GIOCHI DEL MEDITERRANEO-TARANTO/ Raggiunto l'accordo con il Comitato internazionale
Scritto da Redazione1Sette mesi di scontri e tensioni, correndo anche il rischio di far saltare i Giochi del Mediterraneo, in programma tra agosto e settembre tra Taranto, Brindisi e Lecce con 4.500 atleti di varie discipline attesi dai 26 Paesi dell'area mediterranea e 275 milioni di fondi del governo investiti negli impianti sportivi, ma da oggi c'é l'accordo tra il comitato internazionale e quello locale. Quest'ultimo ha infatti approvato all'unanimità il parere di congruità che la società pubblica Sport e Salute ha formulato sui costi dei servizi dei Giochi (tecnologici, broadcasting e antidoping) che il comitato internazionale affiderà a società scelte direttamente. I costi proposti sono stati ritenuti congrui e quindi il comitato locale, presieduto da Massimo Ferrarese, si appresta a liberare 11 milioni e 397.000 euro da girare all'organo internazionale affinché possa organizzare i servizi. Su questi fondi si è consumata la tensione. E anche, per un lungo periodo, un black out nella comunicazione tra i due comitati. Quello locale, organo di diritto pubblico, avrebbe voluto lanciare le gare di appalto per l'affidamento dei servizi così come ha fatto per il resto, ma da Atene hanno sempre sbarrato il passo dicendo che per garantire un determinato standard qualitativo, i servizi dei Giochi dovevano necessariamente andare a società già testate in grandi eventi di sport. Di qui la scelta diretta. Non potendo allora fare le gare, il comitato locale ha chiesto che vi fossero almeno un parere legale e uno di congruità che attestassero la regolarità della procedura per l'erogazione delle risorse. Non è stato facile addivenire a un'intesa, ma alla fine il comitato locale è riuscito a ottenere il parere di congruità. Sport e Salute ha ritenuto adeguato il costo individuato per ciascun servizio.
Particolare importante dell'accordo è che inizialmente l'organo internazionale aveva chiesto che la somma fosse versata in tempi molto ravvicinati con saldo a giugno, mentre i Giochi cominciano ad agosto, e che vi fosse, da parte dell'organo locale, una fideiussione a garanzia. Adesso invece il trasferimento avverrà a step: 30 per cento subito, alla firma, 30 per cento ad aprile, 20 per cento a giugno e 20 per cento finale a settembre. Prevista una fideiussione, ma riguarda solo la tranche finale di saldo a condizione che i servizi siano espletati con regolarità. Tutto sarà disciplinato da un nuovo emendamento, riformulato, al Contratto dei Giochi che lunedì sarà firmato digitalmente da Ferrarese e poi, a seguire, dal vice presidente del comitato internazionale, Mehrez Boussayene, dal sindaco di Taranto, Piero Bitetti, dai ministri Andrea Abodi (Sport) e Tommaso Foti (Coesione) e dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio.
VIOLENZA SESSUALE/ Domenica a Taranto in piazza contro il Ddl Bongiorno
Scritto da Redazione1Anche nel capoluogo ionico si manifesta per opporsi al disegno di legge che cancella il concetto di consenso nella violenza sessuale. L’invito arriva da Alzàia e Sud Est Donne.Raduno in piazza Maria Immacolata alle 10.30
Anche Taranto scende in piazza domenica 15 febbraioaderendo alla mobilitazione nazionale che intende contrastare il Ddl Bongiorno. L’invito parte da Alzàia Onlus e Sud Est Donne, unitamente alla rete dei Centri Antiviolenza della Regione Puglia, per dire no a una proposta di modifica che di fatto cancella il concetto di consenso dall’articolo 609 bis del Codice Penale, mettendo in discussione un principio fondamentale: senza consenso è stupro. Il raduno è previsto alle ore 10.30 in piazza Maria Immacolata.
La questione al centro del dibattito è legata alla nuova versione del disegno di legge sulla violenza sessuale e sul consenso, quella che dovrà essere discussa dalle Camere: ora nel testo la violenza sessuale non viene più definita come un atto compiuto «senza il consenso libero e attuale» dell’altra persona, ma come un atto compiuto «contro la volontà della persona». In sostanza, è stato sostituito il concetto di “consenso” con quello di “dissenso”. L'obiettivo delle manifestazioni diffuse di questa domenica è bloccare una riforma giudicata pericolosa per la tutela delle donne.
