Il sistema culturale tarantino, costituito da associazioni, promotori culturali ed imprese creative, si riunisce sotto l’egida della sigla “Taranto Viva, Viva Taranto” e si rivolge al nuovo Assessore Regionale alla Cultura Massimo Bray con l’intento di rivendicare la centralità di Taranto e della sua provincia all’interno del sempre più fiorente sistema culturale Puglia in previsione dei futuri  investimenti sul tema, dei protocolli stilati e al fine di “stimolare” il coinvolgimento delle associazioni , dei promotori culturali e delle imprese creative locali.

In allegato, la lettera firmata da “Gli artisti, i tecnici, gli operatori culturali e dello spettacolo, le imprese creative di Taranto e Provincia”, con la quale si rivendica l’importanza delle associazioni e degli operatori che da diversi anni ormai hanno deciso d’investire nella cultura e nella creatività puntando allo sviluppo alternativo del territorio.

Ecco il testo e i firmatari della lettera 

 

Egregio Dott. Massimo Bray, a scriverle queste righe sono gli artisti, i tecnici, gli operatori culturali e dello spettacolo di Taranto e provincia, quelli che da diversi anni sotto forma di associazione, partita iva, impresa hanno deciso di puntare sulla “Cultura” per creare reddito, occupazione e soprattutto cambiare la narrazione della nostra terra. Quelli che con coraggio hanno investito tutte le loro energie in una città che per troppi anni è stata deliberatamente tenuta fuori da qualsiasi rotta culturale, condannata alla sua unica vocazione, quella di fornire carne da cannone per gli altiforni del siderurgico.

E’ stato un processo lento ma inesorabile, nato dal basso e scollegato da qualsiasi coordinamento e intervento istituzionale, germogliato nella consapevolezza dell’enorme patrimonio storico e paesaggistico della città dei due mari e fiorito nei posti più difficili di una città difficile.

Ai teatri, i cinema e agli operatori culturali storici si sono affiancati “giovani imprenditori” e ovunque si sono accesi Caffè Letterari, laboratori artigianali, sale concerto, teatri, circoli fotografici, sono esplosi i festival, le rassegne, le mostre fotografiche. Si sono create le basi per sviluppare un importante indotto e consentire ai nostri ragazzi ( non solo artisti ma tecnici, grafici, social manager, fotografi, operatori audio-visivo, etc. ) di investire in se stessi sul territorio accantonando definitivamente l’idea di portare altrove il proprio talento.

Questa “Primavera Tarantina” che ha investito soprattutto le ultime generazioni e che ha fornito gran parte della materia prima che ha portato l’attuale amministrazione comunale a sfiorare il riconoscimento di “Capitale Italiana della Cultura 2022” ha come innesco una data ben precisa : 1 Maggio 2013.

Il movimento tellurico scatenato dalla prima edizione dall’”Uno Maggio Libero e Pensante”, un evento costruito dal basso che ha portato come per magia 50.000 spettatori provenienti da tutta l’Italia ad affollare un Parco archeologico all’epoca sconosciuto persino ai tarantini, ha generato l’onda che in questi anni è cresciuta diventando così potente da riuscire a coinvolgere partner istituzionali. Perché proprio surfando quell’onda Puglia Sounds ha avuto l’intuito di portare in riva ai due mari il Medimex, l’evento internazionale che ha definitivamente contribuito al cambio di narrazione del territorio, e Apulia Film Commission ad inaugurare finalmente il Cineporto di Taranto.

Caro Dott. Bray, come “assessore alla cultura” quello che le chiediamo è di continuare a puntare deciso sulla nostra città, di continuare a soffiare con noi su quel fuoco che arde. Certo, l’emergenza legata alla pandemia mondiale ha falcidiato il settore creando danni irreparabili al sistema, e le richieste di aiuto ad un settore in ginocchio sono incalcolabili

 

Ma noi non viviamo in una città come tutte le altre, noi viviamo in una città in cui tutti gli sforzi e i passi fatti in direzione di un futuro sostenibile vengono puntualmente vanificati e ad ogni incidente, sbuffo di vapore velenoso, giornata di wind-day, vittima del mostro, si torna alla casella di partenza.

