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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
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Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1925)

A cura di Amedeo Cottino

Al via il prelievo INPS dello 0,5% sugli stipendi per finanziare il fondo di solidarietà residuale per i lavoratori non

Al via il prelievo INPS sulle buste paga dei dipendenti previsto dalla Riforma del Lavoro Fornero (articolo 3 della Legge 28 giugno 2012, n. 92) con l’obiettivo di finanziareil Fondo di solidarietà residuale per i lavoratori non coperti dalla cassa integrazione guadagni. Il contributo è pari allo 0,5% della retribuzione  – 1/3 è a carico del lavoratore e 2/3 a carico del datore di lavoro – riguarda dipendenti (esclusi i dirigenti) e imprenditori, avverrà a partire dal mese di settembre, ma verranno prelevati anche gli arretrati a partire da gennaio 2014.Al Fondo residuale contribuiscono solo le imprese che impiegano mediamente più di quindici dipendenti:

 “Si evidenzia che il requisito occupazionale, parametrato su un arco temporale di sei mesi, può comportare una fluttuazione dell’obbligo contributivo, nel caso di oscillazione del numero delle unità occupate in più o fino a quindici: in tal caso l’obbligo sussiste nel periodo di paga successivo al semestre nel quale sono stati occupati, in media, più di quindici dipendenti e non sussiste nel periodo di paga successivo al semestre nel quale sono stati occupati, in media, fino a quindici dipendenti”.

Scopo del prelievo

Tale prelievo andrà ad assicurare ai lavoratori dipendenti da imprese operanti in settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale (ad esempio quelle commerciali fino a 50 dipendenti), tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, tuttavia prevista per un periodo più breve di quello della cassa integrazione guadagni, ovveroper soli tre mesi, prorogabili in via eccezionale fino a 9. La necessità di operare il prelievo, spiega l’INPS nella Circolare n. 100/2014, nasce dal fatto che:

“Il fondo ha l’obbligo del bilancio in pareggio e non può erogare prestazioni in carenza di disponibilità. Gli interventi a carico del Fondo sono concessi entro i limiti delle risorse già acquisite.”.

Modalità del prelievo

Il prelievo avrebbe dovuto aver luogo a partire da gennaio 2014 ma finora non erano ancora state stabilite le modalità. Quindi, da settembre, oltre al contributo del mese stesso verranno prelevati anche gli arretrati più 1% di mora sul dovuto a partire dal 7 giugno. Il direttore generale dell’Istituto, Mauro Nori, in una nota, ha tuttavia precisato che

«Nessuna mora sarà dovuta per chi pagherà entro novembre il contributo ordinario per i Fondi di solidarietà residuale dovuto per i periodi gennaio-settembre».

Per i datori di lavoro che ricorrono alla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa è previsto un contributo addizionale calcolato in rapporto alle retribuzioni perse nella misura del 3% per le imprese che occupano fino a 50 dipendenti e del 4,50% per le imprese che occupano più di 50 dipendenti.

Fonte: INPS – Circolare n. 100/2014

Venerdì, 05 Settembre 2014 19:25

TARANTO - Arsenale al collasso, l'allarme di Confindustria

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Confindustria Taranto ritiene urgente la convocazione di un  tavolo di crisi in Prefettura, con il sindaco ed i parlamentari, al fine di richiedere interventi urgenti al ministro della Difesa ed individuare soluzioni immediate per scongiurare i rischi di chiusura o, nei casi migliori, di drastico ridimensionamento che a breve, salvo novità, riguarderanno le aziende della navalmeccanica impegnate nella manutenzione delle navi.

Insomma,è' allarme anche sul fronte Arsenale. Fino alla fine dell'anno in corso e per tutto il 2015 i lavori di manutenzione delle navi non potranno godere di risorse né ordinarie né straordinarie. A confermare le notizie già trapelate nei giorni scorsi è stato il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, in un incontro con il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, e con il presidente della sezione Navalmeccanica, Vincenzo Calabrese.

