Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1429)

E’ ampio il consenso della base per l'iniziativa di protesta di Confartigianato Benessere Taranto volta alla riapertura delle attività di estetica e acconciatura.

Il fallimento della politica delle chiusure è davanti agli occhi di tutti, è inaudito che i primi a dover chiudere e gli ultimi a riaprire siano sempre estetiste e parrucchieri. Ad oggi non ci sono certezze sulla riapertura, non si sa nulla di eventuali ristori, mentre si assiste impotenti al dilagare dell’abusivismo nelle abitazioni private e non solo; un fatto gravissimo che rischia di mettere in serio pericolo migliaia di persone, senza considerare l’escalation incontrollata dell’evasione fiscale, e lo sgretolamento della fidelizzazione della clientela.

E’ forte e determinata la posizione degli operatori del benessere di Confartigianato, la preoccupazione è tanta, e con la manifestazione di  domani alle ore 10:00 davanti la Prefettura di Taranto in Via Anfiteatro, la categoria ritorna in piazza e si rivolgerà direttamente al Presidente del Consiglio ed al Governo tutto, per il tramite del suo rappresentante sul territorio,  il   Prefetto, ed alle istituzioni di ogni livello, per chiedere la riapertura immediata delle attività, lo stralcio completo della tassazione per gli anni 2020-2021,  l’abbassamento dell’Iva e lo stop al pagamento degli arretrati fiscali. Inoltre servono nuove regole di accesso al credito, quelle attuali sono pensate per un mondo ‘normale’, ma adesso la situazione è totalmente cambiata. Queste azioni, oltre ai ristori, ad oggi sono le uniche che possono tenere a galla il settore. Tantissime aziende si trovano già alla canna del gas: è il momento che il Governo risponda con forza a questo grido di dolore o sarà un vero e proprio disastro economico.

La prolungata chiusura in zona rossa di parrucchieri, barbieri, centri estetici e tatuatori sta mettendo davvero in ginocchio un settore che invece aveva risposto con prontezza e ottimi livelli di sicurezza alla precedente possibilità di apertura degli esercizi in caso di rosso. Per questo Confartigianato chiede alle Istituzioni locali e nazionali di intervenire per una reale, immediata, politica di ristori che al momento è assolutamente insufficiente. Nei giorni scorsi l’Associazione tarantina ha scritto direttamente a tutti i parlamentari eletti nel territorio, ha interloquito con il Presidente della Regione Puglia, ha smosso il mondo della politica locale, ma non si è visto alcun risultato.

Desolante, ma non ci fermiamo -  dicono gli operatori -, sappiamo di avere ragione da vendere, di avere le carte in regola e per questo pretendiamo rispetto, perché la nostra gente è allo stremo. Non si deve lasciare indietro nessuno. Serve quindi con estrema urgenza lo stanziamento ed il pronto invio alle imprese, di ristori realmente adeguati a compensare le perdite subite in questo periodo, sia dal punto di vista della quantità delle risorse messe in campo, sia della commisurazione reale ai cali di fatturato: le imprese hanno bisogno prima di tutto di certezze, di chiarezza e di sostegni che consentano non solo di mantenere in vita le proprie attività in attesa della fine di questa drammatica crisi ma anche alle famiglie degli imprenditori ed a quelle dei loro collaboratori di “poter campare” dignitosamente.

Da non dimenticare poi, aggiunge Confartigianato, che le chiusure purtroppo favoriscono gli abusivi, che si recano presso le abitazioni e il rischio di contagio aumenta. Nelle attività regolari invece si seguono i protocolli e si tracciano i clienti. Mentre molte attività commerciali restano aperte con palesi situazioni di assembramento, non si comprende perché quelle del benessere, che osservano rigidi protocolli sanitari e che  ricevono esclusivamente per appuntamento, debbano invece rimanere chiuse.

Ed infine il paradosso sottolineato dagli operatori di Confartigianato:  caro Governo,  se ad aprile stiamo ancora in zona rossa e le nostre attività sono chiuse da settimane,  è evidente che sono state chiuse le attività sbagliate.

