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Giornale di Taranto - Artigianato, Commercio & Agricoltura

Un altro colpo al cuore per la città. Chiude la storica libreria la Casa del

Libro Mandese di via D Aquino , presidio culturale, luogo di incontri, confronti, crescita, e Taranto si ritrova ancora più povera e isolata dai contesti che nella cultura, nella scrittura, trovano linfa vitale.

La Casa del Libro ha attraversato e nutrito intere generazioni di lettori, scrittori, studenti, mantenendo la sua fisionomia storica che la rendeva diversa da tutte le altre, un luogo sospeso nel tempo, un punto di riferimento, bello sia nella forma che nella sostanza.

Ha ceduto, anche Mandese, dopo Veralibri, Filippi, Ghilmalesh, Ubik, determinando una ulteriore elemento di desertificazione sulla quale bisogna interrogarsi.  Intorno 

al mondo della cultura, della lettura, degli incontri,  ruotano sempre le stesse persone, la stessa platea che non basta.... Impoverimento  è anche questo, preferire altro, scegliere altro. 

Ci sono luoghi sacri, di culto privato. In cui hai speso tempo e visto persone, in cui sei cresciuto. Luoghi  che vedi come alberi maestosi e che guardi con malinconia come si guarda la bellezza di un grande vecchio, come punti di riferimento che, nel tuo cuore, non finiscono mai come  le persone che ci sono passate e oggi vorremmo fossero ancora lì, e non smetteranno mai di abitare quel piccolo spazio segreto ... così scriveva Antonio Mandese a proposito della sua libreria a ottobre del 2020. Parole che oggi suonano ancora più tristi perché a finire è proprio il luogo che le ha ispirate. 

In queste ore sui social è un susseguirsi di messaggi e foto in cui si esprime dispiacere ma anche rabbia per una città che non riesce a trattenere ciò che ha di più importante. 

Tanti gli abbracci virtuali che in queste ore stanno raggiungendo  Nicola Mandese.  E un grande in bocca al lupo va rivolto e rinnovato ad Antonio, Federica, Raffaele che in viale Liguria proseguono con costanza e orgoglio questa grande tradizione culturale, aziendale, e civica. A questo proposito, il ramo della famiglia Mandese che porta avanti la propria attività in via Liguria, in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook scrive quanto segue:

 LA STORIA DELLA CASA DEL LIBRO CAV. A. MANDESE CONTINUA E GUARDA AL FUTURO!

Lavoro culturale, promozione della lettura, libreria, rapporti con le scuole. 

La missione della libreria che cresce coltivando la sua funzione sociale a servizio del territorio.

 

Cari Tutte e Tutti abbiamo sentito il bisogno di ringraziare per la grandissima vostra partecipazione e per l’affetto, in un momento così toccante per la nostra vita umana e professionale ci è sembrato doveroso.  Per l\\\'amore che abbiamo nei confronti di quel luogo sacro e storico dove tutte le nostre vite sono cominciate.

 

Nel ringraziarvi teniamo a fare delle precisazioni su questioni che, invece, ci riguardano e teniamo a chiarire; abbiamo compreso che questa notizia ha causato disorientamento tra gli amici, clienti e frequentatori della libreria.

 

La Casa del Libro Mandese continua la sua attività in via Liguria come sempre senza alcuna interruzione.

 

Le due attività librarie afferiscono a due ragioni sociali differenti. Nel caso della storica attività di via D Aquino non abbiamo potere decisionale né partecipazioni azionarie. Ciononostante, abbiamo, da sempre, aiutato con ogni mezzo materiale e immateriale l’attività Storica che riteniamo di Famiglia. La parte della famiglia Mandese con responsabilità gestionali non ha mai ritenuto opportuno coinvolgerci o informarci della decisione di chiudere. Per questa ragione, con profondo rammarico, abbiamo potuto solo che prenderne atto.  

