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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1922)

Hanno scelto un luogo insolito i sindacati Cgil, Cisl e Uil a Taranto per celebrare oggi la festa del lavoro: non una piazza della città o l’area di una fabbrica, o l’ex Ilva,  ma il piazzale antistante l’ospedale San Giuseppe Moscati alla periferia di Taranto Nord. Una scelta motivata col fatto che “salute e sicurezza sul lavoro sono le due emergenze meritevoli di urgente attenzione e mirati investimenti. Il sistema sanitario pubblico è al collasso e in Italia milioni di persone in povertà sono costrette a rinunciare alle cure”. “La drammatica carenza di personale, conseguenza di un lungo periodo di blocco del turn over va necessariamente superata con l’adozione di un piano straordinario di assunzioni per sopperire a pesanti carichi di lavoro che stanno gravando operatrici e operatori della sanità, già mortificati economicamente e professionalmente” dicono le tre confederazioni. Nel presidio in corso a Taranto, i sindacati hanno rammentato che “il 2 maggio del 2023 venne sottoscritto un protocollo d’intesa tra Regione Puglia e Cgil, Cisl e Uil, con cui si definiva un percorso di confronto e concertazione sulle soluzioni da condividere e adottare sul territorio per risolvere le emergenze”. Oggi i sindacati hanno rilanciato la piattaforma che individua “quattro tematiche specifiche di intervento legate alle maggiori emergenze” tra cui figura una “mappatura della rete sociosanitaria, al fine di avere contezza circa il numero totale e la distribuzione delle strutture presenti su tutto il territorio, quindi una mappa epidemiologica dello stato di salute”. “Nei diversi confronti periodici con il management dell’Asl - sottolineano le confederazioni -, la stessa direzione ci ha fornito diversi dati di studio legati al personale, ai reparti, ai posti letto, agli investimenti del Pnrr, ma non si è discusso nel merito di soluzioni esaustive per la risoluzione dei problemi. Il sistema sanitario pubblico meriterebbe investimenti maggiori e scelte più coraggiose di quelle che fino ad oggi sono state effettuate” e invece a Taranto, dicono i sindacati, “ci troviamo di fronte ad un gigantesco investimento pubblico sul nuovo ospedale San Cataldo, di cui ancora non si conosce la vera data di consegna e di funzionamento”.

 Il Gruppo Ferretti, in una riunione svoltasi oggi al Mit, ha confermato la sua decisione di rinunciare all’investimento a Taranto nella costruzione degli scafi degli yacht. A valle di un programma di bonifica e reindustrializzazione del sito ex yard Belleli nell’area portuale di Taranto, ci sarebbe stato, con risorse pubbliche (Mit, Regione Puglia e Autorità portuale) e private (Ferretti) un investimento da oltre 200 milioni di euro. “Ma questo - commenta il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dopo la riunione odierna - non significa che nella città la riconversione economica sia destinata a subire un rallentamento. Anzi. Se lo stesso Gruppo Ferretti annuncia di aver avviato interlocuzioni con una nuova figura imprenditoriale pronta a subentrare nel progetto, noi - prosegue Melucci - siamo più che mai determinati a non lasciar sfuggire l’opportunità di far utilizzare i futuri finanziamenti pubblici e di rivitalizzare un’area ritenuta ideale per sostenere la diversificazione”. “Recuperare le radici più profonde della nostra città a partire dal mare e dallo sviluppo della cantieristica navale di qualità - ha dichiarato il sindaco Melucci- deve essere la nostra mission ed è per questo che chiedo a tutti gli attori istituzionali (dal Governo all’Authority, dalla Regione alle organizzazioni sindacali ed imprenditoriali) di avviare tempestivamente i processi necessari a favorire la realizzazione di nuovi progetti da parte di altre realtà imprenditoriali che hanno manifestato già il proprio interesse a puntare su Taranto. Partendo da questa possibilità - ha aggiunto il sindaco - si deve lavorare senza sosta affinché nuovi stakeholder, nazionali o stranieri, vengano messi nelle condizioni di poter investire nell’ex yard Belleli. Anche perché non ci sono condizioni ostative a che ciò avvenga. Abbiamo sperato che il Gruppo Ferretti operasse un ripensamento e che decidesse di dare seguito al suo progetto che prevedeva la realizzazione di un’area cantieristica dove poter dare forma ad imbarcazioni di lusso. Ma prendiamo atto di questa nuova eventualità che prevede il possibile subentro nel progetto di un altro imprenditore privato. Gli enti locali - ha concluso il sindaco di Taranto - si aspettano che il Gruppo Ferretti agevoli senza indugio il subentro nell\'accordo di programma e nelle misure finanziarie relative ad altri soggetti privati ritenuti affidabili. Chiediamo anche al Governo di convocare quanto prima il tavolo del Cis Taranto per l\'approvazione delle eventuali rimodulazioni del progetto”