Nel corso del confronto, durante il quale l'ammiraglio ha mostrato grande disponibilità e sensibilità rispetto alla situazione che si prospetta soprattutto per le imprese che operano nella manutenzione del naviglio, è emersa a chiare lettere la mancanza di fondi che possano garantire una anche minima programmazione dei lavori per il prossimo 2015; prima ancora che sulle cause, l'attenzione si è spostata sugli effetti che l'assenza di prospettive di lavoro, da qui a un anno (senza considerare gli anni successivi) si produrrà inevitabilmente a carico del cospicuo patrimonio umano e imprenditoriale che opera nella navalmeccanica.

Un settore forte di grandi professionalità e competenze da sempre fiore all'occhiello di Taranto e che oggi, alla luce degli scenari che si delineano, privi di qualsiasi spiraglio, rischia seriamente di scomparire, senza peraltro alcuna possibilità di ripresa a breve considerati i tempi lunghi  prospettati dai vertici della Marina Militare rispetto alla carenza di risorse. Anche la fine dell'anno in  corso, peraltro, registra un “tutto esaurito” sul fronte dei finanziamenti: la gran parte dei lavori in itinere sono stati già finanziati e ultimati nei tempi previsti e talvolta in anticipo, a conferma della grande efficienza e competenza delle aziende private.

E' quindi una situazione senza “se” e senza “ma” quella che già si delinea a Taranto. Una condizione che, malgrado la più volte citata strategicità dell'Arsenale di Taranto, peraltro ribadita dallo stesso ammiraglio De Giorgi nel corso dell'incontro, pone pesanti dubbi circa il futuro di un pezzo fondamentale e imprescindibile del tessuto industriale tarantino e del  pregevole patrimonio umano e professionale che lo stesso rappresenta. Allo stesso tempo, rischiano di essere vanificati i tentativi di diversificazione già in atto da parte dello stabilimento Arsenale per consentire sia alla Marina Militare sia all'imprenditoria locale vantaggi  reciproci attraverso l'adozione di nuove forme di contratto. In primis, l'istituto della permuta,  utile sia in un’ottica di ottimizzazione delle risorse  e quindi di contestuale mantenimento della competitività dello stabilimento, sia in termini di nuove opportunità di lavoro (per le aziende dell’indotto). E' purtroppo evidente come, alla luce della mancanza di risorse da qui ai prossimi mesi, anche le nuove forme di rapporto fra Marina Militare e industria, pur costruite con grande impegno e già forti di risultati positivi, rischino anch'esse di esaurirsi a causa di un humus non più favorevole. 

"E' un'altra tegola - commentano Cesareo e Calabrese - che si abbatte su un territorio già fortemente provato, un altro campanello di allarme che non può ammettere né atteggiamenti di rassegnazione né semplici prese d'atto: al Premier Renzi Confindustria aveva già prospettato, nella lettera di agosto, la situazione riguardante, fra le altre, lo stabilimento Arsenale, parte integrante e fondamentale del tessuto economico della città e della sua provincia. Ora quella questione riveste il carattere dell'urgenza ed ogni determinazione assunta dal Governo rispetto al Sistema Taranto, pertanto, dovrà tener conto anche di questa ennesima, grave necessità".

 

Venerdì, 05 Settembre 2014 19:11

TARANTO - I “magnifici sette” di Eccellenze in digitale

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    Sono sette le eccellenze dell’agroalimentare e dell’artigianato individuate dalla Camera di commercio di Taranto nell’ambito di “eccellenze in digitale” promosso da Google in collaborazione con Unioncamere, per diffondere la cultura dell’innovazione digitale e favorire l’utilizzo del web per la promozione del Made in Italy. L’iniziativa si inserisce all’interno della campagna e-Skills for jobs della Commissione Europea e ha il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.

