Taranto si appresta ad ospitare per La serata inaugurale del prossimo 21 agosto capi di Stato, capi di Governo e Ministri. 

A rappresentare l’Italia alla

Giornata di apertura dei Giochi ci sarà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre dovrebbe essere della partita per la Giornata di chiusura la Premier Giorgia Meloni.

Notizia da confermare potrebbe essere quella che dà la presenza a Taranto per il Prossimo 21

agosto del Principe Alberto Ranieri di Monaco che potrebbe essere accompagnato dalla consorte .

Insomma i Giochi del

mediterraneo 2026 iniziano a prendere forma ed anche con presenze illustri.

Tantissimi gli artisti che animeranno la cerimonia inaugurale, a cominciare da Mietta e Diodato, tarantini che con la loro musica hanno sempre espresso il legame profondo che li lega alla loro terra di origine. Intanto martedì  21 luglio, alle ore 21:00, Piazza della Vittoria si accenderà per "Meno 30 con RDS": l’evento che darà ufficialmente il via al conto alla rovescia verso i XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, ad un mese dalla Cerimonia di Apertura.

Sarà una serata di festa, musica e partecipazione, realizzata insieme a RDS 100% Grandi Successi, Radio Ufficiale dei Giochi. Sul palco: Don Cash, le ballerine di RDS e la Mascotte ufficiale dei Giochi, pronti a coinvolgere il pubblico in un evento emozionante e gratuito, aperto a tutta la città.

Questo appuntamento segna il primo grande momento di condivisione con la comunità, un'occasione preziosa per far crescere l'entusiasmo attorno ai Giochi. 

 

di Ingrid Iaci 


Parola d'ordine riqualificare, attraverso interventi finalizzati a rendere ancora più bella e attrattiva la nostra terra. Una tendenza che in Puglia sta prendendo piede grazie a imprenditori che decidono di investire contribuendo a consolidare questo percorso. Ed è da questa consapevolezza che nasce "Borgo Galante" intuizione della famiglia Montanino, una struttura nel cuore della campagna ostunese, proprio al confine con Martina Franca, nata dal coraggioso investimento dell'imprenditore tarantino e dei suoi tre figli. Non si tratta solo di un'opera di riqualificazione: è una scelta che parla di radici, di amore per la Puglia e del desiderio di lasciare alle future generazioni un patrimonio concreto fatto di lavoro, bellezza e cura del territorio.

I ruderi che punteggiavano la proprietà sono stati recuperati con rispetto e gusto, trasformandosi in suggestivi trulli che offrono ospitalità e quiete. Ogni unità conserva l’anima del luogo: pietra a vista, volte imbiancate e dettagli che richiamano la tradizione. Tutto punta a coniugare benessere e autenticità, tradizioni e modernità.

"Ho scelto di coinvolgere attivamente i miei tre figli nella gestione quotidiana del Borgo, trasformando l’iniziativa in una vera e propria missione familiare condivisa - ha dichiarato l'imprenditore tarantino - non ho inteso solo lasciare una proprietà: piuttosto per me si è trattato di una trasmissione di valori importanti come il rispetto per la terra, la cura della bellezza rurale e l’importanza del lavoro ben fatto che si concretizza in un’impresa fatta su misura per loro in termini di ospitalità e sviluppo locale.

Tengo a precisare che la riqualificazione che abbiamo progettato  insieme - ha aggiunto il patron di Borgo Galante - è una testimonianza di sostenibilità culturale: abbiamo, cioè, inteso valorizzare ciò che già esisteva, salvare i ruderi dalla dimenticanza e restituirli alla comunità attraverso un’attività capace di generare occupazione e promuovere il territorio. I miei figli si sono occupati di tutti gli aspetti per così dire "più moderni": l'angolo fitness è una loro idea, ad esempio, e di tutto ciò che riguarda la salvaguardia dell'ambiente, come l'utilizzo di materiali ecosostenibili, aspetti questi a cui loro tengono molto.

