Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1655)

 

 “Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha tramutato nuovamente e arbitrariamente in cassa integrazione le ferie programmate dai lavoratori. Lo hanno fatto a tutti”. Lo dichiara all’AGI Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm, affermando che “i lavoratori hanno fatto questa scoperta stamattina accedendo al portale dell’azienda e visionando i cedolini delle retribuzioni di luglio che saranno messe in pagamento domani”. “Domani finirò di completare la raccolta dei cedolini paga e andrò in Procura a consegnare il tutto con un esposto. Ci sono già enti vigilanti che hanno avviato un approfondimento su questa intollerabile anomalia dell’ex Ilva a Taranto” afferma  Oliva. “La cosa davvero singolare é che l’azienda ha invitato tutti i dipendenti a farsi le ferie e a programmarle dandone comunicazione e poi, nella realtà, ci troviamo di pfronte a queste sgradite sorprese” conclude il coordinatore di fabbrica per la Uilm. I sindacati metalmeccanici alzano il tiro sull’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, dopo che oggi si è scoperto, dai cedolini delle buste paga che saranno accreditate domani, che le ferie programmate dai lavoratori sono state trasformate in cassa integrazione. La Fim Cisl paventa di rivolgersi alla Procura della Repubblica. “Con l’uscita dei cedolini - dice la Fim - sono emerse varie anomalie tra cui quella delle ferie estive programmate tramutate in cassa integrazione. Questo è stato uno dei tanti motivi per cui Fim, Fiom e Uilm hanno fatto denuncia all’Ispettorato del Lavoro e all’Inps. Dopo la stessa denuncia - affermano i metalmeccanici della Cisl - sono intervenuti gli ispettori ma, allo stesso tempo, l’azienda ancora una volta continua a commettere gli stessi errori. Come Fim, se l’esito delle ispezioni dovesse dare ragione all’azienda, ci rivolgeremo direttamente alla Procura della Repubblica”. Nel frattempo, la Fim Cisl invita i lavoratori, attraverso gli rsu, a consegnare le “fotocopie dei cedolini e cartellini specificando le anomalie riscontrate”.

    E prende posizione anche la Fiom Cgil con Francesco Brigati. “L'azienda, nonostante l’intervento dell’ispettorato del Lavoro - afferma Brigati - ha trasformato le ferie programmate dai lavoratori in cassa integrazione. In queste ore stanno arrivando moltissime segnalazioni dai lavoratori che hanno scoperto, direttamente attraverso la busta paga, la trasformazione delle ferie programmate in cigs senza nessuna comunicazione al lavoratore. Stessa sorte è toccata anche ai lavoratori che hanno usufruito di permessi per la donazione sangue”.   

Alessandro Labile è il nuovo direttore dello stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Lo comunicano i sindacati metalmeccanici dopo averlo appreso oggi dall’azienda. Labile è stato sinora responsabile dell’area ambiente della fabbrica ed ha seguito l’attuazione delle prescrizioni di risanamento ambientale. Sostituisce Vincenzo Dimastromatteo che era arrivato in Acciaierie d’Italia il 26 aprile del 2021. In precedenza Dimastromatteo era stato col gruppo Arvedi e prima ancora all’Ilva di Taranto ma con la gestione del gruppo Riva. L’arrivo di Labile al vertice dell’acciaieria di Taranto segue una serie di cambiamenti già avvenuti nella fabbrica negli ultimi tempi a seguito dell’uscita, per dimissioni volontarie, di diversi dirigenti di primo piano. 