Noi siamo a completa disposizione con la nostra passione, la nostra competenza, la nostra conoscenza del territorio e la invitiamo ufficialmente per un confronto, saremo ben felici di dimostrarle con quanto entusiasmo ed energia crediamo nella Cultura, “il modo migliore per costruire insieme un Paese in cui tutti ci possiamo riconoscere”.

Gli artisti, i tecnici, gli operatori culturali e dello spettacolo e le imprese creative di Taranto e provincia

Taranto, 22/02/21

 Associazione Culturale AFO6 ( Cinzella Festival, Spazioporto ) ;

Michele Riondino ( Artista ) ;

Diodato (Artista)

Studio Gaudio ( Impresa, studio di registrazione ) ;

Giorgio Consoli ( Artista ) ;

Ass. Il Gazebo esagonale ( La Factory handmade in Taranto ) ;

Mietta ( Artista ) ;

Renzo Rubino ( Artista ) ;

Alessandro Vitti ( Artista ) ;

Gabriella Martinelli ( Artista ) ;

Discordia ( Fiera del Disco ) ;

Ezia Mitolo ( Artista ) ;

Franzi Baroni ( Music selector, radio ) ;

Alberto Dati ( Producer ) ;

Terraross ( Muscisti ) ;

Puglia Rock ( Blog, magazine ) ;

Nunnari Grafiche ( Impresa, studio grafico ) ;

Davide Berardi ( Musicista ) ;

Cinology - Beyond Audiovisual Technology ( Impresa ) ;

Sinossi Film ( Impresa ) ;

Aracnea - Centro culturale ed artistico ( Ass. Culturale ) ;

Raimondo Musolino ( Divulgatore arte e fotografia ) ;

Awa ( Ass. Culturale ) ;

Think Ahead Studio ( Studio di registrazione ) ;

Cibo per la mente ( Caffè Letterario ) ;

Pro Loco Leporano ( Promotore Culturale ) ;

Francesco Grassi ( CEO “Love University Records” ) ;

L'Olifante ( Magazine ) ;

Massimo Cimaglia ( Artista, promotore culturale ) ;

Artesia di Ciro Merode ( “Sonora” organizzazione eventi ) ;

Giovanni Straziota Grafiche ( Graphic & Logo designer ) ;

Melga ( Musicista ) ;

Franco Cosa ( Artista ) ;

 

Cristiano Cosa ( Musicista ) ;

Elius Inferno & the Magic Octagram ( Musicisti ) ;

Francesco Lomagistro ( Musicista ) ;

Gabriele Benefico ( Artista ) ;

Alex Palmieri ( Dj, Producer ) ;

Casa Merini ( Caffè Letterario ) ;

Cinema Bellarmino ( Cinema ) ;

APS “Ammostro” ( Impresa creativa ) ;

Service Plus ( Service per eventi ) ;

Gold Stage ( Service per eventi ) ;

Fak-A ( Art container ) ;

Clamor ( Hub culturale ) ;

Ass. Culturale “Brigadoon - altre storie di cinema” ( Monsters, Taranto Horror Festival ) ;

Marc Urselli ( Sound engineer ) ;

Emanuele Barbati ( Musicista ) ;

Fabrizio Fichera ( Regista ) ;

Southern Sofa Film Factory ( Produzione audiovisivi ) ;

Teatrominimo ( Teatro ) ;

Valerio Cappelluti ( Videomaker ) ;

Francesca Gemmino ( Artista ) ;

Maurizio Greco ( Fotografo ) ;

Onehour ( Ass. Culturale ) ;

Sperimentàle ( Maker ) ;

Up to the Jefu ( Organizzazione eventi ) ;

Jlenia Mancino (Operatrice Culturale);

Tiziano Dragone (Bright Sound Studio)

Associazione “Volta la carta” (Aperitivo d’Autore)

Valentina Petrini (Giornalista, Conduttrice Televisiva)

 È morto a Bari Franco Cassano, sociologo di 78 anni, da tempo malato. Professore ordinario di sociologia all'università di Bari, è stato tra i precursori del 'Nuovo meridionalismo' e tra i protagonisti della 'Primavera pugliese', fondatore e presidente dell'associazione di cittadinanza attiva 'Città plurale'. Nel 2013 fu eletto alla Camera dei deputati con il Partito democratico. Tra le sue opere più note 'Il pensiero meridiano' da cui è tratto il passaggio che vi proponiamo 

““(…) Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro, e invece correre è guardarne solo la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada. Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani.

Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando son forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo. È suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.

Andare lenti è fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata, su una collina bruciata dall’estate, andare col vento di una barca e zigzagare per andar dritti. Andare lenti è conoscere le mille differenze della propria forma di vita, i nomi degli amici, i colori e le piogge, i giochi e le veglie, le confidenze e le maldicenze.

Andare lenti sono le stazioni intermedie, i capistazione, i bagagli antichi e i gabinetti, la ghiaia e i piccoli giardini, i passaggi a livello con gente che aspetta, un vecchio carro con un giovane cavallo, una scarsità che non si vergogna, una fontana pubblica, una persiana con occhi nascosti all’ombra. Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore, con noia e nostalgia, con desideri immensi sigillati nel cuore e pronti ad esplodere oppure puntati sul cielo perché stretti da mille interdetti.

Andare lenti vuol dire avere un grande armadio per tutti i sogni, con grandi racconti per piccoli viaggiatori, teatri plaudenti per attori mediocri, vuol dire una corriera stroncata da una salita, il desiderio attraverso gli sguardi, poche parole capaci di vivere nel deserto, la scomparsa della folla variopinta delle merci e il tornar grandi delle cose necessarie. Andare lenti è essere provincia senza disperare, al riparo dalla storia vanitosa, dentro alla meschinità e ai sogni, fuori della scena principale e più vicini a tutti i segreti.

Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce, quando la macchina inizierà a tremare sempre di più e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito.

Il pensiero lento è la più antica

costruzione antisismica (…).”p

"E' come se vent'anni di affrancamento dalla lingua assurda di Lino Banfi, contro la quale abbiamo combattuto con ogni nostra forza grazie all'insegnamento di Sergio Rubini, fossero spazzati via per relegarci nuovamente nel ghetto del Sud ancestrale, immobile, arcaico, dove si parla una lingua strascicata e succedono cose da buoni selvaggi divertenti": è il commento di Silvio Maselli - ex assessore alla Cultura del Comune di Bari ed ex presidente di Apulia film commission - dopo la prima puntata di "Lolita Lobosco", fiction di Rai 1 ambientata a Bari e tratta dai romanzi di Gabriella Genisi. La messa in onda della serie ha suscitato un mare di reazioni sui social, dove si sono svolti accesi dibattiti tra sostenitori e critici della fiction. Uno degli aspetti che maggiormente è stato criticato è il linguaggio utilizzato dagli attori, con forzature che non sono piaciute a molti baresi. Il sindaco di Bari (e presidente Anci) Antonio Decaro ha invece apprezzato la resa scenica della sua città: "Anche io, insieme a tanti milioni di italiani, stasera sto guardando su Rai1 le immagini della nostra città nella fiction "Le indagini di Lolita Lobosco". E sono orgoglioso. Bari è bellissima anche in tv" ha scritto ieri sera su facebook. Soddisfazione per la riuscita della prima puntata è stata espressa anche dall'autrice dei romanzi da cui è tratta la serie, Gabriella Genisi: "Otre sette milioni e mezzo di telespettatori e il 31.77 di shareGrazie a tutti, è un successo straordinario. Si è aperto anche un interessante dibattito sulla lingua".

I teatri comunali di Taranto e Massafra hanno aderito all'iniziativa FACCIAMO LUCE SUL TEATRO, lanciata da UNITA - Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo. Ieri sera, dalle ore 19.30 alle 21.30, il Fusco e il Nicola Resta hanno riaperto simbolicamente le porte e acceso le loro luci per dare un segnale, affinché si torni a parlare di Teatro e di spettacolo dal vivo.  A Taranto era presente anche l’attore Ettore Bassi. 

L’amministrazione comunale di Taranto, con il Teatro Comunale Fusco, aderisce alla manifestazione promossa dall’Associazione UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro ed Audiovisivo) per sensibilizzare l’attenzione di tutti nei confronti del mondo dello spettacolo e dei palcoscenici dell’intero territorio nazionale.

