“Sono convinto che l’idrogeno sarà un elemento essenziale della transizione energetica che vivremo negli anni futuri”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in un messaggio audio-video al convegno svoltosi  a Taranto sull’idrogeno.

  “ A livello europeo e globale sono in cantiere importanti investimenti pubblici e privati - ha sostenuto il ministro -. Rafforzare la produzione di idrogeno significa anche contribuire alla nostra sicurezza energetica garantendo la certezza delle forniture dalle imprese ai cittadini. L’Italia ha varato la strategia nazionale dell’idrogeno. Il settore é cresciuto ma c’è ancora bisogno di sviluppare un mercato solido da accompagnare con nuovi strumenti".

  Allo stesso tempo, conclude Pichetto, "bisogna lavorare per ridurre i costi di produzione e in quest’ottica è importante favorire momenti di confronto, di verifica e di scambio di idee tra tutti gli attori del settore. La costruzione di un sistema energetico decarbonizzato é un percorso impegnativo che deve coinvolgere anche Taranto, che in questo campo é città di frontiera e laboratorio importante. Taranto ha bisogno del contributo di tutti: istituzioni, imprese, Università. Andiamo avanti tutti insieme”. 

 

"La nostra strategia é accompagnare la riconversione evitando la desertificazione produttiva. In questo quadro si colloca la strategia nazionale per l’idrogeno che definisce azioni, politiche, strumenti per integrare l’idrogeno nel processo di decarbonizzazione e quindi rafforzare l’indipendenza energetica”. ha detto Vannia Gava, viceministro all’Ambiente anche lui in collegamento al convegno. “La strategia adottata - ha annunciato Gava - fissa un obiettivo di capacità installata di 3 GW entro il 2030. Non è un obiettivo sfidante, è meno ambizioso di altri Stati europei, ma a me piace la concretezza, piace dire quello che sicuramente riusciremo a fare. È quindi un obiettivo realistico, anche perché abbiamo ancora costi elevati dell’idrogeno green che magari rischiano di ostacolarne lo sviluppo. La scorsa settimana - ha aggiunto - si è chiusa la fase di prenotifica delle tariffe idrogeno che è una misura che è anche finalizzata a rendere più competitivo l’idrogeno green abbattendo il delta di costo con i combustibili fossili. Abbiamo formalizzato la notifica alla Commissione. La strategia individua anche un trend di crescita della domanda nazionale sopratutto per il settore hard to abate: acciaio, vetro, chimica, raffinazione. È una fase importante e di costante attenzione per il ministero anche nella relazione con la Commissione Ue e con le associazioni di categoria per mettere a terra decreti attuali”. 

 Per il vice ministro, “oltre a fare decreti e semplificazioni, abbiamo inoltre messo 3 miliardi nel Pnrr per l’idrogeno e una misura vincente é stata quella delle Hydrogen Valleys rifinanziata per quasi 600 milioni con i fondi del Repower. Anche la Puglia ne ha beneficiato per 49 milioni”. Inoltre, ci sono 370 milioni per Brindisi e Taranto del Mimit con un’altra misura specifica “per potenziare questi poli industriali”.

    Parlando poi di Taranto, il viceministro all’Ambiente ha detto: “Credo che Taranto - ha affermato Gava - sia un luogo che merita delle risposte e dopo tanti anni, é giusto seguire bene, seguire tutto il processo di reindustrializzazione. Taranto è uno dei luoghi in cui la transizione energetica non è un dibattito teorico, ma una questione concreta di industria e di lavoro e anche di qualità ambientale. Qui si misura la capacità dello Stato e non solo dello Stato, ma di tutte le istituzioni, di accompagnare una trasformazione complessa che è quella di bonificare e innovare e di mantenere la produzione, l’occupazione e di crearne di nuova”. Secondo Gava, a Taranto “il ministero sta già lavorando per la bonifica e la reindustrializzazione: abbiamo messo oltre 100 milioni. Stiamo lavorando anche per un nuovo sviluppo del porto che è quello dell’eolico offshore al quale abbiamo destinato 28 milioni. E in generale per il sostegno alla decarbonizzazione del settore hard to abate, c’è il credito di imposta per l’acciaio da rottame metallico finanziato con l’ultima legge di bilancio con oltre 30 milioni”.