    Il progetto prevede il supporto alle imprese nel percorso di digitalizzazione con l’ausilio dei 107 giovani formati da Google e Unioncamere, ospitati da 52 camere di commercio italiane, tra cui Taranto.

Sono stati analizzati i mercati, i canali distributivi, la possibilità di attivare o incrementare l’export, il gradimento dei prodotti più rappresentativi e di qualità della provincia ionica. Al termine della ricerca, condotta dalla Camera di commercio di Taranto e dai due borsisti Marcella Cavallo e Michele Leone, sono stati selezionati i prodotti e le aree di riferimento su cui si concentrerà l’attività di digitalizzazione: artigianato artistico della ceramica di Grottaglie, vino Primitivo e Negroamaro di Manduria (Doc), olio extravergine d’oliva (Dop), pane e prodotti da forno di Laterza, caciocavallo, capocollo di Martina Franca, conserve e sughi pronti.

“Sin da subito – spiega il presidente della Camera di commercio di Taranto Luigi Sportelli – abbiamo colto lo spirito e la portata innovativa di eccellenze in digitale e per questo vi abbiamo aderito. Il progetto è entrato nella sua fase operativa e dopo aver individuato le produzioni, si passerà a contattare le imprese che operano negli ambiti prescelti. La vera forza dell’iniziativa è quella di puntare sull’utilizzo delle nuove tecnologie per promuovere e far conoscere sui mercati nazionali ed esteri le nostre produzioni di qualità. Si tratta di un segnale importante che vede protagoniste le Camere di commercio, autentico presidio di promozione, sviluppo e studio del tessuto produttivo e commerciale”.

    Il presidente Sportelli sottolinea che “grazie a Internet, oggi aziende di ogni settore e dimensione possono far conoscere i propri prodotti, anche di nicchia, oltre i confini nazionali raggiungendo nuovi mercati e nuovi clienti in tutto il mondo. Recenti studi dimostrano che, al crescere del livello di maturità digitale, aumenta la percentuale di imprese che fanno export. Solo una quota minima delle nostre imprese, però, sfrutta tutte le potenzialità di Internet per accrescere il proprio fatturato”.

    Tra le Pmi manifatturiere, infatti, la stragrande maggioranza ha un proprio sito web ma solo il 16% fa attività di e-commerce. Marcella Cavallo e Michele Leone si occuperanno dicondividere con le imprese un programma di lavoro per la digitalizzazione. Entro la fine di settembre prenderanno avvio le attività formative e  di diffusione.

Il progetto è destinato a tutte le imprese interessate, iscritte presso la Camera di commercio di Taranto ed in regola con il pagamento del Diritto annuale. Le attività di sensibilizzazione si avvieranno, dunque, d’ufficio, ma le realtà imprenditoriali produttrici nei settori individuati sono, comunque, invitate a contattare i borsisti presso la Camera di commercio di Taranto ai seguenti indirizzi e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

"Genera profondo stupore il rifiuto reiterato della direzione tarantina dell’Eni S.p.A., di riscontrare le nostre richieste di convocazione che, a partire dallo scorso giugno, abbiamo formalizzato per discutere sull’emergenza occupazionale denunciata dall’Impresa appaltatrice Ottomano Carmine".

E' una ferma presa di posizione quella assunta da Vito Licesso, segretario generale della Filca Cisl, il quale considera "davvero inaccettabile che una grande società come l’Eni, storicamente presente in questo territorio oggi alle prese con emergenze sociali ed occupazionali diffuse, si comporti con disprezzo circa le sorti lavorative presenti e future anche delle maestranze dell’appalto edilizia industriale che hanno reso fortemente competitivo lo stabilimento ionico con le loro specifiche professionalità. Il risultato di tale diniego è, al momento, che oltre 20 padri di famiglie monoreddito, in un primo tempo dichiarati esuberi, sono già stati licenziati e che i rimanenti circa 50 dipendenti della stessa Ottomano vorrebbero legittimamente  conoscere se ci sono le condizioni per la ripresa a pieno ritmo delle attività a seguito di nuove commesse che, come è negli auspici di tutti, possano restituire loro serenità e far rientrare eventualmente il personale espulso. E’ del tutto ovvio - conclude Lincesso - che il direttore di stabilimento, l'ing. Luca Amoruso, non possa più ignorare le nostre richieste di convocazione ulteriormente reiterate, senza scalfire la credibilità dell’Eni S.p.A. e, soprattutto, senza assumersi la responsabilità di sottrarsi al confronto sindacale con tutte le risposte sociali conseguenti".

