Economia, Lavoro & Industria (2129)
EX ILVA/ Emendamento di Fdl porta fondi aggiuntivi per 149 mln, per un totale di 257 mln
Scritto da Redazione1Con un emendamento presentato ieri in commissione Industria al Senato da Bartolomeo Amidei di Fratelli d’Italia al decreto legge sull’ex Ilva, la maggioranza punta ad aumentare i fondi per l’azienda dell’acciaio. Si passa infatti da 50 milioni a 149. Quest’ultimi si aggiungono ai 108 che il decreto - che il 13 gennaio andrà al voto nell’aula del Senato - già prevedeva per la continuità operativa dell’azienda. I 108 milioni sono quanto è rimasto di un precedente stanziamento di 200 milioni, poiché nel frattempo 92 sono già stati utilizzati.
L’intervento sul decreto ha avuto due momenti. Giovedì sera il relatore Salvo Pogliese di FdI ha inserito i primi 50 milioni aggiuntivi ai 108. Ma subito dopo quest’inserimento, i ministeri delle Imprese e dell’Economia si sono messi al lavoro per reperire ulteriori risorse con l’obiettivo di assicurare all’ex Ilva una condizione di relativa tranquillità sul fronte delle manutenzioni e della produzione - verso fine febbraio ripartirà l’altoforno 2 - anche in vista della cessione ad un nuovo investitore. A breve comincerà infatti la trattativa in esclusiva dei commissari dell’azienda con il fondo americano Flacks Group la cui offerta è stata reputata migliore di quella presentata da Bedrock, l’altro fondo Usa che concorreva per acquisire l’intera azienda.
Circa la provvista finanziaria, al ministero guidato da Giancarlo Giorgetti, il ministero diretto da Adolfo Urso avrebbe in realtà presentato una richiesta di 230 milioni indicando dove prelevarli. Le poste su cui intervenire sono state vagliate dalla Ragioneria dello Stato e 200 milioni venivano considerati il punto di caduta. Dopodiché - ed è il secondo momento - è arrivato ieri l’emendamento di Amidei sui 149 milioni. Da verificare quanto questo dato sarà definitivo. Lo si potrà capire nelle prossime ore, ma intanto la maggioranza ha alzato la posta per l’ex Ilva. E il totale risorse dovrebbe attestarsi a 257 milioni.
Nell’emendamento di Amidei, oltre a sostituire i 50 milioni di euro con i 149, si modifica anche un punto dell’emendamento di Pogliese. Laddove al comma 2 si stabiliva che il finanziamento “è restituito entro sei mesi dall’erogazione... con priorità rispetto ad ogni altro debito della procedura”, i termini “debito della procedura” sono sostituiti dalle parole “credito, diverso da quelli di cui all’articolo 2751 bis, primo comma, n. 1 del Codice civile”. È quello che prevede un privilegio generale sui beni mobili per i crediti di lavoro subordinato. I 149 milioni vengono per 14.931.552 milioni dalla riduzione dello stato di previsione del ministero dell’Economia per il 2026, “parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al ministero delle Imprese”, e per 129.868.448 milioni per il 2026 dalla riduzione dell’autorizzazione di spesa dell’articolo 5 del decreto legge 10 agosto 2023, n. 104, convertito dalla legge 9 ottobre 2023, n. 136 (“Disposizioni urgenti a tutela degli utenti in materia di attività economiche e finanziarie e investimenti strategici”).
LAVORO/ Chiusura comparti Vestas a Taranto: indetto sciopero, il sindaco convoca azienda
Scritto da Redazione1Due ore di sciopero sono state indette dai sindacati Fiom Cgil e Uilm per martedì 13 gennaio alla Vestas Italia in segno di protesta contro la decisione dell'azienda di chiudere il service di Taranto con le attività collegate, trasferendo i lavoratori addetti a San Nicola di Melfi in provincia di Potenza. Per il 13 è stato anche convocato un incontro con l’azienda. Intanto le sigle sindacali hanno proclamato “l’immediato blocco degli straordinari, della reperibilità e ogni forma di flessibilità”.