«Abbiamo aderito immediatamente a questa iniziativa – spiega l’assessore alla cultura Fabiano Marti. Nonostante la chiusura forzata, abbiamo fatto in modo di far vivere il Teatro e di supportare le maestranze, le compagnie, i professionisti del settore organizzando, quando possibile in presenza ma anche in streaming, iniziative volte a sostenere la cultura e il mondo del lavoro. Oggi, però, è tempo di porre all’attenzione dell’intera comunità il disagio che questo mondo sta affrontando».

 

Così, anche il Teatro comunale Fusco lunedì 22 febbraio dalle 19,30 alle 21,30 sarà illuminato. E lo farà in contemporanea con tutti i teatri italiani accogliendo e facendo propria un’azione di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica provando a non dimenticare la crisi profonda che sta vivendo, oramai da un anno, l’intera filiera dello spettacolo dal vivo.

 

È trascorso un anno dall’inizio della Pandemia. Da un anno la grave situazione sanitaria ha chiusi tutti i teatri. «Noi non ci siamo mai fermati – continua Marti - ma lunedì sera lo faremo e lo faremo insieme a tutto il mondo dello spettacolo e ci auguriamo che anche la città di Taranto accolga questo invito. Perché chiudere i Teatri è un danno morale, artistico ed economico per chi ci lavora, ma è anche una grave perdita per la comunità».

Una dottoranda in archeologia ed esperta di storia bizantina, ed una famiglia con due bimbi di 5 e 10 anni provenienti dalla provincia di Lecce, sono i primi visitatori che questa mattina hanno varcato la soglia del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MarTa), oggi riaperto alla fruizione in presenza dopo la chiusura a seguito dell’inserimento della Puglia in zona arancione. Il Museo di Taranto è uno dei più importanti al mondo per la civiltà della Magna Grecia. “Per noi è anche un segnale di speranza - -

ha detto la direttrice del MarTa, Eva Degl’Innocenti - e di buon auspicio aver visto entrare al museo, tra i primi visitatori di questa mattina, una giovane ricercatrice e una famiglia che intende far crescere i propri figli nella conoscenza delle proprie radici.

   “Auspichiamo che i fondi del Recovery Fund - dice ancora la direttrice - destinati alle nuove generazioni, alla loro formazione e alla loro crescita, siano utilizzati per una formazione efficace e di qualità della classe dirigente del futuro. Infatti, abbiamo posto al centro della progettazione strategica le scuole, i giovani e le famiglie”. Lanciata intanto la nuova campagna abbonamenti va dai giovanissimi alle famiglie, passando per gli over 65enni e le aziende. “Si tratta di abbonamenti a prezzi simbolici che consentono alla comunità, al turismo di prossimità, agli studiosi, agli studenti, agli appassionati e alle scolaresche, di accedere più volte all’anno al Museo” afferma la direttrice Degl’Innocenti. L’apertura da lunedì è dalle ore 8.30 alle ore 19.30, con turni cadenzati oggi mezz’ora, dal mattino al pomeriggio. L’ultimo ingresso dovrà avvenire entro le ore 17.30.

 

Il Museo, si spiega, è aperto dal lunedì al venerdì, esclusi il sabato e i giorni festivi, in ottemperanza del dpcm del 14 gennaio 2021. Si accederà con prenotazione obbligatoria e con un limite massimo di 15 persone ogni mezz’ora, con un percorso stabilito e accompagnato dallo staff del Museo, come da protocollo per il contenimento del virus Covid 19.

    Inoltre, il MarTa riapre con i nuovi abbonamenti a tariffe promozionali per i vari target e con validità annuale. "In questo periodo di sospensione delle attività al pubblico in presenza, il Museo di Taranto non si è mai fermato - spiega la direttrice  Eva Degl’Innocenti – ma ha proseguito le sue numerose attività di gestione, cura, studio, educazione e ricerca, di conservazione preventiva e restauro, progetti con le scuole e la comunità, di progettazione, manutenzione, di sicurezza, di comunicazione, promozione e marketing, ricerca fondi, e tutte le attività al pubblico in modalità telematica, con un dialogo quotidiano con la comunità. Ora - dichiara - la sfida sarà rappresentata dai nuovi progetti con le scuole e con i giovani, e quelli dedicati al “non pubblico” che dovremo coinvolgere". 

