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Giornale di Taranto - Artigianato, Commercio & Agricoltura

Tutto pronto a Crispiano per “Ginevra – Nessun mi salverà se non me stessa”, lo spettacolo teatrale che andrà in scena  da stasera al 10 luglio  alla masseria Pizzìca. Questo lavoro è il frutto dell’incontro tra Gaetano Colella, regista, autore e attore professionista, e un gruppo di appassionati di teatro, che negli ultimi mesi si sono immersi in un vero e proprio percorso di preparazione all’arte scenica. Sono loro gli attori dello spettacolo scritto e diretto da Colella e prodotto dall’associazione culturale Cè ttèatre. Un esperimento interessante che ha riscosso un grande entusiasmo da parte del pubblico, tanto da richiedere l’aggiunta della quarta replica, inizialmente non prevista. Sono rimasti biglietti soltanto per lo spettacolo del 10 luglio. L’ingresso è alle ore 20.30, il sipario alle 21.

In scena verrà portata la storia di Ginevra e Ariodante, già narratada Ludovico Ariosto nell’”Orlando Furioso” e qui riscritta da Gaetano Colella, una vicenda dall’intreccio appassionante che si presta anche a una riflessione sull’identità e sul ruolo della donna nella cultura moderna.

biglietti (intero 15 euro / ridotto 10 euro per gli under 18) sono acquistabili a Crispiano nella sede di Cè ttèatre (via degli Aranci 56 – dalle 19 alle 21) e nei seguenti punti vendita: Ideal Bar – La Piccola Botte – Bar Nuove Dimensioni – Arredamenti Paciulli. 

«La storia di Ginevra e Ariodante raccontata nell’”Orlando furioso”– spiega Gaetano Colella – ha appassionato lettori e scrittori fin dal XVI secolo. A differenza dell’originale, nella mia riscrittura Ginevra e tutte le donne della storia escono dal cono d’ombra in cui sono relegate e prendono in mano il loro destino, sino a mettere il regno di fronte alla realtà di una legge ingiusta che tratta le donne diversamente dagli uomini. Ho lavorato con il gruppo di cittadini-attori di Cè ttèatre per sei mesi per la realizzazione del progetto con il duplice obiettivo di realizzare lo spettacolo e fornire loro una più solida preparazione all’arte scenica. È un percorso in divenire di cui questo lavoro è una felice tappa. Ringrazio Enrico Messina per avermi fatto appassionare a questa storia e tutti i collaboratori preziosi che ci hanno lavorato».

Il cast è composto da Vincenzo Bruno, Maria Rosaria Carbotti, Michele Carbotti, Gianni Caroli, Massimo Capuzzimati, Anna Convertini, Tiziana Del Giudice, Valerio Giuliani, Francesca Internò, Tina Lacatena, Dolores Larocca, Lorenzo Marangi, Maria Giovanna Paciulli, Nada Scatigna, Valeria Scialpi e Marina Torsello. Hanno lavorato alla realizzazione Maria Giovanna Stallo(costumi), Paolo Elettrico (scena), Mirko Samarelli (attrezzista), Vincenzo Parabita (ufficio stampa e comunicazione), Massimo Ruvio (foto), Luciano De Leonardis (assistente alla regia), Doriana Chillo (assistente di palco), Aldo Paciulli (direzione di produzione), Pino Di Michele (service).

Lo spettacolo è patrocinato dal Comune di Crispiano e ha come sponsor AP Impianti, Blacksmith Pub, Climatec, Code Corporation, Costruire, Dolce Borgo, Edilpaolo, Ideal Pasticceria, Maravilha Boutique, Paciulli Arredamenti, Proel Engineering, Saracino Pizza & Passione, Sismalab, Sungrit, Tecsam.

 

LA TRAMA

Scozia, Medioevo. La principessa Ginevra, vittima delle macchinazioni di Polinesso, viene ingiustamente accusata di adulterio. Sarebbe stata vista in compagnia di un uomo nelle sue stanze e questo, per le leggi scozzesi, significa una sola cosa: la principessa verrà uccisa se entro trenta giorni nessuno andrà a reclamare la sua innocenza. Perché in Scozia la legge condanna al rogo una donna accusata di essersi unita con un uomo che non è suo marito. Diversamente dagli uomini che invece, per la stessa causa, non subiscono alcuna punizione. Ginevra è quindi in pericolo di morte. E sa bene che non dovrà lottare solo contro una ingiusta accusa, ma anche contro una legge assurda e iniqua. La sua sarà una lotta contro il tempo e contro i pregiudizi di un intero regno.

 

IL REGISTA E AUTORE

Gaetano Colella è laureato al Dams di Bologna. Inizia la sua carriera come attore di teatro, lavorando negli anni con grandi artisti come Elena Bucci, Marco Sgrosso, Emma Dante, Claudio Morganti, Valter Malosti, Mimmo Borrelli. Dal 2010 affianca al teatro esperienze di cinema e tv: recentemente è apparso in \"Imma Tataranni”, “Makari 2 - La serie\" su Rai 1 e nel film \"La prima regola\" di Massimiliano D\'Epiro. Colella è anche autore per il teatro, per il cinema, per la tv e per la radio. Fra i vari riconoscimenti ricordiamo il Premio Scenario (2005) con lo spettacolo \"Il deficiente\" e il Premio Solinas Experimenta Serie (2018) con Andrea Simonetti per la serie Tv \"Up&Down\", prodotta da Rai Fiction e disponibile su Raiplay. Recentemente è stato in scena ne “La ferocia”, spettacolo teatrale tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia, che riprenderà la tournée nella prossima stagione 2024/25 partendo dal Teatro Argentina di Roma.