Vestas, azienda danese attiva nel campo dell’energia eolica e delle rinnovabili, è presente da molti anni a Taranto e opera con la Vestas Blades, che si occupa della costruzione delle pale - e attualmente si stanno costruendo le pale per la V236 che sono come lunghezza le più grandi del mondo - e con la Vestas Italia che si occupa dei servizi. La chiusura delle attività riguarda solo quest’ultima società. Non ci saranno licenziamenti ma solo il trasferimento del personale in Basilicata che comunque i sindacati hanno già fortemente contestato. Hanno preso posizione anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che ha convocato l’azienda a un incontro per discutere di soluzioni alternative, e i parlamentari Mario Turco del M5S e Vito De Palma di Forza Italia.
Oggi, intanto, si è tenuta un’assemblea dei lavoratori e Fiom Cgil e Uilm ribadiscono che é stata una “scelta unilaterale” quella dell’azienda Vestas Italia “di chiudere e trasferire l’unità locale di service, il magazzino e il training center di Taranto, Candela (Foggia) e Melfi (Potenza), con il conseguente spostamento delle attività nell’area industriale di San Nicola di Melfi a partire dall’1 marzo, che impatterà negativamente sulla vita di 73 lavoratori. Le lavoratrici ed i lavoratori - dicono i sindacati - hanno espresso la loro forte preoccupazione per questa scelta priva di logica industriale, dichiarandosi assolutamente contrari alla soluzione aziendale, considerandola di fatto un licenziamento mascherato visto la distanza di ben oltre i 200 km di distanza dal magazzino di Taranto”. I due sindacati affermano infine che “qualora in sede d’incontro l’azienda non ritirerà la procedura di trasferimento e chiusura del magazzino di Taranto avviata unilateralmente, continueremo con ulteriori iniziative di mobilitazione”.
Come dicevamo, dopo che l’azienda Vestas Italia ha annunciato la chiusura delle attività di service, il
Sindaco Piero Bitetti, ha scritto all’azienda chiedendo un “incontro urgente”. Nella lettera il sindaco di Taranto scrive a proposito dei piani aziendali di ritenere “imprescindibile un confronto istituzionale per valutare soluzioni alternative che preservino la presenza di Vestas a Taranto compatibili con le vostre esigenze logistiche”. Anche se l’azienda ha dichiarato che i posti di lavoro non saranno sacrificati e l’occupazione mantenuta, le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno protestato per la chiusura delle attività di Vestas Italia a Taranto, sottolineando il fatto che tale decisione è stata presa dalla società senza alcun confronto con le sigle sindacali, nonché i disagi a cui andranno incontro i lavoratori per il trasferimento in altra regione.
EX ILVA-TARANTO/ La Regione Puglia assegna 12 mln a 75 imprese dell’indotto
Scritto da Redazione1Sull’indotto che lavora con l’ex Ilva di Taranto, oggi la Regione Puglia, attraverso un atto dirigenziale del dipartimento dello Sviluppo economico, ha comunicato l’elenco provvisorio (approvato) dei beneficiari e dei relativi impegni di spesa. Sono le somme provenienti dall’avanzo vincolato disponibile della Regione Puglia al 31 dicembre 2024 che vengono svincolate a favore delle imprese che lavorano con l’ex Ilva e che hanno maturato dei crediti prededucibili verso di essa. “Il sostegno alle imprese dell’indotto ex Ilva continua ad assumere caratteri di assoluta rilevanza sociale ed economica per il territorio pugliese e tarantino” si legge nell’atto della Regione, che ha individuato 20 milioni e 542mila euro. Lo svincolo avviene grazie alla legge n. 28 del 15 marzo 2024, poi modificata dalla legge n. 113 del 1 agosto scorso. Alla scadenza dell’avviso lanciato dalla Regione tramite Puglia Sviluppo, sono giunte 78 istanze, di cui 3 sostituite, per cui alla fine sono 75 le domande considerate valide. L’importo massimo delle sovvenzioni concedibili ammonta quindi a 12 milioni e 293mila euro. Si va da un massimo di 300mila euro (e ci sono diverse beneficiarie) a 15mila e 886 euro. L’atto regionale riporta i nomi delle 75 imprese.
Commenta Fabio Greco, presidente Confapi Taranto: “Sono felice perchè è stato fatto un lavoro importante e il risultato ottenuto è frutto di impegno da parte di tutti. Penso che dopo il ristoro dei 120 milioni per la continuità del corrente attraverso la garanzia di Sace, questo sia un ennesimo tassello che segnala la volontà da parte delle istituzioni, governo e commissari ad aver salvato le imprese dell’indotto”.