Ha superato i due miliardi di euro in Puglia il valore degli interventi edilizi col superbonus 110% ma crescono i crediti fiscali che le imprese edili pugliesi non riescono a monetizzare

 

Nicola Bonerba (Ance Puglia): “Se il Governo non sblocca la cessione dei crediti sono a rischio decine di imprese e centinaia di posti di lavoro. Meglio non avviare i cantieri senza contratti scritti con le banche sulla cessione dei crediti”

 

Bari, 5 agosto 2022 – La corsa al Superbonus 110% per le ristrutturazioni edilizie continua, nonostante le criticità legate alla cessione dei crediti fiscali. Secondo i dati MISE - Enea, infatti, le asseverazioni per questo bonus in Puglia al 30 giugno scorso erano 12.487 per un investimento totale ammesso in detrazione di 2,02 miliardi di euro, con una crescita superiore al 17% di entrambi i valori rispetto al 31 maggio. “La misura sta vivendo il picco massimo in termini di pratiche – dichiara il presidente di Ance Puglia Nicola Bonerba - e si avvia a un inesorabile calo di interesse se il Governo non sarà in grado di riattivare le cessioni dei crediti fiscali, dando certezza ai contratti già firmati e ai nuovi lavori. In Puglia sono decine le imprese, con importanti risorse investite e senza le capacità patrimoniali per resistere in questa situazione di incertezza, che rischiano di uscire dal mercato con effetti immediati sull’occupazione, finalmente tornata a crescere in questo ultimo anno e mezzo; purtroppo, temiamo che alcune centinaia di posti di lavoro siano a rischio solo in Puglia. In questo momento, il consiglio per tutte le imprese edili impegnate in lavori di ristrutturazione con bonus 110% è di non avviare i cantieri senza contratti scritti con le banche sulla cessione dei crediti fiscali”.

Fino al 30 giugno scorso, da quando è stata introdotta la misura del bonus 110% per favorire le ristrutturazioni del patrimonio residenziale in chiave energetica e di sicurezza antisismica, in Puglia sono stati asseverati 1.182 interventi su edifici condominiali (il 9,5% del totale) per un investimento di oltre 800 milioni di euro (pari al 40% del totale); gli interventi sugli edifici unifamiliari, invece, ammontano a 9.144 (il 73% del totale) per un investimento che sfiora il miliardo di euro (pari al 49,3% degli investimenti totali in Puglia) mentre quelli sulle unità indipendenti sono 2.161 per 215 milioni di euro. “La misura – aggiunge Bonerba – ha fatto ripartire un settore fiaccato da 12 anni di crisi rimettendo finalmente in sesto un patrimonio vetusto, inefficiente sotto il profilo energetico e insicuro dal punto di vista sismico. Peraltro, il 47% del costo di un intervento di superbonus rientra già il primo anno nelle casse dello Stato sotto forma di maggior gettito fiscale, contributi e minori sussidi di disoccupazione; considerando tutti gli effetti economici che investimenti e nuovi redditi producono, la minore spesa delle famiglie per i consumi energetici e l’aumento di valore degli immobili, alcuni studi hanno quantificato il ritorno economico per lo Stato addirittura superiore al costo sostenuto. È per questi motivi che Ance sosterrà, anche con il nuovo Governo, l’efficacia di questa misura, da trasformare in strutturale, con una modulazione diversa degli incentivi e, soprattutto, con regole certe e chiare da non cambiare continuamente”.

Una buona notizia per il sistema del superbonus 110% in Puglia è arrivata, invece, col recente aggiornamento del prezziario regionale, utilizzato nel percorso di asseverazione degli interventi edilizi. “Siamo soddisfatti dell’aumento del 17% circa del prezzo relativo alle lavorazioni riguardanti le ristrutturazioni energetiche – conclude Bonerba -. Tuttavia, abbiamo chiesto alla Regione di adeguare, nel prossimo aggiornamento, i costi della manodopera, cresciuti col rinnovo del contratto nazionale del comparto edile, e delle tante lavorazioni tipiche delle opere pubbliche: senza questo aggiornamento il rischio che le gare per la realizzazione delle opere previste dal PNRR vadano deserte o, peggio, siano aggiudicate a imprese interessate a investire denaro di dubbia provenienza, è molto concreto”.

Il Vicepresidente nazionale Anmil, il tarantino Emidio Deandri, interviene sulla morte di Guido Prudenzano, il metalmeccanico morto l’altro giorno in un capannone industriale di Taranto mentre lavorava con un flex che gli ha reciso l’arteria femorale.