 

 

 

I diritti delle perone sono tanti, a partire da quelli Sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ripresa dalla nostra Costituzione, e tanti altri, eppure, pur essendo inalienabili, troppo spesso sono ignorati, se non proprio calpestati.

Partendo da questa considerazione alcune associazioni tarantine hanno costituito il collettivo “HumanPrideTaranto” per promuovere una nuova e innovativa manifestazione in grado di promuovere tutti i diritti civili e l\'inclusione sociale; il primo nucleo, in particolare, era composto da Apmarr, Terra Jonica, Arci Puglia, Mercato Nuovo, Cest, Giustizia Per Taranto e T Genus. L’idea ha poi riscosso interesse e condivisione da parte di associazioni e organismi vari che in oltre quaranta hanno aderito all’iniziativa. 

Tutti insieme hanno dato ieri vita alla prima edizione dello “Human Pride”,  un corteo colorato, ricco di gioia e musica, che ha attraversato le strade di Taranto. La manifestazione è patrocinata da Comune di Taranto, Centro Servizi Volontariato Taranto ETS e Regione Puglia.

La parata si è conclusa in Piazza Garibaldi con momenti di musica e discussioni, unendo i partecipanti in un clima di festa e riflessione; l’evento è “dedicato” a Mimmo Martucci, storico attivista tarantino venuto a mancare prematuramente.

“Madrina” dell’evento è stata l\'avvocata Cathy La Torre, una figura di spicco nel panorama dei diritti antidiscriminatori. La Torre, conosciuta per il suo impegno nella lotta contro le ingiustizie e la promozione dell\'uguaglianza, ha fondato lo studio legale Wildside Human First, specializzato in diritto antidiscriminatorio, diritti digitali e nuove tecnologie. Grazie al suo lavoro, La Torre è stata insignita di numerosi premi, tra cui il titolo di miglior avvocata pro-bono d’Europa nel 2019 e il premio Coraggio Emanuela Loi nel 2020.

Tutti coloro che hanno aderito allo Human Pride hanno sfilato per le strade di Taranto, chiedendo con forza che vengano posti al centro la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+, delle donne, dei lavoratori, di tutti a vivere in un ambiente sano e alla salute, delle persone migranti, dei corpi non conformi, non binari, delle persone nelle carceri, delle persone trans, delle persone con disabilità, dei diritti di coloro che sono resi invisibili dal sistema mercificatorio che pone il profitto al centro dei rapporti all’interno della società, soprattutto i diritti di tutte le persone la cui autodeterminazione è quotidianamente compromessa ancora da barriere politiche, legislative, fisiche e sociali.

Alla base dell’impegno dei partecipanti a Human Pride, infatti, c’è la sacralità dell’essere umano, i cui diritti devono essere difesi in modo intersezionale.

Partecipanti a “Human Pride” Taranto 2024

 

No Binary Massafra, Giustizia per Taranto, Arci Calypso, Terra Jonica, Mediterranea Taranto, Mercato Nuovo, Videokult, Cest, Amnesty Taranto, T Genus, Nudi, Mondi, Citte Citte, Proloco Pulsano, Proloco Talsano, Auser, Arci Territoriale Taranto, La casa delle donne Taranto, Una Strada diversa, Artava, La Factory, Ethra, Apmarr, Ammostro, CGIL Taranto, Dedalo, Chiesa Cattolica Ecumenica di Cristo, Partito Democratico Provinviale Taranto, Cooperativa Equociqui - Commercio equo e solidale, NPS Puglia (Network Persone Sieropositive), Dis-Education, Arci Puglia, Giovani Democratici, Collettivo 080, Arci Gagarin, Libera Taranto, Circolo fotografico \"il Castello\", Munart, The Olive, Radio Vera, Ohana, APS I Care e Salotto Elettronico Taranto

Il Taranto in esilio forzato. Questo è quanto scrive la Società  sulla sua pagina ufficiale. Impedimenti legati ai lavori in vista dei Giochi del

Mediterraneo non renderanno possibili le partite allo Stadio Iacovone. Nel sottolineare l\'assenza di risposte da parte   dell\'Amministrazione comunale, la Società dichiara che con grandissimo dispiacere e contro le sue aspettative e volontà, una volta completato il ritiro precampionato di Viggiano, in programma dal 18 luglio al 2 agosto, provvederà a trasferire definitivamente il proprio staff ed i propri calciatori in una sede alternativa che il club sta predisponendo per la prossima stagione sportiva che è alle porte.

Ecco il testo integrale del comunicato 

Abbiamo sempre dimostrato quanto fosse determinante, per la nostra Società, poter giocare le partite casalinghe del prossimo campionato presso lo stadio lacovone. Il nostro stadio. Per mille ed un motivo, uno in particolare, nel rispetto della nostra tifoseria.

Temendo difficoltà di ordine logistico, derivanti dalle esternazioni più o meno palesi espresse dalla organizzazione dei Giochi del Mediterraneo, da mesi ci siamo adoperati per ottenere rassicurazioni in tal senso.

Dopo le ottime prestazioni dello scorso campionato, continuare a giocare nel nostro stadio rappresentava già un buon punto di partenza agli occhi della nostra cittadinanza e tifoseria.

In data 27 marzo u.s. inviammo un nota a mezzo pec al nostro Sindaco Rinaldo Melucci e per conoscenza al Commissario Straordinario dei Giochi del Mediterraneo, sollecitando una conferma sulla piena disponibilità dell’impianto sportivo.

Dalla Pubblica Amministrazione, come tutti ben ricordano, non c’è stata mai nessuna risposta, mentre il Dottor Massimo Ferrarese, Commissario dei Giochi, con una nota ufficiale, precisava: “Tale ipotesi appare di difficile realizzazione in considerazione dei tempi necessari all’espletamento di tutta la procedura di affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione delle opere.” Il dottor Ferrarese in questo senso è stato sempre molto esplicito e sincero. Lo lacovone non sarà disponibile.