        

Giovedì, 04 Settembre 2014 00:24

LA VERTENZA - Niente lavoro per l'Arsenale di Taranto

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Alla vigilia della visita del capo di Stato maggiore della Marina militare, amm. De Giorgi  che, oggi 4 settembre in assemblea pubblica, incontrerà il personale civile e militare dell’Arsenale, la rsu di Marinarsen e le organizzazioni sindacali territoriali, "quando è ormai chiaro lo scenario delle scelte economiche, normative e organizzative del ministero della Difesa", sottolineano la drammaticità degli eventi che si stanno susseguendo e la loro ricaduta sullo  stabilimento e sull’intero territorio. 

"La realtà che oggi  appare - sottolineano i segretari di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Confsal Unsa, Ugl Intesa, Flp Difesa e le rsu di Marinarsen - conferma le valutazioni negative che le organizzazioni sindacali nazionali hanno, in ogni sede,  rappresentato sulla legge di revisione dello strumento militare che, nel tentativo di  ridurre i costi ha solo tagliato posti di lavoro civili e militari, senza realizzare alcun tipo di risparmio e lasciando inalterate ampie aree di privilegio".

Del resto, fanno presente i sindacati di categoria, la recente comunicazione del Comando logistico sulla impossibilità di finanziare la manutenzione delle navi per il 2015  per  mancanza delle risorse necessarie, senza peraltro conoscere la programmazione lavorativa triennale, ha  indotto la stessa Marina militare a richiamare l’attenzione sul peggioramento dei risvolti occupazionali per la città.

"Accanto alle argomentazioni, da noi sempre rappresentate, sulla necessità di assicurare  il ricambio generazionale che garantisca la trasmissione delle conoscenze, sulla necessità di avere   infrastrutture, a tutt’oggi indisponibili, che consentano ai dipendenti di lavorare, si aggiungono oggi - proseguono i sindacati - risvolti inediti che necessitano di un approccio organico di tutti gli attori   istituzionali, politici  e militari. Se l’internalizzazione delle attività e la valorizzazione della manodopera interna  è un valore comune, perseguito e condiviso  dalle organizzazioni sindacali, ipotizzare che alcune lavorazioni o attività logistiche e impiegatizie, siano affidate a personale militare (svolte in verità lodevolmente e con diligenza) ma addestrato e formato per fare altro, non appare certo  la soluzione ideale quando si mandano a casa lavoratori senza più futuro. Riteniamo invece necessario innalzare  il livello di intervento mettendo in campo  iniziative di più ampio respiro".

A tal fine, secondo i sindacati, è necessario verificare "come i finanziamenti previsti dalla legge di revisione dello strumento militare per l’industria navalmeccanica possano coinvolgere il territorio e come si possano eventualmente coniugare con la proposta di smaltimento ecocompatibile del naviglio militare  in collaborazione anche con   l’Ilva,  così come , invece di piangere sulla mancanza di risorse per la formazione e assistere allo Stato Maggiore Marina che, unilateralmente, sceglie come impiegare i pochi soldi disponibili, deludendo e pregiudicando attività consolidate, si persegua un piano generale che coinvolga le singole regioni che hanno, invece, ampia disponibilità di risorse europee da destinare allo scopo. Non vi sono strade diverse da quelle indicate e non vi sono - concludono - alternative ad un coinvolgimento di una intera comunità che ha da sempre condizionato e subordinato alla Marina Militare, sacrificando immense  porzioni di territorio, le proprie scelte economiche e sociali". 