Alzàia gestisce, insieme a Sud Est Donne, il Centro Antiviolenza “Sostegno Donna” di Taranto e fa parte della rete dei Centri antiviolenza D.i.Re, tra le promotrici della mobilitazione a livello nazionale. L’associazione invita chiunque a partecipare all’iniziativa di Taranto, così come si farà in contemporanea negli altri capoluoghi pugliesi, portando con sé chiavi e tamburi. «Scendiamo in piazza – fanno sapere – perché lo riteniamo un atto di responsabilità civile. Sentiamo il dovere di esserci perché il principio del consenso non può essere messo in discussione né indebolito. Il Ddl Bongiorno rappresenta un arretramento culturale e giuridico che rischia di riportarci indietro rispetto a conquiste ottenute dopo anni di lotte, ascolto e lavoro nei territori. Ogni giorno, nei nostri centri, incontriamo donne che hanno bisogno di tutele chiare, strumenti efficaci e messaggi inequivocabili da parte delle istituzioni. Non accettiamo che la legge contro la violenza sessuale sia stuprata da chi non accetta la parola consenso. Il consenso è diritto, libertà e autodeterminazione, non è dissenso. I due concetti sono molto distanti tra di loro. Il consenso pone l’accento sullo stupratore, il dissenso sulla persona stuprata. Essere in piazza significa ribadire che i diritti non si negoziano e non si riducono. Si difendono insieme, con determinazione e con la forza della rete».
EX ILVA/ Il gip respinge l'istanza, Afo1 resta sotto sequestro senza facoltà d'uso: serve alle indagini
Scritto da Redazione1“L’istanza di dissequestro non è fondata e deve, pertanto, essere rigettata”. Lo scrive il gip del Tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, nell’ordinanza con cui oggi ha respinto la richiesta di revoca del sequestro probatorio senza facoltà d’uso presentata da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordnaria, l’ex Ilva, per l’altoforno 1 del siderurgico. L’altoforno, che era stato riacceso a metà ottobre 2024, è sequestrato dalla notte tra il 7 e 8 maggio 2025 a causa di un incendio. L’istanza di dissequestro é stata discussa in udienza lunedì scorso. “Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità - scrive il gip -, il sequestro probatorio deve essere mantenuto ogniqualvolta il bene sottoposto a vincolo conservi una concreta, attuale e non meramente potenziale attitudine a fungere da fonte di prova”. Per il gip, è “sufficiente che residuino accertamenti non marginali la cui esecuzione richieda la conservazione materiale del bene nello stato in cui esso si trova”. E quindi, osserva il gip, “la verifica della persistenza delle esigenze probatorie non può essere condotta in termini astratti o meramente formali, ma deve essere ancorata alla concreta evoluzione dell’indagine, alla natura degli accertamenti ancora da svolgere e al grado di complessità tecnica del contesto oggetto di accertamento”. A parere del gip, l’altoforno 1 “costituisce, al tempo stesso, il luogo dell’evento del 7 maggio 2025, lo strumento materiale attraverso il quale l’evento si è prodotto e la principale fonte di prova per la ricostruzione delle relative cause”. E secondo il magistrato “il sequestro” costituisce “l’unico mezzo idoneo a preservare l’integrità della fonte di prova. Non è, pertanto, praticabile l’ipotesi di svolgere gli accertamenti residui in assenza del sequestro”.
