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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1925)

 “Debutta in questa settimana al terminal container Yilport Taranto la compagnia di navigazione Xpress”. Salgono così a quattro le compagnie che usano l’infrastruttura del porto di Taranto. A Xpress si aggiungono infatti “tre stabili linee di collegamento, CMA, Kalypso e Medkon”. Lo hanno dichiarato i vertici della societa San Cataldo Container Terminal (SCCT), emissione del gruppo turco Yilport e concessionaria del terminal di Taranto, ricevendo in visita Patrizia Scarchilli, direttore generale Mit, Direzione per la vigilanza sulle Autorità di sistema portuale, il trasporto marittimo e per vie d\'acqua interne, e Maria Cristina Farina, dirigente della stessa Direzione. Con loro anche l’Autorità portuale di Taranto e gli altri rappresentanti della società terminalista. Yilport ha dichiarato ai rappresentanti del ministero Infrastrutture e trasporti che vi é un “costante e forte trend di incremento dei traffici: 100% sul 2022 e 340% sul 2021”. Inoltre, la “risoluzione sempre più vicina del problema dei dragaggi e lo snodo ferroviario già operativo che collega il terminal all\'Italia e all\'Europa, rendono sempre più competitivo a livello mediterraneo il terminal” ha dichiarato la società che ad oggi ha 150 dipendenti, “di cui più del 90% assorbito dal bacino della Taranto Port Worker Agency”. La società ha infine evidenziato al Mit che “il terminal si appresta a diventare il punto di riferimento nel Mar Mediterraneo quale grande base logistica, nell\'ampia retroportualità, a disposizione di importanti gruppi internazionali organizzati per costruire le torri eoliche e i relativi impianti destinati ai vasti parchi off-shore che si realizzeranno nei prossimi mesi ed anni in virtù della ormai avviata transizione energetica. In questo senso - afferma la società - l\'iniziativa Renantis-Yilport , partita a fine 2022, ha reso il terminal funzionale per una rilevante iniziativa di economia circolare a supporto delle economie del territorio ma anche di quelle regionali e nazionali”. 

Perde 5 milioni il progetto Ferretti nell’area portuale di Taranto, finalizzato a creare un polo produttivo di cantieristica navale per la costruzione di stampi, scafi, coperte e sovrastrutture in materiale composito. Nella quota di finanziamento pubblico per la messa in sicurezza e l’allestimento dell’ex yard Belleli, il ministero delle Infrastrutture e trasporti ha infatti tagliato 5 milioni di euro. Non sono note le ragioni che hanno portato a questa riduzione. Di conseguenza, i diversi soggetti pubblici coinvolti nell’operazione (ministero, Regione Puglia e Autorità portuale del Mar Ionio) hanno dovuto rifare il punto della situazione per dare a Sogesid, società del ministero dell’Ambiente, le richieste garanzie sul fronte della copertura finanziaria. Trovandosi con 5 milioni in meno, Sogesid si era infatti fermata nel lanciare il bando di gara per la sistemazione dello yard. La soluzione trovata è quella di individuare all’interno dell’intervento una quota di lavori opzionali pari a 5 milioni. Lavori che non verrebbero cancellati ma spostati ad un secondo momento, quando si troveranno le risorse. Adesso toccherà a Sogesid vedere cosa può essere rinviato in modo da chiudere la partita e partire, forse entro il mese, con la pubblicazione del bando di gara. In base alle offerte che arriveranno, Sogesid, che é stazione appaltante, deciderà chi dovrà occuparsi dello yard per renderlo fruibile all’investimento Ferretti. Il progetto Ferretti, nato nel 2020, ha sinora avuto una gestione è stata lunga e articolata. Solo lo scorso 5 aprile dalla conferenza dei servizi convocata dal ministero dell’Ambiente è arrivato il via libera con alcune prescrizioni. E il relativo decreto con la firma dei ministri Adolfo Urso (Imprese) e Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente) è poi arrivato materialmente all’Authority e agli altri soggetti coinvolti solo a settembre. Nel frattempo, sia l’Authority che Ferretti hanno recepito le prescrizioni della conferenza dei servizi nel progetto esecutivo. L’investimento Ferretti - gruppo leader nella nautica e negli yacht - ammonta complessivamente a 201,2 milioni di euro, di cui 137,5 di finanziamento pubblico tra completamento della bonifica e infrastrutturazione e 63,6 di investimento privato. Duecento gli occupati diretti previsti, indotto a parte.