Anche per la decarbonizzazione della produzione siderurgica il sindaco Bitetti non vede rischi ritenendola una strada obbligata. “Come ha detto l’assessore regionale all’Ambiente, Ciliento, il percorso é già tracciato e il forum di oggi sull’idrogeno, la prima edizione a Taranto, stanno a significare che Taranto diventa simbolo di un processo di decarbonizzazione e di industria green. É evidente che il tutto é basato su questo. Tutti gli incontro fatti al Mimit e anche l’accordo sottoscritto puntava al processo di decarbonizzazione e quindi necessariamente - rileva il sindaco di Taranto - colui che si é approcciato all’acquisto o alla continuità produttiva dell’azienda, sa bene che il percorso è tracciato, dal quale nessuno si potrà discostare. Ma questo credo che lo sappiano anche pietre”.

L’ex Ilva di Taranto è ancora più in bilico. A pochi giorni dal mancato dissequestro dell’altoforno 1, quello colpito da un incendio a maggio scorso, e con una serie di problemi aperti, oggi il Tribunale di Milano, pronunciandosi su un ricorso presentato anni addietro da 11 cittadini di Taranto contro la fabbrica ritenuta nociva e inquinante, ha stoppato alcune prescrizioni ambientali dell’Aia. Si tratta dell’autorizzazione all’esercizio degli impianti.

  Il Tribunale non ha cancellato o azzerato l’Aia, ma ha solo disapplicato alcune prescrizioni, ritenute inadeguate a fronte della situazione, e ha dato tempo all’azienda sino al 24 agosto per cambiarle e migliorarle. Il cambiamento, per i giudici, deve dare certezza sull’esecuzione degli interventi previsti. Se entro il 24 agosto nulla accadrà, l’area a caldo del siderurgico di Taranto dovrà fermarsi. Solo la modifica delle prescrizioni ambientali contestate, scrivono i giudici, può fermare la scadenza del 24 agosto.

  La decisione del Tribunale di Milano ha creato anzitutto due effetti. Il primo è che nel pomeriggio al ministero del Lavoro è stata sospesa la discussione sulla cassa integrazione chiesta dall’azienda per un anno dal primo marzo per 4.450 dipendenti di cui 3.800 a Taranto. Discussione sospesa poiché l’azienda vuole prima capire impatti e ripercussioni della sentenza, che probabilmente, annunciano fonti sindacali, sarà impugnata.

  Il secondo effetto riguarda la trattativa con Flacks Group, il fondo americano candidatosi ad acquisire tutta l’ex Ilva e con il quale i commissari stanno trattando. Fonti vicini al dossier temono che Flacks, a cui la sentenza andrà comunicata, possa ora sfilarsi dall’operazione, poiché il quadro è cambiato e la parte ambientale è divenuta più onerosa economicamente, e a quel punto salterebbe anche il prestito ponte che la Commissione UE di recente ha autorizzato per l’ex Ilva sino ad un massimo di 390 milioni per consentirne la continuità produttiva in vista del passaggio al nuovo acquirente. 