 

Continueremo con massimo impegno, con la solita passione, dedizione e professionalità l attività di quell  Antonio Mandese, del Cav. Antonio Mandese nostro padre e nonno di cui, oggi, ci sentiamo ancora più orfani. Proseguiamo nel suo nome questa attività, certi che l amore per i libri e per la lettura ci renderà migliori e continuerà ad arricchire, di valori positivi, il territorio di Taranto a cui siamo indissolubilmente legati da quattro generazioni. 

Per questa ragione siamo pronti ad accettare le sfide del futuro che, ogni giorno, troviamo davanti a noi. 

firmato Raffaele (Luccio), Federica e Antonio Mandese

Lu.Lo. 

 

“Se vogliamo provare a rilanciare quella produzione nel rispetto delle politiche europee, noi non possiamo fare altro che chiudere le fonti inquinanti, convertendo radicalmente le tecnologie di quello stabilimento. In Italia siamo leader di queste tecnologie, i forni elettrici piuttosto che il preridotto. Per fare questo servono tanti soldi, ne siamo consapevoli. Ma abbiamo un treno che è quello dei fondi europei del Just Transition Fund, che non ripasseranno più come in questo momento”. Lo ha detto il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in audizione alla commissione Industria del Senato su Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, a proposito del nuovo decreto legge del Governo del 18 gennaio scorso che prevede misure per l’amministrazione straordinaria della società e 320 milioni di sostegno alla liquidità sotto forma di prestito del Mef. Per il sindaco di Taranto, serve mettere in sicurezza i crediti dell\'indotto a Taranto e a tal proposito ha manifestato “la disponibilità a collaborare con il Governo per raggiungere un accordo di programma centrato sull\'obiettivo prioritario della salute”. “Far saltare oggi l’indotto - ha sostenuto Melucci - significa fermare la supply chain dell’Ilva, significa non garantire a nessuno di far ripartire quella macchina così complessa. In tutto questo siamo disponibili a collaborare con il Governo abbiamo scritto qualche giorno fa al ministro Urso, continuando a lavorare all’ipotesi di un accordo di programma. Il piano industriale stia centrato su quell’obiettivo della salute che ormai è imprescindibile, dobbiamo ridare fiducia a una comunità che è molto stanca, ma determinata. In questo momento, più che mai, serve che il Governo abbia coraggio”. 

uesta mattina, il dirigente scolastico Marco Cesario, in servizio presso l Istituto comprensivo Dante Europa di Taranto, è stato aggredito, riportando visibili ferite. È un fatto inaccettabile e, purtroppo, ormai emblematico, in quanto sintomo di un rifiuto generalizzato di quella legalità di cui la scuola, soprattutto in contesti difficili, è spesso l unico presidio Lo scrivono i Segretari generali della Cisl Puglia, Antonio Castellucci, e della Cisl Scuola regionale, Gianna Guido. \\\\\\\"È evidentemente necessaria una urgente e capillare azione sociale e politica che sostenga la scuola nella sua quotidiana opera di affermazione non solo nominale della legalità, in un tessuto sociale sempre meno disponibile ad accettare quelle regole che la scuola propone e, indirettamente, impone. La Cisl Puglia e la Cisl Scuola Puglia, nell esprimere piena solidarietà al DS Cesario, manifesta sdegno per quanto accaduto, chiedendo agli organi scolastici competenti l\\\\\\\'assunzione determinata di iniziative a tutela di tutti i lavoratori della scuola, da tempo ormai in trincea, nell esercizio delle proprie preziose funzioni\\\\\\\". «L’aggressione, l’ennesima, ad un rappresentante della scuola è il termometro di una tendenza che ormai è fin troppo acclarata. La scuola-bersaglio, deligittimata, depotenziata, definenziata, svilita al ruolo di azienda o parcheggio in cui i genitori possono pretendere e comandare”. E’ questo il commento a caldo di Giovanni D’Arcangelo, segretario della CGIL Taranto

Stando a quanto appurato dai Carabinieri si è trattato di un\\\\\\\'aggressione in piena regola all’uscita di scuola con i genitori di alcuni studenti che hanno picchiato il dirigente scolastico. Calci e pugni che hanno costretto l’uomo a fare ricorso alle cure dei medici.