Inoltre, anche quest’anno la categoria soffrirà della mancanza di eventi e cerimonie che rappresentano una grossa fetta di fatturato per le imprese del settore: il settore è dentro un tunnel e non si vede la fine. Quello che accadrà alla riapertura è un’incognita, ancora non è chiaro quante aziende saranno in grado di reggere, il rischio di chiusure è concreto.

Questo blocco, poi, penalizza soprattutto l’imprenditoria femminile, le donne impegnate nel settore che sfiorano l’ 80% degli addetti, sulle quali già gravano molte conseguenze della pandemia come la cura dei familiari anziani o malati e dei figli.

Non si perda quindi altro tempo prezioso, le bollette arrivano, i fitti da pagare e gli sfratti pure.

La chiusura delle attività regolari, proprio in considerazione della particolare situazione emergenziale che vede un aumento costante dei contagi dovuti alla maggiore virulenza delle varianti del covid va, ad avviso di Confartigianato, nella direzione opposta a quella auspicata dal Governo, andando ad amplificare il rischio piuttosto che contenerlo.

Si deve riaprire.

 Cedere a Cassa Depositi e Prestiti i crediti che le imprese dell’indotto-appalto siderurgico avanzano nei confronti di ArcelorMittal relativi a lavori eseguiti e non pagati e fatture scadute. È la proposta che Confindustria Puglia e Confindustria Taranto hanno lanciato oggi pomeriggio nella video call col ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Lo riferisce all'AGI Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia. “Giorgetti - dichiara Fontana - ha confermato che lo Stato metterà, attraverso Invitalia, i 400 milioni nel capitale di ArcelorMittal acquisendo così il 50 per cento della governance aziendale. Lo Stato, ci ha assicurato il ministro - prosegue Fontana -, sarà  molto attento al rispetto delle regole, della tutela dell’ambiente e della continuità operativa dell’indotto”. “Per quanto ci riguarda - spiega Fontana - abbiamo avanzato al ministro la proposta di far intervenire Cassa Depositi e Prestiti per cedergli i nostri crediti verso l’ex Ilva. Sarebbe una cessione anche in modo oneroso, come una operazione bancaria”. “Al ministro - afferma Fontana - non abbiamo indicato percentuali ma in riunioni al nostro interno di è parlato di un possibile 5 per cento. Teniamo conto che quelli che vanta l’indotto appalto sono crediti certi”.

 

“Facendo una operazione bancaria - rileva il presidente di Confindustria Puglia -, Cdp sarebbe creditrice verso ArcelorMittal e nel frattempo sarebbe la stessa Cdp a  pagarci. Noi, una volta incassate queste risorse, ci siamo impegnati a non distribuire dividendi, ma a pagare fornitori, a saldare i debiti verso lo Stato, in definitiva a rimettere in bonis le nostre imprese, oggi in sofferenza finanziaria”. Per il presidente Fontana, “il ministro dello Sviluppo economico ha valutato con molto interesse la proposta sui crediti che gli abbiamo avanzato”. “Giorgetti - aggiunge Fontana - ci ha detto che come Governo vogliono andare avanti e onorare gli impegni. Come Governo, inoltre, guarderanno anche le decisioni della Magistratura, visto che per metà maggio è atteso un giudizio del Consiglio di Stato, ma manterranno la scelta di entrare nella compagine societaria di ArcelorMittal”. Fontana dice ad AGI che il ministro “non ha indicato date in proposito, ma credo che sia ormai ad horas da quello che è emerso oggi”. “Ho fatto presente al ministro - rileva ancora Fontana - che ArcelorMittal, l’ex Ilva, non è solo un problema di Taranto o della Puglia ma è un problema nazionale perchè in Italia c’è una grande componente manifatturiera che lavora e trasforma acciaio. Io stesso che sono imprenditore del farmaceutico - aggiunge Fontana - ho bisogno dell’acciaio. Si tratta quindi di una produzione fondamentale e l’Italia certo non può dipendere da altri. Serve una politica economica e industriale. Serve una politica dell’acciaio. Giorgetti è su questa linea, ha ben presente l’importanza strategica dell’acciaio, ed ha annunciato un piano nazionale dell’acciaio”. “Il ministro Giorgetti - conclude il numero 1 di Confindustria Puglia - oggi ha manifestato grande competenza e conoscenza. Avevamo chiesto noi come Confindustria quest’incontro, ma il ministro ha voluto aprirlo anche a Confapi e Confartigianato per avere così un confronto ampio con tutte le categorie dell’indotto-appalto siderurgico”. Oltre a Fontana, per Confindustria erano presenti alla video call diversi imprenditori di Taranto, col rappresentante di Confindustria Taranto, Piero Chirulli, e il presidente della sezione metalmeccanica, Antonio Lenoci. 

