Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator
Preferenze sui cookie
Giornale di Taranto - Artigianato, Commercio & Agricoltura

Gli imprenditori dell’indotto di Acciaierie d’Italia che fanno capo ad Aigi  sono rimasti  sotto la Prefettura di Taranto tutta la notte. Ieri  mattina gli imprenditori, che protestano per il mancato pagamento dei crediti milionari che avanzano verso Acciaierie, si sono incatenati sotto il Palazzo del Governo e hanno consegnato al prefetto di Taranto, Paola Dessì, le chiavi delle loro imprese. Poi una delegazione si è spostata a Bari per incontrare il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, mentre la maggior parte degli imprenditori è rimasta sotto la Prefettura. Si é quindi deciso di proseguire il sit in anche nella nottata. In prossimità della Prefettura sono stati montati dei bagni chimici. Dopo l’incontro col governatore Emiliano, e gli assessori regionali Alessandro Delli Noci (Sviluppo economico) e Sebastiano Leo (Lavoro), Fabio Greco, presidente di Aigi, ha dichiarato: “Ringraziamo il presidente e il suo staff per l’incontro di oggi, perché ci ha dato la possibilità di definire alcuni punti e comprendere meglio quelle che sono le normative vigenti che vincolano questi pagamenti. Gli imprenditori che adesso sono in presidio fisso sotto la Prefettura di Taranto rischiano il fallimento non per incapacità, ma per colpa di un mancato accordo tra Invitalia e Arcelor Mittal. Chiaramente - ha detto Greco - noi rimarremo in presidio. Abbiamo chiesto al prefetto un incontro urgente con tutti gli attori per trovare una soluzione immediata perché non è possibile né andare in amministrazione straordinaria, né in composizione negoziata”.

    “L\'unica possibilità - ha sostenuto il presidente di Aigi - è un accordo bonario tra le parti per poter pagare i crediti immediati ai nostri fornitori per un ammontare di circa 140 milioni di euro. Questo ci darebbe la possibilità di ripartire con più serenità sin da subito. Tolti i presidi, la fabbrica è comunque deserta. Non c\'è nessuno dell\'indotto che è uscito a lavorare perché mancano i fondi per poter pagare i dipendenti”. 

Gli imprenditori dell’indotto di Acciaierie d’Italia che fanno capo ad Aigi  sono rimasti  sotto la Prefettura di Taranto tutta la notte. Ieri  mattina gli imprenditori, che protestano per il mancato pagamento dei crediti milionari che avanzano verso Acciaierie, si sono incatenati sotto il Palazzo del Governo e hanno consegnato al prefetto di Taranto, Paola Dessì, le chiavi delle loro imprese. Poi una delegazione si è spostata a Bari per incontrare il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, mentre la maggior parte degli imprenditori è rimasta sotto la Prefettura. Si é quindi deciso di proseguire il sit in anche nella nottata. In prossimità della Prefettura sono stati montati dei bagni chimici. Dopo l’incontro col governatore Emiliano, e gli assessori regionali Alessandro Delli Noci (Sviluppo economico) e Sebastiano Leo (Lavoro), Fabio Greco, presidente di Aigi, ha dichiarato: “Ringraziamo il presidente e il suo staff per l’incontro di oggi, perché ci ha dato la possibilità di definire alcuni punti e comprendere meglio quelle che sono le normative vigenti che vincolano questi pagamenti. Gli imprenditori che adesso sono in presidio fisso sotto la Prefettura di Taranto rischiano il fallimento non per incapacità, ma per colpa di un mancato accordo tra Invitalia e Arcelor Mittal. Chiaramente - ha detto Greco - noi rimarremo in presidio. Abbiamo chiesto al prefetto un incontro urgente con tutti gli attori per trovare una soluzione immediata perché non è possibile né andare in amministrazione straordinaria, né in composizione negoziata”.

    “L\'unica possibilità - ha sostenuto il presidente di Aigi - è un accordo bonario tra le parti per poter pagare i crediti immediati ai nostri fornitori per un ammontare di circa 140 milioni di euro. Questo ci darebbe la possibilità di ripartire con più serenità sin da subito. Tolti i presidi, la fabbrica è comunque deserta. Non c\'è nessuno dell\'indotto che è uscito a lavorare perché mancano i fondi per poter pagare i dipendenti”. 