Tutti motivi, questi, che hanno indotto la rsu Marinarsen e le organizzazioni sindacali di categoria a proclamare lo stato di agitazione.

Giovedì, 04 Settembre 2014 00:07

GINOSA - Ex Miroglio, tutto pronto per il rientro al lavoro

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Il lavoro è pronto a rientrare nei capannoni dell’ex Tessitura e Filatura di Puglia, manca un passaggio fondamentale: la convocazione a Roma da parte del Mise per sottoscrivere l’accordo quadro.

"Potremmo essere davanti ad una svolta definitiva per il futuro dei lavoratori Ex Miroglio", sottolinea Massimo Gravina, rsu Cgil, convinto del fatto che "per la prima volta in sei anni, di vertenza siamo davanti alla possibilità concreta di ricollocazione di una parte dei lavoratori dell’ex tessitura di Puglia. Opportunità al vaglio della Regione Puglia e di Puglia Sviluppo, che, dopo aver dato parere favorevole al progetto preliminare, stanno verificando la sostenibilità del progetto definitivo presentato dalla Società Logistic & Trade".

L’incontro a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo economico, è il fondamentale passaggio perchè siano definite le condizioni di organizzazione delle attività industriali e di ricollocazione dei lavoratori e perché sia definito un percorso di continuità della vertenza che persegua l'obiettivo della piena occupazione.

"Il capannone, passato gratuitamente al comune di Ginosa, - ricorda Gravina - è stato per metà ceduto in comodato d’uso gratuito il 13 agosto alla Logistic & Trade. Proprio in questi giorni, segnali incoraggianti arrivano dallo stabilimento dove, per un collaudo dell'impianto elettrico, si sono riaccese le luci esterne, rimaste spente in questi ultimi sei anni. Vogliamo leggere questo come un segnale della speranza di tornare a lavoro, a Ginosa, in un territorio che ha dato tantissimo in questi sei anni di vertenza, una vertenza - conclude il rappresentante della Cgil - che è stata il simbolo della capacità di quanto il lavoro e la sua difesa, possa essere motore di unità e solidarietà".

Il mercato dell'auto stenta a decollare. In agosto sono state immatricolate in Italia 53.191 vetture. Si tratta di un risultato ancora una volta deludente in quanto si registra un calo dello 0,2% sul livello molto depresso dell’agosto 2013. Dopo l’inversione di tendenza delle immatricolazioni del dicembre scorso il calo di agosto è il secondo dato negativo. Anche in maggio vi fu infatti una contrazione (-3,83%), mentre gli altri mesi del 2014 hanno tutti fatto registrare incrementi peraltro piuttosto contenuti tanto che il consuntivo gennaio-agosto chiude con una crescita del 3,52%. Non è certo un risultato soddisfacente se si considera che nel 2013 il mercato era sceso di ben il 47,7% sui livelli ante-crisi (2007). 

Il dato di agosto è stato con ogni probabilità influenzato anche dall’annuncio dato dal Ministro Lupi a fine luglio sull’intenzione del Governo di adottare incentivi sotto forma di agevolazioni fiscali a favore degli acquirenti di auto nuove secondo una formula ispirata a quella adottata per le ristrutturazioni edilizie. E’ ben noto che l’annuncio di incentivi non seguito immediatamente dalla loro adozione ha un effetto depressivo sulla domanda in quanto molti potenziali acquirenti rinviano decisioni di acquisto già maturate per poter beneficiare degli incentivi. D’altra parte, indipendentemente dal probabile effetto negativo dell’annuncio di incentivi, non vi sono stati negli ultimi mesi elementi tali da giustificare l’attesa di una ripresa della domanda di auto. Il quadro economico, che a fine 2013 sembrava in miglioramento, si è nuovamente deteriorato con la comparsa nei primi due trimestri dell’anno di due cali consecutivi del Pil e quindi con il delinearsi di una nuova recessione aggravata dall’affacciarsi di un quadro deflazionistico. 

