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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1738)

AEROPORTO GROTTAGLIE- CONFCOMMERCIO E FEDERALBERGHI: “ SABATO NOI CI SIAMO” Basta un castello per fare di una città una località turistica? Se così fosse ogni comune d’Italia, ricco come è il paese di torri, rupi fortificate e castelli, sarebbe una località turistica. Un territorio è in grado di attrarre flussi turistici di una certa consistenza numerica, e di tradurli in pernottamenti, se è capace di mettere a sistema più fattori: attrazioni, ricettività, accessibilità, servizi ed immagine. Probabilmente le non esaltanti performance del comparto del turismo dell’area jonica vanno attribuite proprio alla discontinuità dei fattori base dell’offerta turistica locale. La facile accessibilità ai luoghi ad esempio rappresenta uno dei primi fattori dell’offerta turistica; la raggiungibilità può contribuire a fare la fortuna di una destinazione a discapito di un’altra vicina, semmai anche più interessante, ma scomoda da raggiungere. Ciò significa che località potenzialmente dotate di attrattori –come ad esempio un bel mare, o un bel museo - sono penalizzate dalla inadeguatezza dei sistemi di collegamento e dalla carenza di infrastrutture (strade, porti, aeroporti etc.). E’ il caso della provincia jonica, per la quale – in considerazione anche della ormai storica assenza di collegamenti ferroviari- è prioritario che si dia al più presto corso ai progetti avviati ma interrotti della strada regionale Talsano-Avetrana e della Bradanico-Salentina, e che si apra al trasporto passeggeri l’aeroporto ‘Arlotta’ di Grottaglie (la 1° pista più lunga in Puglia). E’ assurdo che gli abitanti di una città di oltre 200 mila unità debbano utilizzare il trasporto privato o rivolgersi al trasporto su gomma per raggiungere il resto d’Italia o in alternativa mettere in conto tempi e costi per raggiungere gli aeroporti di Brindisi o Bari, medesimo discorso per i turisti in visita nel capoluogo e nel territorio provinciale. Nel maggio scorso Federalberghi ha avviato una serie di contatti con la Turkish Airlines interessata all’attivazione di collegamenti con la Turchia con base Grottaglie, ebbene non vi è stata la possibilità di coinvolgere minimante Aeroporti Puglia, sin dalle prime battute chiusa a tale ipotesi, salvo poi sapere che ci si prepara ad attivare il collegamento Bari-Istanbul. Riguardo al futuro dello scalo aeroportuale di Grottaglie, indicato nel Piano regionale dei Trasporti come scalo cargo (scelta in realtà tutta da discutere, poiché solo il 20% della movimentazione nazionale sarebbe attualmente disponibile), gli operatori contestano la decisone della Regione di escludere l’Arlotta dai voli di linea, pur in presenza di requisiti – una delle cinque piste più lunghe in Italia- che lo renderebbero idoneo ai voli civili. Quanto alla possibile apertura ai voli charter (ma, perché solo estivi?), va altresì evidenziato che sin’ora non sono state messe in campo da parte della Regione Puglia politiche finalizzate ad attrarre nuovi vettori sullo scalo tarantino e a renderlo competitivo, come si è invece fatto altrove. Per tali ragioni Confcommercio e Federalberghi, invitano i cittadini a prendere parte alla manifestazione indetta per sabato 26 ottobre dal Comitato Pro Aeroporto, e far sentire forte la voce di una comunità che non accetta di subire le conseguenze di scelte decise altrove. ARNALDO SALA: “ADERISCO MOBILITAZIONE PER AEROPORTO DI GROTTAGLIE” Sabato parteciperò alla manifestazione pubblica in favore dell’aeroporto “Marcello Arlotta” di Grottaglie che rappresenta uno dei tanti esempi di penalizzazione del nostro Territorio a favore di altre realtà pugliesi.È la politica scientificamente perseguita da nove anni a questa parte dalla Giunta Vendola con la complicità degli assessori tarantini susseguitisi negli anni che, al di là delle dichiarazioni di facciata, nulla hanno fatto per impedirla. Mi riferisco al distripark definanziato, ai collegamenti ferroviari depauperati, alla sanità jonica massacrata a fronte della promessa del faraonico nuovo ospedale, nonché al definanziamento delle opere per la ambientalizzazione di parte del nostro Territorio.L’aeroporto di Grottaglie è il paradigma di questa politica vendoliana: da lustri chi comanda a Bari ha deciso di potenziare gli aeroporti di Bari e di Brindisi e, contemporaneamente, affossare le legittime aspirazioni di Taranto e di Foggia, che