Non è stato sempre semplice essere in sintonia con le loro idee- ha confessato in conclusione l'imprenditore - le differenze di visione si sono sentite tutte, ma alla fine credo che abbiamo fatto un buon lavoro, creando non una semplice struttura ricettiva ma un luogo in cui il passato rurale dialoga con un presente attento al benessere e al rispetto del paesaggio."

L’artista pugliese chiede “se tutto sparisse oggi, voi cosa terreste?

 

 

Mercoledì 22 luglio il Mon Rêve Summer Festival” ospiterà, in una grande esclusiva regionale, una tappa di “Extra terreste”, il nuovo tour musicale, comico e spirituale di Gio Evan, una delle voci più originali della scena artistica italiana!

Il pugliese Gio Evan, che pratica lo sciamanesimo, è scrittore e poeta, filosofo, umorista, performer, cantautore e artista di strada: ha costruito il suo mondo a partire dalle periferie del sistema e ne ha fatto un linguaggio diretto e mai banale.

Autoironico, ma schivo, Evan è un artista poliedrico che si è imposto nel panorama italiano per il suo personalissimo percorso artistico che intreccia musica, parola e ricerca interiore.

 

Nello spettacolo “Extra Terreste”, Gio Evan riflette e fa riflettere sulla contemporaneità, sulla tendenza all’accumulo e il conseguente allontanamento dall’essenziale: in un viaggio intimo e leggero, l’autore attraversa il confine sottile tra cura e controllo, tra attaccamento e presenza, tra ciò che scegliamo di conservare e ciò che finisce per consumarci.

Con le sue insolite acrobazie di parole, Gio Evan attraversa il confine sottile tra cura e controllo, tra attaccamento e presenza, tra ciò che si conserva e ciò che ci consuma. Un viaggio intimo e leggero per imparare non solo a lasciare andare tutti gli extra che ci appesantiscono. ma anche a lasciar tenere. Lasciare che tutto il resto lo abbiano gli altri.

Lo spettacolo “Extra terreste” interroga la nostra epoca di accumulo e il nostro allontanamento dall’essenziale, raccolto in un unico verbo: tenere. Tenere cose in vita o tenere cose dalla vita? Tenersi o trattenersi? Lasciare o ottenere?

E alla fine del suo spettacolo, dal palco del Mon Rêve Ecogreen Resort Gio Evan chiederà al pubblico: “se tutto sparisse oggi, voi cosa terreste?” Da qui il titolo dello spettacolo “Extra terreste”, in cui “terreste” è la seconda persona plurale del condizionale presente del verbo tenere!

 

Lo spettacolo di Gio Evan “Extra terreste” si terrà mercoledì 22 luglio, con inizio ore 21.30, al Mon Rêve Ecogreen Resort, sulla litoranea salentina; i biglietti, con posti in piedi, possono essere acquistati direttamente al botteghino del Mon Rêve Ecogreen Resort (info 099.7312185 - 3357708125) o, con il sovraprezzo per il diritto di prevendita, online sul sito www.monreve.it o sul circuito TicketOne.

 

Mercoledì 22 luglio a Crispiano la critica dei nuovi media presenterà la sua inchiesta sull’intelligenza artificiale “La tua solitudine è il nostro business”, pubblicata da Rizzoli. Appuntamento nella settecentesca Masseria Triglie, ticket sul circuito Postoriservato

 

 

Ad Aperitivo d’Autore è la volta di Serena Mazzini che il 22 luglio, a Crispiano, parlerà del suo nuovo libro, La tua solitudine è il nostro business(Rizzoli).

 

Dopo il successo de Il lato oscuro dei social network, l’autrice è da poco uscita con un’altra inchiesta in cui spiega come l’intelligenza artificiale sta trasformando le relazioni umane. Attraverso ricerche, dati e osservazione diretta, il libro indaga fenomeni come fidanzati virtuali, robot sociali e algoritmi progettati per monetizzare la fragilità umana.

