Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1673)

 “La decarbonizzazione è un processo storico che riguarda tutto il sistema industriale europeo e il sistema industriale italiano ovviamente. È un processo di una grandissima complessità ma che mobiliterà grandi risorse”. Lo ha dichiarato questa mattina a Taranto, a margine dell’evento Smau, il presidente di Acciaierie d’Italia (la società tra ArcelorMittal e Invitalia), Franco Bernabè.

 

 “Credo che si apra un processo, forse non è ancora chiara la dimensione del cambiamento in atto - ha aggiunto Bernabè -, perché si parla di decarbonizzazione come se fosse un processo normale. In realtà la decarbonizzazione riguarda una rivoluzione radicale nel mondo dell’energia”. Quest’ultimo, ha affermato Bernabè, “è stato un mondo che per 250 anni è stato caratterizzato da combustibili fossili abbondanti, l’esigenza di innovazioni tecnologiche come quelle che si sono registrate, per esempio, nella siderurgia e nei semiconduttori”.

    “Oggi - ha proseguito Bernabè - si apre la strada di un cambiamento profondo nel mondo dell’energia, un cambiamento che avrà nella tecnologia il suo fattore abilitante e proprio per la presenza storica dell’industria a Taranto e per le esigenze di sviluppo che l’industria ha a Taranto, io credo che Taranto sarà la città che ne beneficerà di più”.

 

Per Bernabè, “vanno mobilitate le imprese, io ho parlato con tante grandi imprese italiane, c’è l’intenzione di concentrare su Taranto degli sforzi importanti. Naturalmente, non ci si può attendere nel giro di qualche settimana. Capisco l’urgenza, l’esigenza di fare in fretta, però io credo che ci si debba render conto della complessità ed anche della potenzialità che richiede tempi giusti, gli sforzi giusti, il concorso di tutta l’industria che in qualche modo si é sviluppata a Taranto, ma non solo, che si sviluppa in Italia”.     “Taranto - ha concluso il presidente di Acciaierie d’Italia - ha bisogno di un ristoro per la sua eredità storica, per il contributo che storicamente ha dato all’industria italiana, e questo ristoro può venire proprio dall’innovazione e dal potenziale che l’innovazione rappresenta”.

“L’escalation dei prezzi dell’ener­gia è un problema largamente sottostima­to. Le misure sin qui messe in campo, a livello nazionale, per calmierare gli incrementi, non sono neanche lontanamente sufficienti a comp­ensare l’impatto sul nostro sistema prod­uttivo. Rischiamo se­riamente di aver pr­eservato le nostre aziende in questo bie­nnio di pandemia solo per consegnarle al default a causa de­llo shock energetico”. Così Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia, commenta il caro energia che sta colpe­ndo il Paese. "Solo nel periodo set­tembre-dicembre 2021, il costo dell’ener­gia - denuncia - è aumentato al punto da comportare aumenti in bolletta del 65% per l’elettr­icità e del 59,2% per quella del gas: aumenti ancor più ele­vati se si prende in considerazione l’in­cremento su base an­nuale".

    Da tempo, fa rilevare, "Confartigia­nato denuncia il problema storico degli squ­ilibri nella struttu­ra della bolletta en­ergetica e, in part­icolare, il peso dei c.d. oneri di siste­ma. Le misure che il Governo sembra essere in procinto di adot­tare, con il prossimo decreto sostegni e il conseguente abb­attimento di tali on­eri di sistema risch­iano di non bastare. I progressivi rinc­ari della materia pr­ima, energia e gas, sono tali da imporre interventi e soluz­ioni emergenziali. L’evoluzione dello scenario internaziona­le, con le fortissime tensioni tra Russ­ia Ucraina, potrebbe dare il colpo final­e, con un ulteriore, fatale rialzo delle borse elettriche e del gas". La proiezione dell’a­ssociazione pugliese è che senza interv­enti più impattanti, lo shock energetico in corso, stimato come il terzo più im­portante dopo quelli del 1974 e del 1979, rischia di mandare sul lastrico migli­aia di aziende. "In questi primi gio­rni dell’anno - conclude Sgherza -  con una tempistica che va di pari passo con l’emissione delle fatture, abbiamo racc­olto il grido di all­arme di tanti associ­ati che hanno visto lievitare in maniera esponenziale gli importi in bolletta, in alcuni casi più che raddoppiate risp­etto all’importo dei mesi precedenti". 

