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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1912)

“A Taranto ci sarà una piccola rivoluzione industriale perché si candida ad essere il sito a livello nazionale dove si avvia un cambiamento del processo produttivo dell’acciaio”. Lo ha detto - secondo quanto riferisce Confindustria Taranto - Giancarlo Quaranta, commissario di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (ex Ilva), che, insieme ai commissari Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, ha incontrato le imprese dell’indotto associate a Confindustria Taranto. Lo stabilimento siderurgico pugliese, ha detto Quaranta, “rimarrà l’unico sito che consentirà al sistema Paese di produrre acciaio non da rottame, quindi pregiato per alcuni settori produttivi importanti come l’auto e la cantieristica navale. La scommessa  - ha dichiarato ancora il commissario di AdI - sarà infatti quella di utilizzare forni elettrici alimentati, grazie alle nuove tecnologie, da minerale ma con procedure e caratteristiche diverse rispetto a quelle finora adottate. Un salto tecnologico che ci consentirà di produrre acciaio di qualità e che cercheremo di riportare con estrema chiarezza a tutti gli stakeholders e all’intera comunità”. 

È stato avviato oggi, col primo varo di uno yacht da 50 metri per Azimut Benetti, leader mondiale nella nautica, il polo della cantieristica navale a Taranto. Sorge nell’area degli ex Cantieri Navali Fincantieri sul Mar Piccolo, dismessi da molti anni, dove è il cantiere che svilupperà il gruppo SGM. Il varo dello yacht - costo finito 40 milioni circa, destinato, pare, ad un cliente americano - ha visto protagoniste due imprese: la SGM di Maurizio Abbatematteo e la Sea Style di Pasquale Di Napoli.

   Lo yacht in acciaio e in alluminio, realizzato in un anno di lavori, è stato messo in mare dopo essere stato sollevato da due grandi gru. Adesso l’imbarcazione la mattina del 9 maggio, con l’apertura delle 5 del ponte girevole, lascerà Taranto per raggiungere Livorno, dove sono i cantieri Benetti. Qui ci vorrà un altro anno di lavoro, tra allestimenti e finiture, prima della consegna dell’armatore. Attualmente il polo negli ex Cantieri Navali occupa 200 persone ma ci sono piani di espansione. Lo stesso gruppo Benetti farà costruire a Taranto altri tre yacht: un altro da 50 metri, che sarà varato a fine settembre, ed uno da 60, pronto per aprile del 2025. L’imbarcazione varata oggi pesa 200 tonnellate. Abbatematteo e Di Napoli sono entrambi di Taranto. Il primo è andato via molti anni fa e, base Udine, lavora al Nord con Fincantieri. Il secondo, invece, è in Toscana (Marina di Carrara) dove costruisce gli scafi per i grandi gruppi della nautica. Ora, i due imprenditori sono tornati, hanno dato vita a due progetti autonomi ma complementari (Abbattematteo negli ex Cantieri Navali, Di Napoli nell’area della piattaforma ex Soico nel porto) e hanno anche intrapreso un’avventura comune negli yacht per Benetti. Oggi hanno chiesto alle istituzioni di rimuovere gli ostacoli - logistici, ambientali, normativi legati al Sin, Sito di interesse nazionale - che impediscono ai progetti della cantieristica di essere realizzati tanto nel porto quanto nel retroporto.

 

  “Taranto ha tutte le credenziali, va creato un indotto, certo, ma le possibilità le ha - ha dichiarato Ferdinando Pilli, customer operations director di Benetti yacht -. Per il momento è il primo di tre yacht - ha aggiunto Pilli -, però sicuramente se il mercato ci verrà dietro, come ci sta venendo dietro, continueremo a costruire qui, visto che i risultati che ci sono stati sono di primissima qualità. Oggi come Benetti custom, quindi per tutte le imbarcazioni in acciaio e alluminio sopra i 50 metri, possiamo dare la prima consegna disponibile nel 2027 perché siamo pieni. Come diretti siamo circa 300, più c’é un indotto che varia da 1.500 a 2.000 persone ogni giorno in cantiere a Livorno”.

    “Credo che sia visibile la trasformazione di Taranto, che non è più solo la città dell’ex Ilva - ha affermato il sindaco Rinaldo Melucci -. Taranto sta cambiando il suo modello produttivo. Lo sta facendo grazie alle proprie eccellenze, ad una diversa attrattività e ad infrastrutture e iniziative pubbliche a sostegno di settori nuovi. La nautica, che era sopita, sta tornando di gran lena nel settore civile”. 