«Ho aspettato per intervenire sull’ennesima morte bianca del territorio tarantino – ha commentato Emidio Deandri – per una serie di motivi. Il primo è che conoscevo personalmente Guido, un amico, un brav’uomo tutto dedito alla famiglia, un lavoratore esperto e attento. La sua morte mi ha colpito profondamente. Più di una volta ci eravamo trovati a parlare del mio infortunio alla gamba, con lui che mi diceva “Emidio sei stato fortunato a essere vivo e camminare con le tue gambe”, e ora andrò al suo funerale».

«Poi lo ripeto, fuori da ogni retorica – alza i toni il vicepresidente nazionale Anmil Emidio Deandri – sono stanco, sì sono stanco, ma non mollerò, lo devo a Guido e a tutti gli altri che, come lui, non sono tornati a casa. Sono oltre dieci anni che mi impegno ogni giorno in Anmil, prima a livello territoriale e ora nazionale, cercando di cambiare le cose perché aumenti la sicurezza sui posti di lavoro, ma anche la loro salubrità, perché c’è poca differenza tra morire dissanguato per un flex, o morire dopo anni per un tumore ai polmoni perché hai respirato fibre di amianto o prodotti tossici lavorando. Te ne vai lasciando una famiglia senza un padre e magari, dopo una vita di lavoro, senza vedere i tuoi figli sistemati o tenere in braccio i tuoi nipotini».

«Ma una differenza c’è, sì una. Nel primo caso hai le pagine di giornali piene di messaggi di cordoglio, nel secondo te ne vai, dopo anni di cure e sofferenze, in silenzio, senza neanche un trafiletto. Questo deve far riflettere tutti gli attori che operano per la sicurezza dei posti di lavoro, perché non esistono morti bianche di Serie A e di Serie B, una riflessione da cui può e deve partire un progetto per cambiare le regole del gioco. Perché se si continua a morire nei cantieri e le malattie professionali aumentano, nonostante tutti i messaggi di cordoglio e le buone intenzioni delle Istituzioni, allora c’è qualcosa che non va, qualcosa da correggere. Riflettiamoci tutti insieme, magari non in convegni con professoroni che snocciolano dati e statistiche, piuttosto ascoltando chi si alza ogni mattina per andare a lavorare in un cantiere, senza sapere se tornerà a casa».

«Alla famiglia di Guido Prudenzano – conclude Emidio Deandri – esprimo il cordoglio mio personale e della mia organizzazione, e la disponibilità dell’Anmil ad assisterla in tutte le pratiche burocratiche da espletare in queste tristi occasioni».

 

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha disdetto la convocazione del vertice sull’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, previsto per domani alle 11 nella sede della presidenza a Bari. L’incontro era stato convocato ieri sera, a poche ore dalla conclusione del vertice al Mise con l’azienda e i sindacati, presenti i ministri Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando. A portare il governatore Emiliano verso la disdetta dell’incontro è stata la presa di posizione della Fim Cisl nazionale che questa mattina aveva contestato l’iniziativa affermando che l’unico tavolo su cui si discute dell’ex Ilva è quello ministeriale nazionale. E oggi pomeriggio, nella lettera che Emiliano ha inviato all’azienda e ai sindacati, afferma che la presa di posizione di una sigla sindacale (Emiliano non cita la Cisl) “non prelude alla migliore discussione”. L’incontro, sostiene il governatore di Puglia, “mirava a chiarire le posizioni reciproche finora tenute dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto nel confronto col Governo sulla assoluta necessità di rendere concreto il processo di decarbonizzazione della fabbrica così  come proposto dall’azienda e dallo stesso Governo Draghi con l’impiego dei finanziamenti europei del JFT” (Just Fund Transition). Emiliano non fissa una nuova data ma manifesta “la disponibilità della Regione Puglia a riconvocare la riunione non appena sussisteranno le migliori condizioni per la migliore riuscita della stessa”. 

