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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1711)

La cozza nera di Taranto, il prodotto simbolo del mare e della mitilicoltura della città pugliese, è un presidio Slow Food. L’iniziativa è della Regione Puglia, che l’ha ufficialmente presentata stamattina, rientra in un programma Por Puglia, e vede coinvolti Slow Food, l’istituto Cnr di ricerca sulle acque, il Comune di Taranto e l’impresa Novamont. Il presidio, agganciato ad un disciplinare di produzione che ha visto per ora l’adesione di alcune decine di produttori, ha l’obiettivo di aprire nuove prospettive di mercato per questo prodotto del mare, tutelandone marchio, denominazione di origine e qualità. 

 

Dei mitili allevati nei mari di Taranto, si parla già in epoca romana e magnogreca. Tuttavia la cozza nera di Taranto, negli ultimi dieci anni, ha conosciuto più crisi che successi. L’esodo massiccio di addetti dal settore, l’inquinamento delle aree di mare usate per l’allevamento, l’abusivismo, eppoi la concorrenza di Grecia e Spagna, l’assenza di interventi per la qualità produttiva e lo sviluppo della filiera, hanno progressivamente portato le cozzedi Taranto al ridimensionamento.

   Oggi se ne producono - secondo stime Confcommercio - circa 50mila quintali annui e sono un migliaio gli operatori complessivamente impegnati, mentre nel passato si arrivava a 150mila quintali. Le vicende ambientali di Taranto collegate all’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, hanno colpito non poco la produzione delle cozze nere.

 

Poichè per decenni il Mar Piccolo e segnatamente il primo seno, è stato il bacino degli scarichi industriali tra lavorazioni siderurgiche, navalmeccaniche e cantieristiche, un’ordinanza della Regione Puglia del 2018 in materia sanitaria ha stabilito che subito dopo il 28 febbraio di ogni anno, i mitilicoltori devono prendere il seme delle cozze e trasferirlo in zone di mare non contaminate per fargli proseguire la crescita. 

   Se invece restasse nel primo seno del Mar Piccolo, ci sarebbe il rischio che le cozze, nelle fasi di maturazione, possano assorbire le sostanze inquinanti presenti in mare. Questo trasferimento, peró, determina disagi e costi aggiuntivi per la categoria. A ciò si aggiungano i danni dell’abusivismo, con la Guardia Costiera che nei mesi scorsi ha sequestrato a Taranto diversi impianti a mare insieme a tonnellate di prodotto, attrezzi e materiali per la mitilicoltura. 

  In quanto alla bonifica del primo seno del Mar Piccolo, la competenza è del commissario di Governo per la bonifica dell’area di Taranto, che attualmente è il prefetto della città, Demetrio Martino. Col precedente commissario Vera Corbelli, si pensò di intervenire con soluzioni diversificate (rimozione selettiva, capping e fitorigenerazione) ma adesso è tutto fermo per un problema di fondi. 

 

È stato lanciato un appello al ministro per il Sud, Mara Carfagna, responsabile del Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto. Si punta a riprogrammare l’intervento rimodulando i fondi disponibili. Intanto, in attesa che si sblocchi il nodo della bonifica, al DL del 21 marzo 2022, n. 21, “Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”, è stato presentato al Senato un emendamento che prevede una “proroga dell'esenzione dal pagamento dei canoni annui di concessione delle aree e delle pertinenze demaniali marittime del primo seno del Mar Piccolo a partire dall’1 gennaio 2022”.

   Questo “a seguito del protrarsi delle azioni di bonifica”. Proponente è il senatore Mario Turco, vice presidente M5S. Chiesto con l’emendamento anche “un contributo che funga da ristoro per il pregiudizio economico derivante dalle misure di prevenzione previste dall’ordinanza  del presidente della giunta regionale”. In quanto al disciplinare Slow Food ufficializzato oggi dalla Regione Puglia, “è un passo avanti sulla strada della qualità e del rilancio del prodotto - spiega ad AGI Luciano Carriero, rappresentante mitilicoltori di Confcommercio Taranto - inoltre stiamo già usando le retine biodegradabili per evitare l’inquinamento del mare e contrastare l’uso della plastica”. 