Lo stato di agitazione subito e 24 ore di sciopero il 26 aprile sono stati indetti oggi dalla Fiom Cgil per i manutentori della rete ferroviaria all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. “Nonostante i continui solleciti rivolti all\'attenzione del direttore di Area Officine centrali, si continuano a riscontrare ritardi sia negli interventi che nella programmazione delle attività di manutenzione - dice la Fiom -. Infatti, continuiamo a riscontrare continui deragli, non ultimo in area ghisa, e soprattutto l\'impossibilità di intervento da parte del reparto MAN BIN”, manutenzione binari, “in quanto la direzione di Area continua a collocare il personale in cassa integrazione nonostante ci sia la necessità di programmare un piano di attività manutentive per risolvere le tante criticità presenti nella rete ferroviaria”. La Fiom Cgil dichiara di aver chiesto “in più occasioni chiesto un intervento da parte della direzione aziendale al fine di conoscere un piano di interventi e una relazione specifica della rete ferroviaria, utili ad evitare i continui deragli che inevitabilmente possono impattare sulla sicurezza dei lavoratori”.

 

di Ingrid Iaci 

 


Si è tenuta nella mattinata di ieri, la prima assemblea dei soci della BCC di Bari e Taranto, la prima dopo la fusione sotto l egida del gruppo ICCREA.

Al tavolo dei relatori erano presenti l avvocato Lelio Miro, presidente della neonata Banca di Bari e Taranto, il dottor Mario Laforgia, vicepresidente, il dottor Ugo Stecchi direttore generale, il dottor Cosimo Cafagna presidente del collegio sindacale e Franco Montanino, componente del consiglio di amministrazione.

Il vicepresidente Laforgia, ha dato il via ai lavori, in qualità di padrone di casa in quanto la riunione si è svolta nella sede di Confartigianato presso la Fiera del Levante di Bari.

A seguire, Lelio Miro che, prima di entrare nel vivo dell assemblea con l approvazione del bilancio, ha sottolineato il successo economico ottenuto dopo la fusione dei due istituiti di credito il cui bilancio, approvato proprio ieri mattina, risulta essere il migliore di sempre, superando di gran lunga i bilanci dei precedenti anni dei due istituti.

Il marketing della Bcc di Bari e Taranto si fonda sui valori della solidarietà e dell umanesimo che sono stati quelli condivisi e determinanti per l unificazione tra le due banche. Una banca più grande, come ha sottolineato l avvocato tarantino, per essere più vicina alle realtà più piccole, in controtendenza con i grandi istituti finanziari che per propria policy fanno più fatica a venire incontro ai bisogni delle comunità locali.

Inoltre,  il presidente Miro ha tenuto particolarmente a ringraziare tutto il personale che quotidianamente si interfaccia con i clienti e che si fa portatore di quei valori che pongono le persone e le loro storie sempre al centro dell \'interesse di una Bcc.

Tra i presenti, anche il presidente onorario Bepi Lobuono che con la saggezza della sua età ha invitato i vertici a mantenere sempre ben salde le radici nel territorio e il presidente di Confartigianato di Bari, Francesco Sgherza, che ha assicurato la vicinanza della confederazione in questo nuovo percorso come ha fatto anche trenta anni fa quando nacque la Bcc di Bari.

Dall assemblea, alcuni dati importanti.

La forza della banca è sicuramente nei settanta dipendenti, in gran parte laureati e con età media inferiore ai 45 anni e nelle 10 filiali localizzate su due province dallo Jonio all’Adriatico.

Di recente inaugurazione, il nuovo sportello di Mottola in attesa della inaugurazione di una nuova sede legale di proprietà nel centro di Bari che verrà inaugurata subito dopo l’estate. 

