Economia, Lavoro & Industria (2166)
EX ILVA-TARANTO/ I sindacati: non condivideremo un piano che non prevede il polo Dri
Scritto da Redazione1
“Deve essere chiaro che non c’è condivisione di un piano senza il polo Dri a Taranto e i forni elettrici di Taranto e Genova che nel suo insieme dia una prospettiva e le necessarie garanzie occupazionali”. Lo dice la Fiom Cgil con l’intervento di Michele De Palma e Loris Scarpa. “Dopo mesi di balletti e di ‘gioco del cerino’ si rende evidente la deflagrazione dello Stato davanti alla situazione di Acciaierie d’Italia. Alle decisioni degli enti locali, si sono aggiunte oggi quelle della lettera per il bando del ministro. Nei comunicati - afferma la Fiom -, tutti parlano di ambiente e occupazione ma gli atti che si stanno compiendo scaricano gli effetti sui lavoratori che a migliaia rischiano tutto senza un piano industriale e occupazionale. Per queste ragioni riteniamo sia necessario che lo Stato si faccia garante del processo di transizione ecologica attraverso un intervento pubblico che garantisca la continuità produttiva per procedere al graduale spegnimento della produzione a carbone e tuteli l’occupazione e l’ambiente”. Secondo la Fiom, “il bando senza il polo del Dri a Taranto è la dimostrazione che ‘hanno tutti ragione’ ma a pagare sarà l’occupazione. La comunicazione organizzata dal Mimit per il giorno 12 dopo l’incontro con gli enti locali non era prevista dopo l’ultimo incontro a palazzo Chigi. La decarbonizzazione e l’occupazione sono due pilastri, senza l’uno non ci sarà l’altro. Per questo chiediamo che in queste ore ci sia un intervento che fermi la deriva in corso”.
“L’aggiornamento del bando di gara recepisce alcune nostre richieste come la decarbonizzazione, la tutela occupazionale e il rilancio industriale. Valuteremo nel merito e in maniera completa appena avremo il testo definitivo”. Lo dice Rocco Palombella, segretario generale Uilm, sull’ex Ilva. “Allo stesso tempo - prosegue - ribadiamo i nostri obiettivi imprescindibili: la tutela e il risanamento ambientale, la decarbonizzazione, con la costruzione in tempi rapidi di forni elettrici e impianti di pre ridotto, la piena salvaguardia occupazionale, sia dei diretti sia dell’indotto che dei 1.600 in Ilva AS, il rilancio produttivo e la contrarietà alla vendita di singoli rami d’azienda. Ci aspettiamo che non si ripetano gli errori del passato. Dal Governo e dai commissari straordinari ci aspettiamo inoltre la massima responsabilità nella scelta di un investitore solido e credibile che acquisirà l’ex Ilva. Continuiamo a chiedere come condizione essenziale un ruolo centrale dello Stato nella futura società come garanzia del risanamento ambientale, decarbonizzazione e piena salvaguardia occupazionale”. Per Palombella, “ora è il momento della responsabilità e delle decisioni chiare e definitive da parte delle istituzioni, a livello nazionale e locale. Rinviare non risolve le difficoltà e le condizioni difficili in cui versano da tredici anni migliaia di lavoratori e intere comunità. Chi ricopre incarichi istituzionali deve rispondere ai cittadini e ai lavoratori, dicendo chiaramente cosa si vuole fare e trovando soluzioni credibili e sostenibili dal punto di vista sociale, occupazionale, industriale ed economico. Diciamo basta al rimpallo di responsabilità, alle ambiguità e ai tatticismi - conclude - chi vuole chiudere l’Ilva lo dica chiaramente e se ne assuma le responsabilità”.