EX ILVA/ FIM, FIOM, UILM: pronti ad autoconvocarci a Palazzo Chigi
Scritto da Redazione1“A oggi sono passati tre mesi dall’ultima volta, era novembre scorso, che siamo stati a Palazzo Chigi dove ci stato presentato il piano del ciclo corto da Governo e commissari che ha visto la nostra contrapposizione netta”. Lo ha detto oggi sull’ex Ilva Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, introducendo la conferenza stampa insieme ai segretari generali di Uilm, Rocco Palombella, e Fiom Cgil, Michele De Palma. “Ora se la convocazione non arriverà entro febbraio, ci autoconvocheremo noi a Palazzo Chigi, il Governo quindi ci convochi” ha detto Uliano. “Abbiamo messo in campo dopo quella giornata a Palazzo Chigi, 8 ore di iniziative di lotta - ha rammentato Uliano -. Ci sono state iniziative di pressione, ma ad oggi non abbiamo nessuna convocazione, malgrado il Governo abbia detto che il tavolo Ilva era continuamente aperto e non c’era bisogno di chiedere una riconvocazione”. “Non veniamo convocati, non sappiamo nulla sulla trattativa in corso, né sull’aggiornamento del piano, ma riceviamo comunicazioni dal pretendente, cioè da parte di questo fondo, e ci chiediamo quale sia il piano industriale che sta dietro. Dovrebbe essere una iniziativa industriale, non finanziaria - dice Uliano -. Ora non vogliamo entrate in polemica con Flacks, ma l’impostazione deve essere industriale, il piano di rilancio deve essere industriale. Quella finanziaria - sostiene Uliano - non può essere la soluzione di partenza. Bisogna partire da ragionamenti industriali per costruire il piano di rilancio e di decarbonizzazione”. Per il leader della Fim Cisl, “il silenzio di questi mesi é una esatta rappresentazione di una difficoltà enorme da parte del Governo di concludere in modo positivo questa importante vertenza. Stiamo ora facendo una valutazione e ci aspettiamo - dice Uliano - che dal Governo ci sia responsabilità nell’assumere una decisione dopo che da due anni si sta inseguendo un soggetto industriale in grado di rilanciare l’ex Ilva. Oggi noi non abbiamo questo soggetto. Lo Stato deve allora farsi protagonista con un assetto a maggioranza nell’azione di rilancio”. “Abbiamo molte perplessità che si raggiungano i 4 milioni di tonnellate - ha detto Uliano sulla produzione di Taranto -. E allora lo Stato, se ritiene che sia importante dare un assetto a un settore come l’acciaio, deve prendere atto della situazione e farsi lui promotore e soggetto industriale e poi costruire, accanto a se, anche compagini diverse che possano accompagnare il rilancio e la decarbonizzazione dell’ex Ilva”.
GIOCHI DEL MEDITERRANEO- TARANTO/ Inviato ai ministeri terzo masterplan. Ferrarese chiede di usare 3 mln e mezzo derivanti dai ribassi d'asta
Scritto da Redazione1È stato inviato ai ministeri dello Sport, della Coesione e dell’Economia, il terzo master plan dei Giochi del Mediterraneo redatto dal commissario di Governo, Massimo Ferrarese, e oggi torna a Taranto una delegazione della Corte dei Conti, sezione della Puglia, per un sopralluogo ai cantieri degli impianti. Il terzo masterplan chiede ai ministeri di utilizzare 3 milioni e 450 mila euro derivanti dai ribassi d’asta per realizzare una serie di interventi aggiuntivi e in considerazione dei tempi stretti che separano dall’inaugurazione dei Giochi (21 agosto prossimo), evidenzia la necessità che il decreto interministeriale di approvazione del nuovo masterplan preveda per il commissario la possibilità di riprogrammare e riassegnare le risorse rivenienti “dai provvedimenti di revoca e dalle economie a seguito di collaudo”, nonché dalle “economie liberatesi a seguito dei ribassi offerti in esito alle gare d’appalto”.
Questo, scrive il commissario Ferrarese nella sua relazione al Governo di 32 pagine, “risulta essenziale per venire incontro alle crescenti esigenze legate alla realizzazione degli interventi necessari allo svolgimento dei Giochi, il cui avvio è ormai imminente”. Inoltre, il commissario chiede ai ministeri di esplicitare nel decreto la possibilità che le opere “possano essere realizzate per stralci funzionali. In questo modo - afferma - sarà possibile garantire il regolare svolgimento dei Giochi e completare l’intero intervento anche successivamente alla loro conclusione”. Attualmente, infatti, tale possibilità è prevista solo per le opere essenziali. Nel nuovo master plan, il commissario rammenta che per i Giochi il Governo ha stanziato 275 milioni in due fasi distinte: 150 milioni in tre annualità, dal 2022 al 2024, con il Fondo sviluppo e coesione 