  Progetto, quest’ultimo, messo in pista con le categorie dall’amministrazione comunale e dal sindaco uscente, Rinaldo Melucci, attraverso un accordo con Novamont, società attiva nelle bioplastiche e titolare del brevetto Mater-Bi. “Le cozze sono il sapore della nostra storia - commenta Melucci -. Da generazioni ci riuniamo intorno a questo piatto e ci tramandiamo l’arte del loro allevamento, con tutto l’orgoglio di un popolo di mare”. “Con il presidio - rileva Melucci -, per la prima volta saranno disciplinate le procedure per la produzione della cozza nera tarantina, i suoi standard di qualità e la tracciabilità. I mitilicoltori che aderiranno, dovranno rispettare l’ecosistema, controllare la produzione dei rifiuti e applicare le procedure per limitare l’impatto ambientale”. 

 “Le dimissioni volontarie dei manager dell'area produzione Giovanni Donvito e Rocco Siano sono riconducibili esclusivamente a motivazioni di natura personale“. Lo dichiarano oggi fonti vicine ad Acciaierie d’Italoa, ex Ilva. Donvito, in particolare, era il responsabile dell’acciaieria di Taranto da qualche mese. Le fonti aziendali precisano infine che i manager hanno definito "strumentali e prive di fondamento le altre motivazioni rappresentate a giustificazione delle loro decisioni”.

Con l’individuazione e l’ammissione al programma delle prime sette realtà, é partito ufficialmente oggi a Taranto il primo start up della blue economy, di nome Faros, ideato da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) Venture Capital Sgr, insieme ad una serie di partner tra cui l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Tatanto. Coinvolto Port XL, leader mondiale nell’accelerazione di startup in ambito portuale e marittimo. Sono arrivate a Faros piu' di 120 candidature da oltre 29 diversi Paesi. Sette però quelle prescelte. Si è chiusa così la prima call for startup di Faros. Per le startup selezionate, scatta adesso un programma di accelerazione della durata di 4 mesi, la possibilità di sviluppare progetti pilota con i corporate partner e accedere a investimenti equity pre-seed e follow-on. Le sette start up ammesse hanno attività variegate che vanno dalla ricostruzione virtuale di ambienti e scenari di rischio per la prevenzione di eventi catastrofici e per la sicurezza degli operatori ad un dispositivo di conversione galleggiante che permette la produzione di energia elettrica da moto ondoso. E ancora: dalla infrastruttura software di intelligenza artificiale, per una rete subacquea di comunicazione e scambio dati via Wifi, alla produzione di una schiuma poliuretanica flessibile adatta all’assorbimento delle fuoriuscite di idrocarburi su acqua e terra. 

   Faros a Taranto è uno dei dieci acceleratori di start up messi in campo da CDP Venture Capital. Ciascuno ha una sua missione. Dall’automotive alla bioeconomia, dallo sport all’educazione digitale. Alcuni acceleratori sono già alla fase due essendo partiti prima. Si tratta di quello di Roma che si occupa di energie rinnovabili e di quello di Modena orientato sulla motor valley. Il programma triennale prevede che ciascuna unità acceleri 10 start up l’anno per un totale di 30.  Con una dotazione iniziale di circa 3 milioni di euro stanziati dal fondo acceleratori di CDP Venture Capital per gli investimenti in accelerazione e per successivi follow on post accelerazione, oltre a un milione di euro da parte dei corporate partners e di quelli istituzionali, a Taranto- spiega CDP - Faros “mira a potenziare la crescita di startup che sviluppano prodotti o soluzioni innovative negli ambiti della logistica e automazione portuale, nonché  dell’utilizzo sostenibile delle risorse marine e del turismo costiero, che rappresentano ambiti con grandi potenzialità di sviluppo”. A Taranto, rileva CDP, “l’acceleratore intende qualificare la città pugliese come un centro competitivo e innovativo, attirando giovani talenti, startup e innovatori attivi nella blue economy ed investendo sulle opportunità che questo settore può fornire alla comunità locale”. Le start up accederanno ad un percorso di supporto dei partner dell’acceleratore che le guideranno verso la validazione del proprio business. I migliori team avranno accesso ad ulteriori investimenti già stanziati dai promotori dell’iniziativa. Il fondo acceleratori di CDP punta a sviluppare una rete di 20 realtà con l’impiego di 200 milioni di euro. 

