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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1930)

Dopo la sentenza dei giorni scorsi della Corte di Giustizia Europea su Acciaierie d’Italia, ex Ilva, le associazioni ambientaliste Genitori Tarantini e Peacelink hanno inviato una diffida al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e alla direzione Valutazioni ambientali del ministero, chiedendo di “volere immediatamente sospendere l’attività produttiva” della fabbrica di Taranto.

   I promotori della diffida si rifanno alla sentenza della Corte UE che ha stabilito che se l’attività industriale crea danno alla salute e all’ambiente, questa, alla luce delle direttive comunitarie, va sospesa. La Corte ha inoltre stabilito che la Valutazione di impatto sanitario (VIS) - ai fini della stima degli eventuali riflessi della produzione sulla salute - deve rientrare nell’iter di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale oppure del suo riesame (l’Aia è l’autorizzazione ministeriale che consente di tenere in attività un impianto industriale di grandi dimensioni), e che nell’istruttoria ai fini Aia vanno tenuti presenti tutti gli inquinanti, anche in forma cumulativa, derivanti dall’attività industriale in questione.

   Adesso nella diffida al ministro dell’Ambiente, Genitori Tarantini e Peacelink (insieme all’ex europarlamentare dei Verdi, Rosa D’Amato) fanno presente che sono “scientificamente noti i gravi danni per la salute dei residenti, come attestato dal Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS), che definisce quale rischio non accettabile la produzione attualmente autorizzata e che i risultati mostrano nel quartiere Tamburi, prossimo allo stabilimento siderurgico, rischi superiori alla soglia di accettabilità”. Inoltre, sostengono i promotori della diffida, “la successiva VDS 2023 ha confermato i livelli di inquinamento degli anni precedenti e quindi il rischio è rimasto immutato” mentre “i dati Arpa hanno per di più indicato un trend di crescita per il benzene e anche delle polveri sottili per il periodo 2022-2023 (e quindi il rischio è tendenzialmente aumentato nonostante la produzione fosse la metà di quella autorizzata)”. 

- Nella diffida al Mase si legge poi che “non tutte le sostanze sono state considerate in relazione alla salute, considerando per salute anche quella mentale, in particolare dei più fragili, compresi bambini e anziani”. E che tutto ciò “avviene in aree esposte da tempo a impatti sanitari inaccettabili e con una popolazione già pesantemente gravata da effetti pregressi che dovrebbero imporre urgentemente provvedimenti di salute pubblica atte a garantire, in particolare nel quartiere Tamburi, la migliore qualità dell’aria”. Questo, si sottolinea nella diffida, “per tendere al recupero delle più favorevoli condizioni di salute pubblica e pertanto a rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”.

     Oltre alla sospensione dell’attività dell’ex Ilva, nella diffida a Pichetto Fratin si chiede di “volere disporre urgentemente lo svolgimento delle valutazioni di impatto sanitario in contraddittorio, preliminare al rinnovo dell’Aia, considerando tutte le sostanze inquinanti emesse dagli impianti, nonché i loro effetti cumulativi secondo il principio dettato dalla Corte di Giustizia Europea ed impartendo le relative prescrizioni solo nel caso in cui il rischio residuo risulti accettabile alla luce delle conclusioni scientifiche di una VIS realizzata in contraddittorio”.

\"Ci sono altri soggetti

industriali che hanno chiesto di visitare gli impianti di quella che

era l\'ex Ilva. Oltre ai tre soggetti che lo hanno fatto nelle ultime

settimane, in questo caso è un\'impresa canadese, uno dei grandi paesi

del G7\". Cosi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo

Urso, a margine dell\'assemblea di Unioncamere.

\'\'Ci sono - riferisce - anche altre imprese, magari di minore

dimensione, che hanno chiesto di visitare gli impianti per fare

eventualmente, anch\'esse, nell\'ambito della procedura, delle proposte

di politica industriale e finanziaria che sia confacente al piano che

dobbiamo realizzare\'\'.