2021-2027 e 125 milioni con la legge di Bilancio per il 2024 (40 nel 2024 e altrettanti nel 2025 e 45 nel 2026). Dalle gare lanciate con la formula dell’offerta economicamente più vantaggiosa, è stato possibile avere risparmi per 31 milioni poiché il commissario, in deroga al Codice degli appalti, ha attribuito un massimo di 40 punti su 100, anziché 30, al prezzo indicato dall’impresa in gara. Ai 30 milioni vanno poi aggiunti altri 3 di risparmi della struttura commissariale. Dei 34 milioni totali, 14 sono stati reimpiegati sulle opere dove, a causa dell’aumento dei prezzi dei materiali edili avvenuto nell’estate 2024, erano state temporaneamente stralciate alcune parti in vista di un loro successivo recupero. E così allo Iacovone di Taranto sono andati 6,150 milioni, al Palaricciardi di Taranto 1,7, allo stadio del nuoto di Taranto 1,3, allo stadio di Lecce 2 e al centro nautico nell’ex stazione Torpediniere di Taranto 3,1. Inoltre, precisa Ferrarese, le ulteriori risorse liberate dai ribassi ottenuti dalle gare d’appalto, ammontano complessivamente a circa 12,6 milioni di euro. Adesso per 3 milioni e 340mila euro di cui si chiede l’utilizzo al Governo, si propone questo riparto: 1,3 milioni per lo stadio di Taranto per realizzare ulteriori parcheggi e servizi integrativi a supporto degli allestimenti e arredi dell’impianto; 750mila euro per cinque campi da padel nel parco urbano sportivo dei Giochi a Taranto; 1,3 milioni per un pattinodromo sempre nel parco urbano sportivo a Taranto; un milione per strade e parcheggi nel Comune di Taranto; 950mila euro per altre opere a Taranto, tra cui il rifacimento della facciata di Palazzo di Città; infine, un milione e mezzo per interventi nella base navale della Marina Militare in Mar Grande a Taranto dove attraccheranno le due navi da crociera che ospiteranno gli atleti.
TUTTO A TARANTO/ Legambiente: rigassificatore incompatibile con hub eolico offshore
Scritto da Redazione1“Il progetto di realizzare un rigassificatore alla testata del molo polisettoriale di Taranto, occupando il 20% dell’intera superficie del molo stesso è incompatibile con la individuazione del porto di Taranto quale hub per l’eolico offshore”. Lo dichiara Legambiente a proposito del progetto per un rigassificatore terrestre nel porto di Taranto (12 miliardi di metri cubi di gas, investimento da 600 milioni di euro) sul quale il ministero dell’Ambiente ha aperto la procedura di Via, Valutazione di impatto ambientale. “L’incompatibilità - dice Legambiente - deriva, in parte, dai grandi spazi che richiedono le attività di carico, scarico e movimentazione delle singole componenti unitamente alle attività connesse all’assemblaggio degli aereogeneratori. Soprattutto, l’assemblaggio delle diverse componenti, che si svolgerà in un’area già individuata, posta alla radice del molo polisettoriale, a qualche centinaio di metri dall’eventuale rigassificatore, richiede una pressoché continua attività di saldatura con una inevitabile produzione di scintille. Se si verificasse una significativa fuga di gas metano dal rigassificatore e se il vento spirasse da sudovest spingendo il gas verso l’hub - osserva Legambiente -, una scintilla generata nell'area dell’hub eolico potrebbe innescare una grande fiammata con conseguente incendio. Risulta quindi del tutto evidente la estrema pericolosità di svolgere le attività di assemblaggio non distanti dall’impianto di rigassificazione e dalle navi metaniere attraccate alla banchina in relazione ai rischi di possibili fughe di gas che non possono essere escluse in assoluto”.
“C’è poi - afferma Sperti della Uilm - il tema degli appalti. Si utilizzano contratti in dumping, con trattamenti e inquadramenti distanti dalle mansioni svolte effettivamente dai lavoratori, e noi chiediamo che sia responsabilità pubblica anche intervenire per condividere i contratti applicati e il tipo di appalto”.
“Resta però irrisolto il nodo della prospettiva dell’ex Ilva. Purtroppo il ministro Urso ha fallito nella gestione della vertenza dell’acciaieria - prosegue Sperti -. Urso ha fallito due gare e noi avevamo detto che accelerare sulla privatizzazione dell’azienda era un errore, perché la condizione del mercato e quella dello stabilimento di Taranto certo non permettono una vendita veloce. Tant’è che oggi assistiamo alla ricerca di acciaieri che possano dare una mano al problema ex Ilva, mentre Flacks e gli emissari del fondo americano continuano a raccontare sull’ex Ilva cose che lasciano il tempo che trovano. Ma Flacks per noi al momento non è nessuno”.