Lu.Lo.

 

 

“Abbiamo un avanzo di amministrazione di un miliardo e 600 milioni. É ovviamente un avanzo vincolato. Laddove lo Stato non avesse disponibilità finanziaria per sostenere questa fase particolarmente delicata con riferimento alle imprese dell’indotto, la Regione Puglia è disponibile, ove nel decreto sia contenuta la deroga ad utilizzare l’avanzo vincolato, come peraltro abbiamo fatto per coprire le spese in disavanzo in sanità, a mettere a disposizione questo denaro della Regione per mitigare gli effetti negativi sulle ragioni di credito dell’indotto”. É quanto ha proposto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, alla commissione Industria del Senato per alleviare la crisi che assedia le imprese che lavorano con l’ex Ilva. Emiliano si è collegato ieri sera audiovideo con la commissione del Senato. Con lui anche l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Alessandro Delli Noci.

Tra pochi giorni i lavoratori e i disoccupati tarantini festeggeranno un anno esatto dalla chiusura, per inagibilità e assenza d’igiene, del Centro per l’Impiego di Taranto.

A ricordarlo in una nota congiunta che annuncia anche il sit-in di protesta che si terrà il prossimo 1° febbraio (9.30-12.00) sotto Palazzo di Città a Taranto, sono i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL di Taranto.

“La struttura che per anni ha accolto le istanze di lavoro, formazione e ricerca di occupazione di migliaia di cittadini e cittadine del territorio, dall’aprile 2023 è chiuso nella completa indifferenza delle istituzioni che se ne dovrebbero occupare – dicono Giovanni D’Arcangelo, Gianfranco Solazzo e Pietro Pallini, rispettivamente segretari territoriali di CGIL, CISL e UIL - All’utenza, già in condizioni di precarietà o bisogno, viene di fatto chiesto di arrangiarsi: o si è capaci di orientarsi nel ginepraio delle pratiche on line o si raggiunge un’altra sede periferica a Castellaneta, Grottaglie, Manduria, Martina Franca o Massafra”.

“Siamo in una delle fasi più critiche per il lavoro in città eppure uno dei luoghi simbolo del collocamento e della ricerca di occupazione risulta non essere una priorità né per Regione Puglia, né per il Comune di Taranto, che sollecitati a più riprese, continuano a non affrontare il problema” – dicono i sindacalisti.

E da aprile 2023 ad oggi numerose le istanze che CGIL, CISL e UIL e i relativi sindacati di categoria, hanno presentato denunciando l’irragionevole vuoto in un territorio che nel solo 2023 ha registrato 21.759 nuovi disoccupati (fonte ISTAT).

Ad essere interessati del problema che riguarda, inoltre, 45 dipendenti e 12 unità di coordinamento, sono stati la Prefettura, il Comune di Taranto e la Regione Puglia, e tutte le volte non si è riusciti mai andare oltre i buoni propositi.

“Persino la lettera dello scorso 19 gennaio, indirizzata a Prefettura, Regione, Comune e ARPAL Puglia, in cui annunciamo la manifestazione di protesta che si svolgerà il prossimo 1 febbraio sotto la sede del Municipio di Taranto, non ha smosso l’attenzione dei destinatari - dicono D’Arcangelo, Solazzo e Pallini - restituendo a tutti noi la frustrante sensazione che il lavoro non sia assolutamente percepito come una emergenza da affrontare con la dovuta solerzia”.

“La Regione Puglia e il Comune di Taranto, quest’ultimo secondo i propri obblighi normativi sanciti dall’art. 3 della Legge 56/87 – termina la nota dei sindacati – hanno il dovere di trovare una soluzione tempestiva percorribile nell’immediato”.

Quella che, giusto per intenderci, manca da quasi un anno.

