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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1895)

“L’improvvisa sospensione dell’operatività di 145 imprese appaltatrici da parte di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, desta molta preoccupazione e, nel totale rispetto dell’autonomia d’impresa, Confindustria, Confindustria Puglia e Confindustria Taranto auspicano che venga individuata al più presto una soluzione nell’interesse dei lavoratori e della vasta filiera di imprese fornitrici, scongiurando gravi ripercussioni sul tessuto sociale di Taranto e della Puglia. Acciaierie d’Italia è una priorità nazionale per l’intera manifattura del Paese ed è strategico accelerare la piena difesa del ciclo integrale a caldo per l’Italia intera e per la sua bilancia commerciale. Da anni è evidente l’effetto di freno sulle scelte di Acciaierie d’Italia determinato dal percorso dilazionato e incerto del ventilato ritorno al controllo pubblico. Per questo il Sistema Confindustria si rende disponibile a contribuire alla ricerca di soluzioni da avviare in tempi rapidi, in linea con l’importanza strategica che rappresentano le produzioni, gli occupati e la filiera di Acciaierie d’Italia”.

Governo già in campo per la crisi dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, dopo che l’azienda siderurgica ha sospeso da oggi attività e ordini di 145 imprese dell’indotto, di cui 43 a Taranto, con una ricaduta stimata di circa 2mila lavoratori esterni. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha convocato a Roma per giovedì il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e i sindacati nazionali metalmeccanici. Quest’ultimi hanno scritto proprio stamattina a Urso e ai ministri Marina Calderone (Lavoro) e Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente) chiedendo un confronto urgente e sollecitandoli a riprendere  il dossier Ilva. Oggi a Taranto imprese e lavoratori dell’indotto sono comunque entrati in fabbrica per smontare i cantieri così come ordinato loro da Acciaierie d’Italia. Non ci sono state proteste stamattina. 

 

 I sindacati, che nel pomeriggio hanno tenuto una riunione, pur in presenza della convocazione di Urso per il 17, vogliono tenere comunque alta l’attenzione sull’intera vicenda. Un’iniziativa di mobilitazione inizialmente messa in cantiere per dopodomani, si farebbe adesso venerdì. Anche perchè, oltre a convocare gli incontri di giovedì, il ministero guidato da Adolfo Urso ha dichiarato di attendere già dal cda di domani di Acciaierie d’Italia “concrete risposte per l’indotto e per i lavoratori a fronte di una decisione che ha suscitato giustamente sconcerto, tanto più per le modalità con cui è stata annunciata, assolutamente inaccettabili”. In mattinata i sindacati hanno incontrato alla Camera di Commercio i parlamentari e nel primo pomeriggio c’è stato anche un vertice in Confindustria Taranto delle imprese, della sezione metalmeccanica e del consiglio generale. Nella riunione con i parlamentari, i sindacati hanno espresso toni molto duri verso ArcelorMittal di cui é stato chiesto l’allontanamento nella gestione dell’azienda. I sindacati si oppongono contro l’utilizzazione del miliardo del dl Aiuti Bis e dell’altro miliardo del dl Aiuti Ter in favore della liquidità dell’ex Ilva, ormai asfittica, visto che sono risorse destinate all’aumento del capitale e al finanziamento soci (il primo miliardo) e all’impianto del preridotto da alimentare con l’idrogeno verde (il secondo miliardo). “No all’uso di questi soldi per coprire i buchi dell’azienda” è stato detto oggi nel confronto sindacati-parlamentari. Rilanciata l’ipotesi che Acciaierie d’Italia abbia voluto usare il varo dell’ultimo decreto, Aiuti Ter, per cercare di ottenere una parte delle risorse, ricorrendo poi alla sospensione delle imprese appaltatrici come ulteriore mezzo di pressione. Il ministero delle Imprese, in relazione alle imprese sospese, ha affermato che “nulla era stato preannunciato dall’azienda negli incontri che lo stesso ministro aveva avuto nei giorni scorsi con ceo e presidente di Acciaierie d’Italia, così come con l’azionista pubblico, proprio al fine di affrontare le problematiche dell’azienda anche in riferimento alle risorse pubbliche già destinate e ai nuovi provvedimenti appena deliberati”. Ma per Franco Bernabè, presidente AdI, “la gestione della liquidità è per noi un problema gigantesco e non c’è intendimento di fare pressione sul Governo che ci ha costantemente sostenuto, parlo del Governo Draghi, ed è molto forte l’attenzione che sta dedicando al problema il Governo Meloni”. 

