Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1305)

“Per la seconda volta in pochi mesi ArcelorMittal Italia non paga il canone di fitto a Ilva in amministrazione straordinaria- è quanto si legge in una nota a firma di Franco Rizzo Coordinatore provinciale Usb Taranto- 

la prima volta è accaduto a maggio, ora la storia si ripete con la rata di agosto. Tra l’altro, va detto, con l’accordo di marzo il canone è stato dimezzato, ma nonostante questo siamo alle solite. Come sempre, di fronte al mancato pagamento, non si registra nessuna reazione del Governo quando, è noto, è in corso una trattativa con Arcelor Mittal per quel che riguarda la partecipazione dello Stato nel gruppo siderurgico. Altrettanto noto che le aziende dell’appalto attendono il pagamento di fatture ormai scadute e di conseguenza sono in affanno poiché non riescono a versare gli stipendi ai dipendenti, così come tutti conoscono la situazione in cui versano molti lavoratori diretti che sono in cassa integrazione e non percepiscono più di 800/900 euro al mese. E’ forse necessario organizzare una colletta per supportare il gruppo franco- indiano nella gestione dell’acciaieria?

Ironia a parte, ci ritroviamo sistematicamente a parlare dell’inadeguato atteggiamento assunto da Arcelor Mittal che oggi mostra di voler riconsiderare tutto, dal canone di fitto alla stessa permanenza sul territorio. Per noi la strada è segnata: Arcelor Mittal va immediatamente allontanata e sull'Ilva bisogna voltare pagina.”


Accolta la segnalazione di CIA – Agricoltori Italiani Due Mari.

Il Consorzio di Bonifica Stornara e Tara potrà richiedere un aumento di acqua all’EIPLI da destinare agli agricoltori. Un primo risultato 
positivo della azione sindacale svolta da CIA – Agricoltori Italiani Due Mari che nelle settimane scorse aveva sollecitato gli enti preposti affinchè 
venissero rivisti i volumi di acqua assegnati alla Regione Puglia, in modo da destinarne ulteriori quantitativi al comparto agricolo che li necessitava.
È dei giorni scorsi una nota della Autorità di Bacino 
Distrettuale dell’Appennino Meridionale, a firma del segretario generale Vera Corbelli, con la quale lo stesso Ente risponde alle sollecitazioni della CIA – – Agricoltori Italiani Due Mari che nelle settimane scorse aveva sollecitato gli enti preposti affinchè venissero rivisti i volumi di acqua assegnati alla Regione Puglia, in modo da destinarne ulteriori quantitativi al comparto agricolo che li necessitava.

È dei giorni scorsi una nota della Autorità di Bacino 
Distrettuale dell’Appennino Meridionale, a firma del segretario generale Vera Corbelli, con la quale lo stesso Ente risponde alle sollecitazioni della CIA – 
Agricoltori Due Mari delle settimane scorse con le quali si chiedeva una maggiore fornitura di acqua nel 2020 per gli agricoltori serviti dal Consorzio di Bonifica Stornara e Tara.
“Con specifico riferimento all’invaso Monte Cotugno – si legge tra l’altro nella nota della Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale - si osserva che le disponibilità idriche complessive registrate mostrano un leggero incremento dei volumi invasati rispetto a quanto previsto nella programmazione di Aprile. Ciò è dovuto, in larga parte, ad una riduzione dei consumi e, in minor misura all’incremento degli afflussi in diga. Tale risparmio di risorsa – continua la nota – è sicuramente da ascrivere all’azione di contenimento delle erogazioni effettuata da tutti i soggetti coinvolti oltre che alle temperature non troppo elevate registrate nel mese di giugno. Tuttavia, non essendo sostanzialmente mutato lo scenario di severità idrica, è necessario mantenere un atteggiamento mirato alla massima oculatezza e prudenza. Per tali motivazioni, la scrivente Autorità ha già provveduto ad inviare ad EIPLI ed i Consorzi irrigui una specifica  comunicazione nella quale è indicato che, per il prosieguo della stagione, detti Consorzi potranno, ove ve ne sia la necessità, richiedere direttamente ad EIPLI l'erogazione per i mesi estivi di luglio ed agosto, dei volumi “risparmiati” a partire dal mese di aprile che, nel caso del Consorzio di Stornara e Tara, ammontano a circa un milione di mc”.