Nessuno stimolo alla domanda di autovetture sta quindi venendo dal quadro economico né vi è alcun miglioramento nei fattori specifici che frenano la domanda di autovetture. Il calo dei consumi di carburanti indica che è diminuito il tasso di utilizzazione delle auto, mentre nessun miglioramento vi è stato per la pressione fiscale specifica che continua ad essere a livelli record, né si può dire che miglioramenti vi siano stati sotto il profilo del caro-carburanti e del caro-assicurazioni. A tutto ciò si aggiunge l’assenza da parte dei pubblici poteri di interventi per sostenere un settore come quello dell’auto che occupa 1.200.000 persone, con l‘eccezione del già citato annuncio di fine luglio del Ministro Lupi, annuncio che, se continuerà a non essere seguito in tempi brevi da fatti, avrà ulteriormente aggravato la crisi. E’ diffusa la convinzione che il mercato italiano dell’auto, dopo essersi quasi dimezzato dall’inizio della crisi, abbia ormai raggiunto livelli incomprimibili, ma, con un quadro economico esposto ad ulteriori peggioramenti, con la deflazione incombente e con l’assenza di interventi specifici non si può escludere che la caduta del mercato dell’auto in Italia possa continuare. Ciò in netto contrasto con quanto sta avvenendo in altri mercati europei dell’auto che sono stati pure fortemente penalizzati dalla grande crisi esplosa nel 2007, ma che nel 2014 sono in ripresa.

Martedì, 02 Settembre 2014 10:55

AMBIENTE - Le Donne Taranto unite sul piede di guerra

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Sono quattro le richieste che le DonneTaranto unite hanno avanzato al prefetto di Taranto, all'assessore all’Ambiente e alla salute della Regione Puglia, al commissario prefettizio della Provincia di Taranto, al sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, e agli assessori comunali alle Attività produttive, Ecologia ed ambiente e Assetto del territorio nonchè ai relativi presidenti di commissione.

Ovvero:che si attuino quei meccanismi di prevenzione primaria rivolte a tutelare la salute degli abitanti , con particolare attenzione nell‘ambito materno - fetale; che si provveda a manovre atte al risarcimento del danno ambientale di cui la città di Taranto è stato oggetto fino ad oggi evitando altresì , in modo concreto e immediato , l’impianto di nuove fonti possibile aggravio della già precaria situazione ambientale; che ci sia l’opportunità per i figli di Taranto di studiare e lavorare in ambienti salubri e sereni nella propria terra di origine con una inversione di tendenza di quella che è oggi la triste realtà, e che si avvii con celerità un  piano per un genere di sviluppo ecocompatibile ed alternativo alle industrie pesanti che hanno portato solo danni alla nostra città , e al nostro territorio ricco di bellezze e potenzialità inespresse; che si elimini qualunque fonte di inquinamento pericoloso perché nulla può giustificare  la malattia o la morte di un bambino, come anche di ogni altro essere umano in nome del profitto o di malintesi “ interessi strategici superiori “.

Le Donne Taranto unite, infatti, ritengono la salute dei bambini, "elemento fondamentale dal quale è impossibile prescindere quando si parla del futuro di una città. Per questo motivo si sottolinea l'importanza che il mondo scientifico attribuisce agli studi Sentieri dell'ISS, che nell'ultimo aggiornamento riportano un eccesso della mortalità infantile nella fascia di età compresa fra 0-14 anni. Questo dato - sostengono le Donne Taranto unite - deve allarmare non solo l’opinione pubblica ma tutta la società e le istituzioni".

