Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1212)

 Carenza di pulizia e di rispetto delle norme, nonché mancanza di mascherine di protezione, è stata segnalata oggi ad ArcelorMittal, siderurgico di Taranto, dai rappresentanti lavoratori della sicurezza di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. I delegati hanno compiuto una ispezione in acciaieria e riscontrato tra l’altro che “c’è personale proveniente da altre postazioni in addestramento”, che vi è “disordine ambientale in quasi tutta l’area”, che all’interno dei pulpiti (sono postazioni operative dell’impianto) e dei refettori esiste “scarsa igiene in quanto le pulizie non vengono fatte su tutti e tre i turni in palese contrasto all’emergenza Covid 19”. I sindacati evidenziano poi che in una postazione dell’acciaieria 2 “vi era personale privo di mascherine all’interno del posto di attesa”. I sindacati parlano di “gravi anomalie che mettono a serio rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori oltre che rischiare di essere potenziale conduttore del virus Covid 19”. I sindacati chiedono quindi ad ArcelorMittal “un immediato intervento mirato ad azzerare i rischi che all’interno dell’acciaieria abbiamo rilevato”. 

“ArcelorMittal ci ha informato che ha sospeso l’attività di tutti i cantieri relativi alle opere e agli interventi collegati all’attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). In questo l’azienda ha avuto il placet degli organi competenti”. Lo annuncia ad AGI il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, aggiungendo che la sospensione è dettata dalla necessità di limitare le attività delle imprese appaltatrici causa coronavirus. “In questo modo - afferma Talò - ci saranno circa 900 persone in meno in fabbrica per quanto riguarda l’indotto-appalto”. “Per quanto riguarda invece la nostra richiesta di rivedere i numeri complessivi del personale autorizzato ad entrare nel siderurgico, e ciò al fine di limitare le possibilità di esposizione e contagio, non registriamo ancora nessun segnale da Prefettura Taranto e da ArcelorMittal” conclude Talò. 

La call conference tra l’azienda e Confindustria non è andata bene 

 

 

“La call conference di oggi pomeriggio con ArcelorMittal?Non è andata bene”. Lo dichiara ad AGI il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, che si è relazionato col direttore delle risorse umane Arturo Ferrucci per affrontare la situazione delle imprese, strette tra mancati pagamenti della committente e stasi operativa a causa del coronavirus. “È un momento critico per loro - dice Marinaro riferendosi ad ArcelorMittal -. Non ci sono grandi aperture ai pagamenti verso le imprese esterne per una serie di motivi, uno dei quali è che l’attività di prevenzione Covid 19 sta assorbendo, in questa fase, tutta la struttura aziendale ArcelorMittal e quindi ci sono problemi”. “Noi, come indotto-appalto - aggiunge Marinaro - siamo alle stesse condizioni di scaduto fatture di novembre, quando ci fu la nostra protesta. Non è però corretto dire che la committenza non sta pagando in modo assoluto. ArcelorMittal sta pagando pochissimo e in modo molto, molto diradato e con percentuali davvero esigue rispetto allo scaduto”. Per il presidente di Confindustria Taranto, “c’è molta preoccupazione da parte delle aziende. Che faremo, non lo so dire adesso, la base sta però chiedendo di reagire. Quando un’azienda non ha disponibilità, è evidente che è obbligata a fermarsi e penso che un fermo delle nostre attività nel siderurgico può causare problemi. Noi non vogliamo creare problemi e stiamo ragionando tutti insieme - aggiunge Marinaro - sul che fare”. “Soprattutto - conclude Marinaro - sto cercando di comprendere perché siamo arrivati da parte di ArcelorMittal ad una considerazione molto residuale. Intendo dire residuale da parte dell’azienda nei confronti dell’economia locale, dell’indotto e della città di Taranto”.

 

Da domani, primo aprile, sarà possibile inoltrare online le domande per ottenere l’indennità di 600 euro prevista dal decreto Cura Italia per i professionisti e i lavoratori autonomi. Lo comunica l'Inps ricordando che"non si tratta di un click day". Le domande potranno essere inviate anche nei giorni successivi al primo aprile, collegandosi al sito e cliccando sul banner dedicato che compare sulla home page.