In fase di iscrizione, ci è pervenuta dagli uffici della Pubblica Amministrazione Comunale la certificazione di idoneità dello stadio lacovone per la disputa delle partite del prossimo campionato, con una capienza di 10.989 spettatori, identica alla stagione appena conclusa. Certificazione da noi trasmessa nel rispetto dei regolamenti ai competenti organi della Federcalcio.

Il Taranto F.C. 1927 S.r.l. si è regolarmente iscritto al prossimo campionato di Serie C ed è in possesso di tutti i requisiti infrastrutturali, richiesti dalle norme della Federcalcio e della Covsoc.

Il ministro dello Sport Andrea Abodi ed il CEO di Sport & Salute Dr. Nevio Nepi nel corso di un tavolo di concertazione tenutosi presso la Subfor di Taranto confermavano, dinanzi al Commissario Straordinario Dr. Massimo Ferrarese, al Vice Sindaco di Taranto Gianni Azzaro ed all’Avv. Enzo Sapia del Taranto F.C. 1927, che la nostra squadra avrebbe, tranquillamente, giocato le gare casalinghe del prossimo campionato presso lo Stadio E. lacovone, in presenza del proprio pubblico.

Una volta inoltrata richiesta di sottoscrizione della concessione d’uso dello Iacovone al Comune di Taranto, sono sorte le difficoltà. Gli uffici comunali non hanno mai risposto alle nostre richieste del 30.05.24 – 6.06.24 – 12.06.24 – 24.06.24 – 2.07.24, inviate a mezzo pec. È evidente la difficoltà dell’Amministrazione Comunale a poter rilasciare la convenzione in oggetto, probabilmente perché attende l’autorizzazione dal Commissario dei Giochi del Mediterraneo.

Alla luce di questi avvenimenti, il Taranto F.C. 1927, con grandissimo dispiacere e contro le sue aspettative e volontà, una volta completato il ritiro precampionato di Viggiano, in programma dal 18 luglio al 2 agosto, provvederà a trasferire definitivamente il proprio staff ed i propri calciatori in una sede alternativa che il club sta predisponendo per la prossima stagione sportiva che è alle porte.

Sarà nostra premura comunicare alla tifoseria quanto prima dove andremo a disputare le nostre gare e ad allenarci.

Ci adopereremo nei prossimi giorni ad effettuare e completare le procedure per il trasferimento, come imposto dalle norme federali. Il Taranto Calcio esprime grande delusione ed è davvero sconfortato da queste grandissime difficoltà che condizioneranno inevitabilmente i nostri sostenitori nei prossimi due campionati. È necessario che tutta la tifoseria rossoblu rimanga vicina al club con grande forza e tenacia, per superare questi due anni di esilio forzato per far spazio ai Giochi del Mediterraneo. Un esilio davvero assurdo mai preventivato da questa società

 

 

 



 

di Lucia Pulpo 

 

A maggio di sedici anni fa, da Bologna è partito il viaggio di IT.A.CA\', il primo ed unico festival sul turismo responsabile, che anche quest\'anno farà tappa a Taranto (Novembre 2024), con l’obiettivo di cambiare la visione che riduce il turismo a mera fonte economica. La mission è la trasformazione delle mentalità e delle pratiche adottate quando si visita un territorio e quando si ospitano turisti e viaggiatori. Come ci ha spiegato dettagliatamente Giovanni Berardi, guida turistica e referente del festival IT.A.CA\' a Taranto.

Cos’è ‘IT.A.Cà?

IT.A.Cà è il Festival del Turismo Responsabile. Il il vagabondaggio di IT.A.Cà migranti e viaggiatori è iniziato da Bologna e questa è la 16° edizione nazionale. Dopo Bologna è stato adottato da diversi territori in tutto lo stivale nazionale. Gode di un riconoscimento internazionale prestigioso, quello conferitogli dall’organizzazione mondiale  del turismo dell’ONU già nel 2018, come buona pratica in quanto ad eccellenza ed innovazione nel settore. Parliamo di una altra maniera di leggere, interpretare e vivere il fenomeno turistico, in maniera più responsabile e sostenibile, con l’obiettivo di rendere l’esperienza più autentica ma anche il rapporto, il binomio visitatore-ospitante più rispettoso dell’ambiente, riguardo alle modalità di viaggio e all\'impronta che viene lasciata sui territori.

Taranto sarà l’unica tappa pugliese? Sarà coinvolta esclusivamente la Gravina tarantina?

Per questa edizione, la quinta in loco, Taranto sarà l’unica tappa pugliese del festival, nomade per sua natura, che partito a maggio dal Monte Catria si concluderà qui a Novembre. Includerà otto regioni, quindici tappe, la prossima in Umbria mentre si è appena conclusa la prima delle due tappe sarde. Questo viaggio collettivo approderà a Taranto nel week end di Ognissanti, provando a declinare con diverse iniziative il tema nazionale scelto per questa edizione: “radici in movimento”. Il binomio migrante-viaggiatore è nel DNA di questa manifestazione che vuole far riflettere sule contraddizioni che si porta dietro. Generalmente infatti, il turista viene considerato una risorsa soprattutto economica, mentre chi si sposta, viaggiando ugualmente, da una parte all’altra del mondo per necessità viene percepito come un problema di ordine sociale. La dialettica di questa edizione del festival vuole invece coniugare questi aspetti, pur parlando del tema delle radici. Come insegna il prof. Stefano Mancuso: le piante attecchiscono tramite le loro radici e spostandosi, viaggiando, trovano le condizioni più favorevoli ad attecchire altrove creando ecosistemi nuovi che sono un’opportunità di vita per tutti.