In allarme le sigle sindacali dei metalmeccanici. "Il decreto con cui i giudici di Milano hanno ordinato la sospensione, a partire dal 24 agosto 2026, dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto per alto rischio di malattie gravi, aggiunge un ulteriore elemento di complicazione ad una vertenza che ormai si trascina da oltre un decennio senza trovare soluzione", commenta Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl.
  "La prima cosa che come azienda credo dovranno fare, sarà quella di impugnare la sentenza e capire poi come muoversi". In relazione alla sentenza del Tribunale di Milano e alle possibili decisioni conseguenti dell'ex Ilva", aggiunge Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm. 
  Loris Scarpa della Fiom Cgil sottolinea che "l'attuale procedura che hanno attivato per la cassa integrazione sembra che non sia più sufficiente per affrontare la situazione". Mentre l'Usb spinge per "una convocazione immediata da parte del Governo, che deve assumersi con coraggio le responsabilita' di tirare fuori da questa situazione oltre 18.000 famiglie di dipendenti tra Ilva, Ilva in AS e dell'appalto. La situazione si aggrava ogni giorno di piu' e il rischio di un'esplosione sociale e' alle porte". 
 “Credo, immagino - il commissario di Acciaierie, Giancarlo Quaranta, non lo ha voluto dire esplicitamente - che impugneranno quell’atto. Poi, magari, ci saranno ancora altre conseguenze, penso giuridiche, ma la prima cosa che come azienda credo dovranno fare, sarà quella di impugnare la sentenza e capire poi come muoversi”. In relazione alla sentenza del Tribunale di Milano e alle possibili decisioni conseguenti dell’ex Ilva, lo dice Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, dopo l’incontro di ieri al ministero del Lavoro che avrebbe dovuto discutere della cassa integrazione per 4.450 in azienda per un anno dal primo marzo.

  “L’incontro - dice Gambardella -è stato condizionato dalla sentenza del Tribunale di Milano e non c'è stata discussione per quanto riguarda la cassa integrazione. Il primo intervento é stato quello del commissario Giancarlo Quaranta, che ha dichiarato la necessità di avere il tempo per analizzare il provvedimento del Tribunale, fare le valutazioni, e poi proseguire eventualmente con la discussione sulla cassa“.

“Emerge l’urgenza di assicurare che, con riferimento alla produzione a ciclo integrale - l’unica effettivamente autorizzata ed eseguita a oggi - rischio sanitario e rischio ambientale siano ridotti entro limiti di sicura accettabilità”. Lo scrive il Tribunale di Milano sull’ex Ilva.

  Per il Tribunale, “il presupposto della necessità della transizione verso la decarbonizzazione della produzione, assai onerosa sul piano economico e organizzativo, è costituito soprattutto dalla insostenibilità ambientale dell’attuale sistema produttivo. L’Aia, tuttavia, autorizza la produzione a ciclo integrale per 12 anni”. Inoltre, dice il Tribunale, “non è attualmente previsto alcun vincolo cogente tra i piani di decarbonizzazione, peraltro prefigurati a uno stadio attualmente solo embrionale, e la prosecuzione dell’attività a ciclo integrale, che dunque potrà proseguire senza decarbonizzazione per ben 12 anni. È pacifico che la produzione come convertita, e anzi probabilmente anche la stessa fase di transizione della produzione, necessiteranno di nuova Aia, trattandosi di impianti del tutto diversi”. A ció si aggiunga che “gli enti locali coinvolti - Comune e Provincia di Taranto, Regione Puglia - non hanno dato parere favorevole all’Aia 2025 proprio in considerazione della mancanza di concretezza e di tempi certi nella realizzazione del processo di transizione verso la decarbonizzazione della produzione”.