La protesta è esplosa questa mattina in via Anfiteatro davanti alla Prefettura. Oltre a manifestare, i titolari delle imprese appaltatrici di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, hanno consegnato questa le chiavi delle loro aziende al prefetto di Taranto, Paola Dessì. L’indotto rappresentato da Aigi, da stamattina, ha inoltre smesso i presìdi di protesta davanti alle portinerie della fabbrica ma non è tornato a lavorare in quanto non ha ancora ottenuto i pagamenti arretrati dall’ex Ilva che ammontano a diversi milioni. La consegna delle chiavi è un ulteriore gesto di protesta. In una lettera al prefetto di Taranto, l\'Aigi sostiene che “la situazione nelle ultime settimane è precipitata a causa del braccio di ferro che si sta consumando tra socio pubblico, Invitalia, e privato, Arcelor Mittal, mentre potrebbe essere decretata già nelle prossime ore l\'amministrazione straordinaria della società”.

   “In questo stato di estrema e grave incertezza - sostiene Aigi - lo stabilimento siderurgico rischia il collasso come ha dichiarato l\'ad Lucia Morselli nel corso dell\'udienza per la composizione negoziata della crisi e al punto che le nostre aziende hanno dovuto avviare la cassa integrazione per i lavoratori al fine di garantire loro il sostegno al reddito e non saranno nemmeno nelle condizioni di onorare le scadenze fiscali e previdenziali. Dopo quasi un mese di pacifica agitazione, e con il rischio che nelle prossime ore vengano concesse misure protettive a favore di AdI, senza che al contempo si siano concretizzate delle misure volte alla garanzia dei crediti e a una immediata immissione di liquidita\', gli imprenditori dell\'indotto - afferma Aigi - sono al colmo della disperazione dopo aver ben compreso che anche le misure promesse dal Governo e contenute nel DL 2/24 si riveleranno una scatola vuota”. Le chiavi delle imprese vengono consegnate al prefetto “avendo constatato - spiega Aigi - l\'assenza di responsabilità politica a tutela delle imprese che hanno consentito alla grande fabbrica di essere considerata strategica per il Paese”. 

Mister Capuano: \" Partita di sofferenza, punto prezioso su un campo difficile.\" Vannucchi: \"Contento del rigore parato e per la continuità di risultati.\"

 

Di Andrea Loiacono 

 

Un Taranto incerottato e privo di Kanoute, subentrare solo a gara in corso, pareggia a reti inviolate contro un Cerignola mai domo e sempre propositivo che ha fallito anche un calcio di rigore parato da un super Vannucchi a Malcore al 38\'. Il Taranto ha provato a ribattere colpo su colpo ma la maggiore pressione è condizione atletica dei padroni di casa ha creato non pochi pericoli e un vero e proprio forcing dei gialloblu che però alla fine si sono dovuti accontentare del pari. Per il Taranto un pareggio che consolida la quinta posizione in classifica utile per i play-off.

 

Nel post gara queste le dichiarazioni di mister Capuano: \" Si è trattato di una partita di sofferenza, devo ammettere che il Cerignola avrebbe meritato qualcosa in più. Noi avevamo tanti giocatori che non erano in condizione di poter giocare  come Kanoute, Orlando e lo stesso  Demarchi ai quali si è poi aggiunto Bifulco. Abbiamo iniziato a giocare con le tre punte,ma soprattutto  nel secondo tempo siamo calati di intensità, non è facile giocare su questo campo e contro questa squadra. Penso che qualsiasi altra squadra sarebbe andata al tappeto,  invece noi non abbiamo mollato e da squadra abbiamo portato a casa il risultato.  Devo fare i complimenti a Enrici, Miceli e tutta la retroguardia, giocare contro di noi non è semplice. Nel secondo tempo sono passato al 3-5-2  inserendo Fiorani a centrocampo perché stavamo soffrendo e le punte non rientravano. La classifica è meravigliosa ma il campionato è ancora lungo e difficile. Stasera eravamo in vera emergenza e abbiamo saputo soffrire. Ora spero di poter recuperare qualcuno e preparare bene la gara di mercoledì col Giugliano.\"

 

