La timeline di Roberto Capucci e quella del Museo archeologico nazionale di Taranto con i suoi trenta secoli di storia, dal paleolitico al Medioevo. Uno scandire del tempo fatto di argille, oro, vetri ma anche sete, taffetas, georgette e lamé che straordinariamente ispira ed emoziona.

 

E’ questo “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTA”, la mostra che dal 19 marzo al 12 luglio 2026, troverà spazio nell’area esposizioni temporanee del Museo di Taranto con incursioni di alta sartoria nelle sale iconiche dell’importante polo archeologico pugliese.

Si tratta di una mostra originale nella sua idea allestitiva perché per la prima volta mette in relazione l’ispirazione e la fonte di essa.

Venti abiti di alta sartoria, settanta disegni tra schizzi e foto d’epoca e poi statuette fittili, diademi in oro, vetri, pietra e ceramiche in un dialogo continuo tra un maestro, lo stilista e architetto della moda, Roberto Capucci, e il mondo delle civiltà antiche.

La mostra ideata e curata dal Museo archeologico nazionale di Taranto e dalla Fondazione Roberto Capucci, nella persona del suo direttore generale Enrico Minio Capucci è organizzata da Civita Sicilia.

 

Nel dialogo tra passato e presente, tra materia archeologica e creazione contemporanea -commenta il Direttore generale Musei Massimo Osanna - si riconosce una delle traiettorie più feconde attraverso cui i musei rinnovano oggi il proprio racconto. La mostra costruisce un sistema di relazioni visive e concettuali fondato sul confronto tra gli abiti e i reperti della collezione del MArTA: questa impostazione riflette una visione del museo come luogo dinamico, capace di generare nuove letture e di attivare connessioni inaspettate, attraverso linguaggi diversi e contaminazioni che ne amplificano il potenziale evocativo e conoscitivo”.

 

L’aspetto che colpisce maggiormente è la tridimensionalità ottenuta con il sapiente uso delle stoffe e con il colore nelle creazioni sartoriali del Maestro Capucci – afferma la Direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone – le onde e i plissé degli abiti dello Stilista offrono l’occasione per un dialogo inedito con la collezione del MArTA, con le statuette femminili in terracotta, che testimoniano l’attenzione nel rappresentare le vesti variopinte antiche nella loro varietà; allo stesso modo, le maschere enigmatiche presenti su alcuni abiti di Capucci in mostra ricordano le antefisse dei templi oggi nelle sale del Museo, così come le nitide geometrie richiamano le tessere dei mosaici della Taranto romana, in un gioco di specchi tra forme del passato e del presente”.

 

Una relazione fortissima che diventa ancora più efficace quando nell’installazione si incontra uno dei pezzi iconici della Maison Capucci: il celebre abito ribattezzato Foglie d’Oro.

L’abito svela sorprendenti connessioni con i diademi greci in oro conservati nel Museo archeologico di Taranto. Che dire poi dei pepli di Capucci – dice Enrico Minio Capucci, direttore della Fondazione Roberto Capucci  che al contrario di quelli di Mariano Fortuny (pittore e stilista spagnolo – ndr),sono si rivisitati attraverso la sua vena creativa, nella quale però è difficile non riconoscere la lezione del mondo antico”.

 

La mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci” dialoga con i reperti del Museo tarantino abitando l’intera area di mostre temporanee del MArTA, la vetrina di ingresso della Temporary Art e la collocazione di cinque creazioni all’interno del primo e secondo piano dell’ex Convento degli Alcantarini, sede settecentesca del Museo archeologico nazionale di Taranto.

 

Altri richiami alle opere del MArTA sono affidati, invece, all’allestimento multimediale. QR Code posizionati sotto gli abiti di alta sartoria della Maison, nata nel 1950 con il primo atelier in via Sistina a Roma, suggeriscono consonanze con i reperti presenti nel percorso museale.

 

La mostra “Forma senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTA” sarà disponibile fino al prossimo 12 luglio negli orari d’ingresso del Museo dalle 8.30 alle 19.30 (escluso il lunedì).