EX ILVA-TARANTO/ Il mondo delle imprese dice SÌ all'Accordo di programma
Scritto da Redazione1Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi, in rappresentanza del mondo delle imprese, sull’ex Ilva sostengono “ le modalità e le tempistiche contenute nell’ultima bozza di Accordo di Programma formulata dal Mimit e inviata agli enti locali. Un documento che prevede, nella sostanza, l’adozione di tre forni elettrici e di altrettanti impianti Dri da allocare a Taranto in un arco temporale di sette anni (tanti quanti sono previsti per il graduale inserimento dei forni e contestuale dismissione degli altiforni, delle batterie di forni e coke e dell’impianto di agglomerazione) ed una produzione costante di sei milioni di tonnellate calibrata, nei sette anni, a seconda del numero di forni elettrici utilizzati (partendo da uno e arrivando, nel 2032, ai tre complessivi). Un’ipotesi, questa, che le associazioni hanno ritenuto l’unica possibile non solo ai fini di una completa decarbonizzazione dello stabilimento ma anche l’unica percorribile in termini di ecosostenibilità ambientale ed allo stesso tempo sostenibilità dei costi”. Le associazioni delle imprese, che incontreranno anche il sindaco di Taranto, hanno evidenziato inoltre “la necessità di includere, nel bando di vendita in fase di aggiornamento, il cosiddetto accordo di sito che coinvolga l’indotto locale e che riconosca pertanto un elemento premiale a chi si impegna a impiegare le imprese dell’indotto locale, a tutela della continuità produttiva e occupazionale. Un passaggio strategico finalizzato a valorizzare le imprese in quanto portatrici di know-how, affidabilità, conoscenza e competenza maturate negli anni. Si propone, inoltre, che il bando preveda punteggio premiale per progetti di rigenerazione ambientale che interessino anche le aree adiacenti allo stabilimento”.
EX ILVA-TARANTO/ Al via a Palazzo Chigi il tavolo tra Governo e Sindacati
Scritto da Redazione1È iniziata, a quanto si apprende, a Palazzo Chigi la riunione fra governo e sindacati sull'ex Ilva di Taranto, presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Per l’Esecutivo sono presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone, il consigliere per i rapporti con le parti sociali, Stefano Caldoro. Per i sindacati, partecipano i rappresentanti di Fiom Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl metalmeccanici, Usb e Federmanager. Presenti inoltre i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del Gruppo Ilva.
EX ILVA-TARANTO/ Bozza di accordo: decarbonizzazione in 8 anni, 3 forni. Decisione su gas rinviata
Scritto da Redazione1"Poiché per l’ormeggio di una nave rigassificatrice nel porto di Taranto - si legge nella bozza di accordo di programma illustrata nel corso del tavolo sull'ex Ilva al Mimit e al vaglio delle istituzioni locali - sono necessarie valutazioni degli enti locali anche in relazione alla valutazione di impatto ambientale, stante la necessità di procedere in tempi rapidi con la riapertura dei termini di gara per manifestare interesse per l’acquisizione dei beni e delle attività aziendali di Ilva in As e Acciaierie d’Italia in As, il presente accordo si riferisce a un Piano di decarbonizzazione che prevede la realizzazione di tre forni elettrici. La decisione sulla localizzazione a Taranto o in altro sito del Polo Dri è rinviata a una fase successiva".
Poi sui tempi la bozza di accorda prevede che “la completa decarbonizzazione degli impianti verrà realizzata nell’arco temporale di sette anni, con possibilità di proroga di 12 mesi. Le diverse fasi del processo di decarbonizzazione inizieranno nel 2026 e saranno completate entro il 2032 e consisteranno nella graduale sostituzione degli attuali altiforni con unità produttive a basse emissioni, mantenendo costante la produzione durante tutto il periodo".
EX ILVA-TARANTO/ Accordo: verso rinvio al 12 agosto, a giorni il lancio del nuovo bando di gara per la vendita
Scritto da Redazione1C’è l’ipotesi di rinviare la discussione sull’accordo istituzionale di programma per l’ex Ilva al 12 agosto. Lo si apprende da fonti partecipanti al tavolo. Si precisa tuttavia che non c’è ancora una decisione. All’inizio della prossima settimana, intanto, sarà lanciato il nuovo bando di gara per la vendita dell’azienda.