 

L’appuntamento è alle ore 20 a Masseria Triglie, dove il pubblico, come consuetudine del format di Volta la carta, avrà modo di gustare un ricco aperitivo stavolta abbinato agli storici vini di Cantine Lizzano.

 

Ad accompagnare nella discussione l’esperta in social media strategy e critica dei nuovi media sarà il direttore artistico di Aperitivo d’Autore, Vincenzo Parabita. Si preannuncia una serata di sapori autentici e di riflessioni attuali e non più rimandabili.

 

L’ingresso è con ticket esclusivamente in prevendita sul circuito Postoriservato al link https://bit.ly/44E4SS3 e nei punti vendita autorizzati. Sarà possibile acquistare i ticket fino alle ore 19 del giorno dell'evento. Per ulteriori informazioni: 380.4385348 -  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Due persone sono state arrestate e condotte in carcere a Taranto nell’ambito dell’operazione “I giorni del cielo” condotta dai Carabinieri di Taranto sotto il coordinamento della Procura della Repubblica. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di complesso zootecnico composto da tre aziende insieme a somme per oltre un milione di euro. L’indagine è partita dalla morte di un lavoratore indiano, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2024 dopo la caduta da una pala caricatrice. Gli accertamenti successivi avrebbero fatto emergere un quadro molto più ampio, caratterizzato da presunto sfruttamento della manodopera straniera, gravi carenze in materia di sicurezza e una gestione illecita dei reflui zootecnici. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni lavoratori sarebbero stati impiegati per dodici o tredici ore al giorno, con retribuzioni inferiori a tre euro l’ora, senza adeguati riposi e in condizioni di particolare vulnerabilità. Sul fronte ambientale, inoltre, sarebbe stato realizzato un sistema abusivo per convogliare i liquami in un grande lago artificiale, all’interno di un’area sottoposta a vincoli paesaggistici e naturalistici. Le quattro persone indagate rispondono, a vario titolo, di reati tra cui omicidio colposo aggravato, caporalato, inquinamento e disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti e impiego di lavoratori stranieri irregolari. I dettagli sull’operazione e sugli sviluppi dell’indagine sono stati  illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà oggi alle 11 nella sede del comando Carabinieri di Taranto, alla presenza del procuratore capo di Taranto, Eugenia Pontassuglia, e del comandante provinciale, colonnello Antonio Marinucci. 

Secondo l’ipotesi accusatoria, il decesso del bracciante si inserirebbe in un sistema caratterizzato da irregolarità strutturali nell’organizzazione dell’attività aziendale e sfruttamento della manodopera straniera. Le verifiche eseguite sui luoghi, le dichiarazioni raccolte, le immagini acquisite e le tracce repertate dalla sezione Investigazioni Scientifiche avrebbero consentito di ricostruire la dinamica dell’evento, riconducibile alla caduta del lavoratore da una pala caricatrice in seguito all’impatto del mezzo contro una barriera in cemento del tipo “New Jersey”. Il corpo del lavoratore, che aveva assunto una quantità importante di alcolici e si sarebbe trovato seduto sul sedile del mezzo - risultato privo di sistemi di ritenuta quali cinture di sicurezza o altri dispositivi -, sarebbe stato sbalzato a terra dopo l’urto. Il mezzo, ritrovato obsoleto e con organi meccanici esposti, avrebbe esposto l’operatore a rischi di impigliamento, ustione ed eventuali scosse elettriche. L’uomo, irregolare sul territorio nazionale, non avrebbe mai conseguito i titoli necessari per condurre la pala meccanica, con la quale, peraltro, sembrerebbe stesse trasportando rifiuti in plastica da destinare alla successiva combustione. L’indagine ha poi portato alla contestazione dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento del lavoro, caporalato. Le dichiarazioni dei dipendenti, confrontate con i contratti, le buste paga, le comunicazioni obbligatorie e la documentazione contabile, avrebbero fatto emergere turni iniziati frequentemente nelle prime ore del mattino e protratti fino alla sera con pause minime o inesistenti. Le mansioni dei lavoratori, alcuni dei quali clandestini o comunque irregolari sul territorio nazionale, comprendevano la mungitura, la pulizia delle stalle, l’alimentazione del bestiame, la movimentazione dei reflui e la conduzione di mezzi meccanici, spesso senza una precisa delimitazione dei compiti. Le somme formalmente indicate nelle buste paga non corrispondevano a quelle effettivamente trattenute dai dipendenti, poiché una parte sarebbe stata restituita al datore di lavoro, che, in alcuni casi, avrebbe provveduto al pagamento in contanti anziché mediante accrediti bancari tracciabili, come previsto. Secondo quanto accertato, grazie alla mancata corresponsione delle somme effettivamente dovute ai lavoratori, i datori di lavoro avrebbero ottenuto un risparmio illecito complessivamente superiore a 300.000 euro. 