L’ex Ilva di Taranto dovrà sospendere l’attività produttiva dal 24 agosto se non adeguerà l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Lo ha disposto il Tribunale di Milano. “Con decreto emesso in data odierna in esito a procedimento per inibitoria proposto da residenti nel Comune di Taranto”, il Tribunale “ha disapplicato parzialmente il provvedimento che autorizza l'attività produttiva dello stabilimento Ilva di Taranto (Aia 2025) ed ordinato la sospensione, a decorrere dal 24 agosto 2026, dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento stesso. La disapplicazione dell'Aia 2025 - dice il Tribunale di Milano - è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni (monitoraggio PM10 e PM2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell'acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke etc.) in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratoria della loro esecuzion. Ciò - dice il Tribunale di Milano - è stato disposto a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute, anche in applicazione di quanto previsto dalla sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 25 giugno 2024 alla quale al questione era stata previamente rimessa. La sospensione dell'attività produttiva avrà efficacia a decorrere dal 24 agosto 2026”. Per il Tribunale, “entro tale termine parti resistenti - Acciaierie d'Italia S.p.a. in A.S., Acciaierie d'Italia Holding S.p.a. in A.S., ILVA S.p.a. in A.S. - potranno adoperarsi per ottenere un'integrazione dell'Aia 2025 che abbia ad oggetto l'indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi entro i quali gli studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi menzionati nelle prescrizioni ritenute illegittime dovranno trovare effettiva attuazione ed impegnandosi a tale tempestiva attuazione. A decorrere dalla data 24 agosto 2026) - in assenza degli adempimenti - dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto. In ogni caso l'ordine di sospensione dell’attività produttiva cesserà di avere effetto quando le parti resistenti avranno adempiuto agli incombenti indicati. Il decreto non è esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato nei termini di legge”. A seguito della disapplicazione - sia pur parziale e riferita a specifiche prescrizioni - dell’Aia 2025 le condizioni legali di esercizio dello stabilimento, allo stato non sussistono. Ne consegue che deve essere disposta la sospensione dell’attività dello stabilimento”. Questo è quanto scrive  il Tribunale di Milano sull’ex Ilva. Tuttavia, dice il Tribunale, “l’Aia non è stata disapplicata in toto, ma solo parzialmente e con riferimento ad alcune prescrizioni. Si tratta cioè di disapplicazione con funzione di implementazione di tempi certi e ragionevolmente contenuti di realizzazione di alcuni interventi già previsti. Inoltre l’Aia stessa - non disapplicata in toto - è stata configurata sul presupposto della continuità della produzione”. Infatti i ricorrenti - cittadini di Taranto e l’associazione “Genitori Tarantini” - “hanno chiesto di sospendere l’attività dello stabilimento fino a che non sarà adottata una nuova Aia conforme alle norme di legge”, è scritto nella sentenza, ma “il Tribunale ben può - trattandosi di provvedimento di portata minore rispetto a quello richiesto - consentire la prosecuzione dell’attività per un certo tempo in attesa della regolarizzazione. In particolare - si legge nella sentenza - considerata la natura della disapplicazione parziale, si deve rammentare, per un verso, che il principio di precauzione è connesso e coordinato con quello di proporzionalità e, per altro verso ancora, che il provvedimento inibitorio ben può prevedere un termine di grazia entro il quale il destinatario può adeguare il suo comportamento o lo stato di fatto così evitando la sua applicazione”. Il Tribunale di Milano ha infatti dato tempo sino al 24 agosto prossimo di adeguare l’Aia, altrimenti in caso contrario la produzione di acciaio dovrà fermarsi.

Interventi, esperienze e suggestioni si alterneranno nella sede del Parco della Musica di Taranto venerdì prossimo, 27 febbraio, in occasione del Tech talks “INTELLIGENZA ARTIFICIALE, IMPRESA REALE”, organizzato dalla Sezione Servizi Innovativi di Confindustria Taranto in collaborazione con Confindustria Basilicata ed il Cluster Lucano Automotive Fabbrica Intelligente ETS.

L’incontro è concepito per offrire alle imprese del territorio un quadro concreto e operativo sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

Con la partecipazione di Massimo Chiriatti, tra le voci più autorevoli del panorama italiano dell’innovazione tecnologica e della trasformazione digitale, i partecipanti avranno l’opportunità di confrontarsi tra loro con una visione strategica e al tempo stesso pragmatica sull’adozione dell’AI in contesti produttivi reali.

Accanto al contributo dell’ospite principale, l’incontro prevede interventi di aziende del territorio specializzate nello sviluppo di soluzioni basate su Intelligenza Artificiale e testimonianze di imprese che già utilizzano l’IA nei propri processi operativi e decisionali. Questo confronto diretto tra chi progetta la tecnologia e chi la applica quotidianamente consentirà di evidenziare benefici concreti, criticità, modelli di adozione e risultati misurabili.

Attraverso casi d’uso reali, strumenti operativi e riflessioni sugli impatti organizzativi e competitivi, l’evento accompagna i partecipanti dalla comprensione delle dinamiche evolutive dell’AI alle opportunità immediatamente attivabili in azienda, con un taglio fortemente orientato alla pragmatica dell’innovazione e alla creazione di valore per il tessuto imprenditoriale, in particolare per le PMI.