 “Esigiamo che questo Governo ci dica chiaramente quali siano le sue intenzioni sul futuro di migliaia di famiglie di nostri concittadini che in quello stabilimento ci lavorano. Vogliamo sapere quale sarà il destino di 6.000 lavoratori dell’indotto che soffrono da 10 anni sulla propria pelle e su quella dei propri familiari le alterne vicende di quello stabilimento”. È uno dei passaggi del documento che il comitato dell’indotto ex Ilva (ora Acciaierie d’Italia) ha consegnato questa mattina, nell’incontro alla Camera di Commercio di Taranto, a sindacati e parlamentari. Il comitato fa capo ad imprese e imprenditori. “Nel 2015 - si legge nel documento - abbiamo subito le conseguenze della messa in amministrazione straordinaria dell’ex Ilva da parte dei commissari dello Stato con un conseguente ammanco nelle casse delle ns aziende di 150 milioni di Euro. Era necessario questo provvedimento? Secondo alcuni assolutamente no, perché all’epoca lo stabilimento versava in condizioni economiche decisamente migliori delle attuali”. “Oggi, all’indomani di una pandemia mondiale e di una guerra che ha portato i costi energetici a livelli mai visti - prosegue il documento del comitato -, subiamo i ritardi dei pagamenti fino a 180 giorni, le black list, l’annullamento improvviso di ordini e, da ultime, le sospensioni improvvise dei contratti oggi per domani ad un mese dal Natale".

Sono 145 le aziende appaltatrici del siderurgico di Taranto sospese da lunedì prossimo nella loro attività in fabbrica da Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Di queste, 43 sono dell'indotto tarantino. La sospensione coinvolge anche il personale delle aziende. Lo apprende AGI.

Potrebbero essere circa duemila i lavoratori che saranno collocati in cassa integrazione dopo la decisione dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, di sospendere da lunedì prossimo l’attività di 145 imprese appaltatrici nel siderurgico di Taranto. È solo una stima sindacale per il momento, ma se è vero che si è ancora in attesa di capire quali aziende saranno interessate allo stop, è evidente che i riflessi della fermata saranno su larga scala: manutenzioni, sostituzioni, ricambi, impiantistica, per citare soltanto alcune delle attività che l’ex Ilva affida in appalto. Solo gli investimenti industriali e ambientali sono confermati, precisano fonti vicine al dossier. Sono quelli che attengono al piano industriale e a quello ambientale, Aia, quest’ultimo da ultimare ad agosto 2023. I sindacati aggiungono che non si fermeranno solo le aziende che effettuano attività che l’ex Ilva considera strettamente indispensabili. 

 

Da qualche giorno, per la verità, filtravano dalla fabbrica ipotesi di un’ulteriore stretta da parte dell’azienda, che è poi arrivata in queste ore con la comunicazione via pec spedita alle ditte.

    Acciaierie d’Italia non fornisce motivazioni specifiche. Parla di “sopraggiunte e superiori circostanze” che portano alla “necessità di sospendere le attività oggetto degli ordini, nella rispettiva interezza, prevedibilmente sino al 16 gennaio”. Trascorso il termine di lunedi prossimo, alle aziende e al loro personale sarà bloccato l’accesso al siderurgico. Anche i badge degli operai, strisciati ai tornelli delle portinerie per l’ingresso, verranno disattivati.