infatti non ha i voli del turismo religioso per San Pio.Cosa ha fatto la Regione Puglia, direttamente e attraverso la sua controllata Aeroporti di Puglia, per infrastrutturare come aeroporto cargo l’aeroporto di Grottaglie e garantire i voli civili per Roma e Milano? Nulla! Nel contempo nell’estate del 2011 la Regione Puglia ha inserito nel “Piano per il Sud” il progetto per la riconversione di una vasta area del sedime militare di Bari-Palese in aeroporto civile per le merci, finanziato dal CIPE per 19 milioni di euro, in pratica a Bari sarà realizzato anche l’aeroporto cargo, altro che Grottaglie! E poi a Bari hanno anche definanziato il distripark tarantino, potenziando il polo logistico barese che, forte anche di un aeroporto per le merci, si candida a “manipolare” le merci in arrivo nel porto di Taranto. Per quanto riguarda i voli passeggeri è evidente il sistematico boicottaggio politico dell’aeroporto di Grottaglie al quale, con mille artifizi, di fatto è stato impedito di far operare persino i voli charter a favore delle nostre strutture turistiche, eppure lo scalo tarantino, come dimostrò in occasione dell’emergenza per il conflitto del Kosovo, ha tutte le capacità per far operare voli passeggeri. Da sempre l’obiettivo dell’Amministrazione Vendola, avallato dai rappresentanti tarantini a Bari, è infatti potenziare Bari e Brindisi, con i cittadini tarantini trattati come sudditi: devono utilizzare navette per Brindisi con orari penalizzanti, non a caso il servizio è in perdita, o sono costretti a pagare pedaggi esorbitanti ai parcheggi aeroportuali, e si arriva all’assurdo che i tassisti tarantini debbano pagare un iniquo balzello solo per avvicinarsi all’aeroporto di Brindisi… I sudditi tarantini devono solo, pagando le tasse, aiutare lo sviluppo degli aeroporti di Bari e di Brindisi i cui traffici vengono sostenuti dalla Regione Puglia con milioni e milioni di euro a fondo perduto: giusto due giorni addietro la Giunta Vendola ha stanziato ulteriori 10,5 milioni di euro per Aeroporti di Puglia e la compagnia low cost Ryanair, mentre a favore dei Comuni pugliesi per il diritto allo studio solo 8,3 milioni… Evidentemente per Vendola è più importante potenziare gli aeroporti di Bari e Brindisi, piuttosto che consentire a tutti gli studenti indigenti pugliesi di potersi comprare i libri per studiare: altro che “Puglia Migliore” … Il Presidente di CNA Taranto Gaetano L’Assainato interviene sulla manifestazione a favore dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie che si terrà sabato 26 ottobre 2013La nostra amata Terra Ionica.Quante volte al ritorno da un viaggio, di piacere o di lavoro, proviamo la piacevole sensazione nel guardare con amore il nostro paesaggio: il mare, la collina, la campagna; la nostra storia? Facciamo le differenze con i luoghi visitati, le sensazioni vissute, le belle immagini nella mente, le parole nelle nostre conversazioni, e ci convinciamo che ci dobbiamo mettere seriamente al lavoro. Vogliamo cambiare la nostra vocazione?Vogliamo cambiare prospettive future?Vogliamo più comodità per i prossimi viaggi futuri?Vogliamo ricevere più facilmente ospiti, amici e parenti, imprenditori, turisti, nelle nostre città?La nostra vocazione, le nuove prospettive di vita, i nostri viaggi futuri hanno bisogno del nostro lavoro, delle nuove infrastrutture e di infrastrutture esistenti che funzionano. Ciò che abbiamo accettato, subìto, utilizzato e goduto nel passato non possiamo modificarlo.L'Ambiente, la salute, l'artigianato locale, la produzione agricola, l'industria , gli scambi commerciali, la proposta turistica e culturale di oggi e di domani la dobbiamo programmare e decidere oggi, noi! Abbiamo una infrastruttura che può aiutarci nel nostro lavoro. Gente ed Associazioni che si prodigano e lavorano per un ideale, il futuro; il nostro ideale, il nostro futuro. Per essere protagonisti, insieme, partecipiamo alla manifestazione di sabato 26 ottobre p.v. a Taranto per l'attivazione dell'Aeroporto Arlotta di Grottaglie, una infrastruttura già pronta per avviare uno sviluppo economico immediato e necessario sulla nostra terra. La partecipazione di tutti i cittadini di Taranto e Provincia e delle cittadine adiacenti possono aiutare a rendere l'Aeroporto Arlotta un importante punto di riferimento per i trasporti da e per Taranto. Casartigiani Taranto alla Manifestazione pro aeroporto, con la Partecipazione speciale del Coordinamento Regionale di Casartigiani Puglia