 

Alla mostra si accede attraverso il pagamento del ticket d’ingresso al Museo, acquistabile in sede, e attraverso il sito istituzionale del MArTA.

 sindaco di Taranto, Piero Bitetti, chiede ai ministeri delle Imprese e dell’Ambiente di sbloccare nell’area del porto lo yard ex Belleli. Si tratta di un’area assegnata alla società Cantieri di Puglia, non ancora partita con l’investimento, che dovrà costruire scafi in acciaio ed alluminio per grandi yacht. Attività già fatta nei mesi scorsi a Taranto per grandi gruppi nazionali, tra cui Benetti, ma su aree prospicienti il mare messe a disposizione da terzi. Scafi che poi sono partiti per i cantieri della Toscana per le opere di completamento, allestimento e finitura. Adesso, invece, Cantieri di Puglia, assegnataria dello yard dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, punta ad avere un sito proprio.

  Rivolgendosi a Mase e Mimit, il sindaco di Taranto dichiara, anche in relazione alla questione ex Ilva, che “la messa in sicurezza permanente e il rilancio dell'area ex yard Belleli sono diventati un'urgenza nell'ottica di riconversione economica della città di Taranto. Il Governo, in particolare Mase e Mimit che hanno in mano la partita del sito, e tutte le realtà istituzionali coinvolte, devono favorire la ripartenza dell'area e permettere un vero cambiamento per la città. La riqualificazione dell'ex yard Belleli situato nel porto di Taranto - afferma Bitetti - è di importanza strategica perchè aprirebbe le porte a nuovi investimenti sul territorio con ricadute positive anche in termini occupazionali. L'economia locale è in affanno, non è quindi tollerabile perdere occasioni di sviluppo e crescita territoriale”. Per il sindaco di Taranto, “la riconversione produttiva dell'area ha bisogno di tempi e risorse certe, altrimenti non ci sarà nessuna trasformazione economica e industriale”.

  Anche nel piano triennale 2026-2028 dell’Autorità portuale del Mar Ionio si indica tra i quattro obiettivi prioritari lo “sviluppo dei traffici e la promozione, finalizzati alla diversificazione della vocazione industriale del porto, allo sviluppo dell'intermodalità e all'attrazione di grandi flussi finanziari per opere strategiche”.

 Il piano dell’Authority richiama anche la “messa in sicurezza ex yard Belleli” precisando che “l'azione riguarda il secondo lotto degli interventi di bonifica della falda in quest'area strategica per la riconversione industriale con un quadro economico imponente di circa 172,110 milioni di euro”.

  Nel pacchetto delle opere infrastrutturali che esprime un totale lavori di 574,275 milioni di euro, l’intervento sullo yard é il più rilevante economicamente. Le fonti di finanziamento sono POR Puglia, fondi Autorità portuale e delibera Cipess 79/2021. È in corso la progettazione esecutiva e la conclusione della prima fase é collocata dall’Authority a dicembre 2027.

Come può l’uomo, che è la forza dominante che modifica il pianeta, convivere con l’Antropocene, la nostra epoca geologica? Di fronte alla responsabilità dell’uomo nei confronti dell’universo, occorre trovare risposte adeguate e corresponsabili. L’evento “Nella visione della società complessa ripensare l’Antropocene”, organizzato dal Centro di Cultura per lo Sviluppo G.Lazzati Aps-Ets Taranto, Camera di commercio di Brindisi-Taranto ed i Licei Statali Scientifico Battaglini e  Ginnasio   Archita  di Taranto cercherà di inquadrare la visione dell’era moderna. Lo spunto arriva  dalla lettura del libro “Ripensare l’Antropocene oltre natura e cultura”, edito da Carocci e scritto da quattro ricercatrici universitarie: Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli e Giovanna Guerzoni,  che hanno cercato di inquadrare la domanda: “Chi siamo?” per andare oltre  la dicotomia natura-cultura attraverso la proposta di un laboratorio didattico itinerante che si terrà venerdì 20 marzo 2026 presso la Camera di commercio di Brindisi-Taranto, viale Virgilio 152, dalle ore 9:00 alle ore 12:00.

Partendo dal libro si parlerà di  cultura ambientale,  argomento di grande importanza che  il Centro di cultura Lazzati e la Camera di commercio seguono con attenzione da diversi anni. Per questo motivo   gli studenti delle due scuole - Archita e Battaglini – saranno  interlocutori privilegiati dell’argomento con  una delle 4 autrici, la dott.ssa Giovanna Guerzoni.  