Assoluto protagonista del match è stato Gianmarco Vannucchi, abile non solo a parare il rigore di Malcore ma a sbarrare la via della rete in un paio di circostanze alla squadra ofantina anche nella ripresa. Queste le sue parole nel post gara: \" Il Cerignola evidentemente mi porta fortuna, è stato una partita difficile su un campo ostico. Il punto è preziosissimo , ora pensiamo a mercoledì. Nel secondo tempo il mister ci ha dato una mano inserendo un centrocampista in più. Siamo venuti qui per vincere ma in campo c\' erano anche gli altri e ci teniamo stretto il pari. In occasione del rigore mi sono tuffato in anticipo. Avevo studiato i rigori di Malcore ed è andata bene. Oggi devo fare I complimenti ai miei compagni e soprattutto a quelli della difesa perché hanno disputato una partita super. \"

Un capannello di giornalisti staziona in via Grazia Deledda ad Avetrana nel Tarantino davanti alla casa di Michele Misseri, scarcerato questa mattina per fine pena dopo aver scontato otto anni per il reato di occultamento del cadavere della nipote Sarah Scazzi uccisa nell’agosto 2010. La strada è piena, è vigilata da Carabinieri e Polizia, vige il divieto di transito nella stessa via Deledda come in quelle adiacenti, ma di Misseri, 70enne, contadino, ancora nessuna traccia. L’uomo è uscito in auto dal carcere di Lecce questa mattina dopo le 7, la vettura era guidata da un’altra persona, ma non si è diretto alla propria abitazione. Avetrana è un paese del Tarantino limitrofo al Salento e tra Avetrana e Lecce ci sono solo poche decine di chilometri di distanza. Una distanza che da quando Misseri ha lasciato il carcere a ora, dovrebbe aver coperto. E invece lo zio di Sarah ha preferito rifugiarsi altrove in attesa che si calmi l’assedio attorno a lui. 

Lo stesso Misseri aveva peraltro detto tramite il suo avvocato Luca Latanza di voler restare per un certo periodo tranquillo e da solo. Misseri avrebbe in animo di riprendere più in là anche il lavoro nei campi. Misseri in questi anni si è ripetutamente autoproclamato omicida della giovanissima nipote ma del delitto rispondono invece moglie e figlia di Michele, Cosima Serrano e Sabrina Misseri, che a Taranto stanno scontando l’ergastolo.

Misseri oggi è uscito con un anno di anticipo per i permessi di buona condotta maturati durante la detenzione e per le norme “svuota carceri”. La madre di Sabrina, Concetta Serrano, vive ad Avetrana, poco distante da casa Misseri. Invece marito e figlio di Concetta risiedono e lavorano in Lombardia. A Michele Misseri è stato destinato un provedimento orale del questore, misura finalizzata a prevenire eventuali comportamenti illegali o negativi da parte del soggetto interessato. È un provvedimento preventivo che però non è stato ancora notificato a Misseri che uscito stamattina presto dal carcere di Lecce, ha fatto perdere le tracce di sé e non è rientrato ad Avetrana, nè, come ha detto il suo legale, rientrerá almeno sino ai prossimi giorni per evitare ogni tipo di assedio. 

Il Festival di Sanremo si avvia alla conclusione. Questa notte sarà decretato il vincitore di un edizione che trasversale. Sul palco si sono alternati generazioni e stili diversi, dai giovanissimi lanciati dai talent ai cantanti di lungo corso, avvolte antitetici, specchio di quello che c è fuori dal palco, che è tutto e il suo contrario. A gareggiare c è anche Diodato, l artista tarantino già vincitore con Fai rumore  nell edizione senza pubblico in sala, che quest anno si è presentato con Ti muovi, canzone poetica e intensa. Questa sera la sua esibizione sarà la decima, e 10 è il numero per votarlo.

Conta molto il televoto durante la serata finale. Infatti durante la prima fase, dopo che sarà stata letta la classifica parziale con la media delle serate precedenti, tutti gli artisti si ri-esibiranno. A quel punto, voterà solo il pubblico da casa (non le altre giurie), contribuendo a stilare la “top five”.

Quei cinque poi saranno sottoposti al televoto, alla giuria delle radio e a quella della sala stampa. Attenzione: a quel punto i codici saranno diversi rispetto a quelli che trovate qui sotto.

 

COME SI VOTA

Si potrà esprimere la preferenza tramite sms o digitando il codice sulla tastiera nel caso di chiamata da utenze fisse. Possono votare solo i maggiorenni e solo mentre è aperto il televoto durante la serata (in altri momenti i voti non vengono conteggiati).