 

 “Questa gestione continua a danneggiare in maniera irreversibile gli impianti dello stabilimento di Taranto, non ultimo la non ripartenza di altoforno 2”. Lo dicono, riferendosi ad ArcelorMittal, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb dopo la protesta comune, con corteo attorno al perimetro dello stabilimento siderurgico, di lavoratori e imprenditori dell’indotto. “Adesso lo stesso management vorrebbe scaricare la responsabilità sulle aziende e sui lavoratori degli appalti che, al contrario, pagano più di altri le conseguenze di una gestione disastrosa pur garantendo la sicurezza e le attività di pronto intervento in totale assenza di pagamenti e con fatture scadute che si aggirerebbero intorno ai 170 milioni di euro” sostengono le sigle metalmeccaniche. Per le quali, “se dovesse essere confermata, la nuova amministrazione straordinaria dovrà prevedere un percorso che metta in sicurezza i lavoratori diretti, i lavoratori degli appalti, i lavoratori di amministrazione straordinaria e le imprese”. “Durante il ciclo di audizioni, unitamente alle confederazioni, alla Commissione attività produttive del Senato, ribadiremo che è necessario, prima della conversione in legge del decreto legge n.4 del 18/01/2024, inserire provvedimenti ad hoc a tutela dei lavoratori e dei crediti delle imprese” affermano i sindacati in merito alle audizioni di domani. “Crediti - rilevano - che non è sufficiente riconoscere come prededucibili ma che vanno onorati. Questa situazione sta generando gravi ritardi nelle retribuzioni e ogni scadenza paga è ormai diventata un patema d’animo. Chiederemo altresì la garanzia sul rispetto dell’accordo sindacale del 6/9/2018 a tutela di tutti i lavoratori, compresi quelli rimasti in carica all’amministrazione straordinaria con la relativa clausola di salvaguardia occupazionale”.

Pugliapromozione lucida i gioielli  di casa in vista del grande appuntamento annuale  con la BIT, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano, la più importante vetrina italiana del settore del turismo. Porta bandiera della Puglia ovviamente Lecce  che nel 2023 ha registrato la maggior quota di arrivi (28%) e presenze  (33%), seguita da Bari, Foggia, Brindisi e infine Taranto con il suo modesto 7% (dato ufficiale, presentato al TTG di Rimini).  

Giustamente,  la Puglia si affaccerà alla Borsa milanese con grande orgoglio, forte di quel  + 20% di arrivi internazionali registrato nel 2023, e con importanti progetti in corso, uno su tutti il G7 del prossimo anno in vista del quale è stato destinato un piano da  50 milioni euro alla riqualificazione dell’aeroporto di Brindisi che ovviamente allontana sempre di più la speranza di rilancio turistico dell’Arlotta di Grottaglie .

 

Lamentazione? No, assolutamente ma si deve concretamente prendere atto della realtà del territorio tarantino, ancora distante di parecchio dai numeri  in costante crescita delle altre destinazioni turistiche pugliesi.

Questo il mood di quattro presidenti delle categorie provinciali del turismo di Confturismo/Confcommercio Taranto – Marcello De Paola (Federalberghi), Cosimo Miola (Federalberghi Extra), Vincenzo Leo (SIB -Balneari) e Gianluca Piotti ( SILB -locali di intrattenimento e ballo)- che si sono dati appuntamento per un confronto sull’andamento turistico degli ultimi mesi e sulle principali problematiche del settore.

Questioni circa le quali si era in attesa di una data di convocazione da parte del sindaco, Rinaldo Melucci, al quale lo scorso 29 novembre era stata inoltrata una richiesta di incontro da parte del Tavolo di Confturismo/Confcommercio Taranto.

Un confronto necessario sui tanti temi che investono il settore e che attengono la promozione, i servizi del territorio, i collegamenti e le infrastrutture, la programmazione degli eventi, la le autorizzazioni stagionali agli stabilimenti balneari, la destagionalizzazione turistica.  Argomenti sui quali  sarebbe stato utile poter attivare un confronto con il Sindaco del capoluogo nonché Presidente della Provincia, in sostanza il referente primario di un settore economico importante  soprattutto in una prospettiva di sviluppo economico alternativo del territorio provinciale, in linea con la cosiddetta ‘transizione verde’ a cui si ispira – come da sempre dichiarato- l’amministrazione  Melucci.