    “La riapertura di un Museo è un segnale importante di rinascita, più forte di quanto si possa immaginare” continua la direttrice del Museo. Infine dalle ore 11 alle ore 12, ogni giorno i curatori del Museo accoglieranno i visitatori con visite guidate ai “tesori mai visti” dei depositi e con approfondimenti tematici sulle collezioni. Le visite sono incluse nel biglietto di ingresso dal Museo. Si accede al MarTa con prenotazione obbligatoria.

 

Con la presentazione del romanzo “Sogni e altiforni - Piombino Trani senza ritorno” scritto da Gordiano Lupi e Cristina de Vita (Acar, Milano, 2018), venerdì 19 febbraio 2021, si concluderà l’iniziativa “Leggere … arma d’istruzione di massa”, un ciclo di incontri culturali online legati dal tema dell’inquinamento ambientale, della valorizzazione del territorio e del concetto “del bello” da custodire e da potenziare, a cura del Teatro delle Forche, della Cooperativa Sociale “Il Sole” e dell’associazione culturale “Spazio Teatro”, con il patrocinio del Comune di Statte e la collaborazione della Biblioteca Civica di Statte, per il progetto “PERIFERIE INFINITE. Dalle periferie locali alle periferie mondiali” (Avviso pubblico "Periferie al centro",  intervento di inclusione culturale e sociale della Regione Puglia – Assessorato all'Industria Turistica e Culturale e Assessorato al  Bilancio e programmazione unitaria, Politiche Giovanili, Sport per tutti coordinato dal Teatro Pubblico Pugliese).

Inizio alle ore 19.00, sulla piattaforma digitale Zoom. La partecipazione è gratuita ma la prenotazione è obbligatoria, inviando una mail all’indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Letture a cura di Leonida Spadaro e Matilde Cafiero.

 

Sinossi

Nel romanzo vengono narrate le vicende di un uomo e di una donna che vivono in due città diverse: Piombino e Trani. Il protagonista maschile, Giovanni, è un ex grande calciatore, partito da una piccola cittadina di provincia per poi sfondare altrove. Alla fine rientrerà a casa per gli ultimi spiccioli di carriera e poi per allenare e soprattutto vivere con il suo carico di noia e di rimpianti. Rimpianti mai del tutto confessati, neanche a se stesso, completamente incapace, come è, di amare come vorrebbe.

Debora vive a Trani e, a differenza di Giovanni, non si è mai mossa dalla sua cittadina sul mare. Trascorre la sua esistenza per un po’ nella sua attesa, tra mille speranze, ma una volta digerita l’amarezza dell’abbandono, sarà capace di trovare la dolcezza nella sua vita, nonostante il ricordo del perduto amore. Due esistenze normali in cui è facile immedesimarsi, delineate attraverso una doppia narrazione: due cuori e due penne precise. Anche la città pugliese diventa protagonista del romanzo: al lettore sembra di passeggiare accanto a Debora mentre quest’ultima percorre le strade pulsanti del porto e vive la sua quotidianità all’ombra della Cattedrale romanica.

Trani dunque una città marinara del sud, affacciata sul mar Adriatico fa da contraltare alla città post industriale del Tirreno, ad una vita fatta attraverso giri di denaro, auto lussuose e pin up, si contrappone la vita di una cittadina di provincia che, a dispetto di quello che si aspetterebbe Giovanni, tanto sonnecchiosa non è, tanto è vero che Debora, il giovane amore di Giovanni, nonostante il cuore spezzato dal dolore dimostra di essere donna forte, capace di rimboccarsi le maniche e costruire il proprio futuro.

Un libro che nasce con un ritmo lento e cadenzato, che si ravviva quando Giovanni decide di impegnarsi nuovamente nell'allenare una squadra di ragazzini del luogo e che lo porterà di nuovo sulle sponde del mar Adriatico che non lo ha mai dimenticato.