    I lavoratori andranno in cassa integrazione anche se quest’ultima è già presente in larga parte dell’indotto ed è anche in esaurimento, rilevano i sindacati. A monte, osserva Confindustria Taranto, vi è anche un problema di ordini di lavoro in calo dal siderurgico verso l’esterno, nonchè di ritardati o mancati pagamenti per i lavori già eseguiti e fatturati. Confindustria ha parlato di crediti per 100 milioni da parte delle imprese.

 

 È in ballo un miliardo del dl Aiuti Bis, affidato a Invitalia, partner pubblico di minoranza del privato Mittal in Acciaierie d’Italia, per interventi sul capitale sociale, più l’altro miliardo, del dl Aiuti ter, per la produzione di acciaio col preridotto, semilavorato che permette di ridurre l’uso di coke e minerali e quindi tagliare le emissioni inquinanti. Anche quest’ultima misura è affidata al coordinamento di Invitalia. “Acciaierie d’Italia smetta di utilizzare come grimaldello i lavoratori e la città per battere cassa” dicono Gianni Venturi e Giuseppe Romano di Fiom nazionale e Taranto. “Acciaierie d'Italia porta all'esasperazione il rapporto con le aziende dell’appalto” afferma l’Usb che conferma il numero di 2mila cassintegrati nell’indotto.

    “Riteniamo che le risorse pubbliche non devono servire per pagare i debiti contratti da AdI  ma a mettere in sicurezza la fabbrica e per la comunità” aggiunge Franco Rizzo coordinatore Usb. “Da questo momento c’è un’unica strada da percorrere, disinnescare la bomba sociale che si prepara” dicono Piero Pallini e Davide Sperti di Uil e Uilm Taranto. Mentre per Valerio D’Alò e Biagio Prisciano, di Fim Cisl nazionale e Taranto, “se Acciaierie d’Italia e l’ad Lucia Morselli pensano di utilizzare questa situazione per premere sul governo e cercare di ottenere le risorse del miliardo di euro del dl Aiuti, hanno sbagliato i conti e vedranno l’opposizione del sindacato”. 

 Con una comunicazione fatta questa mattina, Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha reso noto che da lunedi prossimo nello stabilimento siderurgico di Taranto sono sospese le attività di 145 imprese appaltatrici. La sospensione è a tempo indeterminato. “Si tratta di un gesto gravissimo - dicono ad AGI Valerio D’Alò e Biagio Prisciano, rispettivamente segretario nazionale e Taranto della Fim Cisl - che mette a rischio centinaia di posti di lavoro. La ricaduta occupazionale sarà massiccia. Se Acciaierie d’Italia e l’ad Lucia Morselli pensano di utilizzare questa situazione per premere sul governo e cercare di ottenere le risorse del miliardo di euro del dl Aiuti, hanno sbagliato i conti e vedranno l’opposizione del sindacato”, proseguono i sindacalisti.

 

Per D’Alò e Prisciano, “è poi singolare che questa stretta dell’azienda arrivi a poche ore dall’incontro che lunedi Fim, Fiom e Uilm avranno a Taranto con i parlamentari sulla situazione dell’ex Ilva. Anche questa è una forma di pressione, é una strumentalizzazione”. I sindacati hanno detto che Acciaierie d’Italia non ha fornito motivazioni sulla sospensione. Essa comunque consisterà anche nella disattivazione del badge di ingresso in fabbrica dei lavoratori. Da mesi l’ex Ilva é in una pesante crisi di liquidità e di recente Confindustria Puglia e Taranto ha dichiarato che sono maturati crediti per 100 milioni relativi a lavori effettuati, fatturati e non pagati.  "Sopraggiunte e superiori circostanze ci inducono a comunicarvi, con particolare rammarico, la necessità di sospendere le attività oggetto degli ordini, nella rispettiva interezza, prevedibilmente fino al 16 gennaio 2023, oppure fino all’anteriore data prevista dagli ordini quale termine di consegna”.  Questo è quanto si legge nella comunicazione di stop attività alle imprese appaltatrici del siderurgico di Taranto inviata da Acciaierie d’Italia.