LAVORO/ La Vestas chiude comparti a Taranto, personale trasferito a Potenza
Scritto da Redazione1L’azienda Vestas Italia ha comunicato ai sindacati “la chiusura dell’unità locale di service, del magazzino e del training center di Taranto con trasferimento delle attività nell’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza) a partire dall’1 marzo”. Lo rendono noto la Fiom Cgil e la Fim Cisl. Sono 40 i lavoratori interessati. Vestas, peraltro, opera già a Taranto con un’altra società, Vestas Blades che ha diverse centinaia di addetti. Azienda, quest’ultima, che da alcuni mesi sta costruendo la pala eolica più grande del mondo. Per la Fiom, si tratta di “una scelta improvvisa e unilaterale, assunta senza alcun confronto preventivo con le parti sociali, che l’azienda giustifica con presunte esigenze di ottimizzazione logistica”. In realtà per la Fiom “si tratta, invece, di una decisione dettata esclusivamente da logiche di risparmio economico, a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori. È impensabile sostenere che un trasferimento a oltre 200 chilometri non abbia ricadute sulla vita personale e professionale delle persone coinvolte - sostiene la Fiom -. Questa scelta è inaccettabile: ancora una volta si scaricano sui lavoratori i costi delle strategie di una multinazionale che guarda solo al profitto.
Vestas: sindacati, chiude a Taranto, lavoratori trasferiti. Vestas Italia - aggiunge la Fiom - è una realtà storica per Taranto, capace negli anni di raggiungere risultati eccellenti grazie alla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori. Indebolire questo presidio significa indebolire un territorio già provato da troppe crisi industriali. Non esiste alcuna logica industriale che giustifichi una chiusura comunicata solo tramite pec e senza alcun confronto”. Per la Fim Cisl, “questa decisione è stata presa senza dialogare con le rappresentanze dei lavoratori, ignorando l’impatto che questa scelta avrà sull’organizzazione del lavoro e sulla vita delle persone coinvolte. Le motivazioni dell’azienda, che parlano di miglioramenti logistici, risparmi sui trasporti e condizioni dell’immobile attuale, ci sembrano insufficienti e sproporzionate rispetto all’importanza di una struttura storica e radicata nel territorio di Taranto. È inaccettabile che si possa sacrificare un presidio consolidato e il valore dei lavoratori solo per motivi economici, senza considerare le conseguenze sociali e familiari. Sebbene l’azienda dica che non ci saranno perdite di posti di lavoro, il trasferimento di oltre 200 chilometri rappresenta comunque un cambiamento impattante per i lavoratori, che influirà sulla loro vita quotidiana”. Secondo la Fim Cisl, “quello che viene chiamato un semplice cambiamento organizzativo, in realtà, comporta un mutamento profondo nella vita personale e professionale dei dipendenti”. La Fim Cisl “chiede di aprire subito un confronto ufficiale, come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, affinché Vestas Italia sospenda ogni decisione presa senza dialogo e si impegni a una discussione seria, trasparente e orientata a trovare soluzioni alternative che tutelino i lavoratori e il territorio”.
E sulla chiusura di Vestas Italia a Taranto prende posizione anche la Uilm, che chiede “l'immediata apertura di un confronto formale, come previsto dal CCNL, affinché l'azienda sospenda ogni iniziativa unilaterale e si renda disponibile a un dialogo trasparente, serio e orientato alla ricerca di soluzioni alternative che tutelino realmente i lavoratori e il territorio. La Uilm - si afferma - conferma la propria determinazione nel difendere la dignità dei lavoratori, la presenza industriale a Taranto e il diritto a un confronto autentico e non meramente formale. Qualora l'azienda non riveda le proprie posizioni, la Uilm valuterà ogni iniziativa sindacale utile a tutelare i lavoratori e a contrastare una scelta che riteniamo ingiustificata, dannosa e profondamente irrispettosa. È inaccettabile - dice la Uilm - che si possa sacrificare un'intera struttura e il suo valore professionale in nome di mere valutazioni economiche, ignorando completamente le ricadute sociali e familiari sui lavoratori”.