 

 

 

Presentazione al Premio STREGA 2019 a cura di Paolo Ruffilli

Un’epoca industriale tramontata fa da sfondo alle storie parallele del romanzo che Gordiano Lupi ha scritto a quattro mani con Cristina de Vita, Sogni e Altiforni (Acar Edizioni) e che porta un sottotitolo significativo: “Piombino-Trani senza ritorno”. Il romanzo in realtà si può considerare una storia unica che ha due punti di vista, per molti aspetti tali da combaciare. Il doppio racconto, intenso e coinvolgente nella sua dimensione elegiaca, è un recupero del tempo passato con i suoi ricordi, con le sue promesse e con i suoi sogni, con le sue attese e illusioni poi andate perdute ma con una carica che, nonostante il bilancio negativo del presente, continua ad alimentare le ragioni della vita. Nella consapevolezza che il passato siamo noi e che è per noi vitale il vivere con i ricordi, non di ricordi.

 

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Collabora con Futuro Europa, Inkroci, La Folla del XXI Secolo, La Linea dell’Occhio e altre riviste. Dirige le Edizioni Il Foglio, che ha fondato nel 1999. Traduce scrittori cubani: Alejandro Torreguitart Ruiz, Felix Luis Viera, Heberto Padilla, Guillermo Cabrera Infante…

Tra i suoi molti lavori ricordiamo: Nero Tropicale (2003), Cuba Magica – conversazioni con un santéro (2003), Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana (2004), Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (2004), Orrore, erotismo e pornografia secondo Joe D’Amato (2004), Tomas Milian, il trucido e lo sbirro (2004), Serial Killer italiani (2005), Nemicimiei (2005), Le dive nude - Il cinema di Gloria Guida e di Edwige Fenech (2006), Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (2006), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (2006), Avana killing (2008), Mi Cuba (2008), Fernando di Leo e il suo cinema nero e perverso (2009), Fellini - A cinema greatmaster (2009), Cozzi stellari - Il cinema di Lewis Coates (2009), Velina o calciatore, altro che scrittore! (2010), Tinto Brass – il poeta dell’erotismo (2010), Laura Gemser (2011), Fidel Castro– biografia non autorizzata (2011).

Tra i suoi ultimi progetti c’è una Storia del cinema horror italiano in cinque volumi, Soprassediamo! - Franco & Ciccio Story e Tutto Avati (con Michele Bergantin). Ha tradotto - per Minimum Fax - La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante (Sur, 2012). I suoi noir più recenti sono Sangue Habanero (2009) e Una terribile eredità (2009).

Il suo romanzo più premiato è Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino (2014), presentato al Premio Strega. Nel 2016, come narrativa, ha pubblicato Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano, presentato al Premio Strega. Sta lavorando ad alcuni libri di cinema: Daniela Giordano, il fenomeno Lacrima movie e Laura Antonelli.

 

Cristina de Vita (1970) nata e cresciuta a Statte (Taranto) sotto i fumi dell’Italsider, vive a Bari con la figlia Annalaura con cui ama viaggiare.

Laureata in Antropologia Sociale, amante dei libri e delle buone maniere, lavora presso InnovaPuglia dove si occupa di assistenza tecnica. Impegnata in diversi progetti letterari/musicali come coautrice di progetti sperimentali. Ha partecipato e vinto in diversi concorsi di poesia nazionali ed esteri. Annovera diverse collaborazioni in ambito turistico/culturale per la promozione della Puglia: sostenitrice di SIPUGLIA testata giornalistica che si occupa della Puglia segreta; con Lonely Planet; per la ricerca documentale della guida in tedesco e ceco della Puglia “APULIEN”; per la trasmissione di Michele Dalla Palma “Sentieri d’Italia” su Marcopolo canale dedicato ai viaggi e all’avventura; per la tv tedesca per un pluripremiato documentario sulle Isole Tremiti.

Ha collaborato con Lucio Dalla per la realizzazione del Festival “Il mare e le stelle” alle isole Tremiti.

Nell'ambito del Festival Itinerante della Letteratura "Spiagge d'autore" ha curato gli incontri con Carlos Albert Montaner, Gordiano Lupi e Abbas Kiarostami alle Isole Tremiti.