Nell’incontro in corso a Roma, nella sede di Confindustria, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha presentato ai sindacati un piano di ripartenza. Confermata la ripartenza degli altiforni 1 e 2 fermi da mesi, una volta finiti i lavori di ripristino e le necessarie manutenzioni. L’azienda - rappresentata dal direttore generale Giuseppe Cavalli e dal direttore delle risorse umane Claudio Picucci - ha anche fatto un’apertura sulla gestione della cassa integrazione, manifestando la possibilità di ricorrere a possibili forme di integrazione in modo da migliorare il trattamento economico ai lavoratori interessati. È quanto apprende AGI da fonti partecipanti al tavolo

Nell’assemblea svoltasi oggi, la BCC San Marzano (Taranto) del gruppo Cassa Centrale ha confermato il trend di crescita ed ha chiuso il bilancio 2023 con un utile netto di 9 milioni di euro (+110% rispetto al 2022), migliore risultato dalla fondazione della Banca. A questo proposito è stata approvata la distribuzione del dividendo ai soci, pari al 3,50% sul capitale versato. “Tra le 66 banche aderenti al Gruppo Cassa Centrale - è stato detto in assemblea - BCC San Marzano si conferma una delle realtà finanziarie più solide del Mezzogiorno, forte di una storia di 68”. In particolare, le masse intermediate superano il miliardo di euro con la raccolta complessiva che segna un incremento dell’7%, attestandosi a 794 milioni di euro, mentre gli impieghi raggiungono quota 352 milioni di euro, in crescita del 6% rispetto al 2022. In particolare, la raccolta indiretta cresce del 29% e il patrimonio netto sale a 74 milioni di euro (+15%). Valorizzata ulteriormente la parità di genere, con 4 donne nella governance, due nel cda e altrettante e nel collegio sindacale. Per il presidente della BCC, Emanuele Di Palma, “il bilancio 2023, oggi approvato, è la testimonianza di un lavoro strutturato ed efficace, in linea con il percorso tracciato dal Gruppo Cassa Centrale, di cui la nostra banca è parte integrante, ma forte di una propria identità con raccolta, impieghi, utile e patrimonio in crescita”.

Hanno scelto un luogo insolito i sindacati Cgil, Cisl e Uil a Taranto per celebrare oggi la festa del lavoro: non una piazza della città o l’area di una fabbrica, o l’ex Ilva,  ma il piazzale antistante l’ospedale San Giuseppe Moscati alla periferia di Taranto Nord. Una scelta motivata col fatto che “salute e sicurezza sul lavoro sono le due emergenze meritevoli di urgente attenzione e mirati investimenti. Il sistema sanitario pubblico è al collasso e in Italia milioni di persone in povertà sono costrette a rinunciare alle cure”. “La drammatica carenza di personale, conseguenza di un lungo periodo di blocco del turn over va necessariamente superata con l’adozione di un piano straordinario di assunzioni per sopperire a pesanti carichi di lavoro che stanno gravando operatrici e operatori della sanità, già mortificati economicamente e professionalmente” dicono le tre confederazioni. Nel presidio in corso a Taranto, i sindacati hanno rammentato che “il 2 maggio del 2023 venne sottoscritto un protocollo d’intesa tra Regione Puglia e Cgil, Cisl e Uil, con cui si definiva un percorso di confronto e concertazione sulle soluzioni da condividere e adottare sul territorio per risolvere le emergenze”. Oggi i sindacati hanno rilanciato la piattaforma che individua “quattro tematiche specifiche di intervento legate alle maggiori emergenze” tra cui figura una “mappatura della rete sociosanitaria, al fine di avere contezza circa il numero totale e la distribuzione delle strutture presenti su tutto il territorio, quindi una mappa epidemiologica dello stato di salute”. “Nei diversi confronti periodici con il management dell’Asl - sottolineano le confederazioni -, la stessa direzione ci ha fornito diversi dati di studio legati al personale, ai reparti, ai posti letto, agli investimenti del Pnrr, ma non si è discusso nel merito di soluzioni esaustive per la risoluzione dei problemi. Il sistema sanitario pubblico meriterebbe investimenti maggiori e scelte più coraggiose di quelle che fino ad oggi sono state effettuate” e invece a Taranto, dicono i sindacati, “ci troviamo di fronte ad un gigantesco investimento pubblico sul nuovo ospedale San Cataldo, di cui ancora non si conosce la vera data di consegna e di funzionamento”.