Oltre al viaggio, sul sito si parla di residenza e resilienza. Cosa s’intende?

Per IT.A.Cà il viaggio perfetto è quello circolare, quello che parte da casa e torna a casa. Qualsiasi sia casa, dove si sta bene; questa è il concetto di residenza per le oltre 700 realtà che fanno parte di questa rete fra cui, ad esempio, quelle dell’Appennino alle prese con gravi problemi di spopolamento, per le quali sono molto importanti i significati contenuti nei nostri eventi, che parlano anche di resistenza al turismo di massa, o all\'overtourism, e di resilienza.

Negli ultimi anni, molti soprattutto giovani vanno via. Taranto. Dunque indicarla come approdo finale non è una contraddizione? 

No, assolutamente, anzi è un valore aggiunto; in tanti sono andati via emigrando magari per  necessità lavorative ma è vero anche che molti sono tornati o vogliono ritornare. Proprio per questo, questa forma particolare di turismo, il turismo delle radici, di chi torna per un attimo o di chi torna per organizzarsi e fare qualcosa che migliori la propria terra, si presta alla riflessione. Il turismo se lo interpretiamo come industria e fonte di guadagno va analizzato in chiave sostenibile per evitare di ricadere negli errori delle monoculture industriali o delle servitù militari, che alla lunga hanno mostrato i loro danni. È necessario portarlo questo festival a Taranto, e approfondire, sin da subito, le modalità del turismo, dei turisti o dei migranti o dei viaggiatori che vogliamo accogliere sul nostro territorio.

Può dirci quali associazioni aderiranno alla tappa tarantina e quali sono gli eventi proposti per Novembre?

IT.A.Cà a livello nazionale, ed anche locale, è una rete di reti, e anche a Taranto abbiamo una serie di associazioni, cooperative, tour operator, guide turistiche, info point regionali, associazioni sportive e teatrali, come quelle si impegnano per l\'accessibilità e l\'inclusione che insieme alle amministrazioni pubbliche locali o nazionali, come il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che vogliono offrire il loro sostegno, provano a ragionare su queste tematiche; per cui un insieme eterogeneo. Quanto alle iniziative, il programma è in costruzione con una intensa co progettazione, ma possiamo anticipare che tutta la provincia e il parco regionale delle Gravine saranno attraversate da passeggiate, trekking, visite guidate e presentazioni di libri, iniziative volte a una scoperta sostenibile e più rispettosa del territorio che si visita. Possiamo anticipare che, dovendo chiudere non soltanto la kermesse tarantina ma anche quella nazionale, concluderemo con un grande Capocanale. Si tratta di una festa che si usava fare in ambito rurale, soprattutto nelle masserie, alla fine della stagione, dopo la vendemmia, dove si ribaltava in parte il rapporto datore di lavoro e lavoratori, s’invertivano i ruoli ed erano i primi a preparare, cucinare, offrire da bere e da ballare ai secondi. Riproporre questa festa delle radici pugliesi, che molti tra i nostri emigrati ricorderanno, credo sia una chiusura adeguata del festival.

 

 


 

Un grave infortunio, che ha visto coinvolto un lavoratore  di un\'azienda dell’appalto Eni, si è verificato oggi all’interno della raffineria Eni di Taranto. Questo è quanto si legge in una nota della La Segreteria e le RRSSUU UILM Appalto Raffineria Eni Taranto.

Il lavoratore è stato soccorso e trasportato in ospedale, al momento la prognosi  è riservata.

Le cause dell\'incidente attualmente sono oggetto di indagine da parte degli organi ispettivi e di controllo per ricostruirne la dinamica.

La UILM e la RR.SS.UU - si sottolinea nella nota- esprimono il proprio dissenso su alcuni comportamenti della committenza nei confronti dei lavoratori e delle ditte dell\'appalto in materia di sicurezza e prevenzione.

Pertanto, al fine di evitare che altri episodi simili accadano in futuro- concludono le organizzazioni sindacali - la UILM e la RR.SS.UU.  chiedono un incontro specifico che coinvolga la Direzione ENI e le aziende di appalto, mirato a definire  maggiori garanzie per la salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori.

                                               

Il numero di quote di CO2 dichiarato da Acciaierie d’Italia (gestione precedente all’amministrazione straordinaria) è stato per 4.703.125 euro “inferiore a quello effettivamente emesso” e questo ha indotto il comitato ETS ad attribuire gratuitamente al siderurgico di Taranto un numero di quote pari a 6.429.669 per un valore complessivo di 516.816.794,22 euro “superiore a quelle realmente spettanti” determinando così “un ingiusto profitto” tra risparmi di spesa e riconoscimento di quote gratuite di CO2. Lo scrive la Procura di Taranto nell’atto con cui indaga per il reato di truffa allo Stato l’ex ad di Acciaierie, Lucia Morselli, e altre persone che hanno avuto responsabilità aziendali. 

Acciaierie d’Italia, nella gestione precedente all’amministrazione straordinaria, ha restituito una quantità di quote “inferiori a quelle realmente prodotte” e ha ottenuto “gratuitamente più quote di quelle a cui avrebbe avuto diritto, determinando uno scarto tra le prime e le seconde di oltre 2 milioni di quote”. “Alla luce del consistente valore economico di ciascuna quota di CO2 (allo stato pari a circa 82 euro cadauna), il danno per lo Stato é evidente”.  Scrivono ancora procuratore capo di Taranto, Eugenia Pontassuglia (nella foto) e il sostituto Francesco Ciardo nell’atto relativo all’indagine aperta sull’ex Ilva per le quote di CO2. Come detto, ci sono dieci indagati per truffa allo Stato tra cui l’ex ad Lucia Morselli e gli ex direttori Adolfo Buffo, Vincenzo Dimastromatteo e Alessandro Labile, tutti nel frattempo licenziati dai commissari. Labile é stato anche direttore dell’Area Ambiente oltreché direttore di stabilimento.