La cessione a Cdp dei crediti maturati dall’indotto appalto di ArcelorMittal verso quest’ultima in qualità di committente lavori e forniture, costituisce “una proposta condivisa in grado di poter supportare le imprese della filiera operante sul territorio nazionale sul piano della carenza delle liquidità”. ha sottolineato Confindustria Taranto dopo la video call di oggi pomeriggio col ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, presenti anche Confapi e Confartigianato. Spiegando la proposta avanzata al ministro, Confindustria Taranto dichiara che “si tratta della cessione, a titolo oneroso, dei crediti non riscossi ad una società indicata dallo Stato, in modo tale da far ottenere alle aziende interessate la liquidità necessaria per il pagamento esclusivo di dipendenti, fornitori, imposte e contributi, (rinunciando pertanto ad altri usi, fra cui la distribuzione dei dividendi), in attesa che il gestore dello stabilimento possa risolvere i problemi causa dei ritardi dei pagamenti”. Per Confindustria Taranto, questa è “una proposta che il ministro Giorgetti, dopo una panoramica sui principali aspetti attinenti al mercato dell’acciaio e le criticità circa l’attuale situazione dello stabilimento tarantino, si è impegnato a valutare sulla scorta dell’ammontare degli stessi crediti (che attualmente si attestano intorno ai 30 milioni di euro) e dei requisiti che gli stessi presentano per poter essere factorizzati”. “Il ministro - specifica Confindustria Taranto - ha inoltre comunicato ai presenti - rileva Confindustria Taranto - che a breve i previsti 400 milioni che Invitalia verserà in vista dell’ingresso come azionista al 50% potrebbero servire, come è auspicabile, per un possibile anche se parziale ristoro della platea dei fornitori”. Per Confindustria Taranto, “il ministro ha poi ribadito l’importanza dell’acciaio italiano “con il cuore a Taranto” “ definendolo altresí “un punto strategico della nostra economia che merita di essere affrontato “ a tutto tondo” sia per gli aspetti industriali sia ambientali”. Giorgetti, aggiunge Confindustria Taranto, “si è detto disponibile a proseguire, attraverso l’interlocuzione già avviata con i presenti, il monitoraggio costante della questione inerente all’indotto e a tutte le ripercussioni che la vicenda assume sul territorio jonico e più in generale sull’economia nazionale”. Piero Chirulli, rappresentante di Confindustria Taranto, così infine commenta: “Confidiamo nell’impegno del ministro Giorgetti a prendere in esame la nostra proposta relativa alla cessione dei crediti. Allo stesso tempo - conclude Chirulli - accogliamo con favore la sua disponibilità a confrontarsi per fare piena luce sugli aspetti, industriali e ambientali, che attengono al delicato momento che vive la siderurgia a Taranto e a livello nazionale”. 

Subisce una battuta di arresto il terminal container del porto di Taranto affidato in concessione ai turchi di Yilport attraverso la società San Cataldo Container Terminal. Le linee feeder, cioè le navi che prelevano e scaricano container dai vari porti toccati, passano temporaneamente da due ad una. Viene per ora sospesa la linea intramediterranea Turmed, gestita dalla compagnia francese Cma Cgm, partecipata da Yilport, che era stata anche la prima ad essere attivata a metà luglio scorso, quando il terminal container di Taranto era tornato di nuovo operativo dopo cinque anni di stasi a seguito dell’uscita del precedente concessionario Taranto container terminal, espressione quest’ultimo del gruppo Evergreen.