Alla luce anche  degli ultimi episodi che hanno turbato l’intera città e che hanno avuto rilevanza a livello nazionale, "non possiamo ignorare - proseguono - la lettura scientifica che propende per possibili correlazioni fra esposizione professionale dei genitori e tumori cerebrali dell’infanzia, elemento questo che in una città come Taranto non può non destare forte preoccupazione. Altra ansia nasce dall’incertezza sui sistemi di sicurezza riguardo la possibilità di incidenti rilevanti  il cui rischio potrebbe aumentare se si desse l’autorizzazione alla realizzazione di nuovi serbatoi che non prevedo le distanze dagli altri impianti previsto dalla direttiva  Seveso".

Infine, rilevano le Donne Taranto unite, il decreto sblocca Italia, a quanto pare, non contiene "nessuna misura efficace in grado di risollevare le sorti socio–economiche del capoluogo ionico e della sua provincia .Si dice - sottolineano - di sì all’Ilva, a Tempa Rossa, al Parco eolico nella rada del Mar Grande e alla condotta sottomarina del depuratore di Manduria. Nulla, invece, per le infrastrutture davvero necessarie al territorio come l’aeroporto di Grottaglie, il porto passeggeri e commerciale  e lo sviluppo del turismo e di altre attività ecocompatibili al fine di uno sviluppo economico sano. Noi chiediamo - concludono - che il nostro diritto alla salute sia anteposto ad ogni altro interesse e che le istituzioni preposte intervengano quanto prima". 

 