Il volume. E’ frutto del progetto TerraFranca, nato dalla collaborazione fra quattro Dipartimenti dell’Università di Bologna, con l’interazione di  biologia, ingegneria, scienze sociali e umanistiche. Le quattro autrici, che lì svolgono attività di ricerca e di insegnamento,  sono: Paola Govoni – storica delle interazioni scienza-società esperta di studi di genere, Maria Giovanna Belcastro – biologa e antropologa esperta di evoluzionismo, Alessandra Bonoli – ingegnera delle materie prime esperta di tecnologie verdi e Giovanna Guerzoni – antropologa dell’educazione esperta di contesti multiculturali. Ogni gesto umano – personale, politico, tecnologico – ha un effetto sul pianeta. Ripartendo  dal chiederci chi siamo oltre la dicotomia natura-cultura, esso ci suggerisce che l’unica soluzione possibile è adattarci a quell’Antropocene che abbiamo scatenato, rallentandolo attraverso una transizione a fonti rinnovabili e a relazioni umane davvero inclusive. Il progetto TerraFranca. E’ un laboratorio itinerante nato all’Università di Bologna che  affronta i temi della crisi climatica e geopolitica attraverso il dialogo tra scienze naturali e scienze sociali, con particolare attenzione alle questioni di genere e alle interazioni tra società, tecnologie e ambiente. TerraFranca  coinvolge  studentesse e studenti provenienti da percorsi formativi diversi, creando un ponte intergenerazionale e interdisciplinare che costituisce il cuore dell’iniziativa.

Il programma. Prevede l’avvio della mattinata  con i saluti istituzionali di Vincenzo Cesareo – Presidente Camera di commercio di Brindisi-Taranto, di Patrizia Arzeni – Dirigente Liceo Scientifico Statale G. Battaglini Taranto e di Annarita Vozza – Dirigente Liceo Ginnasio Statale Archita Taranto. Luigi Ricciardi del Centro di cultura per lo sviluppo G.Lazzati Aps-Ets Taranto introdurrà i lavori. A seguire sono previsti gli interventi di: Beatrice Lucarella – Presidente Comitato Imprenditoria Femminile  e Consigliera Camera di commercio Brindisi-Taranto, Maria Antonietta Brigida – Presidente CSV Taranto, Francesca Tursi – Centro di cultura per lo sviluppo G.Lazzati. I lavori saranno moderati dalla giornalista Gabriella Ressa

Si sblocca un altro progetto del JTF (Just Transition Fund), lo strumento messo a disposizione dalla UE per favorire la transizione e il superamento delle fonti fossili nelle aree di Taranto e del Sulcis. Solo per Taranto il JTF prevede 800 milioni di euro da impiegare in varie misure ed una di queste si è sbloccata e si colloca accanto ai bandi già  lanciati per le imprese. La nuova misura partita riguarda il progetto “Filiere Verdi” e fa capo al commissario di Governo per la bonifica di Taranto, Vito Felice Uricchio. La Regione Puglia, con provvedimento del Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità urbana, ha infatti dato il via libera al finanziamento di 22.976.046 euro per il progetto "Filiere Verdi" nell’ambito del fondo Just Transition Fund. L’iniziativa punta a trasformare le aree compromesse in riserve di valore economico e ambientale. L’intervento si focalizza inizialmente sulle aree a terra (aree della Marina Militare, Carabinieri Forestali e Demanio) con una previsione di ulteriori 10,6 milioni di euro, destinati alla bonifica degli specchi acque che verranno ammessi a finanziamento a perfezionamento di alcuni approfondimenti sul principio di chi inquina paga. 

 “Attraverso l’impiego di essenze vegetali - spiega il commissario Uricchio - si favoriranno processi di degradazione, fitoestrazione e immobilizzazione dei contaminanti organici e inorganici presenti nelle matrici ambientali. Questa prassi di biorimedio fito-assistito non solo mira a mitigare i rischi epidemiologici per la popolazione residente, ma si configura come un baluardo contro la dispersione atmosferica di polveri sottili, attenuando sensibilmente gli effetti nocivi dei cosiddetti Wind Days. Sotto l’egida dell’economia circolare, le biomasse derivanti da tale processo - dice Uricchio -, si trasformano in preziose materie prime per filiere industriali d'avanguardia, orientate all'estrazione di metalli da ricollocare sul mercato, alla sintesi di biopolimeri secondo logiche di upcycling ad alto valore aggiunto e alla produzione energetica”. Inoltre, afferma il commissario, “la piena aderenza alla Direttiva Europea RED II, la produzione di biocarburanti avanzati apre scenari di sviluppo tecnologico senza precedenti, garantendo al contempo una sostenibilità economica capace di generare occupazione qualificata nell'alveo dei Green Jobs. L’iniziativa promette di restituire territori storicamente compromessi a una rinnovata vocazione agricola e produttiva che oltre a incrementare la fertilità dei suoli, potrà permettere agli operatori di attingere a nuove fonti di reddito legate non solo alla commercializzazione delle biomasse, ma anche alla maturazione di vantaggi economici derivanti dai crediti di carbonio generati dal sequestro di CO2”.