    Dalla programmazione scali di Turmed, è stata attualmente tagliata la sosta a Taranto ma anche quella nei porti in Turchia di Istanbul-Ambarli, Izmit, Gemlik, Aliaga e Bizerte, e viene invece inserito quello del Pireo. Secondo la società concessionaria San Cataldo Container Terminal, potrebbe trattarsi di una sospensione temporanea, dovuta, pare, ad una carenza di container vuoti in Turchia. 

 

 La nuova scansione della linea Turmed effettuata con navi portacontainer da 850 teu (unità di misura dei container) e frequenza quindicinale sarà quindi nei porti Pireo, Izmir, Malta, Sfax, Malta, Sfax, Malta e nuovamente Pireo. Resta invece operativa l’altra linea feeder di Cma Cgm entrata in attività nei mesi scorsi e chiamata Adrinaf, la quale, nella programmazione, scala i porti di Bejaja, Malta, Catania (Catania Shipping Terminal), il San Cataldo Container Terminal a Taranto, Bar, Ancona (Ancona Terminal) e Venezia (terminal Vecon). Il collegamento prosegue poi con tappe a Koper, Rijeka, Malta e infine nuovamente Bejaja. Con l’attivazione della Turmed e in seguito della Adrinaf, la società terminalista aveva portato a circa 100 le assunzioni di personale dal bacino ex Evergreen, inizialmente pari a circa 500 unità già dipendenti dal precedente concessionario.

    Intanto, la San Cataldo Container Terminal ha annunciato che il collegamento ferroviario nello scalo sarà operativo da giugno prossimo e che a tal fine è cominciata la formazione professionale del personale finalizzata al rilascio delle abilitazioni per le relative operazioni. In questo mese, inoltre, il terminal container avrà l’operatività della terza gru di banchina da 22 file (che andrà ad aggiungersi alle sette gru di piazzale e ad un’ulteriore gru mobile già presenti), e aumenterà anche da 20 a 60 il numero delle prese frigo. Attuato, infine, un nuovo disciplinare di riferimento per i controlli sulle merci in entrata ed uscita dagli spazi doganali del porto di Taranto.

    In un recente incontro con gli operatori portuali, Raffaella del Prete, direttore generale SCCT, ha  dichiarato che “le attività di revamping di mezzi e strutture in concessione, proseguono ininterrottamente e i prossimi mesi saranno fondamentali per posizionare nuovamente il porto al centro dei traffici intercontinentali“. Per la società, il piano degli investimenti prosegue “nonostante il perdurare di un clima di incertezza economica a causa di una pandemia che si riaffaccia con prepotenza a livello globale e nazionale”. Per i sindacati Cgil, Cisl e Uil, quanto avvenuto costituisce un segno ulteriore dell’acuirsi della crisi economica e occupazionale di Taranto. Per i sindacati, infatti, “stagnano i settori emergenti della logistica e della portualità che, ad un anno dall’insediamento del nuovo terminalista (i turchi di Ylport), sono ancora alle prese con le operazioni di ri-funzionalizzazione dello scalo dello scalo mentre continua a stentare la ripresa dei traffici”. 

 

"La riduzione delle linee feeder per il traffico container da due ad una nel terminal di Taranto, ci era stata già annunciata dal concessionario San Cataldo Container Terminal, società del gruppo turco Yilport, è una riduzione già in atto e tuttavia abbiamo l'assicurazione da parte di SCCT che si tornerà a due linee feeder prima dell'estate". Lo dice ad AGI il presidente dell'Autorità di sistema portuale Mar Ionio, porto di Taranto, Sergio Prete, che parla di ridimensionamento transitorio. "La linea Turmed che partendo dalla Turchia, scalava il porto di Malta, poi toccava a Taranto e si muoveva in ambito intramediterraneo - aggiunge Prete - è stata sospesa perché c'è attualmente indisponibilità di container vuoti nei quali mettere la merce".

 

"E comunque la linea Turmed, che era partita a luglio scorso, era già stata ridimensionata - afferma ancora Prete - passando da due ad una toccata settimanale del porto di Taranto". Per il presidente dell'Authority, "scarseggiano i container vuoti perché questi vengono riposizionati dalle compagnie su rotte e porti dove c'è più domanda".