LAVORO/ Call Center: 800 posti rischiano di saltare nell'indotto Enel di Taranto
Scritto da Redazione1Ci sono circa 800 posti di lavoro a rischio nei call center che lavorano per conto di Enel. Lo dichiarano i sindacati di categoria. Il sistema degli appalti dei servizi call center legati alla commessa ENEL scricchiola secondo i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl comunicazioni che hanno indetto lo sciopero il 9 gennaio in tutte le aziende. E che domani a Taranto terranno una conferenza stampa nella sede della Cgil. Lo sciopero avverrà su più turni di lavoro e riguarderà i dipendenti del polo tarantino legato alle aziende Covisian, Network Contact e Sistema House. “Quello che denunceremo - dicono le tre sigle - è molto grave e rischia di pregiudicare la vita di molte lavoratrici e lavoratori italiani che attraverso le commesse Enel oggi garantivano un servizio di assistenza e customer care per la holding italiana e che ora rischiano di perdere il lavoro e nel migliore dei casi a rivoluzionare la loro vita a causa di delocalizzazioni selvagge del servizio. O trasferiti a centinaia di chilometri di distanza dalle loro famiglie o licenziati. Questo è il destino che ha riguardato 400 lavoratori su base nazionale e che dopo la riapertura della commessa a marzo potrebbe ricadere anche sulla testa dei lavoratori tarantini”. “Parliamo di un settore - aggiungono i sindacati - che solo per le tre aziende coinvolte riguarda circa 800 persone. In vista della protesta e delle assemblee che si svolgeranno venerdì 9 gennaio in tutte le aziende coinvolte, lavoratori e sindacati hanno anche inviato una lettera di sensibilizzazione e di sostegno alle ragioni della protesta al sindaco, alla giunta e ai consiglieri comunali di Taranto”.
EX ILVA-TARANTO/ Indotto: stipendi e tredicesime salvi, ma a rischio in 276
Scritto da Redazione1Rispetto agli ultimi anni, stavolta nell’indotto e nelle imprese appaltatrici di Acciaierie d’Italia a Taranto non ci sono stati problemi per il pagamento di stipendi e tredicesime. Fonti sindacali segnalano che le scadenze di dicembre sono passate senza difficoltà. E oltretutto a ridosso delle date di pagamento, le associazioni delle imprese avevano già annunciato che avrebbero saldato il dovuto, anche perché Sace, General Finance e gli altri istituti finanziari stavano provvedendo a liquidare le fatture in conto ex Ilva rimesse dalle aziende e che per la parte iniziale del 2026 non ci dovrebbero essere problemi.
Ma se stipendi e tredicesime sono filati lisci, nessuna schiarita c’è stata invece per le aziende esterne al siderurgico - è il caso di Pitrelli e di Semat Sud - che lo scorso mese hanno annunciato i licenziamenti e l’alt alle proprie attività. Pitrelli ha 56 dipendenti - in passato é arrivata ad averne 200 - mentre la Semat Sud ne ha 220. Sono a rischio, quindi, 276 lavoratori. Con i due professionisti incaricati dalla Pitrelli di gestire questa fase, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno avuto un incontro che si è chiuso con una fumata nera. Mancato accordo. L’azienda ha detto che vuole chiudere e licenziare il personale poiché, a suo dire, non ci sono più le condizioni per andare avanti. Pitrelli, anche per non pagare penali. Sta intanto continuando a svolgere alcune attività all’estero nelle quali sono impiegate poche unità, ma intende chiudere pure qui.
Fallito il primo incontro, ve ne sarà ora un secondo in sede di Arpal, l’Agenzia del lavoro. Ma i sindacati ritengono che anche questo si chiuderà con un mancato accordo, aprendo di fatto la strada ai licenziamenti. In alternativa, le sigle metalmeccaniche hanno proposto il ricorso alla cassa integrazione per area di crisi complessa, ma Pitrelli ha detto no.
Per la Semat Sud non c’è stato ancora nessun incontro, sindacati e azienda dovrebbero vedersi il 12 gennaio, ma la situazione non appare facile. I lavoratori Semat Sud hanno la cassa integrazione assicurata sino a marzo. Semat Sud ha dichiarato che per l’ex Ilva confidava “nel progressivo incremento del fatturato e nel conseguente duraturo riequilibrio finanziario”, invece “ben presto sono venute meno tutte le aspettative di una pronta aggiudicazione del sito industriale in favore di player industriale supportato da adeguato programma industriale e di investimenti”.