\\\"Nella commissione Trasporti ci sono risoluzioni di singole forze politiche, sia di maggioranza di opposizione, sulla nostra proposta al Parlamento e poi si proseguirà con la creazione di norme specifiche che potranno attualizzare il nostro sistema”. Lo ha detto sulla riforma della legge sulle Autorità portuali il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti, Edoardo Rixi, collegandosi oggi con l’assemblea nazionale di Federagenti (gli agenti e i raccomandatari marittimi) in corso a Taranto. Bisogna puntare, ha detto Rixi, ad “una semplificazione delle procedure anche di carattere burocratico, ma la grande scommessa è la digitalizzazione. Nei prossimi giorni partiranno i bandi sulle Autorità portuali, la prima fase è su 250 milioni di digitalizzazione previsti dal Pnrr e gestiti dal nostro ministero. Poi, successivamente, entro fine anno anche per le imprese”. Serve “semplificare i processi e fare un sistema logistico integrato - ha detto il vice ministro - garantendo le massime condizioni di sicurezza dei singoli operatori” perché “ci sono gli attentati fisici” ma anche quelli “informatici che hanno effetti collaterali rilevanti”. Nella riforma delle Authority, ha osservato Rixi, “si dovrà tenere presenti le esigenze di tutti e di un sistema, facendo una sintesi e decidendo in tempi rapidi”. “I nostri sono tutti porti-città - ha sostenuto Rixi - e se aumento la capacità di un porto dentro una grande città e non gestisco la parte ambientale, ho la reazione contraria degli abitanti della città che si trovano con un aumento del tasso di inquinamento senza avere un vantaggio. Sono tutti elementi - ha rilevato il vice ministro - che fanno pensare ad una pianificazione nazionale e ad una gestione strategica nazionale di porti, interporti, valichi alpini e grandi catene logistiche, ma dobbiamo anche avere un livello locale che consenta che un porto non diventi un elemento estraneo rispetto ad un territorio anche per la pianificazione dei piani regolatori. Altrimenti, nel sistema normativo che abbiamo, rischieremmo di aprire contenziosi che non finirebbero mai. Dobbiamo rendere il nostro Paese capace di valorizzare la differenza dei vari scali ma con un indirizzo complessivo che valorizzi il Paese”. “Molte linee logistiche si sono consolidate nel nostro Paese ma l’instabilità degli ultimi giorni nel Mediterraneo orientale e nei Paesi arabi, rischia anche di compromettere importanti canali che abbiamo sempre utilizzato”.  ha detto sui porti e sui traffici marittimi sottolineato Rixi. “Oggi il tema - ha detto Rixi - è quello di andare a trovare nuovi mercati, di creare una resilienza e di occuparsi anche di sicurezza sia in ambito Nato che G20, in modo da governare il processo di cambiamento a livello mondiale che vede tantissime sfide contemporaneamente”. Tra queste, ha aggiunto il vice ministro, “la sfida della digitalizzazione che però va protetta da attacchi hacker e informatici e la sfida del cambiamento climatico in seguito alla decarbonizzazione per i traffici marittimi”. Quest’ultima “deve guardare ad un posizionamento globale e non solo europeo, altrimenti rischiamo di farci del male senza raggiungere alcun risultato significativo dal punto di vista ambientale” dice Rixi citando gli incontri avuti nei giorni scorsi con alcuni rappresentanti del Governo indiano. C’è poi, aggiunge Rixi, “il tema della sicurezza marittima e del rapporto tra gli Stati, dove in questo momento ci sono importanti cambiamenti in atto e su cui il nostro Paese può anche contribuire con delle azioni per tentare di raffreddare e stabilizzare una situazione in questo momento assolutamente preoccupante. Ma ci sono tantissime prospettive, e la Puglia e Taranto possono rappresentare un hub per le nuove rotte e i nuovi itinerari che si possono creare anche col Sud Est asiatico”. Circa la Via del Cotone, Rixi ha detto che nei giorni scorsi “in India abbiamo discusso di un nuovo corridoio sostanzialmente parallelo al canale di Suez e della creazione di investimenti e di scambi di know how tra operatori. Il sub continente indiano si appresta a diventare la quarta economia a livello globale ma é molto indietro da un punto di bista marittimo ed ha molto bisogno di capacità di know how che un Paese come l’Italia potrebbe condividere”. 

Il governo esclude la chiusura. Il governo sta trattando con Arcelor Mittal per evitare la chiusura dei siti o l\'amministrazione straordinaria. Ci sarà un nuovo incontro a palazzo chigi entro il 7 novembre\". Lo ha detto Roberto Benaglia della Fim Cisl al termine dell\'incontro a Palazzo Chigi sul futuro dell\'ex Ilva. 