 Il Gruppo Ferretti, in una riunione svoltasi oggi al Mit, ha confermato la sua decisione di rinunciare all’investimento a Taranto nella costruzione degli scafi degli yacht. A valle di un programma di bonifica e reindustrializzazione del sito ex yard Belleli nell’area portuale di Taranto, ci sarebbe stato, con risorse pubbliche (Mit, Regione Puglia e Autorità portuale) e private (Ferretti) un investimento da oltre 200 milioni di euro. “Ma questo - commenta il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dopo la riunione odierna - non significa che nella città la riconversione economica sia destinata a subire un rallentamento. Anzi. Se lo stesso Gruppo Ferretti annuncia di aver avviato interlocuzioni con una nuova figura imprenditoriale pronta a subentrare nel progetto, noi - prosegue Melucci - siamo più che mai determinati a non lasciar sfuggire l’opportunità di far utilizzare i futuri finanziamenti pubblici e di rivitalizzare un’area ritenuta ideale per sostenere la diversificazione”. “Recuperare le radici più profonde della nostra città a partire dal mare e dallo sviluppo della cantieristica navale di qualità - ha dichiarato il sindaco Melucci- deve essere la nostra mission ed è per questo che chiedo a tutti gli attori istituzionali (dal Governo all’Authority, dalla Regione alle organizzazioni sindacali ed imprenditoriali) di avviare tempestivamente i processi necessari a favorire la realizzazione di nuovi progetti da parte di altre realtà imprenditoriali che hanno manifestato già il proprio interesse a puntare su Taranto. Partendo da questa possibilità - ha aggiunto il sindaco - si deve lavorare senza sosta affinché nuovi stakeholder, nazionali o stranieri, vengano messi nelle condizioni di poter investire nell’ex yard Belleli. Anche perché non ci sono condizioni ostative a che ciò avvenga. Abbiamo sperato che il Gruppo Ferretti operasse un ripensamento e che decidesse di dare seguito al suo progetto che prevedeva la realizzazione di un’area cantieristica dove poter dare forma ad imbarcazioni di lusso. Ma prendiamo atto di questa nuova eventualità che prevede il possibile subentro nel progetto di un altro imprenditore privato. Gli enti locali - ha concluso il sindaco di Taranto - si aspettano che il Gruppo Ferretti agevoli senza indugio il subentro nell\'accordo di programma e nelle misure finanziarie relative ad altri soggetti privati ritenuti affidabili. Chiediamo anche al Governo di convocare quanto prima il tavolo del Cis Taranto per l\'approvazione delle eventuali rimodulazioni del progetto”

Lo stato di agitazione subito e 24 ore di sciopero il 26 aprile sono stati indetti oggi dalla Fiom Cgil per i manutentori della rete ferroviaria all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. “Nonostante i continui solleciti rivolti all\'attenzione del direttore di Area Officine centrali, si continuano a riscontrare ritardi sia negli interventi che nella programmazione delle attività di manutenzione - dice la Fiom -. Infatti, continuiamo a riscontrare continui deragli, non ultimo in area ghisa, e soprattutto l\'impossibilità di intervento da parte del reparto MAN BIN”, manutenzione binari, “in quanto la direzione di Area continua a collocare il personale in cassa integrazione nonostante ci sia la necessità di programmare un piano di attività manutentive per risolvere le tante criticità presenti nella rete ferroviaria”. La Fiom Cgil dichiara di aver chiesto “in più occasioni chiesto un intervento da parte della direzione aziendale al fine di conoscere un piano di interventi e una relazione specifica della rete ferroviaria, utili ad evitare i continui deragli che inevitabilmente possono impattare sulla sicurezza dei lavoratori”.

 

di Ingrid Iaci 

 


Si è tenuta nella mattinata di ieri, la prima assemblea dei soci della BCC di Bari e Taranto, la prima dopo la fusione sotto l egida del gruppo ICCREA.

Al tavolo dei relatori erano presenti l avvocato Lelio Miro, presidente della neonata Banca di Bari e Taranto, il dottor Mario Laforgia, vicepresidente, il dottor Ugo Stecchi direttore generale, il dottor Cosimo Cafagna presidente del collegio sindacale e Franco Montanino, componente del consiglio di amministrazione.