Un utile di oltre 5 milioni di euro e un patrimonio di vigilanza superiore ai 40 milioni costituiscono le basi solide per affrontare il futuro, oggi così incerto, con la consapevolezza che l’unione delle due banche sia un valore fondante del benessere delle nostre comunità.

Come si legge nelle conclusioni, infatti :

<<l etimologia della parola comunità rimanda a due significati: cum-munus può voler dire impegno comune ma anche dono comune. In effetti una comunità è entrambe le cose: un progetto da costruire, e dunque una responsabilità, e un sostegno, dunque un dono. Alla costruzione di una buona comunità la nostra Banca si impegna a continuare a dare un contributo concreto.>>

 

Dal 26 aprile al 5 maggio in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (l’ex Ilva di Taranto) scatterà una chiusura collettiva. I dipendenti potranno andare in ferie, utilizzando le loro disponibilità (ma sarà una scelta personale e volontaria) ed effettuare così un lungo ponte che, sfruttando il calendario, parte dalla festa della Liberazione e va oltre la festa del Lavoro. È una novità assoluta in oltre 60 anni di storia del siderurgico. Lo stop feriale riguarderà sia gli addetti alle funzioni di staff che quelli della produzione, escluse le figure e le mansioni strettamente necessarie. In quei giorni il siderurgico avrà quindi un organico ai minimi termini come mai è accaduto sinora, se si esclude il periodo Covid quando gli ingressi erano contingentati. Stavolta la novità risiede nel fatto che mai sono stati dati così tanti giorni e nell’aver coinvolto anche coloro che sono in produzione, mentre sinora tale misura è stata applicata solo a impiegati e staff. Il tutto ha una motivazione nel fatto che Acciaierie sta attualmente viaggiando ad un ritmo produttivo bassissimo e che l’attività - per mancanza di materie prime e di liquidità - è molto scarsa. È in funzione un solo altoforno su 3 e peraltro ad un passo ridotto rispetto alle sue potenzialità. Inoltre è in corso la cassa integrazione per un numero massimo di 2.500 dipendenti su 8.200 di organico a Taranto. L’iniziativa dell’azienda ha messo oggi in allarme sindacati e lavoratori, preoccupati dei contraccolpi, del fatto che una fermata del genere costituiva un’ennesima conferma dello stato fortemente critico in cui versa l’azienda e della possibilità che, accanto alle ferie, si usasse anche la cassa integrazione. È così partita una lettera della Uilm diretta al commissario Quaranta, al direttore generale del personale, Picucci, e ai responsabili del personale e delle relazioni industriali per il sito di Taranto, Varruzza e Lonoce. La Uilm, con i suoi delegati e il coordinatore di fabbrica, ha chiesto chiarezza “in merito alle voci circolanti nelle ultime ore all’interno della fabbrica riguardo eventuali chiusure collettive di impianti dal 25 aprile al 5 maggio”, tenuto conto che non era stato programmato alcun “incontro con le organizzazioni sindacali volto a coniugare le eventuali esigenze aziendali con quelle dei lavoratori. Nel caso in cui tali azioni fossero confermate - ha detto la Uilm -, rappresenterebbero la totale continuità rispetto alla gestione disastrosa precedente. Siamo ancora convinti che l’avvio della gestione commissariale debba rappresentare un cambio di passo nella direzione della tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori. Dignità calpestata per anni”. E comunque, è stato sottolineato, “resta inteso di questo tipo verranno sempre condannate e contestate”.  Dopo la protesta sindacale, Acciaierie in amministrazione straordinaria è intervenuta e pur confermando le ferie in tutta la fabbrica per un periodo così ampio e mai dato in passato, ha evidenziato che il tutto presuppone l’adesione volontaria dei lavoratori. Al riguardo la Uilm ha quindi comunicato che la chiusura collettiva avverrà “esclusivamente su base volontaria. Ciò significa che i dipendenti avranno la possibilità di partecipare in base alla propria volontà. Durante questo periodo sarà consentito consumare le ferie. I reparti interessati saranno informati direttamente dai preposti per fornire ulteriori dettagli e chiarimenti in merito alla procedura da seguire per aderire alla chiusura collettiva volontaria e per l’utilizzo delle ferie”. Intervenuta anche la Fim Cisl, per la quale “i lavoratori che prestano la propria attività sugli impianti, possono usufruire delle ferie residue in maniera volontaria tenendo conto delle esigenze tecniche-organizzative. Per l’area staff, verranno effettuati negli stessi giorni alcuni presidi. Nelle prossime ore l’azienda invierà comunicazione a tutti i dipendenti sul portale”. 