    “Riguardo alla ripresa delle attività, seguiranno in ogni caso nostre comunicazioni - afferma l’ex Ilva - Qualora il cantiere di esecuzione degli ordini sia attivo presso il nostro stabilimento, è senz’altro urgente che provvediate a smobilizzarlo, previa messa in sicurezza, entro lunedì 14 novembre 2022. Precisiamo che decorso tale termine sarà inibito ogni accesso in stabilimento alla vostra impresa come ad altre imprese appaltatrici destinatarie di comunicazione analoga”. “Confermiamo l’interesse alla prosecuzione delle attività e delle opere appaltate e a tale riguardo sarà nostra cura comunicarvi ogni utile aggiornamento non appena possibile” conclude la comunicazione aziendale.

    Intanto un tavolo per l’ex Ilva è stato chiesto nei giorni scorsi al premier Giorgia Meloni dai tre leader di Cgil, Cisl e Uil nel corso del primo incontro a Palazzo Chigi.

In Puglia è Taranto, con oltre 1,7 milioni di euro, a guidare l’elenco degli enti locali che hanno ottenuto più risorse nell’ambito della missione 1 del Pnrr, in particolare per la prima componente mirata alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella pubblica amministrazione.

  I dati sono stati diffusi sulla piattaforma PA digitale 2026 dal dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Sono diverse le misure già finanziate: 14mila euro per i servizi legati alla carta d’identità elettronica, oltre 516mila euro per sito e servizi online, più di 219mila euro per l’adozione dei sistemi PagoPA e app IO e poco meno di 1,1 milioni di euro per abilitazione e migrazione ai servizi cloud.

  “Costruire la città del futuro significa anche innovare i processi - ha detto il sindaco Rinaldo Melucci - ed è quello che stiamo facendo con queste risorse e con le competenze dei nostri uffici. È un modo efficace di accorciare la distanza tra cittadini ed ente”.

  Infine per il vice sindaco Fabrizio Manzulli, “presto l’ammontare dei finanziamenti salirà ancora perché aspettiamo buone notizie da altre due misure: l’attivazione di una piattaforma per le notifiche digitali e un progetto di “citizen inclusion” per migliorare l’accesso ai servizi digitali”. 

Falck Renewables e BlueFloat Energy hanno definito un’intesa col gruppo turco Yilport, concessionario del terminal container di Taranto attraverso la società San Cataldo Container Terminal (Scct). L’obiettivo, spiegano le società, “è raggiungere un accordo sulle modalità di utilizzazione a titolo esclusivo di un’area del terminal del porto di Taranto per portare avanti le attività legate alle fasi di costruzione e di operatività dei progetti di eolico marino galleggiante che le due società energetiche stanno sviluppando in partnership paritetica”. Falck Renewables e BlueFloat Energy si sono impegnate per la realizzazione di due grandi parchi eolici off shore al largo del Salento e di Brindisi.

 

 L’oggetto del memorandum d’intesa è il potenziale utilizzo di un’area del terminal di Taranto, ubicato sul molo polisettoriale, “per lo sbarco, lo stoccaggio, la costruzione e l’assemblaggio delle piattaforme galleggianti e delle turbine eoliche in banchina”. Le aziende hanno costituito un gruppo di lavoro “che svilupperà in dettaglio i contenuti dell’accordo definitivo per la concreta utilizzazione e valorizzazione dell’area che consentirà a Falck Renewables e BlueFloat Energy di programmare tutte le attività e a Yilport Taranto di valorizzare l’operatività completa del Terminal.

   Carlo Carbone, vicepresidente cda Yilport Taranto, sottolinea “l’importanza della sinergia con Falck Renewables e BlueFloat Energy per il terminal e per l’intero porto di Taranto.  Il progetto valorizza la funzione multipurpose del terminal e rappresenta un passo del percorso per riportare il porto di Taranto al ruolo di piattaforma logistica strategica nel Mediterraneo, a supporto del sistema economico italiano valorizzando la filiera locale”.