 

Un confronto che continua a non esserci anche ora che le imprese dell’ospitalità apprendono dalla stampa che la tassa di soggiorno istituita a Taranto nel 2023 sarà con molta probabilità destinata a far fronte all’aumento della TARI.Ovviamente una proposta irricevibile per Confcommercio e le categorie del turismo che non sono assolutamente d’accordo poiché verrebbe meno il principio della ‘tassa di scopo’ cioè destinata al settore del turismo, la condizione essenziale richiesta  da Confcommercio  per l’istituzione della Tassa di Soggiorno. Inoltre era anche prevista  una consulta, costituita dalle rappresentanze delle parti interessate, per una gestione trasparente e condivisa del gettito. Tavolo che purtroppo non è mai stato convocato.

Tra le altre questioni di carattere urgente vi è certamente la programmazione delle attività di accoglienza per la prossima stagione croceristica, lo scorso anno Confcommercio da giugno a settembre ha svolto con continuità un’attività di informazione turistica molto apprezzata dai  croceristi che tuttavia non ci ha risparmiato le critiche per le condizioni di scarsa igiene e decoro della città. Quest’anno si prospetta una stagione croceristica interessante per i numeri, ma di non facile gestione poiché gli scali  di  Costa Crociere saranno tutti di domenica, tema che sarebbe stato utile affrontare mesi fa ad un tavolo di confronto con le categorie.

 

Allo stato attuale le rappresentanze delle attività del turismo di Confturismo/Confcommercio, essendo tante e complesse le problematiche del settore fanno sapere che in mancanza di un livello di interlocuzione istituzionale adeguato alla complessità del momento, si rivolgeranno al Prefetto per chiedere la convocazione di un Tavolo del Turismo.

 

 

 

 

Prosegue anche oggi il blocco delle prestazioni di lavoro dell’indotto di Taranto (imprese e trasportatori) allo stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. L’indotto è fermo da diversi giorni in quanto non pagato da Acciaierie e Aigi, associazione di imprese, ha quantificato su 72 aziende un credito verso Acciaierie di 134 milioni. Sono assicurate solo le emergenze e la messa in sicurezza degli impianti. Di questi è in funzione solo un altoforno (il 4) su tre e un’acciaieria (la 2) su due. Non ci sono da giorni nemmeno i pasti caldi in mensa. Ai dipendenti viene servito il cestino freddo che consta di due panini, un succo di frutta, una confezione di wafer e una bottiglietta di acqua. Oggi, intanto, alle 13 cominciano le audizioni alla commissione Industria del Senato sul nuovo decreto legge del 18 gennaio. È quello che prevede tra l’altro il rafforzamento della possibilità di applicare l’amministrazione straordinaria ad Acciaierie e un prestito di 320 milioni per il mantenimento dell’azienda. 

Nelle audizioni di oggi intervengono tra gli altri Aigi, Confindustria Taranto, le confederazioni Cgil, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, i commissari dell’amministrazione straordinaria di Ilva, la proprietà degli impianti, il presidente della regione Puglia e il sindaco di Taranto. Per l’indotto, Confindustria Taranto proporrà al Senato “la possibile cartolarizzazione dei crediti delle ditte fornitrici, attraverso un Ente di Stato, che consentirebbe alle stesse imprese di poter beneficiare di una boccata d’ossigeno utile a traguardare la difficilissima congiuntura e tornare subito al lavoro”. Aigi, invece, chiederà la “perimetrazione dei soggetti a cui attribuire la qualità di pmi e grandi imprese appaltatrici ricomprese nel cosiddetto indotto; immediata erogazione del prestito già dichiarato disponibile ad Acciaierie con vicolo di destinazione al pagamento dei debiti nei confronti dei fornitori dell’indotto, o, alternativamente, designazione di un soggetto che si renda cessionario (pro soluto) dei crediti”, nonché “costituzione di un fondo destinato all’indotto costituito dalle pmi e grandi imprese del territorio, destinato al pagamento dei crediti”. Infine Casartigiani, che rappresenta i trasportatori, proporrà un “intervento normativo atto a concedere al commissario straordinario nominato la possibilità di liquidare i crediti alle imprese di autotrasporto in maniera prioritaria in quanto aziende indispensabili per il funzionamento dello stabilimento