Nuove nomine ieri in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva. Il direttore generale, Giuseppe Cavalli, in sintonia con i commissari straordinari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, ha incaricato con effetto immediato il nuovo management. 

La nuova prima linea, che riporta al dg Cavalli, sarà così composta: Giuseppe Viola assume il ruolo di cfo, unendo alle attuali aree di responsabilità quelle Amministrativa e Fiscale; Daniele Rossi, assume il ruolo di direttore Acquisti e Supply Chain. All’interno della stessa direzione, Nicola Pozza assume la responsabilità di Funzione acquisti materie prime. Giulia Costagliola D’Abele è stata nominata General Counsel; Claudio Picucci è il nuovo direttore Risorse Umane e Organizzazione; Andrea Paolo Colombo è Direttore Servizi di Supporto, con responsabilità sulle Aree Compliance e Security e sulla neo costituita funzione Comunicazione. Rimane inoltre Datore di Lavoro della sede di Milano mantenendo al contempo la responsabilità del servizio \'Organizzazione e Sviluppo Human Capital\', operando in questo contesto come Chief Reorganization Officer e supportando la direzione nella revisione organizzativa. La funzione Internal audit verrà collocata a riporto della struttura commissariale.

Dopo l’incarico del Mimit affidato ai tre commissari straordinari, la nuova leadership - afferma la società - “è impegnata nella gestione del piano di ripartenza in una fase molto critica e di perseguire gli obiettivi stabiliti, grazie alle competenze e all’esperienza pluriennale del management\". 

\"Queste nomine rappresentano un passo importante nel percorso di riqualificazione e ripartenza di Acciaierie D’Italia\", ha dichiarato il dg Cavalli. \"Con l\'arrivo di professionisti altamente qualificati, siamo fiduciosi di poter dare concretezza alla nostra visione aziendale e di poter perseguire con determinazione e nei tempi fissati gli obiettivi strategici. Attraverso un impegno condiviso per l’operatività, la sostenibilità ambientale e il benessere dei nostri dipendenti, confidiamo di poter consolidare il posizionamento di leadership di Acciaierie d\'Italia nel settore siderurgico nazionale e internazionale”. 

In un documento unitario A.I.G.I. Puglia, ANITA Puglia, Casartigiani Puglia, C.N.A. Puglia, Confapi Taranto, Confartigianato Imprese Puglia, Confindustria Taranto e F.A.I. Puglia hanno elencato una serie di proposte condivise per far fronte alla drammatica situazione in cui versano le aziende dell’indotto ex-Ilva.

Le proposte verranno sottoposte stasera all’attenzione del Governo, durante l’incontro convocato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: «l’Esecutivo e i Ministeri competenti – dichiarano le associazioni – continuano a tenere alta l’attenzione riservando il giusto coinvolgimento a tutti gli attori territoriali. Tuttavia, rimarchiamo l’esigenza di comunicare poche e circostanziate valutazioni, che auspichiamo possano essere prese in esame».

L’auspicio che lo stabilimento siderurgico di Taranto possa riprendere la sua attività con rinnovato slancio passa infatti dal recupero di alcune condizioni minime di agibilità.

 

Le aziende dell’indotto sono stremate perché non hanno più liquidità. Attendono ancora la certificazione dei crediti, precondizione per attivare qualunque meccanismo di garanzia, compreso quello predisposto da SACE. A tal proposito, viene rilevata la necessità di definire rapidamente modalità, tempistiche, metodo e platea di riferimento con riferimento a questi strumenti. Chiarire il quadro operativo è fondamentale anche per capire come assicurare il soddisfacimento dei crediti lungo l’intera filiera di subappalto e subvezione.

 

Doverosa è ritenuta la sospensione, più volte invocata, del pagamento degli oneri fiscali e di quelli contributivi per tutte le imprese che vantano crediti nei confronti di AdI, sia diretti che derivanti da subappalti connessi al siderurgico garantendo la regolarità DURC. Questo passaggio consentirebbe quantomeno una boccata d’ossigeno in una situazione la cui responsabilità non è certo delle imprese fornitrici di beni e servizi. Per le medesime ragioni occorrerebbe procedere alla sospensione della riscossione forzosa dei crediti fiscali relativi alla prima e alla seconda amministrazione straordinaria, prevedendo una moratoria o saldo e stralcio rateizzato.