Ha chiuso il 2021 con un aumento dei traffici dell’11,1 per cento il porto di Taranto. Lo evidenziano i dati dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto. L’anno trascorso è stato di ripresa per lo scalo ionico dopo che il 2020 si era chiuso con un decremento sul 2019 del 12,9 per cento. In termini assoluti, nel 2021 c’è stato sul 2020 in aumento di 1.751.199 tonnellate di merci che sono complessivamente passate da 15.777.984 a 17.529.183 di tonnellate. Nei numeri globali, 14.027.713 tonnellate sono costituite da rinfuse solide e liquide. Cresciuti soprattutto gli sbarchi,  17,8 per cento, rispetto agli imbarchi,  3,7 per cento.

 

La maggiore movimentazione negli sbarchi ha riguardato le materie prime destinate alle industrie, tra rinfuse solide con 1.082.678 tonnellate e liquide 8.524.488 tonnellate. In aumento i container passati come teu da 5.512 a 11.841, con un aumento dell’11,1 per cento, ma bisogna considerare che solo a luglio 2020 il terminal container di Taranto é stato riattivato dal nuovo concessionario, il gruppo turco Yilport, dopo una fermata durata cinque anni (prima c’era Evergreen) e che anche il 2021 per il concessionario ha costituito una fase di avvio e di posizionamento nel mercato. Inoltre tra arrivi e partenze c’è stato un movimento di 1.977 navi, il 4,9 per cento in più, ma il dato nuovo è l’affermarsi nel 2021 del traffico croceristico a seguito dell’attività fissa inaugurata dalla compagnia MSC. Sono transitati dal porto di Taranto, grazie a MSC, 80.309 passeggeri e di questi 16.177 si sono imbarcati o sono sbarcati a Taranto. MSC ha confermato lo scalo a Taranto anche nel 2022 e nel 2023.

Raggiunto oggi a Roma l'accordo quadro per il rilancio della Divisione Aerostrutture di Leonardo One Company, pesantemente impattata dalla pandemia Covid-19 a fronte della drastica riduzione del trasporto aereo civile, tra l'azienda e il coordinamento nazionale di Fim, Fiom, Uilm. Lo dichiarano per la Fiom Cgil Francesca Re David e Claudio Gonzato.

    Quattro i siti interessati: Pomigliano, Nola, Foggia e Grottaglie nel Tarantino. "L’accordo - spiegano - vede esplicitato in maniera dettagliata il percorso che l’azienda ha dichiarato di voler metter in atto per gli anni 2022/2025, illustrato anche negli ultimi incontri nel mese di gennaio, unitamente alla conferma della centralità della Divisione Aerostrutture nel piano industriale di Leonardo One Company". "Vengono definiti - dice la Fiom - gli incrementi dei carichi di lavoro anno per anno per tutti gli stabilimenti, insieme agli investimenti strutturali, le iniziative commerciali per le possibili nuove commesse su cui Leonardo è impegnata nelle varie offerte presenti sul mercato, e l'impegno a salvaguardare le aziende fornitrici dell'indotto". 

 

"Inoltre - aggiunge la Fiom - è stata definita tra le parti per l’anno 2022 la gestione della cassa integrazione ordinaria, l’ammortizzatore sociale che l’azienda aveva richiesto per tutti gli stabilimenti del Mezzogiorno, garantendo per le lavoratrici e i lavoratori della Divisione il minore impatto economico possibile, contemporaneamente alla maturazione di tutti i ratei previsti dagli accordi nazionali e di Gruppo e salvaguardando contestualmente l’impianto del premio di risultato per il 2022".

    "Nonostante il perdurare della fase pandemica che ancora persiste, si è definito un buon accordo - aggiungono Re David e Gonzato - dopo un lungo percorso che ha visto il lavoratori di Leonardo protagonisti con iniziative di lotta, per ribadire la centralità delle attività produttive per il settore civile del trasporto aereo, e la salvaguardia della filiera produttiva per tutto il Mezzogiorno. Il Covid-19 non ferma la contrattazione dentro Leonardo, nonostante il permanere della crisi del comparto del trasporto aereo civile, gettando le basi per agganciare la ripresa quando la stessa si realizzerà, ma soprattutto con una Divisione che dal punto di vista industriale innova i processi e aumenta le potenzialità per una diversificazione delle attività nel settore". "Ora - conclude la Fiom - serve attraverso i tavoli di confronto nazionali e locali monitorare l’applicazione di quanto definito, al fine di consolidare e incrementare tutti i siti del Mezzogiorno". 