I licenziamenti di una piccola azienda subappaltatrice dell’indotto di Acciaierie d’Italia sono stati annunciati in diretta nel corso della protesta di oggi a Taranto dello stesso indotto. Era infatti in corso il corteo promosso dai sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb, al quale hanno aderito anche le associazioni di impresa Aigi, Casartigiani e Confapi, quando con i manifestanti poco distanti dalla direzione di stabilimento sulla statale per Bari, un delegato della Uilm ha impugnato il megafono e letto la comunicazione di licenziamento giunta oggi ad uno dei lavoratori interessati. Il licenziamento decorre dal 31 gennaio. L’impresa in questione comunica che Acciaierie ha “interrotto drasticamente tutti i lavori di manutenzione al proprio interno”. Pertanto dice il subappaltatore ai dipendenti,“il suo rapporto di lavoro viene risolto per giustificato motivo oggettivo e pertanto dovrà ritenersi licenziato in data 31 gennaio 2024. Le sue spettanze, unitamente ai suoi documenti di lavoro, saranno a disposizione presso i nostri uffici”. La comunicazione di licenziamento è stata trasmessa via mail e questo ha provocato ulteriori proteste da parte dei manifestanti in corteo. “I licenziamenti dovrebbero essere 7-8 - dichiara ad AGI Mimmo Amatomaggi della Uilm -. È una delle tante aziende in sofferenza, che prende il lavoro da altre imprese che hanno l’avuto in appalto. Sono realtà per le quali abbiamo già usato tutto il plafond della cassa integrazione ordinaria pari a 52 settimane, tant’è che abbiamo chiesto ai parlamentari di prevedere attraverso un emendamento alle misure legislative in discussione, un intervento per salvare anche la manodopera di queste piccole imprese”. 

L’ex Ilva-Acciaierie d’Italia,   dopo anni di veleni sparsi sulla città, ora si prepara a mettere in scena un nuovo atto  della tragi-commedia che incombe su Taranto.  

Si profila il concreto rischio di un blocco non programmato  - ma voluto dal socio di maggioranza- dello stabilimento, evenienza  che non farebbe giustizia dei  danni provocati all’ambiente e alla salute dei cittadini e né ripagherebbe  le vite perse,  non darebbe prospettive economiche ai lavoratori, ma anzi acutizzerebbe la crisi economica del territorio, aprendo una voragine nel tessuto economico-sociale locale.

Vi sono in ballo crediti per 120 milioni di euro. Giustamente le imprese dell’indotto, ormai al collasso, rivendicano i loro crediti. La protesta delle aziende della filiera, le ditte dell’indotto  e gli autotrasportatori, accende i riflettori su una situazione di cui, a distanza di dieci anni dall’ultimo cambio di proprietà, ancora una volta è Taranto a pagarne le conseguenze.

L’impoverimento del territorio è tangibile e si avverte in tutti i settori dell’economia: dal manufatturiero, all’autotrasporto, l’edilizia, i servizi, le professioni, ed ovviamente anche il commercio, in particolare quello di vicinato, sul quale si ribalta a 360° la sofferenza economica,  finanziaria e occupazionale del territorio.

Lo Stato ha il dovere di intervenire e dare risposte concrete alle imprese dell’indotto e agli autotrasportatori che in questi anni hanno garantito i servizi e la continuità operativa di Acciaierie d’Italia,  e che ora sono allo stremo e rischiano di non vedere riconosciuti i loro crediti. Il Governo si faccia carico di un’ennesima situazione subita, determinata ancora una volta da strategie e scelte sbagliate le cui conseguenze ricadono sulla comunità locale.Taranto non può continuare a pagare per gli errori commessi da anni di politiche industriali miopi.  

 

 

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