EX ILVA-TARANTO/ Accordo: verso rinvio al 12 agosto, a giorni il lancio del nuovo bando di gara per la vendita
Scritto da Redazione1C’è l’ipotesi di rinviare la discussione sull’accordo istituzionale di programma per l’ex Ilva al 12 agosto. Lo si apprende da fonti partecipanti al tavolo. Si precisa tuttavia che non c’è ancora una decisione. All’inizio della prossima settimana, intanto, sarà lanciato il nuovo bando di gara per la vendita dell’azienda.
EX ILVA-TARANTO/ La proposta di Bitetti al Mimit: 3 forni e un Dri
Scritto da Redazione1Tre forni elettrici e un impianto di Dri (preridotto di ferro da caricare negli stessi forni elettrici) é la proposta che il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha fatto oggi al tavolo del Mimit, presente il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto.
“Speravo, pensavo che questo tavolo potesse essere rimandato - ha detto Bitetti dopo aver rammentato che ieri a Taranto il consiglio comunale sull’ex Ilva non si è più tenuto dopo le sue dimissioni, oggi rientrate -, però ho visto che il tavolo é rimasto convocato e quindi ho sentito il dovere di partecipare per rappresentare la città. Abbiamo fatto una proposta al comitato tecnico - ha affermato Bitetti - e sulla scorta del fabbisogno di gas e dell’attuale consumo dell’azienda, abbiamo depositato, entro le 13 di lunedì, una nostra proposta. Quella che avevo avanzato nel nostro ultimo incontro. Un’ipotesi - ha aggiunto Bitetti - di poter valutare una combinazione tra i tre forni elettrici, la presenza di un Dri, nel rispetto dei fondi Fsc già stanziati, e un impianto di cattura della CO2. Questa nostra posizione è stata indicata al comitato tecnico nelle more che si potesse esprimere il Consiglio comunale”.
La proposta del sindaco di Taranto prende spunto da due elementi indicati nei giorni scorsi dal comitato tecnico insediato al Mimit dal ministro Urso al fine di valutare il fabbisogno di gas necessario per i due scenari, A e B, proposti per decarbonizzare il sito ex Ilva di Taranto. Il primo, A, con tre forni elettrici, quattro Dri - uno dei quali a servizio dell’ulteriore forno elettrico di Genova - e altrettanti impianti di cattura e stoccaggio della CO2 con un fabbisogno a regime, nel 2033, di 5,1 miliardi di metri cubi di gas. Il secondo, B, con i soli forni elettrici e un consumo di gas a regime nel 2032 di 1,3-1,4 miliardi di metri cubi. Preso inoltre in considerazione dal Comune per la sua proposta, il fatto, indicato dal comitato tecnico, che già oggi all’ex Ilva di Taranto, arrivano circa 2 miliardi di metri cubo di gas l’anno e che per tale quantità sono predisposti gli allacciamenti.
Tuttavia, fonti tecniche hanno già eccepito sulla proposta che oggi il sindaco ha presentato al Mimit, ma che era già nota, che al 1,3-1,4 miliardi di metri cubi annui di gas per i soli tre forni elettrici, bisogna aggiungere altri 800-900 milioni circa di metri cubi per un solo impianto di Dri. E questo, si sostiene, porta già così il fabbisogno ad una quota superiore ai 2 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Ieri, alla vigilia del tavolo, Urso aveva indicato la possibilità di un accordo limitato ai soli forni elettrici, un primo step per avviare la nuova gara di vendita di Acciaierie d’Italia, in attesa che le dimissioni del sindaco di Taranto rientrassero e che l’amministrazione comunale facesse le sue scelte.