 

 

“Stamattina abbiamo fatto un giro, il management dell’impresa ci ha fatto una presentazione del magnifico lavoro che hanno fatto e sono rimasto molto soddisfatto. Soddisfatto perché conferma la mia idea di avere uno stabilimento strategico per il nostro Paese e noi ne ne possiamo assolutamente fare a meno”. Lo ha detto sull’ex Ilva Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, nella conferenza stampa tenuta oggi pomeriggio nella sede di Confindustria Taranto dopo la visita compiuta in mattinata in fabbrica.

  “Per l’impresa manifatturiera italiana la materia prima essenziale é l’acciaio - ha detto Bettini - e visto che oggi tutti cerchiamo l’indipendenza dall’energia, l’indipendenza dal gas, l’indipendenza per la sicurezza, perché non la cerchiamo anche per la materia prima principale che utilizziamo in questo Paese? Dobbiamo dire con forza che rallentare ulteriormente o chiudere quest’acciaieria, significa mettere a rischio tantissime filiere che usano l’acciaio come materia prima". 

  L’Europa, ha rilevato ancora il numero 1 di Federmeccanica, "ha messo anche il Cbam come ulteriore tassa aggiuntiva ai dazi e questo comporta che se io compro un chilo di acciaio, o una tonnellata, fuori dall’Europa, pago una sfilata di tasse. Se porto un prodotto finito in acciaio extraeuropeo, pago, se lo porto dalla Turchia, il 2 per cento. Questo lo possiamo chiamare anche concorrenza sleale. Visto che abbiamo perso filiere importanti, vedi la chimica, dove oggi in Italia abbiamo ben poco, rischieremmo anche di perdere altre filiere importanti della manifattura metalmeccanica”.

Si deve salvare”. È netto sull’ex Ilva il presidente di Federmeccanica, Simone Bettini. Parlando del sito di Taranto, che ha visitato in mattinata, Bettini sostiene: “Questo é uno stabilimento che oggi ha i parametri ambientali che non ha eguali nelle acciaierie in Europa. Questo va rimarcato. Questa é l’acciaieria più green d’Europa. Il lavoro che ha fatto il management soprattutto negli ultimi anni - grazie anche al Governo che ha investito cifre importanti per consentire la messa a sistema di interventi che hanno ridotto l’impatto ambientale - è stato grandissimo. Chiedo solo - rileva Bettini - che sia fatto un tavolo per fare un business plan di questa azienda, decidere le cose che in quest’azienda verranno decise di fare, ma assolutamente deve rimanere strategico. Ed essendo strategico per il Paese, deve rimanere, a mio avviso, un asset fondamentale e in mano allo Stato”.

  Per il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, intervenuto nella stessa conferenza stampa, “la visita del presidente Bettini e di Federmeccanica è un segno importante per noi, considerato il momento di turbolenza che vive lo stabilimento. Sicuramente per noi è uno stimolo ulteriore. Dobbiamo guardare molto avanti. Lo sapevamo già ma oggi abbiamo toccato con mano e lo ha toccato con mano il presidente Bettini, il lavoro che é stato fatto negli ultimi mesi. Oggi é assurdo pensare di chiudere lo stabilimento più green d’Europa. Visto che la gara è ancora aperta, mi farebbe molto piacere che anche lo Stato potesse fare una proposta di acquisto tramite Invitalia perché penso che sia indispensabile che lo Stato in questa fase abbia in mano la regia del problema. Si potrebbero fare diverse cose", sottolinea Toma. 

"In primo luogo - aggiunge - verso la decarbonizzazione e far partire il primo forno elettrico. Ma oggi, nella visita nell’ex Ilva, abbiamo toccato con mano che ci sono tanti ettari inutilizzati sui 1.650 totali dell’intero stabilimento. E solo lo Stato - osserva il presidente di Confindustria Taranto - potrebbe intervenire. Abbiamo, fortunatamente, tanti investitori nell’economia circolare e nella sostenibilità che vogliono venire ad investire qui e liberare questi terreni potrebbe servire a portare nuovi posti di lavoro a chi, con la decarbonizzazione, uscirà dal mondo del lavoro, ma soprattutto anche ai nostri figli poiché sono impianti e investimenti che parlano di tecnologie avanzate e intelligenza artificiale, ciò che stimola i giovano a rimanere sul nostro territorio”.