    "Con Turmed - rileva Prete ad AGI - merce dalla Turchia da sbarcare a Taranto ne stava arrivando. Adesso continua ad arrivare attraverso l'altra linea feeder, Adrinaf, dal porto di Malta che ha volumi elevati di attività". Prete definisce "discreto" il bilancio della movimentazione delle due linee, Turmed e Adrinaf, e afferma che il venir meno non ha avuto contraccolpi occupazionali per la società San Cataldo Container Terminal. "Noi auspichiamo - sostiene Prete - che il terminal, in base al piano industriale di Yilport, possa crescere sia con nuove linee che con l'arrivo di navi di più grosse dimensioni a seguito della operatività di nuove gru dopo la loro manutenzione". Prete conferma che il 5 maggio prossimo è confermato lo scalo della nave da crociera MSC, Seaside. "E' un arrivo molto importante - afferma il presidente dell'Authority - sia perché MSC è un grosso nome, sia perché ci posiziona meglio nell'ambito croceristico che vogliamo sempre più sviluppare. Per questo tipo di itinerario di MSC Seaside, Taranto, peraltro, sarà l'unico porto nel Sud nel quale potersi imbarcare". "Quest'approdo di MSC costituisce anche una spinta di fiducia per il porto di Taranto - conclude Prete - soprattutto se consideriamo che altre compagnie come Marella e Tui hanno spostato in estate, a luglio, i loro approdi cancellando i primi scali. Di queste compagnie, le prime navi della stagione 2021 sarebbero dovute arrivare a Taranto già a maggio prossimo". 

Sarà Pietro Vito Chirulli, amministratore unico di Serveco Srl, a rappresentare Confindustria Taranto dopo le dimissioni rassegnate nei giorni scorsi da Antonio Marinaro, presidente da luglio 2019.

 

Chirulli è stato designato a rappresentare l’associazione di via Dario Lupo direttamente da Confindustria nazionale. 

 

 

I suoi compiti saranno pertanto quelli di guidare l’associazione nello svolgimento pieno delle sue attività rappresentandola in tutte le occasioni pubbliche e private che caratterizzeranno la vita associativa, fino alle nuove elezioni che nei prossimi mesi condurranno la Confindustria jonica all’insediamento di un nuovo presidente.

 

 

Nell’imminenza della sua designazione, Chirulli – presenza imprenditoriale da molti lustri attiva all’interno di Confindustria Taranto, dove ha ricoperto diversi ruoli – ha mostrato grande apprezzamento e gratitudine per la fiducia riposta nella sua figura in un momento così difficoltoso per l’associazione. 

 

È cominciata oggi una nuova tranche di cassa integrazione nel siderurgico di Taranto ArcelorMittal, ex Ilva. Durerà 12 settimane e coinvolgerà un numero massimo di 8.100 unità, praticamente l’intera forza lavoro dello stabilimento. La cassa avrà come causale ordinaria per questa settimana, dopodiché diverrà cig Covid in base alla proroga prevista dall’ultimo decreto legge Sostegni. L’effettivo utilizzo dell’ammortizzatore sociale ha coinvolto dalle 3mila alle 4mila unità. La richiesta è avanzata per un numero maggiore sia per consentire la rotazione che la flessibilità gestionale. La cassa Covid è in corso da ArcelorMittal da un anno con numeri alti. Prima della cassa Covid, l’azienda aveva fatto uso della cassa ordinaria per crisi di mercato già da luglio 2019. Gianfranco Solazzo, segretario Cisl Taranto, afferma che “la situazione ex Ilva sta mettendo alle strette l’intero sistema produttivo diretto, dell’indotto e dell’appalto e soprattutto gli assetti occupazionali, senza per di più risolvere alcun problema di natura ambientale e di sicurezza sul lavoro”.

 Una task force del Governo per affrontare le diverse crisi industriali aperte nel Paese, la conferma dei 400 milioni ad ArcelorMittal da parte di Invitalia ma solo dopo che si sarà concluso l’approfondimento del Mef. Inoltre, il piano industriale dell’azienda dovrà essere aggiornato. È quanto dichiara il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che in mattinata, insieme al collega del Lavoro, Andrea Orlando, incontra i sindacati mentre davanti al Mise c’è un presidio di protesta, nel rispetto delle regole anti Covid, con lavoratori e delegati arrivati da varie parti d’Italia per portare la voce delle tante fabbriche strette tra crisi, cassa integrazione e futuro incerto.