Il governo esclude la chiusura. Il governo sta trattando con Arcelor Mittal per evitare la chiusura dei siti o l\'amministrazione straordinaria. Ci sarà un nuovo incontro a palazzo chigi entro il 7 novembre\". Lo ha detto Roberto Benaglia della Fim Cisl al termine dell\'incontro a Palazzo Chigi sul futuro dell\'ex Ilva. 

I sindacati dei metalmeccanici si preparano per oggi a una giornata di sciopero in tutti gli stabilimenti ex-Ilva, con un sit-in a Roma. La decisione arriva dopo che il presidente di Acciaierie d\\\'Italia Holding, Franco Bernabè, il 17 ottobre durante l\\\'audizione presso la commissione Attività Produttive della Camera ha messo il proprio mandato a disposizione del governo, lanciando contestualmente l\\\'allarme sul rischio di fallimento imminente del gruppo siderurgico.

   \\\"Sono mesi che denunciamo le condizioni disastrose in cui versano gli stabilimenti del gruppo di Acciaierie D\\\'Italia a causa della mancanza di investimenti e di manutenzioni ordinarie e straordinarie. Il Governo continua a rimanere in silenzio di fronte a questa situazione che sta peraltro mettendo in pericolo la salute e la sicurezza dei lavoratori\\\", affermano in una nota congiunta i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm.  

 “A poche ore dallo sciopero di 24 ore di tutti gli stabilimenti di Acciaierie D\\\'Italia non abbiamo ricevuto alcuna convocazione. Stante la gravità della situazione in cui versa il gruppo, riteniamo il confronto indispensabile, visto che i lavoratori in manifestazione a Roma scenderanno in piazza per il lavoro, la salute, la sicurezza ed il futuro dell’ex Ilva”. Lo hanno dichiarato i segretari generali Roberto Benaglia di Fim Cisl, Michele De Palma di Fiom Cgil e Rocco Palombella di Uilm. Nell’ex Ilva di Taranto Nell’ex Ilva lo sciopero è scattato alle 23 di oggi e terminerà oggi alla stessa ora. Alla mezzanotte di ieri , dai vari punti prestabiliti, sono partiti  i pullman organizzati dalle sigle metalmeccaniche Fim, Fiom e Uilm, direzione Roma. Da Taranto si sono mossi in 7-800, altri 200 circa arriveranno da Genova e Novi Ligure, stabilimenti più piccoli, e tutti insieme si ritroveranno questa mattina  per l’avvio del corteo di protesta a piazza dell’Esquilino per andare poi in piazza Santi Apostoli. 

 

 

“La società si spegne per consunzione”. Lo ha detto oggi alla Camera su Acciaierie d’italia, ex Ilva, il presidente della holding Franco Bernabé. Infatti, ha rammentato il manager, quando ArcelorMittal, azionista di maggioranza di AdI, l’ha deconsolidata dal perimetro della multinazionale, la società, che fattura 3 miliardi ed ha un fabbisogno di circolante minimo di circa 2 miliardi, “e forse anche più”, “ha dovuto provvedere autonomamente” e “lavora senza finanziamento bancario. Lavora - ha sostenuto Bernabé - con la cassa generata dal ciclo di produzione. Ma se gestisce produzione e finanziamento di circolante con un giro di cassa autonomo, ogni volta questo giro perde un pezzo perchè la cassa va agli investimenti, ad altri fabbisogni, e non può essere utilizzata per comprare le materie prime”. Di conseguenza “ogni giro di produzione riduce la produzione”. Senza trascurare che la “crisi energetica ha ridotto la generazione di cassa” e “impedito l’emissione degli ordini per la realizzazione dei nuovi impianti”, ha aggiunto Bernabé. Il negoziato tra Governo e Mittal “non è ancora arrivato ad una conclusione”, ma “la prospettiva è di lungo periodo”, evidenzia il presidente di AdI, mentre la societa deve affrontare “stringenti esigenze finanziarie nel brevissimo periodo”. È necessario perciò che questi interventi “siano compatibili con l’urgenza che la situazione finanziaria della società impone”. “Non abbiamo più tempo - sottolinea Bernabè, ricordando di aver denunciato ripetutamente la crisi anche al Parlamento -. Di più non posso fare e per questo ho messo a disposizione il mio mandato”.  “Credo però che un merito vada dato alla comunità di Taranto che ha sofferto enormemente per i problemi derivanti dall’insediamento dello stabilimento. La comunità di Taranto, il sindaco, la Regione Puglia, hanno accettato l’idea che il piano di decarbonizzazione si sviluppasse su un arco di dieci anni, il minimo richiesto per un progetto così ambizioso. Credo che va dato atto alla comunità locale di aver accettato questo processo, a maggior ragione credo che non possa essere delusa. Non si puó dire, va bene, abbiamo scherzato. Si chiude tutto. Lo stabilimento é un valore, un asset importante per il Paese, va salvaguardato e rilanciato e quindi tutti i tentativi per andare in quella direzione, sono tentativi che vanno sostenuti e apprezzati”. 