Da telefono fisso: Al numero 894.001. Si seguono le istruzioni che vengono date con apposito messaggio telefonico preregistrato. Il costo di ciascuna chiamata da utenza fissa (indipendentemente dalla distanza, dall’orario, dalla durata della chiamata e dal gestore e telefonico) con la quale effettivamente si esprima un voto valido sarà di 0,51euro iva inclusa.

Con sms: Inviando un sms al numero 475.475.1 con il codice a due cifre di identificazione della canzone-artista scelto. Il costo dell’invio dell’sms varia sulla base del contratto col proprio operatore (in genere è gratuito). Si paga invece il voto espresso, solo se valido, 0,50 euro (tecnicamente è il costo dell’sms ricevuto a conferma del voto valido).

Quanti voti si possono esprimere? Al massimo cinque per ogni sessione di voto e per ogni utenza telefonica.

 

I CODICI DEL TELEVOTO

Questo l’elenco completo dei codici per la serata finale, quella di sabato 10 febbraio (validi per la prima fase, prima della top five):

01 – Renga e Nek
02 – BigMama
03 – Gazzelle
04 – Dargen D’Amico
05 – Il Volo
06 – Loredana Bertè
07 – Negramaro
08 – Mahmood
09 – Santi Francesi
10 – Diodato
11 – Fiorella Mannoia
12 – Alessandra Amoroso
13 – Alfa
14 – Irama
15 – Ghali
16 – Annalisa
17 – Angelina Mango
18 – Geolier
19 – Emma
20 – Il Tre
21 – Ricchi e Poveri
22 – The Kolors
23 – Maninni
24 – La Sad
25 – Mr.Rain
26 – Fred De Palma
27 – Sangiovanni
28 – Clara
29 – Bnkr44
30 – Rose Villain

Lu.Lo. 

Mancano ormai poche ore all’uscita dal carcere di Lecce per fine detenzione di Michele Misseri, il contadino di Avetrana (Taranto) quasi 70enne coinvolto nella vicenda dell’omicidio della nipote Sarah Scazzi, accaduto ad agosto 2010. L’uscita di Misseri è prevista domattina, presumibilmente tra le 10 e le 12.

Dovrebbe essere una delegata del suo avvocato, Luca Latanza, a venire a prenderlo in auto e a portarlo ad Avetrana, distante poche decine di chilometri dal capoluogo salentino. Quasi certamente Misseri troverà, sia all’uscita dal carcere sia all’arrivo ad Avetrana, troupe televisive e media, considerato il clamore del caso Scazzi aveva suscitato a suo tempo.

Nei giorni scorsi, la casa di Michele Misseri, noto al grande pubblico col nome abbreviativo di \'Zio Michele\', è stata oggetto di lavori di pulizia e di ripristino - tra cui anche l’allacciamento dell’energia elettrica - a cura di alcuni parenti dell’uomo. Misseri avrebbe intenzione, nelle prossime settimane, di riprendere il lavoro nei campi, cominciando col dare una prima occhiata anzitutto ai suoi, ormai abbandonati da anni.

Quanto a via Grazia Deledda, dove si trova la villa di Misseri, il sindaco di Avetrana, Antonio Iazzi, ha emesso un’ordinanza che vieta il transito delle auto. Intenzione del primo cittadino è evitare che la strada e il paese più in generale diventino palcoscenico di un nuovo \"circo mediatico\" dopo quello del 2010, durato peraltro diverso tempo.

“Per rispetto alla memoria di Sarah e alla sua famiglia, vorremmo che Avetrana non fosse più ricordata e citata per questo tristissimo episodio”, dichiara il sindaco. Che ha poi manifestato disponibilità, qualora venisse richiesto e ne sussistessero le condizioni, l’aiuto dei Servizi Sociali del Comune a Misseri, ma si tratterebbe, viene precisato, della stessa forma di applicazione riservata a qualsiasi altro cittadino nelle sue stesse condizioni. Nessun trattamento preferenziale, quindi.