 “Ancora non abbiamo numeri per poter capire. Sappiamo quanti possono essere i miliardi che possono essere a rischio o a rischio potenziale. Dipende da una cosa principale: quanto durerà questo conflitto e penso che questo non lo sappia nessuno”. ha detto ancora il presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, a proposito degli impatti della guerra sulla filiera metalmeccanica e sulle aziende che rappresenta Federmeccanica. 

“Se questo conflitto da qui a una, due, tre settimane, dovesse rallentare o fermarsi - dice Bettini -, probabilmente potremmo smaltire le conseguenze anche in poco tempo. Se questo conflitto dovesse durare più a lungo, probabilmente potremmo iniziare a contare le problematiche che emergono. Pensiamo ai costi del petrolio e a quello che impatta sui costi dell’energia. Immaginiamoci per le famiglie e le imprese se davvero il petrolio, come dicono in Iran, dovesse arrivare a 200 dollari il barile. Pensiamo alle nostre bollette. Sarebbe uno scenario sicuramente devastante. Auguriamoci che la pace passi avanti alle cose e si trovino gli equilibri per fare in modo di ritornare alla serenità. La pace porta nei Paesi a lavorare, a creare ricchezza, e se in Paese si crea la ricchezza, poi arriva anche la democrazia”, conclude.

Il Mar Piccolo torna al centro del dibattito pubblico nell'ambito di un percorso partecipativo che punta a ridisegnarne il futuro insieme alla comunità. Da oggi prenderanno ufficialmente avvio i sette Tavoli di Partecipazione previsti dal progetto “Nuovi approcci partecipativi per la tutela e valorizzazione del Mar Piccolo di Taranto”, iniziativa sostenuta dalla Regione Puglia nell’ambito di #PugliaPartecipa e coordinata dal Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

L’appuntamento inaugurale si terrà alle ore 15 nella Sala Conferenze del Dipartimento Jonico, in via Duomo 259, nel cuore della Città Vecchia. L’evento segna un passaggio decisivo verso una governance condivisa di uno dei luoghi più simbolici e delicati del territorio.

Dopo l’accoglienza e la registrazione dei partecipanti (ore 15.00), i lavori saranno aperti dai saluti istituzionali del professor Paolo Pardolesi, direttore del Dipartimento Jonico e garante metodologico del processo. A seguire, la professoressa Maria Casola, responsabile scientifica del progetto Puglia Partecipa, illustrerà il quadro scientifico e gli obiettivi della governance partecipativa.

Alle ore 16.00 è previsto un momento centrale dell’incontro: l’intervento del commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, Vito Felice Uricchio, insieme al sindaco di Taranto, Piero Bitetti. Entrambi porteranno una riflessione sullo stato delle strategie di riqualificazione e bonifica del Mar Piccolo, tema cruciale per comprendere il contesto in cui si inserisce il percorso partecipativo.

Successivamente, il facilitatore Giuseppe Cavallo illustrerà metodologia e fasi operative dei Tavoli (ore 16.40), prima di lasciare spazio alle domande e alle riflessioni dei partecipanti (ore 17.00). La sessione sarà accompagnata da un “Open Mic”, attivo per tutta la durata dell’incontro, per raccogliere contributi spontanei e osservazioni dal pubblico. I lavori si chiuderanno alle ore 17.30. A moderare l’intero appuntamento sarà Francesco Vergallo.

«L’avvio dei Tavoli rappresenta una fase cruciale – spiegano dall’Università – perché il Mar Piccolo è un luogo fragile, strategico e identitario. Serve una visione condivisa su come viverlo, usarlo e monitorarlo nei prossimi anni».

Il progetto si inserisce nel solco delle attività già avviate negli anni precedenti. Nel 2024, infatti, il Dipartimento Jonico aveva coordinato un primo percorso partecipato che portò alla redazione della “Carta del Mar Piccolo”, documento condiviso che definiva principi, responsabilità e visioni per il futuro dell’area. Da quel lavoro emerse con forza la necessità di un sistema stabile di monitoraggio pubblico, capace di verificare nel tempo qualità e impatto degli interventi, soprattutto in relazione ai progetti finanziati attraverso i fondi JTF.