“Il gruppo dirigente in capo al gruppo Arcelor Mittal (che detiene il 68% della società AdI) nega la gravità dei fatti. La situazione, purtroppo, è di una gravità senza precedenti. Di questo stato di impoverimento degli impianti produttivi, ne sono ben consapevoli le maestranze, i tecnici ed i dirigenti operativi che lo vivono nel quotidiano”. Lo dice Federmanager Puglia, la federazione dei dirigenti d’azienda, sulla crisi ex Ilva-Acciaierie d’Italia. Secondo Federmanager, “la fabbrica possiede valenti tecnici e dirigenti che, se ben motivati, sono certamente in grado di riportarla alla sua completa funzionalità e sostenibilità. Il piano deve essere inizialmente basato su un incremento delle produzioni con gli impianti attuali, con la marcia continua dei tre altiforni, condizione indispensabile per la sostenibilità economica. Nel mentre si opera per il recupero di questo assetto produttivo, deve avviarsi subito una prima fase per la decarbonizzazione del processo. Nel piano industriale, deve essere dunque inclusa la realizzazione di un impianto Dri a metano da 2,5 milioni di tonnellate anno, con relativo forno fusorio elettrico, da rendere operativi a fine 2026, come base del processo di innovazione e ambientalizzazione, fortemente richiesto dal territorio e ormai condizione necessaria per sopravvivere nei mercati”.

    “Per avviare tutto questo, va risolto, prioritariamente, quello che oggi è il principale problema e cioè l\'assetto societario e finanziario” conclude Federmanager. 

Acciaierie d’Italia (ex Ilva) attacca il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, cioé il vertice dell’associazione di settore di Confindustria alla quale la stessa azienda é associata. In una nota, Acciaierie manifesta “grande sconcerto” per “le continue dichiarazioni” di Gozzi, “nelle quali critica la società, il suo management e Arcelormittal, uno dei suoi azionisti”. “Acciaierie d\\\'Italia - dichiara l’azienda - ricorda di essere associata alla Federacciai italiana, di cui il signor Gozzi è presidente. Come tale egli dovrebbe, almeno per statuto, tutelare gli interessi e l’immagine dell\\\'azienda, così come per qualsiasi altro associato. In effetti Acciaierie d\\\'Italia è l’unico associato di Federacciai contro il quale il signor Gozzi si permetta questo livello di critiche, almeno negli ultimi anni”. “Sorprende poi che il signor Gozzi, nelle sue comunicazioni pubbliche, rappresenti di avere una profonda conoscenza di Acciaierie d\\\'Italia quando senz’altro, almeno negli ultimi cinque anni, non ha avuto alcuna occasione di visitarne gli impianti” prosegue ancora Acciaierie, che sta \\\"valutando ogni azione a difesa dei propri interessi, anche avverso l\\\'associazione coinvolta”. 

La statale tra Taranto e Bari (Appia) è invasa da un corteo di imprenditori e lavoratori dell’indotto siderurgico di Acciaierie d’Italia (ex Ilva). Diverse centinaia di persone, seguite da qualche decina di mezzi tra Tir, camion e furgoni, protestano contro il rischio, a loro dire concreto, che Acciaierie d’Italia finisca in amministrazione straordinaria.     “Ma stavolta, rispetto al 2015 quando ci fu l’amministrazione straordinaria di Ilva spa, mandando definitivamente in fumo posti di lavoro e imprese\", sostengono i manifestanti. \"L’acciaieria non deve chiudere”. Diversi partecipanti indossano una maglietta bianca con la scritta di colore azzurro “Rispetto per Taranto”. E sul frontale dei mezzi sono affissi manifesti con la scritta “No al bidone di Stato” con riferimento all’amministrazione straordinaria e al fatto che Acciaierie d’Italia è partecipata dallo Stato al 38% attraverso Invitalia. Il 62% è, invece, nelle mani della multinazionale Arcelor Mittal. Il corteo dalla fabbrica è diretto a Taranto, in prefettura, ma i mezzi, per non creare intralcio e disagio, verranno fatti tornare indietro alle porte di Taranto all’altezza dello svincolo per la statale per Reggio Calabria (Ionica). Tutta l’area è presidiata da polizia e carabinieri. 

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