    Giorgetti aveva convocato il confronto solo su Ilva-ArcelorMittal ma la pressione del sit-in porta l’incontro, svoltosi in presenza, ad affrontare anche i temi connessi alle molteplici crisi aziendali. ArcelorMittal resta tuttavia una priorità. Giorgetti non sconfessa l’accordo del Governo Conte II, quello dei 400 milioni attraverso l’ingresso di Invitalia e il partner pubblico col controllo della governance al 50 per cento, ma procede con cautela e prudenza. 

 

“Stiamo approfondendo il dossier perché ci sono aspetti non chiarissimi” avverte il ministro. Ad ArcelorMittal “i soldi arriveranno se al Mef giungeranno le necessarie rassicurazioni nelle prossime settimane” puntualizza Giorgetti, ribadendo così che per il Governo il nodo Consiglio di Stato è tutt’altro che secondario. Il titolare del Mise sottolinea in una nota di seguire “con particolare attenzione i lavoratori che non possono essere presi in giro. Voglio dire con chiarezza e trasparenza - prosegue Giorgetti - che è il momento di smettere di dire cose che in realtà non possono essere fatte, altrimenti non si troverà mai una soluzione”. 

    Fari accesi del Governo su Ilva-ArcelorMittal, dunque, e non solo perché si sta facendo un approfondimento tecnico e giuridico sul versamento dei 400 milioni alla luce del giudizio aperto davanti al Consiglio di Stato che deciderà sulle sorti dello stabilimento a metà maggio. Il Governo sta guardando anche al piano industriale frutto dell’accordo di dicembre tra Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria impianti, e ArcelorMittal, gestore degli stessi. “Con ovvio garbo istituzionale” i ministri hanno manifestato che “non sono soddisfatti e non sono tranquilli rispetto all’accordo fatto il 10 dicembre e questa è una notizia”, ha detto il segretario generale Fim Cisl, Roberto Benaglia. “L’orizzonte - ha aggiunto Benaglia - è che ministero e ministro vogliono riesaminare completamente l’accordo. Come potrà farlo, se si farà un nuovo accordo, questo è tutto da vedere. Però - ha proseguito - non si va avanti esattamente applicando quello che è già deciso”.  

 

 “Stanno studiando il piano industriale che ha degli aspetti non li convince sino in fondo prima di un investimento forte attraverso le risorse del Recovery Found - ha aggiunto Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil - noi notiamo - ha proseguito- che questo succede ogni qualvolta che cambia un ministro. È il quarto ministro che cambia da quando abbiamo fatto l’accordo e ci crea preoccupazione e incertezza”. Mentre Rocco Palombella, segretario generale Uilm, e Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, evidenziano che “aspettavamo una presa di posizione netta dopo 9 anni dall’inizio della vertenza, ma si continua a perdere tempo con il rischio serio che la situazione diventi irreparabile”. “Sembra quasi che si voglia aspettare il giudizio del Consiglio di Stato, atteso il 13 maggio, per non per assumersi le necessarie responsabilità”, sostengono Palombella e Gambardella. “Anche oggi noi - rilevano - abbiamo continuato a chiedere senza ricevere risposte”.

    Per le crisi aziendali, invece, i sindacati giudicano per ora insoddisfacente il solo annuncio che sarà istituita una task force. Bisogna, per le sigle sindacali, entrare nel merito, affrontare i problemi, salvare i posti di lavoro che stanno saltando. “Da lunedì - dice ancora Benaglia della Fim Cisl - non saremo un passo indietro in attesa della task force, ma un passo avanti per premere per far sì che le vertenze più importanti, Blutech, Termini Imerese, Whirlpool, abbiano una risposta”. Mentre per la Uilm con Palombella e Gambardella “nessun impegno concreto è stato assunto da Giorgetti e Orlando su come si vogliono affrontare le più urgenti crisi aziendali in settori strategici come aerospazio, automotive e siderurgia a fronte del presidio con centinaia di lavoratori provenienti da tutta Italia”. Infine per Re David della Fiom, “non è pensabile che le cose rimangano ferme in questo modo. Il ministro - aggiunge Re David - ha detto che lui non intende convocare per convocare. Ma intende convocare quando ha soluzioni e cose da dire. Noi insistiamo che metta in calendario gli incontri a partire dalle vertenze più urgenti e che il calendario parta da subito”. “Anche perché il Governo ha deciso - conclude Re David - che solo nell’industria, da luglio, si può licenziare”. 