I Tavoli tematici che si avviano il 16 marzo serviranno a raccogliere le istanze dei portatori di interesse – cittadini, associazioni, operatori economici, enti – e a restituirle alle amministrazioni attraverso un metodo rigoroso di analisi e rilevazione. L’obiettivo è costruire un modello di governance che resti attivo anche oltre la conclusione dei lavori finanziati, valorizzando anche nuovi strumenti normativi come leve per la riqualificazione dei luoghi.

L’avvio ufficiale del percorso punta a trasformare il Mar Piccolo in un laboratorio permanente di partecipazione, tutela e innovazione, capace di accompagnare la città nelle sue trasformazioni più profonde. Taranto, ancora una volta, prova a costruire il proprio futuro partendo dal suo mare più antico.

 

Tutto pronto per il set del lavoro rientrante nel percorso con le scuole realizzato da Il Serraglio. Per due giorni una classe del liceo Calò di Taranto sarà impegnata nella realizzazione del film breve, sotto la supervisione di professionisti dell’audiovisivo  

 

 

Si svolgeranno il 17 e 18 marzo a Taranto le riprese del cortometraggio ad opera del liceo artistico “V. Calò”. Il set è l'epilogo del percorso di formazione sui mestieri del cinema rivolto alla classe 4a M dell’indirizzo audiovisivo(sede di Taranto), uno dei prodotti finali del progetto “Pricò - Il Cinema è Giovane”, la sezione dedicata alle scuole del festival Vicoli Corti - Cinema di Periferia, che prevede anche moduli di formazione con professionisti dell’audiovisivo.

 

Il corto verrà girato tra Porta Napoli e il quartiere Tamburi. Gli studenti che saranno impegnati sul set hanno seguito in questi mesi i corsi di regia e sceneggiatura con il regista Saverio Cappiello, di costumi con Maria Martinese, di fotografia con Mario Bucci, di montaggio con Marco Gernone, di suono con Gaspare Sammartano, di casting e recitazione con Debora Boccuni. La docente referente del progetto è Serena Lucarella, il coordinatore è Vincenzo Madaro. Sono partner Intervallo Film e REC_Recitazione e Cinema.

 

In attesa della prova del set, c'è tanta fiducia per la buona riuscita dello stesso. La crew della classe del liceo “V. Calò” ha svolto un ottimo lavoro di preparazione, dimostrando delle attitudini che sono state potenziate attraverso le attività formative del progetto Pricò. La sceneggiatura è stata scritta dagli studenti che nei prossimi giorni, suddivisi per reparti e sotto la supervisione dei formatori, si occuperanno anche di curare tutti gli aspetti tecnici delle riprese. Si tratta di una storia di sorellanza e di redenzione ambientata lungo le strade che portano da Tamburi a Porta Napoli. Nella lavorazione è stato coinvolto anche l'I.C. “Vico - De Carolis”, sia come location sia come scuola di appartenenza di Gaia, la piccola coprotagonista del cortometraggio.

 

Pricò - Il Cinema è Giovane è ideato e prodotto da Il Serraglio APS e finanziato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, attraverso il bando “Il cinema e l’audiovisivo a scuola - Progetti di rilevanza territoriale” del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola. Dopo l’impatto generato negli anni passati, Pricò si conferma punto di riferimento sul territorio come percorso di educazione al linguaggio cinematografico che coniuga visione, formazione e orientamento professionale per studenti e docenti. La terza edizione del progetto terminerà a maggio, con un evento finale al SavoiaCityplex in cui verranno presentati in anteprima il cortometraggio e lo spot sui diritti umani che sarà girato ad aprile dal liceo artistico “V. Calò” di Grottaglie, in collaborazione con Amnesty International Italia. I due lavori troveranno poi spazio nella programmazione della 21a edizione di Vicoli Corti – Cinema di Periferia, in programma a Massafra ad agosto, oltre a partecipare ai più importanti festival dedicati ai progetti scolastici. Il Serraglio ringrazia il vicesindaco di Taranto Mattia Giorno e l'ufficio Cinema del Comune di Taranto per il prezioso supporto.

 

Mister Danucci: " Oggi risultati favorevoli.  Dobbiamo evitare certe disattenzioni. Vittoria dedicata a Christian Cesareo." 