La compagnia Crest ha avviato fino al 25 luglio un ciclo di quattro laboratori dal lunedì al giovedì intitolato «Le settimane della creatività» che ha già fatto registrare il pieno di iscrizioni nell’ambito del progetto «Un teatro sotto le ciminiere». Si tratta di workshop dedicati a bambini e ragazzi pensati con la classica formula del «camp» nel periodo di chiusura delle scuole. L’iniziativa prevede giochi, laboratori di lettura, teatro, musica e circo con l’obiettivo di colmare durante l’estate il gap della città in termini di servizi culturali ed educativi. Pertanto, il teatro TaTà accoglierà bambine e bambini gratuitamente e ad ogni laboratorio prevederà il coinvolgimento dello staff del Crest e di un «esperto» per ognuna delle arti di riferimento previste nel corso della settimana.

I quattro workshop si articoleranno in questo modo. Dal 1° al 4 luglio Annina Saragaglia, performer di «street theatre» e «tip tap», nata in Germania ma cresciuta in Puglia, proporrà un progetto su danza, ritmo e movimento, mentre dall’8 all’11 luglio gli incontri saranno sulle arti circensi e vedranno la partecipazione dei responsabili di Circo Laboratorio Nomade, la scuola circense di Crispiano nata grazie al progetto regionale «Bollenti Spiriti» attraverso la quale ha preso vita in provincia di Taranto un nuovo modo di intendere la combinazione tra arte e sport.

Dal 15 al 18 luglio seguirà il laboratorio musicale con Fabio Trimigno comprendente una fase di apprendimento di costruzione degli strumenti, mentre la chiusura, dal 22 al 25 luglio, sarà affidata agli artisti del Crest con un focus sul teatro.

Tra l’altro, questi quattro laboratori s’inseriscono in un più ampio progetto comprendente anche un cartellone di spettacoli «tout public» in corso nella ristrutturata arena estiva della sede della compagnia, in via Grazia Deledda, al quartiere Tamburi, dove sino al 4 settembre si terranno gli otto appuntamenti della rassegna «In cortile al TaTà», anche questa inserita nel progetto «Un teatro sotto le ciminiere» avviato dal Crest nell’ambito delle azioni pilota per il welfare culturale e la valorizzazione dei luoghi di cultura promosse da Regione Puglia, Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio, Teatro Pubblico Pugliese - Consorzio per le Arti e la Cultura e Polo Arti, Cultura e Turismo – P.A.C.T.

La Guardia di Finanza di Bari sta eseguendo nelle province di Taranto, Bari, Milano, Monza-Brianza e Modena un decreto di perquisizione personale e locale emesso dalla Procura di Taranto nei confronti di 10 persone (amministratori, procuratori, dipendenti e collaboratori pro tempore di Acciaierie d\\\'Italia, società, attualmente in amministrazione straordinaria che gestisce lo stabilimento ex Ilva di Taranto). Sono indagati per il reato di truffa allo Stato. Dalle indagini è emersa una “artificiosa manipolazione dei dati afferenti alle emissioni di CO2 riconducibili alle attività di AdI spa e poste in essere in epoca precedente la sottoposizione della società alla procedura di amministrazione straordinaria”, quest’ultima scattata lo scorso febbraio con la nomina dei commissari da parte del Mimit. La gestione precedente della società vedeva, invece, ArcelorMittal, multinazionale dell’acciaio, come socio di maggioranza di AdI, con Lucia Morselli amministratore delegato. Le indagini hanno consentito di rilevare, in relazione alla restituzione delle quote CO2 \\\"consumate\\\" nell\\\'anno 2022 e all\\\'assegnazione di quelle a titolo gratuito per l\\\'anno 2023, varie irregolarità commesse da Acciaierie d\\\'Italia. In particolare la società, secondo le indagini, avrebbe “attestato nel piano di monitoraggio e rendicontazione al Comitato ETS (Emission Trading System) falsi quantitativi di consumi di materie prime (fossile, gas, ecc.), di prodotti finiti e semilavorati e relative giacenze, così alterando i parametri di riferimento (\\\"fattore di emissione\\\" e \\\"livello di attività\\\")”.

   Avrebbe inoltre “dichiarato al registro EU ETS (Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione) un numero di quote CO2 inferiore a quello effettivamente emesso, inducendo in errore il Comitato ministeriale, che si determinava ad assegnare gratuitamente allo stabilimento ex Ilva di Taranto, per l\\\'anno 2023, un ammontare di quote superiore a quello effettivamente spettante”.

“Attraverso tali condotte - dichiara la GdF - gli indagati avrebbero procurato un ingiusto profitto per ADI S.p.A. consistito da un lato in un risparmio di spesa, realizzato con la restituzione allo Stato -e, nello specifico, al Comitato ministeriale- di quote CO2 inferiore a quello che la società avrebbe dovuto restituire; dall\\\'altro nei maggiori ricavi determinati dal riconoscimento di quote di CO2 gratuite in misura eccedente con pari danno del mercato primario delle \\\"aste pubbliche\\\" dello Stato”.

   “I riscontri investigativi in corso - precisa la Finanza - sono finalizzati a rinvenire ulteriori elementi probatori utili al prosieguo delle indagini, con particolare riferimento alla documentazione amministrativa e contabile funzionale alla puntuale ricostruzione delle procedure in esame, nonché all\\\'esatta quantificazione delle quote effettivamente”. Il sistema europeo in questione prevede lo “Scambio di Quote di Emissione (EU ETS)”. È istituito dalla Direttiva 2003/87/CE (Direttiva ETS) che costituisce il principale strumento adottato dall\\\'Unione Europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori energivori a seguito della sottoscrizione del Protocollo di Kyoto. Il sistema, si rileva, si basa essenzialmente su un meccanismo di capotrade che fissa un tetto massimo al livello complessivo delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati, permettendo ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato diritti a emettere CO2 (quote) secondo le loro necessità nel rispetto del limite stabilito. Il meccanismo ha lo scopo di mantenere alti i prezzi dei titoli per disincentivare la domanda e, pertanto, indurre le imprese europee ad inquinare meno. 