“Ringraziamo il segretario generale della Autorità di 
Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale per aver preso a cuore la nostra segnalazione – dichiara il presidente di CIA – Agricoltori Italiani Due Mari 
Piero De Padova - La risposta ottenuta viene incontro alle sollecitazioni del comparto agricolo della zona occidentale di Taranto che da mesi, alla luce di una serie di circostanze ed esigenze, sta richiedendo un aumento dei volumi di acqua erogati dal Consorzio di Stornara e Tara. Come CIA ci siamo fatti portavoce di questa esigenza e la risposta ottenuta la riteniamo assolutamente positiva in quanto viene incontro alle esigenze dei nostri agricoltori”.
“Tocca ora al Consorzio di Stornara e Tara – evidenzia il direttore di CIA Due Mari Vito Rubino – richiedere i volumi risparmiati. Adesso non ci sono più alibi. Le nostre imprese agricole, alla luce anche delle temperature torride di questi giorni, abbisognano di acqua per la irrigazione. 

Per questo sollecitiamo il Consorzio ad attivarsi 
immediatamente”.

 Sotto Ferragosto, ArcelorMittal ferma un altro impianto nel siderurgico di Taranto. Si tratta del Treno nastri 2. Lo annuncia la Uilm precisando che l’impianto dell’area a freddo non lavorerà dalle 23 di domani sera alle 15 del 17 agosto. Attualmente nello stabilimento sono fermi altoforno 2, acciaieria 1 - questi ultimi due fermi da metà marzo -, Treno nastri 1, inattivo da ancor prima, Treno Lamiere, Decapaggio, Decatreno, Zincatura 1 e 2. Alcuni impianti dovrebbero ripartire dopo il 16. Infine in cassa integrazione sono circa 4mila addetti, la metà dell’organico del siderurgico di Taranto. 

 

L’Azienda investe in Nord America sul forno elettrico 

 In attesa di vedere quale sarà l’approdo del negoziato in corso tra Governo e ArcelorMittal Italia circa il riassetto industriale e societario del gruppo ex Ilva, la corporate ArcelorMittal programma intanto il futuro degli altri impianti nel mondo e investe in Nord America sul forno elettrico. Forno elettrico che, secondo il piano industriale di alcuni mesi fa di ArcelorMittal Italia, è stato previsto anche nel siderurgico di Taranto che, sin dall’avvento, ha sempre prodotto con gli altiforni tradizionali. Quelli che fondono i minerali ad elevate temperatura per produrre la ghisa che viene poi trasformata in acciaio. 

 

 

 Per gli Usa, ArcelorMittal ha annunciato la sua intenzione di costruire un impianto per la produzione di acciaio con forno elettrico ad arco (Eaf) presso AM / NS Calvert. Una volta completato, l'impianto pianificato sarà in grado di produrre 1,5 milioni di tonnellate di lastre di acciaio per l'Hot Strip Mill e di produrre un ampio spettro di qualità di acciaio richieste per i mercati degli utenti finali di Calvert, annuncia la corporate. La costruzione dovrebbe durare 24 mesi e si prevede che la nuova struttura creerà 300 posti di lavoro aggiuntivi nella comunità. Commentando l’investimento, Lakshmi Mittal, presidente e ceo di ArcelorMittal, ha dichiarato: “Un forno elettrico ad arco a Calvert ha un senso strategico in quanto consente alla nostra risorsa di essere più reattiva al mercato locale oltre ad essere in linea con l'Usmca. Inoltre - ha aggiunto Mittal - è in linea con la nostra ambizione di produrre acciai più intelligenti per un mondo migliore”. E per Brad Davey, ceo di ArcelorMittal North America, “l’aggiunta di un Eaf all'AM / NS Calvert rappresenta un'opportunità di trasformazione per quello che è già ampiamente considerato l'impianto di finitura dell'acciaio più avanzato al mondo”. “Questo - sottolinea il ceo di ArcelorMittal North America - è un passo logico successivo nell'ottimizzazione della catena di fornitura di AM / NS Calvert. Migliorare i nostri tempi di consegna già altamente competitivi con la flessibilità dei tempi di consegna brevi, combinato con le nostre strutture di livello mondiale esistenti, darà ad AM / NS Calvert - rileva Davey - un vantaggio competitivo decisivo. Inoltre, l'accordo commerciale Usmca è un "punto di svolta" per l'ex Nafta e, di conseguenza, le future catene di approvvigionamento dell'acciaio per i mercati automobilistici dovranno utilizzare l'acciaio creato in Nord America”. Inoltre, sottolinea ancora il ceo per il Nord America, “un nuovo Eaf presso AM / NS Calvert garantirà ulteriormente la leadership di ArcelorMittal nel mercato automobilistico nordamericano"