 

di Andrea Loiacono 

 

Con due reti nei primi venticinque minuti  e una prestazione nel complesso positiva il Taranto vince 2-1 contro il Racale e in virtù dei risultati dagli altri campi  torna concretamente a sperare nei play-off. 

 

Mister Danucci schiera I suoi con il classico 4-3-3 con Rizzo che in difesa sostituisce lo squalificato Konate. Incerti, Dipaolantonio e Vukoja al centro con Loiodice, Losavio e Russo davanti. Parte forte il Taranto con un palo di Losavio e un rigore procurato da Loiodice che al 16' porta il Taranto in vantaggio.  Il raddoppio porta la firma di incerti che respinge in porta una conclusione di Guastamacchia terminata sulla traversa. Taranto vicino al tris con Hadziosmanovic al 25'. Il Taranto a questo punto si abbassa colpevolmente e al primo minuto di recupero  subisce la rete di Barbero che riapre la contesa. Il secondo tempo riprende con il Taranto vicino al gol con Zampa. L' estremo difensore del Racale Colazo si supera anche su Loiodice al 73' mentre all'85 un colpo di tacco del neo entrato Trombino viene salvato sulla linea. Nel recupero ci prova anche Aguilera ma Colazo si supera. Il Taranto con questo successo stacca il Canosa fermato sul 2-2 dal Maglie. Con il successo del Brindisi e la sconfitta del Bisceglie gli adriatici vedono la promozione mentre una vittoria della coppa Italia da parte del Bisceglie spiacerebbe la strada dei play-off al Taranto.  

 

A fine gara mister Danucci si mostra moderatamente soddisfatto: "Abbiamo disputato la prima mezz'ora  in modo perfetto e avremmo meritato anche più di due gol. Purtroppo troppo spesso ci  capita di subire gol alla prima occasione per gli avversari. Nella circostanza abbiamo perso una marcatura. Su queste disattenzioni dobbiamo migliorare per il futuro. I risultati di oggi sono positivi ma dobbiamo continuare a vincere per sperare nei play-off dove sono convinto che questa squadra darebbe il massimo perché è una squadra forte. Purtroppo oggi ci sono stati altri due infortuni che speriamo non siano gravi, sappiamo che a Novoli non sarà facile ma noi vogliamo continuare a fare bene. Oggi mi sembra scontato dedicare la vittoria a Christian Cesareo, sono certo che ha combattuto e tifato per noi. Speriamo di dedicargli a fine anno qualcosa di più importante. "

Incornato da un toro nelle campagne di Crispiano, nel Tarantino, un uomo è morto dopo il ricovero nell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Soccorso dal personale del 118, l’uomo è stato trasportato in condizioni già gravissime in ospedale, dove è poi deceduto nel reparto di rianimazione nonostante i tentativi dei medici di salvarlo. Sul caso sono in corso gli accertamenti da parte delle autorità competenti. La vicenda è seguita dal medico legale Liliana Innamorato, in servizio presso la struttura di Medicina Legale dell’ospedale di Taranto, e dal pubblico ministero di turno Salvatore Colella. 

La CGIL disegna l’identikit della condizione di lavoro per i circa 250 rider che operano a Taranto

 

Parlano i rider stranieri. Pakistani, afghani, in Italia perché le polveriere dei loro paesi di origine non consentono più una vita degna. Accanto a loro i rider italiani. Spesso ultra cinquantenni che la crisi del manifatturiero costringe a sbarcare il lunario tornando a bordo di una bici o di un motorino anche sotto la pioggia o il caldo torrido.

E’ una guerra tra poveri, quella dei rider che operano su piattaforme Deliveroo e Glovo, in provincia di Taranto. Non sono dipendenti di pizzerie, ristoranti, sushi bar o supermercati e neanche delle multinazionali delle consegne a domicilio malgrado la loro vita si svolga tutta attaccata ad un cellulare che da loro “ordini” continui perché se non sei perennemente a disposizione vale la regola dell’ “avanti un altro”.

A Taranto abbiamo orientativamente 250 rider, di tutte le età, di entrambi i sessi, sia italiani che stranieri – dice Luca Surico, segretario generale del NIDIL CGIL - ma il dato più significativo è che soprattutto nella nostra provincia che vive in una situazione di grave crisi occupazionale, l’attività dei ciclofattorini diventa, molto spesso, unica fonte di reddito familiare. Proprio in questo contesto si è collocata l’attività della procura di Milano, che sta indagando sullo sfruttamento da parte delle piattaforme dello stato di necessità dei lavoratori e delle lavoratrici.