Ha sollevato reazioni fortemente critiche la frase pronunciata ieri al vertice al Mise, sull’ex Ilva, con i ministri Giancarlo Giorgetti e  Andrea Orlando, dall’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, circa la continuità dell’area a caldo del siderurgico che comprende cokerie, altiforni e acciaierie. Ha detto l’ad Morselli: “Noi non siamo per la chiusura dell'area a caldo. È il cuore del sistema azienda e vitale per Genova, Novi e diversi altri siti produttivi di Acciaierie d'Italia. Stiamo cercando risorse finanziarie perché l'area a caldo vada al massimo, ovviamente nel rispetto dei vincoli ambientali”. Per Vincenzo Di Gregorio, consigliere regionale Puglia del Pd e vice presidente della commissione Sanità, “c’è una sola cosa che dovrebbe andare al massimo ed è la difesa della salute dei lavoratori del centro siderurgico e dei tarantini. Lo chiese dieci anni fa la Procura di Taranto con l’inchiesta Ambiente Svenduro, lo hanno ribadito i giudici della Corte d’Assise e della Corte Europea dei diritti dell’uomo con i loro pronunciamenti”. “Ricordo che due mesi fa - prosegue Di Gregorio - la Corte d’Assise di Taranto ha sonoramente bocciato la richiesta di dissequestro degli impianti dell’area a caldo avanzata da Ilva in amministrazione straordinaria perché lo stato degli impianti e gli interventi riguardanti il Piano ambientale Aia 2012, non consente di ritenere in alcun modo superato il presupposto legittimante il sequestro preventivo”. 

 

Per Michele Mazzarano, consigliere regionale Puglia del Pd, “ascoltando  l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, sembra quasi di avere di fronte una fabbrica diversa da quella tarantina”. “Si parla di fabbrica sana che invece continua a manifestare problemi di liquidità tanto da richiedere un sostegno pubblico - evidenzia Mazzarano -. Si parla di investimenti tecnici per un totale di 1 miliardo e 200mila euro e la volontà di riportare la produzione ai livelli massimi, cioè agli 8 mln di tonnellate annui senza fare alcun riferimento agli equilibri ambientali che invece vanno assolutamente ripristinati". Molto critici anche i Verdi che sono nella maggioranza del Comune di Taranto. I Verdi, in riferimento all’ad Morselli, sostengono che “le dichiarazioni si abbattono come enormi macigni sulla città di Taranto e sui suoi cittadini”. “Aumentare ancora la produzione fino a portarla ai massimi livelli quando attualmente, a circa 4 milioni di tonnellate annue, si verificano periodicamente picchi di benzene, cancerogeno certo, vuol dire ignorare gli studi scientifici e ritenere di nessun rilievo la vita di chi abita nell'area di crisi ambientale e di chi lavora all'Ilva” affermano i Verdi. Da rilevare infine che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il 27 luglio, nel discorso programmatico pronunciato per l’insediamento del Consiglio comunale, ha confermato che il Comune è per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva attraverso “un radicale cambio di prospettiva ecologica, alternativo alla monocultura dell’acciaio, con tutte le iniziative politico-amministrative proprie dell’amministrazione comunale”.

 “Esaminare le criticità attualmente rilevanti e individuare e condividere proposte operative”. Con questa finalità il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha convocato per il 5 agosto alle 11 a Bari, nella sede della presidenza, un vertice sull’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. Al vertice sono stati invitati la task force Lavoro della Regione Puglia, i sindacati metalmeccanici e il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Emiliano oggi si è collegato al vertice al Mise con i ministri Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando evidenziando la necessità che forze sindacali e istituzioni territoriali mettano a punto una linea comune, una proposta unitaria, da discutere poi nel confronto col Governo e con l’azienda siderurgica. La convocazione di Emiliano è partita dalla Regione a poche ore dalla conclusione dell’incontro al ministero dello Sviluppo economico. La riunione del 5 agosto sarà anche l’occasione per esaminare le misure di sostegno finanziario all’ex Ilva che, secondo quanto hanno riferito oggi i due ministri, domani saranno inserite nel Dl Aiuti Bis. 