 

AM / NS Calvert, spiega la corporate in una nota, è l'impianto di finitura dell'acciaio più avanzato al mondo e dimostra ulteriormente la partnership di grande successo tra ArcelorMittal e Nippon Steel Corporation. AM / NS Calvert - si aggiunge - è stato originariamente costruito da Thyssenkrupp, con un investimento totale di circa  4 miliardi di dollari ed è stato acquisito da ArcelorMittal e NSC come una joint venture 50-50. La joint ha già investito più di 200 milioni di dollari in progetti strategici in Calvert sin dalla sua acquisizione.Il piano industriale a cui avevano lavorato ArcelorMittal Italia e Governo prima del Covid, piano contenuto anche nell’accordo di marzo scorso al Tribunale di Milano - quello che ha stoppato il conflitto giudiziario apertosi a novembre 2019 tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria,che è proprietaria degli impianti -, prevedeva un produzione a regime di 8 milioni ed una struttura produttiva fondata sugli altiforni 1 e 4, sul rifacimento dell’altoforno 5,il più grande d’Europa spento dal 2015, e l’introduzione del forno elettrico in un’ottica di decarbonizzazione del sito di Taranto. L’emergenza Covid ha stoppato questo piano. Il 5 giugno ArcelorMittal ha presentato un altro piano industriale, in chiave riduttiva alla luce del mutato scenario del Covid, ma il Governo lo ha respinto, ritenendolo non in linea con l’accordo di marzo. L’esecutivo conferma di voler fare di Taranto uno stabilimento siderurgico di avanguardia, che non solo produca acciaio e dia lavoro, ma sia anche un esempio di sostenibilità ambientale, usando in questo le risorse del Recovery Fund. Per questo ha dichiarato l’interesse ad un coinvestimento dello Stato, attraverso Invitalia, in ArcelorMittal. Ma solo la conclusione del negoziato tra le parti dirà quale futuro attende lo stabilimento di Taranto.

 ArcelorMittal non paga le imprese che assicurano lavori e prestazioni all’acciaieria e Alliance Green Services (Ags) ha fermato dalle 23 di sera le attività nel siderurgico di Taranto, tra le quali le pulizie industriali degli impianti. In segno di protesta, i lavoratori di Alliance Green Services, che è partecipata da ArcelorMittal Italia, il 10 agosto, dalle 7 alle 13, effettueranno un sit in dinanzi alla portineria Imprese dello stabilimento di Taranto. Informati sia ArcelorMittal, sia Alliance Green Services, ma anche presidente del Consiglio, presidente Regione Puglia, prefetto, questore e sindaco di Taranto. Oggi la direzione aziendale Ags ha comunicato ai dipendenti la sospensione delle lavorazioni nello stabilimento. 