 

L’Inps fornisce le istruzioni sui requisiti richiesti per ottenere l’indennità e sulla modalità di richiesta con la circolare 49/2020, pubblicata sul sito.     L’indennità - si legge - non concorre alla formazione del reddito ed è prevista in favore di: liberi professionisti titolari di partita iva attiva al 23 febbraio, che non siano titolari di pensione né iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie;lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa attivo al 23 febbraio, che non siano titolari di pensione né iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie; lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’AGO, che non siano titolari di pensione né iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie (sono compresi anche gli iscritti alla gestione autonomi commercianti oltre che alla previdenza integrativa obbligatoria presso l’Enasarco). E ancora: lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, che non siano titolari di pensione diretta e non abbiano rapporti di lavoro al 17 marzo 2020; lavoratori del settore agricolo purché abbiano svolto nel 2019 almeno 50 giornate di effettivo lavoro agricolo e non siano titolari di pensione diretta; lavoratori dello spettacolo non titolari di trattamento pensionistico diretto, con almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 allo stesso Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo, corrispondenti a un reddito non superiore a 50.000 euro. 

 

 Per il periodo in cui si percepisce l’indennità - continua l'Inps - non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare. La domanda per ottenere il Bonus potrà essere presentata a partire dal primo aprile esclusivamente per via telematica, avvalendosi di una delle seguenti modalità: collegandosi con il sito dell’Istituto e utilizzando l’apposito servizio, cliccando sul banner dedicato presente sulla Home page. Per questa prestazione è previsto l’utilizzo del PIN semplificato. La domanda di Bonus può essere fatta anche con SPID, CIE, CNS. Oppure tramite il Contact center integrato, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (da rete mobile con tariffazione a carico dell'utenza chiamante) e infine tramite i Patronati, utilizzando i servizi che offrono gratuitamente. 

di vedremo, vedremo, ma non hanno assunto alcun impegno certo. Per noi sono degli incoscienti e degli irresponsabili”. Lo dichiara ad AGI il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, dopo il confronto di questa mattina in video conferenza con i rappresentanti di ArcelorMittal insieme alle altre sigle metalmeccaniche.

Oggi non abbiamo nemmeno parlato dell’avvio della cassa integrazione per 8173 addetti per Coronavirus perché non vi erano assolutamente le condizioni per farlo - prosegue Talò -. ArcelorMittal, a proposito delle misure contro il Coronavirus, si trincera dietro il decreto prefettizio, ci dice che 3500 lavoratori diretti, più altri 2000 di indotto, sono autorizzati ad entrare ogni giorno, sino al 3 aprile, in stabilimento, che sono i numeri minimi, e questo per loro è quanto. Da qui non si smuovono per niente”. “Adesso come sindacati stiamo scrivendo di nuovo a tutte le autorità - commenta Talò - anche per capire come funzionano i controlli e cosa si sta facendo per individuare la catena dei contatti dopo il primo caso positivo al Coronavirus registrato in fabbrica. Questi lavoratori si alternano fra di loro sugli impianti e non è giusto che questa gente ora stia a casa, in una situazione di incertezza assoluta per se stessi e per le loro famiglie”. 

 Il Comune di Taranto sta valutando “la possibilità di far uscire in via sperimentale alcuni pescherecci, garantendo comunque tutte le condizioni di tutela della salute durante la pesca e le operazioni di vendita”. È quanto emerso nell’incontro che oggi l’assessore alle Attività produttive, Gianni Cataldino, ha avuto con una rappresentanza della categoria che, con l’emergenza coronavirus, ha fermato i pescherecci. Nell’incontro, focus sulla crisi ingenerata, e i suoi riflessi per le famiglie dei pescatori e per la filiera “con la possibile chiusura di molte pescherie per mancanza di pescato”, nonché sulla necessità “di non far mancare sul mercato un prodotto così importante”. L’amministrazione comunale ha garantito ai pescatori che “si farà carico di attivare nuovi canali di vendita contattando medi e grandi distributori per favorire il prodotto a chilometro zero". (Foto Taranto in diretta)

Il prosciugamento dei flussi di cassa attesi, per effetto del susseguirsi di provvedimenti limitativi dell’apertura dei negozi che, con l’ultimo DPCM 22 marzo 2020, vede il quasi totale arresto delle attività commerciali, mette a repentaglio la sostenibilità e la successiva ripresa delle nostre PMI, all’indomani della cessazione dell’emergenza sanitaria. Il Governo ha annunciato, garantito e sbandierato interventi di salvaguardia per tutte le imprese (d.l. 18 del 17 marzo 2020), ma il Governo, a prescindere dai vincoli di bilancio, deve fare molto di più!