EX ILVA-LA VENDITA/ Al via dopo le feste il negoziato esclusivo con Flacks
Scritto da Redazione1Comincerà solo dopo le feste di fine anno la trattativa esclusiva tra i commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e il fondo americano Flacks Group per la vendita dell’ex Ilva. Lo si apprende da fonti vicine al dossier.
Nelle scorse ore i comitati di sorveglianza delle due società, nei quali siedono anche i creditori, hanno dato il via libera al negoziato con l’investitore, negoziato che sarà condotto dai commissari. Ci sarà una prima fase in cui si entrerà nel merito dell’offerta di Flacks, apprende AGI, precisandone contenuti e aspetti, e poi quando le caratteristiche del nuovo piano industriale saranno delineate, si aprirà il confronto con i sindacati, che in prima battuta e nella fase di avvio dovrebbe vedere anche la presenza dei commissari.
Un punto che sarà richiamato nel negoziato è quello relativo all’importanza dell’accordo sindacale, così come avvenne nel 2017-2018 quando l’ex Ilva fu ceduta dall’amministrazione straordinaria di allora ad ArcelorMittal.
Flacks ha dichiarato che l’acquisizione dell’ex Ilva “garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica, supporta 8.500 lavoratori qualificati e rafforza le catene di approvvigionamento europee fondamentali per l’automotive, l’edilizia e le infrastrutture”. - “Manifestiamo perplessità per qualunque privato si affacci al mondo Ilva. In particolare in questo momento storico, in quanto i gruppi che hanno manifestato interesse, e quindi anche Flacks con cui i commissari di Adi e di Ilva in AS stanno procedendo con un negoziato in esclusiva, sono fondi speculativi”. Lo dichiara Franco Rizzo dell’esecutivo confederale del sindacato Usb. “Per noi - prosegue Rizzo - questo è fonte di ancora maggiore preoccupazione. Per questo la cordata che dovrà gestire lo stabilimento, se non totalmente, deve avere quantomeno la maggioranza pubblica. Alla luce dell’importanza della vertenza ex Ilva, della sua portata e degli enormi errori commessi in passato, ribadiamo quindi questo concetto. Ciò è fondamentale per far sì che la politica cominci ad assumersi le proprie responsabilità e ad evitare di scaricare sui lavoratori gli errori commessi da altri. Da qui - dice Usb - l’assoluta necessità di avere lo Stato in maggioranza che faccia da garante in questo delicato processo di transizione ecologica, che è sacrosanta ma che deve vedere tutelati i posti di lavoro”.
EX ILVA-LA VENDITA/ Micheal Flacks parla di accordo raggiunto ma prima dell'accordo c'è da lavorare
Scritto da Redazione1Michael Flacks, il miliardario a capo dell’omonimo fondo americano con sede a Miami, in Florida, in un post che ha pubblicato oggi su Linkedin parla di aver “raggiunto un accordo con il governo italiano per acquisire Ilva Steel, il più grande stabilimento siderurgico integrato d'Europa”. In realtà, da quello che risulta ad AGI, ancora non c'è nessun accordo, né l’azienda é stata venduta.
Quello che è accaduto nelle scorse ore è che i comitati di sorveglianza di Ilva (proprietaria degli impianti) e di Acciaierie d’Italia (gestore degli impianti) - entrambe le società sono in amministrazione straordinaria - hanno dato il via libera alla trattativa in esclusiva per la vendita dell’intera ex Ilva, con tutti gli stabilimenti e tutte le attività, con il fondo di investimento americano Flacks Group LLC, con sede a Miami, la cui offerta é stata ritenuta migliore.
Flacks - come noto da alcuni giorni - ha quindi battuto la concorrenza dell’altro fondo statunitense che concorreva per tutta l’azienda, cioè Bedrock. Il parere dei comitati di sorveglianza è un passaggio importante nella procedura visto che nei comitati siedono anche i rappresentanti dei creditori di Ilva e di Acciaierie d’Italia. Tuttavia l’ok dei comitati è solo uno step, seppure significativo, in quanto la partita non è chiusa. Anzi, semmai, si apre adesso, visto che i commissari, una volta ricevuto il placet del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, dovranno negoziare e precisare con Flacks i contenuti dell’offerta e quindi gli impegni economici, occupazionali e industriali dell’investitore.