(Dks/Adnkronos)

 Partenza in salita per la trattativa al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione straordinaria che Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva, ha chiesto per 5200 dipendenti, per un anno, di cui 4.400 a Taranto. “Non c’è ancora aria di rottura ma siamo distanti”, ha dichiarato all\'AGI una fonte sindacale presente al tavolo ministeriale. 

La trattativa si è aperta ieri mattina al ministero del Lavoro, presenti l’amministrazione straordinaria dell’azienda, l’ex Ilva, i sindacati, il Governo e le Regioni sedi degli stabilimenti siderurgici, tra cui Puglia e Liguria. Cassa per un anno, con possibilità di proroga, che vede già i numeri presentati dall’azienda: 5.200 unità totali di cui 4.400 a Taranto.

    Si tratta di un impatto forte sull’organico se si considera che l’ex Ilva ha ora 9.869 dipendenti e che di questi 8.025 sono a Taranto. Se quindi dovessero essere confermati questi numeri, i cassintegrati rischiano di essere più della metà della forza lavoro, una quota molto alta, mentre ora la cassa coinvolge 3.000 addetti di cui 2.500 a Taranto. In tutti i casi si parla di numero medio massimo. Per Acciaierie,  l’amministrazione straordinaria guidata dai commissari spiega che con un solo altoforno in marcia, il 4, “la produzione allo stato si attesta su volumi pari a max 1.000.000-1.500.000 tonnellate annue”. C’é una previsione di “graduale incremento sino a raggiungere circa 2.500.000-3.000.000 tonnellate”, ma riguarda “dicembre 2024 a seguito della ripartenza dell’altoforno 2”. Ne consegue, per AdI, che “i livelli produttivi attuali ed attesi non sono sufficienti a garantire l’equilibrio e la sostenibilità finanziaria”. 

    Per Acciaierie d’Italia la via d’uscita sta nella “progressiva attuazione del programma”, a partire dal piano di ripartenza da 330 milioni, di cui 280 relativi a lavori di ripristino a Taranto, per finire al prestito ponte da 320 milioni, sul quale si attende ancora il via libera della Commissione Europea. Questo programma “consentirà di pervenire gradualmente ai livelli produttivi attesi e, al completamento dello stesso, al pieno utilizzo dell’organico”, dicono i commissari di AdI. 

    Intanto l’azienda ha lanciato ai sindacati segnali di dialogo, anticipando che stavolta la gestione della cassa sarà molto diversa da quella di Acciaierie a trazione Mittal-Morselli, che la rotazione del personale in cassa sarà effettiva e che per i dipendenti ci sarà un’integrazione economica. “L’azienda ha assicurato un’integrazione al 70% dell’indennità di cigs, oltre che a importanti pacchetti di formazione in presenza. E’ stato anche confermato il criterio della massima rotazione possibile dei cassaintegrati per evitare persone a zero ore”. si legge infatti in una nota.

 “Durante la riunione sono emersi temi importanti da parte delle sigle sindacali che il management di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria si impegnerà a risolvere, sottolineando la totale disponibilità a trovare soluzioni condivise con le associazioni sindacali” afferma l’azienda, che era rappresentata dal direttore generale Maurizio Saitta e dal direttore delle Risorse Umane, Claudio Picucci. “I rappresentanti sindacali nazionali hanno informato il tavolo - annuncia infine AdI in as - che le loro strutture confederali hanno richiesto un incontro alla presidenza del Consiglio dei Ministri in ordine alle prospettive future e al rilancio di Acciaierie d’Italia. In conclusione, il rappresentante del Ministero del Lavoro, ha confermato che verranno calendarizzate ulteriori riunioni sul tema della cassa integrazione nell’ottica di raggiungere un accordo condiviso”.

Intanto i sindacati esprimono preoccupazione su un futuro quanto mai incerto.