 

 Per i sindacati Fisascat Cisl, Filcams Cgil, Uil trasporti e Usb, “le dichiarazioni dell’azienda,  in merito al mancato pagamento da parte di ArcelorMittal delle proprie spettanze, determinano, per l’ennesima volta, una ricaduta sulle oltre 150 unità lavorative che continuano a vivere nella più assoluta incertezza retributiva e occupazionale”. I sindacati, dichiarano le sigle di categoria, “non accettano questo susseguirsi di situazioni che mortificano i lavoratori, facendoli vivere in una condizione di continua angoscia. Persiste una mancanza di rispetto verso i lavoratori, già colpiti dal periodo Covid, durante il quale hanno visto le proprie retribuzioni ridotte drasticamente”.

    I sindacati chiedono al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, “la convocazione di un incontro nella stessa data del 10 agosto 2020, auspicando che gli interessati, nell’ottica di una fattiva collaborazione, si dichiarino disponibili ad un incontro chiarificatore che ponga fine alla situazione determinata, per evitare una nuova catastrofe occupazionale e sociale”.

    Alliance Green Services è entrata in campo nei mesi scorsi con l’ottica di razionalizzare, anche sotto il profilo dei costi, una serie di attività, a partire dalle pulizie industriali della fabbrica, prima date ad aziende esterne. I sindacati precisano che Ags in una comunicazione al personale ha specificato che “assicurerà solo le attività di prima necessità. In attesa di eventuale ripresa delle attività - specifica Ags - tutto il personale è sollevato dalle lavorazioni. Non appena avremo ulteriori informazioni in merito sarà nostra cura comunicarvele”. 

Si complica la situazione delle imprese dell’indotto-appalto siderurgico di Taranto che attendono ancora i pagamenti scaduti, per lavori eseguiti, da ArcelorMittal. C’è stato, nelle ultime ore, un nuovo incontro tra azienda committente e rappresentanti di Confindustria Taranto negli uffici della direzione di stabilimento, ma, da quanto apprende AGI, non ci sono stati passi avanti. 

 

Nell’ultimo incontro, ArcelorMittal dichiarò di aver messo in pagamento circa 3 milioni. Una goccia rispetto allo scaduto avanzato dalle sole imprese associate a Confindustria Taranto che reclamano circa 38 milioni di euro. Ora, rispetto ai 3 milioni annunciati nel penultimo incontro, ArcelorMittal nell’ultimo incontro non avrebbe aggiunto molto, apprende AGI. Nessuna reazione da Confindustria Taranto, che vuole adesso verificare se la cifra dichiarata da ArcelorMittal è effettivamente nuova, e quindi relativa a bonifici di recentissima emissione, oppure comprende anche pagamenti già annunciati. Perche, apprende sempre AGI da fonti industriali, “accade che ArcelorMittal di volta in volta indica una somma, superiore alla precedente comunicata, ma poi si scopre che questa ingloba anche cifre già comunicate in altri incontri e quindi il nuovo pagato si riduce di molto. Ma soprattutto abbiamo sempre gli stessi soldi, annunciati e riannunciati”. Francesca Franzoso, consigliere regionale Puglia di Forza Italia, chiede intanto al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, di intervenire “per garantire i crediti insoluti dell’indotto ex Ilva maturati fin qui e quelli che saranno maturati fino a novembre”. “Se al rischio dell'uscita di Mittal - dichiara Franzoso -, segue anche quello di un nuovo stato di insolvenza dei debiti, come già accaduto nel 2015 con Ilva spa, nessuna azienda dell’indotto sarebbe nelle condizioni di sopravvivere". Per Franzoso, “vista la situazione di ArcelorMittal, la condotta del gestore di Ilva nei confronti delle aziende fornitrici e l’avvicinarsi di novembre, data ultima in cui, per contratto, l’azienda potrà lasciare Taranto, è bene che il Governo metta nero su bianco che nemmeno un centesimo dovuto alle aziende andrà perso”. “Ho formalizzato  la richiesta  al ministro in una missiva - annuncia Franzoso -. La stessa che invierò per conoscenza all’associazione degli industriali locale e nazionale, sperando che vogliano seguirmi nel pretendere dal governo le garanzie richieste". Franzoso dice che, non ricevendo soldi da ArcelorMittal, le aziende sono ormai senza ossigeno. E sono le stesse realtà, aggiunge, che nel 2015, a seguito dell’ammissione di Ilva all’amministrazione straordinaria, che determinò “una tanto improvvisa, quanto inaspettata, dichiarazione di stato di insolvenza”, registrarono  “mancati incassi per  oltre 150 milioni di euro”. “Molte aziende sono fallite - rammenta Franzoso -, e quelle che, con mille sacrifici, sono andate avanti, oggi seguirebbero le sorti delle prime”. Preoccupazioni anche nel sindacato. “Si parla sempre  di ArcelorMittal, si aspetta la chiusura del negoziato col Governo che non sappiamo come e quando avverrà, e nessuno invece si preoccupa dell’indotto-appalto a Taranto, che sono decine di imprese e altri migliaia di posti di lavoro - dichiara ad AGI Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl -. Va sempre peggio - aggiunge Castronuovo -, le aziende lavorano poco, non sono pagate, e chi tira avanti, non so per quanto tempo potrà ancora farlo”. “C’è una crisi così pesante e diffusa che chiusa la cassa integrazione Covid, adesso stiamo aprendo tante pratiche di cassa integrazione ordinaria. Non c’è lavoro e non ci sono prospettive”, conclude Castronuovo.