EX ILVA-TARANTO/ Accordo di Programma: domani previsto l'ok ai forni elettrici, per il gas decisione ad agosto
Scritto da Redazione1“Il ministro Urso, presente la Regione Puglia, ci ha comunicato che nel vertice del 31 luglio si approverà con l’accordo di programma il piano per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto relativamente alla parte che prevede i soli tre forni elettrici nello stabilimento. Sarà invece rinviato ad agosto l’approfondimento del dossier completo nella parte che riguarda sia gli impianti di Dri, che la presenza eventuale a Taranto della nave di rigassificazione”. Lo dice ad AGI il presidente della Camera di Commercio di Taranto e già presidente di Confundustria Taranto, Vincenzo Cesareo, dopo la call avuta in mattinata con il ministro Adolfo Urso, presenti anche le associazioni di impresa, Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi Taranto, e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
“Questa scelta sui soli forni elettrici a Taranto rientra nelle competenze del ministro - ha detto Cesareo - mentre l’approdo della nave rigassificatrice investe quelle del Comune. Se il Comune dopodomani non si presenterà al Mimit, l’approfondimento del dossier avverrà in agosto, ovvero se serve la nave rigassificatrice e quando serve, ma intanto il 31 luglio sarà approvata la proposta dei soli tre forni elettrici. Il presidente Emiliano e io abbiamo detto che non si può ignorare che il sindaco venga minacciato come è accaduto ieri a Taranto. Non possono funzionare le cose in questo modo e probabilmente va anche affrontato un processo di comunicazione sulla vicenda ex Ilva. É stata anche proposta, da alcuni partecipanti alla video call, l’istituzione di un commissario, ma il ministro Urso - afferma Cesareo - ha subito chiuso sulla proposta evidenziando di avere delle competenze in capo al suo ruolo mentre gli enti locali ne hanno delle altre. Per quanto mi riguarda - aggiunge il presidente della CdC di Taranto -, ho detto che l’evento deprecabile accaduto ieri in Municipio e poi sfociato nelle dimissioni del sindaco Piero Bitetti, deve metterci nelle condizioni di affrontare un percorso insieme come enti locali. Questi ultimi vanno coinvolti, va trovata la sinergia e va posto in essere un piano che sia condiviso, perché così diamo anche forza agli enti locali che sono sul territorio, di prendere delle decisioni. Non è bello che si debba essere minacciati solo perché si riveste la carica di sindaco. I Dri - ha concluso Cesareo - sono previsti nel piano. Se si faranno o meno a Taranto insieme all’arrivo della nave di rigassificazione, é cosa che si farà ad agosto”.
Ex Ilva: Confindustria Taranto, bene partire con forni elettrici
"La decisione del ministro Urso di partire per ora solo con i tre forni elettrici nell’ex Ilva è opportuna. Ci permette di sbloccare la decarbonizzazione della fabbrica”. Lo dice ad AGI Salvatore Toma, presidente Confindustria Taranto, dopo la call di con il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, presenti anche le altre associazioni delle imprese di Taranto e la Regione Puglia. “Urso ci ha annunciato che tre forni elettrici saranno ubicati a Taranto, mentre un quarto forno é previsto a Genova - prosegue Toma -. Invece per quanto riguarda il discorso degli impianti Dri, quanti e dove realizzarli, c’é un rinvio ad successivo approfondimento anche in base alla presenza del nuovo investitore nell’ex Ilva, il che mi sembra una cosa giusta. Ho chiesto al ministro delle Imprese che gli impianti del preridotto si facciano a Taranto anche nell’ipotesi di una loro realizzazione graduale. Lo spacchettamento, ovvero il fatto che si cominci prima dai forni elettrici rinviando il resto ad una seconda fase, permette anche di avviare il nuovo bando di gara per la scelta dell’investitore - prosegue Toma -. Anche se dopodomani al Mimit non ci sarà la firma del Comune all’accordo istituzionale di programma, su questa base relativa ai soli forni elettrici si può comunque ugualmente procedere. Ho detto al ministro, ma lui in verità lo aveva già escluso, che non sono d’accordo su un commissariamento su quest’operazione della decarbonizzazione, ma che é meglio coinvolgere gli enti del territorio. Mi auguro, a tal proposito, che rientrino presto le dimissioni del sindaco di Taranto e che é giusto che Regione, Provincia, Comune siano coinvolti insieme agli altri soggetti interessati”. Da aggiungere che anche fonti vicine al dossier confermano che la chiusura dell’accordo di programma con i forni elettrici, permetterà ai commissari di Acciaierie di lanciare un nuovo bando di gara rivolto al mercato dopo quello lanciato a fine luglio 2024 che già indicava come priorità del progetto la decarbonizzazione dell’acciaio.