Anche Casartigiani scende in Piazza, insieme alle Associazioni pro Aeroporto per chiedere insieme l’attivazione dello scalo di Grottaglie. Nello specifico Interviene il Coordinatore Regionale di Casartigiani Puglia Stefano Castronuovo, che in occasione della Manifestazione Organizzata per giorno 26 ottobre dove parteciperà in rappresentanza della Federazione Regionale Pugliese, afferma:” Casartigiani sensibile all’opportunità che l’aeroporto, possa dare al territorio, parteciperà alla Grande manifestazione del 26 p.v. con tutte le sue componenti.” Continuando lo stesso: “Casartigiani Puglia è sensibile alle problematiche del Territorio Tarantino e degli artigiani, infatti, riteniamo che grazie all’attivazione dell’aeroporto, Taranto possa ricevere nuova linfa economica e sociale.” “La vertenza Tarantina sotto la lente d’ingrandimento di Casartigiani rispecchia una situazione drammatica, sono ben 89 le imprese perse nel primo semestre del 2013 rispetto al 2012, dato che secondo le nostre stime tenderà al peggioramento; aumentano infatti le visite ai nostri uffici da parte di Artigiani che vogliono cessare l’attività per mancanza totale di lavoro. Un anno nero per l’artigianato sarà questo 2013 un anno che per la Provincia di Taranto si dimostra ancora più drammatico.” Una situazione critica quella evidenziata da Castronuovo che continuando: ” Le nostre imprese per riprendersi hanno bisogno di essere collegate con il mondo e di certo noi siamo fuori da tutte le logiche regionali e nazionali, siamo stati tagliati fuori da tutto, quindi ora le imprese artigiane sono pronte a far sentire la loro voce”. Una richiesta che ha colto subito l’attenzione di Casartigiani Taranto e di Casartigiani Puglia le quali hanno già portato a conoscenza della situazione la Confederazione Nazionale al fine di portare la voce degli artigiani e di tutti i Tarantini sui Tavoli Nazionali. Confermata quindi la presenza di tutti i vertici provinciali, regionali e di tutte le categorie e di Casartigiani.
Venerdì, 25 ottobre prossimo, ore 15, sala convegni Confindustria, via Dario Lupo 65. Il porto di Taranto potrebbe dotarsi a breve di un nuovo collegamento marittimo fra Taranto e Catania: se ne parlerà in un incontro in Confindustria Taranto organizzato, venerdì 25 ottobre prossimo, in collaborazione con la Camera di Commercio e l’Autorità Portuale di Taranto. Sono molteplici, infatti, le opportunità di sviluppo che si prospettano sul territorio in ambito portuale e più in generale nei traffici marittimi. L’incontro di venerdì servirà a valutare le attuali potenzialità del territorio jonico finalizzate ad intercettare le rotte di traffico esistenti nel Mediterraneo. Ospite speciale sarà un armatore estero interessato ad istituire una linea di traghetti fra Catania e Taranto con il quale sarà possibile dialogare al fine di determinare anche le esigenze operative di tutti gli operatori del settore. Il programma prevede in apertura (inizio ore 15) i saluti di Luciano Elpiano, presidente della sezione Marittimi, Portuali e Trasporti di Confindustria Taranto, e di Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio di Taranto. Seguirà la presentazione dei dati sul traffico locale a cura di Mario De Iacovo (Mantua & De Iacovo Shipping S.r.l.) ed infine il dibattito
E’ Michele Dioguardi, Presidente di Interfidi, (Consorzio di Garanzia Collettiva Fidi), il nuovo coordinatore del Gruppo Credito ed Assicurazione di Confindustria Taranto. Lo hanno designato, all’unanimità, i componenti del gruppo, alla presenza del Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo, il quale ha sottolineato da un lato il forte stato di sofferenza delle imprese derivante dalle difficoltà riscontrate nell’accesso al credito, e dall’altro, anche in virtù di tali criticità da superare, l’importanza del ruolo del sistema bancario nei processi di ripresa economica sia come fornitore di credito sia di servizi avanzati per le imprese (internazionalizzazione, forme di finanza innovativa, ecc.). Questa esigenza – ha aggiunto il presidente- unita alla necessità di instaurare un diverso rapporto tra banche e imprese, è profondamente sentita dalla nostra associazione che, con una novità assoluta, ponendosi come “pioniera” rispetto alle altre territoriali, ha costituito ormai da diversi anni il Gruppo Credito ed Assicurazioni, che annovera al suo interno importanti istituti di credito e compagnie di assicurazione espressioni della realtà territoriale