CONSIDERAZIONI DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE SUL PROGETTO TEMPA
ROSSA
Al fine di acquisire tutti gli elementi di chiarezza da parte di tutti i soggetti preposti alla
decisione sull'approvazione dell'eventuale variante urbanistica, e mi riferisco ai componenti
del Consiglio Comunale, organo preposto alla sua adozione, l'Amministrazione comunale in
persona del Sindaco Dr.Stefàno ha indetto in data 9.6.2014, presso la sala Giunta di Palazzo di
Città, una riunione con la Dirigenza ENI,
In quell'occasione, se da un lato la Dirigenza ENI ha illustrato tutti i particolari della
progetto, da parte dei consiglieri presenti sono state avanzate tutta una serie di questioni
fondamentalmente formulate per conoscere le ricadute e, quindi, l'impatto ambientale sul
territorio del progetto in questione.
Voglio ricordare che parliamo di una città venuta alla ribalta nazionale per le questioni
ambientali legate all'insediamento del polo industriale da parte ILVA – ENI- Cementir e
dell'Arsenale della Marina Militare (al Mar Piccolo).
Una città che in oltre cinquant'anni ha patito uno stupro ambientale determinando
gravissime ripercussioni sulla salute degli operai della grande industria e degli abitanti in
particolar modo di quelli del quartiere Tamburi.
Detto incontro si è concluso, dopo ampio dibattito, con la richiesta formale da parte dei
consiglieri presenti ai rappresentanti di ENI dell'acquisizione, in tempi brevi, di tutta la
documentazione allegata al progetto Tempa Rossa al fine di poter disporre di quegli utili
elementi per il dibattito consiliare in ordine alle scelte da intraprendersi.
La documentazione prodotta da ENI in data 25.6.2014 chiarisce solo e soltanto gli
adempimenti quanto alle tematiche di sicurezza e direttiva Seveso. In questa documentazione
vengono elencate tutte le autorizzazioni chieste da ENI nei vari tavoli tecnici regionali e
ministeriali nel rispetto delle normative.
Nell'unica nota tecnica allegata alla suddetta argomentazione viene unicamente
illustrata l'attività di monitoraggio delle sostanze emesse dalla Raffineria di Taranto, i
cosiddetti inquinanti odorigeni.
Non si fa cenno alcuno all'aumento degli inquinanti legati, ad esempio, alle emissioni
delle navi che in questo progetto Tempa Rossa aumenterebbero in numero evidente, con
liberazione in atmosfera di sostanze tossiche calcolate da alcune fonti in percentuali superiori
al 12%.
La città vive un momento di forte tensione sociale soprattutto all'indomani dei dati pubblicati dall'Istituto di Sanità e mi riferisco allo “Studio Sentieri” in cui viene riportato un incremento del 21% della mortalità infantile nel territorio di Taranto ben superiore ai dati del resto della Regione a parità di fascia anagrafica.
Peraltro, la scorsa settimana si è verificato nella rada del Mar Grande ed in particolare a ridosso della Base Navale, uno sversamento a mare di combustibili di navi militari che, per fortuna, è stato subito circoscritto e non ha prodotto un disastro ambientale che teoricamente poteva anche verificarsi.
Con lettera datata 4.7.2014, a firma del Sindaco Dott.Ippazio Stefàno, si è chiesto ad ENI di assumere iniziative idonee a pubblicizzare ai nostri concittadini le condizioni di impatto dell'intervento progettuale sotto tutti i profili ambientali, occupazionali, economici per offrire alla città un quadro di riferimento preciso con il quale confrontarsi.
Nel 2012 il Consiglio Comunale in apposita seduta si espresse all'unanimità contro la realizzazione del progetto Tempa Rossa ed a tutt'oggi le posizioni dei singoli consiglieri, che abbiamo avuto modo di ascoltare in merito, rimangono immutate anche se non è stato ancora elaborato alcun documento in tal senso vista la ripresentazione del progetto.
Ebbene, la città di Taranto è stanca di patire negatività ambientali con gravi ripercussioni sulla salute dei suoi abitanti, già fortemente provati e minati da un alto tasso di patologie strettamente derivanti dagli inquinanti industriali e chi vi riferisce esercita da ormai un quarantennio la professione di medico proprio nel quartiere Tamburi che, come è noto. si è visto erigere a ridosso tutta l'area del polo industriale tarantino.
Non siamo dunque disposti a barattare la salute dei nostri concittadini a nessun prezzo.
Dr.Vincenzo Baio – Assessore comunale all'Ambiente
Antonio De Padova, Responsabile Rete Athena e Presidente Retemicoroimprese,
rende noto che è stato firmato il Decreto del Direttore Generale per gli incentivi alle imprese
con il quale vengono individuati i termini e le modalità di presentazione delle domande
per l’accesso alle agevolazioni del Fondo per la crescita sostenibile. Tali agevolazioni
sono dirette a sostenere la realizzazione di progetti di ricerca industriale e di
sviluppo sperimentale negli ambiti tecnologici individuati dal Programma “Horizon
2020” dell’Unione Europea.
Le domande di agevolazione possono essere presentate a partire dalle ore 10,00 del
30 settembre 2014 utilizzando la procedura di compilazione guidata. I soggetti
proponenti possono iniziare la fase di compilazione della domanda e dei relativi allegati a partire dal 22
settembre 2014.
La dotazione finanziaria dell’interventi è pari a 300 milioni di euro, di cui il 60% riservato a progetti proposti da
imprese di piccole e medie dimensioni. I progetti di ricerca e sviluppo devono prevedere un ammontare
complessivo di spese ammissibili compreso tra 800 e 3 milioni di euro e possono essere presentati dalle
imprese singolarmente o in forma congiunta, anche con organismi di ricerca, fino a un massimo di 3 soggetti
proponenti. Le agevolazioni sono concesse nella forma del finanziamento agevolato per una percentuale delle
spese ammissibili articolata in relazione alla dimensione d’impresa, pari al 70% per piccole imprese, al 60%
per le medie imprese e al 50% per le grandi imprese.
Il finanziamento agevolato ha una durata massima di 8 anni, oltre un periodo di preammortamento di 3 anni e
prevede un tasso agevolato pari al 20% del tasso di riferimento stabilito dalla Commissione Europea,
comunque non inferiore allo 0,8%.
Le imprese interessate possono contattare la dott.ssa Patrizia Elia per concordare un incontro inviando una email
all’indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
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