EX ILVA-TARANTO/ Emiliano: il gas può arrivare via terra, i sindacati ci chiedono di non mollare sulla decarbonizzazione
Scritto da Redazione1Il gas che serve alla decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto può arrivare “anche via terra, certo é complicato, bisogna fare i contratti per comprare questo gas ma non è impossibile. Se la questione della nave, che per me non é così rilevante, dovesse essere dirimente, se ne può fare a meno, ma non é certo che per la nave rigassificatrice sì o no che noi rinunceremmo ad un’opzione industriale e di garanzia della salute così importante come quella che abbiamo davanti”. Lo ha detto il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, all’uscita oggi dall’ex Ilva di Taranto dove insieme agli altri rappresentanti delle istituzioni del territorio, tra cui il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha incontrato i sindacati Fim, Fiom e Uilm e il consiglio di fabbrica.
“L’incontro è stato molto positivo. L’assemblea ha dato chiaramente un indirizzo agli enti locali di non mollare sulla eccellenza produttiva e sul processo di decarbonizzazione della fabbrica. Ci hanno chiesto, adesso che siamo a un passo dall’immaginare una fabbrica che abbatte fortemente i fattori inquinanti e non è più pericolosa per la salute come lo è stata per 60 anni, a non mollare proprio adesso. A non cedere questa tecnologia ad altri luoghi”. ha sottolineato Michele Emiliano, all’uscita oggi dall’ex Ilva di Taranto dove insieme agli altri rappresentanti delle istituzioni del territorio, ha incontrato i sindacati Fim, Fiom e Uilm e il consiglio di fabbrica. “Si rischia che il Governo possa portare altrove i sacrifici, i dolori, le tragedie che sono avvenute a Taranto in questi 60 anno proprio adesso che la nuova tecnologia, i forni a riduzione diretta, possono abbattere del 95 per cento tutte le emissioni nocive - ha detto Emiliano -. Quest’indirizzo chiaro da parte del sindacato è per noi molto importante. Nessuna forza politica nazionale o locale, lo ribadisco ancora una volta, ha mai chiesto la chiusura della fabbrica. La Regione Puglia - ha proseguito - se le forze politiche nazionali avessero chiesto la chiusura della fabbrica, avrebbe lavorato alla sua strategia per la chiusura della fabbrica, ma siccome non ce lo chiede nessuno e non ce lo chiede il sindacato”. Per Emiliano, “hanno questa posizione solo alcune associazioni particolarmente importanti per il dolore e il lutto che gestiscono da tantissimi anni e che quindi hanno assolutamente la legittimazione a pensare e a dire quello che hanno nel cuore. Se una fabbrica potesse essere odiata, a Taranto ci sarebbe tutta la giustificazione per quest’odio, ci mancherebbe, però in questo momento noi dobbiamo prendere delle decisioni razionali ascoltando tutti e progettando anche il futuro di Taranto, Questo cambio tecnologico significa anche liberare moltissime delle aree attualmente impegnate dalla fabbrica e riprogettare l’urbanistica e lo sviluppo”. “Siamo purtroppo in una condizione diciamo difficile perché il Governo ha in mano un’Aia a ciclo integrale - ha rilevato Emiliano sulla nuova Autorizzazione integrata ambientale dell’ex Ilva -. Il sistema produttivo che ha inquinato e ucciso e creato tanti problemi alla salute dei tarantini. Ce l’ha in mano - ha aggiunto Emiliano riferendosi all’Aia e al Governo - e devo dire che in maniera corretta, almeno per ora, il ministro Urso ci sta chiedendo di proseguire la trattativa per l’accordo di programma”.
EX ILVA-TARANTO/ La trattativa sulla cassa integrazione slitta a fine agosto: riguarda 4050 lavoratori
Scritto da Redazione1Slitta a dopo la pausa estiva la trattativa sulla cassa integrazione straordinaria per l’ex Ilva. L’incontro del 24 luglio era stato riprogrammato all’1 agosto ma oggi il ministero del Lavoro ha fatto un nuovo aggiornamento al 28 agosto alle 11. L’azienda ha chiesto la cassa per 4.050 unità nel gruppo, di cui circa 3.500 a Taranto, con un incremento di 1.000 unità rispetto alla cassa attualmente in corso.