Oggi, 10 febbraio, come annunciato dal suo avvocato Latanza, Misseri termina dunque di scontare la pena a otto anni di reclusione, alla quale è stato condannato per il reato di soppressione di cadavere. Secondo quanto emerso nei vari gradi di giudizio, Misseri nascose il corpo della giovanissima nipote Sarah in un pozzo in campagna. Accusate del delitto sono, invece, la moglie di Michele, Cosima Serrano, e la figlia Sabrina, entrambe in carcere a Taranto, dove resteranno in quanto condannate all’ergastolo.

In tutti questi anni Michele Misseri si è ripetutamente autoaccusato dell\'omicidio della nipote, ma questo comportamento non ha in alcun modo influito sulla vicenda processuale né sulla sua posizione. Molte anche le lettere scritte a moglie e figlia in carcere. Misseri, in questi anni di detenzione a Lecce, ha manifestato un buon comportamento e questo gli è valso una riduzione detentiva di circa 400 giorni; la libertà è stata anticipata dal 2025 al 2024. Nel periodo di detenzione, Misseri non ha mai chiesto alcun permesso e ha svolto in carcere piccoli lavori di falegnameria e giardinaggio.

Misseri fu arrestato la notte del 6 ottobre 2010 dopo aver ammesso l’omicidio e portato i carabinieri nel luogo dove aveva occultato il cadavere della nipote. Ma il 15 ottobre successivo ritrattò la confessione, rettificandola e parlando del coinvolgimento della figlia Sabrina, che avrebbe avuto un litigio con la cugina Sarah. Sabrina è stata poi arrestata  nell\'ottobre 2010 mentre la madre Cosima nel maggio 2021. Per Sabrina l’accusaè concorso in omicidio volontario, per la madre concorso in omicidio e sequestro di persona.

Il Presidente della Provincia di Taranto, nonché sindaco della città capoluogo, Rinaldo Melucci, ha deciso oggi di rinviare al 17 marzo le elezioni provinciali che erano a calendario, invece, per il prossimo 3 marzo.

Ciò significa che i sindaci e i consiglieri dei 29 comuni avranno due settimane in più per individuare i candidati alla carica di consigliere provinciale, raccogliere le firme e presentare le liste con tutta la documentazione al segretario generale domenica 25 febbraio dalle 8 alle 20 e lunedì 26 febbraio fino alle 12.

Si ricorda che le elezioni provinciali, nonostante le richieste di alcuni partiti al Governo di ritornare al vecchio sistema di elezione diretta, verranno svolte, ancora una volta, secondo i criteri delle elezioni di secondo grado, cioè, saranno i sindaci e i consiglieri dei 29 comuni a scegliere i dodici che dovranno sedere tra i banchi del consiglio provinciale esprimendo il proprio voto “ponderato”, stabilito, cioè, in base al numero di abitanti rappresentati per ciascun comune di appartenenza. Una elezione, quella a consigliere provinciale, per la quale non è previsto alcun gettone di presenza, è sempre bene ricordarlo.

Per questa tornata elettorale l’indice di ponderazione, riconoscibile anche attraverso il colore delle schede, sarà il seguente:

1025,394 per il comune di Taranto (scheda viola); 250,760 per i comuni di Manduria, Martina Franca, Massafra e Grottaglie (scheda verde); 162,210 per i comuni di Pulsano, Statte, Crispiano, San Giorgio jonico, Laterza, Mottola, Sava, Palagiano, Castellaneta e Ginosa (scheda rossa); 99,673 per i comuni di Maruggio, Monteiasi, Carosino, Avetrana, Palagianello, Leporano, San Marzano di S.G. e Lizzano (scheda grigia); 55,615 per i comuni di Faggiano Montemesola, Torricella e Fragagnano (scheda arancione); 33,364 per i comuni di Roccaforzata e Monteparano (scheda azzurra).

Per quanto riguarda Statte, a causa delle note vicende giudiziarie che hanno travolto il sindaco  portandolo alle dimissioni del primo cittadino, occorre aspettare i giorni previsti per legge, entro i quali è sempre possibile ritirare le dimissioni, prima di estromettere gli aventi diritto di Statte dalle votazioni.