800 o 900 euro mensili, quando va bene, ma a comandare è un fantomatico algoritmo che smista le consegne e che se un giorno ti trova ammalata, sconnesso o con la bici o il mezzo di trasporto rubato, farà a meno di te per le prossime settimane.

Le consegne a 3,5€, che spesso richiedono spostamenti importanti, e la concorrenza innescata proprio da quell’algoritmo che citavamo prima, stanno determinando una riduzione dei compensi mensili – continua Surico – Così ci sono rider che non riescono a percepire più di 4/500€ e quelli che riescono a guadagnare di più sono quelli connessi anche più di 10 ore al giorno, 7 giorni su 7, che nonsi sono mai potuti permettere di essere ammalati, o che non hanno mai potuto concedersi un giorno di riposo perché senza mantenere quei ritmi di lavoro non si riesce ad avere un compenso che possa far fronte alle esigenze personali o familiari.

Poi c’è il caso delle consegne utilizzate come esche.

I rider non devono consegnare al piano, ma se non lo fanno spesso i clienti si vendicano con la cancellazione della consegna – dice Surico – così i soldi anticipati al supermercato, alla pizzeria o al fast-food non sono rimborsati dalla piattaforma. Non resta, pertanto, che salire al piano. Ma sempre più spesso giù in strada c’è il palo che ruba la bicicletta.

A me ne hanno già rubate due – dice un rider pakistano nel video. Lo stesso che mostra la scena dell’incidente di cui è stato vittima senza che nessuno si occupasse di rimborsare le spese per la malattia o i danni causati dal mezzo di lavoro.

Siamo di fronte a lavori che si svolgono in condizioni di schiavitù, di caporalato digitale si potrebbe dire – dice il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo – e bene ha fatto la Procura di Milano ad aprire un’indagine che ha portato al controllo giudiziario delle piattaforme digitali di Deliveroo e Glovo, ree di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Un atteggiamento quello della Procura di Milano che conferma anche come sia indispensabile poter contare su una magistratura libera da condizionamenti di politica e potentati economici, tanto che riesce ad andare contro a multinazionali per difendere i più deboli.

“Quel contratto di lavoro che appartiene alla contrattazione nazionale, al CCNL della logistica che riconosce salario, diritti, previdenza, in poche parole rispetto e dignità. Questo è il risultato che abbiamo già ottenuto per i lavoratori di altre piattaforme digitali – afferma Luca Surico - Noi abbiamo l’obiettivo di rappresentare questi lavoratori, per di più stranieri che percorrono anche 30/40 km al giorno per racimolare circa 20 euro al giorno con il proprio mezzo”. 

“Stiamo conducendo, anche in una giornata come questa di mobilitazione nazionale – un lavoro di emersione dalla condizione di invisibilità di questi lavoratori e per questo come CGIL stiamo chiedendo un intervento che normalizzi e riordini un settore in forte espansione”.

Tra le rivendicazioni: riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con l’applicazione del contratto nazionale della logistica, il riconoscimento dei diritti fondamentali tra cui ferie, permessi, malattia e infortuni retribuiti, oltre a maggiori garanzie su salute e sicurezza sul lavoro. 

Il CCNL della logistica è il giusto contratto per riconoscere i diritti dei lavoratori, peraltro applicabile in un settore in crescita – dichiara Michele De Ponzio segr. FILT CGIL Taranto -. I riders devono essere riconosciuti come lavoratori con diritti chiari, superare questa condizione di schiavitù con le piattaforme, la gig economy non può essere costruita sulla precarietà.

La rivendicazione del giusto contratto ci vede impegnati e mobilitati oggi in 30 città d’Italia. Per quanto riguarda il territorio, - sottolinea D’Arcangelo - nei prossimi giorni chiederemo al sindaco Bitetti un incontro per riprendere un ragionamento che avevamo intavolato con l’ex sindaco Melucci, ovvero, la necessità di individuare un luogo fisico da adibire all’accesso dei riders, potremmo chiamarla “La casa dei riders”; un luogo dove i lavoratori possono ritrovarsi, fare pausa, ricaricare il cellulare, acquisire informazioni sindacali. È una cosa fatta anche in altre città. Non è impossibile e fa bene ai rider italiani e stranieri.

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