“La richiesta di cassa integrazione formulata da Acciaierie d\'Italia, con numeri così drastici, rischia di compromette del tutto il senso di discontinuità che l\'amministrazione straordinaria ha provato a dare fin qui attraverso un dialogo costruttivo e un\'interlocuzione abbastanza costante e schietta”. Lo dichiara Usb, con Franco Rizzo e Sasha Colautti. L’azienda ha chiesto la cassa per 5.200 dipendenti. “Manca quasi del tutto - dice Usb - la discussione sul piano industriale e mancano le garanzie sulla sostenibilità economica per realizzarlo. Garanzie che può determinare solo il Governo. Di sicuro dall\'amministrazione straordinaria non ci aspettavamo miracoli, ma il livello di incertezza che ci è stato rappresentato al tavolo odierno è troppo alto e dà alla nostra organizzazione sindacale la sensazione che anche la partita sulla vendita al privato prospetti l\'ennesimo regalo di stato dove a pagare sono sempre i lavoratori e i cittadini”. L’Usb dice che “serve che la discussione sui presupposti di realizzazione del piano di rilancio sia seria, per affrontare nel merito, anche nei territori, il quadro complessivo, anche e soprattutto alla luce dell\'ultima sentenza della Corte Europea”. Quest’ultima una settimana fa, rimettendo le decisioni al giudice nazionale, ha detto che l’attività della fabbrica va fermata se costituisce un grave pericolo per la salute. 

 “Oggi non era la giornata nella quale entrare nel dettaglio spicciolo della cassa integrazione, anche se molto si è fatto, ma era la giornata di aggiornamento sulla prospettiva che quest’azienda deve avere. Ci è stato presentato dall’azienda un primo approccio sull’aumento dei fornitori, sulle richieste che sono state fatte, sugli acquisti, proprio perchè probabilmente è loro volontà dimostrare quello che stanno facendo”. ha detto Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl, all’uscita del ministero. “Ci è stato anche presentato un piano su come quel piano di ripartenza - ha aggiunto D’Alò a proposito dell’intervento da 330 milioni per il ripristino degli impianti negli stabilimenti, presentato lo scorso 7 maggio - stia dando le sue prime risposte. Noi abbiamo posto argomenti imprescindibili. La cassa integrazione, se deve partire come procedura, deve sì puntare al quadro attuale, un milione di tonnellate che produciamo, ma deve dare anche risposte e certezze di cosa succede nel momento in cui gli impianti ripartono e il tonnellaggio aumenta. Per noi questo è fondamentale. Poi, e su questo l’azienda ha già dato delle aperture, e questo agevola la discussione, il trattamento che deve essere riservato ai lavoratori che deve essere assolutamente lontano dall’idea di gestione Morselli, per cui integrazione salariale, rotazione, formazione in presenza. L’azienda ci ha dato delle disponibilità anche ad una integrazione salariale che tocchi il 70 per cento e porti questa cassa a quella di Ilva in as. È stato chiesta da noi anche la tutela di tutto il bacino di lavoratori, compresi i 1600 di Ilva in as, e il pezzo di validita dell’accordo del 2018 su questi temi. Abbiamo ancora - ha concluso D’Alò a proposito dei 5200 cassintegrati - forti distanze sui numeri della procedura”.

“L’incontro al ministero del Lavoro è stato un deja vù. Ancora una volta, dal 2019, anno della prima cassa integrazione unilaterale da parte di ArcelorMittal, siamo di nuovo a parlare di cigs a fronte di migliaia di lavoratori e famiglie che invece soffrono da anni, in attesa di risposte sul loro destino”. Lo dicono per la Uilm Guglielmo Gambardella e Davide Sperti .“Per tutte queste ragioni - dichiara la Uilm -, respingiamo con determinazione questo ennesimo tentativo di prendere tempo a discapito del futuro di migliaia di persone e con il concreto rischio di generare un disastro ambientale, industriale ed occupazionale”. 