 

Mancano poi l’accordo-quadro e le disposizioni attuative per dare seguito agli ammortizzatori sociali dedicati alla crisi e previsti dai decreti di inizio anno.

 

Da differirsi ad un apposito tavolo “ogni discussione sull’eventuale prosieguo delle attività con l’azienda, che dovrà contare ovviamente su condizioni di operatività chiare, trasparenti e in grado di garantire l’affidamento dei fornitori di beni e servizi.

Alla luce di quanto sopra esposto – concludono unitariamente le associazioni –riteniamo che il nostro sia un ruolo di garanzia a tutela di tutta la filiera di ADI in amministrazione straordinaria. Un ruolo che, ora più che mai, è necessario istituzionalizzare per recuperare la fiducia delle imprese che rappresentiamo e che a causa della totale disintermediazione degli scorsi anni, hanno subito i risultati disastrosi generati da chi ha fatto sistematicamente leva sulle differenze di forza contrattuale. Un ruolo che possa assicurare che l’attività venga svolta con quei requisiti minimi di correttezza che, drammaticamente, sono venuti a mancare».

Dopo la schiarita di Sace che ha attivato due linee di credito (100 milioni per i commissari e 120 per i fornitori), Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha rinnovato l’invito alle imprese affinché tornino al lavoro dopo due mesi di assenza. Alcune aziende hanno già manifestato disponibilità. Le sigle Aigi, Confapi e Casartigiani hanno scritto ai commissari dell’amministrazione straordinaria Quaranta, Fiori e Tabarelli e al direttore generale Cavalli, chiedendo di “essere convocati con urgenza al fine di definire ogni dettaglio in merito” per “non incorrere in possibili fraintendimenti”. Le associazioni manifestano “volontà di riprendere le attività produttive” con “una ripartenza congiunta e progressiva”, ma parlano anche di “incessanti telefonate ricevute dagli associati” da parte di Acciaierie, con “richieste di ripresa lavorativa mentre eravamo ancora in attesa di un incontro fattivo e risolutivo”. “Aspettiamo il confronto con i commissari. Un primo approccio dovremmo averlo col commissario Fiori - dichiara Fabio Greco a capo di Aigi dopo l’assemblea di ieri con gli associati -. Dobbiamo sederci al tavolo e capire come avverrà la ripartenza. Sappiamo che chiedere sui nuovi ordini un acconto e il pagamento a 30 giorni non è normale, perché di solito il pagamento è regolato a 60-90 giorni, ma vista la nostra condizione, il fatto che non abbiamo ossigeno e che il pregresso è in attesa di regolarizzazione, cerchiamo quantomeno di accorciare i tempi. Siamo in emergenza. Poi, man mano che la situazione si normalizza e si comincia a pagare il vecchio, intendo quello pre amministrazione straordinaria, si rientrerà nella normale contrattualistica in base alle attività”. “Valuteremo attentamente il provvedimento - sostiene Giacinto Fallone per gli autotrasportatori di Casartigiani -, certi che le parti ci convocheranno al più presto. Le aziende continuano a perdere liquidità e sono poco fiduciose verso le istituzioni. Auspichiamo, quindi, che questi strumenti possano essere, una volta per tutte, la salvezza delle nostre pmi, visto che finora le tutele sono state pari a zero”. “Ora i crediti delle imprese dovranno essere certificati dall’amministrazione straordinaria, cosa che non ha fatto la precedente gestione societaria” dice infine Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto.