EX ILVA/ Azienda: dal 2024 ad oggi spesi 997 mln per investimenti e manutenzione
Scritto da Redazione1“A partire da febbraio 2024 sono stati destinati oltre 997 milioni di euro ad attività di manutenzione e investimenti industriali, a conferma dell’impegno dell’Amministrazione Straordinaria nel garantire la piena funzionalità degli impianti”. Lo ha detto Acciaierie d’Italia, ex Ilva, nell’incontro di oggi con i sindacati a Taranto.
Nel corso del 2025, inoltre, il sito industriale di Taranto - ha detto l’azienda - ha registrato il più alto numero di ore lavorate degli ultimi anni, sia da parte del personale diretto sia delle imprese terze. “Questi interventi confermano l’impegno di AdI in A.S. a rendere il sito di Taranto efficiente e operativo, attraverso continuità produttiva e investimenti strutturali, in vista della finalizzazione delle procedure di gara in corso”, ha comunicato Acciaierie d’Italia.
CASO PARCHEGGI-TARANTO/ Kyma Mobilità chiarisce: i disabili non pagano la sosta
Scritto da Redazione1"I disabili muniti di regolare pass non pagano il parcheggio in tutto il territorio urbano”. Parole queste più volte sottolineate nel corso della conferenza stampa svoltasi a Palazzo di Città, alla quale hanno preso parte l’assessore alle Partecipate Gianni Cataldino, la Presidente di Kyma Mobilità, Giorgia Gira, alcuni componenti del CdA dell’azienda di trasporto pubblico, e i presidenti delle Commissioni Servizi e Affari Generali Gianni Tartaglia e Patrizia Mignolo.
L’incontro con la stampa è servito a mettere un punto sulla questione dei parcheggi per i disabili, per i quali la gratuità è garantita su tutto il perimetro della sosta regolamentata.
L’assessore Cataldino ha dichiarato: “In questi giorni sono state dette troppe cose non corrette. Questa amministrazione, come quelle precedenti e quelle che verranno, ha sempre sostenuto la gratuità degli stalli per le persone con disabilità. Non abbiamo bisogno di stravolgere nessuno degli atti fatti da questa amministrazione perché questa informazione è già presente. Gli stalli sono gratuiti, quindi ci è parso un po’ pretestuoso quello che è accaduto in questi giorni per opera di alcuni attori che probabilmente si sono esercitati nella diffusione di notizie prive di fondamento. Da qui la necessità di un chiarimento in questa conferenza stampa“.
La Presidente Gira: “Ribadiamo con forza e determinazione che le persone con disabilità non devono assolutamente pagare la sosta, negli stalli su strada così come all’interno degli altri parcheggi. C’è stato un refuso all’interno di una comunicazione aziendale, poi corretta, ma è stato chiarito tutto in tempi brevissimi. Aggiungo che, al fine di agevolare la fruibilità e l’utilizzo dei parcheggi muniti di sbarre e cassa automatica, abbiamo allestito (già dal 2007) gli stalli gialli nelle immediatezze delle aree di parcheggio, ampliando peraltro questa possibilità, installando un numero superiore di strisce gialle rispetto a quanto previsto dalla normativa (un posto riservato ai disabili ogni 50 stalli blu), proprio per evitare che le persone con disabilità possano riscontrare difficoltà.”
“Inoltre“, ha proseguito la Presidente Gira, “ad inizio gennaio 2026, abbiamo emanato un bando per l’automazione di tutti parcheggi presenti nella città di Taranto: verranno muniti di sbarra di accesso e di uscita, telecamere per motivi di sicurezza e di ordine pubblico e di strumenti tecnologici di lettura delle targhe per consentire l’ingresso e l’uscita alle auto (con targa registrata) senza dover uscire dal veicolo.”
In conclusione, l’amara considerazione: “A me dispiace, sia come cittadina che come amministratore pubblico, perché è stata narrata una storia non vera, che ha descritto la città in maniera negativa. Ritengo che essere additate come persone poco attente o poco inclusive sia ingiusto.
Siamo attenti alle esigenze delle persone con difficoltà: abbiamo anche predisposto, nel momento in cui verranno delineate le fermate dei bus che continueranno ad esistere dopo il completamento del progetto delle BRT, l’installazione delle pedane (come è accaduto a Roma) che fungeranno da prolungamento del marciapiedi, per disincentivare la sosta selvaggia negli stalli degli autobus e garantire l’accesso a tutti. Il mio auspicio è che la polemica sia sedata, e ribadisco l’apertura totale, la piena disponibilità di Kyma Mobilità quanto dell’amministrazione comunale, ad ascoltare e valutare tutte quelle che sono le problematiche che possano nascere in futuro“.