Da alcuni anni la disastrosa condizione in cui versa la rete di collegamenti di Taranto con il resto del Paese raggiunge il culmine soprattutto nei mesi estivi, quando puntualmente Trenitalia avvia lavori di ammodernamento che, in attesa di futuri ipotetici benefici a livello di tempi di percorrenza, nell’immediato sono in grado di arrecare all’utenza solo una quantità inimmaginabile di disagi.

La situazione è divenuta insostenibile tanto da indurre il sindaco del capoluogo ionico, Rinaldo Melucci, a rivolgersi al ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, chiedendo un suo intervento affinché si adottino misure capaci di porre fine una volta per tutte ad un vero e proprio “stato di isolamento” che sta penalizzando oltremodo l’intero territorio. Domattina, l’istanza sarà formulata attraverso una lettera ufficiale con cui si intende evidenziare come il recente avvio della stagione crocieristica stia confermando Taranto meta particolarmente apprezzata da visitatori stranieri fra le località del Mediterraneo. Proprio in virtù della sua sempre più crescente dimensione internazionale, la città meriterebbe di poter alimentare questo flusso turistico contando anche su una adeguata rete di collegamenti ferroviari e, perché no, aerei. Ed invece nulla di tutto questo. La “adeguata rete di collegamenti” si limita solo a quella ferroviaria, che quando è operativa mostra lacune non ammissibili nel XXI secolo. Raggiungere Taranto in treno rappresenta una vera e propria impresa, in particolar modo nel periodo estivo, quando scattano immancabili lavori di straordinaria manutenzione sulla tratta che porta a Roma. Una penalità scontata anche dai tarantini i quali, qualora volessero recarsi nella Capitale, devono essere consapevoli di non poter avere a disposizione alcun intercity, alcun Frecciarossa o Frecciabianca che consentano viaggi degni di tal nome. E tutto questo senza alternative che non spingano a spostarsi verso Bari o verso Brindisi, due città dalle quali oltre a partire i treni decollano pure gli aerei. Può apparire paradossale, ma è proprio quello che accade in una città che viene ritenuta “strategica” per le sorti economiche del Paese quando si parla di “industria pesante”, ma che diventa ininfluente quando il discorso si sposta sui collegamenti con il resto del Paese. Nella sua missiva, il sindaco non manca di chiedersi come si fa a considerare “strategica” una città che non vede partire treni e che, pur avendo un’aerostazione dotata di tutti i requisiti per entrare in attività, non può far volare aerei. Insomma, è tutt’altro che un bel biglietto da visita in vista delle grandi manifestazioni sportive internazionali che il capoluogo ionico, a partire dal prossimo anno, ospiterà in qualità di “Città Europea della Sport” (2025) e come sede dei XX Giochi del Mediterraneo (2026). Per dirla in altre parole è uno “sfregio” ad una città che, facendo leva sul piano “Ecosistema Taranto”, punta alla sua rigenerazione urbana, ambientale, sociale, culturale ed economica, ad una città che è conscia di poter contare su enormi potenzialità e su vocazioni turistiche alimentate dalla sua invidiabile posizione geografica e dal suo inestimabile patrimonio storico e naturalistico. Potenzialità e vocazioni che, per quanto coltivate ed ottimizzate grazie ad un’oculata programmazione politico-amministrativa, rischiano di rimanere o inespresse o fortemente penalizzate non solo dalla presenza della “grande industria”, ma anche e soprattutto dall’assenza di una valida ed efficiente rete di trasporti.

 La questione questione è stata sollevata anche da Assoturismo Confesercenti Taranto che dichiara :

diminuisce  sempre più il numero dei treni disponibili e, insomma raggiungere TARANTO non è facile. Anche l’ultimissima notizia che giunge da RFI, ovvero che la fermata a Taranto del Frecciarossa sia stata eliminata e che quindi non ci sia più  neanche un treno diretto Taranto-Roma e viceversa, rende Taranto sempre più isolata e al di fuori dei flussi turistici: dovremo accontentarsi solo di inevitabili cambi a Bari o di Bus sostitutivi. 

Non abbiamo, in verità, neanche una stazione ferroviaria degna di questo nome: senza un bar ristoro, senza un’edicola, quasi abbandonata a se stessa. Come se qualcuno volesse di fatto cancellarla. La misura è colma.  Non parliamo poi dei servizi taxi e ncc: a volte i turisti ci riferiscono di ritardi ingiustificati e di modalità comportamentali di servizio inaccettabili. Insomma occorre un riordino generale di tutto questo. Anche questo fa immagine. Anche questo fa parlare di noi.

 

Assoturismo Confesercenti Taranto perciò  esprime forte preoccupazione per la situazione attuale dei trasporti aerei, terrestri e dei servizi privati connessi: una situazione che rischia di penalizzare gravemente il settore turistico, commerciale ed economico del nostro territorio. 