“Sta producendo” ma “non venite a lavorare”. Così ha dichiarato l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, a proposito del siderurgico di Taranto e della protesta degli operai dell’indotto, fermandosi l\\\'altra mattina a parlare, all’esterno della portineria imprese della fabbrica, con un gruppo di lavoratori. Le imprese appaltatrici, infatti, non essendo pagate dall’ex Ilva per i lavori svolti, sono ferme da diversi giorni. “Lo stabilimento va avanti? Deve andare avanti? O dobbiamo fermarlo?”. Sono alcune delle domande avanzate all’ad Morselli dagli operai. E alla risposta dell’ad che la fabbrica sta producendo, un operaio ha replicato: “Al minimo storico. Io lavoro qui da tanti anni”. E un altro dipendente delle imprese ha aggiunto rivolgendosi alla Morselli: “Dottoressa, le aziende le vogliamo salvare?” “Lo stabilimento é al minimo storico anche perché ci manca il vostro lavoro. Non è al minimo storico perchè vogliamo chiudere. Non vogliamo chiudere” ha dichiarato l’ad. “Ma siamo stati costretti, se non ci pagano, cosa andiamo a fare?” ha ribattuto un lavoratore a proposito delle attività ferme. E ancora: “Con questa produzione non andiamo da nessuna parte”. “Non lo vogliamo chiudere, ma per non chiuderlo dobbiamo essere tutti dalla stessa parte” ha rilevato ancora Morselli. E agli operai che chiedevano insistentemente se si vogliono salvare le imprese dell’indotto, Morselli ha risposto di sì, altrimenti, ha sottolineato, “non salviamo nemmeno la fabbrica. Nessuno si salva da solo”. “Non possiamo stare nel limbo” hanno detto gli operai e l’amministratore delegato ha replicato: “Credo che avete portato a casa un sacco di cose mai avute prima”. “Possiamo diventare disoccupati a 60 anni” ha ribattuto quindi un lavoratore, “ma io non vorrei” gli ha risposto l’ad. “Io sono sicura che questo non accadrà, ma soprattutto bisogna riflettere sulle cose che avete ottenuto. Non avete fatto male - ha proseguito l’ad a proposito dell’indotto -, ci sono però delle questioni che stanno sopra voi e anche sopra noi. Queste questioni stanno su dei tavolo molto importanti. Dobbiamo aspettare che questi tavoli trovino una via d’uscita. Se il problema fosse fra tutte le vostre aziende e l’acciaieria, l’avremmo risolto. In un qualche modo ma l’avremmo risolto. Il problema sta sopra le nostre teste. É un problema molto importante, molto grande. E abbiamo persone che devono darci loro la soluzione. Anche noi come acciaieria speriamo che si trovi una strada comune. L’acciaieria non ce l’ha con voi e voi non ce l’avete con noi. Siamo la stessa cosa. Non c’è una contrapposizione”. 

\"Paghiamo noi della Regione Puglia i debiti di Acciaierie d’Italia verso le imprese tarantine dell’indotto. Per non far fallire queste imprese, che non vengono pagate dalla società franco-indiana affittuaria dal Governo italiano del ramo di azienda che gestisce l’acciaieria di Taranto, siamo disposti a mettere a disposizione la nostra liquidità derivante dagli avanzi vincolati, come abbiamo fatto durante la pandemia e per la crisi ucraina”. Lo propone il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a proposito dell’indotto dell’ex Ilva, in una lettera inviata oggi al premier Giorgia Meloni e al ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Emiliano sollecita l’adozione, da parte del Governo Meloni, “di misure capaci di rispondere pienamente alle gravi difficoltà in cui versano le imprese dell’indotto, ribadendo la disponibilità della Regione Puglia a mettere in campo misure ad hoc per consentire a queste imprese di non fallire, previa concessione da parte del Governo di apposita deroga alla disciplina degli aiuti di Stato e dell’autorizzazione con legge dello Stato all’utilizzo dell’avanzo derivante dal risultato di amministrazione della Regione Puglia”.

    “Investiamo miliardi di euro di fondi nazionali ed europei per far nascere nuove realtà produttive - prosegue Emiliano - e non si comprende perché il Governo dovrebbe far fallire, senza far nulla, le imprese dell’indotto alle quali non vengono pagati i crediti da parte di un’azienda della quale è socio il Governo stesso. Se così fosse - rileva il governatore di Puglia - si tratterebbe della seconda volta in pochi anni in cui il Governo sottrae alle imprese tarantine centinaia di milioni di euro dichiarando l’amministrazione straordinaria delle aziende che hanno gestito l’acciaieria per conto dello Stato italiano. Sarebbe una situazione inaccettabile”.

Pagina 5 di 773