Si apre così la lunga e articolata lettera che Leonardo GIANGRANDE, presidente provinciale di ConfcommercioTaranto, scrive al presidente confederale, Carlo SANGALLI, per rappresentare le istanze delle imprese del Terziario jonico e per sollecitare il presidente confederale a continuare ad esercitare, con tutti i mezzi,  l’azione di pressing sul Governo per un forte e decisivo impegno a salvataggio dell’economia del Paese e delle imprese del Terziario, in particolare le micro, piccole e medie  imprese che rappresentano il tessuto economico più vitale dell’Italia. E’ concreto il timore che, passata la emergenza sanitaria, si possa continuare a sprofondare nell’emergenza socio- economica se non si metteranno  in campo importanti misure economico-finanziarie.

Essenzialmente, gli aiuti alle PMI si articolano sulle seguenti direttrici: a) proroghe e slittamenti degli adempimenti fiscali e contributivi; b) CIGO e CIGD per i dipendenti anche delle microimprese (da 1 a più dipendenti); c) provvidenze creditizie. Pur mancando, a tutt’oggi, alcune norme attuative delle misure assunte, Confcommercio Taranto  rileva alcune insufficienze e difficoltà operative all’accesso a tali aiuti.

Ecco alcune delle osservazioni sollevate in merito a gli adempimenti fiscali e contributivi:  

1) non sono stati oggetto di rinvio le scadenze relative al pagamento degli avvisi bonari dell’AdE, delle CC.GG., delle ritenute sul lavoro autonomo, dei versamenti rivenienti da accertamento con adesione o invito al contraddittorio,  così come i termini per le redazioni e le trasmissioni delle CU.

2) Nulla è stato, altresì, previsto (anche se di specifica competenza degli Enti locali) in ordine all’eventuale rinvio dei tributi comunali ( TARSU, TOSAP, IMU). A tal ultimo proposito, Confcommercio Taranto ha già provveduto ad interessare tutti i comuni della provincia affinché deliberino una riduzione e/o lo slittamento di tutti i pagamenti dei tributi locali, scaglionando le scadenze da settembre 2020 a fine anno.

3) In ordine alla CIG e nello specifico alla CIGD si denuncia una farraginosità in relazione all’accesso per un duplice ordine di motivi: a) la consultazione delle organizzazioni sindacali da predisporre in via telematica; b) il mancato chiarimento sull’obbligo della preventiva fruizione dei fondi degli Enti Bilaterali (le cui disponibilità finanziarie sono limitate e, soprattutto, per le PMI che non aderiscono a nessuna sigla datoriale e, quindi, non hanno obbligo di versamento del contributo Ente Bilaterale e, conseguentemente, sono inibite all’accesso). Sempre ai fini dell’accesso alla CIG in deroga si chiede che la norma generale di preventiva fruizione delle ferie da parte del personale (così si rimetterebbe alle aziende l’onere della crisi in quanto dovranno anticipare e sostenere il pagamento degli stipendi), venga superata dagli accordi quadro regionali e/ o da chiarimenti forniti dalla stessa INPS.

Per le provvidenze creditizie l’art. 56 del decreto legge concede alle PMI danneggiate dal COVID-19 la possibilità di avvalersi per le esposizioni debitorie, non dichiarate deteriorate, dietro mera comunicazione rivolta alle banche con allegata una dichiarazione autocertificativa di temporanea carenza di liquidità causa epidemia di COVID-19, tutto ciò non basta. Il decreto legge sembra dimenticare la difficoltà finanziaria nella quale il piccolo imprenditore (molte volte privo di affidamento bancario) incorrerà in quanto dovrà fronteggiare il pagamento degli stipendi, il pagamento delle locazioni, il pagamento dei fornitori (che, se pur indirettamente, finanziano l’impresa cliente), la difficoltà nella riscossione dei propri crediti, il sostentamento proprio e della famiglia, etc. Il Governo deve concedere forme automatiche di garanzie sui prestiti (per esempio, rapportate agli stipendi erogati o al fatturato conseguito nel 2019) o erogare esso stesso la liquidità ad un tasso commisurato alla durata del finanziamento.