Il vicepresidente Laforgia, ha dato il via ai lavori, in qualità di padrone di casa in quanto la riunione si è svolta nella sede di Confartigianato presso la Fiera del Levante di Bari.

A seguire, Lelio Miro che, prima di entrare nel vivo dell assemblea con l approvazione del bilancio, ha sottolineato il successo economico ottenuto dopo la fusione dei due istituiti di credito il cui bilancio, approvato proprio ieri mattina, risulta essere il migliore di sempre, superando di gran lunga i bilanci dei precedenti anni dei due istituti.

Il marketing della Bcc di Bari e Taranto si fonda sui valori della solidarietà e dell umanesimo che sono stati quelli condivisi e determinanti per l unificazione tra le due banche. Una banca più grande, come ha sottolineato l avvocato tarantino, per essere più vicina alle realtà più piccole, in controtendenza con i grandi istituti finanziari che per propria policy fanno più fatica a venire incontro ai bisogni delle comunità locali.

Inoltre,  il presidente Miro ha tenuto particolarmente a ringraziare tutto il personale che quotidianamente si interfaccia con i clienti e che si fa portatore di quei valori che pongono le persone e le loro storie sempre al centro dell \'interesse di una Bcc.

Tra i presenti, anche il presidente onorario Bepi Lobuono che con la saggezza della sua età ha invitato i vertici a mantenere sempre ben salde le radici nel territorio e il presidente di Confartigianato di Bari, Francesco Sgherza, che ha assicurato la vicinanza della confederazione in questo nuovo percorso come ha fatto anche trenta anni fa quando nacque la Bcc di Bari.

Dall assemblea, alcuni dati importanti.

La forza della banca è sicuramente nei settanta dipendenti, in gran parte laureati e con età media inferiore ai 45 anni e nelle 10 filiali localizzate su due province dallo Jonio all’Adriatico.

Di recente inaugurazione, il nuovo sportello di Mottola in attesa della inaugurazione di una nuova sede legale di proprietà nel centro di Bari che verrà inaugurata subito dopo l’estate. 

Un utile di oltre 5 milioni di euro e un patrimonio di vigilanza superiore ai 40 milioni costituiscono le basi solide per affrontare il futuro, oggi così incerto, con la consapevolezza che l’unione delle due banche sia un valore fondante del benessere delle nostre comunità.

Come si legge nelle conclusioni, infatti :

<<l etimologia della parola comunità rimanda a due significati: cum-munus può voler dire impegno comune ma anche dono comune. In effetti una comunità è entrambe le cose: un progetto da costruire, e dunque una responsabilità, e un sostegno, dunque un dono. Alla costruzione di una buona comunità la nostra Banca si impegna a continuare a dare un contributo concreto.>>

 