  I lavoratori vivevano all’interno dell’azienda, dipendevano dal datore di lavoro anche per l’alloggio e per gli spostamenti e disponevano inoltre di possibilità assai limitate di sottrarsi alle condizioni loro imposte. Alcuni di essi hanno riferito di aver lasciato il proprio paese dopo aver venduto tutto ciò che possedevano, affrontando viaggi lunghissimi e devastanti per raggiungere l’Italia e trovandosi ancora oggi a dover restituire, in India, le somme ricevute da chi li aveva aiutati economicamente.

Secondo quanto accertato, i lavoratori vivevano in ambienti da ritenersi insalubri, situati a ridosso delle stalle in cui erano presenti i capi di bestiame e caratterizzati da vistose chiazze di muffa sui muri, in condizioni del tutto inidonee sotto il profilo della salubrità, dell’igiene e della sicurezza. Per la maggior parte originari della regione indiana del Punjab, sarebbero stati inoltre controllati a distanza mediante telecamere wi-fi installate in assenza delle necessarie autorizzazioni. I lavoratori, secondo l’indagine, non avrebbero goduto di ferie e riposi e sarebbero stati costretti a nutrirsi quasi esclusivamente di cipolle, patate e legumi e di altri alimenti economici e non facilmente deperibili, sia per ragioni economiche, sia per la mancanza di tempo libero dovuta ai ritmi di lavoro. Ma le irregolarità non avrebbero riguardato soltanto orari e retribuzioni. Sul piano della salute e della sicurezza, gli accertamenti avrebbero documentato visite mediche obbligatorie mai effettuate o eseguite soltanto dopo l’avvio dell’indagine, una sorveglianza sanitaria incompleta e la mancata valutazione di rischi specifici connessi al contatto con animali e reflui zootecnici. I fotogrammi acquisiti dal sistema di videosorveglianza interno hanno poi consentito di appurare nell’indagine che i lavoratori colpiti da “leptospirosis” (malattia batterica trasmissibile dagli animali all’uomo), sarebbero stati impegnati nella sala di mungitura senza mascherine, protezioni per gli occhi e indumenti impermeabili, con un evidente rischio di contagio delle vittime. 