 Secondo Gambardella e Sperti, “ancora una volta ci siamo ritrovati di fronte ad una procedura di cassa integrazione, con numeri quasi raddoppiati di lavoratori rispetto a quella precedente, senza confrontarci seriamente su una prospettiva che dia certezze a 20mila lavoratori di tutto il sistema ex Ilva, compresi le migliaia di lavoratori del sistema degli appalti per i quali permane una condizione di grave sofferenza e incertezza sotto ogni punto di vista. Per quanto ci riguarda - rilevano i sindacalisti Uilm -, fermo restando l’integrazione salariale alla cigs che deve essere riconosciuta ai lavoratori, a prescindere dall’eventuale accordo, per alleviare le gravi difficoltà persistenti, non si può continuare a parlare solo di cassa integrazione, legata alla durata dell’amministrazione straordinaria, senza avere un percorso di ripresa di tutte le attività e che ci faccia vedere una prospettiva di risalita produttiva e di rientro di tutti i 5.200 lavoratori, avendone già 1.600 in cigs nell’Ilva in AS, e che dia garanzie anche ai lavoratori delle aziende dell’indotto”.

   “È altrettanto chiaro – sottolineano Gambardella e Sperti - che è complicato discutere di cassa integrazione alla vigilia dell’ennesima procedura di vendita, annunciata dal ministro Adolfo Urso, per la quale è a noi sconosciuto il perimetro industriale ed i vincoli dei livelli occupazionali con cui verrà avviato il bando. È indispensabile - sostiene la Uilm - avere certezza delle adeguate risorse messe a disposizione per l’annunciato piano di ripartenza, a partire dal prestito ponte di 320 milioni, di cui si è ancora in attesa dell’approvazione da parte della Commissione europea, fra l’altro insufficienti anche per fare la sola manutenzione di tutti gli impianti” aggiungono. Se si vuole veramente rilanciare Ilva c’è bisogno di risorse che permettano l’acquisto di materie prime per un volume d’affari potenziale di diversi miliardi - afferma la Uilm -. Altrimenti non c’è discontinuità rispetto alla gestione Mittal e si continuerà a tirare a campare solo qualche altro mese”.

Lu.Lo.

Leonardo conferma per lo stabilimento di Grottaglie (Taranto) la linea di installazione del convertiplano, il velivolo AW609, in parte elicottero e in parte aereo, ma conferma anche la fermata di quattro mesi che sarà gestita attraverso la cassa integrazione ordinaria. È il dato che emerge dall’incontro tra azienda e sindacati nella sede di Unindustria a Roma, incontro cominciato nel pomeriggio e proseguito sino alla serata. Ampia la delegazione di Fim, Fiom e Uilm presente al tavolo, mentre per Leonardo c’era anche il direttore delle Risorse Umane, Antonio Liotti, il quale ha ribadito la volontà dell’azienda di rilanciare il polo di Grottaglie, andando oltre la monocommitenza, rappresentata dalle fusoliere del Boeing 787, attraverso una soluzione industriale definitiva. Che consiste appunto nel portare a Grottaglie la seconda linea di assemblaggio del convertiplano, quella italiana, mentre la prima è negli Stati Uniti, a Philadelphia.  Confermata, quindi, la scelta aziendale dell’AW609, mentre continua la negoziazione tra le parti per la gestione della fase congiunturale. Quest’ultima è rappresentata dalla minore produzione di fusoliere per il 787 (a Grottaglie si fabbricano in composito la sezione centrale e quella posteriore centrale) a seguito del nuovo piano comunicato da Boeing. Piano di cui i sindacati hanno già evidenziato i numeri principali. Infatti si è passati da una previsione per il 2024 di 87 ritiri di fusoliere a 54, mentre per il 2025 si scende da 118 a 97. Nel programma di Boeing, i ritiri da Grottaglie saranno 5 al mese sino a fine anno, 7 a gennaio-febbraio prossimi, 8 da marzo a dicembre 2025 e 10 dal 2025 in poi.  Per Leonardo, quindi, bisogna allineare la minore richiesta di Boeing - investita negli Usa da vari problemi - col passo di produzione di Grottaglie, anche perché lo stabilimento ha un accumulo di fusoliere che va smaltito. Lo strumento utilizzato dovrebbe essere la cassa integrazione ordinaria e coinvolgerebbe solo la componente produttiva del sito legata al programma 787. Restano in discussione tra le parti le modalità organizzative, se chiusura temporanea della linea di produzione, oppure rallentamento della stessa produzione. Oggi al tavolo Leonardo ha auspicato di trovare un’intesa unitaria nel prossimo incontro del 15 luglio. 