locale. Il passaggio di testimone è avvenuto fra Dioguardi ed Emanuele di Palma, Direttore Generale della Bcc di San Marzano di San Giuseppe e coordinatore uscente, il quale ha ringraziato gli aderenti al Gruppo per il lavoro svolto augurando al neo eletto una proficua prosecuzione delle attività. Da parte del neo coordinatore – il quale ha già annunciato la presentazione, nella prossima riunione del Gruppo, del nuovo programma di attività - è stato ribadito l’impegno a rafforzare il ruolo fra le imprese e il sistema bancario attraverso un più sistematico monitoraggio delle reali esigenze del sistema imprenditoriale locale, al fine di individuare gli strumenti finanziari da mettere in campo per fronteggiare la crisi in atto. Alla riunione erano presenti, oltre ai già citati, Sergio Papini, responsabile Private & Corporate Unity di Banca Carime, Cosimo Capozza, direttore della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Franco Filippo D’Arcangelo, della D’Arcangelo Assicurazioni Snc e Gaetano Dimitri della Cattolica Assicurazioni di Valeria Rollo.
Prendiamo atto che nel territorio tarantino le scuole sono tutte in ottime condizioni e che nella sola città di Taranto non vi è neanche un istituto scolastico che avrebbe avuto bisogno di rimuovere amianto o adeguare impianti e strutture. Così come prendiamo atto che le risorse, come spesso accade, per la Regione Puglia e non solo, son bravi a spenderle meglio solo a Lecce o a Bari e mai qui in riva allo Ionio. E’ la provocatoria presa di posizione del Presidente dei costruttori edili di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, di fronte alle graduatorie di alcuni bandi che riguardano l’Edilizia Scolastica, la Riqualificazione e valorizzazione dei sistemi museali o l’Accordo Operativo di Attuazione tra MiBAC (Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo) e la Regione per il “miglioramento della fruizione di aree e poli di attrazione culturale” (POIN 2007/2013). I numeri sono sconfortanti. Sui 12milioni di euro che serviranno a riconsegnare sicurezza e decoro alle scuole pugliesi in provincia di Taranto (più precisamente nei Comuni di Maruggio e Lizzano) arriveranno solo 420mila euro. Due progetti soltanto rispetto ai 30 che riceveranno il finanziamento reso disponibile alle Regione Puglia dal Decreto del Fare. Nessuno proveniente dal Comune e dalla Provincia di Taranto – sottolinea Marinaro – eppure sono tante, troppe, le scuole che a Taranto avrebbero bisogno di bonifiche sostanziali o anche solo di un adeguato intervento sugli impianti o sugli infissi. Destino amaro che tocca anche beni culturali come i Musei che a Taranto riescono a spuntare la risibile somma di 2,5 milioni rispetto ai 25milioni dell’intero territorio regionale. Così nella graduatoria regionale trovano spazio il Museo della Maiolica laertina di Laterza, il Museo Civico Narracentro di Palagiano, quello Civico di Manduria e per le istituzioni museali in funzionamento il MUDI (Museo Diocesano dell’arte sacra) di Taranto. Nell’Accordo tra MiBAC e Regione Puglia Taranto, infine, è menzionata solo per il recupero dell’ex Convento di Sant’Antonio, 6 milioni di euro in questo caso – commenta il presidente dell’ANCE di Taranto – su un importo complessivo riconosciuto alla Regione Puglia di oltre 114 milioni e per un progetto non proposto dall’ente regionale ma dallo stesso Ministero. Credo si tratti di un combinato disposto di approssimazione, disattenzione, e scarsa cura per questo territorio – dice Marinaro – ma certo è singolare che in provincia di Taranto si programmi poco, ma anche che tutto quello che si sottopone a bando sia considerato spesso superficialmente e liquidato in posizione non utile al finanziamento, inammissibile, irricevibile o addirittura nullo. Così mentre l’ANCE Taranto agli inizi di settembre si prendeva la briga di scrivere ai sindaci del territorio e al Commissario prefettizio della Provincia per allertarli sugli interventi di edilizia scolastica previsti dal “Decreto del Fare” e farsi promotori così di nuove occasioni di qualificazione, ma anche lavoro e sviluppo per imprese e maestranze del territorio, l’elefante in realtà partoriva, nel bando per le scuole, il topolino di 29 domande su un totale di 261 istanze pervenute da tutta la regione. Siamo al limite della decenza – termina Marinaro – Cenerentole condannate a vedere la scarpetta calzata sempre da piedi più belli, più in gamba o anche solo più introdotti dei nostri.