Dopo l’audizione, oggi pomeriggio, dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria da parte delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera sul dl Milleproroghe, si profila il ricorso ad emendamenti abrogativi di quanto prevede l’articolo 21 dello stesso dl. Ovvero, il trasferimento dalla bonifica delle aree inquinate nella fabbrica ex Ilva ed esterne ad esse ai nuovi impianti per la decarbonizzazione del siderurgico di Taranto ora gestito dalla società Acciaierie d’Italia. Gli interventi seguiti nelle commissioni alle audizioni dei commissari, hanno infatti esplicitato tale volontà da parte di molti schieramenti. 

 

 Per Gianpaolo Cassese, dell’M5S, “quanto emerso conferma ulteriormente la necessità che venga approvato l’emendamento soppressivo della norma inaccettabile che trasferisce tali risorse alla produzione industriale di Acciaierie d’Italia”. Secondo Cassese, “la norma contenuta nell’art. 21 del decreto Milleproroghe si fonda su equivoci e argomentazioni approssimative che alludono al presunto inutilizzo dei fondi ed a ritardi nella presentazione dei progetti di bonifica. Nel corso della audizione - dichiara Cassese - son intervenuto per sollecitare una illustrazione quanto più dettagliata delle attività fino ad oggi intraprese sui numerosi siti tarantini in modo da avere massima contezza anche delle risorse già impegnate e di quelle necessarie per concludere le opere”. A giudizio di Cassese, “non c’è nessun ritardo né un inutilizzo dei fondi, al contrario abbiamo avuto la positiva notizia del completamento dei lavori per la bonifica della discarica Due Mari”. A giudizio di Giovanni Vianello, di Alternativa, “a differenza di quanto dichiarato dal Governo - che ha affermato che non ci sono ulteriori progetti per le bonifiche e che residuerebbero 575 milioni da spostare ai progetti di cosiddetta decarbonizzazione -, al contrario abbiamo avuto la conferma che sono molti i progetti in corso e non ancora completati visto la complessità dell’inquinamento ambientale”.

    “Di conseguenza - rileva Vianello - si evince che tale spostamento avrebbe inevitabilmente ripercussioni sul seguito dei lavori di bonifica. Al Parlamento - prosegue Vianello - non resta quindi che ripristinare i fondi per le bonifiche. In tale contesto - annuncia il parlamentare - ho già inviato agli uffici l’emendamento che sopprime l’art. 21. Ho colto con piacere la posizione espressa dai deputati pugliesi Cassese (M5S), Pagano (PD) e Labriola (Forza Italia) eletti a Taranto che condividono la volontà di sopprimere l’art.21”. 

 Riprende oggi alle 11, in un incontro nella sede di Unindustria Roma, la trattativa tra Leonardo e sindacati metalmeccanici per affrontare la crisi della divisione Aerostrutture a causa della diminuzione di ordini lavoro. Una conseguenza della pandemia sull’aviazione civile internazionale.

    Già dai primi di dicembre, l’azienda ha proposto 13 settimane di cassa integrazione ordinaria per 3.500 addetti di Aerostrutture che ha quattro stabilimenti, tutti nel Sud: Pomigliano D’Arco, Nola, Foggia e Grottaglie. Quest’ultimo, in provincia di Taranto, è il più colpito dalla riduzione delle commesse tant’è che si profila un ricorso alla cassa per 1.049 addetti su circa 1.300 di organico. 

    Inizialmente la cassa integrazione doveva partire il 3 gennaio. Poi l’azienda, pur senza ritirarla, ha messo in stand by la relativa procedura per avere un approfondimento con i sindacati. Ci sono già stati due incontri il 4 gennaio con una videoconferenza e il 10 gennaio in presenza. Quello di stamattina è il terzo. 

 

 Leonardo ha spiegato ai sindacati che la crisi di Aerostrutture è transitoria, prevalentemente limitata al 2022 per quasi tutti i siti della divisione, che a fronte di questa transitorietà, la cig diviene quindi una risposta necessaria, e che l’azienda è già molto impegnata per il rilancio della stessa divisione. Per i quattro stabilimenti sono stati infatti messi in campo investimenti per complessivi 300 milioni e per il sito di Grottaglie, essendo anche interessato dalla monocommessa Boeing 787, ci sono nuovi progetti come il drone europeo “Euromale” e il primo drone ad energia solare Skydweller, startup spagnola-americana nella quale Leonardo ha investito. I prototipi del drone ad energia solare potrebbero vedere l’avvio delle attività industriali a Grottaglie già in quest’anno.