 

Sospiro di sollievo per le aziende del Mezzogiorno che potranno contare per ancora sei mesi sullo sgravio contributivo del 30%. 

Il presidente provinciale di Confcommercio Taranto, Leonardo Giangrande, commenta con soddisfazione la notizia della proroga della misura ‘Decontribuzione  Sud’ che ha supportato le aziende delle regioni meridionali che non hanno rallentato la produzione ed hanno continuato ad investire, nonostante che lo scenario politico-economico internazionale abbia inciso negativamente sull’andamento dell’economia degli ultimi anni. 

 

“La modifica della misura, in scadenza al 30 giugno, frutto dell’accordo raggiunto nell’incontro di Bruxelles tra la vice presidente della Commissione europea, Margrethe Vestager ed il  ministro degli Affari Europei, Raffaele Fitto, consente la proroga della misura a fine anno. Un’ ottima notizia – commenta Giangrande- anche perché questo risultato potrebbe essere la premessa per non chiudere il capitolo decontribuzione al 31 dicembre 2024;   secondo alcune fonti ministeriali , si starebbe infatti lavorando per andare oltre la data di proroga della misura, che è ora legata al Temporary Framwork, strumento avviato dalla Commissione Europea per far fronte ai danni derivati all’economia alla emergenza pandemia e dal conflitto bellico in Ucraina,  e renderla strutturale per un periodo prolungato.

 

L’economia pugliese  nel 2023 dopo i primi tre mesi ha registrato un rallentamento rispetto all’anno precedente – come ha anche evidenziato dal rapporto annuale di Bankitalia – sui cui hanno pesato i fatti internazionali e  le  politiche restrittive della Bce sui tassi di interesse. Tutto ciò non ha comunque fermato il sistema delle imprese che, nonostante la crescita dell’economia rallentata, ha tenuto ed ha saputo -come conferma Banca d’Italia- conservare una sua vivacità ed un suo dinamismo. E’ molto importante dunque – conclude il presidente provinciale di Confcommercio- far si che le imprese possano essere supportate in questo impegno per continuare ad investire ed aumentare la produttività e contribuire alla crescita occupazionale. Confidiamo nell’acquisizione di uno strumento che nel medio-lungo termine, attraverso lo sgravio contributivo per le aziende, possa contribuire a difendere i livelli occupazionali nelle nostre aree meridionali, nelle quali si registrano ritardi e situazioni di disagio socio- economico.”

 

 

Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha comunicato oggi ai sindacati l’avvio della procedura di nuova cassa integrazione straordinaria. Nel gruppo sono 5200 unità di cui 4400 a Taranto. C’è un sensibile incremento rispetto ai numeri attuali di cassa: 3000 nel gruppo di cui 2500 a Taranto. “Il provvedimento di sospensione interesserà, a far data dala data dela declaratoria di insolvenza AS o dalla diversa data determinata dal decreto ministeriale recante l\'autorizzazione, un numero medio massimo di contestuali sospensioni pari a 5200 dipendenti e avrà durata commisurata alla gestione dei Commissari Straordinari. Il numero di sospensioni, quale dato massimo medio su base giornaliera nell\'arco temporale dell\'intervento, potrà così articolarsi nele specifiche unità produttive”. Segue quindi il dettaglio: 4400 a Taranto e il resto negli altri siti di cui 400 a Genova e 245 a Novi Ligure. I dipendenti di AdI sono ora 9869 di cui 8025 a Taranto. 