I dehors: belli, eleganti, accoglienti quelli di Roma, Palermo, Parigi … ; antiestetici, invasivi, pericolosi quelli della nostra Taranto. Ecco la visione negativa dei dehors (gli spazi esterni dei bar e ristoranti) made in Taranto, elaborata semmai dalle stesse persone che amano discettare della vitalità delle altre città e della capacità di fare turismo, di essere attrattive e di sviluppare economia. Si invoca una economia alternativa a quella industriale, ma poi ci si oppone ad ogni minimo disagio arrecato al nostro particulare, come la vecchia storiella della botte piena e della moglie ubriaca; o Taranto si apre ad una visione degli spazi urbani intesi come spazi comuni di tutti – dei residenti, dei commercianti, dei clienti, dei lavoratori, dei frequentatori, degli automobilisti, dei turisti- e come tali capaci di offrire risposte ai diversi bisogni e di declinare i tanti volti di una vera e moderna città terziaria, o ci si dovrà rassegnare al decadimento e alla perdita di appeal delle aree urbane a partire dal centro storico. La raccolta di firme promossa da un gruppo di commercianti contro il cosidetto ‘gazebo selvaggio’ è l’ennesima prova di quella debolezza di pensiero tutta tarantina che uccide l’iniziativa privata e la voglia di fare di chi investe, semmai andando anche oltre la stessa logica del profitto. Come è possibile pensare che i dehors possano oscurare le attività del commercio; semmai è il contrario: i pubblici esercizi di qualità e dotati di spazi esterni eleganti, curati e ben gestiti e governati (anche nelle ore di chiusura al pubblico dei locali) spesso sono un potente fattore di attrazione per le stesse attività del commercio. Ci sono città a forte richiamo turistico che addirittura vivono sul binomio ‘tavolini/ negozi’. Ciò detto, resta imprescindibile il rispetto della legalità. Un requisito base al quale non può e non deve sottrarsi neanche l’imprenditore che dovesse aver realizzato il più esclusivo e ben fatto dei dehors. Esiste dal gennaio 2013 un “Regolamento comunale di occupazione del suolo pubblico per l’allestimento dei dehors stagionali e continuativi” che va rispettato ed al quale devono attenersi le imprese del settore. Regolamento ampiamente condiviso da Confcommercio nelle sue linee generali e nella sua filosofia di ‘spazio per il ristoro all’aperto realizzato con elementi smontabili e rimovibili’ , al di là di qualche nota tecnica di modifica che la categoria dei Pubblici Esercizi di Confcommercio, da qualche tempo impegnata nell’approfondimento dei contenuti, si appresta a suggerire. Resta da definire la questione inerente la posizione delle strutture già esistenti, per le quali va individuato un percorso che consenta un graduale adeguamento al nuovo Regolamento, in modo tale da non causare danni economici eccessivamente onerosi. Dunque, riepilogando: legalità, rispetto delle regole, qualità dell’offerta e naturalmente tolleranza, intesa come capacità di convivenza e di condivisione degli spazi pubblici urbani. Spazi che devono essere in grado di dare qualità agli ambiti urbani in un’ottica di servizio al cittadino e di risposta alle imprese ed alle diverse attività.