 "Quando parlo di idrogeno a Taranto non mi riferisco alla questione della produzione siderurgica a idrogeno, l'ho già chiarito più di una volta. Pensare alla produzione siderurgica a idrogeno significa, infatti, avere una prospettiva di 10-15 anni davanti. Quando parlo di Taranto e di idrogeno io parlo della necessaria alternativa produttiva che dobbiamo creare per quell'area perché ci sia una salvaguardia occupazionale". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, parlando della situazione nell'impianto Arcelor Mittal di Taranto. "L'idrogeno è una sfida che l'Italia non può non accogliere e che, anzi, deve vincere. Dobbiamo essere chiari con l'Europa e chiedere che vengano fatte delle agevolazioni per la produzione di idrogeno da elettrolisi e da fotovoltaico e non da eolico, perché per noi sarebbe un problema", ha sottolineato il ministro. "In questo Taranto può diventare davvero una hub dell'idrogeno, di ricerca stoccaggio e distribuzione". 

“Stop anche per Treno Lamiere dopo il Laminatoio a freddo”, il “70% della fabbrica fermo, più di 4.000 lavoratori in cassa integrazione”. Lo dichiara oggi il sindacato Usb a proposito di ArcelorMittal e accusa: “La multinazionale fa i propri comodi e agisce indisturbata”. “Comunicata nelle ultime ore alle organizzazioni sindacali - annuncia Usb - la fermata anche del Tremo Lamiere dopo quella della scorsa settimana del Laminatoio a Freddo. Crescono i dubbi sul fatto che, col blocco ormai consolidato dei Tubifici e con Acciaieria 1 smontata per recuperare pezzi di ricambio per Acciaieria 2, il Treno Lamiere possa rientrare nel piano di ArcelorMittal nel caso in cui il gruppo franco-indiano dovesse continuare ad operare nello stabilimento tarantino. Questo - afferma Usb - con i prevedibili riflessi negativi sul piano occupazionale”. Per il sindacato, “aumentano intanto i lavoratori in cassa integrazione: circa 4.000 al momento. Non supera le 2.700 unità invece il numero dei dipendenti che si avvicendano sui tre turni nella fabbrica” mentre “al momento - si rileva - lo stabilimento è fermo per il 70% dei suoi impianti. E le operazioni di accensione e spegnimento vengono effettuate senza che siano previsti interventi di manutenzione e dunque assolutamente non in condizioni di sicurezza”. 

 

 Per Usb, “con questi presupposti, difficile non pensare che ArcelorMittal intenda abbandonare il sito tarantino appena possibile, sito ormai seriamente compromesso. Presumibilmente il 30 novembre, termine di scadenza del contratto firmato il 6 settembre 2018”. “Torniamo a chiedere un tempestivo intervento del Governo perché si proceda con un accordo di programma mirato alla riconversione economica ed alla messa in sicurezza dei lavoratori diretti e dell'appalto dal punto di vista economico, infortunistico ed ambientale - afferma Usb -. Il gestore continua con la sua condotta certamente incoerente, arrogante e irrispettosa e, cosa ancor più grave, agisce indisturbato. E’ tempo di interrompere questo circolo vizioso nell’interesse di lavoratori e comunità”, conclude Usb. 