 \"L’utilizzo della Cigs, che farà perno su trasparenti criteri di forte rotazione del personale, sarà strettamente connesso ai livelli di produzione degli stabilimenti e consentirà di ultimare il Piano di ripartenza con l’attivazione dopo l’estate del secondo altoforno\", assicura AdI. \"La Società, consapevole di richiedere alle proprie persone un forte sacrificio, vuole continuare a investire su un modello di relazioni industriali responsabile e in grado di accompagnare questa importante fase di cambiamento”, conclude la nota. 

Polveri dei filtri Meros, applicati all’impianto di agglomerazione dell’ex Ilva, conferiti in discarica mentre dovevano essere trasportati in impianti specifici autorizzati. Polveri che contengono sostanze inquinanti tra cui diossina. Ricevuta la nota dell’Ispra, il ministero dell’Ambiente (Mase) ha ora diffidato Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (AdI in as) “a effettuare quanto richiesto, nei tempi indicati”.

     La lettera del Mase è stata inviata oltre che ad AdI in as, anche a Procura di Taranto, Ispra, Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e al comando Noe, i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico. La comunicazione della diffida ministeriale é stata fatta da Luciano Manna dell’associazione ambientalista Weraleaks. In precedenza, la contestazione era stata fatta, nell’ambito dell’ultima ispezione, dall’Ispra nei confronti di Acciaierie d’Italia. La nota era stata trasmessa da Ispra anche alla Procura della Repubblica di Taranto “quale ipotesi di reato”. L’impianto di agglomerazione è quello dove vengono preparate le materie prime per la produzione di acciaio. Ispra sostiene che il campione esaminato riguarda la classe di pericolosità “corrosivo”, per cui “lo stesso si definisce rifiuto pericoloso che non può essere conferito in discarica per quelle in uso a rifiuti pericolosi e non pericolosi per superamento dei limiti nel test di cessione per i parametri “Selenio”, “Cloruri”, “Fluoruri” e “Solfati” ed “Arsenico”. Non può essere conferito neanche nelle discariche destinate ai rifiuti inerti”.

   L’ispezione di Ispra è stata effettuata a fine novembre 2023, nell’ambito dei controlli del quarto trimestre, quando l’azienda non era ancora in amministrazione straordinaria come adesso, ma soggetta alla gestione ArcelorMittal-Invitalia con il primo nel ruolo di maggioranza, ma le risultanze dell’Ispra sono state comunicate solo adesso al ministero dell’Ambiente, all’Arpa Puglia e alla Procura di Taranto. Ad AdI, Ispra chiede di comunicare nei “tempi strettamente tecnici” le modalità con cui intende gestire le polveri dei filtri Meros non smaltibili in discarica, nonché una relazione sulle “eventuali modifiche all’impianto che potrebbero aver determinato una modifica della composizione delle polveri Meros” e l’aggiornamento della procedura di gestione dei rifiuti delle polveri Meros. 

È ripartito l’altoforno 4 dello stabilimento di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, di Taranto, l’unico in marcia sui tre impianti esistenti. Era stato fermato nella mattinata dell’11 giugno per un intervento di manutenzione programmata che sarebbe dovuto durare 30 ore.

    Questa fermata è stata effettuata per la sostituzione di alcune parti dell’impianto affinché possa aumentare la sua produzione dalle attuali 4.300-4.500 tonnellate di ghisa al giorno a circa 5.200. Durante l’intervento manutentivo, però, sono state riscontrate delle otturazioni all’impianto di trattamento delle acque di altoforno e questo ha complicato la tabella di marcia, provocando un allungamento dei tempi di fermata. Un arco di tempo nel quale lo stabilimento non ha prodotto ghisa. Il nuovo problema riscontrato, secondo quanto si apprende, è derivato dalle manutenzioni deficitarie in passato.