 

I settori per cui l’emergenza anti-Covid ha disposto la chiusura scendono in piazza. Due le iniziative in programma, la prima oggi, riguarda le imprese del wedding, la seconda domani da parte di parrucchieri, titolari di centri estetici e tatuatori. In entrambi i casi i manifestanti lanceranno il loro grido di aiuto dalla Rotonda del Lungomare di Taranto.

“Oggi- si legge in una nota di Confcommercio- da nord a sud ‘Insieme per il wedding’: l’indotto del settore  manifesta nelle piazze italiane per gridare, con una sola voce ‘Vogliamo certezze per ripartire’. Un tema quello della ripartenza e del riavvio in totale sicurezza dell’intero indotto del wedding che Confcommercio -unitamente ad AssoEventi Confindustria- ha portato da mesi sui tavoli nazionali e regionali .

Gli operatori hanno chiesto un piano ad hoc che permetta la riapertura delle sale e la realizzazione dei matrimoni in sicurezza e che consenta di pianificare con serenità gli eventi. Ora si attende che il CTS , il comitato tecnico scientifico del Ministero della Salute, metta a punto  un protocollo delle direttive da adottare per pianificare i ricevimenti di nozze.

“L’anno scorso l’emergenza sanitaria in Puglia ha fatto saltare l’85% dei matrimoni, non eravamo preparati e abbiamo perso almeno un paio di mesi, dall’ordinanza della  Regione del  15 giugno. Non vorremmo che -spiega il presidente provinciale della categoria Wedding Confcommercio, Enea Fanelli- in assenza di direttive chiare, quando la Puglia uscirà dalla zona rossa e le condizioni sanitarie consentiranno una ripresa delle attività,   si ripetesse l’identica situazione, e perdessimo  mesi preziosi per comprendere  come ripartire.  Un matrimonio non si può organizzare in poche settimane, necessita di una programmazione di almeno un paio di mesi. Ecco perché l’indotto del wedding insiste sui protocolli di sicurezza, sulla definizione di regole chiare e certe che ci consentano di ripartire con serenità.” 

La maggior parte delle  coppie che hanno scelto di sposarsi nel 2021 sono quelle che nel 2020 hanno rinviato il matrimonio, le tipologie di attività e professionalità dell’indotto sono molteplici, il settore del wedding coinvolge il commercio, l’artigianato, il turismo con fatturati ad oggi ridotti al 90%. La Puglia è una regione in forte crescita nella top ten delle mete matrimoniali, una ragione in più – sottolineano le imprese del settore- per rivendicare attenzione e la giusta interlocuzione con il Governo nazionale.

Intanto anche sul fronte Ristori, le aspettative degli operatori sono andate deluse: “I codici Ateco nello scorso decreto – conferma il presidente Fanelli – ci avevano tagliati fuori, in quest’ultimo anche il wedding è rientrato, ma riteniamo che i ristori siano assolutamente inadeguati, a compensare la seppur minima parte delle perdite.”

Domani intanto, il settore scende in piazza alle ore 10.00 alla Rotonda del Lungomare di Taranto.”

Domani, sabato. sarà la volta delle imprese del settore BENESSERE di Confartigianato Taranto scendere in piazza per scandire tutti insieme, con una sola voce "fateci riaprire..NOI SIAMO SICURI!" Sabato 27 marzo alle 10, presso la Rotonda del Lungomare a Taranto, ESTETISTE, PARRUCCHIERI e TATUATORI sono chiamati a manifestare per richiedere la immediata riapertura delle loro attività, maggiore attenzione e sostegno da parte del Governo nazionale e locale, impegno concreto dello Stato contro il dilagare incontrollato dell'abusivismo. 