 Daniela Fumarola, tarantina, segretaria Cisl Puglia, è stata eletta oggi nella segreteria nazionale su proposta della leader Cisl, Annamaria Furlan. “Intendo interpretare il piacere e l’orgoglio dell’intero gruppo dirigente territoriale per questo meritatissimo traguardo che oggi assegna a Daniela responsabilità ancora più vaste a livello nazionale - ha dichiarato Antonio Castellucci, segretario  Cisl Taranto, dopo il Consiglio generale confederale di oggi a Roma  -. A lei porgiamo auguri per un lavoro che sarà certamente produttivo per l’intera nostra organizzazione e per il nostro Paese”. 

Nata a Taranto, laureata in scienze sociologiche alla Cattolica di Milano, Daniela Fumarola è stata la prima donna ad essere eletta segretaria Cisl Taranto, ricoprendo tale mandato da marzo 2009. A ottobre 2015 venne eletta segretario generale aggiunto e, a seguire, segretaria generale Cisl Puglia-Basilicata. Dal 2017 Fumarola ricopre la carica di segretario generale regionale Cisl Puglia. 

 Scoppia un caso rispetto alla possibilità di utilizzare per le necessità produttive del siderurgico di Taranto ArcelorMittal i reflui, trattati, dei depuratori di Taranto al posto dell’acqua del Sinni erogata dall’Acquedotto Pugliese (Aqp). Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, questa possibilità non c’è. Ribatte Fabiano Amati, già assessore ai Lavori pubblici della Regione Puglia nella giunta di Nichi Vendola) e ora presidente della commissione Bilancio della Regione, per il quale, al contrario, che i reflui si possono usare per l’ex Ilva. In prefettura a Taranto, il progetto è tornato in discussione al tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto. Da quanto apprende AGI, la discussione non è stata priva di polemiche, sollevate da alcuni partecipanti alla riunione. Evidenziato anche come sia un errore archiviare questo progetto, ma alla fine il sottosegretario Turco ha definitivamente cassato la possibilità che le acque dei depuratori di Taranto vadano al siderurgico.  “ArcelorMittal - spiega Turco - ha definitivamente chiarito che le acque reflue, seppur conforme al decreto ministeriale, non presentano caratteristiche idonee all’utilizzo siderurgico nonostante la paventata prescrizione Aia”, Autorizzazione integrata ambientale. Ne deriva che, per quanto di competenza del Cis Taranto, “il progetto, in corso di ultimazione, sarà destinato al settore agricolo o ad altri usi diversi da quello siderurgico". Oggi l’ex Ilva prende dal Sinni per le sue necessità 500 litri al secondo. La questione emerse alcuni anni fa, quando Taranto si trovò per qualche giorno senz’acqua, mentre alla fabbrica continuava ad arrivare. I rubinetti a secco nelle case provocarono molte proteste. Fu quindi individuata nei reflui dei depuratori un’alternativa affinché il siderurgico non prelevasse più acqua dal Sinni. 

 