SICUREZZA/ Bitetti a Piantedosi: più forze dell'ordine e realizzazione a Taranto di una Scuola di Polizia
Scritto da Redazione1Il Sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha inviato un documento al Ministro dell’Interno, On. Matteo Piantedosi, relativo alla necessità, già espressa in passato, di un rafforzamento in pianta stabile del personale delle forze dell’ordine. È quanto si legge in una nota diffusa agli organi di stampa.
Nello stesso documento- si sottolinea nella nota-il Sindaco sottopone al Ministro una proposta, ovvero la cessione gratuita al Ministero di un'area di proprietà comunale, di circa 24.000 mq, prospiciente l’attuale sede della Questura tarantina, per la realizzazione di una Scuola di Polizia, che potrebbe fungere da polo di formazione specifica o di base, a livello nazionale, per l’accesso nei ruoli degli operatori della Polizia di Stato.
"Apprendo - scrive tra l'altro nella lettera che Bitetti ha inviato a Piantedosi- che le Regioni Puglia e Basilicata risultano attualmente carenti di strutture analoghe, rendendo tale proposta un'opportunità per mitigare i l divario regionale, rafforzare la sicurezza locale tramite maggiore formazione e maggior presidio territoriale, accelerare la riqualificazione urbana e consolidare il ruolo della città di Taranto quale hub formativa nel
Mezzogiorno.
Ritenendo sommessamente che tale soluzione possa rappresentare un'iniziativa concreta e strutturale per intensificare i presidi di sicurezza nella nostra area e possa supportare l e future scelte di potenziamento delle risorse umane da assegnare il prima possibile all'area tarantina"
EX ILVA/ L'UE dà ok a prestito fino a 360 mln e l'Azienda prepara ripartenza di Afo2
Scritto da Redazione1Con il via libera, la Commissione Europea ha ampliato la disponibilità di risorse per l’ex Ilva di cui si sta trattando la vendita al fondo americano Flacks Group. Dalla UE è stata infatti data l’autorizzazione all’Italia sino ad un massimo di 390 milioni. Lo dicono fonti vicine al dossier. A breve distanza dall’approvazione del decreto legge in Parlamento e dall’incontro a Bruxelles del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, con il vice presidente esecutivo della Commissione, Teresa Ribeira, si sistema quindi anche l’ultimo tassello. Peraltro, lo stesso decreto subordinava l’erogazione del prestito all’assenso di Bruxelles. Il sì è sino a 390 milioni ma intesi come tetto, se necessari e qualora dovessero servire prima di chiudere la vendita dell’azienda e il passaggio dall’amministrazione straordinaria al nuovo investitore. In questo modo il plafond é stato ampliato rispetto al decreto, che ha assegnato all’ex Ilva 149 milioni “nuovi” e confermato i 108 rimasti da un precedente stanziamento di 200 per un totale quindi di 257. Il decreto, che risale all’1 dicembre, era arrivato in Parlamento solo garantendo i restanti 108 milioni per la continuità operativa. Poi, in commissione Industria del Senato, un emendamento del relatore Salvo Pogliese di FdI ha inserito i primi 50 milioni aggiuntivi e successivamente un sub emendamento del senatore FdI Bartolomeo Amidei gli ha incrementati a 149, sempre fermo restando i 108. Su questa base hanno poi votato Senato e Camera convertendo in legge il decreto.
Intanto Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, prepara a Taranto la riaccensione dell’altoforno 2 dopo lavori di manutenzione e rifacimento cominciati ad agosto e conclusi in questi giorni. L'azienda ha comunicato ai sindacati l'avvio delle fasi di settaggio dell’impianto. Tale attività durerà circa 7-10 giorni. Una volta terminata si proseguirà col caricamento dell’altoforno e il suo avviamento che presumibilmente avverrà il 20 febbraio. La data del 20 é quella che era già ipotizzata. Il riavvio dell’altoforno sarà anche comunicato da AdI agli enti di controllo e alle istituzioni. Una volta stabilizzato l’altoforno 2, sarà fermato per due mesi l’altoforno attualmente in funzione, il 4, per svolgere attività di manutenzione che dureranno sino a fine aprile.