"Da un episodio che poteva essere confinato in un ambito stretto, grazie agli approfondimenti investigativi si é invece riusciti a ricostruire un mondo di illegalità". Lo ha detto oggi il procuratore capo di Taranto, Eugenia Pontassuglia, spiegando l’operazione dei Carabinieri che ha portato in carcere due imprenditori agricoli, alla denuncia di altri quattro, al sequestro di tre aziende agricole e zootecniche, nonché di altri beni e somme per oltre milione di euro. Contestati vari reati: omicidio colposo aggravato, caporalato, inquinamento e disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti e impiego di lavoratori stranieri irregolari. Gli imprenditori arrestati e finiti in carcere sono padre e figlio, Giovanni e Carlo Giannico di Laterza. Citando l’ordinanza del gip, il procuratore capo di Taranto ha detto che "il decesso del lavoratore non appare un episodio isolato o meramente contingente, ma l’esito estremo di un modello organizzativo caratterizzato dalla sistematica compressione dei costi del lavoro e delle garanzie prevenzionistiche. La morte si colloca all’interno di un quadro aziendale dove la sicurezza sul lavoro e la tutela dell’integrità psico fisica dei prestatori risulta stabilmente asservita ad una logica di contenimento della spesa e di massimizzazione del profitto". Le aziende finite sotto sequestro formano, ha aggiunto il procuratore, "un complesso che costituisce una delle realtà più grandi del Paese. Si é arrivati a questo risultato - ha evidenziato il magistrato - grazie al lavoro sinergico dei Carabinieri e degli organi tecnici come Ispra e Spesal per le gravi violazioni ambientali accertate nel corso delle indagini. Nella notte del 24 e 25 maggio 2024 - ha ricostruito Pontassuglia - un imprenditore agricolo porta all’ospedale di Castellaneta il corpo esanime di un cittadino indiano che indossava abiti da lavoro. Emerge subito che quel lavoratore era dipendente di quell’imprenditore che dichiarava di averlo assunto a nero. L'autopsia - ha aggiunto Pontassuglia - consente di riscontrare che la morte dell'uomo é dovuta a una precipitazione dall’alto, da un'altezza compatibile con il sedile della pala meccanica. Da qui sono partiti altri accertamenti e approfondimenti che ci hanno permesso di far emergere un contesto di illegalità diffusa. I reati accertati riempiono pagine e pagine, spaziano in settori diversi, e costituiscono il corpus dell’attività penale in questo territorio tra cui inquinamento e disastro ambientale". "Da una morte sul lavoro é emerso c’era un sistema di sfruttamento anche di irregolari sul territorio nazionale" ha commentato il colonnello Antonio Marinucci, comandante dei Carabinieri di Taranto. Che, sui gravi reati ambientali contestati, ha aggiunto: "C’era un punto di raccolta di oltre 5mila metri quadrati che é andato crescendo e con un sistema di irrigazione creato ad hoc, quest’acqua veniva utilizzata per i terreni circostanti".

Sott ’u sole, core che canta,

vita che gira e non si stanca

mani nel vento occhi nel blu

questa bellezza non passa più.

 

C’è un mare antico che parla piano

Porta le stelle di mano in mano

Mescola i sogni, le voci, l’età

E fa del mare una sola città.

 

Mediterraneo radice e futuro

Ponte di luce sopra ogni muro

Qui la bellezza non chiede perché

Batte nel cuore e balla con te.

Ecco la colonna sonora dei

Giochi del Mediterraneo Taranto 2026. Il video clip è stato presentato oggi. C Il brano è stato composto da Roberto Molinelli, su testi di Melissa Mastrolorenzi per l’Orchestra ICO Magna Grecia e Coro dei Volontari dei Giochi del Mediterraneo. A dirigere Orchestra e Coro il Maestro Piero Romano, ad interpretarlo Mietta.

Definisci ricatto occupazionale. Definisci disastro ambientale. Definisci zona di sacrificio. E avanti così per raccontare una storia che fa male scrivere. Ora definisci Taranto. Usa parole chiare, nette, taglienti, l'ultimo manifesto che le realtà associative e i movimenti tarantini hanno voluto affiggere in via Dante, a Taranto. Oggi la conferenza stampa di presentazione di questo nuovo atto di testimonianza, di denuncia, di sensibilizzazione.

"Una strada dalla quale chi lotta per la chiusura dell'Ilva, e di tutte le fonti inquinanti, invasive, non compatibili- come hanno sottolineato i promotori dell'iniziativa- non si può prescindere. 