Uno sciopero per il 6 maggio è stato indetto oggi dai sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb nello stabilimento di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, di Taranto. Lo annunciano ad AGI fonti sindacali dopo l’assemblea di questa mattina dei delegati del siderurgico e dell’appalto indotto. Nella stessa giornata ci sarà anche il blocco della portineria C dello stabilimento, la più grande della fabbrica. “Ma non ci poniamo limitazioni - spiegano le fonti sindacali - perché la situazione é davvero critica per l’ex Ilva e non escludiamo un protrarsi della protesta”. In Acciaierie d’Italia é intanto in corso dal 28 marzo scorso la cassa integrazione straordinaria. Durerà sino a marzo del prossimo anno. La cassa straordinaria è stata chiesta per 3mila dipendenti come numero massimo e attualmente sta riguardando una media di 2.200 unità. La trattativa al ministero del Lavoro sulla cassa straordinaria si è chiusa senza accordo tra le parti. I sindacati nei giorni scorsi hanno sollecitato un nuovo intervento del ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Dal tessile all’ortofrutta. Si avvia a nuova vita, con una riconversione, lo stabilimento di Castellaneta ex Miroglio che il gruppo piemontese, arrivato nel Tarantino negli anni 2000 col supporto di fondi pubblici (legge sulla reindustrializzazione), ha dismesso da diversi anni e ceduto al Comune al prezzo simbolico di un euro.

    Il sindaco di Castellaneta, Giovanni Gugliotti, che è anche presidente della Provincia di Taranto, ha ufficializzato la consegna dell’infrastruttura ad Agromed. Si tratta di una società benefit della Camera di Commercio di Taranto. La presiede Vincenzo Cesareo, già a capo di Confindustria Taranto. Dalla cessione parte ora il rilancio del complesso, mai più utilizzato dopo la chiusura delle attività tessili. “Con la disponibilità dello stabilimento - afferma il sindaco Gugliotti - si avvia l’investimento di Agromed e diamo un messaggio di speranza al territorio. Il rilancio del sito e il ritorno in fabbrica dei lavoratori, aprono infatti una nuova stagione di sviluppo fondata sulla nostra naturale vocazione alle produzioni di eccellenza dell’ortofrutta”.

 

 Agromed è un progetto nato molti anni fa ma sinora non si è avviato per difficoltà varie. Tra queste il sequestro per motivi ambientali dello stabilimento ex Miroglio, sbloccato nei mesi scorsi dalla Procura di Taranto. “Siamo in fase di start up - annuncia il presidente Cesareo - Abbiamo appaltato la redazione del piano di sviluppo industriale, metteremo a gara il progetto esecutivo di rifunzionalizzazione del sito, visto che per anni è stato un opificio tessile, e nelle scorse settimane siamo stati a Berlino, a Fruit Logistic, con uno stand della Camera di Commercio, per dare il segno del nuovo corso”. 

     Le iniziative su cui Agromed  ha puntato la sua attenzione sono per ora due: “Facciamo Filiera” e “Local Turism”. “A quest’ultimo progetto - spiega Cesareo - crediamo molto perchè riprende e consolida un’idea che nel nostro territorio, e in Puglia più in generale, si è già rivelata vincente. E cioè mettere insieme, integrandoli, il meglio di cultura, agroindustria ed enogastronomia partendo dall’agricoltura e facendo dei percorsi esperienziali in grado di attrarre e conquistare pubblico”.

 

Per le filiere, invece, l’attenzione è rivolta a legumi e limoni. “Due filiere distinte - rileva Cesareo - che devono mettere insieme tanti produttori, i quali, avendo Agromed come capofila, avranno la possibilità di accedere a finanziamenti europei e regionali per innovare, qualificare il prodotto, acquisire massa critica e quindi esportarlo in quei mercati dove sarebbe problematico andare da soli. La chiave di volta resta sempre il valore aggiunto che Agromed può dare alle produzioni e ai produttori”. 

     “La missione di Agromed - rileva il presidente Cesareo - resta quella di polo logistico dell’ortofrutta che vuole allungare la vita di scaffale dei prodotti, puntare sulla quarta e quinta gamma, effettuare l’essiccazione di frutta e verdura. Faremo anche mandorle sgusciate usando criteri di economia circolare. Ci sarà il riutilizzo di mallo e guscio delle mandorle a fini energetici”. In quanto alle risorse, il presidente della società dichiara che “si stanno utilizzando i residui attivi, nemmeno il capitale, degli 11 milioni che provengono da una vecchia delibera Cipe che é stata riprogrammata. Capitale ancora integro e che useremo per il progetto industriale. Restano confermate le 28 assunzioni dal bacino degli addetti ex Miroglio”. 