"Noi non siamo per la chiusura dell'area a caldo. È il cuore del sistema azienda e vitale per Genova, Novi e diversi altri siti produttivi di Acciaierie d'Italia. Stiamo cercando risorse finanziarie perché l'area a caldo vada al massimo, ovviamente nel rispetto dei vincoli ambientali”. Lo ha detto l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, nel vertice in corso al Mise sull’ex Ilva rispondendo al segretario generale Uilm, Rocco Palombella.

   “Ci sono state istituzioni che due anni fa ne hanno chiesto la chiusura per decreto, ma noi abbiamo combattuto fino al Consiglio di Stato che ci ha dato ragione perché in linea con le prescrizioni ambientali. Noi vogliamo che l'area a caldo esprima il suo massimo potenziale”, ha concluso.

Rinviato al 3 agosto l’incontro al Mise previsto per domani alle 14 sull’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. Lo dichiarano fonti sindacali. La riunione si terrà alle 15 del 3 agosto nella sala del parlamentino e interverrà il ministro Giancarlo Giorgetti. All’ordine del giorno restano varie questioni a partire dalla situazione di scarsa liquidità dell’azienda che le impedisce un’adeguata produzione, l’acquisto delle materie prime ma anche il regolare pagamento delle imprese dell’indotto

Sulle ferie del personale che Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha trasformato in cassa integrazione, i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno presentato un esposto all’Inps e all’Ispettorato del Lavoro. “Ancora  una volta - dicono i sindacati - segnaliamo l’anomalo modus operandi della direzione di Acciaierie d’Italia con cui ha modificato  quanto riportato nella nota aziendale del 17.06.2022 in cui si comunicava ai dipendenti il periodo di ferie estivo, cosi come garantito dal vigente Ccnl  e dall’articolo 36 della Costituzione Italiana”.

   La direzione di ex Ilva, dicono i sindacati, “senza una preventiva comunicazione alle organizzazioni sindacali, ha unilateralmente modificato ai dipendenti, per il tramite dei responsabili delle risorse umane di ogni area dello stabilimento, il periodo di ferie concordato con il proprio responsabile diretto tramutato in cassa integrazione straordinaria”. 

 

“Riteniamo illegittimo tale utilizzo dell’ammortizzatore sociale - affermano le sigle sindacali - in quanto il  ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha già chiarito, in occasione dell’interpello n. 19/2011, l'obbligo di  rispettare sia  il dovere di comunicazione preventiva al lavoratore del periodo feriale, sia eventuali deroghe alla fruizione del diritto costituzionalmente garantito ex art. 36, comma 3 Cost., precisando che le stesse risultano ammissibili esclusivamente laddove le esigenze aziendali assumano carattere di eccezionalità ed imprevedibilità e come tali siano supportate da adeguata motivazione”.

   Fim, Fiom e Uilm chiedono a Inps e Ispettorato del Lavoro “un intervento celere al fine di garantire il rispetto del principio, presupposto imprescindibile di ogni eventuale accordo contrattuale e/o sindacale finalizzato alla richiesta di forme di sostegno del reddito, pena l’applicazione del regime sanzionatorio previsto dalle norme vigenti”. 

Usb chiede “un passo indietro” all’ex Ilva e mette in relazione la mossa aziendale con l’invio a Taranto, da parte del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, degli ispettori per verificare il piano di cassa integrazione straordinaria per un anno chiesto dall’azienda è autorizzato (è in corso da fine marzo e attualmente a Taranto gli addetti coinvolti sono circa 2.500 su un organico di 8.200). Si tratta delle ferie estive, già richieste e autorizzate che, dopo la programmazione, vengono convertite in ore di cassa integrazione”. “Inammissibile - dice Usb - se si pensa che alcuni lavoratori hanno come ferie ancora da utilizzare 300/400 ore e che questo comporterà una decurtazione considerevole dallo stipendio”. 

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