- Dopo la schiarita di Sace che ha attivato due linee di credito (100 milioni per i commissari e 120 per i fornitori), Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha rinnovato l’invito alle imprese affinché tornino al lavoro dopo due mesi di assenza. Alcune aziende hanno già manifestato disponibilità. Le sigle Aigi, Confapi e Casartigiani hanno scritto oggi ai commissari dell’amministrazione straordinaria Quaranta, Fiori e Tabarelli e al direttore generale Cavalli, chiedendo di “essere convocati con urgenza al fine di definire ogni dettaglio in merito” per “non incorrere in possibili fraintendimenti”. Le associazioni manifestano “volontà di riprendere le attività produttive” con “una ripartenza congiunta e progressiva”, ma parlano anche di “incessanti telefonate ricevute dagli associati” da parte di Acciaierie, con “richieste di ripresa lavorativa mentre eravamo ancora in attesa di un incontro fattivo e risolutivo”. “Aspettiamo il confronto con i commissari. Un primo approccio dovremmo averlo col commissario Fiori - dichiara Fabio Greco a capo di Aigi dopo l’assemblea di ieri con gli associati -. Dobbiamo sederci al tavolo e capire come avverrà la ripartenza. Sappiamo che chiedere sui nuovi ordini un acconto e il pagamento a 30 giorni non è normale, perché di solito il pagamento è regolato a 60-90 giorni, ma vista la nostra condizione, il fatto che non abbiamo ossigeno e che il pregresso è in attesa di regolarizzazione, cerchiamo quantomeno di accorciare i tempi. Siamo in emergenza. Poi, man mano che la situazione si normalizza e si comincia a pagare il vecchio, intendo quello pre amministrazione straordinaria, si rientrerà nella normale contrattualistica in base alle attività”. “Valuteremo attentamente il provvedimento - sostiene Giacinto Fallone per gli autotrasportatori di Casartigiani -, certi che le parti ci convocheranno al più presto. Le aziende continuano a perdere liquidità e sono poco fiduciose verso le istituzioni. Auspichiamo, quindi, che questi strumenti possano essere, una volta per tutte, la salvezza delle nostre pmi, visto che finora le tutele sono state pari a zero”. “Ora i crediti delle imprese dovranno essere certificati dall’amministrazione straordinaria, cosa che non ha fatto la precedente gestione societaria” dice infine Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto.

Torniamo ancora una volta a plaudire l’operato della Guardia di Finanza contro il lavoro abusivo. I numeri riportati dalla recente operazione nel comune di Manduria, circa 100mila euro di volume di affari maturati totalmente a nero dal 2020 al 2023 da attività abusiva di estetica, testimonia la portata del fenomeno dell’abusivismo nella nostra provincia. Basta moltiplicare per le migliaia di pseudo operatori del benessere abusivi che imperversano nelle strade di tutta la provincia ionica, per renderci conto di che parliamo.

Quello dell’abusivismo è un fenomeno che interessa tutti i settori, la moda, l’autoriparazione, l’edilizia, l’impiantistica, l’alimentare, ma crediamo che un rilievo particolare il fenomeno lo assuma per le imprese di acconciatura ed estetica. Raffaella Semeraro e Silvio Lippo, referenti provinciali di Confartigianato Benessere (estetica ed acconciatura) intervengono così su un problema annoso e sempre attuale per il suo impatto economico e per i danni che può causare ai consumatori.

Confartigianato continua a sostenere una battaglia costante contro questo fenomeno dell’abusivismo che va ad aggravare la crisi dei professionisti in regola, la stragrande maggioranza, che operano nel rispetto delle norme, a cominciare da quelle igienico sanitarie in merito alla sterilizzazione degli strumenti, per continuare con quelle legate alla formazione e alla qualifica professionale e finire con l’utilizzazione di prodotti e apparecchiature certificate. Sono quelli che contribuiscono a rendere vivibile col loro lavoro i centri storici e le periferie di tutti i comuni della nostra provincia, arginando lo spopolamento e il degrado.

Riteniamo – insistono i referenti – che la soluzione possa passare attraverso maggiori controlli da parte degli organi preposti e dalla presa di coscienza da parte dei consumatori sia dei rischi per la salute che si corrono affidandosi ad operatori abusivi. Senza dimenticare il danno economico e sociale che si arreca alla cittadinanza, con l’evasione di imposte che servono a sostenere i servizi di pubblica utilità. Tanti cittadini, troppi, non sempre ignari, continuano facilmente a rivolgersi ad abusivi ed irregolari per servizi alla persona fuori da ogni controllo dal punto di vista igienico sanitario e fiscale.

Le modalità con le quali operano le attività abusive sono note, ed i social sono pieni di offerte da parte di abusivi, neanche piu nascoste o velate: c’è chi presta servizi di estetica ed acconciatura privatamente direttamente presso l’abitazione di clienti e chi presso propri locali spesso anonimi, senza avere il minimo rispetto delle norme igieniche e sanitarie, utilizzando prodotti magari economici (impazzano le cineserie), ma pericolosi, e spesso senza nemmeno avere l’abilitazione professionale.