Il 17 ottobre, si è tenuta presso la sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la prevista riunione inerente l’”Accordo per lo Sviluppo dei Traffici containerizzati nel porto di Taranto ed il superamento dello stato di emergenza socio economico ambientale”. La riunione, convocata dal DISET – Dipartimento per lo Sviluppo delle Economie Territoriali – si è tenuta alla presenza del Ministro per la Coesione Territoriale Dr. Carlo Trigilia, del Capo Dipartimento DISET, Ing. Aldo Mancurti, del Capo di Gabinetto Prof. Alfonso Celotto e del Presidente dell’AP di Taranto Prof. Avv. Sergio Prete ed erano presenti alcuni rappresentanti delle società azioniste della TCT, ossia Evergreen Marine Corporation, Hutchison Port Holding e GSI Logistics. Il Ministro Trigilia ha colto l’occasione per confermare la volontà di realizzare gli interventi previsti nell’Accordo del 2012 nel più breve tempo possibile, in considerazione del fatto che lo sviluppo del porto di Taranto è considerato strategico non solo a livello territoriale ma anche a livello nazionale. Nel corso del confronto, la TCT SPA e l’Evergreen hanno confermato il forte interesse per il porto di Taranto e la volontà di continuare ad operare nello stesso, pur evidenziando la necessità di avere una data certa di ultimazione dei lavori, al fine di organizzare le proprie attività e programmare i relativi investimenti. Preso atto della volontà congiunta e condivisa di confermare gli Accordi già sottoscritti, le Parti hanno concordato di individuare, nei prossimi giorni, un termine certo di ultimazione dei lavori. Tale scadenza dovrà essere accettata da tutti i soggetti pubblici che intervengono nelle varie procedure al fine di condividere eventuali responsabilità legate a ritardi o inadempimenti. Si informa, altresì, che il 29 ottobre p.v. si terrà una riunione in Prefettura – convocata da SE il Prefetto di Taranto - unitamente alle OO.SS. e Confindustria, per esaminare, approfondire ed individuare meccanismi di compensazione delle criticità occupazionali del territorio jonico anche in relazione alle programmate prospettive di sviluppo. In tale sede, l’Autorità Portuale proporrà la creazione, con modalità da individuare congiuntamente con le istituzioni competenti, di un bacino occupazionale in ambito portuale per il reimpiego, da parte delle imprese concessionarie e delle imprese che stanno realizzando o realizzeranno opere in porto, dei lavoratori ex Delta Uno e di lavoratori delle imprese portuali in crisi.
Martedì, 22 Ottobre 2013 06:36

Nuove misure di sostegno al credito per le PMI

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Il 30 settembre è scaduto il termine per l’accesso alle “Nuove Misure per il Credito alle PMI” sottoscritto a febbraio scorso tra l’ABI ed i rappresentati del Governo e delle imprese. Attraverso la misura, le banche hanno sospeso fino al 31 luglio circa 106.000 mutui a livello nazionale, pari a 32,3 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata superiore a 4,3 miliardi di euro. Se a queste operazioni si aggiungono quelle delle due passate iniziative degli anni 2009-2010 (“Avviso comune” e “Accordo per il credito alle PMI”), si raggiunge un totale di 370.000 mutui sospesi, pari a oltre 100 miliardi di debito residuo, con una liquidità liberata di circa 20 miliardi di euro. Con il perdurare della crisi, l’ABI sta già lavorando alla nuova stesura dell’Accordo che dovrebbe confermare la sospensione dei mutui, l’allungamento della durata di mutui, anticipazioni bancarie e scadenze del credito agrario di conduzione, nonché la concessione di finanziamenti connessi ad aumenti di mezzi propri delle pmi. Una novità attesa rispetto al passato riguarda un più ampio periodo massimo di allungamento dei mutui. Queste misure, unite al potenziamento dell'operatività del fondo di garanzia per le pmi e lo sviluppo delle reti d’impresa, rappresentano le leve sulle quali sta operando il sistema del credito con l’intento di contrastare la crisi ed attenuare l’impatto di Basilea 3 sulle pmi. In questo contesto di grande difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese, anche la Regione Puglia sta facendo la sua parte utilizzando lo strumento della finanza agevolata per attuare delle politiche di stimolo alla crescita ed a sostegno delle Micro e PMI. Tra gli altri interventi, la Regione ha messo in campo la seconda tranche di contributi rivenienti dall’Asse VI Mis. 6.1.1, stanziando 50 milioni di euro finalizzati alla dotazione di fondi rischi diretti alla concessione di garanzie su operazioni di credito attivate dalle PMI pugliesi. Delle 4 confidi pugliesi destinatarie dei fondi, Confidi Confcommercio