 “La complessità della vertenza ex Ilva necessita di un approfondimento e del massimo della chiarezza rispetto alle fasi previste dagli accordi sottoscritti con ArcelorMittal, in particolar modo della clausola sospensiva inerente il dissequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto”. Con questa premessa, la Fiom Cgil ha chiesto un incontro ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, Francesco Ardito, Antonio Lupp ed Alessandro Danovi. Ilva in as é la società proprietaria degli impianti siderurgici mentre Acciaierie d’Italia, la società tra ArcelorMittal e Invitalia, ne é il gestore. Ricordando che “lo scorso 4 aprile ’22 i legali dei commissari  di Ilva  hanno presentato alla Corte d'Assise di Taranto un'istanza di dissequestro degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico”, la Fiom parla di  “tempi che appaiono tardivi rispetto a delle scadenze previste dagli accordi sottoscritti con la multinazionale” . In particolare, afferma la Fiom Cgil, “la scadenza del 31 maggio, data in cui dovrebbero concludersi le clausole sospensive previste dall’accordo del 10 dicembre 2020, rivisitato a marzo del 2021, tra il Ilva in as e Arcelor Mittal per garantire l’ingresso di Invitalia nel capitale sociale di Acciaierie d’Italia in quota di maggioranza al 60%, sembra allontanarsi per evidenti criticità rispetto all’adempimento contrattuale delle  clausole sospensive”. “È del tutto evidente - dichiara la Fiom - che, in assenza del dissequestro penale  degli impianti dell’area a caldo, non potrà concludersi l’iter sui futuri assetti societari”. Questo, per il sindacato, determinerà  “conseguenze gravi dal punto di vista degli investimenti ambientali, sul processo di transizione ecologica e ripercussioni pensatissime per i lavoratori che continuerebbero a vivere in una condizione di precarietà con ammortizzatori sociali che di fatto hanno già falcidiato i salari”. Di qui, chiede la Fiom ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, “un incontro tra azienda ed organizzazioni sindacali per avere delucidazioni sulle possibili conseguenze di slittamento degli adempimenti contrattuali che devono, inevitabilmente, trovare delle risposte rispetto al futuro di un territorio e dei lavoratori che da tempo attendono un cambiamento che possa dare una chiara prospettiva ambientale ed industriale”. 

“Gli eventi che stiamo vivendo sono eventi a cui oggi guardiamo soprattutto dal punto di vista del dramma umanitario, con l’auspicio che termini il più rapidamente possibile, ma anche con un intervento che Ice e ministero degli Affari Esteri hanno già avviato per destinare nuove risorse per aiutare gli esportatori che andavano sui mercati di Russia, Bielorussia e Ucraina, a trovare nuovi sbocchi di mercato per i loro prodotti”. Lo ha detto questa sera a Taranto, in un incontro in Camera di Commercio promosso da Confindustria Taranto, il presidente dell’Ice, Carlo Maria Ferro. “Nel 2020-2021 - ha aggiunto Ferro - l’export italiano nel mondo ha raggiunto i 516 miliardi di euro, quindi un dato record, è il 7,5 per cento più, non rispetto al 2020 ma al 2019, quindi rispetto ai livelli pre pandemia”. 

 

 Oggi, ha aggiunto il presidente dell’Ice, viviamo “una combinazione tra soddisfazione per i risultato, consapevolezza per le nuove sfide e preoccupazione per quello che sta succedendo nel mondo”. “Già prima degli eventi del 24 febbraio - ha aggiunto Ferro riferendosi alla guerra - c’era la consapevolezza delle nuove sfide, quella della transizione digitale e sostenibile, quella dei costi e delle capacità della logistica, quella dei prezzi delle materie prime”. Il presidente dell’Ice ha poi dichiarato che “la portualità per Taranto è una opportunità di sviluppo e il commercio con l’estero è un volano di crescita per la portualità”. “Con la Regione Puglia - ha detto ancora Ferro - oggi abbiamo lanciato gli Stati Generali dell’export. Vogliamo, insieme alla Regione, coinvolgere il maggior numero possibile di imprese a utilizzare i servizi di supporto alla internalizzazione”. Inoltre, ha concluso Ferro, “stiamo completando, insieme alla Camera di Commercio e altre istituzioni e associazioni del territorio, il progetto dell’Ice export Taranto. Un grande progetto di formazione che è durato tre anni e credo che questo progetto debba e possa continuare”.