Una temporanea fuga di azoto si e verificata ieri sera all’interno dell’ex Ilva di Taranto. Secondo fonti aziendali, si sarebbero staccati alcuni sostegni di una tubazione per il trasporto dell’acqua e avrebbero danneggiato una sottostante condotta per il trasporto dell’azoto. Per le stesse fonti, la fuoriuscita di azoto è stata subito intercettata e riparata e non é scattata alcuna fase di emergenza in stabilimento, né é stata attivata la cosiddetta la “fase di osservazione” conseguenti a particolari accadimenti o emissioni anomale. L’ambientalista Luciano Manna di VeraLeaks aveva invece parlato di “emergenza” in stabilimento. Tra l’altro nell’ex Ilva é in corso la prima ispezione annuale del 2026 dei tecnici di Ispra e Arpa Puglia. Le ispezioni hanno cadenza trimestrale e ne vengono fatte quattro l’anno. La prima del 2026 si dovrebbe concludere domani.

    Secondo fonti sindacali, l'area è stata temporaneamente evacuata e il transito fermato sino a quando la zona non è stata messa in sicurezza.

Novità sul progetto del rigassificatore a Taranto, la procedura di VIA è stata sospesa momentaneamente dal Ministero. L’Autorità portuale ha comunicato che l’area scelta è già in concessione ad altro operatore per altre attività. 

 

Il Ministero ha dato 30 giorni al proponente per l’invio delle controdeduzioni.

È quanto annuncia in un post su fb consigliere comunale di Europa Verdi Antonio Lenti 

 

Che significa? Che il rigassificatore è stato bloccato? Che i termini di presentazione delle osservazioni sono aumentati?

 

Dipende dai tempi con i quali il proponente rispondera alla richiesta del ministero. Nella migliore delle ipotesi questa incongruenza potrebbe addirittura bloccare il progetto a monte, nella peggiore potremmo recuperare qualche giorno per fare le osservazioni.

 

Nel frattempo insieme all’assessora Fulvia Gravame, stiamo lavorando con la direzione ambiente per contrastare l’opera. 

 

Se a qualcuno non fosse ancora chiaro- sottolinea Lenti- la posizione nostra e di Europa Verde - Verdi Taranto è di assoluta contrarietà ad un rigassificatore a terra o a mare che sia. 

 

In pratica il ministero dell’Ambiente (Mase) nel sospendere la procedura di Valutazione di impatto ambientale del rigassificatore nel porto di Taranto, nell’area del molo polisettoriale, chiede chiarimenti alla società del progetto, Terminale di rigassificazione Gnl Taranto Srl con sede a Milano. Quest’ultima appartiene per il 95 per cento a Denali Gnl di Ginevra e per il restante 5 a Belenergia, che ha già realizzato il parco eolico offshore a Taranto. L’alt del Mase è arriva a cinque mesi dalla presentazione (il 10 ottobre) dell’istanza per l’impianto terrestre. Anche nel sito del ministero si legge che la procedura ora è sospesa.

   Il rigassificatore di Taranto, terrestre, é un progetto da 600 milioni di investimento e una capacità di 12 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Circa 3 miliardi di metri cubi potrebbero essere forniti all’ex Ilva per consentire il passaggio dagli altiforni ai forni elettrici e quindi la decarbonizzazione della produzione dell’acciaio. Del rigassificatore a terra si è cominciato a parlare lo scorso luglio, quando a Taranto si dibatteva dell’approdo, poi negato, di una nave rigassificatrice da parte della società azera Baku Steel che allora era in corsa per acquisire l’ex Ilva per intero. Incassato il no alla nave (disse no anche il Comune di Taranto), Baku Steel si ritirò dalla gara per l’ex Ilva ma il progetto del terminal di rigassificazione al porto è rimasto in piedi ed é andato avanti. 

