continua la virata e l’avanzata della malattia sul fronte tarantino verso Matera e ciò rende ancora più necessario che gli agricoltori abbiano sostegni concreti e la possibilità di diversificare le attività colturali per garantirsi un futuro imprenditoriale realistico, affidandosi ai dati scientifici”, afferma Coldiretti.

Riguardo le nuove regole per la delimitazione (5+5 km) introdotte dal nuovo regolamento comunitario, in base alle valutazioni del gruppo di lavoro scientifico costituito da Coldiretti Puglia, è stato proposto di “rivedere la demarcazione sulla base delle risultanze dell’ultimo monitoraggio effettuato. In particolare, limitatamente alla provincia di Taranto sul fronte ionico dell’epidemia – insiste il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo - si potrebbe arretrare l’attuale limite delle zone cuscinetto e di contenimento, riportando quest’ultima a ridosso dei focolai più a ovest. Tutto ciò con numerosi vantaggi in termini di efficacia del prossimo monitoraggio, efficienza nell’uso delle risorse per la sorveglianza, minore impatto ad esempio su attività vivaistiche ricadenti in zone a tutti gli effetti non ancora interessate dalla comparsa di focolai d’infezione”.

Nella lotta all’insetto vettore la ‘sputacchina’ per arrestare l’avanzata della xylella fastidiosa è indispensabile per scongiurare il fallimento della misura prevedere, soprattutto nelle zone infette dove le aziende sono già state fortemente danneggiate, il rimborso per i costi da sostenere per le pratiche di prevenzione fitosanitaria obbligatorie, prima che partano multe comminate da parte dei Carabinieri Forestali.

“Agli agricoltori viene imposto un obbligo che è a tutti gli effetti – insiste il presidente Cavallo - un servizio pubblico di tutela e protezione del resto del territorio italiano ed europeo da un pericolosissimo agente da quarantena. Così come gli enti pubblici beneficiano di finanziamenti per l’attività obbligatoria, anche e soprattutto gli imprenditori agricoli hanno bisogno di rimborsi per sostenere le pratiche di prevenzione fitosanitaria”.

Un impegno, che rischia ora di essere vanificato dall'epidemia di xylella che dal 2013 ad oggi, secondo un'analisi di Coldiretti Puglia, ha colpito 8mila chilometri quadrati, con un danno stimabile di 1,6 miliardi euro.

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