   “Quello di Taranto - commenta Kseniia Balanda, direttore eolico marino Italia della partnership Falck Renewables -BlueFloat Energy - è il primo porto con cui prendiamo un impegno perché l’area jonica, dal punto di vista logistico e strategico, può consentirci di avviare al meglio i cantieri connessi alla realizzazione dei progetti di eolico marino galleggiante in Italia”. “È nostra intenzione - prosegue Belanda - contribuire alla definizione di una strategia per la riconversione e la specializzazione dei porti italiani per questo tipo di impianti, sviluppando filiere locali, posti di lavoro e competenze attraverso formazione e collaborazioni con università e centri di ricerca. Questo è il primo di una serie di impegni che stiamo prendendo con il territorio al fine di co-sviluppare progetti concreti attraverso percorsi condivisi”.

Prestigioso riconoscimento per il dott. Cosimo Damiano Latorre, già presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Taranto, eletto nel Consiglio nazionale della Fondazione di ricerca. Il Consiglio nazionale dell’ODCEC ha costituito nei giorni scorsi due Fondazioni che si occuperanno di ricerca e formazione. Latorre è membro del Consiglio di gestione della Fondazione nazionale di ricerca. L’insediamento dei due Consigli si è tenuto a Roma.

Si tratta di un progetto molto importante per tutto l’Ordine professionale nazionale, che rafforzerà ulteriormente l’autorevolezza dei commercialisti, impegnati ad implementare ed approfondire la ricerca e la formazione, punti cardini della loro  vita professionale.

“La nascita di queste due realtà distinte era stata annunciata nei mesi scorsi dal presidente nazionale dei commercialisti, dott. Elbano de Nuccio, afferma il presidente dell’Ordine tarantino dott. Francesco Vizzarro. Ora questo progetto è una realtà e noi ne siamo particolarmente contenti, sia perché aggiunge prestigio alla nostra attività, sia perché l’inserimento nel Consiglio nazionale del nostro past presidente costituisce il giusto riconoscimento per un professionista di grande spessore professionale ed umano. Siamo certi – continua Vizzarro – che l’apporto del dott. Latorre sarà proficuo per il futuro prossimo dei commercialisti tarantini”.

“Preliminarmente mi sento in dovere di ringraziare il Presidente dei Commercialisti Elbano De Nuccio ed il nostro Consiglio Nazionale per l’importante incarico conferitomi – afferma Cosimo Damiano Latorre - e quindi per aver ritenuto che posso ancora dare il mio contributo alla nostra bellissima Categoria professionale cui mi onoro di appartenere.  Il progetto della costituzione della “Fondazione Nazionale di ricerca dei Commercialisti” punta a valorizzare e a rafforzare ulteriormente l’autorevolezza della nostra immagine professionale attraverso una ricerca scientifica di assoluto valore per la categoria e per i suoi stakeholders”. 

La fondazione è dunque un Ente di Ricerca scientifica e svolgerà, prioritariamente e senza scopo di lucro, l'attività di ricerca scientifica, strumentale al CNDCEC, finalizzata all'ampliamento e all’acquisizione di nuove conoscenze per lo sviluppo della professione del Commercialista come configurata dall’ordinamento professionale. Tale scopo sarà realizzato principalmente mediante lo svolgimento di attività di ricerca scientifica e di redazione di documenti per l’individuazione di nuove conoscenze nel campo delle materie economiche, giuridiche, statistiche e scientifiche riferite al sistema Paese e nell’ambito della cooperazione europea ed internazionale; mediante la diffusione, la divulgazione e la pubblicazione dei risultati di ricerca e di interpretazioni normative collegate ai settori di attività della Professione; nonché mediante la promozione e l'attuazione di ogni iniziativa diretta allo studio e approfondimento, a livello scientifico e tecnico - applicativo, delle materie che costituiscono o potranno costituire oggetto della professione di Commercialista, nonché delle materie complementari o comunque attinenti alla medesima.