Tutto questo dovrà poi portare alla firma del contratto di vendita, operazione che il Governo punta a concludere nella prima parte del 2026. C’è poi la trattativa con i sindacati, che sin d’ora si annuncia complessa e non solo perché alcune sigle, come la Uilm e la Fiom Cgil, hanno manifestato riserve sul fatto che si sia scelto un fondo di investimento, ma perché c’è da discutere di posti di lavoro, di potenziali esuberi (Flacks annuncia 8.500 occupati ma Acciaierie ha poco meno di 10mila addetti e ci sono già altri 1.600 di Ilva in amministrazione straordinaria da anni in attesa di ricollocazione), di garanzie per il personale diretto e indiretto oltreché di investimenti.
Sono previsti poi altri passaggi come l’assenso dell’Antitrust europeo e l’attivazione del Golden Power se il Governo dovesse ritenere che l’ex Ilva, per la strategicità della produzione dell’acciaio, meriti anche questa misura.
Il percorso, dunque, è ancora lungo, complesso, e reso anche accidentato dal fatto che la Procura di Taranto ha detto per la seconda volta no (la prima fu ad agosto) alla richiesta di dissequestro dell’altoforno 1 avanzata da Acciaierie. Si tratta dell’impianto che a maggio subì un incendio ad una delle tubiere che poi fece scattare il sequestro senza facoltà d’uso.
La Procura ha negato il dissequestro perché ritiene che vadano fatti altri accertamenti, altri esami. Acciaierie però impugnerà al gip Mariano Robertiello il mancato dissequestro del pm Mariano Buccoliero vistato anche dal procuratore capo Eugenia Pontassuglia. Acciaierie ritiene che questo provvedimento della Procura non sia compatibile con i principi del sequestro probatorio che impongono l’onere preciso di fare le attività di indagine nel minor tempo possibile. E quindi, secondo l’azienda, l’atto della Procura non è in linea con la giurisprudenza della Corte di Cassazione sul sequestro probatorio.
È chiaro che la prosecuzione dello stop all’altoforno 1 depotenzia produttivamente l’azienda e la costringe a marciare a passo ridotto. Ma intanto Michael Flacks nel suo post su Linkedin dice che “questa acquisizione garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica, supporta 8.500 lavoratori qualificati e rafforza le catene di approvvigionamento europee fondamentali per l'automotive, l'edilizia e le infrastrutture. Stiamo impegnando fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le operazioni, inclusa l'elettrificazione, per promuovere la decarbonizzazione, l'efficienza e la crescita sostenibile - afferma ancora -. Il governo italiano rimarrà un partner strategico con una quota del 40%, mentre Flacks Group detiene l'opzione di acquisire un ulteriore 40%”.
Per i sindacati, sono critici Uilm e Fiom, in attesa di capire, invece, la Fim Cisl. Dice Valerio D’Alò della Fim Cisl: “Non ci appassioniamo al nome del soggetto che inizierà la trattativa esclusiva. Vogliamo ragionare di piani e non di nomi, di rilancio produttivo, di decarbonizzazione, di occupazione per tutti i lavoratori coinvolti”.
Su altra linea la Uilm con Rocco Palombella: “La scelta da parte dei commissari dell’ex Ilva di ritenere migliore l’offerta presentata da Flacks Group ci preoccupa per molti aspetti. Prima dell’avvio della trattativa in esclusiva con Flacks, chiediamo ai commissari e al Governo - afferma Palombella - un urgente incontro a Palazzo Chigi, alla presenza del presidente Meloni, per conoscere tutti gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta presentata e le motivazioni che hanno portato a questa decisione. Noi non tollereremo la presentazione di pacchi preconfezionati, da prendere o lasciare”.
Infine per la Fiom Cgil Loris Scarpa sostiene che “è inaccettabile che le trattative avvengano con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori. Ora più che mai - dice Scarpa - è necessaria la costituzione di una società a maggioranza pubblica al fine di garantire la continuità industriale per la decarbonizzazione e l’occupazione”.