 Antonio Marinaro si è dimesso oggi da presidente di Confindustria Taranto. Era stato eletto nell’estate del 2019 e le dimissioni sono state presentate al presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana. Marinaro lo ha anche annunciato con una lettera alle istituzioni locali e alla base associativa. Le vicende di Confindustria Taranto hanno interessato anche i probiviri nazionali dell’organizzazione a seguito della frattura creatasi nell’associazione. Una parte degli imprenditori ha infatti contestato l’operato di Marinaro. Prima di diventare presidente di Confindustria Taranto, Marinaro ha guidato l’Ance, l’associazione dei costruttori edili. 

Nessun commento è stato rilasciato dal presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana, in merito alle dimissioni di Antonio Marinaro da presidente di Confindustria Taranto formalizzate questa mattina allo stesso Fontana. Il presidente di Confindustria Puglia ha solo annunciato che domani alle 18 avrà un incontro con i probiviri nazionali e i funzionari centrali di Confindustria per definire la situazione dell’associazione di Taranto.

 

Le imprese dell’indotto appalto di ArcelorMittal hanno indetto per lunedì prossimo, dalle 9, sotto la Prefettura di Taranto un sit in di protesta. Lo annuncia Confindustria Taranto. Alle 11 una delegazione incontrerà il prefetto Demetrio Martino. Le imprese sono preoccupate perché non vengono pagate da ArcelorMittal per i lavori fatti e adesso l’azienda annuncia loro che fermerà anche i cantieri per i lavori ambientali nel siderurgico. “Già preoccupate dalla perdurante situazione di incertezza e dal ritardo dei pagamenti, le aziende dell'indotto ex Ilva dello stabilimento di Taranto hanno deciso, dopo le ultime dichiarazioni di ArcelorMittal Italia inerenti la produzione e gli impianti, di chiedere un incontro urgente al prefetto di Taranto che si terrà lunedì 22 marzo alle ore 11” annuncia Confindustria Taranto. Ad incontrare il prefetto “sarà una delegazione di imprenditori della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto. I rappresentanti delle imprese, riunitisi nelle ultime ore in Confindustria, terranno un sit in pacifico e nel rispetto delle norme anti assembramento sotto la sede della Prefettura”. 

ArcelorMittal non ha versato ad Ilva in amministrazione straordinaria la rata del canone di fitto impianti per il trimestre febbraio, marzo, aprile. Il versamento sarebbe dovuto avvenire a febbraio perché il pagamento è anticipato. Lo apprende AGI. Si tratta di circa 25 milioni di euro, un importo dimezzato rispetto alla cifra originaria. Il dimezzamento è stato pattuito tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, nell’accordo del 4 marzo 2020 a chiusura di un contenzioso sul contratto di fitto che Mittal aveva aperto a novembre 2019 al Tribunale di Milano. ArcelorMittal, apprende inoltre AGI, non ha versato nemmeno la rata - anche questa in pagamento a febbraio - relativa ai cosiddetti “beni esclusi”, cioè magazzino e pezzi di ricambio. Si tratta all’incirca di altri 25 milioni di euro.

“Aminvestco è costretta ad annunciare una riduzione dei suoi livelli di produzione ed un rallentamento temporaneo dei suoi piani di investimento. Queste misure saranno in vigore fintanto che Invitalia non adempierà agli impegni presi con l’accordo di Investimento”. Lo annuncia la società di ArcelorMittal che gestisce in fitto gli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi. “Aminvestco - dice la società - fa riferimento all’accordo di investimento di firmato con Invitalia lo scorso 10 dicembre 2020 che prevede l’impegno si Invitalia a sottoscrivere e versare un aumento di capitale di euro 400 milioni entro il 5 febbraio 2021 ed una serie di altre misure per sostenere gli investimenti della società”. Per la società di ArcelorMittal Italia, “nonostante la natura vincolante dell’accordo, ad oggi Invitalia non ha ancora sottoscritto e versato la sua quota di capitale e quindi non ha adempiuto agli obblighi previsti dall’accordo”. “Questo persistente mancato adempimento sta seriamente compromettendo la sostenibilità e le prospettive dell’azienda e dei suoi dipendenti” dichiara ancora la società. 

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