Per amore di Taranto, dei nostri figli e nipoti, delle future generazioni e di noi stessi. E chi ce lo fa fare? - si domandano provocatoriamente gli attivisti- L'orgoglio di essere tarantini e la dignità di esseri umani.

A volte bisogna regalare due ore della nostra vita alla terra che ti accoglie e che qualcuno continua a ferire. Questa è una di quelle volte, come illustra benissimo il manifesto davanti al quale siamo  perché bisogna continuare a difendere il nostro territorio."

Questi i promotori:  APS Genitori Tarantini; Terra Jonica; Coordinamento Cittadino Lido Azzurro; Comitato Quartiere Tamburi;

Dis-Education; Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti; Associazione Progentes; Comitato Qualità per la Vita; Rete Difesa Fiume Tara; Gambe di Mazinga; LMO – Sindacato di Base; APS Fotografi per Passione Taranto; A.N.T.A. – Associazione Nazionale Tutela Ambiente; Associazione Nobilissima Taranto; Comitato Donne e Futuro per Taranto Libera; Palazzo Ulmo; Comitato Taranto L.I.D.E.R.; PeaceLink.

 

di Lucia Pulpo 

 

La stagione  estiva è sinonimo di spiaggia e mare, soprattutto nei Comuni costieri come Taranto.

Un sinonimo che cambia significato  se a pronunciarlo è una persona con disabilità. Il problema non riguarda, esclusivamente, Taranto o la sua provincia, così avendo incontrato il dott. Antonio Giampietro, garante regionale dei diritti delle persone con disabilità, gli abbiamo chiesto cosa poterci aspettare se non ora, almeno nel prossimo futuro e quali sono le novità a cominciare da "Granello d'Oro" sinonimo di accessibilità e inclusione.

Le spiagge accessibili, anche in Puglia, sono un miraggio… Cos’è “Granello d’oro”, un’altra autocertificazione?  

Granello D’oro è un riconoscimento assegnato alle spiagge pubbliche o private che abbiano manifestato interesse al riconoscimento di qualità delle Spiagge Sostenibili e Inclusive e all’istituzione della Rete delle Spiagge Sostenibili e Inclusive di Puglia. La domanda è stata inoltrata telematicamente con documenti e certificati specifici per attestare la validità delle dichiarazioni con allegate immagini fotografiche. “Granello d’oro” è stato realizzato con la determinazione della Dirigente del Servizio Demanio Costiero e Portuale e dipende dall’assessorato all’urbanistica, pertanto non conosco i dettagli ma, immagino, siano previsti controlli stringenti. Purtroppo, le  spiagge accessibili, nella nostra regione, sono troppo poche e questo riconoscimento vuole incentivare, spronare e creare interesse verso buone pratiche di inclusività sociale, sostenibilità ambientale, accessibilità universale; verso un miglioramento qualitativo dei servizi già offerti. 

 

Spesso, una persona disabile per andare in spiaggia, deve essere munita d’accompagnatore, nell’accessibilità delle strutture la mancanza di personale formato non è comparabile a barriere architettoniche? Bastano una pedana e una sedia job a rendere “accessibili” le spiagge?

Ha ragione ma, la normativa vigente prevede la semplice accessibilità strutturale. Sono d’accordo con la necessità di personale specializzato o formato; ho lavorato e sono riuscito ad ottenere delle modifiche alla legge regionale 48. Riusciremo a migliorare. Intanto “Granello d’oro” prevede due livelli qualitativi: quello basico e quello con offerte superiori, a cui si accede dopo il soddisfacimento dei requisiti basici. Iniziamo a innestare un circuito positivo,  stiamo cercando di guardare in prospettiva e i risultati non mancheranno.

Ci siamo incontrati al DSM (Dipartimento di Salute Mentale) di Taranto, per un incontro su vita indipendente e la riforma sulla disabilità… un cambio di paradigma, rispetto alle norme vigenti. In un paese dove i PEBA ancora non sono stati attuati, che possibilità avrà la riforma?