Il credito di imposta per il pagamento delle locazioni. Ora, l’esercizio di attività commerciali può essere svolto anche in locali di categoria catastale diversa da quella esclusivamente indicata: la categoria C1. Infatti, possono essere oggetto di locazione commerciale altre categorie, senza considerare che alcune piccole strutture ricettive svolgono la loro attività conducendo in locazione varie categorie catastali. Inoltre, il credito di imposta concesso nella misura del 60%, limitato attualmente ai locali classificati C1, potrà essere monetizzato solo in occasione del pagamento delle imposte che nella stragrande maggioranza dei casi avverrà a maggio/giugno. Indispensabile che il bonus venga esteso a tutte le locazioni commerciali, purché risultanti da regolari contratti oggetto di rilevanza fiscale, a prescindere dalla categoria catastale dell’immobile e sarebbe quanto mai opportuno richiedere l’ampliamento ad almeno il 100% di detto bonus nonché un’erogazione diretta, alternativa al credito di imposta, per tutte le iniziative commerciali costrette alla chiusura per provvedimenti dello stesso Governo.

“Il tessuto imprenditoriale di molte zone d’Italia, in particolare nel Mezzogiorno e soprattutto nella nostra provincia – sottolinea Giangrande- è costituito da microimprese commerciali e professionali che, sia dal punto di vista amministrativo/gestionale che finanziario/patrimoniale, presentano enormi carenze strutturali. Pensiamo agli ambulanti, ai mercati rionali, ai piccoli negozi di vicinato, alla miriade di agenti e procacciatori di affari, ai servizi, alle piccole attività ricettive e turistiche. Tali attività, pur non sommando cifre importanti in termini di fatturato complessivo, assicurano una fonte reddituale al piccolo imprenditore, alla propria famiglia e a tanti lavoratori. Per tale motivo è importante preservare tale tessuto economico dalla crisi di liquidità, determinata dalla crisi sanitaria, chiediamo  che il Governo destini maggiori risorse  per il sostegno reale  delle famiglie e delle  imprese in crisi di liquidità ed impossibilitate ad accedere al credito, ne va della tenuta sociale ed economica del nostro Paese.”

La riduzione delle tasse locali che gravano sulle attività commerciali e turistiche è stata chiesta, causa fermata generale per il coronavirus, da Confommercio Taranto. Il presidente Leonardo Giangrande ha inviato una lettera al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, e ai sindaci della provincia.

    Giangrande parla “di grave emergenza economica del territorio determinata dalla crisi Covid 19”. Confcommercio Taranto chiede quindi “la sospensione immediata e il differimento di tutti i tributi locali per le attività commerciali”. 

 

“Al di là dei provvedimenti del governo in materia di aiuti alle imprese, occorre", sostiene Giangrande nella lettera, "un aiuto concreto anche a livello locale. La nostra richiesta non è soltanto un semplice congelamento o rinvio, ma anche una vera e propria istanza per il ricalcolo dei tributi commisurato al periodo di emergenza e di mancata attività”.

     “Chiediamo - evidenzia Confcommercio Taranto - l’adozione di provvedimenti straordinari a favore delle imprese che sono l’insostituibile motore economico del territorio”. In particolare, l'organizzazione di categorai propone ai sindaci la riduzione aliquota Imu 2020 che preveda il mantenimento della sola aliquota base nazionale (pari all’ 8,6 per mille) e l’azzeramento della quota parte di pertinenza comunale. Si chiede poi la riduzione almeno del 30% della tassa sui rifiuti delle attività produttive del terziario e del turismo, nonché la riduzione della tariffa dell’imposta sulla pubblicità relativa alle insegne delle imprese ed esenzione dall’imposta di pubblicità relativa alle affissioni che pubblicizzano attività economiche del terziario. Altra richiesta di Confcommercio Taranto riguarda lo “stop all’imposta di soggiorno, oppure l’impegno di utilizzare gli incassi in azioni mirate alla promozione turistica straordinaria da affidare a Consorzi di promozione turistica”.

    Completano le richieste la riduzione dei canoni di concessioni e quella di almeno il 50% dell’ammontare annuale del canone relativo all’occupazione del suolo pubblico. 