    A poche ore dall’incontro a Roma, Leonardo Sperti della Uilm ha dichiarato ad AGI che “proporremo le nostre modifiche alla bozza di testo che ci è stata consegnata perché l’obiettivo è continuare a costruire le condizioni per firmare un accordo per un serio rilancio dei siti della divisione Aerostrutture, integrando e migliorando nel merito il testo di partenza”. Secondo Sperti, “sui numeri di cassa integrazione ordinaria, quelli saranno temi da affrontare negli eventuali esami congiunti che verranno dopo l’accordo quadro e saranno tema di approfondimenti territoriali successivi”.     “Nell’accordo nazionale - prosegue l’esponente Uilm - per noi resta determinante approfondire ulteriormente (anche se passi avanti grazie alle nostre mobilitazioni ci sono stati) gli aspetti industriali in termini di carichi di lavoro aggiuntivi per Grottaglie e contingentare la crisi quanto più possibile. Oggi - conclude Sperti - vedremo se ci saranno le condizioni per arrivare ad una stretta finale”.

(foto di repertorio)

Negozi vuoti, serrande abbassate prima dell’orario di chiusura, passi affrettati di chi si è attardato per un ultimo acquisto.  Il 2022 parte sotto tono: addobbi natalizi non ancora rimossi, attività del commercio ferme, poca gente per strada. Un’ immagine desolante che non incoraggia lo shopping, malgrado i saldi invernali siano partiti appena una settimana fa.

Anche per il Natale, non è andata come sperato. Al di là delle ristrettezze imposte dal Covid, si è vista una città poco attrattiva, se non in poche zone.

 

Spente le luci del Natale, si deve fare i conti con la nuova ondata pandemica che contribuisce non poco a rallentare il passeggio, ma non scoraggia comunque la frequentazione dei centri commerciali. Ciò conferma che il consumatore ricerca confort, facile accesso, servizi.

Mobilità ed accesso alle aree commerciali, parcheggi, qualità ed igiene  delle aree urbane, questi sono solo alcuni dei temi, i principali, sui quali i presidenti le delegazioni cittadine del commercio (Borgo, Montegranaro Salinella, Talsano, Tamburi e Tre Carrare Solito) Salvatore Cafiero, Giuseppe Spadafino, Stanislao Vitiello, Vito Allegretti e Lelio Fanelli,  chiedono un confronto con l’Amministrazione comunale.

 

“Il commercio di vicinato langue– è il parere unanime dei cinque Presidenti di delegazione – e poco o nulla si sta facendo per rilanciare le strade del commercio nel capoluogo jonico. Dopo il fermo del 2020, che ha portato alla chiusura di tante attività, la ripresa non è stata facile, ma abbiamo stretto i denti e siamo ripartiti, seppure tra tante difficoltà. Tuttavia non ci sentiamo supportati

 

Tante le questioni in sospeso: il progetto di riqualificazione di via Cesare Battisti e piazza Ramellini da tempo approvato dall’Amministrazione comunale ed in procinto di essere attuato, ma non si sa ‘come e quando’; la scarsa, se non nulla, attenzione riservata ad un quartiere problematico come Tamburi, dove si sta letteralmente spegnendo l’offerta commerciale e di servizi. Ed ancora, la mai risolta problematica dei parcheggi, fondamentale per il Borgo, per la quale Confcommercio chiede soluzioni permanenti, adeguate a dare risposta ai consumatori e ai residenti senza creare inutili conflittualità. E poi le tante altre questioni che attengono: la qualità dell’ambiente urbano, in merito alla quale si era iniziato un percorso -ora in stand by- in viale Liguria; la viabilità e l’accesso alle aree urbane, come a corso Vittorio Emanuele a Talsano.

 

Problematiche importanti collegate al commercio, ai servizi, alla offerta ed alla qualità dei luoghi, sulle quali Confcommercio sollecita ancora una volta il commissario del Comune, il prefetto Vincenzo  Cardellicchio, ad avviare velocemente un percorso di confronto, peraltro già richiesto da Confcommercio nei primi giorni del suo insediamento.      