No, non confondiamo le cose. I PEBA vanno realizzati e punto. Su questo non transigo. La Regione Puglia ha già messo a disposizione dei Comuni incentivi anche economici. Io ciclicamente richiamo i Comuni che non hanno ancora studiato un piano di eliminazione delle barriere architettoniche, capisco le difficoltà dei Comuni piccoli o di quelli storici ma non ci sono scuse. Pochi giorni fa ho scritto una mail ad un Comune che sta rimandando l’attuazione dei PEBA da due anni  circa. Per quanto riguarda la Riforma della Disabilità, in vigore da Gennaio 2027, sarà arduo cambiare subito paradigma, un passetto alla volta, diverrà pienamente accessibile a tutti. Siamo determinati quanto fiduciosi.

 

A settembre, ci sarà il Disability Pride Puglia, una manifestazione itinerante che unisce la lotta per la rivendicazione dei diritti  civili alla festa con cui sottolineare la determinazione e la coscienza del nostro esserci. Il garante regionale sarà con i cittadini con disabilità?

Certo, due anni fa ho partecipato al Disability Pride a Taranto, lo scorso anno ha dato il patrocinio al Disability Pride Puglia e anche quest’anno ci sarò; intanto ho già ricevuto l’invito dalla rete di Foggia. La cooperazione con i  cittadini e le associazioni… è fondamentale per arrivare al traguardo, a piccoli passi ma sempre avanti.

Grande appuntamento giovedì 16 luglio allo Yachting Club di San Vito. Ospite della rassegna L’Angolo della Conversazione, l’attesissimo e amato Maurizio De Giovanni, scrittore, giornalista, sceneggiatore, drammaturgo e autore di popolari serie poliziesche come quelle del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre e di Sara Morozzi.
Il celebre scrittore partenopeo presenterà, con inizio alle 21:00, “Il tempo dell’orologiaio”, secondo capitolo della saga iniziata con ”l’Orologiaio di Brest”.
Il libro, edito da Feltrinelli, è un noir intenso che si snoda tra il presente e gli anni di piombo, muovendosi in un'indagine senza tracce in cui il protagonista deve scavare nel passato e scendere a patti con disillusioni e tradimenti.
Il fascino del giallo e il respiro del mare si incontrano dunque in una serata speciale dedicata a Maurizio De Giovanni che torna a regalare al pubblico una narrazione dal ritmo travolgente, dove a mancare è proprio il tempo, quel bene prezioso che neanche il più abile artigiano riesce a dilatare.
Carlo Malavasi, nome di battaglia ‘Sergio’, è stato per oltre quarant’anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza. A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen. Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che gli ha raccontato per tutta la vita di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui Andrea scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla. E allora il tempo accelera. E deraglia. Carlo e Andrea iniziano la caccia. Con loro c’è Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo: carattere ruvido, troppo simile a quello del nonno. Un trio improbabile, costretto a muoversi in un’indagine senza tracce, e con poche certezze. L’unico appiglio è una pista polverosa che affonda nel passato. Per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, e scovare chi lo ha venduto – quarant’anni prima – a un oscuro centro di potere che proietta la sua ombra ovunque. Dovrà scivolare nelle pieghe di quel decennio che non passa, misurando quanto possano essere profonde le disillusioni, ostinata la fedeltà a un’idea ormai sconfitta, irrimediabile il tradimento e indelebile il dolore. Perché non si esce vivi dagli anni ottanta.
Maurizio De Giovanni porta alla luce verità indicibili e segreti inconfessabili, in una lotta travolgente con un tempo che non assolve e che presto o tardi presenta il conto.
Dialogherà con l’autore la giornalista Luisa Campatelli.
Event Partner della serata Formare Puglia.
Prenotazione posti sulla piattaforma Eventbrite e al botteghino dello Yachting Club.
Infoline 335/6386685.

                                                

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