 ArcelorMittal ha ufficializzato con una lettera ai sindacati metalmeccanici - inviata per conoscenza anche a Confindustria Taranto - la revoca della procedura di cassa integrazione guadagni ordinaria per 13 settimane e il passaggio alla normativa speciale dettata dal dl 18 marzo 2020, n. 18. Si tratta della cassa integrazione Covid19 che tutte le aziende stanno utilizzando a seguito dell’emergenza coronavirus. ArcelorMittal nella lettera spiega che “le sopravvenute esigenze di sicurezza, normative e di conseguenza produttive connesse all’epidemia Covid 19 hanno mutato - sul piano oggettivo e soggettivo - l’ambito delle sospensioni necessarie”.

 

Da qui - aggiunge l’azienda - la necessità di operare il confronto sindacale in ordine a detta sopravvenuta situazione previo mutamento della causa di intervento della cassa integrazione guadagni”. ArcelorMittal avrà già nel pomeriggio odierno un confronto con i rappresentanti sindacali. Sul piano pratico si tratta di passare dalla cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato che in fabbrica a Taranto era in corso da luglio scorso, attraverso proroghe ogni 13 settimane, per 1273 addetti (numero massimo, ma di fatto mai sinora raggiunto) alla cassa integrazione per coronavirus coinvolgendo però 5mila addetti, più della metà della forza organica dello stabilimento (8200 diretti). È in corso infine la call conference col prefetto di Taranto, Demetrio Martino, circa la situazione del siderurgico di Taranto alla luce del Dpcm relativo alle attività produttive. Il prefetto, dopo aver ascoltato i sindacati, adesso sta ascoltando Confindustria Taranto e ArcelorMittal, rappresentata dai suoi vertici e dirigenti, insieme ad altre parti interessate alla fabbrica.

Garantito il beneficio al più ampio numero di pugliesi”, commenta Sebastiano Leo, assessore alla formazione e al lavoro della Regione Puglia .Accordo tra la Regione Puglia e Parti Sociali. Coperti tutti i lavoratori dipendenti.

 

I beneficiari sono i lavoratori subordinati, a tempo indeterminato e determinato, dipendenti studi professionali, lavoratori intermittenti di tutte le categorie comprese l'agricoltura, la pesca e il terzo settore.

Cassa integrazione in deroga non superiore alle nove settimane per tutti i lavoratori in forza di assunzione, anche a tempo determinato, alla data del 23 febbraio 2020.
Questo sinteticamente il cuore dell'Accordo Quadro Regione Puglia sottoscritto questo pomeriggio per la fruizione della cassa integrazione in deroga (ai sensi dell'art 22 del Decreto legislativo n.18 del 17/03/2020) destinata ai lavoratori del settore privato i cui datori di lavoro abbiano unità produttive nel territorio della regione Puglia.
L'incontro si è svolto in modalità telematica coordinato dall'assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo insieme al consigliere del Presidente per le relazioni sindacali Domenico De Santis, con il responsabile della TASK Force regionale per il lavoro Leo Caroli e con le organizzazioni sindacali e datoriali (Confartigianato, Confcoopertive, Conprofessioni, Confindustria, ABI, Casartigiani, CNA,Confesercenti, CLAAI, CGIL, CISL, UIL, UGL, Confcommercio, Legacoop, Confapi, CIA, Coldiretti, Confagricoltura).
Più specificatamente "con riferimento ai datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, previo accordo che può essere concluso anche in via telematica con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro, trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimane".
L'accordo messo a punto questo pomeriggio prevede che i beneficiari del trattamento di CIG in deroga siano i lavoratori, anche a tempo determinato, in forza alla data del 23 febbraio 2020, con le qualifiche di operai, impiegati e quadri.
Rientrano tra i beneficiari anche i soci delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato; i lavoratori somministrati, se non già coperti dal Fondo di Solidarietà Bilaterale, solo se prestano l’opera presso un datore di lavoro beneficiario di ammortizzatori anche ordinari per i propri dipendenti; gli apprendisti; i lavoratori con contratto di lavoro intermittente nella media giornate degli ultimi 12 mesi in forza al 23 febbraio 2020; i pescatori, anche delle acque interne, a qualsiasi titolo imbarcati.
Non rientrano nella fattispecie di lavoratori beneficiari della CIG in deroga, i dirigenti e i lavoratori domestici.
Le istanze dei datori di lavoro si presenteranno attraverso il sistema informativo SINTESI e dovranno contenere l'accordo stipulato in sede sindacale e la dichiarazione sostitutiva generata proprio dal sistema SINTESI.
“Stiamo lavorando assiduamente per cercare di sostenere i pugliesi in questo drammatico momento che tutti noi stiamo attraversando. Per queste ragioni era necessario lavorare da un lato per ottenere subito le risorse economiche stanziate dal Decreto Cura Italia per la cassa integrazione in deroga e dall’altro coinvolgere tutto il partenariato economico e sociale in questa grande operazione di sostegno ai lavoratori e alle imprese della nostra regione, garantendo il beneficio della cassa al più ampio numero di pugliesi”, commenta l’assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo.
“Abbiamo costruito un grande lavoro collettivo - dichiara Domenico De Santis - al fine di allargare quanto più possibile la platea dei beneficiari e per rendere disponibile nel più breve tempo l’erogazione della cassa in deroga. Ringrazio l’assessore Leo, la struttura amministrativa e le parti sociali per l’ottimo lavoro svolto.”