Il Mase, nella lettera della direzione generale per le valutazioni ambientali, dopo aver premesso che lo scorso 2 febbraio l’istanza é stata ritenuta procedibile dando così avvio alle consultazioni del pubblico, solleva due problemi: compatibilità del rigassificatore con quanto c’è già al molo polisettoriale e necessità di conoscere meglio la società che ha proposto l’investimento.

   “L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio - afferma il ministero - ha rilevato che l’area di localizzazione del progetto fa parte ‘del più ampio compendio assentito in concessione demaniale marittima, alla San Cataldo Container Terminal Spa al fine di rendere operativo un terminal multipurpose, promuovendo lo sviluppo dei traffici commerciali e della logistica, con particolare riferimento alla movimentazione dei container, di merci varie e ro-ro’”.     

   Pertanto, si osserva, “l’area allo stato non è disponibile per l’insediamento proposto dalla società”. E quindi, aggiunge il ministero, “ritenuto che quanto comunicato possa compromettere la realizzabilità del progetto, nel rispetto del principio dell’economicità del procedimento, si chiede alla società Terminale di rigassificazione GNL Taranto di fornire chiarimenti in merito a quanto rilevato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, entro 30 giorni e a tal fine si dispone la sospensione del procedimento di Via in corso”.

Inoltre il ministero chiede alla società di trasmettere l’autodichiarazione “relativa agli assetti proprietari della società proponente e della eventuale società controllante e alla consistenza del capitale sociale della società proponente”. Qualche giorno fa il Comune di Taranto, tramite la commissione Ambiente, ha dichiarato sul rigassificatore nel porto: “Dall’analisi preliminare sono emersi rilevanti elementi di criticità legati ai profili di sicurezza ambientale, alla sicurezza dell’impianto, alla tutela della fauna, nonché alla compatibilità con la destinazione dell’area e con il contesto paesaggistico anche in relazione ai residenti delle zone limitrofe”. 

Alla Jonian Dolphin Conservation, l’Ente di ricerca scientifica tarantino attivo da oltre tre lustri nella ricerca e nella tutela dei cetacei nel Mediterraneo, è stata conferita la quarta “Medaglia del Mare - Enzo Maiorca”; la cerimonia è avvenuta a Bologna nell’ambito dell’EUDI Show 2026, la più importante manifestazione della subacquea in Italia e una delle principali al mondo.

Il nome della JDC si aggiunge così a un prestigioso albo d’onore che, nelle tre edizioni precedenti, ha visto assegnare la medaglia alla Marina Militare, alla Guardia Costiera e all’associazione Sea Shepard.

È stata Patrizia Maiorca, figlia dell’indimenticabile Enzo, e sorella di Rossana, venuta a mancare prematuramente, a consegnare l’ambito riconoscimento a Vittorio Pollazzon, Presidente JDC, accompagnato da una delegazione dell’associazione; in passato Patrizia Maiorca ha battuto numerosi record femminili di apnea, conquistando complessivamente dodici record mondiali, tra cui quello di -70 metri in assetto variabile nel 1987.

La quarta “Medaglia del Mare - Enzo Maiorca” è stata assegnata alla JDC per “l’impegno pluriennale nella tutela dell’ecosistema marino e dei cetacei del Mar Jonio e per essersi resa proattiva e concreta nell’offrire una nuova vita ai delfini nati o vissuti in cattività attraverso la creazione del San Paolo Dolphin Refuge nel Golfo di Taranto, dove gli animali provenienti da delfinari e acquari nuoteranno liberi e monitorati per poter riacquisire gradualmente i loro comportamenti spontanei in ambiente marino”.

In questa edizione dell’Eudi Show la JDC la Jonian Dolphin Conservation ha illustrato il “San Paolo Dolphin Refuge” in un evento presentato dal responsabile Carmelo Fanizza, mentre Francesca Cornelia Santacesaria, Responsabile ricerca scientifica JDC, ha curato un workshop interattivo sulla Fotoidentificazione dei cetacei che vivono nel Golfo di Taranto mediante l’utilizzo della piattaforma Ispiriamo.

Domani in Provincia l’iniziativa promossa dalla Consigliera di parità Pontrelli in collaborazione con laBritish School di Taranto.