Nell'ultimo anno ha avviato un progetto di incontri sulla poesia di Fernando Pessoa e diversi autori e autrici dell'America Latina, tra cui Silvina Ocampo e Jorge Enrique Adoum, partecipando anche al Festival NAMASTENN organizzato da Emar Orante per FerulaFerita nella Masseria Jesce di Altamura. Ha portato in Puglia, grazie all’amicizia con Elettra Rinaldi, Juan Martin Guevana, fratello del CHE in un tour di presentazione del suo libro "Il Che, mio fratello" (Giunti Editore). Ad Irsina (Matera), nella sede della Mediateca comunale “Fedro”, ha presentato una sua mostra di fotografie dal titolo “Knockin’ On Heaven’s Door (Bussando alle porte del cielo) Piccolo viaggio in Lucania”, 24 scatti fotografici, corredati da testi scritti appositamente dalla poetessa Silvana Pasanisi e realizzati durante un viaggio compiuto con il giornalista Pasquale Dibenedetto. Una testimonianza di quanto la fotografia sia così potente e capace di trasportare in una dimensione “perduta e nostalgica”, mostra riproposta nel 2019 ad Altamura presso Masseria Jesce Teatro della Memoria

Da sempre attenta ai fenomeni sociologici e antropologici e alle questioni di genere, collabora attivamente con testate giornalistiche, associazioni del territorio e le Libreria Prinz Zaum e Libreria 101 di Bari.

 

 

“PERIFERIE INFINITE. Dalle periferie locali alle periferie mondiali”

Progetto a cura del Teatro delle Forche - società cooperativa capofila della rete costituita con l’associazione culturale “Il Serraglio” di Massafra, il Circolo Arci “SvegliArci” di Palagiano e la Cooperativa Sociale “Il Sole” di Statte - vincitrice dell’Avviso pubblico "Periferie al centro",  intervento di inclusione culturale e sociale della Regione Puglia – Assessorato all'Industria Turistica e Culturale e Assessorato al  Bilancio e programmazione unitaria, Politiche Giovanili, Sport per tutti coordinato dal Teatro Pubblico Pugliese.

Prendendo il nome da un verso del poeta Vittorio Bodini, parte da una periferia nel sud dell’Italia per guardare alle periferie del mondo e integrare le persone sia native che immigrate nel cuore dello sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità, e coinvolge i territori di Massafra, Palagiano e Statte.

 

 In occasione della festa di San Valentino che ricorre domani, il Museo archeologico nazionale di Taranto, MarTa in sigla, lancia sui propri canali social (tra i quali ora c’é anche TikTok) una intensive zoom, una ripresa nei particolari. Si tratta, si spiega, del racconto di una grande storia d’amore ma anche dell’arte della ceramica a figure rosse di una loutrophoros, il recipiente adibito al trasporto d’acqua per i rituali purificatori delle giovani spose, finita illegalmente negli Stati uniti e restituita all’Italia nei primi anni 2000 grazie all’intervento del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Il vaso di manifattura apula, datato fra il 340 e il 330 a.C. e prodotto nella Puglia centro-settentrionale, racconta la vicenda mitologica di un grande amore: quello tra la figlia dei re dell’Etiopa Andromeda e l’eroe Perseo. Per Eva Degl’Innocenti, direttrice del MarTa, “Andromeda e Perseo, insieme al mostro marino e al dio alato dell’amore, sono i protagonisti di un piccolo film dell’epoca. Si vedono, infatti, Andromeda legata ad uno scoglio e condannata, a causa dell’ira del dio del mare Poseidone, ad essere divorata da un mostro marino e Perseo, novello principe azzurro, che la porta in salvo”. “E’ un modo per incuriosire e tornare a portare l’arte, la cultura e l’archeologia più vicino ai ragazzi - dichiara la direttrice Degl’Innocenti -, ma anche per attualizzare le grandi storie d’amore che da sempre caratterizzano le grandi civiltà del nostro tempo e del passato e di cui il MarTa è pregno di testimonianze”. 

Col passaggio della Puglia in zona gialla,  da lunedì 15 febbraio sarà nuovamente aperto alla popolazione per le visite guidate individuali o per gruppi (massimo 12 visitatori per gruppo) il Castello Aragonese di Taranto, antica fortezza della Marina Militare che domina il canale navigabile. Lo annuncia il comando di Marina Sud che ha sede a Taranto. Le visite, completamente gratuite, avverranno nel rispetto delle regole anti Covid. Le visite, si spiega, saranno possibili preferibilmente con prenotazione all’Ufficio Cerimonie e Visite del Comando Marittimo Sud della Marina Militare (tel. 099/7753438). I giorni e gli orari delle visite guidate sono dal lunedì al venerdì, con 10 turni di circa 45 minuti, ogni ora intera a partire dalle 9 e fino alle 19 (ad esclusione delle 13). Sabato e domenica invece chiusura del Castello Aragonese alle visite. Nell’atrio d’ingresso al Castello, comunica la Marina Militare, i visitatori dovranno compilare e firmare la liberatoria che includerà la dichiarazione di assenza d’infezione da Covid 19 e di obbligo di quarantena. L’accesso al Castello, si evidenzia, “è consentito solo ai visitatori provvisti di mascherina da indossare per l’intera durata della visita. Gli stessi saranno sottoposti al controllo della temperatura con termo scanner”