Trasportare però i reflui sino alla fabbrica costa, da quanto apprende AGI, circa 100 milioni. Perché si tratta di adeguare gli impianti di depurazione, prevedere il dispositivo di affinamento e poi costruire le condotte per il trasporto dell’acqua. Non sarebbe un progetto economico, perché si tratta di spendere 100 milioni per 500 litri al secondo quando il potabilizzatore di Conza, anch’esso Aqp, è costato una quarantina ma con una capacità di trattamento di 1000 litri al secondo. Il problema, però, ma di sostenibilità ambientale. Perché per la prima volta si userebbero a scopi industriali i reflui depurati, liberando così 500 litri secondo dal Sinni. Inoltre, si attuerebbe una prescrizione Aia del 2014, anche se non sarebbe stata confermata nell’Aia in vigore, normata da un Dpcm del 2017. Per Amati, “è una balla clamorosa” sostenere che “le acque ultra-affinate non siano idonee alle esigenze industriali dell’ex Ilva. Sono costretto a dirlo perché quella decisione, tecnicamente approfondita dai dirigenti del ministero dell’Ambiente, della Regione, dell’Autorità di bacino e di Aqp, mi costò una battaglia quasi solitaria contro la riluttanza dei Riva e dei loro rappresentanti”. “Abbandonarla ora senza ragioni - dice ancora - significherebbe un ritorno a quei tempi bui, in cui i dirigenti Ilva dettavano legge”. Per lui, “la questione riguarda la tutela dell’ambiente e l’approvvigionamento idrico e irriguo delle province di Brindisi, Lecce e Taranto”. "Si tratta - spiega Amati  - di risparmiare le acque del Sinni, che attualmente vengono utilizzate per scopi industriali nell’ex Ilva, per poi convogliarle nell’invaso Papadai e destinarle alle esigenze irrigue e potabili di milioni di persone. Il progetto, oggetto di prescrizione Aia, prevede di sostituire le acque del Sinni con quelle ultra-affinate dei depuratori Gennarini-Bellavista”. Per Amati, infine, “il progetto di ultra-affinamento produce acque addirittura più idonee agli scopi industriali, da immettere nei circuiti di raffreddamento (o altri usi) dello stabilimento”. “Dice il sottosegretario Turco che il progetto è irrealizzabile a detta dei commissari Ilva e di Mittal. Anche quando lo varammo, era irrealizzabile a detta dei Riva e di Archinà”. Lo dichiara ad AGI Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio della Regione Puglia, già assessore ai Lavori pubblici, a proposito dell’utilizzo dei reflui trattati dei depuratori di Taranto per le esigenze del siderurgico ArcelorMittal, che oggi invece usa l’acqua del Sinni erogata da Acquedotto Pugliese con una portata di  500 litri al secondo. Amati replica al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, che  a Taranto ha tenuto in Prefettura un incontro su questo progetto, annunciandone definitivamente lo stop. I reflui, per Turco, non andranno più agli usi dell’acciaieria ma all’agricoltura e ad altri settori. Amati cita sia i Riva, precedenti proprietari della fabbrica prima di Ilva in amministrazione straordinaria e di ArcelorMittal, sia Girolamo Archinà, il funzionario delegato dai Riva ai rapporti con le istituzioni locali, e afferma che “oggi come allora” viene sbarrata la strada all’uso dei reflui depurati al posto dell’acqua del Sinni in acciaieria. “Invito il sottosegretario a cambiare idea - afferma Amati - perché dal progetto deriva il risparmio della risorsa idrica offrendo a Mittal un’alternativa. Sono disponibile per aiutare in ogni modo il sottosegretario e il Governo per realizzare l’iniziativa, ingiustificatamente lasciata morire - e su questo Turco ha pienamente ragione - per tantissimi anni”.

 

 A fronte dell’allarme costi e del calo degli ordini per il tessile abbigliamento a seguito del Covid, il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, scriverà alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Lo ha dichiarato lo stesso prefetto al termine di un incontro con una delegazione di Confindustria Taranto. 

Le aziende del settore, a causa dell'emergenza Covid, hanno subito un drastico calo del fatturato conseguente alla mancata consegna dei prodotti della stagione primavera-estate 2020, i cui costi erano già stati ampiamente sostenuti.

    "Ed ora - ha detto Confindustria Taranto - per le aziende si prospetta un drastico calo di fatturato anche per la prossima stagione invernale, in quanto larga parte degli ordinativi già in corso avrebbero subito una drastica riduzione".

    Il prefetto ha comunicato di aver già avviato un confronto con i referenti di Banca d'Italia e Abi, riscontrando significative aperture sul tema delle agevolazioni all'accesso alle misure creditizie, problema peraltro trasversale a tutti i comparti. 

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