Il porto di Taranto si approvvigionerà di energia da fonte rinnovabile dal primo parco eolico off shore del Mediterraneo che oggi ha avviato la sua attività in Mar Grande. È quanto emerso nella cerimonia inaugurale  dell’infrastruttura energetica che fa capo alla società Renexia. Uno specifico accordo con l’Autorità portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, regolerà la fornitura pari a 330 megawatt annui, il 10 per cento dell’energia prodotta dal parco offshore. “Ci auguriamo - ha dichiarato Riccardo Toto, direttore generale Renexia - di poter replicare anche con altre realtà l’accordo col porto di Taranto”.

   Beleolico, ha dichiarato oggi Renexia, rappresenta la realizzazione del primo parco eolico marino d’Italia e dell’intero Mediterraneo. L’impianto, per una capacità complessiva di 30 Mw, assicurerà una produzione di oltre 58 mila MWh, pari al fabbisogno annuo di 60 mila persone. In termini ambientali vuol dire che, nell’arco dei 25 anni di vita prevista per l’infrastruttura energetica, consentirà un risparmio di circa 730mila tonnellate di Co2. Per la distribuzione dell’energia sul territorio, Renexia ha costruito una sottostazione per l’allaccio alla rete elettrica nazionale. L’investimento é stato di circa 80 milioni. L’eolico offshore - hanno spiegato i vertici di Renexia - “rappresenta una tecnologia innovativa che rispetta l’ambiente perché non consuma suolo ma punta a sfruttare la maggiore forza del vento che il posizionamento in mare garantisce, rispetto a un impianto di terra. Anche le principali associazioni ambientaliste sono favorevoli a questa tipologia di impianti. Si tratta quindi di una vera alternativa alle centrali clima alteranti, per la produzione di energia pulita e contribuire così alla riduzione delle emissioni in atmosfera di Co2 nel rispetto delle direttive dall’Europa”. Nel periodo di durata della concessione di Beleolico, pari a 25 anni, Renexia si impegnerà per creare una filiera industriale intorno al parco, per valorizzare le risorse imprenditoriali e professionali già presenti nell’area e far nascere una filiera italiana specializzata nella realizzazione e gestione di parchi eolici offshore. 

 

“In questo modo Taranto si candida a diventare un punto di riferimento di questo settore in forte espansione” ha evidenziato Renexia. Le operazioni di cantiere sono iniziate nell’agosto 2021 con l’arrivo a Taranto dei monopali di fondazione di acciaio, la base delle turbine. Poi, da febbraio scorso, sono state installate le torri (anch’esse in acciaio), suddivise in 4 segmenti, alla cui estremità, a 89 metri di altezza sul livello del mare, è stato poi posato il cosiddetto hub. Renexia ha dichiarato che “il completamento del parco rappresenta un primo passo del nostro Paese in un ambizioso percorso di transizione energetica verso gli sfidanti obiettivi del nuovo Piano Nazionale Energetico (Pniec) che prevedono per l’Italia 114 Gw di energia da fonti rinnovabili al 2030”.

Il porto di Taranto si approvvigionerà di energia da fonte rinnovabile dal primo parco eolico off shore del Mediterraneo che oggi ha avviato la sua attività in Mar Grande. È quanto emerso nella cerimonia inaugurale  dell’infrastruttura energetica che fa capo alla società Renexia. Uno specifico accordo con l’Autorità portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, regolerà la fornitura pari a 330 megawatt annui, il 10 per cento dell’energia prodotta dal parco offshore. “Ci auguriamo - ha dichiarato Riccardo Toto, direttore generale Renexia - di poter replicare anche con altre realtà l’accordo col porto di Taranto”.

   Beleolico, ha dichiarato oggi Renexia, rappresenta la realizzazione del primo parco eolico marino d’Italia e dell’intero Mediterraneo. L’impianto, per una capacità complessiva di 30 Mw, assicurerà una produzione di oltre 58 mila MWh, pari al fabbisogno annuo di 60 mila persone. In termini ambientali vuol dire che, nell’arco dei 25 anni di vita prevista per l’infrastruttura energetica, consentirà un risparmio di circa 730mila tonnellate di Co2. Per la distribuzione dell’energia sul territorio, Renexia ha costruito una sottostazione per l’allaccio alla rete elettrica nazionale. L’investimento é stato di circa 80 milioni. L’eolico offshore - hanno spiegato i vertici di Renexia - “rappresenta una tecnologia innovativa che rispetta l’ambiente perché non consuma suolo ma punta a sfruttare la maggiore forza del vento che il posizionamento in mare garantisce, rispetto a un impianto di terra. Anche le principali associazioni ambientaliste sono favorevoli a questa tipologia di impianti. Si tratta quindi di una vera alternativa alle centrali clima alteranti, per la produzione di energia pulita e contribuire così alla riduzione delle emissioni in atmosfera di Co2 nel rispetto delle direttive dall’Europa”. Nel periodo di durata della concessione di Beleolico, pari a 25 anni, Renexia si impegnerà per creare una filiera industriale intorno al parco, per valorizzare le risorse imprenditoriali e professionali già presenti nell’area e far nascere una filiera italiana specializzata nella realizzazione e gestione di parchi eolici offshore. 