EX ILVA-LA VENDITA/ Sindacati preoccupati per stretta su Flacks Group: inaccettabile trattativa con fondi speculativi
Scritto da Redazione1La decisione di dare ok a commissari per aprire trattativa esclusiva finalizzata alla vendita in blocco dell'EX ILVA a Flacks Group preoccupa non poco i sindacati la cui reazione non si è fatta attendere.
“Apprendiamo che i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria hanno deciso di proseguire il negoziato per l’acquisizione degli stabilimenti in esclusiva con il fondo di investimento americano Flacks Group". Lo dichiara in una nota Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil.
"È inaccettabile che le trattative - prosegue - avvengano con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori. Ora più che mai è necessaria la costituzione di una società a maggioranza pubblica al fine di garantire la continuità industriale per la decarbonizzazzione e l’occupazione”.
“La scelta da parte dei commissari dell’ex Ilva di ritenere migliore l’offerta presentata da Flacks Group ci preoccupa per molti aspetti. In primo luogo perché si tratta, di fatto, dell’unica proposta presentata per l’acquisto dell’intero gruppo ex Ilva. Inoltre si tratta di un fondo di investimento, senza alcuna solidità industriale e che, per di più, non si è mai occupato di acciaio. Infine perché non vi erano offerte da parte di soggetti industriali siderurgici e non abbiamo dettagli sul piano industriale presentato, se non titoli o indiscrezioni di giornali e agenzie". Lo dichiara Rocco Palombella, Segretario generale Uilm.
"Prima dell’avvio della trattativa in esclusiva con Flacks, chiediamo ai commissari e al Governo - prosegue - un urgente incontro a Palazzo Chigi, alla presenza del Presidente Meloni, per conoscere tutti gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta presentata e le motivazioni che hanno portato a questa decisione. Noi non tollereremo la presentazione di pacchi preconfezionati, da prendere o lasciare. Vogliamo negoziare il piano industriale, gli investimenti ambientali e tecnologici, i livelli occupazionali, il ruolo dello Stato e le garanzie per i lavoratori e le comunità interessate. Una cosa è certa: non lasceremo il destino di 20mila lavoratori nelle mani di un fondo di investimento. È fondamentale un ruolo centrale dello Stato nella futura società, con poteri effettivi e vincolanti per garantire la decarbonizzazione, il risanamento ambientale e la piena tutela occupazionale dei lavoratori diretti, dell’appalto e in Ilva AS".
Per Palombella: "Sarebbe nefasto e intollerabile ripetere gli errori del passato. Vogliamo discutere immediatamente di ogni aspetto con Governo e Commissari perché, nel frattempo, la situazione negli stabilimenti è drammatica, con lo spegnimento progressivo degli impianti, con il nuovo rigetto della Procura della richiesta di dissequestro dell’Afo 1 e, senza piani alternativi, l’avvicinarsi della chiusura definitiva dal primo marzo prossimo”.
EX ILVA-LA VENDITA/ Michael Flacks: con noi garantiti il futuro industriale e le persone
Scritto da Redazione1“Flacks Group ha raggiunto un accordo con il governo italiano per acquisire Ilva Steel, il più grande stabilimento siderurgico integrato d'Europa”. Lo scrive su Linkedin Michael Flacks, fondatore e presidente di Flacks Group, il fondo di investimento americano con il quale i commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria cominceranno prossimamente la trattativa in esclusiva per la vendita dell’azienda.
Flacks interviene dopo il via libera dei comitati di sorveglianza delle due amministrazioni straordinarie alla trattativa in esclusiva con il fondo statunitense.
“Questa acquisizione - scrive Flacks - garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica, supporta 8.500 lavoratori qualificati e rafforza le catene di approvvigionamento europee fondamentali per l'automotive, l'edilizia e le infrastrutture. Stiamo impegnando fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le operazioni, inclusa l'elettrificazione, per promuovere la decarbonizzazione, l'efficienza e la crescita sostenibile. Il governo italiano rimarrà un partner strategico con una quota del 40%, mentre Flacks Group detiene l'opzione di acquisire un ulteriore 40% in futuro riflettendo il nostro focus sulla partnership industriale a lungo termine”.
Per Flacks, “questa transazione riguarda prima le persone. Il nostro obiettivo è investire nel lungo termine, modernizzare in modo responsabile e garantire un futuro duraturo per questo storico stabilimento siderurgico”