In pratica abbiamo comportamenti ed attività che possono esporre la clientela al rischio di lesioni capillari, cutanee o, nei peggiori dei casi, alla possibilità di contrarre malattie gravi come l’epatite C o l’Aids, ma sembra che tutto ciò non spaventi la gente. Lo spavento del covid sembra non essere servito poi a nulla, anzi ha contribuiuto ad incrementare la platea dei fruitori.

Confartigianato vuole continuare a lanciare un segnale forte e di sensibilizzazione verso i consumatori per ricordare che affidarsi a coloro che si improvvisano operatori del settore non mette a rischio solo la bellezza, ma anche la propria salute. Il mettersi in mani sicure e professionalmente riconosciute rimane il punto principale. Scegliere un centro di estetica o un parrucchiere regolaramente iscritto alla Camera di commercio, significa scegliere un professionista del settore che utilizza prodotti selezionati, tecniche all’avanguardia e certificate, attrezzature sterili e sanificate in ambienti sani e igienicamente idonei, qualcuno che offre la garanzia della propria professionalità. Parliamo di operatori soggetti a rigidi controlli sanitari, al rispetto delle certificazioni sui macchinari proprio a garanzia dei clienti. Chi si affida a improvvisati operatori a fronte anche di un eventuale risparmio economico, convenienza che a vedere su facebook è poi tutta da dimostrare, si espone al rischio di danni gravi e permanenti e spinge la categoria verso un impoverimento professionale.

 Confartigianato, come sindacato degli artigiani – dichiara il Segretario provinciale Fabio Paolillo - auspica che il lavoro della Guardia di Finanza e delle altre autorità preposte continui in maniera serrata. Come associazione restiamo come sempre disponibili a collaborare e supportare le autorità competenti nel loro lavoro. Invitiamo chiunque abbia volontà a denunciare alla pubblica Autorità qualsiasi situazione abusiva ed irregolare. Come noto, anche Confartigianato è disponibile a veicolare qualsiasi segnalazione di irregolarità pervenga in associazione. Proseguiremo – conclude Paolillo – le nostre iniziative di sensibilizzazione verso la cittadinanza per una corretta informazione sui rischi e sulle conseguenze sanitarie causate dai trattamenti alla persona svolti in maniera abusiva ed incontrollata, a cui devono seguire azioni repressive, con sanzioni e conseguente sequestro delle attrezzature. Inoltre chiediamo con forza che siano applicate parimenti le sanzioni anche ai cittadini utenti che fruiscono di questi trattamenti in forma abusiva: se non c’è richiesta, l’offerta scompare, con tutte le conseguenze positive del caso.

Una task force per i problemi dell’indotto di Acciaierie d’Italia. La coordinerà la Camera di Commercio di Taranto, sarà rappresentativa dei diversi soggetti coinvolti, e tratterà con i commissari dell’amministrazione straordinaria, i ministeri, a partire dal Mimit, e la Regione Puglia. “Si é deciso di mettere in piedi una task force guidata dalla Camera di Commercio che assumerà i toni istituzionali senza per questo sostituirsi in alcun modo ai portatori di interessi, alle associazioni e ai sindacati, che continueranno a giocare le loro partite e ad esprimere le loro rivendicazioni nei modi e nelle forme che riterranno più opportune” spiega il presidente Vincenzo Cesareo, che aggiunge: “Abbiamo deciso insieme di mettere tutti gli attori intorno alla Camera di Commercio oltreché per le economie di scala e aumentare la massa critica, anche perché riteniamo che la Camera di Commercio, in quanto istituzione, abbia facilità ad interloquire con gli ambiti ministeriali e regionali”. Cesareo precisa: \\\"Compito della task force sarà quello di “accertare che la volontà del Governo di ristorare i crediti delle imprese e di garantire la funzionalità del siderurgico, si traduca in una condizione possibile. Al momento non ci pare che questa condizione ci sia”.

   Il presidente della Camera di Commercio ritiene possibile un intervento della Regione a favore delle imprese, acquisendo i crediti dell’indotto, “ma crediamo - specifica - che si debba intervenire o sulle nuove norme che regolano la crisi d’impresa, o con uno strumento normativo ad hoc”. 

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