 

“Le previsioni sugli arrivi turistici indicano con anticipo un incremento positivo dei numeri – così una nota di Assohotel Confesercenti  - non possiamo qiuindi farci ritrovare impreparati di fronte a questa crescita della domanda e dobbiamo insistere su un deciso incremento  dell’offerta dei nostri servizi. Sentiamo sempre più l’esigenza di avere un nostro aeroporto operativo da utilizzare anche per i voli charter. Ci riesce difficile capire poi perchè il numero dei voli disponibili debba rimanere così limitato: se cresce la domanda di conseguenza, le compagnie aeree dovrebbero incrementare i voli, invece assistiamo ad una  progressiva riduzione che tra l’altro genera un innalzamento delle tariffe che oggi diventano sempre meno sostenibili. 

 

E d’altro canto dobbiamo pure registrare la carenza di collegamenti tra gli aeroporti di Bari e Brindisi con la nostra città – così continua Assoturismo Confesercenti -  se non possiamo ottenere a differenza di Bari e Brindisi -come sembra oramai- l’alta velocità, che le Autorità competenti ci assicurino per lo meno i necessari collegamenti con gli aeroporti, ed anche maggiori collegamenti ferroviari regionali. A proposito, a che punto siamo con il famoso contributo regionale per i collegamenti, così come è avvenuto per il Salento ed il Gargano?  Quando arriverà e quanto spetterà a Taranto? Giusto per organizzarci anche se la stagione estiva è già a metà. 

 

Per dirla in breve, e questo è il grido di allarme di Assoturismo Confesercenti:  se da un lato abbiamo bisogno di rendere il il nostro territorio più accessibile, più competitivo ed accogliente  dall’altro occorre aumentare quantitativamente ma anche qualitativamente  l’offerta dei servizi di trasporto, insieme ad un necessario contenimento dei prezzi che appaiono al momento fuori mercato.

Il ripristino dei collegamenti e in particolare del Frecciarossa è chiesto dai cittadini anche  attraverso una petizione popolare attivata su change.org.

Lu.Lo. 

 Partenza in salita per la trattativa al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione straordinaria che Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva, ha chiesto per 5200 dipendenti, per un anno, di cui 4.400 a Taranto. “Non c’è ancora aria di rottura ma siamo distanti”, ha dichiarato all\'AGI una fonte sindacale presente al tavolo ministeriale. 

La trattativa si è aperta ieri mattina al ministero del Lavoro, presenti l’amministrazione straordinaria dell’azienda, l’ex Ilva, i sindacati, il Governo e le Regioni sedi degli stabilimenti siderurgici, tra cui Puglia e Liguria. Cassa per un anno, con possibilità di proroga, che vede già i numeri presentati dall’azienda: 5.200 unità totali di cui 4.400 a Taranto.

    Si tratta di un impatto forte sull’organico se si considera che l’ex Ilva ha ora 9.869 dipendenti e che di questi 8.025 sono a Taranto. Se quindi dovessero essere confermati questi numeri, i cassintegrati rischiano di essere più della metà della forza lavoro, una quota molto alta, mentre ora la cassa coinvolge 3.000 addetti di cui 2.500 a Taranto. In tutti i casi si parla di numero medio massimo. Per Acciaierie,  l’amministrazione straordinaria guidata dai commissari spiega che con un solo altoforno in marcia, il 4, “la produzione allo stato si attesta su volumi pari a max 1.000.000-1.500.000 tonnellate annue”. C’é una previsione di “graduale incremento sino a raggiungere circa 2.500.000-3.000.000 tonnellate”, ma riguarda “dicembre 2024 a seguito della ripartenza dell’altoforno 2”. Ne consegue, per AdI, che “i livelli produttivi attuali ed attesi non sono sufficienti a garantire l’equilibrio e la sostenibilità finanziaria”. 

    Per Acciaierie d’Italia la via d’uscita sta nella “progressiva attuazione del programma”, a partire dal piano di ripartenza da 330 milioni, di cui 280 relativi a lavori di ripristino a Taranto, per finire al prestito ponte da 320 milioni, sul quale si attende ancora il via libera della Commissione Europea. Questo programma “consentirà di pervenire gradualmente ai livelli produttivi attesi e, al completamento dello stesso, al pieno utilizzo dell’organico”, dicono i commissari di AdI. 

    Intanto l’azienda ha lanciato ai sindacati segnali di dialogo, anticipando che stavolta la gestione della cassa sarà molto diversa da quella di Acciaierie a trazione Mittal-Morselli, che la rotazione del personale in cassa sarà effettiva e che per i dipendenti ci sarà un’integrazione economica. “L’azienda ha assicurato un’integrazione al 70% dell’indennità di cigs, oltre che a importanti pacchetti di formazione in presenza. E’ stato anche confermato il criterio della massima rotazione possibile dei cassaintegrati per evitare persone a zero ore”. si legge infatti in una nota.

 “Durante la riunione sono emersi temi importanti da parte delle sigle sindacali che il management di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria si impegnerà a risolvere, sottolineando la totale disponibilità a trovare soluzioni condivise con le associazioni sindacali” afferma l’azienda, che era rappresentata dal direttore generale Maurizio Saitta e dal direttore delle Risorse Umane, Claudio Picucci. “I rappresentanti sindacali nazionali hanno informato il tavolo - annuncia infine AdI in as - che le loro strutture confederali hanno richiesto un incontro alla presidenza del Consiglio dei Ministri in ordine alle prospettive future e al rilancio di Acciaierie d’Italia. In conclusione, il rappresentante del Ministero del Lavoro, ha confermato che verranno calendarizzate ulteriori riunioni sul tema della cassa integrazione nell’ottica di raggiungere un accordo condiviso”.

Intanto i sindacati esprimono preoccupazione su un futuro quanto mai incerto.