Puglia - già Società di Garanzia Commercianti - si è aggiudicata un plafond di € 11.447.003 capace di sviluppare un volume di finanziamenti superiore a 80 milioni di euro. La garanzia assiste le operazioni di finanziamento alle imprese socie nella misura dell’80% del credito erogato dalle banche convenzionate. Gli interventi finanziabili devono essere finalizzati a: - Investimenti in attivi materiali e immateriali (acquisto immobili aziendali, opere murarie, acquisto arredi, attrezzature e macchinari, ecc.), fino a € 1 mln; - Riequilibrio finanziario (consolidamento di esposizioni verso il sistema bancario: prestiti, mutui, scoperti di c/c, ecc.), fino a € 800 mila; - Attivo circolante (acquisto scorte di materie prime e prodotti finiti), fino a € 400 mila; - Capitalizzazione aziendale, fino a €800 mila. Le banche aderenti alla convenzione regionale sono: Banca Apulia, Banca del Mezzogiorno, Banca Popolare di Bari, B. Popolare Puglia e Basilicata, B. Popolare Pugliese, Banca Popolare di Milano, BCC di Avetrana, BCC S. Marzano di S. Giuseppe; BCC di Taranto; BCC S. G. Rotondo, Banca della Campania, UBI Carime, MPS, Unicredit. Info: Confidi Confcommercio Puglia sede di Taranto, Via Berardi 8 - tel 099.4592770 fax 099.4537518 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; sito internet www.confidiconfcommerciopuglia.it Altri Sportelli informativi presso tutte le sedi Confcommercio imprese per l’Italia della provincia di Taranto Sede di Taranto: Viale Magna Grecia n. 119, tel. 099.6418148; e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; sito internet www.confcommerciotaranto.it
A settembre, con 3,5 milioni diminuiscono in Puglia le ore richieste all’Inps di cassa integrazione (-65,2%) rispetto al precedente dato di agosto, mentre il rapporto con il 2008 –anno di inizio della crisi– segna un preoccupante +174,7%. Sulla carta, gli indici al ribasso sarebbero positivi ma la realtà purtroppo è ben diversa. “Per molte aziende – spiega il Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese – c’è l’enorme difficoltà di aver esaurito le diverse forme di cassa integrazione tanto da ricorrere, laddove possibile, alla mobilità che equivale al licenziamento dei lavoratori. In tal senso, l’Inps registra, rispetto allo scorso anno, un sensibile incremento delle richieste delle istanze di mobilità e di disoccupazione (+22,3%)”. A settembre 2013, le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps per interventi ordinari, straordinari ed in deroga in favore delle aziende della provincia di Taranto registrano una riduzione di 93 punti percentuali rispetto al precedente dato di agosto 2013. Più nel dettaglio, per l’intervento della cassa integrazione ordinaria (Cigo) si segna un rallentamento del 64,7% su agosto scorso (171mila ore rispetto alle 485mila di agosto). Relativamente alla cassa integrazione straordinaria (Cigs), la quale viene concessa nelle ipotesi di crisi aziendale a differenza di quella ordinaria che invece viene accordata per difficoltà temporanea dell’impresa, decrescono in modo radicale le ore autorizzate dall’Inps rispetto ad agosto 2013, passando dagli esponenziali 7,8 milioni di agosto 2013 a 346mila di settembre. In ordine agli interventi in deroga (Cigd) si registra un incremento del 35,4% su agosto 2013 (da quasi 54mila ore di agosto a quasi 73mila ore di settembre). Per la cassa in deroga sono sempre all’ordine del giorno le difficoltà e le incertezze intorno allo strumento. Inoltre, per il 2014 sarebbero in fase di ridefinizione da parte del governo nazionale nuove regole di attribuzione delle risorse per regioni d’Italia sempre più stringenti. “E’ evidente – continua Pugliese – la confusione che caratterizza la cassa in deroga a cui si somma la palese insufficienza delle risorse stanziate finora dal governo nazionale. Di sicuro, gli incrementi sarebbero stati più consistenti perché un clima del genere scoraggia le aziende a ricorrere alla Cigd con i conseguenti rischi di nuovi licenziamenti. Ed ancora, altro problema è rappresentato dai finanziamenti nazionali a singhiozzo che generano forti ritardi nei pagamenti con conseguenti gravi danni nei confronti di migliaia di lavoratori. La crisi economica morde sempre più ed il mancato concreto rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga da parte del governo Letta rischia di scatenare una spirale recessiva con nuove criticità occupazionali per il nostro paese. Bisogna ridefinire con serietà lo strumento degli ammortizzatori in deroga eliminando i suddetti limiti, altrimenti, diventerà impraticabile anche per la Puglia, sostenere il reddito dei lavoratori in Cigd così come quelli in mobilità in deroga”.