Sono all’ex Ilva di Taranto e concludono oggi la loro visita, gli imprenditori ucraini di Metinvest. Questo gruppo è fra quelli stranieri che hanno dichiarato il proprio interesse a investire in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, società per la quale i commissari Fiori, Quaranta e Tabarelli avvieranno dal prossimo mese le procedure di assegnazione. I rappresentanti di Metinvest hanno visitato altiforni e acciaierie e si sono spostati tra Genova e Novi Ligure dove AdI ha altri stabilimenti. La visita di Metinvest segue quella degli indiani di Vulcan Steel e Steel Mont avvenuta la scorsa settimana. Da quanto si apprende, Metinvest avrebbe espresso il suo interesse per l’ex Ilva. La visita è stata informale - così come lo é stata quella della scorsa settimana - e potrebbe preludere ad una iniziativa più specifica in vista dell’assegnazione dell’azienda. Metinvest ha avuto in Ucraina i propri impianti gravemente danneggiati a causa della guerra intrapresa dai russi. Il gruppo, forte della disponibilità di materie prime per la produzione dell’acciaio, ha quindi cominciato a ricostruire all’estero una propria capacità produttiva. Metinvest è impegnato in un progetto nell’area di Piombino: un forno elettrico, 2 miliardi di investimento e 1.500 occupati. I lavori a Piombino dovrebbero cominciare a fine anno. 

Continua il  ciclo di incontri, dibattiti e seminari a cura di Confcommercio  nei comuni del territorio provincialeincentrati sulle tematiche inerenti il commercio di prossimità e le aree urbane del commercio.

 

“Il futuro delle imprese, tra nuovi incentivi e tutela della prossimità” è l’appuntamento di domani mercoledì 5 giugno -  a Crispiano organizzato dal Confidi Confcommercio Puglia, Sistema Impresa, Confcommercio Taranto in collaborazione con l\'Amministrazione comunale. 

 

Un\'occasione inoltre  per parlare delle misure di finanza agevolata di contrasto alla desertificazione commerciale e del Minipia, il nuovo bando della Regione Puglia di agevolazione per le micro e le piccole imprese. Misura appartenente alla programmazione regionale 2021/27  difinanza agevolata a supporto delle   imprese nel processo  di innovazione tecnologica ed industriale, digitalizzazione e transizione energetica ed ambientale e che agevola gli interventi nel commercio e nei servizi. 

 

“La desertificazione commerciale – afferma il sindaco Luca Lopomo- rappresenta un fenomeno preoccupante che colpisce molte città italiane, percepito maggiormente nei piccoli Comuni, e molto visibile nei centri delle città piùgrandi. Negozi che chiudono, saracinesche abbassate, centri storici vuoti: un panorama desolante che impoverisce il tessuto socio-economico e mina l\'identità stessa dei nostri territori.

Come Sindaco di Crispiano non posso e non voglio rimanere inerme di fronte a questa sfida. La desertificazione commerciale non è un destino ineluttabile, ma un problema da affrontare con determinazione e con un impegno concreto da parte di tutti gli attori in gioco.

Per contrastare questo fenomeno, è necessario un\'azione sinergica che coinvolga l\'amministrazione comunale, le associazioni di categoria, i commercianti e i cittadini.”

Interverranno all’incontro: il sindaco Luca Lopomo, l\'assessore alle Attività produttive Alessandro Saracino, il presidente di Sistema Impresa, Giuseppe Spadafino, il direttore amministrativo del Confidi, Daniele Morciano, il responsabile dell\'Area sindacale Confcommercio Taranto, Mino Malagnini

Coordina l\'incontro il direttore di Confcommercio Taranto, Tullio Mancino

 

Appuntamento alle 15.30 Crispiano Sala Consiliare (P.zza Madonna della Scale) 

 

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