 

Il lavoro e la precarietà sociale della vita nelle periferie.

In attesa di poter tornare in scena, il Teatro delle Forche, nei giorni 7 e 8 febbraio 2021, renderà disponibile online lo spettacolo “Come tu mi vuoi”, vincitore nel 2019 del bando nazionale dell’ARCI  “In Scena”.

La compagnia, che gestisce il Teatro Comunale di Massafra, avrebbe voluto replicare la produzione – tratta da due racconti di Tommaso Pincio e Christian Raimo – per il progetto PERIFERIE INFINITE. Dalle periferie locali alle periferie mondiali” (Avviso pubblico “Periferie al centro”,  intervento di inclusione culturale e sociale della Regione Puglia – Assessorato all’Industria Turistica e Culturale e Assessorato al  Bilancio e programmazione unitaria, Politiche Giovanili, Sport per tutti coordinato dal Teatro Pubblico Pugliese).

Tuttavia, non potendo ancora incontrare gli spettatori in presenza, a causa delle restrizioni legate alla diffusione del contagio da Covid-19, e con l’auspicio di poter tornare a fare presto attività dal vivo, domenica e lunedì, renderà disponibile lo spettacolo online sulla piattaforma Vimeo. L’accesso avverrà sul sito www.teatrodelleforche.com.

“Come tu mi vuoi” – regia di Giancarlo Luce, in scena Giancarlo Luce e Ermelinda Nasuto  - mette in scena il non-incontro tra due vite accomunate nella miseria di un lavoro impossibile persino da raccontare.

Il lavoro è il centro attorno a cui gravita tutto lo spettacolo, eppure si nasconde, si nega costantemente nelle parole che talvolta provano a dirlo senza riuscirci, indugiando invece su una parossistica etica della performance inscenata dagli abiti da fitness indossati dagli attori e dall’allenamento a cui si sottopongono.

I due corrono, sì. Ma non inseguono qualcosa o qualcuno. Sembrano alternativamente impegnati a tenersi pronti per qualcosa senza preoccuparsi neanche di capire cosa sia; oppure alla ricerca di un benessere posticcio che non serve a sradicare il male ma solo cercare di dimenticarlo.

È l’attuale condizione di malessere della maggioranza. Di coloro che vivono correndo sui bordi delle grandi arterie della società tra impedimenti e ostacoli, tra omissioni, frasi tronche che tolgono il respiro in tempi di prospettive schiacciate, secondo un ritmo affannato e contagioso che dà forma alla nientificazione. Precari nel lavoro e nell’identità e orfani di un aggregato sociale.

Costumi di Mariella Putignano. Ideazione luci Franz Catacchio.

Il progetto “PERIFERIE INFINITE. Dalle periferie locali alle periferie mondiali”, a cura del Teatro delle Forche – società cooperativa capofila della rete costituita con l’associazione culturale “Il Serraglio” di Massafra, il Circolo Arci “SvegliArci” di Palagiano e la Cooperativa Sociale “Il Sole” di Statte – vincitrice dell’Avviso pubblico “Periferie al centro”,  intervento di inclusione culturale e sociale della Regione Puglia – Assessorato all’Industria Turistica e Culturale e Assessorato al  Bilancio e programmazione unitaria, Politiche Giovanili, Sport per tutti coordinato dal Teatro Pubblico Pugliese – prendendo il nome da un verso del poeta Vittorio Bodini, parte da una periferia nel sud dell’Italia per guardare alle periferie del mondo e integrare le persone sia native che immigrate nel cuore dello sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità, e coinvolge i territori di Massafra, Palagiano e Statte.

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