 

 

L’evento “Educazione finanziaria per crescere: giovani e donne al centro” si terrà giovedì 26 febbraio 2026, dalle ore 9.30 alle 12.00, nel salone di rappresentanza della Provincia di Taranto (Via Anfiteatro 4 – 1° piano – Taranto).

 

Il seminario è dedicato alla promozione dell’educazione finanziaria, con particolare attenzione a giovani e donne. Mira a sensibilizzare sui temi dell’alfabetizzazione finanziaria, offrendo opportunità di crescita personale ed economica per studenti e studentesse.

 

Saranno presenti relatori autorevoli, che arricchiranno il dibattito, fornendo ai partecipanti – in particolare ai ragazzi e alle ragazze degli Istituti scolastici superiori di Taranto e provincia – strumenti concreti per il futuro.

 

Eletto il nuovo Sindaco del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi di Taranto

Taranto – È Antonio Faggioni, studente dell’Istituto Aristosseno, il nuovo Sindaco del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi di Taranto. È stato eletto con 18 voti su 36 consiglieri presenti (l’assemblea è composta da 40 membri), al termine di una partecipata e sentita votazione che ha visto candidati dieci studenti.

Sono stati eletti Vice Sindaci, ex aequo con 5 voti ciascuno, Niccolò Cervellera dell’Istituto Quinto Ennio Ferraris e Asia Guarino dell’Istituto Vittorino da Feltre.

Ad accogliere i giovani consiglieri è stato il Presidente del Consiglio Comunale degli adulti, Gianni Liviano, che ha invitato i ragazzi a essere “costruttori di speranza”, operando con gioia, responsabilità e impegno, nel rispetto dello spirito di servizio verso la comunità.

Sono intervenuti anche il Sindaco Piero Bitetti, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Maria Lucia Simeone e i Presidenti delle Commissioni Affari Generali Patrizia Mignolo e Servizi Gianni Tartaglia.

Prima dell’elezione del Sindaco è stata conferita la pergamena di Ambasciatore del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze agli studenti e alle studentesse che, pur frequentando scuole di Taranto, non risiedono nel capoluogo.

A consegnare la fascia tricolore al neo eletto Sindaco dei Ragazzi e delle Ragazze è stato il Sindaco Piero Bitetti, che ha espresso soddisfazione e accolto con simpatia il giovane primo cittadino.

Visibilmente emozionato, Antonio Faggioni ha dichiarato di voler “costruire una pagina di buona politica” e di impegnarsi, insieme ai colleghi consiglieri, per realizzare progetti concreti e iniziative positive dedicate ai giovani e all’intera città.

Emozionato e sorridente, il primo cittadino dei ragazzi ha descritto il suo amore per la città che immagina a misura di giovani, orgogliosa della sua storia e piena di spazi aperti alla cultura e alla crescita comune.

"Non vogliamo più che si parli di Taranto solo in quanto città dell'Ilva" ha sottolineato. 

Dopo il saluto dei dirigenti scolastici (o loro delegati), i ragazzi eletti si sono presentati all’assemblea e hanno scelto i gruppi di lavoro nei quali impegnarsi. I gruppi istituiti sono: Ambiente, Pace, Solidarietà, Trasporti e Mobilità Sostenibile, Cultura Arte e Musica, Sport, Associazionismo Giovanile e Partecipazione Attiva, Scuola.

Ciascun gruppo esprimerà un proprio portavoce, che assumerà il ruolo di Assessore al ramo.

L’elezione segna l’inizio di un nuovo percorso di partecipazione attiva e di educazione alla cittadinanza, nel segno del dialogo, della collaborazione e dell’impegno civico.

"Impareremo a parlarci, ad ascoltarci- ha dichiarato il sindaco Bitetti-a condividere una visione del mondo diversa con un obiettivo comune che è la crescita della nostra comunità.

Siamo pronti ad aprire le porte di Palazzo di Città, accogliere le loro proposte, guardare i cambiamenti con i loro occhi e contribuire alla formazione della futura classe dirigente."

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