Dal 26 aprile al 5 maggio in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (l’ex Ilva di Taranto) scatterà una chiusura collettiva. I dipendenti potranno andare in ferie, utilizzando le loro disponibilità (ma sarà una scelta personale e volontaria) ed effettuare così un lungo ponte che, sfruttando il calendario, parte dalla festa della Liberazione e va oltre la festa del Lavoro. È una novità assoluta in oltre 60 anni di storia del siderurgico. Lo stop feriale riguarderà sia gli addetti alle funzioni di staff che quelli della produzione, escluse le figure e le mansioni strettamente necessarie. In quei giorni il siderurgico avrà quindi un organico ai minimi termini come mai è accaduto sinora, se si esclude il periodo Covid quando gli ingressi erano contingentati. Stavolta la novità risiede nel fatto che mai sono stati dati così tanti giorni e nell’aver coinvolto anche coloro che sono in produzione, mentre sinora tale misura è stata applicata solo a impiegati e staff. Il tutto ha una motivazione nel fatto che Acciaierie sta attualmente viaggiando ad un ritmo produttivo bassissimo e che l’attività - per mancanza di materie prime e di liquidità - è molto scarsa. È in funzione un solo altoforno su 3 e peraltro ad un passo ridotto rispetto alle sue potenzialità. Inoltre è in corso la cassa integrazione per un numero massimo di 2.500 dipendenti su 8.200 di organico a Taranto. L’iniziativa dell’azienda ha messo oggi in allarme sindacati e lavoratori, preoccupati dei contraccolpi, del fatto che una fermata del genere costituiva un’ennesima conferma dello stato fortemente critico in cui versa l’azienda e della possibilità che, accanto alle ferie, si usasse anche la cassa integrazione. È così partita una lettera della Uilm diretta al commissario Quaranta, al direttore generale del personale, Picucci, e ai responsabili del personale e delle relazioni industriali per il sito di Taranto, Varruzza e Lonoce. La Uilm, con i suoi delegati e il coordinatore di fabbrica, ha chiesto chiarezza “in merito alle voci circolanti nelle ultime ore all’interno della fabbrica riguardo eventuali chiusure collettive di impianti dal 25 aprile al 5 maggio”, tenuto conto che non era stato programmato alcun “incontro con le organizzazioni sindacali volto a coniugare le eventuali esigenze aziendali con quelle dei lavoratori. Nel caso in cui tali azioni fossero confermate - ha detto la Uilm -, rappresenterebbero la totale continuità rispetto alla gestione disastrosa precedente. Siamo ancora convinti che l’avvio della gestione commissariale debba rappresentare un cambio di passo nella direzione della tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori. Dignità calpestata per anni”. E comunque, è stato sottolineato, “resta inteso di questo tipo verranno sempre condannate e contestate”.  Dopo la protesta sindacale, Acciaierie in amministrazione straordinaria è intervenuta e pur confermando le ferie in tutta la fabbrica per un periodo così ampio e mai dato in passato, ha evidenziato che il tutto presuppone l’adesione volontaria dei lavoratori. Al riguardo la Uilm ha quindi comunicato che la chiusura collettiva avverrà “esclusivamente su base volontaria. Ciò significa che i dipendenti avranno la possibilità di partecipare in base alla propria volontà. Durante questo periodo sarà consentito consumare le ferie. I reparti interessati saranno informati direttamente dai preposti per fornire ulteriori dettagli e chiarimenti in merito alla procedura da seguire per aderire alla chiusura collettiva volontaria e per l’utilizzo delle ferie”. Intervenuta anche la Fim Cisl, per la quale “i lavoratori che prestano la propria attività sugli impianti, possono usufruire delle ferie residue in maniera volontaria tenendo conto delle esigenze tecniche-organizzative. Per l’area staff, verranno effettuati negli stessi giorni alcuni presidi. Nelle prossime ore l’azienda invierà comunicazione a tutti i dipendenti sul portale”. 

Nuove nomine ieri in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva. Il direttore generale, Giuseppe Cavalli, in sintonia con i commissari straordinari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, ha incaricato con effetto immediato il nuovo management. 

La nuova prima linea, che riporta al dg Cavalli, sarà così composta: Giuseppe Viola assume il ruolo di cfo, unendo alle attuali aree di responsabilità quelle Amministrativa e Fiscale; Daniele Rossi, assume il ruolo di direttore Acquisti e Supply Chain. All’interno della stessa direzione, Nicola Pozza assume la responsabilità di Funzione acquisti materie prime. Giulia Costagliola D’Abele è stata nominata General Counsel; Claudio Picucci è il nuovo direttore Risorse Umane e Organizzazione; Andrea Paolo Colombo è Direttore Servizi di Supporto, con responsabilità sulle Aree Compliance e Security e sulla neo costituita funzione Comunicazione. Rimane inoltre Datore di Lavoro della sede di Milano mantenendo al contempo la responsabilità del servizio \'Organizzazione e Sviluppo Human Capital\', operando in questo contesto come Chief Reorganization Officer e supportando la direzione nella revisione organizzativa. La funzione Internal audit verrà collocata a riporto della struttura commissariale.

Dopo l’incarico del Mimit affidato ai tre commissari straordinari, la nuova leadership - afferma la società - “è impegnata nella gestione del piano di ripartenza in una fase molto critica e di perseguire gli obiettivi stabiliti, grazie alle competenze e all’esperienza pluriennale del management\". 

\"Queste nomine rappresentano un passo importante nel percorso di riqualificazione e ripartenza di Acciaierie D’Italia\", ha dichiarato il dg Cavalli. \"Con l\'arrivo di professionisti altamente qualificati, siamo fiduciosi di poter dare concretezza alla nostra visione aziendale e di poter perseguire con determinazione e nei tempi fissati gli obiettivi strategici. Attraverso un impegno condiviso per l’operatività, la sostenibilità ambientale e il benessere dei nostri dipendenti, confidiamo di poter consolidare il posizionamento di leadership di Acciaierie d\'Italia nel settore siderurgico nazionale e internazionale”. 

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