Peluso e La Penna: “ancora troppi lavoratori senza dispositivi di sicurezza e con trasporto promiscuo”

 

Il Dpcm Conte emanato solo pochi giorni fa lo dice chiaramente: la filiera agroalimentare non chiude e nonostante il rischio di contagio quelle produzioni e quindi quei lavoratori restano strategici.

E’ sulla base di questo assunto che la CGIL chiede vengano infittiti i controlli.

L’emergenza sanitaria è oggi un nemico invisibile che attraversa tutto il paese e tutto il mondo – spiega Lucia La Penna, segretaria della FLAI CGIL di Taranto, che firma un comunicato insieme al segretario generale Paolo Peluso – ma i lavoratori agricoli, e i braccianti ogni mattina continuano ad essere il motore primario della nostra sussistenza spesso senza avere neanche i dovuti ausili per la protezione personale.

E’ quanto si evince anche da una lettera inviata ieri mattina al Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, in cui la FLAI chiede di vigilare e verificare che quelle norme di sicurezza e garanzia considerate imprescindibili per tutta la comunità, siano strumenti quotidiani anche per questi lavoratori indispensabili.

Ai telefoni della FLAI arrivano segnalazioni che non possiamo prendere sottogamba – spiega Paolo Peluso, segretario della CGIL di Taranto – ci parlano di lavoratori senza guanti o mascherine o ancora di modalità di trasporto fin troppo promiscue già in tempi normali figuriamoci ora con il contagio possibile nel destino di tutti noi.

Le misure di distanziamento sociale messe in atto in tutta Italia restano ancora da definire nel comparto se ad esempio non si agisce sull’impostazione e la modalità di trasporto sui luoghi di lavoro – spiega ancora la La Penna – ed è evidente che soprattutto in questo settore vanno attuate nuove forme di mobilità, incentivando anche economicamente ad esempio l’uso del mezzo proprio, e privilegiando l’utilizzo di manodopera locale.

Al Prefetto la CGIL chiede inoltre di controllare l’attuazione delle norme anti-contagio che in caso di non applicazione dovrebbero condurre alla sospensione dell’attività e all’utilizzo degli ammortizzatori sociali come previsto dall’accordo siglato con la Regione Puglia.

Un settore dunque che chiede aiuto e che comprende oltre ai braccianti anche gli operai delle industrie agroalimentari, dei caseifici e dei panifici, pescatori e mitilicultori, nonché tutti gli operai addetti agli enti di irrigazione, forestali o gli addetti alla manutenzione dei boschi e del verde urbano.

Oggi questa emergenza ci insegna quanto questi lavoratori siano indispensabili per le nostre esistenze – commenta Peluso – e a loro, su uno dei fronti più estremi della pandemia vanno date risposte immediate.

Un’attenzione che la CGIL e la FLAI hanno trasformato in un canale diretto con i lavoratori.

Appena l’INPS avrà avviato tutte le procedure saremo noi stessi a contattare tutti i nostri iscritti per il bonus di 600 euro previsto nel decreto “Cura Italia” – spiega Lucia Lapenna – ma invitiamo tutti i lavoratori che avessero bisogno di informazioni o assistenza a chiamare alle nostre sedi di Taranto e provincia o a contattarci via mail a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Segreteria provinciale -  3471114922

Talsano – 3203393695

Pulsano-Lizzano-San Marzano-Sava – 3342260602

Palagiano-Palagianello-Massafra-Mottogla – 3470077902

Taranto-Avetrana-Manduria – 3497140892

Ginosa-Ginosa Marina – 3478995173

Grottaglie-San Giorgio – Monteiasi – 3474112759-3345050290

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