Considero motivo di grande soddisfazione l’eccellente risultato raggiunto nell’ambito del Programma Nazionale di Sostegno per il settore vitivinicolo che, grazie all’impegno di tutti i soggetti coinvolti, ha consentito di erogare a favore dei produttori pugliesi la quasi totalità dei fondi riservati loro dall’OCM Vino. Un segnale di attenzione ulteriore rispetto ad un comparto che diventa sempre più non solo modello di sviluppo integrato per la nostra Regione, ma anche un importante tassello del nostro PIL. Così l’Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, commenta i dati sulla spesa dell’O.C.M. vino relativi all’esercizio finanziario 2013. Per la misura “Ristrutturazione e Riconversione dei vigneti” sono stati liquidati circa 22 milioni di euro tali da consentire a ben 900 viticoltori pugliesi di ristrutturare circa 1.800 ettari di vigneto, con l’utilizzo prioritario di vitigni autoctoni. Un’ulteriore segnale positivo per l’agricoltura pugliese che, attraverso questa misura dell'OCM vino, vede rinnovare gli impianti viticoli, adeguare le produzioni alle nuove esigenze del mercato, oltre che adottare modelli produttivi e sistemi di gestione vitivinicola finalizzati a conseguire importanti risultati sia in termini di qualità dei vini che di valorizzazione del territorio. Non da ultimo, il buon risultato raggiunto anche con la misura “Investimenti” che ha consentito di finanziare 48 aziende vitivinicole pugliesi e realizzare punti vendite, sale degustazione, attività di e-commerce “Cantina virtuale” e logistica aziende.
“Un Mezzogiorno da cataclisma, penalizzato e tartassato, dimenticato dai governi, che non lo hanno affatto ignorato, invece, quando andava spremuto per ricavare gettito fiscale”. Per il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna, il nuovissimo, devastante rapporto Svimez diffuso oggi è “un documento impietoso di un ritardo incolpevole, una ‘cartolina’ del Sud in macerie che grida vendetta”. Più tasse e meno spesa pubblica rispetto al Nord, desertificazione industriale, occupati sotto i 6 mln come solo nel 1977: “ha ragione il ministro Trigilia a commentare con sgomento questi dati, ma il responsabile della coesione territoriale e il premier Enrico Letta siano coerenti con le loro dichiarazioni, trasformando il ritorno del Mezzogiorno al centro dell'agenda politica in una serie di misure concrete nella legge di stabilità che ha avviato il suo percorso. Governo nazionale e Parlamento – aggiunge Introna - prendano atto dell’urgenza di correggere rotta a una lunga deriva padanocentrica, che ha retrocesso il Meridione sotto ogni aspetto, come il rapporto ha messo duramente in evidenza . E il conto lo stanno pagando i nostri lavoratori, le nostre famiglie, gli anziani e soprattutto le ragazze e i ragazzi del Sud, costretti ad emigrare come i loro nonni, a svendere altrove il loro impegno, a garantire ad altri il valore aggiunto della loro preparazione”. Lo Svimez certifica che dal 2007 al 2011 nelle regioni meridionali è cresciuta la pressione fiscale, specie in conseguenza dei piani di rientro sanitario, mentre è crollata la spesa pubblica. Quindi, al contrario di quello che si crede, è il Settentrione a consumare maggiori risorse statali. Il Pil non cresce (al Centro-Nord fa segnare invece un +0,9%), l’industria meridionale arretra a valori del 2007, la disoccupazione tocca indicatori da Anni ‘90 e il tasso di occupazione in età 15-64 è del 43,8% (63,8% nel resto d’Italia): nemmeno un occupato intero (in termini statistici) ogni due persone. Cifre da Terzo Mondo. “Quando il ministro Carlo Trigilia dice che ‘non ci può essere ripresa in Italia se non si risolve il nodo storico di un tema che sembra scomparso’, ci dobbiamo attendere una maggiore sensibilità e soprattutto percorsi virtuosi per rilanciare l’economia meridionale”, continua Introna. “In questa nuova attenzione per il Mezzogiorno, il Governo potrà trovare alleate le Regioni del Sud e in particolare la Puglia e gli enti locali, che non faranno mancare il loro convinto contributo alla sfida per rilanciare il Paese”.
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