“Mi è stato affidato un ruolo particolarmente importante e prestigioso – conclude Latorre - che svolgerò con il massimo impegno possibile, senza risparmi di energia e con grande dedizione e costanza, che è il minimo per ripagare la fiducia accordatami. Non mancherò altresì di rapportarmi con l’ODCEC di Taranto, con il Presidente Vizzarro e con il Consiglio territoriale,  al quale assicuro fin da ora la massima collaborazione possibile”.

Quattro anni fa l’Ilva cambiava nome e nel gruppo siderurgico che in origine era appartenuto allo Stato, la vecchia Italsider, poi al privato (Riva) dal 1995 ai primi mesi del 2013, e poi di nuovo allo Stato attraverso i commissari dell’amministrazione straordinaria, entrava la multinazionale ArcelorMittal. Ad ingresso avvenuto, il 7 novembre del 2018 fu rimossa dall’esterno della direzione di stabilimento la vecchia insegna Ilva e sostituita con quella ArcelorMittal. Che nei primi mesi del 2021 verrà cambiata ancora con quella di Acciaierie d’Italia a seguito della formazione della nuova società e dell’ingresso dello Stato nel capitale attraverso Invitalia.

   In questi anni gli investimenti sono stati fatti dall’azienda. Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia, ha detto in un’audizione in Regione Puglia che negli ultimi tre anni sono stati investiti nell’ex Ilva di Taranto 1,1-1,2 miliardi di euro di cui 700 milioni riferiti alla sola parte ambientale. Anche la situazione economica aziendale è migliorata: il fatturato è passato da 1,618 miliardi del 2020 a 3,386 miliardi del 2021 e il margine operativo lordo è diventato positivo. 

 

 Si è però aggravata la situazione del circolante, molto carente, e si è allungata la lista dei mancati pagamenti. Un dato su tutti: secondo Confindustria Taranto, l’indotto locale avanza 100 milioni dall’azienda. Anche la produzione di acciaio non ha mai toccato i 6 milioni di tonnellate l’anno, che sono la soglia autorizzata sino alla completa attuazione degli interventi ambientali, e che l’ex Ilva annunciava già come obiettivo del 2019.

   Il bilancio di sostenibilità presentato nelle scorse settimane dall’azienda dice che la produzione di Taranto è stata di 3,4 milioni di tonnellate nel 2020 e di 4,1 milioni nel 2021. Per quest’anno, invece, all’inizio era stato dichiarato un obiettivo di 5,7 milioni di tonnellate, obiettivo ribadito nel corso dei mesi, ma poi c’è stata una correzione di rotta come quella prefigurata di recente dall’ad Lucia Morselli, quando ha detto che “chiaramente l’emergenza gas riduce un pò la capacità produttiva perchè la quantità di gas va diminuendo”.

 

 Sulla produzione i conti finali si faranno a dicembre, ma appare davvero molto problematico che si possano centrare i 5,7 milioni di tonnellate con un altoforno su tre (il 2) ed un’acciaieria su 2 (la 1) fermi da luglio. Inoltre da metà 2019 ad oggi nello stabilimento di Taranto si è ricorsi senza interruzione alla cassa integrazione con varie tipologie (prima ordinaria, poi Covid, poi ancora ordinaria e da marzo scorso straordinaria per un anno) e con numeri crescenti. La cassa in corso riguarda un numero massimo di 3mila addetti di cui 2.500 a Taranto.

   I sindacati parlano di “fabbrica ferma”, di “situazione stagnante” e di risalita produttiva “fallita” nel 2022. Aleggia anche l’ipotesi che per l’emergenza gas possano essere fermati altri impianti. A Taranto i parlamentari eletti a settembre sono stati invitati da Fim, Fiom e Uilm ad un confronto il 14 novembre ma si attendono le mosse del Governo e soprattutto del nuovo titolare del Mise, il ministro Adolfo Urso. Che per la Fim Cisl avrebbe già fatto un primo esame dei  dossier Taranto e Piombino. Una decisione a breve è attesa sul miliardo di euro che col decreto Aiuti Bis il Governo ha messo nelle mani di Invitalia per intervenire sull’ex Ilva. 

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