 

“In questo modo Taranto si candida a diventare un punto di riferimento di questo settore in forte espansione” ha evidenziato Renexia. Le operazioni di cantiere sono iniziate nell’agosto 2021 con l’arrivo a Taranto dei monopali di fondazione di acciaio, la base delle turbine. Poi, da febbraio scorso, sono state installate le torri (anch’esse in acciaio), suddivise in 4 segmenti, alla cui estremità, a 89 metri di altezza sul livello del mare, è stato poi posato il cosiddetto hub. Renexia ha dichiarato che “il completamento del parco rappresenta un primo passo del nostro Paese in un ambizioso percorso di transizione energetica verso gli sfidanti obiettivi del nuovo Piano Nazionale Energetico (Pniec) che prevedono per l’Italia 114 Gw di energia da fonti rinnovabili al 2030”.

Si accende domattina il primo parco eolico off shore del Mediterraneo. Lo ha costruito a Taranto, nel tratto di mare antistante il molo polisettoriale nell’area portuale, la società Renexia (gruppo Toto) che lo gestirà attraverso la società Beleolico. Per l’occasione saranno in collegamento con Taranto tre ministri: Enrico Giovannini delle Infrastrutture, Giancarlo Giorgetti dello Sviluppo economico e Mara Carfagna del Sud. Interventi anche di Franco Bernabé, presidente di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, e di Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente. L’inaugurazione avverrà a partire dalle 11 in un’area del terminal container Yilport dove sono state anche montate delle tensostrutture per l’accoglienza degli ospiti. 

 

- Il parco eolico offshore è un investimento di circa 80 milioni. Ha una potenza complessiva di 30 MW in grado di generare energia pulita pari a circa 58 mila Mwh, il fabbisogno di 60mila persone. Dieci le pale eoliche installate al largo. Per Renexia, “la città di Taranto diviene così il centro di partenza dell’energia del futuro, pulita e sostenibile, grazie al vento e al mare”. I lavori di predisposizione della infrastruttura energetica sono cominciati a metà ottobre scorso con l’arrivo della nave-cantiere che ha realizzato le fondazioni. Il 6 febbraio scorso é stato invece completato il montaggio della prima turbina.  Ma prima di approdare alla fase realizzativa il progetto ha incontrato molti ostacoli: societari (Renexia è infatti subentrata a precedenti investitori), industriali (col cambio di fornitore delle turbine), amministrativi (anni fa l’allora amministrazione comunale di Taranto era contraria) e giudiziari (la battaglia per le autorizzazioni ha coinvolto anche il Tar).

    Per Renexia, “l’eolico offshore rappresenta una tecnologia innovativa che rispetta l’ambiente perché non consuma suolo ma punta a sfruttare la maggiore forza del vento che il posizionamento in mare garantisce, rispetto a un impianto di terra. Si tratta quindi di una vera alternativa alle centrali clima alteranti, per la produzione di energia pulita e contribuire così alla riduzione delle emissioni in atmosfera di Co2 nel rispetto delle direttive dall’Europa. “Beleolico è un impianto - spiega Riccardo Toto, direttore generale di Renexia - che consentirà la produzione di energia pulita con una tecnologia, quella dell’eolico offshore, che di fatto riduce tutti i tradizionali elementi di inquinamento”.

    “Nel periodo di durata della concessione di Beleolico, 25 anni, in cui saremo a Taranto - aggiunge Toto - vogliamo avviare un percorso per diventare parte di questa città che ci sta ospitando, a cui siamo grati e a cui forniremo energia”. “Ci stiamo impegnando - prosegue Toto - per creare una filiera industriale intorno al parco, per valorizzare le risorse imprenditoriali e professionali già presenti nell’area e far nascere una filiera italiana per la realizzazione e gestione di parchi eolici offshore, per far diventare così Taranto il punto di riferimento di questo settore”.

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