 

 “Continuano a vivere nel limbo i circa cento dipendenti della Iris, azienda metalmeccanica. Si tratta di una delle realtà imprenditoriali monocommittenti, la cui attività è dunque inevitabilmente legata allo stabilimento siderurgico”. Lo dichiara il sindacato Usb a proposito dei problemi che riguardano l’indotto metalmeccanico di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. “I lavoratori - afferma l'Usb - attendono ancora il pagamento di 4/5 mensilità maturate fino ad ottobre 2021 più la tredicesima. La Iris, come altre aziende dell’appalto Acciaierie d’Italia, già da tempo soffre per i mancati pagamenti di fatture scadute e riferisce di conseguenza la grande difficoltà a remunerare regolarmente i dipendenti”. L'Usb aggiunge che Iris “ha parlato della possibilità di avviare le procedure per il licenziamento collettivo, ipotesi immediatamente rifiutata dalle organizzazioni sindacali che hanno chiesto invece l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Al momento la pratica è ferma al Ministero del Lavoro - rileva l'Usb - e non abbiamo ancora la possibilità di sapere se i dipendenti, tenuti a casa da ottobre, sono da considerare in cassa integrazione.  Precarietà ed incertezza per i mesi passati e per il presente, ancor più per il futuro”, conclude il sindacato. 

Acciaierie d'Italia, ex Ilva, oggi ha incontrato i sindacati metalmeccanici e comunicato loro che dal 13 gennaio rientreranno 34 lavoratori per il riavvio della batteria coke numero 12 che andrà in piena attività intorno al 17 gennaio. Lo dichiara la Fim Cisl dopo la riunione. Inoltre dal 17 gennaio rientreranno 76 lavoratori di acciaieria 1 "per svolgere attività di manutenzione propedeutica alla ripartenza che avverrà nel momento in cui ripartirà l'altoforno 4". Sullo stesso altoforno - dice la Fim - "le attività di pulizia interna stanno normalmente proseguendo per poi procedere con la sostituzione del crogiuolo". "La data di ripartenza di altoforno 4 prevista per il 20 gennaio" afferma la Fim aggiungendo che "tali aumenti di attività comporteranno il rientro di 20 lavoratori delle officine". "La settimana prossima le organizzazioni sindacali verranno convocate per fare il punto sugli assetti impianti e per avere qualche dettaglio in merito" conclude la Fim Cisl.

La società Acciaierie d’Italia (ex Ilva), attraverso il direttore delle Risorse umane, Arturo Ferrucci, ha scritto all’Inps e all’Ordine dei medici di Taranto per segnalare la posizione, che ritiene anomala, di 8 dipendenti su 12 dello stabilimento siderurgico di Taranto che, chiamati dall’azienda a rientrare al lavoro a Natale, non si sono presentati presentando certificato medico. 

 

 Nella lettera, l’azienda dopo aver fatto un cenno alla fermata dell’altoforno 4, alla conseguente riduzione produttiva e al ricorso alla cassa integrazione, fa presente che il 23 dicembre scorso ha inviato una nota a 12 dipendenti, già sospesi dal lavoro e messi in cig, manifestando loro “la necessità di riprendere l’attività lavorativa con decorrenza 24.12.2021, ovvero in alcuni casi a far data dal 25.12.2021”. 

    I lavoratori destinatari della comunicazione aziendale sono dell’acciaieria. “Si segnala come a fronte della comunicazione ricevuta - scrive Ferrucci a Inps e Ordine medici - nella quasi totalità dei casi i dipendenti abbiano omesso di riprendere le attività lavorative facendo ricorso alla malattia documentata da relativa certificazione medica consegnata alla società”. 

 

In specie, dei 12 dipendenti richiamati al lavoro, 8 hanno presentato certificato e l’azienda nella lettera a Inps e Ordine fa anche i nomi dei lavoratori, i tempi della prognosi (breve, 2-3 giorni) e i nomi dei medici che hanno redatto il certificato, alcuni dei quali di Guardia Medica.     “Siffatta circostanza appare alquanto singolare” scrive Acciaierie d’Italia, che chiede a Inps e Ordine medici di fare delle verifiche, “opere di sensibilizzazione” e gli “approfondimenti di competenza”.

    Acciaierie d’Italia annuncia che si rivolgerà all’autorità giudiziaria chiedendo “opportuni accertamenti” se “tale anomala situazione dovesse verificarsi nuovamente”. 

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