“La richiesta di cassa integrazione formulata da Acciaierie d\'Italia, con numeri così drastici, rischia di compromette del tutto il senso di discontinuità che l\'amministrazione straordinaria ha provato a dare fin qui attraverso un dialogo costruttivo e un\'interlocuzione abbastanza costante e schietta”. Lo dichiara Usb, con Franco Rizzo e Sasha Colautti. L’azienda ha chiesto la cassa per 5.200 dipendenti. “Manca quasi del tutto - dice Usb - la discussione sul piano industriale e mancano le garanzie sulla sostenibilità economica per realizzarlo. Garanzie che può determinare solo il Governo. Di sicuro dall\'amministrazione straordinaria non ci aspettavamo miracoli, ma il livello di incertezza che ci è stato rappresentato al tavolo odierno è troppo alto e dà alla nostra organizzazione sindacale la sensazione che anche la partita sulla vendita al privato prospetti l\'ennesimo regalo di stato dove a pagare sono sempre i lavoratori e i cittadini”. L’Usb dice che “serve che la discussione sui presupposti di realizzazione del piano di rilancio sia seria, per affrontare nel merito, anche nei territori, il quadro complessivo, anche e soprattutto alla luce dell\'ultima sentenza della Corte Europea”. Quest’ultima una settimana fa, rimettendo le decisioni al giudice nazionale, ha detto che l’attività della fabbrica va fermata se costituisce un grave pericolo per la salute. 

 “Oggi non era la giornata nella quale entrare nel dettaglio spicciolo della cassa integrazione, anche se molto si è fatto, ma era la giornata di aggiornamento sulla prospettiva che quest’azienda deve avere. Ci è stato presentato dall’azienda un primo approccio sull’aumento dei fornitori, sulle richieste che sono state fatte, sugli acquisti, proprio perchè probabilmente è loro volontà dimostrare quello che stanno facendo”. ha detto Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl, all’uscita del ministero. “Ci è stato anche presentato un piano su come quel piano di ripartenza - ha aggiunto D’Alò a proposito dell’intervento da 330 milioni per il ripristino degli impianti negli stabilimenti, presentato lo scorso 7 maggio - stia dando le sue prime risposte. Noi abbiamo posto argomenti imprescindibili. La cassa integrazione, se deve partire come procedura, deve sì puntare al quadro attuale, un milione di tonnellate che produciamo, ma deve dare anche risposte e certezze di cosa succede nel momento in cui gli impianti ripartono e il tonnellaggio aumenta. Per noi questo è fondamentale. Poi, e su questo l’azienda ha già dato delle aperture, e questo agevola la discussione, il trattamento che deve essere riservato ai lavoratori che deve essere assolutamente lontano dall’idea di gestione Morselli, per cui integrazione salariale, rotazione, formazione in presenza. L’azienda ci ha dato delle disponibilità anche ad una integrazione salariale che tocchi il 70 per cento e porti questa cassa a quella di Ilva in as. È stato chiesta da noi anche la tutela di tutto il bacino di lavoratori, compresi i 1600 di Ilva in as, e il pezzo di validita dell’accordo del 2018 su questi temi. Abbiamo ancora - ha concluso D’Alò a proposito dei 5200 cassintegrati - forti distanze sui numeri della procedura”.

“L’incontro al ministero del Lavoro è stato un deja vù. Ancora una volta, dal 2019, anno della prima cassa integrazione unilaterale da parte di ArcelorMittal, siamo di nuovo a parlare di cigs a fronte di migliaia di lavoratori e famiglie che invece soffrono da anni, in attesa di risposte sul loro destino”. Lo dicono per la Uilm Guglielmo Gambardella e Davide Sperti .“Per tutte queste ragioni - dichiara la Uilm -, respingiamo con determinazione questo ennesimo tentativo di prendere tempo a discapito del futuro di migliaia di persone e con il concreto rischio di generare un disastro ambientale, industriale ed occupazionale”. 

 Secondo Gambardella e Sperti, “ancora una volta ci siamo ritrovati di fronte ad una procedura di cassa integrazione, con numeri quasi raddoppiati di lavoratori rispetto a quella precedente, senza confrontarci seriamente su una prospettiva che dia certezze a 20mila lavoratori di tutto il sistema ex Ilva, compresi le migliaia di lavoratori del sistema degli appalti per i quali permane una condizione di grave sofferenza e incertezza sotto ogni punto di vista. Per quanto ci riguarda - rilevano i sindacalisti Uilm -, fermo restando l’integrazione salariale alla cigs che deve essere riconosciuta ai lavoratori, a prescindere dall’eventuale accordo, per alleviare le gravi difficoltà persistenti, non si può continuare a parlare solo di cassa integrazione, legata alla durata dell’amministrazione straordinaria, senza avere un percorso di ripresa di tutte le attività e che ci faccia vedere una prospettiva di risalita produttiva e di rientro di tutti i 5.200 lavoratori, avendone già 1.600 in cigs nell’Ilva in AS, e che dia garanzie anche ai lavoratori delle aziende dell’indotto”.

   “È altrettanto chiaro – sottolineano Gambardella e Sperti - che è complicato discutere di cassa integrazione alla vigilia dell’ennesima procedura di vendita, annunciata dal ministro Adolfo Urso, per la quale è a noi sconosciuto il perimetro industriale ed i vincoli dei livelli occupazionali con cui verrà avviato il bando. È indispensabile - sostiene la Uilm - avere certezza delle adeguate risorse messe a disposizione per l’annunciato piano di ripartenza, a partire dal prestito ponte di 320 milioni, di cui si è ancora in attesa dell’approvazione da parte della Commissione europea, fra l’altro insufficienti anche per fare la sola manutenzione di tutti gli impianti” aggiungono. Se si vuole veramente rilanciare Ilva c’è bisogno di risorse che permettano l’acquisto di materie prime per un volume d’affari potenziale di diversi miliardi - afferma la Uilm -. Altrimenti non c’è discontinuità rispetto alla gestione Mittal e si continuerà a tirare a campare solo qualche altro mese”.

Lu.Lo.

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